GAUDETE ET EXSULTATE. MA NON SE SIETE CONTEMPLATIVI O DI CLAUSURA

9 Aprile 2018 Pubblicato da --
Marco Tosatti

In cinque righe il Pontefice regnante liquida un paio di millenni di monachesimo contemplativo, maschile e femminile. Al N. 26 della sua esortazione apostolica Gaudete ed Exsultate scrive: “Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione”. Saranno felici le suore di clausura e i religiosi contemplativi.

Per il resto, il lungo documento tratta in forma lievemente diversa dei soliti rimproveri e chiodi fissi del Pontefice. Parla di Gnostici e Pelagiani, facendo capire che in realtà sono sempre loro, i rigidi, quelli che amano troppo il culto, ecc. ecc. i colpevoli, sotto diverse forme.

Critica le chiacchiere, in una noticina: “La diffamazione e la calunnia sono come un atto terroristico: si lancia la bomba, si distrugge, e l’attentatore se ne va felice e tranquillo. Questo è molto diverso dalla nobiltà di chi si avvicina per parlare faccia a faccia, con serena sincerità, pensando al bene dell’altro. In certe occasioni può essere necessario parlare delle difficoltà di qualche fratello. In questi casi può succedere che si trasmetta un’interpretazione invece di un fatto obiettivo. La passione deforma la realtà concreta del fatto, lo trasforma in interpretazione e alla fine la trasmette carica di soggettività. Così si distrugge la realtà e non si rispetta la verità dell’altro”.

A sorpresa difende la predicazione ossessiva su accoglienza e migranti, quasi contrapponendola alla difesa della vita: “Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. O lo relativizzano come se ci fossero altre cose più importanti o come se interessasse solo una determinata etica o una ragione che essi difendono. La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto”. 

È interessante la lunga parte finale dedicata al demonio, alla sua realtà, alle sue opere e all’influenza che ha nel mondo. Mentre l’interpretazione quasi esclusivamente sociale della beatitudine di chi ha fame e sete di giustizia sottolinea l’impianto orizzontale, secolare e immanente di gran parte della predicazione del Pontefice. Così come fanno alzare le sopracciglia le parti dedicate alla mitezza e al giudizio degli altri da parte di qualcuno che mite certamente non sembra, e quanto a giudicare sembra che pratichi spesso e volentieri il giudizio: compreso questo documento stesso.

Per chi non volesse leggere tutto il documento, abbiamo raccolto qualche paragrafo che ci sembrava interessante. Buona lettura.

  1. Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.

Tra le diverse forme, voglio sottolineare che anche il “genio femminile” si manifesta in stili femminili di santità, indispensabili per riflettere la santità di Dio in questo mondo. E proprio anche in epoche nelle quali le donne furono maggiormente escluse, lo Spirito Santo ha suscitato sante il cui fascino ha provocato nuovi dinamismi spirituali e importanti riforme nella Chiesa. Possiamo menzionare santa Ildegarda di Bingen, santa Brigida, santa Caterina da Siena, santa Teresa d’Avila o Santa Teresa di Lisieux. Ma mi preme ricordare tante donne sconosciute o dimenticate le quali, ciascuna a modo suo, hanno sostenuto e trasformato famiglie e comunità con la forza della loro testimonianza.

14. Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali.14

16. Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti.

22. Per riconoscere quale sia quella parola che il Signore vuole dire mediante un santo, non conviene soffermarsi sui particolari, perché lì possono esserci anche errori e cadute. Non tutto quello che dice un santo è pienamente fedele al Vangelo, non tutto quello che fa è autentico e perfetto. Ciò che bisogna contemplare è l’insieme della sua vita, il suo intero cammino di santificazione, quella figura che riflette qualcosa di Gesù Cristo e che emerge quando si riesce a comporre il senso della totalità della sua persona.

25. Poiché non si può capire Cristo senza il Regno che Egli è venuto a portare, la tua stessa missione è inseparabile dalla costruzione del Regno: «Cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia» (Mt 6,33). La tua identificazione con Cristo e i suoi desideri implica l’impegno a costruire, con Lui, questo Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti. Cristo stesso vuole viverlo con te, in tutti gli sforzi e le rinunce necessari, e anche nelle gioie e nella fecondità che ti potrà offrire. Pertanto non ti santificherai senza consegnarti corpo e anima per dare il meglio di te in tale impegno.

  1. Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione.

Gnosticismo:

  1. Facciamo però attenzione. Non mi riferisco ai razionalisti nemici della fede cristiana. Questo può accadere dentro la Chiesa, tanto tra i laici delle parrocchie quanto tra coloro che insegnano filosofia o teologia in centri di formazione. Perché è anche tipico degli gnostici credere che con le loro spiegazioni possono rendere perfettamente comprensibili tutta la fede e tutto il Vangelo. Assolutizzano le proprie teorie e obbligano gli altri a sottomettersi ai propri ragionamenti. Una cosa è un sano e umile uso della ragione per riflettere sull’insegnamento teologico e morale del Vangelo; altra cosa è pretendere di ridurre l’insegnamento di Gesù a una logica fredda e dura che cerca di dominare tutto.
  2. In realtà, la dottrina, o meglio, la nostra comprensione ed espressione di essa, «non è un sistema chiuso, privo di dinamiche capaci di generare domande, dubbi, interrogativi», e «le domande del nostro popolo, le sue pene, le sue battaglie, i suoi sogni, le sue lotte, le sue preoccupazioni, possiedono un valore ermeneutico che non possiamo ignorare se vogliamo prendere sul serio il principio dell’incarnazione. Le sue domande ci aiutano a domandarci, i suoi interrogativi ci interrogano».

Pelagiani:

  1. Quelli che rispondono a questa mentalità pelagiana o semipelagiana, benché parlino della grazia di Dio con discorsi edulcorati, «in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico».46 Quando alcuni di loro si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia. Si pretende di ignorare che «non tutti possono tutto»47 e che in questa vita le fragilità umane non sono guarite completamente e una volta per tutte dalla grazia.
  2. In ultima analisi, la mancanza di un riconoscimento sincero, sofferto e orante dei nostri limiti è ciò che impedisce alla grazia di agire meglio in noi, poiché non le lascia spazio per provocare quel bene possibile che si integra in un cammino sincero e reale di crescita. La grazia, proprio perché suppone la nostra natura, non ci rende di colpo superuomini. Pretenderlo sarebbe confidare troppo in noi stessi. In questo caso, dietro l’ortodossia, i nostri atteggiamenti possono non corrispondere a quello che affermiamo sulla necessità della grazia, e nei fatti finiamo per fidarci poco di essa. Infatti, se non riconosciamo la nostra realtà concreta e limitata, neppure potremo vedere i passi reali e possibili che il Signore ci chiede in ogni momento, dopo averci attratti e resi idonei col suo dono. La grazia agisce storicamente e, ordinariamente, ci prende e ci trasforma in modo progressivo. Perciò, se rifiutiamo questa modalità storica e progressiva, di fatto possiamo arrivare a negarla e bloccarla, anche se con le nostre parole la esaltiamo.
  3. Ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire un’altra strada: quella della giustificazione mediante le proprie forze, quella dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore. Si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche, l’attrazione per le dinamiche di auto-aiuto e di realizzazione autoreferenziale. In questo alcuni cristiani spendono le loro energie e il loro tempo, invece di lasciarsi condurre dallo Spirito sulla via dell’amore, invece di appassionarsi per comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo e di cercare i lontani nelle immense moltitudini assetate di Cristo.

 

  1. Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. Questo accade quando alcuni gruppi cristiani danno eccessiva importanza all’osservanza di determinate norme proprie, di costumi o stili. In questo modo, spesso si riduce e si reprime il Vangelo, togliendogli la sua affascinante semplicità e il suo sapore. E’ forse una forma sottile di pelagianesimo, perché sembra sottomettere la vita della grazia a certe strutture umane. Questo riguarda gruppi, movimenti e comunità, ed è ciò che spiega perché tante volte iniziano con un’intensa vita nello Spirito, ma poi finiscono fossilizzati… o corrotti.

 

    1. Paolo menziona la mitezza come un frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,23). Propone che, se qualche volta ci preoccupano le cattive azioni del fratello, ci avviciniamo per correggerle, ma «con spirito di dolcezza» (Gal 6,1), e ricorda: «e tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu» (ibid.). Anche quando si difende la propria fede e le proprie convinzioni, bisogna farlo con mitezza (cfr 1 Pt 3,16), e persino gli avversari devono essere trattati con mitezza (cfr 2 Tm 2,25). Nella Chiesa tante volte abbiamo sbagliato per non aver accolto questo appello della Parola divina.

 

  1. La mitezza è un’altra espressione della povertà interiore, di chi ripone la propria fiducia solamente in Dio. Di fatto nella Bibbia si usa spesso la medesima parola anawim per riferirsi ai poveri e ai miti. Qualcuno potrebbe obiettare: “Se sono troppo mite, penseranno che sono uno sciocco, che sono stupido o debole”. Forse sarà così, ma lasciamo che gli altri lo pensino. E’ meglio essere sempre miti, e si realizzeranno le nostre più grandi aspirazioni: i miti «avranno in eredità la terra», ovvero, vedranno compiute nella loro vita le promesse di Dio. Perché i miti, al di là di ciò che dicono le circostanze, sperano nel Signore e quelli che sperano nel Signore possederanno la terra e godranno di grande pace (cfr Sal 37,9.11). Nello stesso tempo, il Signore confida in loro: «Su chi volgerò lo sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi trema alla mia parola» (Is 66,2).

Reagire con umile mitezza, questo è santità.

 

  1. Tale giustizia incomincia a realizzarsi nella vita di ciascuno quando si è giusti nelle proprie decisioni, e si esprime poi nel cercare la giustizia per i poveri e i deboli. Certo la parola “giustizia” può essere sinonimo di fedeltà alla volontà di Dio con tutta la nostra vita, ma se le diamo un senso molto generale dimentichiamo che si manifesta specialmente nella giustizia con gli indifesi: «Cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1,17).

Cercare la giustizia con fame e sete, questo è santità..

 

 

  1. Purtroppo a volte le ideologie ci portano a due errori nocivi. Da una parte, quello dei cristiani che separano queste esigenze del Vangelo dalla propria relazione personale con il Signore, dall’unione interiore con Lui, dalla grazia. Così si trasforma il cristianesimo in una sorta di ONG, privandolo di quella luminosa spiritualità che così bene hanno vissuto e manifestato san Francesco d’Assisi, san Vincenzo de Paoli, santa Teresa di Calcutta e molti altri. A questi grandi santi né la preghiera, né l’amore di Dio, né la lettura del Vangelo diminuirono la passione e l’efficacia della loro dedizione al prossimo, ma tutto il contrario.
  2. Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. O lo relativizzano come se ci fossero altre cose più importanti o come se interessasse solo una determinata etica o una ragione che essi difendono. La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto. Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente.
  3. Spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi “seri” della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli. Possiamo riconoscere che è precisamente quello che ci chiede Gesù quando ci dice che accogliamo Lui stesso in ogni forestiero (cfr Mt 25,35)? San Benedetto lo aveva accettato senza riserve e, anche se ciò avrebbe potuto “complicare” la vita dei monaci, stabilì che tutti gli ospiti che si presentassero al monastero li si accogliesse «come Cristo»,85 esprimendolo perfino con gesti di adorazione,86 e che i poveri pellegrini li si trattasse «con la massima cura e sollecitudine».87

 

  1. Non ci fa bene guardare dall’alto in basso, assumere il ruolo di giudici spietati, considerare gli altri come indegni e pretendere continuamente di dare lezioni. Questa è una sottile forma di violenza.

 

noticina: 95 Ci sono parecchie forme di bullismo che, pur apparendo eleganti e rispettose e addirittura molto spirituali, provocano tanta sofferenza nell’autostima degli altri.

 

Qualcosa di più di un mito

  1. Non ammetteremo l’esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale. Proprio la convinzione che questo potere maligno è in mezzo a noi, è ciò che ci permette di capire perché a volte il male ha tanta forza distruttiva. È vero che gli autori biblici avevano un bagaglio concettuale limitato per esprimere alcune realtà e che ai tempi di Gesù si poteva confondere, ad esempio, un’epilessia con la possessione demoniaca. Tuttavia, questo non deve portarci a semplificare troppo la realtà affermando che tutti i casi narrati nei vangeli erano malattie psichiche e che in definitiva il demonio non esiste o non agisce. La sua presenza si trova nella prima pagina delle Scritture, che terminano con la vittoria di Dio sul demonio.120 Di fatto, quando Gesù ci ha lasciato il “Padre Nostro” ha voluto che terminiamo chiedendo al Padre che ci liberi dal Maligno. L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto e la sua traduzione più precisa è «il Maligno». Indica un essere personale che ci tormenta. Gesù ci ha insegnato a chiedere ogni giorno questa liberazione perché il suo potere non ci domini.
  2. Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea.121 Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti. Lui non ha bisogno di possederci. Ci avvelena con l’odio, con la tristezza, con l’invidia, con i vizi. E così, mentre riduciamo le difese, lui ne approfitta per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità, perché «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5,8).

 

Svegli e fiduciosi

  1. La Parola di Dio ci invita esplicitamente a «resistere alle insidie del diavolo» (Ef 6,11) e a fermare «tutte le frecce infuocate del maligno» (Ef 6,16). Non sono parole poetiche, perché anche il nostro cammino verso la santità è una lotta costante. Chi non voglia riconoscerlo si vedrà esposto al fallimento o alla mediocrità. Per il combattimento abbiamo le potenti armi che il Signore ci dà: la fede che si esprime nella preghiera, la meditazione della Parola di Dio, la celebrazione della Messa, l’adorazione eucaristica, la Riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario. Se ci trascuriamo ci sedurranno facilmente le false promesse del male, perché, come diceva il santo sacerdote Brochero: «Che importa che Lucifero prometta di liberarvi e anzi vi getti in mezzo a tutti i suoi beni, se sono beni ingannevoli, se sono beni avvelenati?».

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140 commenti

  • Guido Maria Miglietta ha detto:

    Non mi sembra vero che il testo offende i contemplativi al n. 26, quando dice: “Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio.” Attività e servizio e incontro con l’altro sono importantissimi nella vita monastica dal grande patriarca Antonio a Basilio e Benedetto, Bernardo e Chiara, Teresa e Giovanni della Croce fino ai giorni nostri.

    • Colaus de Arce ha detto:

      Mi piacere sapere cosa ne pensano, Sant’Antonio Abate, san Girolamo, i santi Eremiti, i Padri del Deserto, e si potrebbe continuare, i quali hanno scelto la solitudine, la contemplazione e la preghiera.
      Ora arriva l’argentino e ci dice che tutti costoro hanno sbagliato, e aridaglie con stà ……porta accanto, consiglio al santo padre di imitare papa CelestinoV, ovviamente anche lui eremita.

  • Stimato Direttore:
    È da molto tempo che gli scrissi che il problema degli emigranti e rifugiati in Italia si risolverebbe rápido e una volta per tutte: tutti, tutti, terroristi anche, allo Stato Vaticano.
    Rod Dreher, 9 aprile 2018:
    “Pope Francis is not only a religious leader, but is also the ruler of a sovereign state, Vatican City. If he really believes what he is saying, let him open the gates of Vatican to as many migrants as want to come. Let him offer permanent residency to them, and provide them and their families with financial assistance.
    When Pope Francis invites migrants to turn St. Peter’s Square into a permanent camp, then he will be true to his principles, and lead by example. If he won’t do that, then he and his supporters should reflect on why he’s not doing so, and what it might say about his own sentimentalism and double standards”:
    http://www.theamericanconservative.com/dreher/francis-open-borders-are-pro-life/
    Saluti.

  • EA ha detto:

    Dice Bergoglio, alludendo ai blogger che lo criticano:

    “…questo mondo che fin dall’inizio è un luogo di inimicizia, dove si litiga ovunque, dove da tutte le parti c’è odio, dove continuamente classifichiamo gli altri per le loro idee, le loro abitudini, e perfino per il loro modo di parlare e di vestire. Insomma, è il regno dell’orgoglio e della vanità, dove ognuno crede di avere il diritto di innalzarsi al di sopra degli altri»

    Ecco come Bergoglio giudica, per sentito dire, un prete che non conosce ma che ha già classificato come “tradizionalista”, cioè nemico da distruggere:

    “,,,Proprio «a proposito di rigidità e mondanità», Francesco ha voluto far riferimento a un episodio, «successo tempo fa: è venuto da me un anziano monsignore della curia, che lavora, un uomo normale, un uomo buono, innamorato di Gesù, e mi ha raccontato che era andato all’Euroclero a comprarsi un paio di camicie e ha visto davanti allo specchio un ragazzo — lui pensa non avesse più di venticinque anni, o prete giovane o che stava per diventare prete — davanti allo specchio, con un mantello, grande, largo, col velluto, la catena d’argento, e si guardava. E poi ha preso il “saturno”, l’ha messo e si guardava: un rigido mondano». E «quel sacerdote — è saggio quel monsignore, molto saggio — è riuscito a superare il dolore con una battuta di sano umorismo e ha aggiunto: “e poi si dice che la Chiesa non permette il sacerdozio alle donne!”».

    https://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2016/documents/papa-francesco-cotidie_20161209_preti-autentici.html

    Il papa gesuita aggiunge nella sua esortazione gaudio ed esultanza:
    «non ci fa bene guardare dall’alto in basso, assumere il ruolo di giudici spietati, considerare gli altri come indegni e pretendere continuamente di dare lezioni. Questa è una sottile forma di violenza»

    Carina vero? Bergoglio predica contro l’odio e chi vuole dare lezioni, poi ridicoleggia e giudica , sulla base di un sentito dire, un giovane prete che sta provando un abito e che lui ritiene, sulla base di “voci”, un rigido mondano.

    Ho l’impressione che al papa non piaccia essere trattato come lui tratta gli altri.

  • Filippo Barboglio ha detto:

    Bergoglio ha ripetuto in questo documento gesuitico (e dunque per definizione pascaliana: doppio e senza morale) per l’ennesima volta le sue ossessioni psichiatriche contro chi non la pensa come lui e sui migranti.
    Ma tutto ciò non è cosa nuova: pace, ci siamo abituati.
    Ciò che è nuovo (ed ha ragione Tosatti a metterlo in evidenza) è la questione della vita contemplativa. C’è da preoccuparsi, perché sistematicamente il nostro eroe agisce nello stesso modo:
    1. Prima “mimetizza” con delicatezza una rivoluzione teologico dottrinale tramite argomenti capziosi e di apparente buon senso che però contraddicono due millenni di storia della salvezza
    2. Poi arrivano gli incensieri che parlano parlano parlano scrivono scrivono scrivono e ti fanno una testa così
    3. Poi il nostro eroe ti fa un predicozzo a Santa Marta e/o una dichiarazione in volo a 8.000 metri sempre più ambigua
    4. Successivamente qualche presunto vescovo o cardinale ulula sciocchezze dando voce ad un presunto popolo che reclama presunte riforme
    5. Infine arriva qualche pezzo di carta “semi” magisteriale (non si sa mai, l’accusa di eresia è sempre alle porte) che sigilla confusione, ambiguità e pessima dottrina.
    In questo documento capolavoro di gesuitica doppiezza dedicato alla santità, si riesce a parlare di santità senza usare la parola “paradiso”. Paradiso, mica bubbole.
    Complimenti caro papa, nessuno dei tuoi più o meno 270 predecessori ce l’avrebbe mai fatta.
    Non parliamo poi di purgatorio o inferno.
    Verificate, per favore, se dico bene.
    “Comunione dei santi”. “Corpo mistico”. “Chiesa trionfante”.
    “Intercessione dei santi”. “Maria regina di tutti i santi”. Nulla.
    La teologia orizzontale alla Wanna Marchi ha ormai invaso il soglio di Pietro. Il verticale, la ricerca dell’assoluto, il mistero di Dio, la trascendenza, la metafisica, l’infinito…. Boh!
    Morale: per il dottor Stranamore di bianco vestito i santi sono tutti migranti, tutti obbedienti, tutti attivissimi socialmente e tutti loro quando muoiono non vanno in Paradiso ma chissà dove.
    Forse in un’assemblea autoconvocata eterna, senza fine con un unico punto all’ordine del giorno: come vincere la noia adesso che non possiamo più occuparci dei problemi sociali.

    • Maria Cristina ha detto:

      Verrebbe da pensare che uno dei bersagli del gesuita siano quegli ordini come I Francescani dell’Immacolata rei di fare troppe penitenze, di seguire una regola troppo severa e di amare la Liturgia tradizionale.Non pago di averli commissariati per rieducarli, con questa Esortazione fa capire chiaramente che non c’e’ posto per la spiritualita’ vecchio stile nella “sua”Chiesa. Fra l’altro l’Esortazione esce adesso ma sara’ stata scritta prima magari proprio nei giorni in cui rendeva omaggio a Padre Pio. Miracolo della doppiezza gesuitica.

  • EA ha detto:

    Invece di criticarli, Bergoglio dovrebbe ringraziare i blogger “tradizionalisti”. Sono gli unici che leggono le sue esortazioni.

  • Filippo Barboglio ha detto:

    Caro Tosatti, nel suo reader’ digest dell’ultima fatica bergogliana ha dimenticato il numero 115, nel quale viene citato anche lei (!!!): guai a quei media cattolici che falsificano la verità pur di spargere immondizia e farsi pubblicità. Cattivi, cattivi, se continuate a parlar male di me lo dico alla mamma!!!
    Peccato che nello stesso giorno in cui il dottor Stranamore di bianco vestito ha firmato l’esortazione, il 19 marzo, si è svelata al mondo intero la più colossale fake news dell’organo cattolico più importante ed alle sue dirette dipendenze, quello Vaticano, ai danni di Benedetto XVI.
    La trave e la pagliuzza.
    Grande Bergoglio, uomo di spettacolo… se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

  • Antonia ha detto:

    Mah, c’è da impallidire ad ogni pié sospinto. Sono molto colpita dai punti sulla grazia, qualcosa di allucinante:
    “…Quando alcuni di loro si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia”:
    ma che ragionamento è? E cosa c’entra la natura umana onnipotente? Confidare nella Grazia di Dio e suggerire ciò a chi è in difficoltà è invitare a sperare in un soccorso che va a sostenere le nostre debolezze. Proprio perché la mia volontà è debole ed è debole tutto il mio essere, confido in Te, Signore. Dammi le grazie necessarie per affrontare tutta la mia vita, ma soprattutto per fare sempre la Tua Santa Volontà.
    Fare sempre la Sua santa Volontà è ciò che santifica e merita la vita eterna; questo ho imparato e questo credo fermamente. Nell’Atto di Speranza non per niente dico: ” Mio Dio, spero dalla Tua bontà, per le Tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo… la vita eterna e le GRAZIE necessarie per meritarla con le buone opere che io devo e voglio fare”. Dunque, le grazie necessarie per meritare la vita eterna, non solo per star bene qui su questa terra, ma ciò che è infinitamente più alto, meritare la vita eterna. Un discorso lontanissimo dalle righe di questa ulteriore infelice esortazione.

  • Salvatore ha detto:

    La contemplazione e la forza della preghiera (2Cor 12, 1-10)

    La contemplazione di Cristo nella nostra vita non ci estranea – come ho già detto – dalla realtà, bensì ci rende ancora più partecipi delle vicende umane, perché il Signore, attirandoci a sé nella preghiera, ci permette di farci presenti e prossimi ad ogni fratello nel suo amore.

    Benedetto XVI

    http://bit.ly/2IINnV1

    • Kosmo ha detto:

      Qui siamo tutti contemplativi! Io contemplo molto….

    • Giacomo ha detto:

      È tutta colpa di Benedetto XVI, e colpa grave anche; se non si fosse fatto da parte , non dovremmo sorbirci questo Papa, un disastro per tutta la Cattolicità , insopportabile, inascoltabile, inguardabile. Sta ridicolizzando la Chiesa di Cristo. Dovrebbe vergognarsi profondamente.

  • Tommaso ha detto:

    Scusate la mia ignoranza in latino….:

    Exsutate o eXUltate?

    C’è per caso un errore anche nel titolo?

  • Giacomo ha detto:

    “Tuttavia, questo non deve portarci a semplificare troppo la realtà affermando che tutti i casi narrati nei vangeli erano malattie psichiche e che in definitiva il demonio non esiste o non agisce” n° 160 ….. è formidabile Bergoglio, riesce a mistificare le narrazioni del Vangelo, chissà forse gli evangelisti si sono confusi, gli esorcismi di Gesù in alcuni casi potevano essere rivolti a chi era affetto da malattie psichiche, non da possessioni demoniache; infatti sbagliando nell’affermare che tutti i casi erano malattie psichiche, ci dice che alcuni potevano esserlo. Stupefacente.

    • deutero.amedeo ha detto:

      Un po’ di matematica a volte può giovare alla teologia, come in questo caso.

      Il totale dei brani evangelici in cui si parla dei miracoli compiuti da Gesù sono 69 :
      21 di Matteo, 20 di Marco, 20 di Luca, 8 di Giovanni.
      Poiché alcuni miracoli sono presenti in tutti e quattro i vangeli, alcuni solo in tre, alcuni solo in due e altri solo in uno, il totale dei diversi miracoli compiuti da Gesù e raccontati nei vangeli sono 35.
      Di questi:
      19 narrano di guarigioni di malattie f i s i c h e
      4 di liberazioni dal demonio
      9 di interventi di comando alle forze della natura
      3 di rianimazione di cadaveri o, se volete, di risurrezione dei morti.

      Ogni commento mi pare del tutto superfluo.

  • SPQR ha detto:

    Gaudete et exultate mi sembra un testo, come ha già osservato qualcuno, altalenante. In generale lo trovo una riflessione all’acqua di rose, ma qualche spunto interessante lo contiene. A costo di fare la figura di Nicodemo al sinedrio, direi che non c’è nulla di cui stracciarsi le vesti (né di che censurare gli Spettri, che pure non mi trovano in sintonia con la loro posizione e condizione). I due punti più negativi sono, secondo me

    1) la struttura di certe affermazioni, figlia evidente del modo di procedere affermatosi con il peggio dei documenti conciliari (del Vat 2, intendo): p.es. 101 “La difesa dell’innocente che non è nato… deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati…” (il latino e il gregoriano sono la lingua e il canto proprio della Chiesa cattolica, tuttavia, in condizioni particolari, si consentano anche il volgare e le canzonette…: sappiamo com’è finita).

    2) L’ossessione per il migrante, di cui, fra l’altro, l’esortazione fornisce un’immagine del tutto ideologica.

    3) L’esaltazione dell’impegno sociale e la svalutazione, quasi la ridicolizzazione, dell’interiorità personale (il punto messo in luce, anche se con buona esagerazione, da Tosatti).

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    E’ sempre più evidente che la Provvidenza ha mandato Bergoglio al popolo, perché esso, nelle persone che lo compongono, impari a ragionare con la propria testa – cosa che finora si è fatta poco, siamo stati poco educati – restando però fedele alla Dottrina, perché il popolo (anche nelle singole persone) impari a correggere i Pastori che sbagliano, mantenendo rispetto verso di loro, anche quando si dimostrano cattivi padri – questa forse è la più difficile! – e, in ultimo, senza fare scismi.

    In “Gaudete ex exultate” risulta subito evidente che Bergoglio non avrà pace finché non avrà distrutto l’Occidente, fra l’agevolazione dell’invasione dell’orda dei barbari, specie islamici, da una parte, e soprattutto con la demolizione della base antropologica della civiltà cristiana, cioè lo sdoganamento dell’adulterio e quindi lo sfaldamento della psiche umana e il ritorno al paganesimo, operato con Amoris laetitia, dall’altra. 

    Nello specifico, in “Gaudete”, Bergoglio scrive, al n. 26: 

    “Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione”.

    Si tratta di un pernicioso distillato di ideologia pura. Sono infiniti gli esempi nella storia del cristianesimo, e citerò qui per brevità solo Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II, dai quali si evince che per i mistici il silenzio NON è  “evitare l’incontro con l’altro”, e la preghiera NON è “desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio”. Si tratta di affermazioni destituite di ogni fondamento, poiché, nella realtà, è noto che i contemplativi traggono dal silenzio adorante lo Spirito per andare incontro al loro prossimo, nei modi più diversi che la creatività cristiana ha ispirato, ed esercitare la carità verso di esso. Non solo: è altrettanto noto che i contemplativi, più sono tali, non solo NON dormono, ma anche, sono meno sensibili ai piaceri del cibo!…

    E’ dunque evidente che si ripete, per l’ennesima volta, la distorsione psichico-ideologica per la quale Bergoglio mette in contrapposizione i criteri antropologici, anziché porli nella loro naturale complementarietà. E anche invertendo – altro errore capitale! – il giusto ordine disegnato dal Creatore, per il quale è l’azione che discende dalla contemplazione, e non viceversa.

    In Bergoglio, si tratta della medesima distorsione mentale che abbiamo già riscontrato considerando i “quattro postulati” filosofici che egli descrive nella sua esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, e che giustappunto, nello svolgersi del processo il-logico che li sottende, effettivamente fanno seriamente dubitare dell’equilibrio mentale del Pontefice medesimo. Vedi, in proposito, le due analisi seguenti, una del Padre Giovanni Scalese qui:

    http://querculanus.blogspot.it/2016/05/i-postulati-di-papa-francesco.html

    e l’altra dell’Abate Giulio Meiattini, OSB, qui:

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351356.htm

    Poi, ovviamente, vi è il fatto, che ormai sconfina largamente nel farsesco, che Bergoglio denuncia severamente comportamenti che vengono al tempo stesso correntemente tenuti dal suo entourage, vedi l’ultimo, esemplare caso Viganò, collaboratore del Regnante pontefice che si è recentemente distinto per una vicenda nella quale ha collezionato un cumulo di scorrettezze da Guinness dei primati, venendo poi fake-dimissionato, “con fatica” (!) da Bergoglio medesimo, la cui credibilità è ormai a zero. 

    Ebbene, cari amici, io credo che tutto quanto sopra, pur drammatico, non debba scomporci più di tanto. Intendo questo non tanto per la gravità dei fatti, che è enorme, quanto piuttosto perché comunque la Provvidenza, per suoi motivi insindacabili, comunque ce li propone, e anche perché l’ipotesi di scuola di un papa eretico, o perfino pazzo, checché qualcuno la ritenga impossibile, era già stata messa nero su bianco, vedi a esempio qui, sulla “Civiltà Cattolica”, dal Padre Gianfranco Ghirlanda S.I.

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350455.html

    intervento che riprendeva la materia in tempi non sospetti, ovvero nell’anno 2013, appena prima dell’elezione di Bergoglio al pontificato. In quella sede, il Padre Ghirlanda  parlava anche della prassi da intraprendere nel caso si fossero verificati quei fatti che mai, in vita nostra, avremmo immaginato di dover considerare.

    In realtà, i difensori della vera fede, quei Cardinali e laici che sedevano al tavolo di presidenza del Convegno “Chiesa Cattolica dove vai?”, a Roma il 7 aprile scorso,

    https://cooperatores-veritatis.org/2018/04/07/foto-ed-audio-convegno-chiesa-cattolica-dove-vai/

    ci insegnano come fare, senza fughe in avanti: correggere filialmente, con la massima chiarezza, il Pontefice che sbaglia, mettere in guardia il popolo dall’errore, e attendere con pazienza, pregando e confidando nella Provvidenza. Il Papa NON può essere deposto, come alcuni vorrebbero. Il possibile sta GIA’ venendo fatto.

    A questa prassi, è bene che ci adeguiamo anche noi.

    • Max ha detto:

      Grazie per questo commento. Le chiedo: é pensabile che questi Errori siano fatti e reiterati in buona fede?…
      Io non lo credo.

      • Pier Luigi Tossani ha detto:

        @Max:

        Caro amico, sulla base di quello che dicevo, e anche per rispetto per la figura del Pontefice, mi pare che la domanda che Lei si pone… ecco, mi permetta, penso sia meglio non farsela. Nel senso che noi ci dobbiamo limitare all’oggettività dei fatti, non possiamo, né dobbiamo, fare un processo alle intenzioni.

        Altrimenti detto, per essere ancor più chiari, è come Amoris laetitia, però alla rovescia: in AL, nero su bianco, anche se in nota, ambiguamente si cercano alibi e giustificazioni all’adulterio, si ipotizza l’Eucaristia ai divorziati risposati che abitualmente non stanno tra loro come fratello e sorella, e questo però in certi casi che però non vengono specificati, secondo il “discernimento” e il “foro interno” dei d.r. medesimi, che devono fare un” percorso di integrazione” ed essere “accompagnati”, eccetera.

        Invece, secondo l’insegnamento di Cristo, e a logica umana, l’adulterio non è un “secondo me”, è semplicemente un fatto oggettivo: o è o non è, una donna non può essere “un po’ incinta”, non so se mi spiego.

        Su come approcciarsi a questo punto, Le propongo un incisivo, recente intervento del Cardinale Francis Arinze:

        http://www.libertaepersona.org/wordpress/2018/04/cardinal-francis-arinze-su-amori-laetitia-non-si-puo-essere-piu-saggi-di-cristo/

  • Fabio ha detto:

    Gaudete et INSULTATE

  • Michele Ghislieri ha detto:

    “Deus honoratur silentio” Tommaso d’Aquino, In Boet. de Trin. q2 a1 ad6.

  • Iginio ha detto:

    Giustissimo il richiamo contro la maldicenza e i pettegolezzi. Il problema però è che li sento fare proprio da monsignori di curia vaticana contro Caffarra (reputato freddo e sprezzante verso i preti), Scola (dicono che vada dallo psicanalista), Sarah (non saprebbe scrivere bene in francese), Brandmueller (reputato leccapiedi del Vaticano contro i suoi confratelli tedeschi), De Mattei (orrore orrore), Pio X (che era tanto cattivo contro i poveri studiosi), padre Romano Scalfi (che non avrebbe dovuto occuparsi di Russia), le Chiese orientali cattoliche di rito bizantino (che non dovrebbero esistere mentre invece gli ortodossi sarebbero bravi a prescindere)… Mai contro, che so, non dico Bergoglio ma almeno la corte dei miracoli che lo circonda. O contro quel tanghero di Melloni (che invece, poverino, va capito perché era un bravo storico e poi gli è morta la moglie!). O contro Spadaro.
    Chissà perché la maldicenza in Vaticano è a senso unico.

  • laquiladidio ha detto:

    Dal diario di Santa Faustina:
    13 09 1935 “Il silenzio è una spada nella lotta spirituale; non raggiungerà mai la santità un’anima ciarliera. Questa spada del silenzio reciderà nettamente tutto ciò che volesse attaccarsi all’anima. Siamo sensibili alle parole ed intendiamo rispondere subito con sensibilità, e non consideriamo se sia volontà di Dio che noi rispondiamo. L’anima silenziosa è forte; nessuna avversità le reca danno,
    se persevera nel silenzio. L’anima silenziosa è idonea alla più profonda unione con Dio; essa vive quasi di continuo sotto il soffio dello Spirito Santo. In un’anima silenziosa Iddio opera senza impedimenti.”

  • Dorotea ha detto:

    Il n. 22 è molto, molto pericoloso perchè… se venisse interpretato arbitrariamente come Amoris Laetitia, sarebbe davvero deleterio 🙁
    “Quindi cestiniamo GLI SCRITTI DEI SANTI? Queste affermazioni sono davvero una mina vagante, pronta ad esplodere per cambiare i connotati dei Santi passati e cestinare tutti i loro scritti. Pensiamo, per esempio a san Pier Damiani, Dottore della Chiesa e al suo LIBER GOMORRHIANUS del 1049 contro la corruzione morale nella Chiesa, senza falsa misericordia e compromessi…. una situazione immorale, sodomita, nulla da invidiare alla situazione attuale….”
    https://cronicasdepapafrancisco.com/2018/04/09/per-bergoglio-dai-cristiani-anonimi-ai-santi-nuovi-anonimi/

    • Padre Ralph ha detto:

      Ce ne vuole di fantasia per arrivare a quel risultato. Tenderei a dire che sia quanto mai ovvio che non tutto quello che dicono o fanno i santi…sia santo. Sarebbe pericoloso pensare il contrario, perché non avremmo santi, ma piccole divinità.
      Riterrei che l’interpretazione dei testi debba rimanere riservata a chi voglia dedicarvisi utilizzando un po’ della materia grigia che il Signore gli ha donato.

    • Vittorio ha detto:

      Guardi che santi che han detto tavanate esistono. Qui mancano i fondamentali. Santo in terra c era solo Gesu’! Gli altri dopo morti ed eventualmente canonizzati.

  • Giacomo ha detto:

    Francesco… grande teologo della liberazione. A parte che scrive come me alle medie ed esprime concetti pannellian berlingueriani …per il resto va tutto bene. Abbasso la Liturgia … svuotiamola di contenuti, togliamo Cristo dagli altari, “scarpe rotte eppur bisogna andar”