SUPEREX RICORDA UNA PROFEZIA DELLA MADONNA, AD AKITA, SUL DRAMMA DELLA CHIESA. E CITA UN TESTE BERGOGLIANO D.O.C.

Marco Tosatti

Mi ha riscritto. Quell’amico di cui Stilum Curiae ha ospitato uno sfogo dritto dal cuore qualche giorno fa, quello che si definisce Ex Movimento per la Vita, ex Scienza & Vita, ex giornalista di Avvenire, ex docente di scuola cattolica…

Insomma un SuperEx, un ex come ce ne sono pochi, e sarà così che si è deciso di battezzarlo. Fortunatamente per lui la lista degli “ex” si ferma qui, ed è ancora – più che mai – cattolico; il che, se ci pensate, di questi tempi, è un vero miracolo, la testimonianza che papi vescovi prelati e chierici vari in fondo in fondo possono risultare davvero servi inutili. Nel bene, ma, per fortuna, anche nel male…Comunque bando alle ciance e vediamo che cosa ci dice oggi SuperEx.

Caro Tosatti, dopo la mia lunga lettera da ex, soprattutto di Avvenire, giornale oggi irriconoscibile, illeggibile, intollerabile, mi è venuto voglia di inviarLe un breve passo tratto da un libro del giornalista Andrea Tornielli, già ratzingeriano di ferro, oggi bergogliano d’acciaio, domani chissà…

E’ tratto dal suo libro Attacco a Ratzinger (Piemme, 2010, p.272), da un capitolo apocalittico incentrato sulle molteplici profezie che suggeriscono l’esistenza di una crisi, nella Chiesa, senza precedenti.

Quella che ho scelto mi ricorda gli insulti e le volgarità con cui alcuni cardinali bergogliani, Maradiaga su tutti, hanno sovente insultato altri cardinali come Burke o Caffarra, che invece avevano posto domande sul piano dottrinale, senza mai scadere nel personale. Oppure, mi ricorda l’ondivago errabondare del cardinale Christoph Maria Michael Hugo Damian Peter Adalbert Schönborn (spero di non aver perso nulla per strada), oggi così impegnato a dire il contrario di ciò che scriveva e diceva solo pochi anni fa. Conversione o, per usare una parola della profezia sottostante, “compromesso”?

Ecco il testo di Tornielli:

“Accenni espliciti e immagini che preannunciano una crisi difficile nella Chiesa si ritrovano nei messaggi collegati alle apparizioni di Akita, in Giappone, avvenute nel 1973 e riconosciute come soprannaturali, con il consenso di Roma, dal vescovo Niigata, monsignor John Shojiro Ito. Il vescovo, prima di rendere pubblica l’approvazione, nel 1988 si era incontrato in Vaticano con il cardinal Ratzinger. La Madonna, il 13 ottobre 1973, anniversario del miracolo del sole avvenuto a Fatima, aveva detto a una religiosa, suor Agnese Sasagawa, che

“L’opera del diavolo si insinuerà persino nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli… la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi”.

È impressionante, vero, leggerlo adesso, alla luce di quello che sta accadendo nella Chiesa? Una fotografia…



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UN MANIFESTINO “PIRATA” IN CHIESA A ROMA INVITA A PREGARE. CHE LA MADONNA VENGA PRIMA DI LUTERO. E NON SOLO…

Per leggere l’articolo in spagnolo: como vara de almendro
Marco Tosatti

In alcune chiese di Roma ieri ed oggi sono apparsi dei manifestini che invitano a pregare. Di fianco a una foto sorridente del Pontefice inscritta in un rosario, sono indicate sette intenzioni di preghiera:

  • perché Roma torni alla fede
  • perché la Madonna venga prima di Lutero
  • perché la fede venga prima della politica
  • perché Pannella e Bonino non siano più additati come esempi
  • perché il papa torni a parlare con i cardinali prima che con i giornalisti
  • perché il papa non perseguiti sacerdoti e ordini religiosi che non gli piacciono
  • perché il papa non taccia davanti a chi combatte famiglia e vita.

I manifestini non portano nessuna firma.

Chi segue le vicende della Chiesa non ha difficoltà a decifrare il significato delle intenzioni. Nella seconda, per esempio, è evidente il riferimento al francobollo emesso dalle poste vaticane in cui si vedono inginocchiati sotto la croce Lutero e Melantone invece della Madonna. Di Pannella e del suo spirito aveva parlato con lodi mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mentre la leader abortista Emma Bonino era stata definita dal pontefice “una grande italiana”. Cardinali e giornalisti si riferiscono probabilmente a Scalfari, e ai cardinali dei “Dubia”. Gli ordini religiosi di cui si parla sono probabilmente i Francescani dell’Immacolata…e non solo.



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LA LETTERA E IL GRIDO DI UN CATTOLICO AL PAPA: LA TUA CHIESA HA ABBANDONATO I DEBOLI E GLI INNOCENTI.

Marco Tosatti

Ho ricevuto questa lettera da un collega e amico. Qualcuno che ha lavorato da cattolico nella cultura, nel giornalismo, e nell’insegnamento, e che adesso si definisce “ex”; ex per quanto riguarda gli impegni attivi – anche se nonostante tutto ancora si dà da fare, eccome – ma certamente non da cattolico. Più che una lettera è un grido di dolore, rivolto al Pontefice; e io spero che il Pontefice la legga, e cercherò, con i miei limitatissimi mezzi, di fare in modo che chi si occupa della sua comunicazione la riceva, e, forse, se non scatta qualche meccanismo cortigiano, gliela sottoponga. Io credo che renderebbe al Pontefice un grande servizio; perché è una lettera sincera, nata da un amore e una sofferenza reali, e profondi.

La Chiesa di Bergoglio ha abbandonato deboli e innocenti

Per secoli la Chiesa ha lottato per la difesa dei più deboli e degli innocenti. Per questo il mondo e il potere si sono spesso schierati contro di essa. Schiavi, orfani, bambini esposti, vedove, malati… sin dai primi secoli sono stati i destinatari della grande carità che vedeva in loro l’innocenza e la debolezza di Cristo, puer et infirmus.

I primi polemisti pagani, come Celso, nel suo Discorso della verità contro i cristiani del 178, Porfirio e Frontone, nelle loro orazioni, accusavano i cristiani di frequentare donnette, schiavi e bambini, invece che senatori e uomini di potere e di intelletto.

Alla fine dell’Ottocento Friedrich Wilhelm Nietzsche ne La genealogia della morale rivolgerà agli ebrei e ai cristiani la medesima accusa: «Sono stati gli ebrei (conquistando Roma col cristianesimo, N.d.R.) ad aver osato, con una terrificante consequenzialità, stringendolo ben saldo con i denti dell’odio più abissale (l’odio dell’impotenza), il rovesciamento dell’aristocratica equazione di valore (buono=nobile=potente=bello=felice=caro agli dèi), ovverossia i miserabili soltanto sono i buoni; solo i poveri, gli impotenti, gli umili sono buoni; i sofferenti, gli indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti».

Pochi anni dopo queste parole, i deformi saranno condannati a morte dai nazisti, con l’aborto selettivo e l’eutanasia, e, nonostante l’esistenza di tiepidi e di ignavi, molti uomini di Chiesa, come il cardinale August Von Galen, saranno i principali oppositori di queste pratiche disumane, a rischio della propria vita.

Balzando ai tempi nostri, sino a ieri i cattolici, con inevitabili divisioni e defezioni, sono stati protagonisti in tutte le battaglie politiche e culturali a difesa degli innocenti: sono stati i primi a lottare contro il divorzio, che priva i bambini della stabilità e della sicurezza familiare; contro l’uccisione degli innocenti, con l’aborto; ad impedire l’affermarsi dell’idea secondo cui, per i malati, la soluzione è l’eutanasia; ad opporsi all’indottrinamento del gender; a contrastare, si pensi alla legge 40 del 2004 e al referendum del 2005, la inutile e criminale sperimentazione sugli embrioni umani, che uccide, e l’utero in affitto, cioè una pratica che schiavizza le donne e trasforma i bambini in oggetto di compravendita…

In tutte queste battaglie i cattolici si sono schierati dalla parte del più debole, dell’innocente, contro il capriccio degli adulti, lo strapotere della tecnica, la mercificazione del corpo umano e dei gameti umani… Confortati dalle parole di santa madre Teresa di Calcutta: “il bimbo nel grembo materno è il più povero tra i poveri”.

Con l’elezione di Bergoglio tutto è cambiato.

In nome di una maggior comprensione dei tempi presenti e della cultura contemporanea, si sono di fatto abbandonati coloro a cui il tempo presente e la cultura contemporanea non riconoscono alcun diritto.

Si veda a tal proposito l’appoggio dato in Italia al governo Renzi e Gentiloni, che pure hanno portato avanti il divorzio breve, la legge Cirinnà, ed hanno cercato di legalizzare droghe leggere ed eutanasia; si pensi al silenzio con cui sono stati accolti il matrimonio gay in Germania, Irlanda ed Australia, oppure l’assoluta afasia davanti alle sentenze che hanno sdoganato l’utero in affitto anche nel nostro paese.

Di più: con il favore dei media, il famoso “V potere”, sino a ieri acerrimo avversario del pontefice Bendetto XVI, che ricordava spesso ai più forti l’esistenza di “principi non negoziabili”, si è demonizzato ed ostracizzato il movimento cattolico di base che si opponeva all’ imposizione sui bambini dell’ideologia gender nelle scuole.

Monsignor Nunzio Galantino, segretario Cei per decisione di Bergoglio, ha ostacolato in tutti i modi ben due Family day, che Bergoglio, da parte sua, ha del tutto ignorato, rifiutandosi di degnare di un saluto le più grandi manifestazioni cattoliche di piazza della nostra storia repubblicana.

Nel contempo si è affidata la Pontificia Accademia per la Vita e il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia ad un monsignore di potere, Vincenzo Paglia, indagato dalla magistratura italiana, che ha più volte ribadito la sua stima per Marco Pannella, cioè l’uomo che ha dedicato la sua vita alla lotta contro i più deboli, promuovendo cultura della droga, aborto ed eutanasia.

Oggi, nella Chiesa, è diventato quasi impossibile parlare di “principi non negoziabili”, lottare per la difesa della vita e della libertà di educazione, ricordare il dovere dei genitori di amarsi l’un l’altro per sempre, in nome della promessa da loro fatta, e in nome dei loro figli. Sono tutti temi che vengono definiti divisivi, scomodi, inattuali.

Sì, la difesa dei deboli e degli innocenti è sempre scomoda ed inattuale, perché si scontra con il potere cinico e violento: a meno che non sia travestita nell’attuale celebrazione di un sistema che sradica i popoli, rendendo tutti migranti, creando nuove povertà materiali e spirituali, facendo il gioco del grande capitale apolide.

Non è un caso che i finanzieri miliardari alla George Soros, le grandi Ong, e politici potenti come Emma Bonino, la pasionaria di Pannella, si trovino oggi in perfetto accordo con le parole e le azioni Bergoglio quanto alla narrazione retorica sulle migrazioni. Eppure, anche in questo caso, non dovrebbe essere difficile capire che stiamo assistendo ad una debacle dei più deboli: i ceti più poveri italiani, che verranno schiacciati dalle migrazioni massicce che stiamo vivendo, e i migranti stessi, giovani africani che si trovano a vivere senza famiglia e con lavori precari, in un Occidente che non è in grado di accogliergli in modo degno.

Due parole, conclusive anche su un documento, Amoris laetitia, estorto ad un sinodo evidentemente indirizzato e manipolato. Amoris laetitia sta dividendo la Chiesa, perché contraddice l’insegnamento dei pontefici precedenti.

Anche questo documento, in verità, va contro la difesa dei deboli e degli innocenti, nonostante si presenti come un testo impostato sulla misericordia: sino a ieri la chiesa si “schierava” con le spose o i mariti ingiustamente abbandonati e con i bambini privati di uno dei genitori.

Lo faceva semplicemente ricordando a tutti che chi si sposa con un matrimonio religioso, non può rompere la comunione con coniuge e figli, credendo poi di poterla mantenere con Gesù Cristo, che ci ha insegnato ad osservare i suoi comandamenti (“Chi mi ama, osserva i miei comandamenti”) e ad amare il nostro prossimo.

Oggi invece questo non vale più: si insegna che la comunione eucaristica è per tutti, anche per chi magari abbia infranto il vincolo coniugale e viva una nuova relazione adulterina.

Chi ci rimette? I deboli e gli innocenti! Non è affatto misericordia, questa, verso il coniuge innocente, che ha investito tutto nel suo matrimonio e nella sua famiglia, e che si trova abbandonato e tradito, mentre la Chiesa giustifica abbandono e tradimento.

Facciamo un esempio concreto: un uomo che lasci sola la moglie, magari con due o tre figli, per andare con un’altra donna. Legittimare questa scelta non è forse abbandonare i più deboli e gli innocenti, e cioè la moglie e i figli abbandonati?

Un altro esempio: una moglie che decide di abbandonare il marito, portarsi a casa l’amante e gettare il coniuge nella disperazione, lasciandolo privo di casa e lontano dai figli.

In entrambi i casi non dovrebbe la Chiesa ricordare a tutti il dovere che hanno verso la persona che hanno sposato e verso i figli che hanno messo al mondo?

Così ha sempre fatto, con tutti i limiti umani, per secoli, arrivando spesso a condannare principi e sovrani che ripudiavano le mogli, e abbandonavano i loro figli; lottando, nei paesi di missione in cui vige la poligamia, per rivendicare il diritto della donna e dei figli ad avere un marito ed un padre.

Oggi non è più così, perché chi guida la Chiesa ha scelto l’applauso del potere che, come Erode, non vuole più sentirsi dire da Giovanni Battista: “Non ti è lecito!”.



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CHIESA E MASSONERIA. MONS. STAGLIANÒ: I MASSONI NON SONO NÈ VICINI NÈ LONTANI, SONO FUORI DELLA CHIESA. ANCHE SE PRETI E VESCOVI.

Marco Tosatti

Ieri come sapete si è svolto l’incontro organizzato dal Grande Oriente d’Italia su “Chiesa e Massoneria, così vicini così lontani”, di cui ha parlato la Nuova Bussola Quotidiana  e anche su Stilum Curiae. Oltre che Pezzo Grosso di ieri.

Dopo l’incontro Giovanna Arminio per La Croce ha intervistato il vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò, che ha partecipato all’incontro. Ecco alcune delle sue dichiarazioni al termine dell’evento.

“Credo che molti cattolici abbiano espresso la loro preoccupazione e anche la loro indignazione perché hanno della massoneria una concezione che evidentemente è negativa. I massoni sarebbero degli incappucciati, dei satanisti, dei mafiosi. Se questo è vero, li posso anche capire. Però io sono stato invitato in un dibattito pubblico, con una massoneria che non mi pare sia una società segreta, i loro capi sono visibili. Ho avuto modo di poter predicare il Vangelo anche a loro, poiché mi hanno chiesto di parlare del rapporto fra Chiesa e Massoneria. Poiché io della massoneria conosco poco, ho pensato di parlare della Chiesa cattolica. Lasciando alla loro intelligenza di capire se sono lontani o sono vicini.

Ho spiegato loro che per la Chiesa del Concilio Vaticano II, la Chiesa del dialogo, loro non sono né vicini né lontani, sono totalmente fuori. Sono fuori della comunione cattolica, sono scomunicati. Ho spiegato loro che cosa è la scomunica. Per cui vorrei rincuorare tutti quelli che pensano che la mia presenza dialogica sia una sorta di sdoganamento. Assolutamente no. Non potrebbe entrare nella mia competenza fare questo. Ma come teologo, come vescovo e soprattutto come teologo ho voluto spiegare che sono fuori della comunione della Chiesa”.

L’intervistatrice ha ricordato al presule che i massoni dicono che ci sono diversi cattolici affiliati alla Massoneria. “Lei si è rivolto anche a loro parlando della scomunica?”.

“Certo, direi che uno dei motivi fondamentali che mi ha portato a venire a questo dialogo, primo per obbedire al comandamento di Gesù, se ci sono lupi, ti mando come pecore in mezzo ai lupi, e se ci sono nemici della Chiesa dovete amare i vostri nemici. Ma la mia operazione , almeno nell’intenzione del mio cuore è quella di fare un’operazione di carità intellettuale, è carità anche dare qualche illuminazione particolare di orientamento in persone che potrebbero essere disorientate. Perché se molti di quelli che mi hanno ascoltato sono massoni e sono cattolici evidentemente sono persone, nostri fratelli, un po’ disorientati. Come fanno a conciliare con la scomunica la loro appartenenza alla massoneria con l’andare in Chiesa e magari cibarsi anche dell’eucarestia? Non è possibile. Se poi come dicono alcuni appartengono alla massoneria alcuni preti e alcuni vescovi mi pare che qui c’è proprio bisogno di una presenza autorevole di un vescovo che dicesse loro: guardate, queste cose non sono possibili. Perché se uno che è prete o addirittura vescovo aderisce alla Massoneria vuol dire che della scomunica se ne fa un baffo. Ma un cattolico che si fa un baffo della scomunica credo che abbia problemi di identità cattolica, mi pare. Sono venuto qui a ddire che la lontananza e la vicinanza vanno interpretate in modo da dire che loro sono talmente lontani da essere fuori dalla comunione con la Chiesa. Poi, essendo persone dotate di logos con loro si può parlare e dialogare, e ho sviluppato il tema per vedere quale possibile vicinanza c’è nell’abissale distanza”.



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PEZZO GROSSO, LA CHIESA, LA MASSONERIA. NON CI SEMBRA MOLTO CONVINTO…UN AGGIORNAMENTO: UNO SCAMBIO FRA IL VESCOVO E PEZZO GROSSO.

       
Marco Tosatti

Pezzo Grosso è un uomo di mondo e di affari, e gli uomini di mondo e di affari inevitabilmente vengono a contatto con compassi e grembiulini. Oggi PG mi ha scritto per trattare proprio di questo, e dei contatti fra Logge e Basiliche. Mi sembrava un po’ stupito…soprattutto dalla scelta dei testi con cui un vescovo vuole prepararsi all’incontro con i Fratelli.

“Caro Tosatti, devo ammettere che da quando S.E. il cardinale Ravasi scrive la lettera d’amore ai fratelli massoni (24ore – 14febbraio 2016) non mi sono stupito più di tanto, Ravasi è un fine intellettuale, curioso e con il gusto della provocazione. Quando invece ho letto del convegno organizzato a novembre a Siracusa (Chiesa e massoneria. Così vicini, così lontani), dove si incontreranno il vescovo di Noto con i gran Maestri e venerabili del Grand’Oriente, mi sono incuriosito e mi son chiesto quanta competenza ed esperienza potesse avere in materia il nostro vescovo. Poi leggo l’intervista di Andrea Zambrano, sulla NBQ del 6-11 (Operazione Loggia, l’abbraccio tra chiesa e massoneria) al vescovo di Noto mons. Antonio Staglianò. Sua Eccellenza Staglianò nell’intervista spiega che è opportuno cercare ‘quello che ci unisce piuttosto che quello che ci divide’ e apre al dialogo (se si potesse lottare insieme contro l’ingiustizia, ad esempio…). Ma quel furbacchione di Zambrano gli fa una domanda per capire quanto il presule conosca la massoneria. Alla qual domanda il vescovo spiega che lui di massoneria non sa nulla e si sta documentando leggendo il saggio di Hans Kung. Ebbene, allora un ‘cono di luce’ ha illuminato anche la mia mente (oltre a quella di mons. Staglianò). Un vescovo si documenta con il saggio di chi nega la divinità di Cristo, la consustanzialità al Padre, la sua resurrezione? Si documenta su un saggio di chi ha spiegato che l’etica massonica è un etica mondiale e ha ricevuto ‘incoraggiamenti’ e premi dalla massoneria tedesca che si riconosceva nei suoi ideali? Si documenta su un saggio scritto da chi avrebbe   dichiarato (?) di controllare seminari, istituzioni liturgiche, case editrici, ecc. ? Ma vuoi vedere che per capire meglio si deve risalire al solito Karl Rahner, amico di Hans Kung e protetto dal famoso cardinale austriaco König, quello che volle rimuovere la scomunica antimassonica dal codice di Diritto Canonico? E il card. Walter Kasper, allievo di Hans Kung e Karl Rahner, consigliere teologico del Papa, che ha annunciato a suo tempo una rivoluzione teologica nella chiesa, che ne penserà mai? Ah, se Zambrano potesse chiederglielo …”.

 

Un amico e collega mi ha fatto avere su sollecitazione di mons. Staglianò un commento all’opinione di Pezzo Grosso. Il presule voleva far sapere che “io non mi sto aggiornando sulla massoneria leggendo Hans Kueng…ma che ho letto un testo di Kueng su Mozart che voglio citare, e che l’espressione ‘ciò che ci unisce e non che ci divide’ non era riferito al dialogo con la Massoneria ma al rinnovamento (riforma nella continuità) della Chiesa cattolica aperta al dialogo? Vedi allora come è facile ‘strumentalizzare’… si teme che i massoni possano strumentalizzare le mie parole e invece i cattolici convenzionali possono farlo?”.

Debitamente abbiamo girato a Pezzo Grosso il commento, e ha risposto così:

“Caro Tosatti , dica ,  con  tutto il rispetto dovuto, a S.E. mons.Staglianò  che, se non si sanno dare interviste che esprimano con chiarezza il proprio pensiero, è meglio non farlo , finché  il suo capo mons. Galantino, che è invece un ‘maestro’ ( nelle interviste naturalmente) non glielo insegni.  Ma per decidere con chiarezza cosa capire  dall’intervista, suggerisco tutti i suoi lettori  di leggerla  direttamente (intervista di Andrea Zambrano su la Nuova Bussola Quotidiana del 6/11/ 2017 < Operazione Loggia. L’abbraccio tra Chiesa e Massoneria >). A meno che anche mons. Staglianò persegua artatamente, e per disciplinata assimilazione delle nuove regole di comunicazione, il principio di ‘interpretazione equivoca’, che gli suggerisco però di attuare con prudenza, perché non sembra avere l’abilità diplomatica gesuitica necessaria . Per esempio, pensando di svilire ‘Pezzo Grosso’, connotandolo con disprezzo come ‘cattolico convenzionale’, ha fatto un errore duplice. Anzitutto perché cattolico convenzionale significa cattolico che segue una tradizione ufficialmente accettata. Per qualcuno, come mons. Staglianò, magari questa tradizione potrà apparire priva di originalità creativa, ma solo perché detto ‘cattolico convenzionale’ si contenta della creatività di un solo ‘originale Creatore’ ed ha studiato, capito e constatato, l’originale creatività del creatore della gnosi e dei suoi sottoprodotti, tipo quelli con in quali mons. Staglianò pensa di saper dialogare, senza conoscerli e cercando di farlo leggendosi saggi di Hans Kung o Kueng , come lui lo chiama (per sua ammissione, si legga l’intervista). Poi perché, non sapendo affatto chi è   Pezzo Grosso, fa un clamoroso errore a connotarlo solo grazie a un commento, ‘chi è Staglianò per giudicare’. Come lei sa Tosatti, Pezzo Grosso è come Zorro. E’ chiunque ami la chiesa e il Vicario di Cristo ed è ovunque a cercare di correggere i loro nemici. Per fortuna di Sua Eccellenza è oggi il 12 novembre, troppo tardi per organizzarsi ed andare a Siracusa ad ascoltarlo. Ma qualcuno sarà andato no ? Se sì , e avessimo notizie, magari ci rileggiamo fra qualche giorno …( scusi Eccellenza, è Lei nella foto pubblicata sulla NBQ , che canta, suona la chitarra e saltella?)”.

 

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PEZZO GROSSO, IL COMMENTO DI UN AMICO STRANIERO ALLA PERSECUZIONE INTERNA ALLA CHIESA: NON PRAEVALEBUNT

QUI IN SPAGNOLO SU COMO VARA DE ALMENDRO

Marco Tosatti

Carissimi lettori di Stilum Curiae, Pezzo Grosso oggi ci offre il commento di un suo amico straniero, di cui non conosciamo l’identità, ma che ci pare ferrato in materia religiosa. Mi sembra che sia un contributo importante, perché pieno di lucidità sulla situazione attuale, ma anche di speranza. Leggiamolo.

Caro Tosatti, le propongo una riflessione di un mio stimato amico, non italiano, che è un osservatore coinvolto in questa chiesa ‘rivoluzionaria’. La traduzione in italiano è mia:

– Caro Tosatti esultiamo! Leggendo in queste ultime ore del dimissionamento di P. Thomas Weinandy, preceduto da quello di altri teologi, perplessi su Amoris Laetitia, quali Thomas Stark e il prof. Seifert, dopo il disprezzo manifestato ai cardinali dei Dubia, la demonizzazione dei firmatari della Correctio e quello recente espresso nei confronti di un sant’uomo come il card. Sarah, ho capito due cose, una riferita a Amoris Laetitia, l’altra riferita alla crescente paura che stanno facendo questi coraggiosi difensori della fede. La prima cosa compresa su Amoris Laetitia è che non deve esser messa in discussione perché è la chiave di ingresso nel luteranesimo. Con essa si mettono in discussione ben tre Sacramenti (matrimonio, confessione ed Eucarestia), e conseguentemente tutti gli altri. La seconda cosa compresa è che i veri nemici della chiesa e del Vicario di Cristo, sono pochi, pochissimi, ma sembrano vincere per la paura dei tanti e della viltà, chiamata prudenza, di molti altri. Costoro hanno ben capito che i veri cattolici son molto più numerosi di loro, hanno ben capito che la chiesa che stanno reprimendo, escludendo, intimidendo e persino minacciando, è la chiesa di Cristo protetta dalla Vergine Maria ed è ben superiore a quella piccola schiera oscura che si è temporaneamente impossessata delle redini del potere ufficiale ed è ora terrorizzata che possa esser fermato il processo in corso. Da qui l’imposizione di Amoris Laetitia e l’accelerazione dei licenziamenti. Caro Tosatti, voi opinionisti ascoltati dovete aprire gli occhi a quella parte di chiesa confusa, impaurita intimidita, ma ferma nella fede, che continua a ripetere: tanto “non praevalebunt” e aspetta che qualcosa succeda. E’ necessario spiegare loro che i nemici veri della chiesa e del papa son convinti che han già prevalso: ‘Iam praevaluit’. Altrimenti non esalterebbero senza ritegno il luteranesimo, la massoneria, la gnosi ambientalista e malthusiana,ecc. Non lo dichiarerebbero a viso aperto in convegni della Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, nata nel 1994 grazie a San Giovanni Paolo II per affermare la Dottrina Sociale della Chiesa. Neppure all’Unesco oserebbero trattare tante ‘invenzioni’ come vere, come succede li. Ma mentre noi discriminati, demonizzati, intimiditi, perseguitati, siamo la chiesa di Cristo che sopravvivrà, loro verranno incorporati nella nuova ‘Santa Sede’ che ha sede in NY, piazza delle Nazioni Unite, nell’edificio donato da John Rockefeller e progettato da Oscar Niemeyer, detto ‘Palazzo di vetro’ ( per la sua ‘trasparenza’ negli obiettivi e nei mezzi usati …) – ”.



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LUTERO (1) — IL CANTO DEL GALLO DELLA MODERNITÀ. UN LIBRO DI DANILO CASTELLANO. C’È DA FESTEGGIARE? VEDIAMO…

Marco Tosatti

Oggi corrono cinquecento anni dall’inizio ufficiale di quella che verrà chiamata “Riforma” luterana, origine di alcune delle maggiori ferite nel corpo del cristianesimo. Stilum Curiae vuole ricordare questo momento in maniera duplice. Il primo contributo è la recensione a un libro che esamina l’universo politico, storico e religiosa di Martin Luder (Luther è uno pseudonimo, forma volgare di Eleuterio, “libero”). Appare piuttosto evidente a un lettore spassionato che in realtà, da cattolici e da cristiani, festeggiare non è proprio il caso…Il secondo è un’intervista a Die Zeit, che vedrete nel posto successivo.

 

Martin Lutero

Il canto del gallo della Modernità

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero rese pubbliche le sue 95 tesi contro le indulgenze. Il suo gesto ha dato inizio ad un movimento mondiale che è passato alla storia con il nome di “Riforma”. Stilum Curiae vuole ricordare questa data parlando, brevemente, di un libro piccolo ma estremamente lucido e importante, scritto da Danilo Castellano. Danilo Castellano è preside emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine, e membro corrispondente straniero della Reale Accademia di Scienze Morali e Politiche del Regno di Spagna, nonché membro onorario della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione dello stesso Paese.

“Martin Lutero. Il canto del gallo della modernità” si intitola il suo saggio. E il suo lavoro ignora, deliberatamente le grandi questioni religiose poste dall’ex monaco agostiniano, anche se alcuni aspetti di carattere religioso sono comunque toccati in maniera più o meno profonda. Ma il focus dello studio è di carattere soprattutto filosofico e politico, perché non si può ignorare che la Riforma – che in realtà come ha ben chiarito il card. Mūller e come ribadisce lo stesso Castellano non fu una riforma ma una vera e propria rivoluzione – ha avuto sin dai suoi inizi un legame stretto con la politica. “Il luterano Kierkegaard, per esempio, le rimprovera un ‘impiccio’ forte con la mondanità che l’avrebbe portata a una ‘degenerazione’”.

Castellano ribadisce allora che la Riforma non fu una riforma, “ma una rivolta contro la Chiesa; è la creazione di una Chiesa ‘nuova’ sulla base di una ‘nuova’ dottrina aperta a prospettive ‘nuove’”. E questa ci sembra una sottolineatura importante, ora che una parte della Chiesa cattolica sta vivendo l’ubriacatura di un abbracciamoci emotivo, e assai poco lucido e raziocinante.

Una rivoluzione dunque, e una “rivoluzione gnostica virtualmente integrale”. Ma è a partire da questa rivoluzione, si chiede l’autore, che è possibile una “riabilitazione” di Lutero, che dovrebbe di conseguenza fare da ispiratore a (eventuali) grandi riforme spirituali e di governo della Chiesa cattolica? Qualche cardinale – Reinhard Marx, per dirne uno – lo ha detto; e come sappiamo anche nella Chiesa italiana c’è chi afferma che lo Spirito soffiava da quelle parti…La risposta alla domanda – e a istanze che sembrano propugnate più dal volenteroso e irriflessivo volemose bene che da una matura riflessione è no. La Chiesa nel corso della sua storia ha vissuto numerose riforme, dall’interno; e la stessa cosiddetta “Controriforma” “Non è una mera e sterile contrapposizione alla Riforma protestante: è piuttosto un programma e un’opera sia di intenso rinnovamento nella fedeltà dottrinale al Deposito ricevuto da Cristo e custodito e tramandato dalla Chiesa, sia sul piano educativo”.

Su questo punto l’autore è drastico: “Scambiare pertanto la Riforma luterana con la sempre necessaria riforma della Chiesa e nella Chiesa è un errore, frutto o dell’ignoranza o della malafede”. Proprio perché non si vuol vedere “il carattere gnostico della Riforma”.

Un altro punto importante è quello relativo alla libertà e alla legge. La legge sembra apparire un ostacolo alla libertà: “La libertà evangelica comporta la distruzione di tutte le leggi, innanzitutto quelle umane”. Ma questa lettura del pensiero luterano appare bilanciata d’altra parte dal fatto che la “questione della legge è centrale nella dottrina luterana…Lutero assegna alla legge un potere onnipotente, che secoli dopo sarà proclamato n maniera inequivocabile dall’Illuminismo”.

Secondo l’autore dunque Lutero, nella sua nuova dottrina rappresenta il canto del gallo della modernità perché nella sua elaborazione teorica offre i germi dello sviluppo civile e politico dei secoli seguenti, per arrivare fino a Marx e al nazismo. E fra questi elementi appare particolarmente interessante, secondo Castellano, il plurisignificato di “popolo”: “una visione di popolo profondamente rivoluzionaria perché gnostica nelle sue radici…quale popolo? Quello che troverà…formale elaborazione al tempo della Rivoluzione francese che è una, forse la principale, conseguenza della Riforma sul piano politico”. In campo religioso, il popolo dei credenti costituisce la Chiesa; che “per Lutero è un’associazione, non una fondazione. Come per ogni associazione la sua natura e il suo fine, persino la sua costituzione, dipendono dal volere degli associati”. Quanto questa concezione possa essere lontana dall’idea della Chiesa come corpo mistico di Cristo è evidente. Quindi la Chiesa universale “altro non sarebbe che un’associazione di associazioni, l’insieme delle comunità di base”.

Interessante nel libro la sottolineatura di come l’affermazione luterana secondo cui “ciò che è comune a tutti non può essere usurpato da alcuno singolarmente, fino a che non ne abbia incarico dalla comunità” sia gravida di conseguenze, soprattutto politiche. Da questo principo deriva l’affermazione hegeliana che “il reale è razionale”, “Come dire che il più forte ha sempre ragione”. Lutero stesso in suo scritto aveva affermato che la storia sarebbe tutta sacra, perché “Iddio impicca, mette alla ruota, decapita strozza e fa la guerra”. E, in effetti, in occasione della guerra dei contadini (ne furono massacrati centomila) Lutero fu dalla parte dei vincitori, “pur riconoscendo che le loro richieste erano giuste”. Quanto questo predominio della ragione della comunità abbia influito sulla storia successiva è evidente; ma “non deve sorprendere questa conclusione totalitaria di Lutero”.

Ecco, ci fermiamo qui, consigliando caldamente la lettura di questa opera agile (Edizioni Scientifiche Italiane, 140 pagine, € 17.00) per affrontare in maniera consapevole la valanga di retorica che ci verrà rovesciata addosso in occasione dei 500 anni dall’inizio della rivoluzione luterana.



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LA NAVE (DELLA CHIESA) NELLA TEMPESTA. A PIACENZA, VENERDÌ, NE DISCUTONO DON BUX, GOTTI TEDESCHI E TOSATTI.

Marco Tosatti

Venerdì prossimo, a Piacenza, all’Auditorio della Fondazione di Piacenza-Vigevano, si parlerà del presente e del futuro della Chiesa, a partire dal recente libro di Ettore Gotti Tedeschi “Dio è meritocratico”. Come vedete dall’immagine, e soprattutto da come sperimentate oggi giorno, le prospettive e l’attualità sono tutt’altro che rassicuranti. Il dibattito avrà come protagonisti don Nicola Bux, teologo e studioso di prima grandezza nella Chiesa italiana; l’autore del libro, che non ha certo bisogno di presentazioni, e chi scrive queste righe, e che conoscete per la sua diuturna fatica sul blog. Mi immagino che gli spunti interessanti non mancheranno, e d’altronde la cronaca del mondo ecclesiale ce ne fornisce continuamente di nuovi e, in genere, poco consolanti.

Qui sotto vi riproponiamo quello che tempo fa era stato scritto su Stilum Curiae come recensione del libro. La cui lettura, oggi come allora, consigliamo.

Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, economista, esperto di finanza, banchiere ed ex presidente dello Ior, si intitola “Dio è meritocratico”; ma in realtà avrebbe potuto anche intitolarsi con le parole con cui si chiude la prima parte: “In pratica, è ora di svegliarci!”. Rivolto, naturalmente ai cattolici, troppo proni a subire e inghiottire e a metabolizzare tutta una quantità di menzogne, false idee, opinioni distorte su se stessi, la propria fede e la propria Chiesa. Tutti; e quando diciamo tutti, vogliamo proprio dire tutti, a partire dal Maggior Piero, come lo chiamerebbe Dante.

La grande responsabile di una quantità di malanni, nella Chiesa e nel mondo, secondo l’autore, è la Gnosi; un’eresia antica, che però a differenza di altre non è rimasta inghiottita nelle sabbie del tempo, ma ha saputo modificarsi, adattarsi sopravvivere e adesso mostrare il suo volto trionfante. “Se siamo convinti che nulla di importante succeda per caso, non possiamo credere che sia naturale questo processo di avanzata della gnosi, che sembra aver abbattuto, con un colpo mortale, una civiltà cristiana bimillenaria con un’accelerazione incredibile negli ultimi cinquant’anni. Le spiegazioni che giusti- ficano il crollo della fede con il progresso, la scienza, la tecnica, la globalizzazione ecc. non stanno in piedi, essendo la medesima fede ad averne originato le premesse”.

Certo, per un credente, quale Gotti Tedeschi è sicuramente, un responsabile principale e primordiale c’è: è quel signore che, secondo la Bibbia, si ribellò, mosso dal desiderio di “essere come Dio”; e che da allora, da buon Principe di questo mondo, continua a compiere il suo lavoro, cercando di convincere (e ci riesce, almeno da qualche secolo) gli uomini della bontà e praticabilità del suo desiderio. Di più: li convince che ciascuno di loro può essere Dio. E di conseguenza che la sua coscienza basta a dargli la giusta direzione su tutto…Gotti Tedeschi fa notare che fino alla Riforma di satana si parlava; e poi a poco a poco la sua immagine si è sbiadita, anche nelle chiese, una credenza così poco razionale, così poco moderna…Non senza un pizzico di veleno Gotti Tedeschi ricorda che “Sant’Agostino aveva già̀ definito gli “imbellettatori” di satana, quelli cioè̀ che ne ridimensionavano il potere malefico, pensate un po’: “i misericordiosi”. Ma questi “coccolatori”, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto anche essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?”.

Da un certo numero di secoli la Chiesa cattolica è stata vista come l’avversario per antonomasia. Lo è ancora adesso? Gotti Tedeschi nota. “Si direbbe che non si voglia che la Chiesa continui ad avere come obiettivo strategico quello di risvegliare e ri-evangelizzare il mondo per salvarlo. Direi persino che si vorrebbe fare in modo che la Chiesa possa venire considerata un ostacolo all’equilibrata globalizzazione del mondo”. E allora la Chiesa dovrebbe smetterla di proporre valori e verità assoluti, combattere il relativismo, difendere un’antropologia basata sulla famiglia formata da un uomo e una donna, e non dovrebbe affermare che è la miseria morale a generare quella materiale. Come lo stesso Gotti Tedeschi dimostra nella prima parte della sua opera. E naturalmente dovrebbe smettere quella pratica odiosa, il proselitismo, cioè cercare di convincere (convincere, cioè con strumenti logici e dialogici e razionali) che la salvezza è nella Chiesa, e “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Osserva l’autore che la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, e mai ha ceduto a ciò̀ che il mondo (la gnosi) voleva facesse. “È solo grazie agli attacchi esterni e soprattutto interni negli ultimi cinquant’anni che la Chiesa sembra essere in difficoltà nel riuscire a farlo con incisività̀, pur dimostrando sempre la certezza della Verità̀. Ma è proprio in questi ultimi cinquant’anni che inizia un attacco durissimo alla sua credibilità̀ e al suo ruolo con la giustificazione che il mondo moderno e globale non può altrimenti altro che escluderla, perché inutile e persino dannosa”.

Ma il problema è da capovolgere, spiega Gotti Tedeschi: il problema reale è che la civiltà occidentale è fallita, come possiamo ahimé constatare ogni giorno, proprio “Perché́ ha rifiutato il cattolicesimo. E questo va ora riaffermato e riproposto nella sua integrità̀, perché́ è la Verità̀”.

Abbiamo accennato prima all’opinione di Gotti Tedeschi secondo cui la miseria materiale è originata da quella morale, e non viceversa. Ci sembra interessante presentarvi le sue parole, in una citazione di una certa ampiezza, proprio perché l’autore è esperto di economia, e di conseguenza ciò che afferma in questo campo ha un valore particolare. “Insisto nell’invitare a convincerci che è la mi- seria morale a generare la miseria economica, sociale e politica, non viceversa. E credo che sia prioritario occuparsi di miseria morale prima di altre. La crisi economica in corso, che è stata generata da crisi morali passate e presenti, sta creando nuove forme di miseria anche economica. Poiché́ la miseria economica risulta essere la più̀ evidente e urgente, è bene accennarne chiarendo cosa è povertà̀ e come si deve affrontare moralmente il problema. È necessario insegnare il perché́ oggi gran parte della povertà̀ materiale nel mondo sia frutto del peccato, dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’avidità̀ ecc. È necessario sapere che anche una ripartizione egualitaria della ricchezza (fondata sulla convinzione che sia l’iniquità̀ il peggiore dei mali) non risolverebbe il problema dell’invidia, gelosia, avidità̀, attaccamento alle cose ecc. e possiamo persino prevedere che dopo la ripartizione, si ricostruirebbe la concentrazione del- la ricchezza e della disuguaglianza, se l’uomo resta avido, egoista e indifferente. La miseria morale è originata dal peccato, ed è mio convincimento che la povertà̀ economica, non solo individuale ma anche di popolazioni intere, sia conseguenza della “povertà̀ morale” e che questa “povertà̀ morale”, come ho già accennato, debba essere risolta, nella gerarchia dei problemi, per prima, quale compito primario della Chiesa”.

Svegliarsi, dicevamo. Perché se “Essere tolleranti con il prossimo e intolleranti con se stessi è cattolicesimo”, tollerare manipolazioni e contraddizioni di fede non è tolleranza, è tiepidezza. “E magari è anche stupidità, indegna del cattolico”. Sono in corso ogni giorno manipolazioni – definite “intollerabili” che cercano di convincere che è necessario e corretto “separare fede e opere, accettare una forma di metamorfosi del peccato originale. Vedete, cari lettori, decidere di non cercare di spiegare che la Verità̀ è preliminare alla libertà, porta progressivamente i fedeli a accettare le convenzioni umane su ciò̀ che è valore, cosa è buono, lecito, legale. Con la conseguenza di scegliere le più convenienti, secondo coscienza soggettiva”.

Sono cose che accadono oggi, nella Chiesa? Rispondo con un altro brano dell’autore: “Mi sono domandato cosa sarebbe oggi il cattolicesimo se, per esempio, San Giovanni Battista avesse voluto mostrare rispetto umano nel valutare la condotta morale di concubinato di Erode. Avrebbe salvato certo la testa, ma soprattutto da allora prendere come concubina la moglie del proprio fratello sarebbe diventato persino lecito, rendendo inutili le discussioni intorno a documenti recenti di Magistero (tutta colpa perciò della intransigenza e rigidità̀ del Battista, perbacco!)”.

A questo Gotti Tedeschi fa seguire altre domande irreali sul comportamento di Gesù con i Farisei, con Pilato, e magari anche con le tentazioni di Satana nel deserto. Per far vedere quanto poco dialogasse Gesù, almeno da come ci raccontano i Vangeli. Anche se, come ci ha spiegato il Preposito Generale dei Gesuiti, che ne sappiamo, in realtà? Non c’erano registratori…

In conclusione: vi consigliamo la lettura di “Dio è meritocratico”, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux, perché è una risposta concreta ed efficace, un rimedio, a una frase del santo Curato d’Ars: “La disgrazia è che non si riflette”.



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SCANDALOSO ROSARIO POLACCO AI CONFINI. GIÀ, LORO HANNO ANCORA DEI CONFINI. PREGASSIMO ANCHE IN ITALIA….

Marco Tosatti

Che scandalo se un milione di persone si trovano a pregare il rosario ai confini di una nazione, che ha pagato molte volte col sangue la sua fedeltà a una religione e una cultura! Succede sabato in Polonia, dove un’associazione di laici – i laici sono sempre più protagonisti – ha indetto un “Rosario di riparazione” in occasione della festa della Madonna del Rosario. L’iniziativa è della fondazione di fedeli laici “Solo Dio basta”, ma ha, fortunatamente, l’appoggio pieno della Conferenza Episcopale della Polonia che, in un suo comunicato, chiede di partecipare all’evento. L’iniziativa, in “Rozaniec do granic”, che significa “Rosario al confine” è promossa dal sito www.rozaniecdogranic.pl. In tutta la Polonia saranno coinvolte oltre trecento chiese; ai confini, ma anche in aeroporti e stazioni. L’appuntamento è per le 10 del mattino, il rosario comincerà alle 14, dopo la messa e l’adorazione. Nel comunicato degli organizzatori, fatto proprio dalla Kep (la Conferenza episcopale della Polonia ), si legge : “Crediamo che se il Rosario venisse recitato da un milione di polacchi lungo il confine del Paese potrebbe cambiare non solo il corso degli eventi, ma anche aprire il cuore dei cittadini alla grazia di Dio. Cent’anni fa Maria ha affidato ai tre bambini portoghesi un messaggio di salvezza: pentitevi ed offrite riparazioni per i peccati contro il mio cuore e recitate il Rosario”.

Quindi due punti di riferimento precisi: Fatima (il 13 ottobre cadono i cento anni dall’ultima apparizione) e il 7 ottobre, giorno della Madonna del Rosario, creata per ringraziare dopo la vittoria di Lepanto, la battaglia che ha fermato l’avanzata in mare verso occidente dell’impero ottomano (come è successo a Vienna, per terra, più tardi). Due eventi che hanno salvato la cultura, e la fede religiosa, di molti Paesi, fra cui in primis il nostro.

Sarebbe bello, così crede chi scrive – che anche in Italia gruppi, organizzazioni ecclesiali e singole persone si unissero a questa iniziativa, sabato prossimo. Come ricorda un articolo de La Bussola Quotidiana, “Il giornale Gazeta Wyborcza, la testa polacca di sinistra di proprietà di Soros, ha gettato fango sull’evento, inventandosi fra l’altro che il Rosario è stato pensato in funzione anti-russa. Ma Maciej Bodasiński, uno dei leader dell’iniziativa e fondatore dell’associazione ‘Solo Dio Basta’, ha spiegato a Lifesitenews che ‘desideriamo pregare per la conversione della Polonia, dell’Europa e di tutto il mondo a Cristo, affinché più anime siano salvate dalla dannazione eterna e trovino il loro cammino verso Dio’. Ricordando anche la ‘tensione crescente, la minaccia di una guerra, il terrorismo’, è stato spiegato che il Rosario è anche in riparazione del passato comunista della Polonia e delle bestemmie e delle ferite al Cuore Immacolato di Maria”.

La Polonia ha conosciuto la spartizione, e l’occupazione nazista e comunista. Ha certamente buoni motivi per chiedere aiuto alla Madonna. L’Italia non ne ha, sommersa da un attacco costante e continuo ai valori di base dell’antropologia, della sua cultura e della sua fede, con una Chiesa che pensa ad altro? Che i partiti politici, per interessi di lobby e di economia semplicemente tradiscano quella che una volta si osava chiamare Patria è nell’ordine delle cose: quando mai non è accaduto nel nostro Paese? Che la Chiesa si adegui, beh, appare triste e diverso.

Il tasso di arrivi dei migranti non accenna a diminuire (la TV francese qualche giorno fa mostrava immagini di 5000 sbarchi in due giorni), e il fenomeno naturalmente non è sottolineato dai mass media di regime, per non disturbare i manovratori e chi guadagna da questo fenomeno.

Che ha, e avrà conseguenze imprevedibili. Abbiamo ricevuto da un lettore austriaco una lettera, che riproduciamo:

Viva Cristo Re e Viva Maria. Egregio Sig. Tosatti, leggo tanto volentieri i suoi articoli almeno fin dove le mie poche conoscenze dell’italiano lo permettono.

In riguardo al Suo ultimissimo articolo sull’islamizazzione mi permetto di inviare qualche dato empirico (non proiezioni) sulla situazione in Austria ove si tende a nascondere da parte ufficiale i dati dell’aumento dei musulmani il più possibile. Per Vienna non esistono cifre ufficiali perché il governo socialista-verde di rifiuta a censire i musulmani. Tutti, ma non i musulmani. Perciò esiste come dato più concreto quello del Yearbook of International Religious Demography 2014 (http://www.iiasa.ac.at/web/home/about/news/20140820-Pop-religion.html)

1971: 0,4 % musulmani

2011: 11,6 % musulmani

2017: ? (non si sa, ma si sa che il 28 % dei scolari delle elementari sono di fede musulmana).

Chi scrive non ha nulla di personale contro i musulmani. Ma una crescita del fenomeno di queste proporzioni voi come la chiamate, se non invasione? Checché ne possa dire mons. Galantino.



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MIGRANTI, IL PAPA, IL CARDINALE. L’ABATE FARIA NE DICE QUATTRO ALLA CHIESA. “L’ITALIA È UN PAESE IN GINOCCHIO”.

Marco Tosatti

“Serve un impegno sempre più generoso nel favorire la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, promuovendo così la pace e la fraternità tra i popoli”. Così papa Francesco, due giorni fa, in un messaggio indirizzato ai partecipanti all’incontro internazionale “Mediterraneo: un porto di fraternità”, promosso dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, con il sostegno di numerose istituzioni e realtà associative. Un evento al quale hanno preso parte 250 giovani di 31 Paesi. Nel messaggio inviato al vescovo locale, Vito Angiuli, il Papa incoraggia la comunità cristiana e i giovani dei Paesi mediterranei, “come pure tutte le persone di buona volontà, a considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo, come anche un’occasione per annunciare e testimoniare il Vangelo della carità”.

Dopo lo spunto di legalità e di saggezza versato dal cardinale Bassetti nel mare di retorica migrantista sparsa a piene mani e piedi da molti prelati, è la prima volta che il Pontefice ossessionato dalle migrazioni si esprime sul tema.

Sarà una coincdenza o forse no ci è arrivato proprio quel giorno uno sfogo dell’Abate Faria. Eccolo.

Le recenti “frenate” delle gerarchie del Vaticano mi costringono a dover tornare su un tema che già affrontai in precedenza. Pur nell’ossequio dovuto ai miei superiori, mi rendo conto che alcuni di essi (non pochi, purtroppo) vivono come in una bolla al di fuori della realtà, una bolla che si nutre di parole talismano, come direbbe Plinio Correa de Oliveira, parole come “solidarietà, accoglienza, misericordia”, parole con un profondo significato cristiano quando esse sono ancorate tomisticamente alla realtà. Ma quando vengono brandite senza aggancio alla stessa, divengono pericolose.

Ci sono dei fatti. L’Italia è un paese in ginocchio da molti punti di vista, politico, economico, sociale. Non può sostenere il peso di grandi ondate migratorie pena il collasso. Gli stranieri che vengono e vivono onestamente siano sempre i benvenuti.

Ma non c’è posto per tutti.

Purtroppo il fenomeno di acquiescenza delle gerarchie vaticane si riversa profondamente nel vivere civile anche di coloro che – mal gliene incolga – non professano più la fede cattolica (e sono sempre di più…). Si deve accogliere chi vuol essere accolto, chi si vuole integrare, chi rispetta usi e leggi del paese che lo accoglie. Chi pensa che vivere di accattonaggio come scelta di vita e non come immediata necessità, sia compatibile con la nostra società, deve essere disilluso e eventualmente allontanato. Queste persone sono quelle che a volte rincorrono e assalgono turisti o gente del posto per rubare i portafogli. Tutti sanno da dove proviene il problema. Nulla si fa per risolverlo, spesso spaventati dalle parole “solidarietà, accoglienza, misericordia” usate malamente, senza nessun aggancio alla realtà e contro ogni possibile insegnamento della morale e dell’etica cattolica.

Abate Faria

Adesso aspettiamo i fulmini canonici sul povero abate…

QUI TROVATE IN SPAGNOLO UN COMMENTO DI MONTSE SANMARTI SU COMO VARA DE ALMENDRO.



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