E SE SUCCEDESSE REALMENTE, COME CAMBIEREBBE IL MONDO? UNA FICTION DI FANTA RELIGIONE DI ETTORE GOTTI TEDESCHI.

Marco Tosatti

Su “La Verità” di oggi è stata pubblicata questa “storiella pasquale”. L’autore è un nome noto, Ettore Gotti Tedeschi, che siamo abituati a leggere su temi certamente diversi, e che si è concesso questo divertissement. Che ci ha divertiti, e che di conseguenza, con l’autorizzazione dell’autore riproduciamo su Stilum Curiae. Buona lettura.

 

Il primo di aprile del duemila xxxx, viene eletto il nuovo governatore supremo della chiesa Ambientalista Universale , succedendo all’amato predecessore , considerato troppo fondamentalista e conservatore nella dottrina ambientalista . In realtà si era constatato che detto rigido modello ambientalista non solo non tutelava l’ambiente come dichiarato ,ma creando decrescita economica, sottraeva risorse da investire per l’ambiente stesso e creava disinteresse ,tanto che persino alle riunioni di condominio sull’ambiente da tutelare non andava quasi più nessuno. Ma la maggior preoccupazione era provocata dalla reazione sempre più ostile degli organi di potere del mondo globale che suscitavano sempre più reazioni universali da parte di chi era stanco di vedersi imporre cucina vegana o l’uso limitatissimo dell’automobile, ecc. Il nuovo governatore, insediandosi , prende il nome di Abele I°, sorprendendo tutti poiché Abele era considerato proprio la prima vittima dell’ambientaliismo protomalthusiano e animalista .Tutti sapevano infatti che Caino uccise Abele perché inquinava l’atmosfera sacrificando a Dio i suoi migliori armenti . Nei mesi successivi , il governatore supremo Abele I° ,in più occasioni , cominciò a sorprendere tutti illustrando tutti i motivi di unione tra la chiesa Ambientalista Universale e quella cattolica romana, fino ad allora considerata la peggior nemica dell’ambientalismo( gnostico). Abele I° spiegò che si doveva porre fine alle divisioni storiche ,e anticipò una visita in Vaticano a Roma in occasione della ricorrenza dell’Atto di Costituzione della chiesa ambientalista , con l’obiettivo di iniziare una riconciliazione. Tanto che molti ostinati conservatori cominciarono a contestarlo pubblicamente. Sempre di seguito , in altre occasioni , il governatore supremo cominciò a spiegare che la sua Riforma più importante , al fine di proteggere la natura dagli eccessi egoistici dell’uomo, fosse quella di cercare di cambiare anzitutto il cuore dell’uomo, anziché stabilire leggi e sanzioni specifiche sul suo comportamento . Certo non era necessario modificare i principi gnostici dell’ambientalismo , ma questi potevano esser adattati con la prassi , secondo circostanze soggettive . Arrivò ad affermare poi quanto dovesse esser apprezzata l’infallibilità dell’autorità del governatore (assimilabile a quella del Papa) , necessaria per uniformare in tutto il mondo i criteri di tutela dell’ambiente e quanto fosse invece pericoloso affidarsi alla coscienza individuale . Ciò non solo per evitare rischi di scarsa formazione della coscienza alla protezione ambientale, quanto per prevenire l’errore della separazione tra fede ambientalista ed opere . Poi cominciò a far invitare alla Global Environmental Society ( di cui era GranCancelliere) esponenti della cultura cattolica , scienziati come Zichichi, intellettuali come Messori . Teologi della scuola tomista , ecc. Alla Ambientalista Università Malthusranense fece arricchire la biblioteca di libri di Colin Clark e fece istituire corsi di studio sul pensiero di padre Reginald Garrigou-Lagrange O.P. e Padre Tomas Tyn O.P.Decise di insignire poi con la massima onorificenza “(L’ordine del sacro ambiente” ) un famoso cardinale considerato ultratradizionalista ed inviso agli ambientalisti fin dal tempo del Concilio Ambientalista Universale. La spiegazione di questo comportamento, che viene fornita in via assolutamente riservata e confidenziale , risiede nelle illuminazioni avute dal nuovo governatore e dai suoi grandi elettori .Queste consistono sostanzialmente nella comprensione che la civiltà mondiale ,per tutelare realmente l’ambiente, deve prima tutelare la creatura umana ,e per farlo, deve obbedire alla volontà espressa dal Creatore nella Genesi ( cha va conseguentemente riaffermata ) .Pertanto deve riscoprire le verità del cattolicesimo e aprirsi al mistero cristiano professato dalla Chiesa cattolica . Questa apertura necessita una comprensione approfondita dei dogmi , dell’importanza dei sacramenti, della necessità che la libertà individuale , perché sia anche responsabile , sia subordinata ad una Verità assoluta.Ciò perché il vero ambientalismo non può essere nichilista. Tutto ciò riconoscendo che nel mondo, ormai globalizzato, è necessaria una religione universale fondata sul più importante riferimento identico per tutti : la dignità , sacra , dell’individuo , creatura di Dio. Altrimenti anche l’ambiente non sarebbe stato salvaguardato e avrebbe regnato il caos. Il capo supremo Abele I°, annunciò così l’opera di riforma della chiesa Ambientalista Universale facendosi aiutare dai più prestigiosi esperti del mondo cattolico e da quei responsabili ambientalisti che in cuor loro già si sentivano cattolici e pregavano incessantemente perché venisse nominato un Abele , un giorno o l’altro. Abele i° volle essere chiaro e bandire ogni forma di ambiguità nelle sue espressioni , persino a rischio di scisma ambientalistico e così dichiarò questi principi con un documento di magistero ambientalistico . In tal documento spiegò che l’origine di tutti i mali ambientali è il peccato e che la miseria ambientale è conseguenza della miseria morale . Arrivò persino a pronunciare una considerazione che sarebbe stata fino ad allora considerata blasfema , cioè che il problema ambientale era dovuto alle scelta errate degli ambientalisti. Fu molto chiaro nello spiegar che se l’autorità della chiesa Ambientalista di disperde e si trasforma in democrazia , immediatamente diverrebbe demagogia politica, adattandosi ai disordini dell’uomo che si riflettono nello sfruttamento dell’ambiente , non orientandone la ricerca del bene per la natura stessa. In pratica il manifesto di Abele I° fu : dobbiamo aprirci al cattolicesimo senza paura , dobbiamo incorporarne e abbracciarne i valori che sembrano rigidi e irrealizzabili, ma solo per l’abitudine a vivere male cosa è libertà senza verità . Dobbiamo costruire ponti con la salvezza eterna proposta dal cattolicesimo perché è la vera via per tutelare la natura creata da Dio . Il capo supremo poi premurosamente e caritatevolmente invitò tutti i membri della chiesa ambientalista più conservatori e dissidenti a rivolgersi personalmente a lui per esprimergli dubbi , volendo conoscere personalmente le ragioni di detti dubbi e dare spiegazioni personalmente e pubblicamente . (era il 1° di aprile ! ).



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LA FEDE, LA CHIESA E LA VIA LARGA ALLA MODERNITÀ. UNA PARABOLA PER IL TEMPO PRESENTE.

Marco Tosatti

Mi sono divertito (si fa per dire) leggendo oggi su La Bussola Quotidiana una parabola sulla fede, la Chiesa e il mondo moderno, scritta da Ettore Gotti Tedeschi. Vi consiglio di leggerla, perché forse vi si può trovare una chiave di comprensione per quello che sta accadendo, è già accaduto, in molti Paesi una volta cristiani; anche in continenti, come quello sudamericano, che sembravano tanto promettenti, solo qualche decina di anni fa, e adesso conoscono una vera fuga dal Cattolicesimo (vedi il Brasile, ma non solo).

Si può leggere in filigrana anche qualche storia vera, attuale; la Comunione e Liberazione di don Giussani, quella dell’ultimo quarto del secolo scorso, tanto per capirsi; di forme ecclesiali come l’Opus Dei, e come anche altre iniziative minori, laiche e religiose, che hanno come caratteristica quella di non pensare di adattarsi al mondo moderno, se non nel linguaggio, quanto piuttosto di proporre una strada non comoda, non accattivante, ma che risponda ai bisogni di verità di ciascuno. E che di questi tempi spesso e volentieri vengono presi a bastonate in testa dalle Supreme Autorità.

Nella parabola si parla di un sacerdote che ha creato una missione di successo dove sembrava impossibile, fra chi si occupa solo di affari e non di Dio. Ha avuto un successo tale che invecchiando ha deciso di mandare a studiare a Roma un giovane sacerdote, che dopo molti studi ha deciso che il vecchio modello non avrebbe più potuto funzionare.

“Il vecchio santo sacerdote cercò di obiettare balbettando che le sue chiese invece erano piene e le vocazioni in crescita. La risposta fu immediata: “Solo per ancora poco tempo, ho visto a Roma che è successo, è questione di poco tempo, è indispensabile anticipare i prossimi problemi“. Il vecchio sacerdote non aveva forze per ribattere e gli argomenti erano imposti in modo talmente scientifico e determinato da sembrare forti e convincenti. In pochi mesi la liturgia della messa venne modernizzata, si passò progressivamente a confessioni brevi e comprensive per ogni peccato, si tralasciarono le penitenze, si cominciò a dare la comunione in mano a chiunque, l’omelia nella messa si orientò alla reinterpretazione ed attualizzazione dei Vangeli e si centrò sull’importanza della coscienza soggettiva e sulla comprensione di Dio Padre che per i meriti del Figlio non necessita i nostri meriti. Ma i fedeli non capirono e gradirono i cambiamenti, progressivamente le chiese che il vescovo gli aveva messo a disposizione si vuotarono, i seminaristi che erano entrati per diventare santi si convertirono a sette protestanti e i seminari si svuotarono, i contributi crollarono, si faticò persino ad arrivare a fine mese…”.

Credo che scorrendola troverete molti elementi familiari e noti del tempo che stiamo vivendo. Buona lettura.



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RAPPORTO VAN THUAN SULLE MIGRAZIONI. PER CAPIRE, OLTRE LA DEMAGOGIA, LA RETORICA E L’INTERESSE ALL’ACCOGLIENZA.

Marco Tosatti

E’ stato presentato ieri a Roma, nella sala Marconi di Radio Vaticana, l’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Un’opera di 215 pagine, preziosa per osservare il fenomeno al di là delle pulsioni emozionali, della demagogia, ecclesiale e non che impera nell’informazione, a partire dai vertici della Chiesa, in particolare quella italiana, e degli interessi economici che in particolare nel nostro Paese, ma non solo, rendono molto sensibili le realtà politiche ed ecclesiali verso la politica delle porte non solo aperte, ma spalancate indiscriminatamente. E naturalmente degli organi di informazione, o presunta tale che ne esaltano solo, in maniera strumentale, gli aspetti emotivi.

A organizzare la presentazione è il Movimento cristiano lavoratori (Mcl), che parla delle migrazioni come “tema centrale di strettissima e drammatica attualità”. “Il tema di questo VIII Rapporto, le migrazioni – spiega Carlo Costalli, presidente Mcl – s’imponeva all’Osservatorio come obbligato, data la vastità del fenomeno, le sofferenze a esso collegate, la destabilizzazione internazionale che provoca e da cui è provocato e i tanti fenomeni con esso collegati, non ultimo l’insicurezza per il futuro che caratterizza le persone che emigrano ma anche quelle che le accolgono. Economia, politica, cultura, religione: non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato e spesso sconvolto dal fenomeno delle migrazioni. Non c’è nemmeno un ambito geografico che ne sia immune”.

Vi consigliamo di leggere il Rapporto, stilato a cura dell’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, e del dot. Stefano Fontana. Afferma mons. Crepaldi, facendo appello alla virtù troppo spesso negletta da alcuni del realismo cristiano: “Se esiste quindi un diritto ad emigrare va tenuto anche presente che c’è anche, e forse prima, un diritto a non emigrare. L’emigrazione non deve essere forzata, costretta o addirittura pianificata”.

Crepaldi invita a non “cedere alla retorica superficiale…realismo significa non cedere a spiegazioni semplificatorie dei fenomeni migratori”. E aggiunge: “L’accoglienza del prossimo non può essere cieca o solo sentimentale, la speranza di chi emigra va fatta convivere con la speranza della soscietà che li accoglie”.

Di particolare interesse, perché viene da una persona che ha incarichi di alto livello nel mondo finanziario e bancario, quello di Ettore Gotti Tedeschi. L’economista ha sviluppato un’analisi di lungo periodo, vedendo nel fenomeno delle migrazioni in particolare dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa, un disegno nato negli anni ’70 dai progetti di creazioni del Nuovo Ordine Mondiale. Gotti Tedeschi ha presentato nel suo intervento tutta una serie di elementi e di dichiarazioni, anche scritte, di personaggi centrali della politica mondiale, da Henry Kissinger al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che possono fare oggetto di una riflessione. L’economista cita le spiegazioni economiche che vengono spesso presentate come motivo del fenomeno, tipo colmare il gap di popolazione dovuto alla denatalità o a esigenze di mano d’opera, per quanto riguarda l’importazione; carestie, guerre e cambiamenti climatici per ciò che attiene all’esportazione. “Credo però che quasi nessuna di queste spiegazioni sia realmente sostenibile per spiegare il fenomeno nella sua interezza. Una serie di considerazioni e riflessioni lascia invece immaginare che detto fenomeno, più che spiegabile attarverso analisi tecniche e valutazioni economiche sia stato previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà, in pratica per ridimensionare il cattolicesimo, religione assolutista, fondamentalista e dogmatica”, per sostituirla con una religione più consona al Nuovo Ordine Mondiale, e ai “valori” che esso propugna.

Il libro presenta oltre ad articoli di commento, un’analisi della Dottrina Sociale della Chiesa nei cinque continenti, e i documenti del Pontefice regnante più rcenti in tema di migrazioni.



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SE I NOBEL PER L’ECONOMIA LO CRITICANO, SIGNIFICA CHE THE DONALD HA RAGIONE: ETTORE GOTTI TEDESCHI

 

Ci sembra interessante rilanciare un articolo di Ettore Gotti Tedeschi apparso su “La Verità” di oggi, intitolato: “Se i Nobel per l’economia lo criticano, significa che The Donald ha ragione”. Ettore Gotti Tedeschi è un esperto e docente di economia e finanza, ed è stato Presidente dello IOR. 

Sul quotidiano francese LeMonde di venerdi 3 febbraio, con questo titolone : “Joseph Stiglitz : Trump détruit l’ordre géopolitique mondial “, con sottotitolo “ les perdants de la mondialisation seront les premierès victimes de Trump “, il premio Nobel rilascia una intervista che a dir poco mi ha sorpreso.

L’intervistatore gli chiede : “Voi denunciate da anni gli eccessi della mondializzazione fonte di ineguaglianza. Il protezionismo di Trump può esser una soluzione?”. Stiglitz risponde : “ No. L’ironia è che le persone che ne hanno più sofferto nei 25 anni passati saranno le prime vittime. . “. Mio commento : Se Stiglitz spiegasse anzitutto con chiarezza chi sono le vittime e la sua visione sull’origine di questi eccessi, dimostrerebbe di aver giustamente meritato il Nobel e di saper proporre soluzioni. Invece coglie l’occasione per   attaccare il rischio di populismo politico in Usa ed Europa. La risposta giusta è : Il vero grande disordine si crea negli anni settanta grazie alle dottrine del nuovo ordine mondiale che come prima azione frenano le nascite (solo in occidente), e questo fenomeno avvia il processo di disordine economico-geopolitico mondiale. Di per sé la globalizzazione ha creato un riequilibrio economico inimmaginabile grazie alla delocalizzazione produttiva realizzata dai paesi occidentali verso quelli orientali, per beneficiare dei loro bassi costi di produzione. Pur nell’errore originale,  ciò ha permesso a due terzi del pianeta ( persino in Africa) di avviare piani di crescita economica. Lo squilibrio si è invece paradossalmente creato nei cosiddetti paesi occidentali ( Usa, Europa in primis) perché da paesi produttori che erano, si sono trasformati in paesi consumatori, mentre i paesi asiatici e affini si son trasformati repentinamente in paesi produttori, ma non ancora consumatori. L’occidente ha deindustrializzato creando presupposti per il suo crollo economico. Il cosiddetto protezionismo nei confronti di alcuni settori industriali diventa ora indispensabile per far riprendere settori trainanti dell’economia ( esposti alla competizione fondata su forme quasi di schiavismo lavorativo) e riavviare un nuovo ciclo in paesi come gli Usa, sull’orlo del fallimento economico e sociale. In Occidente, le vittime son stati i giovani senza lavoro, le persone in età matura operanti in settori impiegatizi sostituibili dalle tecnologie, gli anziani.

La seconda domanda : “ se il protezionismo non è una risposta come si può proteggere le vittime della mondializzazione ? “. La risposta è da vero premio Nobel. ” La priorità è aiutarli a formarsi… “ cioè acquisire nuove competenze e creare nuovi lavori …. ( ci vuole una generazione per riuscirci?). Dice anche che non sarà la rilocalizzazione in patria a creare nuovi impieghi, ma saranno investimenti, per esempio, nella   sanità, cura degli anziani, proponendo di trovare le risorse   con tasse e riduzione spese militari . Ma Stiglitz, premio Nobel per l’economia, di che sta parlando ? Per creare nuove competenze e nuovi lavori, come si fa se non reimportando in patria quei settori trainanti l’economia, quei settori che creano investimenti e sviluppano tecnologie ? proprio come l’automobile che sviluppa un indotto che può arrivare a quintuplicare gli effetti di creazione posti di lavoro e di investimento, purchè realizzati all’interno del paese. Stiglitz annuncia, come un oracolo, che prodotte in case le auto costeranno più care per gli americani.  Ma conosce Stiglitz il potenziale tecnologico americano ( ottenuto proprio grazie agli investimenti nella difesa,che crearono Silicon Valley) che quando applicato a quei settori da rilocalizzare in patria, permetterà di crescere la competitività domestica “quasi “ vicino a quella dei paesi a basso costo. Ciò perché questi paesi, costretti a ridurre le esportazioni in occidente, per evitare collassi delle proprie economie, dovranno creare domanda interna, aumentando il potere di acquisto, perciò i costi.  Tra poco, se Trump non fa errori, per molti settori economici, il costo di produzione domestico in USA   sarà quasi equivalente a quello importato, ma con un effetto trainante elevatissimo. Grazie alla potenza tecnologica, gli Usa son riusciti negli ultimi pochi anni a diventare persino indipendenti nelle produzioni energetiche. L’intervistatore chiede al premio Nobel se i progetti di fare opere infrastrutturali beneficeranno la crescita. La risposta è ambigua, si, forse si potranno fare, ma conclude ironizzando che i repubblicani non credono al cambio climatico. . Lasciando immaginare che Trump lo peggiorerà con le sue scelte.

Successiva domanda è infatti sul clima : che farà Trump ? Risposta del Nobel in economia : “ Trump sta distruggendo l’ordine geopolitico mondiale avviato dopo la seconda guerra mondiale. ” Spiegando che gli Usa ripiegheranno su sé stessi fuori dalla comunità internazionale. Ma con una affermazione criptica :” Dans quatre ans, il y aura peut etre un autre président américain qui déciderà de rejoindre à nouveau le club. ” Quale club, il club di Roma e affini ? Intende il club che ha creato i dissesti della globalizzazione forzandone scelte contrarie a tutte le leggi naturali cominciando dal frenare le nascite nel mondo occidentale ? Ma quale ordine ? Chi ha distrutto l’ordine geopolitico mondiale son stati proprio i predecessori di Trump.

Solo nell’ultima domanda Stiglitz da una risposta che condivido (ironicamente). Gli si chiede se l’Europa deve difendere il libero scambio contro un presidente protezionista. La risposta è “ Bisogna mantenere un sistema mondiale aperto. Se lo si chiude si perde. Ma la mondializzazione deve proteggere i perdenti …e ce n’è anche troppi”. Bene, ma ripeto la domanda, chi sono i perdenti e perché lo sono, Stiglitz lo ha capito ? Io credo che siano quelli che han votato la Brexit, hanno votato Trump e voteranno partiti populisti in Europa. Ma gli Stiglitz hanno capito perché ? Dalla intervista non si intende. I più deboli che lui vorrebbe far difendere non vogliono farsi più difendere da chi vorrebbe lui, avendo perso fiducia   proprio nel “club” evocato da Stiglitz. Han perso fiducia negli Obama, Clinton e compagnia bella. Cioè in coloro che pretenderebbero oggi di risolvere un problema mondiale agendo sugli effetti anziché sulle cause del problema. E le cause del problema rifiutano persino di considerarle, perché, con disprezzo, le considerano “morali”. Ed è vero, sono state la mancanza di valori morali che han provocato miseria morale che a sua volta ha generato miseria economica e sociale. L’intervista conferma che l’economia non è una scienza e pertanto il Nobel non dovrebbe neppure esser riconosciuto, ma conferma anche che sarebbe necessaria una forte Autorità Morale   che evangelizzasse a dovere nel mondo globale.

Articolo apparso su La Verità.



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