CASO MILONE. GOTTI TEDESCHI: VOLONTÀ DI NON RISOLVERE I PROLEMI E MANCATA TRASPARENZA. IL VELENO È LÌ…

Marco Tosatti

Le repentine e impreviste dimissioni del Revisore vaticano, Milone, hanno posto un’ampia serie di interrogativi, finora senza risposta. Ma si collocano in una storia che da decenni appare tempestosa, quella delle finanze vaticane. Il matrimonio fra soldi e fede ha generato scandali, problemi, e disagi a non finire. Abbiamo chiesto a Ettore Gotti Tedeschi di rispondere a qualche domanda su questo tema scottante.

  • Qualcuno parla di una “maledizione” per chi si occupa di finanze vaticane. C’è qualche cosa di vero? E dove sta il veleno?
  •  Per risolvere una situazione complessa, prima di proporre prognosi si deve esser certi di aver fatto una buona e corretta diagnosi. Se non si indagano le cause originali di un problema sarà difficile riuscirci. Si continueranno a cambiare le persone (senza permettere loro di risolvere le cause) cercando quella che miracolosamente ci riesca. Poiché i miracoli non son decisi da comuni mortali, normalmente non avvengono, allora si grida. “c’è una maledizione “ che grava sulle finanze vaticane. Neanche per sogno ! C’è solo una certa “ non volontà” di risolvere le cause vere e reali dei problemi che si generano. Li sta il “veleno”. Al di la delle chiacchere fatte circolare alla stampa dai comunicatori che si succedono con stili vari, la spiegazione del problema di fondo per cui questa “maledizione” continuerà nei secoli a venire (e non sarà esorcizzata finché non verrà ristabilito l’ordine necessario), sta nella non attuazione (nel cambiamento) del processo di trasparenza voluto da Benedetto XVI e da Lui firmato con il motu proprio di fine 2010.
  • E in che consisteva detto processo di trasparenza ?
  • Dal famoso attentato alle due torri di New York dell’ 11settembre 2001, le norme internazionali di trasparenza nelle gestione delle attività finanziarie, han subito una svolta di maggior rigidità, al fine di contrastare, non solo il riciclaggio di danaro sporco, ma anche il conseguente finanziamento al terrorismo. Da allora progressivamente scompaiono tutte i “paradisi fiscali e valutari” e le norme di trasparenza diventano molto più complesse. Ciò manifestamente sarebbe valso anche per le attività facenti capo alla Santa Sede, pur essendo destinate, in principio, a opere di religione. Ma Sua Santità Benedetto XVI intese immediatamente che accettare queste norme sarebbe stato una dichiarazione di accettazione di regole internazionali di trasparenza, necessarie ed opportune, una vera apertura ad una forma di patti, in materia finanziaria, con il mondo finanziario globale. Non solo, essendo chiaro a Benedetto che la credibilità del Papa e della Chiesa era il maggior valore per garantirsi prestigio, per esser ascoltato e creduto, dette norme di trasparenza, Lui volle che fossero “esemplari”, persino per gli altri paesi. In che consiste un processo di trasparenza in materia finanziaria ? Consiste in un sistema di leggi che la regolano, in un insieme di procedure per l’attuazione pratica delle leggi, più un sistema di controllo che garantisca, all’interno ed all’esterno, la applicazione E così fu fatto nel 2010 e 2011. Ma subito dopo ( tra fine 2011 e inizio 2012) fu misteriosamente cambiato. E da allora nessuno ha avuto più pace. Tantomeno il povero papa Francesco che pur rendendosi conto delle complessità e dei rischi di avere all’interno della Chiesa tali istituzioni finanziarie, manifestamente non ha mai potuto avere suggerimenti sufficientemente convincenti.
  • Una delle prime decisioni del Pontefice è stata quella di unificare tutto ciò che riguardava finanze ed economia in un unico dicastero. Che a poco a poco è stato però spogliato dei suoi poteri. Era una riforma non praticabile? Oppure c’erano dei poteri troppo forti e consolidati perché potesse funzionare?
  • Come scrive Benedetto XVI in Caritas in Veritate, quando le situazioni son molto complesse e gravi, per risolverle non basta cambiare gli strumenti, vanno cambiati gli uomini che li usano. Ma saper cambiare gli uomini, perché abbiano specifiche competenze e caratteristiche adeguate per la attuazione di specifiche riforme non è facile, è necessario saper avere adeguati consiglieri che suggeriscano scelte adeguate.
  • Si parla molto di Apsa, Ior, e altri enti; e si parla molto poco della Sezione economica della Segreteria di Stato. E’ importante? Rientra nel bilancio vaticano o non compare? Ha un ruolo in queste ultime vicende, come qualcuno ha ipotizzato?
  • Non lo so quale ruolo possa aver avuto. Ritengo che il suo ruolo e funzionalità dipenda anche da chi è il Segretario di Stato. Quello attuale mi pare sia (e mi viene confermato da ogni parte) una persona intelligente, competente, affidabile e (anche) un uomo di Dio. Importante sarebbe sapere se ha le deleghe per operare. Ma secondo me più di questa sezione economica è importante un altro organo, normalmente dimenticato quando si parla di questa materia. l’Aif ( Autorità di informazione finanziaria), proprio quel famoso organo di controllo voluto da Benedetto che fu affidato al grande card. Attilio Nicora, che lo presiedette fino ad un paio di anni fa, sostituito poi in un periodo inquietante e controverso da altre persone, che sembrerebbe abbiano concorso a cambiare la stessa legge sulla trasparenza e antiriciclaggio. E’ l’Aif l’organismo che, secondo le norme antiriciclaggio approvate nel 2010, avrebbe dovuto controllare l’adeguatezza alla legge e la conformità alle procedure di ogni fatto di ordine finanziario all’interno delle istituzioni della Santa Sede, oggi non saprei. I revisori normalmente si limitano soprattutto a stabilire e valutare la conformità delle scritture contabili con i principi contabili accettati.
  • E’ una partita che si gioca prevalentemente all’interno delle Mura, o ci sono altri attori importanti, cattolici, al di fuori del Vaticano? Hanno un ruolo?
  • Sembrerebbe evidente. Ma è l’Aif che dovrebbe rispondere a questa domanda.
  • A gennaio 2015 lei scrisse una lettera aperta sul Catholic Herald (maggior magazine cattolico britannico) al Prefetto della Segreteria per l’Economia, card. George Pell. Perché ?
  • Perché SER il card Pell, sempre sul Catholic Herald, un mese prima aveva rilasciato una intervista in cui diceva che finalmente ( con il nuovo pontificato) le finanze della Santa Sede erano sotto controllo. Con la mia intervista mi presi la libertà e responsabilità di correggere il Prefetto, spiegandogli che le finanze della Santa Sede erano già state messe “sotto controllo“ con le norme, procedure e struttura antiriciclaggio, volute da Benedetto XVI. Gli spiegai quando e come vennero modificate e con quali conseguenze. Gli spiegai anche quali fatti, secondo me, motivavano la mia “cacciata” quale Presidente Ior, cacciata infamante, per spiegare la quale, per il bene della Chiesa, chiesi più volte (invano) di esser ascoltato. Gli spiegai anche quali documenti avrebbe dovuto richiedere per capire cosa era successo nel 2011 e fino al 24 maggio 2012 ed accertare le responsabilità. Gli chiesi anche di leggere l’intervista che il Segretario personale di Papa Benedetto aveva rilasciato al Messaggero nell’ottobre 2013 e di chiedere cosa avvenne il 7 febbraio 2013, alle ore 18 in un appartamento della Città Leonina. Non ho mai potuto sapere se SER il card.Pell lo abbia o no fatto.
  • Che cosa avvenne in quel momento?
  • Il card Bertone, in casa di un cardinale (io mi rifiutai di entrare dentro le mura)  personalmente, mi comunicò che il Santo Padre aveva disposto la mia immediata riabilitazione, dicendomi di restare disponibile nei giorni successivi per essere a Roma. L’11 di febbraio il Santo Padre rinunciava. Io non venni mai più convocato.

Questo articolo è in spagnolo qui: http://comovaradealmendro.es/2017/06/caso-milone-gotti-tedeschi-veneno-esta-la-falta-voluntad-resolver-los-problemas-la-falta-transparencia/



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DIO È MERITOCRATICO. UN LIBRO DI GOTTI TEDESCHI PER DIRE AI CATTOLICI: È ORA CHE CI SVEGLIAMO…

Marco Tosatti

Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, economista, esperto di finanza, banchiere ed ex presidente dello Ior, si intitola “Dio è meritocratico”; ma in realtà avrebbe potuto anche intitolarsi con le parole con cui si chiude la prima parte: “In pratica, è ora di svegliarci!”. Rivolto, naturalmente ai cattolici, troppo proni a subire e inghiottire e a metabolizzare tutta una quantità di menzogne, false idee, opinioni distorte su se stessi, la propria fede e la propria Chiesa. Tutti; e quando diciamo tutti, vogliamo proprio dire tutti, a partire dal Maggior Piero, come lo chiamerebbe Dante.

La grande responsabile di una quantità di malanni, nella Chiesa e nel mondo, secondo l’autore, è la Gnosi; un’eresia antica, che però a differenza di altre non è rimasta inghiottita nelle sabbie del tempo, ma ha saputo modificarsi, adattarsi sopravvivere e adesso mostrare il suo volto trionfante. “Se siamo convinti che nulla di importante succeda per caso, non possiamo credere che sia naturale questo processo di avanzata della gnosi, che sembra aver abbattuto, con un colpo mortale, una civiltà cristiana bimillenaria con un’accelerazione incredibile negli ultimi cinquant’anni. Le spiegazioni che giusti- ficano il crollo della fede con il progresso, la scienza, la tecnica, la globalizzazione ecc. non stanno in piedi, essendo la medesima fede ad averne originato le premesse”.

Certo, per un credente, quale Gotti Tedeschi è sicuramente, un responsabile principale e primordiale c’è: è quel signore che, secondo la Bibbia, si ribellò, mosso dal desiderio di “essere come Dio”; e che da allora, da buon Principe di questo mondo, continua a compiere il suo lavoro, cercando di convincere (e ci riesce, almeno da qualche secolo) gli uomini della bontà e praticabilità del suo desiderio. Di più: li convince che ciascuno di loro può essere Dio. E di conseguenza che la sua coscienza basta a dargli la giusta direzione su tutto…Gotti Tedeschi fa notare che fino alla Riforma di satana si parlava; e poi a poco a poco la sua immagine si è sbiadita, anche nelle chiese, una credenza così poco razionale, così poco moderna…Non senza un pizzico di veleno Gotti Tedeschi ricorda che “Sant’Agostino aveva già̀ definito gli “imbellettatori” di satana, quelli cioè̀ che ne ridimensionavano il potere malefico, pensate un po’: “i misericordiosi”. Ma questi “coccolatori”, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto anche essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?”.

Da un certo numero di secoli la Chiesa cattolica è stata vista come l’avversario per antonomasia. Lo è ancora adesso? Gotti Tedeschi nota. “Si direbbe che non si voglia che la Chiesa continui ad avere come obiettivo strategico quello di risvegliare e ri-evangelizzare il mondo per salvarlo. Direi persino che si vorrebbe fare in modo che la Chiesa possa venire considerata un ostacolo all’equilibrata globalizzazione del mondo”. E allora la Chiesa dovrebbe smetterla di proporre valori e verità assoluti, combattere il relativismo, difendere un’antropologia basata sulla famiglia formata da un uomo e una donna, e non dovrebbe affermare che è la miseria morale a generare quella materiale. Come lo stesso Gotti Tedeschi dimostra nella prima parte della sua opera. E naturalmente dovrebbe smettere quella pratica odiosa, il proselitismo, cioè cercare di convincere (convincere, cioè con strumenti logici e dialogici e razionali) che la salvezza è nella Chiesa, e “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Osserva l’autore che la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, e mai ha ceduto a ciò̀ che il mondo (la gnosi) voleva facesse. “È solo grazie agli attacchi esterni e soprattutto interni negli ultimi cinquant’anni che la Chiesa sembra essere in difficoltà nel riuscire a farlo con incisività̀, pur dimostrando sempre la certezza della Verità̀. Ma è proprio in questi ultimi cinquant’anni che inizia un attacco durissimo alla sua credibilità̀ e al suo ruolo con la giustificazione che il mondo moderno e globale non può altrimenti altro che escluderla, perché inutile e persino dannosa”.

Ma il problema è da capovolgere, spiega Gotti Tedeschi: il problema reale è che la civiltà occidentale è fallita, come possiamo ahimé constatare ogni giorno, proprio “Perché́ ha rifiutato il cattolicesimo. E questo va ora riaffermato e riproposto nella sua integrità̀, perché́ è la Verità̀”.

Abbiamo accennato prima all’opinione di Gotti Tedeschi secondo cui la miseria materiale è originata da quella morale, e non viceversa. Ci sembra interessante presentarvi le sue parole, in una citazione di una certa ampiezza, proprio perché l’autore è esperto di economia, e di conseguenza ciò che afferma in questo campo ha un valore particolare. “Insisto nell’invitare a convincerci che è la mi- seria morale a generare la miseria economica, sociale e politica, non viceversa. E credo che sia prioritario occuparsi di miseria morale prima di altre. La crisi economica in corso, che è stata generata da crisi morali passate e presenti, sta creando nuove forme di miseria anche economica. Poiché́ la miseria economica risulta essere la più̀ evidente e urgente, è bene accennarne chiarendo cosa è povertà̀ e come si deve affrontare moralmente il problema. È necessario insegnare il perché́ oggi gran parte della povertà̀ materiale nel mondo sia frutto del peccato, dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’avidità̀ ecc. È necessario sapere che anche una ripartizione egualitaria della ricchezza (fondata sulla convinzione che sia l’iniquità̀ il peggiore dei mali) non risolverebbe il problema dell’invidia, gelosia, avidità̀, attaccamento alle cose ecc. e possiamo persino prevedere che dopo la ripartizione, si ricostruirebbe la concentrazione del- la ricchezza e della disuguaglianza, se l’uomo resta avido, egoista e indifferente. La miseria morale è originata dal peccato, ed è mio convincimento che la povertà̀ economica, non solo individuale ma anche di popolazioni intere, sia conseguenza della “povertà̀ morale” e che questa “povertà̀ morale”, come ho già accennato, debba essere risolta, nella gerarchia dei problemi, per prima, quale compito primario della Chiesa”.

Svegliarsi, dicevamo. Perché se “Essere tolleranti con il prossimo e intolleranti con se stessi è cattolicesimo”, tollerare manipolazioni e contraddizioni di fede non è tolleranza, è tiepidezza. “E magari è anche stupidità, indegna del cattolico”. Sono in corso ogni giorno manipolazioni – definite “intollerabili” che cercano di convincere che è necessario e corretto “separare fede e opere, accettare una forma di metamorfosi del peccato originale. Vedete, cari lettori, decidere di non cercare di spiegare che la Verità̀ è preliminare alla libertà, porta progressivamente i fedeli a accettare le convenzioni umane su ciò̀ che è valore, cosa è buono, lecito, legale. Con la conseguenza di scegliere le più convenienti, secondo coscienza soggettiva”.

Sono cose che accadono oggi, nella Chiesa? Rispondo con un altro brano dell’autore: “Mi sono domandato cosa sarebbe oggi il cattolicesimo se, per esempio, San Giovanni Battista avesse voluto mostrare rispetto umano nel valutare la condotta morale di concubinato di Erode. Avrebbe salvato certo la testa, ma soprattutto da allora prendere come concubina la moglie del proprio fratello sarebbe diventato persino lecito, rendendo inutili le discussioni intorno a documenti recenti di Magistero (tutta colpa perciò della intransigenza e rigidità̀ del Battista, perbacco!)”.

A questo Gotti Tedeschi fa seguire altre domande irreali sul comportamento di Gesù con i Farisei, con Pilato, e magari anche con le tentazioni di Satana nel deserto. Per far vedere quanto poco dialogasse Gesù, almeno da come ci raccontano i Vangeli. Anche se, come ci ha spiegato il Preposito Generale dei Gesuiti, che ne sappiamo, in realtà? Non c’erano registratori…

In conclusione: vi consigliamo la lettura di “Dio è meritocratico”, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux, perché è una risposta concreta ed efficace, un rimedio, a una frase del santo Curato d’Ars: “La disgrazia è che non si riflette”.



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ANCONA, ORIENTE OCCIDENTE. SI DISCUTE SU RELIGIONE, IDENTITÀ E PROTEZIONE. DIFENDERSI DALLE INSIDIE DEL PENSIERO UNICO, NELLA CHIESA E FUORI.

Marco Tosatti

Siamo molto a ridosso del primo appuntamento, e me ne scuso con i lettori, ma credo sia interessante segnalare un ciclo di conferenze e dibattiti, dal titolo “RELIGIONE, IDENTITA’, PROTEZIONE”, organizzato e curato ad ancona da Giuseppe A. Possedoni, responsabile della programmazione culturale di “Oriente Occidente”, con il patrocinio della Regione Marche. “Oriente Occidente” è un’associazione culturale molto attiva, e propone ad Ancona la sua iniziativa per il 2017, consistente in un ciclo di conversazioni di teologia e attualità. Il ciclo di Conversazioni tratterà, appunto, di teologia e attualità, e coprirà la primavera (1a Parte) e l’autunno (2a Parte).

“L’iniziativa – spiegano gli organizzatori – rientra fra quelle che l’associazione “Oriente Occidente” annualmente realizza con l’intendimento di sostenere chi volesse approfondire tematiche che risulta difficile affrontare facendo riferimento ai consueti canali formativi e informativi improntati dal conformismo del pensiero unico imperante, politicamente corretto. Nessuno, al punto in cui si trova attualmente la società, in cui anche la luce della Chiesa appare tenue e offuscata, può ritenersi esente dal dovere di aggiornarsi dal punto di vista etico-morale per contrastare la decadenza – e la prepotenza – in atto, e l’iniziativa di Oriente Occidente assume rilievo proprio in quest’ottica, per gli argomenti affrontati e per le personalità chiamate da tutta Italia – in virtù della specifica preparazione al riguardo – a trattarli”.Il titolo vuole riassumere i concetti a cui tutto il ciclo di conversazioni farà sempre capo e riferimento, e il cui significato si può così sommariamente riassumere:

– RELIGIONE: fedeltà alle radici cristiane della propria comunità e a una vita ad esse conforme

– IDENTITA’: dedizione ai principi della propria cultura e della propria tradizione

– PROTEZIONE: difesa da e contrattacco verso le forze e le ideologie volte a snaturare la famiglia, gli usi e costumi, la libertà e l’etica dei popoli, ovvero: del ritorno al significato della propria comunità.

Sabato 13 maggio e sabato 20 maggio, alle ore 17.30, sono previsti gli interventi di Matteo Simonetti, docente del Master “E. Mattei” dell’Università di Teramo, scrittore e giornalista, il quale interverrà dapprima (13 maggio) con una relazione dal titolo L’idolatria dell’accoglienza e il piano per la sostituzione dei popoli europei, mentre successivamente (20 maggio) tratterà il tema L’attacco delle élite mondialiste all’identità dei popoli e le ragioni per una reazione identitaria

Il giovedì 25, venerdì 26 e sabato 27 maggio si entrerà invece in un ambito in cui gli argomenti trattati da Padre Giovanni Cavalcoli op, docente emerito di Teologia Dogmatica nella Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna e di Metafisica nello Studio Filosofico Domenicano di Bologna, saranno di carattere più teologico. Il titolo – “L’aldilà cristiano: la persona dinnanzi alla Rivelazione su morte, giudizio, inferno, purgatorio, paradiso, parusìa, resurrezione della carne”. “Ovvero: perché la Chiesa non parla più – o parla troppo poco – di anima, destino post-mortem ed eternità, e perché, invece, è necessario riflettervi sempre – anticipa in dettaglio il contenuto delle conversazioni tenute nel corso dei tre giorni – con inizio ogni giorno alle 9.30 e alle 16.30 – dal Padre Cavalcoli, costituenti nel loro insieme un seminario sull’argomento piu’ importante”, spiega un comunicato.

Concluderà la prima parte l’appuntamento di sabato 3 giugno, alle ore 17.30, tenuto dallo scrittore e saggista Danilo Quinto, il quale tratterà il tema del “Disorientamento nella Chiesa contemporanea; esaltazione delle ideologie umanistiche e ripudio della Verità rivelata”.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero. Info su http://www.orienteoccidente.org oppure al 339.7575640. Gli appuntamenti si svolgeranno presso la sala conferenze della parrocchia San Carlo Borromeo in via Gentiloni n. 4 ad Ancona.

Per quanto riguarda la seconda parte: sono in programma interventi di Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello I.O.R., (banca vaticana) banchiere, economista, saggista; di mons. Nicola Bux, docente alla Facoltà Teologica Pugliese di Bari, teologo, liturgista, saggista; di Aldo Maria Valli giornalista, vaticanista del TG 1 Rai, e di altri autori e giornalisti, “scelti perché ancora capaci di pronunciare parole dissonanti con la dittatura del pensiero e dell’Editorialista unici, che da tv, giornali, e ora anche dal web, ci narrano la realtà– nascondendoci il significato delle cose e degli accadimenti – e ci dicono che cosa e come dobbiamo pensare e comportarci per poterci considerare e guadagnarci la qualifica di ‘normali’, allontanando da noi l’orribile ‘spettro’ della Verita”.



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FINANZE VATICANE, RICICLAGGIO, IOR, BRŪLHART. UN’INTERVISTA A ETTORE GOTTI TEDESCHI.

Marco Tosatti

Crux, il sito web cattolico statunitense, pubblica un’intervista a René Brūlhart, presidente dell’AIF, l’Autorità di Informazione Finanziaria, l’istituzione competente della Santa Sede per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. In tale veste, l’AIF svolge le funzioni di informazione finanziaria e di vigilanza sia ai fini prudenziali, sia ai fini della prevenzione e del contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. E’ certamente un evento che il presidente dell’AIF conceda un’intervista, in cui si parla, fra l’altro, della rimozione dall’incarico di responsabile dello IOR di Ettore Gotti Tedeschi. All’economista abbiamo rivolto alcune domande relative a quel periodo.

–       Lei conosce Brūlhart. Chi è professionalmente?

No, non lo conosco, ne ho sentito parlare solo poco prima che venisse coinvolto (come mi fu spiegato) nella revisione delle legge antiriciclaggio, che era stata firmata da Benedetto XVI a fine 2010. Per capire che ruolo potrebbe aver avuto (su indicazione della Segreteria di Stato) sarebbe sufficiente leggere le due o tre memorie che il Card. Attilio Nicora scrisse all’allora Segretario di Stato , per commentare, manifestamente preoccupato, le conseguenze del cambiamento di alcuni essenziali articoli della legge antiriciclaggio e soprattutto la modifica organizzativa che portava, di fatto, l’autorità di controllo (AIF), sotto l’autorità della Segreteria di Stato. Un amico mi ha commentato che è un peccato che mr. Brulhart rilasci queste dichiarazioni solo dopo la recentissima morte del card. Nicora, che così non può più commentare. Certo lo potranno fare vari documenti interni ed esterni alla Santa sede, oltre che altre persone, ma l’autorevolezza di un grande Cardinale come Nicora sarebbe stata (forse) più ascoltata per fare finalmente una riflessione, utile a Papa Francesco, su ciò che avvenne tra dicembre 2011 e gennaio 2012.

–       Chi ha deciso di nominarlo, e perché?

Son legato alla riservatezza che devo al ruolo ricoperto, posso solo dire che da persona di peso e prestigio mi fu suggerito di considerare i suoi servigi. Non lo ritenni necessario. Il perché può esser forse inteso andando a rileggere i Report di Moneyval, quello preliminare ed informale del novembre 2011, il pre-Report dell’aprile 2012 (fatto dopo il cambio della legge antiriciclaggio) e quello di luglio 2012. E forse sarebbe utile leggere le motivazioni di chiusura dei conti disposta da più banche che lavoravano con Ior.

–       Quale era la situazione allo IOR, e che cosa ha provocato a un certo punto il congelamento del sistema di credito?

Fino a gennaio 2010 la Santa Sede non disponeva ancora di una legge antiriciclaggio, di procedure antiriciclaggio e non era ancora stata strutturata una Autorità di controllo che garantisse che la legge fosse applicate secondo le procedure previste. Benedetto XVI stabilì che tutto ciò venisse realizzato in modo “esemplare” . Ciò venne iniziato e concluso nel 2010 . Il Santo Padre firmò il motu proprio il 31 -12-2010. Durante il 2011 la legge e le procedure vennero testate, a novembre 2011 l’Organo di Controllo appartenete all’OCSDE , Moneyval, analizzò le attività svolte , fece una valutazione, diede utili suggerimenti di perfezionamento.

–       Quali erano i rapporti con Brūlhart quando era presidente dello IOR?

Nessuno, come ho detto. Mi fu solo chiesto di dare una opinione sui servizi che poteva rendere alla Santa Sede. Poi me ne parlarono a lungo il Presidente dell’AIF e alcuni altri componenti della struttura, dopo il cambio degli articoli della legge. Sarei interessato a leggere una intervista in cui racconta cosa è successo tra giugno 2012 e marzo 2013.

–       Quali sono state le motivazioni che hanno portato alla sua rimozione dall’incarico, e che ruolo ha svolto l’AIF in esse, se ha avuto un ruolo?

L’AIF, presieduta dal card. Nicora , supportava completamente il processo che avevamo insieme avviato. Soprattutto supportava il completamento delle procedure di antiriciclaggio che stavamo applicando nell’Istituto con Deloitte,la società leader mondiale in questa attività. Certo AIF era preoccupato per alcune difficoltà con cui dette procedure venivano applicate. Fu proprio l’AIF del card. Nicora ad affrontare il problema del cambio della legge antiriciclaggio fatta in dicembre 2011 ed esprimere tutte le sue preoccupazioni in una lettera inviata al Segretario di Stato. (Parte di questa lettera fu anche misteriosamente pubblicata   su un quotidiano nel contesto del cosiddetto Vatileaks) ). Le conseguenze di queste preoccupazioni sulle conseguenze delle modifiche della legge provocarono progressivamente quella serie di avvenimenti che portarono anche alla mia cosiddetta” cacciata” (per cui implorai infinite volte una Commissione di Inchiesta che chiarisse gli avvenimenti) e successivamente alla rinuncia del Card. Nicora ( e di tutto il Vertice dell’Aif), poi sostituito da Brulhart .

–       Dall’esterno, ma con una profonda conoscenza dei meccanismi finanziari vaticani, come valuta la situazione attualmente?

Non so nulla più di quello che leggo sui giornali. Devo ammettere che le cose che mi interessano e preoccupano di più di ciò che avviene nella Chiesa, son ben altre. Ma se vengo interpellato, come accadde in una intervista del card. Pell, io rispondo immediatamente , continuando a ripetere la stessa domanda: perché non fu mai fatta una adeguata inchiesta interna su questi fatti, di cui, son certo, sia il card. Pell che il Santo Padre Francesco non sono a conoscenza?



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E SE SUCCEDESSE REALMENTE, COME CAMBIEREBBE IL MONDO? UNA FICTION DI FANTA RELIGIONE DI ETTORE GOTTI TEDESCHI.

Marco Tosatti

Su “La Verità” di oggi è stata pubblicata questa “storiella pasquale”. L’autore è un nome noto, Ettore Gotti Tedeschi, che siamo abituati a leggere su temi certamente diversi, e che si è concesso questo divertissement. Che ci ha divertiti, e che di conseguenza, con l’autorizzazione dell’autore riproduciamo su Stilum Curiae. Buona lettura.

 

Il primo di aprile del duemila xxxx, viene eletto il nuovo governatore supremo della chiesa Ambientalista Universale , succedendo all’amato predecessore , considerato troppo fondamentalista e conservatore nella dottrina ambientalista . In realtà si era constatato che detto rigido modello ambientalista non solo non tutelava l’ambiente come dichiarato ,ma creando decrescita economica, sottraeva risorse da investire per l’ambiente stesso e creava disinteresse ,tanto che persino alle riunioni di condominio sull’ambiente da tutelare non andava quasi più nessuno. Ma la maggior preoccupazione era provocata dalla reazione sempre più ostile degli organi di potere del mondo globale che suscitavano sempre più reazioni universali da parte di chi era stanco di vedersi imporre cucina vegana o l’uso limitatissimo dell’automobile, ecc. Il nuovo governatore, insediandosi , prende il nome di Abele I°, sorprendendo tutti poiché Abele era considerato proprio la prima vittima dell’ambientaliismo protomalthusiano e animalista .Tutti sapevano infatti che Caino uccise Abele perché inquinava l’atmosfera sacrificando a Dio i suoi migliori armenti . Nei mesi successivi , il governatore supremo Abele I° ,in più occasioni , cominciò a sorprendere tutti illustrando tutti i motivi di unione tra la chiesa Ambientalista Universale e quella cattolica romana, fino ad allora considerata la peggior nemica dell’ambientalismo( gnostico). Abele I° spiegò che si doveva porre fine alle divisioni storiche ,e anticipò una visita in Vaticano a Roma in occasione della ricorrenza dell’Atto di Costituzione della chiesa ambientalista , con l’obiettivo di iniziare una riconciliazione. Tanto che molti ostinati conservatori cominciarono a contestarlo pubblicamente. Sempre di seguito , in altre occasioni , il governatore supremo cominciò a spiegare che la sua Riforma più importante , al fine di proteggere la natura dagli eccessi egoistici dell’uomo, fosse quella di cercare di cambiare anzitutto il cuore dell’uomo, anziché stabilire leggi e sanzioni specifiche sul suo comportamento . Certo non era necessario modificare i principi gnostici dell’ambientalismo , ma questi potevano esser adattati con la prassi , secondo circostanze soggettive . Arrivò ad affermare poi quanto dovesse esser apprezzata l’infallibilità dell’autorità del governatore (assimilabile a quella del Papa) , necessaria per uniformare in tutto il mondo i criteri di tutela dell’ambiente e quanto fosse invece pericoloso affidarsi alla coscienza individuale . Ciò non solo per evitare rischi di scarsa formazione della coscienza alla protezione ambientale, quanto per prevenire l’errore della separazione tra fede ambientalista ed opere . Poi cominciò a far invitare alla Global Environmental Society ( di cui era GranCancelliere) esponenti della cultura cattolica , scienziati come Zichichi, intellettuali come Messori . Teologi della scuola tomista , ecc. Alla Ambientalista Università Malthusranense fece arricchire la biblioteca di libri di Colin Clark e fece istituire corsi di studio sul pensiero di padre Reginald Garrigou-Lagrange O.P. e Padre Tomas Tyn O.P.Decise di insignire poi con la massima onorificenza “(L’ordine del sacro ambiente” ) un famoso cardinale considerato ultratradizionalista ed inviso agli ambientalisti fin dal tempo del Concilio Ambientalista Universale. La spiegazione di questo comportamento, che viene fornita in via assolutamente riservata e confidenziale , risiede nelle illuminazioni avute dal nuovo governatore e dai suoi grandi elettori .Queste consistono sostanzialmente nella comprensione che la civiltà mondiale ,per tutelare realmente l’ambiente, deve prima tutelare la creatura umana ,e per farlo, deve obbedire alla volontà espressa dal Creatore nella Genesi ( cha va conseguentemente riaffermata ) .Pertanto deve riscoprire le verità del cattolicesimo e aprirsi al mistero cristiano professato dalla Chiesa cattolica . Questa apertura necessita una comprensione approfondita dei dogmi , dell’importanza dei sacramenti, della necessità che la libertà individuale , perché sia anche responsabile , sia subordinata ad una Verità assoluta.Ciò perché il vero ambientalismo non può essere nichilista. Tutto ciò riconoscendo che nel mondo, ormai globalizzato, è necessaria una religione universale fondata sul più importante riferimento identico per tutti : la dignità , sacra , dell’individuo , creatura di Dio. Altrimenti anche l’ambiente non sarebbe stato salvaguardato e avrebbe regnato il caos. Il capo supremo Abele I°, annunciò così l’opera di riforma della chiesa Ambientalista Universale facendosi aiutare dai più prestigiosi esperti del mondo cattolico e da quei responsabili ambientalisti che in cuor loro già si sentivano cattolici e pregavano incessantemente perché venisse nominato un Abele , un giorno o l’altro. Abele i° volle essere chiaro e bandire ogni forma di ambiguità nelle sue espressioni , persino a rischio di scisma ambientalistico e così dichiarò questi principi con un documento di magistero ambientalistico . In tal documento spiegò che l’origine di tutti i mali ambientali è il peccato e che la miseria ambientale è conseguenza della miseria morale . Arrivò persino a pronunciare una considerazione che sarebbe stata fino ad allora considerata blasfema , cioè che il problema ambientale era dovuto alle scelta errate degli ambientalisti. Fu molto chiaro nello spiegar che se l’autorità della chiesa Ambientalista di disperde e si trasforma in democrazia , immediatamente diverrebbe demagogia politica, adattandosi ai disordini dell’uomo che si riflettono nello sfruttamento dell’ambiente , non orientandone la ricerca del bene per la natura stessa. In pratica il manifesto di Abele I° fu : dobbiamo aprirci al cattolicesimo senza paura , dobbiamo incorporarne e abbracciarne i valori che sembrano rigidi e irrealizzabili, ma solo per l’abitudine a vivere male cosa è libertà senza verità . Dobbiamo costruire ponti con la salvezza eterna proposta dal cattolicesimo perché è la vera via per tutelare la natura creata da Dio . Il capo supremo poi premurosamente e caritatevolmente invitò tutti i membri della chiesa ambientalista più conservatori e dissidenti a rivolgersi personalmente a lui per esprimergli dubbi , volendo conoscere personalmente le ragioni di detti dubbi e dare spiegazioni personalmente e pubblicamente . (era il 1° di aprile ! ).



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LA FEDE, LA CHIESA E LA VIA LARGA ALLA MODERNITÀ. UNA PARABOLA PER IL TEMPO PRESENTE.

Marco Tosatti

Mi sono divertito (si fa per dire) leggendo oggi su La Bussola Quotidiana una parabola sulla fede, la Chiesa e il mondo moderno, scritta da Ettore Gotti Tedeschi. Vi consiglio di leggerla, perché forse vi si può trovare una chiave di comprensione per quello che sta accadendo, è già accaduto, in molti Paesi una volta cristiani; anche in continenti, come quello sudamericano, che sembravano tanto promettenti, solo qualche decina di anni fa, e adesso conoscono una vera fuga dal Cattolicesimo (vedi il Brasile, ma non solo).

Si può leggere in filigrana anche qualche storia vera, attuale; la Comunione e Liberazione di don Giussani, quella dell’ultimo quarto del secolo scorso, tanto per capirsi; di forme ecclesiali come l’Opus Dei, e come anche altre iniziative minori, laiche e religiose, che hanno come caratteristica quella di non pensare di adattarsi al mondo moderno, se non nel linguaggio, quanto piuttosto di proporre una strada non comoda, non accattivante, ma che risponda ai bisogni di verità di ciascuno. E che di questi tempi spesso e volentieri vengono presi a bastonate in testa dalle Supreme Autorità.

Nella parabola si parla di un sacerdote che ha creato una missione di successo dove sembrava impossibile, fra chi si occupa solo di affari e non di Dio. Ha avuto un successo tale che invecchiando ha deciso di mandare a studiare a Roma un giovane sacerdote, che dopo molti studi ha deciso che il vecchio modello non avrebbe più potuto funzionare.

“Il vecchio santo sacerdote cercò di obiettare balbettando che le sue chiese invece erano piene e le vocazioni in crescita. La risposta fu immediata: “Solo per ancora poco tempo, ho visto a Roma che è successo, è questione di poco tempo, è indispensabile anticipare i prossimi problemi“. Il vecchio sacerdote non aveva forze per ribattere e gli argomenti erano imposti in modo talmente scientifico e determinato da sembrare forti e convincenti. In pochi mesi la liturgia della messa venne modernizzata, si passò progressivamente a confessioni brevi e comprensive per ogni peccato, si tralasciarono le penitenze, si cominciò a dare la comunione in mano a chiunque, l’omelia nella messa si orientò alla reinterpretazione ed attualizzazione dei Vangeli e si centrò sull’importanza della coscienza soggettiva e sulla comprensione di Dio Padre che per i meriti del Figlio non necessita i nostri meriti. Ma i fedeli non capirono e gradirono i cambiamenti, progressivamente le chiese che il vescovo gli aveva messo a disposizione si vuotarono, i seminaristi che erano entrati per diventare santi si convertirono a sette protestanti e i seminari si svuotarono, i contributi crollarono, si faticò persino ad arrivare a fine mese…”.

Credo che scorrendola troverete molti elementi familiari e noti del tempo che stiamo vivendo. Buona lettura.



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RAPPORTO VAN THUAN SULLE MIGRAZIONI. PER CAPIRE, OLTRE LA DEMAGOGIA, LA RETORICA E L’INTERESSE ALL’ACCOGLIENZA.

Marco Tosatti

E’ stato presentato ieri a Roma, nella sala Marconi di Radio Vaticana, l’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Un’opera di 215 pagine, preziosa per osservare il fenomeno al di là delle pulsioni emozionali, della demagogia, ecclesiale e non che impera nell’informazione, a partire dai vertici della Chiesa, in particolare quella italiana, e degli interessi economici che in particolare nel nostro Paese, ma non solo, rendono molto sensibili le realtà politiche ed ecclesiali verso la politica delle porte non solo aperte, ma spalancate indiscriminatamente. E naturalmente degli organi di informazione, o presunta tale che ne esaltano solo, in maniera strumentale, gli aspetti emotivi.

A organizzare la presentazione è il Movimento cristiano lavoratori (Mcl), che parla delle migrazioni come “tema centrale di strettissima e drammatica attualità”. “Il tema di questo VIII Rapporto, le migrazioni – spiega Carlo Costalli, presidente Mcl – s’imponeva all’Osservatorio come obbligato, data la vastità del fenomeno, le sofferenze a esso collegate, la destabilizzazione internazionale che provoca e da cui è provocato e i tanti fenomeni con esso collegati, non ultimo l’insicurezza per il futuro che caratterizza le persone che emigrano ma anche quelle che le accolgono. Economia, politica, cultura, religione: non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato e spesso sconvolto dal fenomeno delle migrazioni. Non c’è nemmeno un ambito geografico che ne sia immune”.

Vi consigliamo di leggere il Rapporto, stilato a cura dell’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, e del dot. Stefano Fontana. Afferma mons. Crepaldi, facendo appello alla virtù troppo spesso negletta da alcuni del realismo cristiano: “Se esiste quindi un diritto ad emigrare va tenuto anche presente che c’è anche, e forse prima, un diritto a non emigrare. L’emigrazione non deve essere forzata, costretta o addirittura pianificata”.

Crepaldi invita a non “cedere alla retorica superficiale…realismo significa non cedere a spiegazioni semplificatorie dei fenomeni migratori”. E aggiunge: “L’accoglienza del prossimo non può essere cieca o solo sentimentale, la speranza di chi emigra va fatta convivere con la speranza della soscietà che li accoglie”.

Di particolare interesse, perché viene da una persona che ha incarichi di alto livello nel mondo finanziario e bancario, quello di Ettore Gotti Tedeschi. L’economista ha sviluppato un’analisi di lungo periodo, vedendo nel fenomeno delle migrazioni in particolare dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa, un disegno nato negli anni ’70 dai progetti di creazioni del Nuovo Ordine Mondiale. Gotti Tedeschi ha presentato nel suo intervento tutta una serie di elementi e di dichiarazioni, anche scritte, di personaggi centrali della politica mondiale, da Henry Kissinger al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che possono fare oggetto di una riflessione. L’economista cita le spiegazioni economiche che vengono spesso presentate come motivo del fenomeno, tipo colmare il gap di popolazione dovuto alla denatalità o a esigenze di mano d’opera, per quanto riguarda l’importazione; carestie, guerre e cambiamenti climatici per ciò che attiene all’esportazione. “Credo però che quasi nessuna di queste spiegazioni sia realmente sostenibile per spiegare il fenomeno nella sua interezza. Una serie di considerazioni e riflessioni lascia invece immaginare che detto fenomeno, più che spiegabile attarverso analisi tecniche e valutazioni economiche sia stato previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà, in pratica per ridimensionare il cattolicesimo, religione assolutista, fondamentalista e dogmatica”, per sostituirla con una religione più consona al Nuovo Ordine Mondiale, e ai “valori” che esso propugna.

Il libro presenta oltre ad articoli di commento, un’analisi della Dottrina Sociale della Chiesa nei cinque continenti, e i documenti del Pontefice regnante più rcenti in tema di migrazioni.



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SE I NOBEL PER L’ECONOMIA LO CRITICANO, SIGNIFICA CHE THE DONALD HA RAGIONE: ETTORE GOTTI TEDESCHI

 

Ci sembra interessante rilanciare un articolo di Ettore Gotti Tedeschi apparso su “La Verità” di oggi, intitolato: “Se i Nobel per l’economia lo criticano, significa che The Donald ha ragione”. Ettore Gotti Tedeschi è un esperto e docente di economia e finanza, ed è stato Presidente dello IOR. 

Sul quotidiano francese LeMonde di venerdi 3 febbraio, con questo titolone : “Joseph Stiglitz : Trump détruit l’ordre géopolitique mondial “, con sottotitolo “ les perdants de la mondialisation seront les premierès victimes de Trump “, il premio Nobel rilascia una intervista che a dir poco mi ha sorpreso.

L’intervistatore gli chiede : “Voi denunciate da anni gli eccessi della mondializzazione fonte di ineguaglianza. Il protezionismo di Trump può esser una soluzione?”. Stiglitz risponde : “ No. L’ironia è che le persone che ne hanno più sofferto nei 25 anni passati saranno le prime vittime. . “. Mio commento : Se Stiglitz spiegasse anzitutto con chiarezza chi sono le vittime e la sua visione sull’origine di questi eccessi, dimostrerebbe di aver giustamente meritato il Nobel e di saper proporre soluzioni. Invece coglie l’occasione per   attaccare il rischio di populismo politico in Usa ed Europa. La risposta giusta è : Il vero grande disordine si crea negli anni settanta grazie alle dottrine del nuovo ordine mondiale che come prima azione frenano le nascite (solo in occidente), e questo fenomeno avvia il processo di disordine economico-geopolitico mondiale. Di per sé la globalizzazione ha creato un riequilibrio economico inimmaginabile grazie alla delocalizzazione produttiva realizzata dai paesi occidentali verso quelli orientali, per beneficiare dei loro bassi costi di produzione. Pur nell’errore originale,  ciò ha permesso a due terzi del pianeta ( persino in Africa) di avviare piani di crescita economica. Lo squilibrio si è invece paradossalmente creato nei cosiddetti paesi occidentali ( Usa, Europa in primis) perché da paesi produttori che erano, si sono trasformati in paesi consumatori, mentre i paesi asiatici e affini si son trasformati repentinamente in paesi produttori, ma non ancora consumatori. L’occidente ha deindustrializzato creando presupposti per il suo crollo economico. Il cosiddetto protezionismo nei confronti di alcuni settori industriali diventa ora indispensabile per far riprendere settori trainanti dell’economia ( esposti alla competizione fondata su forme quasi di schiavismo lavorativo) e riavviare un nuovo ciclo in paesi come gli Usa, sull’orlo del fallimento economico e sociale. In Occidente, le vittime son stati i giovani senza lavoro, le persone in età matura operanti in settori impiegatizi sostituibili dalle tecnologie, gli anziani.

La seconda domanda : “ se il protezionismo non è una risposta come si può proteggere le vittime della mondializzazione ? “. La risposta è da vero premio Nobel. ” La priorità è aiutarli a formarsi… “ cioè acquisire nuove competenze e creare nuovi lavori …. ( ci vuole una generazione per riuscirci?). Dice anche che non sarà la rilocalizzazione in patria a creare nuovi impieghi, ma saranno investimenti, per esempio, nella   sanità, cura degli anziani, proponendo di trovare le risorse   con tasse e riduzione spese militari . Ma Stiglitz, premio Nobel per l’economia, di che sta parlando ? Per creare nuove competenze e nuovi lavori, come si fa se non reimportando in patria quei settori trainanti l’economia, quei settori che creano investimenti e sviluppano tecnologie ? proprio come l’automobile che sviluppa un indotto che può arrivare a quintuplicare gli effetti di creazione posti di lavoro e di investimento, purchè realizzati all’interno del paese. Stiglitz annuncia, come un oracolo, che prodotte in case le auto costeranno più care per gli americani.  Ma conosce Stiglitz il potenziale tecnologico americano ( ottenuto proprio grazie agli investimenti nella difesa,che crearono Silicon Valley) che quando applicato a quei settori da rilocalizzare in patria, permetterà di crescere la competitività domestica “quasi “ vicino a quella dei paesi a basso costo. Ciò perché questi paesi, costretti a ridurre le esportazioni in occidente, per evitare collassi delle proprie economie, dovranno creare domanda interna, aumentando il potere di acquisto, perciò i costi.  Tra poco, se Trump non fa errori, per molti settori economici, il costo di produzione domestico in USA   sarà quasi equivalente a quello importato, ma con un effetto trainante elevatissimo. Grazie alla potenza tecnologica, gli Usa son riusciti negli ultimi pochi anni a diventare persino indipendenti nelle produzioni energetiche. L’intervistatore chiede al premio Nobel se i progetti di fare opere infrastrutturali beneficeranno la crescita. La risposta è ambigua, si, forse si potranno fare, ma conclude ironizzando che i repubblicani non credono al cambio climatico. . Lasciando immaginare che Trump lo peggiorerà con le sue scelte.

Successiva domanda è infatti sul clima : che farà Trump ? Risposta del Nobel in economia : “ Trump sta distruggendo l’ordine geopolitico mondiale avviato dopo la seconda guerra mondiale. ” Spiegando che gli Usa ripiegheranno su sé stessi fuori dalla comunità internazionale. Ma con una affermazione criptica :” Dans quatre ans, il y aura peut etre un autre président américain qui déciderà de rejoindre à nouveau le club. ” Quale club, il club di Roma e affini ? Intende il club che ha creato i dissesti della globalizzazione forzandone scelte contrarie a tutte le leggi naturali cominciando dal frenare le nascite nel mondo occidentale ? Ma quale ordine ? Chi ha distrutto l’ordine geopolitico mondiale son stati proprio i predecessori di Trump.

Solo nell’ultima domanda Stiglitz da una risposta che condivido (ironicamente). Gli si chiede se l’Europa deve difendere il libero scambio contro un presidente protezionista. La risposta è “ Bisogna mantenere un sistema mondiale aperto. Se lo si chiude si perde. Ma la mondializzazione deve proteggere i perdenti …e ce n’è anche troppi”. Bene, ma ripeto la domanda, chi sono i perdenti e perché lo sono, Stiglitz lo ha capito ? Io credo che siano quelli che han votato la Brexit, hanno votato Trump e voteranno partiti populisti in Europa. Ma gli Stiglitz hanno capito perché ? Dalla intervista non si intende. I più deboli che lui vorrebbe far difendere non vogliono farsi più difendere da chi vorrebbe lui, avendo perso fiducia   proprio nel “club” evocato da Stiglitz. Han perso fiducia negli Obama, Clinton e compagnia bella. Cioè in coloro che pretenderebbero oggi di risolvere un problema mondiale agendo sugli effetti anziché sulle cause del problema. E le cause del problema rifiutano persino di considerarle, perché, con disprezzo, le considerano “morali”. Ed è vero, sono state la mancanza di valori morali che han provocato miseria morale che a sua volta ha generato miseria economica e sociale. L’intervista conferma che l’economia non è una scienza e pertanto il Nobel non dovrebbe neppure esser riconosciuto, ma conferma anche che sarebbe necessaria una forte Autorità Morale   che evangelizzasse a dovere nel mondo globale.

Articolo apparso su La Verità.



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