“MOLOCH. LA FINE DELL’EUROPA. VILTÀ E MENZOGNE” UN SAGGIO NARRATO DI AGOSTINO NOBILE.

7 Giugno 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, Agostino Nobile ha scritto un libro, a metà fra il saggio e il romanzo su quello che stanno vivendo il nostro continente, la nostra cultura e la nostra civiltà. Si intitola “Moloch. La fine dell’Europa. Viltà e menzogne”, per le Edizioni Segno. La società occidentale si trova in una situazione di insicurezza cronica. È preoccupata per il futuro e non trova una risposta per uscire fuori dai suoi problemi, dalle sue ansie e dalle sue insicurezze. Stilum Curiae pensa che questo saggio narrato, ambientato tra la fine del 2070  e il 2084,  possa interessare le persone che si chiedono come potrebbe essere il nostro futuro e, eventualmente, agire per evitare la catastrofe.

Ω

Dialogo tratto dal 5º capitolo di “Moloch”

Una mattina d’ottobre Riccardo mi chiese di seguirlo. Non fu difficile intuire che

qualcosa di grosso bolliva in pentola. Da buon diplomatico la prese da lontano: «Stiamo facendo il tuo passaporto. Qual è il cognome dei tuoi genitori?»

«Conosco solo il cognome che mi hanno dato al Collegio. Ma…»

«Bene, da oggi ti chiami Hermes Karelis» m’interruppe. «Sei figlio di greci, morti in un incidente stradale quando avevi pochi mesi, cresciuto con una famiglia italiana a Korinthia.»

Un po’ sorpreso, domandai se era necessario.

«Si avvicina alla tua vita reale» commentò. «Comunque, senza documenti puoi farti al massimo un giro in barca intorno all’isola. Ti sei trovato bene all’università militare di Laconia?» continuò senza nemmeno una breve pausa tra i due soggetti.

«Certo. Mi mancava un anno per ottenere il secondo grado di ufficiale.»

Nuovo soggetto: «Se ho ben capito parli qualche altra lingua oltre l’italiano e il greco.»      «L’inglese e lo spagnolo.»

«Il russo?»

Ma dove vuole andare a parere? pensai.                                                                                               «A Laconia» risposi, «abitavano solo europei occidentali.» Girandomi verso di lui, domandai: «Posso chiederti perché mi fai queste domande?»

«Dopo, dopo.»

Arrivammo davanti a una grotta che per accedervi ci obbligò a chinare la testa. Fatto una ventina di metri tra le strette pareti rocciose, aprì uno sportello mimetizzato nella roccia appoggiando il palmo della mano sinistra su un lettore d’impronta digitale RFID. Fummo investiti da una forte luce proveniente dalla botola scorrevole che si aprì davanti ai nostri piedi. Mi sembra di far parte di una favola, e la cosa mi provocò una curiosità senza limiti.

Scendendo una quindicina di scalini scavati nella roccia ci ritrovammo in una vasta caverna, dove una sequenza di scaffali pieni di libri coprono le pareti dei due grandi spazi sotterranei. In uno di questi si trovano due computer, il primo collegato a uno schermo di quaranta e l’altro di cento pollici.                                                                                                                              Ero ammutolito.

«Nello schermo piccolo» mi spiegò «sono sistemati migliaia di testi digitalizzati, mentre nel grande abbiamo trasferito un’infinità di filmati, organizzati per tema e in ordine alfabetico.»

Guardandomi attorno e allargando le braccia indicando la vastità dello spazio, balbettai: «Ma…»

«Quattrocentosessantadue metri quadrati» puntualizzò.

Mentre m’incamminavo lentamente, leggendo qualche titolo negli scaffali, la sua voce cambiò tono: «Dobbiamo proteggere la memoria. Salvarla è un dovere per noi e un diritto per nostri figli. Senza la memoria l’uomo è un cieco che vaga senza meta, fino a quando lo spingono nel baratro. È quello che hanno fatto al popolo europeo. Mi hai detto che vuoi conoscere la verità sulla storia europea» continuò, sedendosi sulla sedia davanti ai due computer.

«Ma questa non è una normale biblioteca» replicai. «Siamo in un bunker antiatomico!»

«Gli europei posseggono droni che possono creare incidenti incresciosi… Ho acquistato la fattoria perché si trovano queste due grandi cavità sotterranee.»

Dopo una breve pausa, proseguì: «Qui ci sono le prove, i metodi, i programmi utilizzati per cancellare la nostra cultura. I nomi di chi ha manipolato la storia degli ultimi secoli e i motivi per cui hanno instaurato il nuovo paradigma sociale antiumano. Hanno prodotto una situazione talmente insopportabile che milioni di europei hanno desiderato la schiavitù. Le dittature del ‘900 hanno costruito il totalitarismo sull’interesse superiore della Nazione e del Partito. Nell’ultima democrazia la colonna portante era il Profitto, dove pochi o nessuno operava per il bene comune. Il denaro aveva la priorità su tutto, anche sulla vita. Il medico vedeva nel suo paziente solo una fonte di guadagno, così il politico, il giudice, l’avvocato, il professore, il giornalista. Una corruzione endemica.»

»Il pensiero occidentale ha le sue radici nella filosofia greca, nel diritto romano e nella morale cristiana, realizzando un sistema culturale e di pensiero che ha donato all’uomo una società ordinata rispettando la libertà individuale. Ho visto abbastanza obbrobri per affermare che l’uomo senza dignità non è degno nemmeno di essere definito animale.Pur non essendo credente sono convinto che non esiste libertà senza dignità, e questa si possiede per motivi principalmente spirituali.Nel Medioevo il santo e il cavaliere servivano il bene comune, ponendo i deboli e i bisognosi prima sé stessi, anche a prezzo della propria vita. Agli occhi del popolo rappresentavano la più alta espressione della società. Prima della Grande Rivoluzione al posto del cavaliere e del santo il popolo preferì l’uomo di successo che serviva solo sé stesso. Non interessava se per raggiungere la sua fortuna aveva lasciato dietro di sé famiglie devastate e morti. L’uomo di successo rappresentava il nuovo santo. Così come gli “artisti” che diffondevano un pensiero nichilista. Era inevitabile, ad un certo punto, che la vera libertà e i valori intrinsecamente umani ereditati dal cristianesimo fossero messi da parte.»

Alzandosi dalla sedia, concluse: «Ebbene, non voglio farla troppo lunga. Se vuoi studiare seriamente qui trovi quello che ti serve. Dalla storia alla cronaca, dalla letteratura alle arti, musica, scienze e tecnologia, fino alla filmografia che non è da sottovalutare. La tua università è qui dentro.»

Prima di lasciare la biblioteca, indicando uno dei computer, precisò: «Ah, dimenticavo. Nel file“Hermes Karelis” troverai descritta la tua vita. Vedrai, non è male. Memorizza bene i nomi e le date, e se ne avrai bisogno racconta il tuo passato sempre allo stesso modo senza troppe fiorettature.»



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