CRONACHE DALLA SATRAPINA, PAESE MICA TANTO FELICE. UNA FAVOLA VERA.

Cronache dalla Satrapina

In un Paese mica tanto felice c’era una florida Casta di Sacerdoti. Tanto floridi e grassi che potevano regalare una parte dei soldi che lo Stato versava loro ai Mini Satrapi di altri Paesi. Un aiuto cosiddetto di fraternità e solidarietà.

A questo scopo viaggiavano, portando sacchetti d’oro, un Sacerdote economo (che dopo poco riuscì ad aprire un sostanzioso conto nel Forziere Centrale Operativo della Super Casta) e il suo aiutante, l’Uomo di Fiducia. Che non era Sacerdote.

Portavano denari, ed erano bene accolti ovunque, come spesso chi porta oro.

Erano però, non si sa perché, particolarmente bene accolti oltre le acque nere da un Mini Satrapo della Zona, con cui divennero amicissimi. Il Mini Satrapo era anche un buon cuoco, e gli preparava piatti prelibati.

Un giorno, tornando nel Paese da uno dei loro viaggi, i due ebbero una sorpresa sgradita. I Prelati superiori della Casta avevano esaminato tanti documenti, e non erano rimasti per niente contenti del lavoro dei due. Il Sacerdote fu rimandato nella Zona di provenienza.

All’Uomo di Fiducia, dal momento che la Casta non licenzia mai nessuno, fu cambiato posto. Fu mandato lontano dai sacchetti di denari ad occuparsi di altre cose, fra cui passeggini.

Ma nel frattempo il Satrapo della Zona oltre le Acque Nere, quello di cui erano tanto amici, aveva fatto carriera.

Era diventato il Satrapo Massimo, il Satrapo più Satrapo di tutti.

Visti i guai, l’Uomo di Fiducia si rivolse subito a lui. Che gli dette, come nella canzone di De Andrè, il consiglio giusto. L’Uomo di Fiducia si rivolse a per ottenere soddisfazione a un Tribunale guidato da un Grande Fedele e Servitore del Super Satrapo. Il Grande Fedele e soprattutto Servitore non ebbe neanche bisogno di esaminare i pacchi di documenti che li Prelati della Casta ammucchiavano contro l’Uomo di Fiducia, uno più pesante e contundente dell’altro. L’Uomo di fiducia doveva avere ragione.

Il Satrapo Massimo poi convocò il Vice Capo della Casta, per convincerlo a essere conciliante con l’Uomo di Fiducia. Il Vice Capo fu refrattario; e invece di essere accomodante con il Satrapo Massimo presentò ricorso contro la decisione del Grande Fedele e Servitore.

Pochi giorni più tardi il Vice Capo venne mandato a fare il Satrapo di Zona altrove, e il suo posto viene affidato a un altro Sacerdote della Casta, l’Ancora Più Fedele. Che certamente era voglioso di compiacere il Super Satrapo, e rimettere al suo posto l’Uomo di Fiducia.

Passò qualche tempo ancora, e anche l’Ancora Più Fedele si stufò; l’Uomo di Fiducia, a quanto pare, fu così sciocco da mordere la mano dell’Ancora Più Fedele, che chiese al Satrapo Massimo di liberarsene…

Così accadde che il cerchio si chiuse, e l’Uomo di Fiducia, per decisione personale del Super Satrapo, fu promosso a lavorare proprio alle dipendenze del Grande Fedele e Servitore.

Domanda: ma quale ammontare di gratitudine, o di conoscenza, doveva avere l’Uomo di Fiducia, che non era neanche Sacerdote, per godere di tanta protezione?

Nel frattempo nelle fucine della Super Casta si stancavano fuochi e si sforzavano metalli a preparare fulmini incandescenti contro la Corruzione.

C’era chi rideva. E chi no.



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CEI, ASSEMBLEA, NUOVA PRESIDENZA. PERCHÈ MONS. GALANTINO PREFERIREBBE MONS. MARIO MEINI.

Marco Tosatti 

Porque esta vez no se trata de cambiar a un presidente… recitava una canzone della mia lontana gioventù che Luis Badilla, grande architetto del sito paravaticano di diffusione di notizie ad usum delphini “Il Sismografo” conosce bene. Parliamo della Presidenza della Cei, e dell’Assemblea che si apre oggi.

Il Presidente uscente, Angelo Bagnasco, non riproporrà la sua candidatura (potrebbe farlo in via eccezionale, avendo già svolto due mandati). I vescovi saranno chiamati a votare una terna di candidati, fra cui il Pontefice regnante sceglierà.

Il presidente, per Statuto, deve essere un vescovo diocesano ordinario, cioè avere la responsabilità di una diocesi. E questo esclude immediatamente l’attuale segretario della Cei, Nunzio Galantino, che avrebbe, qualche tempo fa declinato l’offerta di una importante diocesi meridionale. Certo, questo gli avrebbe permesso di correre per la posta più ambita, e il suo nome era corso con frequenza. Ma lo esponeva anche al rischio di non ricevere abbastanza voti da entrare nella terna; a quanto sembra anche nel suo campo politico i pareri su di lui sono variegati. Se avesse corso per la presidenza, e si fosse trovato fuori della terna, non gli sarebbe rimasto altro che la sua diocesi. Niente più Avvenire, televisione cattolica, contatti politici, scelta dei nuovi vescovi. Troppo rischioso.

Però anche la scelta di restare a fare il Grande Burattinaio presenta dei rischi. Si parla di possibili presidenti. Uno è Gualtiero Bassetti, vescovo di Perugia, ex vice presidente per il Centro Italia. Il Pontefice lo stima, l’ha fatto cardinale, gli ha affidato le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo del 2016. Ma Bassetti ha già compiuto 75 anni, è in “prorogatio” – annunciata ufficialmente, però, e questo potrebbe essere un segnale – e finirebbe a 80 anno compiuti la sua presidenza.

Ci sono altri due nomi in posizione eccellente. Il primo è quello di Franco Giulio Brambilla, ordinario a Novara, teologo ed ex ausilare di Tettamanzi a Milano, un dei vescovi più progressisti del Paese. E poi c’è Mario Meini, vescovo di Fiesole, e vicepresidente Cei per l’Italia centrale. E’ un uomo mite, che non ama la prima fila, ed è il candidato di mons. Galantino, che lo vede come la persona ideale per quel ruolo. Con Meini presidente, il potere reale – è l’ipotesi – resterebbe saldamente nelle mani dell’attuale segretario generale. Poco cambierebbe rispetto ad ora. Business as usual.

Il che difficilmente accadrebbe invece se Franco Giulio Brambilla risultasse il candidato prescelto nella terna e dal Pontefice. Mons. Brambilla è un uomo deciso e volitivo. La sua elezione porterebbe a equilibri ben diversi a circonvallazione Aurelia.

L’altro candidato eccellente è l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. E’ una figura storica di riferimento nell’episcopato italiano.

E il Pontefice che cosa vuole? Qualche tempo, quando qualcuno ha toccato con lui questo tema, mi dicono abbia risposto di volere che il nuovo presidente fosse “avanzato, avanzato, avanzato”. Traducendo: progressista. Non un uomo santo; un uomo avanzato.



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IN DIFESA DEL VESCOVO DI SULMONA. E DELLA LIBERTÀ DI PAROLA, OPINIONE ED ESPRESSIONE DI TUTTI.

Marco Tosatti

Raccogliamo e rilanciamo la denuncia di Osservatorio Gender perché ancora una volta quella che è vissuta da alcuni, compresa la maggioranza dei mass media, coma una campagna per i diritti di alcuni, corre il rischio di trasformarsi in una reale limitazione del diritto primordiale di tutti, cioè quello di parola e di opinione.

E’ il caso del vescovo di Sulmona-Valva, mons. Angelo Spina, che ha concesso un’intervista a “La Fede Quotidiana”, in cui faceva sue con altre parole le opinioni espresse dal Pontefice sulla cultura gender.

Ecco le sue parole:

“Direi che i problemi sono due e interagiscono. Politica e clima culturale ostile remano contro la famiglia naturale fatta da uomo e donna. Partiamo dalla politica. Penso che non le attribuisca la cura che merita. In quanto al clima culturale è negativo e spesso addirittura ostile”.

E poi ha parlato del clima culturale e di stampa odierno: “Oggi il mondo è impregnato da una ideologia che spaccia per diritti quelli che in realtà sono arbitrio. La stessa politica in Italia ne ha dato prova correndo per approvare la legge sulle unioni civili che certamente non erano la priorità, ma sono figlie di potenti e ricche lobby. Io non discuto i diritti individuali, ma non è possibile accostare come è stato fatto, la famiglia naturale composta da uomo e donna aperti alla vita con altri tipi di unione. Spiacevolmente anche la stampa e i media spesso danno una pessima informazione, orientata a far credere che tutto sia lecito e permesso nel nome di una falsa libertà”.

Per queste opinioni il vescovo è stato attaccato dalla parlamentare PD Monica Cirinnà che sulla sua pagina di FB ha commentato: “Giorni fa ho fatto due assemblee nella sua diocesi, sale gremite da chi vuole il rispetto dell’art. 3 Cost., è uguaglianza non libero arbitrio”.

Umilmente ci permettiamo di sottolineare che “arbitrio” ha una valenza ben diversa da “libero arbitrio”. Forse qualche monsignore dei piani alti della Cei potrebbe spiegarlo all’on. Cirinnà, visti i rapporti cordiali con essa intrattenuti.

Nota l’articolista di Osservatorio Gender, con una certa ironia: “L’onorevole Cirinnà, che si vanta di aver riempito due sale in Molise per fare propaganda riguardo la legge da lei voluta sulle “unioni civili”, farebbe bene a sapere e a raccontare anche che l’intera provincia di Campobasso detiene il primato nazionale di non aver chiesto nemmeno una unione da quando la legge è entrata in vigore”.

Mons. Spina è molto amato, in zona, e i fedeli della concattedrale di San Bartolomeo a Bojano hanno deciso di difenderlo sui social, lanciando questo messaggio: “Il Vescovo di Sulmona-Valva, mons. Angelo Spina sta subendo, in queste ore, un feroce attacco mediatico ad opera di UAAR, truppe cammellate LGBT e Cirinná solo per aver ribadito il valore della famiglia naturale e tradizionale! Sosteniamolo!”.

E, aggiungiamo noi, non perché è vescovo o simpatico, ma indipendentemente da quello che ha detto per difendere la libertà di parola e di opinione. Che la dittatura del pensiero unico sta pericolosamente restringendo nel mondo occidentale. E anche da noi.



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“NO!”. LAICI CATTOLICI ESULTANO, QUALCHE VESCOVO UN PO’ MENO, FORSE…. #CENESIAMORICORDATI”

ciaone

Marco Tosatti

L’hashtag è #cenesiamoricordati. Il mondo delle famiglie del Family Day, quelli del Circo Massimo, esulta per la vittoria del “No”, e per la dipartita di Matteo Renzi. Matteo Renzi aveva partecipato con convinzione al primo Family Day, quello di San Giovanni; e poi c’è stata la conversione sulla via LGBT, la legge sulle Unioni Civili imposta soffocando ogni dibattito con una legge di fiducia a cui hanno contribuito Verdini e altri. Allora il popolo delle famiglie incassò la sconfitta (e lo strano voto di non pochi personaggi politici che si dichiaravano cattolici) con un “ce ne ricorderemo”. Poi venne la Cirinnà, con un video inquietante,  in cui si prospettava di tutto e di più dopo la riforma costituzionale, con un PD che avrebbe proposto leggi ulteriormente eversive dell’antropologia naturale.

E i timori si accrebbero. Negli ultimi mesi il Comitato promotore del Family Day , e in particolare il suo leader, Massimo Gandolfini si sono spesi, nel più totale silenzio dei mass media maggioritari, tutti in campagna esplicita o implicita per il “Si” a sottolineare i rischi per la democrazia di una vittoria di questa riforma frettolosa e pasticciata.

E qualcosa, sui rischi di una pesante sconfitta del “Si!”, deve essere filtrato persino ai vertici della Chiesa italiana, se negli ultimissimi giorni Gandolfini ha ottenuto un minimo di presenza su Avvenire e su TG2000, i feudi informativi gestiti in maniera molto presente dal Segretario generale della Cei, mons. Galantino. Se la legge sulle unioni civili è potuta passare grazie anche al quasi silenzio-assenso della Segreteria di Galantino, portatrice di un neo-collateralismo con l’esecutivo Renzi; maligni come siamo pensiamo che la presenza all’undicesima ora dell’esecrato Gandolfini sui media Cei possa non essere casuale. Ma invece essere il frutto di un qualche campanello di pericolo suonato a Circonvallazione Aurelia sull’esito referendario. Per evitare di associare una segreteria così contigua a Palazzo Chigi nella catastrofe delle urne. E forse anche per non silurare le possibilità di diventare Vicario del Papa per la città di Roma. Per sé o per il suo grande amico e sponsor, il vescovo di Albano, diocesi estremamente attenta ai problemi delle diversità e dei nuovi diritti.

E’ naturale che i laici cattolici che si sono battuti in questi mesi adesso si sfoghino sui social.

Mario Adinolfi, direttore de “La Croce” e bestia nera degli attivisti dell’ideologia omosessualista, scrive: “Dopo Hollande, Obama, Zapatero e Cameron un altro politico prono alla lobby Lgbt cade. Renzi ce ne siamo ricordati”. Associando l’approvazione del matrimonio omosessuale alle sventure politiche dei capi di governo (Obama per interposta Hillary Clinto). Una moderna versione della Maledizione di Tutankhamon che colpirebbe i premier filo LGBT.

adin

Altri sono stati più stringati: il Comitato Articolo 26 (@comitatoart26) ha twittato alle 0:28 AM on Lun, Dic 05, 2016:

“Le famiglie del #FamilyDay con il #PaeseReale hanno rispedito al mittente una brutta riforma che avrebbe indebolito la #democrazia ✌ #Renxit”.

art26

Qualcuno ha messo in campo addirittura il Nemico dell’umana natura, il Mentitore:

renzi-esorcismo

E poi naturalmente c’è chi non ha resistito allo sfottò, come qui sotto.

ciaone

 

E visto che il protagonista di questa battaglia stato Massimo Gandolfini, è giusto riportare in aggiunta al post originale la sua dichiarazione:

“Renzi è stato punito dalla sua arroganza, quella stessa arroganza che lo ha portato ad ignorare ogni confronto, anche informale, con il popolo del Family day – che ha portato milioni di persone in piazza a distanza di pochi mesi nel 2015 e 2016  – e ad imporre due voti di fiducia per far approvare la legge sulle unioni civili”. Così Massimo Gandolfini commenta il risultato del referendum istituzionale.

“Il 31 gennaio avevamo promesso che ce ne saremmo ricordati e ora Renzi si ricorderà per sempre del nostro popolo, che ha presentato il conto alle urne, dopo centinaia di incontri svolti in tutta Italia dal Comitato famiglie per il No”. Prosegue Gandolfini.

“Da qui nasce l’esigenza di una politica che smetta di prendere ordini dalle elite  – aggiunge il presidente del Comitato promotore del Family day –  ma torni a rappresentare le esigenze dalla famiglie che sono il lavoro e la natalità. La ripresa economica non può infatti essere agganciata senza una ripresa valoriale che metta al centro dell’azione culturale, politica e legislativa la vita, la famiglia e la stessa integrità dell’essere umano”.

“Oggi, la nostra attività in favore della vita, della famiglia e della libertà educativa ne esce sicuramente rafforzata”.


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UN “NO” CATTOLICO AL REFERENDUM. ANCHE CONTRO LA TENTAZIONE DI UN NEO-COLLATERALISMO CLERICALE.

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Marco Tosatti

E’ un “NO” motivato contro la riforma della Costituzione promossa dal governo quello che il Comitato per il Family Day e il Movimento Cristiano Lavoratori hanno illustrato oggi pomeriggio, sabato 12 novembre, di fronte a centinaia di delegati delle due realtà giunti da tutta Italia. Il meeting ha avuto luogo presso il

Le due realtà del laicato cattolico guidate da Massimo Gandolfini (Family day) e Carlo Costalli rispondevano all’all’appello del presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco ad informarsi con grande cura per avere chiari tutti gli elementi di giudizio. Le famiglie e i lavoratori hanno detto ‘No’ alla rottamazione della sussidiarietà, dei corpi intermedi e della partecipazione del popolo alle decisioni.

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“Siamo ben coscienti che la riforma Renzi-Boschi è propedeutica alla definitiva destrutturazione della nostra società, proprio dalla destabilizzazione dei suoi due cardini principali: la famiglia e il lavoro”, ha spiegato Costalli ricordando tutte le azioni dall’attuale esecutivo contro la famiglia e contro il lavoro, a partire dal Jobs Act , giudicato fallimentare, e dall’istituzione dei voucher che hanno reso ancora più liquida ogni forma di attività lavorativa.

“Il tasso di decisionismo che si vuole introdurre – prosegue Costalli – è strumentale ad introdurre un processo di liquefazione della società italiana, anche grazie allo svuotamento della democrazia ottenuto tramite una Senato composto da nominati”.

Massimo Gandolfini ha ribadito che con un parlamento mono-camerale controllato esclusivamente dal Pd, grazie all’Italicum, Renzi avrà campo libero per portare a termine la trasformazione del tessuto sociale italiano. “Le unioni civili – ha detto Gandolfini – sono solo il capo fila di una politica tesa all’approvazione delle adozioni per tutti; del suicidio assistito; dell’estensione della procreazione artificiale a coppie gay e single; delle leggi liberticide sulla trans-fobia e omo-fobia; della depenalizzazione dell’utero in affitto; del divorzio express e della legalizzazione di tutte le droghe”.

Obiettivo comune del Family Day e del Movimento cristiano lavoratori, che lanciano un appello inclusivo a tutte le realtà impegnate nel sociale, è riportare al centro dell’azione politica i diritti della famiglia e dei lavoratori a partire dalla difesa della Costituzione italiana. Il laicato cattolico si candida pertanto ad essere protagonista del nuovo sentimento di partecipazione popolare, per riportare le leve decisionali democratiche nelle mani delle famiglie e dei lavoratori.

La presa di posizione di due realtà profondamente calate nel sociale ha anche un effetto di deterrenza verso la tentazione di un nuovo collateralismo clericale verso il governo e il potere politico che si è manifestato in maniera evidente durante il dibattito per la legge sulle unioni civili.

 

GENDER A SCUOLA. LA STRANA DEMOCRAZIA DEL RIFIUTO DEL DIALOGO. SI MUOVONO I GENITORI, E MANIFESTANO IN SEDICI CITTÀ. SI ATTENDE LA CEI.

 

Sono una strana democrazia, e uno strano governo quello che rifiuta di incontrare un Comitato promotore di una manifestazione che ha portato a Roma centinaia di migliaia di persone. Eppure è così: il primo ministro Renzi, il ministro dell’Istruzione Giannini e il ministro per le Riforme Boschi non hanno accettato di ricevere una delegazione del Comitato Difendiamo i Nostri Figli. Chissà di che cosa avranno avuto paura. O forse erano tutti troppo impegnati a cercare di raccattare voti per il sì al Referendum (anti)costituzionale. Comunque così è, e allora, è successo qualche cosa di diverso, come ci informa un comunicato che leggete di seguito.

difendiamo

In attesa dell’uscita delle linee guida del comma 16 della legge 107, la Buona scuola, relative all’attivazione di percorsi educativi di lotta alla ‘discriminazione per orientamento di genere’, e dopo essere stati inascoltati dal ministro dell’Istruzione Giannini e da quello delle Riforme Boschi, una delegazione dei vertici del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore dei Family day del gennaio 2016 e giugno 2016, ha manifestato davanti al Quirinale e consegnato alla segreteria della Presidenza della Repubblica un dossier sui casi di gender delle scuole, la richiesta di ufficializzazione del consenso informato preventivo per affermare il diritto del primato educativo dei genitori e una copia del manifesto educativo redatto dallo stesso Comitato. È stata inoltre avanzata la richiesta di essere ricevuti dal capo dello Stato Mattarella, per esprimergli le preoccupazioni delle famiglie italiane riguardo ai tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole, al fine di destrutturare l’identità sessuata dei bambini.

Contestualmente, in altre 15 città Italiane – Verona, Bergamo, Brescia, Parma, Salerno, Treviso, Genova, Vicenza, Pesaro, Gorgonzola, Perugia, Avellino, Milano, Massa e Novi Ligure – centinaia di persone appartenenti alle sezioni locali del Comitato hanno manifestato davanti agli uffici scolatici provinciali o regionali, consegnando lo stesso materiale e chiedendo di poter argomentare con i dirigenti scolatici rispetto a queste tematiche così sensibili.

“Il comitato rinnova la condanna ferma dei casi di violenza di genere e condivide ogni sforzo teso alla promozione di un’educazione alla parità dei sessi intesa come parità di opportunità, diritti e dignità, senza che questo apra ad una contrapposizione tra genere maschile e femminile a danno dell’identità sessuata dei bambini, ma piuttosto favorisca una alleanza tra uomo e donna nel rispetto della diversità dei sessi”, dichiara Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli.

Posto che si tratta di un qualche cosa che riguarda le famiglie, e le scuole, e naturalmente fra queste anche le cattoliche, ci si attende che i competenti uffici della Cei, e magari, chissà, anche i vertici, mostrino un qualche interesse o preoccupazione per il problema. E facciano sentire la loro voce. O forse anche no, per loro va tutto bene, come in occasione della legge Cirinnà.

 



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PAPA E FAMILY DAY. MESSICO E ITALIA: LAGGIÙ VA BENE, QUI NO? MISTERI E DOPPI PESI.

Marco Tosatti

 

messico

 

Ieri a Città del Messico hanno sfilato centinaia di migliaia di persone, a difesa del matrimonio fra uomo e donna e della famiglia naturale. ProVita ne da notizia così: “Erano attese forse 200mila persone alla Marcia per la Famiglia svoltasi ieri a Città del Messico.

Invece sono stati almeno 400mila i partecipanti provenienti da tutto il Paese. Senza contare poi il milione di persone che solo due settimane fa era sceso in piazza in tutti gli Stati della Federazione messicana. L’evento è stato ancora una volta organizzato dal Frente Nacional por la Familia, un coordinamento di varie associazioni che da ieri si è costituito in movimento civico permanente con lo scopo di influenzare l’agenda politica del Messico.

In mezzo a un clima di festa, tutti vestiti di bianco, hanno marciato dall’Auditorio Nacional fino all’ Ángel de la Independencia, dove è stato letto un manifesto sulla famiglia in 10 punti.

Tra cui, innanzi tutto, la tutela della famiglia fondata sul matrimonio stabile tra un uomo e una donna, il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre, il diritto dei genitori di educare i figli secondo per le loro convinzioni, e il rifiuto della imposizione della ideologia di genere da parte del governo.

Parlando alla stampa, Consuelo Mendoza, dell’Unione Nazionale dei Genitori, che fa parte del Fronte per la Famiglia, organizzatore della marcia, ha detto che i messicani vogliono un Messico migliore, dove le autorità ben rappresentino i reali interessi del popolo.

Ha aggiunto che nutre il massimo rispetto per le persone LGBT, per la loro dignità, e per la loro libertà di scelta. Ma da loro si aspetta il rispetto per la famiglia naturale.

Da parte sua, Juan Dabdoub Giacoman, Presidente del Consiglio messicano per la Famiglia, ha ricordato che nel febbraio di quest’anno è stata presentata una petizione a favore della famiglia con più di 200mila firme che è stata completamente ignorata dalle autorità.

Di contro, l’istituzione che dovrebbe garantire la non discriminazione in Messico, il CONAPRED, ‘sembra un’appendice della comunità gay’, e caldeggia esso stesso le discriminazioni, quelle contro la famiglia. Fernando Guzman Perez Pelaez, vice presidente di Confamilia, ha detto che il Presidente Peña Nieto porta avanti le sue convinzioni personali, senza curarsi delle istanze del popolo messicano”.

 

Oggi all’Angelus Il Pontefice, che in passato ha fatto dichiarazioni di gran peso sull’ideologia gender, e sulla “colonizzazione ideologica” che essa rappresenta, ha dato il suo appoggio con queste parole: “Mi associo ben volentieri ai vescovi del Messico nel sostenere l’impegno della Chiesa e della società civile in favore della famiglia e della vita, che in questo tempo richiedono speciale attenzione pastorale e culturale in tutto il mondo”.

Perfetto. Ma allora è lecito chiedersi in base a quale ragionamento, scelta o suggerimento quando il Circo Massimo a Roma e le zone limitrofe si sono riempite di centinaia di migliaia (forse non un milione, ma sicuramente diverse centinaia di migliaia) di persone nel “Family Day” del gennaio scorso con la presenza e la partecipazione di molti vescovi, e con il gradimento verbale del presidente della CEI, il card. Angelo Bagnasco, il Pontefice all’Angelus ha ignorato l’evento. Anzi, ha pronunciato una frase ambigua ricordando che “nessuna condizione umana esclude dall’amore di Dio” e lo ha ripetuto due volte.

Messico sì, Italia (di cui è Primate, e vescovo di Roma) no? E perché? E’ vero che poi nell’udienza privata con Massimo Gandolfini, così stranamente inviso a qualcuno ai piani alti CEI, forse per la cadenza troppo nordica, gli ha rivolto parole di stima e incoraggiamento per la sua opera. Ma nel momento in cui una parola, una sola, avrebbe avuto peso e valore non l’ha detta. Anzi. Non voleva entrare in politica, si è detto a mezza bocca. Ma si entra in politica, e la sifa, come si è visto con la  legge Cirinnà, anche dando ascolto a consiglieri e consigliori tanto, troppo vicini alle ragioni del governo e del principale partito di governo. Chissà se Sua Santità se ne è reso conto.