EMMA BONINO SOTTO LA BASILICA A NAPOLI. PEZZO GROSSO: L’HA RESUSCITATA IL PAPA. CHE NE PENSA STILUM CURIAE? ECCO LA RISPOSTA.

 

 

Marco Tosatti

Pezzo Grosso ci ha scritto, e ci ha chiesto una risposta:

“Caro Tosatti, molti, nel mondo cattolico, sono sorpresi e costernati nel veder l’aggressiva campagna elettorale della Bonino, che mi ricorda da molti punti di vista quella, ben più “global”, di Hillary Clinton alle presidenziali Usa dell’anno passato. Qualcuno si sorprende che la campagna dell’Emma Bonino sia a volte supportata da preti (vedi il link allegato). Vorrei fare una osservazione. Emma Bonino era politicamente finita, ignorata persino nel mondo del partito radicale dopo la morte di Pannella. Chi la fa risorgere con un “assist” imprevedibile è stato proprio il Papa Bergoglio, indicandola come personalità di riferimento. Come quindi meravigliarsi se qualche prete ne facilita la campagna elettorale?..Lei Tosatti che ne pensa?

Pezzo Grosso”.

Caro Pezzo Grosso, ne penso tutto il male possibile. Ricordo che la più grande testimonial dell’aborto in Italia è stata invitata a parlare in Chiesa nel nord qualche mese fa, in una chiesa. Una persona che ha contribuito largamente all’uccisione legale di vari milioni di bambini e bambine (ma quelle non contano come femminicidio, nella strana contabilità disturbata di qualcuno). Ricordo anche bene che la straordinaria lode elargita a Emma Bonino dal Pontefice, che voglio attribuire a cattivi consigli e scarsa conoscenza della realtà fattuale; ma sappiamo che Buenos Aires è tanto tanto lontana dall’Italia. Ora, a quel che capisco dal bell’articolo pubblicato su la Nuova Bussola Quotidianal’Ipogeo della Basilica in cui ieri si è svolto l’incontro è gestito da un’associazione autonoma, non collegata alla Chiesa, la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio. Una costruzione recente, che data dagli anni ’20, sul modello di San Pietro. E che è geograficamente vicina al luogo che ricorda il patrono della città, San Gennaro. Quindi, tecnicamente, la chiesa non c’entrerebbe. Ma spero, e probabilmente non lo saprò mai, spero che il rettore della basilica abbia fatto presente l’inopportunità di tenere una manifestazione elettorale sotto la navata principale della Chiesa, anche se come abbiamo visto di chiesa non si trattava; che l’inopportunità era rafforzata dalla figura della protagonista, elogi papalini a parte (papa Bergoglio può forse non sapere chi è stata Emma Bonino, e chi è adesso, una sodale di Soros in tutte le politiche abortiste e neo-malthusiane del pianeta); spero che il rettore della basilica abbia informato della situazione, diciamo così, spinosetta il cardinale arcivescovo di Napoli; e che il cardinale arcivescovo di Napoli abbia interposto i suoi buoni dialoganti uffici per evitare quello che per molti cattolici napoletani è stato un corto circuito o un pugno nell’occhio, a vostra scelta. Una abortista conclamata e impenitente che parla, per conquistare voti a quelle che saranno le sue politiche dello stesso genere di prima, sotto una piccola San Pietro, all’ombra di San Gennaro e sotto una basilica….Quali simboli melliflui in più vogliamo? Spero; e come si sa, chi vive sperando muore cantando. Mi schiarisco l’ugola. 


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

LO SCANDALO DEL SILENZIO DI TUTTI, MEDIA CATTOLICI COMPRESI, INTORNO AL PROCESSO PER DIFFAMAZIONE CONTRO DANILO QUINTO.

 

Marco Tosatti

Nei prossimi giorni, intorno al 22 febbraio, se le informazioni che abbiamo sono giuste, un collega pubblicista, Danilo Quinto, verrà giudicato in tribunale con l’accusa di diffamazione. Danilo Quinto è stato nel Partito Radicale dal 1986, ne è stato il tesoriere, lavorando fianco a fianco con Marco Pannella. Poi ha avuto il torto enorme di incontrare una donna, di farsene convertire al cattolicesimo, e di sposarla.

Ha raccontato la sua storia in un libro, “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, per i tipi di Fede e Cultura. In questo libro, secondo quanto racconta in un suo articolo Gianluca Venanzi su “L’Intraprendente”  “che il gruppo dirigente radicale di cui aveva fatto parte era «acefalo», e che un membro di quel gruppo dirigente veniva definito «servo sciocco». Entrambe le espressioni erano peraltro scritte in corsivo, quasi a indicare la loro valenza metaforica. Ma ciò che più colpisce è che non si tratta certo di insulti ingiuriosi, al più di pareri che attengono la libertà di opinione del singolo e non possono essere sottoposti a censura né tanto meno a condanna”.

Ed è questo, oltre all’interesse umano per un percorso così tormentato e complesso, e sicuramente, visti i prezzi materiali che Quinto subisce, profondo e sincero, che dovrebbe destare l’interesse del pubblico, e soprattutto di chi fa informazione. Nel 2018 in Italia è possibile dover subire un processo per aver scritto frasi del genere, e forse anche essere condannati, quando ogni giorno sui giornali, sui social e in televisione siamo testimoni di accuse a attacchi di ben altra gravità? Purtroppo temiamo di essere buoni profeti se diciamo che i mass media mainstream, quelli che si stracciano le vesti su ogni ombra di –ismo possibile, specialmente se di realtà assai flebile, non se ne occuperanno; e certamente non in maniera critica, dal momento che la controparte è l’area Radicale, che come sappiamo ha permeato giornali, classe politica e ha allungato le sue propaggini anche sotto il Cupolone. Così come tacerà certamente – speriamo di sbagliarci – l’Ordine dei Giornalisti, che ben dovrebbe riconoscere in accuse del genere un serio attentato alla libertà di espressione e opinione.

Speriamo – e anche qui siamo purtroppo sicuri di sbagliarci – che i cattolici non tacciano. Perché è vero che Danilo Quinto è un uomo scomodo, pieno di spigoli, e che non risparmia le sue critiche alla Chiesa attuale, e anche al Pontefice; tanto che l’agenzia di stampa dei vescovi, quelli a cui affidiamo il nostro 8 per mille ha troncato la sua collaborazione, di cui aveva bisogno per vivere, a causa delle sue posizioni e dei suoi giudizi. L’usuale misericordia della Chiesa dei nostri giorni, e di quella italiana in particolare. D’altronde in una Chiesa in cui il Pontefice considera una “grande italiana” la maggiore abortista del Paese, e un alto prelato elogia altamente lo spirito di Marco Pannella, per non parlare della contiguità del vertice CEI con il partito al governo, è chiaro che Danilo Quinto, così integrale, sì sì –no no, così poco dialogante, crea imbarazzo. Però la sua testimonianza è importante e sincera e va difesa. Perché, torniamo a ripeterlo, è in gioco la libertà di espressione e di opinione.

Per sapere qualche cosa di più su questo personaggio, e le sue vicende, vi consigliamo di leggere

Questo link,

E anche questo.


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

SUPER EX: IL DISCORSO DI BASSETTI. GRAVE, INGIUSTO E IMPRUDENTE. VA DOVE VUOLE IL PENSIERO DOMINANTE.

Marco Tosatti

Ieri il presidente della Conferenza Episcopale Italia, il card. Gualtiero Bassetti, ha pronunciato la sua prolusione pre-elettorale. Come ha commentato, in un off topic, un lettore di Stilum Curiae, il senso politico del discorso del cardinale poteva essere, in soldoni: “Si, inoltre siccome fare promesse roboanti è immorale e parlare di razze pure, in un sol colpo dà una botta a Forza Italia e 5 stelle (per le promesse), Lega e destre in genere (per la razza). Quindi restano da votare PD, LEU o la Bonino. Micidiale”. Già più volte Stilum Curiae ha denunciato il neo-collateralismo dei vescovi con il partito al potere. Una pessima abitudine che forse poteva avere una ragione ai tempi di Baffone e successori verso la DC, ma che oggi, verso un partito che ha fatto passare leggi antropologicamente (da un punto di vista cristiano) perlomeno discutibili, o condannabili, come divorzio breve, unioni civili e DAT, e che è attivamente impegnato in un’operazione come quella dell’immigrazione clandestina non si capisce. A meno che non si pensi – anche – al giro di soldi legato alle sovvenzioni statali. Stupisce che dai proclami CEI siano stranamente sempre assenti riferimenti a quello che dicono vescovi e cardinali africani sul tema. Comunque: questa mattina, quando pensavamo di scrivere qualche cosa sulla prolusione, e di cui soprattutto ci rallegravamo, perché con i tempi che corrono all’attico di Santa Marta avrebbe potuto essere firmata da mons. Galantino, abbiamo ricevuto uno sfogo di Super Ex. Che vi giriamo.

Caro Tosatti,

leggendo il discorso di Gualtiero Bassetti, cardinale di santa Romana Chiesa e presidente della Cei, vengono alla mente parecchie considerazioni. La prima, la più evidente: è proprio necessario che il presidente dei vescovi italiani debba periodicamente parlare di politica? Prima delle elezioni? Con il rischio di farsi equivocare? Con il rischio di confondere i piani?

Questo interventismo fastidioso è purtroppo un’eredità di Camillo Ruini, che però aveva ben altra cultura, tatto e capacità politica. Ma personalmente la voce della Chiesa sulle vicende politiche, la vorrei sentire di rado, quando serve: allora sì, forte e chiara. Questo chiacchiericcio pretesco, così come è oggi, ha davvero stufato.

La seconda considerazione riguarda il discorso di Bassetti, che è certamente in grande difficoltà: deve guidare un’armata brancaleone, dominata ormai da anarchia dottrinale e anarchia morale, devastata dall’ignavia, per anni, del cardinal Angelo Bagnasco, e dalla deleteria intraprendenza politica del sempre ciarliero Nunzio Galantino.

Bassetti ci prova, a rimettere al centro la barra del timone, a dire che i politici cattolici devono essere pronti sia alla difesa della vita e della famiglia, che alla tutela dei poveri.

Ma il suo discorso non può che cadere nel vuoto, perché l’accento cade troppo, ancora una volta, là dove vuole il pensiero dominante; là dove battono i soldi e gli slogan di George Soros; là dove si dirige il potere mondialista dei distruttori delle patrie. Sì, perchè Bassetti finisce per attaccare direttamente non Matteo Renzi, autore di leggi scellerate contro la vita e la famiglia, ma il signor Attilio Fontana, candidato leghista per la regione Lombardia. Persona che, una parola infelice a parte, non ha mai fatto nè detto nulla di male. E questo è grave, ingiusto, imprudente: gli attacchi ad personam, quando non servono, rendono un prelato semplicemente odioso. Ne svelano, inoltre, la profonda ignoranza storica. Sì perchè Bassetti, di fronte ad una discorso sostanzialmente improntato soltanto sulla necessità di regolamentare con il buon senso l’immigrazione, ha tirato in ballo le leggi razziali del 1938. Un’uscita eccessiva, fuori luogo, che fa rimpiangere il tatto degli uomini di Chiesa del passato. Cosa c’entrano le leggi razziali del 1938 con l’attualità, nessuno storico serio saprebbe dirlo. Sono un luogo comune, una frase fatta, ad effetto: esattamente ciò che un uomo di Dio non deve mai ricercare. Ma il bello è che per ridicolizzare questo accenno storico fatto ad capocchiam, basterebbe l’intervista del Corriere della sera di domenica al rabbino capo di Roma, l’ebreo Riccardo Di Segni. Di Segni, guarda un po’, non ha affatto tirato in ballo le leggi razziali del 1938, che pure lo toccano più da vicino di quanto possano fare con Bassetti. Ha detto l’esatto contrario, e cioè che oggi gli ebrei sono in pericolo in tutta Europa, perchè dovunque l’Islam diventa maggioranza, li perseguita! Ha detto, testualmente:

“Ma mi chiedo: tutti i musulmani che arrivano qui intendono rispettare i nostri diritti e valori? E lo Stato italiano ha la forza di farli rispettare? Purtroppo devo rispondere due no. Per questo sono preoccupato. L’Europa è nata dopo Auschwitz; non vorrei che finisse con un’altra Auschwitz…”.

Verrebbe da aggiungere, caro cardinale, che a rischiare la vita non sono solo gli ebrei, ma anche i cristiani, che si vedranno smepre più minoranza, in mezzo ad una popolazione musulmana crescente. E cosa facciano i musulmani con i cristiani, in giro per il mondo, oggi in Vaticano non lo sa più nessuno, ma chi vuole può informarsi senza fatica…

 


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

UN MANIFESTINO “PIRATA” IN CHIESA A ROMA INVITA A PREGARE. CHE LA MADONNA VENGA PRIMA DI LUTERO. E NON SOLO…

Per leggere l’articolo in spagnolo: como vara de almendro
Marco Tosatti

In alcune chiese di Roma ieri ed oggi sono apparsi dei manifestini che invitano a pregare. Di fianco a una foto sorridente del Pontefice inscritta in un rosario, sono indicate sette intenzioni di preghiera:

  • perché Roma torni alla fede
  • perché la Madonna venga prima di Lutero
  • perché la fede venga prima della politica
  • perché Pannella e Bonino non siano più additati come esempi
  • perché il papa torni a parlare con i cardinali prima che con i giornalisti
  • perché il papa non perseguiti sacerdoti e ordini religiosi che non gli piacciono
  • perché il papa non taccia davanti a chi combatte famiglia e vita.

I manifestini non portano nessuna firma.

Chi segue le vicende della Chiesa non ha difficoltà a decifrare il significato delle intenzioni. Nella seconda, per esempio, è evidente il riferimento al francobollo emesso dalle poste vaticane in cui si vedono inginocchiati sotto la croce Lutero e Melantone invece della Madonna. Di Pannella e del suo spirito aveva parlato con lodi mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mentre la leader abortista Emma Bonino era stata definita dal pontefice “una grande italiana”. Cardinali e giornalisti si riferiscono probabilmente a Scalfari, e ai cardinali dei “Dubia”. Gli ordini religiosi di cui si parla sono probabilmente i Francescani dell’Immacolata…e non solo.



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BESTIARIO. – VIALE, DON PIERI, BONINO E L’UCCISIONE LEGALE. – FIRMATE PER ASIA BIBI. – PAPA E CELLULARI. – CONVEGNO DEI GIORNALISTI “PRO PAPA FRANCISCO”. – DIO UNICO?

                            

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LA LEGGENDA DI GIORGIO MARIO. IL RITROVAMENTO DI UN INEDITA BALLATA ANTICLERICALE IN STILE CARDUCCIANO.

 
Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, una delle cose che più mi rendono lieve la fatica diuturna di curare questo blog e i suoi non sempre tranquilli abitanti è il fatto che di tanto in tanto qualcuno di essi ci rende partecipi di creazioni e scoperte. È accaduto proprio ieri di ricevere una mail da un professore straniero, Justin Case, ordinario di lingua e letteratura Klingon presso la P.L.U.G. (Pontifical Liberal University of Georgia).

Che cosa abbia trovato l’accademico lo vedete qui sotto: e credo che si tratti di un reperimento davvero interessante, che da buon professore qual’è Justin Case ha voluto dotare di un minimo di apparato critico alla fine. Buona lettura!

“Un manoscritto fortunosamente ritrovato in una pila di vecchi numeri della Civiltà Cattolica, destinati al riciclo come carta igienica ecologica, ci dona un inedito che potrebbe essere della mano di Giosuè Carducci, o, più probabilmente, di qualcuno che conosceva bene il poema La leggenda di Teodorico. Tale ipotesi, tuttavia, pone un problema cronologico non da poco, dato che la composizione carducciana fu pubblicata nel 1885, mentre dai riferimenti contenuti nel testo qui sotto proposto, si evince che esso sia stato compilato in un arco temporale compreso tra il 1854 e il 1870. Pertanto, è ipotizzabile che il Carducci tirasse giù un abbozzo della sua celebre ballata in età giovanile e che qualcuno abbia preso gusto nel parodiarla. Che lo scritto non sia di mano del poeta toscano è ulteriormente comprovato dall’uso di termini tipicamente romaneschi (ad esempio piacione e monnezza) che il Carducci quasi sicuramente non conosceva avanti il suo primo viaggio a Roma nel 1874 , e, comunque, non si sarebbe mai sognato di usare.

Il testo è fortemente anticlericale, in quanto paragona, usando metafore e traslati, la Curia romana al basso mondo delle prostitute e dei loro protettori, il leader dei quali celato sotto il misterioso nome di Giorgio Mario. Non è dato sapere se si tratti di un individuo realmente esistito, oppure di un personaggio inventato, magari fondendo insieme più membri della malavita locale. Tuttavia, l’autore non parrebbe un massone o un nemico della religione: il riferimento negativo ai laicisti e quello positivo alla Santa Eucarestia lo collocherebbero invece nell’ambito di quei cattolici che già all’epoca vedevano con allarme le infiltrazioni moderniste nella Chiesa Cattolica. Di conseguenza, sarebbe fuorviante identificare “Giorgio Mario” con Pio IX, e non, invece con un suo scimmiesco emulo, magari un alto papavero della Curia intento a lavorare attivamente per la distruzione della Chiesa.

Il manoscritto è risultato di difficile lettura ed interpretazione: la calligrafia a zampa di gallina all’inizio facendomi credere che si trattasse di un testo in arabo; inoltre, le numerose cancellature e riscritture hanno prodotto un ginepraio lessicale degno del roveto della Bella Addormentata disneyana. Manca pure il titolo originale, da me integrato con uno in stile carducciano: La leggenda di Giorgio Mario”.

Sulla Domus Santa Marta

batte il sol pomeridiale

e ognuno se n’ diparta

pe’l riposo postprandiale.

 

Contemplando il cupolone

che sovrasta la città

Giorgio Mario, il piacione,

sonnecchiando se ne sta.

 

Pensa già a tutti i danni

che può far nella giornata.

come quando con inganni

demolì l’Immacolata.

 

Con Letizia e coll’Amore

confusione andò creando;

dei suoi critici il timore

per la verità, ignorando.

 

Vede preti assai ossequiosi

come i vescovi satolli;

proni, e sì cerimoniosi

con i loro torti colli.

 

“Io non voglio adulatori

e detesto chi mi esalta!”

Tanto ormai per gl’obbiettori

c’è l’esilio in quel di Malta.

 

L’irruzione di un prelato

gl’interruppe il pisolino

“Santità” Gridò affannato

“è qui giunta la Bonino

 

che con lei vuol conferire

sulla sua futura agenda”.

Sbadigliando andò a vedere

di discuter la faccenda.

 

“Cara Emma, sto partendo

per andar dagli svedesi;

al ritorno, allora intendo

di risolvere i sospesi

 

emanando un bel decreto

per il clero da accettare:

se s’uccide un bimbo o un feto,

chi son io per giudicare?”.

 

Lo seguiva nel viaggio,

dei laicisti il fiero sguardo,

dando a lui un gran coraggio

(che è quello del codardo).

 

Già pregusta d’annunciare

gl’ecclesiastici sponsali;

per chi vuol divorziare

sacramenti e baccanali.

 

Per distrugger la familia

basti un colpo della spugna.

Tanto poi il mondo umilia,

il fedele che mugugna.

 

Un buon chierico anziano

mescolato tra’ prelati,

nell’orecchio disse piano

quando quasi decollati:

 

“Giorgio Mario d’Argentina

cosa vai a fare in Svezia?

Non è buona medicina

a Lutero far la grazia”.

 

“O gentile e buon sovrano

non dar retta a chicchessia

che ti dice: non è vano

dare corso all’eresia”.

 

“Siete tutti assai antiquati

senza alcuna carità.

Il patron dei riformati

Certo a me ascolto da”.

 

Altre cure giù da basso

ha fratel Martin Lutero,

per l’eternità nel chiasso

dello ctonico impero

 

sopraffatto dal cordoglio

per ‘na sorte così ria

aspettando che il bergoglio

venga a fargli compagnia.

 

S’alza in cielo l’apparecchio

con su Giorgio e i gazzettieri;

tutti tendono l’orecchio

per captare i suoi pensieri.

 

Tra le chiacchiere e il brusio,

Giorgio va di palo in frasca;

nessun ode il tintinnio

di un chiodo che giù casca.

 

Poi un altro ed un terzo

suono quasi similare;

troppo presi dallo scherzo

pontificio per notare

 

Gesù Cristo dalla croce,

mani e gambe liberate,

che a Giorgio, assai veloce,

dà un fracco di legnate.

 

Pe’l dolore del groppone

al portal di sicurezza

corre, aprendolo il piacione:

va di sotto sua monnezza.

 

Ma dal circolo polare

cosa spunta all’orizzonte?

Non l’aurora boreale.

Di salvezza vera fonte

 

danno per l’impenitente,

relativa, gente ria:

la visione risplendente

della Santa Eucarestia.

 

 

[1] Non è chiaro a quale Domus in particolare si riferisca l’autore. Dal contesto sembrerebbe una casa di tolleranza..

[2] Cupolone è il termine usato a Roma per indicare la basilica di San Pietro, uno degli indizi che collocherebbe l’evento nella Città Eterna.

[3] Piacione, espressione dialettale romanesca, per uno che si comporta in modo tale da essere accettato da tutti. In certe parti di Roma ha pure il significato di ruffiano e di magnaccia.

[4] Passaggio piuttosto criptico. Si può presumere che il termine Immacolata si riferisca ad una persona che rifiutando di prostituirsi sia finita nel mirino di Giorgio Mario.

[5] Dal contesto parrebbe che Letizia e Amore fossero due donne di vita, benché lo si possa interpretare come “l’amore [inteso come aggettivo] di Letizia”. Il timore a cui si riferisce il testo è, chiaramente, quello di Dio.

[6] L’isola di Malta era passata sotto dominio inglese ai primi del secolo XIX, in seguito all’espulsione dell’Ordine Gerosolimitano da parte dei francesi nel 1798. L’esilio volontario a Malta era, all’epoca, un modo dei criminali per sfuggire ad eventuali sanzioni dei capibanda, che spesso si avvalevano di killer tedeschi per i loro omicidi.

[7] Santità è ironico, visto che nessun papa – neanche uno come Alessandro VI – si sarebbe mai potuto comportare come il fantomatico Giorgio Mario. Questo è confermato più sotto dal suo colloquio con l’altrettanto misteriosa Emma, evidentemente una mammana procace (come indicato dal soprannome la Bonino) alla quale, con apparente misericordia, comunica il proprio disinteresse per l’aborto e l’infanticidio (chi son io per giudicare?). Non trova sostegno l’ipotesi che la Emma in questione sia l’agitatrice mazziniana Emma Ayala.

[8] Svedesi. Eufemismo per persone dai costumi lascivi. Giorgio Mario, in altre parole, si starebbe recando in un puttanaio.

[9] Sacramenti, cioè bestemmie.

[10] Familia, intesa come banda rivale. Colpo della spugna: eliminazione fisica generale. Mondo: intendesi quello criminale, pronto ad ostracizzare gli sconfitti.

[11] Decollati: nel senso di perdere la testa; andare nei pazzi; essere fuori come un terrazzo fiorito. Oppure, che fossero sulla lista d’attesa del celebre boia Mastro Titta.

[12] Giorgio Mario d’Argentina. Ancora una volta un riferimento romano, stavolta riguardo all’area detta della Torre Argentina, evidentemente all’epoca covo di criminali.

[13] Per medicina s’intende qui la salute dell’anima. Martin Lutero è un eufemismo sessuale, confermato dalle frasi giù da basso e ctonico impero. Parimenti, eresia va interpretata come meretricio clericale a danno della verità rivelata.

[14] Patron. La lettura della parola è incerta e potrebbe anche essere padron.

[15] Bergoglio. Cognome tipico piemontese (si pensi, ad esempio, Badoglio), che indicherebbe un sabaudo, forse in tono di spregio. Tuttavia, l’uso dell’articolo, porterebbe a pensare che si tratti di un nomignolo, più che di una persona: in tedesco Berg significa “montagna”; pertanto, il bergoglio è da intendersi come montanaro ignorante.

[16] Apparecchio. Termine usato dal Carducci anche ne La leggenda di Teodorico. S’intende qui qualcosa di pronto che aiuti nel viaggio – definito poeticamente cielo.

[17] Pontificio. Di nuovo il sarcastico abbinamento del papa con un membro del basso mondo.

[18] Monnezza. Pattume a Roma; anche qualcosa o qualcuno da disprezzare.


Se siete arrivati a questo punto potete sapere che, ovviamente, è uno sforzo satirico. Non mio, e di cui ringrazio l’Autore. 

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DISORIENTAMENTO PASTORALE. UN LIBRO DI DANILO QUINTO SULLA CHIESA E I TEMPI CHE VIVIAMO. DA LEGGERE.

 

Marco Tosatti

Oggi voglio parlare di un libro duro e difficile, come lo è stata, e lo è, la vita di chi l’ha scritto, Danilo Quinto. Una vita nel Partito Radicale, e poi una conversione profonda. Che lo porterà a scrivere la sua prima opera, “DA SERVO DI PANNELLA A FIGLIO LIBERO DI DIO – Dalla più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana per arrivare a Cristo”, con la prefazione di Mons. Luigi Negri, allora vescovo di Ferrara (Edizioni Fede & Cultura).

Il libro di oggi invece è “Disorientamento pastorale. La fallacia umanistica al posto della verità rivelata?”, con un’introduzione teologica di mons. Antonio Livi, per i tipi della Casa editrice Leonardo da Vinci.

Un’introduzione che molto opportunamente si intitola: che cosa succede con papa Francesco? Perché la libertà di linguaggio del Pontefice, e la sua disinvoltura nel trattare i problemi alla presenza di giornalisti ed estranei fanno sì che molti discorsi e molte iniziative di papa Francesco siano “visti dall’opinione pubblica come una radicale riforma, se non proprio una rivoluzione, della Chiesa cattolica, con l’apparente rifiuto del magistero precedente al Vaticano II, l’adozione sistematica del linguaggio proprio del progressismo teologico e la definitiva rinuncia all’annuncio del Vangelo in termini dogmatici”.

Sappiamo che non tutto ciò che viene detto dal pontefice ha un significato autentico di “magistero”; “ma le parole di papa Bergoglio sono interpretate dai media di ispirazione anticattolica (cioè da quasi tutti i media purtroppo) come espressione di riformulare in modo radicale la dottrina cristiana”.

Da qui lo sconcerto e il disorientamento, sempre più palpabili, fra i “fedeli della strada”; di qui il libro di Danilo Quinto, un libro estremamente documentato e ricco di citazioni e riferimenti. Non solo ai pronunciamenti più o meno estemporanei e sorprendenti del Pontefice regnante, ma anche, come contrappunto, a ciò che scrivevano e pensavano sugli stessi argomenti studiosi, pontefici precedenti, dottori della Chiesa e santi.

È, a mio personale giudizio, un libro prezioso e deprimente. Deprimente perché la quotidianità cancella molta memoria, e ci impedisce di ricordare, uno dopo l’altro, i motivi di perplessità o di sincero scandalo occasionati da parole di un Pontefice di cui forse la prudenza e il giudizio ponderato non sono le virtù più evidenti. “In piena coscienza – scrive Danilo Quinto – mi sento di affermare che ogni giorno – anche quello dell’omelia quotidiana è un fatto sorprendente – il papa usa un linguaggio che si presta all’ambiguità e genera confusione rispetto ai dogmi della Chiesa cattolica”.

La lista è lunga. Episodi, prese di posizione, elogi (quello a Emma Bonino, che Danilo Quinto conosce benissimo, avendo lavorato con lei per anni e anni è esemplare nella sua – chiamiamola così, ingenuità), letture problematiche del Vangelo; tanto lunga che sarebbe troppo cercare di completarla. Ma credo che sia un libro, quello di Danilo Quinto, che valga la pena di leggere, anche perdonando certi toni che provengono ex abundantia cordis. L’autore ha pagato un prezzo alto, può permetterseli.

 

QUI, SU COMO VARA DE ALMENDRO TROVATE L’ARTICOLO IN SPAGNOLO.



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UNA CHIESA È ANCORA UN LUOGO SACRO? I PRETI CHE NE PENSANO? LA BONINO, E UN PICCOLO EPISODIO ALTROVE…

 
Marco Tosatti

Un lettore di Stilum Curiae ci ha mandato una serie di fotografie e una piccola storia. Una compagnia probabilmente amatoriale di teatro-danza organizza con l’appoggio del comune e evidentemente dei responsabili di Chiesa uno spettacolo che ha come palcoscenico il sagrato di una chiesa in provincia di Parma. Il problema è che come backstage viene usata la chiesa stessa; con tutta la libertà che un backstage comporta: comprese ragazze in slip e reggiseno.

E’ un episodio minimo, rispetto ad altri – come far parlare dal presbiterio di una chiesa Emma Bonino, probabilmente la più nota abortista del Paese, convinta adesso dell’aborto come lo era mezzo secolo fa – e probabilmente vissuto con innocenza e ingenuità. Ma, secondo il nostro modesto parere, mette in luce un problema: quale sensibilità esiste nel clero, o in una gran parte di esso verso la sacralità del luogo in cui si svolge ogni giorno, o almeno ogni domenica il sacrificio eucaristico? Una chiesa è solo uno spazio polifunzionale, da utilizzare per ogni scopo, dai concerti in giù? Nei seminari che cosa viene insegnato ai futuri preti, sotto questo aspetto? Un luogo consacrato è realmente vissuto come tale da molti preti? Credo che siano domande non marginali, e che attengono in maniera diretta alla banalizzazione e al degrado della fede nel nostro Paese.

Ecco alcuni brani della lettera del lettore, che ringraziamo di cuore per questa informazione :

“Le immagini (tratte da Facebook e nella qualità possibile) si riferiscono al “dietro le quinte” di uno spettacolo presentato da una compagnia teatrale – amatoriale ritengo – chiamata “Tuttoattaccato”…

Lo spettacolo, tuttavia, ha avuto quale palcoscenico il sagrato della chiesa parrocchiale di Sant’Antonino e la stessa chiesa è stata ritenuta “spazio adatto” per le necessità di trucco e preparazione degli artisti: le immagini che sono allegate lo documentano bene…

Inutile, mi pare, andare ad indagare circa la presenza del Santissimo Sacramento: il problema attiene alla sacralità del luogo e impone serie domande circa la concezione che taluni possono avere di tale sacralità (e qui mi fermo stante l’ampiezza che tale discorso potrebbe sviluppare) e amare e tristi prese d’atto da parte di chi percepisce ed ha un po’ più chiara tale sacralità.

E dico questo anche solamente considerando che, a fianco della facciata della chiesa, c’è l’ingresso agli spazi ed ai locali dell’oratorio, della canonica e dell’asilo parrocchiale e che, pertanto, potevano essere utilizzati come camerino.

Per inciso, in due immagini, si nota, in fondo, in penombra, ben esposta la statua della Beata Vergine del Carmine, patrona di Borgo val di Taro”.

 

QUI SU COMO VARA DE ALMENDRO TROVATE IL TESTO IN SPAGNOLO COMMENTATO DA MONTSE SANMARTÍ

HUMANAE VITAE, SMENTITA DELLA SMENTITA? UN GRUPPO DI LAVORO ESISTE. *****BIELLA, BONINO IN CHIESA. IMPEDITO IL DIBATTITO.

Marco Tosatti

Ci sono alcune cose che fanno piacere. L’11 maggio scrivevamo che “In Vaticano indiscrezioni di buona fonte fanno filtrare che il Pontefice sarebbe sul punto di nominare – o avrebbe addirittura già formato – una commissione segreta per esaminare ed eventualmente studiare modifiche alla posizione della Chiesa in tema di contraccezione, così come è stata fissata nel 1968 da Paolo VI nell’enciclica Humanae Vitae. Fu quello l’ultimo documento del genere firmato da papa Montini, e era la formalizzazione di quanto il Concilio Vaticano II aveva elaborato su questo tema. Non abbiamo avuto finora conferme ufficiali dell’esistenza e della composizione di questo organismo; ma un richiesta di conferma, o di smentita, avanzata presso le sedi competenti finora non ha avuto risposta. Il che potrebbe costituire in sé un segnale. Nel senso che se la notizia fosse totalmente infondata non ci vorrebbe molto per dirlo”.

Qualche giorno più tardi il sito cattolico statunitense OnePeterFive riprendeva la notizia, confermandone la solidità. E il 14 giugno il prof. Roberto de Mattei, su Corrispondenza Romana forniva alcuni dettagli. De Mattei scriveva: “Sarà mons. Gilfredo Marengo, docente al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, il coordinatore della commissione nominata da papa Francesco per “reinterpretare”, alla luce della Amoris laetitia, l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, in occasione del cinquantenario della sua promulgazione, che cadrà il prossimo anno. Le prime indiscrezioni sull’esistenza di questa commissione, ancora “segreta”, riportate dal vaticanista Marco Tosatti, erano di buona fonte. Possiamo confermare che esiste una commissione, composta da mons. Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, dal prof. Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense e da mons. Angelo Maffeis preside dell’Istituto Paolo VI di Brescia. Il coordinatore è mons. Gilfredo Marengo, docente di Antropologia teologica del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e membro del Comitato Direttivo della rivista CVII-Centro Vaticano II Studi e ricerche”.

Il 4 luglio scorso sul quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, rilasciava un’intervista a Luciano Moia. Scrive oggi su La Nuova Bussola Quotidiana Lorenzo Bertocchi: “Il giornalista impegnatissimo sul fronte del rinnovamento della teologia morale instaurato da Amoris laetitia, chiedeva al prelato se certe «manipolazioni mediatiche» a proposito di ‘una commissione segreta per la “revisione” di Humanae vitae’, l’enciclica di papa Paolo VI sulla contraccezione e l’amore umano, corrispondessero a realtà. Non solo, Moia citava anche un ‘presunto elenco di esperti e di teologi – da Pierangelo Sequeri a Gilfredo Marengo – che sarebbero coinvolti in questo progetto’. E poi la domanda fatidica: ‘C’è qualcosa di vero in tutto questo?’. ‘Proprio nulla’, rispondeva Paglia, anzi ‘è un tempo opportuno perché la Chiesa aiuti tutti a reinventare la forza della generatività mentre il mondo rischia sterilità’.

Due giorni fa Radio Vaticana ospitava un’intervista con mons. Gilfredo Marengo. Nella stessa dichiara che si dichiara che c’è “un gruppo di ricerca sull’Enciclica, in vista del 50° anniversario”. Faceva anche i nomi dei membri del gruppo impegnati nel lavoro: monsignor Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, il prof. Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense e mons. Angelo Maffeis preside dell’Istituto Paolo VI di Brescia. Gli stessi indicati dal prof. de Mattei.

In buona sostanza: confermata la notizia, e anche, se vogliamo, di una certa – chiamiamola così – discrezione dell’esistenza di questo insieme di lavoro. Tanto che né le fonti istituzionali a cui avevamo fatto richiesta a maggio, senza avere risposta, né l’arcivescovo Paglia, che avrebbe modulato in maniera diversa la sua smentita, né il collega Moia, specialista di questi temi per il giornale dei vescovi evidentemente ne erano al corrente. Come dicevamo: sono cose che fanno piacere. E ci confermano nella nostra grande fiducia e rispetto – con sane profonde riserve – verso le smentite ufficiali


LA BONINO IN CHIESA A BIELLA. C’ERA ANCHE SILVIO VIALE. IMPEDITI DOMANDE E INTERVENTI SCOMODI. ALLONTANATO CHI PARLAVA DI ABORTO.

C’era anche Silvio Viale, il noto abortista (“sì, i bambini li frullo”) che ha introdotto in Italia la pillola abortiva RU 486 ieri pomeriggio a Ronco di Cossato nella parrocchia di San Defendente a sentire Emma Bonino dal presbiterio parlava di immigrazione e accoglienza, su invito del parroco, don Mario Marchiori. Ha parlato anche, a favore dell’incontro, il direttore della Caritas diocesana, don Perini. Nel recente passato, negli incontri precedenti, don Perini aveva mostrato un certo favore per le tesi sull’eutanasia. Chi era presente ci dice che gli organizzatori non hanno permesso repliche o dibattito di nessun genere. Il dott. Leandro Aletti, una figura storica dell’antiabortismo italiano, sin dagli anni ’70, ha cominciato a fare una domanda ed è stato subissato di urla di “Vergogna! Vergogna!”. Tutto questo in chiesa; e gli è stato subito tolto il microfono. Un’altra persona, Alberto Cerutti, ha chiesto come mai non sono stati accolti i sei milioni di bambini abortiti grazie alla legge 194, ed è stato subito allontanato dai carabinieri, presenti in chiesa insieme alla polizia e alla Digos.

Ieri il sito “In Terris” ha contattato il vescovo di Biella, mons. Gabriele Mana, che ha dichiarato: ““E’ un’iniziativa autonoma del parroco – ha risposto – ritengo inopportuno il luogo, i contenuti possono essere positivi ma forse era meglio farla in un luogo pubblico di carattere civile. Comunque si lavora non tanto con l’imposizione ma con la persuasione”. C’è da chiedersi perché una risposta così tardiva e inefficace: se davvero l’opinione dell’ordinario era quella, e cioè che il luogo fosse inopportuno, come sembra a molti che pensano che una chiesa non sia semplicemente uno spazio multifunzionale, certamente la diocesi avrebbe potuto trovare un ambito diverso da uno spazio consacrato in cui far parlare la responsabile della soppressione d moltissime vite innocenti.



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LA BONINO PARLA IN CHIESA. LA PROTESTA DI MOLTI CATTOLICI. CI SARÀ UN SIT-IN DAVANTI ALLA CURIA. E IL VESCOVO?

MARCO TOSATTI

Qualche giorno fa, grazie al coraggioso scrittore Danilo Quinto abbiamo diffuso la notizia che Emma Bonino avrebbe parlato in una Chiesa di Biella su invito del parroco, e, pare,con l’avallo del vescovo diocesano. Emma Bonino parlerà di immigrazione. Emma Bonino è una persona che ha, oggettivamente, sulla coscienza una quantità straordinaria di aborti. Praticati personalmente – famosa la sua foto con la pompa da bicicletta – e indirettamente; si è spesa per l’aborto (e per una serie di altre cause etiche contrarie a ciò che la Chiesa sostiene e difende) come poche altre persone in questo Paese. Non ha mai dato il benché minimo segno di pentimento, o di dubbio su tutto questo.

Invitarla a parlare in una chiesa, anche se di un altro tema (peraltro collegato al primo: il famoso “bisogno” di migranti sbandierato da alcuni, lei compresa, deriva anche dal vuoto lasciato dai sei milioni di bambini soppressi negli ultimi decenni) è al minimo un’imprudenza. Il Papa ha definito l’aborto “un crimine orrendo”. E si invita a parlare in Chiesa, anche se di altro, uno che lo ha praticato e lo difende? Ma esistono ancora logica, buon senso e un minimo di coerenza nella Chiesa?

La notizia ha provocato, e continua a provocare forti reazioni nel popolo cattolico. A quello che mi scrivono,  in molti hanno scritto e telefonato alla diocesi. Non solo: il 26 luglio l’associazione,“Ora et Labora in difesa della vita” ha organizzato una composta forma di protesta: un pacifico sit-in nei pressi della Curia di Biella, dalle 11 alle 16. Si svolgerà, questa manifestazione, con lo slogan:   “la prima accoglienza avviene nel grembo”.

Inoltre abbiamo ricevuto questo comunicato-lettera, che pubblichiamo integralmente, perché aiuta a capire la situazione della parrocchia in cui la leader abortista è stata chiamata a parlare, e anche il comportamento che non c pare molto evangelico di alcune realtà “progressiste” del cattolicesimo della diocesi. La lettera è firmata da Giovanni Ceroni, presidente Movimento per la Vita Biella.

 

Emma Bonino in cattedra nella chiesa Cattolica di Ronco di Cossato a Biella.

Biella 20/7/2017

“Quando c’è in gioco la verità, è in gioco la nostra sorte, perciò non si può venire a nessun compromesso” [S. Ambrogio]

È con profondo dolore che apprendiamo dell’iniziativa di una chiesa parrocchiale a Ronco di Cossato (diocesi di Biella), che invita a parlare dal presbiterio un leader Radicale, Emma Bonino, emblema riconosciuto a livello internazionale delle battaglie a favore della legalizzazione di divorzio, aborto, fecondazione extracorporea, suicidio assistito, ecc. Una persona contraria da sempre, in pensieri, parole e opera, ai principi che la Santa Chiesa ha sempre promosso e difeso: vita, famiglia, educazione alla verità. E che continua a difendere, grazie a molti buoni vescovi e sacerdoti.

Il tema della serata sembra essere rassicurante. Il titolo, “Ero straniero – L’umanità che fa bene“, e il volantino suscitano spontaneo senso di solidarietà verso il dramma di chi è solo e straniero. Ma dietro a questa operazione apparentemente buona e ‘innocente’ si cela il volto ideologico di una Chiesa che si piega alle logiche del mondo, e sembra debole nel difendere la verità e i veri deboli. Non vogliamo approfondire il tema ora, ma non possiamo non rilevare che l’immigrazione così come è proposta dai Radicali e dall’ex ministro degli esteri Emma Bonino e dal Nuovo Ordine Mondiale, è contraria alla Dottrina sociale della Chiesa. Ciò è stato adeguatamente approfondito nell’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Siamo sicuri che l’omelia della leader radicale non confonderà i fedeli? Non profanerà un luogo sacro? Non incoraggerà tanti pastori che rincorrono le logiche mondane a continuare a confondere le coscienze, a snaturare il Volto Santo della Chiesa, che non ha certo bisogno di imparare sottoponendosi agli idoli della modernità?

Nel 2012, nella stessa Chiesa di San Defendente, ci fu una serata dedicata promozione dell’eutanasia (in verità un ciclo intero a favore della ‘dolce morte’). Vennero ospitati a parlare dal presbiterio Beppino Englaro e don Di Piazza, i quali promossero ‘la dolce morte’, giustificando ampiamente l’uccisione di Eluana Englaro e con grande capacità persuasiva invocarono la necessità di legiferare a favore dell’eutanasia. Fu una sorta di lavaggio del cervello. In particolare le parole del sacerdote, don Di Piazza, pronunciate dal presbiterio furono molto persuasive. Ci furono lunghissimi applausi e un apparentemente grande e unanime consenso delle centinaia di fedeli presenti. La morte procurata alla povera Eluana risultò in quella serata come un atto buono, anzi dovuto.

Ecco alcuni passaggi del sacerdote:

(sull’eutanasia)” io non credo che sia una sfida a Dio operare una scelta fatta perché uno non ce la fa più a vivere, io credo che Dio lascia libero l’essere umano di scegliere e credo che la libertà di scelta sia il rischio e la responsabilità della nostra vita. Se ad esempio un uomo e una donna mettono al mondo un figlio è una scelta straordinariamente impegnativa rispetto alla vita, a tal punto di dare la vita a un altro essere umano, un’altra persona che non c’era e c’è perché è stata pro-creata. Perché non potrebbe esserci lo stesso, la stessa libertà, di decidere di fronte a Dio della propria vita anche della propria morte? Non è una sfida a Dio.

Il Catechismo, il Magistero, l’insegnamento di sempre dicono il contrario, procurare la morte è un peccato mortale; è il peccato di un uomo che vuole farsi padrone della vita e della morte, sfidando il Creatore. È negazione diretta del comandamento ‘Non uccidere’.

I grandi propositi di dialogo e di solidarietà tanto vantati dalla ‘Chiesa a più Voci’ (nome del sito della parrocchia) dove sono finiti nel momento in cui una voce dal pubblico ha manifestato la propria totale contrarietà alle tesi della serata? Questa voce ha mostrato il disegno immorale che dopo divorzio, aborto, fecondazione in vitro, vorrebbe legalizzare anche l’eutanasia? Il parroco voleva togliergli il microfono, una persona del pubblico con intenzioni violente è stata trattenuta con la forza. In quella serata ci sono stati insulti, minacce, maledizioni a quella voce di dissenso. Nei giorni successivi è stato pubblicato una sorta di volantino dall’aria satanica contro il malcapitato.

Durante l’incontro in Chiesa non sì è pregato, il parroco ha invitato a pregare di meno e fare di più.

Infine, in verità, non possiamo tacere sconcerto e dolore per le parole di papa Francesco a elogio della leader radicale, citata “tra i grandi dell’Italia di oggi”, aggiungendo poi l’ambigua frase “E anche se è «vero» che «pensa in modo molto diverso» dalla Chiesa, «pazienza», «bisogna guardare alle persone, a quello che fanno»”

Possiamo scordare che Emma Bonino ha eseguito migliaia di aborti e non mostra pentimento, anzi promuove la ‘Pianificazione familiare’ che ha come conseguenza decine di migliaia di morti ogni anno in Italia?

Possiamo negare che la leader radicale da 40 anni persegue il suo mestiere di Radicale DOC che punta alla decostruzione della famiglia, promozione della cultura della morte e dello scarto, promozione dell’eutanasia, lotta alla Santa Chiesa Cattolica?

Possiamo nascondere l’evidenza che il programma di immigrazione propagandato dal governo e dai radicali sia un cavallo di Troia, nell’ambito dei disegni del Nuovo Ordine Mondiale?

Ci auguriamo che questo increscioso programma parrocchiale venga cancellato e che la Verità di cui la Santa Chiesa, sposa di Cristo è custode, venga sempre annunciata con Fede e Coraggio.

Il nostro parlare, quello dei preti, dei vescovi, del Papa sia “Sì sì, no no” proclamato da Gesù. Il resto viene dal maligno.

 

Giovanni Ceroni, presidente del Movimento per la Vita Biella, vicepresidente di Federvita Piemonte, membro del direttivo nazionale del Comitato Verità e Vita.