PADRE GIOVANNI CAVALCOLI RISPONDE AI COMMENTI APPARSI SU STILUM CURIAE.

11 Novembre 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, ha destato molto interesse la recensione che abbiamo pubblicato qualche giorno fa del nuovo libro del teologo padre Giovanni Cavalcoli. Padre Cavalcoli ha letto la discussione che ne è seguita sul blog, e ha voluto inviare una risposta ad alcuni commenti, risposta che molto volentieri pubblichiamo. 

Interventi  per Tosatti

Sherlock Holmes

9 novembre 2018 alle 9:39 am

Cavalcoli ottimo e preparatissimo teologo, ma che ancora non ha ritrattato il suo appoggio alla Comunione a chi vive in stato permanente di adulterio, il che fa crollare tutto il resto del suo pensiero.

Caro Sherlock,

io non ho affatto appoggiato la Comunione a chi vive in stato di permanente adulterio.  Ho espresso chiaramente il mio pensiero nel sito isoladipatmos.Comunque, Le riassumo brevemente quanto ho detto.

Ho fatto presente sostanzialmente tre cose:

1.Il Papa, in forza del Potere delle Chiavi (potestas clavium), ha da Cristo la facoltà di disciplinare, nel corso del tempo, l’amministrazione del sacramento dell’Eucaristia a sua prudente discrezione, quindi istituire, conservare o mutare, a seconda delle circostanze. Ora, il permesso o non permesso di fare la Comunione dato a certe persone è appunto regolamentato dal Papa in forza di quel potere. Per questo, egli per ragionevoli motivi, può concedere il permesso ad una categoria di fedeli ai quali, fino ad allora era negato.  Questo è il caso dei divorziati risposati.

 

  1. Nell’AL il Papa, supponendo comunque che l’adulterio volontario è peccato mortale e che per conseguenza la coppia vive in uno stato irregolare, fa tuttavia notare che non per questo essa si trova sempre instato di peccato o colpa mortale,priva della grazia. Ma, supponendo che essa, per ragionevoli motivi, non possa interrompere il suo rapporto, se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione.

 

  1. La nota 351 dell’AL è l’unico punto nel quale il documento pontificio tratta esplicitamente della Comunione ai divorziati risposati. E la cosa notevole è che qui il Papa non dà un effettivo permesso della Comunione, come erroneamente molti hanno interpretato, ma, in base alla facoltà che gli è concessa dal potere delle chiavi, prospetta solo l’eventualità che egli conceda tale permesso come risulta evidente da due fatti.

 

Primo, il fatto che il testo usi il condizionale («potrebbe essere»). Ma una legge o permesso non si formula al condizionale, bensì all’indicativo o all’imperativo. Secondo, il fatto che il testo citi «alcuni casi», senza specificare quali. Ora,un legge o un permesso, per essere in vigore, deve specificare i casi nei quali appunto è in vigore. Altrimenti è inapplicabile.

 

Anche la Letterache ha scritto ai Vescovi su questo punto, è un’approvazione che riguarda l’interpretazione («avete interpretato bene») di ciò che è ipotizzatodalla nota, ma l’ipotesi resta tale non si trasforma in tesi, cioè il permesso ipotetico non diventa  permesso di fatto.

 

Stando così le cose, resta in vigore il disposto del n,84 della Familiaris consortiodi S.Giovanni Paolo II, che proibisce la Comunione ai divorziati risposati, finchè un nuovo Pontefice,  se lo riterrà conveniente od opportuno , non cambierà la normativa vigente.

deutero.amedeo

9 novembre 2018 alle 2:02 pm

Una volta c’era per i cattolici una Teologia, quella che faceva capo a San Tommaso D’Aquino. Poi con l’Illuminismo nacque la teologia biblica. Poi ci fu un proliferare spaventoso di teologie: da quella della liberazione a quella liturgica e via dicendo.
A me, parrocchiano ignorante, risulta difficile capire che cosa si intenda parlando di “teologia della storia” . Si intende parlare di una teologia che nasce interpretando teologicamente la storia, o di una storia che diviene intellegibile alla luce della teologia? o di tutte e due le cose insieme? Della teologia che illumina la storia e di una storia che aiuta a comprendere la teologia?

Chiedo aiuto a chi ne sa più di me. Grazie!

Caro Lettore,

si tratta dell’una e dell’altra cosa insieme, ovvero  del significato teologico della storia, quindi del fatto che da una parte lo studio della storia conduce alla comprensione della teologia: la conoscenza della vita di Cristo narrata dai Vangeli mi conduce alla scoperta della divinità di Cristo, oggetto della cristologia teologica; e, dall’altra, del fatto che lo studio della storia alla luce della teologia, per esempio, se considero la storia della Rivoluzione Francese alla luce della teologia morale, che spiega il valore teologico della fratellanza cristiana, riesco a riscontrare nell’ideale illuministico-massonico  della fraternitéuna traccia degradata della fraternità cristiana, perché la fraternità cristiana non si riduce ad essere una semplice solidarietà umana, per quanto valida in se stessa, ma dipende dalla condizione di figli di Dio Padre, ad immagine di Cristo Figlio di Dio, concetto del tutto estraneo alla visione illuministico-massonica, che ispirò la Rivoluzione Francese.





 

Oggi è il 78° giorno in cui il Pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

“Quando ha saputo che McCarrick era un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?”

“È vero, o non è vero, che mons. Viganò lo ha avvertito il 23 giugno 2013?”

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi e risponda”.




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81 commenti

  • michele ha detto:

    Il Papa ha le chiavi, ma se le cambia, la porta non si apre più. A sua discrezione, certo! Dopo suoneremo il campanello sperando che qualcuno ci apra…

  • Paolo Pagliaro ha detto:

    Mica male come arrampicata sugli specchi. Mi fa venir voglia di rileggere le Provinciali di Pascal.

  • peter ha detto:

    Ma perché rendersi la vita difficile!
    I 10 Comandanti sono ancora validi! Bergoglio non ha alcun potere di rimuoverli!

  • Giuseppe ha detto:

    Da domani mi dò al libertinaggio piu’ smodato.Tanto si trova sempre un’eccezione.Di questi tempi non la sinega a nessuno.

  • tiziano de virgilio ha detto:

    Relativamente alla nota 351 di AL: ma qual’è la Ratio ? Serve una risposta ai Dubia… Altrimenti tutte le considerazioni sono fumo!

  • Donna ha detto:

    Possono dire ciò che vogliono, per me le cose stanno così:
    – l’adulterio, come ha detto nostro Signore, è e resta peccato;
    – un peccato che per tornare in grazia va confessato, con vera contrizione e la ferma volontà di non ricadervi ;
    – nello stato di divorziato risposato, che ne è del primo matrimonio, se celebrato validamente? Non ha detto il Signore che esso è indissolubile? ..” non separi l’uomo ciò che Dio ha unito”,quindi sempre di adulterio si tratta.
    Detto questo, per me il resto è solo un arrampicarsi sugli specchi.

    • Alda ha detto:

      Una cosa non ho capito (e chissà chi potrà spiegarmela, non un teologo mi sa)…
      Un divorziato che subisce questa condizione (la moglie l’ha mollato) cosa deve fare? Nella mia realtà parrocchiale c’è un caso così e il sacerdote, a conoscenza dei fatti, gli somministra tranquillamente la Comunione. Forse la libertà di discernere caso per caso non è sbagliata…

      • Adolfo ha detto:

        Un divorziato che subisce tale condizione, non è colpevole di essa (a meno che egli, con cattivi comportamenti, abbia causato l’allontanamento della moglie: in quest’ultimo caso la colpa è pure del marito), e dunque può accedere ai Sacramenti… se vive in castità.

        Del resto la castità è la condizione a cui è chiamato qualunque cattolico non coniugato: con la Grazia di Dio, è possibile affrontare tale percorso.

      • Donna ha detto:

        @Alda
        Sì parla di divorziati risposati, non di chi purtroppo subisce questa separazione e con coraggio, nonostante il dolore e la fatica, decide di continuare da solo a rimanere fedele a tale promessa, fatta si a quella persona che purtroppo invece la ha tradita, ma anche con Dio a testimone.
        La persona che fa questa scelta è di grande fede, e in Dio, Lui si il fedele, attraverso l’Eucaristia troverà forza e consolazione.
        Posso sbagliare, ma così la penso.

        • Alda ha detto:

          No no è risposato il tipo, non l’ho specificato.
          E dubito che vivano come fratello e sorella.

          • Adolfo ha detto:

            Se non vivono come fratello e sorella, è altamente probabile che quelle Comunioni siano sacrileghe. E il parroco che somministra tali Comunioni, pur essendo a conoscenza dei fatti (ossia che non si sta vivendo in castità), mette a serio rischio la propria anima (oltre che quella di coloro che vivono in peccato grave protratto, e NON vengono invitati alla conversione, ma anzi facilitati nel commettere sacrilegio eucaristico).

            Cristo è stato ben chiaro, e non ha concesso eccezioni: il fatto che il divorzio venga subìto, non annulla l’eventuale successivo peccato d’adulterio.

  • Roberto ha detto:

    Perfetto!!! Se padre Cavalcoli voleva dirimere a favore dei fedeli ignoranti come me, le già poco chiare affermazioni del Papa (strano! mancano esperti in Vaticano per scrivere le cose belle chiare? Che indicano allora un pubblico concorso! Con tutta la disoccupazione che c’è in giro…). Dicevo, se il Padre voleva chiarire, ahimé non c’è riuscito. Eppure l’ho letto in diverse altre occasioni e, seppur con notevole sforzo neuronale, qualcosa avevo imparato.
    TRA PARENTESI [] TUTTO QUELLO CHE NON HO CAPITO.

    1.Il Papa, in forza del Potere delle Chiavi (potestas clavium), ha da Cristo la facoltà di disciplinare, nel corso del tempo, l’amministrazione del sacramento dell’Eucaristia a sua prudente discrezione, quindi istituire, conservare o mutare, a seconda delle circostanze [MA VA? NON LO SAPEVO! PENSAVO DIPENDESSE SOLO DAL VANGELO…]. Ora, il permesso o non permesso di fare la Comunione dato a certe persone è appunto regolamentato dal Papa in forza di quel potere. Per questo, egli per ragionevoli [RAGIONEVOLI ALLA LUCE DI CHE COSA? ESEMPI DIVERSI DAL PRESENTE CASUS BELLI?] motivi, può concedere il permesso ad una categoria di fedeli ai quali, fino ad allora era negato. Questo è il caso dei divorziati risposati.

    Nell’AL il Papa, supponendo [COSA SIGNIFICA “SUPPORRE” IN QUESTO CONTESTO?] comunque che l’adulterio volontario è peccato mortale e che per conseguenza la coppia vive in uno stato irregolare, fa tuttavia notare che non per questo essa si trova sempre instato di peccato o colpa mortale [AH SI? E PERCHE’? NON CAPISCO! MA IL PECCATO UNA VOLTA CHE C’E’ NON SI RIMUOVE DA SOLO] ,priva della grazia. Ma, supponendo che essa, per ragionevoli motivi, non possa interrompere il suo rapporto, se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza [AH CHE BELLO!!! E IO CHE MI FACEVO SCRUPOLO PER LA MIA SCARSA PROPENSIONE AD UNA CONFESSIONE FREQUENTE! ORA NON MI CONFESSERO’ PIù! CHIEDERO’ PERDONO AL SIGNORE COME I LUTERANI], per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio [AH ECCO: IN LINEA DI PRINCIPIO. E FUORI DAL PRINCIPIO?] potrebbe fare la Comunione.

    La nota 351 dell’AL è l’unico punto nel quale il documento pontificio tratta esplicitamente della Comunione ai divorziati risposati. E la cosa notevole è che qui il Papa non dà un effettivo permesso della Comunione, come erroneamente molti hanno interpretato, ma, in base alla facoltà che gli è concessa dal potere delle chiavi, prospetta solo l’eventualità che egli conceda tale permesso come risulta evidente da due fatti [BRRR….MI VENGONO I BRIVIDI. CHE FA’: INDORA LA PILLOLA AI RITROSI? INTANTO VI AVVERTO CHE POTREI FARLO…..POI MAGARI LO FACCIO DAVVERO …OPPURE NO….OPPURE SI…VEDREMO].

    Primo, il fatto che il testo usi il condizionale («potrebbe essere»). Ma una legge o permesso non si formula al condizionale, bensì all’indicativo o all’imperativo. Secondo, il fatto che il testo citi «alcuni casi», senza specificare quali. Ora,un legge o un permesso, per essere in vigore, deve specificare i casi nei quali appunto è in vigore. Altrimenti è inapplicabile.

    Anche la Letterache ha scritto ai Vescovi su questo punto, è un’approvazione che riguarda l’interpretazione («avete interpretato bene») di ciò che è ipotizzatodalla nota, ma l’ipotesi resta tale non si trasforma in tesi, cioè il permesso ipotetico non diventa permesso di fatto.

    Stando così le cose, resta in vigore il disposto del n,84 della Familiaris consortiodi S.Giovanni Paolo II, che proibisce la Comunione ai divorziati risposati, finchè un nuovo Pontefice, se lo riterrà conveniente od opportuno [SPERIAMO CHE I PONTEFICI RITENGANO CONVENIENTE ED OPPORTUNO CAMBIARE TUTTO COSI’ CI SOLLEVANO DALLO SCRUPOLO DI DIVENTARE ATEI PRATICANTI], non cambierà la normativa vigente.

    CARO PADRE CAVALCOLI, COME MI DICEVA UN PARROCO TUTTO FUORCHE’ TRADIZIONALISTA, LA MEDIA DEI FREQUENTATORI DELLE CHIESE – CHE SONO GIA’ UNA MINORANZA DELLA MINORANZA DELLA MINORANZA (3% DEGLI ITALIANI???? – HANNO UNA CONOSCENZA DELLA FEDE E UN INTERESSE VERSO DI ESSA PROSSIMA ALLO ZERO. I BAMBINI A CATECHISMO NON IMPARANO ASSOLUTAMENTE NULLA (…OPPURE DELLE ERESIE DETTE DA CHI NE SA MENO DI LORO, DA CATECHISTI IMPROVVISATI E MAGARI ESSI STESSI IN PECCATO MORTALE CHE NON PERCEPISCONO NEPPURE CHE IN ASSENZA DI GRAZIA NON SI PUO’ INSEGNARE IL CATECHISMO).
    OGGI SERVIREBBE – E I FEDELI NE SAREBBERO GRATI- PROPRIO QUEL LINGUAGGIO ANTIQUATO MA GRANITICO, TIPO “SI SI , NO NO”, CHE IL CVII HA ELIMINATO PERCHE’ NON ADEGUATO AI FEDELI ADULTI DEI NOSTRI TEMPI. SERVIREBBE IL CATECHISMO DI SAN PIO X NON L’ATTUALE TRECCANI, CON LE RISPOSTINE TIPO SCUOLA GUIDA MAGARI MEGLIO CON QUALCHE FUMETTO ESPLICATIVO. ALTRO CHE SOFISMI DI LANA CAPRINA! E L’UOMO -OGGI PIU’ CHE MAI- SI ALLINEA IMMEDIATAMENTE VERSO IL BASSO. QUINDI LA CHIESA PUO’ FORMULARE TUTTE LE PIU’ ACCURATE CASISTICHE ED ECCEZIONI MA POI UNA VOLTA PARTITA LA FAKE CHE SI PUO’ FARE COME SI VUOLE, NESSUNO SI PORRA’ PIU’ IL PROBLEMA E VIA COSI’ FINO AL PROSSIMO DISCERNIMENTO.
    AMEN

    • GMZ ha detto:

      Bravo Roberto,
      M’ha tolto le parole di bocca (e le ha scritte meglio di quanto non avrei fatto io).
      Padre Cavalcoli, mi perdoni, ma le sue argomentazioni mi paiono un bel filosofare unicamente teso a salvare capra e cavoli. Ma alla fine la capra mangia il cavolo, dopodiché il lupo se la pappa tutto beato…
      Che Dio ci illumini.

    • Roberto Ceccarelli ha detto:

      Bravissimo Roberto,
      il Catechismo di S. Pio X l’ho dovuto imparare a memoria (domandine e risposte) a 6 anni quando ho ricevuto entrambi i Sacramenti dell’Eucarestia e della Cresima ed è un preziosissimo tesoro a cui ancora oggi a 70 anni attingo. Il Vangelo non va discusso ma applicato così com’è senza se e senza ma ed è Verità che vale in eterno.

  • Lucy ha detto:

    Quasi alla conclusione della dotta disputa con padre Cavalcoli la mia fondata convinzione è che ignoti e semplici commentatori cattolici , anche senza lauree e dottorati in facoltà teologiche , o forse proprio per questo ,nè essere esperti nell’arte della dialettica , hanno messo alle corde le contorsioni intellettualistiche del noto teologo. Come? Usando le armi che la Chiesa Cattolica di un tempo mette sempre a loro disposizione : FIDES et RATIO , la Fede nella Verità delle parole di Gesù ( con buona pace di padre Sosa) e la Ragione.
    Infatti durante gli anni di questo pontificato i cattolici sono stati sottoposti a ogni genere di martirio ( psicologico , morale , sociale ) ma non gli si poteva chiedere di accettare il più raffinato : il martirio della logica.

    • Sherlock Holmes ha detto:

      Nella Pontificia Università Lateranense
      un docente disse: “Ragazzi, sappiate che la Filosofia serve per perdere la Ragione e la Teologia per perdere la Fede”.

      • Iginio ha detto:

        Vabbé, che le cosiddette università pontificie facciano per lo più pena (vedi Lateranense, Gregoriana o Salesiana), è notorio. Perciò non vorremo star qui a prendere sul serio questa freddura, no?

    • Adolfo ha detto:

      Spesso accade che il vero problema, prima ancora di essere teologico, è soprattutto logico.

      Si dice, si disdice, si contraddice: come accadde con la risposta di Bergoglio in merito all’intercomunione coi luterani: non mi permetterò mai di dirvi che potete… però voi parlate con Gesù, e poi decidete se fare o non fare la Comunione.

      Bene: se possiamo parlare direttamente con Gesù, e se possiamo pentirci dei nostri peccati senza ricorrere al Sacramento della Penitenza (uno dei Sacramenti che i luterani non riconoscono), diventa ovvio chiedersi a cosa serva la Chiesa Cattolica, e per qual motivo Cristo l’abbia fondata…

      • Sherlock Holmes ha detto:

        Penso se lo chieda anche Bergoglio.

        • Iginio ha detto:

          Per obiettività, bisogna riconoscere che Bergoglio/papa Francesco non ha mai detto che la Chiesa non serva, anzi ha più volte fatto presente la necessità dell’appartenenza alla Chiesa. Evitiamo la pigrizia mentale e i luoghi comuni: il fatto che papa Francesco dica o faccia molte cose discutibili, non vuol dire che sbagli tutto. Né che non sia il vero papa o che sia una sorta di Anticristo. Cerchiamo di ragionare e di non fare gli isterici, per favore.
          Come ho più volte scritto, è inutile prendersela con Bergoglio. Molto più fruttuoso e divertente attaccare i suoi consiglieri, tipo Spadaro, i cardinaloni tedeschi, i sudamericani incasinati e roba simile. Distruggendo la loro credibilità – ed è molto facile farlo – automaticamente si indebolisce e si prosciuga lo stagno dell’ambiguità e del progressismo modernista alla moda.
          Mettersi invece a strillare alla “signora mia, che tempi!” non serve a niente, fa solo pena ed è anche carente di credibilità: tutti coloro che fanno gli scandalizzati oggi, che dicevano venti, trenta, quaranta anni fa? Lo sfascio cominciò allora. Bisognava intervenire allora, evitando gli snobismi plinian-lefebvriani e i sedevacantismi strampalati.

          • Sherlock Holmes ha detto:

            Ci sono errori che vanificano tutto.

            È inutile costruire una bellissima casa da donare ai poveri, piena di tutte le comodità, se di essa non hai gettato le fondamenta, o se l’hai costruita sulla sabbia invece che sulla roccia.

            È inutile versare del vino buono in un otre bucato.
            Come Bergoglio che con Amoris Laetitia ha creato questo buco e inutilmente ora versa in esso del barolo.

          • Adolfo ha detto:

            […]
            Il che parrà più manifesto dalla condotta stessa dei modernisti, interamente conforme a quel che insegnano.
            Negli scritti e nei discorsi sembrano essi non rare volte sostenere ora una dottrina ora un’altra, talché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti. Ma tutto ciò è fatto avvisatamente; per l’opinione cioè che sostengono della mutua separazione della fede e della scienza.

            Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico; ma, al voltar della pagina, si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista.

            Di qui, scrivendo storia, non fanno pur menzione della divinità di Cristo; predicando invece nelle chiese, l’affermano con risolutezza.
            Di qui parimente, nella storia non fanno nessun conto né di Padri né di Concilî; ma se catechizzano il popolo, li citano con rispetto.
            Di qui, distinguono l’esegesi teologica e pastorale dall’esegesi scientifica e storica.

            Similmente dal principio che la scienza non ha dipendenza alcuna dalla fede, quando trattano di filosofia, di storia, di critica, non avendo orrore di premere le orme di Lutero (Prop. 29, condannata da Leone X, Bolla. “Exsurge Domine”, 15 maggio 1520: “Ci si è aperta la strada per isnervare l’autorità dei Concilî e contraddire liberamente alle loro deliberazioni, e giudicare i lor decreti e confessare arditamente tutto ciò che ci sembra vero, sia approvato o condannato da qualunque Concilio”), fanno pompa di un certo disprezzo delle dottrine cattoliche, dei santi Padri, dei sinodi ecumenici, del magistero ecclesiastico: e se vengono di ciò ripresi, gridano alla manomissione della libertà.

            Da ultimo, posto l’aforisma che la fede deve soggettarsi alla scienza, criticano di continuo e all’aperto la Chiesa, perché con somma ostinatezza rifiuta di sottoporre ed accomodare i suoi dogmi alle opinioni della filosofia: ed essi, da parte loro, messa fra i ciarpami la vecchia teologia, si adoperano di porne in voga una nuova, tutta ligia ai deliramenti dei filosofi.
            […]

            http://w2.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html

  • Luigi Saruggia ha detto:

    Sulla questione “Comunione ai divorziati risposati” non avendo le competenze teologiche in merito, mi limito a dire delle cose che mi hanno colpito:
    -Ciò che disse in pubblico Monsignor Forte («Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi [gli oppositori – ndr] non sai che casino ci combinano. Allora non parliamone in modo diretto, tu fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io») mi sconvolse non poco. Non venne mai smentito e anzi si pronunciò chiaramente, in base ad AL, in favore della Comunione ai divorziati risposati.
    -Ammesso e non concesso che si possa concedere la Comunione, perché il Papa non lo ha detto chiaramente assumendosi le sue responsabilità? Se temeva una guerra civile, che poi è scoppiata lo stesso, perché ha scritto la “famosa” noticina a piè di pagina? E se non lo voleva concedere perché ha sollevato la questione? Questo modo di procedere “truffaldino” non gli fa certo onore.
    -Io vedo questa questione alla luce anche di come si è trattata la cosiddetta “Comunione ai coniugi protestanti”. Il Papa anche lì non ha chiarito, ma alla fine sta lasciando ai Vescovi tedeschi la facoltà di decidere. Così ciò che è proibito in una diocesi è permesso in un’altra. In barba all’unità dottrinale e pastorale della Chiesa.
    Non amo fare i paragoni, ma ce lo vediamo ad esempio Papa Giovanni Paolo II agire così?

  • Angelo ha detto:

    …”finchè un nuovo Pontefice, se lo riterrà conveniente od opportuno , non cambierà la normativa vigente.”

    …un Papa, se lo ritiene “conveniente od opportuno” può cambiare la dottrina cattolica? … un similLutero, insomma, purchè “eletto” … mah

  • Echenique ha detto:

    Se il Papa ha il potere, in forza del Potere delle Chiavi (potestas clavium), di dare la comunione a persone in permanente stato di peccato mortale, come mai questo potere non é stato usato fino a che é arrivato Bergoglio ? Non sará che non ne ha questo potere ?

  • EMANUELE ha detto:

    Buongiorno.
    Mi permetto in punta di piedi di intervenire e di far notare che quanto afferma padre Giovanni Cavalcoli (che comunque ringrazio e stimo per quanto da lui fatto in tanti suoi scritti) è in contrasto con quanto affermato dalla LETTERA
    AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
    CIRCA LA RECEZIONE
    DELLA COMUNIONE EUCARISTICA
    DA PARTE DI FEDELI DIVORZIATI
    RISPOSATI del 1994 della Congregazione per la Dottrina della Fede (qui il link http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html ).
    Cito al punto 4: “Per i fedeli che permangono in tale situazione matrimoniale, l’accesso alla Comunione eucaristica è APERTO UNICAMENTE DALL’ASSOLUZIONE SACRAMENTALE (maiuscolo mio), che può essere data «solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, “assumano l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi”»(8). In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l’obbligo di evitare lo scandalo”.
    Punto 6: ” Il fedele che convive abitualmente «more uxorio» con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può accedere alla Comunione eucaristica. Qualora egli lo giudicasse possibile, i pastori e i confessori, date la gravità della materia e le esigenze del bene spirituale della persona(10) e del bene comune della Chiesa, hanno il grave dovere di ammonirlo che tale giudizio di coscienza è in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa(11). Devono anche ricordare questa dottrina nell’insegnamento a tutti i fedeli loro affidati”.
    Nel Documento si ribadisce che occorre quindi l’assoluzione sacramentale (il che richiede il riconoscere il proprio peccato e il desiderio di non più commetterlo e l’impegno, nel caso non si possa rompere la nuova unione, a vivere come fratello e sorella, ciò espressamente indicato anche dal Catechismo 1650). Poi siamo fragili umani e si può ancora cadere ma da qui a sostenere che “Ma, supponendo che essa, per ragionevoli motivi, non possa interrompere il suo rapporto, se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione” mi sembra, e lo dico con umiltà, che non coincida per niente con la linea del Magistero costante (quindi infallibile) della Chiesa.
    I documenti magisteriali (Catechismo ed altri) sono chiari.
    Avranno pure allora ragionevoli motivi per non rompere la nuova unione ma ogni qualvolta peccano, cioè non vivono in piena continenza come fratello e sorella (ripeto siamo fragili) devono ricorrere alla Santa Confessione.

    • Anonima ha detto:

      Certo che devono ricorrere alla Confessione. Così insegna da sempre la nostra religione ed è inutile e soprattutto dannoso che fior di teologi su questo punto siano vaghi nei loro fioriti ragionamenti. Le contorsioni non servono a niente, solo a dimostrare che l’intento non è quello che si vuole far credere, ma anzi, tutto il contrario. “Il vostro parlare sia sì sì e no e no” ammonisce senza tanti fronzoli Gesù. Semplici e taglientissime le Sue parole; perché parole di Dio.

  • Alessandro ha detto:

    “Nell’AL il Papa, supponendo comunque che l’adulterio volontario è peccato mortale e che per conseguenza la coppia vive in uno stato irregolare, fa tuttavia notare che non per questo essa si trova sempre instato di peccato o colpa mortale,priva della grazia. Ma, supponendo che essa, per ragionevoli motivi, non possa interrompere il suo rapporto, se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione.”
    Caro padre Giovanni cosa intende….possiamo essere perdonati da Dio senza il sacramento della riconciliazione? Quindi se non capisco male è un rapporto personale tra il peccatore e Dio? Quindi basta dire in coscienza “ho peccato” e posso andare a ricevere il Santo Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo?
    E che fine fa il Sacramento della penitenza? Allora ciò che è scritto nel CCC dal numero 1420 al 1498 non è vero?
    Ancora il CCC al n° 2380 <>
    NON CAPISCO COME UN PONTEFICE, ANCHE AVENDO RICEVUTO IL POTERE DELL CHIAVI, POSSA CONTRADDIRE LA PAROLA DI DIO? PERSINO CAMBIARLA INTERPRETANDOLA IN UNA MANIERA PERSONALE E NON IL LINEA CON IL PRECEDENTE MAGISTERO E CON LA TRADIZIONE CON LA T MAIUSCOLA DELLA SANTA CHIESA DI DIO.
    Certamente il Santo Padre ha dei poteri conferiti dal suo stato, ma non può essere al di sopra della legge Divina…. e dirci che il peccato mortale ad un certo punto non è più peccato,,,,sopratutto ci spieghi quale è questo momento in cui l’adulterio, tra due divorziati risposati, non è più adulterio….?
    Mi scusi caro padre…ma proprio non capisco
    Pace e bene

  • Colaus de Arce ha detto:

    Essendo io una zucca in merito alla Teologia, desidero chiedere ai vari autori delle varie autorevoli risposte una piccola domanda, ed è questa.
    Cosa significava per l’antico Israele il VI comandamento “Non commettere adulterio?”, vediamo alcune spiegazioni.
    1- Il popolo non doveva adulterare l’alleanza con YHWH, con altri dei
    2- I coniugi non dovevano avere relazioni sessuali al di fuori del matrimonio
    3- Tale comandamento vincolava i coniugi alla rispettiva fedeltà
    Oppure c’è un’altra spiegazione?.
    Tenendo in considerazione l’immutabilità sostanziale dei comandamenti, ciò che significava per loro lo è anche per noi.
    Attendo fiducioso che mi si illumini in questo dilemma.

  • Adriana ha detto:

    Riflettendo su tutti i commenti qua presenti , sull’argomento oggetto di dibattito e sulla pratica attuale per cui i divorziati risposati rivendicano il diritto di accostarsi al Sacramento dell’Eucaristia , mi viene da accostare la “praxis” del Biancovestito
    a quella di Mosca de’ Lamberti. Personaggio che Dante colloca tra i Seminatori di discordie “. (Tra cui si trova Maometto. )

    Consigliò
    ” gli Amidei e i loro parenti a vendicarsi di Buondelmonte uccidendolo…e principiò in Firenze e in Toscana la faida tra parte guelfa e ghibellina. (G- Villan)i.La sua storica frase per spingere all’uccisione fu :” Capo ha cosa fatta ! che fu il mal seme per la gente tosca”. ” COSA FATTA , cioè, che non può disfarsi ,riesce sempre a un capo, ad un fine , a un effetto, e perciò si uccida addirittura Buondelmonte, senza pensare troppo come andrà a finire : basta ch’ei muoia “.( Dino Compagni)
    Sostituite Matrimonio ( Sacramento ) a Buondelmonte. Sostituite il Mondo globalizzato alla Toscana. Sostituite un piccolo politicastro pragmatico con un Grande Pragmatico ( per autorità divina ) e avrete comunque sempre un Seminatore di Discordie.

  • Gianni ha detto:

    Chi conosce tante parole ti in**la come vuole….

  • cosimo ha detto:

    Debbo dire, che Cavalcoli mi ha deluso. Ed ora comprendo la scelta forse un po’ troppo irruenta di padre Livio. (Che però aveva anche altre ragioni TEOLOGICHE per rimuoverlo. E Cavalcoli le conosce bene. ).
    Nel post odierno interviene per “chiarire” il suo pensiero. Ma non fa che confermare due cose (secondo me) : 1) l’ambiguità luciferina di Bergoglio; 2) il difetto di molti teologi -ANCHE IN BUONAFEDE- di confutare e praticamente CAMBIARE l’Insegnamento di Gesù.

    • Adolfo ha detto:

      P. Livio è meglio lasciarlo stare, visto che, con Francesco, ha praticamente rinnegato ciò che aveva affermato fino ai tempi di Benedetto XVI. Lui vuole certamente “salvare” Radio Maria, e per questo si adatta al bergoglismo imperante; farebbe meglio, però, a rimanere fedele alla Verità. Non è certo coi sotterfugi, che si merita l’aiuto del Signore.

      Per quanto riguarda poi la cacciata di P. Cavalcoli, l’errore fu proprio di P. Livio: Cavalcoli non aveva fatto altro che ribadire la Dottrina, in merito ai peccati e ai castighi divini conseguenti. L’unico reale motivo di quel comportamento sta proprio nella volontà di non inimicarsi i modernisti, che oggi sono al potere fino ai più alti livelli della Chiesa.

      • Pier Luigi Tossani ha detto:

        @Adolfo

        Sì, circa Padre Livio e la cacciata del Padre Cavalcoli da Radio Maria, hai pienamente ragione, Adolfo… lo scrissi anch’io, a suo tempo, che era una vergogna. Questo, al Padre Cavalcoli, gli va riconosciuto.

  • Rafael Brotero ha detto:

    Dare il potere delle chiavi a Bergoglio e’ come dare una mittragliatrice a una scimia. L’argomento del padre Cavalcoli prova soltanto che mentre si da’ del Papa al peronista non c’e’ fuoriuscita dal caos.

  • marco ha detto:

    Le argomentazioni di Padre Cavalcoli sono certamente inappuntabili, anche se non me ne intendo di teologia nè di diritto canonico. Ma mi chiedo se la Chiesa non abbia imboccato la strada dell’Italia, dove le leggi possono essere capite solo dagli avvocati, che comunque non evitano le più svariate interpretazioni delle stesse. Colpa di chi le scrive, certamente. Chi invece le dovrebbe rispettare, il popolo, nel caso non abbia accesso alle argomentazioni di teologi di chiara fama, come fa? Quanto all’uso del condizionale al posto dell’indicativo o dell’imperativo, vale lo stesso ragionamento. Se c’è sempre la necessità di un esperto in latinorum per capire cosa dice il Papa, stiamo freschi. Quando c’era il latinorum vero probabilmente c’era meno indeterminatezza.

  • Mikhael ha detto:

    Caro padre Cavalcoli, magari questo Pietro non ha il potere di far alcunché non essendogli stato conferito dal Cielo!
    Magari il potere è rimasto a qualche centinaio di metri dalla domus di Santa Marta senza che possa essere esercitato.
    Magari la cricca questo lo sa e l’eresia o peggio l’apostasia e gli scandali possono tranquillamente abbondare in quantità industriale.

  • Zlatan ha detto:

    egli è convinto che in qualche caso il divorziato rispostato, non casto,potrebbe essere in certi casi in grazia di Dio

    SAPRESTI SPIEGARMI PERCHÈ SAREBBE SBAGLIATO, INDICANDO I RIFERIMENTI MAGISTERIALI A SOSTEGNO?
    SE LO FAI, IO TI DO I RIFERIMENTI MAGISTERIALI DEGLI ULTIMI 5 SECOLI CHE DICONO CHE È CORRETTO.

  • Paolo Giuseppe ha detto:

    Con tutto il rispetto che devo a Padre Cavalcoli, dopo la lettura dei suoi chiarimenti ho poche idee, ma confuse.
    Ma certo è colpa della mia rozza cultura appenninica. Forse.

  • Giuseppe ha detto:

    Una legge ecclesiastica non può contraddire una legge divina. Se io chiedessi a Padre Cavalvoli: ” il papa, per il potere delle chiavi di cui dispone, può concedere la comunione a coloro che sono certamente in peccato mortale? ” egli risponderebbe certamente di no. Infatti è legge divina che per accedere alla comunione occorre essere nello stato di Grazia. Si comprende allora qual è il punto debole e non condividibile del ragionamento di p. Cavalcoli (confutata da altri teologi): egli è convinto che in qualche caso il divorziato rispostato, non casto,potrebbe essere in certi casi in grazia di Dio e cHe un confessore potrebbe stabilirlo. Un pentimento momentaneo sincero potrebbe far riacquistare in certi momenti lo stati di grazia ma rimarrebbe l’obbligo della assoluzione in confessione e soprattutto verrebbe meno lo stato di grazia al successivo rapporto more uxorio. In quanto ai presunti condizionamenti, poi, che ridurrebbero il peccato da mortale a veniale sono stati respinti dai piu seri teologi perché nessuno si può arrogare il diritto di soppesare la coscienza di un uomo, quando i dati oggettivi (peccati gravi reiterati senzaalcun proposito di cambiare condotta) sono esplicitinel loro significato morale.

    • Re Vermiglio ha detto:

      @Giuseppe

      Col tempo io ho cambiato idea e sono arrivato a capire che è meglio che i divorziati risposati non facciano la Comunione se non vivono in castità.

      Ma questo non perché io presuma che siano in stato di peccato mortale, cioè privi della Grazia, ma perché è difficile che un confessore (a meno che non abbia il dono della lettura delle anime come Padre Pio) possa stabilire dove e quando la colpa mortale manchi.

      Perciò facciamo attenzione perché la Chiesa non ha mai detto che la Comunione a queste persone va rifiutata perché certamente prive della Grazia di Dio. Va rifiutata per via del loro stato oggettivo e perché non c’è modo di capire dove la colpa mortale manchi davvero.

      • Giuseppe ha detto:

        Sono d’accordo con lei. CIo che intendo affermare è proprio questo: che non si può conoscere lo stato di una coscienza e che il confessore invece di tirare a indovinare deve basarsi sui dati oggettivu:peccati gravi reiterati senza alcun proposito di cambiare condotta.
        Non intendo affermare che il divorziato risposato sia per certo perennemente in peccato mortale. Ma la cosa è molto probabile purtroppo in assenza del proposito di cinversione. Un pentimento momentaneo avrebbe vita breve come ho spiegato nel precedente post

        • Giuseppe ha detto:

          Aggiungo che il P. Cavalcoli, da ciò che scrive pare condividere un pensiero espresso dal Card, Coccopalmerio in un suo scritto, secondo cui il “vorrei, ma non posso” varrebbe quanto un proposito di cambiare condotta e sarebbe suffciente per riacquistare la Grazia. Si comprende dove proterebbe tutto ciò: chiunque si potrebbe autoassolvere da qualunque peccato: il ladro potrebbe dire; “vorrei non rubare ma sono disoccupato”, il violento: “vorrei, ma è il mio carattere e non riesco a trattenermi”. e così via…Cadrebbe tutto lìedificio dottrinale. E non sta nel potere del papa affermare che il “vorrei ma non posso” è sufficiente pe riacquistare la Grazia. Perchè coontraddirebbe la legge divina secondo cui a chiunque, in qualunque situazione egli si possa trovare, Dio concede una assitenza di Grazia per poter vincere le tentazioni, anche se ovviamente in alcune situazioni può risultare più difficile che in altre.

  • Moriarty ha detto:

    per Sherlock e Watson : conosco bene padre Cavalcoli . é un dotto e santo domenicano che sta facendo tutto quello che può , persino arrampicandosi sui vetri , per mantere la credibilità della figura del Pontefice . Attenzione non di papa Francesco, che Cavalcoli pensa persino ,nella sua spiritualità, di poter redimere e riportare alle responsabilità di capo della Cjhiesa . Io credo che lo sforzo che stia facendo in tal senso sia eroico e la sua intenzione rettissima, anche se spesso un pò troppo complessa da intendere e condividere . Assicuro , perchè lo conosco sufficentemente bene, che si preoccupa di due cose : 1° -che la figura del Papa non perda credibilità (nonostante tutto) 2°- di farlo riflettere ( nonostante tutto) .

    • deutero.amedeo ha detto:

      Io non lo conosco, tuttavia ho avuto anch’io l’impressione che la sua risposta voglia diplomaticamente dire: in astratto il Papa può decidere tutto, purché non decida di rendere lecito l’illecito, e giusto un errore.
      Continuando a citare San Paolo, ecco come egli (S.Paolo) si scusa per aver rattristato i Corinzi riprendendoli per alcuni errori:
      – Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace.
      perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza- (2 Corinzi 7, 8.10)

      • booh ha detto:

        anch’io son convinto (quasi) che P.Cavalcoli abbia come obiettivo salvare la figura del Pontefice, che sta perdendo credibilità giorno dopo giorno. Che sia questo il vero obiettivo di Bergoglio ? Booh ?

      • In difesa di frate giovanni amato pastore e ottimo teologo ha detto:

        In poche parole state dicendo che frate giovanni è un impostore seppure per un buon fone. Ho inteso bene?
        Il dubbio che siate voi a non capire un tubo, per ignoranza dell’ABC non vi sfiora proprio? Lo segnalo perchè è proprio così (sentenza infallibile).

        • Sherlock Holmes ha detto:

          @Difensore
          Mi sembra qui si stia mettendo in dubbio non la santità personale del Padre, ma l’ortodossia del suo approccio rispetto al punto cruciale e “ineludibile” in questione:
          – far accedere alla Comunione Sacramentale chi vive in stato di peccato mortale.
          Come mai, come afferma Tossani, se nulla è cambiato siamo in guerra aperta e la chiesa vive uno scisma di fatto?

          Vangelo, Magistero Autentico, Tradizione, Magistero dei Santi, Cardinali dei Dubia, alcuni stimatissimi teologi e professori dicono NO a tale aberrante pratica, Bergoglio, pur coi suoi modi subdoli dice SI, Padre Cavalcoli afferma che il potere delle Chiavi dà a costui questa facoltà, quella cioè di minare le Fondamenta Morali e Sacramentali della Chiesa Cattolica.

          Qui, caro Difensore, non è in gioco la dignità di Padre Cavalcoli, ma la Salvezza di milioni, miliardi di anime, chiaro?

          P.s. Cosa ne sa lei di chi siamo e dei titoli accademici di cui siamo in possesso?

          • Lucy ha detto:

            Concordo al 100×100. Di mio aggiungo che padre Cavalcoli gioca senza volerlo coi termini.
            La disciplina è cosa diversa dalla dottrina , essa riguarda la forma esterna dei sacramenti cioè la modalità della loro ricezione , può cambiare ed è cambiata nei secoli , basti pensare quando il battesimo si riceveva da adulti e per immersione.
            La dottrina riguarda la SOSTANZA dei sacramenti come è stata definita dal Magistero di 2000 anni , in particolare dal Concilio di Trento , dalle Encicliche e dalle Esortazioni Apostoliche , buon ultimo il Catechismo della Chiesa Cattolica ; essa non è cambiata e non può cambiare perchè come disse BenedettoXVI nel maggio 2005 :” Il Papa non è un sovrano assoluto , egli deve vincolare se stesso e la Chiesa all’OBBEDIENZA alla parola di Dio di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento”.
            La immutabilità dottrinale è dunque la garanzia di ciò che Cristo ha detto , fatto , insegnato.

          • Bah... ha detto:

            Qui, caro Difensore, non è in gioco la dignità di Padre Cavalcoli, ma la Salvezza di milioni, miliardi di anime, chiaro?

            E ci pensa Sherlock Holmes dal blog di Tosatti a dirci come si salvano?

        • deutero.amedeo ha detto:

          @In difesa di frate giovanni amato pastore e ottimo teologo
          11 novembre 2018 alle 8:06 pm

          “Ho inteso bene?”
          NO

    • Anonima ha detto:

      Se Cavalcoli ha il santo obiettivo di salvare la figura del papa, dovrebbe avere pure e soprattutto il santo obiettivo di non confondere la gente, perché ne va di mezzo un fatto delicatissimo, cioè la salvezza delle anime. Punto.

    • Federico ha detto:

      Io credo che Cavalcoli faccia quello che fanno i conservatori: far accettare ai fedeli più dubbiosi le eresie dei progressisti. A piccole dosi, un passo indietro e due avanti. Come da mezzo secolo nel gioco della destra e della sinistra conciliare.
      Se avesse voluto salvare la figura del Papa avrebbe detto chiaro che il comunista argentino è un usurpatore

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    ÁNGEL MANUEL GONZÁLEZ FERNÁNDEZ
    9 novembre 2018 alle 12:24 pm
    Caro Direttore:
    https://www.lastampa.it/2015/10/17/vaticaninsider/la-comunione-ai-risposati-non-tocca-la-dottrina-ma-la-disciplina-b0lMe2qRHWHay087W894tJ/pagina.html
    Questo signore può dire quello che voglia, ma
    Amoris laetitia, 305 nota 351, rettifica nella teoria e nella pratica a Dio en Giovanni 8:11.
    È chiaro, prova:
    “Monsignor Forte ha infatti rivelato un particolare “retroscena” del Sinodo: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati – ha riferito monsignor Forte riportando una battuta di Papa Francesco – questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”:
    http://www.zonalocale.it/2016/05/03/-nessuno-si-deve-sentire-escluso-dalla-chiesa-/20471?e=vasto
    43 ego interviste a Francesco:
    Domanda Jean–Marie Guénois de Le Figaro:
    “Avevo la stessa domanda, ma è una domanda complementare, perché non si è capito perché lei ha scritto questa famosa nota nella Amoris laetitia sui problemi dei divorziati e risposati” –nota 351-. “Perché una cosa così importante in una piccola nota? Lei ha previsto delle opposizioni o ha voluto dire che questo punto non è così importante?”.
    Francesco. “Io non ricordo quella nota”:
    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/april/documents/papa-francesco_20160416_lesvos-volo-ritorno.html

    E PIÙ 11 NOVEMBRE:
    “Il Papa autorizza a comunicare una divorziata.
    Telefonò personalmente a casa sua in Argentina
    ‘Non fai niente di male’, disse alla donna”:
    https://www.elmundo.es/america/2014/04/23/5357a0c3ca4741000b8b4575.html
    Argentina:
    “1) In primo luogo ricordiamo che non conviene parlare di “permessi” per accedere ai sacramenti”:
    Argentina:
    http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html
    Malta, Catania, Sicilia:
    https://rorate-caeli.blogspot.com/2017/06/sicilian-bishops-al-guidelines.html
    Germania, Belgio, Olanda, Svizzera… “Ecc”.

  • Adolfo ha detto:

    “Ora, il permesso o non permesso di fare la Comunione dato a certe persone è appunto regolamentato dal Papa in forza di quel potere… ”

    In FC84 leggiamo: “La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, _fondata sulla Sacra Scrittura_, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati… La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita _non più in contraddizione_ con l’indissolubilità del matrimonio”.

    La proibizione – per i divorziati risposati, e ovviamente per chiunque perseveri in stato di peccato grave protratto – di accedere ai Sacramenti [Penitenza ed Eucaristia] è “fondata sulla Sacra Scrittura”: il Potere delle Chiavi può estendersi fino al punto da contraddire l’insegnamento delle Scritture?
    Se si vuole sviluppare un percorso conforme al precedente, va benissimo. Ma se il nuovo percorso contraddice ciò che Nostro Signore ha affermato a chiare lettere, e che la Chiesa ha praticato per duemila anni… beh, mi pare più che lecito avere forti dubbi, sull’effettiva “bontà” del nuovo percorso.

    Inoltre la Confessione ha senso e valore solo per coloro che sono disposti a rinunciare al peccato… e non certo per chi ha l’intenzione di perseverare in esso.
    Un conto – infatti – sono le cadute occasionali (dopo le quali ci si confessa e ci si rialza); tutt’altro conto sono le cadute sistematiche. In quest’ultimo caso non sussiste una reale intenzione di convertirsi… e allora a che pro accedere ai Sacramenti? Per commettere sacrilegio? E questo sistematico giochetto del “cadere e poi pentirsi”, non è forse irrisione nei confronti dell’Onnipotente?

    ***
    “… se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche _senza_ il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione”.

    Bene: allora ciascuno di noi, dopo aver commesso uno o più peccati gravi, può pentirsi e ottenere il perdono di Dio, così ritornando in stato di Grazia (e potendo accedere all’Eucaristia).
    La domanda sorge spontanea: a cosa dovrebbe allora servire il Sacramento della Penitenza… visto che se ne può fare benissimo a meno, anche nel caso di peccati gravi?

    Sinceramente tutto questo discorso mi sa tanto di “Sacramenti fai da te”: è proprio il “libera tutti” così ben descritto da Forte: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi non sai che casino che ci combinano”…

    Capita spesso di sentire gente che afferma: “Io mi confesso direttamente con Dio”. Ecco, con l’AL siamo esattamente arrivati a questo.

    Un bel risultato davvero.

  • Alessandro ha detto:

    mi chiedo: p. Cavalcoli ha presente cosa stabilisce 1 Cor. 11? Nessuna autorità papale può far finta di niente: se i divorziati risposati non vivono castamente … Padre Cavalcoli, lascio a lei la conclusione. E veda di rileggere i cinque dubia dei 4 cardinali. Ne trarrà giovamento.

  • pasquale vairo ha detto:

    Credo che il pensiero di padre cavalcoli potrebbe essere riassunto così: “poche idee, ma confuse”.
    Degni epigono del suo dante causa…

  • Giuseppe Marson ha detto:

    Prometto che poi mi taccio,mi voglio però scusare della provocazione dell’esempio delle patatine e spritz, del commento precedente. Ma se il Sacramento del Matrimonio, non lo si tratta per quello che è, cioè un Sacramento , e l’indissolubilità, ontologica nel Matrimonio-Sacramento, viene trattata solo come conseguenza morale, che non sempre è il bene degli sposi, nei fatti si lascia aprire una porta forzando la serratura. Si userebbero le chiavi sbagliate, cioè quelle che usano i ladri per scassinare le case.
    Per la stima che ho nei suoi confronti Tosatti, la leggo sia qui che sulla NBQ, le confesso che non capisco quel conteggio quotidiano sulla non risposta del Papa alle domande che ci si pone dopo il memoriale di Mons. Viganò.
    Se il Papa non rispondesse, ma facesse realmente un intervento di pulizia e provasse a risolvere veramente il problema della pedofilia, dell’ efobofilia e dell’ omossessualità del clero, sarebbe bello, perchè questo si farebbe bene alla S. Chiesa tutta, piuttosto che avere da lui delle risposte a cui non seguono i fatti.
    Le nomine di alcuni delegati permanenti tra Vescovi e Cardinali dopo il Sinodo dei giovani, mi convincono sempre più che occorre un miracolo perchè cambi veramente qualcosa.
    Con stima un caro saluto.

  • G. ha detto:

    Chiedo scusa, ma il “potere delle chiavi” può esercitarsi contro il Vangelo (” non separi l’ uomo ciò che Dio ha unito”) e contro la Tradizione bimillenaria? L’argomento prova troppo e quindi nulla. Mi pare solo un sofisma mistificante. E mi astengo dal sottolineare un modo arzigogolato di argomentare, che crea solo confusione! “Ti ringrazio, Padre, perché hai rivelato queste cose ai semplici e le hai tenute nascoste ai sapienti”. Saluti

  • Nat ha detto:

    Neanch’io ho conoscenze teologiche sufficienti per entrare in una qualsivoglia controversia sul tema, però ricordo padre Dante che scriveva ” Assolver non si può chi non si pente ” (dando così ragione a p. Cavalcoli sulle coppie in nuova unione che peccano ma poi si pentono) per poi continuare ” nè pentete e volere insieme puossi, per la contradizion che nol consente” mettendo in tal modo una pietra tombale sul giochino, un po’ furbo un po’ forse figlio dei tempi confusi in cui viviamo, di chi vuole tenere il piede in due scarpe, salvare capra e cavoli o tenere insieme il diavolo e l’acqua santa,per usare il linguaggio di mia nonna.
    Come anticipato, non si tratta di alta teologia ma forse di semplice e onesto buonsenso un po’ sì.

    • deutero.amedeo ha detto:

      E allora evviva il buon senso. !!!!!!!
      Quello stesso buon senso che San Paolo dimostra quando dice:
      -Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre?
      Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? –
      (2 Corinzi 6, 14-15)

  • Giuseppe Marson ha detto:

    Ovviamente al mio commento precedente ma il punto interrogativo finale prima del grazie.
    Ho provato senza riuscirci a correggerlo subito.ma non vi sono riuscito.
    Spero che dalle parole del mio intervento si capisca.
    Mi scuso Tosatti e ancora
    Grazie.

  • Sherlock Holmes ha detto:

    Caro Padre Giovanni
    la ringrazio della risposta, purtroppo non leggo il sito Isola di Patmos,
    anche se quando lei fu cacciato da padre Livio per aver detto quella che fino al 13 marzo 2013 era un’ovvietà, contattai padre Ariel per darle tutto il mio sostegno in quella prova!

    Le chiedo scusa, ma non ho neppure lontanamente la sua preparazione, quindi mi esprimerò come posso.
    Se ho ben capito dal suo commento, per lei il problema di AL è che propone “al condizionale” la Comunione per chi vive fuori dai dettami di FC 84,
    e non che il dare la Comunione a chi contraddice il Comandamento Divino e le disposizioni di FC è impossibile.

    Francesco disse “Chi sono io per giudicare”?
    Quindi “il soggetto” neppure un Pontefice lo può giudicare, ma solo l’oggetto.
    Come fa allora lo stesso Francesco, o chi per lui, ad affermare di sapere se una persona che vive in adulterio è in grazia di Dio? Chi è lui per giudicare?

    Su questo punto gli altrettanto stimati Meiattini, Weinandy e Livi non la pensano assolutamente come lei, come mai?
    Noi fedeli a chi dobbiamo credere?

    Se il prossimo Papa, per il potere delle chiavi, disciplinasse la Comunione alle coppie gay, o addirittura disponesse per loro un vero e proprio matrimonio sacramentale, potrebbe farlo?
    È un potere assoluto il suo o subordinato?

    La legge di non contraddizione richiamata dal grande e preparatissimo Cardinale Caffarra, dove va a finire?
    “Se FC dice A e AL dice NON A, NON A è la negazione, la contraddizione di A, non il suo sviluppo.”

    Per quanto riguarda la pubblicazione sugli AAS della antidottrinale interpretazione dei Vescovi Argentini, stendiamo un velo pietoso, e non facciamo finta di non vedere ciò che è evidentissimo.

    Caro Padre, ora però andrei ai fatti e memore della regola d’oro lasciataci da Gesù “Dai loro frutti li riconoscerete”, mi chiedo:
    Come mai nella mia unità pastorale tutti i cosiddetti divorziati risposati, conviventi e chi più ne ha più ne metta, dopo AL fanno beatamente, pubblicamente e sfacciatamente la Comunione Sacramentale?
    (E quando dico tutti intendo tutti.)

    Cosa sta insegnando J.M.Bergoglio se neanche voi Teologi, Sacerdoti, Vescovi e Cardinali riuscite ad accordarvi ma siete in una lotta sanguinosa?

    Io penso sia molto molto chiaro quello che sta insegnando Bergoglio, lapalissiano.
    E anche lei e lo stesso padre Livio lo sapete benissimo cosa sta succedendo.

    • Elementare watson ha detto:

      SHERLOCK SE NON LEGGI ISOLADIPATMOS COME FACEVI A SAPERE COSA PENSA CAVALCOLI, AL PUNTO DI DIRE CHE DOVREBBE RITRATTARE?

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    Argomento interessantissimo, impossibile sottrarsi.

    1. “Nell’AL il Papa, supponendo comunque che l’adulterio volontario è peccato mortale e che per conseguenza la coppia vive in uno stato irregolare, fa tuttavia notare che non per questo essa si trova sempre instato di peccato o colpa mortale, priva della grazia. Ma, supponendo che essa, per ragionevoli motivi, non possa interrompere il suo rapporto, se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione”.

    – Questo è implausibile, anche per il solo senso di logica, a prescindere dalle indicazioni della Legge divina. “l’adulterio volontario è peccato mortale e per conseguenza la coppia vive in uno stato irregolare” contrasta frontalmente e irrimediabilmente con ” …non per questo essa (coppia) si trova sempre instato di peccato o colpa mortale, priva della grazia”. Ci si prende una grande responsabilità, nei confronti del Creatore, per le anime degli erranti, ad avallare questa tesi.

    2. ” Ma, supponendo che essa, per ragionevoli motivi, non possa interrompere il suo rapporto, se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione”.

    – Idem come sopra. Non vi possono essere “ragionevoli motivi” per giustificare la permanenza nello stato di peccato.

    “se ogni volta che pecca, si pente…” Idem come sopra. Non è plausibile programmare anticipatamente la pianificazione di uno stato abituale di peccato, perdipiù mortale, per poi pentirsi. Non regge proprio, nel Giorno del Giudizio. Troppo facile, ha sapore di una furbata. Ma non regge, ancor prima, nemmeno di fronte alla logica.

    “…se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione”.

    Ohibò, questa poi!… Ma non era uno stato abituale di peccato mortale?… E il Padre Cavalcoli lo vorrebbe addirittura risolvere senza la Confessione, e su questa base dare, in aggiunta, accesso alla Comunione?… Anche questa, ipotesi del tutto inaccettabile alla logica, ancor prima che alla Legge divina.

    3. “Primo, il fatto che il testo usi il condizionale («potrebbe essere»). Ma una legge o permesso non si formula al condizionale, bensì all’indicativo o all’imperativo. Secondo, il fatto che il testo citi «alcuni casi», senza specificare quali. Ora, una legge o un permesso, per essere in vigore, deve specificare i casi nei quali appunto è in vigore. Altrimenti è inapplicabile.

    Anche la Lettera che ha scritto ai Vescovi su questo punto, è un’approvazione che riguarda l’interpretazione («avete interpretato bene») di ciò che è ipotizzato dalla nota, ma l’ipotesi resta tale non si trasforma in tesi, cioè il permesso ipotetico non diventa permesso di fatto.

    Stando così le cose, resta in vigore il disposto del n,84 della Familiaris consortio di S.Giovanni Paolo II, che proibisce la Comunione ai divorziati risposati, finché un nuovo Pontefice, se lo riterrà conveniente od opportuno , non cambierà la normativa vigente”.

    – Rispetto a quanto sopra, mi chiedo: per quale arcano motivo Bergoglio ha messo nero su bianco le suddette affermazioni, degne del più qualificato e ambiguo azzeccagarbugli, se poi tutto doveva restare come prima?… Vien da dire, avremmo anche cose più importanti da fare, che interessarci delle suddette affermazioni di AL, ben accostabili a un reparto di psichiatria. Ma, vista la rilevanza della sede dalla quale provengono, non ci tiriamo indietro.

    4. Cito dai “Dubia”:

    “Dubbio numero 1:

    Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

    – Circa l’argomento del quale stiamo ragionando noi, questa è una richiesta di spiegazioni chiarissima, rivolta a Bergoglio, con deferente rispetto, da Quattro Cardinali. Vale a dire, è Bergoglio in persona, e non certo noi, compreso il Padre Cavalcoli, che doveva dare spiegazioni. Non avendolo fatto Bergoglio, da due anni e passa dalla richiesta, ciascuno può trarre le proprie conclusioni.

    • Tiziana ha detto:

      Sottoscrivo in pieno. Vi sono troppe contraddizioni. Se ad esempio lo stato di peccato è abituale non si può dire “ogni volta che si pecca”, in quanto uno stato abituale presuppone una continuità e non una puntualità.
      A quanto detto poi da Sherlock circa il fatto che dopo l’AL tutti i divorziati risposati hanno fatto la Comunione, vorrei aggiungere però che per la prassi ecclesiale l’AL non era certo necessaria: nella mia parrocchia la Comunione le coppie irregolari (esplicitamente conosciute per tali, dato che trattasi anche di catechisti, dunque ben noti) la fanno da anni e anni. Forse si vuole solo prendere atto di una prassi consolidata? Ma se una cosa è sbagliata tale resta, consolidata o meno che sia.

    • Re Vermiglio ha detto:

      “Questo è implausibile, anche per il solo senso di logica, a prescindere dalle indicazioni della Legge divina. “l’adulterio volontario è peccato mortale e per conseguenza la coppia vive in uno stato irregolare” contrasta frontalmente e irrimediabilmente con ” …non per questo essa (coppia) si trova sempre instato di peccato o colpa mortale, priva della grazia”. Ci si prende una grande responsabilità, nei confronti del Creatore, per le anime degli erranti, ad avallare questa tesi.”

      Questa (cioè “non per questo essa (coppia) si trova sempre instato di peccato o colpa mortale, priva della grazia”) è la stessa cosa detta dai cardinali dei dubia

      “Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti “ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione”. La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il “peccato grave” dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona.
      Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e NON IL GIUDIZIO CHE QUESTA PERSONA SI TROVA IN STATO DI PECCATO MORTALEInfatti soggettivamente potrebbe non essere pienamente imputabile, o non esserlo per nulla.

      Lungo la stessa linea, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che “il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza”. Quindi, la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.“

      E

      “La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, NON È CERTO CHE ESSI SIANO SOGGETTIVAMENTE IMPUTABILI PER LA LORO ABITUALE TRASGRESSIONE”.
      http://www.lanuovabq.it/it/i-quattro-cardinali-spiegano-i-dubia

      Quindi, caro Pierluigi, il motivo per cui Al non va bene non è per quello che molti credono (cioè che darebbe la Comunione a dei reprobi che sono sempre e comunque privi della Grazia) ma perché il sacerdote deve dare la precedenza alla situazione oggettiva di adulterio, e inoltre per il fatto che un sacerdote non può, a meno che non sia in grado di leggere i cuori, capire con certezza dove ci sia mancanza di imputabilità personale. Purtroppo molti hanno frainteso il divieto di accedere alla Comunione per i divorziati risposati quasi come se fosse una dichiarazione di condanna personale da parte della Chiesa, ma non è così. Il motivo è diverso. Ma sempre valido.

      • Pier Luigi Tossani ha detto:

        @Re Vermiglio

        Caro Re,

        fai osservazioni interessanti, che mi hanno indotto ad approfondire il tema.

        Leggo su Cathopedia, alla voce “peccato mortale”:  https://it.cathopedia.org/wiki/Peccato_mortale

        “…Il peccato mortale è un peccato con il quale l’uomo rompe la comunione con Dio. È detto “mortale” perché porta l’anima del peccatore in uno stato di “morte spirituale”. In ciò si differenza dal peccato veniale, che non rompe, ma indebolisce soltanto la comunione con Dio.

        In forza del carattere “mortale” di questi peccati il Catechismo della Chiesa cattolica può affermare:

        « Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi. »
        (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1035)

        La stessa dottrina è ribadita più avanti:

        « Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili.»

        Quindi, il peccato mortale ci priva dello “stato di grazia”. Poi, dice 

        “Tuttavia la continuazione dello stesso paragrafo mette in evidenza la distinzione fondamentale tra peccato e peccatore: anche se è lecito giudicare un atto come grave in sé, il giudizio sull’eventuale colpevolezza grave di chi lo commette va lasciato alla giustizia e alla misericordia di Dio”.

        E infatti su questo siamo perfettamente d’accordo: non intendevo certo, nel mio precedente intervento, giudicare le persone, ma le situazioni oggettive. Il testo seguita:

        “… Le condizioni perché ci sia un peccato mortale
        Perché il peccato che si commette possa essere considerato mortale devono essere soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

        deve avere per oggetto una materia grave;
        deve essere compiuto con piena consapevolezza;
        deve essere compiuto con deliberato consenso[2].
        La materia grave si ha quando sono in gioco valori gravi, importanti. È precisata, tra l’altro, dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre” (Mc 10,19)[3].

        All’interno dei peccati gravi la gravità non è la stessa per tutti: un omicidio è più grave di un furto. Si deve poi tenere conto anche della qualità delle persone lese: ad esempio la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.

        La piena consapevolezza si riferisce alla conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, cioè della sua opposizione alla Legge di Dio.

        Il pieno consenso significa un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale.

        L’ignoranza simulata e la durezza del cuore non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono. Invece l’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave”.

        Importante questo:

        “Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo”.

        Della serie, “non fate i furbi”. E, se è vero che

        “La consapevolezza e il libero consenso possono essere poi attenuati dagli impulsi della sensibilità e dalle passioni, così come dalle pressioni esterne o dalle turbe patologiche”…

        E’ anche vero che

        “Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave”.

        Poi, ancora, dice

        “…Peccati mortali e comunione eucaristica
        Afferma il Catechismo della Chiesa cattolica:

        « Colui che è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima ricevuto l’assoluzione sacramentale. »
        (nn. 1456-1458).

        Quindi, premesso il fatto che il peccato mortale ci priva dello “stato di grazia”, io non vado però a sindacare l’interiorità della persona. Me ne guardo bene. Ma, quando io vado a confessarmi, concludo dicendo

        «Prometto col Tuo Santo aiuto di fuggire le occasioni prossime di peccato» .

        E’ però chiaro che, se io programmo, come dice il Padre Giovanni Cavalcoli, che

        “…supponendo che essa (coppia adulterina che vive more uxorio, non in castità), per ragionevoli motivi, non possa interrompere il suo rapporto, se ogni volta che pecca, si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione”

        vengo meno a

        «Prometto col Tuo Santo aiuto di fuggire le occasioni prossime di peccato»

        Cioè, penserei di fare il furbo, ma rischierei di andare all’inferno… specie se, consentimi una battuta, il Destino mi facesse tirare le cuoia prima di potermi “confessare” (d’obbligo in questo caso le virgolette!), dopo che sono ricaduto, per l’ennesima volta e in modo programmato, nel peccato di adulterio… Quindi, continuo a ritenere che quello sostenuto dal Padre Cavalcoli sia un doppio, clamoroso errore: in primis perché il Cavalcoli sembra negare, in accordo con AL, che ci si possa trarre fuori dallo stato di peccato, che a questo punto diventa ineluttabile. E’ però vero che, a questo punto, si tratta di una scelta deliberata dell’uomo, nella sua piena libertà: infatti, col peccato mortale, egli aveva voluto lasciare, di sua sponte, lo stato di Grazia. Sono scelte… che si pagano, anche. In secundis, perché il Cavalcoli afferma che “se ogni volta che pecca, (la persona adultera) si pente, è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza, per cui riacquista la grazia perduta e in linea di principio potrebbe fare la Comunione”. 

        “…è perdonata da Dio anche senza il sacramento della penitenza”.

        Suvvia, siamo seri… non facciamoci alibi implausibili.

        In conclusione, dove tu chiudevi con

        “…Il motivo per cui Al non va bene non è per quello che molti credono (cioè che darebbe la Comunione a dei reprobi che sono sempre e comunque privi della Grazia) ma perché il sacerdote deve dare la precedenza alla situazione oggettiva di adulterio, e inoltre per il fatto che un sacerdote non può, a meno che non sia in grado di leggere i cuori, capire con certezza dove ci sia mancanza di imputabilità personale”…

        credo di poter affermare che anche la prima ragione, “cioè che darebbe la Comunione a dei reprobi che sono sempre e comunque privi della Grazia” sia valida, ben s’intende nei termini in cui ci guardiamo bene dall’esprimere giudizi personali, ma restiamo al dato di fatto che, se siamo adulteri abituali e impenitenti, siamo noi stessi ad averci voluto privare dello stato di Grazia – almeno fino al momento in cui decidiamo di recedere definitivamente, almeno nell’intenzione, dallo stato di peccato.

        Ti saluto cordialmente.

      • Re Vermiglio ha detto:

        @ Pier Luigi

        Mi spiego meglio: l’errore è assumere che le persone in quella situazione siano necessariamente prive della Grazia. Alcune lo saranno, altre no, perché hanno delle attenuanti che di fatto rendono veniale il loro peccato ( non veniale oggettivamente, essendo l’adulterio sempre materia grave, ma dal punto di vista della responsabilità personale e del rapporto con Dio).

        Quindi non è di per se errato dire che alcune di quelle persone saranno in Grazia.

        Il punto è: hanno modo, loro o i loro confessori, di capire quando è così? La risposta è: a meno di carismi particolari NO.

        Ergo è saggio attenersi al solo dato oggettivo e consigliare a queste persone la Comunione spirituale. In questo modo:

        1. Se sono in Grazia possono ottenere benefici paragonabili alla Comunione sacramentale.

        2. Se non sono in Grazia perlomeno non commettono sacrilegio e, pur non ottenendo gli stessi benefici delle persone al punto 1, sicuramente il Signore non disprezza il loro desiderio e potranno ottenere Grazie che li aiutino molto sulla strada del pentimento.

        • PIER LUIGI TOSSANI ha detto:

          @Re Vermiglio

          assolutamente d’accordo su:

          “Il punto è: hanno modo, loro o i loro confessori, di capire quando è così? La risposta è: a meno di carismi particolari NO.

          Ergo è saggio attenersi al solo dato oggettivo e consigliare a queste persone la Comunione spirituale”.

  • Vincenzo Calabrese ha detto:

    L e risposte di Padre Cavalcoli mi sembrano molto ‘intellettuali’ e davvero sottili, degne di chi ha studiato a fondo teologia, ma che dimostrano come pur essendo molto netti nelle espressioni si possa finire per mascherare delle chiare ombre, evidenti in certi temi…
    Esempio evidente è l’intervento su AL in merito alla Comunione ai separati… Il papa POTREBBE fare delle modifiche alla disciplina sull’Eucarestia, ecc. ecc. POTREBBE, POTREBBE, POTREBBE… Tanti discorsi al condizionale, noterelle a fondo pagina su certi argomemti, ma poi di fatto la conclusione è che secondo padre Cavalcoli nulla cambia rispetto alle indicazioni di GPII. Ma se nulla cambia allora perché il vescovo di Roma si dilunga su tali argomenti? Finendo poi per risultare realmente AMBIGUO, visto che secondo certi presbiteri TUTTO è cambiato, mentre secondo altri NULLA è cambiato? E vista la confusione che viene creata, perché da Santa Marta non arriva un documento o almeno un comunicato che possa chiarire in modo definitivo come ci si debba comportare? Secondo me, semplicemente perché la CONFUSIONE l’AMBIGUITÀ’ sono volute all’ORIGINE dal signor Bergoglio…
    Io, come del resto molti consacrati, non ho sfortunatamente un cervello molto brillante, che riesca a cogliere certe POSSIBILITA’ e certe SFUMATURE, ma se tratto un argomento è perché voglio essere esplicito su quello… E se chi legge le mie parole semplici può trovarsi confuso e possa apertamente interpretarle in modo errato, allora vuol dire che ho svolto male il mio lavoro… Se poi non cerco neanche di ritornare sull’argomento per renderlo chiaro, allora il mio lavoro diventa pessimo e controproducente… Quindi dovrei seriamente pensare di CAMBIARE incarico e magari anche mestiere… Capito, caro Bergoglio?

  • Ira Divina ha detto:

    Quella di AL, mi sembra la teologia del baco da seta! Una legge che nega la comunione ai divorziati risposati, FC, che non è cambiata, ma…..! Quel “ma” della teologia della casistica o della situazione, o del discernimento che apre a una pastorale della confusione, cioè del avviluppamento, appunto della teologia del baco da seta. Poi il potere delle chiavi non concede a Pietro di fare quello che vuole, ma restando nel solco del precedente Magistero, e intendo per Magistero tutto ciò che i pontefici precedenti hanno stabilito in una materia, quello di confermare nella fedeltà a Cristo i fratelli! Vero padre Cavalcoli? Ora se le intenzioni di Francesco non sono quelle di negare il precedente Magistero, la noticina e il placet alle svariate interpretazioni sono un pessimo servizio che Francesco da al ministero Petrino. E i risultati si vedono nella pratica della pastorale padre Cavalcoliiii!

  • Giuseppe Marson ha detto:

    Quello che viene detto dallo spettro di don Ezio per uno incompetente come me è un approfondimento della fede, novità dello Spirito Santo che guida alla Verità tutta intera.
    E’ la risposta che lo Spirito Santo opera.
    Lo stesso può dirsi della prima risposta data da Padre Cavalcoli?
    Il potere delle Chiavi dato a Pietro, può snaturare un Sacramento?
    Il potere dato a Pietro da quel poco che ne capisco, non è quello di allargare la posta che Gesù stesso ha detto che è stretta.
    Deve solo aprirla e chiuderla, secondo la Parola di Cristo, e non interpretarla.
    Ovvero che la S.Chiesa, e non il singolo sacerdote, conceda la S. Comunione ai divorziati risposati è un bene in ordine alla loro salvezza?
    Sicuramente molti e non per modo di dire hanno più fede in Cristo di me, e andranno in Paradiso ma lasciamo a Dio il giudizio. In questo caso i sacerdoti per primi dovrebbero dire, chi sono io per giudicare, per cui io che non sono Dio non ti posso assolvere, perchè il Sacramento-Matrimonio, come ogni Sacramento è un segno efficace di Grazia.
    Non sono un teologo e la domanda che faccio è la seguente: Per il potere delle chiavi un Papa potrebbe decidere che il Sacramento del S. Battesimo si può impartire solo agli adulti che lo vorranno?
    Se la risposta fosse si, viene prima una domanda che un Papa si deve fare : è un bene in ordine alla salvezza delle anime ?
    Oppure sono volutamente provocatorio, per aumentare la presenzadi fedeli durante la S, Messa, sempre seguendo la prima risposta di Padre Cavalcoli, un Papa, potrebbe stabilire che invece dell’Ostia Divina, i fedeli riceveranno. spritz e patatine?
    Probabilmente ci sarebbero le chiese piene, ma sarebbe un bene per la salvezza delle anime.
    Grazie

  • Patrizia ha detto:

    A proposito di chiavi per cui il papa puo’ cambiare certi regolamenti, puo’ anche decidere che due conviventi possono ricevere l’Eucaristia ? Che due conviventi dello stesso sesso possono fare ugualmente? In fondo se ha le chiavi……………puo’ aprire a tutto!!!!

  • deutero.amedeo ha detto:

    Grazie , amico Tosatti. E un grazie particolare a Padre G. Cavalcoli per la risposta datami.

  • yehohanan ha detto:

    …quindi almeno uno, padre Cavalcoli, ha risposto chiaramente al primo dubia dei cardinali…notevole!
    Chiederei però al padre: se allora è in vigore FC 84 non si dovrebbe correggere AL? È lecito il silenzio da parte del pontefice?
    Avrà un bel da fare il prossimo papa, vai!, per rimettere a posto i pastrocchi di questo! Perché questo spiegato dal padre è tale: si ipotizza un qualcosa che non può essere messo in atto perché è in essere qualcosa che ne nega la possibilità…proprio un magistero chiaro quello di AL! “Si, si…no, no”…uguale!

  • Lo spettro di don Ezio ha detto:

    Dottor Tosatti,
    sono davvero diventato uno spettro: oltre al mio silenzio spettrale in questi ultimi temi (ma ho letto i suoi post) lavoro nella biblioteca salesiana di Valdocco che nei sotterranei…

    Venendo al padre Cavalcoli, le sue risposte corrispondono a quello che ho sempre pensato. Bisogna però aggiungere l’obbligo del discernimento, pure richiesto dal Papa.

    Quel potere delle chiavi menzionato è quello stesso per cui un tempo ci si poteva confessare una sola volta nella vita e la confessione era obbligatoria per tre soli peccati: apostasia, adulterio e omicidio, poi le cose sono cambiate e quindi possono cambiare nella Chiesa di sempre, che non è la Chiesa che fa sempre le stesse cose.

    Sarò lieto di incontrarla qui a Torino se le fa piacere.

    • EA ha detto:

      Nel tempo in cui ci confessava solo per tre peccati, era lecito divorziare e risposarsi? perché la questione di AL non è la forma del sacramento, ma se l’indissolubilita del matrimonio è di diritto divino oppure una materia soggetta all’arbitrio del papa. La mia impressione è che il vangelo sia chiaro in proposito, dato che a Gesù viene posta la domanda esplicita e la sua risposta è altrettanto esplicita.
      Se non fosse così Tommaso Moro è stato un fesso che è morto perché ottusamente rigido e privo di discernimento.