BESTIARIO CLERICALE. 8 X 1000 ADDIO – GIÙ LE MANI DALL’EUCARESTIA – DIVORZIO CATTOLICO, PICCOLE BUGIE SU SINODI E VESCOVI – ENZO BIANCHI È PREOCCUPATO…

Marco Tosatti

Questo è un Bestiario clericale particolare. Perché invece di offrirvi delle primizie – si fa per dire – colte qua e là, pubblichiamo tre lettere di persone che seguono questo blog, e che vogliono far sapere la loro su tre argomenti importanti: l’8 per mille, il recente discorso del Pontefice regnante alla Rota Romana, quello in cui ribadiva che tocca al vescovo diocesano amministrare se ne esistono condizioni evidenti quello che molti chiamano “divorzio cattolico”, e l’abitudine di ricorrere ad aiuti esterni per la distribuzione dell’eucarestia, anche quando non ce ne sarebbe la necessità. E poi magari un bon bon finale lo aggiunge chi scrive…

La prima lettera è la copia di quella inviata all’Istituto Centrale Sostentamento del Clero da un lettore di Stilum Curiae.

All’Istituto Centrale Sostentamento Clero.

Sono un ormai vecchio cattolico di Chieri, in provincia e diocesi di Torino. Ho tra le mani il dépliant con il modulo di ccp che dovrebbe servire per inviare il contributo per il sostentamento del Clero, e poco fa in televisione ho visto la pubblicità a favore del versamento dell’8X1000 allo stesso scopo.

Ho deciso di scrivervi per farvi sapere che da qualche anno a questa parte io, sebbene cattolico, o forse proprio per questo, non ho più versato l’8X1000 né altri contributi alla mia Chiesa e non lo farò neppure quest’anno. E soprattutto per spiegarvi il perché di questa mia decisione.

Ma prima, lasciate che vi rivolga una domanda: come mai i sacerdoti che compaiono nel dépliant e nei filmati televisivi sono tutti così “precisini”, ordinati nel vestire, con clergyman e colletto bianco bene in vista, i paramenti liturgici impeccabili: tutto il contrario, insomma, di come normalmente si presenta la maggior parte di loro, senza che nessuna autorità abbia niente da ridire? Perfino il sacerdote che celebra il Sacramento della Penitenza veste il camice bianco e la stola, spettacolo non dico raro, ma rarissimo a vedersi nella realtà. Vi dico io perché. Perché voi sapete, e le Autorità ecclesiali sanno, e i sacerdoti stessi sanno molto bene, che alla maggior parte della gente piacerebbe vedere i sacerdoti mostrarsi così, piuttosto che sbracati, come nemmeno i laici più sbracati si presentano. Ma evidentemente a voi di quello che pensano i laici non importa un bel niente. Salvo accontentarli nel momento in cui vi rivolgete a loro per chiedere soldi.

Ma il motivo principale del mio rifiutare un generico sostentamento del Clero è un altro. Non intendo più aiutare sacerdoti che in gran parte non mi piacciono: sacerdoti che hanno distrutto e continuano a distruggere la Liturgia; alacremente impegnati a seminare confusione fra i fedeli, predicando le loro peregrine opinioni piuttosto che il Vangelo che la Chiesa ci trasmette da 2000 anni e che è sintetizzato nel Catechismo della Chiesa Cattolica; sacerdoti che trovano più comodo assecondare le voglie della gente piuttosto che arrischiarsi ad annunciarle le esigenze del Vangelo; che fanno gli assistenti sociali, in concorrenza con i sindacalisti e i politici, ma trascurano la loro missione specifica, che è annunciare la vita eterna e spiegare come si fa a raggiungerla; secondo i quali non si sa che cosa Gesù abbia realmente detto, visto che gli Apostoli non avevano il microfono per registrare le sue parole: così ognuno di loro si sente autorizzato a interpretare il Vangelo a modo suo.

Mi spiace, ma io non do più i miei soldi ad un Clero così. So bene che sovvenire alle necessità della Chiesa, e soprattutto del Clero, è un dovere di ogni cattolico. E io, nei limiti delle mie possibilità, ho intenzione di farlo. Ma a modo mio: aiutando personalmente, “brevi manu”, come si diceva quando si studiava il latino, i sacerdoti che, per quello che mi è dato vedere e constatare, lo meritano.

Saluti.

Lettera firmata

La seconda lettera è stata inviata a un sacerdote che tratta con eccessiva leggerezza l’Eucarestia.

Reverendo,

Incuriosito dai sempre più frequenti laici che ormai abitualmente distribuiscono la Santa Comunione presso la parrocchia di cui lei è Sacro Pastore ,ho scoperto che il Sacerdote può avvalersi nella distribuzione della Santa Comunione di ministri straordinari laici: l’accolito o altri laici debitamente istruiti. Ebbene questi laici dovrebbero essere informati su tali normative affinché non disubbidiscano e commettano peccato a Santa Madre Chiesa. Lʼobbedienza a Santa Madre Chiesa è fondamentale per il cristiano che vuole appartenere ad Essa. Certamente lei ha autorizzato queste persone in buona fede e per zelo pastorale non accorgendosi che andavano contro un espresso divieto. Infatti “straordinario” non vuole dire “abituale” o “domenicale”. Questa pratica di servirsi di laici nella distribuzione della Santa Comunione non è regolamentata da un indulto ma da precisi divieti scritti che di seguito riporto. CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI. ISTRUZIONE Redemptionis sacramentum (che regolamenta attualmente e con piena validità Apostolica l’intera questione)

[151.] Soltanto in caso di vera necessità si dovrà ricorrere all’aiuto dei ministri straordinari (compreso l’accolito) nella celebrazione della Liturgia. Ciò, infatti, non è previsto per assicurare una più piena partecipazione dei laici, ma è per sua natura suppletivo e provvisorio nota (252) ….[[157.] Se è di solito presente un numero di ministri sacri sufficiente anche alla distribuzione della santa Comunione, non si possono deputare a questo compito i ministri straordinari della santa Comunione (compreso l’accolito). In simili circostanze, coloro che fossero deputati a tale ministero, NON LO ESERCITINO….158.] Il ministro straordinario della santa Comunione, infatti, potrà amministrare la Comunione soltanto quando mancano il Sacerdote o il Diacono, quando il Sacerdote è impedito da malattia, vecchiaia o altro serio motivo o quando il numero dei fedeli che accedono alla Comunione è tanto grande che la celebrazione stessa della Messa si protrarrebbe troppo a lungo. Tuttavia, ciò si ritenga nel senso che andrà considerata motivazione DEL TUTTO INSUFFICIENTE un breve prolungamento, secondo le abitudini e la cultura del luogo”.

Però è vietatoallargare “abusivamente, i termini di ECCEZIONALITÀ ai casi che non possono essere giudicati come eccezionali”, e i pastori devono impedire tempestivamente abusi e trasgressioni.

Affinché questi fratelli e sorelle non rimangano nell’ignoranza del loro peccare, ritengo opportuno che sia lei ad informare tutti i laici a ciò a cui si espongono ed alla gravità dei loro atti. Infatti i principi che regolamentano tutta la questione sono diretti ai presbiteri ed a tutto il Popolo di Dio. Però ce n’è uno che riguarda espressamente tutti quei laici (accolito e ministri straordinari) che coadiuvano arbitrariamente il sacerdote nella distribuzione della Santa Comunione. Infatti alla fine della nota 157 della Redemptionis Sacramentum, sopra riportata, è scritto che i ministri straordinari (compreso l’accolito) si devono rifiutare di coadiuvare i sacerdoti (cioè se il sacerdote li invita) se non c’è eccezionalità: perché anche un solo Sacerdote è sufficiente a soddisfare tutti i presenti in caso di normale affluenza o in caso di breve prolungamento della Santa Messa. È doveroso da parte sua informare di tutto ciò anche i confratelli che esercitano il Sacro Ministero nella parrocchia di cui lei è il solo responsabile. Il perseverare nell’errore ,dopo essere venuti a conoscenza della verità, costituisce colpa grave e si configura nella specie di delitto contro la Santa Sede Apostolica . Lʼamore che provo per la sua augusta persona e l’amore che provo per i miei fratelli mi ha spinto in questa ricerca. Per il bene della anime ed a maggior Gloria di Dio e della Sua Santa Chiesa ,certo di averle fatto cosa graditissima, filialmente la saluto.

Infine da Roma ci ha scritto un sacerdote, in tema di “divorzio cattolico”, Motu Proprio e discorso del Pontefice alla Rota Romana.

“Sono uno di quei Chierici, numerosi, che La seguono.. E avrebbero da aggiungere capitoli di narrativa surreale a ciò di cui Lei con garbo e perizia tratta giornalmente”, ci dice questo amico sconosciuto. Che ci segnala anche il discorso del Pontefice alla Rota, e il modo in cui alcuni siti, particolarmente contigui all’entourage pontificio hanno trattato il tema. Ecco la lettera:

“Che dire… Anzitutto Francesco premette che i Motu Proprio sono frutto dei due Sinodi sulla famiglia, quindi «espressione di un metodo sinodale» e «approdo di un serio cammino sinodale»….

Ma come? Sarà sfuggito sia al Papa che ai giornalisti che i due Motu Proprio sono stati promulgati tra un sinodo e l’altro, giusto PRIMA dell’avvio della seconda sessione del Sinodo? I Motu Proprio datano il 15 Agosto 2015, mentre la seconda fase del Sinodo apre il 4 ottobre 2015..

Se poi passa il concetto che ripubblicare testi scritti decenni prima da Kasper, Lehmann e Víctor Manuel Fernández sia “l’approdo di un serio cammino sinodale” , allora siamo alle prese con una disforia diacronica patologica.. Sarà che “il tempo è superiore allo spazio”.. Ma decidere ciò che è accaduto prima e ciò che è stato fatto dopo non rientra tra i poteri che l’Eterno ha delegato al Suo Vicario…

La cronistoria del Sinodo e dei motu proprio ci dice invece che sono stati due provvedimenti volti di fatto:

1) a indicare chiaramente al Sinodo (che non rispondeva alle aspettative di chi lo aveva convocato nonostante la scelta mirata degli organizzatori e dei partecipanti!) quale fosse la direzione da prendere : tra le cause di nullità, la mancanza di fede – mentre ogni Sacramento è valido ex opere operato in presenza di Ministro, Materia Forma e Intenzione.. altrimenti un vescovo che non avesse la fede non ordinerebbe validamente, un sacerdote senza fede non assolverebbe né consacrerebbe validamente.. E allora i miracoli eucaristici, a Orvieto ad esempio? – e il mostruoso “eccetera”, un’abominevole clausola in bianco che mai nessun giurista apporrebbe a “conclusione” di una serie di condizioni di nullità negoziale, pena l’incertezza assoluta del diritto e l’imprevedibile arbitrio del giudice !

2) a SVUOTARE la discussione sinodale (già per altro pesantemente manipolata) da qualsiasi decisione concreta in materia, considerato il fatto che le misure processuali pratiche erano già prese..!

«Affidare l’intero processo breviore al tribunale interdiocesano – ammonisce inoltre il Pontefice – porterebbe a snaturare e ridurre la figura del vescovo padre, capo e giudice dei suoi fedeli a mero firmatario della sentenza».

Questa poi! Ma non è lo stesso Papa che in Evangelii Gaudium delega alle Conferenze Episcopali competenza “in materia dottrinale” ?

“Vescovo padre capo e giudice”, per queste cose sì…Per il resto, un Vescovo fa il passacarte della Conferenza Episcopale, o come si dice in gesuitico, il “missionario e testimone dello spirito sinodale” (roba che Lenin, Goebbels…. e Buñuel sono lì che prendono appunti su come si crea una neolingua di regime..)

Un Vescovo che ha le mani legate in tutto il resto e non decide più né sui seminari né sulla liturgia né sui sacramenti perché ha già deciso la Conferenza Episcopale (ultimo, Magnum Principium..), un Vescovo che può essere sollevato dall’incarico da un giorno all’altro secondo le bon plaisir du Roy com’è avvenuto a Ciudad del Este, ad Albenga eccetera..!

Affidare poi il processo a Tribunali interdiocesani non snatura il ruolo del Vescovo.. bensì porta ad avere un giusto processo e permette al Vescovo di occuparsi della diocesi, dei suoi preti, delle anime a lui affidate.. !

Si tratta pur sempre di un potere delegato, quindi un Vescovo che volesse, potesse e sapesse occuparsi direttamente dei casi, avrebbe potuto farlo già prima…Solo che.. I Vescovi non hanno tempo di occuparsi di processi matrimoniali, tra le mille occupazioni e responsabilità.. Molti, non essendo canonisti, oltre al tempo non hanno neppure le competenze minime richieste..

Insomma, è lampante che qualcuno menta sapendo di mentire… Sicuro che il cerchio magico gli darà comunque ragione contro ogni evidenza, dacché “la verità è ciò che serve al partito” .. E se i fatti ci daranno torto, tanto peggio per i fatti.

Dio la benedica,

in Christo

Enzo Bianchi, fondatore di Bose, è preoccupato.

Vediamo perché.

“Personalmente sono preoccupato per la crescente opposizione a Papa Francesco: ormai c’è chi lo accusa di magistero incerto e ambiguo, addirittura di assecondare l’eresia. Questo avviene ‘nella Chiesa’, tra credenti cattolici fino a ieri in profondo ossequio al Papa”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nell’articolo “Un’opinione pubblica che sia di comunione” pubblicato sul numero di dicembre della rivista “Vita pastorale”, anticipato oggi al Sir. Bianchi individua il motivo di tali contestazioni a Francesco: “Non la dottrina, non la fede, ma – spiega – la sua semplicità priva di atteggiamenti ieratici, il suo sottrarsi a immagini sontuose del Papa, il suo stile confidenziale che abbraccia, tocca, stringe senza voler affermare la sacralità della sua persona, provocano una sorta di paura che un vescovo ha espresso in questi termini: ‘Giorno dopo giorno smonta tutto il pontificato romano!’”. E, tout en passant, per Bianchi “sarebbe auspicabile un intervento autoritativo” per lasciare “che l’uso del rito di Pio V sia praticato da quei fedeli che a esso sono affezionati e lo vivono seriamente”.

Ah che bestiacce questi tradisssionalisti! Son quasi peggio dei rasssisti e dei fasssisti!

Ma siamo sicuri che le ragioni del disagio – crescente, e a ogni livello, anche fra i cattolici della strada – nei confronti di questo Pontefice e dei suoi comportamenti siano proprio quelle indicate da Bianchi? Ci permettiamo di dubitarne, con forza. E lanciamo una pista: non sarà che la gente cominci ad accorgersi che l’immagine mediatica cucinata da amorosi cuochi amici non corrisponda a quello che poi ci troviamo nel piatto, usando una metafora di cultura culinaria, tema a cui sappiamo che il fondatore di Bose è sensibile?


Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.


 

 

 

AMORIS LAETITIA. I VESCOVI POLACCHI IN UN DOCUMENTO DICONO NO ALL’EUCARESTIA A DIVORZIATI RISPOSATI E CONVIVENTI.

MARCO TOSATTI

Su La Nuova Bussola Quotidiana di oggi ho scritto un articolo su un fatto importante: il documento redatto dalla Conferenza Episcopale Polacca, che si è riunita nei giorni scorsi a Lublino, alla presenza del Nunzio apostolico, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio.

Potete leggere l’articolo su questo sito.

In breve: i vescovi polacchi hanno negato la validità delle interpretazioni aperturiste di Amors Laetitia, negando la possibilità di dare la comunione a persone che vivono in stato di peccato, cioè divorziati risposati e conviventi, e hanno ribadito la validità del Magistero della Chiesa sul matrimonio e l’eucarestia, così come espresso nel corso dei secoli e ancora recentemente dall’enciclica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. È del 1981; e non si può certo dire che il problema dei divorziati risposati non fosse ben presente già allora.

Ogni giorno che passa mette in crescente evidenza lo stato di confusione creato dall’ambiguità (voluta) dell’esortazione apostolica, e dalla non volontà di dire una o più parole chiarificatrici da parte dell’unica persona che per ruolo e mandato ha la possibilità, e probabilmente il dovere di parlare. Il docuomento polacco, che non si sa quando verrà reso di pubblico dominio, in quel momento renderà chiara la divisione: da una parte dell’Oder, in Germania, i divorziati risposati potranno commettere quello che dall’altra sponda del fiume verrà considerato un sacrilegio, cioè la ricezione del Corpo di Cristo da parte di persone indegne a riceverlo. E non c’è dubbio che i vescovi dall’una e dall’altra parte del fiume agiscono pensando di seguire il dettato dell’esortazione apostolica. Una situazione paradossale, impensabile in qualunque altra struttura che non sia la Chiesa cattolica del 2017.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

ECCO LA “CORREZIONE FILIALE” AL PAPA. I SETTE PUNTI DI SOSPETTA ERESIA DI AMORIS LAETITIA. FIRMATA – PER ORA – DA DECINE DI STUDIOSI.

MARCO TOSATTI

Beatissimo Padre, con profondo dolore, ma mossi dalla fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo, dall’amore alla Chiesa e al papato, e dalla devozione filiale verso di Lei, siamo costretti a rivolgerLe una correzione a causa della propagazione di alcune eresie sviluppatesi per mezzo dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e mediante altre parole, atti e omissioni di Vostra Santità”. Così comincia un lungo documento firmato – per ora, ma chiunque desideri sottoscriverlo può farlo – da 62 studiosi e specialisti, laici e religiosi, per chiedere al Pontefice di rimediare alle conseguenze nefaste dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia. La lettera è stata consegnata a papa Francesco l’11 agosto scorso a casa Santa Marta, in Vaticano; e ora viene resa pubblica. Dopo la consegna è stata firmata anche da Bernard Fellay, responsabile della Società sacerdotale San Pio X, fondata da mons. Lefebvre.

È certamente un’iniziativa straordinaria; nei tempi moderni la Chiesa non ha conosciuto questo genere di interventi, un segno chiaro del grado di confusione e disorientamento percepiti ormai a ogni livello. Giovanni XXII fu l’ultimo papa a ricevere nel 1333 un’ammonizione formale, a cui fece ammenda sul letto di morte. I firmatari rivendicano il diritto-dovere di avanzare una correzione in virtù della legge naturale, della legge di Cristo e della legge della Chiesa. Gli inferiori possono rivendicare di essere governati secondo la legge; Paolo rimproverò Pierto di non agire secondo il Vangelo; e infine il Codice di diritto canonico ammette che i fedeli possano manifestare il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa. In questo periodo “È stato dato scandalo alla Chiesa e al mondo, in materia di fede e di morale, mediante la pubblicazione di Amoris laetitia e mediante altri atti attraverso i quali Vostra Santità ha reso sufficientemente chiari la portata e il fine di questo documento. Di conseguenza, si sono diffusi eresie e altri errori nella Chiesa; mentre alcuni vescovi e cardinali hanno continuato a difendere le verità divinamente rivelate circa il matrimonio, la legge morale e la recezione dei sacramenti, altri hanno negato queste verità e da Vostra Santità non hanno ricevuto un rimprovero ma un favore. Per contro, quei cardinali che hanno presentato i dubia a Vostra Santità, affinché attraverso questo metodo radicato nel tempo la verità del vangelo potesse essere facilmente affermata, non hanno ricevuto una risposta ma il silenzio”.

Come abbiamo detto, il documento è molto lungo e complesso; lo riproduciamo alla fine di queste righe, rimandando comunque a una lettura su www.correctiofilialis.org.

Il punto centrale, che viene espresso in latino nel documento di correzione è il seguente:

“Per mezzo di queste parole, atti e omissioni e per mezzo dei suddetti passaggi del documento Amoris laetitia, Vostra Santità ha sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo sappiamo né vogliamo giudicarlo), le seguenti proposizioni false ed eretiche, propagate nella Chiesa tanto con il pubblico ufficio quanto con atto privato:

1) “Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.

2) “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono more uxorio con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”.

3) “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”.

4) “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”.

5) “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio”.

6) “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.

7)  Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.

Letti così, uno dopo l’altro, si tratta di un bel bouquet di problemi, per non dire di più. Sbalordisce – ma solo fino a un certo punto, conoscendo gli attori del dramma Amoris Laetitia – che non ci si sia resi conto in anticipo della gravità di tutto questo. Resta da vedere adesso quale sarà la reazione della Santa Sede. Petizioni e suppliche filiali rivolte al Pontefice regnante, così come i Dubia, sono rimaste inevase. Ma qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso qualitativamente; non siamo di fronte a una generica richiesta di intervento da parte dell’autorità, ma dell’accusa all’autorità stessa di provocare, favorire o permettere tesi e comportamenti che possono portare alla perdizione le anime dei fedeli. Ancora un volta tocca osservare che la politica dell’ambiguità, del modificare norme e leggi senza annunciarlo e senza avere il coraggio di affrontare un dibattito sull’argomento, si rivela perdente. E non si può certo accusare i firmatari di avere interessi particolari o smanie di potere nella Chiesa; si tratta di persone che svolgono attività di studio e ricerca, e che certamente – come il passato ha insegnato – possono solamente andare incontro a dei guai, nell’atmosfera opprimente della Chiesa odierna.



Ecco il testo integrale:

Beatissimo Padre,

 Correctio filialis de haeresibus propagatis

16 luglio 2017, Festa della Madonna del Carmine

con profondo dolore, ma mossi dalla fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo, dall’amore alla Chiesa e al papato, e dalla devozione filiale verso di Lei, siamo costretti a rivolgerLe una correzione a causa della propagazione di alcune eresie sviluppatesi per mezzo dell’esortazione apostolica Amoris laetitia e mediante altre parole, atti e omissioni di Vostra Santità.

Ci è consentito fare questa correzione in virtù della legge naturale, della legge di Cristo e della legge della Chiesa, tre cose che Vostra Santità è chiamato dalla divina Provvidenza a proteggere. Dalla legge naturale: poiché come gli inferiori per natura hanno il dovere di obbedire ai loro superiori in tutte le cose previste dalla legge, così essi hanno il diritto di essere governati secondo la legge e pertanto di insistere, qualora ci fosse bisogno, che i loro superiori così governino. Dalla legge di Cristo: poiché il suo Spirito ispirò l’apostolo Paolo di rimproverare Pietro in pubblico quando quest’ultimo non agì secondo la verità del Vangelo (Gal 2). San Tommaso d’Aquino nota che questo rimprovero pubblico di un inferiore al superiore fu lecito in ragione dell’imminente pericolo di scandalo concernente la fede (Summa Theologiae 2a 2ae, 33, 4 ad 2) e la “Glossa di Sant’Agostino” aggiunge che, in quell’occasione, «Pietro stesso diede l’esempio ai superiori di non sdegnare di essere corretti dai sudditi, quando capitasse loro di allontanarsi dalla giusta via» (ibid). Anche la legge della Chiesa ci costringe a ciò, poiché afferma che «i fedeli […]in modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, […] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa» (Codice di Diritto Canonico, can. 212, § 2 e 3; Codice dei Canoni delle Chiese orientali, can. 15, § 3).

È stato dato scandalo alla Chiesa e al mondo, in materia di fede e di morale, mediante la pubblicazione di Amoris laetitia e mediante altri atti attraverso i quali Vostra Santità ha reso sufficientemente chiari la portata e il fine di questo documento. Di conseguenza, si sono diffusi eresie e altri errori nella Chiesa; mentre alcuni vescovi e cardinali hanno continuato a difendere le verità divinamente rivelate circa il matrimonio, la legge morale e la recezione dei sacramenti, altri hanno negato queste verità e da Vostra Santità non hanno ricevuto un rimproveroma un favore. Per contro, quei cardinali che hanno presentato i dubia a Vostra Santità, affinché attraverso questo metodo radicato nel tempo la verità del vangelo potesse essere facilmente affermata, non hanno ricevuto una risposta ma il silenzio.

1

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

Santo Padre, il ministero petrino non Le è stato affidato perché imponga strane dottrine ai fedeli, ma perché Lei, quale servo fedele, custodisca il deposito fino al giorno della venuta del Signore (Lc 12; 1Tm 6). Aderiamo incondizionatamente alla dottrina dell’infallibilità papale come definita dal Concilio Vaticano I e pertanto aderiamo alla spiegazione che lo stesso concilio diede di questo carisma, la quale include la seguente dichiarazione: «[…] ai successori di Pietro è stato promesso lo Spirito Santo non perché per sua rivelazione manifestassero una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa dagli apostoli, cioè il deposito della fede» (Pastor Aeternus, cap. 4). Per questa ragione, il Suo predecessore, il Beato Pio IX, lodò la dichiarazione collettiva dei vescovi tedeschi, i quali dichiararono che «l’opinione secondo cui il papa è “un sovrano assoluto in ragione della sua infallibilità” è basata su una comprensione completamente falsa del dogma dell’infallibilità papale»

1. Similmente, al Concilio Vaticano II, la Commissione Teologica mise in luce, in riferimento alla Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, che i poteri del Romano Pontefice sono limitati in molti modi2.

Tuttavia, quei cattolici che non afferrano chiaramente i limiti dell’infallibilità papale sono condotti, mediante le parole e le azioni di Vostra Santità,in uno di due erroridisastrosi: o arrivano ad abbracciare le eresie che ora sono propagate o, coscienti che queste dottrine sono contrarie alla Parola di Dio, dubiteranno delle prerogative dei papi o le negheranno. Altri fedeli sono portati a mettere in dubbio la validità della rinuncia del Papa emerito Benedetto XVI. In tal modo, l’ufficio petrino, conferito alla Chiesa da Nostro Signore Gesù Cristo per il bene dell’unità della fede, è strumentalizzato al punto di aprire una strada all’eresia e allo scisma. Di più, notando che le pratiche ora incoraggiate dalle parole e dalle azioni di Vostra Santità sono contrarie non solo alla fede perenne e alla disciplina della Chiesa, ma anche alle dichiarazioni magisteriali dei suoi predecessori, i fedeli riflettono sul fatto che le dichiarazioni di Vostra Santità non possono avere un’autorità maggiore di quella dei papi precedenti; così l’autentico magistero papale soffre di una ferita che potrebbe non rimarginarsi presto.

Noi tuttavia crediamo che Vostra Santità possiede il carisma dell’infallibilità e la giurisdizione universale sui fedeli di Cristo, nel senso definito dalla Chiesa. Nella nostra denunciadiAmoris laetitia edi altri atti, parole e omissioni collegati ad essa, non neghiamo l’esistenza di questo carisma papale o il suo possesso da parte di Vostra Santità, dal momento che né Amoris laetitia né alcuna delle affermazioni che hanno contribuito a propagare le eresie insinuate da questa esortazione sono protette da quella divina garanzia di verità. La nostra correzione è necessitata dalla fedeltà agli insegnamenti papali infallibili che sono incompatibili con alcune dichiarazioni di Vostra Santità.

Come sudditi, non abbiamo il diritto di indirizzare a Vostra Santità quella forma di correzione mediante la quale un superiore minaccia o amministra la punizione a coloro che sono sottomessi a lui (cf. Summa Theologiae 2a 2ae, 33,4). Le rivolgiamo questa correzione, piuttosto, al fine di proteggere i nostri fratelli cattolici – e quelli fuori della Chiesa, dai quali la chiave della conoscenza non deve essere portata via (cf. Lc 11) – sperando di prevenire una diffusione

2

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

maggiore di dottrine che tendono per se stesse alla profanazione di tutti i sacramenti e alla sovversione della Legge di Dio.

***

Desideriamo ora mostrare come alcuni passaggi di Amoris laetitia, insieme ad atti, parole e omissioni di Vostra Santità, servono a propagare sette proposizione eretiche3.

I passaggi di Amoris laetitia ai quali ci riferiamo sono i seguenti:

AL 295: «In questa linea, san Giovanni Paolo II proponeva la cosiddetta “legge della gradualità”, nella consapevolezza che l’essere umano “conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita”. Non è una “gradualità della legge”, ma una gradualità nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge».

AL 296: «[…] due logiche percorrono tutta la storia della Chiesa: emarginare e reintegrare […]. La strada della Chiesa, dal Concilio di Gerusalemme in poi, è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione […]. La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno;

AL 297: «Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!»

AL 298: «I divorziati che vivono una nuova unione, per esempio, possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale. Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce situazioni in cui “l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione” [nota 329: «

C’è anche il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto, o quello di “coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido”. Altra cosa invece è una nuova unione che viene da un recente divorzio, con tutte le conseguenze di sofferenza e di confusione che colpiscono i figli e famiglie intere, o la situazione di qualcuno che ripetutamente ha mancato ai suoi impegni familiari. Dev’essere chiaro che questo non è l’ideale che il Vangelo propone per il matrimonio e la famiglia. I Padri sinodali hanno affermato che il discernimento dei Pastori deve sempre farsi «distinguendo

In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la

possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se

mancano alcune espressioni di intimità, “non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e

possa venir compromesso il bene dei figli”»].

3

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

adeguatamente», con uno sguardo che discerna bene le situazioni. Sappiamo che non esistono “semplici ricette”».

AL 299: «Accolgo le considerazioni di molti Padri sinodali, i quali hanno voluto affermare che “i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza. Sono battezzati, sono fratelli e sorelle, lo Spirito Santo riversa in loro doni e carismi per il bene di tutti. […] Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo”».

AL 300: «[…] poiché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi [nota 336: «Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave»]».

AL 301: «Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere “valori insiti nella norma morale” o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa».

AL 303: «Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo».

AL 304: «Prego caldamente che ricordiamo sempre ciò che insegna san Tommaso d’Aquino e che impariamo ad assimilarlo nel discernimento pastorale: “Sebbene nelle cose generali vi sia una certa necessità, quanto più si scende alle cose particolari, tanto più si trova indeterminazione. […] In campo pratico non è uguale per tutti la verità o norma pratica rispetto al particolare, ma soltanto rispetto a ciò che è generale; e anche presso quelli che accettano nei casi particolari una stessa norma pratica, questa non è ugualmente conosciuta da tutti. […] E tanto più aumenta l’indeterminazione quanto più si scende nel particolare”. È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari».

AL 305: «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere

4

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa [nota 351: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, “ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore”. Ugualmente segnalo che l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”]».

AL 308: «Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, “non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada”».

AL 311: «L’insegnamento della teologia morale non dovrebbe tralasciare di fare proprie queste considerazioni […]».

Le parole, gli atti e le omissioni di Vostra Santità ai quali desideriamo riferirci e che insieme a questi passaggi di Amoris laetitia stanno contribuendo a propagare eresie nella Chiesa sono i seguenti:

– Vostra Santità ha rifiutato di dare una risposta positiva ai dubia a Lei presentati dai Cardinali Burke, Caffarra, Brandmüller e Meisner, attraverso i quali Le veniva richiesto rispettosamente di confermare che l’Esortazione apostolica Amoris laetitia non abolisce cinque insegnamenti della fede cattolica.

– Vostra Santità è intervenuta nella composizione della Relatio post disceptationem del Sinodo Straordinario sulla Famiglia. La Relatio proponeva di concedere la Comunione ai cattolici divorziati e risposati, distinguendo “caso per caso” e diceva che i pastori dovrebbero enfatizzare gli “aspetti positivi” degli stili di vita che la Chiesa considera gravemente peccaminosi, inclusi il matrimonio civile dopo il divorzio e la coabitazione prematrimoniale. Queste proposte furono incluse nella Relatio in ragione della Sua personale insistenza, nonostante che esse non avessero raggiunto i due-terzi della maggioranza richiesta dalle regole del Sinodoperché una proposta potesse essere inclusa nella Relatio.

– In un’intervista dell’aprile 2016, un giornalista chiese a Vostra Santità se ci siano concrete possibilità per i divorziati risposati che non esistessero prima della pubblicazione di Amoris laetitia. Lei ha risposto: «Io posso dire, sì. Punto». Vostra Santità ha dichiarato poi che alla domanda del giornalista aveva risposto il Cardinale Schönborn nella sua presentazione di Amoris laetitia. In quella presentazione il Cardinale Schönborn ha affermato:

La mia grande gioia per questo documento sta nel fatto che esso coerentemente superi l’artificiosa, esteriore, netta divisione fra “regolare” e “irregolare” e ponga tutti sotto l’istanza comune del Vangelo, secondo le parole di San Paolo: “Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!” (Rom 11, 32). […] Si pone

5

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

naturalmente la domanda: e cosa dice il Papa a proposito dell’accesso ai sacramenti per persone che vivono in situazioni “irregolari”? Già Papa Benedetto aveva detto che non esistono delle “semplici ricette” (AL 298, nota 333). E Papa Francesco torna a ricordare la necessità di discernere bene le situazioni, nella linea della Familiaris consortio (84) di San Giovanni Paolo II (AL 298). “Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che dànno gloria a Dio” (AL 305). E Papa Francesco ci ricorda una frase importante che aveva scritto nell’Evangelii gaudium 44: “Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà” (AL 304). Nel senso di questa “via caritatis” (AL 306) il Papa afferma, in maniera umile e semplice, in una nota (351), che si può dare anche l’aiuto dei sacramenti “in certi casi”»4.

Vostra Santità ha amplificato questa dichiarazione asserendo che Amoris laetitia appoggia l’approccio ai divorziati risposati praticato nella diocesi del Cardinale Schönborn, dove a costoro è permesso di ricevere la Comunione.

– Il 5 settembre 2016 i vescovi della regione di Buenos Aires hanno pubblicato una dichiarazione circa l’applicazione di Amoris laetitia, nella quale asseriscono:

6) En otras circunstancias más complejas, y cuando no se pudo obtener una

declaración de nulidad, la opción mencionada puede no ser de hecho factible. No

obstante, igualmente es posible un camino de discernimiento. Si se llega a reconocer

que, en un caso concreto, hay limitaciones que atenúan la responsabilidad y la

culpabilidad (cf. 301-302), particularmente cuando una persona considere que caería

en una ulterior falta dañando a los hijos de la nueva unión, Amoris laetítía abre la

posibilidad del acceso a los sacramentos de la Reconciliación y la Eucaristía (cf. notas

336 y 351). Estos a su vez disponen a la persona a seguir madurando y creciendo con

la fuerza de la gracia. […]

9) Puede ser conveniente que un eventual acceso a los sacramentos se realice de

manera reservada, sobre todo cuando se prevean situaciones conflictivas. Pero al

mismo tiempo no hay que dejar de acompañar a la comunidad para que crezca en un

espíritu de comprensión y de acogida, sin que ello implique crear confusiones en la

enseñanza de la Iglesia acerca del matrimonio indisoluble. La comunidad es

instrumento de la misericordia que es «inmerecida, incondicional y gratuita» (297).

10) El discernimiento no se cierra, porque «es dinámico y debe permanecer siempre

abierto a nuevas etapas de crecimiento y a nuevas decisiones que permitan realizar el

ideal de manera más plena» (303), según la «ley de gradualidad» (295) y confiando en

la ayuda de la gracia.

[6) In altre circostanze più complesse, e quando non si è potuta ottenere la dichiarazione di

nullità, l’opzione appena menzionata può di fatto non essere percorribile. Ciò nonostante, è

6

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

ugualmente possibile un percorso di discernimento. Se si giunge a riconoscere che, in un

determinato caso, ci sono dei limiti personali che attenuano la responsabilità e la

colpevolezza (cfr. 301-302), particolarmente quando una persona consideri che cadrebbe in

ulteriori mancanze danneggiando i figli della nuova unione, Amoris laetitia apre la possibilità

dell’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia (cfr. nota 336 e 351).

Questi, a loro volta, disporranno la persona a continuare il processo di maturazione e a

crescere con la forza della grazia. […]

9) Può essere opportuno che un eventuale accesso ai sacramenti si realizzi in modo

riservato, soprattutto quando si possano ipotizzare situazioni di disaccordo. Ma allo stesso

tempo non bisogna smettere di accompagnare la comunità per aiutarla a crescere in spirito

di comprensione e di accoglienza, badando bene a non creare confusioni a proposito

dell’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La comunità è strumento

di una misericordia che è «immeritata, incondizionata e gratuita» (297).

10) Il discernimento non si conclude, perché «è dinamico e deve rimanere sempre aperto a

nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo

più pieno» (303), secondo la «legge della gradualità» (295) e confidando sull’aiuto della

grazia].

Qui si asserisce che secondo Amoris laetitia non si deve creare confusione circa l’insegnamento

della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio, che i divorziati risposati possono ricevere i

sacramenti e che il rimanere in questo stato è compatibile con il ricevere l’aiuto della grazia.

Vostra Santità ha scritto una lettera ufficiale, che porta la data dello stesso giorno in cui scrivono i

vescovi argentini, al vescovo Sergio Alfredo Fenoy di San Miguel, delegato dei vescovi argentini

della regione di Buenos Aires, nella quale Lei dichiara che i vescovi della regione di Buenos Aires

hanno dato l’unica interpretazione possibile di Amoris laetitia:

«Querido hermano:

Recibí el escrito de la Región Pastoral Buenos Aires «Criterios básicos para la aplicación del capítulo VIII de Amoris laetítia». Muchas gracias por habérmelo enviado; y los felicito por el trabajo que se han tomado: un verdadero ejemplo de acompañamiento a los sacerdotes… y todos sabemos cuánto es necesaria esta cercanía del obíspo con su clero y del clero con el obispo . El prójimo «más prójimo» del obispo es el sacerdote, y el mandamiento de amar al prójimo como a sí mismo comienza para nosotros obispos precisamente con nuestros curas.

El escrito es muy bueno y explícita cabalmente el sentido del capitulo VIII de Amoris Laetitia. No hay otras interpretaciones».

«Caro Fratello,
Ho ricevuto il documento della Regione Pastorale Buenos Aires “Criteri basilari per

l’applicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia”. Molte grazie per avermelo inviato; mi

7

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

felicito con loro per il lavoro che hanno fatto: un vero esempio di accompagnamento dei sacerdoti…e tutti sappiamo quanto è necessaria questa vicinanza del vescovo al suo clero e del clero al vescovo. Il prossimo “più prossimo” del vescovo è il sacerdote e il comandamento di amare il prossimo come se stessi comincia per noi vescovi precisamente con i nostri sacerdoti. Lo scritto è molto buono e spiega completamente il significato del capitolo VIII di Amoris Laetitia. Non ci sono altre interpretazioni»5.

– Vostra Santità ha nominato l’Arcivescovo Vincenzo Paglia presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia. Come capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia, l’Arcivescovo Paglia è stato responsabile di una pubblicazione di un libro, Famiglia e Chiesa, un legame indissolubile (Libreria Editrice Vaticana, 2015), il quale contiene le conferenze fatte a tre seminari promossi dal suo dicastero sui temi “Matrimonio: fede, sacramenti, disciplina”; Famiglia, amore coniugale e generazione”; e “La famiglia ferita e le unioni irregolari: quale atteggiamento pastorale”. Questo libro e i seminari che descrive mirano a portare avanti i propositi del Sinodo sulla Famiglia e promuovere la concessione della Comunione ai cattolici divorziati e risposati.

– Sotto l’autorità di Vostra Santità, sono state compilate le linee guida della diocesi di Roma, le quali permettono la recezione dell’Eucaristia in alcune circostanze da parte dei cattolici che sono civilmente divorziati risposati e che vivono more uxorio con il loro partner civile.

– Vostra Santità ha nominato il Vescovo Kevin Farrel prefetto del nuovo Dicastero per i Laici, Famiglia e Vita e lo ha fatto cardinale. Il Cardinale Farrel ha manifestato il suo supporto alla proposta del Cardinale Schönborn che i divorziati risposati ricevano la Comunione. Egli ha dichiarato che la recezione della Comunione da parte dei divorziati risposati è un «processo di discernimento e di coscienza»6.

– Il 17 gennaio 2017, L’Osservatore Romano, giornale ufficiale della Santa Sede, ha pubblicato le linee guida redatte dall’Arcivescovo di Malta e dal Vescovo di Gozo per la recezione dell’Eucaristia da parte di persone che vivono in una relazione adulterina. Queste linee guida hanno permesso la recezione sacrilega dell’Eucaristia da parte di alcune persone in questa condizione, affermando che in alcuni casi è impossibile per tali persone praticare la castità e nocivo provare a praticare la castità. Nessuna critica è stata fatta a queste linee guida dall’Osservatore Romano, che le ha meramente presentate come esercizio dell’insegnamento e dell’autorità episcopale. Questa pubblicazione è un atto ufficiale della Santa Sede, non corretto da Vostra Santità.

Correctio

His verbis, actis, et omissionibus, et in iis sententiis libri Amoris Laetitia quas supra diximus, Sanctitas Vestra sustentavit recte aut oblique, et in Ecclesia (quali quantaque intelligentia

8

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

nescimus nec iudicare audemus) propositiones has sequentes, cum munere publico tum actu privato, propagavit, falsas profecto et haereticas:

  1. 1)  “Homo iustificatus iis caret viribus quibus, Dei gratia adiutus, mandata obiectiva legis divinae impleat; quasi quidvis ex Dei mandatis sit iustificatis impossibile; seu quasi Dei gratia, cum in homine iustificationem efficit, non semper et sua natura conversionem efficiat ab omni peccato gravi; seu quasi non sit sufficiens ut hominem ab omni peccato gravi convertat”.
  2. 2)  “Christifidelis qui, divortium civile a sponsa legitima consecutus, matrimonium civile (sponsa vivente) cum alia contraxit; quique cum ea more uxorio vivit; quique cum plena intelligentia naturae actus sui et voluntatis propriae pleno ad actum consensu eligit in hoc rerum statu manere: non necessarie mortaliter peccare dicendus est, et gratiam sanctificantem accipere et in caritate crescere potest”.
  3. 3)  “Christifidelis qui alicuius mandati divini plenam scientiam possidet et deliberata voluntate in re gravi eam violare eligit, non semper per talem actum graviter peccat”.
  4. 4)  “Homo potest, dum divinae prohibitioni obtemperat, contra Deum ea ipsa obtemperatione peccare”.
  5. 5)  “Conscientia recte ac vere iudicare potest actus venereos aliquando probos et honestos esse aut licite rogari posse aut etiam a Deo mandari, inter eos qui matrimonium civile contraxerunt quamquam sponsus cum alia in matrimonio sacramentali iam coniunctus est”.
  6. 6)  “Principia moralia et veritas moralis quae in divina Revelatione et in lege naturali continentur non comprehendunt prohibitiones qualibus genera quaedam actionis absolute vetantur utpote quae propter obiectum suum semper graviter illicita sint”.
  7. 7)  “Haec est voluntas Domini nostri Iesu Christi, ut Ecclesia disciplinam suam perantiquam abiciat negandi Eucharistiam et Absolutionem iis qui, divortium civile consecuti et matrimonium civile ingressi, contritionem et propositum firmum sese emendandi ab ea in qua vivunt vitae conditione noluerunt patefacere”7.

Tutte queste proposizioni contraddicono verità divinamente rivelate che i cattolici devono credere con assenso di fede divina. Esse sono state già identificate come eresie nella petizione riguardante Amoris laetitia che fu inviata da 45 studiosi cattolici ai Cardinali e ai Patriarchi delle Chiese Orientali8. È necessario per il bene delle anime che esse siano ancora una volta condannate dall’autorità della Chiesa. Nell’elencare queste sette proposizioni, non intendiamo offrire una lista esaustiva di tutte le eresie ed errori che ad una lettura obbiettiva di Amoris laetitia, secondo il suo senso naturale e ovvio, il lettore evidenzierebbe in quanto affermati, suggeriti o favoriti dal documento: una lettera inviata a tutti i cardinali della Chiesa e ai patriarchi della

9

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

Chiesa Orientale ne elenca 19 di tali proposizioni. Piuttosto ci riferiamo alle proposizioni che Vostra Santità, mediante parole, atti e omissioni – come già descritto – ha in effetti sostenuto e propagato, causando grande e imminente pericolo per le anime.

Pertanto, in quest’ora critica, ci rivolgiamo alla cathedra veritatis, la Chiesa Romana, che per legge divina ha preminenza su tutte le Chiese e della quale siamo e intendiamo rimanere sempre figli leali. Rispettosamente insistiamo affinché Vostra Santità pubblicamente rigetti queste proposizioni, compiendo così il mandato di Nostro Signore Gesù Cristo dato a Pietro e attraverso di lui a tutti i suoi successori fino alla fine del mondo: «Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».

Rispettosamente chiediamo la Vostra Benedizione Apostolica, assicurandoLe la nostra devozione filiale in Nostro Signore e la nostra preghiera per il bene della Chiesa.

***

Delucidazione

Al fine di delucidare la nostra Correctioe di redigere una difesa contro la diffusione degli errori, desideriamo ora attirare l’attenzione su due fonti generali di errori che ci appaiono quale veicolo delle eresie che abbiamo elencato. Parliamo per primo di una falsa comprensione della Divina Rivelazione che generalmente riceve il nome di Modernismo e poi degli insegnamenti di Martin Lutero.

A. Il problema del Modernismo

La comprensione cattolica della Divina Rivelazione è frequentemente negata da teologi contemporanei e questa negazione ha portato a una dilagante confusione tra i Cattolici circa la natura della Divina Rivelazione e della fede. Allo scopo di evitare ogni incomprensione che potrebbe sorgere da questa confusione e per poter giustificare ciò che sosteniamo circa la presente propagazione di eresie nella Chiesa, descriveremo la comprensione cattolica della Divina Rivelazione e della fede, di cui abbiamo fatto uso in questo documento.

Questa descrizione è necessaria anche per rispondere ai passaggi di Amoris laetitia dove viene asserito che si dovrebbero seguire gli insegnamenti di Cristo e del magistero della Chiesa. Questi passaggi includono i seguenti: «Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi […]» (AL 3). «Fedeli all’insegnamento di Cristo guardiamo alla realtà della famiglia oggi in tutta la sua complessità […]» (AL 32). «In questo senso l’Enciclica Humanae vitae (cfr 10-14) e l’Esortazione apostolica Familiaris consortio (cfr 14; 28-35) devono essere riscoperte […]» (AL 222).

10

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

«Le parole del Maestro (cfr Mt 22,30) e quelle di san Paolo (cfr 1 Cor 7,29-31) sul matrimonio sono inserite – non casualmente – nella dimensione ultima e definitiva della nostra esistenza, che abbiamo bisogno di recuperare» (AL 325). Questi passaggi potrebbero essere considerati come un’assicurazione del fatto che nulla in Amoris laetitiacontribuisce a propagare errori contrari all’insegnamento cattolico. Una descrizione della vera natura dell’adesione all’insegnamento cattolico sarà utile a chiarire la nostra posizione: Amoris laetitia veramente contribuisce a propagare tali errori.

Le verità seguenti, insegnate dalla Sacra Scrittura, dalla Sacra Tradizione, dal consenso universale dei Padri e dal magistero della Chiesa, offrono una somma dell’insegnamento cattolico sulla fede, la Divina Rivelazione, l’insegnamento del magistero infallibile e l’eresia:

  1. I vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, il cui carattere storico è asserito senza esitazioni dalla Chiesa, fedelmente trasmettono ciò che Gesù Cristo, mentre viveva in mezzo agli uomini, realmente fece e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese in cielo9.
  2. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. Di conseguenza, tutti i suoi insegnamenti sono insegnamenti di Dio stesso10.
  3. Tutteleproposizionichesonocontenutenellafedecattolicasonoveritàcomunicateda Dio11.
  4. Nel credere a queste verità con un assenso, cioè con un atto della virtù teologale della fede, crediamo alla testimonianza di colui che parla. L’atto di fede divina è una forma particolare dell’attività intellettuale generale nel credere a una proposizione in quanto asserita da colui che parla e perché colui che parla è ritenuto onesto e informato riguardo all’asserzione che fa. In un atto di fede divina, si crede a Dio che parla ed Egli è creduto perché è Dio e perciò informato e sincero12.
  5. Credere alla testimonianza divina differisce dal credere alla testimonianza degli esseri umani che non sono divini, poiché Dio è onnisciente e perfettamente buono. Di conseguenza, Egli non può né mentire né ingannare. È perciò impossibile che la testimonianza divina sia errata. Poiché le verità della fede cattolica ci sono comunicate da Dio, l’assenso della fede dato ad esse è certissimo. Un credente cattolico non ha fondamento razionale per dubitare di una di queste verità o per non credervi13.
  6. La ragione umana da sé può stabilire la verità della fede cattolica basata sull’evidenza pubblica dell’origine divina della Chiesa Cattolica, ma un tale ragionamento non può produrre un atto di fede. La virtù teologale della fede e l’atto di fede possono essere prodotti solo dalla grazia divina. Una persona che ha questa virtù, ma che liberamente e consapevolmente sceglie di non credere a una verità della fede cattolica, pecca mortalmente e perde la vita eterna14.
  7. La verità di una proposizione consiste nel dire cos’è ciò che è; in termini scolastici si tratta di un’adaequatio rei et intellectus. Ogni verità è tale, non importa da chi o quando o in quali circostanze è considerata. Nessuna verità può contraddire un’altra verità15.
  8. LafedecattolicanonesauriscetutteleveritàsuDiopoichésolol’intellettodivinopuò comprendere interamente l’essere divino. Nonostante ciò, ogni verità della fede cattolica è interamente e completamente vera; le caratteristiche della realtà che tale verità descrive

11

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

sono esattamente tali quali queste verità le presentano. Non c’è differenza tra il contenuto

degli insegnamenti della fede e le cose così come sono16.

  1. Il discorso divino che comunica le verità della fede cattolica è espresso in lingue umane. Iltesto ispirato delle Sacre Scritture, ebraico e greco, è espresso da Dio in tutte le sue parti. Non è un mero resoconto umano o un’interpretazione della Divina Rivelazione e nessuna parte del suo significato è riconducibile solamente a cause umane. Nel credere all’insegnamento delle Sacre Scritture crediamo direttamente a Dio. Non crediamo a ciò che dice Dio basandoci sul credere nella testimonianza di qualcun altro: una persona non- divina o persone in genere17.
  2. Quando la Chiesa cattolica infallibilmente insegna che una proposizione è una parte divinamente rivelata della fede cattolica ed è da essere creduta con un assenso di fede, i cattolici che dànno il loro assenso a questo insegnamento credono a ciò che Dio ha comunicato e lo credono in ragione del fatto che Egli ha detto ciò18.
  3. Le lingue con cui la Divina Rivelazione è espressa e le culture e la storia che hanno dato forma a queste lingue non limitano, distorcono o aggiungono qualcosa alla Divina Rivelazione espressa in esse. Nessuna parte o aspetto delle Sacre Scritture o dell’insegnamento infallibile della Chiesa concernente il contenuto della Divina Rivelazione è prodotto solo dal linguaggio e dalle condizioni storiche in cui sono espresse e non dall’azione di Dio che comunica le verità. Perciò, nessuna parte del contenuto dell’insegnamento della Chiesa può essere rivisto o rigettato sulla base del fatto che esso è prodotto da circostanze storiche piuttosto che dalla Divina Rivelazione19.
  4. L’insegnamento magisteriale della Chiesa dopo la morte dell’ultimo apostolo deve essere capito e creduto come un tutt’uno. Non è diviso tra un magistero del passato e un magistero contemporaneo o vivente che potrebbe ignorare un insegnamento magisteriale precedente o rivederlo a proprio comodo20.
  5. Il Papa, il quale ha la suprema autorità nella Chiesa, non è esente egli stesso dall’autorità della Chiesa, secondo la legge divina ed ecclesiastica. Egli è vincolato nell’accettare e nel sostenere l’insegnamento definitivo dei suoi predecessori nell’ufficio papale21.
  6. Una proposizione eretica è una proposizione che contraddice una verità divinamente rivelata contenuta nella fede cattolica22.
  7. Il peccato di eresia è commesso da una persona che possiede la virtù teologale della fede, ma che liberamente e consapevolmente sceglie di non credere a una verità della fede cattolica o di dubitarne. Tale persona pecca mortalmente e perde la vita eterna. Il giudizio della Chiesa circa il peccato personale di eresia è esercitato solo dal sacerdote nel sacramento della penitenza23.
  8. Il crimine di eresia, secondo il diritto canonico, è commesso quando un cattolico: a) pubblicamente dubita di una o più verità della fede cattolica o le nega, o pubblicamente rifiuta di dare l’assenso ad una o più verità della fede cattolica, ma non dubita di tutte queste verità o le nega o nega l’esistenza della rivelazione cristiana; b) è pertinace nella sua negazione. “Pertinace” significa che la persona in questione continua a dubitare pubblicamente di una o più verità della fede cattolica o a negarle, dopo essere stato richiamato dalla competente autorità ecclesiastica al fatto che il suo dubbio o la sua negazione è un rigetto di una verità della fede, che deve rinunciare al suo dubbio o alla sua negazione e che la verità in questione deve essere affermata pubblicamente come divinamente rivelata dalla medesima persona24.

12

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

(Le suddette descrizioni relative al peccato personale di eresia e al crimine di eresia secondo il diritto canonico vengono fornite solamente al fine di escluderle dall’oggetto della nostra correzione. Siamo solo preoccupati di evidenziare le proposizioni eretiche propagate mediante parole, atti e omissioni di Vostra Santità. Non abbiamo la competenza per affrontare la questione canonica dell’eresia e neppure l’intenzione).

B. L’influenza di Martin Lutero

In secondo luogo, siamo obbligati in coscienza a fare riferimento ad una simpatia senza precedenti di Vostra Santità per Martin Lutero e all’affinità tra le idee di Lutero sulla legge, la giustificazione e il matrimonio e quelle insegnate o favorite da Vostra Santità in Amoris laetitia e altrove25. Ciò è necessario affinché la nostra denuncia delle sette proposizioni eretiche elencate in questo documento possa essere completa; desideriamo mostrare, seppure a modo di sommario, che questi non sono errori isolati, quanto piuttosto parte di un sistema eretico. I cattolici devono essere messi in guardia non solo contro questi sette errori, ma anche contro questo sistema eretico come tale, non per ultimo in ragione della lode di Vostra Santità all’uomo che l’ha originato.

Così, in una conferenza stampa del 26 giugno 2016, Vostra Santità ha dichiarato:

«Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore. Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor, per esempio – un tedesco luterano che poi si è convertito quando ha visto la realtà di quel tempo, e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere. E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente, e ha fatto un passo avanti giustificando il perché faceva questo. E oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su questo punto tanto importante lui non aveva sbagliato»26.

In un’omelia tenuta nella Cattedrale luterana di Lund, Svezia, il 31 ottobre 2016, Vostra Santità ha dichiarato:

«Cattolici e luterani abbiamo cominciato a camminare insieme sulla via della riconciliazione. Ora, nel contesto della commemorazione comune della Riforma del 1517, abbiamo una nuova opportunità di accogliere un percorso comune, che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni nel dialogo ecumenico tra la Federazione Luterana Mondiale e

13

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

la Chiesa Cattolica. Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri.

Gesù ci dice che il Padre è il padrone della vigna (cfr v. 1), che la cura e la pota perché dia più frutto (cfr v. 2). Il Padre si preoccupa costantemente del nostro rapporto con Gesù, per vedere se siamo veramente uniti a lui (cfr v. 4). Ci guarda, e il suo sguardo di amore ci incoraggia a purificare il nostro passato e a lavorare nel presente per realizzare quel futuro di unità a cui tanto anela.

Anche noi dobbiamo guardare con amore e onestà al nostro passato e riconoscere l’errore e chiedere perdono: Dio solo è il giudice. Si deve riconoscere con la stessa onestà e amore che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele, che sempre e in ogni luogo ha bisogno di essere guidato con sicurezza e tenerezza dal suo Buon Pastore. Tuttavia, c’era una sincera volontà da entrambe le parti di professare e difendere la vera fede, ma siamo anche consapevoli che ci siamo chiusi in noi stessi per paura o pregiudizio verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diversi.

[…]

«L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio. “Come posso avere un Dio misericordioso?”. Questa è la domanda che costantemente tormentava Lutero. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la questione decisiva della vita. Come è noto, Lutero ha scoperto questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di “solo per grazia divina”, ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio»27.

Oltre ad affermare che Martin Lutero non si è sbagliato circa la giustificazione e in stretta consonanza con la sua visione, Vostra Santità ha dichiarato più di una volta che i nostri peccati sono il luogo dove incontriamo Cristo (nella Sua omelia del 4 settembre e del 18 settembre 2014), giustificando il suo punto di vista con San Paolo, il quale in realtà si vanta delle sue “debolezze” (“astheneìais”, cf. 2Cor 12,5.9) e non dei suoi peccati, così che la potenza di Cristo dimori in lui28. In un discorso ai membri di Comunione e Liberazione del 7 marzo 2015, Vostra Santità ha detto:

14

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

«Il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato. E per questo, alcune volte, voi mi avete sentito dire che il posto, il luogo privilegiato dell’incontro con Gesù Cristo è il mio peccato»29.

Inoltre, in aggiunta ad altre proposizioni di Amoris laetitia, elencate in una lettera mandata a tutti i Cardinali e Patriarchi della Chiese orientali e qualificate come eretiche, erronee o ambigue, leggiamo anche questa:

«Tuttavia, non è bene confondere piani differenti: non si deve gettare sopra due persone limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa, perché il matrimonio come segno implica “un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio”» (AL 122).

Mentre è vero che il segno sacramentale del matrimonio implica un processo dinamico verso la santità, è anche vero che mediante il segno sacramentale viene perfettamente riprodotta per mezzo della grazia l’unione di Cristo con la Chiesa nella coppia di sposi. Non si tratta di imporre «un tremendo peso» su due persone limitate, quanto piuttosto di riconoscere l’opera del sacramento e della grazia (res et sacramentum).

In modo sorprendente notiamo qui, come in diverse altre parti di questa Esortazione Apostolica, una vicinanza al discredito del matrimonio da parte di Lutero. Per il Rivoluzionario tedesco, la concezione cattolica di sacramento ex opere operato, ritenuta essere “meccanica”, è inaccettabile. Quantunque egli mantenga la distinzione di signum et res, dopo il 1520, con La cattività babilonese della Chiesa, non la applica più al matrimonio. Lutero nega che il matrimonio sia sacramentale sulla base del fatto che in nessun luogo nella Bibbia leggiamo che l’uomo che sposa una donna riceva la grazia di Dio e neppure leggiamo che il matrimonio è stato istituito da Dio quale segno di qualcosa. Lutero ritenne che il matrimonio fosse un mero simbolo, aggiungendo che quantunque esso possa rappresentare l’unione di Cristo con la Chiesa, tali figure e allegorie non sono sacramenti nel senso in cui usiamo il termine (cf. Luther’s Works [LW] 36:92). Per questa ragione, il matrimonio – il cui fine fondamentale è concepire i figli e educarli nella via di Dio (cf. LW 44:11-12) – secondo Lutero appartiene all’ordine della creazione e non a quello della salvezza (cf. LW 45:18); è dato solo allo scopo di estinguere il fuoco della concupiscenza e quale bastione contro il peccato (cf. LW 3, Gn 16:4).

Di più, principiando dalla sua personale visione della natura umana corrotta dal peccato, Lutero è cosciente che l’uomo non sempre è prono ad osservare la legge di Dio. Perciò egli è convinto che c’è un duplice modo mediante il quale Dio governa il genere umano, al quale corrisponde una visione morale duplice del matrimonio e del divorzio. Così il divorzio è generalmente ammesso da Lutero nel caso di adulterio, ma solo per le persone non spirituali.

Il suo ragionamento poggia sul fatto che vi sono due forme di governo divino in questo mondo: una spirituale e l’altra temporale. Mediante il governo spirituale, lo Spirito Santo guida i cristiani e

15

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

i giusti con il Vangelo di Cristo; con il governo temporale, Dio trattiene i non cristiani e i malvagi al fine di mantenere la pace esterna (cf. LW 45:91). Due sono anche le leggi che regolano la vita morale: una è spirituale, per coloro che vivono sotto l’influsso dello Spirito Santo, l’altra temporale o mondana, per coloro che non riescono ad osservare la legge spirituale (cf. LW 45:88- 93). Questa doppia visione morale è applicata da Lutero all’adulterio in riferimento a Mt 5:32. Pertanto, i cristiani non devono divorziare in caso di adulterio (legge spirituale); ma il divorzio esiste ed è stato permesso da Mosè a causa del peccato (legge mondana). Il permesso di divorziare è visto così come un limite posto da Dio alle persone carnali per trattenere il loro cattivo comportamento e per preservarli dal commettere di peggio in ragione della loro malizia (cf. LW 45:31).

Come non possiamo vedere qui una somiglianza molto stretta con quanto è stato detto da Vostra Santità in Amoris laetitia? Da un lato il matrimonio è apparentemente salvaguardato come sacramento, mentre dall’altro lato il divorzio e il matrimonio civile che è seguito sono considerati “misericordiosamente” come status quo, da essere integrati – quantunque solo “pastoralmente” – nella vita della Chiesa, contraddicendo così apertamente la parola di Nostro Signore. Lutero fu guidato ad accettare una seconda unione in ragione della sua identificazione della concupiscenza con il peccato, considerando il matrimonio come rimedio alla concupiscenza. In verità, la concupiscenza non è in sé peccato, così come una seconda unione, quando uno dei coniugi è ancora in vita, non è uno status, ma una privazione della verità.

Tuttavia, l’autocontraddizione di Lutero, generata dalla sua doppia visione del matrimonio – visto in se stesso come un qualcosa che appartiene propriamente alla Legge e non al Vangelo – è apparentemente superata con la precedenza della fede: una “fiducia cordiale” che permette di aderire soggettivamente a Dio. Egli reputa che la fede giustifichi l’uomo nella misura in cui la giustizia punitiva si ritira nella misericordia ed è cambiata permanentemente in amore che perdona. Questo è reso possibile in virtù di un “gioioso scambio” (fröhlicher Wechseln), mediante cui il peccatore può dire a Cristo: «Tu sei la mia giustizia così come io sono il tuo peccato» (LW 48:12; cf. anche 31:351; 25:188). Per mezzo di questo “gioioso scambio”, Cristo diventa l’unico peccatore e noi siamo giustificati mediante l’accettazione della Parola nella fede.

Nel Suo pellegrinaggio a Fatima per l’inizio di questo provvidenziale centenario, Vostra Santità ha fatto chiaramente allusione alla visione luterana della fede e della giustificazione, dichiarando, il 12 maggio 2017, quanto segue:

«Grande ingiustizia si commette contro Dio e la sua grazia, quando si afferma in primo luogo che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre – come manifesta il Vangelo – che sono perdonati dalla sua misericordia! Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio e, comunque, il giudizio di Dio sarà sempre fatto alla luce della sua misericordia. Ovviamente la misericordia di Dio non nega la giustizia, perché Gesù ha preso su di Sé le conseguenze del nostro peccato insieme al dovuto castigo. Egli non negò il peccato, ma ha pagato per noi sulla Croce. E così, nella fede che ci unisce alla Croce di

16

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

Cristo, siamo liberi dai nostri peccati; mettiamo da parte ogni forma di paura e timore, perché non si addice a chi è amato (cfr 1 Gv 4,18)»30.

Il Vangelo non insegna che tutti i peccati saranno di fatto perdonati, né che Cristo soltanto ha sperimentato il “giudizio” o la giustizia di Dio, lasciando solo la misericordia al resto dell’umanità. Mentre c’è una “sofferenza vicaria” di Nostro Signore al fine di espiare i peccati, non c’è una “punizione vicaria”, poiché Cristo fu fatto «peccato per noi» (cf. 2 Cor 5,21) e non peccatore. A causa dell’amore divino e non perché oggetto dell’ira di Dio, Cristo ha offerto il supremo sacrificio di salvezza per riconciliarci con Dio, prendendo su di sé solamente le conseguenze dei nostri peccati (cf. Gal 3:13). Pertanto, non è sufficiente avere fede che i nostri peccati sono stati rimossi da una supposta punizione vicaria perché siamo giustificati; la nostra giustificazione consiste nella conformità al nostro Salvatore che si realizza mediante la fede che opera per mezzo della carità (cf. Gal 5,6).

Santo Padre, ci permetta infine di esprimere anche la nostra meraviglia e dolore per due eventi accaduti nel cuore della Chiesa, i quali similmente manifestano il favore di cui gode l’eresiarca tedesco sotto il Suo pontificato. Il 15 gennaio 2016 è stata concessa la Santa Comunione a un gruppo di luterani finlandesi nel corso della celebrazione di una Santa Messa nella basilica di San Pietro. Il 13 ottobre 2016, Vostra Santità ha presieduto un incontro di cattolici e luterani in Vaticano, nella Sala Nervi, in cui era stata erettauna statua a Martin Lutero.

1 Denzinger-Hünermann (DH) 3117, Lettera apostolica Mirabilis illa constantia, 4 marzo 1875.
2 Cf. Relatio della Commissione Teologica sul n. 22 di Lumen gentium, in Acta Synodalia, III/I, p. 247.

3 Questa sezione contiene la Correctio propriamente parlando che i firmatari intendono principalmente e direttamente sottoscrivere.

4https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/04/08/0241/00531.html#sc h.

5http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/12/amoris_laetitia_lettera_del_papa_ai_vescovi_di_buenos_ai res/1257574.

6 https://www.ncronline.org/news/vatican/new-cardinal-farrell-amoris-laetitia-holy-spirit-speaking.

7Per mezzo di queste parole, atti e omissioni e per mezzo dei suddetti passaggi del documento Amoris laetitia, Vostra Santità ha sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo sappiamo né vogliamo giudicarlo), le seguenti proposizioni false ed eretiche, propagate nella Chiesa tanto con il pubblico ufficio quanto con atto privato:

1) “Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo,

17

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.

  1. 2)  “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono more uxorio con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”.
  2. 3)  “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”.
  3. 4)  “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”.
  4. 5)  “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio”.
  5. 6)  “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.
  6. 7)  “NostroSignoreGesùCristovuolechelaChiesaabbandonilasuaperennedisciplinadirifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.

8 Questi sono i riferimenti bibliografici che sono stati inclusi nella lettera ai cardinali e patriarchi riguardanti le sette proposizioni:

1) Concilio di Trento, sessione 6, canone 18: «Se qualcuno afferma che i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare per un uomo che è giustificato e stabilito nella grazia, sia su di lui l’anatema» (DH 1568).

Vedi anche: Gn 4:7; Dt 30:11-19; Sir 15: 11-22; Mc 8:38; Lc 9:26; Eb 10:26-29; 1Gv 5:17; Zosimo, 15° (or 16°) Sinodo di Cartagine, can. 3 sulla grazia, DH 225; Felice III, II Sinodo di Orange, DH 397; Concilio di Trento, sessione 5, canone 5; sessione 6, canoni 18-20, 22, 27 e 29; Pio V, Bolla Ex omnibus afflictionibus, Circa gli errori di Michele Baio, 54, (DH 1954); Innocenzo X, Const. Cum occasione, Circa gli errori di Cornelio Jansen, 1 (DH 2001); Clemente XI, Const. Unigenitus, Circa gli errori di Pasquier Quesnel, 71 (DH 2471); Giovanni Paolo II, Esortazione Ap. Reconciliatio et paenitentia 17, AAS 77 (1985) 222; Id., Veritatis splendor 65-70, AAS 85 (1993) 1185-89 (DH 4964-67).

18

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

2) Mc 10, 11-12: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Vedi anche: Es. 20:14; Mt. 5:32, 19:9; Lc 16:18; 1Cor 7: 10-11; Eb 10:26-29; Concilio di Trento, Sessione 6, canoni 19-21, 27; Sessione 24, canoni 5 and 7; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei ‘Lassisti’, 62- 63 (DH 2162-63); Alessandro VIII, Decreto del Santo Uffizio sul ‘Peccato Filosofico, DH 2291; Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 65-70, AAS 85 (1993) 1185-89 (DH 4964-67).

3) Concilio di Trento, sessione 6, canone 20: «Se qualcuno afferma che un uomo giustificato, per quanto perfetto egli possa essere, non è tenuto ad osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa ma è tenuto soltanto a credere, come se il Vangelo fosse solo una promessa assoluta di vita eterna senza la condizione che i comandamenti siano osservati, sia l’anatema su di lui» (DH 1570).

Vedi anche: Mc 8:38; Lc 9:26; Eb 10:26-29; 1Gv 5:17; Concilio di Trento, sessione 6, canoni 19 and 27; Clemente XI, Const. Unigenitus, Circa gli errori di Pasquier Quesnel, 71 (DH 2471); Giovanni Paolo II, Esortazione Ap. 17, AAS 77 (1985) 222; Id., Veritatis splendor, 65-70, AAS 85 (1993) 1185-89 (DH 4964- 67).

4) Sal 18, 8: «La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima».

Vedi anche: Sir 15:21; Concilio di Trento, sessione 6, canone 20; Clemente XI, Const. Unigenitus, Circa gli errori di Pasquier Quesnel, 71 (DH 2471); Leone XIII, Libertas praestantissimum, ASS 20 (1887-88) 598 (DH 3248); Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 40, AAS 85 (1993) 1165 (DH 4953).

5) Concilio di Trento, sessione 6, canone 21: «Se qualcuno afferma che Gesù Cristo è stato dato da Dio agli uomini come un redentore nel quale avere fede ma non anche come un legislatore al quale sono tenuti ad obbedire, che l’anatema sia su di lui» (DH 1571).

Concilio di Trento, sessione 24, canone 2: «Se qualcuno afferma che è lecito per i Cristiani avere più mogli allo stesso tempo, e che ciò non è proibito da alcuna legge divina, sia su di lui l’anatema” (DH 1802).

Concilio di Trento, sessione 24, canone 5: “Se qualcuno afferma che il legame del matrimonio può essere disciolto per causa di eresia o difficoltà nella coabitazione o a causa della volontaria assenza di uno dei coniugi, sia su di lui l’anatema» (DH 1805)
Concilio di Trento, sessione 24, canone 7: «Se qualcuno afferma che la Chiesa è in errore per aver insegnato e per insegnare tuttora che, in accordo con la dottrina evangelica ed apostolica, il legame matrimoniale non può essere disciolto per causa di adulterio da parte di uno dei coniugi e che nessuno dei due, nemmeno l’innocente che non ha dato alcun motivo di infedeltà, può contrarre un altro matrimonio durante la vita dell’altro, e che il marito che ripudia una moglie adultera e si sposa di nuovo e la moglie che ripudia il marito adultero e si sposa di nuovo sono entrambi colpevoli di adulterio, sia su di lui l’anatema» (DH 1807).

Vedi anche: Sal 5,5; Sal 18,8-9; Ecclesiastico 15,21; Eb 10,26-29; Gc. 1:13; 1Gv 3,7; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei ‘Lassisti’, 62-63 (DH 2162-63); Clemente XI, Const. Unigenitus, Circa gli errori di Pasquier Quesnel, 71 (DH 2471); Leone XIII, Lettera enc. Libertas praestantissimum, ASS 20 (1887- 88) 598 (DH 3248); Pio XII, Decreto del Santo Uffizio sull’etica della situazione, DH 3918; Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 16; Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 54, AAS 85 (1993): 1177; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1786-87.

6) Giovanni Paolo II, Veritatis splendor 115: «Ciascuno di noi conosce l’importanza della dottrina che rappresenta il nucleo dell’insegnamento di questa Enciclica e che oggi viene richiamata con l’autorità del successore di Pietro. Ciascuno di noi può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole

19

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi» (DH 4971).
Vedi anche: Rom 3,8; 1Cor 6: 9-10; Gal 5: 19-21; Ap 22:15; Concilio Lateranense IV, cap. 22 (DH 815); Concilio di Costanza, Bolla Inter cunctas, 14 (DH 1254); Paolo VI, Humanae vitae, 14, AAS 60 (1968) 490-91; Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 83, AAS 85 (1993) 1199 (DH 4970).

7) 1 Cor. 11, 27: “Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo

del corpo e del sangue del Signore”.

Giovanni Paolo II, Esortazione Ap. Familiaris consortio, 84: «La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi».

Concilio Lateranense II, canone 20: «Poiché vi è una cosa che in modo evidente causa grave turbamento alla santa Chiesa, ovvero la falsa penitenza, ammoniamo i nostri fratelli nello episcopato e i sacerdoti di non permettere che le anime dei laici siano ingannate o trascinate in inferno da false penitenze. È certo che una penitenza è falsa quando molti peccati sono ignorati ed una penitenza è fatta per uno solo, o quando è fatta in modo tale che il penitente non rinuncia ad un altro» (DH 717).

Vedi anche: Mt 7,6; Mt 22,11-13; 1Cor 11:27-29; Eb 13:8; Concilio di Trento, sessione 14, Decreto sulla penitenza, cap. 4; Concilio di Trento, sessione 13, Decreto sulla SS. Eucaristia (DH 1646-47); Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei ‘Lassisti’, 60-63 (DH 2160-63); Catechismo della Chiesa Cattolica, 1451, 1490.

9 Clemente VI, Super quibusdam, a Mekhitar, katholicos degli armeni, questione 14, DH 1065: «Se tu hai creduto e credi che il Nuovo e l’Antico Testamento, in tutti i libri che l’autorità della chiesa romana ci ha consegnato, contengono la verità certa su tutte le cose».
Concilio Vaticano II, Dei verbum 18-19: «Infatti, ciò che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono, in seguito, per ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti che sono il fondamento della fede, cioè l’Evangelo quadriforme secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni. La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr At 1,1-2)».

Vedi anche: Lc 1,1-4; Gv 19,35; 2Pt 1,16; Pio IX, Syllabus, 7; Leone XIII, Providentissimus Deus, ASS 26 (1893-94) 276-77; Pio X, Lamentabili sane, 13-17; Praestantia Scripturae ASS 40 (1907) 724ss.

10 1Gv 5,10: «Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un

bugiardo […]».

Concilio di Calcedonia, Definizione, DH 301: «Seguendo i santi padri, all’unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consostanziale al Padre per la divinità e consostanziale a noi per l’umanità […]».

20

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

Concilio Vaticano II, Dei verbum 4: «Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio “alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come “uomo agli uomini”, “parla le parole di Dio” (Gv 3,34)».

Vedi anche: Mt 7,29; Mt 11:25-27; Mc 1,22; Lc 4,32; Gv 1,1-14; Pio X, Lamentabili sane, 27.

11 Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Quanto a questa fede – inizio dell’umana salvezza – la chiesa cattolica professa che essa è una virtù soprannaturale, per cui, sotto l’ispirazione di Dio e con l’aiuto della grazia, crediamo vere le cose da lui rivelate».

Pio X, Lamentabili sane, 22 (proposizione condannata): «I dogmi, che la Chiesa presenta come rivelati, non sono verità cadute dal cielo, […]».
Vedi anche: 1Ts 2,13; Pio X, Lamentabili sane, 23-26; Pascendi dominici gregis, ASS 40 (1907) 611; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, 24 giugno 1973.

12 Gv 3,11: «In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza».
Gv 14,6: «Io sono la via, la verità e la vita».
1Gv 5,9-10: «Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo […]».

Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3, can. 2: «Se qualcuno dice che la fede divina non si distingue dalla conoscenza naturale di Dio e della morale e che, quindi, non è necessario per la fede divina che si creda la verità rivelata per l’autorità di Dio che la rivela, sia anatema».

Pio X, Lamentabili sane, 26 (proposizione condannata): «I dogmi della Fede debbono essere accettati soltanto secondo il loro senso pratico, cioè come norma precettiva riguardante il comportamento, ma non come norma di Fede».
Pio X, Giuramento contro gli errori del Modernismo, DH 3542: «Quinto: certissimamente tengo per fermo e sinceramente confesso che la fede non è un cieco sentimento religioso che erompe dalle oscurità del subcosciente per impulso del cuore e per inclinazione della volontà moralmente formata, ma un vero assenso dell’intelletto ad una verità ricevuta dall’esterno mediante l’ascolto, per il quale appunto, sul fondamento dell’autorità di Dio sommamente verace, noi crediamo che sono vere tutte le cose che dal Dio personale, creatore e Signore nostro, sono state dette, attestate e rivelate».

Vedi anche: Gv 8,46; 10,16; Rom 11,33; Eb 3,7; 5,12; Pio IX, Qui pluribus, Acta (Roma 1854) 1/1,6-13; Syllabus, 4-5; Pio X, Lamentabili sane, 20; Pascendi dominici gregis, AAS 40 (1907) 604ss.; Giovanni Paolo II, Dich. sull’unicità salvifica di Cristo e della Chiesa, Dominus Iesus, 7.

13 Nm 23,19: «Dio non è un uomo perché Egli menta […]».
Pio IX, Qui pluribus, DH 2778: «Chi infatti può ignorare che bisogna avere ogni fede nel Dio parlante e che

nulla è più conforme alla ragione stessa che ammettere, attaccandovisi saldamente, quelle cose che si siano constatate come rivelate da Dio, che non può essere ingannato né ingannare».

Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Quanto a questa fede – inizio dell’umana salvezza – la chiesa cattolica professa che essa è una virtù soprannaturale, per cui, sotto l’ispirazione di Dio e con l’aiuto della grazia, crediamo vere le cose da lui rivelate, non per la intrinseca verità delle cose, chiara alla luce naturale della ragione, ma per l’autorità dello stesso Dio, che le rivela, che non può né ingannarsi né ingannare».

21

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3, can. 6: «Se qualcuno dice che è uguale la condizione dei fedeli e di quelli che non sono ancora giunti all’unica vera fede, così che i cattolici potrebbero avere giusto motivo di mettere in dubbio, sospendendo il loro assenso, quella fede che hanno abbracciato sotto il magistero ecclesiastico, fino a che non abbiano completato la dimostrazione scientifica della credibilità e della verità della loro fede, sia anatema».

Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 12: «La totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo, (cfr. 1 Gv 2,20 e 27), non può sbagliarsi nel credere […]».
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, n. 4, DH 4538: «Tutti i dogmi, però, perché rivelati, devono essere ugualmente creduti per fede divina».

Vedi anche: Ap 3,14; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei “Lassisti”, 20-21, DH 2120-21; Pio IX, Syllabus, 15-18; Pio X, Lamentabili sane, 25.

14 Mc 16:20: «Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».
2Cor 3,5: «Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio […]».

1Pt 3,15: «[…] ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi

domandi ragione della speranza che è in voi».

Tt 3,10-11: «Dopo un primo e un secondo ammonimento sta’ lontano da chi è fazioso (eretico), ben sapendo che persone come queste sono fuorviate e continuano a peccare, condannandosi da sé».

Ap 22,19: «[…] e se qualcuno toglierà qualcosa dalle parole di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro».

Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Nondimeno, perché l’ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Iddio volle che agli interiori aiuti dello Spirito santo si aggiungessero anche gli argomenti esterni della sua rivelazione: fatti divini, cioè; e in primo luogo i miracoli e le profezie, che manifestando in modo chiarissimo l’onnipotenza di Dio e la sua scienza infinita, sono argomenti certissimi della divina rivelazione, adatti ad ogni intelligenza. Perciò sia Mosè ed i profeti, sia in modo particolare Cristo stesso signore, fecero molti chiarissimi miracoli e profezie. […] Perché poi potessimo soddisfare al dovere di abbracciare la vera fede e di perseverare costantemente in essa, per mezzo del figlio suo Dio istituì la chiesa, provvedendola delle note di una istituzione divina, perché potesse essere conosciuta da tutti come la custode e la maestra della parola rivelata. nella sola chiesa cattolica, infatti, si riscontrano tutti quegli elementi, che così abbondantemente e meravigliosamente sono stati disposti da Dio per rendere credibile con maggior evidenza la fede cristiana».

Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Quantunque, inoltre, l’assenso della fede non sia affatto un moto cieco dell’anima, nessuno, tuttavia, può prestare il suo consenso alla predicazione del vangelo, com’è necessario al conseguimento dell’eterna salute, senza l’illuminazione e l’ispirazione dello Spirito santo, che rende soave ad ognuno l’accettare e il credere la verità. La fede, quindi, in se stessa, anche se non opera per mezzo della carità, è un dono di Dio, e l’atto suo proprio è opera riguardante la salvezza […]».

Vedi anche: Secondo Concilio di Orange, can. 7; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei “Lassisti” 20-21; Gregorio XVI, Tesi sottoscritte da Louis-Eugène Bautain, 6, DH 2756; Pio IX, Syllabus, 15-18; Pio X, Pascendi dominici gregis, ASS 40 (1907) 596-97; Id., Giuramento contro gli errori del Modernismo, DH 3539; Pio XII, Humani generis, AAS 42 (1950) 571.

15 Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 15: «L’uomo ha ragione di ritenersi superiore a tutto l’universo delle cose, a motivo della sua intelligenza, con cui partecipa della luce della mente di Dio. […]

22

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

L’intelligenza, infatti, non si restringe all’ambito dei soli fenomeni, ma può conquistare con vera certezza la realtà intelligibile […]».

Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 27: «Di per sé, ogni verità anche parziale, se è realmente verità, si presenta come universale. Ciò che è vero, deve essere vero per tutti e per sempre».

Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 82: « conoscenza della verità

adaequatio rei et intellectus

Ecco, dunque, una seconda esigenza: appurare la capacità dell’uomo

di giungere alla

; una conoscenza, peraltro, che attinga la verità oggettiva, mediante

quella

a cui si riferiscono i Dottori della Scolastica».

Vedi anche: Pio XII, Humani generis, AAS 42 (1950) 562-63, 571-72, 574-75; Giovanni XXIII, Ad Petri

cathedram, AAS 1959 (51) 501-2; Giovanni Paolo II, Fides et ratio,

16 1Cor 2,9-10: «Ma, come sta scritto: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo Dio le ha preparate per coloro che lo amano”. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito […]».

1Cor 2,12-13: «Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo […]».
Pio XII, Humani generis, DH 3882-83: «E perciò taluni, più audaci, sostengono che ciò possa, anzi debba farsi perché i misteri della fede, essi affermano, non possono mai esprimersi con concetti adeguatamente

veri, ma solo con concetti “approssimativi” e sempre mutevoli, con i quali la verità viene in un certo qual modo manifestata, ma necessariamente anche deformata. Perciò ritengono non assurdo, ma del tutto necessario che la teologia, in conformità dei vari sistemi filosofici di cui essa nel corso dei tempi si serve come strumenti, sostituisca nuovi concetti agli antichi; cosicché in modi diversi, e sotto certi aspetti anche opposti, ma – come essi dicono – equivalenti, esponga al modo umano le medesime verità divine. […] Da quanto abbiamo detto è chiaro che queste tendenze non solo conducono al “relativismo” dogmatico, ma di fatto già lo contengono […]».

Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, n. 5, DH 4540: «Quanto poi al significato stesse delle formule dogmatiche, esso nella chiesa rimane sempre vero e coerente, anche quando è maggiormente chiarito e meglio compreso. Devono, quindi, i fedeli cristiani rifuggire dall’opinione la quale ritiene che le formule dogmatiche (o qualche categoria di esse) non possono manifestare la verità determinatamente, ma solo delle sue approssimazione cangianti, che sono, in certa maniera, deformazioni o alterazioni della medesima; e che le stesse formule, inoltre, manifestano soltanto in modo indefinito la verità, la quale deve esser continuamente cercata attraverso quelle approssimazioni».

Vedi anche: Pio X, Lamentabili sane, 4.

17 1Tes 2,13: «Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio […]».
2Tim 3,16: «Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è utile per insegnare […]».

2Pt 1,20-21: «Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio».
Pio XII, Divino afflante Spiritu, AAS 35 (1943) 299-300: «[…] non è assolutamente permesso “restringere l’ispirazione soltanto ad alcune parti della Sacra Scrittura o concedere che lo stesso autore sacro abbia errato”, perché la divina ispirazione “di sua natura non solo esclude ogni errore, ma con quella medesima necessità lo esclude e lo respinge, con la quale è d’uopo che Dio, somma Verità, non possa essere autore d’alcun errore. Tale è l’antica e costante fede della Chiesa”. Questa dunque è la dottrina che il Nostro

4-10, 12-14, 49, 54, 83-85, 95-98.

23

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

Predecessore Leone XIII con tanta gravità ha esposta, e che Noi pure con la Nostra autorità proponiamo e inculchiamo […]».

Concilio Vaticano II, Dei verbum, 11: «Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo; hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte».

Vedi anche: Gv 10,16.35; Eb 3,7.5,12; Leone XIII Providentissimus Deus, DH 3291-92; Pio X, Lamentabili sane, 9-11; Pascendi dominici gregis, ASS 40 (1907) 612-13; Benedetto XV, Spiritus Paraclitus, AAS 12 (1920) 393; Pio XII, Humani generis, DH 3887.

18 1Tes 2,13: «1Tes 2,13: «Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio […]».

Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Quanto a questa fede – inizio dell’umana salvezza – la chiesa cattolica professa che essa è una virtù soprannaturale, per cui, sotto l’ispirazione di Dio e con l’aiuto della grazia, crediamo vere le cose da lui rivelate, non per la intrinseca verità delle cose, chiara alla luce naturale della ragione, ma per l’autorità dello stesso Dio, che le rivela, che non può né ingannarsi né ingannare. […] Con fede divina e cattolica deve credersi tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o tramandata, e che è proposto dalla chiesa come divinamente rivelato sia con giudizio solenne, sia nel suo magistero ordinario universale».

Vedi anche Gv 10,16; Eb 3,7.5,12; Pio XII Mystici corporis Christi, AAS 35 (1943) 216. 19 Pio XII, Humani generis, DH 3883:

Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, n. 5, DH 4540, cit.

Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 87: «Si deve considerare, al contrario, che anche se la formulazione è in certo modo legata al tempo e alla cultura, la verità o l’errore in esse espressi si possono in ogni caso, nonostante la distanza spazio-temporale, riconoscere e come tali valutare».
Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 95: «La parola di Dio non si indirizza ad un solo popolo o a una sola epoca. Ugualmente, gli enunciati dogmatici, pur risentendo a volte della cultura del periodo in cui vengono definiti, formulano una verità stabile e definitiva».

Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Dominus Iesus, cit., 6: «La verità su Dio non viene abolita o ridotta perché è detta in linguaggio umano. Essa, invece, resta unica, piena e completa perché chi parla e agisce è il Figlio di Dio incarnato».
Vedi anche: Gv 10,35; 2Tm 3,16; 2Pt 1,20-21; Ap 22,18-19; Leone XIII, Providentissimus Deus, DH 3288; Pio X, Lamentabili sane, 4; Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 84.

«[…] la Chiesa non può essere legata ad un qualunque effimero

sistema filosofico; ma quelle nozioni e quei termini, che con generale consenso furono composti

attraverso parecchi secoli dai dottori cattolici per arrivare a qualche conoscenza e comprensione del

dogma, senza dubbio non poggiano su di un fondamento così caduco. Si appoggiano invece a principi e

nozioni dedotte da una vera conoscenza del creato; e nel dedurre queste conoscenze, la verità rivelata,

come una stella, ha illuminato per mezzo della Chiesa la mente umana. Perciò non c’è da meravigliarsi se

qualcuna di queste nozioni non solo sia stata adoperata in Concili Ecumenici, ma vi abbia ricevuto tale

sanzione per cui non ci è lecito allontanarcene».

24

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

20 Gal 1,9: «[…] se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!». Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 4, can. 3: «Se qualcuno dice che è possibile che ai dogmi proposti dalla chiesa, con il progredire della scienza debba essere dato, talvolta, altro senso, diverso da quello che intese esprimere ed intende la chiesa, sia anatema».

Pio X, Giuramento contro gli errori del Modernismo, DH 3541: «Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa fino a noi dagli apostoli per mezzo dei padri ortodossi, nello stesso senso e sempre nello stesso contenuto; e per questo respingo totalmente l’eretica invenzione dell’evoluzione dei dogmi, che passano da un significato ad un altro, diverso da quello che prima riteneva la chiesa e ugualmente condanno ogni errore con cui, al divino deposito consegnato da Cristo alla Sposa per essere da lei custodito fedelmente, viene sostituita l’invenzione filosofica o la creazione dell’umana coscienza, lentamente formatasi con lo sforzo degli uomini e da perfezionarsi per l’avvenire con un progresso indefinito».

Vedi anche: 1Tm 6,20; 2Tm 1,13-14; Eb 13,7-9; Gd 3; Pio IX, Ineffabilis Deus, DH 2802; Pio X, Lamentabili sane, 21, 54, 50, 60, 62; Pascendi dominici gregis, ASS 40 (1907) 616ss.; Pius XII, Humani generis, DH 3886; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, DH 4540.

21 Concilio Vaticano I, Pastor aeternus, cap. 4: «Infatti ai successori di Pietro è stato promesso lo Spirito santo non perché per sua rivelazione manifestassero una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa dagli apostoli, cioè il deposito della fede. […] Perciò questo carisma di verità e di fede – che non verrà mai meno – è stato dato divinamente a Pietro e ai suoi successori che siedono su questa cattedra, perché esercitassero questo loro altissimo ufficio per la salvezza di tutti; perché l’intero gregge di Cristo, allontanato da essi dall’esca avvelenata dell’errore, fosse nutrito col cibo della dottrina celeste […]».

Concilio Vaticano II, Dei verbum, 10:

«L’ufficio poi d’interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o

trasmessa, è affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù

Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che

è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta,

santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge

tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio».

Vedi anche: Mt 16,23; Graziano, Decreto, Parte 1, Distinzione 40, Capitolo 6; Innocenzo III, Secondo

Sermone “Sulla consacrazione del supremo pontefice”, ML, 656; Quarto Sermone “Sulla consacrazione del supremo

pontefice”, ML, 670; Pio IX, Lett. ai Vescovi della Germania, Mirabilis illa constantia, DH 3117 (cf. DH 3114).

22 Cf CJC, 1983, can. 751; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 1436.
23 Cf. Mc 16,16; Gv 3,18; Gv 20,23; Rom 14,4; Gal 1,9-1 Tm 1,18-20; Gd 3-6; Concilio di Firenze, Cantate

Domino, DH 1351; Concilio di Trento, Sessione 14, can. 9.
24 Cf. Mt 18,17; Tt 3,10-11; Pio X, Lamentabili sane, 7: CJC, 1983, can. 751 e 1364; Codice dei Canoni delle

Chiese Orientali, can. 1436.

25 In questa sezione, i firmatari non intendono descrivere principalmente il pensiero di Martin Lutero, materia di cui non tutti hanno la medesima competenza, quanto piuttosto descrivere alcune false nozioni del matrimonio, della giustificazione e della legge che sembrano aver ispirato Amoris laetitia.

25

27 francesco_20161031_omelia-svezia-lund.html.

www.correctiofilialis.org

© [tutti i diritti riservati]

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/june/documents/papa-

26 francesco_20160626_armenia-conferenza-stampa.html.

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2016/documents/papa-

28http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/04/messa_del_papa_a_santa_marta/1105878; https://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2014/documents/papa-francesco- cotidie_20140918_il-profumo-della-peccatrice.pdf.

30https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/may/documents/papa- francesco_20170512_benedizione-candele-fatima.html.

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/march/documents/papa-

29 francesco_20150307_comunione-liberazione.html.

LA CONFERENZA POLACCA CONFERMA IL DIVIETO PER I DIVORZIATI-RISPOSATI. SENZA CHIAREZZA A.L. È UNA FERITA NELLA CHIESA.

Marco Tosatti

Nei giorni scorsi la Conferenza Episcopale polacca, riunita a Zakopane, sui monti Tatra, ha deciso unanimemente che in base all’Amoris Laetitia i divorziati risposati che non vivono come fratello e sorella non possono ricevere l’eucarestia. Qui trovate i dettagli della decisione, sulla Nuova Bussola Quotidiana.

Con questa decisione, la prima di questo genere da parte di una conferenza episcopale, si ufficializza uno stato di crisi nella Chiesa cattolica che solo una parola chiara da chi è deputato istituzionalmente a darla – il Pontefice – può risolvere.

Ha probabilmente ragione papa Bergoglio nella sua tesi che il tempo è superiore allo spazzio, e che i processi avviati hanno ragione delle situazioni statiche. Ma purtroppo questo è vero per tutti i processi; e nel caso in questione noi abbiamo una divisione che il tempo accentua, invece di saldare.

In precedenza abbiamo avuto alcuni gruppi di vescovi – come quelli del Kazakhstan, o dell’Alberta e dei Territori del Nord Ovest che hanno deciso, in base all’Amoris Laetitia, che l’eucarestia non può essere data a chi vive con un coniuge more uxorio mentre il primo matrimonio è valido, e il primo coniuge è in vita. E abbiamo avuto numerosi vescovi che hanno deciso di muoversi in quel senso nella propria diocesi.

Ma quella della Conferenza Episcopale polacca è una decisione importante. Perché si tratta di una Chiesa ancora viva e fiorente, a differenza di altre dell’Europa Occidentale (vedi Belgio e Germania) che appaiono ben intrise dei germi che hanno portato le Chiese riformate dei loro Paesi alla semi-scomparsa. E cioè il desiderio di rincorrere i fedeli con una campagna di saldi basati sullo spirito della cultura prevalente. Perché è la Chiesa da cui è uscito l’ultimo papa santo della storia, che ha forgiato – insieme con Benedetto XVI – gli strumenti di fede e culturali necessari per affrontare la tempesta travolgente della secolarizzazione.

E’ difficile non vedere a questo punto, a oltre un anno dall’uscita dell’esortazione apostolica, che Amoris Laetitia costituisce una ferita aperta nel corpo della Chiesa. E non solo a livello di cardinali, vescovi, teologi, studiosi; ma di semplici fedeli. Per chi, come la persona che scrive, ha un contatto continuo sui social con persone di tutte le estrazioni e cammini di vita, questo è un dato evidente.

Così come sono un dato evidente le opposte interpretazioni da parte dei responsabili di diocesi. La punta di un iceberg, quelli che parlano (soprattutto contro, per timore di possibili e ahimè probabili ritorsioni, in questo regno) ma segnale di un disagio silenzioso molto più ampio. Qualche tempo fa LifeSiteNews ha pubblicato una lista dei pro e contro, che adesso è certamente molto più lunga. Ma che da sola parla, e chiede: chiarezza.

La chiede al Pontefice, come l’hanno chiesta i cardinali dei Dubia. E’ ideologia non voler vedere che c’è un problema, e un problema grave; non è ideologia porre delle questioni a chi ha la responsabilità di rispondere. Se non lo si vuole fare pubblicamente, lo si può fare in privato. E se i dubbiosi saranno convinti dalla spiegazione di Pietro, non esiteranno certo a dirlo pubblicamente, essi stessi. Ma dopo la presa di posizione di un’intera conferenza episcopale,  e di quelle dimensioni e importanza, non si può far finta di niente.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

IL PAPA, L’IPOCRISIA, IL SÌ SÌ NO NO, AMORIS LAETITIA, I DUBIA, E IL SINODO DEI VESCOVI A FINALE PRECOTTO.

Il Pontefice due giorni fa a Santa Marta ha trattato il tema dell’ipocrisia. Radio Vaticana ha riportato tutte le sue parole, di cui offriamo qui alcuni stralci. Sappiamo quanto l’ipocrisia possa essere un difetto degli ambienti ecclesiastici, di coloro che “parlano, giudicano”, ma pensano un’altra cosa. Questa è l’ipocrisia. “E l’ipocrisia non è il linguaggio di Gesù. L’ipocrisia non è il linguaggio dei cristiani. Un cristiano non può essere ipocrita e un ipocrita non è cristiano. Questo è così chiaro. Questo è l’aggettivo che Gesù usa di più con questa gente: ipocrita. Vediamo come procedono questi. L’ipocrita sempre è un adulatore o in tono maggiore o in tono minore ma è un adulatore”….Un altro aspetto sottolineato è quello dell’inganno: “Il linguaggio dell’ipocrisia è il linguaggio dell’inganno, è lo stesso linguaggio del serpente a Eva, è lo stesso”. Comincia con l’adulazione per poi distruggere le persone, persino “strappa la personalità e l’anima di una persona. Uccide le comunità”. “Quando ci sono ipocriti in una comunità – ha ammonito – c’è un pericolo grande lì, c’è un pericolo molto brutto”. Il Signore Gesù ci ha detto: “’ia il vostro parlare: sì, sì, no, no. Il superfluo procede dal maligno’”.

“Quanto male fa alla Chiesa l’ipocrisia”, ha detto con amarezza il Pontefice. E ha messo in guardia da “quei cristiani che cadono in questo atteggiamento peccaminoso che uccide”. Ha concluso con una preghiera: “Chiediamo al Signore che ci custodisca per non cadere in questo vizio dell’ipocrisia, del truccarci l’atteggiamento ma con cattive intenzioni. Che il Signore ci dia questa grazia: ‘Signore, che io mai sia ipocrita, che sappia dire la verità e se non posso dirla, stare zitto, ma mai, mai, un’ipocrisia’”.

Leggendo queste parole mi sono tornate alla mente alcune cose scritte in occasione del duplice Sinodo sulla Famiglia, che ha partorito Amoris Laetitia, e i “Dubia”, a cui era richiesta una risposta semplice, Sì o No (vedi sopra…) che non è mai arrivata e forse non arriverà mai.

Comincio dall’episodio più recente. Su San Pietro e Dintorni il 9 maggio del 2016 riportavo una notizia – dichiarazione mai smentita dall’interessato. Scrivevo:

“In una recente conferenza, di cui potete leggere qui il resoconto su Zonalocale, l’arcivescovo di Vasto, mons. Bruno Forte ha rivelato un retroscena dei suoi rapporti con papa Francesco, in relazione al Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Il Papa gli avrebbe confidato: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.  

Mons. Forte è stato Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi, autore della discussa “Relazione intermedia” sconfessata dal Presidente dell’Assemblea, il card. Ërdo, e sostanzialmente non accolta dai gruppi di lavoro del Sinodo.  

E mons. Forte ha commentato: “Tipico di un gesuita”. Aggiungendo che l’esortazione apostolica “non rappresenta una nuova dottrina, ma l’applicazione misericordiosa di quella di sempre”.  

Se l’aneddoto raccontato da mons. Forte è vero, e non c’è motivo di dubitarne, si capisce meglio il grado di confusione e di ambiguità, oltre che di diversità di interpretazioni, suscitato dall’esortazione apostolica. Cioè una voluta mancanza di chiarezza che riporta alla mente le polemiche e le accuse laiciste che da secoli hanno per bersaglio la Compagnia di Gesù. Frutto di una strategia impostata sin da prima che i lavori del Sinodo del 2014 avessero inizio.  

A margine, e a illustrare la complessità, per chiamarla almeno così, di una situazione di Chiesa, riportiamo quello che diceva il responsabile della comunità lefebvriana, mons. Bernard Fellay il 1° maggio: “…chiediamo al Buon Dio di capire un po’ meglio questo mistero, di capire che malgrado tutte le miserie umane, malgrado che ci sia persino un papa che ci fa ora dei discorsi inverosimili sulla morale, che ci sta dicendo che il peccato è lo stato di grazia – è inverosimile, inaudito quello che si può ascoltare oggi! -; ebbene, malgrado ciò, questo papa può ancora compiere atti che santificano, che salvano…può fare del bene e ne fa ancora”.  

 Se anche loro, sempre così certi sicuri, avvertono perplessità, che dire dei poveri cristiani delle parrocchie?”.

Il secondo riferimento è più lontano. Risale addirittura al settembre 2014, cioè a PRIMA che il primo dei due Sinodi sulla Famiglia cominciasse. Parlavo della vexata quaestio dell’eucarestia ai divorziati risposati, e scrivevo:

“Ma tant’è! Il cardinale Kasper, che già vent’anni fa aveva una sua idea in proposito, non accettata in quei due regni, ha visto con l’avvento di Bergoglio l’opportunità di riproporla. A dispetto del fatto che da Manila a Berlino, da New York all’Africa la grande maggioranza dei suoi colleghi abbiano, ancora una volta, riaffermato la Dottrina della Chiesa, basata, ahimè, sulle parole di Gesù; uno dei pochi casi in cui l’enunciazione appare netta, chiara, definitiva, e neanche messa in dubbio dai tagliuzzatori professionisti di pericopi…  
 Insomma, le cose per Kasper & C. non hanno l’aria di mettersi molto bene. Ma forse c’è un modo, per aiutarlo. E per cercare di impedire che le voci fastidiose lo siano troppo rumorose. 

Il primo punto consiste nel chiedere che gli interventi scritti siano consegnati con largo anticipo. Il che è stato fatto. Entro l’8 settembre chi voleva intervenire al Sinodo dove far pervenire il suo temino.  

Secondo: leggere attentamente tutti gli interventi, e nel caso che alcuni di essi fossero particolarmente pepati, dare la parola a un oratore che prima dell’intervento spinoso, cercasse già di rispondere, in tutto o in parte, ai problemi sollevati dall’intervento stesso. 

Terzo: se qualche intervento appare proprio problematico, dire che purtroppo non c’è il tempo necessario per dare la parola a tutti, ma comunque il testo è stato acquisito, e resta agli atti e di sicuro se ne terrà conto nell’elaborazione finale.  

E in effetti non tanto il Sinodo, sarà importante, ma la sintesi che n verrà preparata, e che porterà la firma del Papa come “Esortazione post-sinodale”. E’ molto probabile che non sarà un testo chiaro e definitivo, ma basato su un’interpretazione “fluttuante”. In modo che ciascuno leggendolo, possa tirarselo dalla parte che più gli fa comodo.  

Umile osservazione di un povero cronista: ma se uno ha un piano così elaborato e astuto, perché parlarne di fronte a perfetti estranei durante una cena sontuosa?”  

Il prelato che faceva tutte queste interessanti rivelazioni, che la storia ha poi dimostrato fondate, era uno dei responsabili, forse il principale, del Sinodo, e lavorava in sintonia con il Pontefice. Leggendo le parole del Pontefice sull’ipocrisia mi sono tornati alla mente questi episodi, e la situazione di sofferente ambiguità in cui vive la Chiesa per la mancanza di una risposta chiara –Sì sì, No, no – da parte di chi la dovrebbe dare.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

BURKE: SPERO ANCORA CHE IL PAPA RISPONDA AI DUBIA. LA CONFUSIONE È DANNOSA PER LA CHIESA. INSISTEREMO.

 

Marco Tosatti

La sera del 24 marzo il cardinale Raymond Burke parlava nella parrocchia di Saint Raymond di Peñafort a Springfield, Virginia, e ha risposto ad alcune domande relative ai “Dubia” presentati da quattro cardinali, e alla possibile correzione formale che un’eventuale mancanza di risposte da parte del Pontefice potrebbe rendere necessaria.

Il parroco di Saint Raymond, padre John De Celles, ha posto alcune domande al cardinale. Ecco qualche brano de colloquio.

De Celles. – Ci sono molte voci che circolano intorno ai Dubia…Lei sa se ci sarà una risposta ai Dubia da parte del Santo Padre o della Congregazione per la Dottrina della Fede?

Burke: “Sinceramente spero che ci sarà perché queste sono questioni fondamentali che sono onestamente sollevate dal testo dell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia. E fino a quando non ci sarà una risposta a queste questioni continuerà a diffondersi una una confusione molto dannosa nella Chiesa, e una delle questioni fondamentali riguarda la verità secondo cui ci sono cose che sono sempre e dovunque sbagliate – quelli che chiamiamo atti intrinsecamente malvagi – e così noi cardinali continueremo a insistere per udire una risposta a queste domande sincere”.

Il cardinale Burke ha negato l’idea che i Dubia siano irrispettosi o arroganti, ricordando che si tratta del sistema tradizionale di cercare un chiarimento da parte del Papa sull’insegnamento costante della Chiesa. Ha poi spiegato perché i Dubia siano stati resi pubblici, dopo aver saputo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che non ci sarebbe stata una risposta.

“Abbiamo giudicato necessario renderli pubblici perché così tanti fedeli ci avvicinavano, ponendo queste domande, e dicendo, che cosa c’è di male, abbiamo queste domande, e sembra che nessuno dei cardinali che hanno la grande responsabilità di assistere il Santo Padre si ponga queste domande, e allora le abbiamo rese pubbliche, e anche questo è stato fatto con grande rispetto”.

De Celles: – Se non c’è risposta, quale sarà la risposta di voi quattro cardinali?

Burke: “Allora dovremo semplicemente correggere la situazione, di nuovo in maniera rispettosa, cioè semplicemente questo, dedurre la risposta alle domande dall’insegnamento costante della Chiesa e renderlo noto per il bene delle anime”.

Il cardinale americano non ha dato nessuna indicazione sui tempi di questa eventuale correzione dell’esortazione post-sinodale. E soprattutto ha parlato di correzione in generale, e non di una correzione rivolta direttamente al Pontefice. Amoris Laetitia sta per compiere il suo primo anno di vita, è stata pubblicata nell’aprile del 2016. E ancora adesso da diverse zone del pianeta si hanno dichiarazioni di vescovi e conferenze episcopali che si muovono su linee contrastanti nell’applicazione del documento, alimentando uno stato oggettivo di confusione.

Chi volesse vedere il video può trovarlo a questi link

LINK1 

LINK2 



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

 

 

 

 

A.L. UN VESCOVO USA: IL VANGELO DI IERI SPIEGA PERCHÉ LA CHIESA HA SEMPRE NEGATO LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI.

Marco Tosatti

L’Amoris Laetitia, in assenza di una risposta chiarificatrice del Pontefice Regnante ai Dubia espressi dai cardinali, continua a generare interpretazioni e problemi. Qualche giorno fa abbiamo visto quello che diceva un vescovo austriaco, stampando la lettera di un suo amico, un sacerdote tedesco in missione in America Latina. Oggi vediamo che in contesto del tutto diverso il vescovo di Bismarck, negli Stati Uniti, David Kagan pensa a quello che molti hanno forse pensato ieri, quando è stato letto il Vangelo del giorno. E’ Gesù che parla. “Fu pure detto: ‘Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio’. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”.

Imbarazzante, mi sembra. Perché è così esplicito e definitivo, ed è Gesù che parla, non uno degli scribi o dei farisei. E infatti il vescovo Kagan, su Twitter, posta: “Leggete il Vangelo di oggi. Non c’è da sorprendersi che la Chiesa abbia sempre insegnato che i divorziati e risposati non possono ricevere la Santa Comunione. Sesto comandamento”.

Sempre il vescovo Kagan, il 9 febbraio, postava su Twitter: “Su che cosa è basato quello che è l’insegnamento definitivo sul matrimonio della Chiesa? Leggete la prima lettura di oggi dalla Genesi. Quella è la verità, nessun’altra”.

La lettura era la seguente: “Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna”.

Personalmente, credo che il problema esista, bello grande, e che non sia un problema ideologico o di gente che non vuole bene a questo Pontefice. Magari persone che per buona parte della loro vita si sono date da fare per difendere Chiesa e papi contro venti e maree. Il fedele comune, sentendo queste parole delle letture, trova difficile fare due più due eguale a cinque. Anche se magari a qualcuno, se è gesuita, o teologo, riesce. Ma noi siamo povera gente.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco. 

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

 

 

UN’INCHIESTA DELLA GENDARMERIA SUL FINTO OSSERVATORE ROMANO? SPERIAMO CHE SIA UNO SCHERZO ANCHE QUESTO…

Marco Tosatti

La Gendarmeria vaticana sta indagando. Per scoprire chi ha ideato una falsa prima pagina dell’Osservatore Romano in cui – siamo sempre a Carnevale – si ironizza benevolmente sul silenzio perdurante del Pontefice regnante ai “Dubia” presentati da quattro cardinali sulla comunione ai divorziati risposati il cui primo matrimonio sia ancora valido. Si ipotizza una fronda anti Bergoglio.

La Gendarmeria vaticana! E non dubitiamo che il generale Domenico Giani saprà scovare gli autori di una burla che – siamo sicuri – sarà stata apprezzata anche dal Pontefice, che spesso ha ringraziato Dio per averlo dotato, dice, del senso dell’humour.

Che forse però difetta un po’ altrove. Se c’è un’inchiesta è perché qualcuno ha dato mandato al Generale Giani di iniziarla; per quanto lo conosciamo, da molti anni, da buon militare con pratica sul campo e nei servizi di intelligence, da buon militare agisce come gli viene ordinato.

L’Osservatore finto titolava a nove colonne: “Ha risposto”. E devo dire che un sorriso me lo ha strappato, quando un amico me lo ha inviato qualche giorno fa. Devo dire però che non sono riuscito a vedere in esso nient’altro che il divertissement di qualche persona di spirito, certamente al corrente di tutta la confusione e la divisione che l’esortazione apostolica Amoris Laetitia sta provocando nel mondo cattolico. E non per cattiveria di animo di nessuno, o per odio – ma perché mai? – verso il Papa. Semplicemente perché su un tema delicato e controverso da sempre il documento è ambiguo, checché ne dicano i difensori, e contraddice, non apertamente, ma in maniera obliqua tutto il Magistero precedente e il Catechismo della Chiesa. Che non sono regole dottrinali, ma ciò a cui i cattolici guardano per avere luce.

E’ l’assenza di risposte chiare a domande chiare che provoca tutto ciò, scherzi e buontemponerie comprese. Serve a poco criminalizzare i perplessi e i dubbiosi, come sembrerebbero voler fare certi iperpapisti e certe tricoteuses.

Le inchieste, poi, temo che possano aggiungere solo ridicolo allo scherzo. Quando si arriva ai tribunali, l’immagine del Vaticano ne esce sicuramente male. Ricordiamoci i processi recenti, per materie ben più gravi…Figuriamoci poi per una finta pagina di giornale! Anche perché nel clima attuale, in cui c’è chi dice che siano controllate mail e telefoni, tazebao e video umoristici sono destinati a fiorire. Proprio ieri un’amica americana me ne ha inviato uno, che vi offro qui.

Si intitola Hotel Sanctae Martae.

Per chi non legge l’inglese: si parla di Santa Marta, dei suoi presunti sotterranei, in cui sarebbero rinchiusi “alcuni cavalieri sleali” (Ordine di Malta) e “una manciata di Francescani dell’Immacolata”; ma principalmente “i critici dell’Amoris Laetitia”. Fra cui le intere conferenze episcopali della Polonia e del Kazakistan…E l’arcivescovo Schneider sussurra al protagonista: “Se esci vivo da qui, informa la Fraternità Sacerdotale S.Pio X”, cioè i lefebvriani.

Che facciamo, mandiamo dal Vaticano una rogatoria di arresto negli Stati Uniti?



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco. 

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

PRELATI CHIACCHIERONI, CONVERSAZIONI A RUOTA LIBERA. ANCORA QUALCHE INDISCREZIONE SUI DUE SINODI DELLA FAMIGLIA.

Marco Tosatti

Che disastro i prelati chiacchieroni! In particolare quando si tratta di Sinodo sulla famiglia. Come forse vi ricordate, parecchio tempo fa avevo scritto della conversazione tenuta una sera a cena da un ecclesiastico, che allora non era ancora cardinale, e in cui il protagonista rivelava con un bell’anticipo (qualche mese) quale sarebbe stata la strategia del Sinodo del 2014, e del successivo, nel 2015, esortazione apostolica compresa, con le ambiguità di cui si discute e si continuerà a discutere, perché provocano divisione.

Poi ci sono state le candide, confidenziali parole dell’arcivescovo Bruno Forte, in cui citava il Papa sull’eucarestia ai divorziati-risposati: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.

Adesso Vox Cantoris, un sito d’oltreoceano, racconta di una conversazione sull’aereo, avvenuta presumibilmente nell’autunno del 2015, fra un lettore di Vox Cantoris e di Lifesitenews, e un prelato, che si è presentato come un funzionario dell’allora Pontificio Consiglio per la Famiglia, guidato dall’arcivescovo Vincenzo Paglia. Potete leggere l’originale in inglese sul sito di Vox Cantoris.

Ecco la nostra traduzione:

“L’ufficiale sembrava pronto a chiacchierare, e voleva dire che conosceva il cardinale Baldisseri, segretario generale del Sinodo. Ci sono stati un paio di momenti nella nostra conversazione in cui ha ammesso di aver parlato a lungo con il card. Baldisseri, ma non ha voluto rivelare il contenuto della conversazione”.

Che subito si è focalizzata sul Sinodo. E soprattutto sulla proposta Kasper.

“Domanda: (Dopo aver chiesto ripetutamente come è possibile entrare in una seconda unione se il primo matrimonio sacramentale è valido) Non capisco. Se il primo matrimonio era sacramentale e valido, come si può ammettere qualcuno alla comunione se è in una seconda unione civile? Che ne è dell’indissolubilità del matrimonio?.

Risposta. Che cosa fate quando l’indissolubilità è morta, quando non c’è più sentimento?

Domanda: Come fare con la Familiarsi Consortio di Giovanni Paolo II, al N. 84? (Dove nega la possibilità dell’eucarestia, se non si vive da fratello e sorella, N.D.R.)

Risposta: Come possiamo ammetterla? E’ stata scritta trent’anni fa…

Domanda. Ma come fare con quello che il papa Giovanni Paolo II dice nella Famliaris Consortio, che secondo la Scrittura e la Tradizione qualcuno che è in questa situazione non può ricevere l’eucarestia se non vive come fratello e sorella?

Risposta. Non possiamo aspettarci che un uomo e una donna che dormono nello stesso letto vivano come fratello e sorella”.

La conversazione poi si spostò su alcuni personaggi del Sinodo.

Domanda. Kasper: pensa che il Papa sia d’accordo con Kasper?

Risposta, dopo una lunga pausa. Sì.

Domanda. Che cosa pensa di Kasper?

Risposta. E’ l’uomo più intelligente che c’è.

Domanda. E il cardinale Burke?

Risposta. Non verrà. Non conta nulla; è troppo lefebvrista.

Domanda: ma immagino che ci sarà un sacco di opposizione al Sinodo da parte di alcuni vescovi e cardinali, specialmente da Africa, America, Polonia. Che cosa farà il Papa?

Risposta. Ascolterà e farà quello che vuole lui.

Domanda. E Papa Benedetto? Immagino che non sarà d’accordo.

Risposta. E’ un teologo, ma non ha nessuna esperienza pastorale.

Domanda. E la Congregazione per la Dottrina della Fede?

Risposta (in tono un po’ sprezzante). Pensano che sono loro i guardiani della Fede! E’ il Papa il guardiano della fede.

Domanda. Ho sentito che ha convocato il cardinale Danneels al Sinodo.

Risposta. A che brav’uomo! E’ raffinato…

E dopo uno scambio di telefoni e cordiali saluti, la conversazione ha avuto termine.

Da questa conversazione, e dagli altri elementi, si può dedurre che in realtà nella cerchia di persone legate al Pontefice c’era chiara l’idea di abbandonare in maniera trasversale l’insegnamento magisteriale sulla comunione ai divorziati risposati civilmente. Da ignorante quale sono, mi sembra un artifizio verbale, dire che si tratta di un sviluppo, di un passo avanti nell’ambito della stessa dottrina, quella precedente. Senza però avere il coraggio di affermarlo con chiarezza e semplicità. E da qui nascono tanti problemi. Che non fanno bene a nessuno, come testimonia una situazione di conflitto e divisione che si protrae ormai da troppo tempo.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco. 

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

I TEDESCHI AMMETTONO: AMORIS LAETITIA HA PROVOCATO UNO SCISMA DI FATTO. IL PAPA DEVE CHIARIRE.

Marco Tosatti

Non modera i termini Guido Horst, commentatore del giornale cattolico tedesco Tagespost in un breve articolo sullo stato della Chiesa dopo l’Amoris Laetitia. “Uno scisma di fatto”, così scrive. Un termine che se non sbagliamo è già stato usato nel recente passato dal vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider.

E’ indicativo di una divisione che si allarga ogni giorno, invece di comporsi, il fatto che nello stesso tempo il quotidiano gestito dalla Segreteria della Conferenza Episcopale Italia, Avvenire, dedichi invece un articolo a dire che in realtà tutto va bene, e si chiede “Chissà che cosa servirà ancora per porre fine a un dibattito che a sempre più fedeli appare pretestuoso?”.

Ma leggiamo che cosa dice Horst, nel suo articolo che si intitola proprio così: “Uno scisma di fatto”. Lo potete leggere nell’originale QUI, e QUI la traduzione in inglese di OnePeterFive. Horst legge le dichiarazioni rilasciate dal cardinale Müeller come una conferma che “Non ci sarà nessuna risposta da parte di Francesco alle domande , e in particolare ai dubbi del quattro cardinali”.

Ma la risposta è già venuta da Malta, aggiunge Horst. Quando i due vescovi dell’isola “Istruisce i pastori del suo piccolo Stato insulare che ogni divorziato risposato può decidere da solo con Dio se ricevere la Comunione , quello significa chiaramente che ogni Chiesa locale può fare come vuole. Il solco si approfondisce. Firenze contro Roma, la Polonia contro l’Argentina, Malta contro Milano. Questo è ciò che si chiama uno scisma di fatto”.

Aggiungiamo qui una breve nota: speriamo che non sia vero quanto riportato sul vescovo di Gozo, Mario Grech, di sospendere a divinis i preti che non concedano la comunione ai divorziati risposati. Anche se nel clima che vive la Chiesa di oggi può apparire una minaccia plausibile, con tanti saluti alla libertà di coscienza.

Il problema, afferma Horst, è il Papa muto. “Il Papa è silenzioso riguardo alla lettera dei cardinali e così si rifiuta indirettamente di fare una dichiarazione chiara su come i paragrafi controversi (in realtà si tratta di noticine, N.D.R.) dell’Amoris Laetita devono essere letti alla luce delle dichiarazioni dei papi precedenti”. E del Catechismo della Chiesa cattolica, aggiungiamo. Così “Roma non è più un’autorità che da’ chiarezza, ma un’osservatrice tranquilla che osserva silenziosamente come e in quanto tempo l’unità dell’assistenza pastorale della Chiesa va a pezzi”. E i preti, i singoli preti, su cui si scaricano in ultima analisi tutte le pressioni del caso “Vengono lasciati soli”.

Parole dure, in particolare perché vengono da qualcuno che non può certo essere classificato fra gli avversari o i critici del regno attuale. Come è certamente a favore del Papa il commento di Björn Odendahl sul sito dei vescovi tedeschi, Katholisch.de, in cui lamenta, da progressista, il mutismo del Pontefice: “Sotto un aspetto, scrive, i conservatori hanno ragione: le parole del Papa non sono abbastanza chiare. Dovrebbe alzare la voce e mettere presto fine a questi avvenimenti che danneggiano la Chiesa”.

Secondo noi è improbabile che lo faccia, permettendo che la Chiesa subisca una divisione, su un tema centrale come l’eucarestia e le parole di Gesù sul matrimonio, probabilmente inedita in tempi moderni.

Crediamo che non lo farà perché ci sembra illuminante quello che ha detto l’arcivescovo Bruno Forte nell’aprile del 2016. Durante il Sinodo il Papa gli avrebbe confidato: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”. Mons. Forte è stato Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi, autore della discussa “Relazione intermedia” sconfessata dal Presidente dell’Assemblea, il card. Ërdo, e sostanzialmente non accolta dai gruppi di lavoro del Sinodo. E mons. Forte ha commentato: “Tipico di un gesuita”. Aggiungendo che l’esortazione apostolica “non rappresenta una nuova dottrina, ma l’applicazione misericordiosa di quella di sempre”. Se l’aneddoto raccontato da mons. Forte è vero, e non c’è motivo di dubitarne, si capisce meglio il grado di confusione e di ambiguità, oltre che di diversità di interpretazioni, suscitato dall’esortazione apostolica. Cioè una voluta mancanza di chiarezza che riporta alla mente le polemiche e le accuse laiciste che da secoli hanno per bersaglio la Compagnia di Gesù. Frutto di una strategia impostata sin da prima che i lavori del Sinodo del 2014 avessero inizio.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.