UNA POLPETTA AVVELENATA PER “STILUM CURIAE”. E UN ATTACCO – INDEGNO – A PAPA BENEDETTO XVI.

Marco Tosatti

Per certi versi, non si può negare che non abbia fatto piacere. In fondo è un riconoscimento: vuol dire che il lavoro che si sta compiendo, dal settembre 2016, dopo che La Stampa ha deciso di chiudere San Pietro e Dintorni, funziona, ha un senso e forse da’ fastidio. Tanto da spingere qualcuno a cercare di rifilarci una polpetta avvelenata, nel probabile tentativo di screditare “Stilum Curiae”. Che, come sa chi ci segue, si sforza di raccontare una realtà trascurata dalla maggior parte dei colleghi, troppo intenti a esaltare i “balconazos” e le meraviglie di simpatia e misericordia del regno vigente.

La storia è questa. Qualche giorno o settimana fa abbiamo ricevuto un mail molto particolare. Proveniva da un sito di posta elettronica criptato, e l’autore ci consigliava di seguire il suo esempio, per evitare di poter essere spiati nella conversazione.

Nella mail si facevano complimenti – grazie – a Stilum Curiae, e al nostro lavoro. E si offriva di farci avere una lettera scritta, si diceva, a Benedetto XVI nell’anno 2012. Se ci interessava, prima di rivolgersi ad altri colleghi avremmo potuto averla.

Abbiamo risposto: grazie, perché no? E puntualmente – anzi con grande rapidità – da fuori Roma ci è arrivato un foglio di carta, scritto in tedesco, datato da Monaco di Baviera il 14 settembre 2012, festa della Santa Croce.

Purtroppo il nostro tedesco non è quello che dovrebbe essere. Ma abbiamo la fortuna di avere in famiglia chi invece in Germania ci è cresciuto e ha studiato; e quindi poteva darci una traduzione, e un parere. E a questo primo manipolo di esperti si è aggiunta una terza persona, anch’essa lontanissima da Papi e Dintorni, ma nata e residente sulle rive della Spree.

Che cosa c’era di interessante, in quel messaggio? Chi scriveva, scriveva al Papa, Benedetto XVI, e gli rispondeva sui suoi dubbi relativi alle dimissioni. Accennava allo stato drammatico della Chiesa, e a “pressioni” – questa era la parola centrale – che Joseph Ratzinger avrebbe subito per dimettersi.

Una bomba, no? Però concordemente gli esperti mi dicevano: non sembra scritta da un tedesco; ci sono errori; una frase è così contorta che non si capisce bene quale sia il suo significato. Sembra una traduzione da un’altra lingua. Eppure la firma era un cognome tedesco, comunissimo, peraltro: Schultz. Perplessi, abbiamo chiesto al nostro anonimo interlocutore, che reclamava alti contatti vaticani, una sua traduzione per confrontarla con quella fatta dai nostri esperti. L’abbiamo avuta, (la pubblichiamo qui sotto), l’abbiamo passata agli esperti, che ci hanno confermato: la lettera in tedesco ricevuta per posta è una traduzione – scadente – di questo originale italiano.

Secondo i nostri interlocutori, Schultz era “un monaco benedettino. Era la guida spirituale di BXVI (con certezza fino a che era Papa). Si recava in Vaticano per i colloqui in forma privata. Da quando Benedetto si è dimesso però non si sa nulla. A dire la verità -a quanto ci ha detto la nostra fonte- non si sa nemmeno se sia ancora vivo. Sta di fatto che era un benedettino che scelse a un certo punto una vita da eremita e che Benedetto XVI aveva preso come guida spirituale”.

Abbiamo fatto ricerche presso specialisti di Germania e di Benedetto, senza fortuna. Ma non ci siamo accontentati, e abbiamo contattato una persona molto vicina a Benedetto XVI. Questo Schultz non è mai esistito; papa Ratzinger aveva contatti con un benedettino, che si chiamava Schutz, ed era abate di un convento in Germania, ma certamente non era suo padre spirituale, e non veniva di nascosto in Vaticano…La persona che abbiamo sentito è anch’essa di madre lingua tedesca, e ci ha confermato parola per parola il verdetto già espresso: una traduzione scadente.

Che dobbiamo pensare? Che qualcuno in Vaticano ha cercato di rifilarci una patacca. Fra l’altro l’uso di scryptmail è un elemento interessante. In Vaticano, a quanto mi dicono in parecchi, le mail sono controllate. Ma il sito di scryptmail non è raggiungibile da diversi centri – ambasciate, ministeri, grandi enti, e probabilmente anche la Santa Sede – dove sono in funzione muri anti spionaggio. E i nostri interlocutori ci scrivevano solo di sera, dopo l’orario di lavoro. Come dicevamo all’inizio, un po’ ci fa piacere, questo tentativo di patacca. Evidentemente quello che scriviamo non è gradito a qualcuno. Raccontiamo la storia per evitare che la lettera magari finisca nelle mani di qualche altro collega che non ha la fortuna di avere un team di decifratori dal tedesco sotto mano…:-)

Sua Santità,

in relazione alla nostra ultima conversazione, dove lei mi ha domandato un parere, le assicuro che in tutto questo tempo ho pregato molto a proposito delle intenzioni evocate da Lei. E non voglio neanche nasconderle che vi era ragione di provare cura nel portare un così gran peso. Ma giacché sono stato prescelto per essere guida spirituale, non ho potuto tirarmi indietro. La sua riflessione su un ritiro dalla Sua missione proviene certamente da un grave conflitto interno, per le ragioni e le pressioni che Lei mi ha elencate. Sono convinto che in altre condizioni Sua Santità non avrebbe avuto la minima idea di compiere un tale gesto. Per la chiesa di Cristo è certamente questo un momento tremendo. E Sua Santità ne è la testa. Solo Lei sa di cosa abbia bisogno la chiesa. Di purificazione ? Così sia. In conclusione, come guida spirituale, non posso raccomandare altro a Sua Santità che di agire secondo coscienza.

Con filiale devozione

Bacio la sacra pantofola

Fr. Schultz



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ORDINE DI MALTA. TROPPE DOMANDE SENZA UNA RISPOSTA. UNA STRANA, BRUTTA STORIA.

Marco Tosatti

Che brutta strana storia quella a cui stiamo assistendo all’Ordine di Malta in questi giorni. Una storia in cui assistiamo a episodi drammatici che emergono; con l’impressione però che ci sfuggano molti altri elementi, i più importanti, forse.

Quello che vediamo è lo scontro interno, ufficialmente per ragioni di preservativi e contraccettivi anche abortivi, fra l’ex Gran Maestro, britannico, e il Gran Cancelliere, tedesco.

Quest’ultimo sostenuto con una violenza impressionante dal Pontefice. Il che, in un Pontefice predicatore di misericordia, non può non stupire.

Dietro le quinte c’è chi parla di una antica battaglia, da anni e anni, fra le scuole tedesca e britannica per il controllo dell’Ordine, una miniera di soldi impressionante. Dopo che i germanici – così sussurrano i pochi che sostengono di saper qualche cosa dei movimenti interni dei Cavalieri – a suo tempo hanno esautorato completamente gli italiani.

A complicare il tutto c’è anche il timore, presente negli anni passati in ambienti vaticani, che fra le file dei Cavalieri si fossero infilati appartenenti a un gruppo ben diverso, la massoneria. Non per scopi propriamente spirituali ma perché richiamati dalla possibilità di fare affari. L’Ordine è uno Stato, emette passaporti, offre molta carità ma anche contatti eccellenti. Un richiamo appetitoso.

A questo elemento si farebbe riferimento in un passaggio recente, di cui racconta Edward Pentin. Il Patrono dell’Ordine, il cardinale Raymond Leo Burke, incontrò il Papa il 10 novembre scorso in relazione al problema dei contraccettivi. Il Papa si sarebbe mostrato “molto preoccupato” da quello che il cardinale riportava. E gli avrebbe anche detto chiaramente che voleva che la massoneria fosse “tenuta fuori” dall’Ordine, e avrebbe chiesto un’azione appropriata. Il 1 dicembre successivo Burke avrebbe ricevuto una lettera in cui il Papa sottolineava il dovere del porporato di promuovere gli interessi spirituali dell’Ordine e impedire qualsiasi affiliazione con gruppi, o pratiche, contrarie alla legge morale cattolica.

Poi c’è stato il processo interno al Gran Cancelliere, accusato di avr permesso, o non aver vigilato abbastanza, sul caso dei condom. il suo rifiuto di dimettersi, l’espulsione per disobbedienza, l’appello alla Santa Sede.

Appello che ha trovato orecchie propizie. Il cognome del Gran Cancelliere è nel Gotha degli esperti economici della Santa Sede, ci sono collegamenti fra quel mondo e la diplomazia vaticana, e la Segreteria di Stato. C’è stata la formazione di una Commissione d’inchiesta, in cui sedevano tre persone molto presenti nelle iniziative finanziarie cattoliche, in particolare dell’area svizzero-tedesca, e la presentazione a tempi rapidi di una un rapporto che si dice durissimo verso il Gran Maestro.

Che nel frattempo, e non senza ragioni giuridiche valide, negava il diritto della Santa Sede di interferire in una vicenda interna, e il diritto della Santa Sede di nominare una commissione per indagare su affari interni dell’Ordine. La Segreteria di Stato ha ammesso l’esistenza della lettera del Papa, ma aggiungendo che si era consigliato il dialogo, non l’espulsione di nessuno.

Poi la storia ha virato rapidamente sul drammatico. Il Gran Maestro è stato convocato dal Papa, e gli è stato imposto – chissà come – di dimettersi. Una lettera vaticana parlava della nomina di un Delegato Pontificio, il che ha fatto pensare subito a un Commissariamento, poi, sembra, smentito (il Delegato dovrebbe occuparsi del “rinnovamento spirituale dell’Ordine”).

Ci sarà un Capitolo, e l’elezione di un nuovo Gran Maestro, e nel frattempo il Gran Cancelliere è stato reintegrato, dal momento che il Papa ha dichiarato nulli tutti gli atti compiuti dal 5 dicembre in poi. Anche qui ci sono esperti di diritto che storcono il naso, ma se i diretti interessati – cioè i Cavalieri – ingoiano questo rospo, nessuno può protestare al posto loro.

Ecco, questi sono i pezzi del puzzle. Ciascuno è libero di spostarli come vuole, e di provare a trovarci un senso.

Anche se ne mancano molti, che equivalgono ad altrettante questioni aperte.

E’ possibile che tutto questo patatrac sia causato dalla distribuzione di preservativi in zone a rischio Aids? Da quando mi occupo di Vaticano mi è stato detto che in zona di missione, a coniugi uno dei quali affetto da Aids, è successo che l’assistenza cattolica ne abbia dati.

E’ tutta colpa della “rigidità” di Burke, come ambienti vaticani cercano di suggerire, tanto per aggiungere colpe a uno dei quattro cardinali dei “Dubia” sull’Amoris Laetitia, non esattamente amato dal Pontefice? Forse. Ma la lettera c’è. E forse dal colloquio con il Papa lui aveva capito di dover consigliare severità al Gran Maestro, salvo trovarsi sconfessato subito dopo. C’è almeno un precedente. Pell quando aveva ricevuto l’incarico di riformare l’economia e la gestione del Vaticano, aveva ricevuto un invito ad andare avanti senza guardare in faccia nessuno. Da buon giocatore di calcio australiano è andato avanti. E ha scoperto che pian piano il suo Segretariato per l’Economia era stato pelato strato a strato, come una cipolla. Con l’assenso del Papa.

Un amico che ha una grande esperienza di affari in generale, affari e soldi vaticani in particolare, e anche di cose della Santa Sede, pensa che la chiave reale del dramma sia da cercare nella colossale fortuna dei Cavalieri, e nella possibilità che essa offre di incidere sulla politica interna della Chiesa.

Perché il Pontefice ha deciso di agire con tanta durezza? Lo ha fatto di sua iniziativa, o è stato spinto o consigliato da qualcuno? C’è chi sostiene che una delle possibili ragioni sia il suo amore (e la sua vicinanza) alla Chiesa tedesca.

Ancora. Che cosa ha detto, mostrato, o minacciato il Papa al Gran Maestro, fino al giorno prima così deciso nel difendere la sovranità dei Cavalieri, e in una manciata di minuti disposto a firmare dimissioni e chissà che altro?

Certo l’esito dell’udienza con il Gran Maestro non è stato un grande esempio del dialogo raccomandato solo qualche giorno prima nella disputa Gran Maestro – Gran Cancelliere. Ma in Vaticano non si stupisce nessuno della capacità di essere non fisicamente, ma moralmente, violento del Pontefice. E come abbiamo visto, in grande e in piccolo, il dialogo sembra molto simile a quello praticato dalla Regina di Cuori di Alice. Off with their heads!…

Una brutta, strana storia, dicevamo. Avremmo preferito non assistervi, e che non avesse per protagonista il Papa.



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FEDELI, DIMISSIONI. OLTRE 40 MILA FIRME IN POCHE ORE. IL SILENZIO DI CEI E AVVENIRE. IMBARAZZANTE.

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CASO FEDELI. ADINOLFI RILANCIA: NON HA MAI FATTO NEANCHE L’ESAME DI MATURITA’. PETIZIONE PER LE DIMISSIONI.

Marco Tosatti

Ormai è diventata una sfida personale. Dopo la denuncia fatta della non laurea del nuovo Ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli, il leader del Popolo della Famiglia e tra i leader dell’ultimo Family Day, rilancia. Ecco il suo ultimo comunicato:

“Vediamo se pian pianino riusciamo a far dire tutta la verità al ministro della Pubblica Istruzione. Per ora abbiamo fatto cancellare la prima bugia, quando nei curricula faceva scrivere ‘laureata in Scienze Sociali’ e mentendo costringeva a mentire sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che quello del Consiglio, Paolo Gentiloni, che nel decreto di nomina la qualificavano come ‘dottoressa’ e con questo appellativo l’hanno definita leggendo la lista dei ministri alla Vetrata del Quirinale. Ora vediamo se qualche cronista un po’ più coraggioso di chi ha trascritto veline senza fare una domanda e senza chiedere quelle dimissioni che in ogni Paese del mondo sarebbero state ovvie per un ministro che mente sul proprio titolo di studio, riesce a fare una domanda semplice: ministro Fedeli, lei ha mai sostenuto l’esame di maturità? La risposta è una sola: no. Fedeli non ha mai fatto neanche la maturità, ma solo i tre anni di magistrali necessari a prendere la qualifica di maestra d’asilo e poi il diplomino privato all’Unsas da assistente sociale, quello spacciato per diploma di laurea in Scienze Sociali. Abbiamo il record mondiale di un ministro della Pubblica Istruzione che non solo mente sui propri titoli di studio, non solo non è laureato, ma non ha mai neanche sostenuto quell’esame di maturità che ogni anno agita così tanto centinaia di migliaia di studenti. Un ministro così dovrebbe davvero dare subito le dimissioni. Altrimenti spero e credo che ad ogni incontro studenti e docenti la sotterreranno di pernacchie. La credibilità non si compra al mercato e neanche con dozzine di politici e giornalisti amici che ti coprono”.

Il neretto è nostro. Nello stesso tempo è partita una petizione per chiedere al Ministro di dare le dimissioni.



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IL PAPA, L’ANNO SANTO, IL FUTURO DELLA CHIESA. UNA SENSAZIONE PERSONALE.

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Marco Tosatti

Non pigliatemi per matto; ma ho la sensazione che il Pontefice non lascerà passare questo momento così solenne, la chiusura dell’Anno Giubilare della Misericordia, senza annunciare qualche gesto, o iniziativa di notevole impatto. Siamo nel puro campo delle speculazioni, per cui prendetele per quello che sono e valgono. E soprattutto non siate così generosi da pensare che magari godo in questo momento di qualche “inside information”. Ma tant’è, quest’impressione esiste.

In quale direzione potrebbe muoversi, questa ipotetica iniziativa? Le previsioni sono uno sport estremo, e con il Pontefice regnante ancora di più. Ma per amore del rischio e della scommessa vediamo di imbastire qualche cosa di plausibile.

Sappiamo tutti della grande stima che Jorge Bergoglio nutriva e nutre per il cardinale Carlo Maria Martini, uno degli esponenti di spicco del gruppo di “San Gallo” che secondo il card. Danneels avrebbe posto le basi per l’elezione dell’arcivescovo argentino.

Nel 1999 l’arcivescovo di Milano aveva pronunciato una frase che era stata letta come un invito a organizzare un nuovo Concilio, il Vaticano III: “Siamo indotti a interrogarci se, quaranta anni dopo l’indizione del Vaticano II, non stia a poco a poco maturando, per il prossimo decennio, la coscienza dell’utilità e quasi della necessità di un confronto collegiale e autorevole tra tutti i vescovi su alcuni dei temi nodali emersi in questo quarantennio”.

Lo stesso porporato chiarì in seguito che non aveva voluto riferirsi a un nuovo Concilio. E non ci sembra probabile che papa Bergoglio voglia mettersi su una strada così impegnativa e onerosa da tutti i punti di vista.

Ma Martini avanzò anche altri spunti, che invece potrebbero essere molto più praticabili, e in linea con quella “sinodalità” proclamata dal vertice della Chiesa.

Ve ne offriamo alcuni, contenuti nell’intervista rilasciata al quotidiano romano Il Tempo, il 7 aprile 2004.

Sul Sinodo: “Questa intuizione si è sviluppata solo in parte. I Sinodi hanno avuto il grande merito di mettere insieme i vescovi, di farli conoscere, di permettere loro di scambiarsi pareri. Ma non sono diventati quel Consiglio permanente della Chiesa che si era proposto il Concilio, quindi c’è ancora della strada da fare”.

La proposta: “La mia proposta andava in una direzione diversa. Convocare, di tanto in tanto, delle assemblee sinodali veramente rappresentative di tutto l’episcopato e – perché no – universali (Sinodi e Concilio sono la stessa parola) per affrontare questioni in agenda nella vita della Chiesa. Un’esperienza che valga a sciogliere qualcuno di quei nodi disciplinari e dottrinali che riappaiono periodicamente come punti caldi sul cammino della Chiesa”.

Capacità decisionale: “Sì, i Sinodi, sin dall’inizio hanno mostrato difficoltà a fondere il rispetto delle opinioni di tutti i vescovi con una capacità decisionale reale. La dimensione decisionale, teorizzata, non è stata esercitata. Non vedo perché tale capacità decisionale non possa comprendere l’intero episcopato …”.

Partecipazione al Conclave. Alla domanda: – Lei vede solo cardinali in Conclave o il Conclave potrebbe essere arricchito da altre presenze? –, Martini rispondeva: “Le proposte sono state tante. Potrebbe essere ragionevole rappresentare meglio le Conferenze Episcopali con la presenza, in Conclave, dei Presidenti delle stesse Conferenze. Non nego che il Collegio dei Cardinali abbia già una sua rappresentatività, però un Conclave allargato terrebbe maggiormente conto della articolazione della Chiesa che guarda al Papa come momento fondante della propria unità”.

Dimissioni: “E’ bene mettere dei limiti di età anche nella Chiesa. Ci possono essere casi di persone estremamente vitali, ma è meglio seguire le prudenze umane biologiche e dare spazio ai giovani. Compiuto il proprio dovere ci si fa da parte. Nella Chiesa ci sono persone sagge che possono far sentire la loro opinione anche al di là di un semplice ballottaggio”.

E’ interessante notare come questa opinione sia stata messa in pratica, sia pure in maniera molto personale, proprio dal cardinale che per molto tempo è stato considerato un avversario dell’arcivescovo di Milano, e cioè da papa Ratzinger….



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