CHIESA DOVE VAI? ATTI DEL CONVEGNO. IL TESTO DEL CARD. BRANDMÜLLER.

8 aprile 2018 Pubblicato da --
Marco Tosatti

 

Carissimi amici e nemici di Stilum Curiae, troll e svitati compresi, pensiamo di fare cosa utile e profittevole anche per il futuro pubblicando i documenti integrali che sono stati presentati al Convegno del 7 aprile 2018 a Roma: “Chiesa cattolica, dove vai?” in ricordo del card, Carlo Caffarra. Cominciamo oggi con il testo del cardinale Walter Brandmüller.

On Consulting … (Sulla consultazione di fedeli in questioni di dottrina)

 È questo il titolo di un famoso saggio del 1859 del beato John Henry Newman, che intendo dare anche alle seguenti osservazioni. Domanderò pertanto quale spazio, quale peso vada dato alla voce dei fedeli nelle questioni di dottrina. E porrò questa domanda di fronte a una crisi della fede, che oggi scuote la Chiesa nel profondo.

Parlando di laici, qualcuno potrebbe pensare che s’intenda contrapporre qui esperti e “laici”, laddove questi ultimi meno sono “afflitti” da conoscenza di causa, più facilmente fanno sentire la propria voce anche sulle questioni più complesse, basti pensare al problema del cambiamento climatico.

Ma non è di questo che si tratta qui e adesso.

Nel presente contesto, “laico” non designa un non-esperto in materia di teologia, bensì un cristiano battezzato, confermato, che però non ha ricevuto il sacramento dell’ordine. Domanderò quindi quale ruolo compete ai “laici” nell’interpretazione, spiegazione, proclamazione, formulazione della dottrina della fede; e, non ultimo, porrò tale domanda sullo sfondo della situazione attuale. Anche la Commissione teologica internazionale, presieduta dal cardinale Müller, nel 2014 ha pubblicato un importante documento a questo riguardo, che verrà preso in considerazione.

I

Diamo però prima uno sguardo alla storia. Di fatto, vi troviamo non poche testimonianze del ruolo di rilievo della testimonianza di fede dei laici. È sempre il cardinale Newman a portare il nostro sguardo sulla crisi dell’arianesimo del IV secolo. In quella situazione, in cui si trattava della uguale natura della divinità di Gesù con il Padre e la cui posta in gioco era di fatto l’essere o il non essere della Chiesa, i vescovi fallirono abbondantemente. “Parlarono in maniera non univoca, l’uno contro l’altro; dopo Nicea, per quasi 60 anni non ci fu una testimonianza ferma, costante, coerente”.

Mentre l’episcopato era destabilizzato e diviso, “la tradizione divina, affidata alla Chiesa infallibile, fu proclamata e mantenuta molto più dai fedeli che dall’episcopato”. Newman afferma: “Ma io sostengo che, in quel tempo di grandissima confusione, il sommo dogma della divinità del nostro Salvatore sia stato annunciato … e custodito molto più dalla ‘Ecclesia docta’ che dalla ‘Ecclesia docens’; che la totalità dell’episcopato come corpo non è stato fedele al suo ministero, mentre il laicato nel complesso è rimasto fedele alla sua grazia battesimale …” (cfr. p. 271d).

Saltiamo poi le testimonianze analoghe nel Medioevo e all’inizio dell’età moderna, che parlano di preferenza della testimonianza di fede dell’intera Chiesa, senza distinguere tra titolari del magistero e fedeli. Vi si parla volentieri dell’infallibilitas in credendo, ovvero dell’infallibilità passiva della Chiesa, che non può, nella sua totalità, incorrere nell’eresia.

Il sensus fidei dei credenti, però, non agisce solo quando si tratta di respingere l’errore, ma anche nella testimonianza della verità.

Esempi molto significativi dell’importanza che alcuni papi hanno attribuito alla testimonianza di fede dei laici, li troviamo negli ultimi due secoli, e più precisamente nel contesto dei dogmi mariani del 1854 e del 1950.

In entrambi i casi, prima della loro definizione tutti i vescovi furono invitati a verificare e a riferire come loro stessi, insieme al clero e ai fedeli, si ponevano dinanzi a tale intenzione. In tal modo, sia Pio IX sia Pio XII si accertarono della convinzione di fede viva nella Chiesa riguardo alle due verità mariane. L’approvazione dei due dogmi fu – salvo alcune rare eccezioni – generale. “Securus iudicat orbis terrarum”. Già Agostino aveva contrapposto questa convinzione alle eresie del suo tempo.

Evidentemente sia Pio IX sia Pio XII erano consapevoli del peso che la testimonianza dei fedeli ha anche rispetto al supremo maestro della fede, facendovi poi di fatto espresso riferimento nelle rispettive bolle di definizione dei dogmi.

II

Si tratta dunque del sensus, del consensus fidei, in virtù del quale la testimonianza dei fedeli ha un proprio peso nella conservazione, nell’approfondimento e nella proclamazione della verità di fede rivelata.

Quando il cardinale Newman dice che si tratta, da parte del magistero, di un consulting dei fedeli, si potrebbe avere l’impressione che intenda una sorta di sondaggio, addirittura un plebiscito. Naturalmente questo è impossibile. La Chiesa non è una società costituita democraticamente, bensì il Corpus mysticum del Cristo risorto e glorificato, con il quale e nel quale i fedeli sono uniti come le membra di un corpo, quasi a formare un organismo soprannaturale. Chiaramente per questo valgono leggi diverse da quelle sociologiche e politiche; a emergere qui è la realtà della grazia.

Come insegna la fede, per mezzo del sacramento del battesimo alla persona viene infusa la grazia santificante, che è una realtà ontologica soprannaturale e quindi rende l’uomo santo, giusto e gradito a Dio. Con la grazia santificante – si potrebbe anche dire grazia giustificante – vengono infuse anche le tre virtù teologali della fede, della speranza e della carità. Fede, speranza e carità sono habitus, predisposizione dell’anima, che rendono quest’ultima capace di agire, di comportarsi conformemente.

Un modo in cui la virtù teologale della fede diventa efficace è, tra le altre cose, il sensus fidei dei fedeli.

Questa efficacia può, positivamente, rendere capaci di una visione più profonda della verità rivelata, di una comprensione più chiara e di una professione più forte.

Negativamente, invece, il sensus fidei agisce come una sorta di sistema immunitario spirituale, che fa riconoscere e rifiutare istintivamente ai fedeli qualsiasi errore. Su questo sensus fidei poggia dunque – a prescindere dalla promessa divina – anche l’infallibilità passiva della Chiesa, ovvero la certezza che la Chiesa, nella sua totalità, non potrà mai incorrere in una eresia.

Di fatto, al numero 12 della costituzione Lumen gentium, il concilio Vaticano II insegna: “La totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo, (cfr. 1 Gv 2,20 e 27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando ‘dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici’ mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale. E invero, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, […] il popolo di Dio […] con retto giudizio penetra in essa [fede] più a fondo e più pienamente l’applica nella vita”.

Pertanto, il consenso dei fedeli e la manifestazione dello stesso hanno un’importanza non irrilevante.

III

Ora, indubbiamente nella storia della Chiesa si sono verificati casi del genere. Così è stato, per esempio, con il movimento cosiddetto della Pataria in Nord Italia, che, vicino ai tentativi di riforma romani, nella seconda metà del XII secolo si sollevò con forza contro l’investitura dei laici, la simonia e il concubinato sacerdotale. Poi ci furono le masse di fedeli che nel 1300 si misero in cammino per raggiungere le tombe degli apostoli, inducendo papa Bonifacio VIII a istituire l’Anno Santo e a esporre la dottrina dell’indulgenza con la bolla Antiquorum habet fida relatio. Non va poi dimenticato quanto è stato importante l’ultramontanismo del XIX secolo per i dogmi del concilio Vaticano I.

Ma l’esperienza della storia insegna anche che la verità non sta necessariamente con la maggioranza, con i grandi numeri.

Che cosa si sarebbe dovuto dire, infatti, quando, per esempio, il nunzio apostolico Girolamo Aleandro riferì dal Reichstag di Worms del 1521 che nove decimi dei tedeschi avevano gridato “Lutero” e “abbasso la curia romana”? Che cosa si deve dire quando oggi le nostre comunità parrocchiali applaudono forte un sacerdote che nell’omelia ha annunciato le sue imminenti nozze? Che cosa è accaduto quando il Katholikentag tedesco del 1968 ha reagito con proteste eccessive, addirittura con odio, all’enciclica Humanae vitae?

Davvero in tali casi era – ed è – all’opera il sensus fidei, il consensus fidelium, alimentato dalla virtù teologale? Appare evidente, in questi e in altri casi analoghi, che il consensus fidei fidelium non può essere paragonato alla volonté generale di Rousseau.

Pertanto, quando dei cattolici en masse considerano legittimo risposarsi dopo il divorzio, la contraccezione o altre cose simili, ciò non è una testimonianza di massa a favore delle fede, bensì un allontanamento di massa dalla stessa.

Il sensus fidei non è un’entità che si può determinare democraticamente, in modo demoscopico. L’unica domanda è in che cosa la testimonianza di massa si distingue dall’allontanamento di massa.

Così, già san Giovanni Paolo II ha sottolineato la necessità di distinguere attentamente tra “opinione pubblica” e sensus fidei fidelium.

Anche la Commissione teologica internazionale a questo riguardo dice con grande chiarezza: “È evidente che non è possibile identificare in modo puro e semplice il sensus fidei con l’opinione pubblica o della maggioranza. Non sono in alcun modo la stessa cosa” (Il sensus fidei nella vita della Chiesa, n. 118). Ciò vale anche per l’opinione pubblica o della maggioranza all’interno della Chiesa. “Spesso nella storia del popolo di Dio non è stata la maggioranza, ma piuttosto una minoranza a vivere autenticamente la fede e a renderle testimonianza […]. È dunque particolarmente importante discernere e ascoltare le voci dei ‘piccoli che credono’ (Mc 9,42)“ (ibidem).

È straordinario ciò che segue: “l’esperienza della Chiesa dimostra come alle volte la verità della fede sia stata conservata non dagli sforzi dei teologi né dall’insegnamento della maggioranza dei vescovi, ma nel cuore dei credenti” (ibid., n. 119).

Un esempio particolare di questo è dato dalla confusione ariana intorno al concilio di Nicea già ricordata da Newman, dove perfino i sinodi dei vescovi o sostenevano l’eresia, o la diffondevano. Lo stesso lo si potrebbe osservare pensando alle opinioni sostenute oggi dai consigli diocesani, pastorali e di altro genere istituiti nel periodo postconciliare. È forse un po’ lontano dalla realtà quando il citato documento “Sensus fidei” li definisce in generale degli “strumenti istituzionali” per valutare il sensus fidelium (ibid., n. 125).

Di fatto, come già dimostra l’esempio citato dei sinodi post-nicenei, possono cadere nell’errore.

Diventa allora ancor più essenziale il discernimento.

Tale necessità viene evidenziata dal documento Il sensus fidei nella vita della Chiesa del 2014: “occorre esaminare come discernere e identificare le sue [sensus fidei] manifestazioni autentiche. Un tale discernimento è richiesto in particolare nelle situazioni di tensione, nelle quali è necessario distinguere il sensus fidei autentico dalla semplice espressione dell’opinione comune, di interessi particolari o dello spirito dei tempi” (n. 87).

Ancora una volta si può fare riferimento a J. H. Newman, che nel suo Essay on the Development of Christian Doctrine (Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana) propone un elenco di criteri che rendono possibile distinguere lo sviluppo organico-legittimo della dottrina dall’errore. Basti ricordare qui l’indispensabile mancanza di contraddizione rispetto alla tradizione autentica.

E dunque, questo documento sviluppa anche dei criteri, ovvero “le disposizioni necessarie a partecipare in modo autentico al sensus fidei” (ibid., n. 73). Ciò significa che non tutti coloro che si definiscono cattolici, possono avanzare la pretesa di essere presi sul serio come organo di questo sensus fidei.

In breve: “Una partecipazione autentica al sensus fidei richiede la santità. […] Essere santi significa fondamentalmente […] essere battezzati e vivere la fede nella potenza dello Spirito Santo” (ibid., n. 99). Viene così definito un requisito molto alto.

Una volta date queste premesse, occorre di fatto tener conto di ciò che il concilio Vaticano II insegna al numero 12 di Lumen gentium: “È necessario che i cattolici siano pienamente coscienti di avere quella vera libertà di parola e di espressione, che si fonda sul ‘senso della fede’ [il sensus fidei] e sulla carità (Lumen gentium 12)” (Il sensus fidei nella vita della Chiesa, n. 124). Perciò anche il canone 212 §3 stabilisce: “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi”.

Ora, però, si pone la domanda su come discernere il sensus fidelium autentico, e quindi teologicamente rilevante.

Nella fase preparatoria dei sinodi dei vescovi, per esempio, sono stati distribuiti dei questionari a tal fine. Non sono in grado di giudicare fino a che punto queste azioni siano state svolte in maniera professionale, ovvero tenendo conto dei metodi sviluppati dalla moderna demoscopia. È però evidente che tali questionari giungano molto più facilmente ai quadri delle organizzazioni cattoliche che alla normale comunità dei fedeli. C’era quindi da aspettarsi che i risultati della consultazione più che rispecchiare la vera opinione pubblica del popolo dei fedeli fossero influenzati dal pensiero promosso dalle singole associazioni, e così via.

Un altro problema è costituito dalla scelta, ovvero dalla formulazione delle domande proposte. In tal modo era facile poter manipolare i risultati. È alquanto dubbio che ciò consenta di sperimentare il vero sensus fidei fidelium.

Il sensus fidei fidelium, ritengo, si esprime in modo molto più autentico attraverso dichiarazioni spontanee. Un esempio molto evidente di ciò lo offrono le manifestazioni di massa “Manif pour tous” in Francia.

È degna di nota anche la partecipazione di centinaia di migliaia di persone alle marce per la vita.

Infine, quasi un milione di cattolici hanno indirizzato al Santo Padre una petizione riguardo alle questioni sorte con Amoris laetitia, seguiti da oltre 200 eminenti studiosi da tutto il mondo.

Sono queste le forme in cui si manifesta oggi il sensus fidei, l’istinto di fede del popolo credente.

Sarebbe ora che il magistero prestasse la dovuta attenzione a questa testimonianza di fede.

Nell’opera citata all’inizio, On Consulting the Faithful in Matters of Doctrine, J. H. Newman ha scritto: “… dunque non credo affatto, che potranno mai ritornare tempi come quelli degli ariani…”.

Oggi staremmo tutti meglio se avesse avuto ragione.


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19 commenti

  • don Armando Maria Loffredi ha detto:

    Tempo fa in un messaggio della Madonna lessi che… saranno i fedeli laici a salvare oggi la Chiesa… e il sensus fidei fidelium me lo conferma. Ed è quello che vedo chiaro oggi, vivendo tra le persone che pregano il Santo Rosario, che si consacrano al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria, si confessano regolarmente, che fanno adorazione eucaristica, che aiutano i poveri e i malati e che vanno a Messa per fare la Santa Comunione bene, in grazia di Dio… Dunque c’è speranza perché, proprio grazie a questi fatelli e sorelle che sanno vivere ed incarnare la Parola di Dio nella vita di ogni giorno, verrà finalmente il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, la vera primavera della Chiesa, e la conversione di tutti i popoli a Gesù Cristo Vivo. Vvb e vi benedico in Gesù e Maria!

    • Alessandro2 ha detto:

      Anch’io, caro don Armando, dopo gli sconforti patiti leggendo le varie uscite papali e para-papali, traggo enorme giovamento dalla constatazione che “il popolo” (o “la ggente”, come si chiama oggi) è tutt’altro che fesso. Il Signore conservi intatto il sensus fidelium.

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    …grande Brandmuller!… C’è ancora un vescovo in Germania…

  • Adriana ha detto:

    Coincidenze : avevo appena scritto della Pasqua ortodossa quando compare un servizio fotografico :”Sangue sulla lastra del
    S.Sepolcro?” comparse macchie cospicue alla vigilia della Pasqua
    ortodossa. Vero ? Falso? Comunque impressionante. In Blondet .

  • Vittorio ha detto:

    Tosatti, con giusta cautela, accoglie tutti. Ai nemici ha aggiunto i troll, ai troll gli svitati. Lo propongo come mediatore in questa battaglia sull’ortodossia. 😘

  • Marco Matteucci ha detto:

    Caro dott. Tosatti;
    Può anche darsi che io secondo la sua valutazione possa essere inserito fra i “troll o gli svitati” a cui lei fa riferimento all’inizio del documento, però detto tra noi, mi sarei aspettato qualcosa di più “asciutto” e diretto, mi sembra che quasi ci si “vergogni” di chiamare direttamente in causa l’artefice di tutta questa confusione, secondo me la chiesa ha un solo tesoro da proteggere, Gesù Cristo Dio insieme alla sua Santa Parola, non capisco per quale motivo, prima si lancia il sasso e poi si tenta di ritrarre la mano.
    San Pietro nella lettera ai Galati dice:
    «Ho resistito in faccia a Pietro, poiché era reprensibile», secondo Lei oggi si procede allo stesso modo?
    Fino a quando non si avrà il coraggio di resistere IN FACCIA a Pietro, penso che le cose non cambieranno, anzi dovremo assistere sempre a nuove eresie, tipo quelle occorse durante la recente Settimana Santa o forse addirittura peggiori.
    Lo ripeto:
    È inutile bisbigliare in casa dei sordi!
    Felice settimana a lei e a tutti i lettori del blog.

    • Vittorio ha detto:

      Svitatoson io. Ahimè non in grazia di Dio.Il sospetto mi veniva dalla rabbia che mi prende. Eppure un briciolo di compassione mi e’ rimasta. Le battute e insinuazioni più maligne (che, meno male!, il mio tutore Tosatti avrebbe censurato, NON SCHERZO!): per rispetto, pieta’? ma soprattutto, oggi si usa dire EMPATIA: non le ho fatte (in parte). 😭

  • cosimo de matteis ha detto:

    L’intervento di Sua Eminenza il cardinale Walter Brandmüller è stato di spessore notevole. Ma le esagitate fans non hanno capito molto. Pur rispettando la privacy non posso non riportare il TESTUALE commento, in merito alle parole del Porporato, da parte di una persona di quella congrega che si infiamma quando si parla di “eresia” ed “apostasia”.

    Ecco cosa ha scritto un farinella-pon-pon-boy: .”

    “Io non l’ho seguito. Ho visto solo alcuni minuti. Poi mi è venuta la depressione. Tutto spento, senza alcun fuoco dell’anima. Ho lasciato subito perdere.”

    Capite?
    Senza “fuoco” dice!
    E nel commento precedente una ulteriore persona della stessa setta aveva parlato del “SACRO FUOCO DI SALINELLA”: Ecco il commento iniziale che da la stura:

    “”Rispetto al fuoco don Minutella, ieri al convegno tutto poteva apparire spento.
    I cardinali, rispetto a lui, potrei paragonarli alla brace, che cova sotto la cenere.
    Entrambi però in perfetto accordo e con un unico calore nel cuore.
    Felicissima di questa unità(anche in foto visibile) e bagno di folla rigenerante e veramente cattolica.
    Dico il vero”””

    COMPRENDETE, signori organizzatori, Eminenti Cardinali, gentile dottore, che questo è solo DANNOSO alla Chiesa di Cristo?

    • Vito ha detto:

      Preferisco 1000, anzi 100.000, volte don Minutella ai vostri don Fredo non credo, don Ciotti l’ipocrita, mons. Ricch… scusa Ricca, padre Sosa e il suo registratore, don Michele De Paolis (prete omosessualista cui Bergoglio ha baciato le mani), don Mauro Leonardi (starlette tv, omosessualista, scrittore di romanzetti rosa tendenti al porno)

  • Teofilo ha detto:

    Caro Tosatti, il defunto cardinale Joachim Meisner, dopo l’introduzione del cardinale Walter Kasper sulla pastorale famigliare al Concistoro che precedette il doppio Sinodo, disse : «Tutto ciò finirà in uno scisma». Con ironia, la quale mi permette di soffocare in parte il profondo dolore, dovremmo tutti iniziare a guardare in faccia la futura realtà.

  • Alessandro ha detto:

    Uno dei pochissimi vescovi che sconsiglio’ Pio XII dal proclamare nel 1950 il dogma dell’Assunzione fu il vescovo di Tortona, Domenico Egisto Melchiori (1935-1963) per ragioni di maledetta (aggiungo io) opportunità verso i protestanti e gli ortodossi. Già allora … certi vescovi remavano contro il sensus fidei.

    • Vittorio ha detto:

      @ Alessandro

      E qui si sbaglia. Il “sensum fidae” non e’ con voi. Neppure con me. Il “sensum fidae” fa’ l’ impressione che sia tutto regolare. Questa la percezione che ho io.

      • Adriana ha detto:

        @ Vittorio,
        il “sensum fidei ” non è sicuramente con lei perchè scrive di
        altro. 🙂

  • Adriana ha detto:

    @ DEUTERO ,
    desiderei un chiarimento.
    Intendi dire che soltanto oggi ,e
    magari in ritardo , alcun generali ricorrono alla truppa mandandola
    avanti ?
    Usando a questo scopo un’oratoria lusingatrice?
    Testimoni forse finalmente consapevoli che la Chiesa dopo non aver voluto affrontare il problema “moderno” della procreazione
    regolata grazie ai preservativi si è trovata improvvisamente a
    “benedire” qualunque unione in nome dell’affettività ?
    Questa non è affatto una polemica con te ,al contrario ,ma ritengo che sarebbe ora che tutti i -anche minimamente consapevoli –
    parlassero chiaramente. Generali compresi . Vale

    • deutero.amedeo ha detto:

      -Magari in ritardo- dici?
      In grande ritardo a parer mio.
      Ti rispondo con un altro copia-incolla di un mio post di tre anni fa. Ad meliora!

      LAICI (da Evangelii nuntiandi , 8/12/1975 : esortazione apostolica di Paolo VI)

      70. I laici, che la loro vocazione specifica pone in mezzo al mondo e alla guida dei più svariati compiti temporali, devono esercitare con ciò stesso una forma singolare di evangelizzazione.
      Il loro compito primario e immediato non è l’istituzione e lo sviluppo della comunità ecclesiale – che è il ruolo specifico dei Pastori – ma è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all’evangelizzazione, quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza. Più ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà ed esplicitamente impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto più queste realtà, senza nulla perdere né sacrificare del loro coefficiente umano, ma manifestando una dimensione trascendente spesso sconosciuta, si troveranno al servizio dell’edificazione del Regno di Dio, e quindi della salvezza in Gesù Cristo.

      • Adriana ha detto:

        @ DEUTERO ,
        si ,benissimo , ma nei dettagli pratici quali comportamenti avrebbero dovuto privilegiare . Perchè a me l’atteggiamento
        dei laici cattolici nei confronti della sessualità è parso ,per decenni quello riassunto nell’episodio di F.Fellini “Bevete
        più latte”(spero che ti ricordi del bravissimo Peppino e
        di Anitona Eckberg -una candida forza della natura-) .
        E questi atteggiamenti dipendevano dall’imput dato dalle
        autorità religiose. Aggiungo il fatto che i laici “devoti” tende-
        vano a creare club piuttosto chiusi .
        Oggi, ma già da 5 anni tutto sembra capovolto .Ma in maniera confusa.
        Ho osservato con nostalgia e “invidia” la celebrazione pasquale
        a Mosca .Ci si percepiva la comunità fiera del proprio credo.
        Sicura in esso ;che da esso traeva forza .
        E soprattutto preso molto
        seriamente.Molti bianchi ,ma anche asiatici .Niente droni.

        • deutero.amedeo ha detto:

          In concreto i laici sono riusciti a fare ben poco perché quei pochi che ci hanno provato sono stati subito bloccati (placcati in termini da rugby) dalla gerarchia.

  • deutero.amedeo ha detto:

    Chiedo scusa, il nickname biblista anziché deutero.amedeo.
    È stato un lapsus.

  • Il biblista ha detto:

    Amico Tosatti, sette anni fa, nel mio forum
    http://www.apostolicamactuositatem.forumfree.it
    scrissi il post qui sotto copia-incollato:

    Nello spirito della Lumen Gentium e dell’Apostolicam Actuositatem, questo forum non vuole assolutamente costituire una sfida tra laici e sacerdoti. Dovrebbe, nelle mie intenzioni, costituire un punto d’incontro tra l’universo numericamente maggiore del laicato cattolico, e l’universo, numericamente molto inferiore, ma non per questo meno importante nell’economia della salvezza, costituito da ordinati e consacrati. Se le chiese sono sempre più vuote, la colpa non è certamente soltanto del maligno, ma neppure soltanto dei fedeli laici. Se ci incontriamo e ci confrontiamo senza polemiche, ma con spirito di collaborazione, forse potremmo reciprocamente aiutarci a capire le ragioni di ciò che sta avvenendo e individuare qualche possibile via di uscita. La mia porta è aperta, se qualcuno vuole partecipare, credo che il Signore ce ne renderà merito. Altrimenti ognuno vada per la sua strada, assumendosi la sua buona dose di responsabilita’.

    Avevo decine di iscritti e una quarantina di visite al giorno. Poi piano tutti furono catturati da Facebook da Twitter e dai blog ed ora è praticamente abbandonato.
    Ma a parte questo, non mi è riuscito di convincere un sacerdote a scrivervi un post, perché essendo laico ero considerato un autoreferente, quasi un abusivo.
    Il clero ha sempre considerato i laici come i manovali della chiesa, mai come dei possibili re, profeti, sacerdoti.
    Il papa stamattina ha detto che mai i cristiani devono rassegnarsi.
    Appunto, non ci rassegneremo mai all’andazzo odierno.