UN MANIFESTINO “PIRATA” IN CHIESA A ROMA INVITA A PREGARE. CHE LA MADONNA VENGA PRIMA DI LUTERO. E NON SOLO…

Per leggere l’articolo in spagnolo: como vara de almendro
Marco Tosatti

In alcune chiese di Roma ieri ed oggi sono apparsi dei manifestini che invitano a pregare. Di fianco a una foto sorridente del Pontefice inscritta in un rosario, sono indicate sette intenzioni di preghiera:

  • perché Roma torni alla fede
  • perché la Madonna venga prima di Lutero
  • perché la fede venga prima della politica
  • perché Pannella e Bonino non siano più additati come esempi
  • perché il papa torni a parlare con i cardinali prima che con i giornalisti
  • perché il papa non perseguiti sacerdoti e ordini religiosi che non gli piacciono
  • perché il papa non taccia davanti a chi combatte famiglia e vita.

I manifestini non portano nessuna firma.

Chi segue le vicende della Chiesa non ha difficoltà a decifrare il significato delle intenzioni. Nella seconda, per esempio, è evidente il riferimento al francobollo emesso dalle poste vaticane in cui si vedono inginocchiati sotto la croce Lutero e Melantone invece della Madonna. Di Pannella e del suo spirito aveva parlato con lodi mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mentre la leader abortista Emma Bonino era stata definita dal pontefice “una grande italiana”. Cardinali e giornalisti si riferiscono probabilmente a Scalfari, e ai cardinali dei “Dubia”. Gli ordini religiosi di cui si parla sono probabilmente i Francescani dell’Immacolata…e non solo.



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IL PAPA E IL RICHIAMO AI CATTOLICI “TIFOSI”. LE SUE PAROLE, E I FATTI. SONO IN SINTONIA? NON SEMBRA.

Marco Tosatti

Mi sono sembrate molto interessanti le parole che il Pontefice regnante ha pronunciato ieri, 4 giugno in San Pietro, domenica di Pentecoste. Si rivolgeva ai cattolici tutti e e diceva:

“Per fare questo è bene aiutarci a evitare due tentazioni ricorrenti. La prima è quella di cercare la diversità senza l’unità. Succede quando ci si vuole distinguere, quando si formano schieramenti e partiti, quando ci si irrigidisce su posizioni escludenti, quando ci si chiude nei propri particolarismi, magari ritenendosi i migliori o quelli che hanno sempre ragione. Sono i cosiddetti “custodi della verità”. Allora si sceglie la parte, non il tutto, l’appartenere a questo o a quello prima che alla Chiesa; si diventa “tifosi” di parte anziché fratelli e sorelle nello stesso Spirito; cristiani “di destra o di sinistra” prima che di Gesù; custodi inflessibili del passato o avanguardisti del futuro prima che figli umili e grati della Chiesa. Così c’è la diversità senza l’unità. La tentazione opposta è invece quella di cercare l’unità senza la diversità. In questo modo, però, l’unità diventa uniformità, obbligo di fare tutto insieme e tutto uguale, di pensare tutti sempre allo stesso modo. Così l’unità finisce per essere omologazione e non c’è più libertà”.

Ho riflettuto che sarebbe più facile apprezzare queste parole se non si sapessero alcune cose, che per avventura si sanno. Alcune pubbliche, altre no. Quelle pubbliche: la scelta di non rispondere in un dialogo aperto e fattuale alle richieste di chiarimenti, per esempio, come quelle presentate da quattro cardinali, i Dubia, e appoggiate da molti altri, cardinali, vescovi, semplici preti, studiosi e laici, anche con petizioni e lettere aperte. E invece bollarli come rigidi, e tutte le altre contumelie che abbiamo sentito in questi anni. Ancora: il premiare con la nomina a vescovo, o addirittura la berretta cardinalizia, solo e sempre sacerdoti orientati in un certo senso, anche se discutibili; trascurandone altri, pur meritevoli per santità di vita e correttezza di gestione, e fervore di opere; o penalizzando intere conferenza episcopali, giudicate troppo legati alla tradizione della Chiesa.

Altre informazioni ottenute sono riservate, ma mi sento di riportarle. Come il suggerimento a livello mondiale di evitare di inserire nelle terne delle candidature vescovili sacerdoti provenienti da alcune realtà ecclesiali, giudicate conservatrici. O addirittura nel caso di alcune grandi conferenze episcopali la creazione di una specie di lista di proscrizione, ovviamente da non pubblicizzare, per escludere da consultazioni, riunioni e così via una serie di cardinali e vescovi; e cassare rigorosamente gli eventuali candidati all’episcopato da loro proposti.

Ecco, alla luce di tutto ciò l’esortazione bellissima della domenica di Pentecoste mi suona un po’ strana. Anche se è sempre possibile – mi sembra difficile crederlo, però – che alcune operazioni siano gestite all’insaputa del Pontefice, dai personaggi che gravitano nel suo cerchio di potere.



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