DISPACCI DALLA CINA. SECONDO QUALCUNO NON C’È PERSECUZIONE. MA NON SEMBRA VERO, NÈ CREDIBILE….

17 giugno 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Il M° Aurelio Porfiri è di nuovo a Hong Kong, da qualche giorno, e fedele al suo impegno, a dispetto della stanchezza accumulata durante il viaggio e del jet lag ci ha inviato i suoi Dispacci. Che questa settimana ci sembrano ancora più interessanti del solito. Buona lettura!

 

Non c’è persecuzione?

Francesco Sisci, ricercatore della Renmin University in Cina e ex diplomatico, avrebbe detto che tutti i cardinali e i vescovi della Cina, con l’eccezione del Cardinale Joseph Zen, sarebbero d’accordo con l’”imminente” accordo fra Cina e Vaticano. Questo, secondo quanto riportata dal sito www.tin-travel.com, un sito che ha a che fare con i fenomeni di Medjugorje.

Ora, non so se ha veramente detto la cosa nel modo in cui è stata riportata. Lasciamo il dubbio. Devo dire che l’affermazione, chiunque l’abbia detta, non è esatta. Ci sono cardinali che non sono per niente d’accordo e qualcuno l’ho sentito io personalmente in via riservata. Quindi voler far apparire il cardinale Zen un isolato non è esatto. Poi, per essere d’accordo, tutti i cardinali dovrebbero conoscere i termini esatti di un eventuale accordo e non mi sembra che questi siano stati rivelati in modo così ampio.

In una intervista a Matteo Matzuzzi sul Il Foglio, Francesco Sisci aveva risposto ad una domanda interessante: come mai in Cina si smantellano le chiese se non c’è persecuzione? Ecco la sua risposta: “Chiariamo; la Cina non è il Paradiso in terra. Non ci si rende conto, qui, che non si può trasformare il mondo in una grande Cina. Certamente Pechino ha le sue colpe, ma è anche vero che molte di quelle chiese oggi demolite furono costruite senza i regolari permessi. Detto questo, in Cina la chiesa non è perseguitata, perché se ci fosse una persecuzione la vedremmo. Pensiamo solo al Falun Gong, che è sparito. Le persecuzioni sono annunciate sul Quotidiano del Popolo, non si permetterebbe a preti e fedeli di manifestare davanti ai bulldozer e alle macchine fotografiche. Invece in Cina i cristiani aumentano, anno dopo anno”.  Mi sembra molto chiara la prospettiva. Ma le notizie che si hanno mi sembra portino in una direzione del tutto diversa.

Allora cerchiamo di dare alcune informazioni apparse solo nell’ultimo mese e solo limitate alla Chiesa Cattolica, una delle comunità perseguitate ma certamente non l’unica.

In Anyang nello Henan è stata demolita una Via Crucis (da AsiaNews, 9 giugno).  Era meta di un pellegrinaggio annuale che coinvolgeva decine di migliaia di persone. Era stata costruita più di un secolo fa per impulso dei missionari italiani del PIME. Proseguono le demolizioni delle chiese, come quella dell’aprile 2018 nella città di Gongyi nell’Henan (da Bitter Winter, 12 giugno). La ragione è che la chiesa sarebbe stata costruita illegalmente, senza i permessi regolari. Nel Maggio 2018 sono state arrestate 9 suore nella città di Changchun nella provincia dello Jilin (da Bitter Winter, 13 giugno). Le suore sono state arrestate nella chiesa in cui tenevano le proprie attività liturgiche in quanto le autorità giudicavano quest’ultime come incontri religiosi illegali. Sono stati sequestrati libri e materiale religioso.

 

Due totalità

Uno dei grandi problemi fra marxismo e cristianesimo è che essi si escludono a vicenda, sono due totalità che impegnano tutti gli aspetti della vita in modo assoluto. Logicamente, si escludono a vicenda. In fondo il marxismo è un messianismo terreno, che cerca il suo paradiso in terra. Ecco perché i due sistemi, marxismo e cristianesimo, non sono compatibili. O l’uno o l’altro.

 

Il “pericolo” coreano

Il South China Morning Post di Hong Kong datato 11 giugno, ci da notizia degli arresti di missionari in Cina provenienti dalla Corea del Sud. Questi arresti fanno parte di una campagna più vasta del governo cinese contro “l’infilfrazione coreana cristiana”.

Mimi Lau, nell’articolo citato, ci dice che nell’ultimo mese più di 30 missionari coreani e giapponesi sono stati arrestati, in quanto accusati di attività illegale, portando avanti una attività religiosa non consentita in quanto non registrata presso il governo e quindi non controllabile.

Sembra che questo controllo più stretto sia da datare almeno a febbraio scorso, quando le leggi per il controllo delle attività religiose sono divenute più severe e andrà avanti ancora per qualche tempo. Bitter Winter ci informa sul ruolo che il documento del partito comunista cinese Special Work Program for Investigation into and Prosecution of the Infiltration of Korean Christianity According to the Law ha avuto in questo processo.

L’inasprimento, secondo alcuni osservatori, è comunque da attribuire alla maggiore severità del presidente Xi in materia di controllo delle religioni.

 

Incuneati

Una notizia recente che mi arriva da padre Michele Ferrero, professore a Pechino. Leggiamola insieme: “Il 12 giugno 2018, la funzionaria Li Xiumei della scuola del Partito Comunista di Pechino ha mandato un messaggio a un professore di latino della Beijing Foreign Studies University riguardo una stele funeraria in pietra con scritte in latino venuta alla luce durante alcuni lavori di scavo all’interno della scuola del Partito Comunista di Pechino.

La signora Li non sapeva che sia l’uomo della stele sia il professore (don Michele Ferrero) erano di Cuneo.

La stele era originariamente sulla tomba di Filippo Grimaldi, nato a Cuneo il 27 settembre 1638. Dove sono ora le ossa, solo Dio lo sa, poiche’ tombe furono distrutte due volte: nel 1900 dai Boxers e negli anni ’60 dalla Rivoluzione Culturale.

All’interno della scuola del partito ci sono altre 63 stele funerarie, compresa quella del famoso Matteo Ricci, poiché la scuola era in passato un seminario.

Grimaldi entrò nei Gesuiti nel 1658, studiò a Genova e a Torino e nel 1655 si imbarcò a Lisbona per Macao. La religione cristiana era stata proibita in Cina con un decreto imperiale del 1665. Non potendo entrare in Cina, il Grimaldi rimase a Macao.

Ventitré missionari erano stati confinati a Canton, ma un padre domenicano era andato via senza dirlo a nessuno. Grimaldi prese allora il nome cinese (Min Mingwo) del domenicano e ne prese il posto, riuscendo così a entrare in Cina. Per i Cinesi gli occidentali sembrano tutti uguali e non ci furono problemi. Nel 1671 l’imperatore Kangxi sollevò il divieto contro la religione cristiana e i missionari furono liberati.

Su suggerimento del gesuita belga Ferdinand Verbiest, il Grimaldi fu condotto a Pechino come scienziato, dove giunse nel febbraio del 1672.

Il cuneese Grimaldi costrui’ affascinanti strumenti scientifici, fra cui una macchina idraulica che ebbe grande successo presso l’imperatore. Insieme a Verbiest costruì inoltre un modello di carro azionato da una turbina a vapore: è considerato il primo prototipo di automobile a vapore.

Nel 1686 fu nominato dall’imperatore cinese ambasciatore a Mosca (allora i diplomatici parlavano tutti latino). Nel 1689 andò a Roma e nelle principali corti europee con lo scopo di ottenere protezione e sostegno per le missioni.

Nel 1694 tornò Pechino. Verbiest era morto e il Grimaldi fu nominato presidente del tribunale di matematica.

Nel 1690 il governo portoghese mise il gesuita Grimaldi a capo della diocesi di Pechino con una discutibile procedura non confermata dalla S. Sede. Fu un cuneese vescovo di Pechino? In Cina chi è vescovo e dove è una domanda che ancora oggi non sempre ha una risposta chiara.

Nel 1699 il Grimaldi presentò un memoriale all’imperatore perché questi esprimesse le sue idee sul valore laico dei riti confuciani. Voleva risolvere il conflitto sul divieto papale alla partecipazione dei cristiani cinesi a tali riti. L’ opinione dell’ imperatore fu tradotta, stampata e inoltrata a Roma. Il cuneese Grimaldi pensava che scrivere lettere a Roma servisse.

Nel 1706 Monsignor Tournon, inviato in Cina per imporre i voleri di Roma, lo sollevò da ogni incarico. Poco dopo l’imperatore chiese a Mons. Tournon di leggere una frase cinese. Tournon disse che non capiva il cinese. L’imperatore disse: “Evidentemente”. E lo espulse. Il Papa lo fece cardinale. Tournon tornò e Roma e intimò ai missionari di giurare fedeltà alle disposizioni della Santa Sede sui riti cinesi.

Il Grimaldi obbedì e morì probabilmente felice a Pechino l’8 o il 10 novembre 1712.

La sua storia si può leggere sul libro di G. Demaria e A. Rosso, “Quattro gesuiti cuneesi. nella Cina di Kangxi. 1661 – 1722”, Primalpe, 2008 o in un libretto di quell’ altro Cuneese, il Salesiano Michele Ferrero, nel suo libro “Sinologia Spirituale”, LAS, 2012”.

Tra archeologia e attualità…

 

Un convegno

Si è svolto alla Baptist University di Hong Kong un convegno su Cristianesimo e Cina dal 1979 ad oggi (14 e 15 giugno). Ho partecipato tra i relatori.

Il convegno si è aperto con la relazione del padre Gianni Criveller del PIME,

Una relazione in cui sono stati ripercorsi gli ultimi 40 anni di relazioni sino vaticane. Quanto detto ha mostrato la complessità della situazione, una complessità in cui, all’incirca ogni 10 anni, si inserisce l’annuncio di un “imminente accordo” fra le parti. Accordo che non si è mai concretizzato. Viviamo ora in uno di quei momenti, come tutti sanno.

Devo dire che uno dei temi che ha aleggiato in molte relazioni è proprio quello di questo accordo, per alcuni una spada di Damocle per altri, forse, un’opportunità. Nel primo giorno si sono sentite affermazioni forti, altre più concilianti. Una occasione importante di confronto fra studiosi di vari paesi, inclusa la Cina stessa.

Sarebbe difficile dare risalto a tutti i temi trattati. Ma l’impressione generale è che il cattolicesimo cinese potrebbe fiorire se si superassero tanti ostacoli che spesso non esterni al cattolicesimo ma interni al modo di essere dei cinesi.

 

Una confidenza

Una suora cinese mi ha detto che il cattolicesimo cinese soffre di due mali: pressione dall’esterno (governo comunista) e secolarizzazione. Io aggiungerei anche una certa autoreferenzialità, che è un problema non solo interno al cattolicesimo cinese ma un poco a tutta la Cina.

Parlando della pressione, si rifletteva come la stessa fosse ad un livello impressionante, accompagnata da un controllo capillare, e dalla corruzione. Mi diceva che a volte dei seminaristi venivano corrotti (con soldi e altri beni accessori) per accettare di essere ordinati da vescovi illegittimi.







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7 commenti

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Stimato Direttore:
    Toribio Ticona Porco: No¡
    Toribio Porco Ticona:
    https://adelantelafe.com/nuevos-datos-sobre-el-escandalo-del-cardenal-ticona/

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Stimato Direttore: l’ha letto?
    L’ha detto Francesco: Francesco¡¡¡
    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2018/documents/papa-francesco-cotidie_20180618_santa-marta-comunicazione-distorta.html
    Il che passò per suo… l’avvertenza del suo sacro fondatore Ignacio di non aspirare vescovo.
    Il che usa il travestimento il santo di Assisi che neanche voleva che i suoi seguaci aspirassero ad episcopati.
    Il che legalizzò il peccato mortale col suo Amoris laetitia.
    Il del divorzio cattolico per “ecc”.
    Sua due eresia che non rettificherà mai: 20 dicembre 2013, 29 maggio 2015.
    Suoi 216 insulti.
    Suoi 87 ego intervistas.
    “Ecc”.
    Sempre più…: 10 anni più minimo, se Dio non “accorcia il tempi”.
    Saluti.

    • deutero.amedeo ha detto:

      La predica di lunedì 18 giugno 2018 sulla comunicazione distorta e le dittature è una delle più fantasiose “attualizzazioni” di Francesco di brani dell’A.T.

      E’ evidente che S.S. sta preparando il terreno per un attacco frontale all’attuale governo italiano che verrà accusato di essere dittatoriale.

  • La Samaritana ha detto:

    La definizione che il M. Porfiri da del marxismo e della sua incompatibilità con il Cristianesimo è sintetica ma è il cuore del problema. Ma non solo del “problema Cina” poiché il Signore ha detto che le persecuzioni ci sarebbero sempre state, è il problema di questa “Chiesa stravagante” che è ormai satura del fumo di satana: marxismo,omosessualismo,relativismo etico e teologico. La terza comunque è frutto del primo, e serve a meraviglia agli scopi di satana, che ha saputo usare con grande abilità le debolezze personali di chi aveva il compito di reggere con mano, testa e cuore fermi la barca di Pietro. Faccio due esempi, presi dai ricordi di Jean Guitton “Paolo VI segreto”. Ad un certo punto riferisce le parole del segretario del Papa: che Giovanni XXIII aveva desiderato essere ricordato per la sua bontà, mentre Paolo VI aveva l’ ambizione di essere ricordato per la sua misericordia. Insomma, un gradino in più. Questo era il tallone di Achille di questi due Papi che furono due ottimi pontefici, ma che uno levo’ l’ anatema aprendo – di fatto – le porte del Magistero ai teologi bultmanniani prima e marxisti poi. L’ altro “riformo” la Santa Messa, malgrado l’ opposizione motivata di molti cardinali rappresentati dai Monss. Ottaviani e Bacci. Paolo VI non dette loro retta per un mal inteso senso ecumenico, evidentemente. Per cui uno mise in pericolo Tradizione e Dogmi, l’ altro il cuore della fede e della santificazione cattolica. Malgrado le loro “buone intenzioni” il demonio deve essersi fregato le mani tutto felice … Il problema è che quando un cristiano, uomo o donna che sia, desidera essere buono dovrebbe ricordare la risposta di Gesù: ” perché mi chiami buono ? Uno solo è buono !” Per cui né la bontà né la misericordia sono tali se sganciate dalla Verità è dalla Giustizia, come possiamo constatare tutti noi quando abbiamo questa ambizione, e cerchiamo di applicarla senza l’ equilibrio raccomandato dal Signore della nostra vita. Poi è arrivata l’ attuale Armata Brancaleone, che cerca di mettere a frutto tutti gli sbagli e tutte le possibilità di ” apostasia pratica” ribattezzata “pastorale”, in un crescendo pirotecnico di relativismo creativo e gioioso. Sino a quando ? Ricordiamo le lacrime della Santa Vergine, sono le lacrime di nostra Madre, della Madre della Chiesa.Buon Rosario a tutti.

  • Sherden ha detto:

    “…Detto questo, in Cina la chiesa non è perseguitata, perché se ci fosse una persecuzione la vedremmo…”

    “Detto questo”, mi pare che non ci sia da leggere altro.
    Rimane solo da augurargli di rimanerci permanentemente, in questo bellissimo posto, magari assieme a quell’illustre ecclesiastico che assicurava che in Cina la dottrina sociale della Chiesa trova piena applicazione. Agli ordini del partito, of course.

    • marco bianchi ha detto:

      Incommentabile.Quando Prodi andò a tenere lezioni in Cina ebbi l’ennesima conferma di che persona fosse.Se anche lui fosse rimasto là nessuno lo avrebbe rimpianto.Presumo che a queste persone il fatto che i loro,presuppongo lauti stipendi,sia pagato anche con le sofferenze degli operai e dei prigionieri dei lager,non faccia né caldo né freddo.