ACCADEMIA GPII VITA E FAMIGLIA A ROMA. L’INTERVENTO DI MONS. NEGRI. LE FAKENEWS SU HUMANAE VITAE.

21 maggio 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari lettori di Stilum Curiae, oggi a Roma si è svolta la prima conferenza internazionale della neo-costituita Accademia per la Vita e la Famiglia Giovanni Paolo II, fondata dal prof. Josef Seifert, il filosofo tedesco privato dell’insegnamento dall’arcidiocesi di Granada per le sue critiche ad Amoris Laetitia. Siamo lieti di offrirvi il testo integrale – in italiano – dell’intervento di mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara.

 

Distinte autorità ecclesiastiche, civili ed accademiche. Carissimi Amici. Sia lodato Gesù Cristo.

È con molta gioia e trepidazione che ho accettato di svolgere questo mio intervento oggi in mezzo a voi, ma anche con un certo dolore perché avrei preferito ascoltare lo svolgimento di queste tematiche da parte della sapiente e chiara voce del compianto amico, il Cardinale Carlo Caffarra, del quale ancora non abbiamo celebrato il primo anniversario della sua salita al Cielo eppure la mancanza della sua persona e del suo lucido e coraggioso magistero tanto ferisce il mio cuore come il cuore della Chiesa tutta.

La tematica che mi è stata affidata è la seguente:

HUMANAE VITAE E VERITATIS SPLENDOR:

UN’ISTRUZIONE IMPERATIVA PER LA CHIESA E IL MONDO ODIERNO

 

  1. INTRODUZIONE: FAKE NEWS E FALSIFICAZIONI DI PARTE

 

Inizio con una precisazione introduttiva che è necessaria per comprendere le circostanze attuali all’interno delle quali, in alcuni ambienti anche ecclesiali e culturali, si sta svolgendo il dibattito che ci interessa.

È fuor di dubbio che cinquant’anni fa la pubblicazione di Humanae Vitae sia stata accolta in un clima di grande contestazione.

Ieri, la strategia adottata da coloro che la contestavano era quella di contrapporla all’insegnamento di Gaudium et Spes. Per questo motivo si criticava l’enciclica di Paolo VI come un vero e proprio salto indietro perchè rinnegava il personalismo del Vaticano II facendo ricadere la Chiesa nell’oscurantismo del rigido Naturalismo.

Oggi invece si cerca di contrapporre Humanae Vitae a Veritatis Splendor, nel tentativo di aprire la strada ad una lettura diversa: quella tracciata da Amoris Laetitia. In altre parole, Amoris Laetitia di papa Francesco avrebbe introdotto in tutta la teologia morale un “nuovo paradigma” (cf. W. Kasper, E. Schockenhoff), quello del “primato della coscienza soggettiva” e del “discernimento caso per caso”, che permetterebbe ora di riconciliarsi finalmente con la Humanae Vitae.

Al momento questa riabilitazione del documento montiniano percorre la via dell’attacco al Magistero di San Giovanni Paolo II e in particolare di Veritatis Splendor, perchè troppo rigido e legalistico. La strada che si sta percorrendo con una certa forza, al momento, sarebbe quella di accusare falsamente Wojtyla di aver cercato di irrigidire le affermazioni di Humanae Vitae già al momento della sua stesura, trovando però resistenza nel flessibile e misericordioso Paolo VI. Si tratta di una vera e propria fake news, che vuole favorire una falsificazione interessata. Mai Wojtyla chiese la definizione infallibile di Humanae Vitae. Scrisse piuttosto, che essa doveva venire presentata come espressione di verità e non come semplice legge ecclesiastica positiva; ma questo è anche nel testo stesso di Humanae Vitae.

Insomma “Humanae Vitae sì” ma “tutto dipende da come la si interpreta”. Ci troviamo ancora a ritrattare il problema dell’Ermeneutica della Continuità tanto caro a Benedetto XVI e tanto combattuto dalla violenza modernista.

Per questo motivo, a mio giudizio, è profondamente erroneo e fuorviante, in questo 50esimo anniversario, esaltare il documento come un testo “profetico” e “sapienziale” con l’obiettivo di svuotarlo del suo contenuto veritiero e normativo specifico. Occorre pertanto rifondare e riconsiderare il legame tra le due encicliche Humanae Vitae e Veritatis Splendor.

 

  1. LA CRISI MORALE DEL RELATIVISMO

 

25 anni dopo la pubblicazione di Humanae Vitae, Giovanni Paolo II avverte l’urgenza di precisare la “sana dottrina” morale della Chiesa, perché ormai non si tratta più di una contestazione di singoli insegnamenti, ma “di una messa in discussione globale e sistematica del patrimonio morale, basata su determinate concezioni antropologiche ed etiche” (Veritatis Splendor n 4). In particolare le teorie del “Relativismo” e dell’ “Autonomismo” mettono in discussione il legame intrinseco rispettivamente tra Libertà e Verità come tra Fede e Morale. E’ evidente che il Santo Papa in questo punto si voglia esplicitamente riferire alla crisi di contestazione che ha investito la Teologia Morale Cattolica dopo Humanae Vitae e che aveva trovato ispirazione nella cosiddetta “etica di situazione”, nata in ambito protestante (Fletcher), ma poi sviluppatasi anche tra i cattolici (Steinbüchel), e condannata da Pio XII (1952, 1956).

 

L’enciclica Humanae Vitae viene citata da Veritatis Splendor in tre punti chiave della trattazione: ai numeri 80 (circa le azioni intrinsece mala),  n. 95 (sul nesso Verità e Misericordia) e n. 110 (sulla questione delle norme determinate da insegnare in fedeltà al Magistero). Si tratta di punti strategici, da considerare con attenzione.

Il nucleo dottrinale dell’enciclica di Giovanni Paolo II  consiste nella “riaffermazione dell’universalità e dell’immutabilità dei comandamenti morali e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi” (Veritatis Splendor n 115). Esso è stato definito con precisione ai nn. 79 e 80, dove si parla degli atti “intrinsecamente cattivi” per il loro oggetto intenzionale, che non possono in nessun caso venire scusati e trasformati in atti leciti o buoni, a partire dalla considerazione delle intenzioni soggettive o dalle conseguenze previste. Un  punto decisivamente interessante da considerare è che il termine “intrinsece inhonestum” è proprio quello tecnico che ricorre in Humanae Vitae n 14 per definire la contraccezione. Per questo si deve dire che l’insegnamento di Veritatis Splendor, nel suo nucleo dogmatico, si riferisce esplicitamente alla norma specifica insegnata da Humanae Vitae e ne precisa l’assolutezza senza eccezioni, secondo la sana dottrina della Chiesa, escludendo le interpretazioni relativistiche dell’etica della situazione o della circostanza.

 

  1. I FONDAMENTI DELL’INSEGNAMENTO MORALE DELLA CHIESA IN VERITATIS SPLENDOR E HUMANAE VITAE

 

Oltre al punto normativo specifico, Veritatis Splendor offre un insegnamento sui fondamenti morali che sostengono l’enciclica Humanae Vitae e lo fa in almeno quattro punti chiave:

 

  1. La natura della legge e l’autorità del Magistero della Chiesa.

 

La legge morale è espressione di una verità sul bene della persona, che ha il suo fondamento nell’alleanza con la sapienza creatrice di Dio. Questa è la posizione autenticamente cattolica (ben sintetizzata nel discorso di Benedetto XVI a Regensburg 12 settembre 2006), per la quale la legge comanda qualcosa perché è bene e lo proibisce perché è male: “iussum quia bonum, prohibitum quia malum”(comandato perché è buono; proibito perché è male). Insomma esiste qualcosa che precede le disposizioni positive della legge e alla quale esse guardano e devono necessariamente guardare. Non è assolutamente vero il contrario, come sostengono i nominalisti da Ockham in poi, e che può essere espresso nell’assunto: “malum quia prohibitum, bonum quia iussum”(male perché è proibito, buono perché è comandato). Per loro la legge è frutto di volontà arbitraria, e per questo potrebbe sempre mutare. Così i casuisti che arrivarono a pensare che la volontà di Dio avrebbe potuto cambiare anche nei comandamenti e rendere buono l’adulterio, il furto, l’omicidio etc. etc. e rendere cattivo ad esempio l’onore da rendere ai genitori.

Per questo Humanae Vitae insiste al n. 18 che “la Chiesa non è autrice né può essere arbitra della legge morale, ma ne è solo depositaria e interprete”.

 

  1. La legge Naturale

 

Fondamento dell’insegnamento di Humanae Vitae, è proprio la Legge Naturale “illuminata e arricchita dalla Rivelazione” (HV n. 4).

Dal canto suo Veritatis Splendor, per evitare i fraintendimenti che collegavano la Legge Naturale alle “leggi biologiche della natura” o addirittura della fisiologia, riprende e ripresenta la Legge Naturale nei suoi aspetti fondamentali: ne definisce il carattere razionale come partecipazione alla sapienza divina (n.40); ne presenta il carattere personale (nn. 47-50) e le note fondamentali di universalità e immutabilità (n. 51); ed infine ne presenta il fondamento cristologico (n. 53).

Oggi il rifiuto violento della Legge Naturale, che d’altronde sottende alla pretesa autonomistica della ragione moderna, si basa su un’antropologia dualistica che contrappone spirito e corpo, tipico di quella ispirazione gnostica, così condannata anche da papa Francesco.

 

  1. La coscienza morale

 

Di fronte alle equivoche esaltazioni della coscienza che ne danno un’interpretazione creativa e ne fanno un oracolo infallibile e insindacabile, Veritatis Splendor ne segnala il legame con la Verità da cui dipende – e deve necessariamente dipendere – nei suoi giudizi. Dal momento che essa può sbagliare, il documento esprime anche un afflato educativo preoccupandosi anche della formazione di una retta coscienza che sappia cogliere il Vero da cui dipende. Nello stesso senso Humanae Vitae ne sottolinea il ruolo interpretativo. Al n. 10 infatti dice: “né arbitra, né passiva esecutrice, la coscienza dei coniugi è chiamata a scoprire nel dialogo di preghiera con Dio i segni della sua volontà, aprendosi generosamente alla procreazione, ma anche deliberando eventualmente di limitare la procreazione di figli, senza però mai ricorrere a quei mezzi che il Magistero ha dichiarato in se stessi intrinsecamente cattivi”.

 

  1. La grazia : è possibile osservare la legge di Dio.

 

Veritatis Splendor al n. 102 riafferma con Sant’Agostino e col Concilio di Trento che l’osservanza della legge di Dio può essere difficile e talvolta anche difficilissima, ma tuttavia mai impossibile, perché Dio offre sempre l’aiuto sufficiente della sua grazia a chi glielo chiede con umile fiducia. Sarebbe un Pelagianesimo di nuovo conio quello di ridurre la legge Divina alle presunte capacità umane di osservarla: “solo nel mistero della Redenzione di Cristo stanno le concrete possibilità dell’uomo” (VS n. 103).

Così ugualmente anche Humanae Vitae al n. 25 insegna ai fedeli che l’osservanza della legge morale è sempre possibile con l’aiuto della grazia divina, che Egli mai nega, a chi umilmente la implora.

 

  1. MISERICORDIA E VERITÀ: LA DIMENSIONE PASTORALE

 

Infine va sottolineata la consonanza pastorale dei due documenti.

 

  1. Entrambi innanzitutto collocano l’azione pastorale della Chiesa nell’orizzonte soprannaturale di una guida alla salvezza eterna. Humanae Vitae al n. 25 afferma: “La figura di questo mondo passa” ed quindi in questa prospettiva integrale della vocazione cristiana che si può e si deve comprendere l’invito ad affrontare con coraggio le difficoltà e le prove. Il compito della Chiesa non può chiudersi nell’ambito della soddisfazione temporale e di una contentezza a misura mondana perché come affermava Paolo VI con “Il cristianesimo non è facile, ma è felice”.

 

  1. D’altra parte, come afferma San Giovanni Paolo II in Veritatis Splendor al n. 115: “l’esigente fermezza del comandamento si fonda sull’inesauribile amore misericordioso di Dio”. Il tema della misericordia, molto presente in entrambi i documenti, diversamente da quanto sta capitando in questi ultimi anni, non è mai usato per sminuire le esigenze della Verità e della Giustizia, come ci ricorda Humanae Vitae al n. 29: “non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo è eminente forma di carità verso le anime”.

 

  1. CONCLUSIONE

I due documenti sono dunque legati da un filo solido di continuità e di interpretazione. Il chiarimento dottrinale sui fondamenti della morale offerti da Giovanni Paolo II in Veritatis Splendor impediscono di vanificare l’insegnamento specifico di morale coniugale di Paolo VI in Humanae Vitae. Entrambi sono al servizio del tratto propriamente cristiano della nostra vita evangelica, che ha il carattere della testimonianza data al mondo (fino al martirio); e proprio in quanto controcorrente rispetto al modo di vivere di tutti, offre lo spettacolo di una felicità sconosciuta ai più (cf. Lettera a Diogneto).

Forse cari amici, proprio in questo esiste e persiste un aspetto “profetico” e “sapienziale” in questi due splendidi documenti del Magistero con la M maiuscola: ovvero l’aver anticipato, con i loro chiarimenti e nella loro normatività – che esiste, persiste e non muta perché in stretta dipendenza con la Verità – le difese per una battaglia che all’epoca sembrava in atto ma che era solo in preparazione, che sembrava esplosa ed invece era stata solamente annunciata. E forse cari amici – riscorrendo le parole di Sr Lucia di Fatima all’indimenticabile Cardinale Caffarra sulla battaglia finale sulla Famiglia – questo è stato il nostro errore, l’aver pensato che la guerra fosse già stata vinta quando nemmeno era iniziata.

Prendiamo quindi coscienza della situazione e con le parole pronunciate durante l’omelia alla S. Messa del Capital Mall da San Giovanni Paolo II a Washington il 7 ottobre 1979, alzandoci in piedi, preghiamo e reagiamo:

“Ci alzeremo in piedi (We will stand up) ogni volta che la vita umana è minacciata. Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi ci alzeremo in piedi per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita prima della nascita. Quando si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi ci alzeremo in piedi  per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia unita nell’amore. Quando l’istituzione del matrimonio è abbandonata all’egoismo umano e ridotta ad un accordo temporaneo e condizionale che si può rescindere facilmente, noi ci alzeremo in piedi affermando l’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Quando il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi ci alzeremo in piedi riaffermando che la famiglia è necessaria non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per il bene comune di ogni società, nazione e stato (cf. Giovanni Paolo II, Allocutio in Audientia Generali, 3 gennaio 1979). Quando poi la libertà viene usata per dominare i deboli, per sperperare le ricchezze naturali e l’energia, e per negare agli uomini le necessità essenziali, noi ci alzeremo in piedi per riaffermare i principi della giustizia e dell’amore sociale. Quando i malati, gli anziani o i moribondi sono abbandonati, noi ci alzeremo in piedi proclamando che essi sono degni di amore, di sollecitudine e di rispetto.” E così…TEMPORA BONA VENIANT, PAX CHRISTI VENIAT, REGNUM CHRISTI VENIAT.






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22 commenti

  • Nicola ha detto:

    Prepariamoci al Grande Naufragio della Chiesa Cattolica ed alle prove che ne seguiranno, preannunciato e preannunciate in moltissimi messaggi di Maria Santissima ma specialmente in quest’ultimo.

    http://www.apelosurgentes.com.br/it-it/mensagens/4640

  • Ezio Frescaroli ha detto:

    Dott. Tosatti, il testo di Mons. Negri al paragrafo “3. La coscienza morale” riporta una citazione (“né arbitra, né passiva esecutrice, la coscienza dei coniugi…… intrinsecamente cattivi”) attribuita al n.10 della Humanae Vitae (HV) che però non compare nellaHV al n. 10 e non l’ho trovata in nessuna altra parte dell’enciclida. Può fornirmi chiarimenti in merito?
    Cordiali saluti
    Ezio Frescaroli

  • Paolo Giuseppe ha detto:

    Come scrive l’ottima Lucy, tutti i documenti, le dichiarazioni, i comportamenti di Papa Francesco hanno “al centro la prassi , una prassi che pian piano si mangia la dottrina diventando a sua volta nuova dottrina della nuova chiesa”.
    Il risultato finale sarà una appunto una nuova dottrina elaborata dai “chierici” del Papa, dottrina che, con l’aiuto di sapienti ma parziali e verosimili (non vere) citazioni, sarà fatta passare come il Verbo definitivo.
    La Gerarchia, che dovrebbe essere la guida di tutti noi fedeli, se ne sta allineata e coperta dietro il nuovo Verbo, con poche e lodevoli eccezioni come Negri.
    Questo provoca la classica reazione in chi si ribella a questa deriva, reazione che porta a ritenere essenziale ciò che non lo è come la comunione sulla mano e in piedi. Certo, potremmo tornare alla comunione in bocca e in ginocchio, ma questo non riporterebbe in piedi quell’edificio della fede massacrato e demolito negli ultimi cinque anni.
    Quando in chiesa si fanno pranzi attorno ad uno spiedo sul quale è infilzata una porchetta con il pretesto di amare i poveri, oppure si proibisce una veglia di riparazione da tenere in chiesa, vuol dire che siamo spacciati. E vuol dire che la Chiesa è sì in uscita, ma nel frattempo qualcun altro vi si è intrufolato.

  • Esdra ha detto:

    Non capisco perché Paolo VI avrebbe fatto bene a non formulare l’infaillibilità a suggello di Humanae Vitae, io credo che sia questo il problema…

    • deutero.amedeo ha detto:

      Mi scusi. A parer mio questo è “un” problema ma non “il” problema. Un altro problema può, ad esempio, essere il seguente: come si può convincere l’uomo moderno che è giunto il momento di demitizzare il sesso?

  • Lucy ha detto:

    Il mio primo post era per Vitmarr ma si capisce lo stesso.

  • Lucy ha detto:

    L’intervento di mons.Negri tocca i problemi fondamentali per la nostra fede.
    Circa le due importanti e basilari encicliche : Umanae Vitae e Veritatis Splendor non si possono trasformare punti di riferimento così chiari e inequivocabili che riassumono la fede bimillenaria della Chiesa in un “cantiere aperto ” di continui aggiornamenti , perchè dietro la parola”aggiornamento ” c’è la tattica gesuitica di portare al “cambiamento ” attraverso le parole chiare ed esplicite dei teologi di riferimento di Bergoglio ” cambio di paradigma” , che ha al centro la prassi , una prassi che pian piano si mangia la dottrina diventando a sua volta “nuova ” dottrina della nuova chiesa.
    La Veritatis Splendor nella sua chiarezza cristallina è un macigno sulla via del “cambio di paradigma” da qui gli attacchi dei modernisti.
    Vorrei segnalare due punti : l’inizio e la fine.
    :” Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse:-Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”. Gesù rispose :- se vuoi entrare nella vita eterna osserva i comandamenti “.
    Viene in tal modo enunciato lo stretto legame tra la vita eterna e l’obbedienza ai comandamenti di Dio “.
    La chiesa oggi non risponde più a questa domanda che presuppone che la fede dell’uomo sia misurata nell’aderenza alla legge di Dio creduta e coerentemente praticata, ma rovescia la domanda:”Come la legge di Dio si deve adattare alle persone?”.La fede el comportamento sono valutati sull’ ” intenzione ” nella ” situazione ” in cui ciascuno si trova dunque svincolata da qualsiasi norma oggettiva.
    Poi nella parte finale della V.S. si legge questa frase che sembra scritta per i nostri giorni “Maria non accetta che l’uomo peccatore venga ingannato da chi pretenderebbe di amarlo giustificandone il peccato perchè sa che in tal modo sarebbe reso vano il sacrificio di Cristo Suo Figlio “..
    Oggi circa l’H.V. e la V.S. stiamo assistendo a una vergognosa operazione grossolanamente falsa e strumentale di contrapporre un “rigido “Wojtyla a un “aperto ” Paolo VI.
    I fautori di questa maldestra operazione negano con supponenza l’efficacia e la chiarezza delle norme lasciate poi all’interpretazione soggettiva(primato della coscienza) e all’etica della situazione condannata da tutti i Papi fino al 2013.

    • deutero.amedeo ha detto:

      ” cambio di paradigma”

      Se c’è stato un cambio di paradigma vuol dire che prima ce n’era uno e adesso ce n’è un altro.
      Qualcuno conosce i due enunciati? Oppure si tratta di una delle tante trovate per far colpo sulla gente senza dire niente?

      • Lucy ha detto:

        Cosa dice Gesù che bisogna fare oer avere la vita eterna? Osservare i comandamenti.
        Cosa dice invece Ranher padre del neomodernismo che su è infiltrato nella chiesa ? Dice :” Dio deve conformarsi al mondo non quest’ultimo a lui .Capovolgimento totale della teologia cattilica.
        Ecco il cambio di paradugma.

        • deutero.amedeo ha detto:

          Grazie! Ma tra i due c’è una profonda differenza: il primo è di derivazione biblica, il secondo è frutto di una mente malata e privo di ogni fondamento. Così almeno mi pare.

        • Fabio ha detto:

          ” Dio deve conformarsi al mondo non quest’ultimo a lui”

          Dove dice questa frase che ha riportato tra virgolette? Grazie in anticipo.

  • VITMARR ha detto:

    Leggo in quello che è riportato nel N. 2 del intervento di Mons. Negri di una “antropologia dualistica che contrappone spirito e corpo, tipico di quella ispirazione gnostica, così condannata anche da papa Francesco.” Nello stesso giorno mi è arrivato da un teologo laico formatosi alla corte del Card. Martini un estratto del “gaudete et exultate” che ha come titolo “lo gnosticismo attuale”. Anche se c’è amicizia fraterna fra me e questo mio corrispondente milanese, lo scontro tra me che mi considero “tradizionalista” e lui sicuramente “modernista” è totale. Infatti sono più di 20 anni che lo definisco “eretico”, senza se e senza ma. La cosa che più mi ha meravigliato è che , secondo la sua interpretazione, questo documento costituisce una pietra tombale sulle argomentazioni dei tradizionalisti, nel senso che ogni loro ragione è qui confutata, e quindi , contrariamente a quanto fa capire Mons. Negri, gli gnostici attuali con “mente senza Dio e senza carne”, saremmo noi tradizionalisti .
    Nel documento è detto chiaramente “non mi riferisco ai razionalistici nemici della fede cristiana. Questo può accadere dentro la Chiesa, tanto fra i laici delle parrocchie quanto fra coloro che insegnano filosofia e teologia in centri di formazione” e ancora “ ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire un’altra strada rispetto all’assunto “ se non avessi la carità , non sarei nulla” e questo si manifesta “nell’ossessione per la legge e l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa….. . Molte volte , contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. Questo accade quando alcuni gruppi di cristiani danno eccessiva importanza all’osservanza di determinate norme proprie, di costumi o stili. In questo modo, spesso si riduce si reprime il vangelo, togliendogli la sua affascinante semplicità e il suo sapore (sic)”.
    Infine “tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: ”Amerai il tuo prossimo come te stesso”
    Mi limito solo a segnalare il caso e la risposta, troppo lunga per essere qui dettagliata, la darò al mio corrispondente milanese ma in sintesi è qui detta nell’assunto ” iussum quia bonum”.

    • La Samaritana ha detto:

      Il problema sta nella citazione del precetto, infatti Gesù dice ( non diceva: dice qui e ora) ” Hai detto bene, ama il Signore, tuo Dio con tutto il tuo cuore, la tua mente e il tuo spirito,questo è il primo è il grande comandamento, ed il secondo, simile a questo è ama il tuo prossimo come te stesso”. Per cui l’ amore per Dio precede e determina ogni altro amore, e l’ amore per il prossimoanno è sullo stesso piano dell’ amore per sé stessi, e non di Dio, a cui va prima di tutto l’ amore, il timore è il rispetto. Se il secondo non è guidato dal primo sfocia in idolatria.

      • VITMARR ha detto:

        La citazione sulla carità verso il prossimo “solo precetto” è tratta da Galati 5,14, ma la “ legge” di cui parla San Paolo deve essere messa in relazione con le numerose prescrizioni contro i peccati carnali. San Paolo aggiunge:
        “Ora è ben noto ciò che produce la carne e cioè: fornicazione, impurità, dissolutezza….orge e cose simili. Rispetto a azioni siffatte, vi ripeto, come vi dissi, che chi le commette .non entrerà in possesso del regno di Dio.”
        Al contrario chi si lascia guidare dallo Spirito non ha bisogno di leggi perché non commette queste iniquità..
        Ma Francesco in Gaudete et Exultate spiega :
        .” Detto in altre parole: in mezzo alla fitta selva di precetti e prescrizioni, Gesù apre una breccia che permette di distinguere due volti, quello del Padre e quello del fratello. Non ci consegna due formule o due precetti in più. Ci consegna due volti, o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti. Perché in ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio. Infatti, con gli scarti di questa umanità vulnerabile, alla fine del tempo, il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte.”
        Sì , è scritto proprio così. Mentre S. Paolo ci dice che gli impuri e i dissoluti non entrano nel Regno di Dio, Francesco afferma che l’ ultima , e quindi la migliore, opera d’arte di Dio è fatta con gli scarti dell’umanità. Pannella e Pasolini non erano arrivati a tanto. Mi chiedo se Gaudete et Exultate è stato letto da vescovi e Cardinali.

        • Fabio ha detto:

          Veramente negli scarti dell’umanità vulnerabile ci mette il “più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso”, non il fornicatore o frequentatore di orge. E dire che lo ha citato Lei il testo….

          • Vitmarr ha detto:

            Sì è vero, i piccoli gli indifesi e i bisognosi entrano a pieno diritto nella più grande considerazione del Creatore .
            Però “scarti” viene detto in un contesto di commento a Galati 5,14.
            Ripeto il testo originale:
            Perché «tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14).
            61. DETTO IN ALTRE PAROLE: in mezzo alla fitta selva di precetti e prescrizioni, Gesù apre ecc. ecc.
            Quindi Francesco sta spiegando a noi Gal 5,14 in cui non si parla di deboli e bisognosi ma di peccati carnali anche gravissimi come le orge. In verità non ho fatto caso a questa sostituzione assolutamente non lecita perché non contestualizzabile, Riaffermo quanto detto per i peccati citati da San paolo e mi scuso per non aver notato la sostituzione.
            Grazie per avermelo fatto notare.

    • Lucy ha detto:

      Nel campo delle interpretazioni vale anche quella contraria a Gaudete et exsultate .Suggerisca allora al suo amico teologo martiniano di leggere,come documentazione, l’articolo del prof.Claudio Pierantoni sul National Catholic Register ( è anche tradotto in italiano)del 25/4/2018 che potrebbe a sua volta mettere una “pietra tombale” sulla Gaudete e le sue argomentazioni.

      • Fabio ha detto:

        E’ un’intervista, non un articolo. Lo legga, Lucy!

      • VITMARR ha detto:

        Letto, condiviso in pieno e…trasmesso.
        Grazie LUCY

        • Fabio ha detto:

          Vittmar per una critica teologica l’intervista di Pierantoni non è adatta: non si può fare l’esegesi di un testo magisteriale parlando di…Maduro o usando altri elementi estrinseci. Non somiglia minimamente ad un testo di critica teologica.
          Al suo amico teologo basterebbe replicare osservando che nel testo del Papa, i comportamenti censurati lo sono in quanto OSTENTATI. Non ogni zelo liturgico è oggetto di rimprovero, ma lo è finalizzato all’ostentazione (lo stesso Pierantoni ammette esservi uomini zelanti per ”narcisismo”’)

          • VITMARR ha detto:

            Non sono teologo, ma lasciando stare caricature senza frutto come l’ostentazione dei riti, ho bisogno di partire da punti fermi del GE che io stesso, magari sbagliando, ho creduto di extrapolare leggendone il testo. Non amo discussioni troppo lunghe e molto spesso inutili ma in questo caso mi sento di farlo.
            Gli gnostici sono i tradizionalisti rimasti ancorati ai lori riti e ai loro principi rimasti fermi nel tempo mentre non solo la realtà è in movimento ma lo è anche lo Spirito che ci fa comprendere di volta in volta il vero senso delle scritture. La grazia è direttamente proporzionale alle proprie capacità e inversamente proporzionale alla propria illusione di aver compreso compiutamente il senso della Creazione e avere la risposta a tutte le domande. Non possiamo ricercare Dio dove non si trova ma dove realmente è e cioè in tutti gli uomini , anche in quelli immersi in vizi e turpitudini. La carità deve essere il centro di tutte le attività del cristiano e in questo contesto Dio non ci consegna due formule o due precetti in più. Ci consegna due volti, o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti. Perché in ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio.

            Dove è l’errore ( eresia ?) che io vedo in tutto questo?. Ma nel fatto che ci sono due piani diversi in cui operano Dio e l’uomo. Nella visione di Dio la Creazione è al centro di tutto e quindi la Sua Parola incarnata in Cristo parla in primo luogo non al singolo uomo ma all’umanità intera oggetto della Creazione, che va difesa contro il suo nemico cioè Satana. Indissolubilità del matrimonio, difesa della vita, rifiuto della contraccezione non naturale e degli atti contro natura sono i caposaldi di questa visione e in San Paolo vediamo a quali estremi di peccato si arriva contravvenendo ad essi. Se non si pone un freno ad essi l’umanità si autodistrugge.
            Poi c’è il piano dell’uomo con le sue imperfezioni che gli derivano dal peccato originale e a sua difesa e aiuto c’è la Sposa di Cristo cioè la Chiesa che i cerca per quello che può di portare l’uomo , con precetti e esortazioni, a comportamenti vicini alla volontà di Dio.
            Dove la Chiesa fallisce interviene Dio che con la Sua infinita misericordia perdona i peccati dell’uomo misurando i suoi comportamenti con il metro della carità e donandogli la grazia sufficiente per la salvezza.

            In apparenza quanto detto sopra alla fine, ma solo alla fine, coincide con quello che si evince in GE in cui viene impostata l’equazione fede = carità, nel senso che comunque alla fine quello che conta per la salvezza è la carità. In realtà la differenza è profondissima in quanto nel primo caso la Chiesa agisce nei confronti dei peccatori sulla base dei comportamenti virtuosi dettati dal Verbo incarnato e tramandati senza cambiamenti nel corso dei secoli.
            Nel secondo caso, ritenendo che lo Spirito si manifesti in forme diverse allo scopo di illuminare la realtà in movimento , nel giudizio sui comportamenti umani è il discernimento dei pastori della Chiesa, caso per caso , a prevalere e non i precetti tramandati nei secoli dalla Chiesa tradizionale. Conseguentemente secondo GE occorre creare una nuova Chiesa diversa dalla tradizionale. La conseguenza di tutto ciò è che a causa dell’”essere” portato a coincidere con il “dover essere” e non viceversa, si creerà non una Chiesa nuova ma una moltitudine di Chiese diverse secondo il diverso discernimento delle singole Conferenze Episcopali, come in realtà sta avvenendo, e il risultato sarà il trionfo di Satana e la distruzione dell’umanità.