VATICANO. UNA NOTIZIA AMBIGUA; UN’INDISCREZIONE E UNA VOCE CHE SPERIAMO NON SIA CONFERMATA SU MONS. GAENSWEIN.

Marco Tosatti

Dal Vaticano una notizia, un’indiscrezione e alcune voci, che speriamo non confermate. Ma andiamo per ordine.

Come vedete dalle foto postate sul sito Facebook di Radio Spada, negli Acta Apostolicae Sedis, fascicolo 10/2016 è stata pubblicata la lettera – privata – del Pontefice ai vescovi argentini, dopo che questi avevano emanato direttive per l’applicazione del capitolo 8 (quello delle famose noticine sulla comunione ai divorziati risposati) di Amoris Laetitia. Direttive che come è stato notato e sottolineato qui sono tutt’altro che limpide.

La pubblicazione della lettera sugli Acta è corredata da una breve nota, del Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, che con un “Rescriptumi ex audientia SS.mi” del giugno 2017 dà notizia che il Pontefice stesso vuole che i due documenti – le linee guida e la lettera – siano pubblicate sul sito elettronico degli Acta Apostolicae Sedis.

La notizia non può che alimentare ulteriormente la confusione e l’incertezza intorno alla discussa esortazione apostolica, e al modo di agire del Pontefice. Che appare, ancora una volta, lontano dalla chiarezza e dalla dirittura che molti fedeli si aspettano. Non si dà una risposta ai cardinali dei Dubia, non si dà risposta a lettere, petizioni e altre iniziative di studiosi, teologi e semplici fedeli disorientati dalla voluta ambiguità del documento. Ma allo stesso tempo si offre una patina di ufficialità a una lettera rivolta a un membro di una conferenza episcopale.

A che scopo? Per obbligare tutti a un religiosum obsequium a un magistero espresso comunque in forme oblique e ambigue, o per rispondere senza impegnarsi in una risposta diretta, che esporrebbe il Pontefice in maniera inequivoca, ai dubbiosi e ai perplessi? Da semplice fedele la sensazione che tutto questo dà è di fastidio verso un comportamento che si potrebbe definire pretesco, nel senso peggiore del termine.

E, se è vero quanto abbiamo saputo da due fonti diverse, forse è un fastidio condiviso anche in Vaticano. Un cardinale di grande rinomanza, ex diplomatico, e con un curriculum importante alla guida di Congregazioni e uffici di rilievo in Segreteria di Stato, avrebbe rimproverato al papa la sua azione, dicendogli in buona sostanza: Ti abbiamo eletto per fare le riforme, non per sfasciare tutto. La notizia si è sparsa in Vaticano perché la conversazione, se di conversazione si può parlare, si è svolta a livelli elevati di decibel, che hanno superato la fragile barriera delle porte e dei muri. Il porporato in questione è stato uno di coloro che hanno sostenuto la candidatura di Jorge Mario Bergoglio nel conclave del 2013.

Infine una voce che speriamo non trovi conferma. IL 7 dicembre prossimo l’arcivescovo Georg Gaenswein, già segretario del papa Benedetto XVI, compie i suoi cinque anni come Prefetto della Casa Pontificia. E secondo indiscrezioni di buona fonte, potrebbe non essere confermato. Come, peraltro, è già accaduto come sappiamo al cardinale Müller. In base alla regola dei cinque anni, che scatta soprattutto e specialmente se l’interessato non fa parte della cerchia del Pontefice. Nelle ultime settimane mons. Gaenswein è stato fuori Roma per qualche problema legato alla salute, ma ora è tornato. Se la voce fosse vera, si porrebbe il problema della sua collocazione. Improbabile l’ipotesi di una diocesi in Germania; è troppo cattolico. Forse la segreteria di una Congregazione a Roma. O, come Mūller, una messa a disposizione. Speriamo che la nostra fonte si sbagli, comunque.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

RVC: UN FATTO REALMENTE ACCADUTO CI CONFERMA CHE I DUBIA UN ANNO DOPO, SONO PIÙ VIVI, NECESSARI E PROVVIDENZIALI CHE MAI…

 

                                    MARCO TOSATTI

Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) torna a farsi vivo con una storia, vera, che ci riempie il cuore di fiducia. Perché è una storia di coraggio e di serietà, quella che ahimè sembra mancare a molti livelli nella Chiesa di oggi, e purtroppo non solo in quelli bassi. Ma gustatevi il racconto (vero, insistiamo) di RVC.

“E’ un fatto vero

Caro dottor Tosatti, ad un anno dai Dubia, ho letto di un nuovo appello del card. Burke al Papa al fine di fare chiarezza su A.L. Ora vorrei raccontare a lei ed ai suoi lettori un avvenimento confortante, che mi è stato descritto da chi l’ha vissuto: un sacerdote in una parrocchia di un paese in Toscana ha negato l’assoluzione (finalizzata) ad una signora divorziata e risposata che voleva accedere successivamente, nella Santa Messa, all’Eucarestia, riferendosi all’insegnamento di Amoris Laetitia. Non posso fare riferimenti, per evidenti ragioni di difesa e protezione di detto sacerdote dal rischio di sospensione a divinis… ma ne garantisco la veridicità essendomi l’episodio stato raccontato direttamente e personalmente dal marito (anch’egli precedentemente sposato e divorziato) della stessa signora. L’episodio, che dimostra che ci sono ancora sacerdoti pieni di fede e di coraggio, è significativo per due ragioni che ora espongo di seguito. La prima ragione sta nella notorietà, influenza e importanza sociale ed economica della coppia (conosciute dal sacerdote) e pertanto del rischio reale, corso dal sacerdote, che la cosa fosse portata al vescovo con l’intento di creare uno “scandalo”. La seconda ragione è persino più significativa. Il marito della signora mi ha riferito l’avvenimento senza alcun risentimento critico verso il sacerdote ed il suo comportamento. Anzi, mi ha confidato che, oltre ad apprezzare il coraggio del sacerdote, ha tratto la conclusione che costui potesse aver avuto ragione a negare la assoluzione alla moglie, al fine di accedere alla Eucarestia, dimostrando la sua coerenza, serietà nel difendere il Sacramento e nel voler evitare alla stessa moglie un rischio di sacrilegio, che in A.L. non è affatto chiarito ed è oggetto dei Dubia. In pratica la buona notizia è duplice: Primo: ci sono sacerdoti santi, dobbiamo scovarli e sostenerli. Secondo: ci sono peccatori consapevoli che non vogliono rischiare di mancare ulteriormente di rispetto a Nostro Signore e non hanno alcuna fiducia in queste aperture, accoglienze, accompagnamenti, discernimenti, che proprio loro non capiscano in che consistano. Questo episodio son certo che farà maturare ulteriormente questa coppia. I Dubia non solo son più vivi che mai, ma son stati più provvidenziali che mai.

Suo RVC”.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

WEINANDY, STRYNKOWSKI, IL SILENZIO DEL PAPA, LA CONFUSIONE. UN EDITORIALE DI DON TULLIO ROTONDO SU APOLOGETICA CATTOLICA.

Marco Tosatti

Su suggerimento di un amico particolarmente versato in materia, Stilum Curiae pensa che sia opportuno rilanciare un intervento di don Tullio Rotondo apparso sul sito di Apologetica Cattolica. Il punto è la lettera, scritta da padre Weinandy al Pontefice, in cui gli si chiedeva di arginare la confusione presente nella Chiesa, e l’attacco che ha subito – dopo essere stato costretto a dare le dimissioni dal ruolo di consulente dei vescovi americani – da parte di un prelato, mons. Strynkowski.

Eccovi l’articolo di don Tullio Rotondo.

Dopo avere letto questo articolo  e poi questo  mi pare importante notare qualcosa …

Il teologo, monsignore, Strynkowski afferma che p. Weinandy doveva seguire il saggio consiglio contenuto nell’istruzione Donum Veritatis, documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sul lavoro del teologo, pubblicato nel 1990 firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e approvato da san Giovanni Paolo II, nel quale al paragrafo 30 si legge: «Se, malgrado un leale sforzo, le difficoltà persistono, è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall’insegnamento in se stesso, nelle giustificazioni che ne sono proposte o ancora nella maniera con cui è presentato. Egli lo farà in uno spirito evangelico, con il profondo desiderio di risolvere le difficoltà. Le sue obiezioni potranno allora contribuire ad un reale progresso, stimolando il Magistero a proporre l’insegnamento della Chiesa in modo più approfondito e meglio argomentato».   «In questi casi — conclude il paragrafo citato – il teologo eviterà di ricorrere ai “mass-mediaˮ invece di rivolgersi all’autorità responsabile, perché non è esercitando in tal modo una pressione sull’opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità».

Domandiamoci: in questi tempi tutti i documenti magisteriali possono essere interpretati … Familiaris Consortio , documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede … e anche i testi che condannano Lutero … solo un documento sarebbe da applicare alla lettera, senza interpretazione, la “Donum Veritatis” nella parte suddetta? Dopo aver riflettuto ci pare che le cose stiano diversamente da quanto afferma il teologo Strynkowski … vediamo meglio …

Riprendiamo un articolo di R. de Mattei che riporta affermazioni molto interessanti circa la correzione , taglierò solo alcune parti di esso per non dilungarmi “Ma è vero che egli ( il Papa n.d.c.) può essere corretto solo privatamente, e mai pubblicamente?

Per rispondere è importante ricordare l’esempio storico per eccellenza, quello che ci offre la regola aurea del comportamento, il cosiddetto “incidente di Antiochia”. San Paolo lo ricorda in questi termini nella Lettera ai Galati, scritta probabilmente tra il 54 e il 57: «(…)«Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti – e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare. Ma quando Cefa (il nome aramaico con cui veniva chiamato Pietro) venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: “Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?”» (Gal 2, 7–14).

San Tommaso d’Aquino tratta questo episodio in molte sue opere. Innanzitutto egli osserva che «l’Apostolo contrastò Pietro nell’esercizio dell’autorità e non nell’autorità di governo» (Super Epistolam ad Galatas lectura, n. 77, tr. it. ESD, Bologna 2006). Paolo riconosceva in Pietro il Capo della Chiesa, ma giudicava legittimo resistergli, data la gravità del problema, che toccava la salvezza delle anime. «Il modo del rimprovero fu conveniente perché fu pubblico e manifesto» (Super Epistolam ad Galatas, n. 84).L’episodio, osserva ancora il Dottore Angelico, contiene insegnamenti tanto per i prelati quanto per i loro soggetti: «Ai prelati (fu dato esempio) di umiltà, perché non rifiutino di accettare richiami da parte dei loro inferiori e soggetti; e ai soggetti (fu dato) esempio di zelo e libertà, perché non temano di correggere i loro prelati, soprattutto quando la colpa è stata pubblica ed è ridondata in pericolo per molti» (Super Epistulam ad Galatas, n. 77).Si può immaginare che dopo aver tentato di convincere privatamente san Pietro, Paolo non esitò ad ammonirlo pubblicamente, ma – dice san Tommaso – «poiché san Pietro aveva peccato di fronte a tutti, doveva essere redarguito di fronte a tutti» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 3, tr. it., ESD, Bologna 1999).…. “Alla domanda se si è tenuti a riprendere pubblicamente il superiore, san Tommaso nel Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, risponde affermativamente, facendo notare però che bisogna agire sempre con estremo rispetto. Perciò, «i prelati non vanno corretti dai sudditi di fronte a tutti, ma umilmente, in privato, a meno che non incomba un pericolo per la fede; allora infatti il prelato diventerebbe minore, qualora scivolasse nell’infedeltà, e il suddito diventerebbe maggiore» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 2).

Cornelio a Lapide, riassumendo il pensiero dei Padri e dei Dottori della Chiesa, scrive: «(…) I superiori possono essere ripresi, con umiltà e carità, dagli inferiori, affinché la verità sia difesa, è quanto dichiarano, sulla base di questo passo (Gal. 2, 11), sant’Agostino (Epist. 19), san Cipriano, san Gregorio, san Tommaso e altri sopra citati. Essi insegnano chiaramente che san Pietro, pur essendo superiore, fu ripreso da san Paolo […]. A ragione, dunque, san Gregorio disse (Homil. 18 in Ezech.): “Pietro tacque affinché, essendo il primo nella gerarchia apostolica, fosse anche il primo nella umiltà”. E sant’Agostino affermò (Epis. 19 ad Hienonymum): “insegnando che i superiori non devono rifiutare di lasciarsi richiamare dagli inferiori, san Pietro ha dato alla posterità un esempio più eccezionale e più santo di quello di san Paolo insegnando che, nella difesa della verità, e con carità, ai minori è dato avere l’audacia di resistere senza timore ai maggiori”» (Ad Gal. 2, II, in Commentaria in Scripturam Sacram, Vivès, Parigi 1876, tomo XVII).

La correzione fraterna è un atto di carità. Tra i più gravi peccati contro la carità, vi è lo scisma … un Papa può cadere nello scisma, se divide la Chiesa, come spiega il teologo Suarez (De schismate in Opera omnia, vol. 12, pp. 733–734 e 736–737) e conferma il cardinale Journet (L’Eglise du Verbe Incarné, Desclée, Bruges 1962, vol. I, p. 596)” ( R. de Mattei “Quando la correzione pubblica è urgente e necessaria ” https://www.corrispondenzaromana.it/quando-la-correzione-pubblica-e-urgente-e-necessaria/ ) Aggiungo che la correzione può essere di vario genere: fraterna, paterna, giudiziale. La correzione fraterna è un obbligo di diritto divino positivo (Mt. 18,15–17; Sir. 19,13ss.) e di diritto naturale (cfr. Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. III, col. 1908; P. Palazzini (cura) “Dictionarium morale et canonicum” Romae, Officium Libri Catholici 1962, I p. 979) e lo stesso P. Palazzini nel testo appena citato ma alla pag. 980 afferma anche che se il peccato è pubblico non si deve osservare l’ordine della correzione fraterna per cui anzitutto il fratello va corretto in segreto infatti in questo caso il peccato è già noto alla maggior parte della comunità.

Facciamo notare inoltre che come il Papa può essere scismatico, secondo Suarez, così anche un Papa può diventare eretico , come dice, tra l’altro, s. Alfonso de Liguori (leggi qui) … e soprattutto il Papa non è sempre infallibile né impeccabile … per alcuni errori famosi di Papi si pensi ai casi di Onorio ( Denz-Hün 550 ss. 561 ss.), Liberio ( cfr. anche Denz-Hün 138 ss.), Giovanni XXII (Denz-Hün 990 s.) ed altri … la storia presenta vari casi di correzioni ai Papi …Come si vede dai testi succitati sia s. Paolo che s. Tommaso e molti altri sono pienamente favorevoli ad una correzione pubblica anche del Papa … e non penso che la Congregazione per la Dottrina della Fede possa mettere da parte s. Paolo o il Vangelo e nemmeno che voglia mettere da parte s. Tommaso.

Tra l’altro anche s. Tommaso afferma che non occorre neppure fare la correzione privata se il peccato è pubblico “Respondeo dicendum quod circa publicam denuntiationem peccatorum distinguendum est. Aut enim peccata sunt publica, aut sunt occulta. Si quidem sint publica, non est tantum adhibendum remedium ei qui peccavit, ut melior fiat, sed etiam aliis, in quorum notitiam devenit, ut non scandalizentur. Et ideo talia peccata sunt publice arguenda, secundum illud apostoli, I ad Tim. V, peccantem coram omnibus argue, ut ceteri timorem habeant; quod intelligitur de peccatis publicis, ut Augustinus dicit, in libro de verbis Dom.” ( S. Th. II-II q.33 a.7) Che potremmo tradurre così: …. per la pubblica denunzia dei peccati dobbiamo distinguere. Infatti i peccati sono o pubblici od occulti. Se sono pubblici non si deve provvedere soltanto al colpevole perché diventi più onesto, ma anche agli altri che sono a conoscenza del peccato perché non ne siano scandalizzati. Perciò questi peccati devono essere rimproverati pubblicamente, stando all‘esortazione dell‘Apostolo [1 Tm 5, 20]: «Quelli che risultano colpevoli riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore»; parole queste che, secondo S. Agostino [ib.], si riferiscono ai peccati pubblici. Se invece si tratta di peccati occulti, allora valgono le parole del Signore …” .

Se dunque un documento magisteriale crea scandalo tra i fedeli il teologo è tenuto non solo a informare i superiori ma anche a informare i fedeli e quindi a pubblicare le sue affermazioni per la salvezza delle anime, perché sappiamo bene che la suprema legge della Chiesa non è la protezione dei superiori che dicono errori ma è la “salus animarum” come emerge dal diritto canonico e come si legge in fondo anche nei testi tomisti presentati. Va notato, riguardo al p. Weinandy, che lui ha scritto questa lettera facendosi guidare dalla preghiera e ben conscio di ciò che stava per fare … se il p. Weinandy ha scritto quelle cose guidato dallo Spirito Santo e per la “salus animarum” secondo le indicazioni presentate sopra da s. Tommaso ha fatto molto bene e va lodato il suo coraggio in questi tempi in cui , come diceva il card. Caffarra “ … sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa. Nonostante che il Prefetto della Dottrina della Fede abbia più volte dichiarato che la dottrina della Chiesa non è cambiata, sono apparse numerose dichiarazioni di singoli Vescovi, di Cardinali, e perfino di Conferenze Episcopali, che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato. Non solo l’accesso alla Santa Eucarestia di coloro che oggettivamente e pubblicamente vivono in una situazione di peccato grave, ed intendono rimanervi, ma anche una concezione della coscienza morale contraria alla Tradizione della Chiesa. E così sta accadendo – oh quanto è doloroso constatarlo! – che ciò che è peccato in Polonia è bene in Germania, ciò che è proibito nell’Arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta. E così via. Viene alla mente l’amara constatazione di B. Pascal: «Giustizia al di qua dei Pirenei, ingiustizia al di là; giustizia sulla riva sinistra del fiume, ingiustizia sulla riva destra».Numerosi laici competenti, profondamente amanti della Chiesa e solidamente leali verso la Sede Apostolica, si sono rivolti ai loro Pastori e alla Santità Vostra, per essere confermati nella Santa Dottrina riguardante i tre sacramenti del Matrimonio, della Confessione e dell’Eucarestia. E proprio in questi giorni, a Roma, sei laici provenienti da ogni Continente hanno proposto un Seminario di studio assai frequentato, dal significativo titolo: «Fare chiarezza».” (leggi qui ) … Dunque siamo in tempi in cui “sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa … si approva ciò che mai il Magistero ha approvato” come dice il card. Caffarra e notiamo che il card. Caffarra è un famosissimo moralista che conosceva bene le attenuanti.

Siamo in tempi in cui molti cattolici, di sana dottrina, sono scandalizzati appunto per gli errori che paiono diffondersi e per le controtestimonianze che purtroppo capita di dover vedere alle stesse Messe papali dove , come lei ben sa, e proprio in America, un noto gay e sostenitore di immoralità è stato ammesso a fare da lettore (leggi qui)  qui trovate il video  da notare il commento “in Italia la notizia è stata messa sotto silenzio”  ( leggi qui ) … tutto perfetto ? …o tutto scandaloso e molto scandaloso? Sono questi i tempi in cui ben tre Vescovi hanno tuonato contro gli errori che serpeggiano dopo la Amoris Laetitia …   Che dire?

Il p. Weinandy, questi Vescovi, il cardinale Caffarra e i professori , specie i teologi, che hanno scritto la Correctio Filialis sono tutti degli incompetenti in campo teologico … visionari … che affermano cose assurde …. ? Il card. Caffarra , ribadisco, era un grande moralista e conosceva bene le attenuanti … conosceva bene quello che dice la dottrina morale … eppure mi pare che le sue conclusioni sono ben diverse, per esempio, da quanto afferma il card. Muller nel suo ultimo intervento in cui sostiene le affermazioni del prof. Buttiglione. A differenza di Buttiglione il card. Caffarra è un grande teologo morale di somma competenza, professore in teologia morale, fu preside del “ Giovanni Paolo II” come si può vedere dal suo curriculum ( https://www.chiesadibologna.it/biografia-caffarra-carlo-cardinale-arcivescovo-metropolita.html) notiamo che questi titoli nel campo della teologia morale non li possiede neppure il card. Muller, che è specializzato soprattutto in altri settori della teologia, come si può vedere chiaramente dal suo curriculum vitae (leggi qui ).

Le mie riflessioni sulle ultime affermazioni del Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede mi permetto di riservarle ad un altro momento, per ora basta aver detto quanto sopra potete leggere e aggiungere che il card. Caffarra, viste le sue affermazioni sopra riferite, non pare avrebbe condiviso certe affermazioni del card. Muller … eppure il card. Caffarra conosceva molto bene la teologia morale e le attenuanti …Ma continuiamo nel discorso circa la situazione attuale : la “Correctio Filialis” al Papa afferma che il 15 gennaio 2016 è stata concessa la Santa Comunione a un gruppo di luterani finlandesi nel corso della celebrazione di una Santa Messa nella basilica di San Pietro, tutto secondo le regole del “Direttorio Ecumenico”? e tutto è secondo dottrina? … Ho scritto proprio qualche giorno fa per mostrare un chiaro errore del card. Schonborn circa le affermazioni di s. Giovanni Paolo II riguardo ai divorziati, errore fatto nella presentazione dell» Amoris Laetitia, presentazione elogiata dal papa (leggi qui )

E cosa fa il Papa riguardo a tutte queste situazioni e ad altre simili ? Di certo è lui il capo della Chiesa visibile e a lui in questa situazione si è rivolto il padre Weinandy appunto perché l’oscurità sia scacciata dalla Chiesa e a lui si è rivolto , senza averne risposta, il card. Caffarra … e i tre cardinali che hanno presentato i dubia … a lui si sono rivolti, senza avere risposta diretta i realizzatori della “correctio”.… per cui ciò che di male hanno evidenziato nella situazione della Chiesa attuale continua a operare e non pare sia stato estirpato . Facciamo notare, tra l’altro, che consigliare i dubbiosi è una opera di misericordia.

Concludo: evitiamo tutti di mettere la testa sotto la sabbia e rendiamoci conto della situazione reale, sottolineo, reale che viviamo; ricordiamoci che non c’è carità né misericordia senza Verità; nel Vangelo c’è una frase molto significativa per questi nostri tempi: “ se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc. 19,40), la Verità è inarrestabile … e mi permetto di aggiungere che, se, per paura, taciamo di fronte al male e all’oscurità che è tra gli uomini che fanno parte della Chiesa, grideranno i fedeli contro di noi perché non abbiamo parlato!

Cristo regni.

Don Tullio Rotondo



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

PEZZO GROSSO, IL COMMENTO DI UN AMICO STRANIERO ALLA PERSECUZIONE INTERNA ALLA CHIESA: NON PRAEVALEBUNT

QUI IN SPAGNOLO SU COMO VARA DE ALMENDRO

Marco Tosatti

Carissimi lettori di Stilum Curiae, Pezzo Grosso oggi ci offre il commento di un suo amico straniero, di cui non conosciamo l’identità, ma che ci pare ferrato in materia religiosa. Mi sembra che sia un contributo importante, perché pieno di lucidità sulla situazione attuale, ma anche di speranza. Leggiamolo.

Caro Tosatti, le propongo una riflessione di un mio stimato amico, non italiano, che è un osservatore coinvolto in questa chiesa ‘rivoluzionaria’. La traduzione in italiano è mia:

– Caro Tosatti esultiamo! Leggendo in queste ultime ore del dimissionamento di P. Thomas Weinandy, preceduto da quello di altri teologi, perplessi su Amoris Laetitia, quali Thomas Stark e il prof. Seifert, dopo il disprezzo manifestato ai cardinali dei Dubia, la demonizzazione dei firmatari della Correctio e quello recente espresso nei confronti di un sant’uomo come il card. Sarah, ho capito due cose, una riferita a Amoris Laetitia, l’altra riferita alla crescente paura che stanno facendo questi coraggiosi difensori della fede. La prima cosa compresa su Amoris Laetitia è che non deve esser messa in discussione perché è la chiave di ingresso nel luteranesimo. Con essa si mettono in discussione ben tre Sacramenti (matrimonio, confessione ed Eucarestia), e conseguentemente tutti gli altri. La seconda cosa compresa è che i veri nemici della chiesa e del Vicario di Cristo, sono pochi, pochissimi, ma sembrano vincere per la paura dei tanti e della viltà, chiamata prudenza, di molti altri. Costoro hanno ben capito che i veri cattolici son molto più numerosi di loro, hanno ben capito che la chiesa che stanno reprimendo, escludendo, intimidendo e persino minacciando, è la chiesa di Cristo protetta dalla Vergine Maria ed è ben superiore a quella piccola schiera oscura che si è temporaneamente impossessata delle redini del potere ufficiale ed è ora terrorizzata che possa esser fermato il processo in corso. Da qui l’imposizione di Amoris Laetitia e l’accelerazione dei licenziamenti. Caro Tosatti, voi opinionisti ascoltati dovete aprire gli occhi a quella parte di chiesa confusa, impaurita intimidita, ma ferma nella fede, che continua a ripetere: tanto “non praevalebunt” e aspetta che qualcosa succeda. E’ necessario spiegare loro che i nemici veri della chiesa e del papa son convinti che han già prevalso: ‘Iam praevaluit’. Altrimenti non esalterebbero senza ritegno il luteranesimo, la massoneria, la gnosi ambientalista e malthusiana,ecc. Non lo dichiarerebbero a viso aperto in convegni della Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, nata nel 1994 grazie a San Giovanni Paolo II per affermare la Dottrina Sociale della Chiesa. Neppure all’Unesco oserebbero trattare tante ‘invenzioni’ come vere, come succede li. Ma mentre noi discriminati, demonizzati, intimiditi, perseguitati, siamo la chiesa di Cristo che sopravvivrà, loro verranno incorporati nella nuova ‘Santa Sede’ che ha sede in NY, piazza delle Nazioni Unite, nell’edificio donato da John Rockefeller e progettato da Oscar Niemeyer, detto ‘Palazzo di vetro’ ( per la sua ‘trasparenza’ negli obiettivi e nei mezzi usati …) – ”.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

BESTIARIO CLERICALE. LE PREDE DELLA SETTIMANA, E – SOPRATTUTTO – NOTIZIE DI PERSECUZIONE. INTERNA.

Marco Tosatti

Alla fine della settimana nella rete di Stilum Curiae qualche singolare forma di vita ecclesiastica resta sempre. Il top forse lo possiamo attribuire al segretario generale della CEI, (leggi Ufficio Affari Religiosi del PD), Galantino che è riuscito a farsi bacchettare – direttamente e indirettamente– sulle dita da due cardinaloni. Il primo è stato Mūller che pochi giorni dopo l’esternazione sullo Spirito Santo autore della Riforma ha messo alcuni (e ce ne sarebbero stati anche di più) punti sugli effetti nefasti di quella che non fu riforma, ma rivoluzione, a abbandono di alcuni punti chiave della fede e della vita cattolica. Fra cui la presenza reale nell’ostia…Poi qualche altro puntino sulle “i” dell’ipermigrantismo papale e galantiniano lo ha messo anche il cardinale Robert Sarah, ricordando una verità lapalissiana che nel nostro Paese tanti interessi spirituali e (soprattutto non…) aiutano a dimenticare: e cioè che è legittimo distinguere (discernimento? discernimento!) fra rifugiati e immigranti di altro tipo. (Come ricordava mons. Maggiolini, non esiste un diritto all’invasione).

Poi ci sono i Dubia. “Adesso fate le vostre domande” si intitola – e siamo davvero di fronte a grandi umoristi – l’ultimo libro sul Papa, autore Antonio Spadaro. Tutte le domande che volete, mi raccomando, purché le risposte non mi imbarazzino. “Ma non accetta domande con falsi dubbi”, ha scritto su Twitter il Direttore di Civiltà Cattolica, che come sappiamo con Twitter ha un rapporto sbarazzino.

Vedi qui.  

E vedi anche qui.

Un paio di santi uomini di Chiesa sono morti, forse anche per la tristezza che soffrivano per la situazione di confusione della Chiesa, senza aver avuto risposta a quelli che per loro erano dubbi ben reali. Solo per loro? Non sembrerebbe. Tanto che proprio un paio di giorni fa un cardinale di tutto rispetto, Francis Arinze, ha detto a Gloria TV che “la comunione ai divorziati-risposati è un rifiuto della legge divina”. Falso dubbio o falsa certezza? Agli spadari l’ardua sentenza.

Infine non posso non citare – anche se l’oggetto è di qualche mese fa – il commento che mi ha inviato un’amica. È un commento di un liturgista laico sfrenato e molto in auge, Andrea Grillo, che, secondo quanto mi dicono, è coinvolto nel lavorio per creare una messa ecumenica. Il commento è: “Transubstantiatio non è un dogma e come spiegazione ha i suoi limiti. Ad esempio contraddice la metafisica”. Vorrei capire: tutti quelli che negli ultimi due millenni hanno pensato che nell’ostia e nel vino ci fossero la sostanza del corpo e del sangue di Gesù – e che ancora ci credono – sono stati presi per i fondelli, o nell’ipotesi più dolce sono stati vittime di una falsa credenza (per non parlare dei miracoli eucaristici…)? Attendiamo con impazienza di vedere dove porterà il lavorio sulla messa ecumenica, per andare a metterci in fila alla più vicina chiesa ortodossa.

Tutto questo sarebbe anche divertente e folcloristico, se la fazione al potere nei Sacri Palazzi non fosse, come si dice in parole semplici semplici, cattiva; e non praticasse simpatici modi staliniani per esprimere il suo disappunto verso chi osi esprimere opinioni diverse da quelle del Piccolo Padre. Vi consiglio di leggere un interessante – e drammatico articolo di Infovaticana (è molto chiaro e comprensibile anche per chi non è ispanofono) per capire la persecuzione in atto nella Chiesa. Proprio ieri, fra l’altro, ho saputo che tre vescovi italiani hanno cancellato conferenze già fissate a cui doveva partecipare e/o essere protagonista un importante e stimato professionista laico, cattolico di tempra, ma giudicato troppo critico verso alcuni aspetti della realtà di Chiesa che stiamo vivendo. È l’icona del dialogo nel tempo di papa Bergoglio, e l’icona del servilismo cortigiano clericale.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

 

CHIESA POLACCA SOTTO TORCHIO A CAUSA DI AMORIS LAETITIA. PAPA E TENEREZZA, KAFKA E VATICANO.

 

Marco Tosatti

La Chiesa polacca è sotto torchio. Non per le bugie che i nostri giornali mainstream raccontano sul Rosario ai confini e così via; si sa, il partito al governo e il suo Ufficio Affari Religiosi, leggi CEI sono profondamente interessati e forse non solo spiritualmente al nodo dell’immigrazione-invasione. E quelli sono giornali sensibili a certi input. No la Chiesa polacca sta pagando ancora una volta, come le è già capitato nella storia, in maniera drammatica e sanguinosa, la sua fedeltà al Magistero della Chiesa. Quello di sempre.

Nei giorni scorsi su La Nuova Bussola Quotidiana è uscito un articolo sulle linee guida proposte all’approvazione della Conferenza Episcopale Polacca in tema di famiglia e divorziati risposati. Era stato preparato da un ufficio – il Centro nazionale per la pastorale familiare della KEP – e quindi non è un documento venuto da Marte.

A chi scrive era giunta notizia di un passo del Nunzio a Varsavia, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, presso la KEP per moderare la pubblicazione del testo. Su questo punto ci ha scritto don Pawel Rytel, portavoce della KEP, smentendo “Ciò che Lei dice in riferimento alla pubblicazione e all’intervento del Nunzio Apostolico sul documento circa la pastorale delle famiglie di questa Conferenza Episcopale. Il comunicato finale alla conclusione dei lavori della plenaria è l’unica fonte ufficiale di quello che si è discusso durante l’incontro dei Vescovi”.

Il documento conferma la dottrina di sempre della Chiesa, basata sulle parole di Gesù nel Vangelo, e che cioè non ci può essere vita coniugale attiva, con rapporti sessuali, per una persona il cui primo matrimonio sia ancora valido. Non esiste un “divorzio cattolico”.

Infatti la KEP non l’ha ancora ratificato. Ma il testo è stato reso pubblico. E questo ha provocato, a quanto sembra, uno dei non inediti e non inusuali accessi di cattivo umore del Pontefice regnante. Non ci sono notizie ufficiali; anzi l’ufficialità tende a smentire sia il passo del nunzio, che il seguito, ma le indiscrezioni che ci risultano sono di una fonte (locale) ottima. Il Nunzio sarebbe stato interessato alla questione e in un colloquio con il Primate di Polonia gli avrebbe significato il “Quos ego…” del Papa, convocandolo in Nunziatura. C’è chi ci ha accennato anche – e anche in questo caso si tratta di indiscrezioni non verificabili – alla possibilità di ritorsioni pontificie, con un possibile pogrom di vescovi resistenti. Sarà vero? Come dicevamo la fonte è ottima, e sa di che cosa parla. Il tutto mentre su Twitter appariva il messaggio del Pontefice sulla tenerezza divina. Un po’ surreale, no?

Ma la cosa che colpisce in particolare chi scrive è l’atmosfera kafkiana di questa storia. I polacchi saranno bastonati, se, e speriamo di no, saranno bastonati, non perché hanno disobbedito. Ma perché preferiscono, per la salvezza della loro coscienza, non aderire a una ambigua possibilità, espressa ambiguamente in un testo sulla cui valenza magisteriale si potrebbe discutere (credo che un’esortazione apostolica sia meno “pesante” di un’enciclica; ma accetto di imparare). È un meccanismo che conosciamo bene: nei regimi sovietici basta il non entusiasmo per condannarti. Pensate alla Rivoluzione Culturale, promossa dall’anziano e squilibrato Mao Tse Dong, e ai danni incalcolabili provocati alla Cina. Mentre gli intellettuali progressisti a occidente applaudivano…Nel Vaticano di oggi, lo strano cocktail di dittatura personale sudamericana spruzzata di sorveglianza e spionaggio stile sovietico (a pagamento vi dico chi sono i Laurentj Beria della situazione) va bevuto senza discutere, sorridendo felici. Fra gli applausi osannanti della stampa di regime.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

AMORIS LAETITIA. PETIZIONE A FAVORE. QUALCHE FIRMA È IMBARAZZANTE, C’È ANCHE UNA SCOMUNICATA…

 
Marco Tosatti

Dalla Germania, in risposta alla “Correctio Filialis”, che ha raggiunto ormai le 245 firme qualificate (teologi, studiosi, docenti e religiosi) e ha superato le ventimila firma di appoggio, è partita una raccolta di firme pro Francis. Pare un centinaio, fino ad ora. Ma alcune delle firme sono decisamente imbarazzanti. Come fa notare Maike Hickson in OnePeterFive infatti nell’elenco è presente il vescovo emerito sudafricano Fritz Lobinger, che proponeva di ordinare come sacerdoti uomini e donne sposati. C’è padre Martin Lintner, che proponeva di liberalizzare l’insegnamento della Chiesa sui rapporti omosessuali, e di riscrivere di conseguenza il Catechismo della Chiesa cattolica alla luce dell’Amoris Laetitia. Non solo: uno dei due principali protagonisti del progetto, padre Paul Zulehner, è co-autore – insieme a Lobinger – di un libro in cui si critica il celibato per i sacerdoti di rito latino, e si propone l’idea di ordinare uomini sposati per avere sacerdoti part-time nelle parrocchie.

E soprattutto fra i firmatari c’è una signora, Martha Heizer, presidente dell’associazione di base austriaca “Wir sind kirche” (Noi siamo chiesa) che è stata scomunicata dal Pontefice nel maggio del 2014, insieme a suo marito. La coppia aveva celebrato ripetutamente la messa a casa sua, privatamente, e alla presenza di numerosi ospiti. Ovviamente senza avere nessun tipo di ordinazione.

In particolare, come scrive Corrispondenza Romana, “Padre Paul Zulehner, discepolo di Karl Rahner, è conosciuto a sua volta per una fantasiosa ‘Futurologia pastorale’ (Pastorale Futurologie, 1990). Nel 2011 appoggiò l’’appello alla disobbedienza’ lanciato da 329 preti austriaci, favorevoli al matrimonio dei preti, all’ordinazione sacerdotale delle donne, al diritto per protestanti e divorziati risposati di ricevere la comunione e a quello dei laici a predicare e guidare parrocchie”. Invece Martin Lintner, è un religioso servita di Bolzano, docente a Bressanone e presidente dell’Insect (International Network of Societies for CatholicTheology). È noto per il suo libro La riscoperta dell’eros. Chiesa, sessualità e relazioni umane (2015). Come dicevamo è favorevole non solo all’omosessualità ma alle relazioni extramatrimoniali. Di Amoris laetitia dice che segna “un punto di non ritorno” nella Chiesa. Infatti, “non possiamo più affermare che oggi ci sia un’esclusione categorica ad accostarsi ai sacramenti dell’eucaristia e della riconciliazione per quanti, nella nuova unione, non si astengono dai rapporti sessuali. Su questo non c’è alcun dubbio, proprio a partire dal testo stesso dell’AL”. (www.settimananews.it, 5 dicembre 2016).

È interessante notare che la raccolta è presente sul sito della Chiesa cattolica tedesca katholisch.de. Fra i firmatari c’è anche Wolfgang Thierse, già presidente del Parlamento tedesco, un politico socialdemocratico. Come il cardinale Gehrard Mūller ha dichiarato in una recente intervista al Tagespost, un giornale cattolico tedesco, parlando dei teologi e dei sacerdoti che si opponevano alla dottrina ortodossa della Chiesa cattolica negli ultimi decenni, “Nel frattempo gli oppositori di ‘allora’ si sono sciolti trasformandosi in seguaci entusiasti del papa”.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

AMORIS LAETITIA. I VESCOVI POLACCHI IN UN DOCUMENTO DICONO NO ALL’EUCARESTIA A DIVORZIATI RISPOSATI E CONVIVENTI.

MARCO TOSATTI

Su La Nuova Bussola Quotidiana di oggi ho scritto un articolo su un fatto importante: il documento redatto dalla Conferenza Episcopale Polacca, che si è riunita nei giorni scorsi a Lublino, alla presenza del Nunzio apostolico, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio.

Potete leggere l’articolo su questo sito.

In breve: i vescovi polacchi hanno negato la validità delle interpretazioni aperturiste di Amors Laetitia, negando la possibilità di dare la comunione a persone che vivono in stato di peccato, cioè divorziati risposati e conviventi, e hanno ribadito la validità del Magistero della Chiesa sul matrimonio e l’eucarestia, così come espresso nel corso dei secoli e ancora recentemente dall’enciclica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. È del 1981; e non si può certo dire che il problema dei divorziati risposati non fosse ben presente già allora.

Ogni giorno che passa mette in crescente evidenza lo stato di confusione creato dall’ambiguità (voluta) dell’esortazione apostolica, e dalla non volontà di dire una o più parole chiarificatrici da parte dell’unica persona che per ruolo e mandato ha la possibilità, e probabilmente il dovere di parlare. Il docuomento polacco, che non si sa quando verrà reso di pubblico dominio, in quel momento renderà chiara la divisione: da una parte dell’Oder, in Germania, i divorziati risposati potranno commettere quello che dall’altra sponda del fiume verrà considerato un sacrilegio, cioè la ricezione del Corpo di Cristo da parte di persone indegne a riceverlo. E non c’è dubbio che i vescovi dall’una e dall’altra parte del fiume agiscono pensando di seguire il dettato dell’esortazione apostolica. Una situazione paradossale, impensabile in qualunque altra struttura che non sia la Chiesa cattolica del 2017.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

DUE ANNI FA SUPPLICA AL PAPA SUL MATRIMONIO. ORA QUASI 900MILA FIRME. IMBARAZZANTE (IMBARAZZATO?) SILENZIO DI PIETRO.

Marco Tosatti

Due anni dopo. Prima ancora che la controversa esortazione apostolica Amoris Laetitia, con tutte le sue volute ambiguità, fosse pubblicata, e alla vigilia della seconda tranche del Sinodo sulla Famiglia, era partita nei confronti di Francesco una “Supplica Filiale”. Il testo chiedeva a Papa Francesco “una parola chiarificatrice” che dissipasse il “generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si aprisse una breccia tale da permettere l’adulterio in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente”.

Tuttora il coordinamento della “Supplica Filiale”, che rappresenta una coalizione di oltre 60 organizzazioni pro-famiglia e pro-vita dei 5 continenti, non ha ricevuto nemmeno una nota di avvenuta ricezione da parte della Santa Sede.

Straordinario, no? Specialmente se si tiene conto che l’onnipotente Segreteria di Stato risponde a tutti, comprese le coppie omosessuali, augurando ogni bene e facendo così qualche piccola gaffe. Ma ovviamente i cattolici non hanno diritto a risposta. Nel frattempo la supplica filiale è stata firmata da 1378 “firmatari qualificati”; cioè religiosi, religiose, vescovi, cardinali, accademici e studiosi: mentre la raccolta di firme fra i semplici fedeli ha raggiunto quasi le novecentomila adesioni (879.451, per l’esattezza).

Oggi il comitato che ha dato il via alla supplica filiale la ripropone, chiedendo al Pontefice regnante di rompere un silenzio che ormai oltre che paradossale sta diventando veramente straordinario, senza una possibile giustificazione che non sia l’imbarazzo. (Chi desidera aderirvi può firmare nel sito www.supplicafiliale.org).

Ma è rimasta senza risposta anche una seconda iniziativa: una “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, ricevuta dagli apostoli”, attendendo così ad un suggerimento di alte sfere ecclesiastiche. Non disponendo degli stessi mezzi logistici della prima iniziativa e trattandosi questa volta di un documento significativamente più esteso, il coordinamento ha pubblicato la Dichiarazione nel suo sito internet il 29 agosto 2016, in modo che chiunque potesse firmarla.

La Dichiarazione di Fedeltà ha raggiunto 35.112 firme, fra le quali si contano 3 cardinali, 9 vescovi, 636 fra sacerdoti diocesani e religiosi, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 150 religiose claustrali e di vita attiva, ai quali si devono aggiungere 458 laici fra accademici in genere, professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti e agenti pastorali.

Il testo affermava fra l’altro che “una coscienza ben formata non può giungere alla conclusione

  • che la sua permanenza in una situazione oggettivamente peccaminosa può costituire la sua migliore risposta al Vangelo, né che questo è ciò che Dio le sta chiedendo;
  • che il sesto comandamento e l’indissolubilità del matrimonio sono semplici ideali da perseguire;
  • che a volte non sia sufficiente la grazia per vivere castamente nel proprio stato, il che darebbe ad alcuni il “diritto” di ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia;
  • che basta una coscienza soggettiva per auto-assolversi dal peccato di adulterio.

Insegnare e aiutare i fedeli a vivere in conformità a queste verità – aggiungono i firmatari – costituisce in se stessa una “eminente opera di misericordia e di carità”. Se la Chiesa consentisse l’accesso all’Eucaristia a chi si trova manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave, si comporterebbe come “proprietaria dei sacramenti” e non come la loro “fedele amministratrice”, incarico affidatole da Nostro Signore”.

Silenzio totale anche su questa rispettosa manifestazione di fedeltà. Infine “abbiamo la più recente manifestazione della volontà di Papa Francesco di restare in silenzio, permettendo così l’aggravarsi del clima di confusione”. E cioè , è la reticenza mostrata davanti alla “Correzione filiale per la propagazione di errori”, elevata a Sua Santità lo scorso 11 agosto da un gruppo di pastori di anime e accademici. Gruppo al quale ogni giorno si aggiungono nuovi e qualificati aderenti; attualmente la lista qualificata ha raggiunto 235 firme, mentre migliaia costituiscono la lista di appoggio popolare.

Non credo che saranno le ultime iniziative. Lo stato di confusione e divisione nella Chiesa non accenna a migliorare. Proprio ieri “La Fede Quotidiana” pubblicava un interessante intervista all’arcivescovo Henryk Muszynski, emerito di Gniezno in Polonia, e Primate Emerito della nazione oltre che ex presidente della Kep, la Conferenza Episcopale polacca. “Amoris Laetitia? Va letta in continuità col Magistero di San Giovanni Paolo e la Familiaris Consortio, è necessario un chiarimento”, diceva il presule.

E altri lo diranno, ancora e ancora, nell’immediato futuro.

Chi scrive ha seguito con attenzione lo sviluppo dell’operazione “Amoris Laetitia” dalla primavera del 2014, cioè da prima che la prima tranche del Sinodo fosse aperta. Ha pubblicato – grazie a indiscrezioni di ottima fonte e all’ingenuità di uno dei protagonisti del Sinodo – uno schema di quello che sarebbe stato l’andamento del Sinodo stesso, censurato e condizionato, fino al suo epilogo, e cioè un documento volutamente ambiguo. Molto era stato previsto dal think tank di papa Bergoglio. Ma forse non tutto. Forse si pensava che dopo un po’ di trambusto il gregge – cardinali, vescovi e soprattutto laici – si sarebbe rimesso quieto, a brucare l’erba dell’ambiguità preparata al vertice. Invece non è stato, non è così; e il pontificato di Bergoglio corre il rischio, al di là delle esibizioni da circo mediatico, di continuare a essere segnato e di passare alla cronaca per una straordinaria insincerità, per la mancanza di coraggio e chiarezza di chi non risponde e si limita a trovare epiteti (rigidi, rigidi…) per chi chiede una risposta semplice, chiara e convincente su un punto centrale della vita cristiana, l’eucarestia. Non fumosità.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

PRIMUM, DENIGRARE. LE DUE RISPOSTE ALLA CORREZIONE: SMINUIRE, ETICHETTARE, GHETTIZZARE. E UN SILENZIO, DEL PAPA, INACCETTABILE.

Marco Tosatti

Primum, denigrare. Affibbiare all’avversario un’etichetta che comunque lo ponga in difficoltà rispetto all’opinione pubblica, lo collochi sulla difensiva. È un artificio retorico vecchio come il mondo e ben lo conosce la Chiesa. Così a fronte di un evento sicuramente eccezionale, ed eccezionalmente sofferto, come la correzione filiale firmata – per ora – da 62 personalità del mondo cattolico, laici e sacerdoti (cardinali e vescovi, ci dicono, sono stati volontariamente esclusi) abbiamo due reazioni. La prima, su cui torneremo, da parte del diretto interessato: il silenzio.

La seconda, dei suoi uomini di mano, o di penna, o di computer, o di TV, se preferite: sminuire, etichettare in forma ghettizzante, far capire che si tratta di povera gente, di (orrore!) destra; non ha firmato anche mons. Fellay, il capo dei lefebvriani? Altra reazione: preghiamo per loro, poverini, che osano dire che il papa può scrivere cose sbagliate! Non è possibile: il papa, è lui che definisce eretico qualcuno! Come potrebbe scrivere cose sbagliate? Lasciamo a chi ne sa più di noi confutare questa tesi, che sembra attribuire al papa, sempre, comunque e dovunque, prerogative di cui non dispone e che nessuno ha mai rivendicato. Ma osserviamo che negli articoli di critica, più o meno velata all’iniziativa, manca – rigorosamente – un elemento: la valutazione se quello che viene detto nella correzione formale abbia senso, o non ce l’abbia.

Chi scrive è una persona qualsiasi, senza titoli accademici. Ha ricevuto una formazione classica, in cui è stato educato alla logica. Ora, la logica non è cattolica; è la base dell’umano ragionare e basta. Anche per i cattolici; perché la Mente che ha creato tutto ha posto la logica come fondamento della sua creazione. Ecco, tutto questo per dire, come altri più dotti e più forbiti di chi scrive hanno già fatto, che quando i firmatari della Correzione scrivono che in conseguenza dell’Amoris Laetitia e delle interpretazioni avvalorate: “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”, non è solo la fede, a essere eventualmente ferita, ma la logica. Che viene prima della fede. E la stessa cosa potrebbe essere osservata per tutte o quasi le altre sei osservazioni. Il che i corifanti si guardano bene dal rilevare: ripetono “tradizionalisti! Conservatori!” e pensano di aver risolto il problema, o almeno aver guadagnato il soldo della giornata.

Non conosco tutti i 62 firmatari; anzi ne conosco molto pochi; ma da un’occhiata anche se veloce ai loro curricula mi sembra che siano persone di studio e di studi. Liquidare la loro sofferenza e sforzo con un’etichetta è un’operazione di propaganda, ahimè ormai non ignota anche nella Chiesa. Certo, hanno coraggio; con il clima che si respira da anni in Vaticano e fuori, di controllo, spionaggio, punizioni e repressione non dico del dissenso, ma di ogni idea non conforme, per agire devono veramente nutrire un grande amore per la Chiesa, quella di sempre. E preferire correre qualche rischio piuttosto che mancare al dovere della parola.

Questo ci riporta all’inizio della nostra riflessione. Da quando Amoris Laetitia è esplosa nelle sue devastanti ambiguità volute all’interno della Chiesa, il Pontefice regnante ha ricevuto petizioni, appelli, Dubia, lettere personali e private, da centinaia di persone, molte delle quali hanno speso la vita per la Chiesa e non hanno certo – a differenza di altri – obiettivi di potere o interessi da difendere – . Adesso, come quasi estremo passo, c’è la Correzione. A tutto questo la risposta è stata una sola: il silenzio. Chi scrive capisce bene l’impasse in cui calcoli sbagliati, buone intenzioni, consigli velenosi possono aver condotto il protagonista principe del dramma. E chi scrive capisce anche l’effetto devastante e depressivo che potrebbe avere su una personalità particolare il riconoscimento dell’errore. Ma il silenzio non si addice a chi è responsabile della fede di un miliardo e duecento milioni di fedeli, fra cui la confusione aumenta. Specialmente se non fa altro che parlare, parlare, parlare…ma di tutt’altro.


Trovate l’articolo in spagnolo su Como Vara de Almendro.