MIGRANTI. LA NOTA DELLA CEI, LA LETTERA DEL VESCOVO DI VENTIMIGLIA. LA POLITICA E LA REALTÀ.

20 luglio 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

 Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ieri sono usciti due documenti importanti in tema di migrazioni. Il primo è una nota della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, il secondo una lettera del vescovo di Ventimiglia-Sanremo, Antonio Suetta. Ci sembra importante pubblicarli entrambi, nel loro testo integrale, sia pure con diverse ore di ritardo. In modo che ciascuno possa formarsi una sua opinione.

Per prima pubblichiamo la nota della Cei. È un documento che gioca, sin dall’inizio sull’emotività, esattamente come fanno, hanno fatto, tutti coloro che in questi anni hanno assecondato, promosso e favorito le migrazioni illegali verso l’Europa e in particolare attraverso il nostro Paese; e che non disdegna il ricorso alla demagogia. L’aspetto affaristico di questo fenomeno è stato, ed è quotidianamente portato alla luce. Temiamo che neanche la Chiesa – secondo quanto da più parti viene affermato – ne sia esente. E questo certamente priva di autorevolezza la nota della CEI. In particolare perché a tutta l’attenzione dedicata a questa categoria di persone non ha fatto riscontro un impegno eguale in altri campi, che mietono, e con responsabilità diretta dei cittadini di questo Paese, decine di migliaia di vittime ogni anno, come ricorda bene Riccardo Cascioli in questo editoriale

E manca, ancora una volta, in questa nota che sembra semplicemente diretta a ostacolare il lavoro di un governo che sta semplicemente cercando di fare quello che un governo serio dovrebbe fare: tagliare i canali di criminalità che alimentano la tratta. Quello che avrebbero dovuto fare i governi verso cui la CEI e il Vaticano hanno mostrato comprensione e simpatia negli ultimi anni. E che invece non hanno fatto, per ragioni tutt’altro che limpide. E sulle quali i vescovi non hanno avuto niente da dire. Troviamo poi straordinario che si parli di “imbarbarimento” a fronte della ricerca di un ritorno alla legalità e la lotta alle mafie dei trafficanti di esseri umani. 

Troviamo invece che sia molto bella, e completa – una vera parola da Pastore, non da politicante – la lettera del vescovo di Ventimiglia-Sanremo. Che, fra l’altro, dà la parola a quelli che ben di rado vengono fatti parlare, (o non vengono tenuti in conto) a livello ecclesiale in Italia, cioè i presuli africani. Che dicono cose ben lontane dall’”accogliamoli tutti” di certi prelati. E ricorda – cosa molto importante – che non è lecito per nessuno appropriarsi del Vangelo usandolo come un lubrificante per far passare qualunque operazione; in particolare in campi in cui è legittimo ai cattolici avere opinioni e dare risposte diverse in termini di bene della società.

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali

 Nota della Presidenza della Cei

Migranti, dalla paura all’accoglienza

 Gli occhi sbarrati e lo sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’abisso che ha inghiottito altre vite umane sono solo l’ultima immagine di una tragedia alla quale non ci è dato di assuefarci.

Ci sentiamo responsabili di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture. È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che – mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace.

Come Pastori della Chiesa non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto.

Animati dal Vangelo di Gesù Cristo continuiamo a prestare la nostra voce a chi ne è privo. Camminiamo con le nostre comunità cristiane, coinvolgendoci in un’accoglienza diffusa e capace di autentica fraternità. Guardiamo con gratitudine a quanti – accanto e insieme a noi – con la loro disponibilità sono segno di compassione, lungimiranza e coraggio, costruttori di una cultura inclusiva, capace di proteggere, promuovere e integrare.

Avvertiamo in maniera inequivocabile che la via per salvare la nostra stessa umanità dalla volgarità e dall’imbarbarimento passa dall’impegno a custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata.

 La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana

Roma, 19 luglio 2018

 

Il Vescovo di Ventimiglia risponde alla lettera sull’immigrazione

Carissimi,

leggendo con attenzione la Vostra lettera, ho ritenuto di dover rispondere alle Vostre riflessioni innanzitutto a partire dall’esperienza della Chiesa di Ventimiglia San Remo, da qualche anno fortemente coinvolta dal fenomeno dell’immigrazione, passando da qui una delle principali rotte dei migranti prevalentemente africani e provenienti dal Sud Italia. Spesso purtroppo siamo stati testimoni di drammi consumati alla frontiera italo-francese, dove molti migranti giungono nel desiderio di oltrepassare il confine presidiato dalla gendarmeria, alcuni scappando da situazioni pericolose, altri per ricongiungersi a familiari, altri alla ricerca di un lavoro, altri ancora per trovare fortuna e migliori condizioni di vita. Su questo confine si sono consumate grandi tragedie umane, per la morte violenta di uomini e donne (anche incinte) rimaste vittime di incidenti nel tentativo di oltrepassare lo sbarramento francese, percorrendo di notte i binari della ferrovia, la galleria dell’autostrada o il “sentiero della morte” sui monti. A questo si aggiunga la proliferazione di situazioni di criminalità e di business, ad opera dei cosiddetti “passeurs”.

Questa esperienza, unita all’ascolto dei tanti immigrati che ho potuto incontrare nelle varie strutture che la nostra Chiesa mette a disposizione, con il coinvolgimento di tanti volontari e la generosità di tanti fedeli, mi consente di fare alcune riflessioni in merito alla Vostra lettera.

Rifiutare, maltrattare, sfruttare quanti si trovano in queste condizioni è intollerabile, come anche il negare l’assistenza e le cure necessarie per la sopravvivenza è contrario all’insegnamento del Vangelo e al rispetto di ogni diritto umano fondamentale.

Mi sono chiesto più volte: quale può essere il ruolo profetico della Chiesa in questa situazione? Certamente, abbiamo dato, e continuiamo a farlo, pasti caldi, riparo e supporti vari (mediazione, orientamento, soprattutto umanità) a chi versa in condizioni di difficoltà e ha bisogno del necessario per vivere. Ma può bastare questo per risolvere un problema di proporzioni sempre più gravi?

La Chiesa guarda al bene integrale dell’uomo e di tutti gli uomini, tenendo conto che la sua azione propria è di natura religiosa e morale, altrimenti non ci sarebbe nessuna differenza con una qualsiasi delle ONG che si attivano per il trasporto dei migranti nel Mediterraneo. La Chiesa è nata per perpetuare la presenza e l’azione di Gesù Cristo Salvatore, essa parla alle coscienze e al cuore di ogni uomo, traducendo e incarnando il suo annuncio in azioni concrete. Rispetto ai problemi contingenti, come ricordava San Giovanni Paolo II, intervenendo in un Simposio sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel 1982: «la Chiesa non ha competenze dirette per proporre soluzioni tecniche di natura economico-politica; tuttavia, essa invita a una revisione costante di qualsiasi sistema, secondo il criterio della dignità della persona umana». La Chiesa, cioè, quanto al suo magistero, agisce non in nome di una competenza tecnica, ma attraverso una seria riflessione cristiana che illumina i temi della realtà sociale.

Di fronte a situazioni complesse di carattere politico e sociale, spesso i fedeli, individualmente o in gruppi particolari, possono assumere legittime e diversificate iniziative, trovando sempre però nel Vangelo e nell’insegnamento sociale della Chiesa i principi ispiratori delle loro azioni e delle loro scelte politiche. Le scelte e i progetti dei singoli o dei gruppi di ispirazione cristiana possono divergere, pur agendo da cristiani, senza per questo pretendere di agire a nome della Chiesa o di imporre un’interpretazione esclusiva e autentica del Vangelo. La Gaudium et spes, al n. 43, ha espresso questo principio in modo inequivoco: «Per lo più sarà la stessa visione cristiana della realtà che li orienterà, in certe circostanze, a una determinata soluzione. Tuttavia altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio diverso sulla medesima questione, ciò che succede abbastanza spesso legittimamente. Ché se le soluzioni proposte da un lato o dall’altro, anche oltre le intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti collegate con il messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che a nessuno è lecito rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa».

In un contesto complesso e pluralista, compito della Chiesa è indicare principi morali perché le comunità cristiane possano svolgere il loro ruolo di mediatrici nella ricerca di soluzioni concrete adeguate alle realtà locali. Lo ha mirabilmente espresso il Beato Paolo VI al n. 4 di Octogesima adveniens: «Di fronte a situazioni tanto diverse, ci è difficile pronunciare una parola unica e proporre una soluzione di valore universale. Del resto non è questa la nostra ambizione e neppure la nostra missione. Spetta alle comunità cristiane analizzare obiettivamente la situazione del loro paese, chiarirla alla luce delle parole immutabili del Vangelo, attingere principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione nell’insegnamento sociale della Chiesa, quale è stato elaborato nel corso della storia, e particolarmente in questa era industriale».

Tali precisazioni sono importanti per giungere al cuore della mia riflessione, che ruota attorno alla seguente affermazione: l’esperienza dell’emigrazione è dolorosa per ogni uomo; soffre chi è costretto a lasciare la famiglia, la casa, la terra, abbandonando affetti, costumi, lingua, cultura e tradizioni che compongono la propria identità; soffre la famiglia privata di un suo componente e smembrata; soffre la terra depauperata spesso delle sue risorse migliori. A ciò si affiancano le difficoltà dei popoli occidentali nel realizzare una difficile integrazione, spesso preoccupati – non sempre senza ragione – di preservare la loro sicurezza e la loro identità culturale e religiosa.

Le lacrime dei tanti giovani immigrati che ho incontrato in questi anni danno ragione della complessità della vicenda.

Comprendo in questo senso le parole di San Giovanni Paolo II, tratte dal Discorso al IV Congresso mondiale delle Migrazioni del 1998: “il diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione”. Un principio di giustizia sociale ribadito anche da Benedetto XVI che, nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2013, ha affermato il “diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”. Interpretando l’esperienza e la coscienza di tanti profughi, spesso vittime di sogni e illusioni, ha commentato: “Invece di un pellegrinaggio animato dalla fiducia, dalla fede e dalla speranza, migrare diventa allora un «calvario» per la sopravvivenza, dove uomini e donne appaiono più vittime che autori e responsabili della loro vicenda migratoria”.

Per questa ragione, oggi, mentre affermiamo con Papa Francesco il dovere dell’accoglienza di chi bussa alla nostra porta in condizioni di grave emergenza, occorre anche impegnarsi, forse più di quanto non sia stato fatto, per garantire ai popoli la possibilità di “non emigrare”, di vivere nella propria terra e di offrire là dove si è nati il proprio contributo al miglioramento sociale. La separazione e lo smembramento delle famiglie dovuto all’emigrazione rappresenta un grave problema per il tessuto sociale, morale e umano dei Paesi d’origine. L’emigrazione dei giovani rappresenta un grande depauperamento per l’Africa. Spesso, inoltre, a emigrare sono i giovani istruiti, nell’illusorio sogno del benessere europeo a portata di mano. Nell’impegno per l’accoglienza, si finisce spesso per trascurare quanti restano in quei Paesi, che spesso sono veramente i più poveri, anche culturalmente.

Fermo restando il diritto per ogni uomo di cercare fortuna fuori dalla propria terra di origine, come anche il dovere di accoglienza per i Paesi più ricchi del mondo, occorre tuttavia tener conto del fatto che gli uomini, le donne e i bambini oggi coinvolti nel fenomeno delle migrazioni sono – a mio parere – tre volte vittime.

Innanzitutto sono vittime di ingiustizie, di miserie, e spesso anche di guerra, che li costringono a partire dai loro Paesi d’origine. Come possiamo tacere che tali situazioni, direttamente o indirettamente, sono frutto di politiche coloniali antiche e nuove? Il primo dovere di carità umana allora ci impone di aiutare questi popoli laddove vivono, richiamando l’attenzione e l’impegno di tutti sulla rimozione di queste ingiustizie e quindi anche delle cause che li spingono all’emigrazione.

Desidero richiamare in proposito l’appello che le Chiese africane hanno rivolto in più occasioni ai loro figli più giovani: “Non fatevi ingannare dall’illusione di lasciare i vostri paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa e in America” ha detto Mons. Nicolas Djomo, Presidente della Conferenza Episcopale del Congo, all’incontro panafricano dei giovani cattolici del 2015, invitandoli a guardarsi dagli “inganni delle nuove forme di distruzione della cultura di vita, dei valori morali e spirituali”, perché non si può pensare che gli uomini siano come merci che si possono sradicare e trapiantare ovunque, se non perseguendo un’idea nichilista che vorrebbe appiattire le culture e le identità dei popoli. “Voi siete il tesoro dell’Africa; – ha aggiunto Djomo – la Chiesa conta su di voi, il vostro continente ha bisogno di voi”.

Ancora più recentemente, dal Senegal alla Nigeria, i Vescovi hanno avuto reazioni indignate di fronte ad alcuni filmati che mostrano come vengono trattati alcuni migranti prima di essere venduti in Libia come schiavi, per poi finire a fare i profughi in mare aperto. “Non abbiamo il diritto di lasciare che esistano canali di emigrazione illegale quando sappiamo benissimo come funzionano, tutto questo deve finire” dice dal Senegal Monsignor Benjamin Ndiaye, Arcivescovo di Dakar, che argomenta per assurdo: “meglio restare poveri nel proprio Paese piuttosto che finire torturati nel tentare l’avventura dell’emigrazione”. A lui hanno fatto eco più recentemente in Nigeria Mons. Joseph Bagobiri della Diocesi di Kafachan e Mons. Jilius Adelakan, Vescovo di Oyo. I Pastori riconoscono che la Nigeria è un Paese ricco di tante risorse, ma le associazioni malavitose, che hanno contatti anche nei vari Paesi europei, e anche in Italia, incoraggiano di fatto la tratta di esseri umani, alimentando illusioni e false speranze, per un loro tornaconto.

In secondo luogo, oltre che vittime di ingiustizie laddove vivono, i migranti sono spesso vittime di rifiuto e di sfruttamento nei Paesi a cui approdano. Sono anche vittime di condizioni strutturali che, al di là della buona volontà di chi accoglie, non consentono sempre di dare loro quella fortuna che cercano. Come possiamo dimenticare le difficoltà di lavoro che incontrano molti dei nostri giovani, essi pure costretti ad andare a cercare altrove la prospettiva di un futuro?

In questo ambito si deve considerare il difficile tema dell’immigrazione islamica, che pone un grave problema di integrazione con la nostra cultura occidentale e cristiana. Faccio riferimento a dati obiettivi, fonte spesso di problemi non indifferenti, posti dalla difficile conciliazione di concezioni assai diverse del diritto di famiglia, del ruolo della donna, del rapporto tra religione e politica. Il tema è stato ben argomentato a suo tempo dal compianto Card. Giacomo Biffi e molti sono i richiami in tal senso provenienti in questi anni dai Vescovi che in Medio Oriente vivono quotidianamente queste difficoltà, come ad esempio, il Vescovo egiziano copto di Alessandria, Mons. Anba Ermia. Queste difficoltà sono ben note anche in alcuni Paesi europei, come la Francia, dove l’integrazione è ancora di là da venire, come ci dimostrano le tristi cronache di questi anni. Tuttavia mi preme precisare, come anche Papa Francesco ha affermato più volte, che i fatti gravi di tipo sovversivo e terroristico non sono fondamentalmente espressione di una guerra di religione, essendo più variegate e complesse le motivazioni. Grandi passi sono stati fatti sul piano del dialogo interreligioso. Per tornare al nostro tema, le difficoltà di integrazione le vediamo anche nelle realtà più piccole dei nostri centri, dove assistiamo alla creazione di veri e propri “quartieri islamici”, che, con gravi tensioni tentano di impiantare le loro regole e le loro tradizioni.

Anche Papa Francesco ha sempre riconosciuto che la politica dell’accoglienza deve coniugarsi con la difficile opera dell’integrazione “che non lasci ai margini chi arriva sul nostro territorio” e proprio pochi giorni fa ha precisato che l’accoglienza va fatta compatibilmente con la possibilità di integrare. L’esperienza di questi anni ci ha dimostrato che gli immigrati spesso restano ai margini delle nostre società, in veri e propri ghetti, in cui parlano la loro lingua e introducono i loro costumi, come in comunità parallele, talvolta in contesti di degrado. Per non tacere del grave fenomeno degli immigrati che finiscono in mano alla malavita o agli sfruttatori del piacere sessuale.

In terzo luogo, i migranti, già vittime di ingiustizie nei loro Paesi d’origine, costretti a subire sfruttamento e gravi difficoltà nei Paesi di arrivo, soprattutto quando scoprono che non ci sono le condizioni di fortuna sperate, sono vittime insieme alle popolazioni occidentali di “piani orchestrati e preparati da lungo tempo da parte dei poteri internazionali per cambiare radicalmente l’identità cristiana e nazionale dei popoli europei”, come recentemente ha ricordato Mons. A. Schneider. Senza ossessioni di complotti, ma anche senza irresponsabili ingenuità, non possiamo nascondere che siano in atto tanti progetti e tentativi volti ad annullare le identità dei popoli, perché ciascun uomo sia più solo e debole, sganciato dai riferimenti culturali di una comunità in cui possa identificarsi fino in fondo: lo possiamo costatare dalla produzione legislativa europea sempre più lontana e avversa alle radici della nostra civiltà. Se da una parte possiamo concordare che oggi non vi sia una vera e propria guerra tra le religioni, dobbiamo però riconoscere che è in atto una “guerra” contro le religioni, ogni religione, e contro il riferimento a Dio nella vita dell’uomo. Spesso, giunti in Europa, i migranti sentono anche il peso e la fatica di una visione di vita e di uno stile non appartenenti alla loro storia e identità, siano essi cristiani, islamici o di altra fede religiosa.

Come Vescovo, sento forte la responsabilità di custodire il gregge che mi è stato affidato e di custodire la continuità dell’opera della Chiesa nel nostro problematico contesto sociale, presidio e baluardo di autentica promozione umana. Personalmente, sono convinto che il futuro dell’Europa non possa e non debba rischiare verso una sostituzione etnica, involontaria o meno che sia.

Tutte queste ragioni, che in breve ho cercato di enucleare, danno ragione di quanto è affermato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che al n. 2241, compendia la saggezza, la prudenza e la lungimiranza della Chiesa:

“Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.”

A questi principi di buon senso e sapienza cristiana suggerisco di conformare l’agire sociale, illuminati dal Magistero della Chiesa, del Papa e dei vostri Vescovi.

Consegno questo messaggio con la più ampia libertà del cuore, non avendo da difendere posizioni di privilegio, strutture o posizioni politiche, ma guardando alla complessità del fenomeno in gioco, e alla varietà degli elementi di cui occorre tener conto affinché in questa impegnativa congiuntura, come sempre, il Vangelo di Gesù Cristo sia la bussola che orienta il cammino della Chiesa e degli uomini di buona volontà per il bene integrale del singolo e dell’umanità intera.

+ Antonio Suetta

Vescovo di Ventimiglia – San Remo







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45 commenti

  • Monica ha detto:

    Avevo saltato la nota della Cei.
    Mi incuriosisce il tema della capacità di integrazione. Non mi é chiaro se tale capacità dipenda dalle strutture o Stati accoglienti o dalle persone. Ma teniamo buono che essa dipenda da ambedue, cosa più logica. Integrazione a cosa, a quale cultura?
    Perché per esempio in Francia si insegna la laicità nelle scuole, uno dei valori fondanti della République. Se si pensa di integrare verso questo la battaglia é persa dall inizio tanto é vero che nei Paesi nordici i loro stessi cittadini nativi da generazioni sono spaesati culturalmente e di fronte al vuoto si riempiono di altro: ideologie, o ancoraggi spirituali di vario genere. Fino ad arrivare al paradosso realmente accaduto nel luogo in cui vivo: il comune francese nega che al venerdi santo si possa avere l opzione pesce a scuola, mentre l opzione menu senza maiale é sempre presente, ma addirittura si propone di fare carne halal per tutti durante tutto l anno. Integrazione al contrario e forzata. Ecco il rischio. Nel dialogo si parla, non si impone all altro, né si azzittisce l altro.

  • Monica ha detto:

    Chapeau!
    Il ragionamento é logico e di buon senso, realistico nel toccare le variegate situazioni del fenomeno. A situazione complessa va data una risposta articolata.

  • virro ha detto:

    Questa bella chiesa che ben conosce la politica, anziché sollecitare l’accoglienza (naturalmente sono i poveri che si scontrano con altri poveri), e poiché ben conoscono i canali e le sedi, mi domando perché non sollecitano -con la stessa tenacia- i politici dell’ONU a provvedere al miglioramento della propria popolazione.
    GRAZIE Ecc.za per questa sua lettera.
    Grazie la nostra Chiesa ancora c’è.

  • Nicola B. ha detto:

    Articolo di Anna Bono laureata in Relazioni Internazionali (Africa in particolare) dalla Nuova Bussola Quotidiana ripreso da Rino Cammilleri.

    http://www.rinocammilleri.com/2018/07/accoglienza/

  • Vittorio ha detto:

    Ci si aspettava prima la condanna del vescovo. Quando c era un campo con pregiudicati pericolosi a cui ha dato 2000 euro. Comunque benvenuto.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2016/05/31/news/antonio_suetta_i_profughi_nelle_nostre_chiese_li_nessuno_potra_deportarli_-141003179/

  • Vittorio ha detto:

    Ben risvegliato vescovo di Sanremo (la sede storica e’ Ventimiglia).

    http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2017/07/31/ASWCbcdI-ventimiglia_migranti_cattedrale.shtml

  • Grog ha detto:

    Vescovo non allineato 1 CEI 0.
    Palla al centro

    • Vittorio ha detto:

      Fate CIO’ che vi dicono, non ciò che fanno.

      Nel 2015 hanno installato un campo di delinquenti non solo croce Rossa, una ragazza e’ stata FORSE violentata (causa in corso) il vescovo ha aperto chiese seminari e dato soldi agli anarchici. Se ci pensava prima non rischiavo coltellate. Prima di beatificarlo andate a rileggere cosa diceva a Repubblica (intervista). Mi chiedo quale vescovo metta sullo stesso piano i no Border e la croce Rossa?

  • vincenzo ha detto:

    Bravo vescovo di Ventimiglia, anzitutto. Credo che la NBQ sia stata ottimista nella sua analisi . Io non credo che il problema sia di “legalità” , ma sarebbe troppo lungo da spiegare in un commento. Il lettore ricordi solo questo , manca poco alla apertura del sipario su questo pontificato, capiremo allora anche questa dichiarazione della CEI.

  • pezzo medio-piccolo ha detto:

    supporto al Vescovo di Ventimiglia ! Se potessi, ma credo che legga Stilum Curiae , gli direi solo che la lettera è un pò troppo lunga e articolata per esser letta e capita dai responsabili della CEI ( Conferenza Emeriti Im…) . Sarebbe bastato scrivere che se non si son capite le cause non si possono risolvere le conseguenze .

    • Pezzo medio-massimo ha detto:

      No. Si esporrebbe ad una risposta facile: le cause si son capite da un pezzo (almeno 30 anni) e nessuno le ha risolte. Il tutto con corredo di sana conclusione di saggezza popolare: ve ne siete sctracciafot… ‘o c….? E mò accattateville!
      Ciauz

  • ada ha detto:

    C’è ancora un vescovo cattolico? Dio lo benedica e ce lo conservi!!!!

  • Nicola B. ha detto:

    La realtà 2 Ecco quello che succede ai bianchi in Sudafrica dove i neri hanno preso il potere da diversi decenni, dove c’è un aumento vertiginoso degli omicidi violenze e stupri nel 95% ai danni di uomini,donne,bambine bianchi discendenti dei coloni inglesi, olandesi e tedeschi. Da paese ricchissimo il Sudafrica è diventato poverissimo grazie ai neri al potere ed alla loro incapacità e mancanze di volontà congenita di sfruttare i loro talenti. Ed al contempo é cresciuto in misura vertiginosa il razzismo verso i bianchi, ovviamente. Per cui come potrete leggere nel primo articolo i bianchi si difendono in villaggi fortificati. Nel primo articolo èd anche nel secondo potrete leggere di come per forza di cose gli Afrikaaner cioè i bianchi africani stiano incominciando ad emigrare. Leggetevi questi due articoli perché fra qualche generazione la loro sorte sarà la nostra stessa sorte. Grazie ai buonisti cattocomunisti nostrani ed ai loro compari di sinistra.

    https://www.riscossacristiana.it/volete-i-profughi-africani-prendete-gli-afrikaaner-intorno-al-genocidio-dei-bianchi-sudafricani-di-matteo-donadoni/

    https://www.riscossacristiana.it/i-boeri-massacrati-in-sud-africa-cercano-asilo-in-russia-di-matteo-donadoni/#comment-201616

  • Nicola B. ha detto:

    Ecco la realtà. Dalla nuova bussola quotidiana di oggi.

    http://www.lanuovabq.it/it/io-falsa-rifugiata-denuncio-il-business-di-trafficanti-e-coop

  • Ira Divina ha detto:

    La CEI dovrebbe avere come presidente una persona arguta e responsabile come il vescovo dì Ventimiglia. E invece ci dobbiamo sopportare questi personaggi come Bassetti, Galantino et cetera, et cetera. Ci mancavano solo i Cardinali di strada, i Vescovi di strada e i preti di strada! Non ne abbiamo bisogno! Abbiamo bisogno invece di pastori responsabili della vita e della fede di ogni credente, cosa che oggi non viene più garantita da questa chiesa sempre più ONG. La lettera di Mons. Suetta è ciò che avrebbe dovuto scrivere la CEI, è ciò che ogni Vescovo dovrebbe fare suo come giusta riflessione per pensare a come aiutare veramente quei disperati che giungono sul nostro suolo. Ma questi sinistrosi, a iniziare dal bianconiglio, hanno a cuore solo di stare a braccetto con la sinistra europea tutta intenta a distruggere la pianta del Cristianesimo alla radice. Mala tempora currunt!

  • Nicola B. ha detto:

    Da condividere in pieno questo articolo di Riccardo Cascioli Direttore della Nuova Bussola Quotidiana in merito alla lettera del Vescovo.

    http://www.lanuovabq.it/it/vescovi-e-immigrazione-quanta-incompetenza

  • Elisa ha detto:

    Personalmente ritengo che entrambi i fronti, pro e contro l’immigrazione sbagliano sistema di fare politica. Perché entrambi fanno slogan chi a favore e chi contro, senza trovare una vera soluzione al problema. Infatti guardando un documentario sull’Africa, dove la settimana scorsa aveva parlato di Etiopia e oggi dell’Uganda, ho capito come si potrebbe risolvere il problema di questa immigrazione.
    1) Nato e Onu potrebbero fare una riunione con tutti i capi di stato africani dove ognuno può esprimere i problemi della sua rispettiva Nazione e insieme agli organi di competenza trovare delle soluzioni.
    2) far firmare i diritti dell’uomo
    3) gli africani dovrebbero rispedire a casa loro tutti quelli che stanno sfruttando il loro territorio e rubando terre e petrolio. Italiani compresi
    3) creare dei gemellaggi tra le università occidentali e quelle africane dove assieme si possono trovare delle soluzioni ai vari problemi che colpiscono l’Africa, di natura ambientale e sociale.
    Insomma se si volesse si potrebbero fare tante cose, il problema è che i Paesi ricchi saprebbero come risolvere i problemi dell’Africa, solamente preferiscono che resti così perché sanno bene che se l’Africa si svegliasse fuori e si sviluppasse, noi occidentali diventeremo il terzo mondo.

    • Lo spettro del fegato dello Spettro di QC ha detto:

      O hai 15 anni o sei finalista a Miss America

    • Lo spettro del fegato dello Spettro di QC ha detto:

      1) cosa c’entra la NATO che è un’organizzazione di difesa Europa-USA? L’Africa ha già una organizzazione a livello continentale, si chiama Unione Africana.
      2) molte nazioni africane sono islamiche che RIFIUTANO la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.
      3) di conseguenza dovrebbero riprendere tutti gli africani che sfruttano abusivamente il Welfare State dell’Europa, giusto?
      E anche tutti gli africani che sfruttano le conoscenze degli Europei, giusto?
      Poi perchè rubare?
      Tu quando vai alla Stazione di Servizio a fare rifornimento, te ne vai senza pagare? E cosa se ne farebbero gli stati africani del petrolio, del cobalto, delle terre rame se non lo danno agli Europei?
      E saprebbero estrarlo?
      4 e non 3) Perchè, le Università Africane non possono fare da sole? Cos’è? Per prendere prendono sempre, ma dare mai?
      perché sanno bene che se l’Africa si svegliasse fuori e si sviluppasse, noi occidentali diventeremo il terzo mondo.
      Però sicuramente in quel caso gli Africani aiuterebbero senza alcun dubbio gli europei divenuti Terzo Mondo, vero?

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    Innanzi tutto mi scuso per un paio di errori grammaticali in un intervento precedente.
    Un altro aspetto del problema è che gli immigrati sono QUASI TUTTI islamici. E l’Islam in Africa si sta armando (grazie agli islamici “moderati” di Paesi “amici”) e perciò si sta radicalizzando sempre di più.
    Inoltre chi conosce solo un po’ l’Islam sa che un islamico riconosce come appartenente al proprio popolo solo e sempre gli islamici e che le prescrizioni come l’elemosina sono obbligatorie solo nei riguardi di altri islamici.
    Poi ci sono gli islamici buoni che aiutano tutti e che accettano di essere amici anche di chi non è islamico, ma sono la minoranza.
    E lo sanno i Vescovi che il Senegal non è un Paese né povero, né in guerra? E che le uniche a essere perseguitate sono le donne costrette TUTTE a essere infibulate?
    Quando una parola a loro difesa?
    Per certi Vescovi la Sharia andrebbe benissimo. Che, tra l’altro, non dovrebbe essere molto tenera con gli omosessuali.

  • deutero.amedeo ha detto:

    E’ stato avviato un processo che è difficile arrestare, ma che è necessario arrestare agendo non a livello del singolo migrante o dei singoli gruppetti di migranti ma a livello dei loro governi.
    E’ come se uno riempisse una pentola d’acqua e la mettesse sul fuoco: a livello macro quello che succederà e’ prevedibile. Ad un certo momento l’acqua comincerà a bollire e ad evaporare e nessuno può prevedere quali molecole evaporeranno prima e quali evaporeranno dopo, ma è certo che alla fine la pentola rimarrà vuota. L’unico modo per evitarlo non consiste nel mettere il coperchio ma nello spegnere il fuoco. Fuori di metafora: l’emigrazione non si arresterà fermando o peggio soccorrendo i migranti, ma, come giustamente dice il saggio vescovo di Savona, andando a risolvere i problemi la’ dove il fenomeno ha origine. Fingere di non capire ragionamenti così semplici è roba da criminali.

  • Flora ha detto:

    È da non credere! La CEI a livello del marciapiede. Scusate, ma non s’è ne può più. Bassetti si autodefini’ un due di picche alla nomina a cardinale. È quello che ha dimostrato di essere. Altezze di pensiero, non diciamo di fede, a livello del marciapiede. Cos’ha da proporre la chiesa italiana ai suoi fedeli? Immigrati, immigrati e sempre immigrati. Con conseguenti ignobili guadagni ed altre ignobili vicende che la narrazione quasi quotidiana ci propone. Non hanno a cuore né la nostra fede, né la nostra anima. E tantomeno la tenuta del tessuto sociale italiano già logoro e praticamente distrutto. Oggi un giovane imprenditore meno che trentenne si è suicidato nella sua azienda. Ma questo irrimediabile nonsense dei vescovi è dovuto a incapacità di comprendere, a insaziabilita’ di vario genere, a perversione umana e spirituale? Tutti, ma proprio tutti, abboccato all’amo di Bergoglio in maniera supina, acritica, o proprio colpevole? Lupi vestiti da pastori. Si stanno vendendo le loro pecore. E non è odore questo, non hanno l’odore delle pecore, che tra l’altro sarebbe odore di stalla, mentre dovrebbero profumare di prati erbosi, ma loro puzzano di cadaveri, quelli per cui non hanno mai speso una benché minima parola, non hanno mai avuto un sussulto di “misericordia’. Ma non chiamatela più CEI, dove i sta per italiana. Chiamatela CEA, Conferenza episcopale antiitaliana. Quanti sono gli italiani che odiano gli italiani? Tanti! Dentro e fuori le mura delle chiese. Dentro i deliri di certa politica e dove viene fatto carta straccia del vangelo. Si cita qualche frase a caso senza che si ricordino mai di nominare Gesù Cristo. Che è roba vecchia. Sorpassata. Ora ecco i veri cristi! E vengono come orde e gli si aprono, spalancano porte e cancelli. Li si accoglie con tutti gli onori come giungessero dei liberatori. La storia, la fede, la chiesa, la vita, tutto si è rovesciato all’incontrario. Il bene ora è chiamato male e il male bene. Nella chiesa comandano lupi travestiti da agnelli. Il Belpaese una landa deserta dopo il passaggio di Attila. Ma ancora non basta. Fino a quando non ci sarà un ultimo quadrato di terra da occupare, un ultimo povero italiano da sfruttare, fino a che non saremo dietro ai poveri greci, fino a che non saremo solo un nome e un ricordo. Com’è già solo un nome, e forse neanche un ricordo, per questa chiesa, Gesù Cristo e la sua Santa Madre!

  • deutero.amedeo ha detto:

    Antonio Suetta
    Voce di uno che grida nel deserto: raddrizzate le vie del Signore.

  • Nicola B. ha detto:

    Sono fuori tema lo so ma volevo segnalare gli ultimi due messaggi della Madonna che appare al Veggente Pedro Regis ad Anguera in Brasile. Sono due messaggi spettacolari e drammatici perché lasciano capire che non è lontana l’entrata delle varie sette eretico protestanti nella Chiesa ex Cattolica con la relativa espulsione e persecuzione dei veri fedeli al Vero Magistero Cattolico. La Madonna ha sempre parlato di queste cose nei Suoi Messaggi in queste Apparizioni ma in questi due ultimi messaggi lo fa in maniera circostanziata e drammatica direi. Leggeteli bene e dopo capirete perché queste Apparizioni danno tanto FASTIDIO : perché in questi messaggi si parla CHIARO.

    http://www.apelosurgentes.com.br/it-it/mensagens/4666

    http://www.apelosurgentes.com.br/it-it/mensagens/4667

  • Anna ha detto:

    Secondo me il vescovo di Ventimiglia ha le ore contate, è troppo cattolico, troppo cristiano, segue un Gesù Cristo demode’ per questa chiesa ormai alla deriva,questa si, nel mare della falsa misericordia e del buonismo di parte….rischia di essere “accantonato”, come i cardinali dei Dubia, o i vescovi delle Correzioni Filiali….la Verità oggigiorno si paga sempre piu a caro prezzo .

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    Letta la lettera del Vescovo di Ventimiglia.
    Complimenti al Vescovo. Condivido pienamente.
    Confermo quanto scritto precedentemente: criticando la CEI non intendo criticare tutti i Vescovi, ma ciò che esprime tale organismo.
    Sperando che il Vescovo sia abbastanza giovane da rimanere nella sua sede per ancora molti anni…

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    Ammesso che sia vero che TUTTI i migranti siano, per dirla con la CEI: “vittime di guerre e fame, di deserti e torture” (in realtà solo per una minoranza è così), l’atteggiamento dei Vescovi è sconcertante.
    Parlano SOLO di accoglienza e mai di potenziare le MISSIONI della Chiesa e di aiutare questi poveri, o presunti tali, nei loro Paesi.
    Sono anni che questa storia va avanti. Nel frattempo, con le stesse risorse impiegate per la così detta accoglienza e ciò che essa comporta (spese per l’intelligence, spese giudiziare per i reati degli irregolari, ecc.) si potevano essere CONCRETAMENTE aiutate decine di milioni di persone in Africa.
    Quello che mi sconcerta dei Vescovi e delle ONG è che sembra vogliano lo “status quo”. Cioè: va bene così.
    Come se al tempo dell’Olocausto ci si preoccupasse solo di accogliere i fuggiaschi (cosa doverosa) e ce se ne infischiasse dei lager e del Nazismo che li produceva.
    Sembra vietato dire “Aiutiamoli in Africa”. Che non significa lasciare in mare i naufraghi.
    Questi sembrano matti o sembrano perseguire, consciamente o meno, un secondo fine.

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Il Cardinale Giacomo Biffi (Milano, 13 giugno 1928 – Bologna 11 luglio 2018):
    https://gloria.tv/video/DSQTGHdkhSku3w7YmXy3c8UbR
    «Verranno giorni – dice Solov’ëv, e anzi sono già venuti, diciamo noi -, che il cristianesimo sarà ridotto a pura azione umanitaria, nei vari campi dell’assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura. Il messaggio evangelico identificato nell’impegno al dialogo tra i popoli e le religioni, nella ricerca del benessere e del progresso, nell’esortazione a rispettare la natura». Ma se il cristiano, per amore di apertura al mondo e di buon vicinato con tutti, quasi senza avvedersene, stempera sostanzialmente il Fatto salvifico nella esaltazione e nel conseguimento di questi traguardi secondari, allora egli si preclude la connessione personale con il Figlio di Dio, crocifisso e risorto, consuma a poco a poco il peccato di apostasia e si ritrova, alla fine, dalla parte dell’Anticristo.
    Allora, qual è l’avvenimento profetico di cui parlavamo all’inizio? Ed è per questa ragione che io ho accettato di venire a parlare qui, per questo ammonimento profetico! «Verranno giorni – dice Solov’ëv, e anzi sono già venuti, diciamo noi. Almeno dico io, non voglio coinvolgervi -, verranno giorni quando nella cristianità si tenderà a risolvere il Fatto salvifico – che non può essere accolto se non nell’atto difficile, coraggioso e razionale, di fede -, in una serie di valori facilmente esitabili sui mercati mondani. Il cristianesimo ridotto a pura azione umanitaria nei vari campi dell’assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura.
    Ma se il cristiano, per amore di apertura al mondo o di buon vicinato con tutti, quasi senza avvedersene, stempera sostanzialmente il Fatto salvifico nella esaltazione e nel conseguimento di questi traguardi secondari, allora egli si preclude la connessione personale col Figlio di Dio crocifisso e risorto, e consuma a poco a poco il peccato di apostasia, alla fina si ritrova dalla parte dell’Anticristo”:
    http://www.libertaepersona.org/wordpress/2018/07/ammonimento-profetico-sullanticristo-del-cardinal-biffi/

  • pier luigi Tossani ha detto:

    A parte i traditori della CEI, il nocciolo del problema consiste nel fatto che:

    1. Quella dell’invasione dell’orda dei barbari è una guerra vera e propria.

    2. Nell’Italia debosciata dai regimi democristiani, socialisti e liberali, che hanno promosso il consumismo per decerebrare il popolo e controllarlo meglio, nessuno vuole combattere una guerra, nemmeno per difendersi, nessuno ha il coraggio, le competenze e la determinazione per farlo. Quindi… a logica, dovremmo soccombere, come accadde al tempo del crollo dell’Impero Romano. Eravamo già in estinzione, anche demografica, prima della guerra dell’immigrazione.

    3. Quindi ci sta che, nel giro di pochi lustri, scomparsi i vecchietti di oggi, l’Italia sarà molto diversa, meticciata dai popoli più forti, i cinesi, gli africani, i balcanici, gli indiani e i pakistani. La vita andrà avanti, certo, però la cultura sarà molto diversa da quella che avevamo ereditato, e non siamo stati capaci di mantenere.

    4. per quanto riguarda Bergoglio, anch’egli protagonista nel disegno massonico di sostituzione dei popoli, si sa che non avrà pace finché non avrà distrutto l’Occidente, tramite il favoreggiamento della guerra dell’immigrazione, ha infatti anche detto che senza i migranti “l’Europa si svuota”, mentre è stato lui in prima persona a collaborare al suo svuotamento, demografico e morale con lo sdoganamento dell’adulterio, tramite amoris letizia, e le sue ambiguità sull’omosessualità, dove ne dice una parola contro, però mantiene padre James Martin, SJ, ancora sulla cresta dell’onda, con il suo intervento pro-LGBT che risulta ancora in agenda alla prossima Giornata mondiale della gioventù.

    A fronte di tutto questo, volendo fare una proposta politica, visto che alla fine dobbiamo arrivare a questo livello, credo sia ragionevole la posizione di Mario Adinolfi, per il “Popolo della Famiglia”: Ogni vuoto viene riempito, per cui dobbiamo recuperare la nostra identità cristiana:

    http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2017/09/05/politica/ogni-vuoto-viene-riempito

    Va visto se lo si vuol fare, oppure se preferiamo continuare a suicidarci, come popolo.

  • Emanuele ha detto:

    Per fortuna che pur con tutti i distinguo del caso la voce dei vescovi rappresenta sempre una tonalità diversa da quella cinica della politica. È infatti la parola evangelica che accoglie non solo gli amici ma perfino i nemici, che rovescia l’ordine del mondo, è il.messaggio dell’amore che alla piccola logica degli egoismi suona folle. Per questo il Salvatore ha messo i vescovi a guidare i suoi fedeli e non viceversa come spesse volte sembriamo credere noi laici superbi. Per questo l’odio di tutte le fazioni politiche per tali rappresentanti di Gesù Cristo che si permettono di contraddire pubblicamente gli interessi del mondo.

    • wp_7512482 ha detto:

      Contraddicono? Ne è sicuro anche in questo caso?

      • Emanuele ha detto:

        Sicuro no, però sospetto che sia così. Sa, la politica si fonda sull’interesse, che è cosa rispettabile, lo sappiamo, e muove il globo. Ma il cristianesimo annuncia un punto di vista opposto. Lei si ricorderà quella bellissima testimonianza su Francesco d’Assisi nei Fioretti in cui il santo spiega ai suoi frati che se nel convento dove erano diretti non avessero aperto loro le porte e anzi li avessero presi a randellate mentre intorno pioveva da far spavento quella sarebbe stata la “perfetta letizia”. So bene che un conto sono i frati e un conto i laici saccenti come tutti noi, per cui i pastori debbono guidare con spirito di prudenza e di saggezza, equilibrando la perfetta letizia da additarci. E da qui le sfaccettature del magistero attuale. Ma nonostante tutto, nonostante i nostri sospetti e lo spirito complottista, il mondo concepisce sempre in modo altro dalla Chiesa cattolica.

        • Klaus B ha detto:

          Consiglio di rileggere la perfetta letizia. Forse non la ricorda molto bene. “Se noi tutto questo sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore: o Frate Lione, iscrivi, che qui è perfetta letizia. E però odi la conclusione: sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e disagi”. Non sta nel ricevere randellate la perfetta letizia, non è una lezione di masochismo.

          • Emanuele ha detto:

            È leggermente scontato che tutte queste stranezze agli occhi del mondo son fatte per scelta cristiana. Scrivevo a un blog cattolico non a una congrega massonica. Ed è chiaro che san Francesco non fa altro che chiosare le parole evangeliche: non ci vuole niente ad amare i propri amici, i compaesani, i connazionali. Il bello, il difficile, sta nel fare la scelta estrema, amare i nemici. Il masochismo è proprio fuori luogo, battutaccia degli anticristiani di sempre (Nietzsche in primis), casomai è l’egoismo che ci spinge a inventarci falsi miti, teorie elaborate, politiche aggressive, pur di fare i nostri interessi. Alla folla minacciosa nella difesa della sua roba, difesa legittima s’intende, parlano i vescovi tutti, da quello di Ventimiglia a quello più banale e più di sinistra. Perché la politica, ogni politica, c’entra poco con il Vangelo.

          • Maria Cristina ha detto:

            Nel Vangelo e’scritto che chi e’fedele nel poco lo sara’anche nel molto. Non e’per nulla scontato che chi predica le virtu’eroiche sia capace di quelle ordinarie. Non e’per nulla scontato che sia cosi’facile amare veramente i vicini, il.prossimo, i connazionali, i parenti, l a moglie, il marito, il fratello e che il difficile sia amare i migranti.
            Prima di diventare eroici e sentirci tanto buoni coll’amare i lontani , prima di rendere gloria a Dio in perfetta letiza mentre ci stanno sgozzando, siamo davvero capaci caro Emanuele semplicemente di prenderci cura del vecchio padre demente invece di metterlo.in un ospizio o dei figli invece di darli in mano alle tate?Tutti questi eroici e santi che si sacrificano per i migranti si sacrificano anche per la suocera?
            Perche’le dico.caro Emanuele che perfetta letizia e’prima di tutto.sopportare i PICCOLI disagi che ci vengono dal
            Nostro prossimo, prima di slanciarsi in proclami.velleitari di amore universale.

    • Marco Matteucci ha detto:

      uomini di Dio che si permettono di contraddire gli interessi del mondo????
      Guardi che tutti i consacrati hanno fatto solenne giuramento di difendere gli interessi di Dio , non quelli del mondo!!!
      …ma forse ho capito male, comunque sia:
      CHI SONO IO PER GIUDICARE?

      • Marco Matteucci ha detto:

        Caro dott. Tosatti; siccome quanto ha espresso in lingua volgare non è stato capito, proverò ad esporlo in poesia:
        Conoscer dee d’ognun l’opre e i costumi
        chi vuole a tutti dar ciò che conviene;
        Se no, nel meglio vedrà spenti i lumi
        e seguir non potrà né mal né bene.
        Sappiate poi che d’eleganza i fiumi
        poco valgon talora, e spesso avviene
        che un rozzo fattarel piaccia alla gente
        più d’un sonoro e maestoso niente.

        da “l’Arte Poetica di Orazio, travestita ed esposta in ottava rima” (Giacomo Leopardi, 1811)

      • Emanuele ha detto:

        Rispondo a Maria Cristina che mi esalta il ‘piccolo’ e l’ ‘intimo’ contrapposti all’ ‘universale’. Anzitutto: è un po’ l’idea fissa di chiunque mi risponda su questo blog: mi assicurano che non bisogna sentirsi buoni perché si amano gli immigrati. Ma questa è una caricatura di non cristiani. I cattolici non si ‘sentono buoni’, si sentono peccatori. Quanto ai migranti non mi pare sia questa la questione che più ci tormenta. I primi tre comandamenti del decalogo, questi sì che sono centrali. Detto ciò però non bisogna neppure giocare a fare i cattivelli, come fanno i bambini, mascherarsi da cinici per fare una politica aggressiva e men che mai contrapporre la suocera al migrante, l’affogato alla cognata con la colica di fegato. Questa è la riduzione del Vangelo a un manuale della piccola borghesia. Sappiamo bene che è difficile amare i propri nemici ma il cattolicesimo è una pratica eroica, una disciplina ferrea, una buona battaglia, fedeli ai pastori che non ci scegliamo noi, e che non ci debbono essere per forza simpatici…

    • Claudius ha detto:

      Belle parole, amico.

      Solo che ora e’ il momento di vivere secondo queste parole e passare dalla chiacchiera ai fatti. Tu, per esempio, quanti fratelli migranti ospiti a casa tua? Quanti pesi che prescrivi agli altri tu sposti con un dito, o con tutta la tua mano?
      Perché se la risposta e’ zero, allora questo bel discorso somiglia un po’ troppo al ben noto armiamoci e partite, che tra gli italioti, a quanto pare, e’ una specie di undicesimo comandamento.
      Saluti.

  • Marco Matteucci ha detto:

    Da piangere per quanto è bella questa lettera del Vescovo di Ventimiglia!
    Questi sono i veri pastori di Cristo che con umiltà, con amore, con fede, e granitica convinzione di colui che È, alla fine sconfiggeranno la menzogna, l’ipocrisia e l’eresia che oggi si annida strisciando dentro le Mura Sante, sbarrate come arcigne roccaforti a difesa dei desideri pagani del mondo.

    Grazie dott. Tosatti per averci proposto come solo lei e pochi altri sanno fare, le due facce all’apparenza simili ma sostanzialmente tanto diverse, dell’unica Chiesa di Cristo.

    Che il Signore gliene renda merito!
    Viva Cristo RE!

    • Marco Matteucci ha detto:

      Tanto per precisare (anche se cambia poco), intendevo dire: “dell’unica Sposa di Cristo”.
      Chiedo scusa per l’errore