I GIUSTI DEL 25 APRILE. TRE GRANDI CATTOLICI. CHI LI HA FATTI FUORI?

25 aprile 2018 Pubblicato da --

 

Marco Tosatti

 

Oggi, 25 aprile, ci sembra opportuno parlare della nuova edizione di un libro “I Giusti del 25 aprile” del giornalista e storico Luciano Garibaldi (Edizioni Ares, pp. 176, euro 14). In un panorama dominato per decenni dalla storiografia di sinistra, e soprattutto comunista, per quanto riguarda la resistenza, Garibaldi propone tre storie scomode per l’agiografia ufficiale: l’avvincente racconto della vita e della tragica e misteriosa morte di Aldo Gastaldi «Bisagno», comandante della leggendaria Divisione «Cichero» che combatté contro fascisti e tedeschi sull’Appennino ligure-emiliano; quella di Ugo Ricci “il capitano”, l’eroe della Resistenza in Val d’Intelvi, e quella di Edoardo Alessi, “Marcello”, comandante della “Prima Divisione Alpina Valtellina”.

Sono tre storie tragiche, e in cui è legittimo il sospetto che per alcuni di loro la morte sia venuta non per mano dei nemici “ufficiali”, ma a causa del fastidio che le loro personalità davano, o avrebbero potuto dare, a un progetto di egemonizzazione della resistenza armata.

«Bisagno», «Marcello» e «Il Capitano», tutti e tre ufficiali del Regio Esercito, erano uniti da una comune e intensa fede religiosa e ispirati a un progetto di pronta riconciliazione con il nemico sconfitto. Se fossero vissuti dopo la Liberazione, avrebbero sicuramente impedito che fosse sparso il «sangue dei vinti». Ma due di essi furono uccisi nel momento culminante della loro battaglia. Da chi? Dai fascisti o dai comunisti? E il terzo, la medaglia d’oro Aldo Gastaldi, ruzzolò – o fu fatto ruzzolare – sotto le ruote di un camion, che ne stritolò il corpo, mentre riportava a casa i ragazzi che avevano combattuto al suo fianco sulle montagne? Su questi autentici “gialli” della recente storia d’Italia, rapidamente archiviati dalla storiografia ufficiale, indaga il libro di Luciano Garibaldi, che si avvale delle testimonianze dei familiari e della cerchia di amici dei tre partigiani eroi raccolte da Riccardo Caniato, Luigi Confalonieri e Alessandro Rivali.

Quando riflettiamo sul cosiddetto «sangue dei vinti», da qualche tempo al centro di una approfondita riscoperta storica, tendiamo a dimenticare che esso fu sparso perché, al contrario di altre nazioni più fortunate, al termine della nostra guerra civile, durata poco più di diciotto mesi, tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, nessuno provvide a realizzare una pronta e ampia pacificazione degli animi, come fecero Lincoln negli Stati Uniti e il generale Franco, a suo modo, in Spagna.

Se l’ispirazione cattolica, che contraddistinse l’operato dei tre Eroi di questo libro, non fosse stata soffocata da forze ostili e preponderanti, forze ispirate a un dichiarato ateismo, di certo il “sangue dei vinti” non sarebbe stato sparso con la spettrale ampiezza che ormai tutti conosciamo. Di certo i comandanti partigiani cattolici e monarchici avrebbero frenato e bloccato le spinte vendicative più feroci e più bestiali.

“I Giusti del 25 aprile” è il frutto di un’inchiesta a tutto campo. D’altronde in un altro libro

“La Pista inglese” l’autore contrasta la vulgata sulla morte di Mussolini e rivela un’agghiacciante ipotesi sul destino dell’Oro di Dongo, è diventato un testo di riferimento. Con questo nuovo libro indaga su tre figure luminose di una Resistenza tanto celebrata quanto poco studiata sui documenti e nella raccolta delle testimonianze.

Nel ripercorre i profili biografici di Alessi, Gastaldi e Ricci si ha la certezza di quanto fosse frastagliato il movimento partigiano.

Nonostante il fatto che per sessant’anni il Pci abbia cercato di appropriarsi di tutto il fenomeno, fregiandosi di tutti gli allori e, soprattutto, cercando di nascondere episodi discutibili o decisamente condannabili.

Alessi, Gastaldi e Ricci sono stati cancellati dagli annali dell’agiografia resistenziale. Ma nessuno dei loro amici e dei compagni d’arme dell’epoca ha mai prestato fede ai racconti ufficiali su queste morti avvenute (per due dei tre eroi) fatalmente dopo il 25 aprile.

Alessi, Gastaldi e Ricci davano fastidio. Erano autonomi, di grandissimo e trascinante carisma, ex ufficiali dell’esercito, profondamente cattolici. Soprattutto: non erano comunisti.

Pagarono con la vita le loro scelte, perché intorno a loro sorse un’incredibile rete d’insidie.

Luciano Garibaldi e i suoi collaboratori hanno tentato di squarciare il velo di ambiguità che avvolge la loro morte trovando la piena comprensione e l’incondizionato sostegno di coloro che nel biennio ‘43-’45 li seguirono sulle montagne.

E il dopo 25 aprile sarebbe stato diverso, se i nostri tre eroi fossero stati in vita; e il sangue dei vinti forse non sarebbe colato così copioso, e spesso ingiustamente. Scrive Cesare Cavalleri nell’introduzione: “Ne ho avuto l’assoluta certezza leggendo alcuni documenti redatti da uno dei tre eroi. Mi riferisco al colonnello dei carabinieri Edoardo Alessi il quale, assunto il comando della Divisione partigiana Valtellina, diramò alla sua formazione un ordine del giorno nel quale era possibile leggere: «I comandanti dei reparti, i quali tutti, con alta saggezza, hanno già convenuto sulla necessità di questo passo, facciano presente ai loro uomini che a noi tutti incombe il dovere di tutto tentare perché non si inasprisca la guerra civile e perché il braccio dei traviati sia disarmato dalla libera persuasione anziché dalla violenza»”.


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9 commenti

  • luigi lamoriciere ha detto:

    dal sito carabinieri.it
    (…) Il 26 aprile, nella zona di Sondrio, fu intercettato da 200 fascisti. Con il suo aiutante aprì il fuoco, ma fu colpito, insieme a Cometti, dalla mitraglia nemica. Cometti morì sul colpo. Alessi, ferito gravemente, fu ucciso con un colpo di pugnale da un fascista. Ai suoi funerali partecipò una folla immensa.

    Allora? Come stanno le cose?
    Buona giornata

  • Adriana ha detto:

    Cominciano a comparire le storie scomode che a scuola e all’Università vennero silenziate per decenni .Cui venne “sovrapposta” la mitologia dei partigiani comunisti e internazionalisti:I soli bbuoni. Una cultura da Lubijanka.Ne so
    qualcosa.

  • deutero.amedeo ha detto:

    Non so nulla delle persone e dei fatti riguardanti le loro personali vicende.
    Ma quanto è raccontato qui sopra mi induce a fare una considerazione generale.
    I tre eroi sono stati freddamente tolti di mezzo allo scopo di rimuovere ostacoli dai percorsi di altre persone. Con la stessa noncuranza con cui verrebbero rimossi dei paracarri o delle transenne che impediscono il passaggio della nostra automobile.
    Peggio delle belve!

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    caro Marco,

    grazie per la segnalazione di queste tre belle figure, che non conoscevo. Dedico loro questo articolo che scrissi sul mio blog cinque anni fa:

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/04/25/25-aprile-2013-come-mai-non-ci-sentiamo-ancora-liberi/

    …il cui titolo era: “25 aprile 2013: come mai non ci sentiamo ancora liberi?!?…”

    Tu dici: “…Se l’ispirazione cattolica, che contraddistinse l’operato dei tre Eroi di questo libro, non fosse stata soffocata da forze ostili e preponderanti, forze ispirate a un dichiarato ateismo, di certo il “sangue dei vinti” non sarebbe stato sparso con la spettrale ampiezza che ormai tutti conosciamo”.

    Non solo il sangue “dei vinti”, aggiungo, ma anche quello di coloro, non combattenti, che furono uccisi nel “triangolo della morte”, solo perché cattolici:

    http://www.lanuovabq.it/it/don-pessina-un-martire-riscoperto-della-guerra-civile

    Speriamo che, col tempo, vi possano essere altre riconciliazioni come questa:

    http://www.lanuovabq.it/it/rolando-rivi-e-la-figlia-dellassassino-un-perdono-di-festa

  • Enrico66 ha detto:

    Sul comandante Bisagno, Aldo Gastaldi, c’era ieri sera su RaiStoria un interessante ed onesta ricostruzione della sua storia e tragica fine. Attenzione sull’eventuale replica. Altrimenti cercare su RaiPlay.

    Off topic. X Tosatti, con il restyling del sito non trovo evidenziati gli articoli più recenti. Questo l’ho trovato come rimando da Twitter (dal box che contiene la news di twitter)
    Saluti e grazie.

  • anonimo genovese ha detto:

    e’ un fatto certo che i membri della resistenza non comunisti furono fatti sparire in molti e svariati modi.
    Al tempo del processo a Priebke, in una trasmissione televisiva, furono analizzate le figure dei prigionieri che i nazisti massacrarono alle fosse ardeatine. Bene : non erano prigionieri qualsiasi, cioè dei malcapitati detenuti accidentalmente nelle patrie galere, ma anzi erano tutti dei membri non comunisti della resistenza romana. rappresentavano, in sostanza, il comitato di liberazione monarchico, o meglio cattolico, o forse democristiano.
    Di Aldo Gastaldi, noi genovesi sappiamo poco. Passiamo spesso dalla grande arteria stradale a lui dedicata, ma chi sia stato realmente non lo sappiamo.
    Alla biblioteca comunale avevo preso in prestito, molto tempo fa, un libretto di memorie partigiane scritto dal ministro Paolo Emilio Taviani, ma firmato col suo nome di combattente. La cosa che mi colpì fu che i partigiani facessero riferimento, in città, a un qualche Pezzo Grosso della curia arcivescovile genovese.