ABORTO È OMICIDIO, DICE UN PROFESSORE. L’UNIVERSITÀ CATTOLICA (?) DI LOVANIO LO METTE SOTTO INCHIESTA.

 

Marco Tosatti

L’aborto è un omicidio? Se la definizione di omicidio della Treccani è corretta (omicidio: Il delitto di chi sopprime una o più vite umane) un’affermazione del genere non dovrebbe suscitare scandalo. In particolare in ambienti cattolici: anche di recente il Pontefice l’ha definito un crimine orrendo. Invece l’Università Cattolica di Lovanio ha aperto un’inchiesta verso un professore ospite che ha osato dire durante una lezione: “La verità è che l’aborto è l’uccisione di una persona innocente. Ed è proprio un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente in questione è senza difesa”.

La frase è contenuta in un testo di quindici pagine intitolato “La philosophie pour la Vie”, destinato a studenti del primo anno di corso in filosofia. Il testo paragona l’aborto allo stupro, considerando che dovrebbe essere considerato “più grave dello stupro”. E anche questo – a rigor di logica – non dovrebbe essere contestabile. Un omicidio è giudicato dal Codice in maniera più pesante di uno stupro.

Il quotidiano belga “LE SOIR” però si è fatto eco della reazione di un sito, “Sinergie Wallonne”, un sito che sostiene l’eguaglianza dei sessi, criticando il professore, Stéphane Mercier, invitato dall’Università cattolica di Lovanio a sostituire un collega in congedo sabbatico. “Ditemi che è un falso” scrive una donna nei commenti su Sinergie Wallonne, indignata per le parole del professore.

E l’Università? Vista la posizione della Chiesa sull’aborto (Catechismo: Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita [Didaché, 2, 2; cf Lettera di Barnaba, 19, 5; Lettera a Diogneto, 5, 5; Tertulliano, Apologeticus, 9]. Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti”), e quella del Pontefice, ci si poteva attendere parole ferme e serene a sostegno del professore.

Invece L’Università cattolica di Lovanio, ha prima preso tempo, e poi ha convocato il docente per aprire un’istruttoria. Mercier sarà ascoltato per chiarire il contenuto del testo   e l’uso che ne verrà fatto all’interno del corso. A prescindere dall’istruttoria, “il diritto all’aborto è iscritto nel diritto belga e il testo di cui siamo venuti a conoscenza è in contraddizione con i valori sostenuti dall’università. Il fatto di veicolare posizioni contrarie a questi valori durante l’insegnamento è inaccettabile”.

Ci aspettiamo che dopo una dichiarazione del genere il card. Versaldi, responsabile dell’Educazione Cattolica in Vaticano, sia saltato sulla sedia e abbia cominciato a sfogliare la sua agenda per vedere chi possa far parte di una commissione d’inchiesta sull’Università che si fregia, a nostro parere impropriamente, del nome di “cattolica”. E immagino che anche l’episcopato belga sia tutto in un fermento scandalizzato….



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GLI ELOGI A PANNELLA PER LE SUE LOTTE. CHIESTE LE DIMISSIONI DI MONS. PAGLIA DALL’ACCADEMIA PER LA VITA.

Marco Tosatti

Le dichiarazioni rese dall’arcivescovo Vincenzo Paglia in occasione della presentazione dell’autobiografia postuma di Marco Giacinto Pannella hanno provocato perplessità in molti cattolici, e la reazione di una serie di siti e organizzazioni.

Queste hanno lanciato un’iniziativa “A reti unificate”, per chi edere le dimissioni del prelato dagli incarichi che ricopre in Vaticano.

“Chiediamo le dimissioni di Mons. Vincenzo Paglia dal suo ruolo di Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e di Cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia.

Abbiamo assistito con sgomento alle dichiarazioni rese da Mons. Vincenzo Paglia sulla figura di Marco Pannella (qui c’è il video, mons. Paglia da 4.35 in avanti ).

Affermare di ‘Marco’ che “ha speso la sua vita in particolare per gli ultimi”, che ha lottato “per la difesa della dignità di tutti” è semplicemente falso. Auspicare lo spirito di “Marco ancora vivo e ispiratore di una vita più bella non solo per l’Italia, (ma) per questo nostro mondo” ci preoccupa profondamente”.

Secondo le organizzazioni che hanno lanciato l’iniziativa “Le battaglie di Pannella e dei radicali sono state nel segno della cultura della morte: Contro la famiglia e il matrimonio indissolubile; Contro la vita nascente con l’aborto in tutte le sue forme; Contro la dignità del procreare, appoggiando la produzione dell’uomo con le tecniche di fecondazione extracorporea; Contro la dignità dell’uomo promuovendo varie forme di consumo di droga e liberalizzazione della stessa; Contro la dignità della sessualità matrimoniale promuovendo la contraccezione e le ideologie gay; Contro la vita nelle battaglie per l’eutanasia e il suicidio assistito”.

Non c’è dubbio che le battaglie portate avanti nel corso dei decenni dal Partito Radicale sono state in maniera costante contro la Chiesa e la sua visione della vita e il suo insegnamento; e che a lodare Pannella, e a sperare che ispiri il Paese e il mondo sia il responsabile di quei dicasteri vaticani che occupano di famiglia e vita non può non suscitare una questione di opportunità.

Il manifesto dell’iniziativa infatti afferma: “Quanto affermato pubblicamente da mons. Paglia dimostra la sua palese indegnità a presiedere la Pontifica Accademia per la Vita e di fungere da cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia. Invitiamo Mons. Paglia a rassegnare le dimissioni o, in caso di rifiuto, chiediamo pubblicamente che venga rimosso da questi incarichi”.

Mons. Vincenzo Paglia, che è stato protagonista di una disastrosa gestione della diocesi di Terni, e per questo è stato richiamato in Vaticano, era salito all’onore della cronaca per una finta telefonata con l’allora primo ministro Matteo Renzi (autore La Zanzara),l’uomo che ha posto la fiducia per far passare la discussa legge sulle Unioni Civili, che hanno aperto la porta alla legittimazione nei fatti se non nella legge dell’utero in affitto. Ecco il video della telefonata.

Alla fine della quale Paglia dice al finto Renzi: “Davvero complimenti per tutto, Matteo, andate avanti, e se poi ci vediamo ti dico qualcosa di riservato”. Ah saperlo…

Hanno aderito fino ad ora:

La Nuova Bussola Quotidiana

Pro Vita Onlus e Notizie Pro Vita

Chiesa e post concilio

Nuovo emporio cattolico totus tuus

Federvita Piemonte e Valle d’Aosta

Cooperatores Veritatis

Isola di Patmos



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DAGLI USA ALLA RUSSIA NUOVO SLANCIO AI PRO-VITA. IL CARD. BURKE IN USA PER PARLARE DI ETICA DELLA VITA. PREMIATO DALLE ORGANIZZAZIONI PRO-LIFE.

Marco Tosatti

Dagli USA alla Russia il movimento a favore della cultura della vita sta conoscendo un momento positivo. E di questo non può che rallegrarsi il cardinale Raymond Leo Burke, già prefetto della Segnatura Apostolica, e ora patrono dei Cavalieri di Malta. Il porporato parteciperà il 7 febbraio prossimo preso l’Ohio State University, College of Medicine, ai lavori della Medical Ethics Conference, in cui parlerà sul tema: “The Economy of Life”. Come ci spiega l’organizzatore del Seminario, Giovanni Battista Bellomo, “Il senso generale della conferenza a cui si è voluto dare il titolo di ‘Economia della vita’ è volto a spiegare in maniera scientifica (attraverso l’intervento di studiosi e medici) il valore della vita. Essa perciò va difesa anche affrontando un costo economico , il quale è di valore minore rispetto al bene tutelato”. Nel corso dell’evento si tratterà anche dello spinoso argomento della stagione ultima dell’esistenza. “Un medico specializzato in cure palliative, dovrebbe spiegare come anche in quegli stati di sofferenza, la medicina possa intervenire per alleviarla e dare dignità al malato”.

Da un punto di vista più ampio, la Conferenza vorrà richiamare l’attenzione mediatica e politica su un dato di fatto: esistono giovani ancora pronti a lottare per queste idee e non omologati a quella che San Giovanni Paolo II ha spesso definito la cultura della morte così presente nel mondo occidentale.

È da ricordare che nei giorni scorsi è stato attribuito al cardinale Burke, da tutti i leader pro-life americani il “Law of Life Achievement Award”, un premio che onoroa la sua difesa costante della cutlura della vita, nonostante, è scritto nella motivazione, “le persecuzioni e le pubbliche umiliazioni da lui patite”, e sopportate sempre “serenamente”, come ha detto John-Henry Westen di LifeSiteNews, illustrando le motivazioni del riconoscimento. Burke si è sempre distinto perché, contro prassi più morbide, insisteva che fosse negata la comunione ai politici cattolici che facevano pubbliche dichiarazioni a favore dell’aborto, in particolare di quelli statunitensi. Come ricorda Corrispondenza Romana “Il suo impegno e la sua militanza pro-life sono ben noti anche in Italia, essendo, la sua, una presenza fissa alla Marcia per la Vita di Roma. Durante i Sinodi sulla Famiglia Sua Eminenza ha ribadito come non possa esistere alcuna apertura circa l’accesso all’Eucarestia da parte dei divorziati risposati”.

Westen ha dichiarato ai leader pro-life, presenti per la Marcia per la Vita di Washington di “Non aver mai visto nessuno indossare la porpora più meritatamente del card. Burke. Non si è mai allontanato dalla Verità, pur essendo stato retrocesso, umiliato ed attaccato anche dai media internazionali, nonché crudelmente diffamato da alcuni suoi confratelli vescovi”.

Parlando di cultura della vita, ci sembra giusto ricordare un altro campo di battaglia, quello russo. Ne è protagonista il patriarca Kirill, con la Chiesa ortodossa moscovita. Dopo la firma, apposta il 27 settembre scorso dal Patriarca Kirill su una petizione destinate alle autorità politiche e al Parlamento affinché venga revocata la libertà di aborto, Kirill è tornato sull’argomento in questi giorni chiedendo con fermezza ai parlamentari di mettere al bando questa pratica. “Ho più volte chiesto ai deputati di prendere in considerazione di limitare l’aborto e ho potuto verificare alcuni progressi compiuti per affrontare questo male”, ha dichiarato. Combattere l’aborto non rappresenta “un gesto rivoluzionario, bensì un necessario ritorno alla normalità”, senza la quale “sarà impossibile per gli uomini e per le donne raggiungere la felicità”.

L’Unione Sovietica nel 1920 fu il primo Paese a legalizzare l’aborto in ogni circostanza. Ma a causa del calo demografico, nel ’36 Stalin lo vietò categoricamente. Fu ripristinato però nel 1954. La Russia, che oggi consente l’interruzione di gravidanza fino alla 12esima settimana (alla 22esima in caso di stupro), mantiene uno dei più alti tassi di aborto al mondo.



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MARCIA PER LA VITA. TRUMP E IL PAPA L’APPOGGIANO, MA L’UNIVERSITÀ DEI GESUITI, GEORGETOWN, NEGA UN GIORNO DI LICENZA AGLI STUDENTI.

 

Marco Tosatti

Ieri a Washington una mare di persone hanno marciato per la vita e contro l’aborto legalizzato, con il sostegno della nuova amministrazione della Casa Bianca e un cordiale saluto inviato dal Papa.

In questo contesto appare una scelta singolare, quella della Georgetown University, di non concedere un giorno di vacanza giustificata per gli studenti che volessero unirsi alla manifestazione. Anche perché La Georgetown University, fondata nel 1789, è la più antica università cattolica del Paese, gestita inoltre dai gesuiti, i confratelli del Pontefice che come potete leggere più in basso ha dato il suo appoggio alla manifestazione.

Stranezze del mondo cattolico. Ma su Hoya, il giornale studentesco, è apparso un articolo che criticava la scelta. “Noi, i cavalieri di Colombo della Georgetown University, partecipiamo ogni anno alla marcia in coerenza con il nostro desiderio di promuovere una cultura della vita nel campus e nella nazione….sebbene noi siamo testimoni dei valori di Georgetown marciando, noi andremo quest’anno, come abbiamo fatto in passato, senza l’appoggio dell’università. Mentre molti dei nostri compagni che frequentano istituzioni come l’Università di Notre Dame e l’Università Cattolica di America ricevono il permesso di assentarsi un giorno, la Georgetown University ha respinto le petizioni dei suoi allievi che chiedevano un eguale permesso”.

La Marcia, che è giunta alla sua 44° edizione, si tiene nell’anniversario del giorno in cui la Corte Suprema ha legalizzato l’aborto. “Noi continuiamo a sostenere che l’aborto è il tema più pressante del nostro tempo, anche 45 anni dopo la sentenza Roe, dal momento che circa 60 milioni di aborti sono stati legalizzati negli Stati Uniti, circa lo stesso numero di persone morte nella Seconda Guerra mondiale”.

Il Pontefice, con un messaggio firmato dal Segretario di Stato Pietro Parolin e inviato al nunzio negli Stati Uniti, mons. Christoph Pierre, ha salutato in questo modo i marciatori: “È così grande il valore di una vita umana ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano”.

Il Papa esprime la sua fiducia che “questo evento, in cui molti cittadini americani manifestano a favore dei più indifesi dei nostri fratelli e sorelle, possa contribuire a una mobilitazione delle coscienze in difesa del diritto alla vita e a misure efficaci per garantire la sua adeguata protezione giuridica”.

Per la prima volta un Vicepresidente USA ha partecipato alla Marcia, che ha avuto anche l’appoggio di Donald Trump, pochi giorni dopo che sono stati aboliti dalla Casa Bianca i fondi per l’esportazione dell’aborto in altri Paesi.



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ABORTO: IN BRASILE USANO IL PAPA COME TESTIMONIAL. FANNO CREDERE A UN PERDONO A PRIORI…

Marco Tosatti

Un’organizzazione abortista brasiliana, l’ANIS – Istituto di Bioetica, collegata alla multinazionale Planned Parenthood statunitense, quella che finanziava Hillary Clinton e sotto accusa per aver venduto parti dei bambini abortiti, ha lanciato sulle reti sociali una singolare campagna promozionale, usando la foto del Pontefice e facendo capire che in realtà dopo le parole del Papa abortire è un gesto di gravità minore.

C’è una bella foto di papa Francesco, come potete vedere, sorridente, accompagnata dalla frase: “Donne che abortiscono: sono migliaia in Brasile. Tutte perdonate da papa Francesco”. Insomma l’atto di misericordia e attenzione del Pontefice durante l’anno giubilare, e prolungato poi indefinitamente, si è trasformato per quell’organizzazione in un implicito invito ad abortire. L’eterogenesi dei fini…

L’immagine, secondo quello che racconta ACI Prensa, circola intensamente sui social, Facebook, Twitter e Whatsapp.

La frase, così come è formulata, induce a credere che ci sia il perdono automatico per chi abortisce, o aiuta ad abortire. E’, al minimo, una interpretazione difettosa del documento “Misericordia et misera” che il Pontefice ha emanato alla fine del giubileo, in cui al punto 12 si estende a tempo indefinito a tutti i sacerdoti la facoltà di perdonare chi si è reso responsabile di aborto. L’unica scusa per gli autori del manifestino sta nel fatto che i mass media il 20 novembre e nei giorni successivi hanno alimentato un equivoco sulla questione. Non a caso in Brasile il banner è accompagnato da un articolo dell’antropologa Débora Diniz intitolato “Papa Francesco e il perdono dell’aborto”. Lo ha pubblicato l’Huffington Post, e si dice fra l’altro che “non c’è più scomunica per la donna che abortisce, c’è perdono, dice papa Francesco”. L’autrice inoltre afferma che a partire da ora, e in obbedienza al Pontefice i cristiani non dovrebbero “minacciare la donna con le pene dell’inferno” o con l’espulsione dalla Chiesa se abortiscono.

L’organizzazione dietro la campagna è l’ANIS – Istituto di Bioetica, che riceve cospicui finaziamenti dalle fondazioni Ford e Mac Arthur, una delle tre rappresentanti di Planned Parenthood in Brasile, molto attiva non solo nella diffusione e promozione dell’aborto ma anche delle battaglie legate al “Gender”.



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IL PAPA, L’ABORTO, E LO STUOLO DEI LECCA CALZINI

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Marco Tosatti

Il bel testo del Papa che prolunga indefinitamente quello che è già successo per tutti i dodici mesi scorsi ha provocato qualche sconforto a chi segue con amore non scevro di lucidità l’informazione; e a chi segue le vicende interne della Chiesa.

Il documento del Pontefice, al N.12, recita così:  “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti  in questo cammino di speciale riconciliazione”.

Parla di peccato grave (qualche giorno fa ha parlato di  “crimine orrendo”), di pentimento, di riconciliazione. Cioè di qualcuno che non intende commettere di nuovo ciò che ha fatto, vuole riconciliarsi con Dio, va a confessarsi – elemento non trascurabile in tutto questo processo – e cerca l’aiuto della Chiesa.

Insomma, tutto un lavoro, un processo, un percorso, come si usa dire adesso.

Dai titoli dei giornali l’impressione è varia. Si può capire che finalmente la Chiesa, grazie a un gesto rivoluzionario del Pontefice, adesso perdona chi commette un aborto; oppure che finalmente perdona i colpevoli; che infine i preti possono assolvere i responsabili (ma già prima molti religiosi potevano, e da un anno tutti i sacerdoti); fino ad arrivare a chi suggerisce che il Papa abbia come passato un colpo di spugna su questo peccato, definito, lo ricordiamo da lui stesso, poco prima, un crimine orrendo.

Se leggiamo alcuni commenti il piatto si fa ancora più ricco e variato. Ora  la peccatrice ha la possibilità di cambiar vita (Prima no?); in realtà ha già espiato con il dolore provato; dopo questo allargamento indefinito della possibilità di assolvere da parte dei preti cade il ruolo di “grande peccatrice” della donna, anche perché molte di quelle he hanno abortito lo avrebbero fatto non per una loro scelta, ma per questioni culturali; e infine grazie al Pontefice la Chiesa non è più una spcie di ente che emana norme ma una madre pronta ad aprire le braccia ai peccatori.

Capisco e perdono i titolisti. E’ un mestiere difficile, ingrato e in cui si perde sempre. Capisco un po’ meno persone e colleghi che frequentano preti e papi se non dai trentacinque anni in cui è capitato a e, almeno da un numero sufficiente di lustri per ricordare le parole piene di affetto  di misericordia verso le donne che hanno un aborto alle spalle di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

“Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al  vostro bambino, che ora vive nel Signore”.

Quello che avete appena letto era Giovanni Paolo II, nell’Evangelium Vitae, del 1995. Se l’immagine che ne esce è quella di una Chiesa arcigna e matrigna, io sono un coccodrillo arancione.

Ma tant’è! Nello sforzo di dimostrare che la Chiesa comincia dal Conclave del 2013 si fa di tutto. E poi ci sono quelli che cercano di ingraziarsi il sovrano regnante accusando i suoi eterni nemici, i Rigidi, i Conservatori, i Kattivi di sempre, insomma; e nell’entusiasmo mescolano a presunte critiche e resistenze a questa decisione papale (in vigore già da un anno, non dimentichiamolo) la richiesta di chiarimenti sull’Amoris Laetitia presentata da quattro cardinali, e finora rimasta inevasa.

Come ha chiamato gli adulatori, il Pontefice? Lecca calzini? Ecco.

P.S. La sensazione di qualche giorno fa era giusta. Anche se l’oggetto non era quello ipotizzato.



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HILLARY, TRUMP. LA RELIGIONE CONTA ANCORA ALLE ELEZIONI? PARE DI SÌ. UN MESSAGGIO PER IL PAPA.

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Marco Tosatti

La religione, la libertà religiosa, i principi “non negoziabili” come l’aborto e altre quisquilie del genere contano ancora, negli Stati Uniti. E’ questo uno dei risultati che la vittoria di Donald Trump ha portato alla luce, anche se questo elemento, così scomodo agli occhi del politically correct e dei mass media omologati viene spesso trascurato nelle analisi, che preferiscono arpeggiare su altri temi.

E’ un elemento di grande interesse, e che dovrebbe far suonare qualche campanello anche a Roma, dove il Papa o chi per lui sta pianificando una decisa campagna di rovesciamento della Conferenza Episcopale, giudicata troppo attenta alla battaglia sui valori fondamentali – vita, famiglia, libertà religiosa – e troppo poco ossessionata dai migranti, anche se anche in quel campo la loro posizione è chiara.

Il 23 per cento dei votanti, in questa tornata presidenziale, erano cattolici. E a Trump è andato il 52% di un elettorato tradizionalmente democratico, contro il 45% a Hillary; nonostante che – come c’era da aspettarsi – i latinos abbiano scelto la Clinton. Gli evangelici hanno votato in maniera schiacciante per Trump: 81 per cento contro 16 per cento a Hillary. Hanno battuto anche le percentuali (78-21) accordate a Bush. Il voto cattolico, nelle elezioni precedenti, era sempre andato a Obama in forma maggioritaria.

Chi ha seguito i social network in questi ultimi mesi, ha potuto rendersi conto, più di quanto apparisse sui mass media, che temi come aborto, libertà religiosa, famiglia e compagnia cantante fossero presenti in maniera forte. Le frasi di Hillary sulla necessità di modificare alcuni comportamenti e credenze religiose anche con l’aiuto della legge, la sua disponibilità a considerare fattibile l’aborto fino al nono mese di gravidanza e così via hanno probabilmente giocato un ruolo sull’elettorato religioso. Così come forse è stato di rilievo il riferimento di Trump, che non ha avuto quasi eco sui mass media, al fatto che il Paese sembrava avviato a “una cultura di morte”, una frase che a molti ricordava quella coniata da Giovanni Paolo II e Madre Teresa.

Non si può dimenticare che forse per la prima volta nelle elezioni di un presidente USA c’era stata – come definirla? Un’ingerenza? Un interferenza? – del Pontefice regnante, che rispondeva tornando dal viaggio oltreoceano a una domanda sui muri, e sul famoso muro fra Messico e Stati Uniti. Parlando di Trump disse. “Una persona che pensa soltanto di fare muri e non a fare ponti, non è cristiana. Ma – ha aggiunto – bisogna vedere se Trump ha detto così le cose”. Donald Trump reagì seccamente: “Per un leader religioso mettere in dubbio la fede di una persona è vergognoso. Io sono orgoglioso di essere cristiano e come presidente non permetterò alla cristianità di essere continuamente attaccata e indebolita, proprio come sta avvenendo adesso, con l’attuale presidente americano”. Poi ovviamente padre Lombardi e la diplomazia di entrambe le parti smussarono gli spigoli.

Resta il fatto che i cattolici Usa hanno dato la loro preferenza a un candidato di un’altra confessione (Trump è protestante) sgridato dal Papa. Una risposta? Forse. Come è stata una risposta il fatto che fra i candidati alla presidenza e alla vicepresidenza della Conferenza Episcopale USA non ci sia nessuno del manipolo nominato da Roma per alterare gli equilibri della Chiesa americana. Che però sembra in sintonia con il Paese. C’è il sospetto che sul dossier “Stati Uniti” il Pontefice dia l’orecchio ad anziani consiglieri, discussi e discutibili, legati a schemi vecchi, e viziati ideologicamente.

LE CATTOLICHE E GLI ISPANICI PREFERISCONO HILLARY A TRUMP. CONTRO IL PARERE DI NON POCHI VESCOVI.

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Marco Tosatti

Un sondaggio recentissimo sostiene che il 51 per cento dei cattolici appoggia Hillary Clinton per la Casa Bianca, contro un 40 per cento a favore di Donald Trump. Il sondaggio, reso noto il 31 ottobre, era curato congiuntamente dal  Public Religion Research Institute (PRRI) e da Policy Research and Catholic Studies dell’Università cattolica della America a Washington.

Sono gli ispanici, e le donne bianche che garantiscono il vantaggio. Nella precedente elezione, quella che vedeva Obama contro Mitt Romney, i valori erano 50 per Obama contro 48 per cento a favore di Romney

I cattolici bianchi preferiscono Trump a Hillary con il 48 contro il 41 per cento. Ma gli altri cattolici danno a Clinton un 78 per cento. E non c’è da sorprendersi che Trump abbia così poco successo con gli ispanici, vista la sua posizione sull’immigrazione clandestina e sull’idea di costruire un muro fra Messico e Stati Uniti, e di farne pagare i costi al Messico.

Nell’appoggio dei cattolici bianchi a Trump non si vedono grosse differenze fra fasce d’età. Il vantaggio è di 49 contro il 40 per cento dai 18 ai 49 anni, ed è del 47 contro il 41 per cento sopra i 50 anni di età. La grande differenza invece avviene nel genere. Gli uomini bianchi cattolici danno il 53 per cento di preferenza a Trump e il 33 per cento a Hillary; ma le donne bianche preferiscono Hillary con il 49 per cento contro il 38 per cento. Il sondaggio afferma che la divisione per genere è evidente in tutti i gruppi religiosi, ma è più marcata fra i cattolici.

In questi giorni ci sono state dichiarazioni di diversi vescovi. Ultima quella dell’arcivescovo di Denver, Samuel J. Aquila, che ha scritto sul suo giornale diocesano che “I cattolici in buona coscienza non possono appoggiare candidati che promuoveranno l’aborto. Il diritto alla vita è il più importante e fondamentale dei diritti, perché la vita è necessaria per ciascuno degli altri diritti. Ci sono temi che possono essere dibattuti legittimamente dai cristiani, per esempio quali politiche siano più efficaci per occuparsi dei poveri, ma l’uccisione diretta della vita umana innocente deve essere contrastata in ogni momento da ogni seguace di Gesù Cristo”. Ora è noto che Hillary Clinton è appoggiata e finanziata da Planned Parenthood, la più grande – e discussa – organizzazione di promozione dell’aborto negli Stati Uniti e a livello mondiale, e sostiene l’aborto praticamente fino al momento della nascita. Per vedere la posizione di alcuni vescovi cliccate su questo link. E su questo.



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POLONIA, ABORTO. LE MARCE E L’INFORMAZIONE (DEFORMATA E DEFORMANTE) DEI MEDIA.

Marco Tosatti

 

Oggi vorrei condividere con voi un lungo articolo del The Catholic World Report sulla Polonia, la legge sull’aborto, le dimostrazioni che vi si sono svolte, e la disinformazione che le ha accompagnate. L’articolo originale è in inglese, QUI, e si riferisce in particolare ai giornali mainstream americani; ma il discorso dell’autore è – ahimè – altrettanto valido per i quotidiani italiani, o almeno per i principali di essi, ideologicamente omologati e omogenei.

“In Polonia, dalla caduta del comunismo, la legislazione polacca è diventata fra le più pro-life di Europa, – scrive Filip Mazurczak – . E l’appoggio popolare per l’aborto è calato a picco, e il movimento pro-life è probabilmente il più forte del Vecchio Mondo. Di recente una prorposta per bloccare interamente l’aborto ha trovato resistenza in alcuni nella società polacca. I media principali a Ovest hanno naturalmente appoggiato questa reazione, spesso utilizzando informazioni false”.

La Polonia è il solo Paese democratico fra quelli che avevano l’aborto su richiesta ad adottare una legislazione restrittiva. “Nel 1993 il Primo Ministro polacco Hanna Suchocka firmò una legge che proibisce l’aborto eccetto che in tre casi: quando la gravidanza mette in pericolo la vita della madre, quando è il risultato di incesto o stupro, e in caso di malformazione fetale. A differenza di altri Paesi, solo il dottore che pratica l’aborto è perseguito; per la madre non ci sono conseguenze legali”.

Secondo l’autore, se nel 1993 il 64 per cento dei polacchi appoggiava l’aborto su richiesta, ora la situazione è diversa. Il 75% dei polacchi è contro l’aborto se la situazione personale o finanziaria di una donna sono cattive, e il 76% è contro all’aborto quando la donna semplicemente non vuole avere un figlio. E i giovani sono su questa linea: l’80% di quelli fra i 18 e i 24 anni sono favorevoli a una proibizione totale, contro solo il 50% di quelli oltre 65.

aborto

 

(Vedete l’articolo per i dati completi).

 

La recente battaglia ha visto iniziative di diverso tipo – a favore e contro l’aborto – e non ha prodotto per ora modifiche nella legislazione, anche se l’esecutivo ha annunciato che intensificherà le iniziative a favore della protezione della vita nascente.

Ma è la posizione dei media quello che interessa l’autore, e anche noi. In tutta la Polonia lunedì 3 ottobre hanno manifestato , secondo Filip Mazurczak, 98mila persone. E l’appello a uno sciopero delle donne nei posti di lavoro. “La Polonia non è stata paralizzata dalle donne che non sono andate a lavorare”, scrive e testimonia che personalmente non ha notato nessun disagio a Wroclaw, la quarta città della Polonia.

Le cifre dei sondaggi presentate prima dimostrano che le migliaia di protestatari non sono rappresentativi della società polacca, dice l’autore, e “Molte grandi proteste hanno luogo in Polonia, ma poche ottengono così tanto appoggio da parte dei media. L’anno scorso 20mial pro-lifers marciarono a Stettino, quanti hanno marciato contro l’aborto a Varsavia…e i media l’hanno completamente ignorato”.

 

Racconta poi l’autore che nel 1932-1933 il corrispondente del New York Times dall’Unione Sovietica, Walter Duranty negò che Stalin stesse deliberatamente uccidendo con una carestia artificiale i contadini ucraini. Fu un genocidio voluto, l’Holodomor, e come tale ormai riconosciuto dalla maggior parte degli studiosi di storia. Scrive Filip Mazurczak: “ Se ci fosse un premio Walter Duranty per Reportage Disonesto, l’autore dell’articolo del 3 ottobre sul Washington Post sulle marce pro aborto sarebbe un candidato forte. L’articolo afferma che sei milioni di donne – un terzo della popolazione femminile della Polonia – ha preso parte alle marce”.

E conclude: “Tristemente uno può ricevere l’impressione che nei mainstream media come il Washington Post, il New York Times o il Guardian, la protesta di 98mila arrabbiate, volgari e talvolta violente femministe in Polobia abbia ricevuto più copertura del fatto che un paio di mesi fa fra due e tre milioni di giovani, pacifici cattolici dalla Polonia e da tutto il mondo si siano uniti con papa Francesco fuori Cracovia per pregare e celebrare la loro fede”.

Eh già. E in Italia? Andate a vedere…



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REFERENDUM CONTRO LA 194. SABATO SFILANO DUE CORTEI, A MILANO E A CASERTA.

Marco Tosatti

 

Sabato prossimo, a Milano e a Caserta, si svolgeranno due manifestazioni organizzate dal “Comitato NO 194” per chiedere un referendum che abbia come oggetto l’abrogazione della legge che autorizza l’aborto.

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A Milano la manifestazione avrà luogo dalle 15 alle 18; sarà la sesta volta che un corteo, a carattere nazionale , attraverserà il centro della città, con partenza da piazzale Cadorna e arrivo in piazza Medaglie d’Oro. La manifestazione seguirà un percorso ormai consueto: foro Bonaparte, largo Cairoli, via Cusani, via Broletto, piazza Cordusio, via Orefici, via Mazzini, per “lambire” piazza Duomo, piazza Missori, corso di Porta Romana.

Nella mattina invece (alle 10.30) a Caserta si svolgerà una manifestazione con lo stesso obiettivo: la partenza è a piazza Vanvitelli, nei pressi dell’arcivescovado.

Gli organizzatori spiegano che si tratta di “Una manifestazione dinamica che si affianca alla ‘nove ore’ nazionale di preghiera, che si svolge semestralmente a Bologna (La prossima edizione si terrà il 10-12-2016) e agli altri sit-in mensili che caratterizzano la nostra attività: dalle nove ore di preghiera su base regionale all’esterno degli ospedali, dalle ore 9 il primo sabato dei mesi dispari , alle adorazioni eucaristiche il primo sabato dei mesi pari”. Ulteriori informazioni e dettagli sono reperibili sul sito no194.org.

Gli organizzatori si rendono ben conto delle difficoltà legate all’iniziativa; e in primo luogo alle strumentalizzazioni, che dicono, “gli organi di informazione tentano molto spesso di effettuare sulle nostre iniziative, onde bollarci come ultracattolici, in contrapposizione con altri cattolici o sedicenti tali, omofobi, razzisti o collocarci politicamente”.

Per questo motivo il portavoce del Comitato, l’avv. Pietro Guerini, chiede ai partecipanti al corteo di Milano di astenersi dall’esibire stendardi partitici o politici, mentre sono ben accetti simboli religiosi, “e dal formulare considerazioni di sorta ai rappresentanti dei media , che vanno invitati a rivolgersi al sottoscritto, il quale si assume naturalmente ogni responsabilità per le proprie dichiarazioni rilasciate in tali circostanze a nome e per conto del comitato che presiede”.



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