UN’INCHIESTA DELLA GENDARMERIA SUL FINTO OSSERVATORE ROMANO? SPERIAMO CHE SIA UNO SCHERZO ANCHE QUESTO…

Marco Tosatti

La Gendarmeria vaticana sta indagando. Per scoprire chi ha ideato una falsa prima pagina dell’Osservatore Romano in cui – siamo sempre a Carnevale – si ironizza benevolmente sul silenzio perdurante del Pontefice regnante ai “Dubia” presentati da quattro cardinali sulla comunione ai divorziati risposati il cui primo matrimonio sia ancora valido. Si ipotizza una fronda anti Bergoglio.

La Gendarmeria vaticana! E non dubitiamo che il generale Domenico Giani saprà scovare gli autori di una burla che – siamo sicuri – sarà stata apprezzata anche dal Pontefice, che spesso ha ringraziato Dio per averlo dotato, dice, del senso dell’humour.

Che forse però difetta un po’ altrove. Se c’è un’inchiesta è perché qualcuno ha dato mandato al Generale Giani di iniziarla; per quanto lo conosciamo, da molti anni, da buon militare con pratica sul campo e nei servizi di intelligence, da buon militare agisce come gli viene ordinato.

L’Osservatore finto titolava a nove colonne: “Ha risposto”. E devo dire che un sorriso me lo ha strappato, quando un amico me lo ha inviato qualche giorno fa. Devo dire però che non sono riuscito a vedere in esso nient’altro che il divertissement di qualche persona di spirito, certamente al corrente di tutta la confusione e la divisione che l’esortazione apostolica Amoris Laetitia sta provocando nel mondo cattolico. E non per cattiveria di animo di nessuno, o per odio – ma perché mai? – verso il Papa. Semplicemente perché su un tema delicato e controverso da sempre il documento è ambiguo, checché ne dicano i difensori, e contraddice, non apertamente, ma in maniera obliqua tutto il Magistero precedente e il Catechismo della Chiesa. Che non sono regole dottrinali, ma ciò a cui i cattolici guardano per avere luce.

E’ l’assenza di risposte chiare a domande chiare che provoca tutto ciò, scherzi e buontemponerie comprese. Serve a poco criminalizzare i perplessi e i dubbiosi, come sembrerebbero voler fare certi iperpapisti e certe tricoteuses.

Le inchieste, poi, temo che possano aggiungere solo ridicolo allo scherzo. Quando si arriva ai tribunali, l’immagine del Vaticano ne esce sicuramente male. Ricordiamoci i processi recenti, per materie ben più gravi…Figuriamoci poi per una finta pagina di giornale! Anche perché nel clima attuale, in cui c’è chi dice che siano controllate mail e telefoni, tazebao e video umoristici sono destinati a fiorire. Proprio ieri un’amica americana me ne ha inviato uno, che vi offro qui.

Si intitola Hotel Sanctae Martae.

Per chi non legge l’inglese: si parla di Santa Marta, dei suoi presunti sotterranei, in cui sarebbero rinchiusi “alcuni cavalieri sleali” (Ordine di Malta) e “una manciata di Francescani dell’Immacolata”; ma principalmente “i critici dell’Amoris Laetitia”. Fra cui le intere conferenze episcopali della Polonia e del Kazakistan…E l’arcivescovo Schneider sussurra al protagonista: “Se esci vivo da qui, informa la Fraternità Sacerdotale S.Pio X”, cioè i lefebvriani.

Che facciamo, mandiamo dal Vaticano una rogatoria di arresto negli Stati Uniti?



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AMORIS LAETITIA. IL MANTRA DEI “DUE TERZI” NON REGGE. E NON DISSIPA LA CONFUSIONE. ANCHE PERCHÈ LA STORIA È DIVERSA…

Marco Tosatti

Dopo Pell, Cordes e diversi vescovi – molti quelli che senza fare dichiarazioni alla stampa indicano nella propria diocesi di seguire quello che afferma il catechismo della Chiesa – anche il cardinale Renato Raffaele Martino prende posizione sulla comunione ai divorziati risposati, l’Amoris Laetita e i “Dubia” avanzati da quattro cardinali al Papa e alla Congregazione della Fede. Lo fa con un’intervista a La Fede Quotidiana, di cui riportiamo qui alcune frasi:

Dubia del quattro cardinali, che cosa ne pensa?

“Che non ci vedo nulla di male. E’ lecito in tema di dottrina rivolgere al Papa un parere ed è anche giusto rispondere”.

Comunione ai divorziati risposati civilmente si può dare?

”No, la dottrina non è cambiata e non cambia. Il matrimonio sacramento è indissolubile. Certamente quel caso per caso di cui parla Amoris Laetitia può prestarsi ad interpretazioni dubbiose, anche se comprendo l’ ottica pastorale seguita”.


Ma in questi giorni da più parti – a cominciare dal Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, si cerca di sostenere che in realtà l’esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” è il frutto di due Sinodi, e che c’è stata un’approvazione di due terzi ai lavori e alle decisioni del Sinodo.

E di conseguenza non ci dovrebbero essere dubbi o perplessità; e se anche qualcuno li presenta, si sbaglia, va contro i vescovi, la Chiesa e lo Spirito santo, è un dissenziente e così via.

Tutto questo fa parte della campagna per screditare quelli che hanno chiesto chiarimenti al Pontefice; non solo i quattro famosi cardinali (e quelli che hanno espresso, in pubblico o in privato simili posizioni); ma anche i firmatari di appelli, documenti e “Suppliche” filiali perché vedevano in alcune interpretazioni dell’Amoris Laetitia la violazione di un diretto comando evangelico, espresso da Gesù in persona. E cioè: chi vive un rapporto coniugale sneza che il primo sia stato dichiarato nullo commette adulterio. E di conseguenza, per la Chiesa, non può ricevere l’Eucarestia.

Abbiamo parlato nel recente passato di un impasse del Papa. Se risponde direttamente, con un “Sì” o con un “No” ai Dubia o sconfessa la dottrina della Chiesa o sconfessa l’Amoris Laetitia, nelle sue noticine.

Già, perché di noticine si tratta. E queste non le ha mai votate nessuno. Abbiamo chiesto a diverse persone che hanno partecipato al Sinodo, e nessuna di esse ricorda che ci sia mai stato un voto sul testo che apre la possibilità di ricevere la comunione per chi vive un secondo legame, mentre il primo è ancora valido:

[336] Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013), 1038-1040.

[351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).

Non solo. Nel primo Sinodo – quello del 2014 – la bozza di Relazione finale conteneva due paragrafi – il 52 e il 53 – in cui parlando del problema, si affermava che alcuni Padri sinodali pensavano che in certi casi si potesse dare la comunione ai divorziati risposati. Né l’uno né l’altro paragrafo ricevettero i due terzi di voti necessari per essere inseriti nella Relazione Finale. Quindi avrebbero dovuto essere esclusi. Un segnale chiaro. Ma il Pontefice con un atto di imperio ha deciso che fossero inseriti nella Relazione, per poter arrivare al Sinodo del 2015.

Dove la questione della comunione ai divorziati risposati è trattata soprattutto nei paragrafi 84, 85 e 86. Questa sì approvata con i due terzi necessari.

Ma in nessuno dei tre paragrafi, dove è ricordata la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, si ipotizza che le persone che vivono una seconda unione possano ricevere l’eucarestia.

In conclusione: ci sembra che fare appello alla maggioranza di due terzi su questo punto, viste le forzature commesse nel primo Sinodo, e nella stesura dell’Amoris Laetitia rispetto alla volontà espressa dai Padri Sinodali non sia difendibile. Così come suonano vuote, e un po’ pretestuose le accuse di “dissenso” che non tengono conto della realtà di una Chiesa in cui l’ambiguità di un documento permette ai vescovi – a pochi chilometri di distanza – di scegliere strade diametralmente opposte. Senza che Pietro risponda.



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MONS. SCHNEIDER: LO SCISMA C’È GIÀ. TRUCCHI, INGANNI E INTIMIDAZIONE PER DARE LA COMUNIONE AI DIVORZIATI.

Marco Tosatti

Nella Chiesa cattolica c’è già uno scisma in atto; non per colpa del Pontefice, ma di alcuni ecclesiastici che usano trucchi, inganni, una retorica magistrale e dialettica. E’ questa l’opinione espressa dal vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider, (nella foto con il card. Burke)  in un’intervista a una televisione francese. A causa del dibattito che è seguito alle interpretazioni contrastanti sull’esortazione apostolica Amoris Laetita, “siamo testimoni oggi di una forma bizzarra di scisma”, ha detto il presule, prendendo di mira ecclesiastici di alto livello che hanno rotto con la tradizione cattolica per promuovere “il vangelo della libertà sessuale”. Queste persone, ha aggiunto, cercano di soffocare una discussione aperta sui loro scopi, e “fanno uso di calunnie nel tentativo di mettere a tacere la voce della verità.

Senza fare nomi – ma forse, con un po’ di attenzione, alcuni di essi sono identificabili, – ha detto: “Questi ecclesiastici vogliono usare metodi malvagi – cioè trucchi, inganni, retorica magistrale e dialettica, e persino tattiche di intimidazione e violenza morale, per raggiungere il loro obiettivo, quello di ammettere i cosiddetti divorziati-risposati alla Santa Comunione senza che questi adempiano alla condizione di vivere in perfetta continenza, una condizione richiesta dalla legge divina”.

Schneider ha escluso il papa dalle accuse: “Ha detto chiaramente di non avere l’intenzione di proporre il suo proprio insegnamento magisteriale”, e ha esortato a pregare affinché il Papa intervenga e metta fine alla confusione.

 

Mons. Schneider ha svolto a Roma lunedì scorso una conferenza su “La grandezza non negoziabile del matrimonio cristiano”. Ne avete il resoconto dettagliato in Corrispondenza Romana. Ha ricordato l’insegnamento del Vangelo sul matrimonio, e ha aggiunto: “Di conseguenza la Chiesa secondo la logica Divina e umana non ha la competenza di approvare nemmeno implicitamente una convivenza more uxorio al di fuori di un valido matrimonio, ammettendo tali persone adultere alla Santa Comunione. Un’autorità ecclesiastica che emana norme o orientamenti pastorali che prevedono una tale ammissione, si arroga un diritto che Dio non le ha dato. Un accompagnamento e discernimento pastorale che non propone alle persone adultere – i cosiddetti divorziati risposati – l’obbligo divinamente stabilito di vivere in continenza come condizione sine qua non per l’ammissione ai sacramenti, si rivela in realtà come un clericalismo arrogante. Poiché non esiste un clericalismo più farisaico che quello che si arroga diritti divini”.

Ha poi esposto più ampiamente i concetti espressi nell’intervista, ricordando il peccato di Aronne, che diede il permesso di infrangere il Primo Comandamento:

“Invece del Primo Comandamento come era nel tempo di Aronne, parecchi chierici, anche di più alto rango, sostituiscono ai nostri giorni il Sesto Comandamento con il nuovo idolo della pratica sessuale tra persone non validamente sposate, che è in un certo senso il vitello d’oro creato dai chierici dei nostri giorni. L’ammissione di tale persone ai sacramenti senza chieder loro di vivere in continenza come conditio sine qua non, significa nel fondo un permesso di non dover osservare in questo caso il Sesto Comandamento. Tali chierici, come nuovi “Aronne”, tranquillizzano le persone, dicendo che possono essere serene e liete, cioè possono continuare nella gioia dell’adulterio grazie a una nuova “via caritatis” e al senso “materno” della Chiesa e che possono persino ricevere il cibo Eucaristico. Con tale orientamento pastorale i nuovi “Aronne” clericali fanno del popolo cattolico il ludibrio dei loro nemici, cioè del mondo non credente e immorale, il quale potrà davvero dire per esempio:

Nella Chiesa cattolica si può avere accanto al proprio coniuge un nuovo partner, e la convivenza con lui è ammessa nella prassi.

Nella Chiesa cattolica è ammessa di conseguenza una specie di poligamia.

Nella Chiesa cattolica l’osservanza del Sesto Comandamento del Decalogo, tanto odiato da parte della nostra società moderna ecologica ed illuminata, può avere delle legittime eccezioni.

Il principio del progresso morale dell’uomo moderno secondo il quale si deve accettare la legittimità degli atti sessuali fuori del matrimonio, è finalmente implicitamente riconosciuto nella Chiesa cattolica, che era stata sempre retrograda, rigida e nemica della letizia dell’amore e del progresso morale dell’uomo moderno”.


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MÜLLER: LA CONGREGAZIONE DELLA FEDE RISPONDERÀ AI “DUBIA” SOLO SE IL PAPA NE DARÀ IL PERMESSO.

 

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Marco Tosatti

Il Prefetto della Congregazione per la fede, il cardinale Gerhard Müller, in un’intervista a Kathpress ha dichiarato che la sua congregazione parla a nome del Pontefice, e emette i suoi giudizi “con l’autorità del Papa”. Quindi, potrebbe rispondere ai quattro cardinali se il Pontefice la autorizzasse. Ma sarebbe inappropriato intervenire in una controversia senza l’approvazione del Pontefice.

I quattro cardinali – Burke, Brandmller, Caffarra e Meisner – hanno chiesto chiarimenti in cinque punti sull’esortazione apostolica Amoris Laetitia in una lettera indirizzata al Pontefice nel settembre scorso, e di cui secondo la prassi copia è stata inviata anche alla Congregazione per la fede.

Il Papa non ha mai risposto e due mesi più tardi, di conseguenza, i cardinali hanno deciso di rendere pubblici i “Dubia”, alla luce delle interpretazioni divergenti e della confusione che si è manifestata nel mondo cattolico sull’ammissione all’eucarestia dei divorziati che vivono una seconda unione coniugale senza che la prima sia mai stata considerata non valida.

Una confusione che non sembra destinata a diminuire, dal momento che conferenze episcopali e singoli vescovi prendono decisioni diametralmente opposte su un tema così importante e delicato.

Il cardinale Müller ha definito esagerati i reportage su una battaglia interna al Vaticano sull’interpretazione del documento papale, dicendo che riflettono la tendenza dei giornalisti a leggere i fatti di Chiesa in termini di politiche di forza. Allo stesso tempo ha affermato che è importante che i fedeli restino oggettivi e non siano trascinati nella polarizzazione. “In quetso momento è importante per ciascuno di noi di restare oggettivi concentrati e di non farsi trascinare nelle polemiche, tanto meno crearne”.

Per quanto riguarda il problema dell’ammissione all’eucarestia dei divorziati risposati, Müller non ha risposto in maniera diretta, ma ha fatto riferimento a una direttiva del 1994  della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui l’allora Prefetto, Joseph Ratzinger , respingeva una proposta avanzata dai vescovi tedeschi di permettere la comunione a queste coppie in alcuni casi.

Il Prefetto della Congregazione per la fede ha detto che Amoris Laetitia dovrebbe essere letta alla luce dei precedenti documenti papali, e che l’indissolubilità del matrimonio dovrebbe essere “l’incrollabile fondamento” di ogni strategia pastorale. Ha aggiunto che il Pontefice con questo documento cercava di aiutare le coppie a “trovare una strada che sia in accordo con la volontà di Dio”.


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AMORIS LAETITIA. CONTRO LA CONFUSIONE, UNA DICHIARAZIONE DI FEDELTÀ ALLA DOTTRINA DELLA CHIESA.

 

Marco Tosatti

 

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La confusione esistente in materia di comunione ai divorziati risposati non accenna a chiarirsi, anzi. Singoli vescovi e conferenze episcopali prendono posizione a favore o contro la possibilità di dare l’eucarestia a persone che vivono una seconda relazione senza che la prima sia stata giudicata nulla dalla Chiesa. Contro questa ambiguità l’associazione Supplica Filiale, che aveva chiesto con quasi novecentomila firme a papa Francesco di pronunciarsi con chiarezza sull’argomento pubblica oggi una “Dichiarazione di fedeltà” all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina.

Su La Stampa pubblico una notizia relativa a questo passo. Ecco un testo più ampio.

 

FERMA FEDELTÀ A UN MAGISTERO IMMUTABILE

 

80 Personalità cattoliche ribadiscono l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia e sulla morale

Una Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina è stata divulgata oggi 27 settembre 2016 da un gruppo di 80 personalità cattoliche, comprendenti cardinali, vescovi, sacerdoti, eminenti studiosi, dirigenti di associazioni specializzate e noti esponenti della società civile.

 

La dichiarazione è stata divulgata dall’associazione Supplica Filiale, la stessa che ha promosso fra i due Sinodi sulla famiglia una raccolta di quasi 900.000 firme di fedeli cattolici (fra i quali 211 prelati) chiedendo a Papa Francesco una parola di chiarezza che dissipasse la confusione venuta a crearsi nella Chiesa nel concistoro di febbraio del 2014 su questioni fondamentali della morale naturale e cristiana.

 

Constatando che la confusione non ha fatto che aumentare nei fedeli dopo i due Sinodi sulla famiglia e la successiva pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia (con le sue propaggini interpretative più o meno ufficiali), i firmatari della Dichiarazione di fedeltà sentono il pressante dovere morale di ribadire l’insegnamento bimillenario della dottrina cattolica sul matrimonio, la famiglia e la disciplina morale praticata per secoli nei confronti di queste basilari istituzioni della civiltà cristiana . Tale grave dovere, secondo i firmatari, si fa ancora più urgente in vista dell’attacco crescente che le forze secolariste stanno sferrando contro il matrimonio e la famiglia; attacco che non sembra trovare più la barriera di un tempo nella prassi cattolica, almeno nel modo in cui questa oggi viene generalmente presentata all’opinione pubblica.

 

Solidamente supportata da un cristallino e inconfutabile insegnamento, anche molto recentemente ribadito dal Supremo Magistero della Chiesa, la Dichiarazione si articola in 27 affermazioni di verità esplicitamente o implicitamente negate o rese ambigue nell’attuale linguaggio di vari documenti ecclesiali di carattere pastorale. Si tratta, secondo i firmatari, di dottrine e prassi immodificabili che riguardano, ad esempio, la fede nella Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia, il rispetto che si deve ad Essa, l’impossibilità di partecipavi in stato oggettivo di peccato grave, le condizioni del pentimento per ricevere l’assoluzione sacramentale, l’ottemperamento universale del Sesto Comandamento della Legge di Dio, il gravissimo dovere di non dare scandalo pubblico e di non indurre il popolo di Dio a peccare o a relativizzare il bene e il male; i limiti oggettivi della coscienza, ecc.

La Dichiarazione di Fedeltà è già disponibile in inglese e italiano ed entro breve lo sarà anche in francese, tedesco, spagnolo e portoghese sul sito http://www.filialappeal.org/

 

Chiunque vorrà aderire ad essa potrà farlo firmando sul sito http://www.filialappeal.org/

 

Riassunto della Dichiarazione di Fedeltà

Errori sul vero matrimonio e sulla famiglia sono vastamente sparsi oggi negli ambienti cattolici, in modo particolare dopo i due Sinodi, Straordinario e Ordinario, sulla famiglia e la pubblicazione dell’ Esortazione Amoris Laetitia.

Di fronte a questa realtà, la presente Dichiarazione esprime la risoluzione dei suoi firmatari di rimanere fedeli agli insegnamenti morali immutabili della Chiesa sui sacramenti del Matrimonio, della Riconciliazione e dell’Eucaristia e alla sua sempiterna e duratura disciplina nei confronti di questi sacramenti.

 

Specificamente, la Dichiarazione di Fedeltà sostiene fermamente che

Sulla castità, il matrimonio e i diritti dei genitori

– Tutte le forme di coabitazione more uxorio al di fuori di un valido matrimonio contraddicono gravemente la volontà di Dio;

– Il matrimonio e l’atto coniugale hanno entrambi propositi procreativi e unitivi e ogni atto coniugale deve essere aperto al dono della vita;

– La cosidetta educazione sessuale è un diritto basilare e primario dei genitori che deve essere sempre attuato sotto la loro attenta guida;

– La consacrazione definitiva di una persona a Dio per mezzo di una via di castità perfetta è oggettivamente più eccellente del matrimonio.

Sulle coabitazioni, le unioni di persone dello stesso sesso e il matrimonio civile dopo il divorzio

–          Le unioni irregolari non possono mai essere equiparate al matrimonio, ritenute moralmente lecite o riconosciute legalmente;

–          Le unioni irregolari non possono esprimere né parzialmente né analogicamente il bene del matrimonio cristiano, anzi lo contraddicono radicalmente, e devono essere ritenute forme peccaminose di vita;

–          Le unioni irregolari non possono essere raccomandate come un prudente e graduale compimento della legge divina.

 

 

Sulla Legga Naturale e la coscienza individuale

–          La coscienza non è la sorgente del bene e del male, ma rimembra come una azione debba adeguarsi alla legge divina e naturale;

–          Una coscienza ben formata mai giungerà alla conclusione che, a causa dei limiti di una determinata persona, la migliore risposta che essa possa dare al Vangelo sia di rimanere in una situazione oggettivamente peccaminosa o che Dio stesso gliela stia chiedendo;

–          Le gente non deve pensare alla pratica del Sesto Comandamento o alla indissolubilità del matrimonio come meri ideali da raggiungere;

–          Il discernimento personale o pastorale non può mai portare i divorziati “risposati” a concludere che la loro unione adulterina possa essere giustificata dalla “fedeltà” al nuovo compagno o alla nuova compagna, che separarsi dall’unione adulterina sia impossibile, oppure che così facendo si espongano a nuovi peccati; i divorziati che si sono “risposati” e che non possono soddisfare la grave esigenza di separarsi, sono moralmente obbligati a vivere “come fratello e sorella” e evitare di dare scandalo, particolarmente qualsiasi manifestazione di intimità propria delle coppie maritate.

Sul discernimento, la responsabilità, lo stato di grazia e lo stato di peccato

–          I divorziati civilmente “risposati” che scelgono questa situazione con piena avvertenza e deliberato consenso della volontà, non sono membri vivi della Chiesa poiché sono in stato di peccato grave che impedisce loro il possesso della carità e la crescita in essa;

–          Non esiste una via di mezzo fra lo stare in grazia di Dio ed esserne privo a causa del peccato grave. La crescita spirituale per qualcuno che vive in stato oggettivo di peccato consiste nell’abbandonare quella situazione;

–          Dato che Dio è onnisciente, la legge naturale e la legge rivelata provvedono a tutte le situazioni particolari, specialmente quando proibiscono azioni “intrinsecamente cattive”;

–          La complessità delle situazioni e i diversi gradi di responsabilità non impediscono ai pastori di poter concludere che coloro che vivono in unioni irregolari sono in oggettivo stato di peccato grave e di presumere nel foro esterno che si sono privati della grazia santificante;

–          Poiché l’uomo è munito di libera volontà, gli atti morali volontari devono essere imputati al suo autore e questa imputabilità deve essere presunta;

Sui sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia

–          Il confessore è tenuto ad ammonire i penitenti che trasgrediscono la legge divina e ad assicurarsi che veramente questi desiderino l’assoluzione e il perdono di Dio, oltre ad essere risoluti a rivedere e correggere la loro condotta;

–          I divorziati “risposati” civilmente che permangono in uno stato oggettivo di adulterio non possono essere ritenuti dai confessori in possesso dello stato di grazia, quindi in grado di ricevere l’assoluzione e la Sacra Eucaristia, almeno che essi esprimano contrizione e fermamente si risolvano ad abbandonare il loro stato di vita;

–          Nessun discernimento responsabile può sostenere che l’ammissione all’Eucaristia è permessa ai divorziati civilmente “risposati” che vivono apertamente more uxorio, sotto il pretesto che, dovuto a diminuita responsabilità, non esiste peccato grave. La loro vita esterna infatti contraddice oggettivamente il carattere indissolubile del matrimonio cristiano;

–          La certezza soggettiva in coscienza sulla invalidità del matrimonio previo non è mai di per sé sufficiente a scusare i divorziati civilmente “risposati” del peccato materiale di adulterio o di permettere loro di non rispettare le conseguenze sacramentali del vivere da peccatori pubblici;

–          Coloro che ricevono la Sacra Eucaristia devono trovarsi in stato di grazia e dunque i divorziati civilmente “risposati” che conducono uno stile di vita peccaminoso, rischiano di commettere un sacrilegio ricevendo la Sacra Eucaristia;

–          Secondo la logica del Vangelo le persone che muoiono in stato di peccato mortale e non riconciliati con Dio, sono condannati eternamente all’inferno.

Sull’atteggiamento materno e pastorale della Chiesa

–          L’insegnamento chiaro della verità è un eminente opera di misericordia e carità;

–          L’impossibilità di dare la Comunione a cattolici che vivono manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave emana dalla cura materna della Chiesa, dal momento che essa non è proprietaria dei sacramenti bensì una sua amministratrice;

. Sulla validità universale del Magistero costante della Chiesa

–          Le questioni dottrinali, morali e pastorali riguardanti i sacramenti dell’Eucaristia, della Riconciliazione e del Matrimonio devono essere risolte tramite interventi del Magistero e, per la loro stessa natura, precludono le interpretazioni contradditorie o la possibilità di trarre conseguenze pratiche sostanzialmente in opposizione a esso;

Mentre si spargono ovunque le piaghe del divorzio e della depravazione sessuale, persino all’interno della vita ecclesiale, è un dovere dei vescovi, dei sacerdoti e dei fedeli cattolici dichiarare, ad una voce, la loro fedeltà all’immutabile insegnamento della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, così come è stata ricevuta dagli Apostoli.

Roma, 27 settembre 2016

Lista dei primi firmatari e testo completo della Dichiarazione

  1. Prof. Wolfgang Waldstein, Cattedratico emerito della Università di Salisburgo, membro della Pontifica Accademia per la Vita (Austria)
  2. Sua Eminenza il cardinale Jãnis Pujats, Arcivescovo emerito di Riga, Lettonia.
  3. Sua Eccellenza Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakhstan.
  4. 1. Prof. Josef Seifert, Docente di Filosofia, Academia Internacional de Filosofía-Instituto de Filosofía Edith Stein IAP-IFES, Rettore fondatore della International Academy of Philosophy nel Principato di Liechtenstein (Austria).
  5. Dott.ssa Anca-Maria Cernea, Presidente della Ioan Barbus Foundation (Romania).
  6. Dott. Vincent-Jean-Pierre Cernea (Romania)
  7. Padre prof. Efrem Jindráček O.P., Vice-decano della Facoltà di Filosofia dell’Università di san Tommaso d’Aquino (Angelicum – Roma, Italia)
  8. Sua Eminenza il cardinale Carlo Caffarra, fondatore e primo preside dell’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia e arcivescovo emerito di Bologna (Italia).
  9. Sua Eminenza il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta (Vaticano)
  10. Rev.do don Nicola Bux, docente presso la Facoltà Teologica Pugliese (Italia)
  11. Sua Eccellenza Andreas Laun, vescovo ausiliare di Salisburgo (Austria)
  12. Sua Eccellenza Juan Rodolfo Laise, vescovo emerito di San Luis (Argentina)
  13. Padre Antonius Maria Mamsery, Superiore Generale dei Missionari della Santa Croce in Singida (Tanzania)
  14. Padre Giovanni M. Scalese, B., ordinario per l’Afghanistan.
  15. Padre José María Iraburu, già professore di Teologia spirituale della Facoltà di Teologia del Nord Spagna; presidente della Fondazione Gratis Date ed editore del quotidiano digitale InfoCatólica (Spagna)
  16. Mons. Juan Claudio Sanahuja, Dottore in Teologia; docente di teologia morale dei sacramenti; giornalista (Argentina)
  17. Prof. Dr. Alma von Stockhausen, docente di filosofia e fondatrice della Accademia Gustav-Siewerth in Weilheim-Bierbronnen (Germania).
  18. Prof. Dr. Rudolf Hilfer, Facoltà di Fisica e Matematica-Istituto di Fisica Informatica, Università di Stoccarda (Germania)
  19. Adolpho Lindenberg, Cofondatore della Società Brasiliana per la Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP) e presidente dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (Brasile).
  20. John Smeaton, Direttore Esecutivo della Society for the Protection of Unborn Children (SPUC) e cofondatore di Voice of the Family (Regno Unito)
  21. Prof. Ettore Gotti Tedeschi, docente, economista e banchiere, già presidente dello IOR (Italia)
  22. Prof. Massimo de Leonardis, direttore del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università del Sacro Cuore di Milano (Italia)
  23. Conte Giorgio Piccolomini (Italia)
  24. Contessa Felicitas Piccolomini (Italia)
  25. Prof. Tommaso Scandroglio, Professore di Etica e Bioetica all’Università Europea (Italia)
  26. Prof. Giovanni Turco, docente di Filosofia del Diritto Pubblico, Università di Udine (Italia)
  27. S. A.I.R. Principe Luiz di Orleans-Braganza, Capo della Casa Imperiale (Brasile)
  28. Prof. Isobel Camp, docente di Filosofia alla Pontificia Università di San Tommaso, Angelicum, di Roma (Regno Unito)
  29. Duca Paul von Oldenburg (Germania)
  30. Duchessa Pilar von Oldenburg (Germania)
  31. Principe Carlo Massimo (Italia)
  32. Principessa Elisa Massimo (Italia)
  33. Prof. Paolo Pasqualucci, già ordinario di Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia (Italia)
  34. Prof. Corrado Gnerre, autore e docente di Scienze Religiose (Italia)
  35. Prof. John Laughland, autore e dottore in Filosofia (Regno Unito)
  36. S.A.I.R. Principe Bertrand de Orleans-Braganza, (Brasile)
  37. Prof. Robert Lazu, autore e dottore in Filosofia (Romania)
  38. Prof. David Magalhães, docente della Facoltà di Diritto dell’Università di Coimbra (Portogallo)
  39. Prof. Enrico Maria Radaelli, autore, direttore di ricerca del Dipartimento di Metafisica della bellezza e della Filosofia dell’arte della International Science and Commonsense Association (ISCA) (Italia)
  40. Sac. Brian Harrison, già professore di teologia della Pontificia Università Cattolica di Portorico, docente residenziale del Centro Studi degli Oblati della Sapienza (Stati Uniti)
  41. Prof. Roberto de Mattei, docente di Storia Moderna e Contemporanea all’Università Europea di Roma (Italia)
  42. Don Marc Hausmann, professore di Filosofia (Austria)
  43. Sac. Alfredo Morselli, teologo e autore (Italia)
  44. Ambasciatore Emilio Barbarani (Italia)
  45. Ambasciatore Héctor Riesle (Cile)
  46. Arciduchessa Alexandra von Habsburg de Riesle (Austria-Cile)
  47. Don Fernando Palacios, Dottore in Diritto Canonico (Spagna)
  48. Avv. James Bogle, ex-presidente di Una Voce International (Regno Unito)
  49. John-Henry Westen, cofondatore e direttore di Life Site News (Canada)
  50. Luis Fernando Pérez Bustamante, direttore di InfoCatólica (Spagna)
  51. Maria Guarini, direttrice del sito Chiesa e Post Concilio (Italia)
  52. Avv. Caio Xavier da Silveira, cofondatore della TFP brasiliana e presidente della Fédération Pro Europa Christiana (Francia)
  53. Prof. Gianandrea de Antonellis, presidente dell’ Institut Européen de Recherches, Etudes et Formation (I.E.R.E.F.) (Italia)
  54. Dr. Mauro Faverzani, coordinatore editoriale del mensile “Radici Cristiane” (Italia)
  55. Prof. Federico Catani, scrittore e dottore in Scienze Religiose (Italia)
  56. Prof. Guido Vignelli, scrittore e studioso della Famiglia (Italia)
  57. Dott.ssa Maria Madise, coordinatrice di Voice of the Family (Estonia).
  58. Cristina Siccardi, scrittrice e storica (Italia)
  59. Mario Navarro da Costa, direttore del Bureau TFP a Washington (Stati Uniti)
  60. Mathias von Gersdorff, scrittore e conferenziere (Germania)
  61. Marchesa Gabriella Spalletti Trivelli Coda Nunziante (Italia)
  62. Virginia Coda Nunziante, presidente di Famiglia Domani (Italia)
  63. Prof. Raúl del Toro, docente di organo e organista (Spagna)

 

  1. Prof. ssa María Arratíbel , docente di musica (Spagna)
  2. Daniel Iglesias Grèzes, segretario del Centro Culturale Cattolico “Fe y Razón” (Uruguay)

 

  1. Pedro Luis Llera Vázquez, Preside di scuola cattolica (Spagna)

 

  1. David González Cea (firma come Alonso Gracián), filosofo tomista e scrittore (Spagna)

 

  1. Ingegnere José Miguel Arráiz, catechista e fondatore di ApologeticaCatolica.org (Venezuela)

 

  1. Antonello Brandi, presidente Pro Vita Onlus (Italia)

 

  1. Suzanne Pearson, Delegato della Lega di Preghiera del Beato Imperatore Carlo

(Stati Uniti)

 

  1. Paul N. King, Presidente e Fondatore del The Paulus Institute for the Propagation of Sacred Liturgy (Stati Uniti)

 

  1. Donna Fitzpatrick Bethell, Presidente del consiglio direttivo del Christendom College, già sottosegretario al ministero dell’Energia ( Stati Uniti).

 

  1. Alessandra Nucci, scrittrice e direttore della Rivisita Una Voce Grida (Italia)

 

  1. Prof. Néstor Martínez, licenziato in Filosofia, docente e scrittore. Cofondatore di Fe y Razón (Uruguay)
  2. Prof. Javier Paredes, ordinario di Storia Contemporanea, Università di Alcalà (Spagna)

 

  1. Onorevole Justin Shaw (Regno Unito)

 

  1. Signora Caroline Shaw (Regno Unito)

 

  1. Bruno Moreno, licenziato in Fisica e in Studi Ecclesiastici, scrittore ed editore di Vita Brevis (Spagna).

 

  1. Ing. Juan José Romero, editore e consulente di comunicazione (Spagna)
  2. Alberto Zelger, Presidente del Centro Culturale Nicolò Stenone (Italia)