MÜLLER TERMINA IL SUO MANDATO A LUGLIO. SARÀ CONFERMATO? FORSE PER IL PONTEFICE SAREBBE MEGLIO.

Marco Tosatti

Il Prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, è intervenuto in maniera chiara nei giorni scorsi sulla confusione creata dalle diverse interpretazioni dell’Amoris Laetitia. Nella sua intervista, riportata da La Nuova Bussola Quotidiana afferma che la dottrina cattolica è valida per tutta la Chiesa, e non ci possono essere interpretazioni diverse a seconda delle conferenze episcopali. Malta, la Germania e l’Argentina, a cui il Papa ha inviato una lettera di approvazione. Il cardinale non lo dice, ma chi vuole può capire, che forse il responsabile dell’unità e della fede, che non è lui, Müller, ma il Pontefice potrebbe e dovrebbe impedire che situazioni del genere si creino, e forse chiarire, rispondendo, per esempio, ai Dubia.

L’intervista di Müller al Rheinische Post fa seguito a quella del 1 febbraio su Il Timone . Il cardinale ha appena terminato la stesura di un’opera imponente – tremila pagine – sul papato, che verrà pubblicata anche in Italia, e in cui tratterà da un punto di vista storico e dogmatico del ruolo di Pietro.

Il 2 luglio prossimo, inoltre, giungerà a compimento il suo quinquennio come Prefetto della Congregazione della Fede. Come è ovvio sono in molti a chiedersi se vista la sua “giovane” età (è del 1947, compirà settanta anni a dicembre) il Pontefice lo confermerà, o se coglierà l’occasione per cercare di liberarsi di lui, sostituendolo con qualche teologo più accomodante.

Non è una domanda dalla risposta facile. Il Pontefice non ha mai nascosto la sua ostilità a questo studioso così preparato e capace. La Congregazione per la Dottrina della Fede è stata ignorata – e lo è ancora – in non pochi snodi importanti del regno; le sue osservazioni, puntuali, sui vari documenti emersi dalla cerchia pontificia sono state tranquillamente disattese; è in carenza di personale, alcuni suoi elementi migliori sono stati o stanno per essere licenziati senza ragione apparente, se non per indebolire la struttura e il Prefetto. Che ha vissuto con sofferenza la fedeltà alla figura e al ruolo del Papa.

Inoltre si sa fin dai tempi di Buenos Aires che l’allora arcivescovo e ora Pontefice non ha fra le sue numerose qualità quella della non vendicatività; non è certo Benedetto XVI, che prolungò nell’incarico il suo avversario di sempre, Walter Kasper. Insomma, la tentazione di far cadere anche questa testa deve essere forte.

Però, io forse mi azzarderei a scommettere – non grandi cifre, però – sulla conferma, o per lo meno su una permanenza donec aliter provideatur. Un uomo leale come Müller, finché è Prefetto, ha mani e bocca legate. Nel momento in cui invece fosse libero, magari anche in una situazione di oggettivo disagio (dove si manda un ex Prefetto della Fede?) potrebbe predicare, fare conferenze, scrivere, essere intervistato. E con quale autorità e franchezza! Proprio in un momento in cui già L’Amoris Laetitia crea crisi profonde, e altre novità occhieggiano all’orizzonte. Il Pontefice dice di sé che è ingenuo ma anche un poco furbo. Se a un ragionamento del genere è giunto chi vi scrive, figuriamoci se non l’ha fatto lui, chissà quanto tempo prima! Sarà interessante vedere se prevarrà l’istinto umorale o la ragione.



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DAT: TESTIMONIANZE CONTRO. PRO VITA DICE NO ALLA MORTE PER FAME E PER SETE. UN APPELLO E UNA PETIZIONE.

Marco Tosatti

A breve il Parlamento incomincerà la discussione sulle DAT (Dichiarazioni anticipate di trattamento) cioè quei documenti che riguardano nunc pro tunc, che cosa fare di se stessi se si dovesse cadere in uno stato vegetativo prolungato, un coma, una malattia gravissima. Per dare la voce ai testimoni di chi quelle situazioni le ha vissute, in prima persona, ieri, giovedì 16 febbraio, Pro Vita ONLUS ha organizzato una conferenza stampa sulle DAT.

(“Dichiarazioni anticipate di trattamento”), in vista dell’imminente discussione del ddl in Aula, in cui hanno preso la parola chi ha vissuto quelle situazioni (lo stato vegetativo, il coma, la malattia grave) che sono spesso invocate nel dibattito sull’eutanasia e sulle DAT.

 

L’evento è stato molto seguito, vista la portata del provvedimento che si vuole introdurre. Il presidente di Pro Vita, Toni Brandi, ha condotto e moderato la conferenza. Brandi si è detto “disgustato” dal fatto che nel ddl sulle DAT si preveda la possibilità di disporre la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione, vincolando il medico – in quest’ipotesi – a uccidere per omissione. Cioè facendo morire il paziente di fame e di sete. In seguito ha preso parola il deputato Eugenia Roccella, la quale ha ricordato lo stato delle discussioni alla Camera sul ddl sulle DAT denunciando il fatto che si vuole evitare il dibattito, saltando l’esame degli emendamenti e per mezzo di sessioni notturne.

Sylvie Menard, ricercatrice oncologica ed ex allieva del prof. Veronesi, era favorevole all’eutanasia e aveva persino redatto un testamento biologico. Ma quando ha scoperto di avere un cancro inguaribile al midollo osseo, la sua prospettiva sulla vita e la morte è mutata radicalmente: ha volut, e vuole, vivere la sua vita fino in fondo. E’ diventata una ferma oppositrice dell’eutanasia e del testamento biologico: nessuno può sapere come si reagirà non di fronte a un’ipotesi, ma alla realtà della malattia.

Roberto Panella, anche lui entrato in coma dopo un incidente, ha raccontato la sua lotta per la sopravvivenza e ribadito la dignità di ogni vita, anche quella che si trova in coma. La madre ha rivelato alcuni episodi spiacevoli riferiti al personale medico, che discutevano se lasciare morire Roberto in sua presenza. Ma Roberto recuperava progressivamente la coscienza: non dobbiamo sottovalutare la capacità di comprensione di chi apparentemente è “totalmente incosciente”.

Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore Crisafulli, la cui vita e il cui risveglio dallo stato vegetativo sono raccontati anche in un film, ha testimoniato di come abbia compreso l’assurdità dell’eutanasia proprio aiutando suo fratello: nonostante le gravissime condizioni psicofisiche, la sua vita era assolutamente “degna”. Nessuno è meno degno per le condizioni di disabilità.

In seguito, Sara Virgilio ha raccontato la sua storia: dopo un terribile incidente causato da un pirata della strada, lo stato di coma si è sommato a molte altre problematiche fisiche. Questo stato ha indotto i medici ha ritenere che al 99,9% Sara non ce l’avrebbe fatta, oppure, anche se fosse uscita dal coma, non ci sarebbero state possibilità di recuperare una vita “normale”. Molte persone, davanti ad una prospettiva del genere, disporrebbero nelle proprie “DAT” di essere lasciati morire per disidratazione. Eppure la speranza dovrebbe essere sempre l’ultima a morire: Sara non solo è uscita dal coma, ma è riuscita a realizzarsi pienamente nella vita, sia nella sua carriera universitaria che professionale.

Infine è stato illustrato il caso, drammatico, di Max Tresoldi. Sua madre ha raccontato di come, dopo un gravissimo incidente, Max sia entrato in coma e poi in stato vegetativo. I genitori di Max l’hanno circondato di cure e hanno sempre cercato di comunicare con lui, anche se molti medici e infermieri continuavano a ripetere che “era inutile”. Max però si è risvegliato dallo stato vegetativo dopo dieci anni, e gradualmente ha cominciato a comunicare con piccoli gesti. Il padre ha letto una lettera in cui, prima dell’incidente, Max aveva dichiarato di non voler vivere nell’ipotesi che si fosse trovato in uno stato di grave compromissione psicofisica: ma da quando a Max è toccato vivere effettivamente questa esperienza, ha dimostrato sempre una forte voglia di vivere e una grande felicità.

Secondo gli organizzatori della comferenza stampa, queste testimonianze smentiscono i presupposti che stanno alla base delle DAT e dell’eutanasia (anche omissiva): che ci siano vite “indegne di essere vissute”; che uno possa da “sano”, sapere in anticipo il suo atteggiamento di fronte ad una grave malattia; che in coma e nello stato vegetativo “non ci sia niente da fare” e che il paziente sia come un “corpo morto”.

ProVita ONLUS ha lanciato un appello contro le DAT e l’eutanasia tramite la petizione presente a questo Collegamento.

 



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RAPPORTO VAN THUAN SULLE MIGRAZIONI. PER CAPIRE, OLTRE LA DEMAGOGIA, LA RETORICA E L’INTERESSE ALL’ACCOGLIENZA.

Marco Tosatti

E’ stato presentato ieri a Roma, nella sala Marconi di Radio Vaticana, l’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Un’opera di 215 pagine, preziosa per osservare il fenomeno al di là delle pulsioni emozionali, della demagogia, ecclesiale e non che impera nell’informazione, a partire dai vertici della Chiesa, in particolare quella italiana, e degli interessi economici che in particolare nel nostro Paese, ma non solo, rendono molto sensibili le realtà politiche ed ecclesiali verso la politica delle porte non solo aperte, ma spalancate indiscriminatamente. E naturalmente degli organi di informazione, o presunta tale che ne esaltano solo, in maniera strumentale, gli aspetti emotivi.

A organizzare la presentazione è il Movimento cristiano lavoratori (Mcl), che parla delle migrazioni come “tema centrale di strettissima e drammatica attualità”. “Il tema di questo VIII Rapporto, le migrazioni – spiega Carlo Costalli, presidente Mcl – s’imponeva all’Osservatorio come obbligato, data la vastità del fenomeno, le sofferenze a esso collegate, la destabilizzazione internazionale che provoca e da cui è provocato e i tanti fenomeni con esso collegati, non ultimo l’insicurezza per il futuro che caratterizza le persone che emigrano ma anche quelle che le accolgono. Economia, politica, cultura, religione: non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato e spesso sconvolto dal fenomeno delle migrazioni. Non c’è nemmeno un ambito geografico che ne sia immune”.

Vi consigliamo di leggere il Rapporto, stilato a cura dell’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, e del dot. Stefano Fontana. Afferma mons. Crepaldi, facendo appello alla virtù troppo spesso negletta da alcuni del realismo cristiano: “Se esiste quindi un diritto ad emigrare va tenuto anche presente che c’è anche, e forse prima, un diritto a non emigrare. L’emigrazione non deve essere forzata, costretta o addirittura pianificata”.

Crepaldi invita a non “cedere alla retorica superficiale…realismo significa non cedere a spiegazioni semplificatorie dei fenomeni migratori”. E aggiunge: “L’accoglienza del prossimo non può essere cieca o solo sentimentale, la speranza di chi emigra va fatta convivere con la speranza della soscietà che li accoglie”.

Di particolare interesse, perché viene da una persona che ha incarichi di alto livello nel mondo finanziario e bancario, quello di Ettore Gotti Tedeschi. L’economista ha sviluppato un’analisi di lungo periodo, vedendo nel fenomeno delle migrazioni in particolare dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa, un disegno nato negli anni ’70 dai progetti di creazioni del Nuovo Ordine Mondiale. Gotti Tedeschi ha presentato nel suo intervento tutta una serie di elementi e di dichiarazioni, anche scritte, di personaggi centrali della politica mondiale, da Henry Kissinger al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che possono fare oggetto di una riflessione. L’economista cita le spiegazioni economiche che vengono spesso presentate come motivo del fenomeno, tipo colmare il gap di popolazione dovuto alla denatalità o a esigenze di mano d’opera, per quanto riguarda l’importazione; carestie, guerre e cambiamenti climatici per ciò che attiene all’esportazione. “Credo però che quasi nessuna di queste spiegazioni sia realmente sostenibile per spiegare il fenomeno nella sua interezza. Una serie di considerazioni e riflessioni lascia invece immaginare che detto fenomeno, più che spiegabile attarverso analisi tecniche e valutazioni economiche sia stato previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà, in pratica per ridimensionare il cattolicesimo, religione assolutista, fondamentalista e dogmatica”, per sostituirla con una religione più consona al Nuovo Ordine Mondiale, e ai “valori” che esso propugna.

Il libro presenta oltre ad articoli di commento, un’analisi della Dottrina Sociale della Chiesa nei cinque continenti, e i documenti del Pontefice regnante più rcenti in tema di migrazioni.



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ALEPPO SENZ’ACQUA DA 42 GIORNI. LA SIRIA SENZA COMBUSTIBILE. È ORA CHE L’EUROPA, E L’ITALIA, TOLGANO LE SANZIONI

Marco Tosatti

La Siria sembra scomparsa dalle prime pagine. Ma il dramma del popolo siriano continua ancora; sia per la guerra che i terroristi delle varie fazioni islamiche alimentano contro il governo di Damasco, sia per la guerra delle sanzioni che l’Europa continua a infliggere al popolo siriano. Pubblichiamo tre lettere, dal sito Ora Pro Siria, che da sempre si occupa di chi la guerra la vive sulla sua pelle, e di chi cerca, in Siria, di aiutare un popolo martoriato, vittima di un’aggressione sostenuta e finanziata dall’esterno. Dopo cinque anni di stragi e sofferenze, sarebbe veramente ora che il nostro Paese, e l’Europa, chiudessero il capitolo delle sanzioni. Utili solo ad aumentare le sofferenze degli strati più deboli della popolazione.

ALEPPO SENZA ACQUA DA 42 GIORNI!

“E’ la più grande crisi idrica da molti anni. La zona di alKafsa, vicino al fiume Eufrate, rimane sotto il controllo di Daesh che ha chiuso i canali che conducono l’acqua alla stazione di pompaggio di Aleppo. L’acqua si estrae solamente dai pozzi in città e la penuria di gasolio fa sì che i generatori per il pompaggio funzionino a orari sempre più ridotti. Il generatore del quartiere dà 3 ore di elettricità invece che 10, allo stesso prezzo. Non si trova metano per le case, le bombole del gas si reperiscono quasi solo al mercato nero; non si trova diesel per i generatori e per le vetture. E purtroppo in questa situazione di bisogno prosperano le mafie e gli approfittatori!”

Messaggio da un amico aleppino

 

TUTTA LA SIRIA SENZA COMBUSTIBILE!

“L’embargo imposto dall’Occidente alla Siria sui prodotti petroliferi colpisce pesantemente tutte le città e province siriane. Oltre a questo, ISIS ha dato fuoco a impianti petroliferi di Homs e ai gasdotti di Hayyan vicini a Palmyra. La crisi della benzina paralizza il traffico e ai distributori si creano code di 3 ore per i rifornimenti razionati. I taxi e i mezzi pubblici sono quasi fermi, per cui la gente si sposta a piedi per chilometri. E’ stato introdotto il razionamento elettrico, per cui nella giornata viene erogata energia per 5 volte solo per la durata di un’ora. I prezzi naturalmente sono lievitati…, il mercato nero fiorisce… E fa ancora un gran freddo! Ma resistiamo! ”

Messaggio da un amico in Damasco

E’ vero che Aleppo è stata liberata da oltre un mese, e questo ci permette di vivere in pace e sicurezza. Si tratta però di una fragile pace, perché nella periferia di Aleppo i jihadisti sono sempre lì e pronti ad attaccare la città. Possiamo sentire di tanto in tanto colpi di cannone (hanno missili di 40 km di gittata). In Aleppo città le difficoltà continuano, e continuano in modo drammatico: niente acqua da tre settimane, l’elettricità non parliamone, non la vediamo da mesi, olio combustibile e bombole di gas sono introvabili e quando li troviamo costano troppo, fa un freddo cane (-5 di notte), le persone non hanno nulla per riscaldarsi, ad alcuni fortunati le coperte sono distribuite da varie organizzazioni che fanno di tutto per migliorare questa situazione. Personalmente vi posso dire attraverso la testimonianza diretta del nostro personale di servizio, essi si riscaldano bruciando bottiglie di plastica, cartoni di farmaci che prendono con loro al momento di lasciare l’ospedale. Per questo abbiamo ammucchiato il cartone da dar loro e fornito coperte, per evitare che abbiano problemi respiratori soprattutto per i bambini a causa del fumo tossico della plastica. Bisogna dire poi che la maggior parte delle persone così come il nostro staff, sono sfollati e nelle abitazioni non vi sono più riscaldamento o installazione di gas…Da 20 giorni è totale mancanza di acqua, una situazione ancora peggiore di quella vissuta negli anni scorsi quando i miliziani interrompevano la fornitura d’acqua dalla centrale di pompaggio di Suleiman Halabi a loro piacimento; adesso il problema è che il canale che riempie il fiume che attraversa Aleppo è stato totalmente tagliato da ISIS molto vicino al lago Assad e le cisterne non vengono più rifornite. Che dire delle persone che vivono nelle tende? E’ ben triste, perché prima della guerra c’erano sì dei poveri in Aleppo, ma non c’era la miseria, nessuno moriva di fame o di freddo. Questa guerra ingiusta ha distrutto un paese per niente …. La Siria non sarà più come prima, chi potrà ricostruirla, ricostruire anche l’ Uomo ? Noi cerchiamo di guarire lo spirito e le ferite che sanguinano ancora …. Il tempo le guarirà, ma le cicatrici rimangono, per ricordare tutte le sofferenze che hanno sperimentato. Ma vi posso assicurare che le persone che incontriamo hanno grande fede, e la Speranza non è morta, perché vediamo intorno a noi che la vita sta tornando lentamente. In effetti, gli impiegati delle strade stanno cercando di riportare la città pulita, rimuovono i blocchi stradali, e le persone riparano i loro negozi come possono … ESSI VOGLIONO VIVERE! E noi continuiamo a mettere tutte le nostre forze per incoraggiarli e andare avanti con fiducia! I nostri giorni sono molto pieni, abbiamo un sacco di pazienti, e la mancanza di personale si sente tanto…

Con tutto il cuore vi abbraccio e vi chiedo di ricordarci nella preghiera,

suor Arcangela, ospedale San Louis

Aleppo, 2 febbraio 2017



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A.L. UN VESCOVO USA: IL VANGELO DI IERI SPIEGA PERCHÉ LA CHIESA HA SEMPRE NEGATO LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI.

Marco Tosatti

L’Amoris Laetitia, in assenza di una risposta chiarificatrice del Pontefice Regnante ai Dubia espressi dai cardinali, continua a generare interpretazioni e problemi. Qualche giorno fa abbiamo visto quello che diceva un vescovo austriaco, stampando la lettera di un suo amico, un sacerdote tedesco in missione in America Latina. Oggi vediamo che in contesto del tutto diverso il vescovo di Bismarck, negli Stati Uniti, David Kagan pensa a quello che molti hanno forse pensato ieri, quando è stato letto il Vangelo del giorno. E’ Gesù che parla. “Fu pure detto: ‘Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio’. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”.

Imbarazzante, mi sembra. Perché è così esplicito e definitivo, ed è Gesù che parla, non uno degli scribi o dei farisei. E infatti il vescovo Kagan, su Twitter, posta: “Leggete il Vangelo di oggi. Non c’è da sorprendersi che la Chiesa abbia sempre insegnato che i divorziati e risposati non possono ricevere la Santa Comunione. Sesto comandamento”.

Sempre il vescovo Kagan, il 9 febbraio, postava su Twitter: “Su che cosa è basato quello che è l’insegnamento definitivo sul matrimonio della Chiesa? Leggete la prima lettura di oggi dalla Genesi. Quella è la verità, nessun’altra”.

La lettura era la seguente: “Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna”.

Personalmente, credo che il problema esista, bello grande, e che non sia un problema ideologico o di gente che non vuole bene a questo Pontefice. Magari persone che per buona parte della loro vita si sono date da fare per difendere Chiesa e papi contro venti e maree. Il fedele comune, sentendo queste parole delle letture, trova difficile fare due più due eguale a cinque. Anche se magari a qualcuno, se è gesuita, o teologo, riesce. Ma noi siamo povera gente.



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UN’INCHIESTA DELLA GENDARMERIA SUL FINTO OSSERVATORE ROMANO? SPERIAMO CHE SIA UNO SCHERZO ANCHE QUESTO…

Marco Tosatti

La Gendarmeria vaticana sta indagando. Per scoprire chi ha ideato una falsa prima pagina dell’Osservatore Romano in cui – siamo sempre a Carnevale – si ironizza benevolmente sul silenzio perdurante del Pontefice regnante ai “Dubia” presentati da quattro cardinali sulla comunione ai divorziati risposati il cui primo matrimonio sia ancora valido. Si ipotizza una fronda anti Bergoglio.

La Gendarmeria vaticana! E non dubitiamo che il generale Domenico Giani saprà scovare gli autori di una burla che – siamo sicuri – sarà stata apprezzata anche dal Pontefice, che spesso ha ringraziato Dio per averlo dotato, dice, del senso dell’humour.

Che forse però difetta un po’ altrove. Se c’è un’inchiesta è perché qualcuno ha dato mandato al Generale Giani di iniziarla; per quanto lo conosciamo, da molti anni, da buon militare con pratica sul campo e nei servizi di intelligence, da buon militare agisce come gli viene ordinato.

L’Osservatore finto titolava a nove colonne: “Ha risposto”. E devo dire che un sorriso me lo ha strappato, quando un amico me lo ha inviato qualche giorno fa. Devo dire però che non sono riuscito a vedere in esso nient’altro che il divertissement di qualche persona di spirito, certamente al corrente di tutta la confusione e la divisione che l’esortazione apostolica Amoris Laetitia sta provocando nel mondo cattolico. E non per cattiveria di animo di nessuno, o per odio – ma perché mai? – verso il Papa. Semplicemente perché su un tema delicato e controverso da sempre il documento è ambiguo, checché ne dicano i difensori, e contraddice, non apertamente, ma in maniera obliqua tutto il Magistero precedente e il Catechismo della Chiesa. Che non sono regole dottrinali, ma ciò a cui i cattolici guardano per avere luce.

E’ l’assenza di risposte chiare a domande chiare che provoca tutto ciò, scherzi e buontemponerie comprese. Serve a poco criminalizzare i perplessi e i dubbiosi, come sembrerebbero voler fare certi iperpapisti e certe tricoteuses.

Le inchieste, poi, temo che possano aggiungere solo ridicolo allo scherzo. Quando si arriva ai tribunali, l’immagine del Vaticano ne esce sicuramente male. Ricordiamoci i processi recenti, per materie ben più gravi…Figuriamoci poi per una finta pagina di giornale! Anche perché nel clima attuale, in cui c’è chi dice che siano controllate mail e telefoni, tazebao e video umoristici sono destinati a fiorire. Proprio ieri un’amica americana me ne ha inviato uno, che vi offro qui.

Si intitola Hotel Sanctae Martae.

Per chi non legge l’inglese: si parla di Santa Marta, dei suoi presunti sotterranei, in cui sarebbero rinchiusi “alcuni cavalieri sleali” (Ordine di Malta) e “una manciata di Francescani dell’Immacolata”; ma principalmente “i critici dell’Amoris Laetitia”. Fra cui le intere conferenze episcopali della Polonia e del Kazakistan…E l’arcivescovo Schneider sussurra al protagonista: “Se esci vivo da qui, informa la Fraternità Sacerdotale S.Pio X”, cioè i lefebvriani.

Che facciamo, mandiamo dal Vaticano una rogatoria di arresto negli Stati Uniti?



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DI MANIFESTI, DI PAPI, DI RISATE E DI INSULTI (PONTIFICI). PER SDRAMMATIZZARE.

Marco Tosatti

Adesso che il collega Guido Mocellin di Avvenire ha svelato i misteri relativi ai manifesti affissi a Roma, e diretti non al Pontefice regnante, ma all’altro Re di Roma, Francesco Totti, e per un banale disguido laziale e postale finiti incollati sulle mura della Capitale;

dopo che l’arcivescovo Becciu, N. 2 della Segreteria di Stato e delegato spirituale del Papa presso l’Ordine di Malta ci ha rassicurati sul fatto che il Pontefice ha riso dell’episodio, e ha apprezzato il romanesco;

posto che pogrom e roghi sono rimandati, salvo qualche fuocherello acceso qua e là da qualche collega entusiasta; posto che siamo ancora in Carnevale, e che possiamo permetterci un sorriso;

Ecco, fatte tutte queste premesse, mi è capitato oggi di imbattermi per qualche strano girovagare internettante su un sito, OpportuneImportune, che in una vecchia pagina ripropone tutti gli insulti lanciati dal Papa verso cardinali vescovi preti e laici ai suoi occhi carenti rispetto agli standard.

E’ una pagina datata: 14 dicembre 2015, ma mi era sfuggita all’epoca, come mi era sfuggito un libretto in inglese che ne è all’origine. The Pope Francis Little Book of Insults. Dicembre 2015: da allora la lista si è certamente allungata, e non di poco.

Ecco qualche termine usato (per la lista completa, vi rimando al sito)

  • Vecchie comari
  • Fomentatori della coprofagia
  • Specialisti del Logos
  • Sgrana rosari
  • Funzionari
  • Assorbiti da se stessi
  • Neo pelagiani
  • Prometeici
  • Restaurazionisti
  • Cristiani ideologici
  • Pelagiani
  • Signor e signora Piagnistei
  • Trionfalisti
  • Cristiani inflessibili
  • Moderni gnostici
  • Cristiani liquidi
  • Cristiani superficiali
  • Mummie da museo
  • Principe rinascimentale
  • Vescovo da aeroporto
  • Cortigiano lebbroso
  • Ideologo
  • Musi lunghi
  • Autoritari
  • Elitari
  • Pessimisti queruli e disillusi
  • Cristiani con la faccia da sottaceto
  • Infantili, timorosi di danzare, di gridare, paurosi di tutto
  • Che cercano certezza in ogni cosa
  • Cristiani chiusi, tristi, intrappolati, che non sono Cristiani liberi
  • Cristiani pagani
  • Piccoli mostri
  • Cristiani sconfitti
  • Che ripetono il Credo pappagallescamente
  • Battitori da Inquisizione
  • Seminaristi che stringono i denti aspettando di finire gli studi, che seguono le regole e sorridono, e rivelano l’ipocrisia del clericalismo, uno dei mali peggiori
  • Ideologi dell’astratto
  • Fondamentalisti
  • Preti untuosi e idolatri
  • Adoratori del dio Narciso
  • Preti vanitosi e farfalloni
  • Preti che vendono gomme
  • Preti magnati
  • Religiosi che hanno il cuore amaro come l’aceto
  • Chiusi nella formalità di una preghiera gelida, avari
  • Sterili nel loro formalismo
  • Gente vecchia e nostalgica di strutture e usi che non vivificano più il mondo di oggi
  • Giovani maniaci della moda
  • Cristiani da pasticceria
  • Cristiani anestetizzati
  • Deboli fino alla putredine
  • Dal cuore nero
  • Cristiani nemici della Croce di Cristo
  • Cavillatori moralistici
  • Contemplativi distanti

Devo confessare che vederli tutti in fila mi ha colpito. Perché, come sempre, l’abitudine attenua la sensibilità. Magari leggi che il Papa oggi se l’è presa con i cristiani anestetizzati, ma non ricordi che tre giorni fa era il turno di quelli sterili nel loro formalismo. E magari domani toccherà a quelli dal cuore nero.

Insomma, veramente brutta gente questi cristiani; almeno secondo il Pontefice. Che anche in questo costituisce una novità. Non mi ricordo che i suoi predecessori avessero espresso opinioni così ripetute e taglienti e impietose verso le pecore del gregge. E davvero, se i fedeli della Chiesa cattolica sono questa massa di iniquità, c’è da stupirsi che i manifesti non fossero autentici, o si limitassero ai manifesti. Da brutta gente così c’è da aspettarsi di tutto. Magari anche che sorridano al prossimo insulto, e dicano: lo sai, è il Papa… fa sempre così.



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PRELATI CHIACCHIERONI, CONVERSAZIONI A RUOTA LIBERA. ANCORA QUALCHE INDISCREZIONE SUI DUE SINODI DELLA FAMIGLIA.

Marco Tosatti

Che disastro i prelati chiacchieroni! In particolare quando si tratta di Sinodo sulla famiglia. Come forse vi ricordate, parecchio tempo fa avevo scritto della conversazione tenuta una sera a cena da un ecclesiastico, che allora non era ancora cardinale, e in cui il protagonista rivelava con un bell’anticipo (qualche mese) quale sarebbe stata la strategia del Sinodo del 2014, e del successivo, nel 2015, esortazione apostolica compresa, con le ambiguità di cui si discute e si continuerà a discutere, perché provocano divisione.

Poi ci sono state le candide, confidenziali parole dell’arcivescovo Bruno Forte, in cui citava il Papa sull’eucarestia ai divorziati-risposati: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.

Adesso Vox Cantoris, un sito d’oltreoceano, racconta di una conversazione sull’aereo, avvenuta presumibilmente nell’autunno del 2015, fra un lettore di Vox Cantoris e di Lifesitenews, e un prelato, che si è presentato come un funzionario dell’allora Pontificio Consiglio per la Famiglia, guidato dall’arcivescovo Vincenzo Paglia. Potete leggere l’originale in inglese sul sito di Vox Cantoris.

Ecco la nostra traduzione:

“L’ufficiale sembrava pronto a chiacchierare, e voleva dire che conosceva il cardinale Baldisseri, segretario generale del Sinodo. Ci sono stati un paio di momenti nella nostra conversazione in cui ha ammesso di aver parlato a lungo con il card. Baldisseri, ma non ha voluto rivelare il contenuto della conversazione”.

Che subito si è focalizzata sul Sinodo. E soprattutto sulla proposta Kasper.

“Domanda: (Dopo aver chiesto ripetutamente come è possibile entrare in una seconda unione se il primo matrimonio sacramentale è valido) Non capisco. Se il primo matrimonio era sacramentale e valido, come si può ammettere qualcuno alla comunione se è in una seconda unione civile? Che ne è dell’indissolubilità del matrimonio?.

Risposta. Che cosa fate quando l’indissolubilità è morta, quando non c’è più sentimento?

Domanda: Come fare con la Familiarsi Consortio di Giovanni Paolo II, al N. 84? (Dove nega la possibilità dell’eucarestia, se non si vive da fratello e sorella, N.D.R.)

Risposta: Come possiamo ammetterla? E’ stata scritta trent’anni fa…

Domanda. Ma come fare con quello che il papa Giovanni Paolo II dice nella Famliaris Consortio, che secondo la Scrittura e la Tradizione qualcuno che è in questa situazione non può ricevere l’eucarestia se non vive come fratello e sorella?

Risposta. Non possiamo aspettarci che un uomo e una donna che dormono nello stesso letto vivano come fratello e sorella”.

La conversazione poi si spostò su alcuni personaggi del Sinodo.

Domanda. Kasper: pensa che il Papa sia d’accordo con Kasper?

Risposta, dopo una lunga pausa. Sì.

Domanda. Che cosa pensa di Kasper?

Risposta. E’ l’uomo più intelligente che c’è.

Domanda. E il cardinale Burke?

Risposta. Non verrà. Non conta nulla; è troppo lefebvrista.

Domanda: ma immagino che ci sarà un sacco di opposizione al Sinodo da parte di alcuni vescovi e cardinali, specialmente da Africa, America, Polonia. Che cosa farà il Papa?

Risposta. Ascolterà e farà quello che vuole lui.

Domanda. E Papa Benedetto? Immagino che non sarà d’accordo.

Risposta. E’ un teologo, ma non ha nessuna esperienza pastorale.

Domanda. E la Congregazione per la Dottrina della Fede?

Risposta (in tono un po’ sprezzante). Pensano che sono loro i guardiani della Fede! E’ il Papa il guardiano della fede.

Domanda. Ho sentito che ha convocato il cardinale Danneels al Sinodo.

Risposta. A che brav’uomo! E’ raffinato…

E dopo uno scambio di telefoni e cordiali saluti, la conversazione ha avuto termine.

Da questa conversazione, e dagli altri elementi, si può dedurre che in realtà nella cerchia di persone legate al Pontefice c’era chiara l’idea di abbandonare in maniera trasversale l’insegnamento magisteriale sulla comunione ai divorziati risposati civilmente. Da ignorante quale sono, mi sembra un artifizio verbale, dire che si tratta di un sviluppo, di un passo avanti nell’ambito della stessa dottrina, quella precedente. Senza però avere il coraggio di affermarlo con chiarezza e semplicità. E da qui nascono tanti problemi. Che non fanno bene a nessuno, come testimonia una situazione di conflitto e divisione che si protrae ormai da troppo tempo.



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SE I NOBEL PER L’ECONOMIA LO CRITICANO, SIGNIFICA CHE THE DONALD HA RAGIONE: ETTORE GOTTI TEDESCHI

 

Ci sembra interessante rilanciare un articolo di Ettore Gotti Tedeschi apparso su “La Verità” di oggi, intitolato: “Se i Nobel per l’economia lo criticano, significa che The Donald ha ragione”. Ettore Gotti Tedeschi è un esperto e docente di economia e finanza, ed è stato Presidente dello IOR. 

Sul quotidiano francese LeMonde di venerdi 3 febbraio, con questo titolone : “Joseph Stiglitz : Trump détruit l’ordre géopolitique mondial “, con sottotitolo “ les perdants de la mondialisation seront les premierès victimes de Trump “, il premio Nobel rilascia una intervista che a dir poco mi ha sorpreso.

L’intervistatore gli chiede : “Voi denunciate da anni gli eccessi della mondializzazione fonte di ineguaglianza. Il protezionismo di Trump può esser una soluzione?”. Stiglitz risponde : “ No. L’ironia è che le persone che ne hanno più sofferto nei 25 anni passati saranno le prime vittime. . “. Mio commento : Se Stiglitz spiegasse anzitutto con chiarezza chi sono le vittime e la sua visione sull’origine di questi eccessi, dimostrerebbe di aver giustamente meritato il Nobel e di saper proporre soluzioni. Invece coglie l’occasione per   attaccare il rischio di populismo politico in Usa ed Europa. La risposta giusta è : Il vero grande disordine si crea negli anni settanta grazie alle dottrine del nuovo ordine mondiale che come prima azione frenano le nascite (solo in occidente), e questo fenomeno avvia il processo di disordine economico-geopolitico mondiale. Di per sé la globalizzazione ha creato un riequilibrio economico inimmaginabile grazie alla delocalizzazione produttiva realizzata dai paesi occidentali verso quelli orientali, per beneficiare dei loro bassi costi di produzione. Pur nell’errore originale,  ciò ha permesso a due terzi del pianeta ( persino in Africa) di avviare piani di crescita economica. Lo squilibrio si è invece paradossalmente creato nei cosiddetti paesi occidentali ( Usa, Europa in primis) perché da paesi produttori che erano, si sono trasformati in paesi consumatori, mentre i paesi asiatici e affini si son trasformati repentinamente in paesi produttori, ma non ancora consumatori. L’occidente ha deindustrializzato creando presupposti per il suo crollo economico. Il cosiddetto protezionismo nei confronti di alcuni settori industriali diventa ora indispensabile per far riprendere settori trainanti dell’economia ( esposti alla competizione fondata su forme quasi di schiavismo lavorativo) e riavviare un nuovo ciclo in paesi come gli Usa, sull’orlo del fallimento economico e sociale. In Occidente, le vittime son stati i giovani senza lavoro, le persone in età matura operanti in settori impiegatizi sostituibili dalle tecnologie, gli anziani.

La seconda domanda : “ se il protezionismo non è una risposta come si può proteggere le vittime della mondializzazione ? “. La risposta è da vero premio Nobel. ” La priorità è aiutarli a formarsi… “ cioè acquisire nuove competenze e creare nuovi lavori …. ( ci vuole una generazione per riuscirci?). Dice anche che non sarà la rilocalizzazione in patria a creare nuovi impieghi, ma saranno investimenti, per esempio, nella   sanità, cura degli anziani, proponendo di trovare le risorse   con tasse e riduzione spese militari . Ma Stiglitz, premio Nobel per l’economia, di che sta parlando ? Per creare nuove competenze e nuovi lavori, come si fa se non reimportando in patria quei settori trainanti l’economia, quei settori che creano investimenti e sviluppano tecnologie ? proprio come l’automobile che sviluppa un indotto che può arrivare a quintuplicare gli effetti di creazione posti di lavoro e di investimento, purchè realizzati all’interno del paese. Stiglitz annuncia, come un oracolo, che prodotte in case le auto costeranno più care per gli americani.  Ma conosce Stiglitz il potenziale tecnologico americano ( ottenuto proprio grazie agli investimenti nella difesa,che crearono Silicon Valley) che quando applicato a quei settori da rilocalizzare in patria, permetterà di crescere la competitività domestica “quasi “ vicino a quella dei paesi a basso costo. Ciò perché questi paesi, costretti a ridurre le esportazioni in occidente, per evitare collassi delle proprie economie, dovranno creare domanda interna, aumentando il potere di acquisto, perciò i costi.  Tra poco, se Trump non fa errori, per molti settori economici, il costo di produzione domestico in USA   sarà quasi equivalente a quello importato, ma con un effetto trainante elevatissimo. Grazie alla potenza tecnologica, gli Usa son riusciti negli ultimi pochi anni a diventare persino indipendenti nelle produzioni energetiche. L’intervistatore chiede al premio Nobel se i progetti di fare opere infrastrutturali beneficeranno la crescita. La risposta è ambigua, si, forse si potranno fare, ma conclude ironizzando che i repubblicani non credono al cambio climatico. . Lasciando immaginare che Trump lo peggiorerà con le sue scelte.

Successiva domanda è infatti sul clima : che farà Trump ? Risposta del Nobel in economia : “ Trump sta distruggendo l’ordine geopolitico mondiale avviato dopo la seconda guerra mondiale. ” Spiegando che gli Usa ripiegheranno su sé stessi fuori dalla comunità internazionale. Ma con una affermazione criptica :” Dans quatre ans, il y aura peut etre un autre président américain qui déciderà de rejoindre à nouveau le club. ” Quale club, il club di Roma e affini ? Intende il club che ha creato i dissesti della globalizzazione forzandone scelte contrarie a tutte le leggi naturali cominciando dal frenare le nascite nel mondo occidentale ? Ma quale ordine ? Chi ha distrutto l’ordine geopolitico mondiale son stati proprio i predecessori di Trump.

Solo nell’ultima domanda Stiglitz da una risposta che condivido (ironicamente). Gli si chiede se l’Europa deve difendere il libero scambio contro un presidente protezionista. La risposta è “ Bisogna mantenere un sistema mondiale aperto. Se lo si chiude si perde. Ma la mondializzazione deve proteggere i perdenti …e ce n’è anche troppi”. Bene, ma ripeto la domanda, chi sono i perdenti e perché lo sono, Stiglitz lo ha capito ? Io credo che siano quelli che han votato la Brexit, hanno votato Trump e voteranno partiti populisti in Europa. Ma gli Stiglitz hanno capito perché ? Dalla intervista non si intende. I più deboli che lui vorrebbe far difendere non vogliono farsi più difendere da chi vorrebbe lui, avendo perso fiducia   proprio nel “club” evocato da Stiglitz. Han perso fiducia negli Obama, Clinton e compagnia bella. Cioè in coloro che pretenderebbero oggi di risolvere un problema mondiale agendo sugli effetti anziché sulle cause del problema. E le cause del problema rifiutano persino di considerarle, perché, con disprezzo, le considerano “morali”. Ed è vero, sono state la mancanza di valori morali che han provocato miseria morale che a sua volta ha generato miseria economica e sociale. L’intervista conferma che l’economia non è una scienza e pertanto il Nobel non dovrebbe neppure esser riconosciuto, ma conferma anche che sarebbe necessaria una forte Autorità Morale   che evangelizzasse a dovere nel mondo globale.

Articolo apparso su La Verità.



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COMMISSARIO ONU PER LGBT: LIBERTÀ DI RELIGIONE E DI ESPRESSIONE NON SONO DIRITTI ASSOLUTI. SI POSSONO LIMITARE…

 

Marco Tosatti

Un mese fa Donald Trump non era ancora Presidente degli Stati Uniti. E alle Nazioni Unite gli USA, e naturalmente l’Unione Europea, hanno svolto una pesante azione di lobbying per fare in modo che l’organismo internazionale istituisse, per la prima volta, un esperto “indipendente” che vigilasse a livello planetario sul rispetto dei “diritti” delle comunità LGBT. L’emendamento è passato con una maggioranza decisamente ridotta (84 contro 77, e 16 astensioni) e l’Assemblea ha bocciato anche un emendamento presentato da cinquanta Paesi africani che chiedevano che fossero definiti e limitati con precisione i poteri dell’esperto.

Croazia, Ungheria e Polonia hanno chiesto ed ottenuto di non subire indebiti interventi riguardo alla loro legislazione in tema di famiglia e matrimonio. Per loro, la famiglia ed il matrimonio sono solo quelli tra uomo e donna.

L’esperto, il tailandese, omosessuale e attivista LGBT professore di diritto e avvocato Vitit Muntarbhorn ha esordito nella sua carica nei giorni scorsi in una riunione a cui erano presenti solo esponenti dei Paesi che avevano votato a favore. I contrari si sono rifiutati di avallare la sua attività

Vitit Muntarbhorn, fra le altre cose, che trovate in questo servizio di LifeSiteNews, ha detto, per quanto riguarda il possibile contrasto fra diritti LGBT e il diritto all’opinione e alla libertà religiosa che “Che ci sono alcuni diritti assoluti, ma ce ne sono che non sono assoluti” Fra questi ha posto la libertà di espressione e quella religiosa, che possono essere limitati, se necessario. Si può pensare, per quanto riguarda il cristianesimo che il riferimento sia ai passi della Bibbia che condannano l’omosessualità, fra cui il brano della lettera di San Paolo ai Romani che appare particolarmente severo.

Si può pensare comunque che con il deciso cambiamento di linea imposto dall’amministrazione Trump, e di conseguenza con la mancanza dell’appoggio degli USA, il ruolo dell’attivista tailandese avrà maggiori limitazioni e ostacoli del previsto.



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