A BRESCIA IL 9 GIUGNO SI PARLA DI HUMANAE VITAE. CON IL CARDINALE EJIK, MELINA, PUCCETTI, GANDOLFINI E MIRIANO.

28 maggio 2018 Pubblicato da --

 

Marco Tosatti

 

Sabato 9 giugno a Brescia ci sarà un appuntamento di grande interesse, in particolare in questo momento in cui all’interno della Chiesa emergono spinte e tendenze che vorrebbero applicare all’enciclica Humanae Vitae paradigmi diversi da quelli voluti da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

È programmata infatti una giornata di studio e promozione dell’insegnamento del Pontefice che verrà elevato quest’anno agli onori degli altari. Sarà un convegno aperto a studiosi, movimenti e famiglie; un’occasione per celebrare la memoria del papa bresciano. L’evento si svolgerà per tutta la giornata – dalle 8.30 alle 18.00 – nell’auditorium di San Barnaba, a Corso Magenta 44.

Il primo intervento sarà quello del cardinale di Utrecht, Willelm Ejik, intitolato: “Humanae Vitae, la verità che risplende”. Subito dopo mons. L. Melina, il dott. R. Puccetti, padre G. Carbone e il dott. M. Gandolfini parleranno su un tema reso attualissimo dal dibattito attuale: “Il valor di un’enciciclica , 50 anni di resistenze”. Questa tavola rotonda sarà seguita da uno spazio di domande e risposte fra relatori e pubblico.

Il primo intervento del pomeriggio, alla ripresa, sarà: “Paolo VI profeta”, di don Giorgio Comini, e subito dopo Costanza Miriano parlerà, in una relazione dal titolo: “Il centuplo quaggiù”.

Infine un’altra tavola rotonda, con protagonisti la dottoressa Raffaella Pingitore, i coniugi Zanelli (Casa Betlemme), don Marco Begato (Teen Star) e la dottoressa Silvia Gamba, dell’INER. Il tema: “Educazione della sessualità, studio della fertilità, accoglienza della vita”.

La giornata terminerà nella chiesa di Sant’Afra, con una messa presieduta dal cardinale Ejik.







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3 commenti

  • Januensis ha detto:

    Penso che il tempo di affissione per il manifesto di PRO VIta, in Corso Buenos Ayres, sia scaduto.
    Fino ad ieri infatti era ancora lì, mentre oggi lo stesso spazio pubblicitario è occupato da una bella fanciulla in costume da bagno.
    Non credo che sia tanto opportuno proprio di fronte al sagrato della Chiesa di Santa Zita.

  • Echenique ha detto:

    Costanza Mariano ? Vuole stare allo stesso tempo con la Humanae Vitae e con chi vuole distruggerla ? Costanza debi fare una scelta, ma già.

  • EquesFidus ha detto:

    Intanto, mi permetto di portare su questa pagina ben tre riflessioni mattutine, di cui mi scuso in anticipo per la lunghezza:
    1) Per quanto riguarda il tema dell’articolo, nessuno riuscirà a convincermi che Sua Santità Paolo VI non è stato elevato prima al rango di beato e poi lo sarà a santo in funzione anti-tradizionale ed anti-tridentina, per dare alla sciagurata rivoluzione liturgica (rivoluzione, peraltro, in diversi casi da lui non voluta ma comunque approvata, a riprova della debolezza del suo papato) avvenuta sotto il suo pontificato una patina di infallibilità e di intoccabilità ,mettendola sullo stesso piano dell’opera meritoria (e coperta dall’anatema nei confronti dei trasgressori peraltro) di restauro dell’antichissima liturgia romana compiuta da Sua Santità San Pio V. Purtroppo, bisogna ricordarsi che anche i santi, a volte, sbagliano, ed il beato Paolo VI, specie guardando ad oggi ed al moltiplicarsi di abusi ed arbitri a partire dalla Divina Liturgia sino al diritto canonico, non fece eccezione; senza voler mettere in dubbio la santità personale (di cui non ho elementi per giudicare e che non desidero contestare, pena il pormi al di fuori della Chiesa), ricordo ancora che lo spogliamento dei segni che contraddistinguevano il papato, oltre all’ontologicamente ben più grave approvazione del “ritocco” (in realtà arbitraria deformazione) della divina liturgia iniziano al disotto di questo pontificato. Purtroppo, tali nomine hanno più un sapore di un’auto-incensazione volta a legittimare tutte le nuove storture all’interno del nuovo corso vaticano (in primis la Santa Comunione ai divorziati “risposati” ed ai non cattolici, a seguire gli altri mille e mille atti di arbitrio a cui l’attuale pontificato ci ha ormai abituati) che non di una attestazione della fede e della santità di Paolo VI.
    2) Il terrificante referendum sull’aborto in Irlanda che ha visto la vittoria del fronte abortista con il 66,4% dei “sì” contro il 33,6% dei no attesta due cose: in primis, come dissi già ai tempi delle sciagurate decisioni di Malta sul divorzio e sulle unioni omosessuali, bisogna sempre diffidare dalle nazioni presentate dai media come “cattolicissime”: ammesso che lo siano mai state davvero, oggigiorno per certo non lo sono più. Spagna, Irlanda, Italia, Francia, Belgio: tutte ex nazioni “cattolicissime” che hanno visto il laicismo assurto a potere e le leggi peggiori contro Dio, anzitutto, e contro l’uomo assurte a diritti. In realtà lo erano solo in funzione politica, contro gli Stati confinanti con cui erano in lotta da secoli o per mantenere una propria identità distintiva dai propri “vicini”: il Belgio con l’Olanda, la Francia con la Germania, l’Irlanda con la Gran Bretagna. Una volta cadute le motivazioni belliche o, come oggi, le ragioni identitarie nel mondo globalizzato e liquido in cui ci troviamo, ecco che tali nazioni si sono disfatte con disinvoltura e satanica determinazione anche del cattolicesimo, promuovendo il liberalismo e l’agnosticismo di Stato. In secundis, tale sconfitta attesta come gli scandali che colpirono la Chiesa in tale Paese, come si sapeva già al tempo del resto, furono strumentali per zittire la Sposa di Cristo e permettere l’ascesa di una oligarchia al potere che “ammodernasse” (cioè rendesse a- ed anti-cattolica) l’Irlanda, consentendo così l’approvazione di leggi abominevoli, di cui quest’anno è stata una inquietante avvisaglia il permesso ai negozi di restare aperti il Venerdì santo e non chiusi per lutto come era dal 1926. In ogni caso, il silenzio sbalordito da parte del clero irlandese (tranne le solite, troppo poche, eccezioni) attesta da una parte l’incapacità e la pigrizia di essere “mater et magistra”, dall’altra peggio ancora il talvolta ottuso ed entusiasta silenzio connivente verso l’approvazione di leggi sataniche. Come ho già detto per quanto riguardo il caso Alfie Evans, specie in una Chiesa di arbitrio e non di diritto in cui ci troviamo a vivere, sarebbe il caso di colpire l’intera Irlanda con l’interdetto, vietando l’amministrazione dei sacramenti se non in articulo mortis ed impedendo la partecipazione al Sacrificio Eucaristico da parte del popolo per manifesta iniquità, fintanto che la legge non sarà ritirata dovessero volerci cent’anni. Purtroppo, non essendo in una Chiesa normale una simile pena medicinale non verrà mai impartita, anche a causa del nuovo CIC; tuttavia, sarebbe doveroso ricordare almeno la scomunica che colpisce coloro che hanno votato e favorito tale legge.
    3) L’ultima procede sia dall’Irlanda che dall’attuale situazione politica italiana, ed è una proposta più che una riflessione: a causa del fallimento annunciato dello Stato senza Dio e della democrazia liberale, è giunta l’ora che i cattolici tornino a governarsi da soli, come era all’inizio. Attenzione, questo non implica che i cattolici, sul modello dei primi martiri e confessori che si trovarono a vivere in un mondo pagano ed agnostico come il nostro, si debbano ritirare dalla res pubblica: al contrario, devono dare una forte testimonianza al mondo, separandosi da esso ma influenzandolo. Questo sarebbe possibile solo fondando comunità cattoliche “cittadine”, al cui interno ci sia posto solo per i cattolici e che vivano in comunione e carità fraterna, non solo a parole ma nel concreto, con la celebrazione quotidiana dei Sacramenti (possibilmente in rito tridentino) per la comunità e le sue esigenze e con l’applicazione del principio di sussidiarietà verso gli appartenenti. In altre parole, partendo prima da sé stessi e poi verso i “lontani” (con lo scopo di convertirli a Cristo però, e non di mero aiuto materiale), una comunità che appoggi nella pratica tutti i suoi membri, nelle necessità spirituali come in quelle temporali, che trovi lavoro a chi non ce l’ha, che istituisca scuole parentali, università, uffici, botteghe, ospedali gestite da cattolici, che adoperi contratti di lavoro che non siano solo conformi alle leggi dello Stato ma anche e soprattutto alla Dottrina sociale, dove chi ha metta anche a disposizione di chi non ha e dove, soprattutto, ci sia la mentalità che se qualcuno ha un problema tutta la comunità ha un problema. Una città-Stato cattolica all’interno dello Stato liberal-agnostico insomma, se non in continuità geografica almeno spirituale, che non se ne estranei ma che diventi proposta, che spinga anche politicamente per il riconoscimento dei diritti di Dio ma che non sia da esso ricattabile, che testimoni soprattutto con pubbliche adorazioni, catechesi e processioni la propria fede e la propria volontà di evangelizzazione, in cui ci sono sì onesti cittadini (e quindi liberi perché, appunto, non ricattabili) ma prima ancora bravi cristiani. Tutto questo, ovviamente, sarebbe possibile solo grazie ai laici ed a coraggiosi sacerdoti, preti e vescovi, dato che, purtroppo, grazie ai chiar di luna dell’attuale “nuovo corso” vaticano sarebbe altrimenti osteggiata e distrutta proprio da coloro che, sulla carta, dovrebbero avere più interesse a nutrirla e supportarla.