L’ABATE FARIA A NUZZI: MA GUARDA CHE LO SAPEVAMO GIÀ CHE IL VATICANO È PIENO DI CATTIVONI CONTRO NATURA…

                                         
Marco Tosatti

L’Abate Faria ha letto l’ultima fatica letteraria di Gianluigi Nuzzi, (la quarta della serie), “Peccato originale”. Poi, dopo aver lungamente riflettuto, ha spedito a Stilum Curiae l’esito delle sue meditazioni. Ecco, mi sembra che si sia divertito; forse a leggere, di sicuro a scrivere. Mai come questa volta sembra proprio un bell’abate che ne ha viste e sentite tante, soprattutto fra canoniche cori e sagrestie…e non sembra molto ottimista sull’esito di quelle che Nuzzi definisce “riforme” del Pontefice.

Un pio parrocchiano mi ha regalato il libro “Peccato originale” di Gianluigi Nuzzi, libro che ho letto in una decina d’ore. Il libro si legge come un romanzo e sono stato lieto di leggere di tanta gente vaticana; più della metà di quelli menzionati nel libro li conosco anche personalmente, alcuni anche troppo bene. La tesi principale del libro mi sembra: in Vaticano ci sono dei cattivoni che invece di curare le anime e di favorire le riforme di Papa Francesco si arricchiscono e si dedicano volontieri al vizio contro natura.

Ora, Nuzzi scrive bene, è accattivante, ma un poco ingenuo: davvero scopriamo solo ora con i suoi libri che in Vaticano ci sono anche dei delinquenti? Posso aggiungere, per aiutare per i prossimi libri su altri argomenti, che nel mondo del cinema alcune attrici a volte dormono con i produttori per farsi dare le parti nei film e che i politici, reggetevi forte!, rubano. Il problema semmai è un altro, è non dare ai delinquenti protezione e omertà, in modo che i peccati si possano un poco contenere, purtroppo mai estirpare del tutto. Io credo nella Chiesa, non nel Vaticano. Credo nel mistero della Chiesa, non negli uomini di Chiesa. Li seguo se insegnano quello che hanno ricevuto, li ignoro se predicano altro. E io, nel mio ministero sacerdotale, cerco di fare lo stesso.

Certo, Nuzzi si vuole far leggere, non scrive certo per i cattolici. Ma lo voglio assicurare che la realtà del peccato non è mai stata una sorpresa, ma una presenza che viene proprio da quel peccato originale che lui ha menzionato nel titolo del suo libro. Forse non ci dovrebbe interessare solo che in Vaticano c’è tanto marcio (e c’è ed è bene non dormirci sopra) ma sapere come allargare il potenziale di bene. Saranno le riforme di Papa Francesco a fare questo, come Nuzzi adombra? Molti, compreso il povero sacerdote che scrive queste righe, ne dubitano.

Forse dobbiamo accontentarci di camminare verso la meta con i piedi perennemente inzaccherati e presentarci alla fine davanti a Dio in questo modo, sapendo che lui solo saprà leggere in profondità nel nostro cuore.

Abate Faria



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ALLARME DELL’ABATE FARIA. HA LETTO IN UN ARTICOLO CHE FORSE IL PAPA HA CANCELLATO L’INFERNO, E LO RIVUOLE INDIETRO. SUBITO!

Marco Tosatti

Come al solito devo scusarmi con l’Abate Faria, perché tardo sempre a pubblicare le riflessioni che mi manda. Ma fra una scomunica qua, anzi doppia, un’operazione anti-terrorismo della Polizia contro un camion-vela recante lo stendardo inquietante di San Wojtyla e un appello sui giornali a verificare se il papa è davvero il papa l’attualità preme e fa la prepotente.

L’Abate Faria qualche giorno fa deve aver letto l’articolo di Rosso Porpora in cui fra le altre cose si scriveva: “Se è vero che Jorge Mario Bergoglio ha parlato talvolta dell’inferno (vedi ad esempio il “Convertitevi, ancora c’è tempo per non finire all’inferno!”, rivolto ai mafiosi durante l’incontro con ‘Libera’ del 21 marzo 2014), in diverse altre occasioni – specie recenti – l’ha addirittura implicitamente negato. Come il 23 agosto 2017, quando ha parlato dell’immagine della fine della storia come di “una immensa tenda dove Dio accoglierà tutti gli uomini per abitare definitivamente con loro”, replicando l’11 ottobre 2017 quando ha rilevato che alla fine della storia c’è Gesù misericordioso e “tutto verrà salvato. Tutto”. Qui non si può non osservare che “tutto” comprende evidentemente “tutti”. Perciò niente inferno. Del resto, commentando il Vangelo della domenica come tradizione all’Angelus, Francesco ha preso l’abitudine di censurare i passi più duri, come – il 15 ottobre 2017 – il famoso “là sarà pianto e stridor di denti”.  L’impressione che se ne trae è che Jorge Mario Bergoglio la parola ‘inferno’ non la pronunci volentieri (forse perché – come dice lui – è un po’ furbo o perché effettivamente ci crede poco?). E ciò non fa altro che accrescere la gran confusione dottrinale che regna tra i cattolici (tra i catto-fluidi, no… quelli bevono o fingono di bere tutto e il contrario di tutto!)”.

Si deve essere allarmato, l’Abate Faria. Perché mi ha scritto cos^:

“Mi si dice che all’inferno non va nessuno e che i diavoli, quindi, sono in cerca di nuova occupazione. Ora, perché negare alle persone il diritto di poter andare all’inferno? Cornelio Fabro diceva che uno dei problemi che più lo aveva intrigato, era quello della libertà. Ma se il mio comportamento non viene sanzionato da Dio per quello che è, nel bene e nel male, significa in definitiva che non sono libero, tutto è già deciso.

Ovviamente non ci si augura per nessuno di andare all’inferno, ma la mancanza di libertà è un inferno ancora più grande.

Se qualcuno mi dirà: vai all’inferno!, potrò aggiungere “almeno spero!”.

Abate Faria”.

Insomma, come direbbero a Roma: aridatece l’Inferno…



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ABATE FARIA: COME IMPLEMENTARE IL VATICANO II ESPROPRIANDO LE CONFRATERINITE LAICHE. CI VORREBBE UN’INCHIESTA…

MARCO TOSATTI

L’Abate Faria, dobbiamo confessarlo, è molto romano, oltreché cattolico – che come ben sappiamo – significa universale. E infatti viaggia per il mondo. Oggi però ha voluto scrivere di Curia, palazzi, e appetiti immobiliari…Leggete un po’

Il mio sacrestano ogni tanto mi viene a dire quello che sente da altri sacrestani che hanno le confidenze dei monsignori di curia che la sanno lunga ma la dicono corta, per paura di vedersi tolto da sotto il deretano, l’agognata poltrona curiale. Insomma, il sacrestano di un certo monsignore, gli ha detto che nelle sacre stanze di un certo palazzo romano, si osservava come molte confraternite se la passino male, se non sono già estinte. Notava il monsignore come il commissariamento di certe realtà, pratica molto diffusa, darebbe l’impressione ad alcuni che il Vaticano, o chi per loro, preoccupato di implementare il Vaticano II dando più spazio ai laici, stia cercando di incamerare i beni di varie confraternite, espropriandoli dagli storici e legittimi proprietari.

In che modo, chiedeva il sacrestano di quel certo monsignore, si implementerebbe il Vaticano II con questo comportamento? Il monsignore bonario rispondeva: mettendo i buoni confratelli laici in mezzo ad una strada, all’aria aperta, ecco che certo avranno spazio da vendere!

Abate Faria



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GENOVA CONSACRATA ALLA MADONNA. E INOLTRE: L’ABATE FARIA CONTRO LA SCIATTERIA MUSICALE DIFFUSA IN CHIESA.

Marco Tosatti

Oggi l’Abate Faria si toglie un sassolino dalla scarpa in tema di musica nelle chiese. Racconta un episodio, che però – ahimè – è indicativo di una tendenza che purtroppo ormai è super diffusa. Un esempio eccelso del ridicolo e della sciatteria della Chiesa che cerca di “aggiornarsi”, verso il basso. Ma apriamo però il blog di oggi con una notizia seria, che ci ha fatto molto piacere (Genova è la città d nascita di chi scrive. Che è questa, ed è collegata alla fotografia del blog odierno: il 16 ottobre 2017, il Cardinale Angelo Bagnasco ha consacrato la diocesi di Genova a Maria Santissima, indicando anche nella Santa Messa e nel Rosario quotidiani le armi contro il Maligno e contro il secolarismo che porta a vivere senza Dio o come se Dio non esistesse. Inutile ricordare che si è celebrato in questi giorni il centenario dell’ultima apparizione a Fatima.

Ma ecco a voi l’Abate Faria:

Me ne camminavo solo soletto per Roma quando da una piazza ascoltavo venire incitazioni di tono sudamericano amplificate da un altoparlante. Poi canti, invocazioni, preghiere. I canti erano la solita roba pop con parole vagamente religiose. Mi aspettavo di trovare qualche nuovo movimento cattolico, ma in realtà erano pentecostali sudamericani che promuovevano le proprie chiese.

Interessante il fatto che mi possa esser venuto il sospetto fossero cattolici. Certo in ambito profano si può capire che si usino linguaggi musicali più popolari, pur se si dovrebbe stare attenti a non scadere nel ridicolo. Eppure, quello che è preoccupante, è che questa profanizzazione del sacro è oramai ben dentro le nostre parrocchie, dove ragazzotti di buona volontà (ma cattiva preparazione liturgica) ci ammorbano con i rimasugli rivoluzionari del postconcilio o con le cantilene melense nate all’ombra delle cupole romane e delle conferenze episcopali. La liturgia è a un livello così basso…ma in Vaticano si ritiene utile prendersela con la “rigidità” di quelli legati alla forma straordinaria. C’è sicuramente questo elemento in alcuni settori di questo mondo. Io mi rallegrerei che c’è ancora qualcuno che rimane “rigido” dopo decenni di sdilinquimenti pseudo musicali, che sarebbero molto più adeguati ad un corso propedeutico per eunuchi (ma non per il regno dei cieli) che alla grandezza e alla santità della liturgia cattolica.

Abate Faria



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IL LAMENTO DELL’ABATE FARIA SULLA SCALA SANTA OSCURATA DAL MEGA CARTELLONE PUBBLICITARIO. NULLA È PIÙ SACRO?

 

Marco Tosatti

Ci ha scritto l’abate Faria, turbato da ciò che ha visto in una sua recente visita alla Scala Santa, a Roma. Ma lasciamo a lui la parola, per esprimere tutta il suo sconcerto…

 

Mi recavo spesso nella zona del Laterano. Da buon peccatore ero consapevole di aver bisogno di tanta penitenza e quale modo migliore che implorare misericordia sulla scalinata della Scala Santa, uno dei luoghi più sacri di Roma? Un tempo, già alla vista di questo santo edificio, mi sentivo il cuore tormentarsi nella consapevolezza delle sue mancanze. Ma questa volta ho avuto una sorpresa.

Dopo aver guadagnato gli ultimi metri di via Merulana e svoltato verso la piazza, mi sembrò che la Scala Santa fosse come svanita. Il suo posto era stato occupato totalmente da un cartellone pubblicitario gigante che ne copriva interamente la facciata. Lo slogan pubblicitario di una nota compagnia energetica mi diceva: ora l’energia è tua.

Ma non mi sembrava si riferisse all’energia spirituale che andavo cercando e per cui luoghi come la Scala Santa dovrebbero essere deputati. Allora mi chiedevo: perché usare uno degli edifici religiosi più sacri di Roma per veicolare un brand pubblicitario?

Esiste un limite a ciò che può essere venduto? Pur se la causa di quei soldi fosse la più nobile, svendendo la sacralità di quel luogo non si perde più di quello che si guadagna?

Papa Francesco nel 2013 disse che “il denaro deve servire, non governare”. Allora quale sarà il limite? Durante la benedizione urbi et orbi un Monsignore potrà annunciare dal balcone papale: questa benedizione è offerta da…? Il Papa indosserà abiti liturgici con lo sponsor? Certo che il Papa non accetterebbe mai questo, pur se i soldi servissero per una causa nobilissima.

Questo perché egli sa che se riduciamo quanto è sacro a servo del capitale, se comunichiamo alla gente che tutto, ma proprio tutto, può essere ridotto ad una merce di scambio, allora il messaggio è che nulla è sacro. E questo, come vediamo intorno a noi, creerà una fame nell’animo così profonda, che nessuna energia profana potrà mai saziare.

Abate Faria



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