DISPACCI DALLA CINA. UN ITALIANO HA FATTO LA BIBBIA IN CINESE. PORFIRI RISPONDE AI LETTORI.

22 Maggio 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, il M° Aurelio Porfiri ci ha mandato i suoi Dispacci dalla Cina, che anche questa settimana appaiono particolarmente interessanti. E il Maestro Porfiri ha voluto anche rispondere ad alcune osservazioni che gli sono state fatte dai lettori relative alla precedente edizione dei Dispacci.

Un italiano e la Bibbia in cinese

Non molti sanno che la prima traduzione completa in ambito cattolico della Bibbia in cinese ai deve a un italiano, il padre francescano Gabriele Allegra. Di questo si è occupata una giovane studiosa italiana, Raissa de Gruttola, che ha dedicato al padre Allegra la sua tesi di dottorato.

La Bibbia fu pubblicata nel 1968 ed è la stessa versione ancora in uso e chiamata Sigao Shengjing. È la stessa versione che viene usata nella liturgia. Ricordiamo che il padre Allegra è stato beatificato da Benedetto XVI. In un testo di Antonio Borrelli (su santiebeati.it) viene detto: “Nel 1945 istituì a Pechino lo Studio Biblico; nel 1975 pubblicò il ‘Dizionario Biblico’ in cinese, inoltre nel 1963 aveva fondato a Singapore uno Studio Sociologico; gli fu dato il titolo di “Il s. Girolamo della Cina”; morì santamente a Hong Kong il 26 gennaio 1976. Padre Gabriele Maria Allegra, fu uno dei più grandi attivisti, sia in campo culturale, sia in quello pastorale, la sua opera ha del prodigioso; il suo primo lavoro di scrittura fu una confutazione delle vite su Gesù Cristo, scritte e pubblicate dai protestanti nel 1934-35, presenti anche loro come missionari in Cina, come anche gli anglicani. Fece parecchie altre traduzioni in cinese; mentre invece tradusse in italiano il più importante e il più difficile poema elegiaco cinese di Chü Jüan: Li Sao (Incontro al dolore). Fu scrittore di diversi opuscoli, di parecchi articoli e recensioni di libri, ma la sua opera non fu soltanto quella di un uomo colto ed erudito, ma anche quella di un santo e grande missionario francescano; svolse un proficuo apostolato, predicando, confessando, assistendo gli ammalati ed i bisognosi di ogni genere, non escluso i lebbrosi, con i quali trascorreva le sue vacanze.  Quando ritornava in Italia per un breve periodo di riposo, veniva invitato dai superiori di Istituti religiosi e da vescovi per tenere conferenze o predicazioni. Ma la sua opera maggiore, fu la più silenziosa e nascosta, quella del contatto ecumenico con le altre religioni cristiane presenti nel territorio cinese; stimatissimo, tenne rapporti di fraterna amicizia con il vescovo anglicano di Hong Kong e con i numerosi ministri di culto della Chiesa Protestante.  La simpatia, la delicatezza, unita al fascino per la sua grande ed insieme umile cultura biblica, lo fecero diventare un sicuro punto di riferimento per tutti i cristiani della Cina, alla ricerca della verità e impegnati a testimoniarla con operosità.  Ad un suo confratello scrisse: “La prego di non parlare della mia attività con i fratelli separati, perché sono convinto che essa deve essere circondata di silenzio, di amore e di preghiera. Cresce di giorno in giorno e si tratta di un’esperienza commovente e quanto mai dolorosa”.  Il 14 gennaio 1984 è stata introdotta a Hong Kong la causa per la sua beatificazione; il 15 dicembre 1994 vi è stato il decreto sull’eroicità delle virtù e il titolo di venerabile; è stato beatificato in data 29 settembre 2012”. Ho personalmente parlato con varie persone che ricordano l’attività di padre Allegra a Macao, in cooperazione con padre Nicosia, un salesiano scomparso da non molto e che aveva dedicato la vita alla cura dei lebbrosi.

 

Risposte ai Dispacci precedenti

I miei Dispacci precedenti hanno suscitato alcune reazioni nei cortesi lettori, reazioni che meritano un commento. Mi si chiedeva conto di Michele Geraci che si occupa del commercio estero per il nostro paese e che è evidentemente un’entusiasta per la collaborazione con la Cina. Personalmente non discuto le sue competenze, conosco studiosi della Cina con uguale competenze ma con opposte idee su come avere a che fare con il gigante asiatico. Non serve solo conoscere le cose, ma serve sapere annusare l’aria. Le nozioni approfondite sono importanti ma senza la capacità di annusare l’aria non si coglie la situazione reale per come si dipana nel tempo. Poi altri mi chiedevano conto di Alberto Forchielli, chiedendomi se conosco il suo percorso. Lo conosco, ma se parlassimo solo con quelli che la pensano esattamente come noi non saremo mai in grado di crescere e imparare anche cose nuove. A prescindere dalla diversità di opinioni che può esserci fra me e lui, devo dire che la sua visione della Cina è molto pragmatica e fu tra i primi, in tempi lontani, a mettere in guardia il Papa nel fare un accordo con il governo cinese. Io penso che lu8msia uno in grado di fiutare l’aria cinese meglio di tanti diplomatici vaticani. Per questo continuerò ad ascoltarlo con attenzione.

 

Una riflessione del signor Ping

Il signor Ping è stato così gentile da farmi avere un’altra riflessione che penso vada letta senza che io aggiunga nulla: “Un amico ha descritto con gioia le tante piccole attività di una parrocchia cinese. Mi ha fatto venire i brividi. Le foto e la descrizione sono molto simili a una sezione del Museo dell’Olocausto di Gerusalemme (Yad Vashem), dove si vede che la vita nel ghetto di Varsavia era “normale” – matrimoni, Bar Mitzvah, gite. Finché i Nazi chiesero prima di sacrificare i bambini, poi gli anziani, poi tutti gli altri. Ma forse sono troppo pessimista”.

 

Evasivo verso assegnabile

Lo studioso François Jullien nel suo libro “Essere o vivere” si è occupato delle differenze tra pensiero cinese e pensiero occidentale. Ecco una bella riflessione che prende spunto dalla concezione di un paesaggio pittorico: “Come avvicinarsi al pensiero di un paesaggio, per esempio, se non intendendolo come il potere diffuso della liberazione e dell’assorbimento? Il pensiero cinese lo esprime ancora in coppia con il vento (“ vento-luce”, feng-jing). Infatti, se “paese” definisce il localizzabile e quindi ciò che è fisicamente reperibile e determinabile, c’è invece paesaggio quando la fenomenicità delle cose, per tensione tra i suoi elementi, si dischiude; quando essa riesce a estrarsi dalla sua fisicità e a dispiegarsi; quando si affranca dalla limitazione del sensibile ed evade, emettendo un’aura, dalla sua forma tangibile; quando si dispiega in “spirito”, ma senza abbandonare la sua struttura, il suo elemento singolare di “montagne” e “acqua”, shan-shui, come dicono i cinesi. Si parlerà allora di “spirito” di un paesaggio, come quando si parla dello spirito del vino o dello spirito di un profumo, cioè quando il “fisico” e lo “spirito” non sono più considerati come due entità isolabili ma dal sensibile si “esala”, si “decanta”, si “quintessenzia”; bisognerà far uscire dall’ombra questi vecchi verbi, fatti fuggire dal trionfo dei nostri dualismi, e utilizzarli per esprimere questa emanazione e questa evasività. Come si deve preferire il “sapore dell’al di là del sapore”–l’“ insapore”–che non essendo determinato è ricco di un dispiegamento infinito, così si celebra il “paesaggio al di là del paesaggio”, jing wai jing, che liberandosi si decanta–e tuttavia non è di un altro mondo, non è estraneo al sensibile (Sikong Tu): “I campi blu [sotto] il sole tiepido: dalla bella giada [sepolta] nasce un vapore. [La] si può contemplare, ma non [la] si può porre propriamente sotto gli occhi”. Alle cime nettamente squadrate dalla forte luce dei cieli greci si contrappongono, nel paese dei monsoni, sommità lambite dalle nebbie che salgono dalle valli e le cui forme si fondono indistintamente in aura. Come dice il letterato cinese (Qian Wenshi), piuttosto del sole di mezzogiorno che rende netto il contorno delle cose, è meglio dipingere la sera, quando le forme rientrano nella penombra e cominciano a disfarsi, e “il paesaggio si perde nella sua confusione: emergendo-immergendosi, tra il c’è e il non c’è”. Eppure non ci si può limitare a ciò che rischia di diventare solo una pittoresca inversione. Infatti, questo “fondere” (delle forme) non ha qui niente di aneddotico: “Ciò che si radica nell’attualizzazione fisica fonda (in esso) dello spirituale”, dice uno dei primi teorici cinesi della pittura (Wang Wei, viii secolo). Fondere (rong: al contempo liquefarsi, mescolarsi, amalgamare) esprime da solo la compenetrazione che rende indiviso, indeciso, che trasforma il solido in fluido; è un termine (il più distante dal “tagliare”, temnein, platonico) che non separa e impedisce ogni dualismo. Nel momento in cui non è più percepito come “Essere” il paesaggio procede anch’esso dal flusso di energia o di respirazione che, concentrandosi, forma la concrezione di ciò che chiamiamo “corpi”; ma anche, emanando, si dispiega in una dimensione di “spirito”. Facendoci accedere all’emanazione della fisicità, che mentre si dischiude va già cancellandosi, una simile evasività del paesaggio vale anche agli occhi dei pittori-letterati cinesi come la sola “rivelazione” possibile: emana un “al di là” senza abbandonare il sensibile e l’immediato (nel primo teorico del paesaggio, Zong Bing, V secolo)”.

La simpatia che ha Jullien per questi aspetti del pensiero cinese lo rende molto acuto nelle sue osservazioni e ci offre chiaramente (strano a dirsi) questa prospettiva di indefinito in cui lo stesso pensiero, con riflesso poi nella mentalità, viene a configurarsi.



Oggi è il 264° giorno in cui il pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

Quando ha saputo che McCarrick era un un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?

È vero o non è vero che mons. Viganò l’ha avvertita il 23 giugno 2013?

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi, e risponda”.


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1 commento

  • Rino Loi ha detto:

    Importante il beato Allegra:
    Abbiamo sua testimonianza su opere di Maria Valtorta; dove possiamo inviarla?