DISPACCI DALLA CINA. LA SILENZIOSA CONQUISTA DELL’AFRICA. LA SINICIZZAZIONE A MACAO E ALTROVE.

16 Aprile 2019 Pubblicato da 2 Commenti --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, ecco i Dispacci dalla Cina del Maestro Aurelio Porfiri. Che oggi in particolare trattano delle relazioni fra il Regno di Mezzo e l’Africa, dove la presenza di Pechino è in costante aumento. Non senza problemi peraltro legati anche ai diritti umani.

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Cinafrica

Una delle strategie più evidenti per tutti coloro che osservano la Cina è quella del suo tentativo di conquistare posizioni di prestigio in Africa, un tentativo che al momento sta pienamente riuscendo. L’Africa è terra complicata ma anche ricca di risorse e di opportunità. Certamente gli ingenti investimenti cinesi nel continente, investimenti di cui il continente ha bisogno, sono fatti con una prospettiva che va da qui a molti decenni in avanti.

Mi chiedo quale sarà non solo l’impatto economico, ma anche quello culturale dell’incontro fra Cina e Africa. In fondo sappiamo che l’Africa sia terra di grandi questioni sociali ma anche di culture tradizionali ben radicate,  che riflettono modi di fare e si essere che si riversano anche nel modo di fare affari. Sono curioso di vedere come il tutto potrà amalgamarsi. È interessante che un giornale come “Avvenire”, che anche molto di recente ha ospitato articoli che incensano la politica vaticana verso Pechino, ospiti poi un articolo di Fabio Carminati che in fondo, e giustamente, mette in guardia sul ruolo che la Cina già sta giocando nel continente, con riferimento in questo caso al Sudan: “Non lo ammetteranno mai. Ma dietro ci sono loro, i cinesi. Il Sudan, alla fine degli anni Ottanta, è stato il primo approdo africano di Pechino. A caccia dei pozzi di petrolio dell’Upper Nile, delle concessioni e della garanzia della sicurezza con l’invio di detenuti cinesi condannati a morte a guardia dei pozzi in cambio dell’amnistia. Questa è ormai storia, come lo è diventata quella del primo vero golpe certificato «Made in China», cioè quello dello Zimbabwe nel novembre 2017. Allora i guanti bianchi, con i quali hanno confezionato ieri il benservito a Bashir, non erano ancora in dotazione. I blindati di fabbricazione cinese nelle strade del centro di Harare, mentre il dinosauro Robert Mugabe passava la mano incredulo, li hanno infatti fotografati tutti. Già allora si parlò di una seconda fase della penetrazione cinese in Africa, quella dell’indirizzamento delle politiche locali. Ora il concetto è rafforzato, anche perché tutti sanno da tempo che a reggere le fila e la borsa del Paese è Pechino”. Va bene, si dirà, ma in fondo gli Stati Uniti non hanno sempre fatto lo stesso? E in effetti io dico sempre che la Cina fa quello che ci si aspetta, sta a noi decidere se vogliamo stare nella padella o finire nella brace.

 

Sulle religioni in Cina. Un’analisi

L’ex ufficiale delle forze armate americane John Dotson, analizza l’approccio del governo cinese sulle religioni. Nel suo articolo, tradotto da “AsiaNews”, viene detto tra l’altro: “A marzo, sia l’Assemblea nazionale del popolo (Anp) che la Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc) hanno tenuto le loro sessioni annuali a Pechino. Conosciute insieme come le “Due Sessioni” (Lianghui, 两会), le riunioni annuali di questi organi rappresentano due dei più grandi eventi dell’anno sul calendario politico ufficiale della Repubblica popolare cinese (Rpc). Le due istituzioni non detengono alcun potere reale, ma le agende programmate dei loro incontri spesso forniscono suggerimenti sulle preoccupazioni e sulle iniziative politiche prioritarie in discussione tra le alte sfere del Partito comunista cinese (Pcc). Tra le due istituzioni, la Conferenza consultiva politica del popolo cinese (Zhongguo Renmin Zhengzhi Xieshang Huiyi, 中国人民政治协商会议), o Cpcpc, è quella meno compresa da molti osservatori stranieri. La Cpcpc è un retaggio della fondazione della Repubblica popolare cinese (Rpc) nel 1949, quando fu convocata come organo rappresentativo nominale per i vari partiti e altri gruppi politici, organizzati sotto la coalizione guidata dai comunisti nelle fasi successive alla Guerra civile cinese (1946-1949). Da allora, la Cpcpc ha continuato ad esistere in via ufficiale come organismo politico consultivo per il governo – mentre in realtà opera come una tribuna di propaganda gestita dal Dipartimento di Lavoro del Fronte Unito del Pcc (Zhongyang Tongzhan Bu, 中央统战部), o Fu.

Quest’anno, un tema di propaganda primario che emergeva dalla Cpcpc era la necessità di “persistere nel primato del Partito sulla religione [e] persistere nel far progredire la sinicizzazione delle religioni del nostro Paese” (jianchi dang dui zongjiao gongzuo de lingdao, chixu tuijin woguo zongjiao Zhongguohua / 坚持党对宗教工作的领导,持续推进我国宗教中国化). Il tema non è nuovo e risale almeno al 2016, quando il segretario generale del Pcc, Xi Jinping, ha pronunciato un discorso in cui si sosteneva “la teoria del socialismo con caratteristiche cinesi della religione” (Zhongguo tese shehui zhuyi zongjiao lilun, 中国特色社会主义宗教理论) (Xinhua, 23 aprile 2016). Da allora, il tema è diventato più importante nel dibattito ufficiale e, al momento della convocazione delle “Due sessioni” di quest’anno, i media ufficiali hanno indicato che la “sinicizzazione” della religione sarebbe stato un importante argomento discusso dalla Cpcpc (Renmin Zhengxie Bao, 10 gennaio)”.

Nell’articolo si afferma anche che sono le organizzazioni religiose ufficiali (cioè strettamente controllate dal partito) a chiedere un maggiore controllo del governo sulla loro attività, cosa che non sorprende, aggiungo io, chi cerca di guardare alle cose di Cina senza partigianeria.

 

Macao e sinicizzazione

Ho avuto in questi giorni un incontro con amici portoghesi che sono legati nel presente o nel passato (come il sottoscritto) con Macao. Si rifletteva insieme sull’incremento di quel processo di divisione fra la comunità dei residenti, costituita per la stragrande maggioranza dai cinesi. Già il più grande studioso della storia cattolica di Macao, Monsignor Manuel Teixeira, osservava come la divisione fra la comunità cinese e quella portoghese è sempre stata molto evidente e netta. Ora che la sinicizzazione di Macao procede in modo molto più spedito che quella di Hong Kong (che pure procede, come visto dalle condanne verso i dissidenti di Occupy Central in questi giorni), la distanza fra i locali (cinesi) e gli altri si fa sempre più ampia.

In fondo bisognerebbe intendersi sui termini. Quando parliamo di globalizzazione cosa intendiamo? La realtà è che questo termine denota l’estensione del dominio americano sul mondo. La sinicizzazione è invece un processo interno con cui il governo rafforza il controllo di vari settori della società allo scopo di mantenere la stabilità e la sua capacità di controllo.

Dalai Lama

Il Dalai Lama è in non buone condizioni di salute. Sarà da vedere come verrà gestita la successione, quando Dio vorrà, all’ottantatreenne leader del buddismo tibetano in esilio. Il buddismo tibetano, come sappiamo, è un altro fronte caldo nella difficile relazione fra le autorità cinesi e le religioni.



Oggi è il 232° giorno in cui il pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

Quando ha saputo che McCarrick era un un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?

È vero o non è vero che mons. Viganò l’ha avvertita il 23 giugno 2013?

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi, e risponda”.


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