IL SESSANTOTTO. MACERIE E SPERANZE. UN LIBRO DI GIOVANNI FORMICOLA. UNA GUIDA NEI TEMPI DI TEMPESTA.

8 novembre 2018 Pubblicato da 15 Commenti --

 

Marco Tosatti

Cari  amici e nemici di Stilum Curiae, questo è un periodo di libri. Ieri abbiamo parlato del caso Viganò, visto da Aldo Maria Valli. Oggi ci occupiamo di un bel libro – tragico ed illuminante – di Giovanni Formicola: “Il ’68. Macerie e speranze” per i tipi di Cantagalli. Un’analisi storica filosofica e religiosa di un fenomeno che se fosse riconducibile a una singola forma umana potrebbe essere definito con il titolo di un altro bellissimo libro: “Un principe del nostro disordine”.

Formicola ha uno stilo impetuoso ed esprime tesi chiare e nette. Come scrive nell’introduzione don Mauro Gagliardi “ nessun lettore potrà rimanere indifferente dinanzi ad essi. Questi scritti di Giovanni Formicola provocano una riposta, che potrà essere di adesione o di rifiuto, di accettazione o di critica; tuttavia, di certo i saggi qui pubblicati non possono essere ritenuti insignificanti, né improduttivi. Essi invocano una presa di posizione e, di conseguenza, un impegno personale”.

Il ’68 viene da lontano:  Formicola vede in quegli anni la realizzazione estrema dello spirito rivoluzionario nel secolo che si è chiuso. “Il Sessantotto rappresenta quel momento della storia recente in cui, dentro e fuori la Chiesa, si è ritenuto che il passato fosse, sempre e in ogni caso, un fardello di cui liberarsi. Il Sessantotto è lo snodo storico in cui viene in piena luce un processo che era iniziato molto, anzi moltissimo tempo addietro: la sostituzione della ragione con il sentimento, nonché dell’approccio aletico con quello storicista”. In quegli anni la vita dell’uomo occidentale ha visto la fine del Logos, “il Logos con la maiuscola e con la minuscola, cioè sia Dio sia l’intelletto dell’uomo”. Conseguenza inevitabile la fine di ogni forma riconosciuta di autorità.

Anche nella Chiesa questo Spirito ha fatto – fa ancora, proprio ora! – danni infiniti. E ben lo capì Paolo VI, quando il 30 giugno del 1968 pronunciò alla fine dell’anno che ricordava i due grandi apostoli, Pietro e Paolo, il “Credo del Popolo di Dio”: “Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli e Creatore in ciascun uomo dell’anima spirituale e immortale….”.

In quegli anni sconvolgenti e sconvolti la prima fondamentale mutazione è stata linguistica, e come sappiamo questi mutamenti hanno preso sostanza: giusto e sbagliato, vero e falso sono stati sostituiti da attuale e superato, piacevole o sgradito. L’Humanae Vitae ha costituito un’altra cartina di tornasole: quell’ultimo eroico tentativo di difendere un’idea di vita e famiglia ha conosciuto subito un’opposizione durissima. “L’enciclica è stata di fatto contestata ancor più dalle scelte di vita di molti credenti, con la complicità – più o meno consapevole – di non pochi pastori, per il fatto che questi ultimi hanno cessato di trasmettere l’insegnamento ecclesiale sui temi del matrimonio, della famiglia e della sessualità umana, lasciando quindi i fedeli in balia della educazione relativista, impartita soprattutto, ma non solo, dal potentissimo sistema massmediale”.

Per Formicola: il 68 è “adorazione del divenire e odio per l’essere, teso perciò a travolgere ogni riflesso storico”.  Quanto sangue, nel ’68, e nel periodo seguente. “Quasi tutti i protagonisti – rectius, gli assassini –, sopravvissuti a quella stagione, sono ormai in libertà (e addirittura pontificano). Eppure anch’essi hanno ucciso magistrati, esponenti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, come hanno fatto i mafiosi. Ma per questi ultimi, se non pentiti, non v’è alcuna prospettiva di uscire dal carcere da vivi. Qui si riflette il pregiudizio – minoritario, ma potente – favorevole ai terroristi e ai militanti dei gruppuscoli violenti rossi”.

E poi c’è l’altro ’68, oltre a quello politico: “quello del desiderio – specie attinente alla sfera dell’eros, tanto che viene detto anche Rivoluzione sessuale, ma meglio sarebbe dire erotica. Del desiderio – inesorabilmente relativista e nichilista, cioè senza senso e scopo che non sia la soddisfazione di sé travestita da realizzazione – che pretende copertura giuridica, che vuol diventare ultra-positivisticamente diritto. Fino alla odierna – ma frutto del lavorio del Sessantotto – abolizione tendenziale nei pubblici atti persino dei termini, padre e madre, espressivi di relazioni con- naturate all’uomo e suo patrimonio linguistico sin dall’inizio della specie e della vita d’ogni individuo”.

E questo è il nostro presente, in cui come ben sappiamo, incombono “minacciose utopie, destinate a scontrarsi sanguinosamente con la realtà dell’umana natura, che resiste ai tentativi di trasformarla”.

Non risparmia la Chiesa, il 68, e non la risparmia neanche Formicola: “Vengono così contestati sessantottescamente, quando non la stessa Chiesa e il ruolo del suo Magistero, certamente del cattolicesimo la storia e la cultura filosofica (troppo ellenistica, questa), nonché la dottrina politico-sociale (troppo conservatrice, quando non reazionaria) e finanche la lex orandi, la liturgia. In ordine a quest’ultima, la fantasia prende il potere e progressivamente la secolarizza, e la contamina con modelli tribali, patetici e infantili, specialmente per quel che riguarda il canto in chiesa, oggettivamente brutto e dissonante (per non parlare dell’architettura e l’iconografia, e non ne parliamo, ora). L’assemblearismo, con il collegialismo ideologico, è proposto e talvolta imposto contro la struttura gerarchica della Chiesa. La Messa ormai, più che semplicemente detta, è definita da tanti assemblea, sia pure con un presidente, ed eccessivo appare il coinvolgimento dei laici in sacris. Tale posizione cattolica non è estranea neppure al suddetto Sessantotto politico”.

L’analisi di Formicola risale nei secoli per trovare le radici di questo processo, un processo rivoluzionario, egualitario e libertario che ha voluto colpire la civiltà cristiana e la Chiesa. Per sradicare Dio dal mondo, sostituire il Logos con “La terminale Rivoluzione antropologica”, che  “proclama l’emancipazione da autorità e legge morale, e cerca il paradiso perduto nella società permissiva, che deve sostituire quella repressiva, ch’è a immagine e somiglianza del tiranno celeste. In nome della libertà e dell’eguaglianza radicali (è un modo dell’eguaglianza la soppressione anche della differenza maschio-femmina), devasta il buon costume, normalizza l’omofilia e in prospettiva la pedofilia e ogni altra perversione erotica. Deride e nega come impossibili la fedeltà coniugale, la castità specialmente prematrimoniale e la verginità, che addirittura prospetta come disturbi psichici che ostacolerebbero lo sviluppo della persona, sì da cancellarle progressivamente dall’orizzonte esistenziale, in ogni stato di vita”.

Una rivoluzione microstrutturale iper-edonista e dissacrante. “Difficile perciò da afferrare, e ridurre ad unità concettuale, anche perché perfeziona la frantumazione del mondo-cosmo, che perde la sua unità, il riferimento trascendente, il senso e l’orientamento”. Che è, ahimè, esattamente quello a cui stiamo assistendo nella nostra società, adesso, qui ed ora. Insomma, un libro la cui lettura vivamente consigliamo: una guida per i tempi tempestosi in cui siamo immersi.







Oggi è il 74° giorno in cui il Pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

“Quando ha saputo che McCarrick era un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?”

“È vero, o non è vero, che mons. Viganò lo ha avvertito il 23 giugno 2013?”

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi e risponda”.




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15 commenti

  • Paolo Giuseppe ha detto:

    Dissento radicalmente dall’accostamento tra sessantotto e Concilio.
    Sono stati preti e laici mistificatori che si sono “appoggiati” ipocritamente al Concilio per giustificare quella peste bubbonica del sessantotto. Dice bene Zuzzerellone: nelle parrocchie si studiava seriamente il Concilio nel solco della sana dottrina. Sarò banale, ma affermo con forza: io c’ero e alle balle non ho mai creduto.

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Caro Direttore:
    Francesco…? Francesco!!!: “Di nascosto mormoriamo sempre a bassa voce, perché non c’è il coraggio di parlare chiaro»:
    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2018/documents/papa-francesco-cotidie_20181108_santa-marta.html
    Dubia… Viganò… Ecc…:”Io non dirò una parola su questo. Quando passi qualcosa di tempo e voi abbiano le conclusioni forse parlero…”.
    VIETATO LAMENTARSI

  • deutero.amedeo ha detto:

    La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2).
    (Giovanni Paolo II – Fides et Ratio )

    Io credo che questa e non le Riflessioni quotidiane di Francesco sia la risposta ufficiale della Chiesa. O sbaglio?

  • Da Isaia ha detto:

    O Eterno, perchè ci fai errare lontano dalle tue vie e indurisci il nostro cuore perchè non ti tema ? Ritorna per amore dei tuoi servi, alle tribù della tua eredità.

    Per poco tempo il tuo santo popolo ha poseduto il paese, i nostri nemici hanno calpestato il tuo santuario.

    Noi siamo diventati come quelli sui quali non hai mai governato, sui quali il tuo nome non è stato invocato.

    Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi ! Davanti a te sarebbero scossi i monti.

    Come il fuoco brucia i tuoi rami secchi, come il fuoco fa bollire l’acqua, scendi per far conoscere il tuo nome ai tuoi avversari e far tremare le nazioni davanti a te.
    uando facesti cose tremende che non ci aspettavamo, tu discendesti e i monti furono scossi dalla tua presenza.

    Dall’antichità nessuno aveva mai sentito né orecchio udito né occhio visto alcun Dio all’infuori di Te, che agisce per chi spera in lui.

    Tu vai incontro a chi gode nel praticare la giustizia e si ricorda di te nelle tue vie.

  • Andrea P. ha detto:

    Non del tutto fuori tema se si tratta d’una Chiesa che insegue il mondo per farsi a questo conforme e, così, ottenendo che sia la presa del mondo sulla Chiesa a farsi sempre più forte e non viceversa:
    se si può cambiare sesso per soddisfare il proprio desiderio e per la realizzazione del sé, perché non anche l’età?
    Non fa una piega la logica coerente con l’errore a monte che lì resta e, esaltato dal pensiero positivo, offre questi frutti che, fino a ieri, avremmo detto surreali ma si traducono, uno via l’altro, sempre più velocemente, nella realtà in cui misurarci:

    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/-su-tinder-risulto-troppo-vecchio-pensionato-olandese-chiede-al-tribunale-di-poter-cambiare-eta_3173713-201802a.shtml

    • Re Vermiglio ha detto:

      Credo che quella fosse una provocazione, in altre parole credo che quell’uomo abbia tirato fuori questa storia per illustrare l’assurdità del cambiamento di sesso. Anche perché su Tinder non ti chiedono i documenti, perciò se dimostri meno anni puoi mettere l’età che credi.

  • Iginio ha detto:

    Quello che rattrista in particolare modo non è solo l’esaltazione dell’inversione (per cui, p. es., il/la vergine sarebbe squilibrato, mentre l’omosessuale sarebbe gaio e ammirabile), ma anche il fatto che chi cerca maestri e testimoni seri difficilmente li trova. Come disse Qualcuno: cercavano pane e hanno ricevuto pietre. E sempre quel Qualcuno ha preannunciato castighi severi per chi darà pietre al posto di pane.
    Ma forse nei circoli intorno a Civiltà cattolica pensano che dare pane significhi dire: ma non complicarti la vita, pensa a divertirti, tanto tutto va bene, l’importante è fare la pappetta agli immigrati. Deismo Moralistico Terapeutico, come dice Rod Dreher.

  • Iginio ha detto:

    Raccomando sempre la lettura del magnifico libro di Matthew Fforde “Desocializzazione. La crisi della Post-modernità”, edito sempre da Cantagalli nel 2005. Libro veramente profetico (e infatti snobbato dall’establishment) che piaceva a personaggi del calibro di Biffi e Caffarra.

    • Grozio ha detto:

      Iginio, grazie per il suggerimento più che appropriato. L’ho letto anch’io 8-9 anni fa, va ripreso.
      Un altro saggio sul tema è “La festa è finita” di Hahne.
      Onore a Formicola, penna mordace e spirito battagliero.

  • deutero.amedeo ha detto:

    Amico Tosatti, il 68 ha rovinato l’esistenza a molti. Ma lei, e come lei tanti altri, non solo ne è uscito indenne ma addirittura rafforzato. Come si spiega questo innegabile fatto?

  • Fabio ha detto:

    Il 68 fu preceduto dal Concilio senza di esso non avrebbe avuto basi ed alimento.
    Oggi vediamo che anche un ‘papa’ ritiene impossibile la verginità, deride la vita contemplativa e sdogana l’omosessualità
    Le origini del disastro attuale stanno nel concilio

    • zuzzerellone ha detto:

      Non credo che il’68, fatto laico, anzi sinistrese, possa essere messo in relazione con il Concilio che voleva essere un fatto essenzialmente religioso. Esisteva però il tentativo di infiltrazione del marxismo leninismo dentro la chiesa di Roma. Ovvero, all’epoca, c’era una dottrina predicata nelle parrocchie ed un altra diffusa dal giornalino dei fucini, gli universitari cattolici. In Parrocchia le riunioni dell’Azione cattolica erano lezioni dottrinali tradizionali, tenute dai sacerdoti o dal Parroco : in FUCI, spesso le conferenze venivano tenute dagli stessi universitari e quello che mi stupiva era che il linguaggio tenuto in queste conferenze coincideva esattamente con quello del giornalino. Per me, che pure avevo frequentato il liceo classico con un buon profitto, il linguaggio tenuto dai miei compagni d’Università era un linguaggio astruso, difficile… da dove veniva ?

      • MASSIMILIANO ha detto:

        68 E Concilio sono due facce della stessa identica medaglia. Ogni cosa, e questo satanisti e massoni lo sanno bene, per avere successo deve avere il cappello religioso. Altrimenti rimane per poco e si disfa come neve al sole. E’ questa la natura dell’uomo. Detto ciò nessun 68 e nessun concilio ci sarebbero stati se le persone avessero avuto una coscienza ben formata e una fede forte. Pertanto era inevitabile… Saluti.
        Massimiliano.

        • alice ha detto:

          Nel ’68 si cominciava a percepire la differenza tra le varie chiese cristiane. Ovvero iniziava a prendere forma la necessità di un confronto, di una verifica. Per questo al Concilio vennero invitati anche osservatori di altre fedi cristiane.
          Lo stravolgimento del concetto di ecumenismo avvenne in seguito, nel 1986 con il cosiddetto “Spirito di Assisi” in cui i rappresentanti delle più varie fedi vennero fatti confluire nella cittadina umbra, dando il via a quegli incontri che, da quel momento in poi si svolgono periodicamente nei posti più diversi del pianeta, più o meno sempre con la stessa coreografia. Mi sembra di ricordare che questi incontri siano gestiti da quelli di Sant’Egidio, che tanto sono apprezzati da personaggi politici anche stranieri come Macron o la Merkel che vengono in Italia appositamente per incontrare gli esponenti di questa società che viene detta l’ONU di Trastevere.
          Ma possiamo domandarci : è giusto che la verità si mescoli all’errore ?

          • deutero.amedeo ha detto:

            Stando a quanto ha detto stamattina Francesco a Santa Marta, la risposta dovrebbe essere NO. Infatti Gesù non si è immischiato con i dottori della legge, ma ha proseguito imperterrito per la sua strada e con una sua logica che non era quella dei sacerdoti del suo tempo. (Vedi il link dato da Ángel Manuel González Fernández , nel suo commento ). Quindi, ognuno per la propria strada.

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