PEZZO GROSSO E LO JUS SOLI. DOPPIO CAOS POLITICO E VATICANO. NOSTALGIA DELLE ARTICOLESSE DI DENUNCIA SULLE INTERFERENZE VATICANE.

Marco Tosatti

C’era da aspettarselo: la storia dello Jus Soli, il pressing che alcuni pezzi di sinistra e di governo, e del Vaticano fanno per approvare prima delle elezioni una legge di cui moltissimi non sentono il bisogno, ha solleticato l’attenzione di Pezzo Grosso. Che ha scritto sul neo-collateralismo ormai evidente (ai tempi della DC erano bazzecole, al confronto) fra pezzi di Chiesa al potere e la sinistra al potere. Le unioni civili, con la legge Cirinnà-Galantino (permettete che si scherzi!) erano solo l’antipasto; e ormai con i giudici che approvano step-child adozioni a tutto andare se ne sono visti i frutti. Una volta – ai tempi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI se tanto tanto qualche uomo di Chiesa sfiorava un tema che avrebbe potuto avere riferimenti politici fioccavano gli editoriali e le condanne sulle “Interferenze” e gli interventi “A Gamba Tesa”. Adesso, chissà perché, tutti zitti…Ma ecco Pezzo Grosso:

”Caro Tosatti, la storia dello JUS SOLI sta decretando la storia del grande cambiamento in corso. La ‘sinistra laica’  al governo chiede al Vaticano di influenzare il ‘centro cattolico’, sempre al governo, per sbloccare l’approvazione di una legge ambigua. Segno dei tempi! O il Vaticano è diventato di sinistra e laico, oppure la sinistra laica si è convertita (senza spiegarlo ai suoi elettori), oppure il centro cattolico non è più riconosciuto come tale dall’attuale Vaticano. La confusione regna sovrana in politica e in religione? Dice Palazzo Chigi  (Repubblica  del 18 settembre): ‘Se i centristi di Alfano non ascoltano la Chiesa, chi dovrebbero ascoltare?’ (Bella domanda! Quando mai hanno ascoltato la chiesa? Ma in più, non gli era stato vietato di ascoltarla?).

Ma come mai oggi il premier Gentiloni (laicissimo ) va a cercar sostegno proprio in Vaticano? (Soprattutto se è vero che il centro cattolico non lo ascolta più?). Indubbiamente  ‘in principio era il caos’, ma  oggi senza dubbio c’è doppio caos. Lo si vede osservando i confusi laici e i confusissimi sedicenti cattolici. Per esserne certi basterebbe leggere (Repubblica 18 settembre, pag 2), parte della  conversazione del card. Ravasi con il ministro Minniti riferita agli sbarchi di immigrati. Dice Ravasi : ‘abbiamo bisogno di abbandonare il luogo comune, lo stereotipo, della volgarità del populismo e avere una comprensione dei problemi. I problemi si rivelano complessi, non possono esser risolti con una battuta estremamente buonista e neppure  con vacuità e brutalità delle risposte’.  Cosa caspita si può aver capito dal ministro della cultura del Papa? L’avesse almeno recitato in aramaico! Ma quello che è certo è che così abbiamo capito perché tra Governo e Vaticano c’è intesa… Chi parla con il Vaticano è solo il mondo laico (internazionale o domestico), è solo il  politico laico o un cardinale della Chiesa (ex) cattolica, che non esprima DUBIA, ma solo la certezza di dar ragione al Pontefice sempre e comunque”.

Anche quando, aggiungiamo noi, le evidenze sono ben diverse, e il buon senso e la razionalità pure. Ma forse ci sono ragioni più cogenti. Se guardate la foto che riproduciamo, e soprattutto guardate la cifra indicata, ci si può rendere conto che tutta questa misericordia verso i migranti non è del tutto gratuita.



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PUNTA DI STILUM. CONFESSO: HO SCRITTO IO IL DISCORSO DI RATZINGER PER LE ESEQUIE DI JOACHIM MEISNER

Marco Tosatti

Lo confesso. Sono stato io. Sono stato io a scrivere il messaggio di Benedetto XVI letto durante le esequie del card. Joachim Meisner, a Colonia.

Perché confesso? Perché ho visto su Twitter la questione che si ponevano due eminenti uomini di Chiesa e di pensiero; non solo; come Antonio diceva così bene nell’arringa sul cadavere di Cesare, direi anche uomini d’onore.

E in particolare sono mie le frasi incriminate, quelle in cui chi ha occhi per vedere, e orecchie per sentire, può leggere:

  1. una disperante constatazione sullo stato della Chiesa
  2. una velata, ma neanche tanto, critica a molti pastori di oggi, a cominciare dal pastore capo, che sembravano voler lisciare il pelo alla cultura dominante e dettante legge.

Le ricordo, per i distratti:

“Sappiamo che per lui, il pastore appassionato e padre spirituale fu difficile, lasciare l’ufficio e questo proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori convincenti e che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo… Ma ha imparato a lasciarsi andare nell’ultimo periodo della sua vita, e ha saputo viverla con la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita e sta per capovolgersi”.

Dunque confesso, fiducioso nella misericordia imperante e più volte dimostrata nella Chiesa attuale. Ma non chiedetemi di fare i nomi dei complici. Tanto li sapete già….



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SANTI INDEMONIATI. CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE. UN LIBRO SCRITTO SU SUGGERIMENTO DI DON GABRIELE AMORTH.

Marco Tosatti

Cari amici e lettori, oggi mi permetto una piccola digressione dall’informazione abituale perché la Chorabooks ha ripubblicato, dopo molti anni, una mia piccola opera a cui tengo molto per due motivi. La prima è che credo che sia unica nel suo genere. E la seconda è perché in realtà chi ha ispirato, e dato consigli e suggerimenti per scrivere questo libro è stato un caro amico, don Gabriele Amorth, nel corso di una delle molte conversazioni che avevamo di tanto in tanto.

Come scrive l’editore attuale del testo, Aurelio Porfiri, “Questo testo di Marco Tosatti, riveduto ed aggiornato per questa nuova edizione, ha un ispiratore di eccezione nel padre Gabriele Amorth (1925-2016), che suggerì all’autore di affrontare questa tematica che non aveva ricevuto la necessaria attenzione in precedenza, se non per quello che riguardava alcuni studi dedicati a casi individuali di santi che avevano conosciuto la possessione diabolica. Tema certamente scomodo, in un periodo in cui si tenta di diluire l’esistenza del demonio in un puro concetto astratto e non in una realtà concreta.

L’argomento è particolarmente interessante, e in una certa misura “scandaloso” perché se i santi vengono normalmente associati alla lotta contro satana, ben più raramente li troviamo nel ruolo di vittime; un segno – per chi crede – di come satana stesso venga usato da Dio in un quadro di mistero per compiere i Suoi disegni, uno strumento di affinazione di anime sulla via della perfezione.

Il libro, certamente originale se non unico, affronta casi concreti, con speciale riferimento a tre figure: Cristina di Stommeln, la Beata Esutochio di Padova e Mariam Baouardy. Non manca una panoramica essenziale seppure esaustiva su altri santi che hanno avuto un rapporto più diretto con il “principe delle tenebre”.

Nell’introduzione affronto un tema ancora attuale, e cioè il negazionismo in merito all’esistenza del demonio. “E’ un atteggiamento iper-razionalista, che sfiora il ridicolo nella sua cieca volontà di negare l’esistente; ma che purtroppo ha contagiato, in forme subdole, ampi strati del mondo cattolico, sacerdoti e vescovi inclusi. E’ probabilmente uno dei tanti esempi di sudditanza psicologica di cui soffre la cultura cattolica, una morsa che solo adesso, dopo decenni e decenni, tende forse ad allentarsi. Il diavolo, così come lo concepiscono i cristiani (e non solo loro) forse non c’è; ma è impressionante come la “vulgata” intellettuale si rifiuti di ammettere la possibilità del mistero, di qualcosa che superi le spiegazioni puramente materiali e fisiche. E’ più facile scindere l’atomo che scalfire un pregiudizio, diceva Albert Einstein; e il pregiudizio secondo cui tutto è materia, tutto – in bene o in male – ha origine e fine nell’universo tangibile talvolta sembra davvero a prova di diamante.

E’ una forma di paura, di rigidità dalle conseguenze paradossali, e – quelle sì – veramente fideistiche. Così ci è accaduto udire un professore esperto di psicologia, messo di fronte al caso di una madre di famiglia che a stento conosce l’italiano (nel suo stato normale); e che in condizioni anormali (era sotto cura per una possibile possessione) risponde – a tono – a domande poste in sette lingue diverse fra cui l’arabo, l’ebraico e il coreano; bene, capita di sentire quel professore affermare che non c’è niente di straordinario, perché “nel cervello c’è tutto”. Fede allo stato puro, purtroppo mal collocata, e totalmente a-scientifica, ma non sorprendente, se già nel 1986 uno studioso laico, intellettualmente onesto come Giuseppe Caputo invitava (Tempo presente, settembre-ottobre 1986) i suoi colleghi a non “ripetere con sufficienza baronale le ricette remote degli articoli dell’Enciclopedia di Diderot e di d’Alembert”.

Questo atteggiamento “ideologically correct”, e pervicacemente negazionista, per osmosi è penetrato anche nei quadri cattolici, ad ogni livello; da cardinale in giù. Ora qualcosa sta cambiando, ma sotto la spinta della necessità. Diocesi prive per anni di esorcisti stanno organizzando équipes miste di psichiatri e sacerdoti delegati dal vescovo, perché ci sono sempre più persone vittime di eventi inspiegabili; inspiegabili, secondo i canoni della medicina e delle scienze naturali, ma noti da secoli all’esperienza della chiesa. E anche se il fenomeno, sottoposto a un discernimento rigoroso, dimostra la felice rarità dell’eccezionale, ne testimonia allo stesso tempo l’esistenza.

Un’esistenza certo non enfatizzata dalla chiesa dell’ultimo mezzo secolo. La scelta di far prevalere “il bianco sul nero” la positività sul negativo, frutto del Concilio Vaticano II, è una corrente ben vigorosa, fausta e vitale; ma non deve far dimenticare la presenza ben documentata, e come tale affermata senza esitazioni sia dai Vangeli che dal magistero, di un avversario che non è la rappresentazione mitica della cattiveria presente nel cuore umano, ma un angelo caduto che si adopera nel consigliare gli esseri umani a percorrere strade malvagie“.

L’attualità di questo libro è confermata dai dati dell’attualità stessa. La richiesta di aiuto, per problemi straordinari di fronte a cui medici, psicologi e psichiatri si confessano impotenti è in aumento in tutto il mondo. Conferenze episcopali e diocesi che per decenni hanno trascurato questo tipo di pastorale sono state obbligate, talvolta obtorto collo, a ridare vigore alla pratica, e affidare a sacerdoti specializzati la cura delle persone in cerca di aiuto.

Per chi fosse interessato, il libro è disponibile su Amazon.


E adesso mi rivolgo in particolare ai commentatori, abituali e non, di Stilum Curiae.

Cari amici,
da oggi in poi vi considero dei collaboratori del blog, e io mi installo – non ridete – nella funzione di direttore di giornale.
Ogni giornalista vorrebbe poter scrivere articoli estremamente lunghi e dettagliati.
Il giornale gli chiede di essere sintetico. La storia di una vita può essere scritta in trenta righe.
Ogni giornalista vorrebbe scrivere cinque o sei articoli al giorno.
Il giornale gli chiede di scriverne uno, al massimo due.
Ogni giornalista ha simpatie o antipatie, anche violente.Il giornale gli chiede di contenersi nei limiti dell’educazione e della civiltà.
Allora vi chiederei, per favore e per rispetto degli altri vostri “colleghi”:
Non scrivete commenti superiori alle trenta/quaranta righe. Le eventuali citazioni di testi e documenti linkatele.
Cercate di attenervi al topic del blog in questione.
Cercate di non essere personali nei commenti, con frasi offensive o dando libero sfogo alle passioni.
E cercate di non essere troppo frequenti o insistenti; lasciate spazio a tutti, e abbiate pietà del moderatore, che vi legge….
Vi ringrazio per la vostra comprensione.


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FATIMA, DE MATTEI: LA PROFEZIA INCOMPIUTA. SEGRETO NON SVELATO. IL PERITO CALLIGRAFO CONFERMA: È LA MANO DI SUOR LUCIA.

 

Marco Tosatti

Sabato prossimo, 13 maggio, cadono i cento anni dalla prima delle Apparizioni della Madonna a Fatima. Nelle settimane passate ci siamo occupati varie volte di questo tema, sia in relazione al libro di José Maria Zavala “El secréto mejor guardado de Fatima”, che al nostro “Il segreto non svelato. A cento anni dal futuro della Chiesa”, sia riportando un’intervista del cardinale Joseph Zen Ze-kiun. Oggi vi offriamo una breve intervista del prof. Roberto de Mattei sul significato attuale e futuro di Fatima; e qualche brano di un’intervista di Begona Slocker, il perito calligrafo del Tribunale di Madrid che ha eseguito una perizia sulla presunta parte non svelata del Terzo Segreto attribuendola alla mano di suor Lucia Dos Santos, la terza dei veggenti della Cova de Iria.

Abbiamo trascritto qualche frase del prof. De Mattei:

“Il messaggio di Fatima è sicuramente l’evento più importante del XX secolo e 100 anni dopo mostra tutta la sua attualità. Fatima non sta alle nostre spalle, Fatima sta davanti a noi, è una profezia incompiuta, come lo stesso Benedetto XVI ebbe ad ammettere”.

“Ho la massima attenzione e devozione per questo messaggio che ci offre una chiave interpretativa per il nostro tempo. Il messaggio di Fatima come è noto è un tutto unico composto di tre parti. Una terrificante visione dell’Inferno alla quale pone rimedio la infinita misericordia di Dio espressa attraverso il Cuore Immacolato della Madonna. La seconda parte riguarda le nazioni è riassunta da quella frase secondo cui la Russia diffonderà nel mondo i suoi errori. A questa diffusione, che è il castigo per l’umanità impenitente la Madonna contrappone delle richieste fra cui la consacrazione della Russia al cuore immacolato di Maria fatta dal Papa e dai vescovi in unione con lui e la propagazione della devozione dei primi cinque sabati del mese, due richieste che non sono state ancora esaudite se non in minima parte”.

“E poi c’è la terza parte che è oggetto del libro di Tosatti a cui si riferiva. Non entro nella problematica del terzo segreto. Mi sembra che ciò che sappiamo è comunque impressionante, nella sua parte nota ci parla della persecuzione contro la Chiesa e le vittime sono precisamente identificate. Il macrocosmo della cristianità viene sottoposto a una terribile persecuzione. Le parole “penitenza, penitenza, penitenza” ci richiamano all’idea del peccato, all’esistenza del bene e del male. Colpiscono frontalmente il relativismo e l’edonismo dominante. Possiamo dire che il messaggio di Fatima è il messaggio per i nostri tempi”.

 

Begona Slocker è perita grafologa da venticinque anni. Suo padre, Luis Pérez Slocker, era grafologo e perito calligrafo dal 1954, alunno di Maite Ras, che introdusse in Spagna questa scienza. La Slocker si formò nella Società Spagnola di Grafologia, scienza di cui la perizia calligrafica è un ramo.

“Quando ho saputo che la perizia doveva essere pubblicata integralmente, ho avuto un momento di timore, perché ero cosciente che sarebbe stata esaminata con la lente di ingrandimento da periti di ogni genere, e ci sarebbe stato un giudizio professionale dei colleghi. Però sapevo che avendo lavorato con rigore, ci sarebbe stato poco da dire sugli argomenti che espongo nella perizia. I dati che offro sono corretti. Di fatto, ho ricevuto solo parole di felicitazione per la mia prudenza, basandomi solo su dati raffrontabili.

Così sicura? So solo che il mio lavoro è fatto con rigore, con tutte le conoscenze poste al servizio della perizia. Penso che sia impossibile scrivere identiche due lettere, perché abbiamo vita, movimento, ed è questo che da’ alla scrittura di una certa persona alcune differenze in una stessa lettera. Inoltre abbiamo segni personali che vengono dalla nostra parte non cosciente, e che è impossibile che un altro autore che non sia lo stesso li riproduca. La velocità è molto importante, perché è molto difficile da imitare, l’inclinazione, la coesione. Sono segni che un falsificatore non può mantenere in più di sei righe di seguito, perché la parte non cosciente tradisce e il movimento della mano obbedisce al cervello, non alle nostre intenzioni. E’ un caso chiaro, quello del documento che abbiamo studiato, in cui tutti questi fattori sono positivi, mai con differenze sufficienti per dubitare della sua autenticità”.

Il lavoro è stato compiuto con l’équipe abituale della Slocker, a cui appartiene anche Lorena Gilaranz, altro perito giudiziario, e poi è stato sottoposto a due dei periti grafologi più prestigiosi, che hanno dato il via libera; e in seguito la Slocker ha ottenuto la conferma della Società Spagnola di Grafologia.

Trovate l’integrale dell’intervista, in spagnolo, a questo LINK.

 



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MANELLI, LE RAGIONI DEL DECRETO. DIMISSIONATO UN VESCOVO FILIPPINO PERCHÉ AMICO DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA.

Marco Tosatti

Sono le resistenze, forti, ancora presenti all’interno dei Francescani dell’Immacolata, e del ramo femminile dell’istituto alla base del “Decreto” di cui abbiamo scritto ieri, e che rende nettamente più severe le condizioni di clausura di padre Stefano Manelli, fondatore dell’istituto stesso, e attualmente residente ad Albenga, in un convento dei FFI. E’ lo stesso decreto a spiegarlo: “Due successivi Commissariamenti, decretati dopo una Visita Apostolica, hanno incontrato e tuttora incontrano forti resistenze”.

Le resistenze si spiegano perché molti religiosi ritengono che nulla di quanto è stato voluto dal Fondatore, e già approvato dalla Santa Sede, possa essere modificato, “soprattutto in alcuni elementi ritenuti parte del proprio carisma”. Il documento ammette poi che “le tensioni e le divisioni sono un ulteriore elemento di disgregazione”.

E poi c’è il problema dei soldi. Un problema che “accresce le difficoltà per affrontare i bisogni essenziali della vita quotidiana”. Spiega il Decreto che il gruzzolo dell’Istituto, lasciato da benefattori entusiasti dell’opera creata da Manelli, è gestito da “associazioni composte da persone laiche”. E una “moderna interpretazione del principio nihil possedere di secolare tradizione”. Ma in questo caso “permette un accumulo di beni completamente sottratto ad ogni controllo canonico, in quanto gestito autonomamente dalle associazioni civili”.

La Santa Sede obietta però che “i beni temporali dei quali si tratta sono in sostanza beni ecclesiastici perché donati per la maggior parte non alle associazioni civili ma all’Istituto”. All’Istituto dunque spetterebbe la loro gestione.

Il documento continua con un’ammissione di sostanziale impotenza. “Allo stato delle cose il Commissario e la Commissione si trovano nell’impossibilità di far progredire un cammino, che necessariamente richiede modifiche alle Costituzioni, la cui approvazione è riservata alla Santa Sede che ha concesso la prima approvazione delle medesime”. Il che sembrerebbe voler dire che la bozza delle nuove Costituzioni è già pronta, anche se non è ancora stata resa nota ai diretti interessati.

Fra l’altro, le disposizioni nei confronti di Manelli e dei FFI affermano che l’Istituto non potrà ricevere postulanti per un anno nel ramo maschile, e tre anni nel ramo femminile. Sia in un caso che nell’altro si “dovrà organizzare la formazione” delle future formatrici.

Ancora una volta mi chiedo che cosa avranno mai fatto i FFI, e padre Stefano Manelli in particolare. Ai miei pazienti lettori devo anche confessare che la mia frequentazione dei Francescani dell’Immacolata è praticamente nulla. Ho incontrato una volta padre Alfonso Bruno, che non è esattamente un fan di padre Manelli, e ci siamo lasciati come ci eravamo trovati. Cioè con pochissima simpatia reciproca. Ma da un punto di vista professionale mi stupisce che tanta severità sia accompagnata da tanta poca chiarezza nelle accuse. Lasciando da parte, ovviamente, il fango mediatico e televisivo agitato dagli “ex”, che però non ha trovato per ora veste giuridica ufficiale, né sul versante italiano né su quello vaticano. Gli “ex”, come vediamo in altre organizzazioni di Chiesa e non, difficilmente giocano un ruolo di testimoni equilibrati e imparziali.

La Santa Sede vuole chiudere il caso FFI, e l’indizio che l’Anno della Misericordia è davvero finito e dimenticato la abbiamo anche da un’altra decapitazione. Questa volta si tratta di un arcivescovo filippino, che solo pochi giorni fa ha difeso a voce alta l’episcopato dagli attacchi del nuovo Presidente, Rodrigo Duterte. Ieri la Sala Stampa vaticana ha annunciato le dimissioni dell’arcivescovo metropolita filippino di Lipa Mons. Ramon Arguelles. Non è stata data nessuna spiegazione, e come pare ormai sia abitudine (contraria alla trasparenza e all’informazione) non è stato neanche aggiunto, come era buona abitudine fare: “in base all’art. XXX del Codice…”. Arguelles non è malato, ha 73 anni, quindi il suo tempo sarebbe scaduto fra due anni, ma avrebbe una colpa molto grave. Avrebbe incardinato nella sua diocesi dei Francescani dell’Immacolata che avevano lasciato dopo il Commissariamento. Non solo: avrebbe permesso la creazione di un’associazione di “Fratelli dei Francescani e dell’Immacolata”. Il sito Messa in Latino afferma che “nostre fonti riferiscono di un messaggio sul Vescovo stesso. ‘Oggi […] hanno parlato con il Vescovo e ha detto che lui non ha mai dato le dimissioni e ha scoperto questa notizia su internet, lui non sa niente, a lui non è stato comunicato neppure che è stato dimesso’. Altre fonti arrivate ora parlano di una richiesta informale di disponibilità alle dimissioni, senza che sia stata formalizzata alcuna rinuncia”.



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