LA GIUNTA RAGGI PENALIZZA LE FAMIGLIE ROMANE. DELIBERA MANNAIA CONTRO GLI ASILI NIDO CONVENZIONATI. UNA PETIZIONE.

Marco Tosatti

Migliaia di famiglie questa mattina hanno affollato piazza del Campidoglio, a Roma, per dire No allo smantellamento della rete degli asili nido convenzionati, un sistema fondamentale per la città, che finora ha compensato la grave carenza di posti negli asili pubblici, con costi vantaggiosi per l’amministrazione comunale e persino con una maggiore qualità del servizio reso.

Fra l’altro, chiunque abbia o abbia avuto dei bambini in età da asilo nido nella Capitale, sa benissimo che ottenere un posto in un asilo nido comunale è difficilissimo, se non impossibile. A meno che non si rientri in una delle categorie  “protette” per questioni di reddito, o di stato anagrafico. Non era infrequente il caso di genitori che rinunciando a sposarsi, e che pur convivendo, facevano apparire la madre come “ragazza madre” in modo da poter ottenere punti in più per la graduatoria di ammissione.

Generazione famiglia, tra le associazioni promotrici del Family Day, è scesa in piazza insieme alle famiglie e alle circa 2000 educatrici che rischiano il posto di lavoro con il fallimento di oltre 250 piccole imprese, che, fra l’altro, rappresentano un virtuoso esempio di imprenditoria femminile.

“La delibera della Giunta Raggi costringe le famiglie a mandare i propri figli ai nidi comunali anziché a quelli convenzionati, verso cui fino ad oggi le famiglie hanno sempre mostrato la loro netta preferenza”, spiega il portavoce di Generazione famiglia, Filippo Savarese. “Le conseguenze sulla gestione della giornata quotidiana – prosegue -, a Roma già tragica, sono enormi, visto che la rete di nidi comunali è molto più ristretta e debole di quella in convenzione, per cui interi quartieri si troveranno sforniti e migliaia di famiglie dovranno provare a portare ogni mattina i figli presso nidi comunali a chilometri di distanza, o addirittura a rinunciare del tutto al servizio”.

“La rete di nidi convenzionati, che negli ultimi anni ha svolto un servizio egregio verso le famiglie, sta subendo un attacco assurdo dettato da ragioni di pura ideologia statalista” conclude Savarese.

Per l’occasione, Generazione Famiglia ha inoltre invitato tutti a firmare la petizione sulla libertà educativa a Roma sulla piattaforma web Citizengo.org/it. Migliaia le firme già raccolte e che saranno portate al sindaco Virginia Raggi.



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L’ISTRUZIONE, FEDELI E IL FAMILY DAY. IL PD NON HA PIÙ PROFESSORI? IL GIALLO DELLA LAUREA. O È UNA VENDETTINA DI RENZI?

 

Marco Tosatti

Le ragioni che hanno condotto alla nomina di Valeria Fedeli a ministro della Pubblica Istruzione non sono qualche cosa di evidente, agli occhi del cittadino comune che sono. Ho scrutato la biografia di questa parlamentare del PD dalla rossa chioma, (sui social, cattivi, la chiamano Maga Magò!) ma anche lì poca luce. Sindacato a Milano, sindacato a Roma, sindacato tessile, e poi la promozione – immagino per ragioni sindacali e di partito – a parlamentare. In Commissione, si occupa di difesa. E’ fra le fondatrici di “Se non ora quando”, un movimento di rivendicazione femminile che ha avuto qualche notorietà negli anni passati. Di scuola e istruzione nel suo curriculum wikipedico non c’è traccia.

Ma la Fedeli di scuola si è occupata almeno una volta. E’ presentatrice e firmataria di un disegno di legge (2015) il cui Art. 1 recita: “Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere”, e in cui uno degli scopi principali è la “promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza”.

Se ne occupò a suo tempo “La Bussola Quotidiana”, rilanciando una newsletter dell’Osservatorio Van Thuan di Trieste.

La carenza di professionalità specifiche nel campo di cui è ministro, e questo approccio evidentemente ideologico sono sufficienti a destare l’attenzione, se non l’allarme di chi cerca di difendere le nuove generazioni dall’omologazione all’ideologia Gender, quella secondo cui il dato fisico non è determinante per definire non tanto il sesso (di cui non si parla) ma il genere.

Forse mancavano professori ed esperti di Istruzione e Università nelle file del PD, tanto che questo delicato ministero è stato affidato a una sindacalista del tessile.

O forse Renzi, tramite interposte persone si è preso una sua personale vendettina contro il popolo del Family Day, che al Circo Massimo disse: “ci ricorderemo”, e si ricordò al referendum, contribuendo all’ahimè inutile sberla al governo passato.

Comprensibile allora che Massimo Gandolfini, del Comitato Difendiamo i nostri figli, esprima preoccupazione: “La nomina di Valeria Fedeli, il cui orientamento culturale a favore dell’identità di genere ad ispirazione Gender è ben noto, non può che essere letto come l’ennesima offesa nei confronti del popolo del Family Day”. E continua: “Questa scelta ha chiaramente i toni della provocazione, se non della vendetta, verso le Famiglie del Comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum, bloccando una pericolosa deriva autoritaria nella quale erano già in programma disegni di legge contro la famiglia naturale e il diritto dei bimbi ad avere mamma e papà”.

“Non è nostra abitudine né dimenticare né restare quiescenti quando sono in pericolo i nostri figli, che potrebbero diventare oggetto di colonizzazioni ideologiche di Gender che offendono l’umano e rottamano la società. Terremo quindi alta l’attenzione sui prossimi passi concreti del nuovo Ministro, cui assicuriamo collaborazione per iniziative contro ogni forma di odiosa discriminazione, violenza o bullismo, restando tuttavia pronti a contrastare in ogni modo qualsiasi tentativo di trasformare i nostri figli in cavie di sperimentazioni ideologiche, come efficacemente affermato da Papa Francesco. Fin da ora lanciamo un forte appello al Presidente della Repubblica, affinché sia garante della Costituzione e vigili che il diritto dei genitori di educare i propri figli non venga violato attraverso atti amministrativi dettati da culture estranee alla storia delle famiglie italiane. Nessun programma educativo che riguardi i delicatissimi temi dell’affettività e della sessualità può essere imposto senza il consenso dei genitori. Viene da dire ‘famiglie italiane unitevi, siate vigili ed attente scuola per scuola, e difendete i vostri figli'”.

Ci si attenderebbe che questa singolare anomalia – nomina a Ministro dell’Istruzione di qualcuno così estraneo al settore – fosse rimarcata, almeno dal quotidiano dei Vescovi, Avvenire. Il fondo del direttore, però, come sottolinea Giuseppe Rusconi nella sua rubrica Rosso Porpora  si limita a queste parole: “Un debutto: Valeria Fedeli all’Istruzione”.

Tutto lì. O non se ne sono accorti, o…



Aggiungiamo una dichiarazione di Mario Adinolfi, del Partito delle Famiglie: “Valeria Fedeli mente sul proprio titolo di studio, niente male per un neoministro all’Istruzione. Dichiara di essere laureata in Scienze Sociali, in realtà ha solo ottenuto il diploma alla Scuola per Assistenti sociali Unsas di Milano. Negli Anni Settanta non esisteva alcun diploma di laurea in Scienza Sociali. Complimenti ministro, bel passo d’inizio. Complimenti Paolo Gentiloni: a dirigere scuola e università in Italia mettiamo non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per ‘laurea in Scienze Sociali’ un semplice diploma della scuola per assistenti sociali”.



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“NO!”. LAICI CATTOLICI ESULTANO, QUALCHE VESCOVO UN PO’ MENO, FORSE…. #CENESIAMORICORDATI”

ciaone

Marco Tosatti

L’hashtag è #cenesiamoricordati. Il mondo delle famiglie del Family Day, quelli del Circo Massimo, esulta per la vittoria del “No”, e per la dipartita di Matteo Renzi. Matteo Renzi aveva partecipato con convinzione al primo Family Day, quello di San Giovanni; e poi c’è stata la conversione sulla via LGBT, la legge sulle Unioni Civili imposta soffocando ogni dibattito con una legge di fiducia a cui hanno contribuito Verdini e altri. Allora il popolo delle famiglie incassò la sconfitta (e lo strano voto di non pochi personaggi politici che si dichiaravano cattolici) con un “ce ne ricorderemo”. Poi venne la Cirinnà, con un video inquietante,  in cui si prospettava di tutto e di più dopo la riforma costituzionale, con un PD che avrebbe proposto leggi ulteriormente eversive dell’antropologia naturale.

E i timori si accrebbero. Negli ultimi mesi il Comitato promotore del Family Day , e in particolare il suo leader, Massimo Gandolfini si sono spesi, nel più totale silenzio dei mass media maggioritari, tutti in campagna esplicita o implicita per il “Si” a sottolineare i rischi per la democrazia di una vittoria di questa riforma frettolosa e pasticciata.

E qualcosa, sui rischi di una pesante sconfitta del “Si!”, deve essere filtrato persino ai vertici della Chiesa italiana, se negli ultimissimi giorni Gandolfini ha ottenuto un minimo di presenza su Avvenire e su TG2000, i feudi informativi gestiti in maniera molto presente dal Segretario generale della Cei, mons. Galantino. Se la legge sulle unioni civili è potuta passare grazie anche al quasi silenzio-assenso della Segreteria di Galantino, portatrice di un neo-collateralismo con l’esecutivo Renzi; maligni come siamo pensiamo che la presenza all’undicesima ora dell’esecrato Gandolfini sui media Cei possa non essere casuale. Ma invece essere il frutto di un qualche campanello di pericolo suonato a Circonvallazione Aurelia sull’esito referendario. Per evitare di associare una segreteria così contigua a Palazzo Chigi nella catastrofe delle urne. E forse anche per non silurare le possibilità di diventare Vicario del Papa per la città di Roma. Per sé o per il suo grande amico e sponsor, il vescovo di Albano, diocesi estremamente attenta ai problemi delle diversità e dei nuovi diritti.

E’ naturale che i laici cattolici che si sono battuti in questi mesi adesso si sfoghino sui social.

Mario Adinolfi, direttore de “La Croce” e bestia nera degli attivisti dell’ideologia omosessualista, scrive: “Dopo Hollande, Obama, Zapatero e Cameron un altro politico prono alla lobby Lgbt cade. Renzi ce ne siamo ricordati”. Associando l’approvazione del matrimonio omosessuale alle sventure politiche dei capi di governo (Obama per interposta Hillary Clinto). Una moderna versione della Maledizione di Tutankhamon che colpirebbe i premier filo LGBT.

adin

Altri sono stati più stringati: il Comitato Articolo 26 (@comitatoart26) ha twittato alle 0:28 AM on Lun, Dic 05, 2016:

“Le famiglie del #FamilyDay con il #PaeseReale hanno rispedito al mittente una brutta riforma che avrebbe indebolito la #democrazia ✌ #Renxit”.

art26

Qualcuno ha messo in campo addirittura il Nemico dell’umana natura, il Mentitore:

renzi-esorcismo

E poi naturalmente c’è chi non ha resistito allo sfottò, come qui sotto.

ciaone

 

E visto che il protagonista di questa battaglia stato Massimo Gandolfini, è giusto riportare in aggiunta al post originale la sua dichiarazione:

“Renzi è stato punito dalla sua arroganza, quella stessa arroganza che lo ha portato ad ignorare ogni confronto, anche informale, con il popolo del Family day – che ha portato milioni di persone in piazza a distanza di pochi mesi nel 2015 e 2016  – e ad imporre due voti di fiducia per far approvare la legge sulle unioni civili”. Così Massimo Gandolfini commenta il risultato del referendum istituzionale.

“Il 31 gennaio avevamo promesso che ce ne saremmo ricordati e ora Renzi si ricorderà per sempre del nostro popolo, che ha presentato il conto alle urne, dopo centinaia di incontri svolti in tutta Italia dal Comitato famiglie per il No”. Prosegue Gandolfini.

“Da qui nasce l’esigenza di una politica che smetta di prendere ordini dalle elite  – aggiunge il presidente del Comitato promotore del Family day –  ma torni a rappresentare le esigenze dalla famiglie che sono il lavoro e la natalità. La ripresa economica non può infatti essere agganciata senza una ripresa valoriale che metta al centro dell’azione culturale, politica e legislativa la vita, la famiglia e la stessa integrità dell’essere umano”.

“Oggi, la nostra attività in favore della vita, della famiglia e della libertà educativa ne esce sicuramente rafforzata”.


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UN “NO” CATTOLICO AL REFERENDUM. ANCHE CONTRO LA TENTAZIONE DI UN NEO-COLLATERALISMO CLERICALE.

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Marco Tosatti

E’ un “NO” motivato contro la riforma della Costituzione promossa dal governo quello che il Comitato per il Family Day e il Movimento Cristiano Lavoratori hanno illustrato oggi pomeriggio, sabato 12 novembre, di fronte a centinaia di delegati delle due realtà giunti da tutta Italia. Il meeting ha avuto luogo presso il

Le due realtà del laicato cattolico guidate da Massimo Gandolfini (Family day) e Carlo Costalli rispondevano all’all’appello del presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco ad informarsi con grande cura per avere chiari tutti gli elementi di giudizio. Le famiglie e i lavoratori hanno detto ‘No’ alla rottamazione della sussidiarietà, dei corpi intermedi e della partecipazione del popolo alle decisioni.

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“Siamo ben coscienti che la riforma Renzi-Boschi è propedeutica alla definitiva destrutturazione della nostra società, proprio dalla destabilizzazione dei suoi due cardini principali: la famiglia e il lavoro”, ha spiegato Costalli ricordando tutte le azioni dall’attuale esecutivo contro la famiglia e contro il lavoro, a partire dal Jobs Act , giudicato fallimentare, e dall’istituzione dei voucher che hanno reso ancora più liquida ogni forma di attività lavorativa.

“Il tasso di decisionismo che si vuole introdurre – prosegue Costalli – è strumentale ad introdurre un processo di liquefazione della società italiana, anche grazie allo svuotamento della democrazia ottenuto tramite una Senato composto da nominati”.

Massimo Gandolfini ha ribadito che con un parlamento mono-camerale controllato esclusivamente dal Pd, grazie all’Italicum, Renzi avrà campo libero per portare a termine la trasformazione del tessuto sociale italiano. “Le unioni civili – ha detto Gandolfini – sono solo il capo fila di una politica tesa all’approvazione delle adozioni per tutti; del suicidio assistito; dell’estensione della procreazione artificiale a coppie gay e single; delle leggi liberticide sulla trans-fobia e omo-fobia; della depenalizzazione dell’utero in affitto; del divorzio express e della legalizzazione di tutte le droghe”.

Obiettivo comune del Family Day e del Movimento cristiano lavoratori, che lanciano un appello inclusivo a tutte le realtà impegnate nel sociale, è riportare al centro dell’azione politica i diritti della famiglia e dei lavoratori a partire dalla difesa della Costituzione italiana. Il laicato cattolico si candida pertanto ad essere protagonista del nuovo sentimento di partecipazione popolare, per riportare le leve decisionali democratiche nelle mani delle famiglie e dei lavoratori.

La presa di posizione di due realtà profondamente calate nel sociale ha anche un effetto di deterrenza verso la tentazione di un nuovo collateralismo clericale verso il governo e il potere politico che si è manifestato in maniera evidente durante il dibattito per la legge sulle unioni civili.

 

REFERENDUM: NO CATTOLICO. SABATO A ROMA UN GRANDE EVENTO, FAMILY DAY E MCL

 

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Marco Tosatti

Il Movimento Cristiano Lavoratori, e il Comitato del Family Day, autore della grande manifestazione del 30 gennaio 2016 al Circo Massimo in difesa della famiglia naturale, e contro la sua equiparazione ad altri tipi di unioni, che ha mobilitato centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese, daranno vita sabato prossimo a un grande evento a Roma, per ribadire il loro ‘No’ motivato e ragionato al referendum sulla modifica della Costituzione preparata dal governo Renzi.

La manifestazione avrà luogo alle ore 15 di sabato 12 novembre presso il The Church Village Hotel Church Village Hotel (ex “Domus Pacis”), in via di Torre Rossa 94 (zona Aurelia).

Insieme a migliaia di delegati provenienti dai comitati locali di tutta Italia, e a noti esponenti del mondo del diritto e della società civile, Massimo Gandolfini (Family Day) e Carlo Costalli (MCL) daranno voce al loro ‘No’ deciso e argomentato.

Secondo gli organizzatori dell’evento la legge sulle unioni civili e le riforme del mercato del lavoro sono solo il capofila di un progetto di riforme che mira a stravolgere l’antropologia della società italiana. Con un parlamento mono-camerale e controllato da un solo partito il governo avrà, infatti, il potere assoluto di smantellare ogni legge basata sul diritto naturale, senza dover tenere conto del necessario dibattito tra le forze politiche e sociali.

Il mondo delle famiglie, dei lavoratori e del laicato cattolico vuole rinnovare la sua unità con lo stesso sentimento di apertura e inclusione che ai tempi della costituente permise la stesura di una Carta i cui assi portanti sono stati la dignità del lavoro e dei legami familiari.

Una Costituzione i cui principi fondanti sono stati oggetto dell’attenzione di troppe “rottamazioni”. Per questo motivo i leader dei due movimenti, Massimo Gandolfini (Family Day) e Carlo Costalli (MCL), si rivolgeranno a tutte le realtà impegnate nel sociale per difendere i corpi intermedi e la partecipazione del popolo alle decisioni, denunciando l’ideologia individualista che sottende una riforma tutta tesa alla disintermediazione e dalla decostruzione delle comunità locali.

L’opinione del Comitato del Family Day e del Movimento Cristiano Lavoratori è che in nome del decisionismo e della semplificazione della politica si voglia costruire una vera dittatura della maggioranza che sarà resa possibile grazie ad una legge elettorale da molti giudicata iniqua come l’Italicum.

“La manifestazione di sabato, a cui hanno aderito migliaia di attivisti, esperti del diritto ed esponenti della società civile e della politica, sarà quindi un’occasione di confronto e di impegno per tutti coloro che hanno a cuore le garanzie costituzionali della sussidiarietà e dell’integrità della persona e per smascherare quella pervicace propaganda che ha voluto far passare quanti si oppongono a questa riforma (non ad ogni riforma: ma a questa!) come conservatori e nemici dello sviluppo del Paese”.



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GENDER A SCUOLA. LA STRANA DEMOCRAZIA DEL RIFIUTO DEL DIALOGO. SI MUOVONO I GENITORI, E MANIFESTANO IN SEDICI CITTÀ. SI ATTENDE LA CEI.

 

Sono una strana democrazia, e uno strano governo quello che rifiuta di incontrare un Comitato promotore di una manifestazione che ha portato a Roma centinaia di migliaia di persone. Eppure è così: il primo ministro Renzi, il ministro dell’Istruzione Giannini e il ministro per le Riforme Boschi non hanno accettato di ricevere una delegazione del Comitato Difendiamo i Nostri Figli. Chissà di che cosa avranno avuto paura. O forse erano tutti troppo impegnati a cercare di raccattare voti per il sì al Referendum (anti)costituzionale. Comunque così è, e allora, è successo qualche cosa di diverso, come ci informa un comunicato che leggete di seguito.

difendiamo

In attesa dell’uscita delle linee guida del comma 16 della legge 107, la Buona scuola, relative all’attivazione di percorsi educativi di lotta alla ‘discriminazione per orientamento di genere’, e dopo essere stati inascoltati dal ministro dell’Istruzione Giannini e da quello delle Riforme Boschi, una delegazione dei vertici del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore dei Family day del gennaio 2016 e giugno 2016, ha manifestato davanti al Quirinale e consegnato alla segreteria della Presidenza della Repubblica un dossier sui casi di gender delle scuole, la richiesta di ufficializzazione del consenso informato preventivo per affermare il diritto del primato educativo dei genitori e una copia del manifesto educativo redatto dallo stesso Comitato. È stata inoltre avanzata la richiesta di essere ricevuti dal capo dello Stato Mattarella, per esprimergli le preoccupazioni delle famiglie italiane riguardo ai tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole, al fine di destrutturare l’identità sessuata dei bambini.

Contestualmente, in altre 15 città Italiane – Verona, Bergamo, Brescia, Parma, Salerno, Treviso, Genova, Vicenza, Pesaro, Gorgonzola, Perugia, Avellino, Milano, Massa e Novi Ligure – centinaia di persone appartenenti alle sezioni locali del Comitato hanno manifestato davanti agli uffici scolatici provinciali o regionali, consegnando lo stesso materiale e chiedendo di poter argomentare con i dirigenti scolatici rispetto a queste tematiche così sensibili.

“Il comitato rinnova la condanna ferma dei casi di violenza di genere e condivide ogni sforzo teso alla promozione di un’educazione alla parità dei sessi intesa come parità di opportunità, diritti e dignità, senza che questo apra ad una contrapposizione tra genere maschile e femminile a danno dell’identità sessuata dei bambini, ma piuttosto favorisca una alleanza tra uomo e donna nel rispetto della diversità dei sessi”, dichiara Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli.

Posto che si tratta di un qualche cosa che riguarda le famiglie, e le scuole, e naturalmente fra queste anche le cattoliche, ci si attende che i competenti uffici della Cei, e magari, chissà, anche i vertici, mostrino un qualche interesse o preoccupazione per il problema. E facciano sentire la loro voce. O forse anche no, per loro va tutto bene, come in occasione della legge Cirinnà.

 



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