DISPACCI DALLA CINA: LA PERSECUZIONE DEI VESCOVI NON ALLINEATI. UNA NUOVA RUBRICA: CINA DA LEGGERE.

29 luglio 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcurialisti, Aurelio Porfiri ci informa come di consueto sulla situazione in Cina. Oggi ci sono molte informazioni e spunti, e citazioni da molti siti interessanti. E l’articolo contiene anche due recensioni nella sotto-rubrica “Cina da leggere”. Buona lettura. 

 

Un vescovo sotto stretto controllo (e prigione) da 30 anni

Riprendo dall’utile sito Bitter Winter (21 luglio) alcune informazioni sul vescovo cattolico della chiesa sotterranea Julius Jia Zhiguo. Il vescovo di Xhengding nella provincia dell’Hebei ha ora 83 anni e per il suo rifiuto di divenire membro della Chiesa ufficiale controllata dal governo è stato più volte detenuto prigioniero e sottoposto a durissime punizioni. Dal 1989 è stato agli arresti domiciliari per circa 10 volte ed è stato quasi sempre impedito anche ai suoi stretti familiari di avere contatto con lui.

Si dice che il presidente americano George W. Bush chiedesse di incontrare il vescovo Jia durante una sua visita in Cina, ma con varie scuse non gli fosse mai concesso. Il 2 febbraio 2016 La Stampa aveva pubblicato una interessante intervista con questo vescovo a cura di Gianni Valente. Richiesto di come avesse fatto a conservare la sua fede rispose: “Ci bastava avere Dio nel cuore. Questo mi ha accompagnato e custodito per tutto quel tempo. Quindi è opera sua, non merito mio. Ci sono state tante difficoltà, ma Dio mi era accanto, e questo bastava. Eravamo tranquilli, perché affidavamo tutto al Signore. A volte accade che anche le difficoltà possano farci crescere nella fiducia e nell’amore a Gesù”.

Al momento in cui scrivo, il vescovo è ancora imprigionato.

 

Il vescovo Shao Zhu-min

Nel gennaio 2018 Mons. Shao Zhu-min, vescovo di Wenzhou nella regione dello Zhejiang è stato rilasciato dalle autorità governative che lo detenevano. Il vescovo non è riconosciuto dal governo cinese ma lo è dalla Santa Sede. Ho trovato notizia di questo vescovo in un interessante libro di prossima uscita del padre Sergio Ticozzi del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) sui rapporti tra Cina e Vaticano.

Ecco cosa riportava Asia News (4 gennaio 2018) sul vescovo Shao: “In tutti questi mesi la polizia ha fatto pressioni psicologiche su di lui per farlo aderire all’Associazione patriottica, l’organismo del Partito che progetta una Chiesa indipendente dalla Santa Sede. Davanti al suo diniego, agli inizi di dicembre, i rappresentanti degli affari religiosi gli hanno chiesto di firmare un foglio per sottoscrivere le quattro condizioni per ricevere il riconoscimento dal governo. Esse comprendono il suo sostegno al principio di una Chiesa indipendente; il sostegno all’auto-nomina e all’auto-ordinazione [dei vescovi]; la concelebrazione con un vescovo illecito, non riconosciuto dal Vaticano; il sottostare ai nuovi regolamenti religiosi che saranno varati a febbraio prossimo. Ma anche per questo mons. Shao ha rifiutato”.

La sala stampa della Santa Sede nel giugno 2017 aveva rilasciato questa dichiarazione: “La Santa Sede segue con grave preoccupazione la situazione personale di Mons. Pietro Shao Zhumin, Vescovo di Wenzhou, forzatamente allontanato dalla sua sede episcopale ormai da tempo. La comunità cattolica diocesana e i familiari non hanno notizie né sui motivi del suo allontanamento né sul luogo dov’egli è trattenuto. A riguardo, la Santa Sede, profondamente addolorata per questo e per altri simili episodi che purtroppo non facilitano cammini di intendimento, auspica che Mons. Pietro Shao Zhumin possa ritornare quanto prima in Diocesi e che gli sia garantito di svolgere serenamente il proprio ministero episcopale. Siamo tutti invitati a pregare per Mons. Shao Zhumin e per il cammino della Chiesa in Cina”.  A questa dichiarazione ci sarebbe stata una reazione molto forte di un rappresentante del ministero degli esteri cinese, anche se alcuni organi di stampa riferiscono che di questa dichiarazione non c’è traccia nei documenti ufficiali. Il vescovo era già stato detenuto per quattro volte.

Sta di fatto che chi non si allinea viene fatto oggetto di attenzioni molto dure. Un articolo del 13 luglio di Lela Gilbert su Newsmax dal titolo “China’s Online Bible Sales Ban, Christian Oppression Alarming” pone la storia del vescovo Shao e della situazione corrente della Cina in un contesto molto più ampio.

 

Appello al governo di gruppi cristiani

Asia News (25 luglio 2018) riporta un appello di cristiani cinesi al governo, in cui si chiede la cessazione delle persecuzioni: “I cristiani cinesi “non sono una forza in dissenso, un errore da gestire o rettificare, l’obiettivo prescelto di attacchi velati o diretti. Pensare in questo modo è sbagliato, è un errore fondamentale. Le chiese cristiane, anche quelle domestiche, sono animate dal desiderio di dialogo per raggiungere le migliori relazioni possibili con il governo di questa nuova era, per raggiungere il socialismo con caratteristiche cinesi” di cui parla il presidente Xi Jinping. È il coraggioso appello lanciato da decine di chiese protestanti domestiche, colpite da un ennesimo giro di restrizioni alla propria libertà religiosa. Il testo, firmato da 34 chiese non ufficiali, sottolinea come le recenti revisioni ai regolamenti religiosi adottate dal governo abbiano infranto i diritti dei fedeli: “La normale vita di un credente è stata violata e ostacolata, e questo ha causato danni emotivi ingenti. Si è colpito inoltre il senso di patriottismo che anima i cristiani, aprendo la possibilità a conflitti sociali. La situazione sembra poi peggiorare di giorno in giorno”. Per superare questo impasse, scrivono i leader cristiani, “le autorità devono rispettare la libertà di religione tutelata dalla Costituzione della Cina. Quel testo contiene molti diritti che in realtà lo Stato mono-partitico non rispetta. Le chiese hanno un vero desiderio di dialogo”. Tra i bersaglicolpiti dal governo di recente ci sono anche luoghi di culto cattolici. Ne da notizia anche “Églises d’Asie” con un articolo del 27 luglio dal titolo “Un raid contre des églises provoque la colère des chrétiens à Pékin”.

 

I cattolici di HK cercano il recupero dei giovani delinquenti

Il gruppo cattolico di Hong Kong, Mercy HK, ha fondato sull’isola di Cheung Chau un centro per il recupero professionale di giovani con attitudine a delinquere. Ci informa di questo un articolo del 26 luglio su “Églises d’Asie”, che ha ripreso la notizia da UCANews, dal titolo Hong-Kong : “Les délinquants repartent à zéro sur l’île de Cheung Chau”.

La doppia missione del centro è diffondere il Vangelo e riabilitare questi giovani delinquenti.

 

Democrazia in Cina, perché manca

Una interessante riflessione di François Jullien da “Essere o vivere”: “Come si sa, la Cina è in difetto di democrazia, non solo perché non ne ha concepito l’istituzione, ma soprattutto perché, attenta alle maturazioni discrete, non ha promosso la modellizzazione che per principio è concertata e pubblica; è la modellizzazione che crea la comunità civica, tramite l’aspirazione a cui dà forma”. Chi scrive trova che in effetti anche sul concetto occidentale di democrazia sarebbe necessaria una riflessione, ma credo che quanto citato sopra ci faccia comprendere come la Cina non si possa capire da fuori ma cercando di porsi all’interno al suo modo di ragionare.

 

Sorveglianza tecnologica. Lo fa la Cina, ma anche da noi…

Capita spesso di leggere di come la Cina usi le più moderne tecnologie per controllare i suoi cittadini. Ora, non dobbiamo essere ipocriti: non è che altri paesi non facciano lo stesso; mi sembra di aver letto per pure il Vaticano si è dotato dei più moderni mezzi tecnologici per tenere sotto controllo i visitatori. Se lo scopo è quello preventivo, come penso per il Vaticano, allora questo è comprensibile e data la situazione attuale, addirittura auspicabile. Si tenta di prevenire atti criminosi e terroristici. Ma se è un controllo per censurare comportamenti o/e idee percepite come inoffensive dlla collettività ma percepite come pericolose dallo stato, allora questo è più problematico. Perché il limite a quello che può essere percepito come “pericoloso” è grande come il cielo.

 

Libertà religiosa, un convegno in corso

Dal 23 luglio e per una settimana, come ci informa Bitter Winter, si tiene in Washington DC, su invito del segretario di stato americano Mike Pompeo, un convegno centrato sul tema della libertà religiosa e in modo specifico sulle persecuzioni degli uiguri (musulmani nello Xinjiang di cui abbiamo parlato), del Falung Gong e della Chiesa di Dio Onnipotente (anche di queste ultime due abbiamo già parlato in Dispaccci precedenti). Sono stati invitati 80 ministri provenienti da tutto il mondo. Ne parla anche in un articolo “formiche.net” dal titolo “Perché gli Usa hanno convocato un summit globale sulle libertà religiose” e che invito a leggere per ottenere una visuale ampia sull’evento.

 

Persecuzioni, leggete “Persecution” di luglio.

Consiglio di leggere la rivista “Persecution” del mese di luglio. La rivista è emanazione dell’ICC (International Christian Concern) ed è disponibile su persecution.org. Presenta casi di persecuzione a cui sono sottoposti cristiani in tutto il mondo, e in luglio il focus è sulla Cina, con cinque articoli che danno conto della difficile situazione attuale e in cui si spiega come il governo stia cercando di ostacolare il lavoro dell’ICC in appoggio dei cristiani perseguitati.

Nostre informazioni

In Sichuan un membro della Chiesa di Dio Onnipotente è detenuto malgrado le sue cattive condizioni di salute. È una donna, arrestata il 7 giugno, che non può nemmeno ricevere visite dai suoi familiari. Nello Shandong, nel corso della operazione “thunder”, 700 membri dello stesso gruppo religioso sono stati arrestati (21 luglio 2018, Bitter Winter).

A Jinan nello Shandong è stata forzatamente demolita dalle autorità locali una chiesa cattolica appartenente alla Chiesa patriottica per ragioni legate al desiderio di sviluppare un nuovo piano urbanistico per la zona; forse una scusa, dal momento che la chiesa non sembra essere inclusa in questo nuovo assetto (21 luglio, AsiaNews e ChinaAid).

Interessante articolo dal titolo “Voices from Xinjiang”: “Bitter Winter interviews victims of persecution” in cui si da conto anche delle enormi difficoltà che la comunità musulmana affronta in questa regione della Cina dove bastano alcuni segni di appartenenza religiosa per essere investigati (23 luglio, Bitter Winter).

Ad un deputato del National People’s Congress da Xiangyang City è stata revocata la sua posizione per essere stato scoperto come membro di una chiesa domestica (23 luglio, Bitter Winter).

La polizia nella regione dello Jiangsu ha arrestato 27 cristiani e alcuni li ha detenuti anche per 10 giorni (23 luglio, Bitter Winter).

In due regioni della Cina, Hebei e Yibin, sono stati svolti seminari per cinque anni per costringere le chiese a implementare la “sinizzazione” della loro attività. La parola “sinizzazione” nel documento che ha 6500 parole in totale, appare 72 volte (23 luglio, UcaNews). Ne riferisce anche Kevin J. Jones in un articolo del 25 luglio su Crux dal titolo “In China, government-aligned bishops release ‘Sinicization’ plan”. Questo piano si estenderà poi a tutta la Cina. Certamente è difficile riconciliare, aggiungiamo noi, i dialoghi con il Vaticano con questi sviluppi.

Leader di una chiesa domestica arrestato nell’Anhui e sentenziato a 18 mesi di carcere. Altri cristiani arrestati nella città di Suzhou nella stessa regione (24 luglio, Bitter Winter).

Bambini nel Tibet sono impediti a partecipare in attività religiose, come riportato dal Global Times che fa riferimento al governo di Pechino. Questo è quanto riportato in un articolo dal titolo “Tibetan school children banned from religious activities, Chinese newspaper says” pubblicato in Hong Kong (24 luglio, South China Morning Post).

Articolo di Emilie Cochran dal titolo “Protestants in China Face Increase in Violence, Labeled as ‘Evil Cults’” sulle crescenti violenze verso i protestanti in Cina (24 luglio, cnsnews.com).

Una corte dello Yunnan ha rigettato l’appello di alcuni cristiani imprigionati con la falsa accusa di essere membri di un gruppo chiamato Three Grades of Servants, nella lista degli xie jiao, insegnamenti eterodossi (25 luglio, ChinaAid e 26 luglio, Bitter Winter).

In Yulin City, nella regione dello Shaanxi, cristiani sono stati imprigionati in quanto difendevano il loro luogo di culto oggetto di duri controlli da parte della locale polizia (26 luglio, Bitter Winter).

Chiese cinesi molto più prudenti nell’ammettere nuovi membri per paura di infiltrazioni. È quanto viene riferito in un articolo dal titolo “Chinese churches ‘more careful who they allow in’, as raids increase” (26 luglio, worldwatchmonitor.org).

Notizie da Qingdao, nello Shandong, informano che i cristiano continuano ad essere perseguitati anche dopo essere stati rilasciati dalla prigione. Ne da notizia un articolo dal titolo “Christians continue to be harrassed after prison” (27 luglio, Bitter Winter).

 

Cina da leggere

John Pownall Reeves (2014). The Lone Flag. Memoir of the British Consul in Macau during World War II, edited by Colin Day and Richard Garrett. Hong Kong: Hong Kong University Press.

Le raccolte di memorie stanno sempre più interessando gli storici non solo come testimonianze personali di eventi storici ma anche come delle importanti testimonianze su aspetti culturali, di costume e antropologici. Questo testo raccoglie le memorie di John Pownall Reeves 1909-1978), console a Macao im un periodo difficile della storia recente, come quello della seconda guerra mondiale, malgrado la neutralità della città al tempo ammimistrata dai portoghesi. Gli anni della guerra furono molto duri anche per Macao. Ricordo il libro del giornalista Joao Botas del 2012 Macau 1937-1945, os Anos da Guerra che dettaglia bene quel periodo ma che non ho visto citato nella introduzione a cura di Colin Day.

Interessante leggere le memorie  di Sir Reeves, in cui ci informa che, tra l’altro, dal 1941 al 1945 nella città c’era limitatissimo accesso a informazioni dal mondo esterno o dell’opera dei padri salesiani per sopperire ai problemi di vettovagliamento che la situazione portava. La bandiera britannica sul consolato era rimasta l’unica bandiera di potenze occidentali che continuava a sventolare per una distanza molto ampia, la stampa cominciò ad identificarla come “The Lone Flag”.

Il testo ci parla di Macao in un periodo particolare della sua storia e ci mostra anche la singolarità di questa città, una singolarità che è un suo pregio ma anche la sua condanna. Il console riferisce di come disapprovava l’abbattimento di edifici storici per far posto ad architetture senz’altro più questionabili, in fondo l’antichità era una delle caratteristiche su cui Macao doveva di più puntare.

C’è lo spazio anche per dettagliare le attività sportive e ricreative, come il Bridge o lo “smaller football” che era una specie di calcio a 7, giocato su campi di formato ridotto. Ma l’attività principe della città, ieri come oggi, era il gioco d’azzardo, una attività da cui dipende ancora oggi la stessa sopravvivenza economica di Macao. Se ne parla nel testo, un testo interessante che va ad aggiungersi ai vari resoconti di anni difficili e che hanno lasciato su Macao, e anche sul mondo intero, una impronta duratura.

 

Orazio Coco (2017). Colonialismo europeo in Estremo Oriente. L’esperienza delle concessioni territoriali in Cina. Roma: Edizioni Nuova Cultura.

Il testo, introdotto dal noto esperto sulla Cina del XX secolo (a cui ha dedicato un importante volume) Guido Samarani, è una finestra importante che ci fa capire come da metà del XIX secolo la Cina si trovò in una frustrante posizione di debolezza rispetto alle potenze occidentali e come queste, con l’impero britannico in testa, ne approfittarono per spartirsi privilegi e ricchezze. Dal libro si evince anche la difficoltà di questo rapporto fra la Cina e il resto del mondo e anche il ruolo delle missioni cristiane, percepito in modo diverso in diversi momenti storici: a volte come un beneficio per il popolo cinese, altre volte come un prolungamento delle potenze occidentali che stavano facendo brandelli dell’impero cinese. Coco osserva: “Furono tuttavia le missioni   religiose a causare le conseguenze politiche e sociali più importanti. Dal   momento della firma dei trattati i missionari cristiani, di qualsiasi  confessione, ebbero libertà di movimento sul territorio. I religiosi   rappresentarono la collettività di stranieri più presente al di fuori del  perimetro delle grandi città e gli unici a raggiungere le province ed i   villaggi più isolati nelle aree contadine. Verso la fine del secolo degli   stimati 12.000 stranieri in Cina circa 800 erano sacerdoti cattolici (in maggioranza francesi) e 1.300 quelli protestanti (per lo più britannici ed   americani), a fronte di una massa di convertiti pari a circa mezzo   milione di cattolici e 55.000 protestanti”. Ma questo non fu senza problemi,  come detto sopra e come osserva l’autore: “Mentre, ad esempio, il Buddismo era penetrato e   si era integrato nel territorio nella piena osservanza delle leggi e nel   rispetto della gerarchia locale, il Cristianesimo, in maggioranza di culto   cattolico, scelse di rimanere fedele ai propri riti (alcuni in contrasto con   le leggi locali) riconoscendo una sola autorità (per i cattolici il Papa).   Questi importanti elementi di attrito erano in contrasto con l’indiscusso   principio che l’imperatore fosse la sola fonte di potere politico e   religioso in Cina”. In questo passaggio alcune cose sono condivisibili, come l’ultima parte riguardo l’imperatore e la religione, altre meno come la parte sul Buddismo e il suo effettivo successo, un elemento che ho sentito mettere in dubbio anche da studiosi cinesi.

Comunque, un testo brillante e rigoroso che si legge con molto piacere come fosse un romanzo. L’Italia non ne esce benissimo e il suo ruolo in quel periodo, come osserva Samarani nell’introduzione, fu abbastanza marginale. Comunque, assolutamente da leggere attentamente.







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3 commenti

  • Iginio ha detto:

    Su Macao durante la II guerra mondiale c’è anche il libro a cura di Geoffrey Gunn “Wartime Macau”.
    Inoltre il titolo “Sir” va unito non al cognome bensì al nome proprio di persona oppure a nome e cognome insieme.

    “L’Italia non ne esce benissimo”: e perché? Ma perché dobbiamo sempre denigrare quello che i nostri connazionali facevano? Ma lo sa l’autore che ai primi del Novecento l’Italia era considerata una delle grandi potenze europee e partecipava a tutte le spedizioni internazionali, non solo in Cina? E sa Porfiri che il quartiere della ex concessione italiana di Tientsin è stato restaurato recentemente dai Cinesi stessi – senza che l’Italia si sia minimamente coinvolta – addirittura ricollocando il monumento alla Vittoria? Ai Cinesi fa piacere avere qualcosa di italiano in Cina. Perché dobbiamo sempre autodenigrarci?

  • Mario Armosini ha detto:

    Parabola della zizzania – Matteo 13,24-30

    24 Un’altra parabola espose loro così: “Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. 27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? 28 Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? 29 No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”.

    Geremia 4,3-4
    3 Dice il Signore
    agli uomini di Giuda e a Gerusalemme:
    “Dissodatevi un terreno incolto
    e non seminate fra le spine.
    4 Circoncidetevi per il Signore,
    circoncidete il vostro cuore,
    uomini di Giuda e abitanti di Gerusalemme,
    perché la mia ira non divampi come fuoco
    e non bruci senza che alcuno la possa spegnere,
    a causa delle vostre azioni perverse.

    125 (124) Dio protegge i suoi

    1 Canto delle ascensioni.

    Chi confida nel Signore è come il monte Sion:
    non vacilla, è stabile per sempre.

    2 I monti cingono Gerusalemme:
    il Signore è intorno al suo popolo
    ora e sempre.
    3 Egli non lascerà pesare lo scettro degli empi
    sul possesso dei giusti,
    perché i giusti non stendano le mani
    a compiere il male.

    4 La tua bontà, Signore, sia con i buoni
    e con i retti di cuore.
    5 Quelli che vanno per sentieri tortuosi
    il Signore li accomuni alla sorte dei malvagi.
    Pace su Israele!

    La natura dell’uomo si può considerare in due modi: secondo il suo fine, e allora l’uomo è grande e incomparabile; secondo il giudizio della maggioranza, come si giudica della natura d’un cavallo e d’un cane in cui la moltitudine vuol vedere la capacità di corsa e l’animun arcendi ( tendenza ad allontanare ), e allora l’uomo è abietto e vile. Ecco i due modi fanno giudicare diversamente e che fanno tanto disputare i filosofi. Infatti l’uno nega la supposizione dell’altro; l’uno dice: ” Non è nato per questo scopo, perché tutte le sue azioni vi ripugnano “; l’altro dice: ” Egli s’allontana dal suo fine quando commette queste basse azioni”. Blase Pascal