L’AGNELLO E IL DRAGONE. DIALOGO A DUE VOCI FRA IL CARDINALE JOSEPH ZEN E IL MAESTRO AURELIO PORFIRI SULLA CINA E IL VATICANO

Marco Tosatti

L’Agnello e il Dragone è un dialogo a due voci fra il cardinale cinese Joseph Zen, già arcivescovo di Hong Kong, e Aurelio Porfiri, compositore, musicista, professore di musica liturgica, direttore di coro, scrittore ed educatore. Un romano con sette anni di esperienza professionale ed esistenziale a Macao. Naturalmente il tema è la Cina, e soprattutto il suo rapporto con la religione, e con quella cattolica, proprio adesso che sono in corso contatti ad altissimo livello fra Pechino e Roma nell’ottica di arrivare a un equilibrio di rapporti.

E’ impossibile sintetizzare tutti gli spunti e i suggerimenti contenuti nel libro, che d’altronde per le sue dimensioni ridotte è di agevole lettura. Il cardinale Joseph Zen è timoroso che il desiderio di arrivare comunque a un “successo” nelle trattative spinga il Vaticano a cedere su punti essenziali. Consiglia di non essere arrendevoli, anzi: “Il governo ha paura della forza, ancora adesso con tutta la forza che hanno! Dove c’è il clero numeroso e forte hanno paura! Invece quando uno si mostra debole, ti schiacciano”.

Il cardinale fa l’esempio di vescovi in Cina che “vengono trattati come degli oggetti” perché si lasciano prendere e portare dove vogliono gli uomini del governo, magari a un’ordinazione che per Roma è illegittima. “E non protestano. Uno dovrebbe dire: non ci vado!!”. L’alternativa è quella di subire ritorsioni: “Va bene! E allora? Devi fare il vescovo. Ma se non hai agito contro la tua coscienza, ti rispettano”.

Con tutto che Joseph Zen è salesiano, non risparmia critiche al cardinale Tarcisio Bertone, per la sua opera come Segretario di Stato. “Bertone? Non ha fatto niente. Lui doveva aiutare il papa, no? Il Papa santissimo, bravissimo (Benedetto XVI. N.D.R.) io lo amo immensamente, ma è un Papa timido. E Bertone doveva essere forte! Lui doveva aiutare! Invece no!”.

Il cardinale Zen teme che nel desiderio di arrivare a un accordo la Santa Sede sacrifichi la Chiesa delle catacombe, cioè quei vescovi, sacerdoti e fedeli che pur di restare fedeli a Roma e al Papa hanno subito persecuzioni e prigionia. Sintetizza così il loro sentimento: “Mi ricordo di un’espressione apparsa già molto tempo fa su un sito Internet cattolico in Cina: ‘Da tanti anni i nostri nemici non sono riusciti a farci morire. Ora ci tocca morire per mano del nostro Padre. Va bene, andiamo a morire’”.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco. 

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.