MARCHIONNE. FARIA CI CONSIGLIA DI LEGGERE “L’APPARECCHIO ALLA MORTE” DI ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI.

26 luglio 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

<Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo>.

Dal suo eremo estivo l’Abate Faria ci ha inviato un breve messaggio. Qualcuno – una delle rare persone che incontra, pastori, contadini, massaie – lo hanno informato della scomparsa di uno dei Signori della Terra, e dell’indegno teatrino con cui persone poco degne di rispetto hanno voluto accompagnare quello che è sempre, per chiunque, un dramma. Magari anche persone e giornali che poi vantano una superiorità morale, etica e intellettuale rispetto al volgo bifolco. Cioè a tutti coloro che non condividono i loro alti sentiri. Quanto saggezza, quella dell’Abate! Veramente da leggere e meditare. 

Abbiamo appreso della malattia e della morte di Sergio Marchionne qualche ora fa. Anche in questo caso, come in molti altri del genere, abbiamo assistito alle solite false liturgie: da un lato coloro che sfogano le proprie frustrazioni e invidie verso una persona che sta morendo e dall’altro quelli che trasformano chiunque muore in un santo. Non so se Marchionne fosse un santo o se fosse quella persona non piacevole dipinta da altri. Quello che impariamo da questi eventi è la precarietà dell’esistenza terrena, un sano relativismo che fa vedere tutte le cose che viviamo qui, comprese le beghe vaticane, per quello che sono, cose di minima importanza.

Isaia dice: “Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando il soffio del Signore spira su di essi”.

Un bel libro da leggere e rileggere è “Apparecchio alla morte” di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. In esso è detto: “Da’ mondani sono stimati fortunati solamente quei, che godono de’ beni di questo mondo, de’ piaceri, delle ricchezze e delle pompe; ma la morte metterà fine a tutte queste fortune di terra. «Quae est vita vestra? vapor est, ad modicum parens» (Iac. 4. 15). I vapori ch’esalano dalla terra, talvolta alzati in aria, e investiti dalla luce del sole fanno una bella comparsa; ma questa comparsa quanto dura? Ad un poco di vento sparisce tutto. Ecco quel grande oggi corteggiato, temuto e quasi adorato; domani che sarà morto, sarà disprezzato, maledetto e calpestato. Colla morte tutto si ha da lasciare. Il fratello di quel gran servo di Dio, Tommaso de Kempis, si pregiava d’aversi fatta una bella casa, ma gli disse un amico che vi era un gran difetto. Quale? egli domandò. Il difetto, quegli rispose, è che vi avete fatta la porta. Come? ripigliò, è difetto la porta? Sì, rispose l’amico, perché un giorno per questa porta dovrete uscirne morto, e così lasciar la casa e tutto”. Pensiamo a questo e preghiamo per Sergio Marchionne che si trova pronto per il suo giudizio; come preghiamo per tutti coloro che, come noi prima o poi, si trovano a dover fronteggiare in solitudine il loro destino.

Abate Faria







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8 commenti

  • Non Metuens Verbum ha detto:

    Caso o provvidenza ? Avevo cominciato a leggere il libro proprio 2 giorni fa.

  • Nicola B. ha detto:

    Riprenderò comunque la lettura del libro in quanto anche a me la morte di Marchionne ha fatto pensare alla mia. Sia per la considerazione sulla precarietà della vita che questi avvenimenti portano in sé, sia perché anche io come Marchionne sono del ’52 , lui di metà giugno, io dei primi di luglio e quindi anche questo mi ha fatto riflettere molto….

  • Nicola B. ha detto:

    Consiglio assolutamente il libro che è , secondo me, uno dei capolavori assoluti della letteratura cattolica di ogni tempo. Io sono arrivato al capitolo ( ma qui mi sono fermato) sulla preghiera, e da diversi anni non proseguo piu nella lettura,. Contemporaneamente a ciò non prego come vorrei e potrei ,se non tiepidamente solo le preghiere del mattino e della sera, e trascuro e non prego il Rosario e la Coroncina della Divina Misericordia per cui sento l’ispirazione a pregare. Certo che il demonio è forte e furbo.

  • Mario Armosini ha detto:

    Matteo 6,25-34
    Abbandonarsi alla Provvidenza

    25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

    1 Re 10,1-29

    Visita della regina di Saba

    1 La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi. 2 Venne in Gerusalemme con ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi, d’oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli disse quanto aveva pensato. 3 Salomone rispose a tutte le sue domande, nessuna ve ne fu che non avesse risposta o che restasse insolubile per Salomone. 4 La regina di Saba, quando ebbe ammirato tutta la saggezza di Salomone, il palazzo che egli aveva costruito, 5 i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, l’attività dei suoi ministri, le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza fiato. 6 Allora disse al re: “Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua saggezza! 7 Io non avevo voluto credere a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n’era stata riferita neppure una metà! Quanto alla saggezza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. 8 Beati i tuoi uomini, beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te e ascoltano la tua saggezza! 9 Sia benedetto il Signore tuo Dio, che si è compiaciuto di te sì da collocarti sul trono di Israele. Nel suo amore eterno per Israele il Signore ti ha stabilito re perché tu eserciti il diritto e la giustizia”. 10 Essa diede al re centoventi talenti d’oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono mai tanti aromi quanti ne portò la regina di Saba a Salomone. 11 Inoltre, la flotta di Chiram, che caricava oro in Ofir, portò da Ofir legname di sandalo in gran quantità e pietre preziose. 12 Con il legname di sandalo il re fece ringhiere per il tempio e per la reggia, cetre e arpe per i cantori. Mai più arrivò, né mai più si vide fino ad oggi, tanto legno di sandalo.
    13 Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava e aveva domandato, oltre quanto le aveva dato con mano regale. Quindi essa tornò nel suo paese con i suoi servi.

    La ricchezza di Salomone

    14 La quantità d’oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti, 15 senza contare quanto ne proveniva dai trafficanti e dai commercianti, da tutti i re dell’Arabia e dai governatori del paese.
    16 Il re Salomone fece duecento scudi grandi d’oro battuto, per ciascuno dei quali adoperò seicento sicli d’oro, 17 e trecento scudi piccoli d’oro battuto, per ciascuno dei quali adoperò tre mine d’oro, e il re li collocò nel palazzo della Foresta del Libano.
    18 Inoltre, il re fece un grande trono d’avorio che rivestì d’oro puro. 19 Il trono aveva sei gradini; sullo schienale c’erano teste di vitello; il sedile aveva due bracci laterali, ai cui fianchi si ergevano due leoni. 20 Dodici leoni si ergevano di qua e di là, sui sei gradini; non ne esistevano di simili in nessun regno.
    21 Tutti i vasi per le bevande del re Salomone erano d’oro; tutti gli arredi del palazzo della Foresta del Libano erano d’oro fino; al tempo di Salomone l’argento non si stimava nulla. 22 Difatti il re aveva in mare la flotta di Tarsis, oltre la flotta di Chiram; ogni tre anni la flotta di Tarsis portava carichi d’oro e d’argento, d’avorio, di scimmie e di babbuini.
    23 Il re Salomone superò, dunque, per ricchezza e saggezza, tutti i re della terra. 24 In ogni parte della terra si desiderava di avvicinare Salomone per ascoltare la saggezza che Dio aveva messo nel suo cuore. 25 Ognuno gli portava, ogni anno, offerte d’argento e oggetti d’oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli.

    I carri di Salomone

    26 Salomone radunò carri e cavalli; aveva millequattrocento carri e dodicimila cavalli, distribuiti nelle città per i carri e presso il re in Gerusalemme. 27 Fece sì che in Gerusalemme l’argento abbondasse come le pietre e rese il legname di cedro tanto comune quanto i sicomòri che crescono nella Sefela. 28 I cavalli di Salomone provenivano da Muzri e da Kue; i mercanti del re li compravano in Kue. 29 Un carro, importato da Muzri, costava seicento sicli d’argento, un cavallo centocinquanta. In tal modo tutti i re degli Hittiti e i re di Aram vendevano i loro cavalli.

    Le mogli di Salomone

    1 Ma il re Salomone amò donne straniere, moabite, ammonite, idumee, di Sidòne e hittite, 2 appartenenti a popoli, di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: “Non andate da loro ed essi non vengano da voi: perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dei”. Salomone si legò a loro per amore. 3 Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli pervertirono il cuore. 4 Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l’attirarono verso dei stranieri e il suo cuore non restò più tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide suo padre. 5 Salomone seguì Astàrte, dea di quelli di Sidòne, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6 Salomone commise quanto è male agli occhi del Signore e non fu fedele al Signore come lo era stato Davide suo padre.
    7 Salomone costruì un’altura in onore di Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche in onore di Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 8 Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dei.
    9 Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva distolto il cuore dal Signore Dio d’Israele, che gli era apparso due volte 10 e gli aveva comandato di non seguire altri dei, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. 11 Allora disse a Salomone: “Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né i decreti che ti avevo impartiti, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo suddito. 12 Tuttavia non farò ciò durante la tua vita per amore di Davide tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. 13 Ma non tutto il regno gli strapperò; una tribù la darò a tuo figlio per amore di Davide mio servo e per amore di Gerusalemme, città da me eletta”.

    2 Cronache 9,15-26
    15 Il re Salomone fece duecento scudi grandi d’oro battuto, per ognuno dei quali adoperò seicento sicli d’oro, 16 e trecento scudi piccoli d’oro battuto, per ognuno dei quali adoperò trecento sicli d’oro. Il re li pose nel palazzo della foresta del Libano.
    17 Il re fece un grande trono d’avorio, che rivestì d’oro puro. 18 Il trono aveva sei gradini e uno sgabello d’oro connessi fra loro. Ai due lati del sedile c’erano due bracci, vicino ai quali si ergevano due leoni. 19 Dodici leoni si ergevano, di qua e di là, sui sei gradini; non ne esistevano di simili in nessun regno. 20 Tutto il vasellame per bere del re Salomone era d’oro; tutti gli arredi del palazzo della foresta del Libano erano d’oro fino; al tempo di Salomone l’argento non valeva nulla. 21 Difatti le navi del re andavano a Tarsìs, guidate dai marinai di Curam; ogni tre anni tornavano le navi di Tarsìs cariche d’oro, d’argento, di avorio, di scimmie e di babbuini.
    22 Il re Salomone superò, per ricchezza e sapienza, tutti i re della terra. 23 Tutti i re della terra desideravano avvicinare Salomone per ascoltare la sapienza che Dio gli aveva infusa. 24 Ognuno di essi gli portava ogni anno il proprio tributo, oggetti d’oro e oggetti d’argento, vesti, armi, aromi, cavalli e muli. 25 Salomone aveva quattromila stalle per i suoi cavalli e i suoi carri e dodicimila cavalli, distribuiti nelle città dei carri e presso il re in Gerusalemme. 26 Egli dominava su tutti i re, dal fiume fino alla regione dei Filistei e fino al confine dell’Egitto.

    Siracide 1,9-14
    Il timore di Dio

    9 Il timore del Signore è gloria e vanto,
    gioia e corona di esultanza.
    10 Il timore del Signore allieta il cuore
    e dá contentezza, gioia e lunga vita.
    11 Per chi teme il Signore andrà bene alla fine,
    sarà benedetto nel giorno della sua morte.
    12 Principio della sapienza è temere il Signore;
    essa fu creata con i fedeli nel seno materno.
    13 Tra gli uomini essa ha posto il nido, fondamento perenne;
    resterà fedelmente con i loro discendenti.
    14 Pienezza della sapienza è temere il Signore;
    essa inebria di frutti i propri devoti.

    Giacomo 4,13-17
    Avvertimento ai ricchi

    13 E ora a voi, che dite: “Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni”, 14 mentre non sapete cosa sarà domani!
    Ma che è mai la vostra vita? Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare. 15 Dovreste dire invece: Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello. 16 Ora invece vi vantate nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è iniquo. 17 Chi dunque sa fare il bene e non lo compie, commette peccato.

  • Marco Matteucci ha detto:

    Tempo verrà che non dovrò più crescere,
    libero da questi lacci che mi stringono
    e da questi chiodi che mi trafiggono.
    Finalmente, quando scenderò giù dalla croce
    verrò a riprenderti, o dolce anima mia
    e soavemente ti riporterò verso il mare aperto,
    verso la luce.

    Sic transit gloria mundi!
    L’eterno riposo…

  • Vincenzo Calabrese ha detto:

    Personalmente la morte di Marchionne mi ha ricordato un fatto che ho vissuto subito dopo la morte del ‘buon padrone’ avvocato Agnelli, quello che gestiva gran parte dell’economia e della politica italiana della prima e seconda repubblica…
    Mi trovavo in provincia di Torino a trovare un amico e mi ero trovato a chiacchierare con una matura signora piemontese-doc. Mi spiegava come tutti nel suo comune fossero in lutto, perché tutti volevano bene all’avvocato, che aveva dato una casa ed un lavoro a tutti gli operai del torinese… Le case che vedevo erano di fatto dei giganteschi alveari in mezzo al nulla e a due passi da una statale… Quella buona signora aveva scambiato certi modestissimi appartamenti con pochissimi servizi per delle regge ed il lavoro snervante in catena di montaggio come una grande opportunità nobilitante… Quella signora era sincera, non presa da vile servilismo verso chi ha potere, e ho capito come si possa davvero facilmente ingannare e traviare certe persone buone… Esattamente come succede oggi con chi ascolta ancora ammirato i discorsi soporiferi e devianti del vescovo di Roma…

  • Vincenzo Calabrese ha detto:

    Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo FACCIA A FACCIA. Adesso conosciamo in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, COME ANCH’IO SONO CONOSCIUTO.
    (1Cor, 13, 12)

    • La Samaritana ha detto:

      Gentile signor Calabrese, forse quella signora torto non l’ aveva. A lei forse la sua abitazione è sembrata modesta, e il lavoro in fabbrica noioso e ripetitivo, ed entrambe le cose sono in sé vere. Quello che in generale non si considera è come erano le abitazioni ed il lavoro che si erano lasciati, senza contare quella opportunità di mandare i figli a scuola che, nella condizione precedente, era possibile solo sino alla licenza elementare. Era il pensiero che affrontando quel tipo di sacrifici sarebbe migliorata la vita materiale ed intellettuale della famiglia nel suo complesso. Era ancora il pensiero che non c’ è il diritto al ” tutto e subito” che le cose ( di ogni tipo) uno se le guadagna, che le possibilità del guadagno sono commisurate alle competenze che si hanno, che si prova ancora quel sentimento obsoleto che è la gratitudine. Tutte virtù in disuso, e che ci hanno indottrinato a pensare più che inutili, dannose. Ma non mi sembra che ora si sia più soddisfatti della nostra vita e che il mondo offra un tasso di felicità significativo. Ci ho messo decenni a ( ri) capire queste banalità apparenti, e spero di non offenderla nell’ offrirle alla sua riflessione.