SPETTACOLO “GENDER” PER I BAMBINI DI 8 ANNI IN PROVINCIA DI BOLOGNA. GENITORI E ASSOCIAZIONI MANIFESTANO CONTRO.

Marco Tosatti

Domani a Castello D’Argile, in provincia di Bologna,  dovrebbe essere rappresentato uno spettacolo che ha fatto e fa molto discutere, Fa’afine, e che ha provocato una petizione rivolta al Ministero della Pubblica Istruzione, che in pochissimo tempo ha raccolto decine di migliaia di firma in tutta Italia. Lo spettacolo dovrebbe essere rivolto a bambini delle elementari e delle medie.

Il titolo completo è “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”. Questa è la trama ufficiale dell’evento. Leggete e vedete se vi sembra adeguato per bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni.

“Esiste una parola, nella lingua di Samoa, che definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. Fa’afafine vengono chiamati: un vero e proprio terzo sesso cui la società non impone una scelta, e che gode di considerazione e rispetto. Alex non vive a Samoa, ma vorrebbe anche lui essere un “fa’afafine”; è un “gender creative child”, o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina. Oggi per Alex è un giorno importante: ha deciso di dire a Elliot che gli vuole bene, ma non come agli altri, in un modo speciale. Cosa indossare per incontrarlo? Il vestito da principessa o le scarpette da calcio? Occhiali da aviatore o collana a fiori? Alex ha sempre le idee chiare su ciò che vuole essere: i giorni pari è maschio e i giorni dispari è femmina, dice. Ma oggi è diverso: è innamorato, per la prima volta, e sente che tutto questo non basta più. Oggi vorrebbe essere tutto insieme, come l’unicorno, l’ornitorinco, o i dinosauri. Fuori dalla stanza di Alex ci sono Susan e Rob, i suoi genitori. Lui non vuole farli entrare; ha paura che non capiscano, e probabilmente è vero, o almeno lo è stato, fino a questo momento. Nessuno ha spiegato a Susan e Rob come si fa con un bambino così speciale; hanno pensato che fosse un problema, hanno creduto di doverlo cambiare. Alex, Susan e Rob. Questo spettacolo è il racconto di un giorno nelle loro vite, un giorno che le cambierà tutte. Un giorno speciale in cui un bambino-bambina diventa il papà-mamma dei suoi genitori, e insegna loro a non avere paura. Quando Alex aprirà la porta, tutto sarà nuovo”.

La proposta di spettacolo ha trovato l’adesione di solo due scuole, e le classi coinvolte sarebbero quattro in tutto. Ma come è ovvio e naturale molti genitori e gruppi culturali e politici della zona si sono mobilitati per evitare che venga messo in scena quello che viene interpretato come uno spot a favore dell’ideologia gender.

I promotori della petizione a livello nazionale e chi si oppone a livello locale denuncia la volontà di destabilizzare delle menti sensibili: “Migliaia di bambini e adolescenti saranno condotti dalle scuole a uno spettacolo che ha l’intento dichiarato di mettere in crisi la loro identità sessuale, la loro stabilità psicoaffettiva”.

Molti genitori hanno protestato, spesso in questi termini: “Si tratta di un argomento estremamente delicato che , in quanto tale, è stato esplicitamente escluso con circolare ministeriale 1972 del 15/09/2015, dagli argomenti da trattare nelle scuole. Cito testualmente:”Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”. Invece, per stessa ammissione dei suoi autori ed interpreti, lo spettacolo tratta argomenti “gender”. Quello che ritengo maggiormente preoccupante in quest’opera è invece il ruolo negativo delle figure genitoriali: il padre e la madre di Alex non sono rappresentati come guide, ma come ostacoli allo sviluppo del protagonista. Essi infatti non sono visti come coloro che accompagnano lo sviluppo psicofisico del loro figlio, ma come dei censori, degli ostruzionisti, da cui egli si deve proteggere chiudendosi a chiave in camera, e che oltretutto continuano a vessarlo guardandolo attraverso il buco della serratura. Né dal punto vista etico, né morale un tale atteggiamento è giustificabile, e come è ovvio suscita repulsione. Inoltre ritengo estremamente diseducativo il fatto che il protagonista si isoli e risolva i suoi dubbi esistenziali escludendo i genitori”.

Fra l’altro, le associazioni genitori lamentano il fatto che l’adesione sia stata richiesta in tempi brevissimi, impedendo così alle persone di documentarsi e dare la loro approvazione – o una risposta negativa – in maniera ponderata.

E’ probabile che se lo spettacolo dovesse essere rappresentato, ci sarebbero manifestazioni pubbliche e proteste fuori della location prescelta. In zona sono già apparsi striscioni e manifesti che accusano lo spettacolo di essere un veicolo dell’ideologia gender verso gli alunni.



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