NOBILE. LE FAKENEWS MEDIATICHE E BERGOGLIANE. IL TRIBALISMO DECINE DI SECOLI PRIMA DELLA “MAFIA”.

10 Aprile 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, Agostino Nobile ieri – mentre da noi infuriava il dibattito sulla mafia il papa e le mafie – stava preparando una riflessione che vi offriamo. E che aggiunge elementi nuovi per chi vuole pensare a come certi messaggi provenienti dai Padroni del Mondo trovino modo di infiltrarsi anche in quello che era un bastione di contro cultura, nel corso degli ultimi decenni, e che invece oggi sembra aver cambiato radicalmente rotta. Buona lettura.

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Fake news mediatiche e bergogliane

 

Sul sito del Corsera troviamo un video con una notizia sconvolgente: “Così i trichechi si gettano dalle rocce e muoiono. Colpa del cambiamento climatico. Le immagini impressionanti in un documentario”. L’articolo, segue: “I trichechi, come molti altri animali, sono disorientati dal cambiamento climatico che sta causando lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico”. L’articolista spiega che “i trichechi, come altri animali, (quali? Boh!) si rifugiano sulle coste rocciose e spesso si arrampicano troppo in alto” e dato che la vista dei trichechi “è molto scarsa quando sono fuori dall’acqua” nel discendere “si schiantano sulle rocce sottostanti”. Ma va!

A parte il fatto che nel video se ne vede solo uno, il buon senso ci dice che anche se i trichechi fossero ciechi, col loro ventre e le zampe pinnate saprebbero distinguere la neve o il ghiaccio dalla roccia. Perché, dunque, il quotidiano più venduto d’Italia pubblica queste fake? Elementare Watson! Per sostenere, nonostante le ripetute smentite dei più autorevoli climatologi e scienziati, la teoria che vuole l’essere umano responsabile del surriscaldamento terrestre. Tra l’altro, il filmato di pochi secondi tratto da un documentario di Netflix, è narrato da David Attenborough. Il naturalista nel 2011 è stato al centro di non poche polemiche per una scena di un altro documentario girato al Polo Nord, che riprendeva il parto di una mamma orsa. In realtà la grotta di ghiaccio era artificiale – scrivono su Wikipedia –  “era stato interamente registrato nell’Ouwehands Animal Park, un tranquillo zoo olandese”.

Veniamo al vescovo di Roma. Prendiamo la recente affermazione del 6 aprile nel corso dell’udienza ai docenti e agli studenti dell’Istituto San Carlo di Milano: “Non avere paura dei migranti”. Lo dica a quelle ragazze, cittadini e poliziotti che quasi diariamente vengono attaccati dagli immigrati irregolari. Il papa continua: “Chi ha il cuore razzista si converta”. Cosa si può pensare di un padre che ingiuriando continuamente la propria famiglia, nelle sue priorità mette gli estranei prima dei propri figli? Secondo l’Istat 7,3 milioni italiani sopravvivono in gravi difficoltà, ma Bergoglio non manca occasione che non faccia sentire in colpa il popolo che lo ha accolto come papa.

“I migranti – afferma Bergoglio –  siamo noi, Gesù è stato migrante” (fake news). E a chi dice che “sono delinquenti”, il papa replica: “Ma ce ne sono tanti anche tra noi…La mafia non è stata inventata dai nigeriani, la mafia è un ‘valore’ nazionale, è nostra, italiana”. Come dire, la casa brucia, meglio buttarci benzina. Chissà quanti italiani nel sentire queste castronerie da bar dello sport sono arrossiti di vergogna, per lui.

La mafia, pur con nomi diversi, è sempre esistita in tutte le culture. Anche il tribalismo è mafia, ed è molto più crudele e disumano. Il tribalismo ha anticipato la criminalità organizzata italiana di decine di secoli. Lo schiavismo in Africa era praticato prima che arrivassero gli europei sia tra le stesse tribù che con i negrieri arabi. In questi giorni i media  ricordano il genocidio ruandese che nel 1994 in soli 100 giorni gli Hutu massacrano, utilizzando soprattutto machete, oltre 800mila Tutsi, donne, uomini, bambini e neonati. Un orrore che poteva essere evitato, mentre le Nazioni Unite, i governi africani e occidentali (tribali anche loro) sono stati letteralmente a guardare, prima di darsela a gambe.

Perché l’ONU e i governi sono preoccupati delle fake news diffuse sui social, bufale che possono essere facilmente smentite? Ormai dovremmo averlo capito tutti. Il potere teme soprattutto i forconi del popolo e, se non può neutralizzarlo con la forza, per tenerlo quieto utilizza le false informazioni. La vittoria di Trump alle elezioni presidenziali, nonostante la gran parte della stampa e delle tv americane e internazionali sostenessero la signora Clinton, per i poteri forti è stato un trauma. Se poi aggiungiamo il crescente sovranismo e populismo, le cose per loro diventano preoccupanti.

Ma le falsità che hanno un potere devastante si trovano nei libri di testo scolastici, dagli asili fino alle università, e nei media governativi. Nel secolo scorso i mezzi di comunicazione hanno fomentato due guerre mondiali, radendo al suolo l’Europa. Durante la I guerra mondiale si stimano oltre 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili. Durante la II guerra mondiale, contando tutti i paesi in conflitto, il numero supera 68milioni di vittime.

L’ONU non si preoccupa tanto delle menzogne diffuse da mattacchioni, ma della verità che può venire a galla sui social. Il potere pseudo democratico, non potendo utilizzare la violenta oppressione fisica delle dittature, attraverso le fake news indirizza le scelte dei cittadini e manipola le coscienze per realizzare i propri interessi inconfessabili. Anche le false notizie apparentemente innocue, se non ridicole, come quella sui trichechi sopra menzionata, hanno uno scopo ben preciso. Questa ennesima bufala, insieme ad altre decine in circolazione, mira a convincere i cittadini e i governi a immettere nel mercato i nuovi prodotti considerati non inquinanti. Cosa tutta da verificare, ma intanto qualcuno farà affari d’oro. Ovviamente a spese dei contribuenti.

Per quanto riguarda Bergoglio, le sue bufale hanno le gambe corte, poiché le persone di buon senso che fino a pochi anni fa hanno accolto migliaia di immigrati intenzionati a integrarsi, oggi provano sulla propria pelle la violenza, l’arroganza e gli abusi di certi immigrati irregolari.

I papisti radical chic, tutti con un sostanzioso conto in banca, incitano all’odio gridando al fascista, razzista, ecc. I magistrati progressisti assolvono, o riducono la pena, ai migranti irregolari accusati di crimini con processi farsa.

Ma i cittadini autoctoni del ceto medio e povero non sono scemi. Sanno benissimo che i soldi dei contribuenti vengono dirottati verso chi non ha mai contribuito allo sviluppo della società. Sono ben coscienti altresì di ricevere meno diritti dei nuovi arrivati, vedi le case popolari, le pensioni e il sistema delle tasse. Fatti, questi, che vengono metodicamente oscurati dai giornaloni e dalle tv attraverso le fake news.

Non ci sentiamo di assolvere, dunque, i delinquenti solo perché immigrati, né tanto meno i giornalisti che nascondono gran parte delle loro violenze. Non pensiamo che sia azzardato considerare coloro che insistono sulle porte aperte, corresponsabili della sofferenza di ogni italiano  abbandonato a sé stesso e di ogni vittima umiliata, aggredita, stuprata, vivisezionata da immigrati irregolari.

Agostino Nobile

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Oggi è il 226° giorno in cui il pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

Quando ha saputo che McCarrick era un un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?

È vero o non è vero che mons. Viganò l’ha avvertita il 23 giugno 2013?

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi, e risponda”.


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Viganò e il Papa


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  PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

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Inchiesta sul demonio.

 

 

 

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57 commenti

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Le Mafie:

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Caro Direttoree fuori tema e private:
    Ho visto che improvvisamente alcuni che adoravano prima Francesco, hanno dato un giro.
    In Spagna c’è un conoscente mezzo digitale molto a beneficio di Franeisco che improvvisamente non lo è oramai tanto.
    E in Italia ha passato anche ad alcuno, serva come esempio:
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/27/vaticano-le-dimissioni-delle-donne-dellosservatore-romano-ci-devono-far-drizzare-le-orecchie/5065466/
    Caro Direttore, a chiave di tutto starà nel prossimo Sinodo dell’Amazzonia, questo è il termine che ha Francesco per fare quello che deve fare e disfare nella Chiesa cattolica e metterla allo stesso livello di apostasia e decadenza che le Chiese uscite della Riforma: e Francesco lo va bisogna fare non abbia dubbio.
    Mentre si arriva dall’Amazzonia, alcuni viaggi dentro e fosse dell’Italia, e alcuno intervista affinché si parli nei mezzi di comunicazione.
    Ma anche, li resta il suo attentato del quale gli sarà dato per morto e ritornerà alla vita, per meglio fare e disfare nella Chiesa cattolica, e così continuare a tirare 10 anni fino all’arrivo del suo padrone e signore l’Anticristo.
    Saluti.

    Estimado Director fuera de tema y privado:
    He visto que algunos que antes adoraban a Francisco, repentinamente han dado un giro.
    En España hay un conocido medio digital muy a favor de Francisco que repentinamente ya no lo es tanto.
    Y en Italia también le ha pasado a alguno, sirva como ejemplo:
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/27/vaticano-le-dimissioni-delle-donne-dellosservatore-romano-ci-devono-far-drizzare-le-orecchie/5065466/
    Estimado Director, la clave de todo estará en el próximo Sínodo sobre la Amazonía, ese es el plazo que tiene Francisco para hacer lo que tiene que hacer y deshacer en la Iglesia católica y ponerla al mismo nivel de apostasía y decadencia que las Iglesias salidas de la Reforma: y Francisco lo va ha hacer no tenga duda.
    Mientras se llega a la Amazonía, unos viajes dentro y fuera de Italia, y alguna entrevista para que se hable en los medios de comunicación.
    Y además, le queda su atentado del que se le dará por muerto y volverá a la vida, para mejor hacer y deshacer en la Iglesia católica, y así ir tirando 10 años hasta la llegada de su amo y señor el Anticristo.
    Saludos.

  • Carlone ha detto:

    Benedetto xvl , nuovo Doc.

    Dal 21 al 24 febbraio 2019, su invito di Papa Francesco, si sono riuniti in Vaticano i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo per riflettere insieme sulla crisi della fede e della Chiesa avvertita in tutto il mondo a seguito della diffusione delle sconvolgenti notizie di abusi commessi da chierici su minori. La mole e la gravità delle informazioni su tali episodi hanno profondamente scosso sacerdoti e laici e non pochi di loro hanno determinato la messa in discussione della fede della Chiesa come tale. Si doveva dare un segnale forte e si doveva provare a ripartire per rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici.

    Avendo io stesso operato, al momento del deflagrare pubblico della crisi e durante il suo progressivo sviluppo, in posizione di responsabilità come pastore nella Chiesa, non potevo non chiedermi – pur non avendo più da Emerito alcuna diretta responsabilità – come a partire da uno sguardo retrospettivo, potessi contribuire a questa ripresa. E così, nel lasso di tempo che va dall’annuncio dell’incontro dei presidenti delle conferenze episcopali al syo vero e proprio inizio, ho messo insieme degli appunti con i quali fornire qualche indicazione che potesse essere di aiuto in questo mo­mento difficile. A seguito di contatti con il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo Padre, ritengo giusto pubblicare su “Klerusblatt” il testo così concepito.

    Il mio lavoro è suddiviso in tre parti. In un primo punto tento molto breve­ mente di delineare in generale il contesto sociale della questione, in mancanza del quale il problema risulta incomprensibile. Cerco di mostrare come negli anni ‘60 si sia verificato un processo inaudito, di un ordine di grandezza che nella storia è quasi senza precedenti. Si può affermare che nel ventennio 1960-1980 i criteri validi sino a quel momento in tema di sessualità sono venuti meno completamente e ne è risultata un’assenza di norme alla quale nel frattempo ci si è sforzati di rimediare.

    In un secondo punto provo ad accennare alle conseguenze di questa si­tuazione nella formazione e nella vita dei sacerdoti.

    Infine, in una terza parte, svilupperò alcune prospettive per una giusta ri­ sposta da parte della Chiesa.

    I
    Il processo iniziato negli anni ’60 e la teologia morale

    1. La situazione ebbe inizio con l’introduzione, decretata e sostenuta dallo Stato, dei bambini e della gioventù alla natura della sessualità. In Ger­ mania Kate Strobel, la Ministra della salute di allora, fece produrre un film a scopo informativo nel quale veniva rappresentato tutto quello che sino a quel momento non poteva essere mostrato pubblicamente, rap­ porti sessuali inclusi. Quello che in un primo tempo era pensato solo per informare i giovani, in seguito, come fosse ovvio, è stato accettato come possibilità generale.

    Sortì effetti simili anche la «Sexkoffer» (valigia del sesso) curata dal governo austriaco. Film a sfondo sessuale e pornografici divennero una realtà, sino al punto da essere proiettati anche nei cinema delle stazioni. Ricordo ancora come un giorno, andando per Ratisbona, vidi che attendeva te va di fronte a un grande cinema una massa di persone come sino ad allora si era vista solo in tempo di guerra quando si sperava in qual­ che distribuzione straordinaria. Mi è rimasto anche impresso nella memoria quando il Venerdì Santo del 1970 arrivai in città e vidi tutte le colonnine della pubblicità tappezzate di manifesti pubblicitari che presentavano in grande formato due persone completamente nude abbracciate strettamente.

    Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma. La tita la proiezione di film a sfondo sessuale, giacché nella piccola comu­ nità di passeggeri scoppiava la violenza. Poiché anche gli eccessi nel ve­ stire provocavano aggressività, i presidi cercarono di introdurre un ab­bigliamento scolastico che potesse consentire un clima di studio.

    Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente. Quantomeno per i giovani nella Chiesa, ma non solo per loro, questo fu per molti versi un tempo molto difficile. Mi sono sempre chiesto come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accet­tarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sa­cerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato cle­ricale furono una conseguenza di tutti questi processi.

    2. Indipendentemente da questo sviluppo, nello stesso periodo si è verifica­to un collasso della teologia morale cattolica che reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società. Cerco di delineare molto brevemente lo svolgimento di questa dinamica. Sino al Vaticano II la teologia morale cattolica veniva largamente fondata giusnaturalistica­ mente, mentre la Sacra Scrittura veniva addotta solo come sfondo o a supporto. Nella lotta ingaggiata dal Concilio per una nuova compren­sione della Rivelazione, l’opzione giusnaturalistica venne quasi comple­tamente abbandonata e si esigette una teologia morale completamente fondata sulla Bibbia. Ricordo ancora come la Facoltà dei gesuiti di Francoforte preparò un giovane padre molto dotato (Bruno Schüller) per l’elaborazione di una morale completamente fondata sulla Scrittura. La bella dissertazione di padre Schüller mostra il primo passo dell’elaborazione di una morale fondata sulla Scrittura. Padre Schüller venne poi mandato negli Stati Uniti d’America per proseguire gli studi e tornò con la consapevolezza che non era possibile elaborare sistemati­camente una morale solo a partire dalla Bibbia. Egli tentò successiva­ mente di elaborare una teologia morale che procedesse in modo più pragmatico, senza però con ciò riuscire a fornire una risposta alla crisi della morale.

    Infine si affermò ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere de­ finita solo in base agli scopi dell’agire umano. Il vecchio adagio «il fine giustifica i mezzi» non veniva ribadito in questa forma così rozza, e tut­tavia la concezione che esso esprimeva era divenuta decisiva. Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa dì assolutamente buono né tantome­no qualcosa dì sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio.

    Sul finire degli anni ’80 e negli anni ’90 la crisi dei fondamenti e della presentazione della morale cattolica raggiunse forme drammatiche. Il 5 gennaio 1989 fu pubblicata la «Dichiarazione di Colonia» firmata da 15 professori di teologia cattolici che si concentrava su diversi punti critici del rapporto fra magistero episcopale e compito della teologia. Questo testo, che inizialmente non andava oltre il livello consueto delle rimo­ stranze, crebbe tuttavia molto velocemente sino a trasformarsi in grido di protesta contro il magistero della Chiesa, raccogliendo in modo ben visibile e udibile il potenziale dì opposizione che in tutto il mondo anda­ va montando contro gli attesi testi magisteriali di Giovanni Paolo II (cfr. D. Mieth, Kölner Erklärung, LThK, VI3,196).

    Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva con attenzione, dispose che s’iniziasse a la­vorare a un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose. Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor il 6 agosto 1993 suscitando violente reazioni contrarie da parte dei teologi morali. In precedenza già c’era stato il Catechismo della Chiesa cattolica che aveva sistematica­ mente esposto in maniera convincente la morale insegnata dalla Chiesa.

    Non posso dimenticare che Franz Böckle – allora fra i principali teologi morali di lingua tedesca, che dopo essere stato nominato professore emerito si era ritirato nella sua patria svizzera -, in vista delle possibili decisioni di Veritatis splendor, dichiarò che se l’Enciclica avesse deciso che ci sono azioni che sempre e in ogni circostanza vanno considerate malvagie, contro questo egli avrebbe alzato la sua voce con tutta la forza che aveva. Il buon Dio gli risparmiò la realizzazione del suo proposito; Böckle morì l’8 luglio 1991. L’Enciclica fu pubblicata il 6 agosto 1993 e in effetti conteneva l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone. Il Papa era pienamente consapevole de peso di quella decisione in quel momento e, proprio per questa parte del suo scritto, aveva consultato ancora una volta esperti di assoluto livello che di per sé non avevano partecipato alla redazione dell’Enciclica. Non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite. Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio è di più anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita. Il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana. Che esso in fondo, nella teoria sostenuta da Böckle e da molti altri, non sia più moralmente necessario, mostra che qu1 ne va dell’essenza stessa del cristianesimo.

    Nella teologia morale, nel frattempo, era peraltro divenuta pressante un’altra questione: si era ampiamente affermata la tesi che al magistero della Chiesa spetti la competenza ultima e definitiva («infallibilità») solo sulle questioni di fede, mentre le questioni della morale non potrebbero divenire oggetto di decisioni infallibili del magistero ecclesiale. In questa tesi c’è senz’altro qualcosa di giusto che merita di essere ulteriormente discusso e approfondito. E tuttavia c’è un minimum morale che è inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede e che deve essere difeso, se non si vuole ridurre la fede a una teoria e si riconosce, al contrario, la pretesa che essa avanza rispetto alla vita concreta. Da tutto ciò emerge come sia messa radicalmente in discussione l’autorità della Chiesa in campo morale. Chi in quest’ambito nega alla Chiesa un’ultima competenza dottrinale, la costringe al silenzio proprio dove è in gioco il confine fra verità e menzogna.

    Indipendentemente da tale questione, in ampi settori della teologia mo­rale si sviluppò la tesi che la Chiesa non abbia né possa avere una propria morale. Nell’affermare questo si sottolinea come tutte le affermazioni morali avrebbero degli equivalenti anche nelle altre religioni e che dunque non potrebbe esistere un proprium cristiano. Ma alla questione del proprium di una morale biblica, non si risponde affermando che, per ogni singola frase, si può trovare da qualche parte un’equivalente in al­ tre religioni. È invece l’insieme della morale biblica che come tale è nuo­vo e diverso rispetto alle singole parti. La peculiarità dell’insegnamento morale della Sacra Scrittura risiede ultimamente nel suo ancoraggio all’immagine di Dio, nella fede nell’unico Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e che ha vissuto come uomo. Il Decalogo è un’applicazione alla vi­ta umana della fede biblica in Dio. Immagine di Dio e morale vanno in­sieme e producono così quello che è specificamente nuovo dell’atteggiamento cristiano verso il mondo e la vita umana. Del resto, sin dall’inizio il cristianesimo è stato descritto con la parola hodòs. La fede è un cammino, un modo di vivere. Nella Chiesa antica, rispetto a una cultura sempre più depravata, fu istituito il catecumenato come spazio di esistenza nel quale quel che era specifico e nuovo del modo di vivere cristiano veniva insegnato e anche salvaguardato rispetto al modo di vivere comune. Penso che anche oggi sia necessario qualcosa di simi­ le a comunità catecumenali affinché la vita cristiana possa affermarsi nella sua peculiarità.

    II
    Prime reazioni ecclesiali

    1. Il processo di dissoluzione della concezione cristiana della morale, da lungo tempo preparato e che è in corso, negli anni ‘60, come ho cercato di mostrare, ha conosciuto una radicalità come mai c’era stata prima di allora. Questa dissoluzione dell’autorità dottrinale della Chiesa in materia morale doveva necessariamente ripercuotersi anche nei diversi spazi di vita della Chiesa. Nell’ambito dell’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, interessa soprattutto la questione della vita sacerdotale e inoltre quella dei seminari. Riguardo al problema della preparazione al ministero sacerdotale nei seminari, si constata in effetti un ampio collasso della forma vigente sino a quel momento di questa preparazione.

    In diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari. In un seminario nella Germania meridionale i candidati al sacerdozio e i candidati all’ufficio laicale di referente pastorale vivevano in­sieme. Durante i pasti comuni, i seminaristi stavano insieme ai referenti pastorali coniugati in parte accompagnati da moglie e figlio e in qualche caso dalle loro fidanzate. Il clima nel seminario non poteva aiutare la formazione sacerdotale. La Santa Sede sapeva di questi problemi, senza esserne in formata nel dettaglio. Come primo passo fu disposta una Visita apostolica nei seminari degli Stati Uniti.

    Poiché dopo il Concilio Vaticano II erano stati cambiati pure i criteri per la scelta e la nomina dei vescovi, anche il rapporto dei vescovi con i loro seminari era differente. Come criterio per la nomina di nuovi vescovi va­ leva ora soprattutto la loro «conciliarità», potendo intendersi natural­ mente con questo termine le cose più diverse. In molte parti della Chie­sa, il sentire conciliare venne di fatto inteso come un atteggiamento cri­ tico o negativo nei confronti della tradizione vigente fino a quel momen­ to, che ora doveva essere sostituita da un nuovo rapporto, radicalmente aperto, con il mondo. Un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva mostrato ai seminaristi film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede. Vi furono singoli vescovi – e non solo negli Stati Uniti d’America – che rifiutarono la tradizione cattolica nel suo complesso mirando nelle loro diocesi a sviluppare una specie di nuova, moderna «cattolicità». Forse vale la pena accennare al fatto che, in non pochi seminari, studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio. I miei libri venivano nascosti come letteratura dannosa e venivano per così dire letti sottobanco.

    La Visita che seguì non portò nuove informazioni, perché evidentemente diverse forze si erano coalizzate al fine di occultare la situazione reale. Venne disposta una seconda Visita che portò assai più informazioni, ma nel complesso non ebbe conseguenze. Ciononostante, a partire dagli anni ‘70, la situazione nei seminari in generale si è consolidata. E tutta­via solo sporadicamente si è verificato un rafforzamento delle vocazioni, perché nel complesso la situazione si era sviluppata diversamente.

    2. La questione della pedofilia è, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni‘80. Negli Stati Uniti nel frattempo era già cresciuta, divenendo un problema pubblico. Così i vescovi chiesero aiuto a Roma perché il diritto canonico, così come fissato nel Nuovo Co­dice, non appariva sufficiente per adottare le misure necessarie. In un primo momento Roma e i canonisti romani ebbero delle difficoltà con questa richiesta; a loro avviso, per ottenere purificazione e chiarimento sarebbe dovuta bastare la sospensione temporanea dal ministero sacerdotale. Questo non poteva essere accettato dai vescovi americani perché in questo modo i sacerdoti restavano al servizio del vescovo venendo così ritenuti come figure direttamente a lui legate. Un rinnovamento e un approfondimento del diritto penale, intenzionalmente costruito m modo blando nel Nuovo Codice, poté farsi strada solo lentamente.

    A questo si aggiunse un problema di fondo che riguardava la concezione del diritto penale. Ormai era considerato «conciliare» solo il così detto «garantismo». Significa che dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati e questo fino al punto da escludere di fatto una condanna. Come contrappeso alla possibilità spesso insufficiente di difendersi da parte di teologi accusati, il loro diritto alla difesa venne talmente esteso nel senso del garantismo che le condanne divennero quasi impossibili.

    Mi sia consentito a questo punto un breve excursus. Di fronte all’estensione delle colpe di pedofilia, viene in mente una parola di Gesù che dice: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9,42). Nel suo significato originario questa parola non parla dell’adescamento di bambini a scopo sessuale. Il termine «i piccoli» nel linguaggio di Gesù designa i credenti semplici, che potrebbero essere scossi nella loro fede dalla superbia intellettuale di quelli che si credono intelligenti. Gesù qui allora protegge il bene della fede con una perentoria minaccia di pena per coloro che le recano offesa. Il moderno utilizzo di quelle parole in sé non è sbagliato, ma non deve occultare il loro sen­ so originario. In esso, contro ogni garantismo, viene chiaramente in luce che è importante e abbisogna di garanzia non solo il diritto dell’accusato. Sono altrettanto importanti beni preziosi come la fede. Un diritto canonico equilibrato, che corrisponda al messaggio di Gesù nella sua interezza, non deve dunque essere garantista solo a favore dell’accusato, il cui rispetto è un bene protetto dalla legge. Deve proteg­gere anche la fede, che del pari è un bene importante protetto dalla legge.Un diritto canonico costruito nel modo giusto deve dunque contenere una duplice garanzia: protezione giuridica dell’accusato e protezione giuridica del bene che è in gioco. Quando oggi si espone questa concezione in sé chiara, in genere ci si scontra con sordità e indifferenza sulla questione della protezione giuridica della fede. Nella coscienza giuridica comune la fede non sembra più avere il rango di un bene da proteggere. È una situazione preoccupante, sulla quale i pastori della Chiesa devo­no riflettere e considerare seriamente.

    Ai brevi accenni sulla situazione della formazione sacerdotale al mo­mento del deflagrare pubblico della crisi, vorrei ora aggiungere alcune indicazioni sull’evoluzione del diritto canonico in questa questione. In sé, per i delitti commessi dai sacerdoti è responsabile la Congregazione per il clero. Poiché tuttavia in essa il garantismo allora dominava am­ piamente la situazione, concordammo con papa Giovanni Paolo II sull’ opportunità di attribuire la competenza su questi delitti alla Con­gregazione per la Dottrina della Fede, con la titolatura «Delicta maiora contra fidem». Con questa attribuzione diveniva possibile anche la pena massima, vale a dire la riduzione allo stato laicale, che invece non sa­rebbe stata comminabile con altre titolature giuridiche. Non si trattava di un escamotage per poter comminare la pena massima, ma una con­ seguenza del peso della fede per la Chiesa. In effetti è importante tener presente che, in simili colpe di chierici, ultimamente viene danneggiata la fede: solo dove la fede non determina più l’agire degli uomini sono possibili tali delitti. La gravità della pena presuppone tuttavia anche una chiara prova del delitto commesso: è il contenuto del garantismo che rimane in vigore. In altri termini: per poter legittimamente comminare la pena massima è necessario un vero processo penale. E tuttavia, in questo modo si chiedeva troppo sia alle diocesi che alla Santa Sede. E così stabilimmo una forma minima di processo penale e lasciammo aperta la possibilità che la stessa Santa Sede avocasse a sé il processo nel caso che la diocesi o la metropolia non fossero in grado di svolgerlo. In ogni caso il processo doveva essere verificato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per garantire i diritti dell’accusato. Alla fine, però, nella Feria IV (vale a dire la riunione di tutti i membri della Congrega­zione), creammo un’istanza d’appello, per avere anche la possibilità di un ricorso contro il processo. Poiché tutto questo in realtà andava al di là delle forze della Congregazione per la Dottrina della Fede e si verifica­ vano dei ritardi che invece, a motivo della materia, dovevano essere evi­tati, papa Francesco ha intrapreso ulteriori riforme.

    III
    Alcune prospettive

    1. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo creare un’altra Chiesa affinché le cose possano aggiustarsi? Questo esperimento già è stato fatto ed è già falli­ to. Solo l’amore e l’obbedienza a nostro Signore Gesù Cristo possono in­dicarci la via giusta. Proviamo perciò innanzitutto a comprendere in modo nuovo e in profondità cosa il Signore abbia voluto e voglia da noi.

    In primo luogo direi che, se volessimo veramente sintetizzare al massi­mo il contenuto della fede fondata nella Bibbia, potremmo dire: il Signo­re ha iniziato con noi una storia d’amore e vuole riassumere in essa l’intera creazione. L’antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo a questo amore. Questo è il vero antidoto al male. La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell’amore a Dio. È redento chi si affida all’amore di Dio. Il nostro non essere redenti poggia sull’incapacità di amare Dio. Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uo­mini.

    Se ora proviamo a svolgere un po’ più ampiamente questo contenuto es­ senziale della Rivelazione di Dio, potremmo dire: il primo fondamentale dono che la fede ci offre consiste nella certezza che Dio esiste. Un mon­ do senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso. Infatti, da dove proviene tutto quello che è? In ogni caso sarebbe privo di un fondamento spirituale. In qualche modo ci sarebbe e basta, e sarebbe privo di qualsiasi fine e di qualsiasi senso. Non vi sarebbero più criteri del bene e del male. Dunque avrebbe valore unicamente ciò che è più forte. Il potere diviene allora l’unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste. Solo se le cose hanno un fondamento spirituale, so­ lo se sono volute e pensate – solo se c’è un Dio creatore che è buono e vuole il bene- anche la vita dell’uomo può avere un senso.

    Che Dio ci sia come creatore e misura di tutte le cose, è innanzitutto un’esigenza originaria. Ma un Dio che non si manifestasse affatto, che non si facesse riconoscere, resterebbe un’ipotesi e perciò non potrebbe determinare la forma della nostra vita. Affinché Dio sia realmente Dio nella creazione consapevole, dobbiamo attenderci che egli si manifesti in una qualche forma. Egli lo ha fatto in molti modi, e in modo decisivo nella chiamata che fu rivolta ad Abramo e diede all’uomo quell’orientamento, nella ricerca di Dio, che supera ogni attesa: Dio di­ viene creatura egli stesso, parla a noi uomini come uomo.

    Così finalmente la frase «Dio è» diviene davvero una lieta novella, pro­prio perché è più che conoscenza, perché genera amore ed è amore. Rendere gli uomini nuovamente consapevoli di questo, rappresenta il primo e fondamentale compito che il Signore ci assegna.

    Una società nella quale Dio è assente -una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse- è una società che perde il suo cri­ terio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della «morte di Dio». Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché vie­ne meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisa­ mente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e eh distrugge l’uomo. – il caso della pedofilia. Teorizzata ancora non tempo fa come del tutto giusta, essa si è diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commet­tono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa e tra i sacerdoti deve scuoterci e scandalizzarci in misura particolare.

    Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere? In ultima analisi il motivo sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio, perché è un discorso che non sembra avere utilità pratica. Dopo gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale, in Germania avevamo adottato la nostra Costituzione dichiarandoci esplicitamente responsabili davanti a Dio come criterio guida. Mezzo secolo dopo non era più possibile, nella Costituzione euro­ pea, assumere la responsabilità di fronte a Dio come criterio di misura. Dio viene visto come affare di partito di un piccolo gruppo e non può più essere assunto come criterio di misura della comunità nel suo complesso. In quest a decisione si rispecchia la situazione dell’Occidente, nel quale Dio è divenuto fatto privato di una minoranza.

    Il primo compito che deve scaturire dagli sconvolgimenti morali del no­ stro tempo consiste nell’iniziare di nuovo noi stessi a vivere di Dio, rivol­ti a lui e in obbedienza a lui. Soprattutto dobbiamo noi stessi di nuovo imparare a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita e non ac­cantonarlo come fosse una parola vuota qualsiasi. Mi resta impresso il monito che il grande teologo Hans Urs von Balthasar vergò una volta su uno dei suoi biglietti: dl Dio trino, Padre, Figlio e Spirito Santo: non presupporlo ma anteporlo!». In effetti, anche nella teologia, spesso Dio viene presupposto come fosse un’ovvietà, ma concretamente di lui non ci si occupa. Il tema “Dio” appare così irreale, così lontano dalle cose che ci occupano. E tuttavia cambia tutto se Dio non lo si presuppone, ma lo si antepone. Se non lo si lascia in qualche modo sullo sfondo ma lo si riconosce come centro del nostro pensare, parlare e agire.

    2. Dio è divenuto uomo per noi. La creatura uomo gli sta talmente a cuore che egli si è unito a essa entrando concretamente nella storia. Parla con noi, vive con noi, soffre con noi e per noi ha preso su di sé la morte. Di questo certo parliamo diffusamente nella teologia con un linguaggio e con concetti dotti. Ma proprio così nasce il pericolo che ci facciamo si­gnori della fede, invece di lasciarci rinnovare e dominare dalla fede.

    Consideriamo questo riflettendo su un punto centrale, la celebrazione della Santa Eucaristia. Il nostro rapporto con l’Eucaristia non può che destare preoccupazione. A ragione il Vaticano II intese mettere di nuovo al centro della vita cristiana e dell’esistenza della Chiesa questo sacra­ mento della presenza del corpo e del sangue di Cristo, della presenza della sua persona, della sua passione, morte e risurrezione. In parte questa cosa è realmente avvenuta e per questo vogliamo di cuore rin­ graziare il Signore.

    Ma largamente dominante è un altro atteggiamento: non domina un nuovo profondo rispetto di fronte alla presenza della morte e risurrezio­ ne di Cristo, ma un modo di trattare con lui che distrugge la grandezza del mistero. La calante partecipazione alla celebrazione domenicale dell’Eucaristia mostra quanto poco noi cristiani di oggi siamo in grado di valutare la grandezza del dono che consiste nella Sua presenza reale. L’Eucaristia è declassata a gesto cerimoniale quando si considera ovvio che le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati a ra­ gione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familia­ ri o eventi come matrimoni e funerali. L’ovvietà con la quale in alcuni luoghi i presenti, semplicemente perché tali, ricevono il Santissimo Sa­cramento mostra come nella Comunione si veda ormai solo un gesto cerimoniale. Se riflettiamo sul da farsi, è chiaro che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi. Quel che è necessario è invece il rinnovamento della fede nella realtà di Gesù Cristo donata a noi nel Sacramento.

    Nei colloqui con le vittime della pedofilia sono divenuto consapevole con sempre maggiore forza di questa necessità. Una giovane ragazza che serviva all’altare come chierichetta mi ha raccontato che il vicario parrocchiale, che era suo superiore visto che lei era chierichetta, introduceva l’abuso sessuale che compiva su di lei con queste parole: «Questo è il mio corpo che è dato per te». È evidente che quella ragazza non può più ascoltare le parole della consacrazione senza provare terribilmente su di sé tutta la sofferenza dell’abuso subìto. Sì, dobbiamo urgentemen­te implorare il perdono del Signore e soprattutto supplicarlo e pregarlo di insegnare a noi tutti a comprendere nuovamente la grandezza della sua passione, del suo sacrificio. E dobbiamo fare di tutto per proteggere dall’abuso il dono della Santa Eucaristia.

    3. Ed ecco infine il mistero della Chiesa. Restano impresse nella memoria le parole con cui ormai quasi cento anni fa Romano Guardini esprimeva la gioiosa speranza che allora si affermava in lui e in molti altri: «Un evento di incalcolabile portata è iniziato: La Chiesa si risveglia nelle anime». Con questo intendeva dire che la Chiesa non era più, come prima, semplicemente un apparato che ci si presenta dal di fuori, vissu­ta e percepita come una specie di ufficio, ma che iniziava ad essere sen­tita viva nei cuori stessi: non come qualcosa di esteriore ma che ci toc­cava dal di dentro. Circa mezzo secolo dopo, riflettendo di nuovo su quel processo e guardando a cosa era appena accaduto, fui tentato di capo­ volgere la frase: «La Chiesa muore nelle anime». In effetti oggi la Chiesa viene in gran parte vista solo come una specie di apparato politico. Di fatto, di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale persino per dei vescovi che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici. La crisi cau­sata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura come qualcosa di malriuscito che dobbiamo decisa­ mente prendere in mano noi stessi e formare in modo nuovo. Ma una Chiesa fatta da noi non può rappresentare alcuna speranza.

    Gesù stesso ha paragonato la Chiesa a una rete da pesca nella quale stanno pesci buoni e cattivi, essendo Dio stesso colui che alla fine dovrà separare gli uni dagli altri. Accanto c’è la parabola della Chiesa come un campo sul quale cresce il buon grano che Dio stesso ha seminato, ma anche la zizzania che un “nemico” di nascosto ha seminato in mezzo al grano. In effetti, la zizzania nel campo di Dio, la Chiesa, salta all’occhio per la sua quantità e anche i pesci cattivi nella rete mostrano la loro forza. Ma il campo resta comunque campo di Dio e la rete rimane rete da pesca di Dio. E in tutti i tempi c’è e ci saranno non solo la zizzania e i pesci cattivi ma anche la semina di Dio e i pesci buoni. Annunciare in egual misura entrambe con forza non è falsa apologetica, ma un servizio necessario reso alla verità.

    In quest’ambito è necessario rimandare a un importante testo della Apocalisse di San Giovanni. Qui il diavolo è chiamato accusatore che accusa i nostri fratelli dinanzi a Dio giorno e notte (Ap 12, 10). In questo modo l’Apocalisse riprende un pensiero che sta al centro del racconto che fa da cornice allibro di Giobbe (Gb 1 e 2, 10; 42, 7-16). Qui si narra che il diavolo tenta di screditare la rettitudine e l’integrità di Giobbe co­me puramente esteriori e superficiali. Si tratta proprio di quello di cui parla l’Apocalisse: il diavolo vuole dimostrare che non ci sono uomini giusti; che tutta la giustizia degli uomini è solo una rappresentazione esteriore. Che se la si potesse saggiare di più, ben presto l’apparenza della giustizia svanirebbe. Il racconto inizia con una disputa fra Dio e il diavolo in cui Dio indicava in Giobbe un vero giusto. Ora sarà dunque lui il banco di prova per stabilire chi ha ragione. «Togligli quanto possie­de – argomenta il diavolo – e vedrai che nulla resterà della sua devozio­ne». Dio gli permette questo tentativo dal quale Giobbe esce in modo po­sitivo. Ma il diavolo continua e dice: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia» (Gb 2, 4s). Così Dio concede al diavolo una seconda possibilità. Gli è permesso anche di stendere la mano su Giobbe. Unicamente gli è precluso ucci­derlo. Per i cristiani è chiaro che quel Giobbe che per tutta l’umanità esemplarmente sta di fronte a Dio è Gesù Cristo. Nell’Apocalisse, il dramma dell’uomo è rappresentato in tutta la sua ampiezza. Al Dio creatore si contrappone il diavolo che scredita l’intera creazione e l’intera umanità. Egli si rivolge non solo a Dio ma soprattutto agli uo­ mini dicendo: «Ma guardate cosa ha fatto questo Dio. Apparentemente una creazione buona. In realtà nel suo complesso è piena di miseria e di schifo». Il denigrare la creazione in realtà è un denigrare Dio. Il diavolo vuole dimostrare che Dio stesso non è buono e vuole allontanarci da lui.

    L’attualità di quel che dice l’Apocalisse è lampante L’accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la sua Chiesa nel suo complesso e così nell’allontanarci da essa. L’idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi è in verità una proposta del diavolo con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo sin troppo facilmente. No, anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c’è an­ che oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva. È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa sono. Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni («martyres») nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli.

    Il termine martire è tratto dal diritto processuale. Nel processo contro il diavolo, Gesù Cristo è il primo e autentico testimone di Dio, il primo martire, al quale da allora innumerevoli ne sono seguiti. La Chiesa di oggi è come non mai una Chiesa di martiri e così testimone del Dio vivente. Se con cuore vigile ci guardiamo intorno e siamo in ascolto, ovunque, fra le persone semplici ma anche nelle alte gerarchie della Chiesa, possiamo trovare testimoni che con la loro vita e la loro soffe­renza si impegnano per Dio. È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro. Fra i compiti grandi e fondamentali del nostro annuncio c’è, nel limite delle nostre possibilità, il creare spazi di vita per la fede, e soprat­tutto il trovarli e il riconoscerli.

    Vivo in una casa nella quale una piccola comunità di persone scopre di continuo, nella quotidianità, testimoni così del Dio vivo, indicandoli an­ che a me con letizia. Vedere e trovare la Chiesa viva è un compito meraviglioso che rafforza noi stessi e che sempre di nuovo ci fa essere lieti della fede.

    Alla fine delle mie riflessioni vorrei ringraziare Papa Francesco per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio che anche oggi non è tramontata. Grazie, Santo Padre!

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    “Cuore razzista”? Che significa. Definire, prego.
    Io sono CERTISSIMO di essere meno razzista del Papa. Detesto il razzismo con la stessa forza del Comunismo, perché il mio ANTIRAZZISMO non è ideologico, ma vero e viscerale.
    L’antirazzismo del Papa invece mi sembra (ma posso sbagliarmi) ideologico e perciò potrebbe essere falso.
    Io proprio perché sono un VERO antirazzista, mi sento libero di criticare l’immigrazionismo. Cosa che, però, non mi impedisce di avere compassione per gli immigrati che girano per le nostre strade senza meta e senza futuro.
    Il vero razzismo è di chi è antirazzista a metà: è antirazzista con alcuni (gli immigrati) e non con altri (i poveri italiani, che si vorrebbero senza reddito per sempre).
    Oggi, anche grazie ai progressi delle genetica, nessuno crede più nelle razze superiori: sarebbe ridicolo.
    Il razzismo odierno consiste nella discriminazione. E nessuno è più razzista dei progressisti che disprezzano chi non la pensa come loro. Tra cui, forse, c’è pure il Papa.

  • Nicola B. ha detto:

    Importante intervista al Cardinale Robert Sarah il quale non le manda a dire ed avvisa l’Occidente. Il buon Pastore difende le pecore e le mette sull’avviso.

    CARDINAL SARAH: “Come vescovo, è mio dovere avvertire l’Occidente – Blondet & Friends
    https://www.maurizioblondet.it/cardinal-sarah-come-vescovo-e-mio-dovere-avvertire-loccidente/

    • Maria Cristina ha detto:

      Importantissimo anche intervento del papa Emerito Benedetto XVI sulla causa degli scandali sessuali nella Chiesa:ne da un anticipo il Corriere della Sera di oggi. Papa Ratzinger parla di “collasso morale”sia fuori che dentro la Chiesa e fa partire questo collasso morale dagli anni del post-concilio.

  • Adriana ha detto:

    OT : la Corte Europea ha sancito la legittimità dell’
    ” utero in affitto “. Magnifica vittoria del progresso sinistro .
    E ora …?

    • deutero.amedeo ha detto:

      Per i credenti e osservanti della legge divina, tutto rimane come prima. Per gli altri peccato più, peccato meno, non cambia niente.

      • Adriana ha detto:

        Deutero ,
        per certi versi hai ragione , ma non credo che la cosa sarà senza conseguenze sociali , sulle ” incubatrici ” e anche , fisiologiche ,sui nascituri . Si apre ancora di più la famosa finestra di Overton . Soltanto la Meloni , finora , è intervenuta per deprecare questa sentenza della Corte dei diritti umani ( ? ) di Strasburgo che lascia ai paesi menbri la scelta ( ? ) tra l’obbligo di iscrivere i nati all’anagrafe e l’adozione da parte del genitore ( ? ) che si dichiara madre . Immagino che Tosatti tornerà sull’argomento con maggiori particolari . Oremus

  • deutero.amedeo ha detto:

    “Ma le falsità che hanno un potere devastante si trovano nei libri di testo scolastici, dagli asili fino alle università, e nei media governativi.”
    Questo afferma qui sopra Agostino Nobile. E io credo non solo nella verità dell’affermazione di Nobile ma anche nel fatto che questo è il peccato più grave della scuola e di ogni istituzione che svolga attività di educazione, addestramento e formazione. E purtroppo da questo peccato non è esente la chiesa docente degli ultimi decenni.

  • Nicola B. ha detto:

    Ultimo messaggio di Maria Santissima ad Anguera in Brasile. Molto significativo.

    https://www.apelosurgentes.com.br/it-it/mensagens/4782

  • jibbon ha detto:

    Ma che sta succedendo caro Tosatti ? Anche se il processo di rivoluzione nella chiese ha duemila anni, e si è accelerato dal Vaticano II , però In brevissimo tempo , 6 anni, abiam perso ogni certezza .I temi proposti d difesi dalla chiesa sono povertàmateriale, migrazioni, ambiente, gli stessi dell’ONU . Persino il linguaggio della chiesa è divenuto il linguaggio dell’ONU . Il linguaggio del Papa lo trascurerei , è rilevante solo perchè è proferito dal Pontefice . Ma il Pontefice che grado di credibilità ha oggi realmente ? Non ho capito niente o ho capito tutto ? La gnosi ha (temporaneamente ) vinto ?

  • virro ha detto:

    Da Vatican News: ieri Papa Francesco ha detto: ” cedere al fallimento è la desolazione cristiana”
    Caro Bergoglio, per questo noi lottiamo contro le sue affermazioni eretiche.
    Il P. Bergoglio dice anche:
    “chi ha il cuore razzista si converta…”
    Vero, forse è il momento che P.Bergoglio faccia sua questa sua frase, si converta al ruolo che ha scelto di servire, anziché dire c o s t a n t e m e n t e male, per u m i l i a r e, sia i cattolici che gli italiani.
    Poi, questi migranti, CHI li ha portati a questa condizione miserevole? solo i razzisti come lui e i suoi amici, dato che egli è il portavoce di quella cricca
    P. Bergoglio dica pure che la mafia è “nostra” perché evidentemente, lui ne fa parte insieme alle logge massoniche, (per gestire tutto il potere politico ed economico, naturalmente) io e la STRAgrande maggioranza degli italiani invece NO!

    Quando P Bergoglio si degnerà di onorare, sia la parola che il vivere CATTOLICO?
    Gesù tu sei la Verità, resta in mezzo a noi a difendere la tua Sposa, la santa Chiesa.

  • Cesare Baronio ha detto:

    Qualcuno dovrebbe ricordare al Primate che il merito della sua elezione nell’ultimo sventurato Conclave va attribuito ai maneggi della cosiddetta Mafia di San Gallo, una conventicola di prelati ultraprogressisti, la cui esistenza è stata svelata da un suo membro, il card. Daneels. Anzi fu proprio il porporato a definirla “mafia”. Esiste la mafia nigeriana, ma anche quella modernista. E quella che è stata recentemente chiamata lavender mafia, ossia la lobby dei chierici sodomiti. Al posto del Sedicente, quando si parla di mafia io sarei un po’ meno tranchant, se non altro per evitare di aggiungere il ridicolo al grottesco.

    • alessandro ha detto:

      Esatto, poi va aggiunta alla lista anche una traditionalist mafia, che è composta da un gruppo organizzato di massoni, che gestisce un blog cattolico e che ricicla denaro in Germania, dopo averlo riscosso in nero.

  • Gederson Falcometa ha detto:

    Bergoglio è uno che non vuole proselitismo nell’ambito religioso, ma che lo fa in ambito político. Una política basata sull’ideologia é una politica proselitista. Forse, per questo ci sono tantissime proseliti del lobby gay in Vaticano.

    Alla parola Bergoglio dice non al proselitismo religioso, ma in Vaticano ci sono anche proseliti del protestantesimo, come il cardinale Kasper, dell’atteismo, come il cardinale Ravasi, ecc. Siamo davanti ad una Chiesa piena di proselitismo!

  • Antonius ha detto:

    Sia misericordioso, dr. Tosatti. Non faccia soffrire OGNI GIORNO il signor Giuseppe. L’INSONNE G. (oggi alle ore 9.01) era già qui – fra questi lupi stilumcurialatri – e come ogni giorno si inquieta ( o meglio lo inquietano i nostri commenti PRECONCETTI). Sia VERO CRISTIANO: ogni tanto, almeno una volta la settimana, ci rilasci qualche articolo di Bergogliofilia. Cosí, il signor G. si sentirà non tanto solo e noi ci educhiamo un po’ di piú sul Cristianesimo.

  • Rafael Brotero ha detto:

    …per i poteri forti è stato un trauma..
    Vero. Jared Kushner non é un potere forte. É un potere fortissimo.

    • agostino nobile ha detto:

      Rafael. Se Jared Kushner fosse un potente fortissimo, come lei dice, non sarebbe senior advisor di un Presidente che viene contestato da tutti media internazionali.

  • HK ha detto:

    mi sbaglio ,caro Tosatti , o mons.Viganò , fra le righe del documento . che lei così opportunamente divulgò con il suo famoso articolo su LaVerità, lascia immaginare che esiste una “mafia-gesuitica ” , soprattutto qui in USA ?

  • Pippo ha detto:

    CARO TOSATTI, STAMATTINA A RADIO 24 HO RISENTITO L’INNO DEL NOSTRO PAESE (FRATELLI D’ITALIA ) , HO FERMATO LA MIA ATTENZIONE SU :…L’ITALIA S’E’ DESTA , DELL’ELMO DI SCIPIO S’E’ CINTA LA TESTA…ecc .HO PENSATO : SCIPIO ERA UNO CHE ERA RIUSCITO A RIMANDARE A CASA “MIGRANTI CLANDESTINI TUNISINI” , CIOE’ I CARTAGINESI ( ANCHE SUBENDO SCONFITTE NON DA POCO ) . ORA , NELL’INNO ITALIANO RICORDIAMO SEMPRE SCIPIONE L’AFRICANO , NEMICO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA , MENTRE LA CEI LA AUSPICA E LA PROTEGGE . C’E’ UN CERTO CONFLITTO O SBAGLIO ? MAGARI OGGI SCIPIO CONSIDEREREBBE LA CEI DI BASSETTI IL PRIMO TRADITORE DA COMBATTERE ,NO ? COME STA SUCCEDENDO OGGI TRA SALVINI E BASSETTI . VUOI VEDERE CHE FRA QUALCHE MESE , DOPO LE ELEZIONI , CANTEREMO (CON LA STESSA ARIA DI FRATELLI D’ITALIA) : ….L’ITALIA S’E’ DESTA , DEL VERDE FOULARD DI SALVINI S’E’ CINTA LE SPALLE …ecc.. Lei Tosatti che ne dice ?

    • Guido ha detto:

      certo che Scipio prima di capire il pericolo dei clandestini di Cartagine ed attrezzarsi per cacciarli dal Mediterraneo, ci ha messo del tempo e ne ha perse di battaglie …

      • Guido ha detto:

        speriamo quindi che Salvini sia preservato dagli errori che fece Scipione e non debba subire le varie sconfitte che il capo immigrato clandestino Annibale afflisse ai romani…

        • ubimajor ha detto:

          Il Card.Sarah potrebbe spiegare alla Lega come sconfiggere l’invasione dei neo-cartaginesi così auspicata dal Card, Bassetti .

      • Klaus B ha detto:

        Per la verità Scipione di battaglie non ne perse neanche una. Ogni volta che affrontò i Cartaginesi gli fece il mazzo. Le legnate i Romani le presero quando Scipione ancora non comandava. Poi a lui lo buggerò Catone, ma per questioni di politica interna.

        • guido ha detto:

          Ha ragione , sia la battaglia di Canne che quella del Trebbia furono persa da due consoli romani,non ricordo i nomi.

    • fox ha detto:

      DUM ROMAE CONSULITUR , SAGUNTUM EXPUGNATUR (Tito Livio – sulla seconda guerra punica ) . Mentre i 5-Stelle e la CEI ostacolavano la Lega nella soluzione immigrati clandestini tunisini cartaginesi , Annibale radeva al suolo Sagunto Romana , in Iberia. Speriamo che la storia non si ripeta oggi ….

    • fox ha detto:

      DUM ROMAE CONSULITUR , SAGUNTUM EXPUGNATUR (Tito Livio – sulla seconda guerra punica ) . Mentre i 5-Stelle e la CEI ostacolavano la Lega nella soluzione immigrati clandestini tunisini cartaginesi , Annibale radeva al suolo Sagunto Romana , in Iberia. Speriamo che la storia non si ripeta oggi ….

  • Giuseppe ha detto:

    Ogni giorno che passa, leggo post sempre più incredibili.

    Giusto due esempi.

    Il papa dice (o avrebbe detto, non l’ho sentito personalmente): “Chi ha il cuore razzista si converta”.
    Si tratta, mi pare, di un’esortazione basica per un cattolico (ma anche per un ateo, al netto dell’invito alla conversione) e che non meriterebbe altro commento che un semplice “Giusto!”.
    E invece …

    Ma ancor più eclatante è la seguente affermazione:
    “Nel secolo scorso i mezzi di comunicazione hanno fomentato due guerre mondiali, radendo al suolo l’Europa ecc.”.
    I mezzi di comunicazione??????????????????????
    Ho sempre creduto che nello scoppio della seconda guerra ci fosse lo zampino di Hitler, ma evidentemente ho studiato sui libri sbagliati.
    Ma il giornalista Marco Tosatti non ha nulla da dire a riguardo?

    Credo che un po’ di pudore nello scrivere certe cose non guasterebbe.

    Saluti

    • tito ha detto:

      Giuseppe , ma c’è ancora qualcosa che Bergoglio possa dire , che la può meravigliare ? Un paio di anni fa andai a sentire una conferenza dove erano intervenuti il biografo di Bergoglio ( tal Invereight ?) ed un noto economista appartenente al mondo della cultura cattolica che viene definita tradizionale . ( non faccio il nome perchè mancherei di riservatezza ) . terminato il diattito fra i due , fuori onda pertanto, questo Invereight domanda all’economista cosa pensasse in realtà di Bergoglio , e la risposta secca fu : mi pare un pò squilibrato. Ecco , Giuseppe , una definizione azzeccata e corretta . Che aspettarsi quindi ?

      • Giuseppe ha detto:

        Sig. Tito, credo abbia frainteso: nella tenzone che contrappone i frequentatori di questo sito e il papa, io – rimanendo ateo – sto certamente dalla parte del secondo.
        E il mio commento a cui lei ha risposto era fortemente critico nei confronti dell’autore dell’incredibile post odierno (e di chi lo ha pubblicato, ovviamente).

        • Gian Piero ha detto:

          Giuseppe doveva scrivere: io, proprio perchè sono ateo ,sto dalla parte di Bergoglio.
          infatti solo chi è ateo può gioire della rottamazione del cattolicesimo fatta da questo papa!

          • Giuseppe ha detto:

            Si sbaglia. Io non sto dalla parte di nessun papa, cui, da ateo, non riconosco alcuna autorità.
            Se qualcuno però dice una cosa sensata, non vedo perché dovrei negarlo.

      • deutero.amedeo ha detto:

        @Giuseppe.
        –evidentemente ho studiato sui libri sbagliati.–
        Evidentemente sì !

        • Giuseppe ha detto:

          Come qualche miliardo di persone al mondo dal dopoguerra in poi.

          • deutero.amedeo ha detto:

            Giuseppe, se sei, come dici, ateo, sei, quasi certamente, un materialista. Ma se sei materialista, sei un materialista incoerente perché credi che sia vero non solo ciò che conosci tu direttamente per mezzo dei tuoi sensi e della tua esperienza, ma anche quello che conosci indirettamente perché altri te lo hanno raccontato, o tu te lo sei immaginato. E ciò non sarebbe logico. A proposito di logica……

    • Adriana ha detto:

      Giuseppe , non ha studiato quanto i mezzi di comunicazione – radio in primis , giornali e manifesti , abbiano contribuito a dar scoppiare la 2 guerra mondiale?
      E’ ancora in tempo ! Suvvia..cominci con la ” Storia del terzo Reich ”
      di William .L . Shirer .

      • Giuseppe ha detto:

        Certo, inducendo in errore quell’agnellino di Hitler che, senza i giornali e la radio, se ne sarebbe stato zitto zitto a coltivare il suo hobby: lo sterminio degli ebrei e di qualche altra categoria di “diversi”.
        E meno male che all’epoca non c’era internet…

        • Gian Piero ha detto:

          Giuseppe come Bergoglio e’ un tuttologo, un esperto di ogni ramo dello scibile umano, oltre a essere ateo e quindi sentirsi chiamato alla “ rieducazione” dei credenti, sa tutto sulla storia , anche segreta, e su come scoppio’ la Seconda Guerra Mondiale , tanto da potercene dare lezioni.
          Mi ricorda una certa Eloisa, convinta di saper tutto e di poter/dover dare lezioni su tutto. A costoro conviene dare sempre ragione come si da ai pazzi. Lasciamoli nella loro illusione.

        • Adriana ha detto:

          Non ha capito una beata… pazienza . Come dice il Saggio :
          ” Studiare senza riflettere è inutile , meditare senza studiare è pericoloso ” ( Kung – fu ) .

          • Catholicus ha detto:

            Cara Adriana, mi sembra che codesta bellissima massima sia stata pronunciata da Confucio, o mi sbaglio? e che il significato fosse più o meno questo : lo studio senza riflessione è sterile, non dà frutti concreti; la riflessione senza studi, d’altro canto, manca delle basi necessarie ad indirizzare positivamente l’agire umano. Sono andato bene? spero di si.

          • Adriana ha detto:

            Catholicus , si . Confucio è la ” traduzione ” di Kung-fu . E si anche per il senso .
            ( manca il rispondi sotto al tuo intervento ) .

        • Deus Caritas est ha detto:

          Hitler non ha usato i mezzi di comunicazione per affermarsi e quindi assumere potere che poi l’ha posto nelle condizioni di fare quello che ha fatto? Faccio solo un esempio. Nessuno qui, in questo blog, ricorda quel video che Hitler fece girare sui campi di concentramento, facendo vedere che in realtà era una città per gli ebrei dove lavoravano ed erano felici. Se non mi sbaglio (il video l’ho visto 4 anni fa e mi ricordo anche in che occasione, ma non importa) c’erano anche dei bambini che giocavano.
          Per quanto riguarda la tua prima affermazione penso di deluderti dicendo che tutti quelli che scrivono in questo blog credono nelle parole di San Paolo dove dice che non esiste più Giudeo, né Greco, né schiavo, né libero, né uomo, né donna perché siamo tutti figli di Dio. Questo non nel senso “siamo tutti uguali”, che è una grandissima idiozia logicamente parlando, ma nel senso che tutti hanno la stessa dignità in quanto sono capaci di Dio. Questo è quello che la Chiesa ha sempre affermato, come quando combatte lo schiavismo degli americani o dei neri perché non venivano considerati persone, ma bruti. Che poi lo schiavismo sia stato praticato lo stesso (in larga misura, poi, dalla anticattolica e progredita Inghilterra) non vuol dire che la Chiesa non lo abbia avversato. Ci schieriamo invece contro le parole di Papa Francesco perché fanno parte del suo parlare subdolo e pro-immigrazione di massa, che tra l’altro si può benissimo notare nel discorso. Lo stesso Cardinal Sarah, origini africane e per di più in un villaggio povero, è contrario a questa forma di immigrazione e argomenta la sua tesi molto intelligentemente. Se ti interessa sapere cosa ha detto è scritto nel penultimo articolo su socci.com (dovrebbe essere .com, in ogni modo se cerchi Antonio socci troverai subito il suo blog).
          Come si può ben capire dal mio nick io non sono contrario alla Carità, perché la Chiesa non lo è (e nemmeno i lettori di questo blog). Io sono contrario a questa mielosa nuova misericordia, ma non mi dilungo in questo argomento. Io mi chiedo soltanto, nel caso di questa immigrazione incontrollata come in molti altri casi: questa è vera Carità?

      • deutero.amedeo ha detto:

        E perché non lo chiedono a chi c’era? Ne sono rimasti pochi ormai ma ce ne sono ancora. E così scoprirebbero verità ben diverse da quelle raccontate nei libri.

      • deutero.amedeo ha detto:

        Persino col Corriere dei Piccoli (detto il “Corrierino”, giornale settimanale del Corriere della Sera per i bambini) facevano la propaganda contro Re Giorgetto d’Inghilterra e il Ministro Ciurcillone e spiegavano che, come diceva il DUCE , “La guerra è la virtù dei popoli” e bisogna combattere contro i paesi “demoplutocratici” come la “Fredda Albione” .

        Questo nei libri che ha studiato il nostro Mastro Giuseppe evidentemente non è detto, ma nelle memorie storiche viventi come il sottoscritto è ben presente.

        • Giuseppe ha detto:

          Che il potere abbia sempre abusato dei mezzi di comunicazione è indubbio (anche se, da questo punto di vista, la prima metà del Novecento è certamente imparagonabile agli ultimi decenni in cui il fenomeno ha potuto contare su mezzi prima impensabili).
          Ma Nobile dice un’altra cosa: dice – letteralmente – che i mezzi di comunicazione hanno fomentato due guerre mondiali, il che è una sciocchezza di prima grandezza.
          Vero è, caso mai, che il Nazismo e il Fascismo hanno utilizzato i mezzi di informazione per la loro propaganda guerrafondaia, razzista e antisemita, ma il rapporto è esattamente rovesciato rispetto alla castroneria sopra riportata.
          Il potere indirizza la comunicazione e non già il contrario.
          Forse siete voi a necessitare di qualche ripasso. Di logica, prima ancora che di storia.

          • deutero.amedeo ha detto:

            E tu, invece di leggere i libri di storici veri e falsi vai in una emeroteca e leggi un po’ di quotidiani e settimanali degli anni tra il 1930 e il 1943 se ti vuoi limitare all’Italia e poi forse capirai il senso di quello che scrivo.
            In quanto alla logica se vuoi sono disponibile per dare lezioni gratis.

          • Adriana ha detto:

            Giuseppe ,
            leggersi qualche cosettina di McLuhan le arrecherebbe un qualche beneficio , :-)) , e magari un po’ di Huxley e di Orwell , ma lentamente …con prudenza .

    • agostino nobile ha detto:

      Giuseppe, sembra che lei viva sulla luna. I suoi commenti posso fare effetto dal barbiere o al bar dello sport, dove l’ignoranza aleggia come l’aria, ma non in questo sito dove, a partire da Tosatti, scrivono persone che hano studiato tutta la vita le tematiche che trattano. Ha mai sentito parlare Goebbels Ministro della Propaganda nazista? Ha mai letto qualcosa sulla massoneria, quella che ha acceso la miccia della I guerra mondiale creando incidenti e fakes memorabili? Invece di limitarsi a sgomitare in questo sito facendo dell’ignoranza una bandiera, le consiglio la lettura di qualche storico serio, evitando le case editrici sinistro/comuniste. Se poi non vuole affrontare la lettura di grossi tomi le consiglio il mio “Quello che i cattolici devono sapere”, dove attraverso una quarantina di articoli smonto in maniera sintetica altrettante bufale, ovviamente supportato da storici autorevoli di cui menziono nomi e cognomi.

      • Giuseppe ha detto:

        Vede, nel suo pessimo post (mi perdoni la franchezza, sono fatto così), ha sostenuto esattamente il contrario, ossia che i media hanno fomentato la guerra.
        Il che da una parte è forse e comunque un’esagerazione, in un’epoca in cui l’informazione non era certo capillare come oggi, ma in assoluto è un rovesciamento della realtà: il potere nazi-fascista, utilizzando anche la propaganda (ma molto di più fecero i carri armati, il manganello, l’olio di ricino, la crassa ignoranza di Mussolini, le camicie brune e, ovviamente, i forni crematori), ha da una parte falsificato la verità, dall’altra ha pianificato e attuato una guerra dagli esiti tragici come non mai.
        I mezzi di comunicazioni sono stati lo strumento, non certo il soggetto dell’azione nazi-fascista e della guerra che ne è seguita. Non proprio quello che ha detto lei.
        Quanto ai libri di storia, l’egemonia della sinistra di cui parla non è purtroppo bastata a liberare l’Italia dall’oppressione della vostra sacra romana chiesa (che ha raggiunto l’apice durante il pessimo pontificato del fabbricatore di santi polacco).
        Infine, a proposito di bufale, sono duemila anni che noi poveri atei (da sempre reietta minoranza) ci sorbiamo la più grande che sia mai stata raccontata: ha smascherato anche quella nel suo libro?

  • Nicola B. ha detto:

    Per Lucia e Lucy. In relazione ai vostri post nell’ultimo articolo di Osservatore Marziano volevo dirvi che ci sono inoltre su quei giornali da voi citati , i commenti di mangiapreti che però ascoltano ancora la Legge Morale Naturale e che per questo rimpiangono Ratzinger e Woitjwa ed il loro Pontificato sia a livello spirituale che a livello umano. Per comprendere espressioni come ” rivogliamo i lanzichenecchi ” dovete leggervi QUOTIDIANAMENTE su il Giornale, la Verità e Libero Quotidiano, le efferratezze che compiono i CLANDESTINI ed extracomunitari regolari e l’appoggio a loro dato dalla Magistratura Rossa che li rende praticamente IMPUNITI con le sue sentenze . Allora dopo aver letto per un mese di questi fatti e sentenze capirete benissimo perché i lettori scrivono RIDATECI I LANZICHENECCHI. Tante per dirne due. La prima e’ l’assoluzione di un africano che spacciava perché ” lo spaccio gli serviva per mantenersi “….La seconda è il DIMEZZAMENTO DELLA PENA ( RIDOTTA A SOLI 4 ANNI) AGLI SPACCIATORI AMICI DI OSEGHALE CHE HANNO ” RIFORNITO” LA POVERA PAMELA. Leggendo queste efferratezze e le sentenze miti o di scagionamento poi si comprendono i lettori. Io poi personalmente non vedo l’ora che arrivi il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Per la salvezza delle anime e perché faccia PIAZZA PULITA IN ITALIA ED IN EUROPA DI TANTE “RISORSE BOLDRINIANE ” CHE STANNO DISTRUGGENDO L’ITALIA E L’EUROPA. NON NE POSSO PIÙ DELLA LORO ARROGANZA E PREPOTENZA. La mia pazienza e carità cristiana sono finite come la pazienza e carità dei lettori da voi citati.

    • Davide ha detto:

      Probabilmente sono uno di quelli… non credevo mai di arrivare a rimpiangere Papa Giovanni II, ma l’argentino è riuscito in questa formidabile impresa.
      Relativamente a Benedetto XVI, confesso che ai suoi tempi mi lasciò completamente indifferente, ma ora anche io vorrei tanto sedesse ancora sulla Cattedra di Pietro.
      Spero che questa situazione abbia presto fine; ma mi rendo conto di quanto ciò sia una mera illusione: l’ideologia progressista è oramai profondamente radicata nella Chiesa e, piaccia o non piaccia (ed a me dispiace almeno quanto a voi), Bergoglio è solo la classica punta dell’iceberg.

  • franz ha detto:

    ieri sera alle 19 circa su Radio Maria , ho sentito un Padre Livio risorto , ho sentito il vecchio grande Padre Livio scagliarsi contro gli ignoranti e falsoni che sostengono tesi sbagliate e non provabili sul degrado ambientale, riscaldamanto globale, ecc. e lo fanno in odio verso la creatura e in avversione alla Genesi , quasi volendo confondete L’APOCALISSE evangelica con un fakenews di catastrofismo ambientale. Esattamente il contrario di quello che direttamente ed indirettamente insegna Bergoglio.

    • riccardo ha detto:

      si l’ho sentito anch’io .Finalemnte Padre Livio ha ripreso il suo originale coraggio . Radio Maria è tornata riascoltabile . Devo dire che dopo i fatti che portarono P.Livio a “rinunciare ” ai vari Palmaro, Barra , DeMattei ,… avevo cancellato RadioMaria dai canali radio in automobile. Ieri sera son rimasto incantato, son arrivato a casa e son stato almeno 10minuti in auto per sentir finire la conversazione ….