ALFIE. SABATO 12 A ROMA: MAI PIÙ UN ALTRO CHARLIE, ISAIAH E ALFIE. STOP ALLE ESECUZIONI DI STATO.

8 Maggio 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

 

Sabato 12 maggio, alla Bocca della Verità, alle 15.00, a Roma, si svolgerà una manifestazione organizzata da Steadfast Onlus, che si è battuta con grande impegno per cercare di salvare Alfie Evans, e per fare in modo che potesse venire in Italia.

“Mai più un altro Charlie, Isaiah e Alfie”, si intitola la manifestazione, nel nome dei tre bambini soppressi in Gran Bretagna da un protocollo che appare come una forma mascherata e surrettizia di eutanasia; che formalmente nel Regno Unito non esisterebbe, ma….

Alla manifestazione per ora ha dato la sua adesione Fratelli d’Italia. Un comunicato ANSA dice: “Fratelli d’Italia aderisce alla manifestazione organizzata da Steadfast Onlus e in programma per il 12 maggio a Roma: chiederemo tutti insieme all’Italia e all’Europa un impegno chiaro contro la deriva eutanasica nella quale sta precipitando l’Occidente e per fare in modo che casi come quelli di Charlie Gard, Isaiah Haastrup e Alfie Evans non accadano mai piu’. La centralita’ della persona, il diritto alla vita e la liberta’ di scelta dei genitori nella cura dei propri figli sono tra i valori su cui si fonda la nostra civilta’ e noi scenderemo in piazza per difenderli”. E’ quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. (ANSA).

Presentiamo la traduzione di un articolo che ricorda l’episodio da cui derivano tutti i “protocolli” di sospensione dei sostegni vitali ai malati in Gran Bretagna e riportato nel libro di Assuntina Morresi sulla morte di #CharlieGard

“La morte di #AlfieEvans è stata resa possibile da una tragedia del calcio del 1989

(LifeSiteNews) – L’uccisione decisa dal tribunale del piccolo Alfie Evans all’ospedale Alder Hey a Liverpool può essere ricondotta al disastro calcistico di Hillsborough del 1989 che causò 96 vittime.

Il disastro di Hillsborough – il peggiore nella storia dello sport britannico – fu dovuto al sovraffollamento durante una partita di calcio professionistico. Decine di tifosi del Liverpool FC furono schiacciati, e nella calca morirono 95 persone e altre centinaia rimasero ferite.

Uno dei feriti era un ragazzo di 18 anni di nome Anthony Bland.

È a causa delle lesioni di Bland che l’eutanasia – e quindi la cessazione delle cure a sostegno di Alfie Evans – è entrata nel Diritto inglese nel 1993. Fu la prima volta nella Storia inglese che ad un tribunale veniva chiesto di prendere in considerazione un caso in cui l’intento del richiedente era di provocare la morte di una persona innocente.

I tribunali permisero che Bland – che non soffriva né stava morendo ma era semplicemente in coma, ciò che i medici chiamavano uno “stato vegetativo” – fosse in pratica ucciso dal personale ospedaliero, stabilendo un precedente legale che come ultimo esito ha portato alla morte prematura di Alfie Evans.

Il 15 aprile 1989, Tony Bland andò con gli amici al campo di calcio di Hillsborough per la semifinale tra Liverpool e Nottingham Forest. Errori di polizia nel dirigere i movimenti della enorme massa di gente hanno portato al fatale schiacciamento di persone. Tony ha avuto due costole rotte ed una perforazione di entrambi i polmoni cosa che ha impedito all’ossigeno di raggiungere il cervello. Il ragazzo cadde in quello che i dottori chiamavano uno “stato vegetativo persistente”, e la sua corteccia cerebrale alla fine si trasformò in una “massa acquosa”.

Tony rimase in coma presso l’ospedale generale Airedale del National Health Service per oltre tre anni, senza mai rispondere ai familiari al suo capezzale. Secondo i documenti del tribunale, non poteva vedere, ascoltare o sentire. Il suo sistema cerebrale funzionava ancora: aveva un battito cardiaco e una digestione funzionante. Poteva respirare. Tony era nutrito e idratato tramite tubi, aveva bisogno di antibiotici per scongiurare le infezioni causate dal catetere e necessitava di assistenza 24 ore al giorno. I medici persero presto la speranza che avrebbe mai recuperato la coscienza.

Ci si poteva aspettare che il ragazzo sopravvivesse per alcuni anni in questo stato, ma solo se fosse nutrito, idratato e curato dalle infezioni.

Quattro mesi dopo il disastro, con il permesso dei genitori di Tony, il dott. J.G. Howe, consultò un medico legale locale per porre fine alla vita del ragazzo togliendo le terapie. Howe rimase scioccato quando il medico legale gli disse che poteva essere accusato di omicidio se lo avesse fatto. La polizia confermò la cosa ad Howe.

In risposta, l’Airedale General Hospital si rivolse all’Alta Corte di Giustizia inglese per avere il permesso di togliere i supporti vitali, sostenendo che quelle terapie così prolungate non erano nel “miglior interesse” di Tony. In questo ebbero il sostegno sia del Dr. Howe che dei genitori di Tony.

L’Alta Corte e la Corte di Appello accettarono il distacco

Il 19 novembre 1992, l’Alta Corte stabilì che l’ospedale poteva legittimamente staccare il sostegno vitale di Tony, ma il tutore legale del ragazzo, nominato perché Tony non poteva parlare da solo, fece appello. Il 9 dicembre, la Corte d’appello confermò la decisione dell’Alta Corte. Citando la “dignità” della morte ormai inevitabile di Bland, stabilì quanto segue:

“Che, nonostante l’incapacità del convenuto di acconsentire a ciò, l’attore e i medici curanti responsabili: (1) possono legittimamente interrompere tutti i trattamenti di mantenimento della vita e le misure mediche di supporto finalizzate a mantenere vivo il convenuto nel suo attuale stato vegetativo persistente compresa la cessazione di ventilazione, nutrizione e idratazione con mezzi artificiali; e (2) si possono legittimamente interrompere e successivamente non devono più essere fornite cure mediche al ricorrente eccetto che al solo scopo di metterlo in grado di porre fine alla sua vita e morire in pace con la massima dignità e il minimo dolore, sofferenza e angoscia … ”

Lord Justice Keith: La vita in uno stato vegetativo persistente non è un bene

La questione è stata quindi portata davanti al tribunale della Camera dei Lord. Lì, cinque Lord Giudici hanno stabilito “che l’alimentazione artificiale e gli antibiotici possono essere legittimamente tolti ad un paziente incosciente e senza speranza di guarigione quando è noto che se ciò avviene il paziente morirà poco dopo”.

Il 4 febbraio 1993, i giudici hanno deciso che, sì, potevano essere tolti.

La loro motivazione era che la vita di Tony semplicemente non valeva la pena di essere vissuta, nella loro convinzione: la sua coscienza, “la caratteristica essenziale della personalità individuale”, era sparita e la cura continuativa non gli era di nessun “beneficio”. I giudici non vedevano alcun beneficio nel rimanere vivi se ciò significava essere in uno stato vegetativo permanente.

Lord Keith ha affermato che “l’oggetto delle cure e delle cure mediche è di beneficio al paziente” e che le prove mediche indicano che l’assistenza medica estesa non gioverebbe a Tony Bland. Legalmente, un dottore aveva il dovere di continuare a prendersi cura di un paziente solo se gli avesse portato un beneficio.

“… un medico non ha alcun obbligo di continuare a trattare un paziente del genere in cui un grande corpo di opinioni mediche informate e responsabili ritiene che nessun beneficio sarebbe apportato dalla continuazione”, ha scritto.

La continuità della vita in uno stato vegetativo, pensò Keith, non era un beneficio.

“L’esistenza in uno stato vegetativo senza prospettive di recupero è da quella opinione considerata non essere un beneficio, e che, se non indiscutibilmente corretta, costituisce per lo meno una base adeguata per la decisione di interrompere il trattamento e la cura”, affermò Keith.

Keith credeva che, per una persona che aveva perso in modo permanente la capacità cognitiva, vivere o morire sarebbe stata “una questione di totale indifferenza”. Il giudice affermò anche che “il principio della santità della vita” non era “assoluto”, ad esempio nessuno può imporre un trattamento salva-vita a una persona che lo ha rifiutato.

Keith disse che, mentre sostenere che accorciare direttamente la vita di una persona malata terminale era illegale, rimuovere la cura da Tony Bland sarebbe stato lecito:

“A mio giudizio … è lecito smettere di dare cure mediche e cure a un paziente con PVS [stato vegetativo persistente] in quello stato per oltre tre anni, considerando che farlo comporta la manipolazione invasiva del corpo del paziente al quale non ha acconsentito e che non gli conferisce alcun beneficio “.

Keith disse che decidere se la continuazione del trattamento e delle cure è un vantaggio per un tale paziente spetta ai suoi medici.

Lord Justice Goff: “La santità della vita umana deve cedere” ad altri principi.

Lord Goff di Chieveley disse anche che il principio della santità della vita umana non era assoluto. Nel suo giudizio, c’era anche “nessuna regola assoluta” che la vita dovesse essere prolungata dalle cure mediche. Un “paziente adulto sano di mente” potrebbe rifiutarle, per esempio.

“Da questo punto di vista, il principio della santità della vita umana deve fare posto al principio di autodeterminazione”, ha detto.

Goff pensava che l’obbligo assoluto dei medici di prolungare la vita di un paziente in coma potesse portare a un trattamento “crudele”. Sarebbe stato anche contro la sua dignità. Citando da una decisione legale americana, Goff disse:

“Presumere che la persona incompetente debba sempre essere soggetta a ciò che molte persone razionali e intelligenti possono declinare è il declassamento dello status della persona incompetente dando minor valore al suo intrinseco valore umano e alla sua esistenza.”

Come Keith, Goff fece una distinzione tra porre fine direttamente a una vita e cessare semplicemente di fornire assistenza. Rimozione di supporto vitale non era un atto, ha detto, ma “un’omissione”:

“L’omissione non è una violazione del dovere da parte del medico”, ha detto, “perché non è obbligato a continuare in un caso senza speranza”.

Lord Goff decise che prolungare la vita di Bland non era nel suo miglior interesse perché non c’era alcuna prospettiva di un miglioramento delle sue condizioni. E poiché Bland non poteva sentire dolore, non avrebbe sofferto di morire di fame quando il suo tubo di alimentazione fosse stato rimosso:

“.. E ‘chiaro dalle prove che nessun dolore o angoscia sarà sofferto da Anthony che non può sentire nulla”, ha dichiarato Goff.

La sonda per l’alimentazione di Tony Bland fu rimossa ed egli morì il 3 marzo 1993. Ad un’inchiesta sulla sua morte, la morte di Tony fu decretata “accidentale” a causa della “asfissia traumatica” che aveva sofferto quasi quattro anni prima. Il disastro di Hillsborough, non la decisione della corte, né la cessazione del supporto vitale, fu la causa ufficiale della sua morte.

Un sacerdote attivista pro-life: “omicidio”

Ma un attivista pro-life, padre James Morrow, che si era offerto come volontario per prendersi cura del giovane, definì la morte di Tony un “omicidio”. Il prete cattolico scozzese cercò di far accusare il dott. Howe del crimine. Dopo che i magistrati respinsero il suo primo tentativo, Marrow era ancora deciso a riprovare.

“Il Dr Howe è il colpevole e dobbiamo avere una incriminazione in questi termini”, dichiarò ai media nel 1993. Morrow disse che stava perseguendo il caso “nel tentativo di impedire a futuri pazienti comatosi, disabili e anziani di condividere il destino di Tony Bland “.

Morrow alla fine non ebbe successo, come perse di nuovo nel 1996, quando cercò di salvare la vita della prima vittima dell’eutanasia in Scozia, Janet Johnston. Fr. Morrow è morto nel 2010 dopo aver subito un ictus.

Il 26 aprile 2016, durante una seconda inchiesta, il verdetto secondo cui la morte di Tony Bland fu “accidentale” fu cambiato in “uccisione illegale”. Questo però non aveva nulla a che fare con la rimozione del suo sostegno vitale: una accusa di omicidio colposo doveva essere imputata alla Polizia di turno nel campo di calcio di Hillsborough nel giorno del disastro. Bland è entrato nella storia come la 96a vittima del disastro di Hillsborough.

Ma Tony Bland non fu l’ultima vittima di Hillsborough. Dal momento il suo ospedale ebbe successo nel far finire più rapidamente la sua esistenza di invalido, tutti coloro a cui in Inghilterra viene rimosso senza consenso ogni supporto vitale, potrebbero essere considerati, tutti quanti, vittime del disastro di Hillsborough.

E questo includerebbe il piccolo Alfie Evans.”

Ma c’è anche chi ce l’ha fatta, grazie alla tenacia e all’amore della sua famiglia. Potete leggere qui la storia di Andrew Devine. Eccone una sintesi dal libro di Assuntina Morresi, “Charlie Gard. Eutanasia di Stato”.


Ovviamente la manifestazione è autofinanziata. Chi volesse dare un aiuto, può farlo con un bonifico bancario intestato a Steadfast Onlus – Banca Prossima – IBAN: IT34 T033 5901 6001 0000 0142 930 (Per bonifici dall’estero – BIC: BCITITMX) o andando direttamente sul sito. https://t.co/QBeeMx0ObM



 


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6 commenti

  • Moniva ha detto:

    Dare acqua, cibo, ossigeno non é dare medicine, non é un trattamento medico.
    Il fatto che esso avvenga per via artificiale non é sufficientemente logico per impedirlo. Altrimenti dovremmo considerare che quando diamo un biberon, cioé alimentazione per via artificiale al neonato stiamo dando un trattamento medico. É assurdo solo il pensarlo. Chi per motivi vari non può riuscire a nutrirsi per via naturale, in modo temporaneo o permanente, deve essere accompagnato. Idem per respirare. Non farlo é una omissione che consapevolmente per chi la fà e l acconsente, porta alla morte. I peccati sono anche di omissione.

  • Lucy ha detto:

    @Adriana
    Hai ragione ricordo la sofferenza che mi causò la morte di Terry Schiavo lasciata senza cibo e acqua ci mise 14 giorni a morire .Aguzzini senza pietà.

  • Adriana ha detto:

    Quello che mi pare spaventosa è l’esibizione dell’ipocrisia a scudo
    della propria “buona” coscienza. Anche sotto un profilo laicista
    considererei più umano un decesso causato -direttamente- dall’inoculazione di sostanze atte a dar la morte in tempi brevi ,piùttosto della sottrazione di aria ,acqua ,zuccheri per l’ottenimento buonista di una morte comunque molto sofferta.