IL PRESIDENTE DELLE FARC CHIEDE PERDONO AL PAPA PER “OGNI LACRIMA E DOLORE” CAUSATI DALLA GUERRIGLIA.

Marco Tosatti

Il presidente delle FARC (Fuerza Armadas  Revolucionarias de Colombia), il movimento di guerriglia colombiano, ha scritto una lettera aperta al Pontefice chiedendo perdono per “le lacrime e il dolore” provocato dagli atti di violenza nel Paese. Rodigro Londoño, soprannominato “Timochenko”, afferma di aver seguito “con attenzione” l’inizio della visita in Colombia, che “la Sua parola di luce giunse a illuminare le tenebre che per tanto tempo hanno coperto la vita del Paese”.

“Le sue ripetute dichiarazioni sulla misercordia infinta di Dio mi spingono a supplicare il suo perdono per ogni lacrima o dolore che abbiamo occasionato al popolo della Colombia o a uno dei suoi membri. Mai ci ispiro altro sforzo che non fosse quello di ottenere una giustizia sfuggente per gli esclusi e i perseguitati nel nostro Paese, di rimediare in qualcosa all’ineguaglianza e alla spoliazione sofferta dagli abbandonati”.

Il leader ex-guerrigliero chiede al Pontefice “con il magnifico potere della sua orazione” affinché “levi la sua voce e inviti a pregare tutto il popolo colombiano perché non sia frustrato l’enorme sforzo” che portò a patteggiare la fine del conflitto. Come è noto, l’accordo di pace firmato dal governo uscente è stato però rifiutato da un referendum popolare perché giudicato troppo favorevole alla guerriglia. “Preghiamo per questo”, ha aggiunto TImochenko, che si è dichiarato un ammiratore di Francesco: “Ho visto piangere per l’emozione uomini, donne e bambini che ammirano il suo sorriso, la sua bontà e la luce dei suoi occhi. Solo un santo come Lei poteva ottenere questo”.



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LE FARC DANNO IL BENVENUTO AL PAPA CON IL LORO LOGO SULLA CATTEDRALE DI BOGOTÀ. UN PO’ COME SE LE BR A SAN GIOVANNI…

 

Marco Tosatti

Immaginatevi che le Brigate Rosse, nel corso di un concerto organizzato da esse stesse, con fondi di provenienza ignota, a Roma, avessero proiettato sulla facciata della basilica di San Giovanni il loro logo con la stella a cinque punte. Beh, è successo a Bogotà, come informa Infocatolica. Le Farc, l’organizzazione terrorista che per volontà del governo, e nonostante il parere chiaro del popolo colombiano, espresso in un referendum, stanno per diventare partito politico senza neanche chiedere scusa per i crimini compiuti, l’hanno fatto. Un gesto che è stato giudicato dal presidente del tribunale ecclesiastico di Bogotà come “un atto di violenza ideologica e una provocazione irrispettosa. Ripudio totale!”.

Le ombre di una “pacificazione” mal digerita dalla maggioranza del popolo colombiano, della possibilità di un espandersi del contagio anti-democratico da Cuba e Venezuela alla Colombia, e la simpatia che molti, troppi sospettano nel Pontefice regnante verso partiti e dittature di sinistra costituiscono un handicap pesante per la visita in Comobia, anche se naturalmente la macchina informativa governativa – e vaticana – premerà soprattutto sul tasto della festa e dell’entusiasmo.

RadioCom Nacional ha pubblicato un servizio in cui si dice che “Sacerdoti cattolici sono fra coloro che si oppongono alla visita del Papa in Colombia, perché pensano che con le sue dichiarazioni, specialmente sul tema dell’omosessualità e della famiglia, Francesco ha colpito il Magistero della Chiesa”. La Radio ha intervistato un sacerdote che fa parte dei sacerdoti da 20 anni. È venuto a Bogotà e dice che vive il suo apostolato nella fede di Cristo. Chiede di mantenere l’anonimato, comprensibilmente: la Conferenza episcopale ha “scomunicato” di recente la seguitissima “Teleamiga” perché il suo padre-padrone, il prof. Galat, era troppo critico di Francesco. Sostiene che almeno altri 90 sacerdoti cattolici a Bogotà, Medellin e Bucaramanga non sono d’accordo sul modo in cui il papa si è comportato. “E assicura che ci sono delle persone che pregano perché il sommo pontefice non tocchi la terra colombiana”.

Aggiunge: “Sacerdoti che sono in diocesi diverse, non posso nominarli, sono in disaccordo totale con la visita di Francesco; moltissimi gruppi di orazione e laic impegnati nell’orazione pregano che non venga”. E anche in campo laico, secondo la Radio, ci sono molte persone contrarie. “Ci sono quelli che lo chamano il ‘falso papa’, quelli che credono che sia comunista, molti sono convinti che venga a legittimare il processo di pace con le Farc”.

Paradossalmente, ma non tanto, il problema più che la Colombia è il Venezuela. In Colombia ci sono molte persone fuggite dal Paese confinante; e come non pochi altri rimproverano al Pontefice, e alla diplomazia vaticana, la delicatezza di toni con cui trattano il dittatore venezuelano. Sulla falsariga di ciò che è accaduto a Cuba, dove il Pontefice non ha avuto contatti con le personalità dell’opposizione alla dittatura comunista.

Scrive il Wall Street Journal: “Alcuni critici suggeriscono che il papa, che è apparso in pubblico con alcuni degli alleati di sinistra di Maduro, come il presidente boliviano Evo Morales e condivide alcune delle loro vedute politiche, potrebbe trattenersi (dal criticare Maduro, N.D.A.) per simpatia ideologica”. Il WSJ cita una cattolica venezuelana che si è trasferita in Colombia: “Sono cattolica, ma credo che vedere il papa che fa questo genere di cose mi spinge lontana dalla Chiesa. Il papa è nel cuore un comunista che non vuole restare coinvolto nel Venezuela”.


Per leggere l’articolo in spagnolo, andate su COMO VARA DE ALMENDRO

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PEZZO GROSSO LANCIA UN APPELLO AL PAPA PER IL VIAGGIO IN COLOMBIA: NON VEDA LE FARC E PREGHI LA MADONNA DI CHIQUINQUIRÀ.

Marco Tosatti

Lo so che oggi, domenica, vi attendevate la solita riscrittura della Dottrina cattolica fatta in forma ironica e plausibile da Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici e gli intimi). Ma RVC è ancora in vacanza, e allora dovete accontentarvi di un articolo più serioso di Pezzo Grosso. Ma l’argomento è serio, anzi drammatico: è il viaggio del Pontefice regnante in Colombia, un Paese in cui, alla vigilia del viaggio è stata colpita da scomunica da parte dei vescovi una televisione cattolica, “Teleamiga”, il cui fondatore e principale protagonista, il prof. José Galat, già presidente dell’Università La Gran Colombia, molto critico di papa Francesco e della Chiesa, in particolare per l’atteggiamento assunto nel referendum sulla “normalizzazione” dei rapporti con le Farc, l’organizzazione terrorista comunista. Teleamiga si è battuta per il “No”, che infatti ha vinto, contro le aspettative del presidente Santos.

Ma ecco a voi la lettera di Pezzo Grosso: ”

“Caro Tosatti vorrei fare qualche considerazione per i lettori di Stilum Curiae   riferita al viaggio del Papa in Colombia la prima settimana di settembre. La considerazione, che mi viene suggerita da un collega metà colombiano, metà venezuelano (“pezzo piccolo” , ma grandemente preoccupato), di fatto rappresenta una specie di lettera aperta, implorazione, al Pontefice: preghi con noi  la Virgen di Chiquiquirà, oltre che incontrare il Presidente Santos. Le ragioni sono semplici: tra poco i guerriglieri di ispirazione marxista–leninista FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) potrebbero diventare un partito politico ed entrare nel governo (con impunità per i crimini commessi) condividendolo con politici locali legati al Presidente Santos (spaventati dalla guerriglia ed impotenti a risolverla). Il 26 ottobre 2016 la Colombia ha fatto un plebiscito popolare per decidere detti accordi di pace con il FARC, e ha vinto (di poco) il NO. Ciononostante mi vien riferito che il governo, un mese dopo, il 24 novembre, ha firmato accordi con le FARC per trasformarle in partito politico nell’intento di fargli deporre le armi. Ciò avverrà veramente? Ma a che condizioni? Quello che è il punto di maggior interesse per detta “implorazione al Papa”  è che il Pontefice e tutti i vescovi Colombiani avevano invitato a votare SI al referendum. Certo la fiducia che devono avere nei guerriglieri delle FARC è piuttosto alta, così come la fede nel pacifismo, fede che non sembrano però avere né i colombiani , né i venezuelani che negli ultimi tempi erano scappati in Colombia nell’intento di sfuggire dal Venezuela di Maduro, gran protettore delle FARC già dai tempi di Chavez. Chissà magari il Santo Padre potrebbe confortare i colombiani andando a pregare la Virgen di Chiquinquirà, Regina della Colombia e magari anche implorare la Virgen di Coromoto, Patrona del Venezuela. Oppure potrebbe solo incontrare il presidente Santos (Nomen Omen !), non le FARC, e lasciargli come nunzio apostolico mons.Galantino…”.


L’articolo in spagnolo è su Como Vara De Almendro

http://comovaradealmendro.es/2017/08/pez-gordo-lanza-llamado-al-papa-viaje-colombia-no-se-encuentre-las-farc-rece-la-virgen-chiquinquira/


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NUOVO APPELLO AL PAPA. MILLE SACERDOTI CHIEDONO CHIAREZZA E UNA RISPOSTA AI DUBIA. RISOLTO (PARE) IL CASO DI DON URIBE.

Marco Tosatti

Mille sacerdoti del mondo anglofono – le Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Irlanda – hanno espresso il loro appoggio ufficiale alla richiesta di chiarifcazione sull’Amoris Laetita formalizzata nei cinque “Dubia” da quattro cardinali. E appoggiata in maniera esplicita o meno palese da molti altri cardinali, vescovi, preti e laici.

Ne da’ la notizia il Catholic Herald.

In un comunicato i sacerdoti affermano che una risposta definitiva alle questioni dibattute in relazione al documento papale “È gravemente necessaria per correggere l’abuso dell’esortazione apostolica per minare la tradizione sacra”.

La dichiarazione afferma che i firmatari, membri delle confraternite, grazie alla loro esperienza pastorale hanno familiarità con le situazioni complesse che nascono dai matrimoni infranti e con le difficoltà che i pastori fronteggiano mentre si occupano delle coppie coinvolte in queste situazioni. E affermano che “Questo compito è reso più facile quando la Chiesa espone il suo insegnamento chiaramente e francamente”.

Le confraternite ammoniscono che “L’unità della Chiesa” e “La salvezza delle anime” sono minacciate dalle interpretazioni ampiamente divergenti dell’esortazione apostolica. “Quindi noi ringraziamo i quattro eminenti cardinali che hanno di recente sottoposto i loro dubia alla Santa Sede”.

Gli ultimi esempi di questa inedita confusione seguita a un documento vaticano li abbiamo sotto gli occhi. Riportiamo qui alcuni passaggi centrali dell’Intervista che il cardinale Gerhard Mūller, Prefetto della Congregazione della Fede, e quindi altissima autorità dottrinale della Santa Sede, ha concesso a Il Timone:

– Si può dare una contraddizione tra dottrina e coscienza personale?

– No, è impossibile. Ad esempio, non si può dire che ci sono circostanze per cui un adulterio non costituisce un peccato mortale. Per la dottrina cattolica è impossibile la coesistenza tra il peccato mortale e la grazia giustificante. Per superare questa assurda contraddizione, Cristo ha istituito per i fedeli il Sacramento della penitenza e riconciliazione con Dio e con la Chiesa.

– È una questione di cui si discute molto a proposito del dibattito intorno all’esortazione post-sinodale “Amoris laetitia”.

– La “Amoris laetitia” va chiaramente interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa. […] Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando “Amoris laetitia” secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica. Il magistero del papa è interpretato solo da lui stesso o tramite la Congregazione per la dottrina della fede. Il papa interpreta i vescovi, non sono i vescovi a interpretare il papa, questo costituirebbe un rovesciamento della struttura della Chiesa cattolica. A tutti questi che parlano troppo, raccomando di studiare prima la dottrina [dei concili] sul papato e sull’episcopato. Il vescovo, quale maestro della Parola, deve lui per primo essere ben formato per non cadere nel rischio che un cieco conduca per mano altri ciechi. […]

– L’esortazione di san Giovanni Paolo II, “Familiaris consortio”, prevede che le coppie di divorziati risposati che non possono separarsi, per poter accedere ai sacramenti devono impegnarsi a vivere in continenza. È ancora valido questo impegno?

– Certo, non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica “Veritatis splendor” con la chiara dottrina dell’”intrinsece malum”. […] Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in cielo e in terra, né un angelo, né il papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo”.

In contemporanea, la Conferenza Episcopale tedesca pubblicava le sue linee guida, approvate il 23 gennaio dal Consiglio permanente (non dall’Assemblea dei vescovi, dove sono presenti voci dissenzienti) in cui per quanto riguarda i divorziati risposati senza dare “una regola generale o un automatismo”, prevede, in singoli casi e al termine di un processo di discernimento, l’ammissione all’eucaristia caso per caso. Che però è in aperto contrasto con quanto spiegato dal card. Mūller poco sopra.

In questo quadro registriamo degli sviluppi positivi nel caso di Luis Carlos Uribe, il sacerdote colombiano di cui abbiamo scritto qualche giorno fa. Secondo notizie che provenivano dalla Colombia, il sacerdote sarebbe stato sospeso dal vescovo perché si sarebbe rifiutato, pubblicamente e in privato, di applicare l’interpretazione aperturista di Amoris Laetitia.

One Peter Five da notizia di un documento firmato da Uribe, in cui si dice che “Luis Carlos Uribe Medina…dopo un dialogo fraterno con il mio vescovo, mons. Rigoberto Corredor Bermudez, liberamente e volontariamente dichiaro di voler restare sotto l’obbedienza e il rispetto verso il Santo Padre Francesco e il mio vescovo diocesano, all’interno della Dottrina e della Tradizione Apostolica della Chiesa”. E con l’autorizzazione del vescovo riprende il suo ministero sacerdotale.

Il sito web spagnolo Secretum Meum Mihi ha riporta una notizia, diffusa da Radio Rosa Mistica Colombia, secondo cui il vescovo non solo ha corretto la situazione di Uribe, ma “Ora sembra aver respinto l’interpretazione del card. Schōnbor di Amoris Laetitia a favore della visione ortodossa sul Matrimonio e l’Eucarestia”.

La confusione, ci sembra, aumenta invece di diminuire.



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AMORIS LAETITIA FA IL PRIMO “MARTIRE”. È UN SACERDOTE COLOMBIANO. NEGA L’EUCARESTIA PER I DIVORZIATI RISPOSATI.

Marco Tosatti

E’ purtroppo confermata una notizia che quando l’ho letta parecchie ore fa mi è sembrata irreale. Un sacerdote colombiano è stato sospeso a divinis da suo vescovo per aver espresso le sue critiche e il suo disaccordo con l’esortazione apostolica Amoris Laetitia, nella parte che si riferisce all’eucarestia per i divorziati risposati. La notizia è stata data da Adelante La Fè, che ha postato anche una testimonianza audio, in spagnolo del sacerdote.

Luis Alberto Uribe Medina, così si chiama il sacerdote, della diocesi di Pereira, è stato convocato dal suo vescovo, Rigoberto Corredor. Uribe Medina, secondo quanto afferma un comunicato della diocesi, ha “espresso pubblicamente e privatamente il suo rifiuto del magistero dottrinale e pastorale del Santo Padre Francesco, soprattutto per quanto riguarda il matrimonio e l’eucarestia”. E’ inutile spiegare che si tratta delle famose noticine del documento che contraddicono il magistero precedente; quello della Chiesa fino al 2016, ciò che hanno insegnato San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, oltre al Catechismo della Chiesa cattolica, che si presume sia ancora valido.

Il comunicato della diocesi afferma che a causa della sua posizione il sacerdote “si è separato pubblicamente dalla comunione con il Papa e con la Chiesa”. Di conseguenza in base al Codice di Diritto Canonico, come eretico e scismatico e apostata è colpito dalla scomunica Latae Sententiae, e rimosso dalla sua posizione ecclesiastica.

Secondo Adelante la Fè, che ha consultato diverse “fonti affidabili”, la colpa di Uribe Medina riguarda il rifiuto di applicare le nuove norme di accesso all’eucarestia per i divorziati risposati il cui primo matrimonio sia ancora valido

Voci analoghe – sanzioni canoniche per i sacerdoti che non volevano applicare le norme permissive dell’Amoris Laetitia – erano corse anche dopo il comunicato in cui i due vescovi di Malta, Scicluna e Grech, avevano emanato norme interpretative che in pratica attribuiscono ai singoli fedeli il potere di decidere o meno se accostarsi all’eucarestia, indipendentemente dalla loro situazione matrimoniale. Sui social era corsa la notizia secondo cui il vescovo di Gozo, Mario Grech, avrebbe minacciato la sospensione a divinis per i sacerdoti refrattari.

Il vescovo ha negato la notizia. Un comunicato sulla pagina Facebook della diocesi afferma che “Ciò che è dichiarato da alcune fonti dei media in riferimento al vescovo Mario Grech, e in particolare che ‘minaccia che i preti saranno sospesi a divinis se rifiutano la Comunione ai divorziati risposati è assolutamente falso”.

E questa è certamente una buona notizia. Ma che non migliora se non di poco la situazione generale. Una situazione di pressioni, minacce, intimidazioni, e – se è vero quello che ha affermato un giornalista informato con Edward Pentin – il cui input potrebbe provenire dalla cerchia stessa del Pontefice, che in oltre trentacinque anni di esperienza professionale in questo campo non ho mai sperimentato. Vediamo sacerdoti e religiosi che ne fanno e ne dicono di tutti i colori, e continuano senza che nessuno si sogni di disturbare la loro libertà di opinione e di espressione. Una reazione di questo genere, oltre a rivelare di quale materia reale sia la misericordia di cui tanto si parla, è probabilmente anche un segno di nervosismo. Mentre non si placa la rispettosa, e perseverante, richiesta di chiarimenti al Pontefice espressa dai “Dubia”, e da molte altre voci, il timore che perplessità e resistenze dilaghino spinge a reagire con la rigidità tanto deprecata da successore di Pietro. Brutti tempi, per la Chiesa.



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