MANIFESTI CONTRO IL PAPA A ROMA. UN INEDITO STORICO. UNA PASQUINATA IN VERSIONE TERZO MILLENNIO.

ANSA/ FRANCESCO GERACE

Marco Tosatti

A Roma ogni tanto appaiono manifesti senza permesso sui muri; cioè manifesti che non seguono la regolare trafila presso il Comune. Una versione moderna e aggiornata dei biglietti che i romani scontenti appendevano a Pasquino, la statua mutilata presso piazza Navona, per protestare contro ingiustizie ed esprimere il proprio disagio.

L’ultimo caso di affissione di manifesti – irregolari – e irridenti riguardava il Ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, qualche mese fa. Ma che i muri di Roma si coprissero di decine di manifesti contro il Pontefice è certamente una grossa novità.

E’ accaduto oggi, e ne ha dato notizia l’ADN Kronos in questi termini:

“Sono comparsi stamane a decine in tutta Roma, appesi sui muri della città, manifesti di contestazione a papa Francesco e al suo operato. La foto a tutto campo riporta l’immagine del Pontefice con un’espressione particolarmente rabbuiata e accigliata. In basso, su fondo violaceo, la scritta con venature romanesche: ‘A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?’. Il poster è anonimo, non riporta sigle né simboli, ma è facilmente riconducibile agli ambienti conservatori che sempre più manifestano la loro opposizione al magistero, ai provvedimenti e alla linea pontificale di papa Bergoglio”.



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MANELLI, LE RAGIONI DEL DECRETO. DIMISSIONATO UN VESCOVO FILIPPINO PERCHÉ AMICO DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA.

Marco Tosatti

Sono le resistenze, forti, ancora presenti all’interno dei Francescani dell’Immacolata, e del ramo femminile dell’istituto alla base del “Decreto” di cui abbiamo scritto ieri, e che rende nettamente più severe le condizioni di clausura di padre Stefano Manelli, fondatore dell’istituto stesso, e attualmente residente ad Albenga, in un convento dei FFI. E’ lo stesso decreto a spiegarlo: “Due successivi Commissariamenti, decretati dopo una Visita Apostolica, hanno incontrato e tuttora incontrano forti resistenze”.

Le resistenze si spiegano perché molti religiosi ritengono che nulla di quanto è stato voluto dal Fondatore, e già approvato dalla Santa Sede, possa essere modificato, “soprattutto in alcuni elementi ritenuti parte del proprio carisma”. Il documento ammette poi che “le tensioni e le divisioni sono un ulteriore elemento di disgregazione”.

E poi c’è il problema dei soldi. Un problema che “accresce le difficoltà per affrontare i bisogni essenziali della vita quotidiana”. Spiega il Decreto che il gruzzolo dell’Istituto, lasciato da benefattori entusiasti dell’opera creata da Manelli, è gestito da “associazioni composte da persone laiche”. E una “moderna interpretazione del principio nihil possedere di secolare tradizione”. Ma in questo caso “permette un accumulo di beni completamente sottratto ad ogni controllo canonico, in quanto gestito autonomamente dalle associazioni civili”.

La Santa Sede obietta però che “i beni temporali dei quali si tratta sono in sostanza beni ecclesiastici perché donati per la maggior parte non alle associazioni civili ma all’Istituto”. All’Istituto dunque spetterebbe la loro gestione.

Il documento continua con un’ammissione di sostanziale impotenza. “Allo stato delle cose il Commissario e la Commissione si trovano nell’impossibilità di far progredire un cammino, che necessariamente richiede modifiche alle Costituzioni, la cui approvazione è riservata alla Santa Sede che ha concesso la prima approvazione delle medesime”. Il che sembrerebbe voler dire che la bozza delle nuove Costituzioni è già pronta, anche se non è ancora stata resa nota ai diretti interessati.

Fra l’altro, le disposizioni nei confronti di Manelli e dei FFI affermano che l’Istituto non potrà ricevere postulanti per un anno nel ramo maschile, e tre anni nel ramo femminile. Sia in un caso che nell’altro si “dovrà organizzare la formazione” delle future formatrici.

Ancora una volta mi chiedo che cosa avranno mai fatto i FFI, e padre Stefano Manelli in particolare. Ai miei pazienti lettori devo anche confessare che la mia frequentazione dei Francescani dell’Immacolata è praticamente nulla. Ho incontrato una volta padre Alfonso Bruno, che non è esattamente un fan di padre Manelli, e ci siamo lasciati come ci eravamo trovati. Cioè con pochissima simpatia reciproca. Ma da un punto di vista professionale mi stupisce che tanta severità sia accompagnata da tanta poca chiarezza nelle accuse. Lasciando da parte, ovviamente, il fango mediatico e televisivo agitato dagli “ex”, che però non ha trovato per ora veste giuridica ufficiale, né sul versante italiano né su quello vaticano. Gli “ex”, come vediamo in altre organizzazioni di Chiesa e non, difficilmente giocano un ruolo di testimoni equilibrati e imparziali.

La Santa Sede vuole chiudere il caso FFI, e l’indizio che l’Anno della Misericordia è davvero finito e dimenticato la abbiamo anche da un’altra decapitazione. Questa volta si tratta di un arcivescovo filippino, che solo pochi giorni fa ha difeso a voce alta l’episcopato dagli attacchi del nuovo Presidente, Rodrigo Duterte. Ieri la Sala Stampa vaticana ha annunciato le dimissioni dell’arcivescovo metropolita filippino di Lipa Mons. Ramon Arguelles. Non è stata data nessuna spiegazione, e come pare ormai sia abitudine (contraria alla trasparenza e all’informazione) non è stato neanche aggiunto, come era buona abitudine fare: “in base all’art. XXX del Codice…”. Arguelles non è malato, ha 73 anni, quindi il suo tempo sarebbe scaduto fra due anni, ma avrebbe una colpa molto grave. Avrebbe incardinato nella sua diocesi dei Francescani dell’Immacolata che avevano lasciato dopo il Commissariamento. Non solo: avrebbe permesso la creazione di un’associazione di “Fratelli dei Francescani e dell’Immacolata”. Il sito Messa in Latino afferma che “nostre fonti riferiscono di un messaggio sul Vescovo stesso. ‘Oggi […] hanno parlato con il Vescovo e ha detto che lui non ha mai dato le dimissioni e ha scoperto questa notizia su internet, lui non sa niente, a lui non è stato comunicato neppure che è stato dimesso’. Altre fonti arrivate ora parlano di una richiesta informale di disponibilità alle dimissioni, senza che sia stata formalizzata alcuna rinuncia”.



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DAGLI USA ALLA RUSSIA NUOVO SLANCIO AI PRO-VITA. IL CARD. BURKE IN USA PER PARLARE DI ETICA DELLA VITA. PREMIATO DALLE ORGANIZZAZIONI PRO-LIFE.

Marco Tosatti

Dagli USA alla Russia il movimento a favore della cultura della vita sta conoscendo un momento positivo. E di questo non può che rallegrarsi il cardinale Raymond Leo Burke, già prefetto della Segnatura Apostolica, e ora patrono dei Cavalieri di Malta. Il porporato parteciperà il 7 febbraio prossimo preso l’Ohio State University, College of Medicine, ai lavori della Medical Ethics Conference, in cui parlerà sul tema: “The Economy of Life”. Come ci spiega l’organizzatore del Seminario, Giovanni Battista Bellomo, “Il senso generale della conferenza a cui si è voluto dare il titolo di ‘Economia della vita’ è volto a spiegare in maniera scientifica (attraverso l’intervento di studiosi e medici) il valore della vita. Essa perciò va difesa anche affrontando un costo economico , il quale è di valore minore rispetto al bene tutelato”. Nel corso dell’evento si tratterà anche dello spinoso argomento della stagione ultima dell’esistenza. “Un medico specializzato in cure palliative, dovrebbe spiegare come anche in quegli stati di sofferenza, la medicina possa intervenire per alleviarla e dare dignità al malato”.

Da un punto di vista più ampio, la Conferenza vorrà richiamare l’attenzione mediatica e politica su un dato di fatto: esistono giovani ancora pronti a lottare per queste idee e non omologati a quella che San Giovanni Paolo II ha spesso definito la cultura della morte così presente nel mondo occidentale.

È da ricordare che nei giorni scorsi è stato attribuito al cardinale Burke, da tutti i leader pro-life americani il “Law of Life Achievement Award”, un premio che onoroa la sua difesa costante della cutlura della vita, nonostante, è scritto nella motivazione, “le persecuzioni e le pubbliche umiliazioni da lui patite”, e sopportate sempre “serenamente”, come ha detto John-Henry Westen di LifeSiteNews, illustrando le motivazioni del riconoscimento. Burke si è sempre distinto perché, contro prassi più morbide, insisteva che fosse negata la comunione ai politici cattolici che facevano pubbliche dichiarazioni a favore dell’aborto, in particolare di quelli statunitensi. Come ricorda Corrispondenza Romana “Il suo impegno e la sua militanza pro-life sono ben noti anche in Italia, essendo, la sua, una presenza fissa alla Marcia per la Vita di Roma. Durante i Sinodi sulla Famiglia Sua Eminenza ha ribadito come non possa esistere alcuna apertura circa l’accesso all’Eucarestia da parte dei divorziati risposati”.

Westen ha dichiarato ai leader pro-life, presenti per la Marcia per la Vita di Washington di “Non aver mai visto nessuno indossare la porpora più meritatamente del card. Burke. Non si è mai allontanato dalla Verità, pur essendo stato retrocesso, umiliato ed attaccato anche dai media internazionali, nonché crudelmente diffamato da alcuni suoi confratelli vescovi”.

Parlando di cultura della vita, ci sembra giusto ricordare un altro campo di battaglia, quello russo. Ne è protagonista il patriarca Kirill, con la Chiesa ortodossa moscovita. Dopo la firma, apposta il 27 settembre scorso dal Patriarca Kirill su una petizione destinate alle autorità politiche e al Parlamento affinché venga revocata la libertà di aborto, Kirill è tornato sull’argomento in questi giorni chiedendo con fermezza ai parlamentari di mettere al bando questa pratica. “Ho più volte chiesto ai deputati di prendere in considerazione di limitare l’aborto e ho potuto verificare alcuni progressi compiuti per affrontare questo male”, ha dichiarato. Combattere l’aborto non rappresenta “un gesto rivoluzionario, bensì un necessario ritorno alla normalità”, senza la quale “sarà impossibile per gli uomini e per le donne raggiungere la felicità”.

L’Unione Sovietica nel 1920 fu il primo Paese a legalizzare l’aborto in ogni circostanza. Ma a causa del calo demografico, nel ’36 Stalin lo vietò categoricamente. Fu ripristinato però nel 1954. La Russia, che oggi consente l’interruzione di gravidanza fino alla 12esima settimana (alla 22esima in caso di stupro), mantiene uno dei più alti tassi di aborto al mondo.



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FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA. RESA PIÙ SEVERA LA CLAUSURA PER PADRE MANELLI. UN DECRETO DEL PONTEFICE.

Marco Tosatti

Qualche giorno fa scrivevamo del nuovo decreto di commissariamento per il ramo femminile dei Francescani dell’Immacolata. Un decreto emesso, con la firma non appellabile del Pontefice, per evitare che il ricorso presentato al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica potesse avere, come sembra possibile e probabile, un esito felice.

La Congregazione per i religiosi, presieduto dal cardinale brasiliano Braz De Aviz e dal segretario il francescano Carballo vorrebbe chiudere il capitolo del commissariamento entro l’anno, convocando un capitolo subito dopo l’estate. Ma ci sono delle difficoltà.

C’è una forte resistenza da parte di molti religiosi e religiose nei confronti di un commissariamento che è stato vissuto come una forma di violenza. A tutt’oggi da parte della Congregazione non sono stati resi noti i motivi per cui l’ordine – uno dei più fiorenti in tema di vocazioni – è stato decapitato e il suo fondatore, l’83enne padre Stefano Manelli, obbligato a vivere in una sorta di clausura imposta.

Quindi, a quasi quattro anni dall’inizio di questa saga veramente straordinaria (non c’è stata tanta severità neanche nei confronti dei Legionari di Cristo, il cui fondatore ne aveva fatte di cotte, di crude e anche di mezze cotte e crude) e in previsione di un possibile capitolo i fautori del nuovo corso temono che i fedeli di padre Manelli possano eleggere un governo sulla loro linea.

Così nei giorni scorsi padre Manelli ha ricevuto un documento, concordato in udienza dai responsabili della Congregazione dei Religiosi con il Pontefice, e che ha il suo assenso, in cui:

“Si fa obbligo a padre Stefano Manelli di rilasciare una comunicazione nella quale dichiara di accettare e osservare tutte le disposizioni della Santa Sede e di esortare i Frati Francescani dell’Immacolata e le Suore Francescane dell’Immacolata a tenere lo stesso comportamento.

Il Padre Manelli non potrà fare nessun’altra dichiarazione ai mezzi di informazione né apparire in pubblico.

Non potrà partecipare ad alcuna iniziativa o incontro, né personalmente né attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

Si fa obbligo a Padre Manelli di rimettere entro il limite di 15 giorni dalla consegna del presente decreto il patrimonio economico gestito dalle associazioni civili e ogni altra somma a sua disposizione nella piena disponibilità dei singoli istituti.

E’ fatto divieto al Padre Manelli e al Padre G. Pellettieri di avere relazioni con i Frati Francescani dell’Immacolata ad eccezione di quelli delle comunità dove abiteranno con il permesso di questo Dicastero. Evitino ogni contatto con le Suore Francescane dell’Immacolata”.

Mancano i tratti di corda, e la maschera di ferro, e il catalogo è completo. Nel 2017, nella Chiesa della Misericordia. Sicuramente Manelli e quelli a lui fedeli si saranno macchiati di crimini orrendi, ma allora perché non dirlo, e non sottoporli a giudizio canonico? La mancanza di chiarezza nelle accuse, se esistono, fa sì che si abbia l’impressione di una persecuzione venata da interessi di altro genere. Ideologici, o forse anche altri. E in un Paese in cui gli assassini girano impuniti, la severità delle restrizioni suscita un senso di irrealtà.

Il punto particolarmente interessante è quello dei soldi. Che sono tanti: c’è chi parla di un patrimonio di trenta milioni di Euro. Che però non sono nelle mani di Manelli, ma di varie associazioni di laici: l’Associazione “Missione dell’Immacolata”, l’Associazione “Missione del Cuore Immacolato” e l’Associazione “Casa Mariana Editrice”. E infatti nel luglio 2015 il Tribunale del Riesame di Avellino ha dissequestrato i beni di proprietà delle associazioni di laici per un valore di circa 30 milioni. I beni erano stati sequestrati dalla Procura di Avellino, che aveva ipotizzato i reati di truffa e falso ideologico, nelle battaglie legali seguite al Commissariamento.

Come giudicare allora la richiesta fatta a Padre Manelli, posto che la Congregazione è consapevole della situazione legale sancita dalla legge italiana? Non riesco a immaginare ad altro che non sia una forma di pressione psicologica e morale sull’anziano frate.

E’ curioso notare che questo passo, così severo, segue di non molti giorni un’altra mossa inedita, e certamente singolare: cioè le pressioni fatte sul Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Matthew Festing, a dimettersi, compiute personalmente dal Pontefice. Anche l’Ordine di Malta non è povero, peraltro. Evidentemente il freddo esalta gli stimoli autoritari, al di là delle Mura.



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NUOVO APPELLO AL PAPA. MILLE SACERDOTI CHIEDONO CHIAREZZA E UNA RISPOSTA AI DUBIA. RISOLTO (PARE) IL CASO DI DON URIBE.

Marco Tosatti

Mille sacerdoti del mondo anglofono – le Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Irlanda – hanno espresso il loro appoggio ufficiale alla richiesta di chiarifcazione sull’Amoris Laetita formalizzata nei cinque “Dubia” da quattro cardinali. E appoggiata in maniera esplicita o meno palese da molti altri cardinali, vescovi, preti e laici.

Ne da’ la notizia il Catholic Herald.

In un comunicato i sacerdoti affermano che una risposta definitiva alle questioni dibattute in relazione al documento papale “È gravemente necessaria per correggere l’abuso dell’esortazione apostolica per minare la tradizione sacra”.

La dichiarazione afferma che i firmatari, membri delle confraternite, grazie alla loro esperienza pastorale hanno familiarità con le situazioni complesse che nascono dai matrimoni infranti e con le difficoltà che i pastori fronteggiano mentre si occupano delle coppie coinvolte in queste situazioni. E affermano che “Questo compito è reso più facile quando la Chiesa espone il suo insegnamento chiaramente e francamente”.

Le confraternite ammoniscono che “L’unità della Chiesa” e “La salvezza delle anime” sono minacciate dalle interpretazioni ampiamente divergenti dell’esortazione apostolica. “Quindi noi ringraziamo i quattro eminenti cardinali che hanno di recente sottoposto i loro dubia alla Santa Sede”.

Gli ultimi esempi di questa inedita confusione seguita a un documento vaticano li abbiamo sotto gli occhi. Riportiamo qui alcuni passaggi centrali dell’Intervista che il cardinale Gerhard Mūller, Prefetto della Congregazione della Fede, e quindi altissima autorità dottrinale della Santa Sede, ha concesso a Il Timone:

– Si può dare una contraddizione tra dottrina e coscienza personale?

– No, è impossibile. Ad esempio, non si può dire che ci sono circostanze per cui un adulterio non costituisce un peccato mortale. Per la dottrina cattolica è impossibile la coesistenza tra il peccato mortale e la grazia giustificante. Per superare questa assurda contraddizione, Cristo ha istituito per i fedeli il Sacramento della penitenza e riconciliazione con Dio e con la Chiesa.

– È una questione di cui si discute molto a proposito del dibattito intorno all’esortazione post-sinodale “Amoris laetitia”.

– La “Amoris laetitia” va chiaramente interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa. […] Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando “Amoris laetitia” secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica. Il magistero del papa è interpretato solo da lui stesso o tramite la Congregazione per la dottrina della fede. Il papa interpreta i vescovi, non sono i vescovi a interpretare il papa, questo costituirebbe un rovesciamento della struttura della Chiesa cattolica. A tutti questi che parlano troppo, raccomando di studiare prima la dottrina [dei concili] sul papato e sull’episcopato. Il vescovo, quale maestro della Parola, deve lui per primo essere ben formato per non cadere nel rischio che un cieco conduca per mano altri ciechi. […]

– L’esortazione di san Giovanni Paolo II, “Familiaris consortio”, prevede che le coppie di divorziati risposati che non possono separarsi, per poter accedere ai sacramenti devono impegnarsi a vivere in continenza. È ancora valido questo impegno?

– Certo, non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica “Veritatis splendor” con la chiara dottrina dell’”intrinsece malum”. […] Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in cielo e in terra, né un angelo, né il papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo”.

In contemporanea, la Conferenza Episcopale tedesca pubblicava le sue linee guida, approvate il 23 gennaio dal Consiglio permanente (non dall’Assemblea dei vescovi, dove sono presenti voci dissenzienti) in cui per quanto riguarda i divorziati risposati senza dare “una regola generale o un automatismo”, prevede, in singoli casi e al termine di un processo di discernimento, l’ammissione all’eucaristia caso per caso. Che però è in aperto contrasto con quanto spiegato dal card. Mūller poco sopra.

In questo quadro registriamo degli sviluppi positivi nel caso di Luis Carlos Uribe, il sacerdote colombiano di cui abbiamo scritto qualche giorno fa. Secondo notizie che provenivano dalla Colombia, il sacerdote sarebbe stato sospeso dal vescovo perché si sarebbe rifiutato, pubblicamente e in privato, di applicare l’interpretazione aperturista di Amoris Laetitia.

One Peter Five da notizia di un documento firmato da Uribe, in cui si dice che “Luis Carlos Uribe Medina…dopo un dialogo fraterno con il mio vescovo, mons. Rigoberto Corredor Bermudez, liberamente e volontariamente dichiaro di voler restare sotto l’obbedienza e il rispetto verso il Santo Padre Francesco e il mio vescovo diocesano, all’interno della Dottrina e della Tradizione Apostolica della Chiesa”. E con l’autorizzazione del vescovo riprende il suo ministero sacerdotale.

Il sito web spagnolo Secretum Meum Mihi ha riporta una notizia, diffusa da Radio Rosa Mistica Colombia, secondo cui il vescovo non solo ha corretto la situazione di Uribe, ma “Ora sembra aver respinto l’interpretazione del card. Schōnbor di Amoris Laetitia a favore della visione ortodossa sul Matrimonio e l’Eucarestia”.

La confusione, ci sembra, aumenta invece di diminuire.



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PROTESTANTI, AMORIS LAETITIA: MÜLLER A TUTTO CAMPO SU IL TIMONE. “LA VERITÀ NON SI NEGOZIA”.

 

Marco Tosatti

Ne “Il Timone” di febbraio il cardinale Gerhard Ludwig Műller, prefetto della Congregazione per la Fede, risponde alle domande in materia dottrinale e pastorale da Riccardo Cascioli e Lorenzo Bertocchi. Un’intervista molto chiara, che sembra sgombrare il campo da ogni possibile equivoco sulle sue posizioni in materia. Sono dichiarazioni di grande interesse e importanza, nel momento in cui la confusione in ambito cattolico sul tema del matrimonio e dell’eucarestia ai divorziati risposati persiste, anche in assenza di una risposta da parte del Pontefice ai “Dubia” espressi da quattro cardinali, e condivisi in forma più o meno esplicita da molti altri cattolici, dai porporati ai semplici fedeli.

Le dichiarazioni del titolare del più importante dicastero vaticano toccano in particolare due ambiti oggi soggetti a un aspro confronto interno: i rapporti con i protestanti e la dottrina cattolica sul matrimonio. “Senza dottrina non c’è Chiesa”, si apre il “lancio” de “Il Timone; e all’interno le sei pagine dell’intervista sono introdotte da un titolo che appare eloquente: “La verità non si negozia”.

Sui rapporti con i protestanti: “La riforma protestante non deve essere semplicemente intesa come una riforma da alcuni abusi morali, ma bisogna riconoscere che andava a incidere sul nucleo del concetto cattolico di Rivelazione”. Allora “si può sempre riformare la vita morale, le nostre istituzioni, università, le strutture pastorali, è necessario anche sbarazzarsi di una certa ‘mondanizzazione’ della Chiesa: tutto questo possiamo accettarlo dalle istanze della riforma protestante, ma dobbiamo dire che per noi ci sono errori dogmatici fra i riformatori che mai possiamo accettare”. Perciò “per cercare l’unità non possiamo accettare di ‘regalare’ due o tre sacramenti, o accettare che il Papa sia una specie di presidente delle diverse confessioni cristiane’”.

Sull’esortazione post-sinodale ‘Amoris laetitia’: “Noi siamo chiamati ad aiutare le persone, a poco a poco, per raggiungere la pienezza del loro rapporto con Dio, ma non possiamo fare sconti”. Ancora: “Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando Amoris laetitia secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del Papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica”.

Dogma e sviluppo: “Ciò che è definito dogmaticamente non può essere smentito in alcun modo: se la Chiesa ha detto che ci sono sette sacramenti, nessuno, nemmeno un concilio potrebbe ridurre o modificare il significato di questi sacramenti. Chi vuole unirsi alla Chiesa cattolica deve accettare i sette sacramenti come mezzi di salvezza”.

Infine: “La Chiesa ha chiaramente espresso il riconoscimento del matrimonio come una unione indissolubile tra un uomo e una donna (…) In questo le parole di Gesù sono molto chiare e la loro interpretazione non è un’interpretazione accademica, ma è Parola di Dio. Nessuno può cambiarla. (…) La Chiesa non accetta di secolarizzare il matrimonio. Il compito di sacerdoti e vescovi non è quello di creare confusione, ma quello di fare chiarezza”.

Ricordiamo che “Il Timone” è venduto solo in abbonamento (inoltre si può trovare in numerose parrocchie italiane, elenco completo sul sito www.iltimone.org ). Per informazioni contattare abbonamenti@iltimone.org o il numero telefonico 02/69015059 . Da questo numero “Il Timone” si può sfogliare online, a pagamento, su www.iltimone.org il giorno stesso dell’uscita della rivista cartacea.



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FRANCESCANE IMMACOLATA. NUOVO DECRETO DI COMMISSARIAMENTO? ROMA VORREBBE CHIUDERE IL CASO DEI FFI ENTRO L’ANNO…

Marco Tosatti

Il calvario dei Frati Francescani dell’Immacolata, e del ramo femminile dello stesso nome starebbe per arricchirsi di nuovi capitoli. Secondo indiscrezioni di buona fonte, la Congregazione per i Religiosi, e in particolare il prefetto, il brasiliano Braz de Aviz, insieme al Segretario, lo spagnolo francescano Carballo, avrebbero intenzione di chiudere lo spinoso e mai realmente spiegato capitolo del commissariamento entro quest’ anno.

E’ opportuno ricordare che del commissariamento di quello che era uno degli ordini più fiorenti e ricchi di vocazioni nel panorama cattolico degli ultimi decenni non è mai stata fornita una motivazione chiara. Si è cercato di supplire a questa mancanza di trasparenza con una campagna mediatica almeno discutibile, in cui si è accusato il fondatore, padre Stefano Manelli, di pratiche e comportamenti scorretti. Il tutto ha provocato una denuncia per associazione a delinquere, diffamazione e calunnia contro i responsabili di un sito, giudicato da Manelli e altri, responsabile della campagna, presso il tribunale di Avellino.

Secondo quello che si apprende oltre le Mura, in questi giorni dovrebbero essere di nuovo commissariate le Francescane dell’Immacolata, il ramo femminile dell’ordine. Le suore hanno già una “commissaria”, suor Noris Adriana Calzavara, una religiosa friulana delle Suore del Rosario. Ma l’anno scorso alcune di esse avevano presentato un ricorso contro il Commissariamento presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. La Segnatura, da cui il Pontefice aveva estromesso senza spiegazioni il canonista card. Raymond Leo Burke, è ora diretta dal cardinale Dominique Mamberti, già “Ministro degli Esteri” della Santa Sede.

Una delle possibili spiegazioni dell’allontanamento di Burke era il timore che potesse prendere decisioni che contrastassero la posizione pontificia in casi delicati, come appunto quello dei Francescani dell’Immacolata. Il ricorso delle Francescane però avrebbe buone possibilità di essere accolto. Per questo motivo sarebbe pronto un nuovo decreto di commissariamento, questa volta firmato dal Pontefice in persona; elemento che esclude la possibilità di un appello alla Segnatura, e lascia la via aperta solo ad una supplica. Ma sapendo da chi è consigliato il Papa su questo tema, non sembra che possa essere accolta.

Nel frattempo i commissari del ramo maschile – il salesiano don Sabino Ardito, il cappuccino padre Carlo Calloni e il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda, che appare come l’uomo di tutti i commissariamenti di papa Bergoglio (è membro della Commissione per l’Ordine di Malta) starebbero lavorando alle nuove Costituzioni dell’Ordine, che potrebbero essere rese note nei prossimi mesi: addirittura prima di Pasqua. E’ molto probabile che contengano se non l’abolizione del voto di Consacrazione illimitata all’Immacolata, almeno la sua facoltatività. Il che costituirebbe una mossa molto forte contro la principale caratteristica identitaria e l’ispirazione di padre Kolbe all’istituto.

L’idea della Congregazione per i Religiosi è di arrivare a un nuovo capitolo dei frati a settembre, anche per mettere fine a una situazione che appare singolare, per non dire altro. Il decreto di commissariamento è stato firmato il 13 luglio 2013. Quasi quattro anni fa. E, come abbiamo scritto, le ragioni del provvedimento non sono mai state esplicitate. Potete leggere qui una cronologia della vicenda.

E qui e qui alcuni aggiornamenti di un sito vicino ai religiosi.


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SPETTACOLO “GENDER” PER I BAMBINI DI 8 ANNI IN PROVINCIA DI BOLOGNA. GENITORI E ASSOCIAZIONI MANIFESTANO CONTRO.

Marco Tosatti

Domani a Castello D’Argile, in provincia di Bologna,  dovrebbe essere rappresentato uno spettacolo che ha fatto e fa molto discutere, Fa’afine, e che ha provocato una petizione rivolta al Ministero della Pubblica Istruzione, che in pochissimo tempo ha raccolto decine di migliaia di firma in tutta Italia. Lo spettacolo dovrebbe essere rivolto a bambini delle elementari e delle medie.

Il titolo completo è “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”. Questa è la trama ufficiale dell’evento. Leggete e vedete se vi sembra adeguato per bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni.

“Esiste una parola, nella lingua di Samoa, che definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. Fa’afafine vengono chiamati: un vero e proprio terzo sesso cui la società non impone una scelta, e che gode di considerazione e rispetto. Alex non vive a Samoa, ma vorrebbe anche lui essere un “fa’afafine”; è un “gender creative child”, o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina. Oggi per Alex è un giorno importante: ha deciso di dire a Elliot che gli vuole bene, ma non come agli altri, in un modo speciale. Cosa indossare per incontrarlo? Il vestito da principessa o le scarpette da calcio? Occhiali da aviatore o collana a fiori? Alex ha sempre le idee chiare su ciò che vuole essere: i giorni pari è maschio e i giorni dispari è femmina, dice. Ma oggi è diverso: è innamorato, per la prima volta, e sente che tutto questo non basta più. Oggi vorrebbe essere tutto insieme, come l’unicorno, l’ornitorinco, o i dinosauri. Fuori dalla stanza di Alex ci sono Susan e Rob, i suoi genitori. Lui non vuole farli entrare; ha paura che non capiscano, e probabilmente è vero, o almeno lo è stato, fino a questo momento. Nessuno ha spiegato a Susan e Rob come si fa con un bambino così speciale; hanno pensato che fosse un problema, hanno creduto di doverlo cambiare. Alex, Susan e Rob. Questo spettacolo è il racconto di un giorno nelle loro vite, un giorno che le cambierà tutte. Un giorno speciale in cui un bambino-bambina diventa il papà-mamma dei suoi genitori, e insegna loro a non avere paura. Quando Alex aprirà la porta, tutto sarà nuovo”.

La proposta di spettacolo ha trovato l’adesione di solo due scuole, e le classi coinvolte sarebbero quattro in tutto. Ma come è ovvio e naturale molti genitori e gruppi culturali e politici della zona si sono mobilitati per evitare che venga messo in scena quello che viene interpretato come uno spot a favore dell’ideologia gender.

I promotori della petizione a livello nazionale e chi si oppone a livello locale denuncia la volontà di destabilizzare delle menti sensibili: “Migliaia di bambini e adolescenti saranno condotti dalle scuole a uno spettacolo che ha l’intento dichiarato di mettere in crisi la loro identità sessuale, la loro stabilità psicoaffettiva”.

Molti genitori hanno protestato, spesso in questi termini: “Si tratta di un argomento estremamente delicato che , in quanto tale, è stato esplicitamente escluso con circolare ministeriale 1972 del 15/09/2015, dagli argomenti da trattare nelle scuole. Cito testualmente:”Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”. Invece, per stessa ammissione dei suoi autori ed interpreti, lo spettacolo tratta argomenti “gender”. Quello che ritengo maggiormente preoccupante in quest’opera è invece il ruolo negativo delle figure genitoriali: il padre e la madre di Alex non sono rappresentati come guide, ma come ostacoli allo sviluppo del protagonista. Essi infatti non sono visti come coloro che accompagnano lo sviluppo psicofisico del loro figlio, ma come dei censori, degli ostruzionisti, da cui egli si deve proteggere chiudendosi a chiave in camera, e che oltretutto continuano a vessarlo guardandolo attraverso il buco della serratura. Né dal punto vista etico, né morale un tale atteggiamento è giustificabile, e come è ovvio suscita repulsione. Inoltre ritengo estremamente diseducativo il fatto che il protagonista si isoli e risolva i suoi dubbi esistenziali escludendo i genitori”.

Fra l’altro, le associazioni genitori lamentano il fatto che l’adesione sia stata richiesta in tempi brevissimi, impedendo così alle persone di documentarsi e dare la loro approvazione – o una risposta negativa – in maniera ponderata.

E’ probabile che se lo spettacolo dovesse essere rappresentato, ci sarebbero manifestazioni pubbliche e proteste fuori della location prescelta. In zona sono già apparsi striscioni e manifesti che accusano lo spettacolo di essere un veicolo dell’ideologia gender verso gli alunni.



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ORDINE DI MALTA. TROPPE DOMANDE SENZA UNA RISPOSTA. UNA STRANA, BRUTTA STORIA.

Marco Tosatti

Che brutta strana storia quella a cui stiamo assistendo all’Ordine di Malta in questi giorni. Una storia in cui assistiamo a episodi drammatici che emergono; con l’impressione però che ci sfuggano molti altri elementi, i più importanti, forse.

Quello che vediamo è lo scontro interno, ufficialmente per ragioni di preservativi e contraccettivi anche abortivi, fra l’ex Gran Maestro, britannico, e il Gran Cancelliere, tedesco.

Quest’ultimo sostenuto con una violenza impressionante dal Pontefice. Il che, in un Pontefice predicatore di misericordia, non può non stupire.

Dietro le quinte c’è chi parla di una antica battaglia, da anni e anni, fra le scuole tedesca e britannica per il controllo dell’Ordine, una miniera di soldi impressionante. Dopo che i germanici – così sussurrano i pochi che sostengono di saper qualche cosa dei movimenti interni dei Cavalieri – a suo tempo hanno esautorato completamente gli italiani.

A complicare il tutto c’è anche il timore, presente negli anni passati in ambienti vaticani, che fra le file dei Cavalieri si fossero infilati appartenenti a un gruppo ben diverso, la massoneria. Non per scopi propriamente spirituali ma perché richiamati dalla possibilità di fare affari. L’Ordine è uno Stato, emette passaporti, offre molta carità ma anche contatti eccellenti. Un richiamo appetitoso.

A questo elemento si farebbe riferimento in un passaggio recente, di cui racconta Edward Pentin. Il Patrono dell’Ordine, il cardinale Raymond Leo Burke, incontrò il Papa il 10 novembre scorso in relazione al problema dei contraccettivi. Il Papa si sarebbe mostrato “molto preoccupato” da quello che il cardinale riportava. E gli avrebbe anche detto chiaramente che voleva che la massoneria fosse “tenuta fuori” dall’Ordine, e avrebbe chiesto un’azione appropriata. Il 1 dicembre successivo Burke avrebbe ricevuto una lettera in cui il Papa sottolineava il dovere del porporato di promuovere gli interessi spirituali dell’Ordine e impedire qualsiasi affiliazione con gruppi, o pratiche, contrarie alla legge morale cattolica.

Poi c’è stato il processo interno al Gran Cancelliere, accusato di avr permesso, o non aver vigilato abbastanza, sul caso dei condom. il suo rifiuto di dimettersi, l’espulsione per disobbedienza, l’appello alla Santa Sede.

Appello che ha trovato orecchie propizie. Il cognome del Gran Cancelliere è nel Gotha degli esperti economici della Santa Sede, ci sono collegamenti fra quel mondo e la diplomazia vaticana, e la Segreteria di Stato. C’è stata la formazione di una Commissione d’inchiesta, in cui sedevano tre persone molto presenti nelle iniziative finanziarie cattoliche, in particolare dell’area svizzero-tedesca, e la presentazione a tempi rapidi di una un rapporto che si dice durissimo verso il Gran Maestro.

Che nel frattempo, e non senza ragioni giuridiche valide, negava il diritto della Santa Sede di interferire in una vicenda interna, e il diritto della Santa Sede di nominare una commissione per indagare su affari interni dell’Ordine. La Segreteria di Stato ha ammesso l’esistenza della lettera del Papa, ma aggiungendo che si era consigliato il dialogo, non l’espulsione di nessuno.

Poi la storia ha virato rapidamente sul drammatico. Il Gran Maestro è stato convocato dal Papa, e gli è stato imposto – chissà come – di dimettersi. Una lettera vaticana parlava della nomina di un Delegato Pontificio, il che ha fatto pensare subito a un Commissariamento, poi, sembra, smentito (il Delegato dovrebbe occuparsi del “rinnovamento spirituale dell’Ordine”).

Ci sarà un Capitolo, e l’elezione di un nuovo Gran Maestro, e nel frattempo il Gran Cancelliere è stato reintegrato, dal momento che il Papa ha dichiarato nulli tutti gli atti compiuti dal 5 dicembre in poi. Anche qui ci sono esperti di diritto che storcono il naso, ma se i diretti interessati – cioè i Cavalieri – ingoiano questo rospo, nessuno può protestare al posto loro.

Ecco, questi sono i pezzi del puzzle. Ciascuno è libero di spostarli come vuole, e di provare a trovarci un senso.

Anche se ne mancano molti, che equivalgono ad altrettante questioni aperte.

E’ possibile che tutto questo patatrac sia causato dalla distribuzione di preservativi in zone a rischio Aids? Da quando mi occupo di Vaticano mi è stato detto che in zona di missione, a coniugi uno dei quali affetto da Aids, è successo che l’assistenza cattolica ne abbia dati.

E’ tutta colpa della “rigidità” di Burke, come ambienti vaticani cercano di suggerire, tanto per aggiungere colpe a uno dei quattro cardinali dei “Dubia” sull’Amoris Laetitia, non esattamente amato dal Pontefice? Forse. Ma la lettera c’è. E forse dal colloquio con il Papa lui aveva capito di dover consigliare severità al Gran Maestro, salvo trovarsi sconfessato subito dopo. C’è almeno un precedente. Pell quando aveva ricevuto l’incarico di riformare l’economia e la gestione del Vaticano, aveva ricevuto un invito ad andare avanti senza guardare in faccia nessuno. Da buon giocatore di calcio australiano è andato avanti. E ha scoperto che pian piano il suo Segretariato per l’Economia era stato pelato strato a strato, come una cipolla. Con l’assenso del Papa.

Un amico che ha una grande esperienza di affari in generale, affari e soldi vaticani in particolare, e anche di cose della Santa Sede, pensa che la chiave reale del dramma sia da cercare nella colossale fortuna dei Cavalieri, e nella possibilità che essa offre di incidere sulla politica interna della Chiesa.

Perché il Pontefice ha deciso di agire con tanta durezza? Lo ha fatto di sua iniziativa, o è stato spinto o consigliato da qualcuno? C’è chi sostiene che una delle possibili ragioni sia il suo amore (e la sua vicinanza) alla Chiesa tedesca.

Ancora. Che cosa ha detto, mostrato, o minacciato il Papa al Gran Maestro, fino al giorno prima così deciso nel difendere la sovranità dei Cavalieri, e in una manciata di minuti disposto a firmare dimissioni e chissà che altro?

Certo l’esito dell’udienza con il Gran Maestro non è stato un grande esempio del dialogo raccomandato solo qualche giorno prima nella disputa Gran Maestro – Gran Cancelliere. Ma in Vaticano non si stupisce nessuno della capacità di essere non fisicamente, ma moralmente, violento del Pontefice. E come abbiamo visto, in grande e in piccolo, il dialogo sembra molto simile a quello praticato dalla Regina di Cuori di Alice. Off with their heads!…

Una brutta, strana storia, dicevamo. Avremmo preferito non assistervi, e che non avesse per protagonista il Papa.



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MARCIA PER LA VITA. TRUMP E IL PAPA L’APPOGGIANO, MA L’UNIVERSITÀ DEI GESUITI, GEORGETOWN, NEGA UN GIORNO DI LICENZA AGLI STUDENTI.

 

Marco Tosatti

Ieri a Washington una mare di persone hanno marciato per la vita e contro l’aborto legalizzato, con il sostegno della nuova amministrazione della Casa Bianca e un cordiale saluto inviato dal Papa.

In questo contesto appare una scelta singolare, quella della Georgetown University, di non concedere un giorno di vacanza giustificata per gli studenti che volessero unirsi alla manifestazione. Anche perché La Georgetown University, fondata nel 1789, è la più antica università cattolica del Paese, gestita inoltre dai gesuiti, i confratelli del Pontefice che come potete leggere più in basso ha dato il suo appoggio alla manifestazione.

Stranezze del mondo cattolico. Ma su Hoya, il giornale studentesco, è apparso un articolo che criticava la scelta. “Noi, i cavalieri di Colombo della Georgetown University, partecipiamo ogni anno alla marcia in coerenza con il nostro desiderio di promuovere una cultura della vita nel campus e nella nazione….sebbene noi siamo testimoni dei valori di Georgetown marciando, noi andremo quest’anno, come abbiamo fatto in passato, senza l’appoggio dell’università. Mentre molti dei nostri compagni che frequentano istituzioni come l’Università di Notre Dame e l’Università Cattolica di America ricevono il permesso di assentarsi un giorno, la Georgetown University ha respinto le petizioni dei suoi allievi che chiedevano un eguale permesso”.

La Marcia, che è giunta alla sua 44° edizione, si tiene nell’anniversario del giorno in cui la Corte Suprema ha legalizzato l’aborto. “Noi continuiamo a sostenere che l’aborto è il tema più pressante del nostro tempo, anche 45 anni dopo la sentenza Roe, dal momento che circa 60 milioni di aborti sono stati legalizzati negli Stati Uniti, circa lo stesso numero di persone morte nella Seconda Guerra mondiale”.

Il Pontefice, con un messaggio firmato dal Segretario di Stato Pietro Parolin e inviato al nunzio negli Stati Uniti, mons. Christoph Pierre, ha salutato in questo modo i marciatori: “È così grande il valore di una vita umana ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano”.

Il Papa esprime la sua fiducia che “questo evento, in cui molti cittadini americani manifestano a favore dei più indifesi dei nostri fratelli e sorelle, possa contribuire a una mobilitazione delle coscienze in difesa del diritto alla vita e a misure efficaci per garantire la sua adeguata protezione giuridica”.

Per la prima volta un Vicepresidente USA ha partecipato alla Marcia, che ha avuto anche l’appoggio di Donald Trump, pochi giorni dopo che sono stati aboliti dalla Casa Bianca i fondi per l’esportazione dell’aborto in altri Paesi.



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