DISPACCI DALLA CINA. PREOCCUPAZIONE PER LA SALUTE DEL DALAI LAMA. STRANO SILENZIO SUL DIALOGO ROMA-PECHINO.

19 agosto 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, i Dispacci dalla Cina del M° Porfiri oggi si aprono con una notizia – ufficialmente non confermata – che desta apprensione. ll Dalai Lama, il capo religioso del buddismo tibetano in esilio da decenni a Dharamsala, in India, avrebbe seri problemi di salute. Una notizia che ovviamente crea subbuglio nelle Cancellerie e nelle Curie del mondo, viste le implicazioni geopolitiche ad essa connesse. 

 

Preoccupazione per  il Dalai Lama

Secondo una notizia diffusa da “AGI”, il Dalai Lama, guida dei buddisti tibetani e da decenni in rotta con Pechino che lo vede come nemico acerrimo, sarebbe gravemente malato. In un articolo di Gabriele Fazio chiamato “Stavolta sarà lo stesso Dalai Lama a scegliere il suo erede? Cosa sappiamo” si parla di questa notizia, che naturalmente fa stare con gli occhi bene aperti i governanti di Pechino. Cosa accadrà se il Dalai Lama non dovesse sconfiggere la sua malattia (ufficialmente smentita dal suo medico)? Certo questo non è solo un problema religioso, ma anche politico, in quanto il Dalai Lama è capo anche politico del Tibet e non solo religioso. Ci sarà da capire come reagirà Pechino, come reagirà l’India (che ospita il governo tibetano in esilio) e come reagirà la comunità politica e religiosa in giro per il mondo. Si parla già di successione, si ipotizza che possa essere addirittura una donna a succedergli (di questi tempi…). Anche dalla sponda cattolica sarà bene tenere gli occhi bene aperti.

 

Cina attenta, gli USA ti guardano.

Forse non molti sanno che esiste una Congressional-Executive Commission on China, un organo del governo americano che studia e fa monitoraggio sui diritti civili e l’applicazione della legge in Cina. Il responsabile è il senatore Marco Rubio, che fu candidato alla presidenza nel 2016, poi sconfitto da Donald J. Trump. Se penso sia importante che esistano organismi internazionali che formino strutture di coordinamento per monitorare specifiche situazioni, mi sembra allo stato attuale più problematico che uno stato indipendente e sovrano (per quanto potente) dia vita a un organo governativo per giudicare un altro stato indipendente e sovrano (per quanto sotto certi aspetti discutbile).

Ripeto, un organo sovranazionale avrebbe certo più legittimità. Ma non voglio negare l’importanza di centri studio, think tank e quanto altro che svolgano una attività che permetta una migliore comprensione di fenomeni storici e politici complessi.

 

Dice il saggio….ancora Confucio.

Ritorniamo all’amato Confucio: “Il Maestro disse: «I giovani devono essere rispettati. Come possiamo sapere se le nuove generazioni non saranno all’altezza di quelle presenti? Ma se un uomo a quaranta o cinquanta anni non è riuscito a farsi notare, non merita alcun rispetto»”. Forse qui si può intuire l’inizio di quell’estrema competitività che esiste in Cina? La domanda rimane per aria. Il bisogno di farsi notare, quella competitività tesa all’estremo può spiegare certi successi (e possiamo applicare questo anche agli USA) ma certo chiarisce anche l’origine di alcune pesanti nevrosi sociali che ne derivano.

 

Cina e Vaticano. Perdura da tempo uno strano silenzio…

Devo continuare a rimarcare, dopo varie settimane, uno strano silenzio sulle vicende di Cina e Vaticano. Io non penso sia un silenzio che denota uno stop nelle trattative per giungere a un accordo, ma un silenzio operoso. Penso che entrambe le parti stiano lavorando ad un modus vivendi per gestire la difficile situazione esistente fra di loro, cercando la strada per bypassare con questo lavoro sottotraccia le rimostranze e le difficoltà interne ed esterne. Forse, dal loro punto di vista, è la strategia migliore.  Vediamo se e quando condurrà a qualche cosa; e soprattutto, dove condurrà.

 

Inculturazione liturgica alla cinese

In un interessante articolo su “New Liturgical Movement” ci viene raccontato dell’uso in Cina, già dal XVII secolo, di far indossare ai sacerdoti uno speciale cappello sacrificale. Nella cultura cinese era ritenuto sconveniente essere a capo scoperto di fronte a un superiore, così i sacerdoti cinesi usavano questo copricapo anche mentre celebravano la Messa. Dai gesuiti fu inventato un cappello speciale, chiamato “Tsikin (祭巾)”. Di questo copricapo abbiamo varie immagini, dipinti, foto e reperti. Il tema dell’inculturazione e di come esso vada inteso, fu anche al centro della famosa controversia dei riti, sulla legittimità del culto agli antenati che alcuni difendevano (i gesuiti) e altri avversavano (domenicani e francescani). Tema affascinante e in cui la verità non si percepisce così nettamente come certa narrativa vorrebbe farci intendere. L’immagine è dovuta alla cortesia della Fondazione Philippi.

 

 

Nostre informazioni

Sono state chiuse sei succursali della Zion Church di Pechino in quanto i responsabili non avrebbero accettato di registrarsi con il governo. Ma il Pastore della Chiesa ha affermato che questa scusa non corrisponde al vero.

Il “Macau Daily Times” riporta in un articolo di una protesta in Cina da parte di musulmani nella regione dello Ningxia a causa della demolizione di una moschea. Il “Global Times”, che dipende dal governo cinese, ha affermato che nessuna religione è sopra la legge. Alcuni osservatori fanno rientrare questo evento nel piano di sinizzazione delle religioni.

La Cina nega che siano stati “rieducati” almeno un milione di musulmani in campi di lavoro nello Xinjiang. Ne parla Filippo Santelli in un articolo chiamato “Uiguri, la Cina risponde all’Onu negando discriminazioni e campi di rieducazione”. Gli esperti dell’ONU però ritengono che le prove a favore dell’esistenza dei campi di lavoro e rieducazione sono da giudicare molto credibili.

Interessante intervista con lo studioso australiano Paul J. Farrelly, esperto di New Age, che ci dice come questa forma di pensiero sia ben tollerata in Cina a patto che non metta in discussione lo status quo.

Il segretario generale associato del Movimento Patriottico delle Tre Autonomie e del Consiglio Cristiano Cinese, Wang Ruiqin (un ufficiale governativo) ha scritto una lettera a Wang Zuo’an, direttore dell’Amministrazione Statale per gli Affari Religiosi lamentando la chiusura di ben 20 chiese e chiamando per una pronta approvazione per i progetti che riguardano la costruzione di nuove chiese. La demolizione di chiese è oramai continua e non viene fatta distinzione fra chiese ufficiali o sotterranee.

 

Cina da leggere

Cesar Guillen-Nunez (2017). Macao’s College and Church of St Joseph. Splendour of the Baroque in China. Macao: Cultural Affairs Bureau of the Macao S.A.R. Government.

Quando si parla del Seminario di San Giuseppe in Macao, non si parla di una istituzione ecclesiastica come le altre, ma di un autentico punto di riferimento che è stata per molti secoli il cuore della Macao cattolica e non solo. Il complesso, all’inizio costruito come un collegio dai gesuiti, fu progettato e diretto dal gesuita italiano Francesco Folleri (1699-1767) come del resto in precedenza un altro gesuita italiano, il beato Carlo Spinola (1564-1622), fu l’architetto della cattedrale di San Paolo sempre a Macao, di cui oggi possiamo ammirare solo la facciata.

L’autore del libro è persona da me ben conosciuta dal tempo della mia residenza a Macao, egli era ricercatore del locale istituto Matteo Ricci ed insigne storico dell’arte. Nel libro ci mostra tutta la sua capacità di fare collegamenti fra gli sviluppi dell’arte a Macao e le influenze dall’Italia, dalla Spagna, dal Portogallo. Ci mostra le correnti spirituali che si intersecano nella città amministrata dai portoghesi, l’origine del culto a san Giuseppe a cui il Collegio fu dedicato, le varie traversie affrontate dai gesuiti e molto di più. Macao è un posto del tutto particolare in Cina, oramai conosciuto solo per i casinò che sono la principale risorsa economica. Se il gioco d’azzardo improvvisamente venisse proibito sarebbe la fine di questa città. Eppure la sua storia cattolica non è solo secolare, ma anche di grande importanza.

Se si vuole comprendere la Macao cattolica, non si potrà prescindere da questo studio corredato anche di eleganti foto a colori. Grazie alla sua solida formazione sull’arte e il pensiero occidentale, condita con la conoscenza della situazione cinese, l’autore ci conduce in un tour de force artistico, teologico e storico attraverso tempo e spazio. Un libro certo impegnativo, ma per cui lo sforzo della lettura verrà certamente ripagato.







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