SINODO SUI GIOVANI. PRESENTATO IL DOCUMENTO. LA SANTITÀ NON È MAI NOMINATA. FORSE INTERESSA POCO…:-)

Marco Tosatti

Oggi è stato reso pubblico il documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi, la XV assemblea generale ordinaria, che avrà come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

E’ uno svelto volumetto di circa 70 pagine, che alla fine contiene un questionario suddiviso per continenti e destinato alle varie conferenze episcopali.

L’abbiamo letto, e ci hanno colpito alcune caratteristiche.

La prima. In tutte le settanta pagine non si fa riferimento alla santità, come un modello da proporre, un obiettivo da raggiungere, qualche cosa per cui spendersi e lottare. L’unica volta che questo termine è citato, è a pagina 50, quando si dice: “La Chiesa stessa è chiamata a imparare dai giovani: ne danno una testimonianza luminosa tanti giovani santi che continuano a essere fonte di ispirazione per tutti”.

E così, anche quando il documento parla di figure di riferimento sono descritte come “vicine, credibili, coerenti e oneste”; oppure “credenti autorevoli, con una chiara identità umana, una solida appartenenza ecclesiale, una visibile qualità spirituale, una vigorosa passione educativa e una profonda capacità di discernimento”.

Insomma, la santità non sembra interessare né come obiettivo né come caratteristica necessaria per ispirare i giovani.

Seconda notazione: bisogna stare attenti perché “occorre verificare quanto le scelte siano dettate dalla ricerca della propria autorealizzazione narcisistica e quanto invece includano al propria disponibilità a vivere la propria esistenza nel generoso dono di sé”. Perciò il contatto con povertà vulnerabilità e bisogno hanno grande importanza per capire se una vocazione è buona o no; e i poveri tornano più volte nel documento: Mentre a preghiera e adorazione vengono dedicate una decina di righe alla fine. L’impressione è che l’orizzonte del documento sia molto orientato in direzione orizzontale, sul sociale e le opere buone. Quanto questo possa risultare appetibile resta da vedere.

La terza, ed ultima notazione: il documento non contiene altre citazioni, e richiami di documenti, che non siano del Pontefice regnante (compreso – poteva mancare – l’ammonizione contro le “rigidità”. Dei Pontefici precedenti, compreso quello che ha inventato le Giornate della Gioventù, ed è stato fonte di moltissime vocazioni, niente.

La Chiesa evidentemente per gli estensori del documento è incominciata il 13 marzo del 2013.

OLANDA. FILM PORNO GIRATO NEL CONFESSIONALE DI UNA CHIESA CATTOLICA A S-HERTOGENBOSCH

Marco Tosatti

A Tilburg in Olanda, una scena di un film porno è stata girata nel confessionale di una chiesa, Saint Joseph, più nota ai residenti della città con il nome di Heuvelse. L’azione è stata compiuta da una nota attrice pornografica olandese, di cui non pubblichiamo il nome per non farle pubblicità, che è anche la proprietaria della casa di produzione dei filmati.

Quando le immagini dell’atto sessuale compiuto nel confessionale della chiesa cattolica hanno cominciato a girare, la casa di produzione ha ricevuto numerose e-mail di protesta, che hanno obbligato l’attrice a presentare le sue scuse. Quanto sincere, ciascuno può giudicare.

“Per il regista – ha detto la donna – che è un non credente, la chiesa era un posto assolutamente normale. Ha completamente sottostimato la reazione dei commentatori. Ora sa che non avrebbe dovuto farlo”.

Nelle immagini di back stage, se così possiamo chiamarle, si vede la donna che accende una candela, prima che lei e il maschio di turno entrino nel confessionale. Poi si vede il suo partner che esce dal confessionale dopo che la parte più drammatica dell’azione era terminata.

Il parroco di Saint Joseph, padre Jan van Noorwegen, è rimasto choccato. “Non è il posto giusto. Non so come abbiano fato a entrare; il cancello è aperto solo poche ore al giorno. Ma c’è sempre gente nella chiesa, e nessuno ha visto nulla”.

Il parroco e il consiglio parrocchiale stanno discutendo dell’opportunità di prendere iniziative legali nei confronti della casa di produzione e della porno attrice. Secondo i media olandesi la donna si scusa per l’incidente e afferma che il film non verrà trasmesso da suo sito porno.

Saint Joseph è una delle diciotto chiese di Tilburg, nella diocesi di s-Hertogenbosch, dove più di metà della popolazione dice di essere cattolica. Ma solo 1.9 per cento va regolarmente alla messa, la maggior parte dei quali oltre i 65 anni di età. In Olanda i cattolici praticanti sono l1 per cento della popolazione.



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BURKE: LA CORREZIONE CI SARÀ. CONFUSIONE E DIVISIONE DI A.L. SONO OPERA DEL DEMONIO. BISOGNA RIMEDIARE.

 

Marco Tosatti

In una lunga intervista a The Remnant il cardinale Leo Raymond Burke, già prefetto della Segnatura apostolica, e uno dei quattro firmatari della lettera in cui si chiede al Pontefice regnante di chiarire cinque “Dubia” su matrimonio e sacramenti in relazione ad Amoris Laetitia, conferma che la “correzione” delle ambiguità ci sarà. E spiega perché la lettera è stata resa pubblica. Ecco nella nostra traduzione, qualche brano dell’intervista.

“Bene, prima di tutto, come ho dichiarato sin dall’inizio, la forma stessa di Amoris Laetitia, e attualmente, le parole del Papa nel documento, indicano che questo non è un esercizio del magistero papale. E il modo in cui il documento necessariamente è letto, come con ogni documento, è alla luce dell’insegnamento costante e della pratica della Chiesa. E così le dichiarazioni in AL che sono in accordo con l’insegnamento costante e la pratica della Chiesa sono molto buone.

Ma c’è un certo numero di dichiarazioni che sono nel migliore dei casi ambigue e devono essere chiarificate e questo è perché quattro di noi cardinali hanno posto, secondo la pratica classica della Chiesa, cinque domande al Santo Padre che riguardano i fondamenti stessi della vita morale e l’insegnamento costante della Chiesa sotto questo aspetto. Ed è chiaro che noi, presentando i Dubia e ponendo quelle domande, crediamo che se non viene data una riposta c’è un grande pericolo di una confusione continua nella Chiesa, che conduce le anime in errore rispetto a questioni che hanno proprio a che fare con la loro salvezza

Così certamente, senza un chiarimento su queste questioni, c’è un potenziale di scandalo.

Per quanto riguarda la questione dell’eresia, uno deve essere molto attento all’eresia sostanziale e all’eresia formale: ci sono dichiarazioni reali nel testo che sono sostanziali? Sono in contraddizione con la fede cattolica? Eresia formale: la persona – cioè la persona del papa che ha scritto il documento – intende proclamare un insegnamento eretico? E io non credo affatto che sia così. E credo che il linguaggio e così via sia ambiguo ed è difficile dire che queste dichiarazioni ambigue sono sostanzialmente eretiche. Ma devono essere chiarite, e rifiutare di chiarire può indurre la gente in errore, in un pensiero radicale rispetto a questioni molto serie.

Le conseguenze di un’applicazione sbagliata dell’Amoris Laetitia (Burke parla dell’interpretazione fornita dalla diocesi di San Diego) sarebbero “molto devastanti”, e si potrebbe pensare che “l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio è finito”.

Quindi “è necessario che ci sia una risposta ai Dubia”. E deve farlo il Papa, “nel suo ufficio di guardiano delle verità della fede, e di promotore delle verità della fede”.

Le lettera in cui il Papa ha scritto ai vescovi argentini che la loro interpretazione dell’AL è quella giusta che valore ha? “Quello che ha scritto in quella lettera significa che questa è la sua personale comprensione del problema. Ma quella lettera può difficilmente essere considerata un esercizio del magistero papale. E così, è una situazione penosa in cui essere coinvolti, ma noi semplicemente dobbiamo continuare a fare pressione per chiarire la questione”.

Sulla possibilità che il Papa gli tolga la dignità cardinalizia, Burke è esplicito: “Non ci penso proprio, voglio dire, certo, è possibile, è accaduto storicamente, che un cardinale abbia perso il suo titolo: Ma non ci penso perché so quello che è il mio dovere”. A chi gli chiedeva se non aveva paura delle conseguenze, ha risposto: “Quello di cui ho paura è apparire davanti a Nostro Signore il giorno del Giudizio e dover rispondere: no, non ti ho difeso quando eri attaccato, e la verità che hai insegnato era tradita”.

Il dialogo con il Papa è iniziato in maniera privata, ma in seguito i Dubia sono stati resi pubblici. Perché? Burke risponde così: “Quando siamo stati informati che non ci sarebbe stata nessuna risposta, capimmo che dovevamo portare la conversazione davanti a tutta la Chiesa perché così tanti fedeli – così tanti preti e vescovi – stanno esprimendo una grande confusione su questo tema, anche considerando come queste confusioni generano più divisioni in varie parti della Chiesa fra vescovi e vescovi e preti e laici sugli insegnamenti fondamentali della Chiesa. Bene, quello è il lavoro del demonio. Lo Spirito Santo genera unità e la conversione quotidiana della vita di Cristo che ci aiuta a superare i nostri peccati e a vivere secondo la verità. Così questa confusione, questa divisione deve essere affrontata e risolta”.

Ci sarà una “correzione formale”? Burke ha risposto così:

“Non sembra molto diverso dai Dubia. In altre parole, le verità che sembrano essere poste in questione da AL saranno semplicemente poste accanto a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato nell’insegnamento ufficiale della Chiesa. E in questo modo questi errori saranno corretti”.

Per quanto riguarda l’insegnamento della Chiesa su questo punto, è utile vedere “LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA CIRCA LA RECEZIONE DELLA COMUNIONE EUCARISTICA DA PARTE DI FEDELI DIVORZIATI RISPOSATI”, che presenta le proposte fatte proprie dall’Amoris Laetitia e afferma: “Di fronte alle nuove proposte pastorali sopra menzionate questa Congregazione ritiene pertanto doveroso richiamare la dottrina e la disciplina della Chiesa in materia. Fedele alla parola di Gesù Cristo, la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione”.

E anche l’enciclica “Familiaris Consortio”, di San Giovanni Paolo II, che al n. 84 afferma: “La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”.

Da ignoranti quali siamo, ci sembra però di poter vedere che sia l’uno che l’altro documento sembrano avere un peso ben diverso da un paio di noticine, e da una lettera privata.



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BRASILE. LE CIFRE DI UN DISASTRO PASTORALE. NOVE MILIONI DI CATTOLICI ABBANDONANO LA CHIESA IN DUE ANNI.

Marco Tosatti

Dal Brasile vengono le cifre di un disastro. Un sondaggio di Datafolha ha rilevato che gli adulti che si dichiarano cattolici sono passati dal 60 per cento nel 2014 al 50 per cento nel dicembre del 2016.

Questo vuol dire che in due anni circa nove milioni di fedeli hanno deciso di lasciare la Chiesa.

Un dato certamente sconcertante; tanto più se si considera che per la prima volta nella storia sulla cattedra di Pietro siede un Pontefice che provien dal subcontinente latino-americano.

Datafolha ha mostrato che nello stesso periodo c’è stato un incremento importante di persone che non professano nessuna religione. Sarebbero passati dal 6 al 14 per cento negli ultimi due anni.

Nel 2012 la percentuale dei  cattolici dichiarati era del 64,6 per cento.

Il sondaggio indcia che il 43 per cento dei cattolici brasiliani vivono nella regione del sudeste, la più sviluppata del Paese, mentre nel nord e nel oeste, si giunge appena al 15 per cento della popolazione.

Il sondaggio di Datafolha ha un margine di errore del 2 per cento. E’ stato realizzato nell’ultimo mese in 174 municipi a livello nazionale, intervistando 2828 persone di età superiore ai sedici anni.

In Brasile, anche se questa recente valanga di abbandoni non ha segnato un’espansione degli evangelici, è opportuno ricordare che metà dei protestanti provengono  dalla Chiesa cattolica.

La maggior parte delle conversioni avvengono prima dei venticinque anni, e i convertiti citano come motivo del cambiamento un maggior rapporto con Dio (77 per cento) e lo stile di culto delle nuove Chiese (68 per cento).

Il segretario della Conferenza Episcopale del Brasile, dom Ulrich Steiner,  ha dichiarato a La Folha di San Paolo che il numero di persone disposte a lottare per la giustizia è più importante della percentuale di cattolici.



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IL DISASTRO DELLA CHIESA BELGA. LÉONARD, E IL PROFESSORE LICENZIATO DA UNA SCUOLA CATTOLICA. DIFENDEVA LOURDES E I MIRACOLI DEL VANGELO.

Marco Tosatti

Nella Chiesa del 2016 può capitare quasi di tutto. Anche che venga richiesto – e l’hanno già fatto in parecchie migliaia – di firmare una richiesta di sostegno a un arcivescovo, Léonard, ingiustamente escluso dalla porpora cardinalizia, e di un insegnante, teologo, autore di diverse opere, e perseguitato perché sosteneva che i miracoli di Lourdes sono avvenuti, e che i miracoli del Vangelo anche.

Siamo al paradosso, ma in realtà anche stupirsi è diventato difficile. Mons. Léonard ha deciso di continuare la sua battaglia, che gli aveva fruttato anche aggressioni fisiche, in difesa dei diritti umani come li concepisce il Vangelo, e il Magistero della Chiesa, quello che non tema di farsi ossessionare dal problema dell’aborto. L’ex vescovo di Bruxelles ha scritto un libro che farà certamente discutere, in Belgio, dentro e fuori la Chiesa, che si intitola “Un évêque dans le siecle”.

Nel libro intervista Léonard fa appello a un rilancio del dibattito sull’aborto, sull’eutanasia e sul “matrimonio” omosessuale. In particolare sull’aborto sostiene che bisogna riparlarne, “perché se no si ridurrà a un fatto registrato, che fa parte dei costumi, e che non si rimetterà mai più in questione”. Léonard aveva partecipato a numerose marce per la vita – il che certamente non aveva fatto piacere a non pochi dei suoi colleghi con l’obiettivo di “partecipare a un risveglio o a un mantenimento dello stato di allerta delle coscienze”. Basta pensare alla celebra frase di mons. Galantino sui volti inespressivi di quelli che pregano davanti alle cliniche abortiste per immaginare come i super-progressivi vescovi belgi possano voler riaprire il dibattito sull’aborto legale. E seguendo quello che già diceva Paolo VI non ha paura di affermare che “La mentalità contraccettiva generalizzata incoraggia una mentalità abortista”.

Sull’eutanasia, in cui il Belgio è fra i Paesi più attivi, mons. Léonard dice che “tocca tutta una professione che è obbligata a relativizzare il giuramento di Ippocrate”, e continua: “Quella che si presenta come una decisione puramente personale in nome della libertà dell’individuo è in realtà una decisioneche ha un’influenza profonda e determinante sull’insieme della società”.

E conclude deplorando che in Belgio non ci si mobilita “abbastanza per dire No a pretesi avanzamenti che sono dei ritorni all’indietro e una regressione in rapporto alla solidarietà che deve legare i membri di una società”.

Più straordinario il caso del secondo nome dell’appello, quello di Arnaud Dumouch, professore di religione all’istituto Saint Joseph de Châtelet e rettore dell’Istituto Dottor Angelico. Dumouch, 52 anni, padre di famiglia, si è visto ritirare un anno fa, il 14 dicembre 2015, il visto ecclesiastico. Fino a quando mons. Léonard era Primate del Belgio, lo aveva difeso. Ma subito dopo la partenza del presule di Bruxelles, che ha trovato rifugio a Gap, come cappellano del santuario di Notre-Dame du Laus è stato colpito.

Se leggete il francese, potete trovare la storia completa cliccando QUI.

E’ una storia che ha radici antiche. Arnaud insegnava come giovane professore di religione in una scuola libera della diocesi di Tournai. Insegnava secondo il Catechismo e il magistero della Chiesa, e il Vaticano II.

Si è urtato con il suo superiore, un sacerdote ex sessantottino che ha deciso di rendergli la vita difficile, e che ha usato del suo ruolo di Ispettore del corso di religione per farlo cacciare. Arnaud trova comunque rifugio all’istituto Saint Joseph, a Chatelet, e diventa di ruolo nel 2003. Nel 2010 però la pace finisce. Il sacerdote che lo perseguitava è diventato vicario episcopale con delega all’insegnamento nella diocesi, e scatena contro Arnaud tutta una serie di ispezioni, compiute da un religioso lasalliano nell’istituto in cui Arnaud insegna, della Congregazione dei Lasalliani.

Fino a quando non c’è un vero e proprio processo: Arnaud Dumouch è convocato, e anche l’inquisitore è presente. Gli presentano una lista di rimproveri. Il religioso gli chiede: “Come si può ancora seguire il magistero, oggi, dopo l’affare Galileo?”. Il professore risponde che l’affare Galileo non tocca il magistero, che non si occupa che della fede. “Lei ha insegnato che Cristo è davvero resuscitato! Ma non è che un simbolo! Lei fa dell’esoterismo!”. Il processo assume veramente contorni kafkiani. Dumouch ha pubblicato siverse opere di teologia, con l’imprimatur dell’arcivescovo di Parigi. Cerca di difendersi, ma senza effetto. “Lei si deve concentrare su temi sociali, tolleranza e democrazia – è l’ordine. – La Trinità, la vita dopo la morte, il peccato e il perdono non interessano a nessuno. E’ ridicolo!”.

Il professore resiste. Le ispezioni continuano, e il 23 agosto 2013 il vescovo di Tournai, mons. Harpigny, riceve Dumouch, su richiesta del card. Müller, favorevole al professore di religione, di cui Benedetto XVI aveva usato i lavori per la sua enciclica, Spe Salvi.

Ma la burocrazia è più forte: Dumouch è sospeso per tre mesi. E nel 2014 le ispezioni riprendono. Fa denuncia per mobbing alla polizia, su consiglio del vescovo, e di mons. Léonard. Le ispezioni cessano e tutto è tranquillo fino al 2014. Nel marzo del 2015 una nuova ispezione scopre che gli allievi hanno preparato dei lavori sui miracoli di Lourdes. L’ispettore insorge: “I miracoli di Lourdes? Ma è della magia! E mi citi un solo miracolo del Vangelo che sia reale!”. Il professore risponde: “La resurrezione di Cristo. E’ il miracolo dei miracoli. O no?”.

La storia ha un epilogo nel luglio del 2015 quando i Fratelli delle Scuole Cristiane gli ritirano il permesso di insegnare. Poi viene licenziato. Il professore fa ricorso a Roma. Gli allievi di Dumouch mettono on line una petizione: la firmano in oltre duemila. Il ricorso a Roma è sospensivo, e il professore dovrebbe essere reintegrato immediatamente. Ma la direzione ritarda.

A quanto pare la storia non è apparsa sui mass media. Ma certamente se Dumouch fosse stato cacciato per aver difeso l’aborto o il matrimonio omosessuale e così via, avremmo visto paginate.

Ma come sappiamo la Chiesa belga è nelle mani del gran consigliere del Pontefice, il discusso cardinale Danneels. L’uomo che ha inventato il termine “la mafia di san Gallo”. Che pena.

Chi è interessato all’iniziativa, e vuole firmare, può trovare elementi interessanti QUI.



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AMORIS CONFUSIO. DUE GRANDI STUDIOSI LAICI CHIEDONO AL PAPA DI RINNEGARE OTTO ERRORI.

Marco Tosatti

Dopo i cinque “Dubia”, adesso arrivano gli otto “Errori” . Altri due illustri studiosi cattolici hanno chiesto al Pontefice di esprimersi, e bloccare quello che definiscono un “abuso” dell’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica emanata dopo i due Sinodi sulla famiglia. E’ un’ulteriore presa di posizione di personalità di riguardo del mondo cattolico, dopo la Supplica Filiale, la lettera di decine di teologi, sacerdoti e vescovi, la richiesta di chiarire i “Dubia” avanzata dai quattro cardinali e la recente lettera di venti esponenti cattolici.

E’ evidente, con buona pace dei superzelanti chiusi a riccio intorno al Pontefice, che il problema dell’Amoris Laetitia non è liquidabile con qualche definizione di rigidità, o di conservatorismo farisaico; ma è una questione che lacera coscienza e logica di molti fedeli cattolici senza etichette particolari.

In una lettera indirizzata al Pontefice e “a tutti i vescovi in comunione con lui, e al resto dei fedeli cristiani”, John Finnis e Germain Grisez (nella foto) lamentano che la cattiva interpretazione popolare di Amoris Laetitia è usata “per appoggiare errori contro la fede cattolica”.

Così chiedono al Pontefice di ripudiare questi errori, e chiedono a “tuti i vescovi di unirsi a questa richiesta e di emanare le loro proprie condanne di queste posizioni erronee che identifichiamo”.

La lettera è stata pubblicata dal sito “First Things”.

Ecco la lista degli otto errori:

  • Che i preti possano assolvere dal peccato anche quando non c’è intenzione di correggersi
  • Che le persone possano essere troppo deboli per obbedire ai comandi di Dio
  • Che non c’è una legge morale a cui non possano esserci eccezioni
  • Che le leggi morali sono ideali, e non è realistico attendersi che vengano adempiute
  • Che in alcune circostanze è meglio violare una legge morale
  • Che l’attività sessuale è sbagliata solo se uno è sfruttato o ferito
  • Che un matrimonio valido può essere sciolto
  • Che non ci sia nessuno condannato all’Inferno

Finnis è un professore emerito di filosofia a Oxford. Grisez un teologo morale che ha insegnato per molti anni a St. Mary. Entrambi sono fra i più stimati pensatori cattolici.

IL PAPA, L’INFORMAZIONE, LE FECI E MATERIALI AFFINI.

 

Marco Tosatti

Ho aspettato in paio di giorni a scrivere; in primo luogo perché c’era materia più pressante, nel mio minuscolo carnet di notizie, e poi perché provavo disagio. Provavo disagio per il Pontefice, anche se sono sicuro che aveva le migliori intenzioni del mondo; però si sa che fine spesso fanno le buone intenzioni.

Mi riferisco alla cacca. In molti anni che seguo e studio da apprendista le cose di Chiesa non avevo sentito un Pontefice parlare, o scrivere dell’argomento. Lo ha fatto Francesco nell’intervista al giornale cattolico belga “Tertio”.

Parlando dei pericoli e delle tentazioni dell’informazione, ha detto: “E poi, credo che i media devono essere molto limpidi, molto trasparenti, e non cadere – senza offesa, per favore – nella malattia della coprofilia, che è voler sempre comunicare lo scandalo, comunicare le cose brutte, anche se siano verità. E siccome la gente ha la tendenza alla malattia della coprofagia, si può fare molto danno”. (Grassetto mio, N.D.R.).

In particolare con Giovanni Paolo II, si era sviluppato fra i vaticanisti (me incluso) il “primavoltismo”; si andava a caccia e si sottolineava che era la prima volta che un papa faceva questo, diceva quello, e così via. Evidentemente quello sport è un po’ andato in disuso; perché questa sarebbe stata una prima volta clamorosa, che il termine greco κόπρος, còpros, sterco, si affaccia sulle labbra del Papa, e non vedo una corsa a segnalarlo. Pronto a fare ammenda, se sbadato come sono non l’ho notato.

Forse perché proviamo un po’ di imbarazzo. Personalmente, non mi è piaciuto. Chi mi conosce sa che non sono molto prude. Confesso di aver praticato per molti anni la pessima abitudine di non pochi dell’ambiente giornalistico a essere piuttosto sboccati. Un vizio che non poche delle persone che hanno condiviso con me pezzi di vita, soprattutto donne, hanno cercato di attenuare, e da cui sto faticosamente tentando di liberarmi. E quanto alla vita privata da giovane venti e maree hanno sbattuto per benino questa barchetta.

Quindi non è certamente da rigido parruccone che manifesto il mio disagio. Certi termini sulle labbra del Pontefice mi danno un suono strano.

Quanto poi alla limpidezza e alla trasparenza, chi vuole scagli la prima pietra. Da due mesi ci sono quattro cardinali – e non pochi fedeli – che aspettano una risposta, che forse non verrà mai, di chiarezza su peccato mortale ed eucarestia. Abbiamo il confidente e suggeritore del Papa che ha ammesso di aver irriso i quattro cardinali da un account anonimo di Twitter, da lui creato (anonimo perché?) e cerca ora di farsi passare per un martire digitale…Insomma.

E ora coprofilia e coprofagia. Penso tutto il male possibile di questo mestiere, e dei giornalisti in generale, me per primo, ma se non troviamo misericordia dal Papa, da chi ce la dobbiamo attendere?

Spero di sbagliare, ma temo di percepire qualche disequilibrio.



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MONS. SCHNEIDER: LO SCISMA C’È GIÀ. TRUCCHI, INGANNI E INTIMIDAZIONE PER DARE LA COMUNIONE AI DIVORZIATI.

Marco Tosatti

Nella Chiesa cattolica c’è già uno scisma in atto; non per colpa del Pontefice, ma di alcuni ecclesiastici che usano trucchi, inganni, una retorica magistrale e dialettica. E’ questa l’opinione espressa dal vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider, (nella foto con il card. Burke)  in un’intervista a una televisione francese. A causa del dibattito che è seguito alle interpretazioni contrastanti sull’esortazione apostolica Amoris Laetita, “siamo testimoni oggi di una forma bizzarra di scisma”, ha detto il presule, prendendo di mira ecclesiastici di alto livello che hanno rotto con la tradizione cattolica per promuovere “il vangelo della libertà sessuale”. Queste persone, ha aggiunto, cercano di soffocare una discussione aperta sui loro scopi, e “fanno uso di calunnie nel tentativo di mettere a tacere la voce della verità.

Senza fare nomi – ma forse, con un po’ di attenzione, alcuni di essi sono identificabili, – ha detto: “Questi ecclesiastici vogliono usare metodi malvagi – cioè trucchi, inganni, retorica magistrale e dialettica, e persino tattiche di intimidazione e violenza morale, per raggiungere il loro obiettivo, quello di ammettere i cosiddetti divorziati-risposati alla Santa Comunione senza che questi adempiano alla condizione di vivere in perfetta continenza, una condizione richiesta dalla legge divina”.

Schneider ha escluso il papa dalle accuse: “Ha detto chiaramente di non avere l’intenzione di proporre il suo proprio insegnamento magisteriale”, e ha esortato a pregare affinché il Papa intervenga e metta fine alla confusione.

 

Mons. Schneider ha svolto a Roma lunedì scorso una conferenza su “La grandezza non negoziabile del matrimonio cristiano”. Ne avete il resoconto dettagliato in Corrispondenza Romana. Ha ricordato l’insegnamento del Vangelo sul matrimonio, e ha aggiunto: “Di conseguenza la Chiesa secondo la logica Divina e umana non ha la competenza di approvare nemmeno implicitamente una convivenza more uxorio al di fuori di un valido matrimonio, ammettendo tali persone adultere alla Santa Comunione. Un’autorità ecclesiastica che emana norme o orientamenti pastorali che prevedono una tale ammissione, si arroga un diritto che Dio non le ha dato. Un accompagnamento e discernimento pastorale che non propone alle persone adultere – i cosiddetti divorziati risposati – l’obbligo divinamente stabilito di vivere in continenza come condizione sine qua non per l’ammissione ai sacramenti, si rivela in realtà come un clericalismo arrogante. Poiché non esiste un clericalismo più farisaico che quello che si arroga diritti divini”.

Ha poi esposto più ampiamente i concetti espressi nell’intervista, ricordando il peccato di Aronne, che diede il permesso di infrangere il Primo Comandamento:

“Invece del Primo Comandamento come era nel tempo di Aronne, parecchi chierici, anche di più alto rango, sostituiscono ai nostri giorni il Sesto Comandamento con il nuovo idolo della pratica sessuale tra persone non validamente sposate, che è in un certo senso il vitello d’oro creato dai chierici dei nostri giorni. L’ammissione di tale persone ai sacramenti senza chieder loro di vivere in continenza come conditio sine qua non, significa nel fondo un permesso di non dover osservare in questo caso il Sesto Comandamento. Tali chierici, come nuovi “Aronne”, tranquillizzano le persone, dicendo che possono essere serene e liete, cioè possono continuare nella gioia dell’adulterio grazie a una nuova “via caritatis” e al senso “materno” della Chiesa e che possono persino ricevere il cibo Eucaristico. Con tale orientamento pastorale i nuovi “Aronne” clericali fanno del popolo cattolico il ludibrio dei loro nemici, cioè del mondo non credente e immorale, il quale potrà davvero dire per esempio:

Nella Chiesa cattolica si può avere accanto al proprio coniuge un nuovo partner, e la convivenza con lui è ammessa nella prassi.

Nella Chiesa cattolica è ammessa di conseguenza una specie di poligamia.

Nella Chiesa cattolica l’osservanza del Sesto Comandamento del Decalogo, tanto odiato da parte della nostra società moderna ecologica ed illuminata, può avere delle legittime eccezioni.

Il principio del progresso morale dell’uomo moderno secondo il quale si deve accettare la legittimità degli atti sessuali fuori del matrimonio, è finalmente implicitamente riconosciuto nella Chiesa cattolica, che era stata sempre retrograda, rigida e nemica della letizia dell’amore e del progresso morale dell’uomo moderno”.


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AMORIS LAETITIA, I DUBIA. IL SILENZIO DEL PAPA È OPERA DELLO SPIRITO SANTO PER EVITARE ERRORI? L’IPOTESI DEL NEW YORK TIMES

 

 

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Marco Tosatti

La situazione che la Chiesa cattolica sta vivendo, dopo l’Amoris Laetitia, le richieste di chiarimento formale di quattro cardinali, i cosiddetti Dubia, (voce di un bacino di perplessità enormemente più ampio, come testimoniano le firme della Supplica Filiale, e documenti di teologi e docenti) e il rifiuto di rispondere del Pontefice la porta a percorrere una “terra incognita”, secondo l’editorialista del New York Times Ross Douthat.

E in effetti, a oltre tre mesi dalla ricezione della lettera privata con cui i porporati chiedevano chiarimenti, che avrebbero provocato una sostanziale irritazione nel Papa (e lo crediamo, nonostante le smentite private) una risposta non c’è stata; definizioni non elogiative, accuse di rigidità, suggerimenti che dietro la rigidità ci siano problemi psicologici, dottrinarismo e chi più ne ha più ne metta. Ma una risposta netta, chiara e sincera no.

Da praticone ignorante, riassumo la questione per chi non la conosce. Amoris Laetita, l’esortazione del Pontefice dopo due Sinodi sulla famiglia, lascia capire, in una nota, senza abolire il magistero precedente, che lo escludeva, che una persona divorziata e risposata civilmente possa accedere all’eucarestia. Cioè qualcuno che è – formalmente – in peccato mortale, e senza cambiare la sua situazione, può comunicarsi. E’ una prospettiva che apre la porta a molte possibilità: perché non si può applicare la stessa soluzione ad altri peccati, anch’essi gravi? Insomma, un bel pasticcio. Che appare voluto.

E infatti come ricorda Ross Douthat, “I liberals hanno avuto il permesso di sperimentare, i conservatori di tenersi alla lettera della legge, e i vecsovi sono stati lasciati in sostanza a scegliere il loro personale insegnamento su matrimonio, adulterio e sacramenti – il che molti hanno fatto in quest’anno, oscillando fra i conservatori in Polonia e Filadelfia, i liberals a Chicago e in Argentina, con frizioni inevitabili fra vescovi di interpretazioni diverse”.

In effetti, a parte le accuse eccessivamente ripetute, e piuttosto deboli, da un punto di vista di contenuto, sulla rigidità, l’unica risposta è venuta con una lettera di approvazione indiretta all’interpretazione dei vescovi argentini. Indicativa, ma difficilmente spendibile come un atto di magistero autorevole in una crisi di queste proporzioni.

Questa obliquità importa, perché – scrive Douthat – nel cattolicesimo le parole formali del Papa, le sue encicliche ed esortazioni hanno un peso che ammiccamenti e accenni impliciti e lettere personali non possono avere…così evitare la chiarezza sembra essere inteso come un compromesso, una copertura”.

Ma questo strano spettacolo intorno ai Dubia “ci ricorda che questa non può essere un sistemazione definitiva”. La logica di Roma locuta, causa finita, secondo il commentatore del New York Times, è troppo connaturata nelle strutture cattoliche per permettere solo una temporanea decentralizzazione della dottrina. “Finché il papa rimane il papa, ogni controversia di grande importanza arriverà inevitabilmente su su fino al Vaticano”.

“Francesco deve saperlo. Per ora sembra scegliere la crisi minore di vescovi in contrasto e insegnamento confuso alla maggiore crisi che potrebbe venire (anche se chi può dirlo con certezza?) se offrisse le sue risposte personali ai conservetori sui Dubia e semplicemente chiedesse loro di obbedire. Sia l’obbedienza che lo scisma potrebbero venire dopo un poco, ma non finché il tempo e l’azione dello Spirito Santo avessero indebolito la posizione dei suoi critici nella Chiesa”.

In conclusione, Ross Douthat offre un’ipotesi interessante: “Nel frattempo il suo silenzio ha l’effetto di confermare i conservatori nella loro resistenza perché a loro sembra che il suo rifiuto di dare una risposta definitiva potrebbe essere esso stesso il lavoro della provvidenza. Cioè, lui pensa di essere machiavellico e strategico, ma in realtà è lo Spirito Santo che gli impedisce di insegnare l’errore”.

E’ un’ipotesi “teologicamente rara, che può essere facilmente confutata”; e il Papa “deve solo esercitare la sua autorità rispondere alle critiche e dire chiaramente ai fedeli che cosa vuole che credano. Ma finché non parla, l’ipotesi è aperta”.



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IL PAPA, L’ABORTO, E LO STUOLO DEI LECCA CALZINI

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Marco Tosatti

Il bel testo del Papa che prolunga indefinitamente quello che è già successo per tutti i dodici mesi scorsi ha provocato qualche sconforto a chi segue con amore non scevro di lucidità l’informazione; e a chi segue le vicende interne della Chiesa.

Il documento del Pontefice, al N.12, recita così:  “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti  in questo cammino di speciale riconciliazione”.

Parla di peccato grave (qualche giorno fa ha parlato di  “crimine orrendo”), di pentimento, di riconciliazione. Cioè di qualcuno che non intende commettere di nuovo ciò che ha fatto, vuole riconciliarsi con Dio, va a confessarsi – elemento non trascurabile in tutto questo processo – e cerca l’aiuto della Chiesa.

Insomma, tutto un lavoro, un processo, un percorso, come si usa dire adesso.

Dai titoli dei giornali l’impressione è varia. Si può capire che finalmente la Chiesa, grazie a un gesto rivoluzionario del Pontefice, adesso perdona chi commette un aborto; oppure che finalmente perdona i colpevoli; che infine i preti possono assolvere i responsabili (ma già prima molti religiosi potevano, e da un anno tutti i sacerdoti); fino ad arrivare a chi suggerisce che il Papa abbia come passato un colpo di spugna su questo peccato, definito, lo ricordiamo da lui stesso, poco prima, un crimine orrendo.

Se leggiamo alcuni commenti il piatto si fa ancora più ricco e variato. Ora  la peccatrice ha la possibilità di cambiar vita (Prima no?); in realtà ha già espiato con il dolore provato; dopo questo allargamento indefinito della possibilità di assolvere da parte dei preti cade il ruolo di “grande peccatrice” della donna, anche perché molte di quelle he hanno abortito lo avrebbero fatto non per una loro scelta, ma per questioni culturali; e infine grazie al Pontefice la Chiesa non è più una spcie di ente che emana norme ma una madre pronta ad aprire le braccia ai peccatori.

Capisco e perdono i titolisti. E’ un mestiere difficile, ingrato e in cui si perde sempre. Capisco un po’ meno persone e colleghi che frequentano preti e papi se non dai trentacinque anni in cui è capitato a e, almeno da un numero sufficiente di lustri per ricordare le parole piene di affetto  di misericordia verso le donne che hanno un aborto alle spalle di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

“Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al  vostro bambino, che ora vive nel Signore”.

Quello che avete appena letto era Giovanni Paolo II, nell’Evangelium Vitae, del 1995. Se l’immagine che ne esce è quella di una Chiesa arcigna e matrigna, io sono un coccodrillo arancione.

Ma tant’è! Nello sforzo di dimostrare che la Chiesa comincia dal Conclave del 2013 si fa di tutto. E poi ci sono quelli che cercano di ingraziarsi il sovrano regnante accusando i suoi eterni nemici, i Rigidi, i Conservatori, i Kattivi di sempre, insomma; e nell’entusiasmo mescolano a presunte critiche e resistenze a questa decisione papale (in vigore già da un anno, non dimentichiamolo) la richiesta di chiarimenti sull’Amoris Laetitia presentata da quattro cardinali, e finora rimasta inevasa.

Come ha chiamato gli adulatori, il Pontefice? Lecca calzini? Ecco.

P.S. La sensazione di qualche giorno fa era giusta. Anche se l’oggetto non era quello ipotizzato.



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