DISPACCI DALLA CINA. CHE RISPETTA LA FORZA, SOPRATTUTTO…

29 aprile 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Il nostro agente a Hong Kong, il maestro Aurelio Porfiri, è ancora laggiù e ci ha inviato la sua terza puntata di “Dispacci dalla Cina”. Come sempre veramente interessanti per capire una mentalità così lontana, e tutti i problemi collegati alle relazioni fra Cina e Chiesa cattolica, mentre aleggia sempre il problema dell’accordo fra Pechino e la Santa Sede per la nomina dei vescovi; mentre in Henan infuria la persecuzione religiosa. Buona lettura.

 

Cum tacent clamant

Non so che pensare quando i cinesi non parlano di certe cose. A volte il tacere mi sembra più roboante del parlare. Malgrado il mio sforzo per capire quale è la situazione di questi giorni fra Cina e Vaticano mi scontro con un impenetrabile silenzio, silenzio che può voler dire tutto e niente, che può voler dire fase di stallo, ripensamento o tentativo di calmare le acque prima del grande annuncio. Come detto in precedenza, i segnali in ogni caso non sembrano esser poi tanto buoni.

 

La casa del PIME

Ho visitato la casa del PIME, Pontificio Istituto Missioni Estere, in Clear Water Bay, un poco fuori mano rispetto al centro di Hong Kong (un poco molto…). La casa è ampia e spaziosa per accogliere i numerosi missionari italiani che nei decenni scorsi, e ancora oggi, offrono il loro servizio pastorale per il bene della popolazione locale. Il PIME è uno dei pilastri della storia cattolica di Hong Kong, arrivato pochi decenni dopo l’inizio della missione nel XIX secolo, ha retto la diocesi con suoi vescovi per numerosi decenni per poi fare spazio a vescovi di origine cinese.

Si è parlato della situazione attuale del cristianesimo in Cina e si è condivisa la preoccupazione per una situazione che non sembra buona. Ci si riferiva infatti alla situazione nell’Henan, dove le persecuzioni continuano. È vero che la Cina è enorme e che la situazione non è uniforme, ma questo è un motivo ulteriore di preoccupazione piuttosto che di rassicurazione. Per il governo cinese il fatto religioso e il ruolo della religione nella società non sono certo una priorità.

 

La forza e la gentilezza

Ho visitato l’Holy Spirit Study Centre, in una zona di Hong Kong chiamata Aberdeen. Questo centro di ricerca raccoglie vari studiosi che producono approfondite ricerche sulla Cina, il suo sviluppo, la sua relazione con il Cristianesimo. Pubblicano una interessante rivista chiamata Tripod.

Ho avuto una interessante discussione per confermare una mia teoria che invero mi fu suggerita da un importante prelato. Io credo che in cinesi rispettino più chi mostra forza che gentilezza. In tutti i ristoranti viene tenuta la statuetta di Guan Yu, un leggendario generale e guerriero del II secolo, emblema della forza e del coraggio. Non c’è semplicemente la statuetta, ma intorno c’è una specie di edicola votiva. Avevo notato questo anche al tempo in cui mi trovavo a vivere in Macao. Io penso loro rispettino di più chi mostra forza che chi concede troppo e su questo non sarebbe male riflettere.

 

Dice il saggio/2

Ecco un’altra massima dagli scritti di Confucio: “Zixia disse: «L’uomo superiore, soltanto dopo avere acquistato la fiducia del popolo, lo fa lavorare sodo. Altrimenti sarebbe considerato un oppressore. Soltanto dopo avere acquistato la fiducia del sovrano, lo corregge. Altrimenti sarebbe considerato un diffamatore»”. Questa massima ci riafferma ancora quella importante differenza fra influenza e persuasione, che François Jullien ha rappresentato nel suo libro di cui abbiamo dato conto in precedenza.

Non che in Cina siano mancati e manchino oppressori. Ma questo dominare tramite la forza e senza una positiva influenza sul suddito non è considerata una virtù. Come detto, nell’approccio la forza è importante e condizione previa per ottenere rispetto, ma quel rispetto si mantiene poi conquistando la fiducia di coloro a cui ci si relaziona. Se non si acquista la fiducia da una posizione di forza si corre il rischio di concedere un dito e di perdere un braccio. Mi sembra echeggi anche qui l’eco di “siate semplici come colombe ed astuti come serpenti”. L’uomo ingenuo è solo semplice come una colomba, l’uomo interessato è solo astuto come serpente, ma l’uomo superiore sa combinare bene i due aspetti.

 

Un programma alla radio

Ho registrato un programma in 4 parti per la radio di Hong Kong in cui ho parlato del Cardinale Domenico Bartolucci, che è stato mio insegnante. Questo programma è gestito dal consiglio ecumenico delle chiese di Hong Kong. Mi ha fatto piacere poter condividere qualcosa su questo grande musicista; e chi era presente – un ministro protestante – sembra aver molto apprezzato quanto andavo condividendo.

Si rifletteva insieme sul fatto che è un bene poter ricevere informazioni da persone che vengono dalle culture in cui queste stesse informazioni prendono senso. Ieri riflettevo con uno storico della Università di Hong Kong proprio su questo fatto, su come spesso in questa parte del mondo si fa fatica a distinguere fra l’originale e il surrogato.

 

Ancora sull’Henan

Il Sunday Examiner del 29 aprile riprende notizie da UCA News che riferiscono di una recrudescenza di persecuzione religiosa nella provincia dell’Henan. Bibbie e materiale religioso confiscato, polizia che impedisce ai giovani e bambini di entrare nelle chiese, minacce contro coloro che vogliono rimanere fedeli alla propria fede. La situazione non sembra placarsi e anzi sembra peggiorare di molto.

 

White paper

Ancora dal Sunday Examiner del 29 aprile un articolo molto interessante di Sang Pu, analista politico, avvocato e cattolico di Hong Kong. In esso l’autore commenta il white paper sulla libertà religiosa emanato nell’aprile 2018 dal governo cinese, il secondo dopo quello del 1997. Sang Pu commenta che questo white paper serve almeno tre scopi per il governo cinese: 1) tentativo di rassicurare la comunità internazionale sul trattamento delle religioni in Cina; 2) rassicurare il Vaticano sul fatto che il controllo sulla nomina dei vescovi non danneggerà la Santa Sede e la Chiesa in Cina; 3) affermare che tutti i gruppi religiosi devono appoggiare il partito comunista e la sua linea politica e non essere influenzati da potenze straniere.

Come si vede, ci troviamo di fronte ad affermazioni altamente problematiche. Sang Pu mette in risalto come questo documento non è che una riaffermazione del fatto che la cosiddetta “libertà religiosa” in Cina non può essere vera libertà in quanto le religioni sono de iure e de facto completamente sottomesse al potere politico che, nel caso della Cina, professa l’ateismo e di cui devono servire i fini. Il partito deve venire a patti con la religione in quanto, come affermato, i tentativi di sradicarla completamente dal cuore della popolazione sono falliti.

 


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6 commenti

  • Marco Matteucci ha detto:

    Caro direttore, visto il titolo del blog (conciso e attinente) cosa ne pensa per gli articoli generici di qualcosa del tipo: “In Punta di Penna”?
    …forse non troppo originale, vero?

    Auguri e Cordialità

  • Adriana ha detto:

    In Cina è esistita una sola “Chiesa”:quella fondata da Chang Tao.ling (34-156),ex magistrato imperiale che riuscì a governare indipendentemente dall’impero Hang ,la vasta e popolosa regione
    dello Szu-ch’uan. Notevole è che negli anni trenta,quando i comunisti trascinarono via i discendenti di Chang dalla sacra montagna in cui egli aveva vissuto ,videro uno spettacolo incredibile: file di bottiglie,di vasi,di contenitori ,allineati nel corso dei secoli in cui erano rinchiusi i “demoni” catturati con incantesimi da Chang e dai suoi discendenti : i cosiddetti “Papi” taoisti. I comunisti distrussero i vasi e i “demoni” si sparpagliarono per il mondo…Sarebbe carino che il p. Porfiri chiedesse notizia di ciò.

  • deutero.amedeo ha detto:

    Se l’atteggiamento del governo cinese è realmente quello descritto da Aurelio Porfiri a me pare che la risposta possibile da parte della Chiesa non possa che essere una delle quattro seguenti:
    -andarsene
    -rimanere in posizione di sfida accettando la persecuzione
    -rimanere sottomettendosi
    -tentare di far cambiare atteggiamento al governo cinese

    L’ultima è altamente improbabile. La seconda sarebbe la più eroica. La prima e la terza sarebbero entrambe una rinuncia alla propria missione. Per fortuna io non sono il Papa.

  • anonimo verace ha detto:

    cina e russia si comportano nello stesso modo rispetto alla libertà religiosa.
    le chiese devono essere subordinate al potere statale.
    è quasi comico leggere i blog delle chiese ortodosse appartenenti al patriarcato di mosca qui in italia e vedere questi pope, un tempo appartenenti alle più diverse formazioni politiche essersi trasformati in laudatores di putin, qualunque cosa egli faccia.
    ma è una conditio sine qua non per potersi proclamare ortodossi moscoviti…

  • Marco Bianchi ha detto:

    La pretesa,ovvia in un regime totalitario come quello cinese,di appoggio delle chiese al partito comunista è snaturante.Non si tratta di non fare politica,ma di appoggiare quella di un regime che disprezza i diritti umani come disprezza il diritto alla vita.Che i cinesi tengano conto dei rapporti di forza mi sembra ovvio.I regimi comunisti sono regimi razionali.L’URSS di cosa teneva conto? Se ci sarà lo storico accordo di pace e denuclearizzazione in Corea,a cosa sarà dovuto?Alla politica da “bullo di Trump.Che lui sì che meriterà il Nobel,non il disastroso Obama.

  • Fabio ha detto:

    Penso che l’accordo si farà
    A ben vedere l’obiettivo del regime coincide nel fine, anche se non nel metodo, con quello di Bergoglio: distruggere la Chiesa e la Fede