BRANDMÜLLER: FORSE SAREBBE OPPORTUNA UNA NUOVA PROFESSIONE DI FEDE DA PARTE DEL PONTEFICE…

MARCO TOSATTI

È necessario che il Papa faccia una professione di fede, come si usava nei tempi antichi? Il card. Brandmüller fa capire che sarebbe opportuno.

Il cardinale Walter Brandmūller, già presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, uno dei quattro porporati che hanno firmato i “Dubia” rivolti al Pontefice, in un lungo articolo di carattere storico pubblicato nel numero di agosto del giornale Die Neue Ordnung (qui trovate l’articolo di 1P5) ricorda l’abitudine, mantenuta per molti secoli, da parte dei papi di riaffermare la propria aderenza ai dogmi di fede. E fa capire in maniera trasparente che sarebbe utile e opportuno che il Pontefice regnante seguisse questo esempio.

Il titolo dell’articolo è “Il Papa: credente; Maestro dei fedeli”. Il porporato tedesco ricorda che Gesù Cristo diede a San Pietro la missione di essere la roccia sulla quale doveva essere fondata la Chiesa, dopo che Pietro aveva espresso la sua fede: “Tu sei il Messia, il figlio del Dio vivente”.

Il cardinale spiega che il papa stesso, anche se a capo della Chiesa, ne è un membro, e di conseguenza è importante e vitale che la Chiesa possa essere certa che il papa ne preservi la fede autentica.

Il porporato ricorda che c’è una tradizione in questo senso che risale al V secolo, e che vedeva il papa neo-eletto comunicare la sua Professione di fede. Una tradizione che nel corso della storia ha assunto forme diverse, ma si è mantenuta. Documenti dell’alto medioevo dimostrano che i papi dovevano, prima e dopo l’elezione, fare una professione di fede, che era la base dell’unità fra il papa e i fedeli della Chiesa. In uno di questi testi, del VII secolo, forse, chiamato Indiculum Pontificis, “Il nuovo papa dichiara la vera Fede come è stata fondata da Cristo, passata da Pietro,e poi trasmessa dal suo successore fino all’ultimo, il papa neo-eletto, così come l’ha trovata nella Chiesa e che desidera ora proteggere con il suo sangue”.

Il nuovo papa si impegnava a confermare e difendere i decreti dei suoi predecessori. Brandmüller commenta così: “E’ notevole come esplicitamente, specialmente nell’ultimo paragrafo del testo, è sottolineata la stretta conservazione di ciò che è stato dato e trasmesso; il papa promette di conservare i canoni e i decreti dei nostri papi come comandi divini”.

Ci sono state interruzioni, in questo uso, che è rimasto in vigore però almeno fino al XV secolo. La professione di fede doveva essere letta ogni anno nell’anniversario dell’elezione, per ricordare le promesse fatte. Il porporato conclude che quelle professioni di fede sono sempre state “reazioni a crisi serie e minacciose della Fede”; e cioè “risposte di papi a minacce alla genuina fede cattolica nel suo mutevole contesto storico”.

Si può intuire, anche se non è detto apertamente, che forse stiamo vivendo uno dei quei particolari momenti storici e che una professione di fede potrebbe essere uno strumento utile per preservare l’unità all’interno della Chiesa cattolica.

La sua conclusione è piena di significato: “In una situazione analoga, cioè nella confusione che riguardava la corretta interpretazione del Concilio vaticano II, quando il papa Paolo VI ha dovuto lamentare persino, il 30 giugno 1972, che il fumo di Satana era entrato all’interno della Chiesa, ha proclamato con grande preoccupazione per la verità e la chiarezza della fede, alla fine dell’’Anno della Fede”, il 30 giugno 1968 il suo ‘Credo del Popolo di Dio’. Lui per primo ha così fatto la sua professione di fede personale di fronte a decine di migliaia di fedeli”.

“Chiunque considera questi fatti storici alla luce del nostro tempo presente si può ben chiedere quali conclusioni bisogna trarre per la Chiesa dei nostri giorni”.

L’articolo in spagnolo è su Como Vara De Almendro

http://comovaradealmendro.es/2017/08/brandmuller-tal-vez-orportuna-una-nueva-profesion-fe-parte-del-pontifice/


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UK: 9 CRISTIANI SU 10 PENSANO CHE IL CRISTIANESIMO SIA MARGINALIZZATO. 7 SU 10: NON SI PUÒ MOSTRARE LA FEDE IN PUBBLICO.

Marco Tosatti

Nove cristiani su dieci in Gran Bretagna ritengono che la loro fede sia marginalizzata nel Paese. Sono risultati di un sondaggio condotto da Premier Christian Communication, di proprietà dal Premier Christian Media Trust, un ente che ha sede a Londra. Il sondaggio è stato condotto su una base di dodicimila persone.

Nel Paese che ha visto la battaglia per la vita – e la speranza – dei genitori di Charlie Gard, conclusasi tragicamente, il 93 per cento dei cristiani che hanno risposto “credono che il cristianesimo sia marginalizzato” in Graan Bretagna, mentre ben il 50 per cento afferma di aver sperimentato delle forme di pregiudizio a causa della sua fede.

Il 53 per cento degli interpellati dicono di essere d’accordo in maniera molto decisa e forte sul fatto che il cristianesimo è marginalizzato, mentre il 40 per cento si dice semplicemente d’accordo sull’esistenza della marginalizzazione.

Questo avviene su uno sfondo di scristianizzazione crescente ogni anno i rapporto fra i cristiani che lasciano la loro fede e quelli che si convertono è di 26 a 1.

Quattro cristiani su cinque di quelli che hanno preso parte al sondaggio crede che “al cristianesimo non viene dato eguale rispetto” a paragone delle altre religioni. Il 26 per cento sostiene di non poter essere aperto per ciò che riguarda la sua fede nel posto di lavoro o in ambienti pubblici. 67 per cento degli interpellati affermano che non è considerato accettabile dalla società che i cristiani condividano la loro fede con altri; e su questo punto solo il 29 per cento non è d’accordo.

I cristiani più giovani sono quelli che dicono di subire più pregiudizi a causa della loro fede. “I risultati choccanti dovrebbero far riflettere tutti sulla necessità di far sì che le persone di fede siano quello che sono senza paura”, affermano gli organizzatori del sondaggio, che non hanno resi noti i metodi di calcolo e il margine di errore del campione.

Peter Kerridge, il resposabile di Premier, ha detto che “è chiaro che la Gran Bretagna non ha quella società liberale e accogliente” che crede di avere, “se non tolleriamo e accettiamo chiunque, compresi i cristiani”.

“Il sondaggio dimostra chiaramente come ci si sente a essere un cristiano ordinario oggi. Questi non sono prelati che parlano, o accademici che fanno teoria, o politici per creare un caso. Questi sono cristiani ordinari che se sentono in maniera schiacciante che la loro fede cristiana è marginalizzata e che come risultato sta diventando sempre più difficile vivere come una persona di fede in Gran Bretagna”.

L’anno scorso un’infermiera cristiana è stata licenziata dal Darent Valley Hospital dopo che un paziente si è lamentato perché si era impegnata in “discussioni non richieste” in cui aveva parlato della sua fede personale e si era offerta di pregare per loro. Quest’anno due predicatori cristiani di strada erano stati multati per aver parlato in uno shopping center a Bristol contro l’omosessualità e l’islam. In seguito il tribunale aveva dato loro ragione. Inoltre un certo numero di scuole cristiane sono state “degradate” dall’ente di controllo Ofsted per il loro insegnamento sull’omosessualità.

Non vi preoccupate, tutto questo succederà presto anche da noi. Sempre che non stia già succedendo, nel silenzio degli episcopoi…



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DIO È MERITOCRATICO. UN LIBRO DI GOTTI TEDESCHI PER DIRE AI CATTOLICI: È ORA CHE CI SVEGLIAMO…

Marco Tosatti

Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, economista, esperto di finanza, banchiere ed ex presidente dello Ior, si intitola “Dio è meritocratico”; ma in realtà avrebbe potuto anche intitolarsi con le parole con cui si chiude la prima parte: “In pratica, è ora di svegliarci!”. Rivolto, naturalmente ai cattolici, troppo proni a subire e inghiottire e a metabolizzare tutta una quantità di menzogne, false idee, opinioni distorte su se stessi, la propria fede e la propria Chiesa. Tutti; e quando diciamo tutti, vogliamo proprio dire tutti, a partire dal Maggior Piero, come lo chiamerebbe Dante.

La grande responsabile di una quantità di malanni, nella Chiesa e nel mondo, secondo l’autore, è la Gnosi; un’eresia antica, che però a differenza di altre non è rimasta inghiottita nelle sabbie del tempo, ma ha saputo modificarsi, adattarsi sopravvivere e adesso mostrare il suo volto trionfante. “Se siamo convinti che nulla di importante succeda per caso, non possiamo credere che sia naturale questo processo di avanzata della gnosi, che sembra aver abbattuto, con un colpo mortale, una civiltà cristiana bimillenaria con un’accelerazione incredibile negli ultimi cinquant’anni. Le spiegazioni che giusti- ficano il crollo della fede con il progresso, la scienza, la tecnica, la globalizzazione ecc. non stanno in piedi, essendo la medesima fede ad averne originato le premesse”.

Certo, per un credente, quale Gotti Tedeschi è sicuramente, un responsabile principale e primordiale c’è: è quel signore che, secondo la Bibbia, si ribellò, mosso dal desiderio di “essere come Dio”; e che da allora, da buon Principe di questo mondo, continua a compiere il suo lavoro, cercando di convincere (e ci riesce, almeno da qualche secolo) gli uomini della bontà e praticabilità del suo desiderio. Di più: li convince che ciascuno di loro può essere Dio. E di conseguenza che la sua coscienza basta a dargli la giusta direzione su tutto…Gotti Tedeschi fa notare che fino alla Riforma di satana si parlava; e poi a poco a poco la sua immagine si è sbiadita, anche nelle chiese, una credenza così poco razionale, così poco moderna…Non senza un pizzico di veleno Gotti Tedeschi ricorda che “Sant’Agostino aveva già̀ definito gli “imbellettatori” di satana, quelli cioè̀ che ne ridimensionavano il potere malefico, pensate un po’: “i misericordiosi”. Ma questi “coccolatori”, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto anche essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?”.

Da un certo numero di secoli la Chiesa cattolica è stata vista come l’avversario per antonomasia. Lo è ancora adesso? Gotti Tedeschi nota. “Si direbbe che non si voglia che la Chiesa continui ad avere come obiettivo strategico quello di risvegliare e ri-evangelizzare il mondo per salvarlo. Direi persino che si vorrebbe fare in modo che la Chiesa possa venire considerata un ostacolo all’equilibrata globalizzazione del mondo”. E allora la Chiesa dovrebbe smetterla di proporre valori e verità assoluti, combattere il relativismo, difendere un’antropologia basata sulla famiglia formata da un uomo e una donna, e non dovrebbe affermare che è la miseria morale a generare quella materiale. Come lo stesso Gotti Tedeschi dimostra nella prima parte della sua opera. E naturalmente dovrebbe smettere quella pratica odiosa, il proselitismo, cioè cercare di convincere (convincere, cioè con strumenti logici e dialogici e razionali) che la salvezza è nella Chiesa, e “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Osserva l’autore che la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, e mai ha ceduto a ciò̀ che il mondo (la gnosi) voleva facesse. “È solo grazie agli attacchi esterni e soprattutto interni negli ultimi cinquant’anni che la Chiesa sembra essere in difficoltà nel riuscire a farlo con incisività̀, pur dimostrando sempre la certezza della Verità̀. Ma è proprio in questi ultimi cinquant’anni che inizia un attacco durissimo alla sua credibilità̀ e al suo ruolo con la giustificazione che il mondo moderno e globale non può altrimenti altro che escluderla, perché inutile e persino dannosa”.

Ma il problema è da capovolgere, spiega Gotti Tedeschi: il problema reale è che la civiltà occidentale è fallita, come possiamo ahimé constatare ogni giorno, proprio “Perché́ ha rifiutato il cattolicesimo. E questo va ora riaffermato e riproposto nella sua integrità̀, perché́ è la Verità̀”.

Abbiamo accennato prima all’opinione di Gotti Tedeschi secondo cui la miseria materiale è originata da quella morale, e non viceversa. Ci sembra interessante presentarvi le sue parole, in una citazione di una certa ampiezza, proprio perché l’autore è esperto di economia, e di conseguenza ciò che afferma in questo campo ha un valore particolare. “Insisto nell’invitare a convincerci che è la mi- seria morale a generare la miseria economica, sociale e politica, non viceversa. E credo che sia prioritario occuparsi di miseria morale prima di altre. La crisi economica in corso, che è stata generata da crisi morali passate e presenti, sta creando nuove forme di miseria anche economica. Poiché́ la miseria economica risulta essere la più̀ evidente e urgente, è bene accennarne chiarendo cosa è povertà̀ e come si deve affrontare moralmente il problema. È necessario insegnare il perché́ oggi gran parte della povertà̀ materiale nel mondo sia frutto del peccato, dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’avidità̀ ecc. È necessario sapere che anche una ripartizione egualitaria della ricchezza (fondata sulla convinzione che sia l’iniquità̀ il peggiore dei mali) non risolverebbe il problema dell’invidia, gelosia, avidità̀, attaccamento alle cose ecc. e possiamo persino prevedere che dopo la ripartizione, si ricostruirebbe la concentrazione del- la ricchezza e della disuguaglianza, se l’uomo resta avido, egoista e indifferente. La miseria morale è originata dal peccato, ed è mio convincimento che la povertà̀ economica, non solo individuale ma anche di popolazioni intere, sia conseguenza della “povertà̀ morale” e che questa “povertà̀ morale”, come ho già accennato, debba essere risolta, nella gerarchia dei problemi, per prima, quale compito primario della Chiesa”.

Svegliarsi, dicevamo. Perché se “Essere tolleranti con il prossimo e intolleranti con se stessi è cattolicesimo”, tollerare manipolazioni e contraddizioni di fede non è tolleranza, è tiepidezza. “E magari è anche stupidità, indegna del cattolico”. Sono in corso ogni giorno manipolazioni – definite “intollerabili” che cercano di convincere che è necessario e corretto “separare fede e opere, accettare una forma di metamorfosi del peccato originale. Vedete, cari lettori, decidere di non cercare di spiegare che la Verità̀ è preliminare alla libertà, porta progressivamente i fedeli a accettare le convenzioni umane su ciò̀ che è valore, cosa è buono, lecito, legale. Con la conseguenza di scegliere le più convenienti, secondo coscienza soggettiva”.

Sono cose che accadono oggi, nella Chiesa? Rispondo con un altro brano dell’autore: “Mi sono domandato cosa sarebbe oggi il cattolicesimo se, per esempio, San Giovanni Battista avesse voluto mostrare rispetto umano nel valutare la condotta morale di concubinato di Erode. Avrebbe salvato certo la testa, ma soprattutto da allora prendere come concubina la moglie del proprio fratello sarebbe diventato persino lecito, rendendo inutili le discussioni intorno a documenti recenti di Magistero (tutta colpa perciò della intransigenza e rigidità̀ del Battista, perbacco!)”.

A questo Gotti Tedeschi fa seguire altre domande irreali sul comportamento di Gesù con i Farisei, con Pilato, e magari anche con le tentazioni di Satana nel deserto. Per far vedere quanto poco dialogasse Gesù, almeno da come ci raccontano i Vangeli. Anche se, come ci ha spiegato il Preposito Generale dei Gesuiti, che ne sappiamo, in realtà? Non c’erano registratori…

In conclusione: vi consigliamo la lettura di “Dio è meritocratico”, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux, perché è una risposta concreta ed efficace, un rimedio, a una frase del santo Curato d’Ars: “La disgrazia è che non si riflette”.



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LA FEDE, LA CHIESA E LA VIA LARGA ALLA MODERNITÀ. UNA PARABOLA PER IL TEMPO PRESENTE.

Marco Tosatti

Mi sono divertito (si fa per dire) leggendo oggi su La Bussola Quotidiana una parabola sulla fede, la Chiesa e il mondo moderno, scritta da Ettore Gotti Tedeschi. Vi consiglio di leggerla, perché forse vi si può trovare una chiave di comprensione per quello che sta accadendo, è già accaduto, in molti Paesi una volta cristiani; anche in continenti, come quello sudamericano, che sembravano tanto promettenti, solo qualche decina di anni fa, e adesso conoscono una vera fuga dal Cattolicesimo (vedi il Brasile, ma non solo).

Si può leggere in filigrana anche qualche storia vera, attuale; la Comunione e Liberazione di don Giussani, quella dell’ultimo quarto del secolo scorso, tanto per capirsi; di forme ecclesiali come l’Opus Dei, e come anche altre iniziative minori, laiche e religiose, che hanno come caratteristica quella di non pensare di adattarsi al mondo moderno, se non nel linguaggio, quanto piuttosto di proporre una strada non comoda, non accattivante, ma che risponda ai bisogni di verità di ciascuno. E che di questi tempi spesso e volentieri vengono presi a bastonate in testa dalle Supreme Autorità.

Nella parabola si parla di un sacerdote che ha creato una missione di successo dove sembrava impossibile, fra chi si occupa solo di affari e non di Dio. Ha avuto un successo tale che invecchiando ha deciso di mandare a studiare a Roma un giovane sacerdote, che dopo molti studi ha deciso che il vecchio modello non avrebbe più potuto funzionare.

“Il vecchio santo sacerdote cercò di obiettare balbettando che le sue chiese invece erano piene e le vocazioni in crescita. La risposta fu immediata: “Solo per ancora poco tempo, ho visto a Roma che è successo, è questione di poco tempo, è indispensabile anticipare i prossimi problemi“. Il vecchio sacerdote non aveva forze per ribattere e gli argomenti erano imposti in modo talmente scientifico e determinato da sembrare forti e convincenti. In pochi mesi la liturgia della messa venne modernizzata, si passò progressivamente a confessioni brevi e comprensive per ogni peccato, si tralasciarono le penitenze, si cominciò a dare la comunione in mano a chiunque, l’omelia nella messa si orientò alla reinterpretazione ed attualizzazione dei Vangeli e si centrò sull’importanza della coscienza soggettiva e sulla comprensione di Dio Padre che per i meriti del Figlio non necessita i nostri meriti. Ma i fedeli non capirono e gradirono i cambiamenti, progressivamente le chiese che il vescovo gli aveva messo a disposizione si vuotarono, i seminaristi che erano entrati per diventare santi si convertirono a sette protestanti e i seminari si svuotarono, i contributi crollarono, si faticò persino ad arrivare a fine mese…”.

Credo che scorrendola troverete molti elementi familiari e noti del tempo che stiamo vivendo. Buona lettura.



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