PIO XII “DEFENSOR CIVITATIS”. UN CONVEGNO DOMANI ALLA CURIA GENERALIZIA DEI GESUITI A ROMA.

3 Giugno 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, domani, 4 giugno alle 18 nella Curia Generalizia dei Gesuiti, nella Sala Conferenze, in Borgo Santo Spirito 4, si terrà un evento he ci sembra molto interessante, e di cui perciò vi diamo notizia.

Sarò un omaggio al Venerabile Pio XII, “Defensor Civitatis”; un pontefice di grandissimo livello umano, culturale e politico, vittima per decenni di un’opera di diffamazione tanto più rivoltante perché vi hanno partecipato purtroppo anche persone che avrebbero avuto invece ragione di continuare a essergli grati. Ma l’operazione di character assassination cominciata dai comunisti con “Il Vicario” di Hochuth è continuata fino al crollo del Muro di Berlino, a dispetto del grande lavoro di controllo e ritorno alle fonti sviluppato da molte organizzazioni e studiosi, fra cui il rabbino David Dalin, autore di un libro in cui si tratta del problema in questi termini: “Pio XII debole o addirittura compiacente nei confronti di Hitler? La leggenda è assolutamente falsa. Pio XII andrebbe anzi collocato tra i «giusti» nel sacrario dedicato alla memoria della Shoah. A pensarla così non è un devoto cattolico, ma il rabbino David Dalin che racconta tutta la verità su Pio XII, smontando a una a una le accuse comunemente rivolte a quello che è stato considerato a lungo «il papa di Hitler».

Documenti e testimonianze mostrano come papa Pacelli sia stato fiero avversario dell’antisemitismo nazista fin dagli esordi, al punto che, prima di esser papa, gli stessi nazisti lo chiamavano «il cardinale che ama gli Ebrei». E numerose sono le testimonianze di parte ebraica che dimostrano il ruolo decisivo giocato da Pio XII nel sottrarre molti Ebrei alla persecuzione nazista. Tanto che al termine della guerra lo stesso rabbino capo di Israele, Isaac Herzog, ringraziò Pacelli per il suo operato.

Quella di Pio XII nemico degli Ebrei si rivela dunque una leggenda nera, costruita ad arte da Hitler in combutta con frange estremiste islamiche per screditare il papa e con lui la Chiesa Cattolica tutta. Un complotto legato al terrorismo islamico che ancora oggi minaccia la Chiesa e il mondo”.

 

Al prof. Emilio Artiglieri abbiamo chiesto qualche parola esplicativa sull’evento di domani, e con la consueta cortesia ci ha risposto:

Gentile Dottore,

il Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII da dieci anni opera, in stretta collaborazione con la Postulazione della causa di beatificazione, affidata ai Padri Gesuiti, per favorire una migliore conoscenza della vera figura del Pastor Angelicus, negli scorsi decenni deformata dalla cd. “leggenda nera”, che ebbe il suo più triste momento nella rappresentazione dell’opera teatrale di Hochhuth, Il Vicario, incentrata sulla presunta acquiescenza di Pio XII nei confronti del nazismo.

Questa “leggenda”, favorita, come oggi si sa, dalle potenze comuniste, si sta sempre più sgretolando, alla luce delle evidenze storiche e dottrinali circa l’assoluta inconciliabilità tra il neopaganesimo nazista e il cristianesimo. L’apertura degli archivi, come annunciata da Papa Francesco, rappresenterà un ulteriore, definitivo, chiarimento.

Rimangono però ancora sula figura di Papa Pacelli tanti pregiudizi da superare, come quello di un Papa freddo, aristocratico, distaccato dal popolo. Nulla potrebbe essere più falso.

Eugenio Pacelli, nato da una famiglia di nobiltà “di toga” della Roma papalina, fu educato in un Liceo statale, il Visconti, in cui non mancavano espressioni dell’anticlericalismo dell’epoca, e nei lunghi periodi trascorsi da adolescente nelle campagne di Onano non temeva di confrontarsi con giovani di diverse idee ed estrazione sociale.

Fu sempre legatissimo alla sua Roma, dove nacque, condusse i suoi studi e venne ordinato sacerdote. Questi vincoli si rafforzarono naturalmente con la sua elezione al Pontificato il 2 marzo 1939, diventandone il Vescovo. Oltre alla responsabilità per la Chiesa universale, Pio XII avvertì molto quella verso la sua diocesi, soprattutto nel tragico periodo bellico.

Tutti ricordano le sue uscite dal Vaticano in occasione del bombardamento di San Lorenzo il 19 luglio 1943, quando ancora l’allarme non era cessato, e poi il 13 agosto, con la famosa immagine che lo vede, circondato dalla folla, con le braccia spalancate in un grande, amorevole abbraccio.

La cura di Pio XII per Roma non era però limitata ad alcuni momenti. Si può dire che fosse continua, in particolare per il problema dell’approvvigionamento dei viveri e dei generi di prima necessità, per il quale predispose le autocolonne degli “Arditi della carità”, così come le “Cucine economiche”, grazie alle quali migliaia di romani poterono sfamarsi.

Un discorso a parte meriterebbe l’impegno di Pio XII per la protezione e il rifugio di ebrei e di perseguitati politici nelle strutture extraterritoriali del Vaticano.

Il valore speciale di Roma, dei suoi monumenti, delle sue chiese, delle innumerevoli opere d’arte ineguagliabili, per il cattolicesimo, ma anche per tutta la civiltà umana, spinse Papa Pacelli ad adoperare tutta la sua forza diplomatica e morale per allontanare, o almeno, contenere, lo spettro dei bombardamenti e delle distruzioni.

Nel discorso del 2 giugno 1944 giunse a dire che chi osasse levare la mano contro Roma, sarebbe reo di matricidio.

Affidò le sorti della città alla Madonna del Divino Amore, la cui immagine era stata trasportata alla chiesa di Sant’Ignazio, invitando i romani alla preghiera e alla penitenza.

I suoi sforzi furono premiati, allorquando il 4 giugno 1944 le forze tedesche si allontanavano dalla città senza mettere in atto i propositi di distruzione che avevano manifestato.

Nei giorni seguenti, il popolo romano, senza alcuna distinzione di ceto e di idea politica, si riversò, più volte, in massa in Piazza San Pietro per esprimere tutta la sua gratitudine per colui che acclamava come Padre e Defensor civitatis, Difensore della città.

Il convegno del 4 giugno presso la Curia generalizia dei Padri Gesuiti, vorrà ricordare questi avvenimenti, ma anche un altro aspetto sotto il quale Pio XII può essere considerato Defensor civitatis: per aver delineato nei suoi fondamentali radiomessaggi natalizi del 1942 e del 1944 le basi della ricostruzione civile e sociale dell’Italia e degli altri Paesi, che sarebbero usciti dalla tragedia della II guerra mondiale, ma si sarebbero trovati a fronteggiare un altro mostro totalitario.

Pio XII sarebbe stato Defensor civitatis il 18 aprile 1948, non meno che il 4 giugno 1944.

Emilio Artiglieri






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51 commenti

  • wisteria ha detto:

    Anche se non sarà canonizzato, noi sappiamo che è un Santo. Nessuno può impedirci di pregarlo come tale.

  • Claudius ha detto:

    Inoltre vorrei fare osservare una cosa:

    Papa Pio XII fu veramente in grado di salvare Roma (e per favore, non parliamo sempre e solo degli ebrei) dalla distruzione selvaggia, totale, che nel 1943/44 era un pericolo reale. Non solo a causa dei tedeschi ma anche per la ferocia angloamericana (non dimentichiamo che i danni peggiori a Roma li hanno fatti loro), che avevano fatto capire che avrebbero raso al suolo Roma se lo avessero considerato necessario.

    Papa Pacelli si mosse nell’ora piu’ buia della storia di Roma in modo perfetto, con la diplomazia e nel segreto. Fu lui a salvare la citta’ dalla distruzione totale, e in questo momento tremendo seppe muoversi nel modo piu’ giusto, con un’intelligenza politica e diplomatica veramente notevole. Fu all’altezza della situazione.

    Adesso provate a pensare cosa sarebbe stato di Roma se al posto di Pio XII ci fosse stato un suo (indegno) successore come Montini, Paolo VI.

    Costui, nell’unico momento drammatico che lo vide protagonista (del resto nemmeno minimamente paragonabile a quello vissuto da Pio XII) e cioe’ il sequestro Moro, non solo non fu capace di salvarlo, ma addirittura fece degli errori talmente grossolani e stupidi che, come si capi’ in seguito, segnarono il destino di Moro.

    Per esempio, la sua famigerata “lettera agli uomini delle Brigate Rosse”, un capolavoro di stupidita’ e di inopportunita’. In questa lettera il furbone inseri’ le parole “senza condizioni”.

    Anni dopo, intervistati da Sergio Zavoli, i br carcerieri ricordarono che quella frase fu per loro la prova che il sistema aveva chiuso su ogni trattativa e la prova che avevano mollato Moro, e la interpretarono come il via libera alla sua uccisione. E dicevano che quando Moro la lesse, comincio’ a piangere e disperarsi, perché evidentemente anche lui aveva capito qual era l’implicazione di quelle parole.

    Adesso provate a pensare cosa sarebbe stato di Roma se al posto di Pacelli ci fosse stato il “santo” Montini. Con costui, considerata la sua scarsa intelligenza, molto probabilmente Roma sarebbe stata rasa al suolo.

    Ringraziamo Dio per averci donato nell’ora piu’ buia papa Pio XII. invece del “santo” Montini, un papa tra i piu’ dannosi e insusi della storia.

    • Gaetano2 ha detto:

      Ineccepibile!

    • Iginio ha detto:

      Il grossolano paragone trascura un dato fondamentale, e cioè che durante la seconda guerra mondiale Montini era pro-segretario di stato di Pio XII. In altre parole, lo coadiuvava. E più tardi ne ha sempre difeso la memoria dagli attacchi calunniosi.
      Pio XII ha fatto quello che ha fatto anche grazie a Montini.
      Cerchiamo di essere seri, per favore, studiamo la storia, anzi studiamo tout court ed evitiamo pliniate e sparate varie frutto solo di luoghi comuni, sia pure di matrice reazionaria e antiprogressista.
      Il problema di Montini fu che nel dopoguerra si identificò con la DC, sperando evidentemente che segnasse una nuova politica cristiana, mentre di fatto da papa Paolo VI dovette assistere alla secolarizzazione e all’abbandono della Chiesa da parte anche di molti sacerdoti. Credo proprio che negli anni ’70 abbia sofferto enormemente, sino al crepacuore, nel vedere il fallimento del suo ideale di nuova cristianità.
      Inoltre Paolo VI era un uomo colto, si esprimeva in modo molto forbito.
      Insomma, niente a che vedere col bizzarro personaggio che cardinali non meno bizzarri hanno intronizzato in Vaticano e che si circonda di personaggi ancor più scadenti, giungendo a vantarsi di voler abolire la curia romana e di voler spostare il papa da Roma. Simili scemenze Paolo VI non le avrebbe nemmeno concepite.
      Inciso: nelle discussioni tra Paolo VI e Lefebvre, quest’ultimo ci fa una figura davvero penosa, il classico personaggio che lancia il sasso e nasconde la mano. Evitiamo di crearci miti. Sbagliò Paolo VI, ma dall’altra parte non sbagliarono di meno, finendo con lo strumentalizzare i temi religiosi per ridicole manovre politiche in salsa destrorsa.

      • Claudius ha detto:

        Come no. Ti dimentichi solo di dire che Montini a Roma tradi’ vigliaccamente Pio XII che per questa ragione lo spedi’ piu’ lontano e piu’ presto possibile, purtroppo l’unica sede disponibile era Milano e non Ulan Bator, dove avrebbe meritato di andare. Dopo il suo tradimento Pio XII non lo volle piu’ incontrare, e non lo fece mai cardinale. Aveva capito che personaggio viscido fosse Montini, che infatti fu uno dei papi piu’ dannosi (e manipolabili, e manipolati) dell’intera storia della Chiesa. Per quel che riguarda la sua grande intelligenza, basti la vicenda che ho ricordato della lettera alle br. Ma ci sono molti altri esempi. Per finire, nel dialogo con Lefevbre, Montini esce in maniera penosa: non sa fare altro che cercare di imporre il suo autoritarismo, si capisce che prende tutta la questione sul lato personale, come se fosse stato tutto riducibile a un’offesa al suo Ego, in un modo quasi infantile. Mi dispiace per te che non te ne sia accorto. Studiala meglio tu, la storia, amico.

        • Iginio ha detto:

          Senta: non so chi lei sia, non so chi le abbia dato il diritto di rivolgersi a me col tu, forse si usa nei cenacoli da lei frequentati nell’ombra ma non dalle mie parti con gli estranei.
          Per il resto: 1. dire che Pio XII avrebbe spedito Montini in Mongolia si commenta da sé, dato che non credo che lei abbia comunicazioni telepatiche con papa Pacelli o lo abbia conosciuto di persona. Se avesse voluto punirlo, non lo avrebbe certo mandato a Milano, la diocesi più grande d’Italia. Inoltre Pio XII non nominò altri cardinali in quegli anni, dunque non si vede perché avrebbe dovuto nominare Montini cardinale.
          2. “Tradimento”? Piano con le accuse di tradimento. Di tradimento parlano i nostalgici del Glorioso Regime a proposito dell’8 settembre: spero che lei non sia tra loro. Ma soprattutto di tradimento parlò anche Paolo VI quando fu approvata la legge sul divorzio e poi fu confermata dal referendum: evidentemente qualche democristiano di turno gli aveva fatto credere che il divorzio non sarebbe mai passato. Ecco un esempio di come Paolo VI abbia visto crollare le sue speranze di nuova cristianità.
          3. Confermo l’atteggiamento penoso di Lefebvre, quale emerge dal verbale dell’incontro con Paolo VI e quale mi è stato descritto anche da testimoni che lo conobbero, i quali all’epoca si scagliarono contro Paolo VI ma adesso se ne pentono, dato che tutto quel milieu di “reazionari” non ha concluso nulla di buono e si è dissolto col passare degli anni e il cambiamento di generazioni, ma soprattutto perché la Chiesa si serve, non ci si serve della Chiesa per combattere battaglie pseudopolitiche: vale per i progressisti come per i sedicenti reazionari.
          4. La storia si studia coi documenti e le fonti, non coi riassuntini dei pliniani.

          • Claudius ha detto:

            1. Montini fu mandato a Milano e non in Mongolia, perché Pio XII era il vero papa buono, ben piu’ del suo ridanciano successore.
            2. Di tradimenti e’ piena la storia, amico, chiedo scusa, signore. E non solo l’8 settembre, che e’ stato si’ un tradimento, ma non del Fascismo, pardon, il Glorioso Regime, che era caduto il 25 Luglio e non si capisce cosa c’entri con l’8 settembre, ma di tutto l’esercito italiano. La storia e’ piena di tradimenti e quello di Montini a Pio XII non sara’ stato certo né il primo né l’ultimo. Per quel che riguarda il tradimento subito da Montini dai democristiani: una dimostrazione di stoltezza politica che avrebbe potuto evitare, se avesse avuto il discernimento di Pacelli proprio riguardo ai sepolcri imbiancati DC. Si rilegga la storia dei rapporti di Pio XII con De Gasperi.
            3. Confermi pure quello che vuole, non mi da’ alcun fastidio.
            4. Non so chi siano questi pliniani che tanto la ossessionano, comunque: la storia soprattutto si fa con l’analisi dei fatti. E contra factum non est argumentum: mi dispiace. Come la famosa lettera ai br.

          • Claudius ha detto:

            Vorrei fare una precisazione che mi sembra necessaria:
            malgrado il mio giudizio duro su Paolo VI come papa, non intendo giudicarlo come persona. Non metto in dubbio la sua buona fede, solo la sua capacita’ e intelligenza come papa.
            So che ci sono pettegolezzi irriferibili sulla sua figura, quelli si’ di ambienti reazionari insulsi, ma non e’ certo da questi che traggo le mie convinzioni sul suo operato come papa.
            Per me Paolo VI puo’ essere benissimo santo (anceh se ho molti dubbi sul modo in cui tale santita’ e’ stata accertata), non e’ la ua fede che metto in discussione.
            Volevo che questo fosse chiaro.

    • Adriana ha detto:

      Perfetto !

  • Claudius ha detto:

    L’ultimo grande papa, veramente Santo. A differenza dei suoi due indegni successori, disastrosi come papi e “santi” per modo di dire, innalzati agli altari solo per motivi politico-ideologici da un papa indecente.

  • luca palmeroni ha detto:

    Il cardinal bolletta è reo confesso dei reato che ha commesso violando i sigilli del contatore, perché la procura di roma non gli manda un avviso di garanzia? perché non chiede l’estradizione? avessero beccato a buttare una cicca per terra il cardinal Muller, l’avevano già sbattuto ar gabbio. due pesi e due misure, se sei amichetto di papaciccio hai andreonzo lekkalekka sbiankettone piegakukkiai, la falasconza, la giansoldonza e tutti i loro compagni di merende a difenderti, dall’osservatore nordcoreano all’avvenire di pyongyang

  • non metuens verbum ha detto:

    l’articolo è molto sommario, certo non si può dire tutto. In breve: PIO XII è stato il Papa più grande e più santo del Novecento (compresi i suoi grandi e santi predecessori), e tra i sommi in tutta la storia della Chiesa – ed è precisamente per questo motivo che non sarà mai (a viste umane) canonizzato.

    • GMZ ha detto:

      E, dopo di lui, arrivarono i due papi massoni che hanno fatto strame di tutto ciò che li ha preceduti. E che oggi, santificati dai loro fratelli, se la ghignano sugli altari, facendo l’occhiolino al loro degno successore Francesco I.

    • deutero.amedeo ha detto:

      Finchè ci sarà qualcuno che penserà che non siamo noi che dobbiamo calarci nella sua realtà, ma era lui che doveva proiettarsi nella nostra, non ci sono speranze per la sua beatificazione.

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Caro Direttore:
    https://bitterwinter.org/the-purge-of-religion-related-signboards-escalates/
    Saluti.

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Caro Direttore:
    “Un assessore del Papa congratula ai suoi ‘amici LGBTQ’ per il ‘Mese dell’Orgoglio’:
    https://www.periodistadigital.com/religion/mundo/2019/06/03/un-asesor-del-papa-felicita-a-sus-amigos-lgbtq-por-el-mes-del-orgullo.shtml
    Saluti.

  • Anima smarrita ha detto:

    Che dall’Alto interceda per la difesa della “cittadella” che fu sua ultima dimora terrena e, soprattutto, dei più deboli sottoposti al dominio dei più forti! Se le bombe non hanno cancellato i meriti di un protagonista della storia, si può continuare a sperare anche nel metro di valutazione degli umani.

  • marco bianchi ha detto:

    I rapporti tra Hitler e il gran Mufti di Gerusalemne,che patrocinò attività terroristiche in Palestina contro chi non aderiva alla ideologia della fratellanza musulmana,sono ultra noti.

    In quanto all’antigiudaismo in tutte le sue forme,antisionismo compreso,a me fa solo molto senso.
    I sionisti sono gli ebrei che non vogliono più essere massacrati.È l’unica religione che non converte nessuno.Ed un cristiano nei loro confronti dovrebbe solo sentire un grande grande peso.Altro che perdono per le Crociate!

    • GMZ ha detto:

      Gli ebrei o fanno schifo o sono santisubito… In questo sono speciali: nel non poter essere normali!
      Comunque, sappia che c’è anche chi li considera “alla pari”, senza avvertire né rincrescimento né risentimento.

      • marco bianchi ha detto:

        Ovvio che siano alla pari.Ma noi abbiamo massacrato loro non loro noi.Se per questo lei prova nulla affari suoi.Di certo è in numerosa compagnia.

        • Gaetano2 ha detto:

          “…noi abbiamo massacrato loro non loro noi…”

          Parla per te!

          • Anonimo ha detto:

            Caro signor Bianchi, ho grande rispetto per il Suo popolo e la Sua religione, più antica della mia. Quello che si chiede in questo blog è solo rispetto per il Cattolicesimo, cioé per la religione del gestore di questo blog e della maggior parte di chi vi scrive. Non mi sembra un grande sforzo.

  • deutero.amedeo ha detto:

    Non si può valutare Pio XII come se lui fosse vissuto oggi. La sua figura può essere capita solo se inquadrata nella società del suo tempo. E vi assicuro, io che c’ero quando fu eletto, che al tempo del suo pontificato non erano soltanto la Chiesa e suoi vescovi e presbiteri ad essere profondamente diversi da quelli di oggi, e nemmeno i soli fedeli ma tutto era diverso. Diverso il pensiero, la scienza, la tecnica, la vita quotidiana, la scuola, l’uomo comune. Erano tempi in cui l’idea di Europa Unita non era nemmeno ipotizzabile, le figure dominanti sulla scena politica erano Mussolini, Hitler, Stalin, Churchill e gli Stati Uniti d’America erano là, negli Stati Uniti e non in giro per il mondo in missioni di pace sostenute da carri armati e missili di ultima generazione. I treni avevano la locomotiva a vapore, non c’erano aerei di linea, l’automobile privata ce l’avevano solo i medici e qualche riccone e quasi nessuno aveva il telefono. In molte industrie l’uomo oltre a governare le macchine era anche, con i suoi muscoli, l’unico datore di energia meccanica e non c’erano le macchine che fanno tutto da sole come adesso. La gente viveva in caseggiati senza termosifone, senza frigorifero, senza radio, e con unico cesso in comune per più famiglie, posto su ballatoio. E potrei continuare, ma ci può arrivare chiunque ad immaginare un mondo da cui sia cancellato tutto quello che è stato fatto dal 9 ottobre 1958 in poi perché quello e non il nostro era il mondo di Papa Pacelli.

    • marco bianchi ha detto:

      E allora? Il mondo di Gesù era ancora più diverso. Quindi…?

      • deutero.amedeo ha detto:

        Quindi il compito dell’esegesi biblica è quello di risalire il più possibile ai testi originali che parlano di lui e dei profeti che vennero prima di lui, inquadrare storicamente i fatti della sua vita(senza invenzioni fantasiose) per capire a chi, quando, dove, perché Gesù fece e disse certe cose, dedurne il vero significato teologico e infine applicare i suoi insegnamenti concretamente al mondo attuale. Saltare direttamente dal vangelo all’oggi, imboccando improbabili scorciatoie o addirittura reinterpretare il Vangelo alla luce dei fatti di oggi è ingannevole e fonte di gravi errori per chi lo fa e per chi gli crede .

        Né più né meno che giudicare un papa che potrebbe essere (se non fosse stato papa) un nostro bis o tris nonno in base a quello che noi conosciamo del mondo oggi.

        • marco bianchi ha detto:

          A me sembra che la grandezza umana,dottrinale,spirituale di Papa PIO XII sia indipendente dai termosifoni ecc.Ed era di quella che si parlava. Per cui non capivo e continuo a non capire il nesso.Colpa mia ovviamente.

    • Diversamente abile ha detto:

      Per Lei dott. Tosatti, solo nel caso queste info non le fossero note. Da non pubblicare, causa l’eccessiva lunghezza.

      Finti preti e dossier: l’attacco di Mosca contro Pacelli.

      Questo articolo pubblicato in inglese il 25 gennaio 2007 dal National Review e scritto da un ex generale rumeno rivela il piano del Kgb per screditare Papa Pio XII, a partire dall’operazione coperta che portò nel 1963 al lancio dell’opera teatrale Il Vicario.

      Corrompere la Chiesa era una priorità del KGB.
      L’Unione Sovietica non fu mai tranquilla ad abitare lo stesso mondo del Vaticano. Le rivelazioni più recenti attestano che il Cremlino era pronto a qualunque cosa per contrastare il fortissimo anti-comunismo della Chiesa cattolica.
      Nel marzo 2006 una commissione parlamentare italiana concluse “al di là di ogni ragionevole dubbio che furono i leader dell’Unione Sovietica a prendere l’iniziativa di eliminare Papa Karol Wojtyla”, in ritorsione per il suo sostegno al movimento dissidente Solidarnosc in Polonia. Nel gennaio 2007, quando affiorarono dei documenti che rivelarono che l’arcivescovo di Varsavia appena nominato, Stanislaw Wielgus, aveva collaborato con la polizia politica polacca dell’era comunista, egli ammise l’accusa e si dimise. L’indomani il rettore della cattedrale Wawel di Cracovia, dove sono sepolti re e regine polacchi, si dimise per lo stesso motivo. Poi si seppe che Michal Jagosz, un componente del tribunale del Vaticano competente per la causa di canonizzazione del defunto Papa Giovanni Paolo II era stato accusato di essere un ex agente della polizia segreta comunista; secondo i media polacchi , era stato reclutato nel 1984 prima di lasciare la Polonia per una missione in Vaticano. Attualmente sta per essere pubblicato un libro che identificherà altri 39 preti i cui nomi sono stati trovati fra i documenti dei servizi segreti a Cracovia, alcuni dei quali oggi sono vescovi. Sembra inoltre che tutto questo sia soltanto lo strato di superficie. Presto una commissione speciale comincerà a indagare il passato di tutti i religiosi durante l’era comunista, dato che si sospetta che altre migliaia di preti cattolici nel Paese abbiano collaborato con la polizia segreta. E questo per fermarsi alla sola Polonia — non sono ancora stati aperti gli archivi del KGB e quelli della polizia politica nel resto dell’ex-blocco sovietico riguardo alle operazioni contro il Vaticano.
      Nell’altra mia vita quando ero al centro delle guerre di intelligence straniera di Mosca, io stesso fui coinvolto in uno sforzo deliberato del Cremlino di delegittimare il Vaticano, dipingendo Papa Pio XII come gelido simpatizzante dei nazisti. Alla fine, l’operazione non arrecò nessun danno permanente, ma mi lasciò con un sapore amaro in bocca che è difficilissimo da eliminare. Questo racconto non è mai stato fatto prima di adesso.
      LA BATTAGLIA CONTRO LA CHIESA
      Nel febbraio 1960, Nikita Khrushchev approvò un piano super-segreto per distruggere l’autorità morale del Vaticano in Europa occidentale. L’idea era del capo del KGB Aleksandr Shelepin e di Aleksey Kirichenko, il membro del Politburo sovietico responsabile per le politiche internazionali. Fino a quel momento il KGB aveva combattuto il suo “nemico mortale” nell’Europa dell’Est, dove la Santa Sede era stata attaccata volgarmente come fogna di spionaggio al soldo dell’imperialismo Americano, e i suoi rappresentanti erano stati arresati con l’accusa sommaria di essere spie. Adesso però Mosca voleva che il Vaticano fosse screditato dai suoi stessi preti, sul suo stesso territorio, come bastione del nazismo.
      Eugenio Pacelli, Papa Pio XII, fu scelto come bersaglio principale del KGB, come incarnazione del male, perché era morto nel 1958. “I morti non si possono difendere” era l’ultimo slogan del KGB. Mosca era carica della vergogna di aver incriminato e imprigionato un esponente vivo della Chiesa, il primate di Ungheria, József Cardinal Mindszenty, nel 1948. Durante la Rivoluzione ungherese era scappato di prigione e aveva trovato asilo all’ambasciata statunitense a Budapest, dove cominciò a scrivere le sue memorie. Quando i giornalisti in Occidente appresero i fatti relativi alla sua falsa incriminazione, un vasto pubblico lo considerò un santo eroe e martire.
      Dato che Pio XII era stato Nunzio apostolico a Monaco di Baviera e a Berlino quando i nazisti avevano cominciato la scalata al potere, il Kgb voleva dipingerlo come un anti-Semita che aveva favorito l’Olocausto. Il problema era che tale operazione non doveva destare il minimo sospetto di un coinvolgimento del blocco sovietico. Tutto lo sporco affare doveva essere eseguito da mani occidentali, trovando le prove all’interno dello stesso vaticano. Questo avrebbe corretto un altro errore compiuto nel caso di Mindszenty, che era stato incastrato usando documenti falsi di fabbricazione sovietica e ungherese. (il 6 febbraio, 1949, pochi giorni prima della fine del processo a Mindszenty, l’esperta calligrafica ungherese Hanna Sulner, che aveva fabbricato le “prove” usate per incriminare il cardinale, riuscì a scappare a Vienna e a mostrare dei microfilm dei “documenti” su cui si basava il processo farsa. Hanna dimostrò, in una testimonianza tortuosamente dettagliata, che erano tutti documenti falsi, “alcuni vergati in apparenza dal cardinale, altri con la sua presunta firma”, prodotti da lei.)
      Per evitare un altro disastro alla Mindszenty, il Kgb aveva bisogno di documenti originali del Vaticano, anche se solo remotamente collegati con Pio XII, che poi i suoi esperti in dezinformatsiya avrebbero potuto modificare leggermente e proiettare secondo la “giusta luce” per provare la “vera natura del Papa.” Il problema era che il Kgb non aveva accesso agli archivi del Vaticano, ed era lì che occorreva l’intervento del mio DIE, il servizio di intelligence rumeno. Il nuovo capo del servizio di intelligence sovietico, Generale Aleksandr Sakharovsky, aveva creato la DIE nel 1949 e fino a poco prima era stato il nostro principale consigliere sovietico; egli sapeva che il DIE era perfettamente in grado di contattare il Vaticano e ottenere il permesso di fare una ricerca nei suoi archivi. Nel 1959, quando io fui assegnato alla Germania Ovest sotto copertura di vice-capo della Missione Rumena, avevo condotto uno “scambio di spie” fra due ufficiali del DIE (il Colonnello Gheorghe Horobet e il Maggiore Nicolae Ciuciulin), catturati in flagranza di reato in Germania Ovest, e il vescovo cattolico romano Augustin Pacha, che era stato arrestato dal Kgb con l’accusa falsa di spionaggio. Con questa operazione fu finalmente restituito al Vaticano tramite la Germania Ovest.
      INFILTRIAMO IL VATICANO
      Il nome in codice dato a questa operazione contro Pio XII era “Seat-12” e io divenni l’uomo di punta rumeno. Per facilitarmi il compito, Sakharovsky mi aveva autorizzato a dare al Vaticano l’informazione (falsa) che la Romania era pronta a ripristinare i rapporti con la Santa Sede, in cambio dell’accesso ai suoi archivi e di un prestito di un miliardo di dollari senza interessi, per 25 anni. (I rapporti della Romania con il Vaticano erano stati interrotti nel 1951, quando Mosca aveva accusato la nunciatura in Romania di essere un paravento per la CIA e aveva chiuso i suoi uffici. Gli edifici della nunciatura a Bucarest erano stati dati al DIE, e adesso ospitavano una scuola di lingue straniere.) L’accesso agli archivi pontifici, dovevo dire al Vaticano, serviva per trovare delle radici storiche che avrebbero aiutato il governo rumeno a giustificare pubblicamente il mutato atteggiamento verso la Santa Sede. Il miliardo (no, non è un refuso, si trattava proprio di un miliardo), mi fu detto, era stato aggiunto al gioco per rendere più plausibile il preteso mutamento di rotta della Romania. “Se c’è una cosa che quei monaci capiscono sono i soldi,” commentò Sakharovsky.
      Come previsto, il mio coinvolgimento precedente nel rilascio del vescovo Pacha in cambio dei due ufficiali della DIE in effetti mi spalancò delle porte. Nel giro di un mese dopo aver ricevuto le istruzioni del Kgb avevo già il mio primo contatto con un rappresentante del Vaticano. Per segretezza quell’incontro – e la maggior parte dei seguenti – si tenne in un albergo di Ginevra, Svizzera. Lì mi fu presentato un “membro molto influente del corpo diplomatico” che, mi fu detto aveva iniziato la sua carriera lavorando negli archivi vaticani. Si chiamava Agostino Casaroli, e capii presto che influente lo era davvero. All’istante questo monsignore mi dette accesso agli archivi vaticani, e di lì a poco tre giovani dei servizi segreti DIE vestiti da preti rumeni erano al lavoro scavando negli archivi papali. Casaroli accettò anche “in linea di principio” la richiesta di Bucarest del prestito senza interessi, ma disse che il Vaticano voleva stipulare delle condizioni. (Nel 1978, quando lasciai per sempre la Romania, ero ancora impegnato nei negoziati per quel prestito, che era sceso a $200 milioni.)
      Negli anni 1960-62, la DIE riuscì a sottrarre al Vaticano e alla Biblioteca apostolica centinaia di documenti che avessero in un qualsiasi modo a che fare con Papa Pio XII. Tutto veniva immediatamente inviato al Kgb via corriere speciale. Di fatto, in tutti quei documenti segretamente fotografati non era mai affiorato nessun materiale incriminante contro il Pontefice. In gran parte erano copie di lettere personali e verbali di riunioni e discorsi, tutti pronunciati con il linguaggio diplomatico di routine che ci si aspetterebbe. Ciononostante, il Kgb continuava a chiedere altri documenti. E noi glieli mandavamo.
      IL KGB PRODUCE UN’OPERA TEATRALE
      Nel 1963, il Generale Ivan Agayants, famoso capo del dipartimento di disinformazione del Kgb, atterrò a Bucarest per ringraziarci del nostro aiuto. Ci disse che “Seat-12” aveva preso la forma di una potente opera teatrale contro Papa Pio XII, intitolata Il Vicario, in riferimento indiretto al papa come rappresentante di Cristo sulla terra. Agayants si prese il merito dello schema dell’opera e ci disse che aveva un’appendice fatta di documenti che dovevano fare da sfondo per l’opera, messi insieme dai suoi esperti con l’aiuto dei documenti che avevamo preso dal Vaticano. Agayants ci disse anche che il produttore del Vicario, Erwin Piscator, era un comunista devoto che era in contatto con Mosca da molto tempo. Nel 1929 aveva fondato il Teatro Proletario a Berlino, poi quando era venuto al potere Hitler aveva cercato asilo politico in Unione Sovietica, e qualche anno dopo era “emigrato” negli Stati Uniti. Nel 1962 Piscator era ritornato a Berlino Ovest per produrre Il Vicario.
      Per tutti i miei anni in Romania, presi sempre i miei capi del Kgb cum grano salis, perché giocavano con i fatti in modo tale da far comparire l’intelligence sovietica come madre e padre di tutto. Ma io avevo motivo di credere all’affermazione di Agayants. Egli era una leggenda vivente nel campo della desinformatsiya. Nel 1943, da agente rezident in Iran, Agayants aveva lanciato la disinformazione che Hitler avesse allestito un’équipe speciale per rapire il Presidente Franklin Roosevelt dall’Ambasciata americana a Tehran durante il vertice alleato che si doveva tenere lì. Di conseguenza, Roosevelt accettò di alloggiare in una villa all’interno della “sicurezza” del complesso dell’Ambasciata Sovietica, che era protetto da una grossa unità militare. Tutti, all’infuori del personale sovietico assegnato alla villa, erano ufficiali dell’intelligence che parlavano inglese, ma con poche eccezioni tacquero al riguardo in modo da poter origliare. Anche con le scarse disponibilità tecniche dell’epoca, Agayants riuscì a fornire a Stalin ad ogni ora dei rapporti di monitoraggio degli ospiti americani e britannici. Ciò aiutò Stalin ad ottenere il tacito consenso di Roosevelt al permanere dell’Unione Sovietica nei Paesi baltici e negli altri territori occupati dall’Unione Sovietica nel 1939-40. Ad Agayants fu attribuito anche il merito di aver indotto Roosevelt a quel vertice a rivolgersi a Stalin con l’appellativo familiare “Uncle Joe”. Secondo Sakharovsky, Stalin gioiva di più per questo di quanto gioisse per i suoi acquisti territoriali. “Il paralitico ce l’ho in pugno!” si dice abbia esultato.
      Appena un anno prima del lancio de Il Vicario, Agayants aveva compiuto un’altra prodezza. Aveva inventato di sana pianta un manoscritto che mirava a persuadere l’Occidente che, in fondo, il Cremlino aveva un’alta opinione degli ebrei; fu pubblicato in Europa occidentale, con grandissimo successo popolare, come libro intitolato Appunti per un diario. Il manoscritto fu attribuito a Maxim Litvinov, alias Meir Walach, l’ex commissario sovietico per gli affari esteri, che era stato licenziato nel 1939 quando Stalin aveva ripulito il suo apparato diplomatico della presenza di ebrei in preparazione per la firma del suo patto di non-aggressione con Hitler. (Il Patto di non-aggressione Stalin-Hitler fu firmato a Mosca il 23 agosto 1939. Conteneva un Protocollo segreto che suddivideva la Polonia fra i due firmatari e dava ai sovietici mano libera in Estonia, Lettonia, Finlandia, Bessarabia, e la Bukovina del Nord.) Questo libro di Agayants era falsificato con tale maestria che lo storico britannico più di rango in tema di Russia Sovietica, Edward Hallet Carr, era completamente convinto della sua autenticità e addirittura ne scrisse l’introduzione. (Carr era autore di una Storia della Russia Sovietica in dieci volumi).
      Il Vicario vide la luce nel 1963 come opera di uno sconosciuto tedesco dell’Ovest di nome Rolf Hochhuth, con il titolo Der Stellvertreter. Ein christliches Trauerspiel (Il Vicario, una tragedia cristiana). La sua tesi centrale era che Pio XII aveva appoggiato Hitler incoraggiandolo ad andare avanti con l’Olocausto. Si scatenò immediatamente un’enorme controversia intorno a Pio XII, che fu dipinto come uomo freddo e spietato, più preoccupato delle proprietà del Vaticano che del destino a cui andavano incontro le vittime di Hitler. Il testo originale, lungo otto ore, era accompagnato da un numero di pagine che variava dalle 40 alle 80 (a seconda dell’edizione) di quello che Hochhuth chiamava “documentazione storica”. In un articolo di giornale pubblicato in Germania nel 1963, Hochhuth difese il suo ritratto di Pio XII dicendo: “I fatti si trovano lì – quaranta pagine affollate di documentazione nell’appendice alla mia opera”. In un’intervista alla radio data a New York nel 1964, quando uscì lì Il Vicario, Hochhuth disse: “Considerai necessario aggiungere all’opera una appendice storica, dalle cinquanta alle ottanta pagine (a seconda della dimensione dei caratteri a stampa)”. Nell’edizione originale, l’appendice si intitola “Historische Streiflichter” (luci storiche a margine). Il Vicario, tagliato drasticamente e di solito omettendo l’appendice, è stato tradotto in qualcosa come 20 lingue.
      Prima di scrivere Il Vicario, Hochhuth, che non era arrivato al diploma di scuola media superiore (Abitur), ricoprì vari ruoli minori alle dipendenze della casa editrice Bertelsmann. Nelle interviste spiegava che nel 1959 aveva preso l’aspettativa dal suo lavoro ed era andato a Roma, dove aveva passato tre mesi a parlare con la gente e poi a scrivere la prima bozza dell’opera, e dove aveva posto “una serie di domande” a un vescovo il cui nome si rifiutava di rivelare. Questo era improbabile davvero! All’incirca in quello stesso tempo io ero solito visitare il Vaticano piuttosto regolarmente come l’inviato accreditato di un capo di stato, e mai una volta sono riuscito ad attirare un vescovo ciarliero in un angolo a chiacchierare con me – e certo non era che non ci provassi! Anche gli ufficiali illegali del DIE che avevamo infiltrato in Vaticano incontravano difficoltà quasi insormontabili a penetrare gli archivi segreti, benché avessero una copertura a tenuta stagna come preti.
      Ai vecchi tempi nel DIE, quando chiedevo al mio capo del personale, il Generale Nicolae Ceausescu (fratello del dittatore), di darmi una sintesi delle carte che avevamo su un qualche subordinato, egli mi chiedeva sempre, “Per promuoverlo o retrocederlo?” Nei suoi primi dieci anni di vita il Vicario tendeva sempre verso la retrocessione del Papa. Generò libri e articoli, alcuni che accusavano e altri in difesa del Pontefice. Alcuni arrivarono a dare al Papa la colpa delle atrocità di Auschwitz, altri fecero meticolosamente a pezzi le argomentazioni di Hochhuth, ma tutti contribuirono all’enorme attenzione tributata all’epoca a quest’opera piuttosto goffa. Oggi molti che non hanno mai nemmeno sentito dire de Il Vicario sono sinceramente convinti che Pio XII fu uomo freddo e malvagio che odiava gli ebrei e aiutò Hitler a sterminarli. Come soleva dirmi Yuri Andropov, il maestro impareggiabile dell’inganno sovietico, la gente è più disposta a credere alle schifezze che alla santità.
      MINATE LE FALSITA’
      Verso la metà degli anni Settanta, Il Vicario cominciò a battere la fiacca. Nel 1974 Andropov ammise con noi che, se avessimo saputo allora quello che sappiamo oggi, non avremmo mai dato la caccia a Papa Pio XII. La differenza stava nelle informazioni da poco rese pubbliche che dimostravano che Hitler era tutt’altro che amichevole verso Pio XII, anzi, aveva ordito dei piani contro di lui.
      Solo pochi giorni prima delle ammissioni di Andropov, l’ex-comandante in capo dello squadrone delle SS (Schutzstaffel) in Italia durante la seconda Guerra mondiale, Generale Friedrich Otto Wolff, era stato rilasciato di prigione e aveva confessato che nel 1943 Hitler gli aveva ordinato di rapire Papa Pio XII dal Vaticano. Questo ordine era stato talmente segreto che non era mai stato rinvenuto in alcun archivio nazista. Né era uscito in alcuno dei molti interrogatori degli ufficiali della Gestapo e delle SS officers condotti dagli alleati vittoriosi. Nella sua confessione Wolff diceva di aver risposto a Hitler che eseguire il suo ordine avrebbe richiesto sei settimane di tempo. Hitler, che dava al papa la colpa del rovesciamento del dittatore italiano Benito Mussolini, voleva si facesse subito. Alla lunga Wolff riuscì a convincere Hitler che ci sarebbe stata una grande reazione negativa se avesse eseguito il suo piano, e il Führer lasciò perdere.
      Fu nel 1974 anche la pubblicazione delle Memorie del Cardinal Mindszenty, che descrive con dettagli tortuosi come fu incastrato nell’Ungheria comunista. Portando come prove dei documenti falsi, egli fu accusato di “tradimento, abuso di moneta straniera e cospirazione”, reati “tutti punibili con la pena di morte o l’ergastolo”. Egli descrive anche come la sua falsa “confessione” poi prese una vita per conto proprio. “A me sembrava che chiunque avrebbe dovuto rendersi immediatamente conto che questo documento era una rozza falsificazione, dato che è il frutto di una mente incolta”, scrive il cardinale. “Ma quando poi lessi libri, giornali e riviste straniere che si occupavano del mio caso e commentavano la mia “confessione,” mi resi conto che il pubblico doveva essere arrivato alla conclusione che la ‘confessione’ l’avessi davvero composta io, seppure in uno stato di semiconoscenza e sotto l’effetto di un lavaggio del cervello… Che la polizia avesse pubblicato un documento fabbricato da loro stessi sembrava troppo sfacciato da credersi. Inoltre, Hanna Sulner, l’esperta ungherese di calligrafia che usarono per incastrare il cardinale, fuggita a Vienna, confermò che aveva falsificato la “confessione” di Mindszenty.
      Qualche anno dopo, Papa Giovanni Paolo II iniziò il processo di beatificazione di Pio XII, e da tutto il mondo hanno testimoniato che Pio XII era un nemico, non un amico, di Hitler. Israel Zoller, il rabbino capo di Roma negli anni 1943-44, quando Hitler si impadronì della città, dedicò un intero capitolo delle sue memorie a elogiare la leadership di Pio XII. “Il Santo Padre mandò a mano una lettera ai vescovi che comandava loro di togliere la clausura dai conventi e dai monasteri, perché potessero diventare un rifugio per gli ebrei. Io so di un convento dove le suore dormivano in cantina per lasciare i loro letti ai rifugiati ebrei. Il 25 luglio, 1944, Zoller fu ricevuto da Papa Pio XII. Gli appunti presi dal Segretario di Stato Vaticano Giovanni Battista Montini (destinato a diventare Papa Paolo VI) dimostrano che il Rabbino Zoller ringraziò il Santo Padre per tutto quello che aveva fatto per salvare la comunità ebraica di Roma – e il suo ringraziamento fu trasmesso alla radio. Il 13 febbraio, 1945, il Rabbino Zoller fu battezzato dal vescovo ausiliario di Roma Luigi Traglia nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. Per dimostrare la sua gratitudine a Pio XII, Zoller prese come nome di battesimo Eugenio (il nome del papa). L’anno seguente furono battezzate anche la moglie e la figlia di Zoller.
      David G. Dalin, in La leggenda del Papa di Hitler: come Papa Pio XII salvò gli ebrei dai nazisti, pubblicato alcuni mesi fa, ha compilato ulteriori prove schiaccianti dell’amicizia di Eugenio Pacelli per gli ebrei, che risaliva a molto tempo prima che diventasse papa. All’inizio della seconda guerra mondiale la prima enciclica di Pio XII era talmente anti-Hitler che l’aviazione britannica e quella francese ne fecero cadere 88.000 copie sopra la Germania.
      Negli ultimi 16 anni la libertà di religione è stata ripristinata in Russia, e una nuova generazione sta cercando il modo di assumere una nuova identità nazionale. Possiamo solo sperare che il Presidente Vladimir Putin riterrà opportuno aprire gli archivi del Kgb e mettere sul tavolo, sotto gli occhi di tutti, come i comunisti avessero calunniato uno dei papi più importanti del secolo scorso.
      —Lt. General Ion Mihai Pacepa is the highest-ranking intelligence officer ever to have defected from the former Soviet bloc. His book Red Horizons has been republished in 27 countries.
      *ex-generale dei servizi segreti rumeni dell’era sovietica
      © National Review

      • Gaetano2 ha detto:

        “Possiamo solo sperare che il Presidente Vladimir Putin riterrà opportuno aprire gli archivi del Kgb e mettere sul tavolo, sotto gli occhi di tutti, come i comunisti avessero calunniato uno dei papi più importanti del secolo scorso”.

        Chissà se don Ciccio e soci apprezzerebbero!

      • Iginio ha detto:

        Sì, già noto, c’è solo qualche problema: come avrebbero fatto i romeni a prendere documenti dal Vaticano su Pio XII se gli archivi di quel pontificato non erano accessibili sino a quest’anno.
        E soprattutto, il vescovo Pacha citato era morto nel 1954. Un po’ difficile scambiarlo.

    • Anonimo ha detto:

      Bravissimo, Deutero. Al di là degli infiltrati che popolano questo blog, e che vogliono dimostrare questo o quest’ altro (evidentemente c’è chi ama e può perdere il proprio tempo), questo si chiama conoscere la Storia: contestualizzarla. La sua risposta è bellissima. La Storia è considerata “pericolosa” da chi vuole farci portare i cervelli all’ammasso proprio perché, se la conosci bene e soprattutto la contestualizzi, eviti le strumentalizzazioni che ogni giorno rischiamo di subire. Faccio comunque i miei più sinceri complimenti all’ottimo Tosatti perché mai come ora tanti troll, tanto onore.

  • La Verità vi farà liberi ha detto:

    Cattolicamente parlando:

    MEGLIO ESSERE PERSEGUITATI DA MORTI (vedi ad es. Padre Pio)
    CHE IDOLATRATI IN VITA (vedi ad es. Padre Bergoglio).

  • Gaetano2 ha detto:

    Pio XII, un grande santo! La mancata canonizzazione, fino ad ora, indica solo la sottomissione a forze nemiche del Vero.

  • Rafael Brotero ha detto:

    Quella di Pio XII nemico degli Ebrei si rivela dunque una leggenda nera, costruita ad arte da Hitler in combutta con frange estremiste islamiche per screditare il papa e con lui la Chiesa Cattolica tutta. Un complotto legato al terrorismo islamico che ancora oggi minaccia la Chiesa e il mondo.

    Questo rabbino é geniale. Molto divertente.

    • Paolo Giuseppe ha detto:

      Ironìa?

      • Rafael Brotero ha detto:

        Si. Da parte del rabbino, naturalmente.

      • LucioR ha detto:

        Speriamo di sì. Tanto più che un rabbino che si pone in difesa di Pio XII non è cosa di tutti i giorni.
        Il Libro menzionato nell’articolo («La leggenda nera del Papa di Hitler»), ricco di dati e testimonianze, è da raccomandare a chi voglia avere un’idea chiara non solo sulla questione della falsa accusa contro Pio XII.

        Nel secondo capitolo del libro, intitolato «I Papi in difesa degli Ebrei», l’autore dimostra come fin dall’antichità Roma ha sempre difeso gli Ebrei: «Come ha notato il grande studioso della Cambridge University Israel Abrahams nella sua monumentale opera […] era “tradizione dei papi di Roma proteggere gli Ebrei a loro vicini”, specialmente coloro che vivevano in Italia e in Spagna. Ancora, nota lo storico Thomas Madden, “di tutte le istituzioni medievali, la Chiesa [cattolica] da sola si levò in Europa nella sua consistente condanna delle persecuzioni ebraiche”. Per tutto il Medioevo, Roma e gli Stati papali “furono i soli luoghi in Europa [occidentale] dove gli Ebrei furono in ogni tempo liberi da attacchi ed espulsioni”» (D. G. DALIN, “La leggenda nera del Papa di Hitler”, Edizioni PIEMME, Casale Monferrato 2007, p. 37).

        In altra parte del libro l’autore parla del profondo cordoglio degli Ebrei alla morte di Pio XII. Golda Meir in un telegramma inviato al Vaticano scrisse tra l’altro: «Quando giunse sul nostro popolo lo spaventoso martirio negli anni del terrore nazista, la voce del papa fu levata per le vittime»; «WIlliam ZUckerman, ex editorialista dell’ “American Hebrew”, scrisse che nessun altro leader “fece di più per salvare gli Ebrei nell’ora della più immane tragedia, durante l’occupazione nazista dell’Europa, del defunto papa”»; ed altre testimonianze di Ebrei del tempo in favore di Pio XII.

        La leggenda nera, come tutte le leggende, nacque successivamente, lontano dalle testimonianze di coloro che vissero sulla propria pelle la tragedia della persecuzione nazista.

        • Rafael Brotero ha detto:

          Che Pio Xi ha protetto gli ebrei durante la guerra é un fatto storico da molto stabilito. Lo dica Eugenio Zolli. L’ ironia sta in atttribuire la leggenda nera a Hitler e ai terroristi islamici (!!), naturalmente.

          • LucioR ha detto:

            Lessi a suo tempo il libro di Dalin, che ho ripreso ora per consultarlo. Nel testo non mi pare proprio che sia scritto: “Quella di Pio XII nemico degli Ebrei si rivela dunque una leggenda nera, costruita ad arte da Hitler…”. Questa frase è scritta invece nel primo risvolto della sovracopertina del libro. Ma penso che chi l’ha scritta (non l’autore) abbia interpretato male qualche passo di Dalin, o forse è stato influenzato da altre letture sull’argomento. Dalin, piuttosto, in un lungo capitolo dimostra che per circa vent’anni dopo la fine della guerra Pio XII fu sempre considerato un grande difensore degli Ebrei, che ne salvò in gran numero, e per questo fu molto lodato dagli stessi Ebrei. Quindi la leggenda nera non aveva ancora preso piede ed Hitler era sparito da un bel pezzo.

            Per «il mito del “papa di Hitler”» Dalin, come altri autori, fa riferimento all’«infame dramma antipapale di Rolf Hochhuth del 1963, “il Vicario”» (pag. 190 della sua opera), oltre ad altri personaggi ed ambienti anticattolici che lui definisce «liberal», che non so bene cosa significhi, ma è chiaro che sono di sinistra. L’opera di Hochhuth, come si sa, scaturì da un progetto studiato a tavolino dai Servizi segreti comunisti per “punire” il papa che aveva osato comminare la scomunica al Comunismo.

  • associazione mi dispiace per gli altri ma dio è cattolico ha detto:

    la verità è che è stato ed è combattuto dai sionisti che sono molto influenti a santa marta

  • Iginio ha detto:

    Sì, ma c’è sempre il solito problema: non si riesce a ingrandire la foto per leggere il programma.

  • marco bianchi ha detto:

    Leggevo un sito italiano di informazione ebraica.Smisi di seguirlo perché iniziò una feroce campagna contro un grande e vero Papa.Alla mia domanda se fossero in possesso di informazioni segrete,visto che nell’immediato dopoguerra sia la comunità ebraica italiana che il Governo di Israele ringraziarono Pio XII per tutto il bene che aveva fatto,mi risposero che erano state le singole chiese a dare aiuto non il Papa.Risposi che denotavano grande ignoranza se pensavano che con Pio XII le chiese,specie romane,facessero qualcosa di così diffuso senza la conoscenza e l’approvazione del Papa.E chiusi lì.

    • Luca ha detto:

      Assolutamente vero. Ho sentito una testimonianza diretta di un’anziana suora che all’epoca era novizia in un convento. La sua badessa aveva ricevuto ordine dal vescovo, che l’aveva ricevuto a sua volta da Pio XII, di nascondere tutti gli ebrei che potevano. E così le suore avevano nascosto a loro rischio gli ebrei nelle cantine del convento. Non solo, ma nelle soffitte avevano nascosto anche dei soldati disertori tedeschi che sarebbero stati fucilati al pari degli ebrei. E nessuno dei due gruppi sapeva dell’esistenza dell’altro pur essendo nascosti nello stesso convento. Nessuno ha mai dato medaglie a quelle suore, ma quale esempio più fulgido di obbedienza e carità?

  • Luigi ha detto:

    Pio XII si merita di essere canonizzato. Il suo pontificato è stato a dir poco cristianamente eroico.

  • Pasquale Sciorilli Borrelli ha detto:

    Ho studiato al C.I.C.S. (Centro Interdisciplinare Comunicazione Sociale) della P.U.G. (Pontificia Università Gregoriana). Non posso che fidarmi dei Gesuiti…

  • La Verità vi farà liberi ha detto:

    Beh, se il suo processo di Canonizzazione è affidato ai Padri Gesuiti, allora siamo in una botte di ferro.