ARIEL LEVI DI GUALDO: MARTINI SAREBBE USCITO DAL CONCLAVE PER NON VOTARE PER BERGOGLIO PAPA.

Marco Tosatti

Ci ha scritto un vecchio e stimato amico sacerdote, Ariel Levi di Gualdo, in relazione all’ultimo articolo che abbiamo felicemente ospitato di Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici). È una lettera interessante, perché offre squarci di informazione, e spunti di riflessione, sulle vicende di Chiesa che stiamo vivendo in questi tempi. Ma non c’è bisogno di nostri commenti: lasciamo la parola ad Ariel.

Caro Marco,

dopo avere letto il tuo articolo «Martini non voleva Bergoglio Papa», ero tentato di chiamarti per fare due chiacchiere, che in ogni caso faremo comunque.

Tu ed io ci conosciamo da molti anni, siamo amici e ci leggiamo vicendevolmente, pertanto ti è noto quanto sia mia abitudine trattare la Compagnia di Gesù con estrema durezza da alcuni anni a questa parte. Forse perché ce l’ho fina con i gesuiti? No, non potrei avercela, perché verso i Gesuiti della vecchia scuola formatisi prima degli anni Sessanta e appartenenti alla vecchia Compagnia di Gesù, nutro invece profonda gratitudine, perché sono stato loro allievo. Non nutro invece alcuna stima verso i membri di quella che mi sono dilettato a chiamare la nuova Compagnia delle Indie, oggi capitanata da un eretico palese e manifesto: Padre Arturo Sosa.

Durante i miei primi anni di sacerdozio venni a stretto contatto con “pezzi storici” della Curia Romana, ed appresso cominciai ad essere non tanto confratello, amico o confidente di vari ecclesiastici, ma loro confessore e direttore spirituale. E in questo caso cala il silenzio della segretezza, anche perché, dinanzi a certi fatti o situazioni apprese in foro interno e in foro esterno, non si può neppure applicare il principio “si dice il peccato ma non il peccatore”, perché in certe delicate situazioni non si dice né il peccatore e neppure il peccato, ossia non si diffondono mai certe notizie.

Scrivo di tante cose, sempre e di rigore documentate. Mai però, nei miei scritti, sono apparsi quei nefasti e clericali “pare”, “sembra”, “si dice” … seguiti da vere e proprie raffiche di mitra; perché quando si parla di certi argomenti, anzitutto si prova e si dimostra ciò che si dice. Ecco perché non ho mai potuto parlare – sebbene mi sia occupato più volte della controversa figura teologica del Cardinale Carlo Maria Martini –, di quanto hai scritto e pubblicato tu.

Senza troppo approfondire la cosa, posso confermarti che nel conclave del 2005 il Cardinale Carlo Maria Martini appoggiò e sostenne l’elezione del Cardinale Joseph Ratzinger, che era su posizioni teologiche e pastorali sicuramente del tutto diverse dalle sue, ma verso il quale nutriva profonda stima, a prescindere dalle opinioni divergenti. Definire il Pontefice regnante “realizzatore del marinismo”, è una bufala montata da giornalisti e blogghettari d’infimo livello. Il Cardinale Carlo Maria Martini aveva una pessima considerazione dell’allora Arcivescovo metropolita di Buenos Aires, cosa che non mancò di dimostrare, più e più volte, con tutta la signorilità che era a lui propria; e testimoni oculari e auricolari, non mancano proprio in tal senso. Come non mancano alcuni anziani Gesuiti argentini che riguardo il loro confratello Padre Jorge Mario Bergoglio dissero: «Alla fine del suo mandato da provinciale, solo per tamponare un po’ i danni da lui fatti, ci abbiamo impiegato vent’anni».

Da non dimenticare, poi, che il “progressista” Carlo Maria Martini, amato da tutta la sinistra radical chic dell’epoca, di fondo era un grande snobista; e quando giungeva in visita pastorale nelle parrocchie metropolitane ambrosiane, o quando faceva ingresso nella sua chiesa cattedrale, il portamento, l’aria, l’impostazione del prìncipe della Chiesa, si percepivano anche di lontano. Egli era infatti molto favorito anche dalla sua bella e virile figura fisica, unita a un portamento di gran classe, quantunque succeduto sulla Cattedra di Sant’Ambrogio da un simpatico ometto che pareva una via di mezzo tra uno gnomo caricaturale ed il grande puffo blu mascherato da Babbo Natale.

Certe esegesi, discorsi o affermazioni del Cardinale Carlo Maria Martini, mi hanno lasciato sempre molto perplesso e nel 2010 scrissi un saggio breve per confutare la sua tesi peregrina sul “ripristino” del diaconato femminile, spiegando che né nella Chiesa d’Oriente né in quella d’Occidente era mai esistito quell’istituto. Ma, al di là di questo e altro, il Cardinale Martini era un uomo di indubbia cultura [cf. QUI].

Prima come gesuita, poi come vescovo e in seguito come cardinale, Carlo Maria Martini era la perfetta antitesi dell’allora Arcivescovo metropolita di Buenos Aires, al quale non poteva che guardare con sconcerto, sia per la sua oggettiva rozzezza umana sia per l’ancor più oggettiva rozzezza teologica, se di teologia possiamo parlare.

Se un uomo come Carlo Maria Martini fosse stato elettore presente al conclave del 2013, forse non avrebbe esitato ad uscire dalla Cappella Sistina. Come sicuramente faranno un gruppo anche piccolo di cardinali in futuro, nel caso in cui, al prossimo conclave, dovessero tentare un’altra operazione come l’ultima. In quel caso vedremo un piccolo gruppo di Padri Cardinali rompere i sigilli del conclave ed uscire fuori, senza proferire gemito, ma dimostrando tutto con un gesto silenzioso e senza dare alcuna spiegazione.

Quando nel conclave del 2005 circolò il nome dell’allora Arcivescovo metropolita di Buenos Aires, il Cardinale Carlo Maria Martini fu il primo a convogliare i voti dei fratelli cardinali verso il Cardinale Joseph Ratzinger.

Quanto invece si legge su giornali e blog, sono solo leggende e congetture del tutto strampalate.

Questo ciò che mi sentito di dirti e di commentare pubblicamente sul tuo blog.

Tuo,

Ariel S. Levi di Gualdo



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LA BONINO PARLA IN CHIESA. LA PROTESTA DI MOLTI CATTOLICI. CI SARÀ UN SIT-IN DAVANTI ALLA CURIA. E IL VESCOVO?

MARCO TOSATTI

Qualche giorno fa, grazie al coraggioso scrittore Danilo Quinto abbiamo diffuso la notizia che Emma Bonino avrebbe parlato in una Chiesa di Biella su invito del parroco, e, pare,con l’avallo del vescovo diocesano. Emma Bonino parlerà di immigrazione. Emma Bonino è una persona che ha, oggettivamente, sulla coscienza una quantità straordinaria di aborti. Praticati personalmente – famosa la sua foto con la pompa da bicicletta – e indirettamente; si è spesa per l’aborto (e per una serie di altre cause etiche contrarie a ciò che la Chiesa sostiene e difende) come poche altre persone in questo Paese. Non ha mai dato il benché minimo segno di pentimento, o di dubbio su tutto questo.

Invitarla a parlare in una chiesa, anche se di un altro tema (peraltro collegato al primo: il famoso “bisogno” di migranti sbandierato da alcuni, lei compresa, deriva anche dal vuoto lasciato dai sei milioni di bambini soppressi negli ultimi decenni) è al minimo un’imprudenza. Il Papa ha definito l’aborto “un crimine orrendo”. E si invita a parlare in Chiesa, anche se di altro, uno che lo ha praticato e lo difende? Ma esistono ancora logica, buon senso e un minimo di coerenza nella Chiesa?

La notizia ha provocato, e continua a provocare forti reazioni nel popolo cattolico. A quello che mi scrivono,  in molti hanno scritto e telefonato alla diocesi. Non solo: il 26 luglio l’associazione,“Ora et Labora in difesa della vita” ha organizzato una composta forma di protesta: un pacifico sit-in nei pressi della Curia di Biella, dalle 11 alle 16. Si svolgerà, questa manifestazione, con lo slogan:   “la prima accoglienza avviene nel grembo”.

Inoltre abbiamo ricevuto questo comunicato-lettera, che pubblichiamo integralmente, perché aiuta a capire la situazione della parrocchia in cui la leader abortista è stata chiamata a parlare, e anche il comportamento che non c pare molto evangelico di alcune realtà “progressiste” del cattolicesimo della diocesi. La lettera è firmata da Giovanni Ceroni, presidente Movimento per la Vita Biella.

 

Emma Bonino in cattedra nella chiesa Cattolica di Ronco di Cossato a Biella.

Biella 20/7/2017

“Quando c’è in gioco la verità, è in gioco la nostra sorte, perciò non si può venire a nessun compromesso” [S. Ambrogio]

È con profondo dolore che apprendiamo dell’iniziativa di una chiesa parrocchiale a Ronco di Cossato (diocesi di Biella), che invita a parlare dal presbiterio un leader Radicale, Emma Bonino, emblema riconosciuto a livello internazionale delle battaglie a favore della legalizzazione di divorzio, aborto, fecondazione extracorporea, suicidio assistito, ecc. Una persona contraria da sempre, in pensieri, parole e opera, ai principi che la Santa Chiesa ha sempre promosso e difeso: vita, famiglia, educazione alla verità. E che continua a difendere, grazie a molti buoni vescovi e sacerdoti.

Il tema della serata sembra essere rassicurante. Il titolo, “Ero straniero – L’umanità che fa bene“, e il volantino suscitano spontaneo senso di solidarietà verso il dramma di chi è solo e straniero. Ma dietro a questa operazione apparentemente buona e ‘innocente’ si cela il volto ideologico di una Chiesa che si piega alle logiche del mondo, e sembra debole nel difendere la verità e i veri deboli. Non vogliamo approfondire il tema ora, ma non possiamo non rilevare che l’immigrazione così come è proposta dai Radicali e dall’ex ministro degli esteri Emma Bonino e dal Nuovo Ordine Mondiale, è contraria alla Dottrina sociale della Chiesa. Ciò è stato adeguatamente approfondito nell’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Siamo sicuri che l’omelia della leader radicale non confonderà i fedeli? Non profanerà un luogo sacro? Non incoraggerà tanti pastori che rincorrono le logiche mondane a continuare a confondere le coscienze, a snaturare il Volto Santo della Chiesa, che non ha certo bisogno di imparare sottoponendosi agli idoli della modernità?

Nel 2012, nella stessa Chiesa di San Defendente, ci fu una serata dedicata promozione dell’eutanasia (in verità un ciclo intero a favore della ‘dolce morte’). Vennero ospitati a parlare dal presbiterio Beppino Englaro e don Di Piazza, i quali promossero ‘la dolce morte’, giustificando ampiamente l’uccisione di Eluana Englaro e con grande capacità persuasiva invocarono la necessità di legiferare a favore dell’eutanasia. Fu una sorta di lavaggio del cervello. In particolare le parole del sacerdote, don Di Piazza, pronunciate dal presbiterio furono molto persuasive. Ci furono lunghissimi applausi e un apparentemente grande e unanime consenso delle centinaia di fedeli presenti. La morte procurata alla povera Eluana risultò in quella serata come un atto buono, anzi dovuto.

Ecco alcuni passaggi del sacerdote:

(sull’eutanasia)” io non credo che sia una sfida a Dio operare una scelta fatta perché uno non ce la fa più a vivere, io credo che Dio lascia libero l’essere umano di scegliere e credo che la libertà di scelta sia il rischio e la responsabilità della nostra vita. Se ad esempio un uomo e una donna mettono al mondo un figlio è una scelta straordinariamente impegnativa rispetto alla vita, a tal punto di dare la vita a un altro essere umano, un’altra persona che non c’era e c’è perché è stata pro-creata. Perché non potrebbe esserci lo stesso, la stessa libertà, di decidere di fronte a Dio della propria vita anche della propria morte? Non è una sfida a Dio.

Il Catechismo, il Magistero, l’insegnamento di sempre dicono il contrario, procurare la morte è un peccato mortale; è il peccato di un uomo che vuole farsi padrone della vita e della morte, sfidando il Creatore. È negazione diretta del comandamento ‘Non uccidere’.

I grandi propositi di dialogo e di solidarietà tanto vantati dalla ‘Chiesa a più Voci’ (nome del sito della parrocchia) dove sono finiti nel momento in cui una voce dal pubblico ha manifestato la propria totale contrarietà alle tesi della serata? Questa voce ha mostrato il disegno immorale che dopo divorzio, aborto, fecondazione in vitro, vorrebbe legalizzare anche l’eutanasia? Il parroco voleva togliergli il microfono, una persona del pubblico con intenzioni violente è stata trattenuta con la forza. In quella serata ci sono stati insulti, minacce, maledizioni a quella voce di dissenso. Nei giorni successivi è stato pubblicato una sorta di volantino dall’aria satanica contro il malcapitato.

Durante l’incontro in Chiesa non sì è pregato, il parroco ha invitato a pregare di meno e fare di più.

Infine, in verità, non possiamo tacere sconcerto e dolore per le parole di papa Francesco a elogio della leader radicale, citata “tra i grandi dell’Italia di oggi”, aggiungendo poi l’ambigua frase “E anche se è «vero» che «pensa in modo molto diverso» dalla Chiesa, «pazienza», «bisogna guardare alle persone, a quello che fanno»”

Possiamo scordare che Emma Bonino ha eseguito migliaia di aborti e non mostra pentimento, anzi promuove la ‘Pianificazione familiare’ che ha come conseguenza decine di migliaia di morti ogni anno in Italia?

Possiamo negare che la leader radicale da 40 anni persegue il suo mestiere di Radicale DOC che punta alla decostruzione della famiglia, promozione della cultura della morte e dello scarto, promozione dell’eutanasia, lotta alla Santa Chiesa Cattolica?

Possiamo nascondere l’evidenza che il programma di immigrazione propagandato dal governo e dai radicali sia un cavallo di Troia, nell’ambito dei disegni del Nuovo Ordine Mondiale?

Ci auguriamo che questo increscioso programma parrocchiale venga cancellato e che la Verità di cui la Santa Chiesa, sposa di Cristo è custode, venga sempre annunciata con Fede e Coraggio.

Il nostro parlare, quello dei preti, dei vescovi, del Papa sia “Sì sì, no no” proclamato da Gesù. Il resto viene dal maligno.

 

Giovanni Ceroni, presidente del Movimento per la Vita Biella, vicepresidente di Federvita Piemonte, membro del direttivo nazionale del Comitato Verità e Vita.

 

 

MARTINI NON VOLEVA BERGOGLIO PAPA. UN’INDISCREZIONE DI ROMANA VULNERATUS CURIA. CHE DI CURIA SE NE INTENDE…

Marco Tosatti

Oggi Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) ha fatto il botto. Tanto per cominciare ha scritto un messaggio ironico, un po’ amaro, ma serio. Il che marca una differenza rispetto all’usuale. E poi, con nonchalance, come se niente fosse, ha fatto scivolare fra le righe l’indiscrezione che trovate nel titolo, e nell’articolo in grassetto. E scusate se è poco! Qualcosa che merita qualche considerazione dell’umile sottoscritto, che non ha le frequentazioni vaticane e chiesastiche di RVC, ma si arrabatta…Ma ecco la:

Lettera a Tosatti

“Caro Tosatti, all’inizio volevo scriverle che mi meraviglio sempre più dello sconforto di noi italiani, quando invece non manchiamo di niente, abbiamo tutto   quello che potremmo desiderare: donna Boldrini, il conte Gentiloni, la maestra Bonino, e soprattutto il grande Papa Bergoglio che ama e protegge noi cattolici, italiani soprattutto. Ma che vogliamo di più per esser sereni e tranquilli ?

Poi ho letto l’articolo di padre Spadaro su Civiltà Cattolica ed ho finalmente capito quale è l’origine di tutti i mali della chiesa, della politica e della società: i cattolici conservatori e tradizionalisti. E mi son chiesto se Spadaro non avesse ragione a diffidare di questi biechi, reazionari, settari e manichei, che insistono ancora a pretendere che Gesù Cristo sia Dio incarnato, risorto e abbia redento il mondo. Ma hanno o no, questi farisei, letto e capito il grande profeta gesuita Karl Rahner ? Poi ancora stamattina ho letto delle insinuazioni – intimidazioni – fatte a Papa Ratzinger sulla storiella di Ratisbona e sono rimasto basito. Ma sono i tradizionalisti il pericolo della fede e della civiltà cattolica ? E se invece fossero altri? Vuoi vedere, mi son chiesto, che possa aver avuto ragione quell’amico che mi spiegava che, differentemente dalla vulgata comune, il grande Cardinale Carlo Maria Martini al Conclave del 2005 (quando fu eletto Ratzinger) avesse dissuaso i colleghi dall’eleggere un tal cardinale gesuita spiegando che se fosse diventato papa il prestigio della Compagnia di Gesù sarebbe stato compromesso per altri cent’anni, in modo ben più doloroso di quanto non accadde con Papa Clemente XIV che nel 1773 sciolse   la Compagnia di Gesù ? Però, non soddisfatto dalla indiscrezione non verificabile, ho cercato di capire quando, perché e come, la Compagnia fu ricostituita da parte di Pio VII nel 1814. Ammetto che la storia non è chiara in proposito, ma emergerebbe che dopo 5 anni di prigionia di Pio VII presso Napoleone in Francia ed il suo ritorno a Roma il 24 maggio 1814, una delle prime cose che fece, due mesi dopo, il 7 agosto, fu la ricostituzione della Compagnia di Gesù. Immediatamente dopo ottenne la restituzione di tutti i territori sottratti alla Chiesa. Ripeto, la storia non lo spiega, ma tra la liberazione del Papa, la restituzione dei territori e la ricostituzione della Compagnia passano due mesi. Che l’avesse suggerita Napoleone stesso? Mah ! chissà se lei Tosatti potesse spiegarcelo.

Suo RVC”.

Questo il povero Tosatti non sa spiegarlo. Però ha sentito da chi è più esperto di lui che in effetti molti nella Compagnia, ad altissimo livello, e fra questi anche il famosissimo arcivescovo di Milano, non avevano un’opinione eccelsa del confratello porteño. Qualche motivo l’avranno pur avuto. L’articolo del padre Spadaio, a cui si riferisce RVC, è quello scritto a quattro mani con il direttore protestante dell’edizione spagnola dell’Osservatore Romano, il presbiteriano argentino Marcelo Figueroa. Un articolo che trova una critica sostanziale su La Croce quotidiano. 

 

QUI TROVATE, IN SPAGNOLO, UN COMMENTO E UNA TRADUZIONE DELL’ARTICOLO.



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MA QUANTE BELLE SMENTITE NEL MESE DI LUGLIO! UNA STORIA ESEMPLARE SEMPRE VALIDA…

Marco Tosatti

Quante belle smentite ci porta questo mese di luglio! Abbiamo avuto il giallo dell’udienza in cui è stato non rinnovato il card. Müller; una ricostruzione forse difettosa in alcuni dettagli, ma ahimè solida nella sostanza, fatta da One Peter Five sulla base di diverse fonti tedesche, giunte in contatto con il Grande Licenziato nei giorni immediatamente successivi in un viaggio in patria, ha trovato prima una secca smentita del portavoce vaticano, Greg Burke. E poi un’altra smentita, forse un po’ più contorta dello stesso card. Müller. E in Germania, tanto per essere sicuri che non escano altre notizie di quei due giorni del cardinale in patria, sono stati messi di mezzo avvocati con diffide e minacce anche pecuniarie. Quanto impegno e lavoro per dei dettagli di notizia. Un bel coperchio sulla vicenda, rinforzato da centomila euro di chiavistelli.

Poi c’è stato il messaggio di Benedetto XVI per le esequi di Meisner. Per chi non se lo ricorda, citiamo: “Ciò che mi ha colpito particolarmente nei recenti colloqui con il defunto cardinale sono state la serenità, la gioia interiore e la fiducia che aveva raggiunto. Sappiamo che per lui, appassionato curatore di anime, risultava difficile lasciare il suo ufficio e proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo e vivere e pensare con decisione in conformità con la fede. Ma mi ha commosso ancora di più il fatto che in quest’ultimo periodo della sua vita abbia imparato a prendere le cose più serenamente e che vivesse sempre più nella profonda consapevolezza che il Signore non abbandona mai la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita [d’acqua] fino quasi a capovolgersi”.

Credo che tutti o quasi abbiano letto in queste parole un riferimento al presente. Il sottoscritto compreso. Ma, invece ci siamo sbagliati. Si parlava, come ci spiegano voci strettamente legate alla Terza Loggia, e all’attico a Santa Marta, di una ripetizione formale e normale. Un po’ come quella – non ridete troppo – dei topoi omerici. Atena è sempre l’occhiocerulea, per il bardo cieco, e la Chiesa è sempre in balia delle onde, per il Papa emerito. Figuriamoci se volesse riferirsi al Pontefice regnante e alla situazione della Chiesa attuale. Benedetto scrive per la Storia, non per la cronaca.

Naturalmente c’è stata anche in questo caso una smentita, del fedelissimo eroico mons. Georg Gãnswein, che a Il Giornale ha dichiarato: “Il Papa emerito è stato volutamente strumentalizzato, con quella frase non alludeva a nulla di preciso, parlava della situazione della Chiesa di oggi come del passato con una barca che non naviga in acque tranquille. Lo dice anche Francesco. Capisco che questa immagine possa dar adito ad allusioni o depistaggi, ma dietro a quelle parole non c’è nessun attacco”.

Lungi da me non credere a queste smentite. Le persone citate sono tutti uomini d’onore, come diceva Antonio dei congiurati sul cadavere di Cesare. Ma voglio raccontarvi perché do il massimo assenso di fede alle smentite, mantenendo però qualche dubbio.

Eravamo nel settembre del 1988. Viaggio di Giovanni Paolo II in Zimbabwe, Botwsana, Lesotho, Swaziland e Mozambico. Allora lacerato dalla guerra civile fra il Frelimo – governativo – e i ribelli della Renamo. Siamo a Harare; il papa parte per Bulawayo, e la maggioranza dei giornalisti, guidati da Vick Van Brantegen, si fa non so quante ore di viaggio in autobus, andata e ritorno, nelle pianure di Shaka Zulu per seguirlo.

Alcuni restano ad Harare. E anche il portavoce, Navarro Valls. Conversando con due ottimi e esperti colleghi, Alceste Santini dell’Unità e Federico Mandillo dell’ANSA, si fa scappare una notizia. E cioè che il cardinale Roger Etchegaray, che all’epoca serviva come diplomatico non ufficiale del Papa, era andato a trovare i leader dei ribelli della Renamo. Alla vigilia dell’arrivo di Giovanni Paolo II a Maputo una visita del genere costituiva uno sgarbo diplomatico – e un riconoscimento per i ribelli – fortissimi. I colleghi danno la notizia. Immediata la smentita della Santa Sede. Mi ricordo ancora Federico Mandillo che davanti al carissimo Joaquìn faceva girare il registratore, su cui aveva impresso la dichiarazione del giorno prima, dicendo: “Ma non senti Gioacchino? È la tua voce”. E il povero Joaquìn negava e negava. Non l’aveva mai detto, e Etchegaray non era mai andato a incontrare la Renamo.

Da allora accolgo con profondo rispetto le smentite. Ma mi chiedo anche: gli interessati, avrebbero mai potuto affermare il contrario?

L’ARTICOLO IN INGLESE, SU ONE PETER FIVE, È QUI.



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EMMA BONINO IL 26 LUGLIO SARÀ IN CHIESA. MA NON PER CONFESSARSI, E CHIEDERE PERDONO A DIO E AGLI UOMINI.

Marco Tosatti

Emma Bonino il 26 luglio entrerà in Chiesa, in una chiesa, in provincia di Biella. Ma non credo che lo farà per compiere quello che potrebbe essere il motivo principale e meraviglioso di una visita in un luogo sacro: chiedere perdono a Dio e agli uomini per la sua partecipazione, attiva, personale, diretta e indiretta alla soppressione di un numero straordinario di esseri umani. Dal 1968 ad oggi, in Italia, circa sei milioni di bambini abortiti (legali).

Come racconta Danilo Quinto nel suo blog, l’esponente più in vista del diritto all’aborto (famosa la sua foto pubblicata su un settimanale mentre praticava un aborto con una pompa da bicicletta) parlerà nella chiesa dedicata a San Defendente, a Ronco di Cossato, vicino a Biella, il prossimo 26 luglio, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2017, per presentare la campagna “ERO STRANIERO – L’umanità che fa bene”. Una campagna alla quale ha dato la sua adesione anche papa Bergoglio. Parteciperà Walter Massa, coordinatore nazionale della commissione immigrazione dell’ARCI e modererà il parroco, don Marco Marchiori.

D’altronde, perché no? Un Pontefice che preferiamo sperare poco informato nello specifico, o informato male, ha definito Emma Bonino una “grande italiana”. E si presume che adesso, dopo aver contribuito fattivamente a privare questo Paese di una enorme quantità di esseri umani, potrà – in chiesa – propagandare il simpatico programma di sostituzione etnica in corso in Italia.

Spero che fra le persone che saranno in chiesa il 26 luglio ci sia qualcuno che si alzi in piedi, e cortesemente e con molta chiarezza chieda conto di tutto ciò.

Mentre leggevo questo post del coraggioso Danilo Quinto, mi venivano in mente le parole di Benedetto XVI in occasione delle esequie del card. Joachim Meisner.

“Ciò che mi ha colpito particolarmente nei recenti colloqui con il defunto cardinale sono state la serenità, la gioia interiore e la fiducia che aveva raggiunto. Sappiamo che per lui, appassionato curatore di anime, risultava difficile lasciare il suo ufficio e proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo e vivere e pensare con decisione in conformità con la fede.

Ma mi ha commosso ancora di più il fatto che in quest’ultimo periodo della sua vita abbia imparato a prendere le cose più serenamente e che vivesse sempre più nella profonda consapevolezza che il Signore non abbandona mai la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita [d’acqua] fino quasi a capovolgersi”.

Pastori che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo…



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E’ TORNATO L’ABATE FARIA. HA PROVATO A ENTRARE NEL VATICANO DEI PONTI NON MURI. SENZA MOLTA FORTUNA.

MARCO TOSATTI

Come ben sapete il nostro Stilum Curiae non ha esitato a seguire le indicazioni magistrali che ci vogliono accoglienti e accettanti, e ha aperto le sue piccole porte ad almeno due ospiti. Uno è Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) e l’altro è l’abate Faria, uomo di mondo, anzi di mondi anche lontani da Roma. Che però ogni tanto visita. E di questo ha voluto informarci oggi…

Mentre camminavo per il centro di Roma, impegnato a difendermi ogni tre minuti dall’assalto di gente che mi chiedeva soldi in tutte le lingue del mondo, riflettevo su quanto molti politici vanno dicendo sul tema dell’immigrazione in questi giorni, subodorando la rabbia della gente: siamo al collasso. Eppure dalla Chiesa Cattolica, di cui sono figlio e sacerdote, continua a venire l’invito ad accogliere: accogliete, accogliete, qualcosa resterà (ma non di voi).

Allora, essendo confuso e tormentato dalla distanza fra quello che la mia Chiesa insegna e quello che i miei occhi vedono, mi sono recato in Vaticano per chiedere delucidazioni, sicuro che, grazie alla loro politica sull’accoglienza, anche in Vaticano mi sarebbe stato possibile accedere facilmente. Ma invece no. Prima il controllo degli svizzeri che vogliono sapere esattamente dove sarei andato e perché. Poi, dopo molta fatica, ecco la gendarmeria a cui devo ripetere la mia ragione per essere lì. Poi, ancora spiegazioni ad altre guardie svizzere e gendarmi sparsi a presidiare il territorio Vaticano. Quindi…perché si vuole imporre a dei poveri cittadini italiani (e agli stessi stranieri regolari), indifesi e in balia di una immigrazione selvaggia (il problema non sono gli stranieri, il problema è che il sistema non regge più), di vivere ogni giorno in una situazione sociale insostenibile quando invece in casa propria (e giustamente) ci si guarda bene da tenere le porte aperte? Il poveraccio che si deve difendere quotidianamente da nomadi, vagabondi, umanità varia, non ha le guardie svizzere e la gendarmeria che lo difende. Vale ancora “fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”?

Amen.

 

L’ARTICOLO IN SPAGNOLO E’ QUI



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PUNTA DI STILUM. CONFESSO: HO SCRITTO IO IL DISCORSO DI RATZINGER PER LE ESEQUIE DI JOACHIM MEISNER

Marco Tosatti

Lo confesso. Sono stato io. Sono stato io a scrivere il messaggio di Benedetto XVI letto durante le esequie del card. Joachim Meisner, a Colonia.

Perché confesso? Perché ho visto su Twitter la questione che si ponevano due eminenti uomini di Chiesa e di pensiero; non solo; come Antonio diceva così bene nell’arringa sul cadavere di Cesare, direi anche uomini d’onore.

E in particolare sono mie le frasi incriminate, quelle in cui chi ha occhi per vedere, e orecchie per sentire, può leggere:

  1. una disperante constatazione sullo stato della Chiesa
  2. una velata, ma neanche tanto, critica a molti pastori di oggi, a cominciare dal pastore capo, che sembravano voler lisciare il pelo alla cultura dominante e dettante legge.

Le ricordo, per i distratti:

“Sappiamo che per lui, il pastore appassionato e padre spirituale fu difficile, lasciare l’ufficio e questo proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori convincenti e che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo… Ma ha imparato a lasciarsi andare nell’ultimo periodo della sua vita, e ha saputo viverla con la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita e sta per capovolgersi”.

Dunque confesso, fiducioso nella misericordia imperante e più volte dimostrata nella Chiesa attuale. Ma non chiedetemi di fare i nomi dei complici. Tanto li sapete già….



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RVC HA LETTO IL CARTELLO DEL PAPA: NON LAMENTARSI. UNA CONVERSIONE SULLA VIA DI SANTA MARTA.

Marco Tosatti

Domenica. Mi aspettavo che Romana Vulneratus Curia si facesse vivo, magari con un seguito di tipo un po’ dottrinale. Invece mi è giunto questo:

“Lettera a Tosatti: Caro Tosatti, toccato da questo invito di Sua Santità, prometto di non lamentarmi più dell’insistenza infastidente dei tre (rimasti ) Cardinali dei Dubia.

Prometto di non lamentarmi più dei critici riferimenti fatti al Papa da arroganti intellettualoidi, quali Tosatti, Socci, Magister, Pentin, De Mattei, ecc.

Prometto di non lamentarmi più delle critiche esplicite fatte da Gotti Tedeschi a Galantino.

Non mi lamenterò più delle insinuazioni fatte su Mons. Paglia.

Prometto che d’ora in poi non mi lamenterò più, non protesterò più per questi ingenerosi ed inconsulti attacchi alla Chiesa di Bergoglio.

Giuro che non mi lamenterò più.

Li comprenderò e li aiuterò, li supporterò e li amerò misericordiosamente.

Basta lamentarsi del comportamento di chi non è totalmente dalla parte (presunta) del Papa.

Firmato: RVC “.

Certo che quel cartello è proprio curioso. Ma prima che venisse pubblicata foto e notizia, mi era stato raccontato che forse un perché – locale – c’era. Dicono che i dipendenti di Santa Marta non siano felici del modo in cui il famoso mons. Ricca gestisce i rapporti umani. E che qualche sbuffo del loro scontento sia giunto al Capo dei capi…

 

QUI L’ARTICOLO IN SPAGNOLO



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BENEDETTO XVI SU MEISNER: FIDUCIOSO NEL SIGNORE, ANCHE SE LA BARCA A VOLTE SI E’ RIEMPITA FINO QUASI A CAPOVOLGERSI.

Marco Tosatti

Pubblichiamo qualche stralcio delle parole che Benedetto XVI ha scritto in ricordo del cardinale Joachim Meisner, suo grande amico e sostenitore, in occasione delle esequie. La traduzione è nostra. Il testo originale è QUI.

Ciò che mi ha colpito particolarmente nei recenti colloqui con il defunto cardinale sono state la serenità, la gioia interiore e la fiducia che aveva raggiunto. Sappiamo che per lui, appassionato curatore di anime, risultava difficile lasciare il suo ufficio e proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo e vivere e pensare con decisione in conformità con la fede.

Ma mi ha commosso ancora di più il fatto che in quest’ultimo periodo della sua vita abbia imparato a prendere le cose più serenamente e che vivesse sempre più nella profonda consapevolezza che il Signore non abbandona mai la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita [d’acqua] fino quasi a capovolgersi”.

Benedetto ha poi ricordato le due cose che in questo periodo interessavano di più Meisner: il sacramento della penitenza e l’adorazione eucaristica. E ha concluso:

“Quando il card. Meisner non è andato alla messa l’ultima mattina, è stato trovato morto nella sua stanza. Il breviario era scivolato dalle mani: stava pregando, morto, davanti al Signore, parlando con il Signore. Il genere di morte che gli è stato dato dimostra ancora una volta come ha vissuto alla presenza del Signore e in colloquio con Lui”.

 

PUNTA (VELENOSA) DI STILUM CURIAE…NON ABBIATEVENE A MALE :-))) (1)

 

Non capisco perché alcuni protestino e si irritino per l’articolo scritto a due mani da Antonio Spadaro, della Compagnia di Gesù, e da Marcelo Figueroa, pastore presbiteriano argentino, contro gli evangelici americani e un po’ di cattolici – sempre americani – non abbastanza di sinistra. È giusto e normale che nel clima ecumenico che viviamo l’Osservatore Romano dia spazio anche alle voci di cristiani di confessioni diverse dalla cattolica.

 








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