MELANCONIE DI SUPER EX. UN BEL 2017, CON IL PAPA CHE CELEBRA PIÙ LUTERO DELLA MADONNA DI FATIMA. VEDIAMO NEL 2018 CHE SI INVENTA…

Marco Tosatti

SuperEx, ve lo ricordate: quello ex di Avvenire, ex dei movimenti per la vita e così via? Ci ha scritto per fare gli Auguri di Buone feste, a noi e alla Chiesa cattolica. E guardandosi indietro, ai dodici mesi che si stanno per compiere gli sono venute come delle melanconie. Perché, come scriveva quello lì, non ci sono parole più di tristi di “avrebbe potuto essere”. E invece sappiamo come vanno le cose nel regno di Re Francesco, Sovrano pontificio…

Caro Tosatti,

l’anno volge al termine e viene spontaneo chiedersi cosa un papa cattolico avrebbe potuto rammentare, al suo popolo, nel 2017.

La prima risposta che viene alla mente è: la Madonna di Fatima.

Per la verità Bergoglio ha dedicato alcune giornate a questa apparizione. Ma per archiviarla definitivamente. Detto, fatto. Oppure: “passata la festa, gabbato lo santo”.

Eh sì, perché in fretta e furia è stata accuratamente occultata tutta la carica tragica presente in quelle apparizioni: l’Inferno mostrato ai pastorelli, la profezia di un’ ulteriore guerra mondiale in caso di mancata conversione dell’umanità… E poi si è spiegato che Fatima, oggi, non ha più nulla da dire!

Certamente la Madonna apparsa cento anni fa in Portogallo non è per nulla bergogliana: parlava di conversione e castigo, e andava sistemata. Un po’ come sono stati ben ben sistemati i Francescani dell’Immacolata, a Lei devotissimi.

Nel viaggio di ritorno da Fatima, Bergoglio ha ritenuto opportuno di dare qualche picconata anche alle apparizioni di Medjugorje, che forse meritavano qualcosa di più di alcune battute dure e confuse, in piedi, sull’aereo traballante. Almeno per rispetto verso milioni di persone che ci credono, e che hanno diritto, se smentita andasse davvero data, ad una maggiore serietà e delicatezza!

Occorre rassegnarsi: la Madonna, nel 2017, non è stata al centro dei pensieri di Bergoglio. Forse anche perché quella ragazzina che portò nel suo grembo il Creatore, è un ostacolo serissimo al dialogo con i protestanti, cui vanno benone le donne pastore, le prediche femministe, ma non altrettanto che la Madre di Dio, una semplice donna, sia venerata dai cattolici.

Archiviare Fatima ha significato anche dimenticare un importantissimo centenario: quello della rivoluzione comunista in Russia. Del resto Fatima e la rivoluzione del 1917 sono strettamente collegati: fu proprio a Fatima che la Madonna previde le sventure del comunismo e che parlò di quel paese allora piuttosto marginale che era la Russia, e degli errori ed orrori che avrebbe sparso nel mondo, diffondendo la nefasta ideologia con l’ “oro di Mosca” (altro che le fakenews, quello era oro vero!).

Ma parlare male del comunismo – vista la simpatia di Bergoglio per il regime di Castro, il super dialogo con il governo comunista cinese, la stima per Evo Morales e per il suo Cristo crocifisso ad una falce e martello – non è parso opportuno. Neppure per aprire una finestra con gli ortodossi, che da quella rivoluzione ebbero a soffrire terribilmente, e che con i cattolici hanno molto più in comune dei luterani. Kasper e Marx non avrebbero compreso.

E allora mettiamo da parte la Madonnina e dimentichiamo il comunismo. Scalfari, Bonino e l’altro pupillo, Andrea Orlando, avranno sicuramente annuito, e questo ha la sua importanza, per il Vaticano di oggi. Serve quantomeno a far sì che per qualche tempo cali il sipario sullo Ior, dove succedono oggi cose inenarrabili, che solo 5 anni fa avrebbero fornito alla sinistra anticlericale materiale per denunce e narrazioni giornaliere.

Sussurra un amico che se Bergoglio non ha ricordato gli orrori del comunismo sovietico, è tutto sommato una fortuna. Perché nel farlo avrebbe potuto seguire uno schema ormai consolidato: quello per cui, quando è costretto a parlare della violenza islamica, fa scattare immediatamente il contrappeso: “anche i cattolici hanno i loro fanatici e i loro terroristi”. Immagina, mi dice, se avessimo dovuto sentirci dire che “anche i cattolici hanno fatto i loro gulag”!

I tempi sono questi: non solo la teologia ed il catechismo sono messi tutti i giorni a dura prova; ma, tra un colpetto alla grammatica ed una stoccata alla logica, si insinuano di continuo analisi storiche da brivido!

Se il 2017 non è stato dedicato nè alla Madonna di Fatima, nè all’anniversario della rivoluzione bolscevica, nè al dialogo con gli ortodossi, ciò non significa che non vi sia stato un qualche aggancio con la storia passata: per oltre un anno Bergoglio e i suoi uomini più intimi, come Galantino (il suo Nunzio), hanno commemorato e celebrato Martin Lutero. L’eretico e il divisore della cristianità e dell’Europa per eccellenza. L’amico dei sovrani e dei potenti; il creatore di chiese nazionali e nazionaliste, di Stato!

Bergoglio ha voluto iniziare le celebrazioni e gli osanna già nel 2016, andando in pellegrinaggio in Svezia.

Perché proprio la Svezia? Se c’è un paese secolarizzato, in cui fede e famiglia sono in crisi è proprio quello! I dati danno il 2 % di praticanti, per questa chiesa luterana all’avanguardia, che ha le donne prete ed è stata la prima al mondo a riconoscere i “matrimoni” omosessuali.

Eppure Bergoglio ha scelto proprio la Svezia. Il noto sociologo delle religioni Rodney Stark, nel suo ultimo volume, Il trionfo della fede, ci dà su questo paese alcune notizie. Rammenta anzitutto che la chiesa luterana è stata chiesa di stato sino al 2006 e che da tempo versa in agonia. Ad andare forte, in Svezia, non sono i luterani, ma i culti New Age e orientali: il 20% crede nella reincarnazione e si interessa all’oroscopo; la metà crede nella telepatia; uno su cinque confida nel potere degli amuleti; due su cinque credono ai fantasmi; abbonda tra i giovani l’interesse per gli Ufo… Dovunque insomma, scrive Stark, una “religione privata e invisibile”, un fai da te in piena coerenza con il “libero esame ” e l’individualismo protestante. Di discernimento in discernimento, a Roma si vuole che ognuno si faccia il suo Credo e la sua morale, come in Svezia?

E nel 2018?

Essendo il cinquantesimo del 1968, probabilmente assisteremo al trionfo di John Lennon ed Imagine diventerà l’inno del Vaticano. La parola “pace” potrebbe fornire innumerevoli spunti, ad innumerevoli prediche. Così dopo l’anno della misericordia; il quinquennio dei migranti e dell’ambiente, avremmo l’anno “peace and love” (Amoris laetitia fornirà alcuni spunti all’uopo).

Sembra inoltre che l’anniversario sarà celebrato smontando pezzo per pezzo, come già si è iniziato a fare, Humanae vitae: l’enciclica con cui Paolo VI, proprio nel 1968, disse il suo no alla rivoluzione antropologica ed etica del suo tempo.





MONS. GALANTINO DISQUISISCE DI BIOETICA. PEZZO GROSSO COMMENTA. POI PONE ALCUNE QUESTIONI UN PO’ IMBARAZZANTI…

MarcoTosatti

Mons. Galantino parla di bioetica alla Bocconi. Il collega Domenico Agasso lo intervista. E Pezzo Grosso, che di questi temi se ne intende, fa a fette il segretario generale dell’Ufficio Affari Anche Religiosi del PD (già Cei). Impietosamente. E contrappone al filosofeggiare del prelato (meno male che Bassetti c’è, e parla chiaro di DAT, alimentazione e idratazione ai malati, se no…) argomenti, citazioni, e domande; queste ultime poco misericordiose, e imbarazzanti.

“Mi scusi dottor Tosatti, le rubo pochissimo spazio, quanto merita l’intervista del nostro dotto mons. Galantino (intervista qui sotto riportata …..). L’ analisi del confronto tra bioetica cattolica e bioetica laica, fatta alla conferenza alla Bocconi, “profuma” del pensiero del grandissimo prof. Francesco D’Agostino, presidente emerito dei cosiddetti giuristi cattolici, grande sostenitore delle tesi espresse. Il fatto è che mons. Galantino forse non è stato informato che la bioetica è finita, morta e sepolta, ed è stata sostituita dal biodiritto, inventato, stabilito e decretato dall’ONU, o meglio, dalla Organizzazione mondiale della Sanità che lo imporrà ad ogni governo, contro le etiche superstiziose delle religioni, soprattutto di quella cattolica. Il punto chiave è che è finita la concezione di etica. Sarà la scienza medica a fare l’etica, la morale, poiché l’etica biologica diventa funzione delle scoperte scientifiche (che influenzano le tendenze socioculturali). I nuovi parametri della salute si fondano da qualche tempo sulla qualità della vita verso la vita stessa, con l’intento di migliorare geneticamente l’umanità. Ciò perché la salute non è più assenza di malattie o infermità, bensì è uno stato di benessere psicofisico, mentale e sociale. Invece di farsi illuminare da D’Agostino, mons. Galantino potrebbe leggersi le dichiarazioni di due Direttori Generali dell’OMS che qui riassumo a memoria. (Bruntland nel 1989 sulla salute selettiva: Salute per tutti, ma non per tutto. – Nakajima nel 1991: Le differenze biologiche e genetiche condizionano la salute, dobbiamo perciò essere selettivi per essere sani e produttivi. Mai più etica cattolica). Poi magari leggersi anche il discorso di Obama all’ ONU nel 2000: aborto, eutanasia….senza obiezione di coscienza. E se ha tempo anche il Progetto Fletcher: “Sesso senza concepimento“ con anticoncezionali. “Concepimento senza sesso” con fecondazione in vitro e clonazione. Ma la domanda che vorrei porre a mons. Galantino è: perché i valori non negoziabili sono scomparsi nell’ospedale da campo da lui evocato? Sarà forse perché l’autorità morale ha deciso di non contrastare più le volontà dell’ONU e satelliti? Ciò grazie al “patto di riconciliazione” con il mondo dove la fede non deve influenzare più le leggi dello stato in materia di vita, non intervenendo più nella edificazione della società? O magari anche grazie all’accettazione della “realtà” che spiega che la bioetica, come il dogma, evolve? E pertanto si deve rifiutare di giudicare e valutare, limitandosi a dare al massimo indicazioni alla coscienza? Siamo consapevoli che queste soluzioni “misericordiose” non insegnano a ostacolare il processo di disumanizzazione? Di chi è questa responsabilità?“.

 

DOMENICO AGASSO JR

MILANO

È un’esigenza «imprescindibile del nostro tempo, quella di dar vita a un’attenta analisi e a un confronto sui temi etici e bioetici, poiché la rapidità dello sviluppo tecnologico muta rapidamente gli stili di vita e modifica anche il modo in cui l’uomo concepisce se stesso e il proprio futuro, il rapporto con gli altri e con l’ambiente». Parola di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei).

Vatican Insider ha intervistato il Vescovo emerito di Cassano all’Jonio a margine di una conferenza all’Università Bocconi su «Bioetica cattolica e bioetica laica: fra storia ed attualità», organizzata da Res ethica, associazione di studenti dell’Ateneo milanese. Nell’incontro il Presule aveva dialogato con il filosofo Giovanni Fornero.

Eccellenza, di che cosa hanno bisogno oggi etica e bioetica?

«Come Aristotele, parliamo della felicità quale fine del cammino dell’uomo, ma lo facciamo in un contesto che così spesso assimila la felicità al divertimento, da non vederne più i contorni. Siamo così lontani dalla identificazione aristotelica tra etica e politica, che spesso ricadiamo in qualche forma più o meno celata di individualismo. Abbiamo così radicata l’idea che l’agire corretto sia conformità a una norma, che il ricorso al tema delle virtù, ben più radicate nell’uomo – in quanto suoi abiti interni – di quanto possano esserlo le leggi, rimane parziale e secondario. Abbiamo tanta gente osservante ma infelice, ligia ma non necessariamente virtuosa.

Anche la bioetica risente di queste incertezze e, come l’etica, manca di un terreno comune per un confronto costruttivo. È l’antropologia il fattore dirimente, poiché è a partire dalla visione sui costitutivi dell’essere umano che si assume, che la cultura e la società prendono una forma o un’altra».

Quali sono le ricadute sulle questioni bioetiche della presenza sempre più determinante della tecnologia?

«Il tema della vita rischia sconfitte. Il corpo, se è avvertito come oggetto esterno alla persona, diviene disponibile, in sé e negli altri, e si fa largo l’aspettativa, o ancor più la pretesa, che qualunque problema, perfino quelli collegati con il limite della propria esistenza, trovino una soluzione nel progredire della scienza o nell’illusione di una possibile “vita fisica senza fine”. Viene qui banalizzata o svuotata di senso l’esperienza della morte, con forti ricadute sul senso stesso della vita».

Qual è lo «stato di salute» e qual è il ruolo delle relazioni umane?

«Lo sforzo di riconoscere il valore del corpo e la sua centralità, in una concezione unitaria della persona, significa assicurare anche una concezione relazionale, aperta e solidale della persona umana. La corporeità, infatti, quale elemento che dà forma e caratterizza tutta l’esperienza umana, dice relazione, contatto con il mondo circostante e dialogo con esso. Il corpo lo si riceve dalla relazione originaria con i genitori, ed è attraverso di esso, nella scoperta di un “tu” con cui si relaziona, che il soggetto scopre di esistere come “io”. È la prospettiva fatta propria dal Personalismo comunitario che, con Emmanuel Mounier e non solo, assume come tratto essenziale dell’essere uomo, e quindi come esperienza originaria, l’esperienza più semplice e più comune ad ogni uomo: quella del rapporto con gli altri uomini e del contatto con le cose che lo circondano. È la prospettiva fatta propria anche da Martin Buber, per il quale alla domanda su chi è l’uomo non si può rispondere se non ricorrendo alla intersoggettività. Questa rimane una delle intuizioni fondamentali del pensatore ebreo e della sua filosofia dialogica, o meglio della sua “ontologia del tramite”. Vera ed unica alternativa all’individualismo e al collettivismo, per Buber, l’intersoggettività trova la sua esplicitazione proprio attraverso la relazione».

Che cosa sono per lei l’eutanasia e il suicidio assistito?

«Un’antropologia che consideri con più serietà il limite come elemento che struttura l’esistenza stessa dell’essere umano, in ogni suo aspetto, pone le basi per un diverso rapporto tra l’uomo e la tecnologia, l’uomo e la vita, l’uomo e la malattia. È muovendo da questa consapevolezza che Papa Francesco ha definito la Chiesa come “ospedale da campo”, impegnata anzitutto a curare le ferite di un’umanità imperfetta, per la quale però il limite può divenire occasione di incontro e di misericordia, e quindi si fa porta per l’umano.

Al contrario, tante concezioni bioetiche odierne, ignorando il carattere costitutivo e fontale della relazionalità, oltre a quello della fragilità, sviliscono il valore dell’esistenza personale, osservata con le due lenti, che formano uno stesso occhiale, dell’individualismo e del rifiuto del limite, che rende assurda la sofferenza. Nasce da qui, a mio parere, la via dell’eutanasia o del suicidio assistito. Faccio fatica a ritenerli segno di civiltà evoluta, come con eccessiva sicurezza si sente dire. Questa via rappresenta una risposta sociale, a mio parere, troppo superficiale e sbrigativa ai reali bisogni di chi soffre a causa di gravi malattie o infermità. La sua pratica suggerisce un messaggio falso e deleterio: esistono vite che, per le loro condizioni contingenti, non sono (o non sono più) degne di essere vissute. E la società preferisce liberarsene (anche in termini economici), anziché farsene carico. Una simile logica avrebbe come effetto finale quello di creare nella comunità umana una “sacca di scarto” virtuale, l’insieme di coloro la cui vita sarebbe ritenuta “non degna” e, di conseguenza, non meritevole di essere sostenuta dalla comunità».

E l’aborto?

«La nostra società prevede vite di scarto anche ogni qual volta considera l’aborto una conquista di civiltà e un diritto civile. I 6 milioni di aborti legali – più quelli nascosti – praticati negli ultimi 40 anni si traducono in altrettante persone che non sono tra noi».

Che cosa accomuna queste pratiche?

«Ciò che viene a mancare è la relazione: il soggetto non è più visto e non si percepisce come parte di una famiglia, come soggetto importante per altri ai quali verrebbe a mancare, ma solo come soggetto autonomo, nel caso dell’eutanasia, o come oggetto da eliminare, senza conseguenze sugli altri, nel caso dell’aborto.

Il contesto nel quale è maturato è abbastanza articolato, ma mi sembra negativamente emblematica la teoria di H.T. Engelhardt, che porta all’estremo la concezione utilitaristica e quindi individualistica del soggetto, arrivando ad affermare che: “I feti, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in coma senza speranza costituiscono esempi di non-persone umane”. Ciò che le riduce al rango di non-persone umane è l’assenza di coscienza di sé come essere-in-relazione. Ammettere l’esistenza di un dualismo tra persona e natura umana significa che quando le polarità di questo dualismo non sono attivamente compresenti, “gli esseri umani non sono persone”. Dentro alla categoria di non persone, secondo questa teoria dagli effetti incalcolabili sulla società – sebbene i suoi fautori la ritenessero solo un terreno di studio teoretico e non direttamente applicabile – potrebbero di volta in volta rientrare categorie diverse di persone, a seconda dei parametri scelti per delimitare l’essere persona o meno, spalancando di fatto le porte alla discriminazione, nonché alla paura di rientrare, presto o tardi, nella categoria di “non-persona”».

Dunque qual è la via da percorrere?

«Un’antropologia relazionale e solidale, fondata sulla consapevolezza del limite e sul bisogno di attenzione e cura che ogni persona porta in sé. È questa visione dell’uomo che Papa Francesco porta avanti dal giorno della sua elezione, e che ha descritto nelle due fondamentali Esortazioni “Evangelii gaudium” e, soprattutto, “Amoris laetitia”. Soprattutto quest’ultimo testo richiederebbe un approfondimento, che chiarisca le sostanziali novità che produce nell’etica e gli effetti di una visione dell’uomo improntata alla misericordia e alla condivisione».



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RVC E LE INTERVISTE DI GALANTINO: SI PREOCCUPA DI PARTITI E IUS SOLI E NON DELLA CHIESA, DOVE NON VA PIÙ A MESSA NESSUNO…

Marco Tosatti

Carissimi, questa volta Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e non) è assolutamente al vetriolo. E ne ha ben donde…Fra le intimazioni del Pontefice regnante sull’uso dei cellulari alla guida, e le interviste del segretario dell’Ufficio Affari Anche Religiosi del PD (UAAR, già CEI) mons. Galantino restare calmi e compassati non è cosa semplice. Ma eccovi RVC al suo meglio:

“Scusi se la importuno ancora e in breve tempo, caro Tosatti, ma nonostante il recente lamento di papa Francesco sul “crollo dei fedeli a Messa negli ultimi quattro anni”, avvenuto nonostante l’apertura di Amoris Laetitia, il non voler giudicare, la propaganda mediatica alla nuova chiesa (di Karl Rahner, come l’ha definita il filosofo Stefano Fontana), in Chiesa ci si va solo se ci sono opere d’arte da vedere, come fosse ormai solo un museo. L’8per mille alla Cei diminuisce, ma non per l’impoverimento degli italiani. Il numero di dissidenti (disprezzati) cresce esponenzialmente e le “correzioni” si moltiplicano in varie forme. Persino il mondo più laico o laicista comincia a preoccuparsi che si stia confondendo il male con il bene. Ciononostante, da una parte, il papa rimprovera che guida l’auto parlando al telefono (secondo le istruzioni dell’ONU date per commemorare la giornata delle vittime della strada) facendo basire mezzo mondo, e passi.

Ma Galantino invece che fa per sopperire al crollo dei fedeli a messa? Se la piglia con i partiti politici, vuoi vedere che teme che l’8per mille glielo tolgano del tutto? Il nostro Galantino (si veda Corriere della Sera, mercoledì 22 novembre, pag 9) in una delle solite sue interviste, illuminanti e ponderate, fondamentali per la vita della Chiesa (Chiesa che ormai più che soffrire, è in rianimazione), dichiara a Cartabianca “A giudicare dal grande astensionismo delle recenti elezioni, ultime quelle di Ostia, mi sembra che (i partiti) non vengano più considerati punti di riferimento, e non mi fa piacere”; poi ancora: “Si fatica a trovare partiti che siano portatori di idee e progetti che riescano a tenere in piedi la voglia di andare avanti; e parlando dello ius soli: “I nostri giovani sono increduli rispetto alle motivazioni date per rimandarlo” (ma chi sono questi ‘nostri giovani’ ?). Ma l’astensionismo alla Santa Messa non preoccupa il Segretario della Cei? Io direi, parafrasandolo (se fosse possibile riuscirci, io non sono Crozza ), che <a giudicare dal grande astensionismo alla messa, mi pare che Galantino & Co. non sia più considerato punto di riferimento> e continuerei dicendo (sempre parafrasandolo): <Si fatica a trovare nella chiesa di Galantino idee e progetti che tengano in piedi la voglia di frequentarla>. Non commento ulteriormente, caro Tosatti, vado a pregare che Papa Francesco possa rifare il sogno di San Giovanni Bosco ( 862), quello delle due colonne in mezzo al mare (chi non lo conosce è pregato di andare a cercarlo su internet e divulgarlo, al più presto e a più persone possibili )”.



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BESTIARIO CLERICALE. PADRE SAMIR VIA DA ROMA – MŪLLER, PERCHÉ? – ROSARIO SCOMODO A BRUXELLES – UN MONACO E L’AMORE – SUPERPOPE – VESCOVI CLIMATICI E POLITICI – IL PAPA ABBRACCIA.

Marco Tosatti

Ecco un’altra puntata di Bestiario clericale. Tante cose sono accadute nei giorni scorsi, e allora abbiamo scelto di offrire un bouquet di notizie e opinioni. Quello che le nostre forze permettono. Buona lettura.

Il Rosario di Bruxelles

Non possiamo non incominciare le dolenti note del Bestiario clericale di questi ultimi giorni senza fare menzione del gruppo di coraggiosi ragazzi che sono andati a recitare il rosario nella cattedrale di Bruxelles, mentre il card. De Kesel, il pupillo di quella immagine di Chiesa che è il card. Danneels, amico e consigliere del Pontefice, festeggiava con i protestanti il 500 anniversario dell’inizio della Riforma. E cioè di una delle ferite più gravi e sanguinose mai sofferta dalla Chiesa. Il Rosario, come ben sappiamo, dà fastidio (e sappiamo anche a chi…) e di conseguenza è stata chiamata la forza pubblica per portare via di peso i miti contestatori. Se non l’avete ancora visto, ecco qui il video.

 L’esilio di Padre Samiri Khalil Samir

Due gesuiti. Uno che probabilmente è uno dei massimi esperti cristiani di islam, l’altro che è il papa. Quando il secondo ha affermato che sia il Corano che il Vangelo hanno insita un’idea di conquista, il primo l’ha corretto: “No. E’ una interpretazione inesatta. La differenza è questa, tradotta in sintesi: il Vangelo propone, l’ islam impone con la forza, e non è da poco”. E ha aggiunto “Disinformare non è cristiano. Certe affermazioni arrivano da chi evidentemente non ha compreso il Vangelo o non conosce tutto il Corano o non si avvale di buoni consiglieri. Per abbordare questi temi bisogna avere serietà e competenza specifica. Non basta una intervista”.

Guarda caso, il Pontificio Istituto Orientale a Roma gli ha fatto sapere che non c’è più bisogno di lui. Padre Samir Khalil Samir è tornato al Cairo, in pianta stabile. Fra pochi mesi compirà ottanta anni, essendo nato nel gennaio del 1938. Ha un curriculum impressionante: ha dato vita a Beirut all’istituto di ricerche chiamato CEDRAC (Centre de Documentation e de Recherches Arabes Chrétiennes), che raccoglie l’eredità letteraria arabo-cristiano nel Vicino Oriente. Ha insegnato nel Centre Sèvres (Facoltà gesuita di teologia e Filosofia) di Parigi, e nel Maqasid Institute di Beirut. Ha insegnato per 12 anni al PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, Roma), per 5 anni all’Istituto Ecumenico di Bari, per 3 anni all’Università Cattolica di Milano e per tre anni all’Università di Torino, oltre che in varie università d’Italia per brevi periodi. Fino a qualche mese fa era anche professore nel Pontificio Istituto Orientale di Roma. Ma quando ha proposto un programma di corsi per il nuovo anno accademico gli è stato risposto che c’era già qualcun altro che l’avrebbe fatto al suo posto. Allora ha capito che non c’era più bisogno di lui, per qualche motivo, e ha deciso di dedicarsi a dei progetti che maturavano da tempo, e che erano sempre stati rimandati perché c’erano impegni più urgenti.

Forse la sua chiarezza, in tema di islam, e dialogo dava fastidio a qualcuno, nella Chiesa di oggi? Può anche darsi; non dimentichiamo che il Pontificio Istituto Orientale è retto dai gesuiti, e che il nuovo corso, nei gesuiti e nella Chiesa, non tollera nessuna posizione diversa da quella dominante e ufficiale.

Un primo grande impegno di padre Samir, in questa nuova tappa della sua vita, è quella di raccogliere e riordinare i frutti di decenni e decenni di lavoro: sessantaquattro libri e oltre duemila articoli, scritti spesso in diverse lingue. Quindi è necessario ritrovarli, verificarli, e chiarire come sia possibile raccogliere tutta questa mole grandissima di materiale sulla cristianità del Vicino Oriente in una serie di volumi ordinati. Oltre che tradurre gli articoli, magari scritti in inglese, francese e arabo. L’idea di padre Samir, originariamente, era quella di sistemarsi a Beirut, dove ha sede, nell’Università San Giuseppe, la sua creatura, il Cedrac, il Centro di Documentazione e Ricerca Arabo Cristiano, un’istituzione ricca di oltre trentacinquemila volumi. Ma a Beirut ci sono stati dei problemi, e allora padre Samir ha scelto, con l’accordo dei gesuiti egiziani, di fare del Cairo il centro della sua attività e della nuova tappa della sua esistenza di studioso e protagonista della vita della Chiesa.

L’altro punto su cui padre Samir vuole impegnare le sue energie, nella sua nuova vita egiziana, è l’ecumenismo. In Egitto ci sono nove milioni di cristiani Copti, una comunità che da sempre ha testimoniato nel sangue la sua fedeltà a Cristo. Padre Samir vorrebbe creare un Centro di Ricerca Ecumenica con la collaborazione non solo della Chiesa Copto ortodossa, ma anche della Facoltà Evangelica del Cairo e delle altre presenze cristiane e cattoliche. Un progetto che potrà sicuramente rivelarsi prezioso in questa nuova difficile stagione di rapporti interreligiosi con un islam spesso aggressivo e intollerante.

Un monaco e l’amore.

Per parlare di cose più lievi, vi offriamo una riflessione di Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose, sull’amore. “Quando vivi l’amore non fare le mefitiche distinzioni tra Fhilia-affetto,Eros-amore,Agape-dilezione! L’amore vero è sempre fuoco in libertà”. Ma perché mefitiche? Mefitico è velenoso…Eccovi comunque l’immagine su twitter…

Modena: no dissenso, please…

In tanti anni che segue vicende di Chiesa e religioni varie, per chi scrive questa è venuta come una sorpresa. Il vescovo di Modena Erio Castellucci ha pubblicato – nero su bianco – un invito alle parrocchie che suona come una censura preventiva verso idee non conformi al politically correct ecclesiale. La verità vi farà liberi, ha detto Qualcuno, ma forse non a Modena. Mons. Erio Castellucci ha scritto in un editoriale sul settimanale diocesano Nostro Tempo che i sacerdoti sono invitati a non ospitare in parrocchia alcune categorie di persone: “Veggenti, carismatici, giornalisti e intellettuali che manifestano un dissenso ‘sottile o aperto’ verso la Chiesa ufficiale e soprattutto verso Papa Francesco”. Ora, capisco i veggenti, che magari viste le frequentazioni con il soprannaturale giustamente ricadono nella giurisdizione del vescovo del luogo; e per le stesse ragioni, stiracchiandolo un po’, allargo il veto ai carismatici. Ma il bando ai giornalisti e intellettuali mi sembra sia proprio una bella pubblicità per il dialogo interno alla Chiesa. Se volete saperne di più, ecco il link dell’articolo.

Il caso Mūller

Parecchi lettori e amici mi chiedono che cosa vuole fare il card. Mūller con la sua prefazione alla raccolta di articoli di Buttiglione giustificativi delle discusse noticine di Amoris Laetitia. Non lo so per scienza certa, e quindi posso fare solo delle ipotesi, e tratteggiare scenari.

Il primo è cercare di capire che persona sia il porporato tedesco. È uno studioso, e penso sia molto mite e accomodante, di carattere. Ha tollerato senza protestare, o fare gesti decisi, che altri avrebbero fatto, umiliazioni ripetute; di essere interrotto durante la messa da una telefonata perentoria del papa; che il suo ruolo, e quello della Congregazione fossero tranquillamente ignorati e disprezzati per anni; che persone di valore a lui fedeli fossero cacciate via senza motivo, e senza che egli stesso sentisse il bisogno – come molti al suo posto avrebbero fatto – di rispondere a questa palese ingiustizia con le proprie dimissioni. E infine ha subito l’ultimo affronto di una cacciata, dando poi egli stesso spiegazioni vaghe e contraddittorie (nessun motivo – l’instaurazione da parte del Pontefice della regola dell’abbandono dopo cinque anni). Insomma, non un leone. Con, certamente, un forte senso di Chiesa e di lealtà gerarchica.

Le ipotesi. È piuttosto evidente che la prefazione va in senso contrario alle dichiarazioni che il cardinale aveva reso in precedenza sul tema specifico della comunione; mi era stato detto da una fonte autorevole, ben prima che i Dubia venissero resi pubblici, che anche Mūller era informato dell’iniziativa, e che era favorevole, e forse anche qualcosina di più. Ma subito dopo il licenziamento, si è proposto come “mediatore” fra gli assertori dei Dubia e quelli di Amoris Laetitia. Senza risposte. C’è chi dice che sta ancora lavorando a questa ipotesi, e che dunque la prefazione a Buttiglione sarebbe un’offa gettata in quelle fauci. C’è anche chi dice che Mūller non si rassegni a non avere più un ruolo, e ad essere a poco a poco archiviato. E poi c’è anche chi guarda più lontano, e vede l’uscita come un episodio della corsa verso il centro che alcuni (il Segretario di Stato Parolin, per esempio) stanno compiendo in vista di un futuro conclave.

Lo strano caso del Sismografo e del Superpope

Il 24 ottobre scorso il Sismografo, un sito paravaticano guidato da Luis Badilla, a cui facciamo molti auguri di pronta guarigione, (il sito è attualmente sospeso) pubblicava un singolare servizio dal titolo: “Papa Francesco “superman” in vendita (per opera di carità). Qualcosa di molto importante non quadra in quest’operazione”. L’operazione è la vendita di magliette con raffigurata l’immagine creata da un artista di strada e di murales.

Il servizio comincia così: “In pratica non c’è giorno in cui Papa Francesco non ricordi ai cristiani, al santo Popolo di Dio, le insidie del “dio denaro”, i suoi tranelli, e le sue conseguenze. Più di una volta ha fatto riferimento all’ipocrisia del voler accumulare denaro usando come pretesto le “opere di bene”. Ma, in questi giorni si è molto parlato, con prese di posizione autorevoli, di una maglietta con la figura di Francesco ritratto come ‘papa superman’ da vendere per ricavare, in parte, denaro per finanziare opere di carità. A lungo abbiamo atteso una smentita o precisazione ma non è arrivata. Sono anzi cresciute le voci per confermare, appoggiare e giustificare l’operazione anche se lo stesso Papa, tempo fa, criticò duramente questa ‘mitologia’ del superman. Va ricordato che oltre alla maglietta in queste settimane si è avuto notizia, anch’essa corroborata dall’alto, di altre operazioni artistico-culturali con lo stesso discutibile scopo”.

Ora, dal momento che certamente in questa operazione è impegnata anche la Segreteria per la Comunicazione, con il suo Prefetto, Dario Edoardo Viganò, c’è da chiedersi se questo articolo non riveli una qualche forma di protesta nei confronti della gestione dei servizi di comunicazione nella Santa Sede.

Vescovi Europei, Migranti, Ius Soli….

“Di fronte alle grandi sfide dei cambiamenti climatici, dei problemi sul lavoro e dei flussi migratori la prospettiva della Chiesa non sono ‘le correnti populiste e rivolte all’indietro’”: lo ha detto il cardinale Reinhard Marx, presentando insieme al monsignore ‘ministro degli Esteri’ vaticano Paul Richard Gallagher il programma di ‘(Re)Thinking Europe’, una due-giorni in Vaticano di incontri tra politici e vescovi di tutta l’Ue per ripensare l’Europa in un momento di crisi. Cambiamenti climatici, problemi sul lavoro e flussi migratori…agenda assolutamente spirituale per gli apostoli. C’è chi potrebbe dire – e lo dice – che forse il problema dell’Europa è che sta allegramente tornando pagana, o diventando altre cose….ma ai vescovi importa? Vediamo che il segretario dell’Uffici Affari Religiosi del PD (leggi CEI), monsignor Galantino in un’altra intervista spezza un’ulteriore lancia per lo Ius Soli, e che il Pontefice (ma non era contro le pastorali “ossessive”?) torna a parlare di migranti. Ma a queste persone, dell’Italia e dell’Europa e dei fedeli – sempre meno – che hanno lì dentro importa qualcosa?

Nichols, e il papa che abbraccia

Il cardinale Vincent Nichols, intervistato dalla BBC: “Non c’è dubbio che ci sono tensioni nella Chiesa cattolica, ma una delle sue grandi forze è che abbiamo un papa, un papa che può dire sì o no e poi abbracciarti…”. Abbracciarti? Insomma, forse pensava all’abbraccio dell’orso…



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È TORNATO RVC. HA LETTO L’ULTIMA ESTERNAZIONE DI GALANTINO, E NON SA SE RIDERE O PIANGERE. BENTORNATO, COMUNQUE.

Marco Tosatti

Che sorpresa! Dopo un lungo periodo di vacanza – credo che sia stato molto all’estero è tornato farsi vivo Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici, e ormai, anche per i nemici). Temevo che si fosse stufato di seguire i disastri abituali della Chiesa e del Paese, e di farsi vivo con Stilum Curiae. Un po’ forse era così; ma poi ha letto l’ultima recente esternazione di mons. Galantino, segretario generale di quello che scherzosamente chiamiamo l’Ufficio Affari Religiosi del governo e del partito al potere, e ed è stato troppo. come potete vedere…

“Gentile dottor Tosatti, è qualche mese che non le scrivo solo perché non ho più letto le esternazioni del Segretario Cei, tanto che ho pensato che lo avessero tacitato. Invece leggo oggi (2 novembre ) sul quotidiano La Stampa un’intervista proprio a mons. Galantino e non riesco a smettere di ridere e piangere nello stesso tempo. Sua Eccellenza Galantino lamenta in detta intervista di esser spesso frainteso ( “mi vengono attribuite posizioni mai prese e parole mai pronunciate“) e invita i suoi critici a parlare “con cognizione di causa e con conoscenza di dati” (si riferisce ai dati Istat). Ma quali dati Istat ? Lui sa interpretare i dati Istat? Per spiegare che? Ma dove ha letto che si imputa agli immigrati la mancanza di lavoro in Italia? Semmai si imputa al crollo della natalità che ha comportato crollo dello sviluppo economico e il trasferimento degli investimenti in paesi a basso costo di produzione, per compensare le non nascite con maggiori consumi individuali. E i responsabili di questo crollo della natalità sono quelli che il suo collega della Pontificia Accademia delle scienze sociali invita in Vaticano (Paul Ehrlich, Jeffrey Sachs, Ban Ki-Moon…). Ma non li invita per convertirli, bensì per ascoltare i loro indottrinamenti errati di malthusianesimo ambientalista.

Invece di documentarsi, studiare, informarsi, anche con fonti un po’ diverse, “per riappropriarsi del diritto di esser informati, giudicare e decidere su fonti veritiere” (come dice nell’intervista) Galantino resterà convinto di conoscere i dati Istat e dormirà felice. Ma non ho finito. Mi ha sbalordito anche la provocatoria affermazione del segretario Cei: “I diritti (ma anche i doveri) possono essere riconosciuti e garantiti solo in un clima di dialogo e di incontro”. Perbacco! L’esempio di clima di dialogo e di incontro ricevuto dai cardinali dei DUBIA e dai firmatari della correctio, che vengono dall’Alto e sono quindi esemplari, lo smentiscono, però. Straordinario poi l’esempio fatto da Galantino sulla sua esperienza di emigrato in Svizzera, quando era studente per pagarsi gli studi, al fine di capire la sofferenza degli immigrati in Italia …Ma mons. Galantino dovrebbe studiare, informarsi e documentarsi seriamente, almeno quando si riferisce allo jus soli che ci sta venendo imposto proprio grazie agli obbedienti responsabili della “cosa pubblica”. Lo jus soli   è solo la naturale conseguenza del processo di immigrazione voluto e pianificato, proposto con eccessiva solerzia umanitaria, ma che prescinde dal problema e dalle vere soluzioni. Quello su cui mons. Galantino dovrebbe riflettere è che detto processo (che sfrutta questi poveri esseri umani) toglierà lavoro sì, ma non ai disoccupati italiani, ma proprio a Galantino. Ciò perché, come è stato dichiarato, l’obiettivo è imporre, anche con le migrazioni, una forma di sincretismo religioso (legga le dichiarazioni di Kofi Annan all’ONU nel 2000). Quando, presto, ciò avverrà disoccupato sarà mons. Galantino. Tosatti, la prego, spieghi al caro mons. Galantino che è vero, “leggere e informarsi costa!”, ma gli dica che anche pensare costa, ma è un costo che non si può sostenere, anche essendo ricchi, se non si sa farlo”. Suo RVC



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SCANDALOSO ROSARIO POLACCO AI CONFINI. GIÀ, LORO HANNO ANCORA DEI CONFINI. PREGASSIMO ANCHE IN ITALIA….

Marco Tosatti

Che scandalo se un milione di persone si trovano a pregare il rosario ai confini di una nazione, che ha pagato molte volte col sangue la sua fedeltà a una religione e una cultura! Succede sabato in Polonia, dove un’associazione di laici – i laici sono sempre più protagonisti – ha indetto un “Rosario di riparazione” in occasione della festa della Madonna del Rosario. L’iniziativa è della fondazione di fedeli laici “Solo Dio basta”, ma ha, fortunatamente, l’appoggio pieno della Conferenza Episcopale della Polonia che, in un suo comunicato, chiede di partecipare all’evento. L’iniziativa, in “Rozaniec do granic”, che significa “Rosario al confine” è promossa dal sito www.rozaniecdogranic.pl. In tutta la Polonia saranno coinvolte oltre trecento chiese; ai confini, ma anche in aeroporti e stazioni. L’appuntamento è per le 10 del mattino, il rosario comincerà alle 14, dopo la messa e l’adorazione. Nel comunicato degli organizzatori, fatto proprio dalla Kep (la Conferenza episcopale della Polonia ), si legge : “Crediamo che se il Rosario venisse recitato da un milione di polacchi lungo il confine del Paese potrebbe cambiare non solo il corso degli eventi, ma anche aprire il cuore dei cittadini alla grazia di Dio. Cent’anni fa Maria ha affidato ai tre bambini portoghesi un messaggio di salvezza: pentitevi ed offrite riparazioni per i peccati contro il mio cuore e recitate il Rosario”.

Quindi due punti di riferimento precisi: Fatima (il 13 ottobre cadono i cento anni dall’ultima apparizione) e il 7 ottobre, giorno della Madonna del Rosario, creata per ringraziare dopo la vittoria di Lepanto, la battaglia che ha fermato l’avanzata in mare verso occidente dell’impero ottomano (come è successo a Vienna, per terra, più tardi). Due eventi che hanno salvato la cultura, e la fede religiosa, di molti Paesi, fra cui in primis il nostro.

Sarebbe bello, così crede chi scrive – che anche in Italia gruppi, organizzazioni ecclesiali e singole persone si unissero a questa iniziativa, sabato prossimo. Come ricorda un articolo de La Bussola Quotidiana, “Il giornale Gazeta Wyborcza, la testa polacca di sinistra di proprietà di Soros, ha gettato fango sull’evento, inventandosi fra l’altro che il Rosario è stato pensato in funzione anti-russa. Ma Maciej Bodasiński, uno dei leader dell’iniziativa e fondatore dell’associazione ‘Solo Dio Basta’, ha spiegato a Lifesitenews che ‘desideriamo pregare per la conversione della Polonia, dell’Europa e di tutto il mondo a Cristo, affinché più anime siano salvate dalla dannazione eterna e trovino il loro cammino verso Dio’. Ricordando anche la ‘tensione crescente, la minaccia di una guerra, il terrorismo’, è stato spiegato che il Rosario è anche in riparazione del passato comunista della Polonia e delle bestemmie e delle ferite al Cuore Immacolato di Maria”.

La Polonia ha conosciuto la spartizione, e l’occupazione nazista e comunista. Ha certamente buoni motivi per chiedere aiuto alla Madonna. L’Italia non ne ha, sommersa da un attacco costante e continuo ai valori di base dell’antropologia, della sua cultura e della sua fede, con una Chiesa che pensa ad altro? Che i partiti politici, per interessi di lobby e di economia semplicemente tradiscano quella che una volta si osava chiamare Patria è nell’ordine delle cose: quando mai non è accaduto nel nostro Paese? Che la Chiesa si adegui, beh, appare triste e diverso.

Il tasso di arrivi dei migranti non accenna a diminuire (la TV francese qualche giorno fa mostrava immagini di 5000 sbarchi in due giorni), e il fenomeno naturalmente non è sottolineato dai mass media di regime, per non disturbare i manovratori e chi guadagna da questo fenomeno.

Che ha, e avrà conseguenze imprevedibili. Abbiamo ricevuto da un lettore austriaco una lettera, che riproduciamo:

Viva Cristo Re e Viva Maria. Egregio Sig. Tosatti, leggo tanto volentieri i suoi articoli almeno fin dove le mie poche conoscenze dell’italiano lo permettono.

In riguardo al Suo ultimissimo articolo sull’islamizazzione mi permetto di inviare qualche dato empirico (non proiezioni) sulla situazione in Austria ove si tende a nascondere da parte ufficiale i dati dell’aumento dei musulmani il più possibile. Per Vienna non esistono cifre ufficiali perché il governo socialista-verde di rifiuta a censire i musulmani. Tutti, ma non i musulmani. Perciò esiste come dato più concreto quello del Yearbook of International Religious Demography 2014 (http://www.iiasa.ac.at/web/home/about/news/20140820-Pop-religion.html)

1971: 0,4 % musulmani

2011: 11,6 % musulmani

2017: ? (non si sa, ma si sa che il 28 % dei scolari delle elementari sono di fede musulmana).

Chi scrive non ha nulla di personale contro i musulmani. Ma una crescita del fenomeno di queste proporzioni voi come la chiamate, se non invasione? Checché ne possa dire mons. Galantino.



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L’ABATE FARIA È CONTENTO DEL RITORNO DEL PAPA AL BUON SENSO. E PARLA DI (!) ANIME (!) CHE IL GRIGIO CLERICALE PERDE…

Marco Tosatti

L’abate Faria si era preso, evidentemente, un periodo di vacanza. Il riposo deve avergli fatto bene; perché da quello che ha scritto mi sembra molto attento, con le orecchie e gli occhi bene aperti. Ecco la sua letterina, con una piccola chiosa finale del padrone di casa.

Le parole di Papa Francesco di ritorno dalla Colombia, sul fatto che bisognerebbe accogliere i migranti “finché i numeri restano sostenibili”, sembra soltanto un ritorno ad un principio di buon senso che sembra aver abbandonato da tempo gran parte della gerarchia cattolica, preoccupata spesso più di compiacere gli uomini che di piacere a Dio. 

Ne parlavo con il mio sacrestano che mi diceva di come nel popolino, quel popolino a cui tanto ci si appella, le posizioni degli ultimi tempi di molta gerarchia ecclesiale, suonano tanto comode, quanto poco cattoliche. Perché pure le anime nere vogliono sapere come è il bianco, così da lasciare sempre una speranza aperta per un ritorno ad una vita di bene. Se si insegna che il grigio va anche bene, si perde il contatto con la realtà, quella realtà che il compianto cardinal Caffarra insegnava essere obiettivo dello sforzo educativo: introdurre gli studenti alla conoscenza della realtà.

Per i migranti, bisogna proprio essere chiusi nei propri appartamenti e nelle proprie canoniche per non vedere che l’Italia e gli Italiani non possono sostenere i flussi indiscriminati che alcuni atteggiamenti del Papa e dei suoi interessati accoliti sembravano suggerire. Il bene per i migranti non può essere a scapito di sofferenze per chi qui ci è nato, ci vive, ha le sue radici. 

Il problema non è solo quello dei migranti, ma molto più ampio. Appunto, come dicevo, una perdita del senso della realtà, un vago misericordismo che non è basato nel rapporto con la giustizia. 

Ho detto al mio sacrestano di dire al suo popolino di pregare per il Papa, specialmente per questo Papa. Che Dio gli dia salute e lo protegga, donandogli sempre più la capacità di discerenere alla luce della Tradizione cattolica, quello che è buono da quello che non lo è.

Abate Faria

Come dargli torto? Certo, ci può stupire che finalmente, dopo quattro anni, dalle labbra del Pontefice regnante escano parole, in tema di ossessione migrantista, che assomigliano al buon senso. Anche se certamente non mancherà chi, nella sua Banda Stampa, ci ricorderà che anche in un’altra occasione aveva detto qualcosa che poteva apparire prudente. Come se bastasse mezza parola a controbilanciare l’effetto di gesti e foto-occasioni che hanno servito la causa dei mercanti di carne umana in forme clamorose. Forse, buttandola sulla bassa cucina, è servito anche il consiglio del card. Bassetti, rispetto a quello di mons. Galantino e del suo Avvenire. Speriamo, e speriamo che la conversione sia duratura. Con i caratteri umorali non si sa mai…



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PEZZO GROSSO E IL DOCUMENTO SUI MIGRANTI. NOTA DIVISIONI AI VERTICI DELLA CHIESA. E TEME UN BACKLASH A LIVELLO EUROPEO…

Marco Tosatti

Il documento del Papa sulla Giornata dei Migranti 2018 ha colpito molto Pezzo Grosso, ma non solo. Era in Francia per lavoro, ne ha discusso, come vedrete, con altri Pezzi Grossi come lui e insieme hanno stilato qualche riflessione…

“Caro Tosatti, quando ho letto il suo Stilum Curiae sul messaggio del Papa per la giornata del migrante ero in Francia ed ho commentato il documento con amici francesi sia cattolici che “laicissimi”. Le riporto sintetiche considerazioni sperando possano esser utili alla nostra povera chiesa cattolica, magari venendo portate da qualche suo pio lettore all’attenzione di qualche membro della Gerarchia che ancora prega, si genuflette davanti al Santissimo, si confessa e, soprattutto, riflette. Vediamo.

Primo punto di riflessione: a leggere le dichiarazioni che avrebbe scritto il Papa (“accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli immigrati”), ci è venuto da ridere; primo perché mancava il primo verbo infinito essenziale: “prelevare“, secondo perché tutto ciò implica una altro verbo infinito omesso: “sostituire (i nativi)”. Ma come può la massima Autorità Morale al mondo fare queste dichiarazioni senza una particolare competenza e conoscenza della materia, senza alcuna spiegazione delle circostanze di cause ed effetti a cui si riferisce?

Secondo punto di riflessione: è parso evidente ai miei amici francesi che queste dichiarazioni fatte “sans réfléchir”, siano state in qualche modo “forcé”. Appare evidente che son prova di grande debolezza di questo pontificato forzato a dire cose a lui imposte dai suoi “elettori”. Dichiarazioni infatti troppo incredibili, dannose e sbagliate per essere concepite razionalmente o anche solo spiritualmente per il bene di esseri umani, come dichiarato.

Terzo punto di riflessione: il mondo laico-laicista comincia a non poterne più poiché percepisce il rischio di errori irreversibili dovuti alla confusione tra bene e male, tra giusto e ingiusto. E aggiungerei: tra ciò che è santo e quello che solo lo sembra. Questa preoccupazione del mondo laico crea rischi di reattività dello stesso contro la nostra Chiesa. I miei amici francesi non si meraviglierebbero se a breve non si intervenisse sui suoi grandi “elettori” poiché il rischio di degenerazione è sempre più evidente; qualcuno prevede e attende infatti a breve un documento (di questo pontificato) di condanna per atteggiamenti di islamofobia. Siamo ormai arrivati in fondo, come si dice.

Quarto punto di riflessione: manifestamente la i Vertici della Curia romana e italiana sono sempre più divisi; i toni delle dichiarazioni del Segretario di Stato (Parolin) e del Presidente della CEI (Bassetti) divergono da quelle del Pontefice. Si dimetteranno a breve o verranno licenziati anche loro ? Quanto durerà tutto ciò?“.

In effetti l’ultima questione, in particolare, appare interessante. Forse non tanto per quel che riguarda il Papa, quanto per correnti ecclesiali che si fronteggiano, una per la ragionevolezza, e l’altra per l’immigrazionismo selvaggio. Fra l’altro che senso ha pubblicare con cinque mesi di anticipo sulla data dell’evento un documento del genere, proprio mentre in Italia scotta il problema dello Ius Soli, e quello dell’immigrazione e dell’integrazione sono al calar bianco in tutta Europa?  O siamo davanti a un errore clamoroso di tempestività della comunicazione vaticana, oppure bisogna pensare a un volontario aiuto ad alimentare polemiche e divisioni. Ma che cosa sta succedendo dietro quelle Mura leonine (che restano comunque invalicabili, beninteso…).

P.S.: La citazione di Benedetto XVI in tema di sicurezza personale e nazionale non è corretta, come potete leggere QUI. Ma non si fa….

Qun trovate il pezzo in spagnolo e un commento di Montse Sanmartí : http://comovaradealmendro.es/2017/08/sobremesa-tosatti-pez-gordo-documento-los-migrantes-divisiones-vertice-la-iglesia-se-teme-una-reaccion-nivel-europeo/

 



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MIGRANTI, LE RESPONSABILITÀ DELLA CHIESA E DEI VESCOVI. LA LETTERA DI UN COMMENTATORE DI STILUM CURIAE.

Marco Tosatti

Ieri, a commento della lettera di Pezzo Grosso in tema di migranti e responsabilità, scrivevo:  “Il cardinale Bassetti ha parlato, giustamente, di etica della responsabilità. Vogliamo chiederci quante vite – di quelle perite in mare – si sarebbero salvate, se invece di incoraggiare con gesti e parole lo sbarco indiscriminato il nostro governo – e i vescovi, e il Primate d’Italia, che è il Papa – avessero detto parole di legalità e di saggezza, tese a una politica simile a quella che tutti gli altri Paesi del mondo praticano, dalla Spagna all’Australia? C’è una responsabilità in tutto questo, o le cosiddette buone intenzioni (irrorate di soldi) bastano a placare le coscienze? Io, se fossi uno dei predicatori del migrantismo selvaggio, un piccolo tarlo roditore di dubbio me lo sentirei, in coscienza. Forse anche una talpa. O almeno un criceto…”.

Mi ero chiesto se forse non fossi stato troppo duro. Oggi però ho visto che anche l’ex presidente della Camera (e ci tocca rimpiangerlo!) Luciano Violante afferma che la sinistra “ha perso il contatto col popolo” e ha “confuso il politicamente corretto con il politicamente praticabile, la politica con l’estetica” quando si è parlato di questo problema; e ho letto il commento a Stilum Curiae di ieri, che vi riporto integralmente:

“Bassetti afferma:

‘Sapete – dice ad Avvenire il cardinale – che non c’è una donna fra i migranti accolti qui che non sia stata violentata? E sapete che tutti vengono continuamente minacciati di essere affogati se non cedono ai ricatti di vere e proprie mafie che gestiscono i traffici dei migranti?’.

Quindi adesso la CEI scopre che il traffico di esseri umani che finora ha protetto (La campagna di Galantino “Liberi di partire e liberi di restare”) e promosso comporta dei costi umani pazzeschi? Papa Francesco che tutti i giorni ideologicamente promuove le migrazioni di massa, anche contro il parere dei vescovi dei paesi da cui provengono gli emigrati? Le migliaia di emigrati che sono morti in mare solo quest’anno nel tentativo di raggiungere l’Italia, chi è che ha alimentato questa corsa disperata?

I principali responsabili di questo caos sono il papa e i suoi proconsoli come Galantino. Bassetti ha solo fiutato l’aria e si sta rendendo conto che i laici si stanno stancando delle insulsagggini ideologiche del Vaticano e dei vescovi. Insulsaggini fatte sulla pelle degli altri, africani e italiani.

Questo papato è un disastro: papa Francesco non è nemmeno consapevole dei danni che sta facendo. E’ troppo pieno di sé ( la Santa Sede ha autorizzato la stampa di magliette con Bergoglio Superpope per finanziare l’obolo di San Pietro), il ministero di Pietro è diventato una pagliacciata, ma una pagliacciata tragica. Le vacuità ideologiche di questo vecchio gesuita privo di cultura e gonfio di arrogante ideologia stanno presentando il conto, ma il loro autore non ammetterà mai la propria responsabilità”.

C’è da chiedersi però perché la Chiesa a livello centrale, e italiano, non ha dato ascolto ai ripetuti commenti negativi dei vescovi dei Paesi africani, e dei responsabili di governo di quegli stessi Paesi che ci avvertivano che era la feccia, che cercava di raggiungere l’Europa. La sinodalità e il decentramento tanto sbandierati in questo caso non servono? Ed era, ed è così difficile vedere la rete di interessi, da quelli criminali a quelli geopolitici, a quelli semplicemente economici o ambigui di chi gestisce da lontano questa drammatica storia, approfittando delle debolezze politiche e culturali di questo Paese devastato nei cervelli e nel buon senso, prima che in ogni altra cosa? La Chiesa, a livello centrale, messa sull’avviso dai vescovi locali, dovrebbe essere in grado di vedere chi e cosa c’è dietro la messinscena dell’ “uomo a mare”. Dovrebbe. E mettere in guardia, grazie a quella che era la sua saggezza e prudenza secolari. A meno che…

Trovale l’articolo in tedesco qui: http://beiboot-petri.blogspot.it/?m=1



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CEI, ASSEMBLEA, NUOVA PRESIDENZA. PERCHÈ MONS. GALANTINO PREFERIREBBE MONS. MARIO MEINI.

Marco Tosatti 

Porque esta vez no se trata de cambiar a un presidente… recitava una canzone della mia lontana gioventù che Luis Badilla, grande architetto del sito paravaticano di diffusione di notizie ad usum delphini “Il Sismografo” conosce bene. Parliamo della Presidenza della Cei, e dell’Assemblea che si apre oggi.

Il Presidente uscente, Angelo Bagnasco, non riproporrà la sua candidatura (potrebbe farlo in via eccezionale, avendo già svolto due mandati). I vescovi saranno chiamati a votare una terna di candidati, fra cui il Pontefice regnante sceglierà.

Il presidente, per Statuto, deve essere un vescovo diocesano ordinario, cioè avere la responsabilità di una diocesi. E questo esclude immediatamente l’attuale segretario della Cei, Nunzio Galantino, che avrebbe, qualche tempo fa declinato l’offerta di una importante diocesi meridionale. Certo, questo gli avrebbe permesso di correre per la posta più ambita, e il suo nome era corso con frequenza. Ma lo esponeva anche al rischio di non ricevere abbastanza voti da entrare nella terna; a quanto sembra anche nel suo campo politico i pareri su di lui sono variegati. Se avesse corso per la presidenza, e si fosse trovato fuori della terna, non gli sarebbe rimasto altro che la sua diocesi. Niente più Avvenire, televisione cattolica, contatti politici, scelta dei nuovi vescovi. Troppo rischioso.

Però anche la scelta di restare a fare il Grande Burattinaio presenta dei rischi. Si parla di possibili presidenti. Uno è Gualtiero Bassetti, vescovo di Perugia, ex vice presidente per il Centro Italia. Il Pontefice lo stima, l’ha fatto cardinale, gli ha affidato le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo del 2016. Ma Bassetti ha già compiuto 75 anni, è in “prorogatio” – annunciata ufficialmente, però, e questo potrebbe essere un segnale – e finirebbe a 80 anno compiuti la sua presidenza.

Ci sono altri due nomi in posizione eccellente. Il primo è quello di Franco Giulio Brambilla, ordinario a Novara, teologo ed ex ausilare di Tettamanzi a Milano, un dei vescovi più progressisti del Paese. E poi c’è Mario Meini, vescovo di Fiesole, e vicepresidente Cei per l’Italia centrale. E’ un uomo mite, che non ama la prima fila, ed è il candidato di mons. Galantino, che lo vede come la persona ideale per quel ruolo. Con Meini presidente, il potere reale – è l’ipotesi – resterebbe saldamente nelle mani dell’attuale segretario generale. Poco cambierebbe rispetto ad ora. Business as usual.

Il che difficilmente accadrebbe invece se Franco Giulio Brambilla risultasse il candidato prescelto nella terna e dal Pontefice. Mons. Brambilla è un uomo deciso e volitivo. La sua elezione porterebbe a equilibri ben diversi a circonvallazione Aurelia.

L’altro candidato eccellente è l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. E’ una figura storica di riferimento nell’episcopato italiano.

E il Pontefice che cosa vuole? Qualche tempo, quando qualcuno ha toccato con lui questo tema, mi dicono abbia risposto di volere che il nuovo presidente fosse “avanzato, avanzato, avanzato”. Traducendo: progressista. Non un uomo santo; un uomo avanzato.



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