SABATO 17 GIUGNO A ROMA SOTTO IL MIUR. BASTA GENDER NELLA SCUOLA. RISPETTO PER I GENITORI. SI PREPARA UN FAMILY DAY…

 

Marco Tosatti

Domani mattina, alle 10.30, davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, avrà luogo un ”flashmob” per ottenere dal Ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, risposte concrete per il riconoscimento effettivo dei diritti educativi dei genitori e delle famiglie su temi sensibili quali la sessualità e l’identità affettiva.

E’ noto che il Ministro Fedeli, superato l’imbarazzo della laurea conclamata e mai ottenuta (come peraltro il diploma di media superiore) è una tifosa dei progetti anti-discriminazione; il che vuole dire promuovere l’ideologia Gender nella scuola in maniera più o meno surrettizia e strisciante, senza che i cosiddetti cattolici al governo e nella maggioranza diano segno di un qualche fastidio per un’operazione che va contro persino quello che dice, ufficialmente, papa Francesco.

Si sono moltiplicati, nei mesi scorsi, i casi in cui l’ideologia Gender si è infiltrata nelle scuole, ad ogni livello, sin dai gradi di istruzione più bassi, grazie a insegnanti e presidi pesantemente ideologizzati, senza nessun rispetto né per gli alunni né per i genitori. E di questo non è possibile non far carico al ministro Fedeli, la cui nomina è stata sin dall’inizio criticata, oltre che per la mancanza di titoli e di esperienza specifica; oltre che per l’esempio pessimo dato inserendo nel suo curriculum dati falsi; anche perché la sua esperienza politica indicava chiaramente per quale motivo fosse stata nominata, e cioè promuovere l’ideologia Gender nelle scuole italiane.

Dunque, un flash mob davanti al Ministero per appoggiare due richieste precise. La prima è “la formalizzazione a livello normativo del consenso informato e preventivo richiesto ai genitori da parte delle scuole”; per difendere i gentiori, ed evitare che vengano scavalcati, spiega Massimo Gandolfini a “In terris “quando si tratta di decisioni educative che riguardano i loro figli”. E’ un diritto garantito dall’articolo 30 della Costituzione italiana, ed è necessario farlo rispettare.

Proprio perché la Costituzione venga rispettata in pieno si giunge alla seconda richiesta: “Chiediamo che le scuole istituiscano attività alternative per i figli di quei genitori che dovessero esprimere dissenso verso determinati corsi su temi altamente sensibili”. Inoltre – sottolinea il portavoce del Family Day – i genitori devono “essere coinvolti e ascoltati dalla dirigenza scolastica prima di formulare progetti didattici”. Proprio come è possibile per i genitori scegliere di non far seguire ai propri figli i corsi di religione, deve essere possibile evitare che seguano corsi di educazione sessuale, in cui ancora di recente si sono verificati episodi che hanno provocato scalpore.

Se per caso il ministro Fedeli dovesse fare orecchie di mercante, e mostrare scarso rispetto verso queste legittime richieste, non si esclude l’organizzazione di una grande manifestazione nazionale. “Faremo certamente un altro Family Day – assicura Gandolfini -, perché centinaia di migliaia di famiglie italiane non sono disposte a fare un passo indietro”. E soprattutto “Quando si tornerà alle urne inviteremo il nostro popolo a ricordarsi di chi non avrà accolto le nostre istanze, di chi avrà provato a strumentalizzarci così come di chi ci sarà stato vicino in questa battaglia”.

Come racconta “in Terris” i fatti, da gennaio ad oggi, non hanno regalato alcun conforto ai genitori italiani. “È di poche settimane fa la notizia proveniente da Milano, dove una preside di scuola elementare avrebbe rifiutato la richiesta di una madre di esonerare la figlia da un corso di educazione sessuale organizzato da associazioni vicine alla galassia lgbt. Recente anche la decisione di una maestra di una scuola elementare di Modena, la quale avrebbe consegnato ai piccoli alunni una scheda esplicativa dettagliata su come si svolge un atto sessuale”.

Singolare il commento di Valeria Fedeli relativo alla manifestazione. “Non riesco a capire perché vengano sotto al Miur a manifestare (…) Credo che abbiano sbagliato indirizzo”. Come se ella non fosse il Ministro della Pubblica Istruzione, e gli episodi di cui si parla non avvengano nelle scuole. E il Miur ha un atteggiamento di volontaria “evanescenza di fronte alle tante richieste formali da parte delle associazioni e della politica (segnalazioni, reclami, interrogazioni parlamentari”.

Il flash mob è organizzato da ProVita Onlus, NonSiToccaLaFamiglia, Articolo 26 e Generazione Famiglia.

E’ pronto anche un memorandum di consigli per i genitori, che pubblichiamo qui sotto:

Ricomincia la scuola: consigli per i genitori protagonisti e “in rete” per la libertà di educazione

 Fate rete con altri genitori, contattate e coinvolgete le associazioni di genitori che possono sostenervi e guidarvi.

Cercate di agire sempre insieme ad altri genitori: sarete più efficaci ed incisivi.

 All’atto dell’iscrizione leggete con attenzione il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa – link) in cui la scuola descrive la progettazione curricolare, extracurricolare ed educativa; verificate le revisioni periodiche. Non si può negarne la visione, essendo un documento pubblico che interessa direttamente i genitori. Di solito si trova sul sito della scuola.

Leggere bene anche il PEC (Patto di Corresponsabilità Educativa, obbligatorio nelle scuole secondarie – link) che il Dirigente deve proporre da sottoscrivere a famiglie ed alunni. Non tutte le scuole lo valorizzano e condividono. Se ci sono passaggi che non condividete non siete tenuti a sottoscriverlo in toto.

 Monitorate in particolare i progetti di educazione affettiva e sessuale e contro le discriminazioni ed il bullismo e la violenza “di genere” (svolti da docenti od operatori esterni) e tutti quelli proposti in applicazione del comma 16 della nuova legge “La Buona Scuola”.

 Costruite alleanze con il dirigente scolastico e i docenti. Chiedete i chiarimenti che desiderate (a voce o per iscritto) e condividete i vostri principi educativi, con modi distesi e collaborativi: l’aggressività̀ non paga! Richiedete eventualmente un incontro aperto a più genitori.

 Specificate che siete favorevoli al fatto che la scuola educhi al contrasto di ogni forma di discriminazione e alla parità tra i sessi; state semplicemente chiedendo, in qualità di genitori, che su temi etici sensibili e controversi dal punto di vista scientifico e pedagogico, venga rispettata la vostra facoltà di scelta e la vostra responsabilità educativa.

 Le iniziative extracurriculari vanno intese come facoltative anche se svolte in orario scolastico e la richiesta del consenso informato preventivo sarebbe obbligatoria: esso “viene dato dal genitore adeguatamente informato, che può decidere che il figlio minore non le frequenti, o da parte dell’alunno se maggiorenne” (il riferimento è alla Circolare del MIUR n. 4321 – link). Purtroppo però, accoglierlo è di fatto a discrezione del dirigente, in base all’Autonomia Scolastica e soprattutto in attesa di un pronunciamento ufficiale del Ministero sul comma 16 dedicato alla Parità dei sessi, della nuova Legge 107/15 (“La Buona Scuola”).

 Il riconoscimento del primato educativo dei genitori va comunque richiesto rispetto a tutti i temi educativi sensibili, anche se affrontati all’interno delle discipline; esso è riconosciuto dall’art. 30 della Costituzione Italiana e dall’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: la libertà di educazione è un principio incontestabile!

 Consegnate la richiesta scritta del “Consenso informato preventivo” (link – da far protocollare in segreteria), meglio se accompagnata da un colloquio con il Dirigente Scolastico.

Proponetevi come rappresentanti di classe e di istituto: questo è fondamentale! In ogni caso prendete contatto con i rappresentanti dei genitori

 Proponete iniziative educative condivise, lavorando in positivo e in maniera costruttiva. In poche parole: riprendiamo in mano la nostra responsabilità̀ educativa!

Per info scrivete a info@comitatoarticolo26.it o scuola@difendiamoinostrifigli.it

 

Questo articolo è disponibile anche in spagnolo cliccando su Como Vara de Almendro



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SCHOLAS OCCURRENTES E IL GENDER. UN LIBRETTO IMBARAZZANTE. CHE COSA PENSA DAVVERO IL PONTEFICE?

Marco Tosatti

Un articolo appassionato di Montse Sanmartì sul sito spagnolo Como Vara de Almendro pone in luce, una volta di più, atteggiamenti contraddittori del Pontefice. Qualche giorno fa a Roma è stata aperta la sede ufficiale di Scholas Occurrentes, a piazza San Callisto, nei palazzi vaticani del rione Trastevere. Scholas Occurrentes è una Fondazione, nata quando Jorge Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, nata come una collegamento di scuole di quartiere, che si è sviluppata poi fino a diventare un progetto presente in molti Paesi, con tre obiettivi fondamentali. Lavorare sui giovani con Istruzione, Sport e Cultura. Dal 2013 Scholas Occurrentes è diventata una “Pia fondazione di Diritto Pontificio”, le cui finalità sono “congruenti” con la missione della Chiesa.

Però….Come fa notare Montse Sanmartì, non sembra – almeno a leggere quello che è scritto sul sito della Fondazione – che di cristianesimo si parli molto. Si parla di cultura dell’incontro e dell’impegno per il bene comune, e si mette bene in rilievo il fatto di essere appoggiati dal Papa. E invece una collana di libretti per studenti, “Con Francisco a mi lado”, “Con Francesco al mio fianco” possono creare un certo imbarazzo. Infatti sul numero di aprile del 2016 della rivista on line “Christian Order” una giornalista cattolica statunitense, Maike Hickson, rilevava alcuni punti presenti in questi libretti, che aveva ricevuto da María Paz Jurado, una delle responsabili di Scholas Occurrentes. La Hickson notava che nel testo dedicato dal tema della diversità le diverse forme di “famiglia” sono messe tutte alla pari, comprese le coppie omosessuali con bambini; il che è certamente contrario non solo a quello che la Chiesa dice, ma anche a quello che dice il Pontefice. In un altro punto, del libretto dedicato alla “Stima di sé”, ha visto che si promuoveva l’idea della scelta variabiledella propria identità, compresa quella sessuale. Maike Hickson ha chiesto per iscritto a Scholas Occurrentes di dare chiarimenti su questa linea educativa, certamente lontana da quella proposta dalla Chiesa. Ma non ha mai ricevuto risposta.

In buona sostanza, è quello che propone l’ideologia Gender; e cioè il fatto che l’identità anche sessuale è slegata dal dato fisico maschio-femmina. In Spagna girava tempo fa la pubblicità secondo cui ci sono bambine con il pene e bambini con la vulva, per sponsorizzare questo genere di pensiero. Trovarlo però in una Pia Fondazione di diritto pontificio può suscitare un certo grado di curiosità. Anche perché il Pontefice, tornando dall’Azerbaijan, sulla ideologia Gender, che si sta cercando di far filtrare anche nelle scuole italiane, in maniera surrettizia, è stato tranciante: “Quello che ho detto, è questa cattiveria che oggi si fa nell’indottrinamento della teoria del Gender…questo lo chiamo colonizzazione ideologica”.

E allora? Come spesso succede in questo Regno, non ci sono risposte chiare. Certe frasi, comportamenti, posizioni, e soprattutto scelte e promozioni di uomini, appaiono spesso contraddittori, ambigui, per non dire schizofrenici.



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IN AUTUNNO IN ITALIA IL #BUSDELLALIBERTÀ. PER DIRE CHE UN BAMBINO È UN MASCHIO, E UNA BAMBINA UNA FEMMINA.

Marco Tosatti

In autunno, come già in Spagna e negli Stati Uniti, contro la propaganda del Gender portata avanti dalle lobbies LGBT, con la complicità del ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli, comincerà a girare in Italia un autobus rivoluzionario.

Assolutamente rivoluzionario, perché dirà – lo porterà scritto sulle fiancate – qualche cosa di totalmente contrario al budino politically correct che ci viene quotidianamente instillato dalla televisione, dai talk show e dai mezzi di comunicazione principali.

Ecco la scritta scandalosa:

I BAMBINI SONO MASCHI

LE BAMBINE SONO FEMMINE

La natura non si cambia.

Stop Gender nelle Scuole

Clamoroso, no? Ma vedrete se non ci sarà chi griderà alla discriminazione…La notizia dell’iniziativa è stata data durante la Cena di Gala organizzata a Roma dopo la Marcia per la Vita di sabato da “CitizenGO” e da “Generazione Famiglia”. In quell’occasione è stato annunciato l’arrivo anche in Italia del #BusdellaLibertà. Un enorme pullman arancione che incomincerà il suo tour per l’Italia il prossimo autunno.

(Nella foto, da sinistra a destra: Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia, Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia, Massimo Gandolfini, Portavoce del Family Day, Maria Rachele Ruiu, coordinatrice circoli locali di Generazione Famiglia)

Gli organizzatori avvertono che daranno una comunicazione più ampia e dettagliata nell’imminenza dell’evento. “Come sempre, anche questo sarà possibile grazie alla vostra generosa partecipazione. Dobbiamo assolutamente tenere alta l’attenzione.

Per i nostri figli e nipoti. #InsiemePossiamo”.

SPETTACOLO “GENDER” PER I BAMBINI DI 8 ANNI IN PROVINCIA DI BOLOGNA. GENITORI E ASSOCIAZIONI MANIFESTANO CONTRO.

Marco Tosatti

Domani a Castello D’Argile, in provincia di Bologna,  dovrebbe essere rappresentato uno spettacolo che ha fatto e fa molto discutere, Fa’afine, e che ha provocato una petizione rivolta al Ministero della Pubblica Istruzione, che in pochissimo tempo ha raccolto decine di migliaia di firma in tutta Italia. Lo spettacolo dovrebbe essere rivolto a bambini delle elementari e delle medie.

Il titolo completo è “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”. Questa è la trama ufficiale dell’evento. Leggete e vedete se vi sembra adeguato per bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni.

“Esiste una parola, nella lingua di Samoa, che definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. Fa’afafine vengono chiamati: un vero e proprio terzo sesso cui la società non impone una scelta, e che gode di considerazione e rispetto. Alex non vive a Samoa, ma vorrebbe anche lui essere un “fa’afafine”; è un “gender creative child”, o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina. Oggi per Alex è un giorno importante: ha deciso di dire a Elliot che gli vuole bene, ma non come agli altri, in un modo speciale. Cosa indossare per incontrarlo? Il vestito da principessa o le scarpette da calcio? Occhiali da aviatore o collana a fiori? Alex ha sempre le idee chiare su ciò che vuole essere: i giorni pari è maschio e i giorni dispari è femmina, dice. Ma oggi è diverso: è innamorato, per la prima volta, e sente che tutto questo non basta più. Oggi vorrebbe essere tutto insieme, come l’unicorno, l’ornitorinco, o i dinosauri. Fuori dalla stanza di Alex ci sono Susan e Rob, i suoi genitori. Lui non vuole farli entrare; ha paura che non capiscano, e probabilmente è vero, o almeno lo è stato, fino a questo momento. Nessuno ha spiegato a Susan e Rob come si fa con un bambino così speciale; hanno pensato che fosse un problema, hanno creduto di doverlo cambiare. Alex, Susan e Rob. Questo spettacolo è il racconto di un giorno nelle loro vite, un giorno che le cambierà tutte. Un giorno speciale in cui un bambino-bambina diventa il papà-mamma dei suoi genitori, e insegna loro a non avere paura. Quando Alex aprirà la porta, tutto sarà nuovo”.

La proposta di spettacolo ha trovato l’adesione di solo due scuole, e le classi coinvolte sarebbero quattro in tutto. Ma come è ovvio e naturale molti genitori e gruppi culturali e politici della zona si sono mobilitati per evitare che venga messo in scena quello che viene interpretato come uno spot a favore dell’ideologia gender.

I promotori della petizione a livello nazionale e chi si oppone a livello locale denuncia la volontà di destabilizzare delle menti sensibili: “Migliaia di bambini e adolescenti saranno condotti dalle scuole a uno spettacolo che ha l’intento dichiarato di mettere in crisi la loro identità sessuale, la loro stabilità psicoaffettiva”.

Molti genitori hanno protestato, spesso in questi termini: “Si tratta di un argomento estremamente delicato che , in quanto tale, è stato esplicitamente escluso con circolare ministeriale 1972 del 15/09/2015, dagli argomenti da trattare nelle scuole. Cito testualmente:”Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”. Invece, per stessa ammissione dei suoi autori ed interpreti, lo spettacolo tratta argomenti “gender”. Quello che ritengo maggiormente preoccupante in quest’opera è invece il ruolo negativo delle figure genitoriali: il padre e la madre di Alex non sono rappresentati come guide, ma come ostacoli allo sviluppo del protagonista. Essi infatti non sono visti come coloro che accompagnano lo sviluppo psicofisico del loro figlio, ma come dei censori, degli ostruzionisti, da cui egli si deve proteggere chiudendosi a chiave in camera, e che oltretutto continuano a vessarlo guardandolo attraverso il buco della serratura. Né dal punto vista etico, né morale un tale atteggiamento è giustificabile, e come è ovvio suscita repulsione. Inoltre ritengo estremamente diseducativo il fatto che il protagonista si isoli e risolva i suoi dubbi esistenziali escludendo i genitori”.

Fra l’altro, le associazioni genitori lamentano il fatto che l’adesione sia stata richiesta in tempi brevissimi, impedendo così alle persone di documentarsi e dare la loro approvazione – o una risposta negativa – in maniera ponderata.

E’ probabile che se lo spettacolo dovesse essere rappresentato, ci sarebbero manifestazioni pubbliche e proteste fuori della location prescelta. In zona sono già apparsi striscioni e manifesti che accusano lo spettacolo di essere un veicolo dell’ideologia gender verso gli alunni.



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IL MINISTRO FEDELI FA UN ALTRO SCIVOLONE NELLO SCAMBIO DI CORTESIE E RIVERENZE CON AVVENIRE. IL GENDER C’È O NON C’È?

Marco Tosatti

Ho letto con rispetto e interesse lo scambio di cortesie fra il Ministro della Pubblica Istruzione Fedeli e il direttore del quotidiano dei vescovi, Avvenire. Giornale a cui il neo-ministro deve essere grata anche perché ha elegantemente sorvolato su quello che è stato e continua ad essere il principale problema di questa nomina. Cioè il fatto che il ministro della Pubblica istruzione ha scritto sul suo CV di essere laureata (non vero) e poi l’ha fatto sparire.

Il neo ministro deve essere grata ad Avvenire anche perché la sua new entry nel governo è stata qualificata come “debutto”,”Il debutto” ha provocato non poche lettere dai lettori di Avvenire, a cui il direttore ha risposto come vedete QUI. Ma Avvenire, elegantemente, non ha fatto cenno al dettaglio, forse rilevante, trattandosi di un ministero molto specialistico, della totale lontananza in tutta la sua carriera politica e sindacale dal mondo della scuola e dell’istruzione. E non perché Valeria Fedeli non ha la laurea, e neanche il Diploma di Media Superiore. Avrebbe potuto benissimo aver fatto la maestra, o la bidella, e conoscerebbe quel mondo più di quanto non lo conosca adesso.

Ma allora, perché l’hanno fatta Ministro della Pubblica Istruzione? E’ questa la domanda a cui fino ad ora non c’è stata risposta.

Nella risposta però al direttore di Avvenire il neo-ministro entra di nuovo in contraddizione con se stessa. Vedete che cosa scrive: “…Non ho mai fatto riferimento a una supposta “teoria gender”, tanto meno a una “ideologia”, non solo perché il pensiero ideologico mi è strutturalmente estraneo, ma perché una simile ideologia, ammesso che esista, e non è mai stata d’ispirazione per l’operato mio, o del Parlamento o del governo. Vorrei che la parola gender uscisse dal nostro vocabolario in questa accezione minacciosa…”.

Bene. Ma allora perché nell’intervista che ha rilasciato a sua difesa, parlando di quelli del Family Day, afferma: “Loro mi detestano per essermi schierata contro, per aver difeso la teoria del gender, ed evidentemente non possono accettare che mi occupi di scuola”.

Insomma, si da della laureata e non lo è; definisce questa comprensibile bugia come “infortunio lessicale”; cerca di cancellarne le tracce dal web; e adesso prima dice che ce l’hanno con lei “per aver difeso la teoria gender” e poi nella lettera a Tarquinio sostiene che lei e la teoria gender non si conoscono, non sono mai stati presentati.

Secondo voi, in un Paese diverso, e senza tutte le complicità femministe, politiche e giornalistiche, sarebbe ancora Ministro della Pubblica Istruzione?



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L’ISTRUZIONE, FEDELI E IL FAMILY DAY. IL PD NON HA PIÙ PROFESSORI? IL GIALLO DELLA LAUREA. O È UNA VENDETTINA DI RENZI?

 

Marco Tosatti

Le ragioni che hanno condotto alla nomina di Valeria Fedeli a ministro della Pubblica Istruzione non sono qualche cosa di evidente, agli occhi del cittadino comune che sono. Ho scrutato la biografia di questa parlamentare del PD dalla rossa chioma, (sui social, cattivi, la chiamano Maga Magò!) ma anche lì poca luce. Sindacato a Milano, sindacato a Roma, sindacato tessile, e poi la promozione – immagino per ragioni sindacali e di partito – a parlamentare. In Commissione, si occupa di difesa. E’ fra le fondatrici di “Se non ora quando”, un movimento di rivendicazione femminile che ha avuto qualche notorietà negli anni passati. Di scuola e istruzione nel suo curriculum wikipedico non c’è traccia.

Ma la Fedeli di scuola si è occupata almeno una volta. E’ presentatrice e firmataria di un disegno di legge (2015) il cui Art. 1 recita: “Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere”, e in cui uno degli scopi principali è la “promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza”.

Se ne occupò a suo tempo “La Bussola Quotidiana”, rilanciando una newsletter dell’Osservatorio Van Thuan di Trieste.

La carenza di professionalità specifiche nel campo di cui è ministro, e questo approccio evidentemente ideologico sono sufficienti a destare l’attenzione, se non l’allarme di chi cerca di difendere le nuove generazioni dall’omologazione all’ideologia Gender, quella secondo cui il dato fisico non è determinante per definire non tanto il sesso (di cui non si parla) ma il genere.

Forse mancavano professori ed esperti di Istruzione e Università nelle file del PD, tanto che questo delicato ministero è stato affidato a una sindacalista del tessile.

O forse Renzi, tramite interposte persone si è preso una sua personale vendettina contro il popolo del Family Day, che al Circo Massimo disse: “ci ricorderemo”, e si ricordò al referendum, contribuendo all’ahimè inutile sberla al governo passato.

Comprensibile allora che Massimo Gandolfini, del Comitato Difendiamo i nostri figli, esprima preoccupazione: “La nomina di Valeria Fedeli, il cui orientamento culturale a favore dell’identità di genere ad ispirazione Gender è ben noto, non può che essere letto come l’ennesima offesa nei confronti del popolo del Family Day”. E continua: “Questa scelta ha chiaramente i toni della provocazione, se non della vendetta, verso le Famiglie del Comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum, bloccando una pericolosa deriva autoritaria nella quale erano già in programma disegni di legge contro la famiglia naturale e il diritto dei bimbi ad avere mamma e papà”.

“Non è nostra abitudine né dimenticare né restare quiescenti quando sono in pericolo i nostri figli, che potrebbero diventare oggetto di colonizzazioni ideologiche di Gender che offendono l’umano e rottamano la società. Terremo quindi alta l’attenzione sui prossimi passi concreti del nuovo Ministro, cui assicuriamo collaborazione per iniziative contro ogni forma di odiosa discriminazione, violenza o bullismo, restando tuttavia pronti a contrastare in ogni modo qualsiasi tentativo di trasformare i nostri figli in cavie di sperimentazioni ideologiche, come efficacemente affermato da Papa Francesco. Fin da ora lanciamo un forte appello al Presidente della Repubblica, affinché sia garante della Costituzione e vigili che il diritto dei genitori di educare i propri figli non venga violato attraverso atti amministrativi dettati da culture estranee alla storia delle famiglie italiane. Nessun programma educativo che riguardi i delicatissimi temi dell’affettività e della sessualità può essere imposto senza il consenso dei genitori. Viene da dire ‘famiglie italiane unitevi, siate vigili ed attente scuola per scuola, e difendete i vostri figli'”.

Ci si attenderebbe che questa singolare anomalia – nomina a Ministro dell’Istruzione di qualcuno così estraneo al settore – fosse rimarcata, almeno dal quotidiano dei Vescovi, Avvenire. Il fondo del direttore, però, come sottolinea Giuseppe Rusconi nella sua rubrica Rosso Porpora  si limita a queste parole: “Un debutto: Valeria Fedeli all’Istruzione”.

Tutto lì. O non se ne sono accorti, o…



Aggiungiamo una dichiarazione di Mario Adinolfi, del Partito delle Famiglie: “Valeria Fedeli mente sul proprio titolo di studio, niente male per un neoministro all’Istruzione. Dichiara di essere laureata in Scienze Sociali, in realtà ha solo ottenuto il diploma alla Scuola per Assistenti sociali Unsas di Milano. Negli Anni Settanta non esisteva alcun diploma di laurea in Scienza Sociali. Complimenti ministro, bel passo d’inizio. Complimenti Paolo Gentiloni: a dirigere scuola e università in Italia mettiamo non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per ‘laurea in Scienze Sociali’ un semplice diploma della scuola per assistenti sociali”.



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IN DIFESA DEL VESCOVO DI SULMONA. E DELLA LIBERTÀ DI PAROLA, OPINIONE ED ESPRESSIONE DI TUTTI.

Marco Tosatti

Raccogliamo e rilanciamo la denuncia di Osservatorio Gender perché ancora una volta quella che è vissuta da alcuni, compresa la maggioranza dei mass media, coma una campagna per i diritti di alcuni, corre il rischio di trasformarsi in una reale limitazione del diritto primordiale di tutti, cioè quello di parola e di opinione.

E’ il caso del vescovo di Sulmona-Valva, mons. Angelo Spina, che ha concesso un’intervista a “La Fede Quotidiana”, in cui faceva sue con altre parole le opinioni espresse dal Pontefice sulla cultura gender.

Ecco le sue parole:

“Direi che i problemi sono due e interagiscono. Politica e clima culturale ostile remano contro la famiglia naturale fatta da uomo e donna. Partiamo dalla politica. Penso che non le attribuisca la cura che merita. In quanto al clima culturale è negativo e spesso addirittura ostile”.

E poi ha parlato del clima culturale e di stampa odierno: “Oggi il mondo è impregnato da una ideologia che spaccia per diritti quelli che in realtà sono arbitrio. La stessa politica in Italia ne ha dato prova correndo per approvare la legge sulle unioni civili che certamente non erano la priorità, ma sono figlie di potenti e ricche lobby. Io non discuto i diritti individuali, ma non è possibile accostare come è stato fatto, la famiglia naturale composta da uomo e donna aperti alla vita con altri tipi di unione. Spiacevolmente anche la stampa e i media spesso danno una pessima informazione, orientata a far credere che tutto sia lecito e permesso nel nome di una falsa libertà”.

Per queste opinioni il vescovo è stato attaccato dalla parlamentare PD Monica Cirinnà che sulla sua pagina di FB ha commentato: “Giorni fa ho fatto due assemblee nella sua diocesi, sale gremite da chi vuole il rispetto dell’art. 3 Cost., è uguaglianza non libero arbitrio”.

Umilmente ci permettiamo di sottolineare che “arbitrio” ha una valenza ben diversa da “libero arbitrio”. Forse qualche monsignore dei piani alti della Cei potrebbe spiegarlo all’on. Cirinnà, visti i rapporti cordiali con essa intrattenuti.

Nota l’articolista di Osservatorio Gender, con una certa ironia: “L’onorevole Cirinnà, che si vanta di aver riempito due sale in Molise per fare propaganda riguardo la legge da lei voluta sulle “unioni civili”, farebbe bene a sapere e a raccontare anche che l’intera provincia di Campobasso detiene il primato nazionale di non aver chiesto nemmeno una unione da quando la legge è entrata in vigore”.

Mons. Spina è molto amato, in zona, e i fedeli della concattedrale di San Bartolomeo a Bojano hanno deciso di difenderlo sui social, lanciando questo messaggio: “Il Vescovo di Sulmona-Valva, mons. Angelo Spina sta subendo, in queste ore, un feroce attacco mediatico ad opera di UAAR, truppe cammellate LGBT e Cirinná solo per aver ribadito il valore della famiglia naturale e tradizionale! Sosteniamolo!”.

E, aggiungiamo noi, non perché è vescovo o simpatico, ma indipendentemente da quello che ha detto per difendere la libertà di parola e di opinione. Che la dittatura del pensiero unico sta pericolosamente restringendo nel mondo occidentale. E anche da noi.



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NUOVI CARDINALI. USA, BELGIO: SCELTE A SENSO UNICO. IL GOVERNO OMBRA DEL PAPA

Marco Tosatti

 

Se qualcuno nutriva qualche dubbio sullo sbilanciamento ideologico – e “politico” di questo regno pontificale le ultime nomine cardinalizie l’hanno certamente dissipato.

Ma non hanno dissipato invece una domanda che solo qualche giorno fa ci ponevano: perché certe dichiarazioni molto forti del papa non trovano poi riscontro nella scelta degli uomini?

In Georgia ha parlato di una guerra mondiale contro il matrimonio portata avanti dall’ideologia “Gender”. Parole fortissime, confermate, con qualche tocco più soffice verso le persone, a voler dire che il papa non ce l’ha né con gli omosessuali né con i trasgender, il giorno dopo, nella conferenza stampa in aereo.

Uno dei luoghi in cui questa guerra mondiale è più violenta sono gli Stati Uniti, dove l’amministrazione Obama (e quella possibile di Hillary Clinton) esplicitamente vogliono ridurre il campo di azione delle religioni.

Bene, pensi: fra i nuovi cardinali potrebbero esserci allora, arcivescovi di città importanti come Los Angeles e Filadelfia, noti per la chiarezza delle loro posizioni. Invece no: le nuove berrette vanno a Cupich, di Chicago, e Tobin, di Indianapolis. Entrambi in lista progressista. Di sicuro non noti per l’impegno nella battaglia per vita, famiglia e contro l’indottrinamento ideologico gender. E infatti quello che secondo alcuni è uno degli spin doctor del Pontefice, il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro sj, in un tweet commentava: “I nuovi cardinali uno spostamento via dalle guerre culturali degli USA”. (Vedi foto)

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Ma come? Non c’era una guerra mondiale contro la famiglia? C’è un incendio, e mandiamo ad affrontare le fiamme persone che soffrono di fobia per l’acqua? Un discorso assolutamente analogo può essere fatto per il nuovo cardinale di Bruxelles, De Kesel. Il suo predecessore è stato aggredito fisicamente, per la sua posizione contro il Gender, ma niente berretta. Anzi via di corsa allo scadere esatto del mandato.

De Kesel, che finora è noto soprattutto per aver distrutto una comunità sacerdotale fiorente di vocazioni e amata dalla gente, invece diventa subito cardinale.

Non so che risposte dare a un comportamento che può apparire doppio, o schizofrenico. Probabilmente ci sono ragioni profonde che nella mia semplicità mi sfuggono.

Sono comunque scelte che rientrano nell’ambito personalissimo di una gestione che più personale di così sarebbe difficile immaginare. C’è chi parla in Vaticano e fuori, della realtà di un “governo ombra”, in cui giocherebbe un ruolo di “hub” il super uomo di fiducia del Pontefice in Vaticano, il prefetto per il Clero, Beniamino Stella, ex diplomatico. Il “Consiglio” segreto sarebbe composto poi da cardinali vecchi amici del papa, come Kasper, Danneels (grande protettore di De Kesel), Murphy O’Connor, Mahony, che darebbe il suo consiglio per gli Stati Uniti. Sia Danneels che Mahony e anche Murphy O’Connor hanno avuto problemi più o meno grandi con la gestione di casi di abusi. E poi ci sarebbero le “new entry”: il segretario del Sinodo, il card. Baldisseri, e l’arcivescovo di Vienna, Schönborn. Sono tutti loro, più che i trascurati titolari di uffici in Curia, ad avere la chiave per le orecchie e il cuore del Pontefice regnante.

 

VESCOVO TEDESCO SUL GENDER: “LA CHIESA CAPISCA CHE C’È PIÙ DI UOMO E DONNA”.

Marco Tosatti

 

Come faremmo senza i vescovi tedeschi? Solo qualche giorno fa ci occupavamo della recente traduzione tedesca della Bibbia, e della Madonna. Oggi invece abbiamo visto, grazie a Maike Hickson e a onepeterfive, che un altro vescovo, l’ausiliare di Essen, Ludger Schepers, ha lanciato l’idea, forse non del tutto conforme a ciò che pensano la Chiesa, e il papa, che “esiste più che un uomo e una donna”. La tesi è stata avanzata a Stoccarda, durante una conferenza, secondo quanto riporta katholisch.de. La conferenza, svoltasi il 5-6 ottobre, era intitolata: “Il Gender è un’ideologia?”, e fra i relatori era presente il dott. Stephan Goertz, fiero sostenitore delle unioni omosessuali.

Schepers parlava di “Problema Gender: e ora? Prospettive di Chiesa per il futuro”. Nel suo discorso ha rivelato che all’interno della Conferenza episcopale tedesca c’è un conflitto profondo rispetto alla brochure sul Gender pubblicata da una commissione vescovile, che a molti è parso troppo filo-gender. Schepers, che è un membro della commissione che ha redatto il testo, ha ammesso che “C’è stato uno scontro duro”. Molti vescovi hanno affermato “che la brochure non rappresenta le opinioni dei vescovi tedeschi”.

Secondo Schepers nel dibattito sul Gender c’è troppa paura, “e la paura è sempre una cattiva consigliera” (Il che è opinabile, N.D.R.). E ha chiesto che “La Chiesa capisca che c’è più di un uomo e di una donna”.

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E’ certamente una dichiarazione singolare, venendo da un vescovo cattolico, nel momento in cui il Papa ha parlato in maniera chiara e severa contro l’ideologia del Gender, in due diverse occasioni, nel viaggio in Georgia. Per non parlare delle prese di posizione esplicite di personalità di Chiesa quali il Prefetto della Fede, Müller, e il card. Carlo Caffarra. Ma d’altronde sul sito della Conferenza episcopale tedesca appaiono idee quali il cardinalato alle donne, l’istituzione dell’omosessualità come diritto umano, la necessità di donne diacono e di preti sposati.

 



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. I blog de La Stampa nella riorganizzazione del sito web scompariranno a breve. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

IL PAPA TUONA CONTRO IL GENDER. HO UNA DOMANDA – PER ORA – SENZA RISPOSTA.

Marco Tosatti

 

Il Pontefice oggi ha detto cose importanti. Riprendiamo dall’ANSA: “C’è ‘un grande nemico oggi del matrimonio: la teoria del gender’, ha detto Papa Francesco nel suo discorso durante l’incontro con il clero a Tbilisi. ‘Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio – ha affermato rispondendo a una delle testimonianze, quella di una madre di famiglia -. Ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee: ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono. Pertanto difendersi dalle colonizzazioni ideologiche’. ‘Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato. La Bibbia ci dice che Dio ha creato uomo e donna e li ha creati a sua immagine: cioè l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio’, ha detto ancora il Papa”. Lasciando intendere chiaramente che solo fra uomo e donna si può avere matrimonio.

Molto chiaro, no? Però nella mia povertà ho una domanda. Se è convinto, come certamente è convinto, di tutto questo, perché picchia in testa a vescovi, cardinali e laici che si battono proprio contro i mali che ha denunciato oggi, e predilige e sceglie quelli che certe questioni e battaglie preferiscono schivarle?

Non ho una risposta. E mi dispiace.

Questo, per chi è interessato, il collegamento alle parole del Papa.



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