A FATIMA IL 13 OTTOBRE UN CONCERTO SOSTITUIRA’ IL ROSARIO. C’È QUALCHE NOVITÀ….APPELLI A PREGARE IN TUTTA ITALIA SULL’ESEMPIO DELLA POLONIA.

Marco Tosatti

Siamo stati appena testimoni dello spettacolo di fede creato da centinaia di migliaia di polacchi – e di altri cristiani, in tutto il mondo – che hanno recitato il rosario ieri in centinaia di chiese della Polonia. Forse non siamo stati i soli a stupirci che un evento di devozione popolare così imponente non abbia trovato nessun eco nelle parole del Pontefice all’Angelus. Che ha salutato sì i polacchi, ma ha citato la “Giornata del Papa” celebrata oggi in Polonia e non l’appello alla pace fatto pregando ieri. Distrazioni.

Nel frattempo si avvicina il 13 ottobre, centenario dell’ultima apparizione della Vergine ai tre pastorelli. E’ una ricorrenza che verrà celebrata in tutto il mondo, e in moltissime chiese e santuari mariani. Appare abbastanza naturale onorare questo giorno con la preghiera legata strettamente alla Vergine da molti secoli, e cioè il rosario.

Fra queste iniziative ricordiamo – ci è stata ricordata esplicitamente – quella promossa dall’AIASM (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani).  

“Anche in Italia “Un muro di persone reciterà il Rosario (e digiunerà) su tutto il territorio della nostra Nazione”. AIASM (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani) seguendo gli insegnamenti di Maria e seguendo il bellissimo esempio dei fratelli polacchi, il 13 ottobre alle ore 17.30 indice la più potente iniziativa per la pace: ‘il digiuno e la preghiera del Santo Rosario. Su tutto il territorio Nazionale ogni uomo/donna di buona volontà si rechi quindi nella propria Parrocchia e/o crei gruppi di preghiera con la stessa intenzione dei fratelli Polacchi: ‘Chiedere alla Madonna di salvare l’Italia e l’Europa dal nichilismo islamista e dal rinnegamento della fede cristiana’. La Recita del Rosario comincerà alle ore 17.30, il digiuno a pane ed acqua (come chiede Maria) tutto il giorno… Chi non può digiunare ricordi che può fare rinunce”.

Il Santuario di Fatima, in Portogallo, però ha fatto una scelta diversa. Invece della consueta recita del Rosario, alle 18.30, si avrà un concerto, uno spettacolo di suoni e luci, come potete vedere dalla fotografia ripresa dal sito del Santuario.

 Ecco il programma:

“Sviluppandosi a partire dall’esperienza di preghiera che migliaia di pellegrini vivranno nel piazzale di Preghiera del Santuario di Fatima, nella notte del 12 ottobre 2017, la facciata della Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima s’illuminerà di una luce speciale che trasformerà in un racconto evocativo del significato di Fatima nel corso di 100 anni. Attraverso una presentazione audiovisuale innovativa, grazie all’uso della proiezione di immagini in video mapping 3D, di fronte agli occhi dei pellegrini scorrerà la memoria dei momenti storici e spirituali più importanti legati al Messaggio che la Vergine Maria, rivestita della luce di Dio, ha trasmesso nella Cova da Iria. Utilizzando lo spettro della luce e con il titolo Fatima – Tempo di Luce, la rappresentazione condurrà il pellegrino nell’esperienza intima, di raccoglimento e di contemplazione estetica e di preghiera. Sei scene, dai titoli “Maria mostra la luce di Dio”, “Il trionfo del Cuore Immacolato”, “Celebrando la Fede”, “I cammini di Fatima”, “Un futuro di Pace”, “Fatima tempo di Luce” e “Il Raccoglimento”, daranno corpo ad una produzione audiovisiva che proietterà la luce di Fatima nel cuore di ogni credente, affinché, attraverso il Cuore di Maria, il cuore umano si avvicini ancora di più al Cuore di Dio”. 

Questo il 12 ottobre. Invece il 13 ottobre avremo:

“Coro e Orchestra Gulbenkian | direzione di Joana Carneiro. Prima mondiale delle opere dei compositori James MacMillan e Eurico Carrapatoso commissionate dal Santuario di Fatima per la celebrazione del Centenario delle Apparizioni. Integrato nella cerimonia di chiusura della celebrazione delle Apparizioni di Fatima, questo singolare concerto, realizzato dall’Orchestra e dal Coro Gulbenkian e diretto da Joana Carneiro, presenta nella sua realizzazione, fra altre, opere commissionate dal Santuario di Fatima ai compositori James MacMillan e Eurico Carrapatoso”. 

Certamente bello ed istruttivo. Ma perché farlo in sostituzione del rosario, e non, per esempio, in aggiunta? Dopo la preghiera certamente lo spirito dei pellegrini sarebbe più pronto a cogliere la bellezza delle note.

 

Abbiamo ricevuto questa lettera, che ci sembra interessante riportare:

Caro Marco Tosatti.
Sono uno dei lettori del tuo sito e vivo a Lisbona. Scrivo in italiano con l’aiuto di Google Translate, quindi naturalmente è un testo con un certo gustoso extraterrestre …Ha dichiarato sul suo sito web che il Santuario avrebbe sostituito la Messa e il Rosario per una videomappatura e un concerto. La sua affermazione si basava legittimamente sul sito del Santuario, che, infatti, per alcuni giorni aveva queste informazioni incomplete. A mio avviso, grazie al suo testo, il Santuario si rese conto che era andato storto. L’errore è stato pertanto corretto. La vera novità è che oltre al solito programma con tutte le preghiere e le celebrazioni, come è stato fatto per decenni, questo anno speciale sarà anche una videomapping e un concerto.

Cordiali saluti.

Grazie mille al lettore. E siamo contenti che ci sia stata una correzione….



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EUROPA MUSULMANA IN 40 ANNI? SECONDO UN ECONOMISTA FRANCESE SÌ. MA C’È CHI NON È D’ACCORDO…

Marco Tosatti

Nell’arco di quaranta anni, in base alle tendenze demografiche attuali, la popolazione banca in Francia e in altri Paesi d’Europa diminuirà in maniera così consistente che si avrà una maggioranza musulmana. È la conclusione – naturalmente passibile di dibattito e di dissenso, come sempre in questi casi di proiezioni a lungo termine – di uno studioso ed economista francese, Charles Gave, che l’ha pubblicata sul sito del suo think tank, Libertes. Gave parla di una graduale “sparizione delle popolazioni europee”, a fronte di un robusto tasso di nascite dei musulmani.

Gave è presidente del Gavekal Reasearch. Il suo articolo, intitolato “The white Plague”, “La peste bianca”, è pericoloso, afferma, “per la mia rispettabilità personale e le mie possibilità di essere ascoltato nella nostra bella democrazia”.

Gave ha tratto le sue conclusioni comparando il tasso di nascita per donna delle francesi – 1.4 – con il tasso di 3.4 delle donne musulmane. Secondo Gave dei 67 milioni di francesi, circa il 10 per cento – cioè 6.7 milioni – sono musulmani. Il tasso di natalità europeo si colloca intorno all’1.6 per donna.

Queste le conclusioni di Charles Gave: “Nell’arco di 40 anni al più tardi, è quasi sicuro che la maggioranza della popolazione sarà musulmana in Austria, Germania, Spagna, Italia Belgio e Olanda. Queste non sono predizioni, ma calcoli, e non tengono neanche conto dei nuovi immigrati”. Il processo potrebbe essere infatti accelerato vista la continua immigrazione in Francia e in altri stati europei di musulmani. “La nostra estate sarà davvero finita quando la demografia cambierà, semplicemente perché noi dovremo diventare una minoranza nei nostri stessi Paesi e la maggioranza non farà più attenzione alle geremiadi vecchie di 68 anni, i cui autori saranno tutti morti o in pensione”.

E continua: “La grande, immensa notizia dei prossimi trenta o quaranta anni sarà così la sparizione delle popolazioni europee, i cui antenati hanno creato il mondo moderno. E con queste popolazioni spariranno le diverse e complementari nazioni europee che hanno permesso l’immenso successo del vecchio continente per almeno cinque secoli”.

Gave non dà una lettura religiosa, ma piuttosto agnostica su ciò che un Europa islamica vorrà dire per quanto riguarda la democrazia liberale e la libertà di parola. “Non dico che sarà sbagliato, o sarà un bene. Sto semplicemente dicendo che questo necessariamente avrà un’influenza sul nostro sistema politico”.

Le conclusioni di Charles Gave non sono condivise dal Gatestone Institute, secondo cui i tempi di questo processo potrebbero essere molto più lunghi. E non si sa che cosa sarà l’islama in Europa fra qualche decina di anni. Dreu Godefridi, analista del Gatestone, ricorda che solo due o tre generazioni fa l’Europa era ancora cristiana, e di quel fervore religioso rimane molto poco. Godefridi ricorda che nel 2015 in Francia, grazie all’aborto legale, 204.000 bambini sono stati soppressi, a fronte di 760.421 nascite. “Messa brutalmente, gli europei non fanno più abbastanza bambini. E questo non ha niente a che vedere con l’islam: questa ‘malattia’ è interamente autoprovocata”. Solo qualche giorno fa c’era la notizia secondo cui per il terzo anno di seguito il nome più comune fra i nuovi nati britannici era Muhammad, Maometto.



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ALEPPO SENZ’ACQUA DA 42 GIORNI. LA SIRIA SENZA COMBUSTIBILE. È ORA CHE L’EUROPA, E L’ITALIA, TOLGANO LE SANZIONI

Marco Tosatti

La Siria sembra scomparsa dalle prime pagine. Ma il dramma del popolo siriano continua ancora; sia per la guerra che i terroristi delle varie fazioni islamiche alimentano contro il governo di Damasco, sia per la guerra delle sanzioni che l’Europa continua a infliggere al popolo siriano. Pubblichiamo tre lettere, dal sito Ora Pro Siria, che da sempre si occupa di chi la guerra la vive sulla sua pelle, e di chi cerca, in Siria, di aiutare un popolo martoriato, vittima di un’aggressione sostenuta e finanziata dall’esterno. Dopo cinque anni di stragi e sofferenze, sarebbe veramente ora che il nostro Paese, e l’Europa, chiudessero il capitolo delle sanzioni. Utili solo ad aumentare le sofferenze degli strati più deboli della popolazione.

ALEPPO SENZA ACQUA DA 42 GIORNI!

“E’ la più grande crisi idrica da molti anni. La zona di alKafsa, vicino al fiume Eufrate, rimane sotto il controllo di Daesh che ha chiuso i canali che conducono l’acqua alla stazione di pompaggio di Aleppo. L’acqua si estrae solamente dai pozzi in città e la penuria di gasolio fa sì che i generatori per il pompaggio funzionino a orari sempre più ridotti. Il generatore del quartiere dà 3 ore di elettricità invece che 10, allo stesso prezzo. Non si trova metano per le case, le bombole del gas si reperiscono quasi solo al mercato nero; non si trova diesel per i generatori e per le vetture. E purtroppo in questa situazione di bisogno prosperano le mafie e gli approfittatori!”

Messaggio da un amico aleppino

 

TUTTA LA SIRIA SENZA COMBUSTIBILE!

“L’embargo imposto dall’Occidente alla Siria sui prodotti petroliferi colpisce pesantemente tutte le città e province siriane. Oltre a questo, ISIS ha dato fuoco a impianti petroliferi di Homs e ai gasdotti di Hayyan vicini a Palmyra. La crisi della benzina paralizza il traffico e ai distributori si creano code di 3 ore per i rifornimenti razionati. I taxi e i mezzi pubblici sono quasi fermi, per cui la gente si sposta a piedi per chilometri. E’ stato introdotto il razionamento elettrico, per cui nella giornata viene erogata energia per 5 volte solo per la durata di un’ora. I prezzi naturalmente sono lievitati…, il mercato nero fiorisce… E fa ancora un gran freddo! Ma resistiamo! ”

Messaggio da un amico in Damasco

E’ vero che Aleppo è stata liberata da oltre un mese, e questo ci permette di vivere in pace e sicurezza. Si tratta però di una fragile pace, perché nella periferia di Aleppo i jihadisti sono sempre lì e pronti ad attaccare la città. Possiamo sentire di tanto in tanto colpi di cannone (hanno missili di 40 km di gittata). In Aleppo città le difficoltà continuano, e continuano in modo drammatico: niente acqua da tre settimane, l’elettricità non parliamone, non la vediamo da mesi, olio combustibile e bombole di gas sono introvabili e quando li troviamo costano troppo, fa un freddo cane (-5 di notte), le persone non hanno nulla per riscaldarsi, ad alcuni fortunati le coperte sono distribuite da varie organizzazioni che fanno di tutto per migliorare questa situazione. Personalmente vi posso dire attraverso la testimonianza diretta del nostro personale di servizio, essi si riscaldano bruciando bottiglie di plastica, cartoni di farmaci che prendono con loro al momento di lasciare l’ospedale. Per questo abbiamo ammucchiato il cartone da dar loro e fornito coperte, per evitare che abbiano problemi respiratori soprattutto per i bambini a causa del fumo tossico della plastica. Bisogna dire poi che la maggior parte delle persone così come il nostro staff, sono sfollati e nelle abitazioni non vi sono più riscaldamento o installazione di gas…Da 20 giorni è totale mancanza di acqua, una situazione ancora peggiore di quella vissuta negli anni scorsi quando i miliziani interrompevano la fornitura d’acqua dalla centrale di pompaggio di Suleiman Halabi a loro piacimento; adesso il problema è che il canale che riempie il fiume che attraversa Aleppo è stato totalmente tagliato da ISIS molto vicino al lago Assad e le cisterne non vengono più rifornite. Che dire delle persone che vivono nelle tende? E’ ben triste, perché prima della guerra c’erano sì dei poveri in Aleppo, ma non c’era la miseria, nessuno moriva di fame o di freddo. Questa guerra ingiusta ha distrutto un paese per niente …. La Siria non sarà più come prima, chi potrà ricostruirla, ricostruire anche l’ Uomo ? Noi cerchiamo di guarire lo spirito e le ferite che sanguinano ancora …. Il tempo le guarirà, ma le cicatrici rimangono, per ricordare tutte le sofferenze che hanno sperimentato. Ma vi posso assicurare che le persone che incontriamo hanno grande fede, e la Speranza non è morta, perché vediamo intorno a noi che la vita sta tornando lentamente. In effetti, gli impiegati delle strade stanno cercando di riportare la città pulita, rimuovono i blocchi stradali, e le persone riparano i loro negozi come possono … ESSI VOGLIONO VIVERE! E noi continuiamo a mettere tutte le nostre forze per incoraggiarli e andare avanti con fiducia! I nostri giorni sono molto pieni, abbiamo un sacco di pazienti, e la mancanza di personale si sente tanto…

Con tutto il cuore vi abbraccio e vi chiedo di ricordarci nella preghiera,

suor Arcangela, ospedale San Louis

Aleppo, 2 febbraio 2017



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UN BEL MINCULPOP TARGATO EUROPA. MA PERCHÉ SI PREOCCUPANO? PER LA VOCE “OMOFOBIA” C’È GIÀ FACEBOOK…

Marco Tosatti

Durante il fascismo si chiamava MinCulPop, Ministero della Cultura Popolare. Aveva un obiettivo ampio e semplice: “Il ministero aveva l’incarico di controllare ogni pubblicazione, sequestrando tutti quei documenti ritenuti pericolosi o contrari al regime e diffondendo i cosiddetti ordini di stampa (o veline) con i quali s’impartivano precise disposizioni circa il contenuto degli articoli, l’importanza dei titoli e la loro grandezza. Più in generale, il ministero si occupava della propaganda, quindi non solo del controllo della stampa”. Citiamo da Wikipedia e ad essa rimandiamo per chi voglia rapidamente saperne di più.

Lo sviluppo dei social ha creato un problema ulteriore ai detentori del potere. Le notizie sono uscite dal monopolio dei grandi mezzi di comunicazione, controllabili e controllati. Fra esse non solo le notizie vere, ma anche quelle false, o ironiche, o tendenziose. Il cui effetto però non è neanche lontanamente paragonabile, come effetto, ai frutti avvelenati della propaganda “ufficiale” trasmessa dai media tradizionali. Pensiamo alle armi di distruzione di massa dell’Iraq, usate per scatenare la guerra prima radice del caos attuale; tutte le menzogne e le parzialità connesse alla guerra contro la Siria. E gli esempi potrebbero continuare.

Come sempre la libertà di espressione da’ fastidio ai potenti. E per colpirla, e limitarla, più di quanto già non sia su alcuni social – ne parleremo più in basso – si è inventato il problema delle “Bufale” delle “Fakenews”. E dal responsabile dell’antitrust italiano, Giovanni Pitruzzella, è venuta la proposta di istituire organismi indipendenti, statali, coordinati dall’Unione Europea, che potrebbero rapidamente etichettare le notizie false, rimuoverle dalla circolazione e infliggere ammende se necessario”.

Il responsabile dell’antitrust italiano, Giovanni Pitruzzella, chiede all’Unione Europea di “agire” su quelle che sarebbero “notizie false”, consiste a dir poco in una repressione totale della libertà di espressione e darebbe ai governi la libertà di mettere a tacere qualsiasi fonte che non rispetti la propaganda dell’establishment.

In un’intervista al Financial Times, Pitruzzella ha detto che le regole sulle “false notizie” su internet sarebbero meglio gestite dallo stato piuttosto che dalle società dei social media come Facebook, un approccio già adottato in precedenza dalla Germania, che ha richiesto a Facebook di porre fine all’”hate speech” (discorso di odio, ndVdE) e ha minacciato di multare il social network fino a 500.000 euro per ogni “falso” post.

Pitruzzella, a capo dell’antitrust dal 2011, ha detto che “i paesi dell’UE dovrebbero istituire organismi indipendenti — coordinati da Bruxelles e modellati sul sistema delle agenzie antitrust — che potrebbero rapidamente etichettare le notizie false, rimuoverle dalla circolazione e infliggere ammende se necessario.”

Cioè, la censura per tutte le notizie che possano risultare scomode per le politiche di chi è al potere.

Un potere affidato a un gruppo di burocrati, non eletti dai cittadini, che avrebbero potere di vita e di morte sull’informazione di base dei social.

E’ ovvio che una decisione del genere potrebbe essere immediatamente contestata in base alla Costituzione che garantisce la libertà di parola.

Fra l’altro i mezzi legali per contrastare e punire chi diffonde notizie false e tendenziose sono già presenti nella nostra legislazione. (Art. 656 del codice penale).

Allora perché creare questo nuovo Grande Fratello orwelliano, se non per creare una forma di censura ulteriore? Perché le forze politiche al governo in Italia, negli Stati Uniti, in Germania e in Europa cercano di togliere voce al disagio creato dalle loro politiche limitando la libertà di espressione. In particolare in tema di migranti incontrollati, economia, banche e politiche legate all’antropologia umana.

Su questo ultimo tema in realtà non dovrebbero preoccuparsi più di tanto. Già Facebook compie un’opera di censura efficacissima. L’ultimo caso riguarda un sito, “Ontologismi”, che ha criticato il concetto stesso di omofobia. In maniera civile e pacata, come potete leggere dalla fotografia allegata.

Per questo motivo è stato bloccato da Facebook per 30 giorni.

Un episodio analogo era accaduto a Mario Adinolfi, leader del Popolo delle Famiglia, e direttore del quotidiano La Croce, nel giugno scorso.

Ne avevamo dato notizia così, su San Pietro e Dintorni de La Stampa:

“Il Grande Fratello profetizzato da George Orwell è già qui, e si chiama Facebook. Ieri qualcuno ha segnalato è imposto l’oscuramento sul popolarissimo social del simbolo del “Popolo della Famiglia”, l’organizzazione politica creata da Mario Adinolfi, bestia nera, vittima e il bersaglio dei gruppi di pressione e degli attivisti LGBT, omosessuali.

Fra l’altro alcuni sono arrivati ad attribuirgli qualche responsabilità (indiretta, per fortuna) anche per la strage di Orlando, fino a quando non è emerso che il criminale assassino aveva da anni tendenze e frequentazioni omosessuali.

Da quello che siamo venuti a sapere, è stato individuato come “omofobo” il simbolo del Pdf a causa della scritta “No gender nelle scuole”. Ci scrive Mario Adinolfi, a cui abbiamo chiesto qualche lume: “Non posso usare neanche Messenger. e gli Lgbt hanno segnalato in massa il simbolo del Pdf, tra l’altro bloccando per sempre la mia possibilità di usarlo come foto profilo. Dovessi ripubblicarlo, mi sarebbe bloccato il profilo per sempre”.

Ora su Facebook chi frequenta il sito vede di tutto. Al limite (e qualche volta anche oltre) la pornografia, insulti, malvagità, pettegolezzi e scemenze di ogni genere. Bloccare un’immagine come quella che vedete a fianco la dice lunga sul grado di follia del mondo in cui stiamo vivendo. Oltre che sul livello di ideologizzazione a cui sono sottoposti i cosiddetti “amministratori” con potere di censura del social network. E vogliamo parlare del silenzio che accompagna, sui grandi giornali anch’essi lietamente proni ai dettami del nuovo MinCulPop, fatti come questo? Perché sono immobili le penne degli scandalizzati per vocazione e professione?”.

Già, perché?

 



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ISLAM, EUROPA, CONQUISTA: SCHÖNBORN CERCA DI FARE MARCIA INDIETRO..

Marco Tosatti

“In questo giorno, 333 anni fa, Vienna fu salvata – aveva detto il cardinale della capitale austriaca, Christopher Schõnborn, nella sua omelia nella cattedrale di Santo Stefano – . Ci sarà adesso un nuovo tentativo di una conquista islamica dell’Europa? Molti musulmani lo pensano e lo desiderano e dicono: questa Europa è alla fine”.

schoenborn

Le sue parole erano state interpretate come un segnale di allarme nei confronti non solo dell’atteggiamento di molti seguaci del Corano, ma anche di fronte all’immigrazione senza limiti che il continente sta subendo. Ma Schõnborn è uno dei cardinali favoriti del Pontefice regnante, che dell’immigrazione senza frontiere è un paladino, con una ripetizione quasi ossessiva

Forse per questo motivo, in un aggiornamento postato sul sito della diocesi il cardinale ha scritto: “Non si deve prendere la mia omelia come un appello a difenderci dai rifugiati, questa non era affatto la mia intenzione”. E’ da notare l’uso del termine rifugiati, che usato dai media politically correct vuole coprire sotto il mantello del rifugio quella che nella grande maggioranza dei casi è una migrazione di persone che non hanno nulla da temere nel loro Paese.

Schõnborn ha aggiunto che l’eredità cristiana è sì in pericolo, ma che il problema ha origine nell’Europa stessa. “Noi europei l’abbiamo dilapidato. Ma questo non ha assolutamente nulla a che vedere con l’islam o con i rifugiati. E’chiaro che molti islamisti vorrebbero avvantaggiarsi della nostra debolezza, ma non solo loro i responsabili. Lo siamo noi”.

L’Austria ha adottato misure più severe in tema di immigrazione e di richiesta di asilo. Da gennaio di quest’anno l’agenzia dell’Onu UNHCR ha dichiarato che circa 300mila migranti sono giunti in Italia e in Grecia.

 



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