FATIMA. UN LIBRO DI SPIRITUALITÀ E TEOLOGIA DI PADRE LANZETTA SU PENITENZA E PECCATO.

Marco Tosatti

Il centenario delle apparizioni di Fatima è appena iniziato, e certamente nel corso di questi prossimi dodici mesi assisteremo a un proliferare di iniziative editoriali per commemorare e studiare quello che è stato senza dubbio il fenomeno sovrannaturale più straordinario degli ultimi secoli. Ma a quanti siano interessati ad approfondire da un punto di vista spirituale e teologico il messaggio che la Madonna ha dato ai tre pastorelli, e tramite loro a tutto il mondo permettiamo di suggerire la lettura di un’opera particolarmente ricca e approfondita: “Fatima. Un appello al cuore della Chiesa. Teologia della storia e spiritualità̀ oblativa”, di padre Serafino Lanzetta, dei Francescani dell’Immacolata, per i tipi delle Casa Mariana Editrice, Frigento (AV). E’ la casa editrice dove appaiono pubblicazioni dei Francescani dell’Immacolata.

Padre Serafino Lanzetta è un giovane brillante teologo, che ha già al suo attivo numerose pubblicazioni di cui ricordiamo fra l’altro “Il Vaticano II – Un Concilio Pastorale: Ermeneutica delle Dottrine conciliari” (Edizioni Cantagalli), e frequenti articoli, ospitati anche su l’Osservatore Romano.

La sua opera attuale ci sembra particolarmente importante in un momento in cui si sentono, anche da pulpiti ben elevati, genericità e banalità scoraggianti sul significato di quello che è stato detto e diffuso dai tre pastorelli, trascurando alcune delle caratteristiche principali e potremmo dire chiave per comprendere il genere e l’urgenza degli avvertimenti offerti al nostro ascolto.

Sin dall’inizio padre Lanzetta ci ricorda che “Ogni ideologia pretende di dire agli uomini le cose degli uomini, ma dimentica che l’uomo che parla solo con se stesso ben presto diventa una minaccia per se stesso e per gli altri; anche le cose umane presto diventano disumane e in nome delle idee si calpestano i viventi, gli uomini in carne ed ossa”. Il secolo che abbiamo appena lasciato alle spalle, ma anche quello di cui abbiamo percorso una minima parte, ne sono dimostrazioni lampanti; ne è un’ulteriore prova la disumanizzazione quotidiana di cui ci nutriamo. A Fatima “la Madonna ci ricordava che bisogna parlare con Dio, che bisogna pregare incessantemente con una preghiera, il Santo Rosario, che è lode incessante e richiesta incessante di misericordia e di salvezza dalla perdizione eterna”.

Il messaggio di Fatima, sottolinea il teologo, ci indica però un altro grande antidoto al male prodotto e vissuto nella storia:  la penitenza. E’ uno strumento essenziale per riparare al male fatto contro Dio e contro l’uomo, “purifichiamo noi stessi e la storia”. E ci prepariamo, rinnovati interiormente, ad accogliere quello che il futuro riserva. In mancanza di ciò, il male commesso continua a sedimentare nelle nostre vite, e nella storia del mondo:  “È utopico pensare che il male si autoredima, che prima o poi scompaia, senza un serio impegno ad estirparlo con la penitenza. Gli ideologi senza Dio pensano che il male sia solo un errore della storia”; ma così non è. “Fatima ci offre una splendida visione teologica della storia e ci dice: solo con Dio l’uomo può̀ continuare a vivere. Solo se viviamo per Dio vive anche il mondo. Cacciare Dio dal mondo e dal cuore dell’uomo porta all’autodistruzione”.

Il libro di Lanzetta entra poi nell’analisi dettagliata – in una luce di teologia e di spiritualità – dei singoli accadimenti relativi alle apparizioni, e alla travagliata gestione del messaggio da parte di suor Lucia dos Santos. Sarebbe troppo lungo – e lo lasciamo ai lettori – seguire questo percorso in un articolo solo. Vogliamo però ricordare ancora un punto fondamentale, e cioè quello della scomparsa del concetto di peccato dal nostro mondo.

“In un tempo in cui già̀ si profilava quella cultura dell’assenza del peccato che avrebbe imperversato tristemente più tardi o della sua giustificazione come irrilevante, la Madonna veniva a Fatima a parlarci della verità̀ di questo male. Si tratta di un male reale e non ideale come potrebbe sembrare, solo perché́ non lo tocco, non lo vedo… La tentazione odierna è quella di colpevolizzare sempre gli altri, di dire che sempre gli altri sono la causa del male e intanto il peccato è sempre e solo degli altri, anzi il vero peccato sono gli altri. In un mondo fortemente individualista, l’unico peccato è il limite al mio arbitrio”.  Quindi “Sono arbitro iniquo della mia vita e pertanto condanno a morte anche gli altri. Purtroppo non si riesce a vedere che c’è un male più intimo, più profondo del mio egoismo, che si nasconde proprio nel viluppo del mio individualismo e si chiama peccato”.



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MA CHE QUARTO SEGRETO! DOPO IL VIAGGIO DEL PONTEFICE A FATIMA ANCHE I PRIMI TRE, CHI LI HA VISTI?

Marco Tosatti

Ero curioso di sapere se in qualche modo – magari durante il volo di ritorno da Fatima – il Pontefice avrebbe toccato la questione del Terzo Segreto, e la vexata quaestio della pubblicazione del Terzo Segreto– completa o no – che è tornata di attualità di recente grazie ad alcune interviste e libri. Pensavo che forse qualche collega avrebbe buttato lì una domanda. Poi ho capito che non poteva essere; l’intervista registrata dal cardinale Parolin, Segretario di Stato, era chiara: “Credo che il messaggio di Fatima sia il messaggio centrale del cristianesimo, quello che stiamo vivendo soprattutto in questo periodo pasquale, cioè l’annuncio che Gesù è risorto, che Gesù è vivo, che Gesù è il Signore della storia. Si è tanto speculato e sì, forse si continua ancora a speculare sui segreti di Fatima, ma sono in un certo senso speculazioni inutili, perché quello che Fatima voleva dirci ce lo ha detto pubblicamente e apertamente. Ed è proprio questo il messaggio centrale della fede, della nostra fede cristiana, della nostra fede cattolica”.

E il messaggio era chiaro soprattutto ai colleghi sensibili al vibrare di umori e spifferi che aleggiano da Santa Marta e dintorni. Figuriamoci poi di eventuali sgradevoli illazioni su apostasia nella Chiesa che comincia dall’alto.

Ma in realtà mi sembra che il riassunto del senso della visita a Fatima l’abbia espresso con grande sincerità il Pontefice stesso sull’aereo di ritorno: “Fatima ha un messaggio di pace portato all’umanità da tre grandi comunicatori che avevano meno di 13 anni. Il mondo può sperare pace e con tutti io parlerò di pace. A Roma prima di partire ho ricevuto degli scienziati di varie religioni che partecipavano a un convegno all’osservatorio vaticano, e uno mi ha detto: “Sono ateo, le chiedo un favore, dica ai cristiani che amino di più i musulmani”. Questo è un messaggio di pace”.

Vi invito a leggere qui sotto il messaggio nelle sue tre parti. E a confrontarlo con le parole pronunciate dal Pontefice nelle sue ventitré ore in Portogallo. L’impressione che ne ho avuto è che avrebbe potuto trattarsi di un viaggio in un qualsiasi santuario mariano, ma non di quelli “profetici”: un santuario “tranquillo”. Altro che “Quarto segreto”! In questo viaggio sembra che non sia esistiti neanche i primi tre.

“Avete visto l’inferno dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione del mio Cuore immacolato. Se si farà ciò che vi dirò, molte anime si salveranno e si otterrà la pace. La guerra sta per finire, ma se non si smetterà di offendere Dio, sotto il regno di Pio XI ne comincerà una ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il gran segno che Dio vi darà per annunciarvi che sta per punire il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della carestia e delle persecuzioni contro la Chiesa e il santo Padre. Per impedire che ciò accada, io chiederò la consacrazione della Russia al mio Cuore immacolato e la comunione riparatrice dei primi sabati del mese. Se si darà ascolto alle mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà la pace; in caso contrario, essa diffonderà i suoi errori in tutto il mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il santo Padre dovrà soffrire molto, molte nazioni verranno annientate. Infine il mio Cuore immacolato trionferà. Il santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e verrà concesso al mondo un periodo di pace. In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della fede

J.M.J.

La terza parte del segreto rivelato il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria-Fatima.

Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Ecc.za Rev.ma il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre.

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.

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Messaggio di pace? Ne siamo proprio sicuri?

FATIMA, ALEPPO: I CRISTIANI DELLA CITTÀ MARTIRE TRE GIORNI IN PREGHIERA PER RICORDARE LE APPARIZIONI DELLA MADONNA.

Marco Tosatti

Il Pontefice è arrivato a Fatima, e mentre gli occhi del mondo sono rivolti verso quel lembo estremo di Europa, ci sembra opportuno ricordare che all’altro capo del Mediterraneo, ad Aleppo, da ieri le varie comunità cristiane della città martire della guerra si uniscono alla Chiesa mondiale per ricordare e celebrare le apparizioni della Madonna alla Cova de Iria.

Riportiamo qualche brano dell’articolo molto ampio pubblicato da AsiaNews.

“In comunione col papa, a Fatima per il centenario delle apparizioni, i cristiani di Aleppo in preghiera per la fine della guerra”. Mons. Audo: momento di “speranza” e “testimonianza” di una fede “salda nelle difficoltà”. Prova della “unità” fra le varie confessioni. Attesi migliaia di fedeli. Alla violenza si risponde “col fanatismo o la comunione: la Chiesa insegna la seconda strada”. Sarà un momento di “speranza” per i cristiani, la “testimonianza” di una fede che resta “salda nelle difficoltà” e di un sentimento “comunitario” condiviso, alimentato da anni di guerra sanguinosa che ha rafforzato l’unità fra le varie confessioni. È quanto racconta ad AsiaNews mons. Antoine Audo, arcivescovo caldeo di Aleppo, presentando la tre giorni di celebrazioni che la comunità cristiana della seconda città per importanza della Siria dedica alla Madonna di Fatima, alla quale consacrerà la città. Un appuntamento in concomitanza con il viaggio apostolico di papa Francesco nella cittadina portoghese del 12 e 13 maggio per il centenario delle apparizioni della Vergine ai tre pastorelli.

“Va detto – afferma il prelato – che tutto il mese di maggio è importante per le comunità cristiane di Aleppo. Tutte le chiese sono gremite di fedeli che pregano il Rosario, si accostano all’eucaristia, recitano le litanie. Questo è un momento molto importante di preghiera e di comunione attorno a Maria, una tradizione piacevole e radicata nel tempo”. Difatti la gente di Aleppo “ama molto la devozione popolare”, desidera “partecipare” e perpetrare una “tradizione profonda” che unisce le chiese e le famiglie, attorno a Maria. Questo, prosegue, “è molto bello perché crea un’atmosfera di serenità. Maggio è il mese privilegiato per pregare per la pace, per la fine di tutti i conflitti”.

La tre giorni di celebrazioni dedicata alla Madonna di Fatima ad Aleppo – su iniziativa della parrocchia latina di san Francesco – inizierà giovedì 11 maggio, con una preghiera comunitaria in programma alle 5 del pomeriggio. A seguire, e per tutta la giornata seguente, vi saranno recite del Rosario, invocazioni per la pace alla Madonna, film e proiezioni dedicati alla Vergine e messe comunitarie.

Il momento culminante della festa è previsto per sabato 13 maggio, in concomitanza con la messa del papa a Fatima, quando si terrà una solenne concelebrazione eucaristica cui parteciperanno tutti i vescovi e i sacerdoti presenti ad Aleppo. Alla funzione sono invitati i fedeli di tutti i riti cristiani della metropoli del nord della Siria, a lungo considerata epicentro del conflitto. Infine, è prevista la processione con la statua della Madonna di Fatima e la consacrazione della città di Aleppo alla Madonna di Fatima. Un gesto dal forte valore simbolico, nella speranza che possa contribuire a restituire la pace non solo in Siria ma in tutta la regione mediorientale insanguinata da conflitti decennali.

“L’evento culminante – racconta mons. Audo – sarà la solenne concelebrazione eucaristica nella cattedrale dei francescani, alla quale sono invitate tutte le denominazioni cristiane, e in comunione con papa Francesco. Poi vi sarà la processione all’interno e all’esterno della chiesa, con in testa la statua della Madonna regalo del santuario di Fatima. La statua è arrivata in città nei giorni scorsi. Sarà una bella funzione, un momento di festa cui dovrebbero partecipare fino a tremila fedeli”. “La consacrazione di Aleppo a Maria, il tema della pace – aggiunge il vescovo caldeo – sono fonte di speranza e sono un segno della nostra presenza. Vogliamo approfittare dell’evento per rilanciare i temi del dialogo, dell’unità e dell’incontro non solo fra le diverse confessioni cristiane, ma anche con i musulmani sfruttando la vasta eco che ha avuto il viaggio del papa in Egitto. È un avvenimento di cui si parla ancora oggi, una testimonianza fatta da gesti più che dalle parole”. Al dramma della guerra, conclude mons. Audo, si poteva rispondere “con il fanatismo o la comunione: la Chiesa ha aiutato a scegliere la seconda. La fede dei cristiani è salda e forte e questo induce all’ottimismo, anche se restano le incertezze e le ombre sul futuro”.

Aleppo sta tornando a una difficile normalità. A questo proposito, per chi è interessato ad approfondire l’argomento, e in particolare il ruolo estremamente ambiguo e negativo giocato dalle potenze occidentali, pubblichiamo il link di Ora Pro Siria dedicato agli “Elmetti Bianchi” quella strana organizzazione di aiuto – ma probabilmente non solo – molto pubblicizzata dai media occidentali.



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FATIMA, DE MATTEI: LA PROFEZIA INCOMPIUTA. SEGRETO NON SVELATO. IL PERITO CALLIGRAFO CONFERMA: È LA MANO DI SUOR LUCIA.

 

Marco Tosatti

Sabato prossimo, 13 maggio, cadono i cento anni dalla prima delle Apparizioni della Madonna a Fatima. Nelle settimane passate ci siamo occupati varie volte di questo tema, sia in relazione al libro di José Maria Zavala “El secréto mejor guardado de Fatima”, che al nostro “Il segreto non svelato. A cento anni dal futuro della Chiesa”, sia riportando un’intervista del cardinale Joseph Zen Ze-kiun. Oggi vi offriamo una breve intervista del prof. Roberto de Mattei sul significato attuale e futuro di Fatima; e qualche brano di un’intervista di Begona Slocker, il perito calligrafo del Tribunale di Madrid che ha eseguito una perizia sulla presunta parte non svelata del Terzo Segreto attribuendola alla mano di suor Lucia Dos Santos, la terza dei veggenti della Cova de Iria.

Abbiamo trascritto qualche frase del prof. De Mattei:

“Il messaggio di Fatima è sicuramente l’evento più importante del XX secolo e 100 anni dopo mostra tutta la sua attualità. Fatima non sta alle nostre spalle, Fatima sta davanti a noi, è una profezia incompiuta, come lo stesso Benedetto XVI ebbe ad ammettere”.

“Ho la massima attenzione e devozione per questo messaggio che ci offre una chiave interpretativa per il nostro tempo. Il messaggio di Fatima come è noto è un tutto unico composto di tre parti. Una terrificante visione dell’Inferno alla quale pone rimedio la infinita misericordia di Dio espressa attraverso il Cuore Immacolato della Madonna. La seconda parte riguarda le nazioni è riassunta da quella frase secondo cui la Russia diffonderà nel mondo i suoi errori. A questa diffusione, che è il castigo per l’umanità impenitente la Madonna contrappone delle richieste fra cui la consacrazione della Russia al cuore immacolato di Maria fatta dal Papa e dai vescovi in unione con lui e la propagazione della devozione dei primi cinque sabati del mese, due richieste che non sono state ancora esaudite se non in minima parte”.

“E poi c’è la terza parte che è oggetto del libro di Tosatti a cui si riferiva. Non entro nella problematica del terzo segreto. Mi sembra che ciò che sappiamo è comunque impressionante, nella sua parte nota ci parla della persecuzione contro la Chiesa e le vittime sono precisamente identificate. Il macrocosmo della cristianità viene sottoposto a una terribile persecuzione. Le parole “penitenza, penitenza, penitenza” ci richiamano all’idea del peccato, all’esistenza del bene e del male. Colpiscono frontalmente il relativismo e l’edonismo dominante. Possiamo dire che il messaggio di Fatima è il messaggio per i nostri tempi”.

 

Begona Slocker è perita grafologa da venticinque anni. Suo padre, Luis Pérez Slocker, era grafologo e perito calligrafo dal 1954, alunno di Maite Ras, che introdusse in Spagna questa scienza. La Slocker si formò nella Società Spagnola di Grafologia, scienza di cui la perizia calligrafica è un ramo.

“Quando ho saputo che la perizia doveva essere pubblicata integralmente, ho avuto un momento di timore, perché ero cosciente che sarebbe stata esaminata con la lente di ingrandimento da periti di ogni genere, e ci sarebbe stato un giudizio professionale dei colleghi. Però sapevo che avendo lavorato con rigore, ci sarebbe stato poco da dire sugli argomenti che espongo nella perizia. I dati che offro sono corretti. Di fatto, ho ricevuto solo parole di felicitazione per la mia prudenza, basandomi solo su dati raffrontabili.

Così sicura? So solo che il mio lavoro è fatto con rigore, con tutte le conoscenze poste al servizio della perizia. Penso che sia impossibile scrivere identiche due lettere, perché abbiamo vita, movimento, ed è questo che da’ alla scrittura di una certa persona alcune differenze in una stessa lettera. Inoltre abbiamo segni personali che vengono dalla nostra parte non cosciente, e che è impossibile che un altro autore che non sia lo stesso li riproduca. La velocità è molto importante, perché è molto difficile da imitare, l’inclinazione, la coesione. Sono segni che un falsificatore non può mantenere in più di sei righe di seguito, perché la parte non cosciente tradisce e il movimento della mano obbedisce al cervello, non alle nostre intenzioni. E’ un caso chiaro, quello del documento che abbiamo studiato, in cui tutti questi fattori sono positivi, mai con differenze sufficienti per dubitare della sua autenticità”.

Il lavoro è stato compiuto con l’équipe abituale della Slocker, a cui appartiene anche Lorena Gilaranz, altro perito giudiziario, e poi è stato sottoposto a due dei periti grafologi più prestigiosi, che hanno dato il via libera; e in seguito la Slocker ha ottenuto la conferma della Società Spagnola di Grafologia.

Trovate l’integrale dell’intervista, in spagnolo, a questo LINK.

 



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IL CARDINALE ZEN PARLA DI FATIMA, LE APPARIZIONI E IL SOGNO DI DON BOSCO SULLA NAVE DELLA CHIESA NELLA TEMPESTA.

Marco Tosatti

Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito di Hong Kong, è un personaggio storico della Chiesa cinese. Volentieri condividiamo questo video-intervista, realizzato da Aurelio Porfiri, in cui il porporato parla delle apparizioni di Fatima, di cui quest’anno si festeggia il centenario, insieme alla canonizzazione di Giacinta e Francesco, due dei tre pastorelli. Per suor Lucia Dos Santos, la terza a cui apparve la Madonna alla Cova De Iria, è in corso la causa di beatificazione.

Il cardinale fa alcune osservazioni molto interessanti sulla relazione fra la visione del Terzo Segreto e un famoso sogno di Don Bosco, relativo alla situazione della “nave della Chiesa”. E sulla possibilità che la profezia non sia ancora totalmente compiuta.

Ecco alcune frasi del cardinale Zen:

“Certamente l’apparizione della Madonna a Fatima è un fatto storico, grande”.

“È molto più importante il messaggio che certi particolari, però capisco che c’è interesse di sapere i particolari”.

“Per noi Cinesi, questa apparizione della Madonna a Fatima è anche importante perché il governo comunista mostra molta paura della Madonna di Fatima. E’ una cosa un po’ ridicola perché dicono: qualunque Madonna va bene, ma non quella di Fatima, perché è anticomunista”.

“Dio è sempre condizionato al nostro pentimento. Il Signore si astiene dal castigare se la gente si pente”.

“La cosa importante è che noi ci rendiamo figli meno indegni della Madonna”.

Buona visione.



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FATIMA E IL SEGRETO NON SVELATO. A CENTO ANNI DAL FUTURO DELLA CHIESA. UN LIBRO DELLA CHORABOOKS.

Marco Tosatti

Un genitore che parla di una sua creatura è, in genere, ben poco attendibile. L’amore è una lente molto deformante. Così non pretenderò che mi crediate se vi dico che il libro – mio – di cui oggi annuncio l’uscita è meritevole di attenzione. Il poliedrico e creativissimo amico Aurelio Porfiri mi ha chiesto di lavorare, a cento anni dalle apparizioni di Fatima a una versione più completa e aggiornata di un’opera uscita nel 2002. E ha pubblicato per il suo Chorabooks “Fatima e il segreto non svelato. A 100 anni dal futuro della Chiesa”. Lasciando da parte ogni modestia e verecondia mi sembra di poter dire che sia un lavoro interessante per chi – senza essere uno specialista – voglia farsi un’idea di tutto ciò che è stato, ed è ancora, il problema Fatima. Per la Chiesa e per il mondo. E si vedrà che Fatima continua ancora a riservarci interrogativi e sorprese. Qui sotto trovate il comunicato dell’Editore e il link a una mia beve intervista sull’argomento. Grazie per la pazienza e la comprensione. Ma sapete, con i genitori ci vuole pazienza….



Comunicato stampa Chorabooks Publishing Limited 2017 Marco Tosatti (2017), Fatima e il segreto non svelato. A 100 anni dal futuro dellaChiesa.

Hong Kong: Chorabooks. EBook (formato Kindle) Euro 9.99 ISBN 9789887725657
Cartaceo Euro 16.63

ISBN 978‐9887725664

Disponibilità: immediata su tutti i negozi amazon
Per informazioni ed interviste rivolgersi a aurelioporfiri@hotmail.com

 

A cento anni di distanza dall’evento le apparizioni di Fatima fanno ancora parlare, discutere e suscitano molte polemiche. Il più̀ straordinario fenomeno sovrannaturale del secolo scorso riserba ancora dei misteri, che a volte sembrano quasi insolubili, almeno a viste umane. O che forse non saranno mai ammessi ufficialmente.

Il libro di Marco Tosatti riprende, quindici anni dopo la sua prima edizione, in una veste aggiornata fino alle più̀ recenti scoperte e discussioni, tutta la storia della Cova de Iria, proprio nel momento in cui due dei tre pastorelli stanno per salire alla gloria degli altari. Quindi non è semplicemente la ripresa di un’opera già̀ edita, ma rappresenta un testo confermato nei punti ancora validi, arricchito di molte informazioni nuove e con l’aggiunta di ulteriori capitoli.

Lo svelamento del 2000 è stato nelle intenzioni della Chiesa di Roma il “Punto finale” di decenni di attesa e di indiscrezioni eccellenti. Che la profezia contenuta nel Terzo Segreto riguardasse una grande persecuzione della Chiesa e dei cristiani è ormai pacifico. E’ quello a cui stiamo assistendo, in tutto il mondo, dopo le persecuzioni delle grandi dittature, nazismo e comunismo, e la cronaca ce lo conferma con quotidiano orrore.

Ma forse questo non era tutto. Il libro ripercorre con attenzione e passo dopo passo le parole e i gesti di coloro che sono venuti a contatto con il Segreto, e soprattutto, affronta quella che molti pensano sia una parte mai rivelata, e che riguarda direttamente la Chiesa, e la sua apostasia.

In Spagna di recente è stato sottoposto ad analisi grafologica da tre esperti di prima grandezza un documento attribuito a Suor Lucia, e che era apparso per la prima volta nel 2010. E’ una lettera dal contenuto impressionante, per i cattolici, in cui si parla esplicitamente dell’apostasia della Chiesa, a partire dal suo vertice. La perizia afferma che senza ombra di dubbio la calligrafia è quella della suora rinchiusa a Coimbra. Secondo gli esperti le lettere del documento non sono uguali a quelle dei testi di Suor Lucia a disposizione del pubblico; quindi, concludono i periti, non si tratta di una falsificazione. E’ un campo ancora aperto alla discussione, ovviamente; anche perché́ l’origine del documento, solo digitale, è ignota, e dell’originale cartaceo non si sa nulla.

Ma se si collega questo elemento a quanto affermano alcune persone molto vicine all’allora cardinale Ratzinger è comprensibile che a molti la versione proposta a suo tempo dal cardinale Tarcisio Bertone non appaia sufficiente a spiegare tutte le contraddizioni, le omissioni e le oscurità.

Fatima è stato, ed è tutt’ora un evento straordinario; tanto che in ambienti diversi da quello religioso, o cattolico, sono riconosciute la sua portata e la sua importanza. Anche di questo, delle interpretazioni che possono apparire stravaganti, ma non sono tali per molte persone, si racconta nel libro; così come del problema della consacrazione della Russia, e delle “creature” di Fatima, le apparizioni mariologiche che si sono susseguite negli ultimi decenni e che all’evento della Cova de Iria fanno riferimento, spesso esplicito.

Ma per i credenti resta aperta la questione: è stato detto realmente tutto? E se questo non è avvenuto, perché́? Per paura di che cosa?

Marco Tosatti è nato a Genova nel 1947. Dal 1981 si occupa di informazione su temi religiosi. E’ stato il vaticanista de La Stampa dal 1981 al 2008. Ha scritto numerosi libri, su temi di religione e storia, in particolare del M.O. “I Baroni di Aleppo”, “La vera storia del Mussa Dagh”, “Gli eroi traditi”, ”Inchiesta sul demonio”, “Padre Pio e il diavolo”, “Santi posseduti dal demonio”, “Inchiesta sulla Sindone” e altri. Con don Gabriele Amorth ha scritto “Memorie di un esorcista”.



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FATIMA. PRESENTAZIONE A MADRID. LA PERITA CALLIGRAFA NEGA CHE IL TESTO PUBBLICATO DA ZAVALA SIA UNA FALSIFICAZIONE.

 

Marco Tosatti

Giovedì 6 aprile, alla vigilia di quella che secondo alcuni studiosi potrebbe essere stata la data reale della Crocifissione, è stato presentato a Madrid, nella Casa del Libro sulla Gran Via, davanti a centinaia di persone (qualcuno è giunto per l’occasione persino dal Venezuela) il libro di José Maria Zavala “El secreto mejor guardado de Fatima” , Il segreto meglio guardato di Fatima.

Come abbiamo già scritto qualche tempo fa, il libro ci è parso interessante per varie ragioni, che non sono connesse direttamente con quella che è la novità più accattivante, e cioè la perizia calligrafica su una presunta parte autografa di Suor Lucia del Terzo Segreto di Fatima. L’opera di Zavala, alla cui presentazione chi scrive ha partecipato come relatore, ci ha colpito per la sua struttura: vari segmenti diversi, e solo apparentemente non collegati, compresa un’intervista inedita a don Gabriele Amorth, che disegnano un affresco spirituale dell’ultimo secolo, e dei nostri tempi, in cui Fatima, don Gabriele Amorth, padre Pio (di cui Josè Maria e la sua sposa, Paloma, sono figli spirituali che dire devoti è dir poco) dirigono il lettore verso l’obiettivo della conversione, della penitenza e della preghiera.

Una parte dell’opera è dedicata a un documento relativo al Terzo Segreto.

Il testo riportato dal libro è apparso su un sito americano nel 2010, durante il pontificato di Benedetto XVI, ma ha avuto un’eco limitata. Zavala lo avrebbe ricevuto con una mail anonima mentre stava preparando la sua opera, e non si è limitato a riprodurlo; prima di questo ha chiesto a una esperta grafologa e calligrafa di sottoporlo a un esame, comparandolo con il testo conosciuto e accertato di mano di Suor Lucia del Terzo Segreto stesso.

Non si tratta di un documento originale, ma di una copia digitale o fotocopia, e questo naturalmente, come è stato detto sin dall’inizio, pone dei limiti all’esame. Ma è interessante riportare quanto afferma Begoña Slocker, che era presente, insieme ad altri due esperti del campo, che l’hanno aiutata e hanno in qualche modo “certificato” il suo lavoro, alla conferenza stampa di presentazione. L’esperta giudiziaria nella sua relazione, allegata al libro di Zavala, ha concluso che il testo preso in esame “è stato realizzato dalla stessa mano del documento corrispondente alla Prima e alla Seconda Parte del Segreto di Fatima, redatto di suo pugno e scrittura da Suor Lucía dos Santos”.

E’ stato obiettato che grazie agli strumenti attuali di creazione (per esempio Photoshop) una falsificazione sarebbe possibile. E mancando il testo originale, non è un’obiezione da trascurare. A questo Begoña Slocker ha risposto: “Noi lavoriamo su documenti originali, e dal momento che non ho questi dati, mi sono basata soprattutto sulla velocità, sull’inclinazione e sui segni tipo, il che significa che quando sovrappongo le lettere, se fossero identiche, sarebbe una falsificazione; ma non sono identiche”.

La grafologa aggiunge: “La mia conclusione chiaramente è che è stato fatto dalla stessa mano, e l’ho rivisto con il Presidente della Società Spagnola di Calligrafia, che lo ha suffragato, e con Tomás Alonso de Corcuera, il Numero Uno in Spagna come perito, che è stato professore e docente nella Polizia Scientifica di Madrid. E’ una perizia fatta coscienziosamente, a cui ho dedicato molti giorni e notti”.

Nella sua presentazione l’autore ha detto che non spettava a lui dire se fosse o no un documento autentico, ma che per questo motivo si affidava alla relazione degli esperti.

Ci sembrava interessante, avendo trattato del libro di Zavala, e di questo documento, sia sulla Nuova Bussola Quotidiana QUI e QUI che su Stilum Curiae, offrire ai lettori questo ulteriore aggiornamento sullo stato della questione. Senza esprimere giudizi diversi da quelli che abbiamo già manifestato a attribuire patenti. E cioè che le contraddizioni e discrepanze fra le testimonianze del passato, e quello che è stato rivelato sono tali da autorizzare a pensare a un qualche elemento mancante, del mosaico. Come peraltro conferma il recente libro di Saverio Gaeta, “Fatima, tutta la verità”, che mette in luce contraddizioni e carenze delle spiegazioni dell’allora Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, autore con Giuseppe De Carli de “L’ultima veggente di Fatia”, nel 2007, e de “L’ultimo segreto di Fatima”. Uscito proprio nel 2010: lo stesso anno in cui apparve il documento di fonte anonima riportato dal libro di Zavala.

In calce riportiamo il testo in una nostra traduzione.

Il testo comincia con le sigle JMJ, e la data: “Tuy, 1/4/1944”.

E continua così: “Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come ‘il “Santo Padre’, davanti a una moltitudine che stava lodandolo.

Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male.

Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio.

Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960.

Nel regno di Giovanni Paolo II la pietra angolare della tomba di Pietro deve essere rimossa e trasportata a Fatima.

Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima.

La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima.

Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta.

Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9,24-25 e Matteo 21, 42-44”.

Così terminava il messaggio. La parte relativa a Matteo è la seguente:

42 “Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

‘La pietra che i costruttori hanno rifiutata

è diventata pietra angolare;

ciò è stato fatto dal Signore,

ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri’?

43 Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti.

44 Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà”.

Mentre invece la parte relativa a Daniele è questa: “24 Settanta settimane sono fissate

per il tuo popolo e per la tua santa città

per mettere fine all’empietà,

mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità,

portare una giustizia eterna,

suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei

santi”.



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PALERMO. IL VESCOVO IN BICICLETTA TOGLIE LA PARROCCHIA E IMPONE IL SILENZIO AL PRETE CRITICO.

 

Marco Tosatti

Il Vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha imposto a don Alessandro Minutella di lasciare la parrocchia di cui è responsabile entro quindici giorni, di mantenere il più rigoroso silenzio e di prendersi un periodo di riposo. Qui sotto l’annuncio pubblicato da don Minutella stesso, che alle 17.30 in parrocchia spiegherà il provvedimento, motivato, a quanto sembra, dal suo non essere “in comunione ecclesiale”.

Don Minutella è molto critico dell’attuale situazione ecclesiale.

Chi è interessato può sentire questa sua omelia-annuncio, pubblicata su Facebook il 25 marzo, in cui si convoca per il 22 aprile prossimo, al Palazzetto dello Sport Palaferroli di Verona, un raduno di preghiera e di fede, per una resistenza cristiana dei cattolici stufi dell’eresia strisciante “portata avanti dal governo stesso della Chiesa”. I partecipanti devono venire con la corona del Rosario, e si consiglia di far precedere l’evento da un’ora di adorazione eucaristica notturna. Le iscrizioni, dice don Minutella nel suo appello si fanno direttamente su Facebook a Radio Domina Nostra. “Portate bandiere bianche e gialle del Vaticano – chiede il sacerdote – quella bellissima bandiera con le chiavi di San Pietro”. E sarà chiesta una benedizione al Santo Padre Benedetto XVI. “Scendiamo in campo prima che tocchino la Santa Messa”.

Nel suo annuncio- omelia di circa quindici minuti il sacerdote sottoposto a sanzioni dal vescovo di Palermo, non le manda a dire; e vuole esprimere, così afferma, il disagio di tanti cattolici che non hanno voce, e che stanno vivendo “una stagione di profondo smarrimento”, per una Chiesa che sta preparando “una forma di sintesi di tutte le eresie del passato”, nelle “sabbie mobili di una teologia liquida, un falso modello di Chiesa”. Una Chiesa “confusa, bizzarra e stravagante, a volte ridicola”. C’è un “imperante relativismo morale che in Benedetto XVI aveva trovato un argine, grazie anche allo straordinario dono del Concilio Vaticano II”.

Ma dopo la rinuncia, e nel tempo attuale “Quelli che erano diventati antipapisti ora sono diventati ultrapapisti, quasi idolatri. L’eucarestia è diventata pane del cammino, cibo di fraternità senza più nemmeno un minimo accenno qualche volta forse timido alla presenza reale”. Una Chiesa in anarchia, che pratica, in Italia, “un’amnesia colpevole” su temi come aborto, eutanasia, divorzio e gender”, che vive “un maniacale e ossessionato bisogno di ecumenismo”, con il rischio di una “sincretismo pancristiano e forse panreligioso”.

Prima delle sanzioni prese da mons. Lorefice, don Minutella avvertiva che “Il Sinedrio vuole zittire chi non è d’accordo”, chi è choccato dalle “corse in bicicletta all’altare e dagli aperitivi finali dopo la messa al posto del ringraziamento”. L’accenno è al vescovo di Palermo a cui fu regalata una bicicletta e che vi salì subito, in cattedrale, con le vesti liturgiche e la mitra, come si vede dalla fotografia.

Don Minutella fa i nomi di Enzo Bianchi, Alberto Melloni, Antonio Spadaro, Bruno Forte e Walter Kasper come i protagonisti di questa Chiesa del dialogo e della misericordia che sotto quelle parole “Nascondono l’arma della condanna dell’emarginazione e del sospetto verso chi non si omologa al loro pensiero”.

Don Minutella critica gli ipertradizionalisti che guardano questa Chiesa “agonizzante” e “Un governo che si presenta con il volto della misericordia e del dialogo e che invece sta diffondendo sempre di più un clima di terrore e di paura quasi alla maniera delle dittature di sapore populista”, aggiungendo che “chi esprime disagio non sono farisei dal cuore duro”, ma persone che amano la Chiesa cattolica. Per questo, in un momento in cui “l’eresia è portata avanti dal governo stesso della Chiesa” tocca ai cattolici resistere. Don Minutella usa il termine greco upomoné, perseveranza, fermezza, resistenza non in senso politico o di rivoluzione, ma “difesa della sana dottrina fino a quando il Signore non tornerà”, contro “i diktat della falsa chiesa”.

Annuncia che è un tempo di martirio, “dovremo soffrire, forse io per primo, forse sarò sospeso, sottoposto a sanzioni canoniche, un sacerdote che ha dato la vita al suo ministero e alle anime, come è sotto gli occhi di tutti, ci tocca essere condannati , ma tenere la fiaccola cattolica accesa in attesa che la bufera del falso profeta si esaurisca ai piedi della Donna vestita di sole”.

Don Minutella cita spesso l’Apocalisse: siamo nel tempo del Drago Rosso, dice. Chiede a tutti di venire allo scoperto, e al Papa, prima di recarsi a Fatima, di chiarire la sua risposta ai Dubia, dicendo che non vuole permettere la comunione ai divorziati risposati. “Ci aggrappiamo al Concilio vaticano II”, dice ancora, ricordando che grandi santi, come Sant’Atanasio e Sana Teresa d’Avila subirono sanzioni e corsero rischi canonici per difendere la fede e il cattolicesimo.



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ROMA-FATIMA-ROMA COL PAPA: 1738€ DI BIGLIETTO AEREO. UNA LETTERA DI PROTESTA DEI GIORNALISTI.

Marco Tosatti

E’ antica la polemica su quanto costa – per i giornalisti – viaggiare sull’aereo del Papa. Che poi del Papa non è, ma è preso in affitto dalle compagnie di bandiera. L’Alitalia all’andata, e un’altra compagnia al ritorno. In generale il costo del biglietto era almeno pari a quello di una prima classe, anche se la settantina di giornalisti, fotografi e operatori erano stivati in economica.

In certi tipi di viaggi – si toccavano diverse città e Paesi, magari mal collegati, in Africa, Asia e America Latina – se si volevano coprire tutti gli avvenimenti era giocoforza cercare di ottenere un posto sul Papal Flight, soffocando il mugugno e le proteste delle amministrazioni dei giornali. Da sempre è esistito il sospetto che i prezzi gonfiati del biglietto dei giornalisti serva in realtà a pagare il viaggio del Papa e della trentina e più di persone del seguito. Addirittura qualcuno ha sostenuto che il Vaticano ci guadagni.

Insomma, è una polemica sempre viva. Ma questa volta secondo molti giornalisti il Vaticano ha esagerato. Il nodo del contendere è il viaggio a Fatima, per celebrare i cento anni dall’apparizione della Madonna ai tre pastorelli, previsto per il 12 e 13 maggio prossimo; il prezzo del biglietto andata-ritorno per i giornalisti è di 1.738 €. Alcuni colleghi hanno svolto una rapida indagine, presso l’Alitalia (andata) e la Tap (ritorno), e hanno visto che il prezzo dei voli in economy per quello stesso tragitto era di 232 €. Il che vuol dire che i giornalisti sul volo papale subirebbero un aumento di costo del 650 per cento.

Così è stata preparata una lettera, firmata da una trentina di rappresentanti dell’informazione, soprattutto stranieri (alcuni colleghi italiani non ne conoscevano neanche l’esistenza) indirizzata al Sostituto alla Segreteria di Stato, Angelo Becciu, all’organizzatore dei viaggi papali, mons. Mauricio Rueda Beltz e al Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, in cui si esprime “sorpresa” per il prezzo richiesto per il viaggio a Fatima. Si afferma che il costo del viaggio non ha nessun rapporto con i prezzi di mercato e “sembra completamente sproporzionato rispetto alla distanza del volo”. I firmatari chiedono al Vaticano “riconsiderare il prezzo, considerando anche la possibilità di usare una sola compagnia per l’andata-ritorno, così da abbassare i costi”, e persino “di esplorare la possibilità di volare con compagnie low cost come Ryanair, Easyjet, Vueling ecc.”.

“Giornali e agnezie di stampa vivono un momento di difficoltà economiche con queste condizioni sembra sempre più difficile permettersi di mandare i propri inviati a bordo del volo papale”.



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