COSÌ È STATO CACCIATO MÜLLER. RIVELAZIONI DI 1P5 SULL’ULTIMO COLLOQUIO. SMENTITA VATICANA.

QUI L’ARTICOLO IN SPAGNOLO
Marco Tosatti

One Peter Five, per la penna di Maike Hickson, ci offre oggi dei dettagli sull’ultima udienza del Pontefice regnante con il cardinale Gerhard Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Vi rimandiamo per la lettura completa dell’articolo, in inglese, al sito originale. Qui sotto diamo una nostra traduzione delle parti che ci sembrano più interessanti.

“Le seguenti informazioni vengono dal rapporto di una fonte degna di fiducia in Germania, che ha parlato a OnePeterFive in condizione di anonimato. Cita un testimone oculare che di recente è stato a pranzo con il card. Müller a Magonza, in Germania. Durante quel pranzo il cardinale avrebbe rivelato in presenza del testimone alcune informazioni sull’udienza finale con il Papa, nel corso della quale è stato informato che il suo mandato come Prefetto della CDF non sarebbe stato rinnovato.

Secondo la fonte, il cardinale è stata chiamato al Palazzo Apostolico il 30 giugno, e vi si è recato con i dossier di lavoro, pensando che l’incontro sarebbe stato una normale sessione di ufficio. Il Pontefice gli disse che aveva cinque domande da porgli:

Lei è a favore, o contro, il diaconato femminile? Sono contro, rispose il cardinale.

Lei è a favore, o contro, l’abbandono del celibato sacerdotale? Naturalemnte sono contro, fu la risposta:

Lei è a favore, o contro , le donne sacerdote? Sono molto decisamente contro, rispose Müller.

Lei vuole difendere Amoris Laetitia? Sì, nella misura in cui è possibile per me. Ci sono ancora ambiguità.

Lei vuole ritirare la sua protesta ruguardo al licenziamento di tre dei suoi impiegati? Müller rispose: Santo padre, questi era uomini buoni e senza macchia, di cui sento la mancanza, e non è stato corretto licenziarli sopra la mia testa, poco prima di Natale, così che dovettero liberare gli uffici il 28 dicembre. Ne sento la mancanza.

Allora il Pontefice ha risposto. “Bene. Cardinal Müller, volevo solo farle sapere che non estenderò il suo mandato (oltre il 2 luglio, N.D.R.) come Prefetto della Congregazione per la Fede”.

E subito dopo, senza parole di commiato o spiegazioni, il Pontefice si è alzato e se ne è andato dalla stanza.

Il cardinale all’inizio pensò che il Pontefice si era alzati per andare a prendere un oggetto in segno di gratitudine per il lavoro svolto, e ha atteso pazientemente. Ma non c’è stato nessun regale, e neanche un’espressione di gratitudine per il suo servizio. Il Prefetto della Casa Pontificia, mons. Georg Gānswein dovette spiegargli che l’udienza era finita”.

Fino a questo momento non è stato possibile ottenere una conferma o una smentita di questo racconto. Che però, vista la solidità delle fonti, OnePeterFive tende ad accreditare come reale.

Alcune considerazioni. Le cinque domande poste a Müller farebbero pensare immediatamente ai cinque “Dubia” rivolti al Pontefice per chiarire alcune delle volute ambiguità più evidenti e pericolose dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, e rimaste, a molti mesi di distanza, ancora senza una risposta. Se così fosse, e le cinque domande – di cui peraltro papa Bergoglio conosceva già benissimo la risposta – gettano una luce inquietante sul tipo di umorismo, a spese degli altri, praticato dal Pontefice, così come sulla sua personalità e sulla evidente schizofrenica discrepanza fra la predicazione del dialogo, dell’incontro e della misericordia e i comportamenti reali.

E’ mia opinione che il Pontefice abbia sospettato che il cardinale Müller avesse qualche cosa da fare con i Dubia. Il reportage di OnePeterFive conferma questa mia opinione, che resta peraltro mia, in attesa di poter avere una conferma

Il porporato in un’intervista al Passauer Neue Presse ha detto di non poter accettare lo stile con cui è avvenuto il suo licenziamento. Potete vedere qui il LINK.

Nella stessa intervista ricorda di aver dato la notizia al card. Meisner, per telefono.

Se oltre alla notizia, gli ha raccontato anche come si è svolto il colloquio, e lo squarcio di visuale che esso apre sulla mens pontificia, c’è da immaginare che l’effetto emotivo sull’anziano porporato (83 anni) che ha speso la sua vita nella fedeltà a Roma possa essere stato devastante.

Sui contenuti delle domande posti al cardinale. C’è da chiedersi se esse corrispondano a una parte dell’agenda del Pontefice, o se volessero essere solo delle provocazioni dettate da un umorismo malsano nei confronti di un dipendente. Ma questo lo lasciamo aperto agli sviluppi che il futuro ci vorrà riservare.

Sulla vita del cardinale sotto papa Bergoglio vi colleghiamo due link; uno in inglese e uno in italiano.

C’è stato uno sviluppo. Abbiamo ricevuto dal portavoce vaticano, Greg Burke, una mail, che ovviamente riportiamo, avendo dato conto di quanto aveva scritto One Peter Five. Eccola:

Caro Marco,
Ho letto il tuo pezzo di oggi sul Card. Muller.
Ho solo una cosa da dirti:
La ricostruzione è totalmente falsa.
Ti prego di pubblicare quanto ti scrivo.
Grazie,
Greg


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SANTI INDEMONIATI. CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE. UN LIBRO SCRITTO SU SUGGERIMENTO DI DON GABRIELE AMORTH.

Marco Tosatti

Cari amici e lettori, oggi mi permetto una piccola digressione dall’informazione abituale perché la Chorabooks ha ripubblicato, dopo molti anni, una mia piccola opera a cui tengo molto per due motivi. La prima è che credo che sia unica nel suo genere. E la seconda è perché in realtà chi ha ispirato, e dato consigli e suggerimenti per scrivere questo libro è stato un caro amico, don Gabriele Amorth, nel corso di una delle molte conversazioni che avevamo di tanto in tanto.

Come scrive l’editore attuale del testo, Aurelio Porfiri, “Questo testo di Marco Tosatti, riveduto ed aggiornato per questa nuova edizione, ha un ispiratore di eccezione nel padre Gabriele Amorth (1925-2016), che suggerì all’autore di affrontare questa tematica che non aveva ricevuto la necessaria attenzione in precedenza, se non per quello che riguardava alcuni studi dedicati a casi individuali di santi che avevano conosciuto la possessione diabolica. Tema certamente scomodo, in un periodo in cui si tenta di diluire l’esistenza del demonio in un puro concetto astratto e non in una realtà concreta.

L’argomento è particolarmente interessante, e in una certa misura “scandaloso” perché se i santi vengono normalmente associati alla lotta contro satana, ben più raramente li troviamo nel ruolo di vittime; un segno – per chi crede – di come satana stesso venga usato da Dio in un quadro di mistero per compiere i Suoi disegni, uno strumento di affinazione di anime sulla via della perfezione.

Il libro, certamente originale se non unico, affronta casi concreti, con speciale riferimento a tre figure: Cristina di Stommeln, la Beata Esutochio di Padova e Mariam Baouardy. Non manca una panoramica essenziale seppure esaustiva su altri santi che hanno avuto un rapporto più diretto con il “principe delle tenebre”.

Nell’introduzione affronto un tema ancora attuale, e cioè il negazionismo in merito all’esistenza del demonio. “E’ un atteggiamento iper-razionalista, che sfiora il ridicolo nella sua cieca volontà di negare l’esistente; ma che purtroppo ha contagiato, in forme subdole, ampi strati del mondo cattolico, sacerdoti e vescovi inclusi. E’ probabilmente uno dei tanti esempi di sudditanza psicologica di cui soffre la cultura cattolica, una morsa che solo adesso, dopo decenni e decenni, tende forse ad allentarsi. Il diavolo, così come lo concepiscono i cristiani (e non solo loro) forse non c’è; ma è impressionante come la “vulgata” intellettuale si rifiuti di ammettere la possibilità del mistero, di qualcosa che superi le spiegazioni puramente materiali e fisiche. E’ più facile scindere l’atomo che scalfire un pregiudizio, diceva Albert Einstein; e il pregiudizio secondo cui tutto è materia, tutto – in bene o in male – ha origine e fine nell’universo tangibile talvolta sembra davvero a prova di diamante.

E’ una forma di paura, di rigidità dalle conseguenze paradossali, e – quelle sì – veramente fideistiche. Così ci è accaduto udire un professore esperto di psicologia, messo di fronte al caso di una madre di famiglia che a stento conosce l’italiano (nel suo stato normale); e che in condizioni anormali (era sotto cura per una possibile possessione) risponde – a tono – a domande poste in sette lingue diverse fra cui l’arabo, l’ebraico e il coreano; bene, capita di sentire quel professore affermare che non c’è niente di straordinario, perché “nel cervello c’è tutto”. Fede allo stato puro, purtroppo mal collocata, e totalmente a-scientifica, ma non sorprendente, se già nel 1986 uno studioso laico, intellettualmente onesto come Giuseppe Caputo invitava (Tempo presente, settembre-ottobre 1986) i suoi colleghi a non “ripetere con sufficienza baronale le ricette remote degli articoli dell’Enciclopedia di Diderot e di d’Alembert”.

Questo atteggiamento “ideologically correct”, e pervicacemente negazionista, per osmosi è penetrato anche nei quadri cattolici, ad ogni livello; da cardinale in giù. Ora qualcosa sta cambiando, ma sotto la spinta della necessità. Diocesi prive per anni di esorcisti stanno organizzando équipes miste di psichiatri e sacerdoti delegati dal vescovo, perché ci sono sempre più persone vittime di eventi inspiegabili; inspiegabili, secondo i canoni della medicina e delle scienze naturali, ma noti da secoli all’esperienza della chiesa. E anche se il fenomeno, sottoposto a un discernimento rigoroso, dimostra la felice rarità dell’eccezionale, ne testimonia allo stesso tempo l’esistenza.

Un’esistenza certo non enfatizzata dalla chiesa dell’ultimo mezzo secolo. La scelta di far prevalere “il bianco sul nero” la positività sul negativo, frutto del Concilio Vaticano II, è una corrente ben vigorosa, fausta e vitale; ma non deve far dimenticare la presenza ben documentata, e come tale affermata senza esitazioni sia dai Vangeli che dal magistero, di un avversario che non è la rappresentazione mitica della cattiveria presente nel cuore umano, ma un angelo caduto che si adopera nel consigliare gli esseri umani a percorrere strade malvagie“.

L’attualità di questo libro è confermata dai dati dell’attualità stessa. La richiesta di aiuto, per problemi straordinari di fronte a cui medici, psicologi e psichiatri si confessano impotenti è in aumento in tutto il mondo. Conferenze episcopali e diocesi che per decenni hanno trascurato questo tipo di pastorale sono state obbligate, talvolta obtorto collo, a ridare vigore alla pratica, e affidare a sacerdoti specializzati la cura delle persone in cerca di aiuto.

Per chi fosse interessato, il libro è disponibile su Amazon.


E adesso mi rivolgo in particolare ai commentatori, abituali e non, di Stilum Curiae.

Cari amici,
da oggi in poi vi considero dei collaboratori del blog, e io mi installo – non ridete – nella funzione di direttore di giornale.
Ogni giornalista vorrebbe poter scrivere articoli estremamente lunghi e dettagliati.
Il giornale gli chiede di essere sintetico. La storia di una vita può essere scritta in trenta righe.
Ogni giornalista vorrebbe scrivere cinque o sei articoli al giorno.
Il giornale gli chiede di scriverne uno, al massimo due.
Ogni giornalista ha simpatie o antipatie, anche violente.Il giornale gli chiede di contenersi nei limiti dell’educazione e della civiltà.
Allora vi chiederei, per favore e per rispetto degli altri vostri “colleghi”:
Non scrivete commenti superiori alle trenta/quaranta righe. Le eventuali citazioni di testi e documenti linkatele.
Cercate di attenervi al topic del blog in questione.
Cercate di non essere personali nei commenti, con frasi offensive o dando libero sfogo alle passioni.
E cercate di non essere troppo frequenti o insistenti; lasciate spazio a tutti, e abbiate pietà del moderatore, che vi legge….
Vi ringrazio per la vostra comprensione.


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RVC OGGI CI PARLA DI SPIRITO SANTO E DI TEOLOGI EVOLUZIONISTI. TENETEVI SALDI, CAMBIA TUTTO.

QUESTO È UNO SCHERZO

E se volete leggerlo in spagnolo cliccate QUI

Marco Tosatti

Eh sì, è domenica, e naturalmente Romana Vulneratus Curia (RVC per voi amici) mi ha mandato qualche osservazione sulle probabili variazioni del Catechismo in tema di spirito santo. Pensavo che avesse qualche rivelazione da fare sui gesuiti, visto l’amore con cui segue le loro opere creative. Invece questa volta parla solo di teologi evoluzionisti. Non che manchino neanche lì; però il bersaglio oggi è più ampio. Vediamolo.

Fino a ieri il Catechismo della Santa Chiesa Cattolica, apostolica e Romana, insegnava quali sono i sei peccati contro lo Spirito Santo. Oggi forse neppure si parla più tanto di Spirito Santo, terza persona della Santissima Trinità, il “grande sconosciuto”, come molti santi lo hanno definito. Bene, il ripasso gioverà, spero. I sei peccati contro lo Spirito Santo sono:

1°-Disperazione della salvezza.

2°-Presunzione di salvarsi senza merito (!!!).

3°-Impugnare la Verità conosciuta.

4°-Invidia della grazia altrui.

5°-Ostinazione nei peccati.

6°-Impenitenza finale.

I nostri famosi studiosi teologi evoluzionisti, che tanto lavoro danno a RVC , potrebbero tra poco proporci i seguenti sei peccati :

1°- Credere che sia difficile conseguire la salvezza e dubitare di poter conquistare con facilità la vita eterna.

2°-Presumere di salvarsi anche con le “opere”, acquisendo meriti. Poiché sarebbe un atto di orgoglio.

3°-Accettare e vivere la Verità conosciuta, senza il “dubbio” necessario.

4°-Imitazione santa delle virtù altrui, acquisite con lotta e merito.

5°-Ostinazione a voler, a tutti i costi, fare subito confessione e penitenza dopo aver supposto di aver peccato.

6°-Conversione finale alla fede cattolica della tradizione.

Siete serviti! A domenica.



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MÜLLER CRITICA IL MODO IN CUI È STATO LICENZIATO. “LA DOTTRINA SOCIALE DEVE VALERE ANCHE IN VATICANO”.

MARCO TOSATTI

La vicenda di Charlie Gard ci ha impedito nei giorni scorsi di occuparci del caso Mūller, e della scomparsa di quel gigante silenzioso della Chiesa che è stato il cardinale Joachim Meisner. Lo facciamo oggi, in ritardo per condividere un articolo interessante della Passauer Neue Presse, che tratta di ambedue gli argomenti. La traduzione è nostra.

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller ha criticato aspramente il modo in cui è stato dimesso. In un’intervista con la Passauer Neue Presse ha dichiarato che papa Francesco gli ha “comunicato la sua decisione in meno di un minuto” di non prolungare il suo mandato, l’ultimo giorno di lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna ragione gli è stata inoltre fornita. “Non posso accettare uno stile del genere” ha sottolineato Müller prendendo chiaramente le sue distanze dal modo di fare del papa. La “dottrina sociale della chiesa deve valere” anche a Roma nelle relazioni con i collaboratori nel lavoro.

L’occasione per l’intervista é stata la morte del Kardinal Joachim Meisner, morto a 83 anni a Bad Füssing. Müller aveva ancora parlato al telefono con l’arcivescovo di Colonia alla vigilia della sua morte e ha evocato la non conferma del suo mandato. Meisner si sarebbe mostrato “profondamente colpito” dal licenziamento. “Questo fatto lo ha personalmente colpito e ferito e lo considerava un danno per la Chiesa”, così il cardinale di Curia ha descritto la reazione di Meisner.

Nonostante la critica per il modo di fare, Müller ha assicurato Francesco della sua lealtà. L’ex Vescovo di Ratisbona ha dichiarato nell’intervista che non reagirà alla scelta di nomina “con qualunque azione”. E ha aggiunto: “vi è chi pensa di potermi attaccare davanti al carro di un movimento di critica al papa”. Ma come cardinale egli “continua ad avere la responsabilità di preoccuparsi dell’unità della Chiesa e di evitare per quanto possibile polarizzazioni”. Era sempre stato “leale al papa” e intendeva restarlo in futuro “come Cattolico, vescovo e cardinale, come era suo dovere”.

Da notare che il porporato tedesco è stato licenziato – un fatto senza precedenti nella storia della Chiesa dalla metà del secolo scorso – proprio come erano stati licenziati tre sacerdoti della sua Congregazione qualche mese fa. Per un atto di imperio del Pontefice, senza alcuna motivazione o spiegazione. Segno evidente di uno stile di governo che difficilmente si potrebbe definire collegiale o dialogante, ma che sembra rientrare in ben altre tipologie. Vera l’osservazione sulla Dottrina Sociale. A cui si può solo aggiungere: anche le buone maniere dovrebbero – evangelicamente o laicamente – essere di casa…

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OLANDA. DATI CHOC IN TEMA DI EUTANASIA. CONSIGLIO DI LETTURA AI PARLAMENTARI “CATTOLICI” IN TEMA DI DAT.

Marco Tosatti

Ogni cinque anni l’Olanda conduce uno studio sulla morte nel Paese, e per verificare se la legge sull’eutanasia crea problemi. Il rapporto del 2015 è impressionante. E credo che dovrebbe essere esaminato attentamente dai politici – in particolare i soi-disant cattolici – che si stanno occupando della legge sulle disposizioni anticipate (DAT). Forse non farebbero male a leggerlo anche i vescovi, e gli organi di informazione cattolica finanziati dalla Conferenza Episcopale. Se l’Olanda, che probabilmente è un Paese più serio e strutturato della nostra povera Italia, accadono queste cose, Dio solo sa verso quale precipizio scivoleremmo noi con questo giocattolo di vita-morte fra le mani. Tanto per capirci: vi ricordate le assicurazioni di Alfano e compagnia cantante cattolica sui paletti per le unioni civili, le adozioni, il riconoscimento dei bambini comprati praticamente su Amazon? Ecco…

Potete leggere l’articolo in inglese a questo link.

Ma ecco i dati. Nel 2015 ci sono state in Olanda 7254 morti assistite (6672 eutanasie, 150 suicidi assistiti, e 431 fine vita senza richiesta. La ricerca non specifica i dettagli relativi a questi 431 casi. Ma secondo Alex Shadenberg, un attivista olandese che si batte contro l’estensione dell’eutanasia, si tratta di “un chiaro abuso della legge sull’eutanasia”. In ottobre scorso il governo ha annunciato l’intenzione di estendere l’eutanasia a persone non in fase terminale, o malate, ma che dichiaravano di aver vissuto “una vita completa”. Nel 2017 un Comitato Regionale decise che l’eutanasia forzata su una donna afflitta da demenza, sedata e con i familiari che la tenevano per ricevere l’iniezione letale non aveva seguito le regole, ma che “era stata fatta in buona fede”.

Da notare che un gruppo di medici olandesi si oppone all’eutanasia per demenza, e che l’Associazione medica Olandese si oppone all’idea di permettere l’eutanasia per “una vita completamente vissuta”.

Secondo Alex Schadenberg invece i dati provano che “dopo la legalizzazione, l’eutanasia segreta continua a essere praticata, che le regole, come l’obbligo di denunciare tutte le morti assistite saranno ignorate e l’eutanasia continuerà a crescere e estendersi a un numero sempre maggiore di situazioni. Un piano inclinato scivoloso esiste e l’esperienza olandese lo prova”.

CHARLIE GARD. RADIO SPADA LANCIA LA CAMPAGNA PER LA RADIAZIONE DI SILVIO VIALE DALL’ORDINE DEI MEDICI.

Marco Tosatti

Il caso Charlie Gard ha provocato e provoca ancora reazioni e prese di posizione, dopo il silenzio – veramente straordinario – degli MSM per molti giorni, specie se paragonato all’interesse suscitato dal caso del cane Iceberg. La partecipazione popolare sui social ha obbligato chi era rimasto più o meno silenzioso a parlare; Papa compreso, anche se non di persona. E qualche cosa si è mosso.

E poi c’è sempre qualcuno che cerca di ritagliarsi un pezzettino di notorietà a buon mercato. In questo caso si è fatto avanti Silvio Viale, medico, ex politico, con un twitter che vi mostriamo.

 

Ora, ciascuno è padrone di scrivere quello che vuole, ma parlare di “tortura” quando i genitori vorrebbero provare a salvarlo con delle cure sperimentali negli Usa sembra, al minimo, una forzatura. Che lo faccia una persona iscritta all’Ordine dei Medici poi…

Per questo motivo, e per altri, che vengono spiegati nell’articolo che riportiamo qui sotto, di Cristiani Lugli, Radio Spada ha lanciato una campagna per la richiesta di radiazione di Viale dall’Ordine dei Medici. Ma eccovi l’articolo:

“In queste ore è tornato alla carica un nome “noto” alla cronaca per le disumanità portate avanti con l’appeal tipicamente radicale: trattasi di Silvio Viale, medico ed ex politico abortista, frustrato e confuso dalle degnissime campagne elettorali portate avanti a Torino e a Milano negli scorsi anni.

Già, perché il nostro Viale vanta una campagna elettorale risoltasi con 405 voti, ovvero lo 0,75%. Queste le persone che nel 2011 votarono per il medico abortista e pro-eutanasia durante le primarie del centrosinistra torinese, condannandolo all’ultimo posto tra i candidati. Contemporaneamente, si è scoperto che il medico era candidato anche nella lista radicale “Legalizziamo Milano” (notarelle pro droga a parte) a sostegno di Giuliano Pisapia, attirando le ire dei colleghi: ‘Il PD non è un partito di pagliacci!’.

Ma non è tutto: Nel 2016, non contento, ritroviamo il nostro abortista candidato nelle liste del PD alle elezioni comunali di Torino. Per meglio sottolineare i propri “meriti”, il dott. Viale ha voluto comparire nelle immagini pubblicitarie della campagna elettorale con in mano le confezioni di RU486 – come nella foto sopra – ovvero la pillola abortiva che manda in pronto soccorso il 3,3% di donne che la utilizzano, secondo l’Australian Family Physicians, che nel 5% dei casi provoca un’interruzione incompleta della gravidanza per cui è necessario effettuare un’aspirazione o un raschiamento dell’’utero, secondo la Société suisse de gynécologie & obstétrique e che uccide 10 volte di più dell’aborto chirurgico, come sottolineato in un famoso editoriale del New England Journal of Medicine. «Basta con questa ipocrisia», commentò Severino Antinori, ginecologo e presidente dell’Associazione mondiale di medicina riproduttiva. «Basta con le informazioni false. Smettiamola di dire che la pillola Ru486 aumenta la libertà della donna. Aumenta soltanto la sua libertà a farsi del male. Gli effetti della pillola sono devastanti per la donna e raccapriccianti per quel che succede al feto». Questa volta, però, la frustrazione va oltre e il dottorone carente di fama decide di accanirsi (qui sì, nel vero senso della parola) sul caso Charlie Gard, definendo “tortura” la proposta di Trump e dall’ospedale Bambin Gesù di Roma offertosi per accogliere il bambino e mettere in atto le cure sperimentali.

Qui sotto le dichiarazioni disumane del Viale, il quale non si spende solo per il bambino inglese, ma nuovamente torna sul tema aborto con delle frasi da brivido.

Ogni commento pensiamo risulti superfluo visto che il fatto è di per sé incommentabile. Ora però, siccome il radicale-piddino fu già sospeso per 25 giorni a causa di una rissa con una collega [1], pensiamo che a maggior ragione, in questo specifico caso, sia necessario un provvedimento da parte dell’Ordine dei Medici di Torino.

È per questo che chiediamo qui l’aiuto di tutti: condividete questo scritto quanto più potete, e segnalate queste dichiarazioni indegne e sbeffeggianti verso la sofferenza delle persone, contrarie al codice etico e professionale di ogni medico che possa definirsi tale.

Per farlo è necessario contattare l’Ordine dei Medici di Torino, i quali non si fecero problemi a minacciare sanzioni contro la Dottoressa Silvana De Mari, con la sola colpa di aver detto cosa succede agli omosessuali dal punto di vista medico-chirurgico.

Ricordiamo fra le altre cose che Silvio Viale si oppone drasticamente alla deontologia medica, persino dichiarando che il giuramento di Ippocrate “è una bischerata”.

È ora di finirla, specie se si pensa che costoro sono stipendiati dalle tasse degli italiani.

Segnalate in massa il Dottor Silvio Viale chiedendone la radiazione per non aver rispettato la deontologia e la professionalità medica ed umana richiesta e giurata da ogni dottore. C’è bisogno dell’impegno e dell’aiuto di tutti.

Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Torino – C.so Francia, 8 – 10143 Torino

Numero: 011 5815111 Mail: segreteria.amministrativa@omceo.to.it”.

Per quanto riguarda il giuramento di Ippocrate, potete vedere questo LINK.



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CHARLIE GARD. TWITTER BLOCCA L’ACCOUNT @FIGHT4CHARLIE. UN’ONDATA DI PROTESTE SUI SOCIAL.

Marco Tosatti

Twitter sta bloccando il profilo @Fight4Charlie. Ad alcuni utenti, che cercando di entrare sul profilo nato per permettere al bimbo di essere portato negli Stati Uniti per essere sottoposto a una terapia sperimentale, come è desiderio dei genitori, appare la scritta: Attenzione: questo profilo può includere contenuti potenzialmente sensibili. Vedete questo avviso perché twittano immagini o messaggi potenzialmente sensibili. Volete continuare a vederlo?”.

Ovviamente sul sociale dell’uccellino azzurro si stanno scatenando proteste e reazioni. Ma visto il tipo di comportamento politically correct che sia Twitter che Facebook adottano, non è difficile arguire, come è stato sin dall’inizio della campagna, che l’argomento è giudicato non conforme, troppo di destra.

Nel nostro piccolo, ce ne siamo convinti da diversi segnali. Il comunicato pilatesco del vescovi britannici, a cui ha fatto eco la sventurata dichiarazione del Presidente dell’Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia. Il silenzio del Pontefice regnante, rotto solo da un tweet generico la sera del 30 giugno, e da un comunicato – tramite il portavoce vaticano, Greg Burke, di poche righe. Nato dopo che i social si erano riempiti di commenti negativi, visto il silenzio all’Angelus di domenica. Da sottolineare en passant che da Santa Marta è arrivato anche ieri, tramite l’Ansa, un messaggio sul tema dei migranti. Dire che ormai siamo di fronte a un fenomeno di esternazione pontificia ossessiva è dir poco. Quando forse, viste le implicazioni finanziarie (enti cattolici compresi), giudiziarie, e di natura para-schiavistica, oltre che la sensibilità delle popolazioni residenti nel teatro dell’invasione, la prudenza sarebbe consigliata.

E inoltre, tornando al tema di Charlie Gard, abbiamo visto che le dichiarazioni di alcuni preti mediatici particolarmente contigui al politically correct, ecclesiale e non, erano in linea con la vulgata #Charliedevemorire.

Poi, dopo la disponibilità di Trump, figuriamoci.

Frai commenti ricevuti, ci sembra interessante questo, che riportiamo:

Per quello che può servire riporto brevemente la disavventura dell’account Twitter del Sito “il bene vincerà” (che curo personalmente):

non appena postai (su Twitter) l’articolo di Francesco Agnoli “Don Milani è pedofilo?”, tempo pochissimi minuti, e l’account immediatamente viene bloccato. Ed è ancora bloccato.

I media ed i social media sono assolutamente controllati.



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CHARLIE GARD E IL PAPA. TROPPO POCO, E, SPERIAMO NON TROPPO TARDI. STORIA DI UN IMBARAZZO.

Marco Tosatti

Troppo poco, e speriamo ardentemente, non troppo tardi. Ci riferiamo alla linea impacciata che il Papa e il Vaticano ha seguito nella vicenda Charlie Gard. Una linea che è stata costituita essenzialmente da tre punti. La dichiarazione del presidente dell’Accademia per la Vita, l’arcivescovo Paglia (che, en passant diciamo può rivelarsi una delle scelte meno felici di questo regno, che di scelte discutibili abbonda); un tweet di @Pontifex, in cui non si parlava di Charlie Gard; e infine della dichiarazione di Greg Burke.

Per la dichiarazione di mons. Paglia vi rimandiamo all’articolo che abbiamo scritto qualche giorno fa.

Questo è il tweet: “Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”. E’ della sera del 30 giugno.

E infine questa è la dichiarazione di Greg Burke, di ieri: “Il Santo Padre – dichiara il portavoce vaticano, – segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi “prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo”.

In realtà quest’ultima dichiarazione suona come una sconfessione di quanto dichiarato dai vescovi inglesi e da mons. Paglia; in particolare per quanto riguarda il desiderio e il naturale diritto dei genitori di percorrere ogni via possibile che dia speranza di salvezza per il piccolo.

Qualche riflessione.

Sono giorni e giorni che il mondo cattolico è mobilitato contro l’eutanasia di Charlie. Sin dalla prima sera, con un rosario in piazza San Pietro, sotto quella che era la finestra del Papa. Ma il Pontefice è nel suo bunker di Santa Marta, circondato da suoi fedeli e meno fedeli, e non può averlo visto. Però a Santa Marta, come all’Ambasciata inglese, come all’ospedale sono arrivate molte telefonate.

La lentezza della reazione può far pensare a due cose. La prima: l’informazione che giunge al Pontefice è fortemente condizionata da quello che scrivono i mass media mainstream che di Charlie si sono occupati poco o niente, più importanti i concerti. E il Pontefice sappiamo – l’ha detto egli stesso – che cosa legge.

Questo vuoto comunicativo è stato rafforzato dall’atteggiamento dei suoi vari spin doctor e giannizzeri comunicativi. Basta leggere certi accenni di vescovi e preti sul timore che il caso di Charlie sia “strumentalizzato politicamente” per capire che il bambino a cui i genitori vogliono dare un’ultima chance per quanto labile, e la burocrazia tanatologica britannica e internazionale no, sia considerato un caso “di destra”. Non è Trump, l’aborrito Trump, che è pro-life? Vade retro! Questa etichettatura – ma quanto è ideologico, questo regno! – ha contribuito a non far capire che la battaglia non è solo per Charlie, ma per il diritto di non venire terminati per ordini superiori un giorno anche contro il parere magari nostro, magari di chi ci vuole bene, se c’è.

Così quello che in teoria dovrebbe essere un tema, e una battaglia, eminentemente cattolica: due genitori che lottano per la speranza, solo ben tardi è giunta all’attenzione del Pontefice, e anche lì, permettetemi di dirlo, non è che si sia rovinato. Solo dopo che la rete era piena di messaggi di cattolici sbalorditi dal suo silenzio all’Angelus Greg Burke ha emanato il comunicato, che tradisce tutto lo sforzo e l’imbarazzo della situazione. Greg Burke: il Papa degli imprevisti, delle visite a sorpresa, delle telefonate a questo e a quello non si è speso personalmente. Almeno per quello che ci è stato dato di sapere. Non ci sembra che abbiamo assistito a un episodio esaltante. Né per la Chiesa, né per la sua comunicazione.



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ROMANA VULNERATUS CURIA SUL PAPA E I SINDACATI. QUESTA VOLTA SI È PROPRIO SECCATO…

Marco Tosatti

Oggi devo scusarmi, con Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici). Mi aveva mandato un messaggio, qualche giorno fa, ma ho dovuto rimandare la pubblicazione di un giorno, a causa del non rinnovo del contratto del cardinale Gerhard Müller da Prefetto della Congregazione della Fede (la prossima volta imparerà a firmare un contratto con clausola di non rinnovo e licenziamento solo per giusta causa, come in Italia. Ben gli sta) e della sua sostituzione con uno che casualmente è gesuita, Ladaria.

RVC (questo il nome per amici) però oggi non scrive del regno di un papa immaginario, di fantasia, come quello, non so, di un Vanesio I, o di un Ambiguo Massimo il Misericordioso. Scrive del Pontefice felicemente (ora che ha tolto Müller di mezzo anche più felicemente) regnante e del suo incontro con i sindacati. Ma vediamo che cosa ci scrive RVC.

“RVC non riesce più a darsi pace . Il 22 giugno legge sull’Osservatore Romano una sintesi della omelia di Papa Francesco alla messa di S. Marta sul vero pastore , e lo colpiscono le parole: sui pastori che “vedendo venire il lupo, abbandonano il gregge o che per attirarsi l’ammirazione dei fedeli lasciano fare con quel buonismo dei compromessi che non va…” . Poi apre i giornali e trova i seguenti titoli: al Congresso CISL “Il Papa condanna le pensioni d’oro: sono un’offesa” (e via dicendo sul patto generazionale e sul lavoro degli anziani e dei giovani). A questo punto RVC si domanda. Ma perché si mette a fare il sindacalista Cgil trattando argomenti complessi di cui non ha nessuna competenza? (chi da’ queste informazioni e spiegazioni al Pontefice? ).

Ma il suo consigliere per la comunicazione non gli fa notare che queste espressioni sulle pensioni d’oro, sui giovani, sugli anziani sembrano voler cercare consensi nell’opinione pubblica usando argomenti populistici contraddicono l’omelia a S. Marta?”. (..che cercano di attirare l’ammirazione…).



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MÜLLER LIBERO, UNA MINA VAGANTE. PER LA SUCCESSIONE C’È ANCHE L’IPOTESI LADARIA…

Marco Tosatti

Chissà se la non conferma del cardinale Gerhard Müller come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il suo possibile ritorno in Germania, forse senza nessun incarico preciso, “sine officio” è il termine ufficiale, è una mossa azzeccata da parte del Pontefice regnante. Da vecchi giocatori di scacchi abbiamo qualche dubbio.

Ma quando uno non ne può più, non ne può più, e al diavolo i calcoli politici razionali. Papa Bergoglio non prediligeva – usiamo un eufemismo – il porporato tedesco. Pare che nel lontano passato avesse addirittura chiesto al suo emerito, en passant, se sarebbe stata una mossa possibile e praticabile il cambiamento in corsa del titolare della Fede. Ottenendo la risposta: il Papa può fare ciò che vuole, ma sarebbe certamente uno scandalo. E allora ci si era imposti la pazienza.

Che però non aveva cambiato niente nella sostanza del non amore, anzi. Il Pontefice non perdeva occasione per mostrare tutta la sua distanza dalla Congregazione della Fede, che dovrebbe essere il suo aiuto principale; specialmente nel caso di un papa che di teologia, come ammette egli stesso, ne mastica poca. Gli episodi di questo genere non si contano. Basta ricordare, come uno degli ultimi episodi, il licenziamento di tre dipendenti senza motivo. E sullo sfondo naturalmente c’era e c’è Amoris Laetitia. Le decine e decine di osservazioni che la Congregazione ha inviato al Papa prima della pubblicazione del testo sono state in larga parte ignorate, e comunque non hanno ricevuto risposta. E l’entourage del Pontefice ha nutrito il sospetto che i cardinali dei Dubia avessero la simpatia del Prefetto della Fede.

E qui torniamo alla domanda iniziale: è una mossa azzeccata? Müller in tutti questi anni, pur insistendo sul fatto che l’esortazione apostolica andava letta alla luce della tradizione, e riaffermando, anche di recente, che i divorziati risposati possono avere la comunione solo se vivono come fratello e sorella, per lealtà verso il Pontefice, chiunque esso sia, ha tenuto a freno sentimenti ed espressioni.

Adesso che è un uomo libero, e veramente libero, se come sembra non avrà nessun incarico ufficiale, la schiera dei critici del’Amoris Laetitia e delle sue interpretazioni più aperte potrebbe acquistare un personaggio di grande peso e caratura. Se fossi il Pontefice forse preferirei un Mūller legato al guinzaglio della lealtà che libero e sciolto.

Per la successione nei giorni scorsi si è parlato sui giornali dell’arcivescovo di Vienna, il card. Schōnborn; di Victor Manuel ‘Tucho’ Fernandez, rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires; del card. Sean O’Malley, arcivescovo di Boston; e dell’arcivescovo italiano Bruno Forte.

A questa lista ci permettiamo di aggiungere un nome che è circolato con una certa insistenza nella ultime ore. E’ quello dell’attuale segretario per la Congregazione della Fede, il gesuita, Luis Francisco Ladaria Ferrer. Docente Teologia dogmatica alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana e vice-rettore dell’università, è stato anche segretario generale della Commissione Teologica Internazionale. Dal 2008 è nominato segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il 2 agosto 2016 è nominato presidente della Commissione di studio sul Diaconato delle donne.



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