MÜLLER TERMINA IL SUO MANDATO A LUGLIO. SARÀ CONFERMATO? FORSE PER IL PONTEFICE SAREBBE MEGLIO.

Marco Tosatti

Il Prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, è intervenuto in maniera chiara nei giorni scorsi sulla confusione creata dalle diverse interpretazioni dell’Amoris Laetitia. Nella sua intervista, riportata da La Nuova Bussola Quotidiana afferma che la dottrina cattolica è valida per tutta la Chiesa, e non ci possono essere interpretazioni diverse a seconda delle conferenze episcopali. Malta, la Germania e l’Argentina, a cui il Papa ha inviato una lettera di approvazione. Il cardinale non lo dice, ma chi vuole può capire, che forse il responsabile dell’unità e della fede, che non è lui, Müller, ma il Pontefice potrebbe e dovrebbe impedire che situazioni del genere si creino, e forse chiarire, rispondendo, per esempio, ai Dubia.

L’intervista di Müller al Rheinische Post fa seguito a quella del 1 febbraio su Il Timone . Il cardinale ha appena terminato la stesura di un’opera imponente – tremila pagine – sul papato, che verrà pubblicata anche in Italia, e in cui tratterà da un punto di vista storico e dogmatico del ruolo di Pietro.

Il 2 luglio prossimo, inoltre, giungerà a compimento il suo quinquennio come Prefetto della Congregazione della Fede. Come è ovvio sono in molti a chiedersi se vista la sua “giovane” età (è del 1947, compirà settanta anni a dicembre) il Pontefice lo confermerà, o se coglierà l’occasione per cercare di liberarsi di lui, sostituendolo con qualche teologo più accomodante.

Non è una domanda dalla risposta facile. Il Pontefice non ha mai nascosto la sua ostilità a questo studioso così preparato e capace. La Congregazione per la Dottrina della Fede è stata ignorata – e lo è ancora – in non pochi snodi importanti del regno; le sue osservazioni, puntuali, sui vari documenti emersi dalla cerchia pontificia sono state tranquillamente disattese; è in carenza di personale, alcuni suoi elementi migliori sono stati o stanno per essere licenziati senza ragione apparente, se non per indebolire la struttura e il Prefetto. Che ha vissuto con sofferenza la fedeltà alla figura e al ruolo del Papa.

Inoltre si sa fin dai tempi di Buenos Aires che l’allora arcivescovo e ora Pontefice non ha fra le sue numerose qualità quella della non vendicatività; non è certo Benedetto XVI, che prolungò nell’incarico il suo avversario di sempre, Walter Kasper. Insomma, la tentazione di far cadere anche questa testa deve essere forte.

Però, io forse mi azzarderei a scommettere – non grandi cifre, però – sulla conferma, o per lo meno su una permanenza donec aliter provideatur. Un uomo leale come Müller, finché è Prefetto, ha mani e bocca legate. Nel momento in cui invece fosse libero, magari anche in una situazione di oggettivo disagio (dove si manda un ex Prefetto della Fede?) potrebbe predicare, fare conferenze, scrivere, essere intervistato. E con quale autorità e franchezza! Proprio in un momento in cui già L’Amoris Laetitia crea crisi profonde, e altre novità occhieggiano all’orizzonte. Il Pontefice dice di sé che è ingenuo ma anche un poco furbo. Se a un ragionamento del genere è giunto chi vi scrive, figuriamoci se non l’ha fatto lui, chissà quanto tempo prima! Sarà interessante vedere se prevarrà l’istinto umorale o la ragione.



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A.L. UN VESCOVO USA: IL VANGELO DI IERI SPIEGA PERCHÉ LA CHIESA HA SEMPRE NEGATO LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI.

Marco Tosatti

L’Amoris Laetitia, in assenza di una risposta chiarificatrice del Pontefice Regnante ai Dubia espressi dai cardinali, continua a generare interpretazioni e problemi. Qualche giorno fa abbiamo visto quello che diceva un vescovo austriaco, stampando la lettera di un suo amico, un sacerdote tedesco in missione in America Latina. Oggi vediamo che in contesto del tutto diverso il vescovo di Bismarck, negli Stati Uniti, David Kagan pensa a quello che molti hanno forse pensato ieri, quando è stato letto il Vangelo del giorno. E’ Gesù che parla. “Fu pure detto: ‘Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio’. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”.

Imbarazzante, mi sembra. Perché è così esplicito e definitivo, ed è Gesù che parla, non uno degli scribi o dei farisei. E infatti il vescovo Kagan, su Twitter, posta: “Leggete il Vangelo di oggi. Non c’è da sorprendersi che la Chiesa abbia sempre insegnato che i divorziati e risposati non possono ricevere la Santa Comunione. Sesto comandamento”.

Sempre il vescovo Kagan, il 9 febbraio, postava su Twitter: “Su che cosa è basato quello che è l’insegnamento definitivo sul matrimonio della Chiesa? Leggete la prima lettura di oggi dalla Genesi. Quella è la verità, nessun’altra”.

La lettura era la seguente: “Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna”.

Personalmente, credo che il problema esista, bello grande, e che non sia un problema ideologico o di gente che non vuole bene a questo Pontefice. Magari persone che per buona parte della loro vita si sono date da fare per difendere Chiesa e papi contro venti e maree. Il fedele comune, sentendo queste parole delle letture, trova difficile fare due più due eguale a cinque. Anche se magari a qualcuno, se è gesuita, o teologo, riesce. Ma noi siamo povera gente.



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UN’INCHIESTA DELLA GENDARMERIA SUL FINTO OSSERVATORE ROMANO? SPERIAMO CHE SIA UNO SCHERZO ANCHE QUESTO…

Marco Tosatti

La Gendarmeria vaticana sta indagando. Per scoprire chi ha ideato una falsa prima pagina dell’Osservatore Romano in cui – siamo sempre a Carnevale – si ironizza benevolmente sul silenzio perdurante del Pontefice regnante ai “Dubia” presentati da quattro cardinali sulla comunione ai divorziati risposati il cui primo matrimonio sia ancora valido. Si ipotizza una fronda anti Bergoglio.

La Gendarmeria vaticana! E non dubitiamo che il generale Domenico Giani saprà scovare gli autori di una burla che – siamo sicuri – sarà stata apprezzata anche dal Pontefice, che spesso ha ringraziato Dio per averlo dotato, dice, del senso dell’humour.

Che forse però difetta un po’ altrove. Se c’è un’inchiesta è perché qualcuno ha dato mandato al Generale Giani di iniziarla; per quanto lo conosciamo, da molti anni, da buon militare con pratica sul campo e nei servizi di intelligence, da buon militare agisce come gli viene ordinato.

L’Osservatore finto titolava a nove colonne: “Ha risposto”. E devo dire che un sorriso me lo ha strappato, quando un amico me lo ha inviato qualche giorno fa. Devo dire però che non sono riuscito a vedere in esso nient’altro che il divertissement di qualche persona di spirito, certamente al corrente di tutta la confusione e la divisione che l’esortazione apostolica Amoris Laetitia sta provocando nel mondo cattolico. E non per cattiveria di animo di nessuno, o per odio – ma perché mai? – verso il Papa. Semplicemente perché su un tema delicato e controverso da sempre il documento è ambiguo, checché ne dicano i difensori, e contraddice, non apertamente, ma in maniera obliqua tutto il Magistero precedente e il Catechismo della Chiesa. Che non sono regole dottrinali, ma ciò a cui i cattolici guardano per avere luce.

E’ l’assenza di risposte chiare a domande chiare che provoca tutto ciò, scherzi e buontemponerie comprese. Serve a poco criminalizzare i perplessi e i dubbiosi, come sembrerebbero voler fare certi iperpapisti e certe tricoteuses.

Le inchieste, poi, temo che possano aggiungere solo ridicolo allo scherzo. Quando si arriva ai tribunali, l’immagine del Vaticano ne esce sicuramente male. Ricordiamoci i processi recenti, per materie ben più gravi…Figuriamoci poi per una finta pagina di giornale! Anche perché nel clima attuale, in cui c’è chi dice che siano controllate mail e telefoni, tazebao e video umoristici sono destinati a fiorire. Proprio ieri un’amica americana me ne ha inviato uno, che vi offro qui.

Si intitola Hotel Sanctae Martae.

Per chi non legge l’inglese: si parla di Santa Marta, dei suoi presunti sotterranei, in cui sarebbero rinchiusi “alcuni cavalieri sleali” (Ordine di Malta) e “una manciata di Francescani dell’Immacolata”; ma principalmente “i critici dell’Amoris Laetitia”. Fra cui le intere conferenze episcopali della Polonia e del Kazakistan…E l’arcivescovo Schneider sussurra al protagonista: “Se esci vivo da qui, informa la Fraternità Sacerdotale S.Pio X”, cioè i lefebvriani.

Che facciamo, mandiamo dal Vaticano una rogatoria di arresto negli Stati Uniti?



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NUOVO APPELLO AL PAPA. MILLE SACERDOTI CHIEDONO CHIAREZZA E UNA RISPOSTA AI DUBIA. RISOLTO (PARE) IL CASO DI DON URIBE.

Marco Tosatti

Mille sacerdoti del mondo anglofono – le Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Irlanda – hanno espresso il loro appoggio ufficiale alla richiesta di chiarifcazione sull’Amoris Laetita formalizzata nei cinque “Dubia” da quattro cardinali. E appoggiata in maniera esplicita o meno palese da molti altri cardinali, vescovi, preti e laici.

Ne da’ la notizia il Catholic Herald.

In un comunicato i sacerdoti affermano che una risposta definitiva alle questioni dibattute in relazione al documento papale “È gravemente necessaria per correggere l’abuso dell’esortazione apostolica per minare la tradizione sacra”.

La dichiarazione afferma che i firmatari, membri delle confraternite, grazie alla loro esperienza pastorale hanno familiarità con le situazioni complesse che nascono dai matrimoni infranti e con le difficoltà che i pastori fronteggiano mentre si occupano delle coppie coinvolte in queste situazioni. E affermano che “Questo compito è reso più facile quando la Chiesa espone il suo insegnamento chiaramente e francamente”.

Le confraternite ammoniscono che “L’unità della Chiesa” e “La salvezza delle anime” sono minacciate dalle interpretazioni ampiamente divergenti dell’esortazione apostolica. “Quindi noi ringraziamo i quattro eminenti cardinali che hanno di recente sottoposto i loro dubia alla Santa Sede”.

Gli ultimi esempi di questa inedita confusione seguita a un documento vaticano li abbiamo sotto gli occhi. Riportiamo qui alcuni passaggi centrali dell’Intervista che il cardinale Gerhard Mūller, Prefetto della Congregazione della Fede, e quindi altissima autorità dottrinale della Santa Sede, ha concesso a Il Timone:

– Si può dare una contraddizione tra dottrina e coscienza personale?

– No, è impossibile. Ad esempio, non si può dire che ci sono circostanze per cui un adulterio non costituisce un peccato mortale. Per la dottrina cattolica è impossibile la coesistenza tra il peccato mortale e la grazia giustificante. Per superare questa assurda contraddizione, Cristo ha istituito per i fedeli il Sacramento della penitenza e riconciliazione con Dio e con la Chiesa.

– È una questione di cui si discute molto a proposito del dibattito intorno all’esortazione post-sinodale “Amoris laetitia”.

– La “Amoris laetitia” va chiaramente interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa. […] Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando “Amoris laetitia” secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica. Il magistero del papa è interpretato solo da lui stesso o tramite la Congregazione per la dottrina della fede. Il papa interpreta i vescovi, non sono i vescovi a interpretare il papa, questo costituirebbe un rovesciamento della struttura della Chiesa cattolica. A tutti questi che parlano troppo, raccomando di studiare prima la dottrina [dei concili] sul papato e sull’episcopato. Il vescovo, quale maestro della Parola, deve lui per primo essere ben formato per non cadere nel rischio che un cieco conduca per mano altri ciechi. […]

– L’esortazione di san Giovanni Paolo II, “Familiaris consortio”, prevede che le coppie di divorziati risposati che non possono separarsi, per poter accedere ai sacramenti devono impegnarsi a vivere in continenza. È ancora valido questo impegno?

– Certo, non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica “Veritatis splendor” con la chiara dottrina dell’”intrinsece malum”. […] Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in cielo e in terra, né un angelo, né il papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo”.

In contemporanea, la Conferenza Episcopale tedesca pubblicava le sue linee guida, approvate il 23 gennaio dal Consiglio permanente (non dall’Assemblea dei vescovi, dove sono presenti voci dissenzienti) in cui per quanto riguarda i divorziati risposati senza dare “una regola generale o un automatismo”, prevede, in singoli casi e al termine di un processo di discernimento, l’ammissione all’eucaristia caso per caso. Che però è in aperto contrasto con quanto spiegato dal card. Mūller poco sopra.

In questo quadro registriamo degli sviluppi positivi nel caso di Luis Carlos Uribe, il sacerdote colombiano di cui abbiamo scritto qualche giorno fa. Secondo notizie che provenivano dalla Colombia, il sacerdote sarebbe stato sospeso dal vescovo perché si sarebbe rifiutato, pubblicamente e in privato, di applicare l’interpretazione aperturista di Amoris Laetitia.

One Peter Five da notizia di un documento firmato da Uribe, in cui si dice che “Luis Carlos Uribe Medina…dopo un dialogo fraterno con il mio vescovo, mons. Rigoberto Corredor Bermudez, liberamente e volontariamente dichiaro di voler restare sotto l’obbedienza e il rispetto verso il Santo Padre Francesco e il mio vescovo diocesano, all’interno della Dottrina e della Tradizione Apostolica della Chiesa”. E con l’autorizzazione del vescovo riprende il suo ministero sacerdotale.

Il sito web spagnolo Secretum Meum Mihi ha riporta una notizia, diffusa da Radio Rosa Mistica Colombia, secondo cui il vescovo non solo ha corretto la situazione di Uribe, ma “Ora sembra aver respinto l’interpretazione del card. Schōnbor di Amoris Laetitia a favore della visione ortodossa sul Matrimonio e l’Eucarestia”.

La confusione, ci sembra, aumenta invece di diminuire.



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PROTESTANTI, AMORIS LAETITIA: MÜLLER A TUTTO CAMPO SU IL TIMONE. “LA VERITÀ NON SI NEGOZIA”.

 

Marco Tosatti

Ne “Il Timone” di febbraio il cardinale Gerhard Ludwig Műller, prefetto della Congregazione per la Fede, risponde alle domande in materia dottrinale e pastorale da Riccardo Cascioli e Lorenzo Bertocchi. Un’intervista molto chiara, che sembra sgombrare il campo da ogni possibile equivoco sulle sue posizioni in materia. Sono dichiarazioni di grande interesse e importanza, nel momento in cui la confusione in ambito cattolico sul tema del matrimonio e dell’eucarestia ai divorziati risposati persiste, anche in assenza di una risposta da parte del Pontefice ai “Dubia” espressi da quattro cardinali, e condivisi in forma più o meno esplicita da molti altri cattolici, dai porporati ai semplici fedeli.

Le dichiarazioni del titolare del più importante dicastero vaticano toccano in particolare due ambiti oggi soggetti a un aspro confronto interno: i rapporti con i protestanti e la dottrina cattolica sul matrimonio. “Senza dottrina non c’è Chiesa”, si apre il “lancio” de “Il Timone; e all’interno le sei pagine dell’intervista sono introdotte da un titolo che appare eloquente: “La verità non si negozia”.

Sui rapporti con i protestanti: “La riforma protestante non deve essere semplicemente intesa come una riforma da alcuni abusi morali, ma bisogna riconoscere che andava a incidere sul nucleo del concetto cattolico di Rivelazione”. Allora “si può sempre riformare la vita morale, le nostre istituzioni, università, le strutture pastorali, è necessario anche sbarazzarsi di una certa ‘mondanizzazione’ della Chiesa: tutto questo possiamo accettarlo dalle istanze della riforma protestante, ma dobbiamo dire che per noi ci sono errori dogmatici fra i riformatori che mai possiamo accettare”. Perciò “per cercare l’unità non possiamo accettare di ‘regalare’ due o tre sacramenti, o accettare che il Papa sia una specie di presidente delle diverse confessioni cristiane’”.

Sull’esortazione post-sinodale ‘Amoris laetitia’: “Noi siamo chiamati ad aiutare le persone, a poco a poco, per raggiungere la pienezza del loro rapporto con Dio, ma non possiamo fare sconti”. Ancora: “Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando Amoris laetitia secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del Papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica”.

Dogma e sviluppo: “Ciò che è definito dogmaticamente non può essere smentito in alcun modo: se la Chiesa ha detto che ci sono sette sacramenti, nessuno, nemmeno un concilio potrebbe ridurre o modificare il significato di questi sacramenti. Chi vuole unirsi alla Chiesa cattolica deve accettare i sette sacramenti come mezzi di salvezza”.

Infine: “La Chiesa ha chiaramente espresso il riconoscimento del matrimonio come una unione indissolubile tra un uomo e una donna (…) In questo le parole di Gesù sono molto chiare e la loro interpretazione non è un’interpretazione accademica, ma è Parola di Dio. Nessuno può cambiarla. (…) La Chiesa non accetta di secolarizzare il matrimonio. Il compito di sacerdoti e vescovi non è quello di creare confusione, ma quello di fare chiarezza”.

Ricordiamo che “Il Timone” è venduto solo in abbonamento (inoltre si può trovare in numerose parrocchie italiane, elenco completo sul sito www.iltimone.org ). Per informazioni contattare abbonamenti@iltimone.org o il numero telefonico 02/69015059 . Da questo numero “Il Timone” si può sfogliare online, a pagamento, su www.iltimone.org il giorno stesso dell’uscita della rivista cartacea.



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AMORIS LAETITIA FA IL PRIMO “MARTIRE”. È UN SACERDOTE COLOMBIANO. NEGA L’EUCARESTIA PER I DIVORZIATI RISPOSATI.

Marco Tosatti

E’ purtroppo confermata una notizia che quando l’ho letta parecchie ore fa mi è sembrata irreale. Un sacerdote colombiano è stato sospeso a divinis da suo vescovo per aver espresso le sue critiche e il suo disaccordo con l’esortazione apostolica Amoris Laetitia, nella parte che si riferisce all’eucarestia per i divorziati risposati. La notizia è stata data da Adelante La Fè, che ha postato anche una testimonianza audio, in spagnolo del sacerdote.

Luis Alberto Uribe Medina, così si chiama il sacerdote, della diocesi di Pereira, è stato convocato dal suo vescovo, Rigoberto Corredor. Uribe Medina, secondo quanto afferma un comunicato della diocesi, ha “espresso pubblicamente e privatamente il suo rifiuto del magistero dottrinale e pastorale del Santo Padre Francesco, soprattutto per quanto riguarda il matrimonio e l’eucarestia”. E’ inutile spiegare che si tratta delle famose noticine del documento che contraddicono il magistero precedente; quello della Chiesa fino al 2016, ciò che hanno insegnato San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, oltre al Catechismo della Chiesa cattolica, che si presume sia ancora valido.

Il comunicato della diocesi afferma che a causa della sua posizione il sacerdote “si è separato pubblicamente dalla comunione con il Papa e con la Chiesa”. Di conseguenza in base al Codice di Diritto Canonico, come eretico e scismatico e apostata è colpito dalla scomunica Latae Sententiae, e rimosso dalla sua posizione ecclesiastica.

Secondo Adelante la Fè, che ha consultato diverse “fonti affidabili”, la colpa di Uribe Medina riguarda il rifiuto di applicare le nuove norme di accesso all’eucarestia per i divorziati risposati il cui primo matrimonio sia ancora valido

Voci analoghe – sanzioni canoniche per i sacerdoti che non volevano applicare le norme permissive dell’Amoris Laetitia – erano corse anche dopo il comunicato in cui i due vescovi di Malta, Scicluna e Grech, avevano emanato norme interpretative che in pratica attribuiscono ai singoli fedeli il potere di decidere o meno se accostarsi all’eucarestia, indipendentemente dalla loro situazione matrimoniale. Sui social era corsa la notizia secondo cui il vescovo di Gozo, Mario Grech, avrebbe minacciato la sospensione a divinis per i sacerdoti refrattari.

Il vescovo ha negato la notizia. Un comunicato sulla pagina Facebook della diocesi afferma che “Ciò che è dichiarato da alcune fonti dei media in riferimento al vescovo Mario Grech, e in particolare che ‘minaccia che i preti saranno sospesi a divinis se rifiutano la Comunione ai divorziati risposati è assolutamente falso”.

E questa è certamente una buona notizia. Ma che non migliora se non di poco la situazione generale. Una situazione di pressioni, minacce, intimidazioni, e – se è vero quello che ha affermato un giornalista informato con Edward Pentin – il cui input potrebbe provenire dalla cerchia stessa del Pontefice, che in oltre trentacinque anni di esperienza professionale in questo campo non ho mai sperimentato. Vediamo sacerdoti e religiosi che ne fanno e ne dicono di tutti i colori, e continuano senza che nessuno si sogni di disturbare la loro libertà di opinione e di espressione. Una reazione di questo genere, oltre a rivelare di quale materia reale sia la misericordia di cui tanto si parla, è probabilmente anche un segno di nervosismo. Mentre non si placa la rispettosa, e perseverante, richiesta di chiarimenti al Pontefice espressa dai “Dubia”, e da molte altre voci, il timore che perplessità e resistenze dilaghino spinge a reagire con la rigidità tanto deprecata da successore di Pietro. Brutti tempi, per la Chiesa.



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MALTA, COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI, CONTRO IL CATECHISMO. NUOVE VOCI CHIEDONO AL PAPA UNA RIPOSTA DI CHIAREZZA AI DUBIA.

Marco Tosatti

La conferenza episcopale maltese – cioè l’arcidiocesi di Malta, (Charles Scicluna, nella foto) e la diocesi di Gozo – hanno emanato un documento che si intitola: “Criteri per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris Laetitia”. Nella nostra traduzione dall’inglese, recita così: “Attraverso il processo di discernimento, dovremmo esaminare la possibilità della continenza coniugale. A dispetto del fatto che questo ideale non è affatto facile, ci possono essere coppie che, con l’aiuto della grazia, praticano questa virtù senza mettere a rischio altri aspetti della loro vita insieme. D’altra parte, ci sono situazioni complesse dove vivere ‘come fratello e sorella’ diventa umanamente impossibile e crea un danno maggiore. Se come risultato del processo di discernimento, intrapreso con ‘umiltà, discrezione e amore per la Chiesa e il suo insegnamento, in una sincera ricerca della volontà di Dio e un desiderio di dare una risposta perfetta ad essa’ la persona separata o divorziata che sta vivendo una nuova relazione riesce, con una coscienza informata ed illuminata , a riconoscere e a credere che lui o lei è in pace con Dio, a lui o lei non può essere impedito di partecipare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

E’ evidente che questa disposizione contrasta in maniera clamorosa con il Catechismo della Chiesa Cattolic in vigore, dove dice, al N.1650: “Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza”. Oltre a documento magisteriali che abbiamo già citato in questo articolo.

E’ molto difficile negare che la confusione, da questo punto di vista, sia grandissima nel mondo cattolico; che non si tratta solo (ma quando mai lo è stato, onestamente?) di quattro cardinali che non riescono ad ottenere una risposta dal Papa su questioni astratte di dottrina; e che la situazione invece di appianarsi, come forse avrebbero sperato gli strateghi dell’ambiguità dei due Sinodi sulla Famiglia, va peggiorando, e il problema si allarga. E il rumore non si sente solo nelle “sacrestie”, come ha dichiarato padre Antonio Spadaro, il portavoce non ufficiale di Santa Marta. Laici e persone ordinate esprimono un disagio che appare diffuso.

Consigliamo a chi conosce l’inglese di leggero questo commento di The Wanderer, di cui traduciamo qualche frase:

“Il tempo del silenzio su questo tema fra cardinali, vescovi e preti è trascorso. Non fate errori su questo: è un avvenimento che ha tracciato una linea nella sabbia che avrà conseguenze sul futuro immediato della Chiesa Cattolica. Chi rimane in silenzio su questo tema sarà complice delle sue conseguenze. Tristemente il Vaticano, attraverso l’intimidazione e in un modo quasi dittatoriale, ha cercato di dipingere i quattro cardinali e quelli che li appoggiano come se volessero rovesciare il Papa”.

“Con tutto il dovuto rispetto, il silenzio del Papa su questo tema e gli attacchi continui ai quattro cardinali allargano le divisione crescente nella Chiesa…alcuni punti il Papa li può risolvere, e questo è uno di essi. Non il suo portavoce, non i suoi rappresentanti, ma il Pastore dei Pastori, il Papa, il rappresentante di Cristo in terra, deve rispondere e guidare il gregge quando questioni di questa portata emergono. E dopo tutto, sono proprio le parole del Papa che hanno creato la controversia. Santità, la vostra guida è necessaria, affidata da Dio stesso. Il vostro silenzio su questo tema ha solo dato fuoco e provocato lo scisma di fatto che sta avvenendo”.

Ma perché il Papa non risponde? Torniamo a padre Spadaro, nella sua intervista al Religion News Service

“Papa Francesco distingue fra due tipi di opposizione: c’è l’opposizione che è critica di persone che tengono alla Chiesa. Loro amano la Chiesa. Vogliono, in buona coscienza, il bene della Chiesa. Ma c’è un altro tipo di opposizione, che vuole solo imporre la propria visione, che è un’opposizione ideologica. Il Papa ascolta la prima ed è aperto a imparare. Ma non da per niente attenzione alla seconda”.

Se dobbiamo credere a padre Spadaro – noto per aver preso in giro con fake account su Twitter i quattro cardinali dunque il Papa non risponde perché ritiene “ideologica” la critica espressa tramite i Dubia.

E’ una motivazione solo in parte sorprendente, perché viene da un regno fra i più massicciamente ideologici e ideologizzati della storia recente della Chiesa. Ma può essere anche una forma di auto inganno, dirsi: son solo quattro cardinali, e non riconoscere l’ampiezza e la gravità del disorientamento. A meno che la confusione e il disorientamento non siano conseguenze, ma obiettivi. E, in generale, il silenzio dell’autorità, qualunque autorità, quando interpellata, non ci appare giustificabile.


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BURKE: LA CORREZIONE CI SARÀ. CONFUSIONE E DIVISIONE DI A.L. SONO OPERA DEL DEMONIO. BISOGNA RIMEDIARE.

 

Marco Tosatti

In una lunga intervista a The Remnant il cardinale Leo Raymond Burke, già prefetto della Segnatura apostolica, e uno dei quattro firmatari della lettera in cui si chiede al Pontefice regnante di chiarire cinque “Dubia” su matrimonio e sacramenti in relazione ad Amoris Laetitia, conferma che la “correzione” delle ambiguità ci sarà. E spiega perché la lettera è stata resa pubblica. Ecco nella nostra traduzione, qualche brano dell’intervista.

“Bene, prima di tutto, come ho dichiarato sin dall’inizio, la forma stessa di Amoris Laetitia, e attualmente, le parole del Papa nel documento, indicano che questo non è un esercizio del magistero papale. E il modo in cui il documento necessariamente è letto, come con ogni documento, è alla luce dell’insegnamento costante e della pratica della Chiesa. E così le dichiarazioni in AL che sono in accordo con l’insegnamento costante e la pratica della Chiesa sono molto buone.

Ma c’è un certo numero di dichiarazioni che sono nel migliore dei casi ambigue e devono essere chiarificate e questo è perché quattro di noi cardinali hanno posto, secondo la pratica classica della Chiesa, cinque domande al Santo Padre che riguardano i fondamenti stessi della vita morale e l’insegnamento costante della Chiesa sotto questo aspetto. Ed è chiaro che noi, presentando i Dubia e ponendo quelle domande, crediamo che se non viene data una riposta c’è un grande pericolo di una confusione continua nella Chiesa, che conduce le anime in errore rispetto a questioni che hanno proprio a che fare con la loro salvezza

Così certamente, senza un chiarimento su queste questioni, c’è un potenziale di scandalo.

Per quanto riguarda la questione dell’eresia, uno deve essere molto attento all’eresia sostanziale e all’eresia formale: ci sono dichiarazioni reali nel testo che sono sostanziali? Sono in contraddizione con la fede cattolica? Eresia formale: la persona – cioè la persona del papa che ha scritto il documento – intende proclamare un insegnamento eretico? E io non credo affatto che sia così. E credo che il linguaggio e così via sia ambiguo ed è difficile dire che queste dichiarazioni ambigue sono sostanzialmente eretiche. Ma devono essere chiarite, e rifiutare di chiarire può indurre la gente in errore, in un pensiero radicale rispetto a questioni molto serie.

Le conseguenze di un’applicazione sbagliata dell’Amoris Laetitia (Burke parla dell’interpretazione fornita dalla diocesi di San Diego) sarebbero “molto devastanti”, e si potrebbe pensare che “l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio è finito”.

Quindi “è necessario che ci sia una risposta ai Dubia”. E deve farlo il Papa, “nel suo ufficio di guardiano delle verità della fede, e di promotore delle verità della fede”.

Le lettera in cui il Papa ha scritto ai vescovi argentini che la loro interpretazione dell’AL è quella giusta che valore ha? “Quello che ha scritto in quella lettera significa che questa è la sua personale comprensione del problema. Ma quella lettera può difficilmente essere considerata un esercizio del magistero papale. E così, è una situazione penosa in cui essere coinvolti, ma noi semplicemente dobbiamo continuare a fare pressione per chiarire la questione”.

Sulla possibilità che il Papa gli tolga la dignità cardinalizia, Burke è esplicito: “Non ci penso proprio, voglio dire, certo, è possibile, è accaduto storicamente, che un cardinale abbia perso il suo titolo: Ma non ci penso perché so quello che è il mio dovere”. A chi gli chiedeva se non aveva paura delle conseguenze, ha risposto: “Quello di cui ho paura è apparire davanti a Nostro Signore il giorno del Giudizio e dover rispondere: no, non ti ho difeso quando eri attaccato, e la verità che hai insegnato era tradita”.

Il dialogo con il Papa è iniziato in maniera privata, ma in seguito i Dubia sono stati resi pubblici. Perché? Burke risponde così: “Quando siamo stati informati che non ci sarebbe stata nessuna risposta, capimmo che dovevamo portare la conversazione davanti a tutta la Chiesa perché così tanti fedeli – così tanti preti e vescovi – stanno esprimendo una grande confusione su questo tema, anche considerando come queste confusioni generano più divisioni in varie parti della Chiesa fra vescovi e vescovi e preti e laici sugli insegnamenti fondamentali della Chiesa. Bene, quello è il lavoro del demonio. Lo Spirito Santo genera unità e la conversione quotidiana della vita di Cristo che ci aiuta a superare i nostri peccati e a vivere secondo la verità. Così questa confusione, questa divisione deve essere affrontata e risolta”.

Ci sarà una “correzione formale”? Burke ha risposto così:

“Non sembra molto diverso dai Dubia. In altre parole, le verità che sembrano essere poste in questione da AL saranno semplicemente poste accanto a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato nell’insegnamento ufficiale della Chiesa. E in questo modo questi errori saranno corretti”.

Per quanto riguarda l’insegnamento della Chiesa su questo punto, è utile vedere “LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA CIRCA LA RECEZIONE DELLA COMUNIONE EUCARISTICA DA PARTE DI FEDELI DIVORZIATI RISPOSATI”, che presenta le proposte fatte proprie dall’Amoris Laetitia e afferma: “Di fronte alle nuove proposte pastorali sopra menzionate questa Congregazione ritiene pertanto doveroso richiamare la dottrina e la disciplina della Chiesa in materia. Fedele alla parola di Gesù Cristo, la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione”.

E anche l’enciclica “Familiaris Consortio”, di San Giovanni Paolo II, che al n. 84 afferma: “La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”.

Da ignoranti quali siamo, ci sembra però di poter vedere che sia l’uno che l’altro documento sembrano avere un peso ben diverso da un paio di noticine, e da una lettera privata.



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AMORIS LAETITIA. IL MANTRA DEI “DUE TERZI” NON REGGE. E NON DISSIPA LA CONFUSIONE. ANCHE PERCHÈ LA STORIA È DIVERSA…

Marco Tosatti

Dopo Pell, Cordes e diversi vescovi – molti quelli che senza fare dichiarazioni alla stampa indicano nella propria diocesi di seguire quello che afferma il catechismo della Chiesa – anche il cardinale Renato Raffaele Martino prende posizione sulla comunione ai divorziati risposati, l’Amoris Laetita e i “Dubia” avanzati da quattro cardinali al Papa e alla Congregazione della Fede. Lo fa con un’intervista a La Fede Quotidiana, di cui riportiamo qui alcune frasi:

Dubia del quattro cardinali, che cosa ne pensa?

“Che non ci vedo nulla di male. E’ lecito in tema di dottrina rivolgere al Papa un parere ed è anche giusto rispondere”.

Comunione ai divorziati risposati civilmente si può dare?

”No, la dottrina non è cambiata e non cambia. Il matrimonio sacramento è indissolubile. Certamente quel caso per caso di cui parla Amoris Laetitia può prestarsi ad interpretazioni dubbiose, anche se comprendo l’ ottica pastorale seguita”.


Ma in questi giorni da più parti – a cominciare dal Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, si cerca di sostenere che in realtà l’esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” è il frutto di due Sinodi, e che c’è stata un’approvazione di due terzi ai lavori e alle decisioni del Sinodo.

E di conseguenza non ci dovrebbero essere dubbi o perplessità; e se anche qualcuno li presenta, si sbaglia, va contro i vescovi, la Chiesa e lo Spirito santo, è un dissenziente e così via.

Tutto questo fa parte della campagna per screditare quelli che hanno chiesto chiarimenti al Pontefice; non solo i quattro famosi cardinali (e quelli che hanno espresso, in pubblico o in privato simili posizioni); ma anche i firmatari di appelli, documenti e “Suppliche” filiali perché vedevano in alcune interpretazioni dell’Amoris Laetitia la violazione di un diretto comando evangelico, espresso da Gesù in persona. E cioè: chi vive un rapporto coniugale sneza che il primo sia stato dichiarato nullo commette adulterio. E di conseguenza, per la Chiesa, non può ricevere l’Eucarestia.

Abbiamo parlato nel recente passato di un impasse del Papa. Se risponde direttamente, con un “Sì” o con un “No” ai Dubia o sconfessa la dottrina della Chiesa o sconfessa l’Amoris Laetitia, nelle sue noticine.

Già, perché di noticine si tratta. E queste non le ha mai votate nessuno. Abbiamo chiesto a diverse persone che hanno partecipato al Sinodo, e nessuna di esse ricorda che ci sia mai stato un voto sul testo che apre la possibilità di ricevere la comunione per chi vive un secondo legame, mentre il primo è ancora valido:

[336] Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013), 1038-1040.

[351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).

Non solo. Nel primo Sinodo – quello del 2014 – la bozza di Relazione finale conteneva due paragrafi – il 52 e il 53 – in cui parlando del problema, si affermava che alcuni Padri sinodali pensavano che in certi casi si potesse dare la comunione ai divorziati risposati. Né l’uno né l’altro paragrafo ricevettero i due terzi di voti necessari per essere inseriti nella Relazione Finale. Quindi avrebbero dovuto essere esclusi. Un segnale chiaro. Ma il Pontefice con un atto di imperio ha deciso che fossero inseriti nella Relazione, per poter arrivare al Sinodo del 2015.

Dove la questione della comunione ai divorziati risposati è trattata soprattutto nei paragrafi 84, 85 e 86. Questa sì approvata con i due terzi necessari.

Ma in nessuno dei tre paragrafi, dove è ricordata la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, si ipotizza che le persone che vivono una seconda unione possano ricevere l’eucarestia.

In conclusione: ci sembra che fare appello alla maggioranza di due terzi su questo punto, viste le forzature commesse nel primo Sinodo, e nella stesura dell’Amoris Laetitia rispetto alla volontà espressa dai Padri Sinodali non sia difendibile. Così come suonano vuote, e un po’ pretestuose le accuse di “dissenso” che non tengono conto della realtà di una Chiesa in cui l’ambiguità di un documento permette ai vescovi – a pochi chilometri di distanza – di scegliere strade diametralmente opposte. Senza che Pietro risponda.



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IL CARD. CORDES DIFENDE I CARDINALI DEI “DUBIA”. “TRATTATI CON PROTESTE SPROPORZIONATE”. E DICE: LA DOTTRINA PRECEDENTE È VALIDA.

Marco Tosatti

Il cardinale tedesco Paul Josef Cordes, già presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, ha preso posizione in difesa dei quattro cardinali che hanno sottoposto i loro “Dubia” al papa e al prefetto della fede in relazione all’esortazione apostolica Amoris Laetitia.

Come è noto, il problema riguarda l’ammissione dei divorziati risposati civilmente, il cui primo matrimonio non sia stato definito nullo, all’eucarestia.

Dice il card. Cordes, in un’intervista a Kath.de (traduzione nostra):

“E adesso si sarebbe trovata una soluzione magistrale ! La concessione compare in una nota a piè di pagina dell’esortazione post-conciliare “amoris laetitia” coll’argomento che, sotto certe condizioni, la ricezione del sacramento possa essere utile per una crescita nella fede e nell’amore presso “quei Cristiani”. La base teologica di un tale argomento non è per nulla cogente. Il suo carattere vincolante (una nota a piè di pagina) non ha certo il rango di un dogma”.

Continua poi il porporato: “Con un tono pratico (matter of fact) quattro cardinali hanno richiesto che siano chiariti i dubbi sul testo. Sono stati trattati con proteste sproporzionate. Non posso capacitarmi di una tale indignazione e ho persino dubbi che gli indignados siano mossi dalla ricerca della verità”.

E ha concluso: “ È chiaramente una tragedia il fatto che a fare le spese della richiesta di chiarimenti e dell’indignazione pubblica che hanno suscitato siano una volte di più le questioni relative all’esito del sacramento del matrimonio. La posizione del prefetto per la congregazione della fede, il card tedesco Müller, è ineccepibile: il testo non dia luogo all’interpretazione che le dichiarazioni precedenti della dottrina e dei Papi sono invalide”.

E’ una presa di posizione che dopo quella del card. Pell e dopo le istruzioni contrastanti date da vescovi di diverse parti del mondo in materia rendono una parola chiarificatrice del Pontefice necessaria.

Per una visione del problema, cliccare QUI e QUI.

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