BOFF: HO AIUTATO IL PAPA A SCRIVERE LA LAUDATO SI’. FARA’ UNA GROSSA SORPRESA. FORSE PRETI SPOSATI O DONNE DIACONO.

 

Marco Tosatti

Leonardo Boff, il notissimo esponente della teologia della liberazione, ha concesso un’intervista al giornale tedesco Kölner Stadt-Anzeiger. Boff, che ha 78 anni, ha parlato liberamente della Chiesa, e ha rivelato alcuni particolari dei suoi rapporti con il Pontefice, e di possibili future decisioni.

La fonte a cui abbiamo attinto il materiale che vi offriamo è un articolo di Maike Hickson per One Peter Five. Per quanto riguarda il tema dei  preti sposati in Brasile, vi rimandiamo anche ad alcuni articoli che abbiamo pubblicato in passato sull’argomento. E’ interessante notare come le dichiarazioni di Boff vadano nella stessa linea e direzione di quanto scrivevamo. Già due anni fa…

Sulla teologia della liberazione, Boff dice che “Francesco è uno di noi”. In particolare per l’attenzione ai problemi ecologici, di cui Boff si è occupato. Il Pontefice ne ha letto i libri? “Più di questo. Mi ha chiesto del materiale per la Laudato Si’. Gli ho dato il mio consiglio e gli ho mandato cose che ho scritto…Comunque il Papa mi ha detto direttamente:  ‘Boff non mi mandi la carte direttamente’”.

Perché no? “Mi ha detto: ‘ Altrimenti i sottosegretari le intercetteranno e non le riceverò. Piuttosto mandi le cose all’ambasciatore argentino presso la Santa Sede con cui ho un buon contatto, e arriveranno sicure nelle mie mani’”. L’ambasciatore è un vecchio amico del Pontefice. “E poi, il giorno prima la pubblicazione dell’enciclica, il papa mi ha fatto chiamare per ringraziarmi dell’aiuto”.

In merito a un incontro personale, Boff ha parlato al Pontefice in relazione a Benedetto XVI, che da Prefetto della Fede ha avuto un ruolo importante nella sua condanna: “Ma l’altro è ancora vivo, dopo tutto!”. Al che dice Boff, “Lui non ha accettato questo. ‘Il Papa sono io’ ha risposto (in italiano nel testo, N.D.R.). E siamo stati invitati a venire”.

Alla domanda perché la visita non si è ancora realizzata, Boff ha risposto: “Avevo ricevuto un invito ed ero già atterrato a Roma. Ma proprio quel giorno, immediatamente prime dell’inizio del (secondo) Sinodo della Famiglia nel 2015, 13 cardinali, fra cui il cardinale tedesco Gerhard Müller, hanno messo in piedi una ribellione contro il papa con una lettera indirizzata a lui che fu pubblicata, o sorpresa, in un giornale. Il papa era irato e mi ha detto: ‘Boff, non ho tempo. Devo ristabilire la calma prima che il Sinodo cominci. Ci vedremo in un altro momento’”.

Boff ha poi detto, sul futuro: “Aspettate e vedete! Solo di recente il cardinale Walter Kasper, che è uno stretto confidente del papa, mi ha detto che presto ci sarà qualche grossa sorpresa”.

Che tipo di sorpresa? “Chi lo sa? Forse un diaconato per l donne, dopo tutto. O la possibilità che i preti sposati possano essere impegnati nella cura pastorale. Questa è una richiesta esplicita dei vescovi brasiliani al papa, specialment dal suo amico, il cardinale Claudio Hummes. Ho sentito che il papa vuole soddisfare la sua richiesta – ora e per un periodo sperimentale in Brasile”.

Boff ha poi detto che una decisione in questo senso per lui non cambierebbe nulla: “Personalmente non n ho bisogno. Non cambierebbe nulla per me, perché faccio quello che ho sempre fatto: battezzo, presiedo alle esequie, e se mi capita di arrivare in una parrocchia senza prete, celebro la messa con la gente”.

Leonardo Boff è da decenni un personaggio di spicco della Teologia della Liberazione. Per una biografia completa rimandiamo a Wikipedia, da cui traiamo questo paragrafo:

“L’attività di Boff continuò dopo il 1992 come teologo della liberazione, scrittore, docente e conferenziere. Egli rimase inoltre impegnato nelle comunità cristiane di base brasiliane. Nel 1993 divenne docente di etica, filosofia della religione ed ecologia presso l’università statale di Rio de Janeiro (UERJ), dove è professore emerito dal 2001. Negli anni successivi si è occupato in maniera sempre più approfondita di politica, diventando un vero e proprio teorico marxista, ed è divenuto un esponente di spicco del cosiddetto movimento no-global (è stato sempre invitato in qualità di oratore alle riunioni di Porto Alegre). Boff è sempre stato vicino alle posizioni del movimento Sem Terra brasiliano. Nel 2001 gli fu conferito il premio “Right Livelihood Award”[6]. Divenne sostenitore di Lula al momento della sua elezione a presidente del Brasile, ma se ne è successivamente distanziato accusandolo di moderatismo[7]. Attualmente (2010) vive a Jardim Araras, una riserva ecologica a Petrópolis, assieme alla sua compagna Marcia Maria Monteiro de Miranda (attivista per i diritti umani ed ecologista) e ha sei bambini adottati”.



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IN DIFESA DEL VESCOVO DI SULMONA. E DELLA LIBERTÀ DI PAROLA, OPINIONE ED ESPRESSIONE DI TUTTI.

Marco Tosatti

Raccogliamo e rilanciamo la denuncia di Osservatorio Gender perché ancora una volta quella che è vissuta da alcuni, compresa la maggioranza dei mass media, coma una campagna per i diritti di alcuni, corre il rischio di trasformarsi in una reale limitazione del diritto primordiale di tutti, cioè quello di parola e di opinione.

E’ il caso del vescovo di Sulmona-Valva, mons. Angelo Spina, che ha concesso un’intervista a “La Fede Quotidiana”, in cui faceva sue con altre parole le opinioni espresse dal Pontefice sulla cultura gender.

Ecco le sue parole:

“Direi che i problemi sono due e interagiscono. Politica e clima culturale ostile remano contro la famiglia naturale fatta da uomo e donna. Partiamo dalla politica. Penso che non le attribuisca la cura che merita. In quanto al clima culturale è negativo e spesso addirittura ostile”.

E poi ha parlato del clima culturale e di stampa odierno: “Oggi il mondo è impregnato da una ideologia che spaccia per diritti quelli che in realtà sono arbitrio. La stessa politica in Italia ne ha dato prova correndo per approvare la legge sulle unioni civili che certamente non erano la priorità, ma sono figlie di potenti e ricche lobby. Io non discuto i diritti individuali, ma non è possibile accostare come è stato fatto, la famiglia naturale composta da uomo e donna aperti alla vita con altri tipi di unione. Spiacevolmente anche la stampa e i media spesso danno una pessima informazione, orientata a far credere che tutto sia lecito e permesso nel nome di una falsa libertà”.

Per queste opinioni il vescovo è stato attaccato dalla parlamentare PD Monica Cirinnà che sulla sua pagina di FB ha commentato: “Giorni fa ho fatto due assemblee nella sua diocesi, sale gremite da chi vuole il rispetto dell’art. 3 Cost., è uguaglianza non libero arbitrio”.

Umilmente ci permettiamo di sottolineare che “arbitrio” ha una valenza ben diversa da “libero arbitrio”. Forse qualche monsignore dei piani alti della Cei potrebbe spiegarlo all’on. Cirinnà, visti i rapporti cordiali con essa intrattenuti.

Nota l’articolista di Osservatorio Gender, con una certa ironia: “L’onorevole Cirinnà, che si vanta di aver riempito due sale in Molise per fare propaganda riguardo la legge da lei voluta sulle “unioni civili”, farebbe bene a sapere e a raccontare anche che l’intera provincia di Campobasso detiene il primato nazionale di non aver chiesto nemmeno una unione da quando la legge è entrata in vigore”.

Mons. Spina è molto amato, in zona, e i fedeli della concattedrale di San Bartolomeo a Bojano hanno deciso di difenderlo sui social, lanciando questo messaggio: “Il Vescovo di Sulmona-Valva, mons. Angelo Spina sta subendo, in queste ore, un feroce attacco mediatico ad opera di UAAR, truppe cammellate LGBT e Cirinná solo per aver ribadito il valore della famiglia naturale e tradizionale! Sosteniamolo!”.

E, aggiungiamo noi, non perché è vescovo o simpatico, ma indipendentemente da quello che ha detto per difendere la libertà di parola e di opinione. Che la dittatura del pensiero unico sta pericolosamente restringendo nel mondo occidentale. E anche da noi.



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VERONA, SABATO. MANIFESTAZIONE NAZIONALE FAMIGLIE PER IL “NO”. CONTRO TUTTO IL POTERE AL PARTITO UNICO.

gandolfini

Marco Tosatti

Domani, a Verona, a piazza Cittadella, avrà luogo la manifestazione nazionale del Comitato Famiglie per il No. L’evento avrà inizio alle 10.

Il Comitato, animato dai vertici del Family Day,  illustrerà le ragioni della contrarietà alla riforma costituzionale. Un NO motivato e ragionato per fermare l’attacco ai principi della sussidiarietà e della rappresentanza democratica, che annulla i corpi intermedi e allontana la partecipazione del popolo alle decisioni che lo riguardano.

Senza dimenticare la battaglia in difesa della vita e della famiglia.  Il presidente Massimo Gandolfini lo spiega in questa maniera:  “La decisione di votare No non è una vendetta, ma la logica conseguenza di due fatti: il governo ha voluto riscrivere l’antropologia della famiglia italiana con due voti di fiducia, impedendo il dibattito parlamentare e senza ascoltare le voci del popolo; la lettura del testo della riforma mostra che il filo rosso che la attraversa è l’accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo. Un esecutivo che ha già mostrato la sua vocazione autoritaria nell’approvazione della legge sulle unioni civili e che preannuncia di voler approvare le adozioni per tutti, la regolarizzazione della maternità surrogata (utero in affitto), l’educazione gender nelle scuole, la legalizzazione della cannabis, il suicidio assistito,  eccetera, va contrastato e non assecondato. La riforma darebbe al premier più poteri per fare tutto questo”.

Gandolfini indicherà, fra le altre cose, le linee del futuro impegno del movimento pro-family italiano dopo il 4 dicembre.

Per l’evento di Verona sono stati mobilitati numerosi simpatizzanti e attivisti pro-family provenienti dalle regioni del Nord Italia. Mentre dall’Emilia in giù sono previsti eventi locali che chiuderanno il tour del Comitato famiglie per il No, che in soli sei mesi di vita ha tenuto oltre 300 incontri in tutta Italia.

Alla manifestazione di piazza di Verona sarà presente anche un rappresentanza di parlamentari di diversi partiti, che hanno sostenuto le istanze del movimento pro-family durante il percorso della legge sulle unioni civili e che attualmente si stanno spendendo per il “NO” a questa riforma costituzionale. Fra di loro ci saranno Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Lucio Malan, Maurizio Gasparri, Gian Marco Centinaio e Alessandro Pagano.



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MESSICO, FAMIGLIA, MATRIMONIO E MARCE. FRIZIONI DISCRETE FRA I VESCOVI E IL NUNZIO.

 

messico

Marco Tosatti

Vi ricordate che cosa accadde a Città del Messico, il 23 settembre 2016? Ci fu una marcia a cui parteciparono centinaia di migliaia, forse un milione o più di persone in difesa della famiglia tradizionale e contro un progetto legislativo per parificarla a altri tipi di unioni. Era di sabato. Il giorno seguente, all’Angelus, il Pontefice diede il suo appoggio alla manifestazione. Suscitando la curiosità di quanti ricordavano il suo silenzio che in occasione del Family Day del 30 gennaio 2016, al Circo Massimo a Roma.

Nel frattempo dal Ciad era arrivato il nuovo nunzio, l’arcivescovo Franco Coppola, in sostituzione del francese Christophe Pierre, promosso a Washington. E in un paio di dichiarazioni prese posizione sul tema in questione. L’ultima dell’8 novembre. Differenziandosi dai vescovi messicani: “Il tema del matrimonio egualitario. Così detto. Credo che sia un tema sul quale, in maniera speciale, non credo che sia buono per il Paese confrontarsi, andare a una lotta, a contarsi, se si può dire, per vedere quanti sono a favore e quanti contro. Perché è qualche cosa che tocca la Costituzione. E quando si parla di Costituzione, la Costituzione deve essere qualcosa che tutti i messicani, almeno in grande maggioranza devono condividere…Allora credo che sia un’ottima occasione per stabilire il dialogo. Non scambiarsi parole grosse, insulti, pregiudizi, non serve a nulla. Bisogna capirsi, intendersi. La mia opinione è che i messicani, più che confrontarsi, fare proclami o marce, debbano sedersi tutti insieme parlarsi”.

Forse quelle parole erano suonate come una critica ai vescovi del Paese. Che però, con discrezione, gli hanno risposto, il 12 novembre, per bocca del cardinale Norberto Rivera Carrera, nel corso dell’omelia pronunciata al Santuario della Vergine di Guadalupe, durante la messa per la chiusura dell’Anno Santo della Misericordia

“Il paradosso è totale, quelli che seguono Gesù devono lottare contro tutto ciò che crea ingiustizia e diseguaglianza; devono andare contro tutto ciò che va di moda nella società, e devono farlo senza odio né vendetta, ma invece perdonando e amando il nemico.

Nei conflitti sociali, il perdono evangelico non si oppone alla lotta per la giustizia, dire che non bisogna lottare perché bisogna perdonare le ingiustizie è un’atrocità e un’ingenuità che non trova appoggio serio nel Vangelo, che è precisamente la narrazione del messaggio vissuto di un uomo che visse in conflitto permanente con la società, con il suo tempo.…

Perdonare non vuol dire non affrontare i problemi, il confronto non va contro il perdono, ma anzi è il contrario, lo rende più profondo e più reale…. Bisogna perdonare che compie o sostiene un’ingiustizia, però bisogna togliere loro i mezzi di continuare a fare ingiustizia.Primo, perché è in gioco la sorte di altre persone. Secondo, perché l’unica forma di amarli sul serio è aiutarli a liberarsi…(Gesù) non ci proibisce di vedere e soppesare le cose con oggettività, ma di condannare gli altri; questo è quello che ci proibisce; usurpare l’autorità esclusiva di Dio, unico giudice giusto”.

Vedremo come si svilupperà questo confronto dialettico, e se il Pontefice continuerà a fornire il suo appoggio all’episcopato locale, come fece a settembre.



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HILLARY, TRUMP. LA RELIGIONE CONTA ANCORA ALLE ELEZIONI? PARE DI SÌ. UN MESSAGGIO PER IL PAPA.

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Marco Tosatti

La religione, la libertà religiosa, i principi “non negoziabili” come l’aborto e altre quisquilie del genere contano ancora, negli Stati Uniti. E’ questo uno dei risultati che la vittoria di Donald Trump ha portato alla luce, anche se questo elemento, così scomodo agli occhi del politically correct e dei mass media omologati viene spesso trascurato nelle analisi, che preferiscono arpeggiare su altri temi.

E’ un elemento di grande interesse, e che dovrebbe far suonare qualche campanello anche a Roma, dove il Papa o chi per lui sta pianificando una decisa campagna di rovesciamento della Conferenza Episcopale, giudicata troppo attenta alla battaglia sui valori fondamentali – vita, famiglia, libertà religiosa – e troppo poco ossessionata dai migranti, anche se anche in quel campo la loro posizione è chiara.

Il 23 per cento dei votanti, in questa tornata presidenziale, erano cattolici. E a Trump è andato il 52% di un elettorato tradizionalmente democratico, contro il 45% a Hillary; nonostante che – come c’era da aspettarsi – i latinos abbiano scelto la Clinton. Gli evangelici hanno votato in maniera schiacciante per Trump: 81 per cento contro 16 per cento a Hillary. Hanno battuto anche le percentuali (78-21) accordate a Bush. Il voto cattolico, nelle elezioni precedenti, era sempre andato a Obama in forma maggioritaria.

Chi ha seguito i social network in questi ultimi mesi, ha potuto rendersi conto, più di quanto apparisse sui mass media, che temi come aborto, libertà religiosa, famiglia e compagnia cantante fossero presenti in maniera forte. Le frasi di Hillary sulla necessità di modificare alcuni comportamenti e credenze religiose anche con l’aiuto della legge, la sua disponibilità a considerare fattibile l’aborto fino al nono mese di gravidanza e così via hanno probabilmente giocato un ruolo sull’elettorato religioso. Così come forse è stato di rilievo il riferimento di Trump, che non ha avuto quasi eco sui mass media, al fatto che il Paese sembrava avviato a “una cultura di morte”, una frase che a molti ricordava quella coniata da Giovanni Paolo II e Madre Teresa.

Non si può dimenticare che forse per la prima volta nelle elezioni di un presidente USA c’era stata – come definirla? Un’ingerenza? Un interferenza? – del Pontefice regnante, che rispondeva tornando dal viaggio oltreoceano a una domanda sui muri, e sul famoso muro fra Messico e Stati Uniti. Parlando di Trump disse. “Una persona che pensa soltanto di fare muri e non a fare ponti, non è cristiana. Ma – ha aggiunto – bisogna vedere se Trump ha detto così le cose”. Donald Trump reagì seccamente: “Per un leader religioso mettere in dubbio la fede di una persona è vergognoso. Io sono orgoglioso di essere cristiano e come presidente non permetterò alla cristianità di essere continuamente attaccata e indebolita, proprio come sta avvenendo adesso, con l’attuale presidente americano”. Poi ovviamente padre Lombardi e la diplomazia di entrambe le parti smussarono gli spigoli.

Resta il fatto che i cattolici Usa hanno dato la loro preferenza a un candidato di un’altra confessione (Trump è protestante) sgridato dal Papa. Una risposta? Forse. Come è stata una risposta il fatto che fra i candidati alla presidenza e alla vicepresidenza della Conferenza Episcopale USA non ci sia nessuno del manipolo nominato da Roma per alterare gli equilibri della Chiesa americana. Che però sembra in sintonia con il Paese. C’è il sospetto che sul dossier “Stati Uniti” il Pontefice dia l’orecchio ad anziani consiglieri, discussi e discutibili, legati a schemi vecchi, e viziati ideologicamente.

IL PAPA DOVREBBE SCRIVERE UN’ENCICLICA CONTRO L’IDEOLOGIA GENDER, SUGGERISCE UN CARDINALE.

 

eijik

Marco Tosatti

Ci vuole un’enciclica dedicata a quella che il Pontefice regnante ha definito una “guerra mondiale” contro la famiglia, e cioè l’ideologia “Gender” che si cerc di diffondere nel mondo occidentale e non solo da parte di potenti lobby culturali e finanziarie sotto lo scudo della “non discriminazione”

La diffusione di questa ideologia è sicuramente confondente, anche per molti cattolici, e di conseguenza emerge la necessità di un documento di alto livello magisteriale per aiutare fedeli e sacerdoti a orientarsi in una situazione spesso ricca di ambiguità.

Questa è l’opinione del cardinale Willelm Eijk, di Utrehct, che ne ha parlato al Catholic News Service. Il porporato ha detto che la necessità di una parola chiara è tanto più necessaria in quanto anche i genitori cattolici cominciano ad accettare la teoria secondo cui il genere può essere determinato dalla scelta più che dalla biologia, “perché non sentono niente altro”. Il che, specialmente in Olanda e nei Paesi Bassi, Paesi all’avanguardia in questo campo, appare plausibile.

La Chiesa, secondo il cardinale, ha un dovere urgente di ricordare a tutti il suo insegnamento relativo al corpo umano. “Forse un documento dedicato solo a questo problema potrebbe avere carattere di urgenza”. Papa Benedetto e papa Francesco negli ultimi cinque anni hanno affrontato più volte il problema. “La teoria Gender si sta diffondendo e continua a diffondersi dappertutto nel mondo occidentale e dobbiamo mettere in guardia le persone”

E ha aggiunto: “Da un punto di vista della teologia morale è chiaro, tu non hai il permesso di cambiare il tuo sesso in questo modo. E’ come l’eutanasia e il suicidio assistito. Quando la gente ha cominciato all’inizio a discuterne non erano molto sicuri, ma molte persone ora sono diventate così abituate a tali pratiche che le giudicano normali”.

Il cardinale parlava a Oxford, dove ha tenuto una conferenza sul tema: “La medicine sta perdendo la sua strada?”.

Il card. Eijk è un teologo morale, ma in precedenza è stato anche dottore in medicina e ha lavorato all’ospedale dell’Università di Amsterdam prima di diventare sacerdote. “Viviamo in una società molto intollerante. La gente parla di tolleranza e dice che l’individuo è libero di pensare quello che vuole, ma in pratica…la gente deve accettare certe visioni dell’uomo, questa visione dualistica dell’uomo e questa visione del corpo come di qualche cosa che malleabile”.

“E quando dici che forse non è buono moralmente, sei escluso. Sei obbligato a pensare secondo queste teorie moderne o sei escluso…permea il mondo universitario, il parlamento, i mass media”.

“E’ molto doloroso, e renderanno la vita ai cristiani sempre più difficile, ne sono sicuro”, aggiungendo che i cristiani devono fare pressioni per il diritto di vivere in base alla loro coscienza, se non vogliono affrontare maltrattamenti o persino la prigione.

 

Il Pontefice regnante ha affrontato varie volte il tema. Fra l’altro ha detto: C’è “un grande nemico oggi del matrimonio: la teoria del gender”, ha detto Papa Francesco nel suo discorso durante l’incontro con il clero a Tbilisi. “Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio – ha affermato rispondendo a una delle testimonianze, quella di una madre di famiglia -. Ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee: ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono. Pertanto difendersi dalle colonizzazioni ideologiche”.

In un’altra occasione ha detto:

“Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato. La Bibbia ci dice che Dio ha creato uomo e donna e li ha creati a sua immagine: cioè l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio”, ha detto ancora il Papa. “Chi paga le spese del divorzio? – ha quindi chiesto – Tutti e due? Di più paga Dio, perché quando si divorzia una sola carne si sporca l’immagine di Dio. E pagano i bambini, i figli. Voi non sapete quanto soffrono i bambini i figli piccoli quando vedono le liti e le separazioni dei genitori”.

La differenza tra uomo e donna è “una ricchezza”, è parte del “disegno di Dio”, il quale «ha affidato il mondo e la storia alla alleanza dell’uomo e della donna». Lo ha detto il Papa nell’udienza all’Istituto Giovanni Paolo II definendo “molto sconcertante constatare che ora questa cultura, appaia come bloccata da una tendenza a cancellare la differenza invece che a risolvere i problemi che la mortificano”.



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PAPA E FAMILY DAY. MESSICO E ITALIA: LAGGIÙ VA BENE, QUI NO? MISTERI E DOPPI PESI.

Marco Tosatti

 

messico

 

Ieri a Città del Messico hanno sfilato centinaia di migliaia di persone, a difesa del matrimonio fra uomo e donna e della famiglia naturale. ProVita ne da notizia così: “Erano attese forse 200mila persone alla Marcia per la Famiglia svoltasi ieri a Città del Messico.

Invece sono stati almeno 400mila i partecipanti provenienti da tutto il Paese. Senza contare poi il milione di persone che solo due settimane fa era sceso in piazza in tutti gli Stati della Federazione messicana. L’evento è stato ancora una volta organizzato dal Frente Nacional por la Familia, un coordinamento di varie associazioni che da ieri si è costituito in movimento civico permanente con lo scopo di influenzare l’agenda politica del Messico.

In mezzo a un clima di festa, tutti vestiti di bianco, hanno marciato dall’Auditorio Nacional fino all’ Ángel de la Independencia, dove è stato letto un manifesto sulla famiglia in 10 punti.

Tra cui, innanzi tutto, la tutela della famiglia fondata sul matrimonio stabile tra un uomo e una donna, il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre, il diritto dei genitori di educare i figli secondo per le loro convinzioni, e il rifiuto della imposizione della ideologia di genere da parte del governo.

Parlando alla stampa, Consuelo Mendoza, dell’Unione Nazionale dei Genitori, che fa parte del Fronte per la Famiglia, organizzatore della marcia, ha detto che i messicani vogliono un Messico migliore, dove le autorità ben rappresentino i reali interessi del popolo.

Ha aggiunto che nutre il massimo rispetto per le persone LGBT, per la loro dignità, e per la loro libertà di scelta. Ma da loro si aspetta il rispetto per la famiglia naturale.

Da parte sua, Juan Dabdoub Giacoman, Presidente del Consiglio messicano per la Famiglia, ha ricordato che nel febbraio di quest’anno è stata presentata una petizione a favore della famiglia con più di 200mila firme che è stata completamente ignorata dalle autorità.

Di contro, l’istituzione che dovrebbe garantire la non discriminazione in Messico, il CONAPRED, ‘sembra un’appendice della comunità gay’, e caldeggia esso stesso le discriminazioni, quelle contro la famiglia. Fernando Guzman Perez Pelaez, vice presidente di Confamilia, ha detto che il Presidente Peña Nieto porta avanti le sue convinzioni personali, senza curarsi delle istanze del popolo messicano”.

 

Oggi all’Angelus Il Pontefice, che in passato ha fatto dichiarazioni di gran peso sull’ideologia gender, e sulla “colonizzazione ideologica” che essa rappresenta, ha dato il suo appoggio con queste parole: “Mi associo ben volentieri ai vescovi del Messico nel sostenere l’impegno della Chiesa e della società civile in favore della famiglia e della vita, che in questo tempo richiedono speciale attenzione pastorale e culturale in tutto il mondo”.

Perfetto. Ma allora è lecito chiedersi in base a quale ragionamento, scelta o suggerimento quando il Circo Massimo a Roma e le zone limitrofe si sono riempite di centinaia di migliaia (forse non un milione, ma sicuramente diverse centinaia di migliaia) di persone nel “Family Day” del gennaio scorso con la presenza e la partecipazione di molti vescovi, e con il gradimento verbale del presidente della CEI, il card. Angelo Bagnasco, il Pontefice all’Angelus ha ignorato l’evento. Anzi, ha pronunciato una frase ambigua ricordando che “nessuna condizione umana esclude dall’amore di Dio” e lo ha ripetuto due volte.

Messico sì, Italia (di cui è Primate, e vescovo di Roma) no? E perché? E’ vero che poi nell’udienza privata con Massimo Gandolfini, così stranamente inviso a qualcuno ai piani alti CEI, forse per la cadenza troppo nordica, gli ha rivolto parole di stima e incoraggiamento per la sua opera. Ma nel momento in cui una parola, una sola, avrebbe avuto peso e valore non l’ha detta. Anzi. Non voleva entrare in politica, si è detto a mezza bocca. Ma si entra in politica, e la sifa, come si è visto con la  legge Cirinnà, anche dando ascolto a consiglieri e consigliori tanto, troppo vicini alle ragioni del governo e del principale partito di governo. Chissà se Sua Santità se ne è reso conto.