L’ABATE FARIA È CONTENTO DEL RITORNO DEL PAPA AL BUON SENSO. E PARLA DI (!) ANIME (!) CHE IL GRIGIO CLERICALE PERDE…

Marco Tosatti

L’abate Faria si era preso, evidentemente, un periodo di vacanza. Il riposo deve avergli fatto bene; perché da quello che ha scritto mi sembra molto attento, con le orecchie e gli occhi bene aperti. Ecco la sua letterina, con una piccola chiosa finale del padrone di casa.

Le parole di Papa Francesco di ritorno dalla Colombia, sul fatto che bisognerebbe accogliere i migranti “finché i numeri restano sostenibili”, sembra soltanto un ritorno ad un principio di buon senso che sembra aver abbandonato da tempo gran parte della gerarchia cattolica, preoccupata spesso più di compiacere gli uomini che di piacere a Dio. 

Ne parlavo con il mio sacrestano che mi diceva di come nel popolino, quel popolino a cui tanto ci si appella, le posizioni degli ultimi tempi di molta gerarchia ecclesiale, suonano tanto comode, quanto poco cattoliche. Perché pure le anime nere vogliono sapere come è il bianco, così da lasciare sempre una speranza aperta per un ritorno ad una vita di bene. Se si insegna che il grigio va anche bene, si perde il contatto con la realtà, quella realtà che il compianto cardinal Caffarra insegnava essere obiettivo dello sforzo educativo: introdurre gli studenti alla conoscenza della realtà.

Per i migranti, bisogna proprio essere chiusi nei propri appartamenti e nelle proprie canoniche per non vedere che l’Italia e gli Italiani non possono sostenere i flussi indiscriminati che alcuni atteggiamenti del Papa e dei suoi interessati accoliti sembravano suggerire. Il bene per i migranti non può essere a scapito di sofferenze per chi qui ci è nato, ci vive, ha le sue radici. 

Il problema non è solo quello dei migranti, ma molto più ampio. Appunto, come dicevo, una perdita del senso della realtà, un vago misericordismo che non è basato nel rapporto con la giustizia. 

Ho detto al mio sacrestano di dire al suo popolino di pregare per il Papa, specialmente per questo Papa. Che Dio gli dia salute e lo protegga, donandogli sempre più la capacità di discerenere alla luce della Tradizione cattolica, quello che è buono da quello che non lo è.

Abate Faria

Come dargli torto? Certo, ci può stupire che finalmente, dopo quattro anni, dalle labbra del Pontefice regnante escano parole, in tema di ossessione migrantista, che assomigliano al buon senso. Anche se certamente non mancherà chi, nella sua Banda Stampa, ci ricorderà che anche in un’altra occasione aveva detto qualcosa che poteva apparire prudente. Come se bastasse mezza parola a controbilanciare l’effetto di gesti e foto-occasioni che hanno servito la causa dei mercanti di carne umana in forme clamorose. Forse, buttandola sulla bassa cucina, è servito anche il consiglio del card. Bassetti, rispetto a quello di mons. Galantino e del suo Avvenire. Speriamo, e speriamo che la conversione sia duratura. Con i caratteri umorali non si sa mai…



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DI MANIFESTI, DI PAPI, DI RISATE E DI INSULTI (PONTIFICI). PER SDRAMMATIZZARE.

Marco Tosatti

Adesso che il collega Guido Mocellin di Avvenire ha svelato i misteri relativi ai manifesti affissi a Roma, e diretti non al Pontefice regnante, ma all’altro Re di Roma, Francesco Totti, e per un banale disguido laziale e postale finiti incollati sulle mura della Capitale;

dopo che l’arcivescovo Becciu, N. 2 della Segreteria di Stato e delegato spirituale del Papa presso l’Ordine di Malta ci ha rassicurati sul fatto che il Pontefice ha riso dell’episodio, e ha apprezzato il romanesco;

posto che pogrom e roghi sono rimandati, salvo qualche fuocherello acceso qua e là da qualche collega entusiasta; posto che siamo ancora in Carnevale, e che possiamo permetterci un sorriso;

Ecco, fatte tutte queste premesse, mi è capitato oggi di imbattermi per qualche strano girovagare internettante su un sito, OpportuneImportune, che in una vecchia pagina ripropone tutti gli insulti lanciati dal Papa verso cardinali vescovi preti e laici ai suoi occhi carenti rispetto agli standard.

E’ una pagina datata: 14 dicembre 2015, ma mi era sfuggita all’epoca, come mi era sfuggito un libretto in inglese che ne è all’origine. The Pope Francis Little Book of Insults. Dicembre 2015: da allora la lista si è certamente allungata, e non di poco.

Ecco qualche termine usato (per la lista completa, vi rimando al sito)

  • Vecchie comari
  • Fomentatori della coprofagia
  • Specialisti del Logos
  • Sgrana rosari
  • Funzionari
  • Assorbiti da se stessi
  • Neo pelagiani
  • Prometeici
  • Restaurazionisti
  • Cristiani ideologici
  • Pelagiani
  • Signor e signora Piagnistei
  • Trionfalisti
  • Cristiani inflessibili
  • Moderni gnostici
  • Cristiani liquidi
  • Cristiani superficiali
  • Mummie da museo
  • Principe rinascimentale
  • Vescovo da aeroporto
  • Cortigiano lebbroso
  • Ideologo
  • Musi lunghi
  • Autoritari
  • Elitari
  • Pessimisti queruli e disillusi
  • Cristiani con la faccia da sottaceto
  • Infantili, timorosi di danzare, di gridare, paurosi di tutto
  • Che cercano certezza in ogni cosa
  • Cristiani chiusi, tristi, intrappolati, che non sono Cristiani liberi
  • Cristiani pagani
  • Piccoli mostri
  • Cristiani sconfitti
  • Che ripetono il Credo pappagallescamente
  • Battitori da Inquisizione
  • Seminaristi che stringono i denti aspettando di finire gli studi, che seguono le regole e sorridono, e rivelano l’ipocrisia del clericalismo, uno dei mali peggiori
  • Ideologi dell’astratto
  • Fondamentalisti
  • Preti untuosi e idolatri
  • Adoratori del dio Narciso
  • Preti vanitosi e farfalloni
  • Preti che vendono gomme
  • Preti magnati
  • Religiosi che hanno il cuore amaro come l’aceto
  • Chiusi nella formalità di una preghiera gelida, avari
  • Sterili nel loro formalismo
  • Gente vecchia e nostalgica di strutture e usi che non vivificano più il mondo di oggi
  • Giovani maniaci della moda
  • Cristiani da pasticceria
  • Cristiani anestetizzati
  • Deboli fino alla putredine
  • Dal cuore nero
  • Cristiani nemici della Croce di Cristo
  • Cavillatori moralistici
  • Contemplativi distanti

Devo confessare che vederli tutti in fila mi ha colpito. Perché, come sempre, l’abitudine attenua la sensibilità. Magari leggi che il Papa oggi se l’è presa con i cristiani anestetizzati, ma non ricordi che tre giorni fa era il turno di quelli sterili nel loro formalismo. E magari domani toccherà a quelli dal cuore nero.

Insomma, veramente brutta gente questi cristiani; almeno secondo il Pontefice. Che anche in questo costituisce una novità. Non mi ricordo che i suoi predecessori avessero espresso opinioni così ripetute e taglienti e impietose verso le pecore del gregge. E davvero, se i fedeli della Chiesa cattolica sono questa massa di iniquità, c’è da stupirsi che i manifesti non fossero autentici, o si limitassero ai manifesti. Da brutta gente così c’è da aspettarsi di tutto. Magari anche che sorridano al prossimo insulto, e dicano: lo sai, è il Papa… fa sempre così.



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IL MINISTRO FEDELI FA UN ALTRO SCIVOLONE NELLO SCAMBIO DI CORTESIE E RIVERENZE CON AVVENIRE. IL GENDER C’È O NON C’È?

Marco Tosatti

Ho letto con rispetto e interesse lo scambio di cortesie fra il Ministro della Pubblica Istruzione Fedeli e il direttore del quotidiano dei vescovi, Avvenire. Giornale a cui il neo-ministro deve essere grata anche perché ha elegantemente sorvolato su quello che è stato e continua ad essere il principale problema di questa nomina. Cioè il fatto che il ministro della Pubblica istruzione ha scritto sul suo CV di essere laureata (non vero) e poi l’ha fatto sparire.

Il neo ministro deve essere grata ad Avvenire anche perché la sua new entry nel governo è stata qualificata come “debutto”,”Il debutto” ha provocato non poche lettere dai lettori di Avvenire, a cui il direttore ha risposto come vedete QUI. Ma Avvenire, elegantemente, non ha fatto cenno al dettaglio, forse rilevante, trattandosi di un ministero molto specialistico, della totale lontananza in tutta la sua carriera politica e sindacale dal mondo della scuola e dell’istruzione. E non perché Valeria Fedeli non ha la laurea, e neanche il Diploma di Media Superiore. Avrebbe potuto benissimo aver fatto la maestra, o la bidella, e conoscerebbe quel mondo più di quanto non lo conosca adesso.

Ma allora, perché l’hanno fatta Ministro della Pubblica Istruzione? E’ questa la domanda a cui fino ad ora non c’è stata risposta.

Nella risposta però al direttore di Avvenire il neo-ministro entra di nuovo in contraddizione con se stessa. Vedete che cosa scrive: “…Non ho mai fatto riferimento a una supposta “teoria gender”, tanto meno a una “ideologia”, non solo perché il pensiero ideologico mi è strutturalmente estraneo, ma perché una simile ideologia, ammesso che esista, e non è mai stata d’ispirazione per l’operato mio, o del Parlamento o del governo. Vorrei che la parola gender uscisse dal nostro vocabolario in questa accezione minacciosa…”.

Bene. Ma allora perché nell’intervista che ha rilasciato a sua difesa, parlando di quelli del Family Day, afferma: “Loro mi detestano per essermi schierata contro, per aver difeso la teoria del gender, ed evidentemente non possono accettare che mi occupi di scuola”.

Insomma, si da della laureata e non lo è; definisce questa comprensibile bugia come “infortunio lessicale”; cerca di cancellarne le tracce dal web; e adesso prima dice che ce l’hanno con lei “per aver difeso la teoria gender” e poi nella lettera a Tarquinio sostiene che lei e la teoria gender non si conoscono, non sono mai stati presentati.

Secondo voi, in un Paese diverso, e senza tutte le complicità femministe, politiche e giornalistiche, sarebbe ancora Ministro della Pubblica Istruzione?



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L’ISTRUZIONE, FEDELI E IL FAMILY DAY. IL PD NON HA PIÙ PROFESSORI? IL GIALLO DELLA LAUREA. O È UNA VENDETTINA DI RENZI?

 

Marco Tosatti

Le ragioni che hanno condotto alla nomina di Valeria Fedeli a ministro della Pubblica Istruzione non sono qualche cosa di evidente, agli occhi del cittadino comune che sono. Ho scrutato la biografia di questa parlamentare del PD dalla rossa chioma, (sui social, cattivi, la chiamano Maga Magò!) ma anche lì poca luce. Sindacato a Milano, sindacato a Roma, sindacato tessile, e poi la promozione – immagino per ragioni sindacali e di partito – a parlamentare. In Commissione, si occupa di difesa. E’ fra le fondatrici di “Se non ora quando”, un movimento di rivendicazione femminile che ha avuto qualche notorietà negli anni passati. Di scuola e istruzione nel suo curriculum wikipedico non c’è traccia.

Ma la Fedeli di scuola si è occupata almeno una volta. E’ presentatrice e firmataria di un disegno di legge (2015) il cui Art. 1 recita: “Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere”, e in cui uno degli scopi principali è la “promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza”.

Se ne occupò a suo tempo “La Bussola Quotidiana”, rilanciando una newsletter dell’Osservatorio Van Thuan di Trieste.

La carenza di professionalità specifiche nel campo di cui è ministro, e questo approccio evidentemente ideologico sono sufficienti a destare l’attenzione, se non l’allarme di chi cerca di difendere le nuove generazioni dall’omologazione all’ideologia Gender, quella secondo cui il dato fisico non è determinante per definire non tanto il sesso (di cui non si parla) ma il genere.

Forse mancavano professori ed esperti di Istruzione e Università nelle file del PD, tanto che questo delicato ministero è stato affidato a una sindacalista del tessile.

O forse Renzi, tramite interposte persone si è preso una sua personale vendettina contro il popolo del Family Day, che al Circo Massimo disse: “ci ricorderemo”, e si ricordò al referendum, contribuendo all’ahimè inutile sberla al governo passato.

Comprensibile allora che Massimo Gandolfini, del Comitato Difendiamo i nostri figli, esprima preoccupazione: “La nomina di Valeria Fedeli, il cui orientamento culturale a favore dell’identità di genere ad ispirazione Gender è ben noto, non può che essere letto come l’ennesima offesa nei confronti del popolo del Family Day”. E continua: “Questa scelta ha chiaramente i toni della provocazione, se non della vendetta, verso le Famiglie del Comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum, bloccando una pericolosa deriva autoritaria nella quale erano già in programma disegni di legge contro la famiglia naturale e il diritto dei bimbi ad avere mamma e papà”.

“Non è nostra abitudine né dimenticare né restare quiescenti quando sono in pericolo i nostri figli, che potrebbero diventare oggetto di colonizzazioni ideologiche di Gender che offendono l’umano e rottamano la società. Terremo quindi alta l’attenzione sui prossimi passi concreti del nuovo Ministro, cui assicuriamo collaborazione per iniziative contro ogni forma di odiosa discriminazione, violenza o bullismo, restando tuttavia pronti a contrastare in ogni modo qualsiasi tentativo di trasformare i nostri figli in cavie di sperimentazioni ideologiche, come efficacemente affermato da Papa Francesco. Fin da ora lanciamo un forte appello al Presidente della Repubblica, affinché sia garante della Costituzione e vigili che il diritto dei genitori di educare i propri figli non venga violato attraverso atti amministrativi dettati da culture estranee alla storia delle famiglie italiane. Nessun programma educativo che riguardi i delicatissimi temi dell’affettività e della sessualità può essere imposto senza il consenso dei genitori. Viene da dire ‘famiglie italiane unitevi, siate vigili ed attente scuola per scuola, e difendete i vostri figli'”.

Ci si attenderebbe che questa singolare anomalia – nomina a Ministro dell’Istruzione di qualcuno così estraneo al settore – fosse rimarcata, almeno dal quotidiano dei Vescovi, Avvenire. Il fondo del direttore, però, come sottolinea Giuseppe Rusconi nella sua rubrica Rosso Porpora  si limita a queste parole: “Un debutto: Valeria Fedeli all’Istruzione”.

Tutto lì. O non se ne sono accorti, o…



Aggiungiamo una dichiarazione di Mario Adinolfi, del Partito delle Famiglie: “Valeria Fedeli mente sul proprio titolo di studio, niente male per un neoministro all’Istruzione. Dichiara di essere laureata in Scienze Sociali, in realtà ha solo ottenuto il diploma alla Scuola per Assistenti sociali Unsas di Milano. Negli Anni Settanta non esisteva alcun diploma di laurea in Scienza Sociali. Complimenti ministro, bel passo d’inizio. Complimenti Paolo Gentiloni: a dirigere scuola e università in Italia mettiamo non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per ‘laurea in Scienze Sociali’ un semplice diploma della scuola per assistenti sociali”.



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