POLONIA, ABORTO. LE MARCE E L’INFORMAZIONE (DEFORMATA E DEFORMANTE) DEI MEDIA.

Marco Tosatti

 

Oggi vorrei condividere con voi un lungo articolo del The Catholic World Report sulla Polonia, la legge sull’aborto, le dimostrazioni che vi si sono svolte, e la disinformazione che le ha accompagnate. L’articolo originale è in inglese, QUI, e si riferisce in particolare ai giornali mainstream americani; ma il discorso dell’autore è – ahimè – altrettanto valido per i quotidiani italiani, o almeno per i principali di essi, ideologicamente omologati e omogenei.

“In Polonia, dalla caduta del comunismo, la legislazione polacca è diventata fra le più pro-life di Europa, – scrive Filip Mazurczak – . E l’appoggio popolare per l’aborto è calato a picco, e il movimento pro-life è probabilmente il più forte del Vecchio Mondo. Di recente una prorposta per bloccare interamente l’aborto ha trovato resistenza in alcuni nella società polacca. I media principali a Ovest hanno naturalmente appoggiato questa reazione, spesso utilizzando informazioni false”.

La Polonia è il solo Paese democratico fra quelli che avevano l’aborto su richiesta ad adottare una legislazione restrittiva. “Nel 1993 il Primo Ministro polacco Hanna Suchocka firmò una legge che proibisce l’aborto eccetto che in tre casi: quando la gravidanza mette in pericolo la vita della madre, quando è il risultato di incesto o stupro, e in caso di malformazione fetale. A differenza di altri Paesi, solo il dottore che pratica l’aborto è perseguito; per la madre non ci sono conseguenze legali”.

Secondo l’autore, se nel 1993 il 64 per cento dei polacchi appoggiava l’aborto su richiesta, ora la situazione è diversa. Il 75% dei polacchi è contro l’aborto se la situazione personale o finanziaria di una donna sono cattive, e il 76% è contro all’aborto quando la donna semplicemente non vuole avere un figlio. E i giovani sono su questa linea: l’80% di quelli fra i 18 e i 24 anni sono favorevoli a una proibizione totale, contro solo il 50% di quelli oltre 65.

aborto

 

(Vedete l’articolo per i dati completi).

 

La recente battaglia ha visto iniziative di diverso tipo – a favore e contro l’aborto – e non ha prodotto per ora modifiche nella legislazione, anche se l’esecutivo ha annunciato che intensificherà le iniziative a favore della protezione della vita nascente.

Ma è la posizione dei media quello che interessa l’autore, e anche noi. In tutta la Polonia lunedì 3 ottobre hanno manifestato , secondo Filip Mazurczak, 98mila persone. E l’appello a uno sciopero delle donne nei posti di lavoro. “La Polonia non è stata paralizzata dalle donne che non sono andate a lavorare”, scrive e testimonia che personalmente non ha notato nessun disagio a Wroclaw, la quarta città della Polonia.

Le cifre dei sondaggi presentate prima dimostrano che le migliaia di protestatari non sono rappresentativi della società polacca, dice l’autore, e “Molte grandi proteste hanno luogo in Polonia, ma poche ottengono così tanto appoggio da parte dei media. L’anno scorso 20mial pro-lifers marciarono a Stettino, quanti hanno marciato contro l’aborto a Varsavia…e i media l’hanno completamente ignorato”.

 

Racconta poi l’autore che nel 1932-1933 il corrispondente del New York Times dall’Unione Sovietica, Walter Duranty negò che Stalin stesse deliberatamente uccidendo con una carestia artificiale i contadini ucraini. Fu un genocidio voluto, l’Holodomor, e come tale ormai riconosciuto dalla maggior parte degli studiosi di storia. Scrive Filip Mazurczak: “ Se ci fosse un premio Walter Duranty per Reportage Disonesto, l’autore dell’articolo del 3 ottobre sul Washington Post sulle marce pro aborto sarebbe un candidato forte. L’articolo afferma che sei milioni di donne – un terzo della popolazione femminile della Polonia – ha preso parte alle marce”.

E conclude: “Tristemente uno può ricevere l’impressione che nei mainstream media come il Washington Post, il New York Times o il Guardian, la protesta di 98mila arrabbiate, volgari e talvolta violente femministe in Polobia abbia ricevuto più copertura del fatto che un paio di mesi fa fra due e tre milioni di giovani, pacifici cattolici dalla Polonia e da tutto il mondo si siano uniti con papa Francesco fuori Cracovia per pregare e celebrare la loro fede”.

Eh già. E in Italia? Andate a vedere…



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NUOVI CARDINALI. USA, BELGIO: SCELTE A SENSO UNICO. IL GOVERNO OMBRA DEL PAPA

Marco Tosatti

 

Se qualcuno nutriva qualche dubbio sullo sbilanciamento ideologico – e “politico” di questo regno pontificale le ultime nomine cardinalizie l’hanno certamente dissipato.

Ma non hanno dissipato invece una domanda che solo qualche giorno fa ci ponevano: perché certe dichiarazioni molto forti del papa non trovano poi riscontro nella scelta degli uomini?

In Georgia ha parlato di una guerra mondiale contro il matrimonio portata avanti dall’ideologia “Gender”. Parole fortissime, confermate, con qualche tocco più soffice verso le persone, a voler dire che il papa non ce l’ha né con gli omosessuali né con i trasgender, il giorno dopo, nella conferenza stampa in aereo.

Uno dei luoghi in cui questa guerra mondiale è più violenta sono gli Stati Uniti, dove l’amministrazione Obama (e quella possibile di Hillary Clinton) esplicitamente vogliono ridurre il campo di azione delle religioni.

Bene, pensi: fra i nuovi cardinali potrebbero esserci allora, arcivescovi di città importanti come Los Angeles e Filadelfia, noti per la chiarezza delle loro posizioni. Invece no: le nuove berrette vanno a Cupich, di Chicago, e Tobin, di Indianapolis. Entrambi in lista progressista. Di sicuro non noti per l’impegno nella battaglia per vita, famiglia e contro l’indottrinamento ideologico gender. E infatti quello che secondo alcuni è uno degli spin doctor del Pontefice, il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro sj, in un tweet commentava: “I nuovi cardinali uno spostamento via dalle guerre culturali degli USA”. (Vedi foto)

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Ma come? Non c’era una guerra mondiale contro la famiglia? C’è un incendio, e mandiamo ad affrontare le fiamme persone che soffrono di fobia per l’acqua? Un discorso assolutamente analogo può essere fatto per il nuovo cardinale di Bruxelles, De Kesel. Il suo predecessore è stato aggredito fisicamente, per la sua posizione contro il Gender, ma niente berretta. Anzi via di corsa allo scadere esatto del mandato.

De Kesel, che finora è noto soprattutto per aver distrutto una comunità sacerdotale fiorente di vocazioni e amata dalla gente, invece diventa subito cardinale.

Non so che risposte dare a un comportamento che può apparire doppio, o schizofrenico. Probabilmente ci sono ragioni profonde che nella mia semplicità mi sfuggono.

Sono comunque scelte che rientrano nell’ambito personalissimo di una gestione che più personale di così sarebbe difficile immaginare. C’è chi parla in Vaticano e fuori, della realtà di un “governo ombra”, in cui giocherebbe un ruolo di “hub” il super uomo di fiducia del Pontefice in Vaticano, il prefetto per il Clero, Beniamino Stella, ex diplomatico. Il “Consiglio” segreto sarebbe composto poi da cardinali vecchi amici del papa, come Kasper, Danneels (grande protettore di De Kesel), Murphy O’Connor, Mahony, che darebbe il suo consiglio per gli Stati Uniti. Sia Danneels che Mahony e anche Murphy O’Connor hanno avuto problemi più o meno grandi con la gestione di casi di abusi. E poi ci sarebbero le “new entry”: il segretario del Sinodo, il card. Baldisseri, e l’arcivescovo di Vienna, Schönborn. Sono tutti loro, più che i trascurati titolari di uffici in Curia, ad avere la chiave per le orecchie e il cuore del Pontefice regnante.

 

VESCOVO TEDESCO SUL GENDER: “LA CHIESA CAPISCA CHE C’È PIÙ DI UOMO E DONNA”.

Marco Tosatti

 

Come faremmo senza i vescovi tedeschi? Solo qualche giorno fa ci occupavamo della recente traduzione tedesca della Bibbia, e della Madonna. Oggi invece abbiamo visto, grazie a Maike Hickson e a onepeterfive, che un altro vescovo, l’ausiliare di Essen, Ludger Schepers, ha lanciato l’idea, forse non del tutto conforme a ciò che pensano la Chiesa, e il papa, che “esiste più che un uomo e una donna”. La tesi è stata avanzata a Stoccarda, durante una conferenza, secondo quanto riporta katholisch.de. La conferenza, svoltasi il 5-6 ottobre, era intitolata: “Il Gender è un’ideologia?”, e fra i relatori era presente il dott. Stephan Goertz, fiero sostenitore delle unioni omosessuali.

Schepers parlava di “Problema Gender: e ora? Prospettive di Chiesa per il futuro”. Nel suo discorso ha rivelato che all’interno della Conferenza episcopale tedesca c’è un conflitto profondo rispetto alla brochure sul Gender pubblicata da una commissione vescovile, che a molti è parso troppo filo-gender. Schepers, che è un membro della commissione che ha redatto il testo, ha ammesso che “C’è stato uno scontro duro”. Molti vescovi hanno affermato “che la brochure non rappresenta le opinioni dei vescovi tedeschi”.

Secondo Schepers nel dibattito sul Gender c’è troppa paura, “e la paura è sempre una cattiva consigliera” (Il che è opinabile, N.D.R.). E ha chiesto che “La Chiesa capisca che c’è più di un uomo e di una donna”.

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E’ certamente una dichiarazione singolare, venendo da un vescovo cattolico, nel momento in cui il Papa ha parlato in maniera chiara e severa contro l’ideologia del Gender, in due diverse occasioni, nel viaggio in Georgia. Per non parlare delle prese di posizione esplicite di personalità di Chiesa quali il Prefetto della Fede, Müller, e il card. Carlo Caffarra. Ma d’altronde sul sito della Conferenza episcopale tedesca appaiono idee quali il cardinalato alle donne, l’istituzione dell’omosessualità come diritto umano, la necessità di donne diacono e di preti sposati.

 



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SINODO DEI VESCOVI. IL PAPA AVREBBE PROPOSTO DI DISCUTERE DEL CELIBATO DEI PRETI, MA LA PROPOSTA NON SAREBBE PASSATA.

  1. Marco Tosatti

 

Il nuovo Sinodo dei vescovi, che si svolgerà a Roma nell’ottobre del 2018 avrà come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. L’annuncio è stato dato ieri dagli organi ufficiali vaticani.

Il comunicato afferma che “Papa Francesco, dopo aver consultato, come è consuetudine, le Conferenze Episcopali, le Chiese Orientali Cattoliche sui iuris e l’Unione dei Superiori Generali, nonché aver ascoltato i suggerimenti dei Padri della scorsa Assemblea sinodale e il parere del XIV Consiglio Ordinario, ha stabilito che nell’ottobre del 2018 si terrà la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Il tema – riferisce una nota – è “espressione della sollecitudine pastorale della Chiesa verso i giovani” ed “è in continuità con quanto emerso dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia e con i contenuti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Esso intende accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della Chiesa e della società”.

 

Edward Pentin, sul “Catholic Herald” ricorda che la decisione è venuta dopo molti mesi in cui si è parlato della possibilità che il nuovo Sinodo avesse come tema il celibato e la possibilità di consacrare uomini sposati, un tema che secondo alcuni il Pontefice regnante vedrebbe con un certo favore, specialmente in zone in sofferenza di vocazioni. (Vedi QUI).

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Ma Pentin scrive qualche cosa di più: “Questa proposta si è compreso che sia stata bocciata dalla maggioranza dei membri del XIV Consiglio del Sinodo dei Vescovi, il corpo incaricato di designare il tema del prossimo sinodo”.

 

E di conseguenza sarebbe stato scelto il tema dei giovani, della fede e delle vocazioni.



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ANVERSA. IL VESCOVO SUGGERISCE UN RITO IN CHIESA PER COPPIE OMO E COABITANTI.

 Marco Tosatti

 

Il vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny, suggerisce in maniera interrogativa la possibilità di creare nuovi rituali per celebrare le unioni fra persone omosessuali e persone che coabitano. La questione è posta all’interno di un libro che apparirà l’11 ottobre, intitolato: “Puis-je ? Merci. Désolé”, (Posso? Grazie. Desolato) e che consiste in un dialogo a ruota libera sulle relazioni fra matrimonio e famiglia. L’editore è Lannoo e l’autore, il vescovo di Anversa, che è titolare della diocesi dal 2008, ha scritto il libro con Roger Burggraeve et Ilse Van Halst.

bonny

“La questione – dice a un certo punto mons. Bonny – è di sapere se dobbiamo inglobare tutto in un modello unico”, riferendosi al matrimonio e alle relazioni interpersonali.

“Non dovremmo evolvere verso una diversità di rituali nei quali potremmo riconoscere le relazioni fra gli omosessuali a partire da una prospettiva ecclesiale e credente?”.

Anche l’approccio verso le persone divorziate e risposate senza riconoscimento di nullità del primo legame dovrebbe essere differente. L’arcivescovo di Anversa pensa che in certi casi la Chiesa potrebbe benedire una seconda relazione.

“La Chiesa ortodossa da molto tempo ha la pratica di confermare una nuova relazione per ragioni di misericordia, il che vi permette come nuova coppia di rotrovare un posto nella comunità. Tuttavia questa nuova benedizione non è la ripetizione o la sostituzione del primo matrimonio sacramentale. Che è e resta unico”.

La notizia è nella Revue de Presse dell’arcidiocesi di Bruxelles.

Vi alleghiamo qui sotto il testo in originale, per chi è in grado di leggerlo.

Bonny wil ritueel voor holebi’s en samenwonenden (In een opmerkelijke passage in het boek Mag ik? Dank je. Sorry. Vrijmoedige dialoog over relaties, huwelijk en gezin dat op 11 oktober bij Lannoo verschijnt denkt de Antwerpse bisschop luidop na over nieuwe kerkelijke rituelen. Bonny schreef het boek samen met Roger Burggraeve en Ilse Van Halst. “De vraag is of we alles in één model moeten persen”, zegt Bonny. “Moeten we niet evolueren naar een diversiteit van rituelen waarin we de liefdesrelatie tussen homoseksuelen ook vanuit kerkelijk en gelovig perspectief kunnen erkennen?” … Ook de houding tegenover gescheidenen in een nieuwe relatie vraagt om een andere aanpak. Bonny meent dat de Kerk in sommige gevallen een tweede relatie zou kunnen inzegenen. “Van oudsher kent de orthodoxe Kerk de bevestiging van een nieuwe relatie om redenen van barmhartigheid, waardoor je als koppel opnieuw een plaats krijgt in de gemeenschap. Deze nieuwe zegen is echter geen herhaling of vervanging van het eerste sacramentele huwelijk. Dat was en blijft uniek.”

Qui invece trovate il link al sito in francese Belgicatho



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UTERO IN AFFITTO. UNA PETIZIONE PER ABOLIZIONE E REPRESSIONE DELLA NUOVA SCHIAVITÙ.

Su La Stampa racconto di un’iniziativa di ieri: una conferenza stampa trasversale, organizzata da ProVita Onlus, per denunciare e condannare la pratica dell’utero in affitto; e per lanciaRe contestualmente una raccolta firme per presentare alle autorità una petizione affinché si faccia valere nel concreto la legge penale (art.12, comma 6, l. 40/2004) vigente che punisce l’utero in affitto. Una norma che secondo gli organizzatori della petizione viene troppo spesso lasciata inoperosa.

 

utero

 

Hanno chiesto l’abolizione e la repressione di questa nuova forma di schiavitù e sfruttamento degli esseri umani le Senatrici Maria Rizzotti (FI), Laura Bianconi (NCD), Donatella Mattesini (PD). Sono intervenuti anche la giornalista Monica Sargentini del Corriere della Sera e il direttore del quotidiano Avvenire, Marco Tarquinio .

 

ProVita e le inchieste dei media hanno denunciato da tempo le agenzie straniere che guadagnano milioni di dollari promuovendo la pratica dell’utero in affitto, che è vietato e punito dalla legge italiana (l. 40/2004). Ma le agenzie straniere approfittano dell’inerzia dei magistrati e delle autorità, vengono egualmente a cercare clienti in Italia, in un mercato in crescita: già nel 2004, Tarquinio rilevava tale crescita si attestava su livelli del 1000%.

 

Toni Brandi, presidente di ProVita, ha presentato il DVD “Breeder, donne di seconda categoria“, che è stato distribuito ai presenti e che sarà presto disponibile sul sito www.notizieprovita.it: un documentario che raccoglie le testimonianze reali delle persone coinvolte nel turpe mercimonio dell’utero in affitto, e raccontano ciò che hanno subito e le conseguenze psicofisiche dell’operazione.

Questo è l’articolo originale su San Pietro e Dintorni.



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FIRMI UN APPELLO AL PAPA? GUAI A TE. DISSENSO E PERSECUZIONE NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA

Marco Tosatti

 

Qualche tempo fa un gruppo di 45 personalità cattoliche mondiali – teologi, studiosi, filosofi e pastori – aveva consegnato un documento al cardinale Angelo Sodano, e ai 218 cardinali e patriarchi, con forti critiche ad alcuni punti dell’esortazione post sinodale Amoris Laetitia sulla famiglia. I firmatari riscontravano nel documento “una serie di affermazioni che possono essere comprese in senso contrario alla fede e alla morale cattoliche”; e suggerivano ai cardinali che nelle loro veste di consiglieri e collaboratori del Papa, gli suggerissero di respingere “gli errori elencati nel documento, in maniera definitiva e finale e di affermare con autorità che Amoris Laetitia non esige che alcuna di esse sia creduta o considerata come possibilmente vera”.

L’elenco dei firmatari doveva restare segreto; era una lettera privata, non un manifesto aperto. L’elenco invece è stato pubblicato.

E adesso verso i firmatari – o almeno verso una parte di essi – è scattata la punizione. Così denuncia Lifesitenews. Il portavoce del gruppo, Joseph Shaw, ha confermato che uno dei firmatari, una personalità nota internazionalmente, ha perso il suo posto come direttore degli affari accademici in un’università pontificia. Un secondo è stato minacciato dal suo vescovo: il suo anno sabbatico sarebbe stato cancellato. Fortunatamente per lui ha trovato un altro vescovo che gli ha permesso di iniziare il processo di incardinazione nella sua diocesi.

 

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A un terzo è stato proibito di parlare pubblicamente sull’Amoris Laetitia. A un quarto è stato chiesto di ritirare la sua firma, e un cardinale in persona si è adoperato a fare pressione su un quinto firmatario affinché si dissociasse dall’iniziativa. Molto probabilmente ci sono altri ancora che patiscono le conseguenze del loro gesto, e di cui non si ha notizia.

Joseph Shaw ha così commentato: “E’ angosciante sentire che persone, in particolare sacerdoti, soffrono perché hanno firmato una lettera. Era, dopo tutto, una lettera privata a prelati che esprimeva, senza rancore o accuse, una richiesta di chiarificazione su questioni e difficoltà teologiche oggettive su cui è riconosciuto il diritto a un ampio spettro di opinioni. E’ particolarmente deludente vedere cattolici in posizione di autorità che si considerano fautori del Santo Padre non semplicemente ignorare i suoi ripetuti appelli alla parresia – discussione sincera e senza paura – ma cercare attivamente di sopprimerla”.



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REFERENDUM CONTRO LA 194. SABATO SFILANO DUE CORTEI, A MILANO E A CASERTA.

Marco Tosatti

 

Sabato prossimo, a Milano e a Caserta, si svolgeranno due manifestazioni organizzate dal “Comitato NO 194” per chiedere un referendum che abbia come oggetto l’abrogazione della legge che autorizza l’aborto.

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A Milano la manifestazione avrà luogo dalle 15 alle 18; sarà la sesta volta che un corteo, a carattere nazionale , attraverserà il centro della città, con partenza da piazzale Cadorna e arrivo in piazza Medaglie d’Oro. La manifestazione seguirà un percorso ormai consueto: foro Bonaparte, largo Cairoli, via Cusani, via Broletto, piazza Cordusio, via Orefici, via Mazzini, per “lambire” piazza Duomo, piazza Missori, corso di Porta Romana.

Nella mattina invece (alle 10.30) a Caserta si svolgerà una manifestazione con lo stesso obiettivo: la partenza è a piazza Vanvitelli, nei pressi dell’arcivescovado.

Gli organizzatori spiegano che si tratta di “Una manifestazione dinamica che si affianca alla ‘nove ore’ nazionale di preghiera, che si svolge semestralmente a Bologna (La prossima edizione si terrà il 10-12-2016) e agli altri sit-in mensili che caratterizzano la nostra attività: dalle nove ore di preghiera su base regionale all’esterno degli ospedali, dalle ore 9 il primo sabato dei mesi dispari , alle adorazioni eucaristiche il primo sabato dei mesi pari”. Ulteriori informazioni e dettagli sono reperibili sul sito no194.org.

Gli organizzatori si rendono ben conto delle difficoltà legate all’iniziativa; e in primo luogo alle strumentalizzazioni, che dicono, “gli organi di informazione tentano molto spesso di effettuare sulle nostre iniziative, onde bollarci come ultracattolici, in contrapposizione con altri cattolici o sedicenti tali, omofobi, razzisti o collocarci politicamente”.

Per questo motivo il portavoce del Comitato, l’avv. Pietro Guerini, chiede ai partecipanti al corteo di Milano di astenersi dall’esibire stendardi partitici o politici, mentre sono ben accetti simboli religiosi, “e dal formulare considerazioni di sorta ai rappresentanti dei media , che vanno invitati a rivolgersi al sottoscritto, il quale si assume naturalmente ogni responsabilità per le proprie dichiarazioni rilasciate in tali circostanze a nome e per conto del comitato che presiede”.



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IL PAPA TUONA CONTRO IL GENDER. HO UNA DOMANDA – PER ORA – SENZA RISPOSTA.

Marco Tosatti

 

Il Pontefice oggi ha detto cose importanti. Riprendiamo dall’ANSA: “C’è ‘un grande nemico oggi del matrimonio: la teoria del gender’, ha detto Papa Francesco nel suo discorso durante l’incontro con il clero a Tbilisi. ‘Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio – ha affermato rispondendo a una delle testimonianze, quella di una madre di famiglia -. Ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee: ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono. Pertanto difendersi dalle colonizzazioni ideologiche’. ‘Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato. La Bibbia ci dice che Dio ha creato uomo e donna e li ha creati a sua immagine: cioè l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio’, ha detto ancora il Papa”. Lasciando intendere chiaramente che solo fra uomo e donna si può avere matrimonio.

Molto chiaro, no? Però nella mia povertà ho una domanda. Se è convinto, come certamente è convinto, di tutto questo, perché picchia in testa a vescovi, cardinali e laici che si battono proprio contro i mali che ha denunciato oggi, e predilige e sceglie quelli che certe questioni e battaglie preferiscono schivarle?

Non ho una risposta. E mi dispiace.

Questo, per chi è interessato, il collegamento alle parole del Papa.



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GENDER A SCUOLA. LA STRANA DEMOCRAZIA DEL RIFIUTO DEL DIALOGO. SI MUOVONO I GENITORI, E MANIFESTANO IN SEDICI CITTÀ. SI ATTENDE LA CEI.

 

Sono una strana democrazia, e uno strano governo quello che rifiuta di incontrare un Comitato promotore di una manifestazione che ha portato a Roma centinaia di migliaia di persone. Eppure è così: il primo ministro Renzi, il ministro dell’Istruzione Giannini e il ministro per le Riforme Boschi non hanno accettato di ricevere una delegazione del Comitato Difendiamo i Nostri Figli. Chissà di che cosa avranno avuto paura. O forse erano tutti troppo impegnati a cercare di raccattare voti per il sì al Referendum (anti)costituzionale. Comunque così è, e allora, è successo qualche cosa di diverso, come ci informa un comunicato che leggete di seguito.

difendiamo

In attesa dell’uscita delle linee guida del comma 16 della legge 107, la Buona scuola, relative all’attivazione di percorsi educativi di lotta alla ‘discriminazione per orientamento di genere’, e dopo essere stati inascoltati dal ministro dell’Istruzione Giannini e da quello delle Riforme Boschi, una delegazione dei vertici del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore dei Family day del gennaio 2016 e giugno 2016, ha manifestato davanti al Quirinale e consegnato alla segreteria della Presidenza della Repubblica un dossier sui casi di gender delle scuole, la richiesta di ufficializzazione del consenso informato preventivo per affermare il diritto del primato educativo dei genitori e una copia del manifesto educativo redatto dallo stesso Comitato. È stata inoltre avanzata la richiesta di essere ricevuti dal capo dello Stato Mattarella, per esprimergli le preoccupazioni delle famiglie italiane riguardo ai tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole, al fine di destrutturare l’identità sessuata dei bambini.

Contestualmente, in altre 15 città Italiane – Verona, Bergamo, Brescia, Parma, Salerno, Treviso, Genova, Vicenza, Pesaro, Gorgonzola, Perugia, Avellino, Milano, Massa e Novi Ligure – centinaia di persone appartenenti alle sezioni locali del Comitato hanno manifestato davanti agli uffici scolatici provinciali o regionali, consegnando lo stesso materiale e chiedendo di poter argomentare con i dirigenti scolatici rispetto a queste tematiche così sensibili.

“Il comitato rinnova la condanna ferma dei casi di violenza di genere e condivide ogni sforzo teso alla promozione di un’educazione alla parità dei sessi intesa come parità di opportunità, diritti e dignità, senza che questo apra ad una contrapposizione tra genere maschile e femminile a danno dell’identità sessuata dei bambini, ma piuttosto favorisca una alleanza tra uomo e donna nel rispetto della diversità dei sessi”, dichiara Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli.

Posto che si tratta di un qualche cosa che riguarda le famiglie, e le scuole, e naturalmente fra queste anche le cattoliche, ci si attende che i competenti uffici della Cei, e magari, chissà, anche i vertici, mostrino un qualche interesse o preoccupazione per il problema. E facciano sentire la loro voce. O forse anche no, per loro va tutto bene, come in occasione della legge Cirinnà.

 



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