È DOMENICA E RITORNA ROMANA VULNERATUS CURIA. RVC PER GLI AMICI. CON NUOVE INDISCREZIONI SUI GESUITI.

Marco Tosatti

Cari amici, è tornato a scrivermi il misterioso informatore delle cose vaticane più segrete, Romana Vulneratus Curia. Il buon RVC ha mantenuto la sua promessa. Come ricorderete aveva scritto domenica scorsa:

“Mi è stato confidato da un ‘insider’ che un gruppetto di teologi gesuiti sta studiando i grandi cambiamenti necessari al nuovo Catechismo. Per ora mi ha solo fatto sapere quelli riferiti ai Precetti generali della Chiesa, ma si è impegnato a anticiparmi le proposte che verranno sottoposte al Vertice nei prossimi tempi”.

Ieri abbiamo ricevuto altre indiscrezioni sul futuro dei credenti cattolici. Eccole.

“Fino a poco tempo fa il Catechismo della dottrina cristiana spiegava che i quattro peccati che” gridano vendetta a Dio “ erano: 1°-Omicidio volontario.2°-Peccato impuro contro natura- 3°-Oppressione dei poveri. 4°-Frode nella mercede agli operai.

Ora , le nuove direttive della chiesa rahneriana imperante vedono nella dottrina una astrattezza ,se non persino un abuso. Ciò perché   la chiesa non deve più sentire il diritto/dovere di influenzare moralmente come costruire la società , essendo stato eliminato il diritto naturale e la legge morale. In più ,poiché la chiesa sembra aver deciso di prescindere dalla dottrina ( che l’aveva allontanata dal mondo) ed occuparsi solo di prassi ( che la riconcilia con il mondo) , si deve interrompere l’attitudine a giudicare e condannare , si deve solo comprendere, scusare , accogliere .Soprattutto si deve smettere di occuparsi di peccati contro natura e di purezza. Perciò il nostro team di studiosi evoluzionisti sta probabilmente proponendo al Santo Padre la seguente proposta di revisione dei peccati che “gridano vendetta a Dio” :

1°- omicidio volontario di insetti , anche se infastidenti ( incluse le zanzare con lo zampirone ) e inquinamento delle fognature   con troppo frequenti abluzioni.

2°-peccato impuro contro natura è avere un rapporto sessuale con la propria moglie orientato a generare figli , se la coppia ne ha già due.

3°-temere gli immigrati e non contribuire con le proprie risorse personali alla loro accoglienza.

4°-frode alla CEI negandole l’8per mille indispensabile per sostenere l’accoglienza immigrati e ripulire le fognature .

Nella prossima puntata vi racconterò quelli che mi dicono essere i cambiamenti previsti per i sei peccati contro lo Spirito Santo. “


Potite leggere l’articolo in spagnolo a questo link:  http://comovaradealmendro.es/2017/06/nuevos-rumores-sobre-los-jesuitas-este-domingo-regresa-informando-rvc-para-los-amigos/

 

 


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BUX: CRISI, DIVISIONI, APOSTASIA. É NECESSARIA UNA PROFESSIONE DI FEDE DEL PAPA. COME PAOLO VI.

Marco Tosatti

Il National Catholic Register pubblica un’interessante intervista di Eward Pentin a don Nicola Bux, un noto teologo italiano, scrittore (l’ultima sua opera è “Con i sacramenti non si scherza”) docente di teologia e consultore alla Congregazione per le cause dei Santi e per la Dottrina della Fede.

In essa si afferma che per risolvere la crisi in corso nella Chiesa relativa all’insegnamento e all’autorità del papa, il modo migliore sarebbe una dichiarazione di fede del Pontefice per correggere le sue parole e gesti “ambigui ed erronei” che sono stati interpretati in maniera non cattolica. Secondo Bux la Chiesa è “in una piena crisi di fede”, e le tempeste che la attraversano sono causate dall’apostasia, “l’abbandono della fede cattolica”.

Solo pochi giorni orsono è stata resa pubblica la lettera in cui il cardinale Caffarra, a nome anche di altri tre porporati, chiedeva (il 25 aprile) udienza al Pontefice per parlare dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e delle sue interpretazioni opposte. La lettera non ha mai ricevuto risposta. Mons. Bux commenta che “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali”. “Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina”.

Traduciamo qui un brano molto pregnante dell’intervista.

“Il punto è: quale idea ha il papa del ministero Petrino, così come è descritto in Lumen Gentium 18 e codificato dalla legge canonica? Di fronte alla confusione e all’apostasia, il Papa dovrebbe fare una distinzione – come Benedetto XVI fece – fra ciò che pensa e dice come studioso privato e quello che deve dire come Papa della Chiesa cattolica. Per essere chiari: il Papa può esprimere le sue idee come uno studioso privato su argomenti di discussione che non sono definiti dalla Chiesa, ma non può fare affermazioni eretiche, nemmeno privatamente. Altrimenti ciò sarebbe egualmente eretico:

Credo che il papa sappia che ogni credente – chi conosce le regole della fede o il dogma, che fornisce a ciascuno il criterio per sapere quella che è la fede della Chiesa, quello che ciascuno deve credere e ciò che ciascuno deve ascoltare – può vedere se sta parlando e agendo in un modo cattolico, o è andato contro il sensus fidei della Chiesa. Anche un solo credente può chiedergliene conto. Così chiunque pensi che presentare dubbi (Dubia) al papa non sia un segno di obbedienza, non ha capito, 50 anni dopo il Vaticano II, la relazione fra il papa e l’intera Chiesa. Obbedienza al Papa dipende solamente dal fatto che lui è legato dalla dottrina cattolica, alla fee che deve continuamente professare davanti alla Chiesa.

Siamo in una piena crisi di fede! Quindi, per fermare le divisioni in corso, il Papa, come Paolo VI nel 1967, di fronte a teorie erronne che circolavano poco dopo la conclusione del Concilio, dovrebbe fare una dichiarazione o professione di fede, affermando ciò che è cattolico e correggere quelle parole e quei gesti ambigui ed erronei – i suoi e quelli dei vescovi – che sono interpretati in maniera non cattolica.

Altrimenti sarebbe grottesco che mentre si cerca l’unità con i cristiani non cattolici e persino intese con i non cristiani, l’apostasia e la divisione siano alimentate all’interno della Chiesa cattolica. “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali. Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina. Come disse Giovanni Paolo II, anche il Papa ha sempre bisogno di conversione, per essere in gradi di rafforzare i suoi fratelli, secondo le parole di Cristo: ‘Et tu autem conversus, confirma fratres tuos’”.

Potete leggere l’intervista in inglese QUI.

 



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DIO È MERITOCRATICO. UN LIBRO DI GOTTI TEDESCHI PER DIRE AI CATTOLICI: È ORA CHE CI SVEGLIAMO…

Marco Tosatti

Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, economista, esperto di finanza, banchiere ed ex presidente dello Ior, si intitola “Dio è meritocratico”; ma in realtà avrebbe potuto anche intitolarsi con le parole con cui si chiude la prima parte: “In pratica, è ora di svegliarci!”. Rivolto, naturalmente ai cattolici, troppo proni a subire e inghiottire e a metabolizzare tutta una quantità di menzogne, false idee, opinioni distorte su se stessi, la propria fede e la propria Chiesa. Tutti; e quando diciamo tutti, vogliamo proprio dire tutti, a partire dal Maggior Piero, come lo chiamerebbe Dante.

La grande responsabile di una quantità di malanni, nella Chiesa e nel mondo, secondo l’autore, è la Gnosi; un’eresia antica, che però a differenza di altre non è rimasta inghiottita nelle sabbie del tempo, ma ha saputo modificarsi, adattarsi sopravvivere e adesso mostrare il suo volto trionfante. “Se siamo convinti che nulla di importante succeda per caso, non possiamo credere che sia naturale questo processo di avanzata della gnosi, che sembra aver abbattuto, con un colpo mortale, una civiltà cristiana bimillenaria con un’accelerazione incredibile negli ultimi cinquant’anni. Le spiegazioni che giusti- ficano il crollo della fede con il progresso, la scienza, la tecnica, la globalizzazione ecc. non stanno in piedi, essendo la medesima fede ad averne originato le premesse”.

Certo, per un credente, quale Gotti Tedeschi è sicuramente, un responsabile principale e primordiale c’è: è quel signore che, secondo la Bibbia, si ribellò, mosso dal desiderio di “essere come Dio”; e che da allora, da buon Principe di questo mondo, continua a compiere il suo lavoro, cercando di convincere (e ci riesce, almeno da qualche secolo) gli uomini della bontà e praticabilità del suo desiderio. Di più: li convince che ciascuno di loro può essere Dio. E di conseguenza che la sua coscienza basta a dargli la giusta direzione su tutto…Gotti Tedeschi fa notare che fino alla Riforma di satana si parlava; e poi a poco a poco la sua immagine si è sbiadita, anche nelle chiese, una credenza così poco razionale, così poco moderna…Non senza un pizzico di veleno Gotti Tedeschi ricorda che “Sant’Agostino aveva già̀ definito gli “imbellettatori” di satana, quelli cioè̀ che ne ridimensionavano il potere malefico, pensate un po’: “i misericordiosi”. Ma questi “coccolatori”, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto anche essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?”.

Da un certo numero di secoli la Chiesa cattolica è stata vista come l’avversario per antonomasia. Lo è ancora adesso? Gotti Tedeschi nota. “Si direbbe che non si voglia che la Chiesa continui ad avere come obiettivo strategico quello di risvegliare e ri-evangelizzare il mondo per salvarlo. Direi persino che si vorrebbe fare in modo che la Chiesa possa venire considerata un ostacolo all’equilibrata globalizzazione del mondo”. E allora la Chiesa dovrebbe smetterla di proporre valori e verità assoluti, combattere il relativismo, difendere un’antropologia basata sulla famiglia formata da un uomo e una donna, e non dovrebbe affermare che è la miseria morale a generare quella materiale. Come lo stesso Gotti Tedeschi dimostra nella prima parte della sua opera. E naturalmente dovrebbe smettere quella pratica odiosa, il proselitismo, cioè cercare di convincere (convincere, cioè con strumenti logici e dialogici e razionali) che la salvezza è nella Chiesa, e “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Osserva l’autore che la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, e mai ha ceduto a ciò̀ che il mondo (la gnosi) voleva facesse. “È solo grazie agli attacchi esterni e soprattutto interni negli ultimi cinquant’anni che la Chiesa sembra essere in difficoltà nel riuscire a farlo con incisività̀, pur dimostrando sempre la certezza della Verità̀. Ma è proprio in questi ultimi cinquant’anni che inizia un attacco durissimo alla sua credibilità̀ e al suo ruolo con la giustificazione che il mondo moderno e globale non può altrimenti altro che escluderla, perché inutile e persino dannosa”.

Ma il problema è da capovolgere, spiega Gotti Tedeschi: il problema reale è che la civiltà occidentale è fallita, come possiamo ahimé constatare ogni giorno, proprio “Perché́ ha rifiutato il cattolicesimo. E questo va ora riaffermato e riproposto nella sua integrità̀, perché́ è la Verità̀”.

Abbiamo accennato prima all’opinione di Gotti Tedeschi secondo cui la miseria materiale è originata da quella morale, e non viceversa. Ci sembra interessante presentarvi le sue parole, in una citazione di una certa ampiezza, proprio perché l’autore è esperto di economia, e di conseguenza ciò che afferma in questo campo ha un valore particolare. “Insisto nell’invitare a convincerci che è la mi- seria morale a generare la miseria economica, sociale e politica, non viceversa. E credo che sia prioritario occuparsi di miseria morale prima di altre. La crisi economica in corso, che è stata generata da crisi morali passate e presenti, sta creando nuove forme di miseria anche economica. Poiché́ la miseria economica risulta essere la più̀ evidente e urgente, è bene accennarne chiarendo cosa è povertà̀ e come si deve affrontare moralmente il problema. È necessario insegnare il perché́ oggi gran parte della povertà̀ materiale nel mondo sia frutto del peccato, dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’avidità̀ ecc. È necessario sapere che anche una ripartizione egualitaria della ricchezza (fondata sulla convinzione che sia l’iniquità̀ il peggiore dei mali) non risolverebbe il problema dell’invidia, gelosia, avidità̀, attaccamento alle cose ecc. e possiamo persino prevedere che dopo la ripartizione, si ricostruirebbe la concentrazione del- la ricchezza e della disuguaglianza, se l’uomo resta avido, egoista e indifferente. La miseria morale è originata dal peccato, ed è mio convincimento che la povertà̀ economica, non solo individuale ma anche di popolazioni intere, sia conseguenza della “povertà̀ morale” e che questa “povertà̀ morale”, come ho già accennato, debba essere risolta, nella gerarchia dei problemi, per prima, quale compito primario della Chiesa”.

Svegliarsi, dicevamo. Perché se “Essere tolleranti con il prossimo e intolleranti con se stessi è cattolicesimo”, tollerare manipolazioni e contraddizioni di fede non è tolleranza, è tiepidezza. “E magari è anche stupidità, indegna del cattolico”. Sono in corso ogni giorno manipolazioni – definite “intollerabili” che cercano di convincere che è necessario e corretto “separare fede e opere, accettare una forma di metamorfosi del peccato originale. Vedete, cari lettori, decidere di non cercare di spiegare che la Verità̀ è preliminare alla libertà, porta progressivamente i fedeli a accettare le convenzioni umane su ciò̀ che è valore, cosa è buono, lecito, legale. Con la conseguenza di scegliere le più convenienti, secondo coscienza soggettiva”.

Sono cose che accadono oggi, nella Chiesa? Rispondo con un altro brano dell’autore: “Mi sono domandato cosa sarebbe oggi il cattolicesimo se, per esempio, San Giovanni Battista avesse voluto mostrare rispetto umano nel valutare la condotta morale di concubinato di Erode. Avrebbe salvato certo la testa, ma soprattutto da allora prendere come concubina la moglie del proprio fratello sarebbe diventato persino lecito, rendendo inutili le discussioni intorno a documenti recenti di Magistero (tutta colpa perciò della intransigenza e rigidità̀ del Battista, perbacco!)”.

A questo Gotti Tedeschi fa seguire altre domande irreali sul comportamento di Gesù con i Farisei, con Pilato, e magari anche con le tentazioni di Satana nel deserto. Per far vedere quanto poco dialogasse Gesù, almeno da come ci raccontano i Vangeli. Anche se, come ci ha spiegato il Preposito Generale dei Gesuiti, che ne sappiamo, in realtà? Non c’erano registratori…

In conclusione: vi consigliamo la lettura di “Dio è meritocratico”, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux, perché è una risposta concreta ed efficace, un rimedio, a una frase del santo Curato d’Ars: “La disgrazia è che non si riflette”.



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REGGIO EMILIA, GAY PRIDE, PREGHIERA DI RIPARAZIONE. CHE IMBARAZZO PER LA CHIESA QUANDO I LAICI SI MUOVONO…

Marco Tosatti

Di rado una processione e preghiera di riparazione ha avuto un’eco così grande. Sta succedendo per l’evento organizzato da un comitato di base di laici cattolici , intitolato alla Beata Giovanna Scopelli (una monaca carmelitana la cui vita fu segnata dalla preghiera e dal sacrificio) e che raduna circa duemila fedeli della città del Tricolore. Una processione, e preghiera convocati per rispondere in maniera cristiana al Gaypride indetto dai gruppi di attivismo omosessuale, per festeggiare il primo “matrimonio” fra persone dello stesso sesso celebrato appunto a Reggio Emilia.

Lorenzo Roselli, portavoce del Comitato ha spiegato in un’intervista a “La Libertà”, giornale della Diocesi, spiega che l’iniziativa è nata per rispondere al Gay Pride, che “In Italia, come negli Stati Uniti, hanno sempre manifestato caratteristiche irriverenti e denigratorie verso la fede cristiana, con particolare livore proprio nei confronti del cattolicesimo. A spingerci a reagire a questa provocazione costituendo un comitato di fedeli e la relativa processione è stato il senso del dovere”.

Neanche due settimane fa la diocesi è stata consacrata alla Madonna di Fatima: “In quanto cattolici non potevamo permettere che un così profondo gesto di devozione all’Immacolata fosse profanato da una manifestazione di pubblica pornografia, e in virtù di questo abbiamo decsio di riparare questo grave scandalo con l’unico mezzo possibile, la preghiera ed il rosario, a loro volta pubblici”.

Il comitato avverte che l’evento “è aperto a tutti i cattolici fedeli alla tradizione della Chiesa, sia come singoli, sia come associazioni (culturali, religiose, di volontariato).Non intendiamo accogliere sigle politiche in quanto tali”.

Naturalmente l’Arcigay ha protestato contro l’iniziativa, così come hanno fatto altri esponenti politici, del M5S e del PD, che hanno parlato di “un possibile attacco alla visione della nuova Chiesa del pontefice”; tralasciando di citare però le parole durissime che papa Francesco contro l’ideologia del Gender, che sta alla base delle unioni omosessuali, definita una “colonizzazione ideologica”. E l’ammonizione: “Non ci può essere confusione fra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.

La Curia di Reggio è presa fra incudine e martello: da una parte l’evidente liceità di un evento di preghiera e di riparazione verso l’ostentazione di comportamenti che la Chiesa giudica – fino a che non sarà cambiato, se mai lo sarà – il Catechismo “intrinsecamente disordinati”; e dall’altra il timore di farsi coinvolgere in un’iniziativa che non è partita da lei, e che potrebbe obbligarla a schierarsi in un confronto sociale e politico. Per questo motivo il direttore de “la Libertà” dice “Non condivido il Gay Pride, ma neppure una processione che intende pregare in riparazione”.

E’ giunta al Comitato la benedizione del cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, e già Prefetto della Segnatura apostolica; ma il porporato a differenza di molti suoi confratelli e colleghi, non ha paura di dire quello che pensa. Così come è giunta l’approvazione di mons. Antonio Livi, filosofo e decano emerito della facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Lateranense.

Mons. Livi ha dichiarato che “Si tratta in realtà di una manifestazione civile: la fanno cittadini che protestano per la massiccia demolizione dell’istituto della famiglia: è una loro libera iniziativa, non un atto di culto ecclesiastico. La Costituzione dice che la Repubblica tutela la famiglia fondata sul matrimonio naturale, non altre forme”.

Don Goccini, responsabile della pastorale giovanile della Diocesi, ammette che

“Il Gay Pride ha un intento provocatorio, anche se oggi, dopo tanti anni, riesce meno ad ottenere il suo scopo. Tuttavia, non è nello stile della Chiesa rispondere a una provocazione con una provocazione. Quelli che si oppongono anziché andare in piazza potrebbero pregare in una chiesa, benché il pregare in riparazione dei peccati altrui sia un atto di presunzione”. Io sono un povero ignorante, ma mi sembra che pregare per gli altri, tutti, anche i propri nemici ed avversari, sia un gesto di amore, non di presunzione. Ma perché dei liberi cittadini dovrebbero pregare in una chiesa (sempre che gliela concedano) e non compiere quello che pensano sia il loro dovere in pubblico? Giovanni Paolo II non chiudeva i fedeli in chiesa, sotto il regime comunista…

Alla processione ha dato la sua adesione, fra gli altri, anche Radio Spada. Abbiamo rivolto alcune domande al suo Presidente, Gabriele Colosimo.…

Ecco le risposte:

Perché è stata organizzata questa processione? Ce ne saranno altre in altre città?

La Processione di riparazione nasce come spontanea reazione della pietà dei fedeli di fronte all’ennesimo scandalo pubblico dato da un gay pride, reso particolarmente significativo dall’anniversario della prima “unione civile”, celebrata proprio a Reggio Emilia. Come il gay pride reggiano riunirà persone da tutta Italia nella triste acclamazione dell’orgoglio per un vizio (la sodomia, vale a dire l’omoerotismo praticato), così la Processione vedrà partecipare persone da tutta la penisola. Pregare pubblicamente in riparazione di uno scandalo, foss’anche non il primo ma solo l’ultimo di una lunga serie, è più che opportuno, è necessario. Tale necessità è purtroppo smarrita in tanta parte del clero cattolico attuale. Ci auguriamo, ovviamente, che altri cattolici di buona volontà vogliano pubblicamente pregare laddove vi siano altri scandali.

Si è parlato di divisioni all’interno della Chiesa. Sono reali, o si tratta solamente di differenze di stile e di approccio?

Potremmo dire “sì” per entrambi gli scenari. Le divisioni tra uomini di Chiesa riguardano ovviamente solo chi professa l’autentica Fede cattolica e concernono in effetti lo stile, la sensibilità, l’approccio a certi temi e problemi. È chiaro che invece i cosiddetti “cristiani adulti” o, per meglio dire, “progressisti” non sono cattolici, quindi non sono nella Chiesa. Ecco, se non vi sono tra noi differenze nella professione della Fede, se cioè siamo tutti cattolici, non c’è motivo di non collaborare in atti come questa Processione.

Pensate che il problema delle unioni civili – e della “sdoganatura” silenziosa dell’utero in affitto, sia qualcosa che riguarda solo la coscienza dei credenti?

Non ritengo possa esser considerato un problema limitato alla coscienza dei cattolici, perché riguarda la morale naturale, attingibile dall’uomo anche senza il dono della Fede. La retta ragione naturale già dice all’uomo che solo il matrimonio fonda la famiglia, quindi solo nel matrimonio i figli trovano l’ambiente propizio per la crescita e l’educazione, e che il matrimonio è tale solo tra uomo e donna. Che una legge (l’ennesima) introduca nell’ordinamento disposizioni contrarie alla morale naturale sarebbe già grave, anche se per assurdo non fossimo cattolici. Quello che poi stupisce negativamente è che un contributo decisivo sulla questione sia arrivato da politicanti sedicenti cattolici.



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TRE GIORNI PER LA VITA A ROMA. CONFERENZE, PREGHIERA E SABATO SI MARCIA IN DIFESA DEI PIÙ DEBOLI.

Marco Tosatti

Oggi, domani e dopodomani sono giornate importanti per i movimenti cattolici che cercano di difendere la causa della vita, in Italia e nel Mondo. Giovedì 18 maggio e venerdì 19 maggio si svolgerà a Roma una conferenza, il “Rome Life Forum” , che sarà seguito sabato 20 maggio dalla Marcia per la Vita che ormai da anni.

La conferenza è sponsorizzata dalla Society for the Protection of the Unborn Children (SPUC), da Human Life International, da Lifesitenews, dall’Associazione Famiglia Domani, e da Family Life International della Nuova Zelanda. John Henry Westen, direttore di Lifesitenews, commenta in questo modo l’evento: “Il Rome Life Forum del 2017 viene in un momento critico nella vita della Chiesa: cento anni dopo le apparizioni di Nostra Signora di Fatima che chiedono pentimento e conversione, e poco più di un anno dopo la pubblicazione di Amoris Letitia”, la discussa esortazione apostolica del Pontefice. “I movimenti pro-vita e pro-famiglia fronteggiano persecuzioni crescenti dentro e fuori la Chiesa. Nostra Signora ha mostrato ai tre bambini in Portogallo una strada chiara per rinnovare l’umanità e salvare le anime. Dobbiamo ascoltarLa mentre il disordine regna nella Chiesa e nel mondo”.

Fra gli oratori presenti al Forum ci saranno il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, e già Prefetto della Segnatura Apostolica; il cardinale Carlo Caffarra; il vescovo Athanasius Schneider, così come il professore Roberto de Mattei e John Henry Westen. Mons. Schneider parlerà sulla bellezza della famiglia e la fede cattolica; il card. Burke del segreto di Fatima e della nuova evangelizzazione, e il prof. De Mattei sulla storia delle rivoluzioni e i loro effetti sulla famiglia. Ogni giornata sarà aperta da una messa in San Pietro.

Inoltre Notizie Pro Vita organizza dalle 10 alle 13 del 20 maggio presso l’Angelicum una Conferenza Internazionale. Il 19 pomeriggio alle 18, al Pio Sodalizio dei Piceni, CitizenGo darà voce al suo fondatore, a Costanza Miriano e a Massimo Gandolfini. Infine il 18 alle ore 17 parlerà Janna Jessen, una leader pro life scampata all’aborto, invitata all’Università degli studi Romatre, dagli Universitari per la vita. Scandalosamente l’Ateneo all’ultimo momento su pressione di alcuni professori – un grande segno di democrazia e di apertura al dialogo – ha disdetto la disponibilità della sala, ma l’evento si terrà egualmente nei locali della cappellania.

Durante la Marcia oltre a donne che hanno subito o sono state salvate dall’aborto parlerà Stéphane Mercier, il professore che ha perso la cattedra all’università “cattolica” di Lovanio per aver definito l’aborto un omicidio durante una lezione, e non è stato difeso dai vescovi belgi.. Ci sarà poi la testimonianza importante di un imprenditore vicentino che ha pensato di premiare con un bonus bebè ogni donna della sua azienda in attesa di un figlio.

 

Come scrive Benedetta Frigerio su la Nuova Bussola Quotidiana “Sono migliaia ormai le persone che ogni anno si radunano a Roma per marciare ricordando al mondo i milioni di bambini uccisi da una legge degna solo di un regime che fa dei più piccoli e deboli una merce dei potenti. Parliamo della legge 194 per cui da quasi 40 anni, ogni giorno in Italia centinaia di medici uccidono su richiesta altrettanti bambini nell’indifferenza generale o comunque senza troppo scandalo. Ma c’è appunto un resto di Israele che pur non contandosi sa di dover salvare il seme ricordando la verità in pubblico, ‘come disse profeticamente papa Benedetto XVI nel 2012, quando la deriva laicista totalitaria cominciava a prendere piede’. Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita, spiega perché i risultati di questa manifestazione ignorata dai grandi media si vedranno nel lungo periodo, ma soprattutto come ‘marciare serve già ora a chi partecipa’”.

La Marcia patirà alle 15 da piazza della Repubblica per concludersi a piazza della Madonna di Loreto.

CENTO ANNI FA NASCEVA DOMENICO BARTOLUCCI, GRANDE MAESTRO DI MUSICA SACRA. A DISPETTO DELLE DEVASTAZIONI DEL POST CONCILIO.

Marco Tosatti

Domani, 7 maggio, si ricorda il centenario della nascita del cardinale, e Maestro, Domenico Bartolucci. Bartolucci fu per lungo tempo Maestro della Cappella Musicale Pontificia; fu autore di numerosissime opere nel campo della musica sacra e sinfonica: messe, oratori, sinfonie, concerti, mottetti e via dicendo. Egli visse su di sé tutto quello di devastante – dal punto di vista artistico e musicale – il post Concilio ha sparso nella Chiesa, quando, come è opinione di molti, anche ad altissimi livelli nella Chiesa, (papa Benedetto per citarne uno) incomparabili patrimoni di arte e di fede venivano svenduti (nei casi migliori) per fare posto al “nuovo” a tutti i costi; un nuovo che ahimè non era certo all’altezza di ciò che l’aveva preceduto.

Abbiamo posto qualche domanda sul cardinale Bartolucci ad Aurelio Porfiri, un esperto protagonista della musica sacra. Porfiri – maestro e compositore – fu discepolo di Bartolucci per lunghi anni. Fra l’altro sta preparando un libro sull’illustre musicista toscano.

Quale è il ricordo più forte del Maestro?

Lo ricordo specialmente nel tempo della vecchiaia avanzata, quando diveniva più fragile e non usciva più dalla sua casa di Via del Monte della Farina. Il suo carattere forte, di toscano verace, si era smussato, dando luogo ad una dolcezza che sicuramente era figlia della fragilità ma anche del piacere di vedere che molti suoi discepoli non lo avevano dimenticato“.

Perché è opportuno ricordare adesso la sua figura?

Molto semplice. Perché è stato il più grande musicista nel campo della musica sacra del XX secolo. Immagino che alcuni musicologi non saranno d’accordo con me. Ma, come anche per il suo grande estimatore Benedetto XVI, la sua grandezza si vedrà in avvenire“.

Sta preparando un libro su di lui. Che cosa ci può anticipare?

Sto preparando un testo che sarà presto disponibile. Ho avuto la fortuna di trovare elementi di grande interesse in vari archivi e nel tempo ho raccolto molto materiale su di lui. Non sarà un testo apologetico, cercherò di dargli una dimensione vera, senza nascondere luci e ombre della sua lunghissima attività. Poco prima che morisse gli annunciai questo testo, ed egli mi chiese di trattarlo bene. Certamente lo farò, cercherò di farlo vedere per quello che era (e la mia opinione su di lui, da quanto ho detto, mi sembra essere già molto chiara), non cercando raccontare storie per abbellire la sua personale vicenda. Non dimentichiamo che fu un uomo che visse la guerra, ma anche un uomo che visse un periodo drammatico della storia della Chiesa, in cui ancora ci troviamo. C’è poi tutta la vicenda del suo “pensionamento” dalla Cappella Sistina e varie altre cose che, con il rispetto per tutti, credo vadano comunque fissate su carta. La storia giudicherà. Vorrei farlo vedere in rilievo nel contesto storico e artistico in cui è vissuto“.

Ho visto che in questi giorni stanno nascendo varie iniziative in suo onore.

“Benissimo, spero sia qualcosa che duri nel tempo, che non si tratti di iniziative sporadiche. Ma il percorso per una sua efficace riscoperta non è solo quello dei concerti e delle esecuzioni musicali, che pure sono importanti, ma soprattutto quello di una musicologia che rimuova le incrostazioni che alcuni, tra i partigiani e tra gli avversari, ha contribuito a far proliferare”.



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IL CARDINALE ZEN PARLA DI FATIMA, LE APPARIZIONI E IL SOGNO DI DON BOSCO SULLA NAVE DELLA CHIESA NELLA TEMPESTA.

Marco Tosatti

Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito di Hong Kong, è un personaggio storico della Chiesa cinese. Volentieri condividiamo questo video-intervista, realizzato da Aurelio Porfiri, in cui il porporato parla delle apparizioni di Fatima, di cui quest’anno si festeggia il centenario, insieme alla canonizzazione di Giacinta e Francesco, due dei tre pastorelli. Per suor Lucia Dos Santos, la terza a cui apparve la Madonna alla Cova De Iria, è in corso la causa di beatificazione.

Il cardinale fa alcune osservazioni molto interessanti sulla relazione fra la visione del Terzo Segreto e un famoso sogno di Don Bosco, relativo alla situazione della “nave della Chiesa”. E sulla possibilità che la profezia non sia ancora totalmente compiuta.

Ecco alcune frasi del cardinale Zen:

“Certamente l’apparizione della Madonna a Fatima è un fatto storico, grande”.

“È molto più importante il messaggio che certi particolari, però capisco che c’è interesse di sapere i particolari”.

“Per noi Cinesi, questa apparizione della Madonna a Fatima è anche importante perché il governo comunista mostra molta paura della Madonna di Fatima. E’ una cosa un po’ ridicola perché dicono: qualunque Madonna va bene, ma non quella di Fatima, perché è anticomunista”.

“Dio è sempre condizionato al nostro pentimento. Il Signore si astiene dal castigare se la gente si pente”.

“La cosa importante è che noi ci rendiamo figli meno indegni della Madonna”.

Buona visione.



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A SINISTRA DI LUTERO. UN LIBRO PER CAPIRE MEGLIO LA CHIESA, LE CHIESE, E LE SOCIETÀ IN CUI VIVIAMO.

Marco Tosatti

Si commemorano quest’anno, come certamente saprete, i 500 anni dagli eventi che portarono allo scisma di Occidente, e alla nascita delle numerose Chiese della Riforma. Lutero, naturalmente, è il personaggio principale di quella serie di accadimenti, insieme a Calvino e Zwingli. Ma non solo: e un bel libro dello storico Roberto de Mattei porta l’attenzione su tutto un mondo, spesso trascurato, di tutti quei movimenti e frammenti che pur facendo parte della galassia protestante si collocavano – e si collocano – in contrapposizione con le confessioni riformate “istituzionali”.

“A sinistra di Lutero. Le sètte del Cinquecento”, per i tipi della casa editrice Solfanelli, si intitola l’opera, che abbiamo apprezzato per diversi motivi. Il primo: perché pur nella sua mole non imponente (227 pagine) ci ha aiutati a colmare una lacuna conoscitiva, e farci capire quanto variegato e complesso fosse, e sia, quel mondo. E, secondariamente, per farci capire quanta violenza, troppo spesso taciuta o ignorata, si sia scatenata in seguito a quello scisma; e non solo per responsabilità dei cattolici, come certa vulgata nata dall’illuminismo vorrebbe far credere.

Anche fra questi movimenti di “eletti” che spesso e volentieri si abbandonavano a violenze e saccheggi, praticavano poligamia e libero amore, e punivano spesso e volentieri con la decapitazione chi era contrario alle leggi delle “Nuove Gerusalemme” che nascevano nel Nord Europa.

Inoltre abbiamo trovato questa opera preziosa per un altro motivo. Perché cerca di mettere in luce i collegamenti fra antiche deviazioni dal cristianesimo “mainstream”, antiche di parecchi secoli, se non di più di un millennio, con i frutti minoritari della “Riforma”. E – passo ulteriore – come le basi teologiche, ideologiche e culturali di questo mondo magmatico e conflittuale si siano incanalate poi in una serie di modelli “moderni” di storia, quali la Massoneria, il relativismo principe delle nostre società attuali, la teosofia, i germi fondanti la rivoluzione francese, con qualche spruzzata di occultismo e – perché no? – di elogi per l’islam. Per quanto riguarda il cristianesimo, troviamo in questo bouquet, oltre all’usuale equiparazione fra il papa e l’anticristo, e la definizione di Roma come della nuova Babilonia, il concetto secondo cui sarebbe la misericordia, e non la verità, la fonte della fede; e l’idea che ci sembra sempre più condivisa, anche se in maniera non detta, omessa, un po’ strisciante, di un cristianesimo senza sovrannaturale, incentrato sull’immanenza. In conclusione, un libro che ci aiuta a leggere anche i tempi e la Chiesa che stiamo vivendo.



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TOC TOC: TERREMOTI. DALL’AMERICA LATINA ALL’ITALIA, IDEE E SOLUZIONI. CONVEGNO A ROMA SOTTO L’EGIDA DELLA CHIESA.

Marco Tosatti

Distrutta, in seguito ai terremoti del 1609 e 1742 e nuovamente ricostruita, la cattedrale di Lima è stata realizzata utilizzando il bambù all’interno delle strutture portanti. Se ci si avvicina ad una delle enormi colonne centrali e si bussa con le nocche, si sente risuonare “toc, toc”, il suono che si avrebbe su una tavola di legno. E proprio il suono “toc toc” simboleggia il Convegno Internazionale che si tiene giovedì presso l’IILA, l’Istituto Italo Latino Americano sull’edilizia antisismica in America Latina.

L’evento è stato promosso nella convinzione che da Oltreatlantico, e da zone che da sempre sono esposte al rischio dei terremoti, possano soluzioni poco costose e ecosostenibili, con l’obiettivo di contribuire a mettere in sicurezza il nostro Paese, Roma compresa.

Nella prestigiosa sede dell’IILA, a via Paisiello a Roma, si confronteranno architetti, ingegneri ed esperti di alcune Università italiane con quelli provenienti dal Perù e dal Cile, Paesi in cui il rischio sismico è frequente, ed alto. Proprio in Cile gli architetti, stimolati dalla necessità di rispondere alle sfide naturali, hanno progettato ex novo la città di Constitucion (46 mila abitanti). Quattro anni dopo il devastante terremoto del 2012 l’84% delle abitazioni sono state consegnate ai cittadini, edificate seguendo un tipo di edilizia modulare: dai 57 metri quadri delle dimensioni originali le case possono diventare di 85 con la costruzione di soppalchi o ampliandole lateralmente: il risultato finale dipende molto dalla creatività degli abitanti.

Il Convegno è patrocinato dall’Università Europea e da Optel. Il professore Guzman Carriquiry segretario incaricato della vicepresidenza della Pontificia Commissione per l’America Latina in un messaggio di adesione inviato al Convegno incoraggia “la collaborazione e la solidarietà tra Italia e America Latina in questo ambito di convivenza e prevenzione, di distruzione e sofferenza, ma anche di ricostruzione nella vita della nostra gente di fronte a queste calamità naturali che il più delle volte colpiscono in modo speciale i settori sociali più poveri e vulnerabili!”. Guzmán Carriquiry Lecour ricorda che “La Chiesa cattolica è sempre in prima fila per soccorrere i Paesi colpiti e collaborare nella loro rinascita materiale e spirituale”.

Fra gli argomenti che verranno toccati nel corso del Convegno si ricorderà anche l’esperienza del Guatemala. Le case in pietra possono essere consolidate con il nylon: si tratta di cerchiare con una fascia flessibile o un laccio a sezione circolare di nylon l’intera struttura o un singolo setto murario. I singoli muri vengono fasciati sia verticalmente che orizzontalmente, facendo passare le estremità del laccio attraverso piccoli fori sulle parti terminali della parete stessa fissando poi insieme le due estremità e quindi mettendo in tensione il cavo. Possono essere sia verticali che orizzontali. Questo sistema di consolidamento, estremamente semplice ed economico ha dimostrato la sua efficacia in occasione del terremoto del 1976 in Guatemala. La fascia di nylon viene fissata ai setti murari collegando il suo tratto interno con il suo tratto esterno attraverso giunti sempre di nylon alloggiati in piccoli fori che attraversano la parete (nylon cross tie). Le cerchiature in nylon – secondo la Facoltà di architettura dell’Università Federico II di Napoli – si sono dimostrate un valido sistema per prevenire quelli che in linguaggio tecnico vengono detti “gli insulti sismici”. Altre esperienze, sempre legate all’uso del nylon, vengono dal Nuovo Messico, lo Stato più latino degli USA.



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FATIMA, APOSTASIA NELLA CHIESA, TERZO SEGRETO. UN LIBRO, UN TESTO (PRESUNTO) DI SUOR LUCIA.

Marco Tosatti

Oggi in Spagna esce un libro che probabilmente farà molto rumore. È di José María Zavala, giornalista e scrittore molto noto. È un libro profondamente spirituale – l’autore è un figlio a distanza di padre Pio, che cerca di far conoscere in ogni angolo del suo Paese. È un libro che chiama alla conversione, vera, profonda, in un mondo che ogni giorno di più sembra volersi allontanare da Dio.

In questa ottica bisogna considerare anche l’intervista postuma con don Gabriele Amorth in cui si parla fra l’altro di Padre Pio e della sua conoscenza del Terzo Segreto di Fatima; e soprattutto il documento che farà sì che di questo libro si parli molto

E cioè 24 righe manoscritte, redatte in portoghese, che potrebbero essere la parte “non rivelata” del Terzo Segreto di Fatima.

Scrivo di questo aspetto su La Nuova Bussola Quotidiana in maniera più dettagliata. Ma vorrei ricordare come su questo punto sia aperta da decenni una discussione che sembra sopirsi per qualche tempo, e poi riprende fiamma e vigore. Certamente il documento offerto dal libro di José María Zavala apre una vasta gamma di questioni e interrogativi; e interpella certamente il Vaticano, oltre che le autorità religiose che hanno gestito la religiosa di Coimbra e la sua vita piena di mistero.

Due considerazioni. Dopo l’uscita dell’articolo su La Nuova Bussola Quotidiana, una cara amica d’oltreoceano mi ha inviato un link molto interessante, per dirmi che il testo di cui parla il bel libro di José Maria Zavala aveva visto già la luce su un sito, Tradition in Action. Il sito lo presentava lasciando aperte tutte le possibilità (come è doveroso fare, mancando l’originale e la chiarezza sulle fonti), e ne pubblicava anche una versione più grande che potesse essere usata per un’indagine di tipo scientifico legale. Che è proprio quello che è stato fatto da José Maria Zavala con l’intervento di Begona Slocker de Arce, l’esperta di grafologia il cui esame è riportato nel libro.

Non c’è dubbio che se il documento dovesse rivelarsi autentico, sarebbe impressionante il riferimento a Giovanni Paolo II, di cui nel 1944 non ci si poteva certo immaginare l’esistenza. E non possiamo notare nel testo una certa mancanza di “confini” fra quelle che sono le parole di Suor Lucia, e quelle della Madonna. Il che darebbe ragione in un certo senso a quanto ci disse molti anni fa il cardinale Dziwisz, allora segretario personale di papa Wojtyla. E cioè che non sempre era chiaro quando parlasse la Madonna, e quando Lucia.

Ma veramente è difficile non concordare con quanto diceva, in una conversazione privata, Benedetto XVI alcuni mesi fa: Fatima non è finita…


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