CORO DELLA CAPPELLA SISTINA. IL M° PORFIRI RIFLETTE SUL PRESENTE E SOPRATTUTTO SUL FUTURO.

17 Luglio 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il M° Aurelio Porfiri ci ha inviato una riflessione da specialista sulla Cappella Sistina, che da qualche giorno è in uno stato di direzione ad interim, visto che è terminato il rapporto con mons. Palombella. Buona lettura.

 

IN ONORE DEL CORO DELLA CAPPELLA SISTINA

Penso sia importante chiarire quale è il mio personale rapporto con la Cappella Musicale Pontificia, detta Sistina. Sono stato uno studente, meglio un discepolo, del Maestro (poi Cardinale) Domenico Bartolucci, che ho venerato come Maestro eccelso. Per questo, per molti anni, ho seguito le sue prove con il coro della Cappella Sistina, prove che si svolgevano (e svolgono tuttora) non lontano da dove io vivo. Non solo questo, ma seguivo il Maestro dove era possibile, compreso le sue lezioni al Pontificio Istituto di Musica Sacra, dove fui in grado, come allievo esterno, di fare l’esame con lui di Forme Musicali Polifoniche e anche di Storia della Musica (lui era in commissione). Il Maestro non dava molta importanza alle beghe accademiche (voti, esami, titoli…), neanche io.

Tornando alla Cappella Sistina, sono stato per qualche mese sotto il magistero del Maestro Giuseppe Liberto, accompagnatore per le prove del coro dei pueri cantores (diretto da don Marcos Pavan) e a volte del coro completo. Come organista incaricato per l’udienza del Papa (ruolo che ho svolto per circa 8 anni) mi è anche capitato di suonare con il coro presente, in rare occasioni. Dal 2008, mi sono trasferito in Asia (Macao) e ho praticamente perso i miei contatti con il coro, anche se ovviamente sono rimasto in contatto con alcuni amici cantori. Insomma, considero la Cappella Sistina non come un qualcosa di esterno alla mia esperienza, ma come un istituzione che mi è vicina, quasi familiare. Negli ultimi mesi questa istituzione ha vissuto vicende tormentate, che hanno portato ad un indagine interna e a un Motu Proprio del presente Pontefice che ha di fatto commissariato la Cappella stessa, segno di un malessere che comunque si avvertiva da tempo. Ora c’è un nuovo Maestro ad interim, il sacerdote Marcos Pavan, brasiliano. Conosco don Marcos da una trentina d’anni, quando ero (molto) più giovane gli ho chiesto anche di introdurmi ai misteri della semiologia del canto gregoriano, in cui lui è molto esperto avendola studiata con dom Cardine in persona, il monaco di Solesmes che ha dato un impulso tutto nuovo a questa scienza. Don Marcos è persona per bene, mite ed educata e io gli auguro di cuore di poter rasserenare un ambiente scosso da vicende che non hanno niente di musicale e su cui certamente faranno luce la magistratura e gli organi vaticani preposti.

Avendo nominato un Maestro ad interim, come detto, significa che questa nomina è temporanea, in attesa di un’altra soluzione. Questo almeno se i nomi hanno ancora un significato. La nomina di don Marcos in questo interregno ha certamente un senso, essendo una risorsa interna al coro (ricordiamo che è stato maestro dei Pueri per molti anni) e ha frequentato l’ambiente da decenni. Quindi conosce le potenzialità ma anche i problemi. Mi sembra di capire che il suo ruolo è quello di traghettare l’istituzione verso una nuova fase. Quindi quello che dirò non è riferito a lui in quanto il suo compito non è neanche cominciato.

Ora, ragionando nel lungo periodo, cosa ci potremmo augurare per la Cappella Sistina? Innanzitutto comprendere cosa è questa istituzione venerabile. La Cappella Sistina, si dice spesso, è il coro del Papa. Questo è vero ma non dice tutto. Cioè la Cappella Sistina serve le celebrazioni liturgiche celebrate dal Santo Padre, ma non è il coro di questo o quel Papa, ma è il coro che serve l’istituzione papale stessa, Il Quirinale è a servizio del presidente della repubblica, ma non è di proprietà di Sergio Mattarella o di qualunque altro presidente. Il Quirinale è a disposizione dell’istituzione presidenziale, non delle singole persone. Per questo, il coro è chiamato a servire le celebrazioni presiedute dal Pontefice regnante ma anche a portare avanti un patrimonio ed una eredità che gli è venuta dalla attenzione e benevolenza dei Papi precedenti. Avendo una funzione così speciale, questo coro dovrebbe essere considerato un modello per altri cori che cantano nelle liturgie cattoliche, non tanto e non solo per il livello tecnico (che certamente si auspica) ma anche per la speciale cura nella aderenza alla liturgia e ai testi che vengono eseguiti. La Cappella Sistina non è un coro da concerti, ma un coro liturgico. Certo può fare concerti, ma questi sono in secondo piano rispetto al suo ruolo nella liturgia.

Ho parlato del livello tecnico. Il discorso qui si fa fastidioso, in quanto sembra che in certi ambienti liturgici, il coro che canta bene o che canta musiche di livello tecnico di un certo tipo, da fastidio, “toglie spazio all’assemblea”. Ora, questo “assemblearismo” sfrenato, questo partecipazionismo che non trova nessuna base nei documenti del Concilio, è uno degli impedimenti, dei motivi, per cui tanti cori devono soffrire nella liturgia, quando non vengono dalla stessa liturgia estromessi. La Cappella Sistina è un coro professionale, con cantori e personale regolarmente stipendiato, come è cristianamente giusto che sia. Ma se hai un coro di quel livello, bisogna dargli lo spazio che merita anche a livello di possibilità esecutive, perché altrimenti sarebbe come pagare Giorgio Armani le cifre che lui giustamente chiede per farsi fare solo i calzini. Va bene che il coro deve guidare anche l’assemblea, ma rendiamoci conto che l’assemblea che partecipa alle funzioni in San Pietro cambia di continuo e non credo che una delle maggiori preoccupazioni di chi partecipa ad una Messa con il Papa sia di poter cantare, proveniendo poi da centinaia di paesi diversi. Ovviamente cerchiamo di far cantare la gente per quello che è possibile (risposte, qualche acclamazione, e via dicendo) ma non sacrifichiamo tutto il programma musicale per un obiettivo che in quelle condizioni, non è di primaria importanza. Poi, io penso, chi partecipa alla liturgia del Papa dovrebbe poter percepire lo splendore della liturgia cattolica, che si percepisce anche quando essa è propriamente “sonorizzata” (uso un termine che piace molto alla nouvelle vague musicale liturgica). Posso condividere un ricordo. Più di 35 anni fa, un amico della mia parrocchia era andato ad una Messa in San Pietro con il Papa. Io che a quel tempo non avevo mai assistito ad una Messa papale ma ero già appassionato di musica liturgica, gli chiesi come era la musica (a quel tempo il direttore era il Maestro Bartolucci). Il mio amico, che non sapeva nulla di musica liturgica e che anzi suonava la chitarra durante la Messa, mi disse che era come il Padre Nostro gregoriano ma a 6 o 7 voci. E me lo disse ammirato. Insomma, aveva intuito come la polifonia è l’esaltazione del testo liturgico. Questo non esclude il canto del popolo, ma lo arricchisce grandemente. Se hai un coro come la Sistina, dagli lo spazio che merita. Se a volte si potesse cantare un Ordinarium della Messa prendendo ad esempio qualche bella Messa rinascimentale o di altro periodo, non muore nessuno, anzi, il buon gusto di qualcuno potrebbe addirittura ravvivarsi.

Sempre pensando al lungo periodo, c’è il discorso del Maestro Direttore. Io ho più volte detto che bisogna dare ai laici le stesse possibilità che vengono date ai musicisti sacerdoti. Oggi non è più come molti anni fa, dove l’insegnamento musicale nei seminari era di grande livello e dove c’erano molte vocazioni. Oggi l’insegnamento musicale nei seminari è molto discutibile e le vocazioni sono poche. Perché il portavoce del Papa può essere un laico ma il Direttore della Sistina deve essere sempre un sacerdote? Certo, fra questi sacerdoti ci sono stati anche ottimi musicisti, a volte geniali. Ma la scelta non sarebbe infinitamente più ampia se si includessero i tantissimi laici che hanno competenze musicale e liturgiche certamente non inferiori a quelle dei sacerdoti? Purtroppo ho sentito molte voci, tra le quali quella che non si assumerebbero laici in quanto più difficili da licenziare. Spero questo non corrisponda a verità perché sarebbe veramente il segnale più squallido di quel clericalismo così tante volte denunciato dal Santo Padre. Ma insomma, la dottrina sociale della Chiesa non vale pure per il Vaticano? Oppure per vedere i buoni frutti della dottrina sociale della Chiesa dobbiamo veramente andare in Cina (dove essa, secondo l’opinione di un prelato vaticano, è applicata nel modo migliore)?

Certo, mi direte che pure dando spazio ai laici non si evita il rischio di quelli “clericalizzati”, quelli che ottengono posizioni solo perché sono bravi a stare attaccati alle sottane di preti, vescovi e cardinali. Avete ragione, questo rischio è sempre lì. Ci sono laici bravissimi in questo, che riescono ad ottenere favori di ogni tipo semplicemente rincorrendo la propria ambizione e calpestando senza problemi la propria dignità. Quanti ne conosco che in privato attaccano tutti e tutto e che poi appena scodinzola una sottana clericale (metaforicamente) si prostrano aspettando l’elemosina di qualche favore. Ci sono fra i preti e ci sono fra i laici (anche musicisti). Ma questo è un rischio che bisogna correre. Ricordiamo che anche i grandi del passato sono stati spesso raccomandati, ma certo la differenza è che allora, per la musica, la scelta era molto ampia e il livello molto più alto. Se la Chiesa è tutto il popolo di Dio e non solo il clero, dimostriamolo anche in questo. Ma so che è difficile, se non impossibile. Una ragione è che tra molto clero c’è oramai un’ignoranza musicale che fa spavento. E molti di questi diventano vescovi e cardinali. Non hanno più apprezzamento per l’arte, per il bello, rincorrono mode culturali sperando di poter piacere al mondo. Ma un tempo la Chiesa era la cultura, muoveva e creava le mode culturali, ed erano profondamente cattoliche. Il fatto che si sia scelta una soluzione di interregno per la Sistina, fa capire che probabilmente non sanno che pesci prendere. Io penso che la soluzione attuale sia la migliore. Quando ancora non si sapeva chi avrebbe rimpiazzato il direttore uscente, leggevo commenti sui social terrorizzati, perché molti prevedevano nomi che in passato hanno spesso girato come possibili direttori. E stiamo sempre al problema del clericalismo e dell’incapacità di voler vedere al di fuori del proprio recinto. In passato mi è capitato di parlare con alcune di queste persone a cui ho esposto quello che sto dicendo qui: ma perché non vengono date possibilità anche ai musicisti laici? Tutti mi davano ragione, anche loro dicevano che non era giusto. Poi, naturalmente, tutti tacciono sperando che la situazione di privilegio in qualche modo li favorisca. Naturalmente non ce l’ho con i musicisti sacerdoti, ma con un sistema ingiusto.

Vorrei onorare la Cappella Sistina, una istituzione che dato tantissimo non solo alla Chiesa cattolica, ma all’umanità. Eppure il suo futuro sembra in mano ad un sistema in cui confini sono angusti, chiusi, asfittici, malgrado i proclami ufficiali e le buone parole. Hans Urs Von Balthasar invitava ad “abbattere i bastioni”. Certo, si chiede costantemente di non costruire muri ma ponti. Ma questo sembra quasi impossibile quando si pensa a come eliminare una volta per tutte i muri della mente, quelli di un sistema che invece di accogliere chi ne ha diritto in virtù del comune battesimo, cerca in tutti modi di difendere la propria sopravvivenza.

Aurelio Porfiri





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12 commenti

  • Anonimo ha detto:

    Cari amici, segnalo un OT. Sul sito http://www.liberoquotidiano.it è riportata una notizia sconcertante e triste, suffragata anche da un video che mostra tutto l’accaduto. In pratica una donna, entrata all’improvviso in una Chiesa dello stato di San Paolo, im Brasile, ha scaraventato giù dall’altare con uno spintone violentissimo il parroco, don Marcelo Rossi, che stava pronunciando un’omelia davanti ai fedeli. La motivazione dello sciagurato gesto? “È omofobo e nelle sue prediche si scaglia contro l’omosessualità “. Il bello, si fa per dire, è che il giornale italiano, e la polizia brasiliana, sembrano ritenere tale fatto un movente quasi legittimo!!! Stiamo finendo nella m…a davvero. Secondo me, il martirio mondiale sta per iniziare. Preghiamo per il coraggioso Sacerdote.

  • Natan ha detto:

    Hanno assoldato lo stregone che balla la Macumba per aprire il prossimo Sinodo. La trovata geniale proviene dal segno figlio di Bugnini,arcivescovo Marini non nuovo a trovare liturgiche. Rimane nella storia l apertura dell’ anno santo del 2000. Un papà vestito come Amy Stuard e tutto tranne il vetusto rito…..Virgilio Noè guardava compiaciuto,meno il Santo polacco. Ora…se si vuol salvare la Sistina bisogna tener lontani Marini e Bianchi

  • Mac ha detto:

    In pochi ambiti come quello musicale è evidente quello che Pasolini chiamava genocidio culturale:

    Senza dilungarmi, la più efficace spiegazione la potete ascoltare dal monologo di Gaber ( che pure iniziò da chitarrista rock ) “L’ America “.
    Sottolineo il finale dove dice:
    “Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà li !
    Nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro! ”

    Saluti.

  • GIORGIO VIGNI ha detto:

    Oltre un decennio addietro dissi ad un parroco, molto in, poi divenuto braccio di vescovo, anche lui molto in: perchè avete trasformato la schola cantorum in scola fragorum ? Risolino acido e fuga alla piè veloce….

    G.Vigni

  • deutero.amedeo ha detto:

    E così siamo al secondo vice quasi sottocapo provvisorio creato dal Papa Bergoglio. Anche Mussolini si autonomino’ Ministro dei ministeri più importanti perché non si fidava più di nessuno. E approvo’ la fucilazione di suo genero che nell’ultimo gran consiglio aveva votato contro di lui.
    Dicono (non ne sono certo, ma sono convinto che sia vero) che quando ad Henry Ford chiesero quale riteneva essere il segreto del suo successo abbia risposto: aver avuto il coraggio di assumere alle mie dipendenze uomini migliori di me.
    Papa Francesco in questo senso ha tutto da imparare!

  • Adriana ha detto:

    Per ” miracolo ” ho sentito su Rai 3 un concerto -in chiesa a Bologna – di musiche straordinarie di S. Ildegarda di Bingen , ( intelletto poliedrico e geniale ) . Ma anche un coro – moderno – destinato alla illustre Cappella che , sull’accompagnamento di una noiosa nenia , ripeteva un’unica parola : ” Paradiso , Paradiso , Paradiso….”- Iterazione robotica demenziale .-

  • Iginio ha detto:

    Mah, veramente nell’Ottocento il direttore della Sistina era Domenico Mustafà, che non era affatto sacerdote. Idem per chi è venuto prima di lui. Dunque non so chi abbia deciso che il direttore della Cappella Sistina debba per forza essere sacerdote. Forse l’uso si è introdotto a seguito di Perosi.
    Intanto si è ottenuto un risultato positivo, quello di liquidare il salesiano dell’UPS, fucina di mediocri carrieristi che andrebbe smantellata dalle fondamenta. Ma d’altra parte il guasto è dappertutto. Così come la retorica del “ci vuole musica per gli uomini e i giovani di oggi”. Né direi che a papa Francesco interessi più di tanto. Ma il rimedio è ridicolizzare l’ignoranza che si vanta, far capire che essere ignoranti non è un valore ma una vergogna. Così si cambia il senso comune e si ottengono persone più preparate. Altrimenti resteremo inchiodati alla ridicola accusa di “elitista, elitista” e “retrogrado, retrogrado”.

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    grazie Maestro!…

  • Anima smarrita ha detto:

    Opportuna e calzante la riflessione sul Coro in quanto “istituzione” che dovrebbe essere estesa ad ogni altro organo e/o istituto eretto in seno alla Chiesa, comunità di battezzati orientata da e allo stile di vita del Cristo, che la fondò su quella “pietra” nei confronti della quale – assicurò – “le porte degli inferi” non avrebbero prevalso.
    Con l’avvertimento nell’affidare il mandato a Pietro, di cui aveva chiaro il futuro rinnegamento: «Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». (Lc 22, 31.32)
    Quanto alle voci circa la non assunzione di “laici in quanto più difficili da licenziare”, cui accenna il M° Porfiri augurandosi non corrispondano “a verità perché sarebbe veramente il segnale più squallido di quel clericalismo così tante volte denunciato dal Santo Padre”, i vari “allontanamenti” operati da Bergoglio, ampiamente riferiti dalle cronache negli anni scorsi, dimostrano una sola cosa: che per il papa – sotto questo punto di vista – preti e laici pari sono.
    Alla domanda del Maestro: «Ma insomma, la dottrina sociale della Chiesa non vale pure per il Vaticano?», rimando al post di due anni fa apparso su questo stesso blog, in cui si riportava proprio il richiamo del card. Müller alla sua applicazione a partire dai suoi ristretti confini. Buona ri-lettura:
    https://www.marcotosatti.com/2017/07/08/muller-critica-il-modo-in-cui-e-stato-licenziato-la-dottrina-sociale-deve-valere-anche-in-vaticano/

  • Sherden ha detto:

    “…Non hanno più apprezzamento per l’arte, per il bello, rincorrono mode culturali sperando di poter piacere al mondo…”

    Ma mica vale solo per la musica, esimio Maestro…