UN DOCUMENTO DRAMMATICO: IL MANIFESTO DELLA FEDE DEL CARDINALE MÜLLER.

9 Febbraio 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, il cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha stilato un Manifesto che possa servire da guida e da memento in questi tempi così ricchi di confusione e di incertezze. È un documento di grande peso e importanza, e certamente straordinario e commovente nella drammaticità dell’appello finale.

Manifesto della Fede

«Non sia turbato il vostro cuore!»(Gv 14,1)

Dinanzi a una sempre più diffusa confusione nell’insegnamento della fede, molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa cattolica mi hanno invitato a dare pubblica testimonianza verso la Verità della rivelazione. È compito proprio dei pastori guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza, e ciò può avvenire solamente se tale via è conosciutae se loro per primi la percorrono. A proposito ammoniva l’Apostolo: «A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto»(1Cor 15,3). Oggi molti cristiani non conoscono più nemmeno i fondamenti della fede, con un pericolo crescente di non trovare più il cammino che porta alla vita eterna. Tuttavia, compito proprio della Chiesa rimane quello di condurre gli uomini verso Gesù Cristo, luce delle genti (vedi LG 1). In questa situazione, ci si chiede come trovare il giusto orientamento. Secondo Giovanni Paolo II, il Catechismo della Chiesa Cattolica rappresenta una «norma sicura per l’insegnamento della fede» (Fidei Depositum IV). Esso è stato scritto allo scopo di rafforzare i fratelli e le sorelle nella fede, una fede messa duramente alla prova dalla «dittatura del relativismo»[1].

1. Dio uno e trino, rivelato in Gesù Cristo 

L’epitome della fede di tutti i cristiani risiede nella confessione della Santissima Trinità. Siamo diventati discepoli di Gesù, figli e amici di Dio, attraverso il battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. La differenza delle tre persone nell’unità divina (254) segna una differenza fondamentale nella fede in Dio e nell’immagine dell’uomo rispetto alle altre religioni. Riconosciuto Gesù Cristo, i fantasmi scompaiono. Egli è vero Dio e vero uomo, incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Il Verbo fatto carne, il Figlio di Dio è l’unico Salvatore del mondo (679) e l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (846). Per questo, la prima lettera di Giovanni si riferisce a colui che nega la sua divinità come all’anticristo (1Gv 2,22), poiché Gesù Cristo, Figlio di Dio, dall’eternità è un unico essere con Dio, suo Padre (663). È con chiara determinazione che occorre affrontare la ricomparsa di antiche eresie che in Gesù Cristo vedevano solo una brava persona, un fratello e un amico, un profeta e un esempio di vita morale. Egli è prima di tutto la Parola che era con Dio ed è Dio, il Figlio del Padre, che ha preso la nostra natura umana per redimerci e che verrà a giudicare i vivi e i morti. Lui solo adoriamo in unità con il Padre e lo Spirito Santo come unico e vero Dio (691).

2. La Chiesa 

Gesù Cristo ha fondato la Chiesa come segno visibile e strumento di salvezza, che sussiste nella Chiesa cattolica (816). Diede alla sua Chiesa, che «è nata dal cuore trafitto di Cristo morto sulla croce»(766), una struttura sacramentale che rimarrà fino al pieno compimento del Regno(765). Cristo, capo, e i credenti come membra del corpo sono una mistica persona (795), per questo motivo la chiesa è santa, poiché Cristo, unico mediatore, l’ha costituita sulla terra come organismo visibile e continuamente la sostiene (771). Attraverso di essa l’opera redentrice di Cristo diventa presente nel tempo e nello spazio con la celebrazione dei SS. Sacramenti, soprattutto nel Sacrificio eucaristico, la S. Messa (1330). La Chiesa trasmette con l’autorità di Cristo la divina rivelazione, «che si estende a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate» (2035).

3. L’Ordine sacramentale

La Chiesa è in Gesù Cristo il sacramento universale della salvezza (776). Essa non riflette sé stessa ma la luce di Cristo, che splende sul suo volto, e ciò avvenire solo quando il punto di riferimento non è l’opinione della maggioranza né lo spirito dei tempi, ma piuttosto la Verità rivelata in Gesù Cristo, che ha affidato alla Chiesa cattolica la pienezza di grazia e di verità (819): Egli stesso è presente nei sacramenti della Chiesa. 

La Chiesa non è un’associazione creata dall’uomo, la cui struttura può essere modificata dai suoi membri a proprio piacimento: essa è di origine divina. «È Cristo stesso l’origine del ministero nella Chiesa. Egli l’ha istituita, le ha dato autorità e missione, orientamento e fine» (874). Ancora oggi è valido l’ammonimento dell’Apostolo secondo cui maledetto è chiunque proclami un altro Vangelo, «anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo» (Gal 1,8). La mediazione della fede è inscindibilmente legata alla credibilità umana dei suoi annunziatori: essi, in alcuni casi, hanno abbandonato quanti erano stati loro affidati, turbandoli e danneggiando gravemente la loro fede. Per loro se realizza la parola della Scrittura: «non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci» (2 Tim 4,3-4).

Compito del Magistero della Chiesa nei riguardi del popolo di Dio è quello di «salvaguardarlo dalle deviazioni e dai cedimenti» affinché possa «professare senza errore l’autentica fede» (890). Questo è particolarmente vero per quanto riguarda i sette sacramenti. La S. Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (1324). Il sacrificio eucaristico, in cui Cristo ci coinvolge nel suo sacrificio della croce, è finalizzato alla più intima unione con Lui (1382). Per questo la Sacra Scrittura ammonisce riguardo alle condizioni per ricevere la santa Comunione: «chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore» (1Cor 11, 27), dunque «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione» (1385). Dalla logica interna del sacramento si capisce che i divorziati risposati civilmente, il cui matrimonio sacramentale davanti a Dio è ancora valido, come anche tutti quei cristiani che non sono in piena comunione con la fede cattolica e pure tutti coloro che non sono debitamente disposti, non ricevano la santa Eucaristia fruttuosamente (1457), perché in tal modo essa non li conduce alla salvezza. Metterlo in evidenza corrisponde a un’opera di misericordia spirituale.

Il riconoscimento dei peccati nella santa confessione almeno una volta all’anno è uno dei precetti della Chiesa (2042). Quando i credenti non confessano più i loro peccati ricevendone l’assoluzione, si rende vana la salvezza portata da Cristo, Egli infatti si è fatto uomo per redimerci dai nostri peccati. Il potere del perdono, che il Risorto ha conferito agli Apostoli e ai loro successori nell’Episcopato e nel Sacerdozio, rimette i peccati gravi e veniali commessi dopo il Battesimo. L’attuale pratica della confessione evidenzia come la coscienza dei credenti non sia oggi sufficientemente formata. La misericordia di Dio ci è data, affinché adempiamo i suoi comandamenti per conformaci alla sua santa volontà e non per evitare la chiamata alla conversione (1458).

«È il sacerdote che continua l’opera di redenzione sulla terra» (1589). L’ordinazione, che conferisce al sacerdote «un potere sacro» (1592), è insostituibile perché attraverso di essa Gesù diventa sacramentalmente presente nella sua azione salvifica. I sacerdoti scelgono volontariamente il celibato come «segno di questa vita nuova» (1579). Si tratta della donazione di sé stesso al servizio di Cristo e del Suo Regno che viene. Al fine di conferire validamente l’ordinazione nei tre gradi di questo sacramento, la Chiesa si riconosce vincolata alla scelta compiuta dal Signore stesso, «per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile» (1577). A tale riguardo, parlare di una discriminazione della donna dimostra chiaramente una erronea comprensione di questo sacramento, che non riguarda un potere terreno ma la rappresentazione di Cristo, lo Sposo della Chiesa.

4. La legge morale

Fede e vita sono inseparabili, poiché la fede senza le opere compiute nel Signore è morta (1815). La legge morale è opera della sapienza divina e conduce l’uomo alla beatitudine promessa (1950). Di conseguenza, la «Legge divina e naturale mostra all’uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine» (1955). La sua osservanza è necessaria a tutte le persone di buona volontà per conseguire la salvezza eterna. Infatti colui che muore in peccato mortale senza pentimento rimarrà per sempre separato da Dio (1033). Ciò comporta delle conseguenze pratiche nella vita dei cristiani, tra le quali è opportuno richiamare quelle oggi più frequentemente trascurate (cfr 2270-2283; 2350-2381). La legge morale non è un peso ma fa parte di quella verità liberatrice (cfr Gv 8,32) attraverso la quale il cristiano percorre la via della salvezza e non deve essere relativizzata.

5. La vita eterna

Molti si chiedono oggi per quale motivo la Chiesa esista ancora se gli stessi vescovi preferiscono agire da politici piuttosto che da maestri della fede proclamare il Vangelo. Lo sguardo non deve soffermarsi su questioni secondarie, ma è più che mai necessario che la Chiesa si assuma il suo compito proprio. Ogni essere umano ha un’anima immortale, che alla sua morte si separa dal corpo,però con la speranza della risurrezione dei morti (366). La morte rende definitiva la decisione dell’uomo a favore o contro Dio. Tutti devono affrontare il giudizio personale subito dopo la morte (1021): o sarà necessaria ancora una purificazione oppure l’uomo andrà direttamente verso la beatitudine celeste e gli sarà permesso di contemplare Dio faccia a faccia. Esiste però anche la terribile possibilità che una persona, fino alla fine, resti in contraddizione con Dio: rifiutando definitivamente il Suo amore, essa «si dannerà immediatamente per sempre» (1022). «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi» (1847). L’eternità della punizione dell’inferno è una realtà terribile, che – secondo la testimonianza della Sacra Scrittura – riguarda tutti coloro che «muoiono in stato di peccato mortale» (1035). Il cristiano attraversa la porta stretta, «perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano» (Mt 7,13).

Tacere su queste e altre verità di fede oppure insegnare il contrario è il peggiore inganno contro cui il Catechismo ammonisce vigorosamente. Ciò rappresenta l’ultima prova della Chiesa, ovvero «una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia della verità» (675). È l’inganno dell’Anticristo, che viene «con tutte le seduzioni dell’iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l’amore della verità per essere salvati» (2Ts 2,10).

Appello

Come lavoratori nella vigna del Signore, noi tutti abbiamo la responsabilità di ricordare queste verità fondamentali aggrappandoci a ciò che noi stessi abbiamo ricevuto. Vogliamo dare coraggio per percorrere la via di Gesù Cristo con determinazione, così da ottenere la vita eterna seguendo i Suoi comandamenti (2075). 

Chiediamo al Signore di farci conoscere quanto è grande il dono della fede cattolica, attraverso il quale si apre la porta alla vita eterna. «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,38). Pertanto ci impegniamo a rafforzare la fede confessando la verità che è Gesù Cristo stesso.

L’avvertimento che Paolo, l’apostolo di Gesù Cristo, da al suo collaboratore e successore Timoteo è rivolto in modo particolare a noi, vescovi e sacerdoti. Egli scriveva: «Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero» (2Tm 4,1-5).

Possa Maria, Madre di Dio, implorarci la grazia di aggrapparci alla confessione della verità di Gesù Cristo senza vacillare.

Uniti nella fede e nella preghiera

Roma, 10 febbraio 2019

Gerhard Cardinale Müller

Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dal 2012-2017

LifeSiteNews ha aperto una raccolta di firme in appoggio.


[1]I numeri nel testo si riferiscono al Catechismo della Chiesa cattolica.



Oggi è il 160° giorno in cui il pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

Quando ha saputo che McCarrick era un un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?

È vero o non è vero che mons. Viganò l’ha avvertita il 23 giugno 2013?

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi, e risponda”.


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128 commenti

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    ” Pero les cuento algo divertido: el gran perseguido, Gustavo Gutiérrez, el peruano, concelebró la Misa conmigo y con el que era entonces prefecto de la Doctrina de la Fe, el Cardenal Müller. Esto fue porque Müller me lo trajo como amigo suyo a concelebrar. Si alguno en aquella época hubiera dicho que el prefecto para la Doctrina de la Fe habría llevado a Gutiérrez a concelebrar con el Papa, habrían dicho «este tomó de más»”:
    https://www.civiltacattolica-ib.com/jugarse-la-vida-jesuitas-centroamericanos/

  • Romolo ha detto:

    Purtroppo sono anni che il peccato è stato cancellato nell’insegnamento del catechismo (chi ancora lo insegna). I confessori sono disoccupati, i fabbricanti di ostie invece fanno lauti profitti. Io ho chiesto ad un officiante quante confessioni ha sentito nel mese, a fronte delle oltre cento particole distribuite, ho ricevuto un esplicito silenzio. Chiudo con un piccolo episodio: recentemente ho chiesto ad un mio nipotino che aveva la fatto comunione 15 giorni prima, di recitare un atto di dolore, non sapeva neanche cosa fosse. Per me la coscienza del peccato è la base di tutto.

  • Damiano De Blasi ha detto:

    Caro Marco,

    Leggo sempre con interesse ciò che scrivi Tu e scrivono altri (la maggioranza dei partecipanti) quì sopra
    Pur non condividendo quasi nulla (lo ammetto), vi trovo sempre ottimi spunti per pormi domande ed approfondire la (seppur limitatissima) cononscenza teologica: le mie posizioni teologiche (Cristiano Cattoliche, perfettamente lecite ed ammesse come partecipanti alla “sinfonìa del pleroma” della comunione “cum Petrum et sub Petrum”) hanno altri sapori e, per affinità spirituale, stanno più ad Oriente, situato “nell’altro polmone” figurato e citato da San Giovanni Paolo II.

    Non intervengo mai ma, oggi, mi pare necessario farlo, in forma limitatissima e con una piccolo commento, giusto su un punto del Manifesto scritto da Card. Muller.
    Non mi dilungherò oltre disquisendo sugli altri punti ma su questo (a titolo di esempio sul “come riuscire a
    a far confondere la fede con i miei desiderata – Theology for dummies”) lo faccio.

    Scrive il card. Muller:
    “… «È il sacerdote che continua l’opera di redenzione sulla terra» (1589). L’ordinazione, che conferisce al sacerdote «un potere sacro» (1592), è insostituibile perché attraverso di essa Gesù diventa sacramentalmente presente nella sua azione salvifica. I sacerdoti scelgono volontariamente il celibato come «segno di questa vita nuova» (1579). Si tratta della donazione di sé stesso al servizio di Cristo e del Suo Regno che viene…”

    Caro Marco,
    I sacerdoti sposati Cristiano-ortodossi ed i sacerdoti sposati Cristiano-Cattolici di rito Orientale (praticamente quelli della moltitudine delle chiese in comunione con Roma, tolta le chese Romana ed
    Ambrosiana) ringraziano il card. Muller: di fatto, sono stati paragonati al pari di un imitazione del sacerdozio, una falsa realtà che non ha nè titolo nè storia.

    Di Fatto, questi sacerdoti ora sanno che il celibato è intrinsecamente connesso all’ordine sacro e, quindi, è degno Dogma di Fede, da credere, professare e militarmente praticare (al meno nei due ordini superiori del sacerdozio).

    /mode theater on
    Applausi, ola a gògò e ripresa della normalità ecclesiale: le coscienze, adesso, sono state finalmente formate
    /mode theater off

    Con immutata stima,
    un abbraccio,

    Damiano De Blasi

  • Domenico Carlucci ha detto:

    Dice bene il card. Muller. Il problema è molto serio, bisogna prenderne coscienza. C’è un profondo travisamento della figura di Gesù e delle beatitudini, ridotte e questione economica, psicologica, sociale, esistenziale. Gesù guarda ai poveri “in spirito”, che si arrendono alla Verità, a questi è annunciata la buona novella, a costoro vengono tolte le tenebre. Se si capovolge questa prospettiva il Vangelo è morto e si fa il gioco dei nuovi farisei, oggi più forti che mai.

  • peter ha detto:

    Non credo che sia coerente redigere un documento così puntuale e articolato in difesa della Fede, e poi uscirsene dicendo che non riguarda Bergoglio! Ma scusate, mica siamo scemi, Card. Muller.
    Vada in fondo! Lo dica a Papa Bergoglio che andando avanti così lo Scisma sarà inevitabile.

  • Vittorio ha detto:

    Io ormai ci ho messo una croce sopra. NON POSSO CONFESSARMI! Non e’ tanto l essere sposato in comune il mio peccato ma cio’ mi impedisce di confessare gli altri peccati! E comunque vorrei chiedere al cardinale Muller se saro’ sempre separato da Dio. Mi avete reso “un protestante” cattolico. Devo confessarmi a Dio e fare la comunione spirituale. E’ sicuro che mi danno? E che la chiesa non sia, se mi danno, a sua volta colpevole davanti agli occhi di Dio?

    • anonimo ha detto:

      Guardi Vittorio, che a confessarsi dovrebbero essere loro, non lei, lei sta dalla parte giusta, quella di Cristo, loro, invece, stanno con il loro nuovo padrone, il diavolo, per questo sono così aggressivi, intolleranti, spudoratamente eretici, apostati e traditori di Cristo. La Chiesa è in mano a una combriccola di farabutti, diciamocela tutta, appoggiati da poteri forti che governano molti stati, tutti servi del demonio. I media mainstream, civili e religiosi, poi, fanno pena, tanto sono spudoratamente lecchini e giullari del tiranno, io non li leggo né li ascolto più da anni, la loro carta non la uso nemmeno per pulire il cesso, tanto per dirla tutta. L’inferno è pronto ad accoglierli, tutti quanti, noi rimaniamo fermi nella fede bimillenaria, presto saranno sconfitti e tutto sarà finito. Laudetur Jesus Christus !

  • virro ha detto:

    Caro Card. Muller in molti confidiamo nella sua parola, oggi siamo come pecore senza pastore, il pastore che ci doveva difendere dai lupi rapaci è andato a firmare un altro contratto (lavoro?) di mistificazione.
    Eminenza l’amore che abbiamo per l’AMORE, per la Sua sposa che è la Santa Chiesa, per i veri suoi Ministri, per il Santo Timore alla Sua Santa Parola, non ci abbandoni. Ogni giorno vi presentiamo al trono dell’Altissimo.
    Parli!, parlate!
    le nostre lacrime, il nostro dolore saranno le vostre armi di combattimento e il nostro Dio, GESU’ CRISTO, vi confermerà nella vostra difesa
    Sia Lodato Gesù Cristo.

  • deutero.amedeo ha detto:

    Il brano evangelico di oggi (Lc 5,1-11) mi aiuta a capire gli insuccessi continui di Papa Francesco.
    Le sue reti rimangono vuote perché Gesù (quello vero) non è sulla sua barca.

  • Gian Piero ha detto:

    intanto in Italia . la patria di poeti santi, navigatori e ….di Don Abbondio:

    “I vescovi italiani cominciano ad essere nervosi perché i preti vogliono ritirarsi con la quota 100 perché ottengono il diritto a una pensione civile. L’età di pensionamento canonica è 75 anni ed è molto comune incontrare i parroci delle epoche bibliche. Morire con gli stivali era considerato un serio obbligo morale dalle vecchie generazioni. Non sorprende che molti sacerdoti si sentano a disagio con l’attuale direzione dei loro superiori e inizino a mettere le distanze. La pensione civile è un diritto personale che il vescovo non può rimuovere. Se uniamo a questo fenomeno, alla terribile crisi vocazionale dei giovani che stiamo vivendo, siamo di fronte a un vero deserto sacerdotale. Non dubitiamo che tutto ciò sia una conseguenza dei terribili cambiamenti climatici che ci riguardano.

    dal sito INfovaticana

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    La salvezza è gratis, altrimenti non sarebbe una GRAZIA, ma non passa per la via larga, bensì per la stretta.
    La grazia della salvezza si trova entro dei “paletti” che delimitano il “campo” della verità.
    Il fatto che possa strabordare e raggiungere chi cerca la verità con cuore sincero, non significa che la verità si trova dentro quei paletti.
    Se cominciano a saltare dei paletti, la verità si offusca e la salvezza è più difficile. E’ chiaro.
    Oggi la società, ma anche la Chiesa che spesso, più che evangelizzare si fa mondanizzare, vive una sorta di SHIZOFRENIA.
    Da una parte la SENSIBILITA’ verso i DIRITTI è aumentata, ma dall’altra lo SPIRITO DI SACRIFICIO ha toccato i minimi storici.
    Tradotto: la sensibilità verso gli altri è uno strumento che muove la volontà al servizio, ma non è il servizio.
    Il servizio è dato dallo spirito di sacrificio, che è mosso dalla volontà.
    Se non c’è sacrificio, anche se c’è sensibilità, non c’è amore, ma egoismo.
    E l’egoismo influenza la stessa sensibilità che spesso non vede dei diritti veri mentre è attratta dai falsi diritti, a seconda del tornaconto

  • Francesco ha detto:

    Su bussola quotidiana: Muller chiarisce che la sua correzione non riguarda bergoglio.
    Ha visto dott. Tosatti che avevo ragione? Era così ovviamente implicita, come riteneva Lei, nella correzione di Muller il riferimento a bergoglio che subito il riferimento è stato da lui smentito!
    È tutto molto chiaro. Chi ha dolosanente eletto bergoglio per distruggere la Chiesa e farne una nuova lo ha fatto contando su una caratteristica che l’impostore ha e che coloro che avrebbero dovuto difendere la Chiesa non hanno: non è un codardo, ha il coraggio di andare fino in fondo nelle proprie scelte (di impostore)!
    Nella Chiesa di oggi non si salva praticamente nessuno! Ci sono solo ipocrisia, opportunismo (pagnotta e bella vita a ‘scrocco’) e vigliaccheria! Il Diavolo ed i suoi emissari possono dormire sonni tranquilli…
    Il resto sono parole al vento…

    • Sconsolata ha detto:

      Prendiamo per buona la “precisazione” del card. Müller dall’articolo menzionato di oggi su la NBQ: «Con questo Manifesto – ci dice ancora il cardinale Müller – vorrei invitare vescovi e sacerdoti a trovare il coraggio di annunciare integralmente la Verità». È un richiamo pubblico per far sì che i pastori non vengano meno al loro compito di «guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza, e ciò può avvenire solamente se tale via è conosciuta e se loro per primi la percorrono».
      Ecco: che i pastori “per primi” percorrano quella strada attraverso la quale hanno il dovere di guidarci verso la salvezza, senza scorciatoie di sorta! Si passi dalle parole alle opere, alla testimonianza oltre le parole, perché «Voi dunque dai loro frutti li riconoscerete» (Mt. 7,20). Saremo tutti giudicati non in base alle intenzioni, più o meno “buone”!

    • deutero.amedeo ha detto:

      A mio parere non è necessario che un documento sia “contro” qualcuno. L’importante è che sia “per” la chiarezza e la verità .
      Qualità che al Manifesto di Muller mi pare non manchino.

    • Giuseppe Vignera ha detto:

      Concordo pienamente con lei! E mi permetto estendere l’appunto ai vari Super-ex % c., che criticano Bergoglio e i suoi dietro lo schermo dell’anonimato. Troppo comodo! Sia lodato Gesù Cristo!

      • Sconsolata ha detto:

        Il mio non è un “appunto”; è semplicemente una presa d’atto! Un auspicio e un invito – senza perifrasi – ai “pastori” a tradurre in pratica quanto da “catechesi”: “per primi” percorrere la via della Verità per condurci alla salvezza! Percorso che esige : parole chiare e nette (sì sì, no no!) tradotte in opere, dalle quale potremo riconoscerli!!!

      • newman ha detto:

        Siamo arrivati all’assurdo che chi proclama le veritá di fede viene visto come nemico subdolo del papa;
        e che cardinali e teologi rigettano una testimonianza di fede cattolica perché vogliono difendere il papa da “tali attacchi”.
        Siamo proprio in “Alice nel paese delle meraviglie”!
        Signor Vignera, é tutto dire se Lei vede nel manifesto sulla veritá cattolica una critica a Bergoglio. Ma perché mai? Bergoglio dá forse adito a un tale assunto?
        La sua difesa del papocchio é in veritá un atto d’accusa allo stesso di essere eterodosso. Tertium non datur.

    • GIORGIO VIGNI ha detto:

      Egregio, mi scusi se non uso il suo nome, ma è da più di un lustro che mi risulta antipatico, chissà perchè . Anch’io, come Lei, sarei per: o bianco o nero, il grigio lo guardo con molto sospetto, ma, ingravescente aetate, forse……. Epperò è scritto in Matteo 10,16: “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. Semplici, non astuti. A volte, non si rischia di essere più lealisti del Re ? Potremmo discuterne per un alef, numero più grande dell’infinito.
      G.Vigni