PADRE NOSTRO. A MILANO C’È CHI RECITA A MESSA LA NUOVA VERSIONE. UN ESPERTO SPIEGA: “TENTAZIONE” È SBAGLIATO, NELLA VECCHIA E NELLA NUOVA.

2 Febbraio 2018 Pubblicato da --
Marco Tosatti

Stilum Curiae si è occupato qualche giorno fa del Padre Nostro, e delle possibili – saranno discusse dalla Cei in autunno – del fnale della preghiera. Abbiamo ricevuto la testimonianza di un lettore, che ci dice come già in almeno una parrocchia di Milano si precorrano i tempi. Di seguito vi offriamo lo studio di un altro lettore, esperto in greco e latino, che ha insegnato per quarant’anni.

“Egregio Dott. Tosatti,

Di ritorno dalla S. Messa domenicale serale, ho letto sul Suo blog il racconto “La svolta” di Alfonso Indelicato e ciò mi induce a raccontarLe quanto ho vissuto proprio durante la celebrazione della S. Messa di questa sera.

Le scrivo da Milano, dove risiedo da qualche anno dopo aver lasciato la regione nella quale sono nato e cresciuto fino all’età di 23 anni. Milano, si sa, è la locomotiva d’Italia e forse l’unica città davvero europea della nostra nazione. Essa, pertanto, funge spesso da cassa di risonanza di tutte le novità sociali che poi, da qui, si riverberano nel resto del paese. Nulla di particolarmente eccezionale se ciò riguarda abitudini e stili di vita mondani, mentre molto più interessante diventa la cosa se a essere anticipati e amplificati sono i cambiamenti di cui si discuterà nei prossimi mesi in ambito ecclesiale.

Ebbene, proprio questa sera, il sacerdote (vicario e non il parroco) della mia Parrocchia, al momento della preghiera del Padre nostro, ci ha annunciato l’imminente cambiamento della stessa invitandoci, al contempo, a seguirlo già da questa sera stessa nell’utilizzo della nuova espressione “e non abbandonarci alla tentazione” in luogo della vetusta “e non indurci in tentazione”. Da cattolico fedele al depositum fidei ho iniziato a mugugnare tra me e me alle parole del presule, ma fatto sta che questi, dopo aver fatto salire e preso per mano due ministre straordinarie che hanno successivamente partecipato alla distribuzione dell’Eucarestia in una chiesa tutt’altro che gremita, ha pregato il Padre nostro interpolandolo con la nuova traduzione. Dal canto mio sono rimasto fedele al testo insegnatomi fin da quando ero bambino e ho alzato il tono della voce al momento di chiedere a Nostro Signore di non indurmi in tentazione, con la speranza che i miei vicini di banco sentissero la dissonanza rispetto alle parole del celebrante. L’episodio mi ha sorpreso molto perché il sacerdote, che è sempre molto attento ai temi liturgici e che ha spesso pronunciato omelie profonde e toccanti ispirate ai veri valori evangelici, non si era mai presentato a noi fedeli come un presule “d’assalto” della nuova riforma ecclesiastica”….

Ed ecco il parere di un esperto di latino e greco.

 “NON ABBANDONARCI ALLA TENTAZIONE”?

(Di Tommaso Guida)

Ho insegnato per quaranta anni Latino e Greco nei licei statali e, di fronte alla traduzione adottata dalla CEI del “non indurci in tentazione” in “non abbandonarci alla tentazione”, sono rimasto fortemente deluso, in quanto – a mio giudizio – la trovo inesatta; oltretutto, condurrebbe ad una interpretazione fuorviante ed evangelicamente insostenibile.

Mi spiego :

1) Il testo greco, che ci è stato trasmesso, è di per sé una traduzione : infatti Gesù non parlava in greco, bensì in ebraico/aramaico. Di conseguenza, Matteo e Luca hanno dovuto operare una trasposizione in lingua greca, e, quindi, è stato necessario scegliere tra i vocaboli a loro disposizione.

Guardiamo per es., a peirasmòs. Tale termine significa ‘prova, esperienza, esperimento’.

2) Lasciando da parte, per ora, S.Gerolamo, il cui ‘in tentationem’ ci porterebbe diritto a ‘tentazione’, consideriamo gli altri termini che in greco hanno il significato di ‘prova’.

Tra essi troviamo, ad es., bàsanos, tekmèrion, réhtra, élenkos, deīgma.

Eliminiamo subito réhtra, che significa “prova di gara”; eliminiamo élenkos = fornire una prova, mezzo di contestazione ; eliminiamo altresì deīgma = confermare con prove; eliminiamo ancora tekmèrion = da un indizio ricavo una prova. Escludiamo anche bàsanos = proviamo l’oro.

Resta peirasmòs: l’espressione, ad es., peîran dìdomi significa “dar prova di fedeltà, di amicizia”, ecc.

Ecco perché peirasmòs non può essere tradotto in italiano con “tentazione”.

3) Il rapporto tentationem/ peirasmòs viene spiegato chiaramente, ad es., con la prova – che è una vera e propria sfida – che il diavolo propone a Gesù nel deserto : se tu sei il Figlio di Dio, dammi prova, dimostrami, di esserlo trasformando queste pietre in pane, ecc. “Tunc Iesus ductus est in desertum a Spiritu, ut tentaretur / (peirastènai) a diabolo (Mt 4,1) ; et tentabatur / peirazòmenos (Mc 1,13) a satana”.

4) Anche Gesù può essere peiràzon: lo troviamo esplicitamente in Gv 6,6 ss. (moltiplicazione dei pani), lì dove Gesù intende verificare la fede degli apostoli nei Suoi confronti : ‘Unde ememus panes, ut manducent hi? Hoc dicebat autem tentans eum (sc. Filippo) : touto de élegen peiràzon autòn.

5) Consideriamo adesso l’ “in tentationem” usato da S.Gerolamo: risulta, a questo punto, che egli ha rispettato pienamente il termine greco, in quanto temptatio significa – oltre che ‘tentazione’ – prova. Es : temptavi quid in eo genere possem; ossia : verificai, misi alla prova, le mie capacità (Cic. Tusc. 1,7).

Gerolamo, osserviamo, conosceva bene non solo il latino e il greco, ma anche l’ebraico.

6) Ci domandiamo, a questo punto, per quale motivo “in tentationem” è stato tradotto, in italiano, “in tentazione”, lasciandoci nell’equivoco, quasi che il Signore potesse/possa indurci in tentazione.

La realtà è che la Chiesa, una volta abbandonato il greco, e utilizzando esclusivamente il latino, ha seguito, nel corso dei secoli, soltanto la Vulgata geronimiana, sicché ha tradotto in italiano, diremmo noi pari pari, quasi come un calco, tale parola, più per il suono che per il senso e il significato, non considerando più il testo greco, ormai in disuso.

7) Me eisenénkes hemàs eis peirasmòn. Si tratta di un congiuntivo aoristo, che ha una sfumatura tra l’imperativo negativo e l’ottativo. E’, cioè, una sorta di preghiera rivolta al Padre, come per dire: per favore, ti prego, non….S.Gerolamo – osserviamo – ha tradotto letteralmente il me eisénenkes in “ne nos inducas”: eis = in, me eisénkes = ne in-ducas.

Quindi: non “non intro-durci nella prova”, bensì non farci entrare.

Si chiede al Padre di non metterci alla prova, in quanto ci rendiamo conto di essere deboli se messi alla prova. Infatti Gesù ha detto: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione (=prova)”: ina me eiséltete eis peirasmòn (Mc 14,38); e spiega: to men pnéuma pròtumon, é de sarx astenés.

8) Per concludere : che peirasmòs significhi prova ce lo spiega lo stesso Gesù: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove (Lc 22,28)”: en tois peirasmõis / in tentationibus.

Da considerare, inoltre, che lo stesso Sommo Poeta, Dante Alighieri, nell’XI canto del Purgatorio, il canto dei superbi, nella parafrasi del Padre Nostro, usa l’espressione “Nostra virtù che di leggier s’adona, / non spermentar cò l’antico avversaro” (vv. 19-20), che i commentatori spiegano : “Non mettere alla prova la nostra virtù” (v. Bosco-Reggio ; T. Di Salvo ; G. De Rienzo, ecc.).

  Pertanto, nel passaggio traduzione > interpretazione > resa in italiano, il testo – a nostro giudizio – risulta: “Non ci esporre alla prova, ma liberaci dal Maligno”.

Sì, perché noi, nella nostra sicumera, siamo sempre pronti a dire, come Pietro, “Signore, anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò mai”. Ma poi…

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64 commenti

  • Maria Di Chio ha detto:

    Cito, per confermare quanto ha scritto Guida, l’esperto di lingua greca, la traduzione di un altro illustre grecista, Enzo Mandruzzato, nel suo: “Il buon messaggio seguendo Matteo”, traduzione del Vangelo di Matteo, recentemente ripubblicata dalla casa editrice Lindau.
    Eccola:
    “Tu non ci metterai alla prova, ma difendici dal male del mondo.”
    Mandruzzato nella sua traduzione si è proposto di rendere il vero senso delle parole come allora, al momento della stesura del Vangelo, erano intese dai lettori, che conoscevano quel greco parlato nei loro paesi e che spesso erano di cultura ebraica, così come lo era ovviamente Gesù. Perciò ad esempio Xristos è sempre tradotto con “Unto” e così per molte altre parole. Purtroppo in Vaticano a cominciare dal gesuita papa manca una vera cultura e soprattutto domina il desiderio di far dire a Gesù quello che i gesuiti vogliono, tanto “non c’era il registratore!”

  • Ecclesia afflicta ha detto:

    Sul tema del “Padre nostro” vorrei segnalare un interessante contributo, in inglese, di un sacerdote professore di greco.
    Fra le cose che dice mi pare interessante l’affermazione che “la Chiesa è andata avanti per duemila anni senza mai prescrivere quale significato dobbiamo dare a ciascuna parola di questa preghiera. Due millenni di libertà ermeneutica… finché non siamo entrati dell’Età della Misericordia, l’Aetas Bergogliana. Ora sembra che ci si debba vincolare a quelle particolari interpretazioni e significati che sono graditi a questo particolare Papa onnisciente.”
    Ecco i link:
    http://liturgicalnotes.blogspot.it/2017/12/will-he-never-stop-1.html
    http://liturgicalnotes.blogspot.it/2017/12/will-he-never-stop-2-pope-francis-our.html
    Interessanti anche le osservazioni sulla tendenza di papa Francesco a considerare il Deposito di Fede della Chiesa universale, ereditato dagli apostoli e dalle passate generazioni, come qualcosa a sua disposizione che può essere cambiato, criticato e maneggiato secondo il suo umore del momento. Ricorda un bambino a cui è stato dato un giocattolo… un bambino chiassoso e testardo che gioca in modo grossolano, la cui frase tipica è “Io voglio…” e che, se qualcuno gli chiede di trattare le cose con più gentilezza, pianta la grana…

    http://ecclesiaafflicta.blogspot.it/

  • Ezio Frescaroli ha detto:

    Gentile Direttore
    ritengo “Non ci esporre alla prova…” una traduzione sbagliata perché è in contrasto con quanto insegna il catechismo cattolico.
    Il CCC al n. 2847 distingue tra “… prova, necessaria alla crescita dell’uomo interiore …” e “… tentazione che conduce al peccato e alla morte” esortandoci “… anche distinguere tra «essere tentati» e «consentire» alla tentazione…”.
    Al n. 1820 leggiamo “… Essa [la speranza] ci procura la gioia anche nella prova…” e al n. 1808 “… La virtu’ della fortezza rende capaci … di affrontare la prova e le persecuzioni”.
    Ai nn. 1473 e 1508 troviamo il significato ed il valore della prova nella vita del cristiano.
    Pertanto il cristiano nella sua vita terrena avrà sempre delle prove da affrontare ed è sempre esortato a non cadere nel peccato.
    Il CCC, al n.2846, affronta il significato da attribuire alla richiesta “non ci indurre in tentazione” affermando: “… Noi chiediamo al Padre nostro di non « indurci » in essa. Tradurre con una sola parola il termine greco è difficile: significa « non permettere di entrare in », « non lasciarci soccombere alla tentazione ». « Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male » (Gc 1,13); al contrario, vuole liberarcene. Noi gli chiediamo di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato. Siamo impegnati nella lotta « tra la carne e lo Spirito ». Questa domanda implora lo Spirito di discernimento e di fortezza.”
    Ritengo, pertanto che citare il n. 2846 del CCC, quando si affronta il “non ci indurre in tentazione”, sarebbe di molto aiuto per cogliere il suo vero significato ed eviterebbe l’instaurarsi di duelli o immagini mediatici deleteri all’annuncio del Vangelo.
    Inoltre, mi colpisce, e non trovo soddisfacenti le motivazioni addotte che la CEI nel 2000 (vedi https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/ii-padre-nostro-ecco-come-cambia-in-italiano) affrontando il “non ci indurre in tentazione” non abbia scelto l’interpretazione « non lasciarci soccombere alla tentazione » del CCC, ma abbia optato per «non ci abbandonare nella tentazione» che ritengo abbia un significato diverso in quanto in “soccombere” colgo una responsabilità del soggetto nel cadere nel peccato, mentre in “abbandonare” colgo un demandare, uno scaricare ad un altro questa responsabilità.

    Cordiali saluti
    Ezio Frescaroli

  • Adriana ha detto:

    @ Spettro : siamo di fronte a una strana contraddizione logico-lessicale . Perchè anche il denominarsi Spettro di Q.C. indica la volontà di trincerarsi in una categoria astratta e, quindi , -secondo il nuovo verbo – di nessuna reale pregnanza. Inoltre : quale valore possono avere degli epiteti rivolti a “categorie astratte”, non “concrete”, non a umani , insomma, ma a fantasmi o a spettri che paiono infestare i meandri di una mente malata di ossessioni che si estrinsecano in insulti -non in correzioni- pittoreschi e buffi. C’è molto Gongora , molto “barroco” in queste immagini, molto Romero ( il regista dei film sugli Zombie ),molto Ramòn del Valle Inclàn e del suo ” Divinas Parabras” cui si è ispirato anche Bunuel – specie nella parodia dell’Ultima Cena nel film Viridiana. — Sospetto, inoltre , che il passare da” Farisei “a ” “Zombie con i baffi ” sia anche dovuto alla precisa richiesta del rabbi Di Segni di non citare più i Farisei a ogni pie’ sospinto come usava fare a mo’ di Gesù Cristo , per non offendere l’ebraismo. Eccolo, quindi, limitato nel suo richiamarsi a una fonte autorevole quanto terribile come i Vangeli , ricorrere ad una storytelling autarchica e grottesca . Mi pare quindi che ,nelle sue omelie, i testi sacri -vecchio tipo- vengano ridotti a pedana olimpionica per lanciarsi in tuffi clamorosi , a pancia, ricchi di spruzzi , funzionali ad esser immortalati (si fa per dire) dai media. Il mondo post-moderno, il mondo tecnologico è in attesa di dividere il tempo (superiore allo spazio) in due ere : ante e post Bergoglium , nuovo S.Gerolamo nella riscrittura dei testi sacri. Nota finale: un ringraziamento per esser stata cooptata nella famiglia allargata degli Spettri e con un ruolo preciso. Mi fa pensare alla deliziosa Famiglia Addams. Le sorprese della vita…!

    • Lo spettro di QC ha detto:

      Zombie coi baffi era stata una delle più grandi genialate di Cossiga. Lo zombie era Occhetto… (voleva essere una citazione colta)

      • Adriana ha detto:

        @ Spettro :” Oh gran bontà (lealtà) dei cavalieri antiqui”….; “Cortesia, Cortesia, Cortesia vo chiamando / e da niuna parte mi risponde ” .Idee impossibili a un baro.

  • Caro Direttore:
    È da molti anni che si è scoperto che il Vangelo contiene versetti strani, ma con la traduzione all’arameo e l’ebraico quelli versetti prendono luce e senso.
    Perdono per l’esempio, ma passa come con questi scritti che gli inviò caro Direttore: una cosa è quella che scrivo nella mia lingua, un altro quello che afferma una brutta traduzione, un altro quello che capisce il lettore, ed un altro quello che alla fine il lettore vuole capire.
    Caro Direttore: se non c’intendiamo della nostra propria lingua: come capiamo per mezzo di non un traduttore bensì di vari traduttori?
    Cercherò di evitare brutte traduzioni:
    1ª. Sembra sempre di più chiaro: Luca 18: 8. 2Tessalonicensi 2: 1-12. 1Timoteo 4: 1.
    2ª. Ed andiamo: Matteo 24 // Marco 13 // Luca 21.
    3ª. Per quel motivo “il Signore accorcia i tempi”: Matteo 24: 25 / / Marco 13: 23.
    4ª. Due cose nuove sotto il sole:
    La prima:
    Da quando nello Stato Uniti in gennaio di 1973 si approvò l’assassinio del no nato come un bene ed un diritto, il massacro annuale ed universale si estese per tutto il Mondo. Le cifre ufficiali si avvicinano ai 50 MILIONI ANNUALI, aggiungano gli assassini clandestini ed i silenziosi delle pillole: totale, che con tanto battezzato in sangue il Cielo sta per chiudere perché già le piazze stanno coperto Apocalisse 6: 10. E se il Cielo sta per chiudere per mancanza di piazze, l’Inferno più, perché per ogni assassinato non nato diretta ed indirettamente: quanti possono andare all’Inferno…?
    La secunda:
    L’apparizione del profetizzato “Pastore stolto e falso profeta” Francesco: Zaccaria 11: 15-17 ed Apocalisse 13: 11. 16: 13. 19: 20. 20: 10.
    5ª. Questo non dimenticarlo mai: Giovanni 15: 5.
    E 6ª. Due consolazioni: Matteo 28: 20 e Giovanni 19: 27, benché questo ultimo molti non lo capiranno o non lo vorranno capire: peggiore per essi!
    Saluti.

  • Leonardo ha detto:

    Per quello che credo, la frase posta in discussione” Non ci indurre in Tentazione” con “ Non ci abbandonare alla tentazione” è irrilevante da un punto di vista evangelico, ma come ha detto sopra Giuseppe Pietro, essa offre occasione a molti di esseere più facilmente, ispirati , dico Io: dal maligno, per cambiare molto di più e con significato dottrinali molto più importanti. Chiamiamola tentazione o prova, questa ci sta come opportunità di crescita spirituale, anzi serve a Dio per saggiare e irrobustire la nostra fede e crescita spirituale. Fermi restando che la tentazione è frutto del male e non di Dio che non la voleva assolutamente per noi. Detto ciò: la parola indurre, significa dal latino indotto ovvero fare cadere dentro. Quindi la frase “Non ci indurre in tentazione vuoi dire : non ci fare cadere dentro la tentazione. Tradotta in questo modo vuoi che il problema non è tanto la tentazione ma quanto piuttosto il caderci dentro. Inoltre ciò vuol dire anche che senza l’aiuto di Dio non possiamo riuscire ne a resistere alle tentazione che alle prove. Ribaltando lo stesso concetto a “Non abbandonarci alla tentazione”, traducendo il tutto come ho fatto Io , non cambia assolutamente nulla ed entrambi li trovo congruenti con gli insegnamenti del nostro Maestro e Signore Gesù Cristo. Ad ogni modo, questa diatriba, per me irrilevante, offre il pretesto a chi in maniera diabolica sta tramando per cambiare molto di più. Noi manteniamoci in guardia ed occhio sempre al Vangelo.

  • peter ha detto:

    “Non esporci alla prova”, sarebbe la traduzione migliore!
    Ma, attenzione, concordo che le intenzioni di questa chiesa “bergogliana” sono altre.!

    • Leonardo ha detto:

      Caro Peter, il non esporci alla prova, se non interpreto male Io sarebbe come se la prova in se fosse il fatto negativo , invece per me la prova, intesa così, non è il problema ma una opportunita’ di crescita spirituale. Se proprio si deve usare prova, la mia traduzione è non farci cadere nella prova, oppure non fare che Io non superi la prova. Indurre invece che tradotto da. Latino vuol indotto ovvero entrare è quello che mi convince. Ovvero fai in modo che Io non cada dentro la tentazione o come dici tu Prova. Ma utilizzare esporci come termine di premessa alla tentazione o al male non mi trova d’accordo. Ad ogni modo come hai anche Notaro tu, oggi il volere cambiare qualcosa, probabilmente nasconde le intenzioni di altri cambiamenti più rilevanti.

  • Lucy ha detto:

    Giuseppe Pietro complimenti ! Pensiero chiaro in ogni sua parte.È evidente che questa frenesia di cambiare ha come unico scopo quello di preparare la strada ad altri più sostanziosi cambiamenti , ma col solito sistema : votazioni già predeterminate , teologi che fanno ” teologia in ginocchio ” mandati avanti a rendere il percorso più agevole ,preti e vescovi pronti col trasformismo clericale imperante a rendersi interpreti ” da subito ” senza neanche aspettare la farsa della votazione in autunno della volontà del capo.È il veleno distribuito sapientemente goccia a goccia che farà trovare i fedeli senza che se ne rendano neanche conto in un ‘altra chiesa.

  • Giuseppe Pietro ha detto:

    Io sinceramente non ne posso più di questa storia dell’esatto significato del Padre Nostro.
    Mi spiego meglio, non vorrei creare equivoci.
    Ok, il significato corretto è non metterci alla prova, sostieni noi contro il Maligno, la traduzione dal greco, dal latino, dall’aramaico. Ok!

    Ma quello che è veramente distruttivo, e che mi fa paura, di questa fregola del volere cambiare il Padre Nostro è il messaggio implicito: è era di cambiamenti, si può cambiare tutto, persino il Vangelo, persino il Vangelo quando riporta le Parole così come direttamente dettate da Gesù Cristo. Questo è il punto!
    Ad aggiungersi quando tempo fa per Galantino Sodoma non è stata distrutta ma risparmiata, quell’altro che gli apostoli non avevano il registratore. Nell’ordine: prima l’Antico Testamento, poi l’insicurezza del Vangelo, fino alle stesse Parole di Gesù.

    Ovviamente lo stile è accuratamente diverso. Con Sodoma si nega un fatto per ovvi motivi al costo di farlo in modo brutale (negando una cosa scritta a chiare lettere). Con il Vangelo senza registratori, si mette il tarlo del dubbio che quindi tutto è discutibile.
    Con il Padre Nostro, essendo la Preghiera per eccellenza che ci ha insegnato Gesù, viene fatto mettendosi il vestito da agnello.
    Infatti il “senso” sarebbe che viene fatto per evitare dubbi interpretativi, circa il rapporto tra Dio e la tentazione che perseguita l’uomo.
    E’ chiaramente una scusa. Allora dovremmo cambiare pure le parti del Vangelo dove Gesù Cristo ci dice di tagliarci la mano o cavarci un occhio se ci è di scandalo. E’ chiaro che nessuno ha bisogno di capire il senso della frase di Gesù.
    Lo dovremmo fare col Padre Nostro?
    Io non credo che esista bambino, uomo, vecchio, dei secoli scorsi fino ad oggi che pregando col Padre Nostro abbia mai confuso Dio con Satana. Pur avendo pregato SEMPRE sia in latino che in italiano dicendo non inducat e non ci indurre.

    Per cui, cambino, facciano pure, io continuerò a pregare come ho sempre pregato all’asilo, alle elementari, da ragazzino a ora che ho 40 anni.

    • Giuseppe Pietro ha detto:

      “….dove Gesù Cristo ci dice di tagliarci la mano o cavarci un occhio se ci è di scandalo. E’ chiaro che nessuno ha bisogno di capire il senso della frase di Gesù”.

      Scusate per la fretta ho scritto male la frase.
      Volevo scrivere: …..E’ chiaro che nessuno ha bisogno che gli venga spiegato il senso della frase di Gesù”. (e quindi di riscrivere anche quei passi del Vangelo)

  • Caro Direttore:
    Dio né tenta né mette a prova all’essere umano, semplicemente gli mette davanti un “specchio” affinché si veda come è e come vuole essere.
    In questo mondo siamo condizionati fisica e psichicamente, siamo condizionati per le circostanze della vita: non è la stessa cosa nascere nel migliore quartiere da Milano che in un netturbino di Calcutta, per fare un esempio.
    Quello sì, stiamo in questa vita per farci, per decidere, per volere: decidere ed amare la verità la bugia, la luce all’oscurità, il bene al male, la pace alla violenza…
    Per quel motivo, quando stiamo allora in realtà davanti a Dio e pienamente decidiamo: o lo vogliamo o lo respingiamo, così chiaro. E ricordo ai gesuiti Arturo – “il diavolo raffigura simbolica” – e Jorge Mario – “tutti, tutti al Cieli” – che Satana ed i suoi demoni respinto e RESPINGONO a Dio, e che la stessa cosa che essi, io – noi – posso respingere a Dio quando l’abbia davanti: così duramente ma così vero: “Dio vuole che tutti gli esseri umani e salvare ” 1Timoteo 2:4: Dio vuole, ma quell’in ultimo posto che decide piena e liberamente davanti a Dio io sono, io sono quello che decide se vuole stare con Lui, se lo voglio o no.
    Le prove – lo specchio al quale si guardi – che Dio permette che sia sommesso l’essere umano sono due:
    Una è la tribolazione, dove l’essere umano conosce e sa che può fare il bene o male; esempi, uccido o non uccido, furto o non furto, mento o non mento…
    E l’altra è la peggiore e più forte e è la tentazione, dove l’essere umano arriva a credere che fa il bene quando quello che fa è in realtà male il, e lo crede pienamente, e quello può durare un breve tempo, anni, o perfino tutta la sua vita, e è il classico detto quando una persona sta arrivando alla fine dei suoi giorni, quello “non mi pento di niente di quello che fatto”.
    Per quel motivo chiediamo a Dio non ci lasci cadere nella tentazione, perché senza il suo aiuto tutti tutti cadremmo: “Senza me non potete fare niente” Giovanni 15: 5.
    Nella vita dei santi si trovano molti esempi, di come san Francesco di Assisi ha ripreso al momento una tentazione del Diavolo, o come santa Caterina di Bologna ha detto che Satana l’ha tradita più di cinque anni.
    Saluti.

  • lo Spettro di Paolo ha detto:

    OT (ma non più di tanto)
    Gent.mo Abbè, care consorelle e cari confratelli vi invito caldamente a leggere gli ultimi (allucinanti) post dei cosiddetti ” anonimi della Croce ” di questa settimana. Pensate davvero che questa gente voglia il bene della chiesa? Fatevi la domanda è datevi una risposta.
    Saluti.

    • deutero.amedeo ha detto:

      Spettro, non ci indurre in tentazione!

    • Serena ha detto:

      Salve, Spettro di paolo, Eleuterio formaggino Teresiano ecc.ecc.! Lei deve davvero essere ridotto alla disperazione. Cosa le sta succedendo? Si sente così braccato e scoperto nelle sue varie identità da “Anonimi” da cercare in questo blog un improbabile rifugio (o spalla su cui piangere)? Senza neanche tentare (nel suo solito modo sgradevole ed errato) di commentare questo articolo? Devo ammettere che, se non conoscessi la sua protervia, sarei tentata di avere un qualche sentimento di pena nei suoi confronti… Ah, la tentazione…. Giusto l’argomento di cui si sta disquisendo… Vade retro, Satana!

      • Lo spettro di QC ha detto:

        Messaggio che gronda del tipico diabolico sadismo dei frequentatori del blog anonimo. Guardati dal contatto con queeste persone Collega Spettro.

        • lo Spettro di Paolo ha detto:

          Infatti io nel blog ci vado solo a leggere e mai mi sognerei di intervenire. Evidentemente c’è qualcuno qui che con i riti ” esoterici ” di Rapanelli pretende di avere anche doti di preveggenza. ( mi sa che questo l’abbė me lo taglia…)

          • Isabella ha detto:

            Solo una cosa su quel blog.
            Non fidatevi.
            Primo, perché a quanto scrivono gli “anonimi” sarebbe buona regola non dare troppo credito (passi pure una “soffiata”, magari due, ma mesi di anonimato dovrebbero mettere chiunque sul chi vive).
            Secondo, perché questo modo scandalistico di fare informazione (e ultimamente apologetica) ha poco di “cattolico”, soprattutto da parte di chi si vanta di essere tradizionalista.
            Terzo, perché ci sono molte cose che non quadrano. In primis gli spifferi stessi, che sono spesso rimasticature di paure e rumors che girano su internet da un bel po’ (la Messa ecumenica, di cui si vantano di essere stati i primi a parlare ed è anni che fa capolino qua e là). In questi giorni sta avvenendo qualcosa di gravissimo e a causa del nostro eurocentrismo non ne stiamo comprendendo la portata: la questione dei Vescovi illegittimi in Cina che il Vaticano vorrebbe legittimare per migliorare le relazioni con i vertici del partito comunista della Repubblica Popolare. Visto che i nostri anonimi, a sentire loro, hanno fonti di prima mano e ben inserite nelle segrete stanze vaticane, come mai non hanno anticipato la notizia?
            Occhio a non partecipare involontariamente a un’opera messa in piedi soprattutto per esacerbare gli animi e ridicolizzare il dissenso.
            Poi oh, fate come volete.

    • Adriana ha detto:

      Personalmente trovo “discutibili” se non addirittura risibili le ispirate immagini tirate in campo da Bergoglio ,come: (bisogna) “gettare il seme perchè la FORZA si scateni”-roba da “Guerre stellari”.- Oppure: ” mescolare il lievito perchè la FORZA possa crescere “- da gara televisiva tra Grandi Cuochi.- Quale FORZA ? Malvagia o Buona? Infera o Supera? Oppure queste distinzioni NON sono né attuali, né importanti purchè i Processi vengano avviati? Ma quali processi e per dove ? Visto che dovrebbero riguardare la sorte eterna delle anime di cui, pare, dovrebbe occuparsi lo Spirito che somiglia più che mai alla Colomba della Pace di staliniana memoria dipinta da Picasso e meno che mai a quella della Pentecoste di manzoniana memoria ,discesa a riparare la Babele delle lingue e dei credi di biblica memoria.

      • deutero.amedeo ha detto:

        Se hai lo stomaco sufficientemente robusto prova a leggere il Proemio alla recentissima Costituzione Apostolica Veritatis Gaudium……..
        A me certi periodi hanno fatto venire le vertigini. Peggio che buttarsi nel vuoto senza paracadute.

    • G.Gervasi ha detto:

      @ Spettro ossia Quanta Cura
      E Lei pensa che l’allucinante Bergoglio voglia il bene della Chiesa?

      @ et al.
      “Non metterci alla prova e liberaci dal Maligno!”
      Ottima traduzione, che la CEI farebbe bene ad adottare.

      • Lo spettro di QC ha detto:

        Gervasi non ne indovini una: quello è un altro Spettro, della cui colleganza sono onorato.

        • G.Gervasi ha detto:

          @ QC
          Non condivido la Sua opinione, Quanta Cura.
          Per quanto riguarda, poi, il dare del “tu”, son certo
          che Sua madre L’abbia istruito da fanciullo a non dare del “tu” a persone adulte senza il loro consenso.
          La invito, quindi, ad agire da bravo vecchio bene educato, conscio, peraltro, della Sua dignitá di scagnozzo ufficiale del Satrapo infelicemente regnante.

          • Lo spettro di QC ha detto:

            Gervasi che dici? La mia non è un’opinione ma un fatto: stavi parlando con l’altro Spettro. Saluti (anche da mia madre).

    • GMZ ha detto:

      Buongiorno Spettro,
      gli Anonimi sono appassionati, passionali, a volte duri, o financo ruvidi, ma non sono mai banali.
      In tutto ciò che fanno, in tutto ciò che scrivono è innervato un amore struggente per la Chiesa: e, come tutti gli innamorati, capita che la veemenza con cui amano si tramuti in toni altrettanto veementi.

      Ma che abisso tra Fra Cristoforo e i pastori che vivono tepidamente la fede! Da una parte gli Anonimi, dall’altra i senz’anima; da una parte chi ama la Chiesa fino all’eccesso, dall’altra chi non ama più niente e ha barattato la propria dignità sacerdotale con il quieto vivere e il plauso delle gerarchie.

      E quindi sì, caro Spettro, io sono convinto che agli Anonimi stiano a cuore e il bene della Chiesa e la salvezza delle anime.

      Spero di aver soddisfatto la sua curiosità!
      Ossequi.

      • lo Spettro di Paolo ha detto:

        Gli estremismi, da qualsiasi parte provengano, sono sempre pericolosi.

        • Mari ha detto:

          E invece no: i santi sono ESTREMAMENTE cattolici… pero’ (ma sai che hai ragione!) sempre pericolosi… per il demonio!!!
          Il che a me va benissimo; e’ vero: non sono “religiosamente corretta” ma non me ne scuso.

      • Marco 2 ha detto:

        GMZ, si può manifestare amore per la Chiesa con le calunnie? Glielo lascio capire da solo.

        • GMZ ha detto:

          Caro Marco,
          Non so a che cosa lei faccia riferimento, ma la calunnia deve essere condannata, sempre.

          Detto questo, stia pur tranquillo che non mi aspetto che gli Anonimi siano fratelli perfetti che non sbagliano mai. Può essere che abbiano sbagliato (perché capisco che lei qui sta andando a parare, e posso concederle il beneficio d’inventario), e può essere che in futuro sbaglino ancora, ma le confermo una volta di più – ve ne fosse il bisogno – che in Fra Cristoforo non vedo malvagità né malizia, per quel che vale il mio giudizio.

          In questo momento ci sono due veicoli che stanno sfrecciando a trecento kilometri orari sul GRA: sul primo, un papà che torna da un lungo viaggio e non vede l’ora di riabbracciare la moglie e i figli (tre al massimo, ché mica stiamo parlando di un irresponsabile coniglio); sul secondo, un tifoso che ha paura di perdere il fischio di inizio di una qualsiasi partita.
          Entrambi stanno infrangendo la legge, ma credo non sfugga a nessuno il diverso peso specifico delle motivazioni da cui sono animati, compris?
          E questo valga anche per gli “estremismi” citati dallo Spettro.
          I miei ossequi, e che il Signore ci usi misericordia (ma non quella che va di moda oggidì!).

          • Marco 2 ha detto:

            La calunnia, GMZ, va sempre condannata, anche quelle che per essere un po’ nascoste vengono velate, come questa sua espressione: “tre al massimo, ché mica stiamo parlando di un irresponsabile coniglio”. Allora le chiedo, GMZ, vista la chiara allusione a un intervento di papa Francesco, in che cosa il suo insegnamento si discosti da quello di Giovanni Paolo II che diceva: “Purtroppo su questo punto il pensiero cattolico è sovente equivocato, come se la Chiesa sostenesse un’ideologia della fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità. Ma basta un’attenta lettura dei pronunciamenti del Magistero per constatare che non è così.” Qui per intero: http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1994/documents/hf_jp-ii_ang_19940717.html
            Chiaramente si parla di paternità e maternità responsabili con i metodi riconosciuti dalla Chiesa.

        • Adriana ha detto:

          E … si può amare la Chiesa con le calunnie insultanti di un Papa?(- Quasi 200 -: quindi troppe e inutili come le “grida” manzoniane …gonfie esclusivamente di disprezzo “misericordioso”). Glielo lascio capire da solo.

          • Lo spettro di QC ha detto:

            Zia Adry, il Papa insulta categorie astratte di persone (es: farisei, sgranarosari, mummie, zombie coi baffi ecc), ma non dice mai a chi si rivolge. Se qualcuno si sente chiamato in causa e crede che ”mummia” lo abbia detto a lui…beh è un problema suo….

      • G.Gervasi ha detto:

        @ QC (04.02/1:11 p.m.)
        Ma che spiritoso, questo Quanta Cura!
        Finora la non identitá dei due spettri si limita
        ad essere una Sua semplice opinione, per cui vale
        il “gratis asseritur, gratis negatur”.
        Per assumere il carattere epistemologico di “fatto” ci vorrebbe una prova, che Lei, da ciarlatano incallito
        al servizio del Satrapo, si guarda bene dall’offrire.
        Infine, Lei continua a comportarsi da ciarlatano maleducato e impertinente, dando del “tu” a persone
        che non gliel’hanno concesso.
        L’infermiera di turno nella casa di riposo dove Lei attualmente risiede dovrebbe sculacciarLa.

  • deutero.amedeo ha detto:

    “Coloro che insegnano materie concernenti la fede e la morale occorre che siano consapevoli che tale compito deve essere svolto in piena comunione col Magistero della chiesa e in p a r t i c o l a r e del Romano Pontefice.”
    ( VERITATIS GAUDIUM – Parte prima- Titoloo III- Articolo 26- paragrafo 2 )

    Ma se il Romano Pontefice in carica e’ in contrasto (parziale o totale) col Magistero storico e tradizionale e con i suoi 265 predecessori ( senza contare una cinquantina o più di antipapi) con chi devono essere in comunione questi poco invidiabili futuri docenti?

    “Scarpe grosse e cervello fino” è ridotto alla disperazione.

    • deutero.amedeo ha detto:

      Anzi: i n d o t t o in disperazione !!! 🙁

      • lo Spettro di Paolo ha detto:

        Gent.mo Amedeo, guardi che le norme della Veritatis Gaudium sono sempre esistite e sono (Come citate nel documento strsso) riportate pari pari dal Codice di Diritto Canonico ( al n. 810) e dalla Lumen Gentium (al n.25), quindi è cosa nota fin dai tempi di S.Giovanni XXIII o tuttalpiù dal Beato Paolo VI.

        • deutero.amedeo ha detto:

          Questo lo sapevo già , grazie.

          • Lo spettro di QC ha detto:

            Nonno dovresti anche sapere che è il papa a decidere se il suo magistero sia o no coerente con quello precedente e la risposta è ovvia. Noi (tu) lo accettiamo. Regola antica e tradizionale, traducibile con ciapa sü e porta a caà 🙂

  • Serena ha detto:

    Innanzitutto un GRAZIE come sempre a Tosatti per i suoi ottimi e puntuali articoli, e oggi un particolare grazie al prof. Tommaso Guida!
    “Anonimo”, che si definisce figlio del Concilio, (ma solo perchè è nel 1970), ha detto:”…farsi delle domande o fare dei confronti, non è da tradizionalisti o progressisti. È da persone normalmente razionali.”
    Questa è un’osservazione giustissima, che sembra persino banale nella sua logica ovvietà; se non fosse che, di questi tempi, la logica, alla pari del buon senso, è merce molto rara.
    Mi permetto anch’io quindi di fare un’osservazione che sembrerà banale: se non fosse stata attuata quella sciagurata riforma della liturgia, e della lingua liturgica, non staremmo qui a disquisire sulla riforma del “Pater Noster” che, del resto, sarà sicuramente seguita da molti altri nefandi ed eretici cambiamenti.
    Qualcuno dirà che la mia è un’osservazione assolutamente inutile, visto che la riforma liturgica è stata attuata ormai da 50 anni. Rispondo che quando un errore porta a conseguenze tanto gravi che gli “aggiustamenti”non fanno altro che peggiorare, non resta altra strada che tornare decisamente allo status quo ante. Come? (Ri)prendendo l’abitudine di recitare il Santo Rosario in latino, tanto per cominciare. Chi non lo sa non starà molto ad imparare almeno le principali preghiere: ricordo perfettamente nonnine e vecchie tate che non sapevano nè leggere nè scrivere, ma non avevano alcuna difficoltà a recitare il S.Rosario, litanie comprese, in latino. E staniamo quei sacerdoti che celebrano in V. O. Non ce ne sono molti, ma ci sono! E ricominciamo ad assistere a Sante Messe celebrate come si deve, se vogliamo avere la grazia di ricevere ancora NSGC. Altro che solo le parole del Pater: tra breve non ci sarà niente da discutere, quando anche le parole della Consacrazione saranno variate in modo che non avvenga più la Transustanziazione.

  • deutero.amedeo ha detto:

    Padre Nostrooooooooooooooooooooo!
    Salvaci Tu, nonostante la chiesa.
    Amen

  • Adriana ha detto:

    Aggiungo : basta poco o niente per constatare come anche nell’uso corrente dell’italiano il verbo “tentare”sia sinonimo di “provare”.(es. “tento di dimagrire”). Basta osservare la famosa incisione di Martin Schongauer :”Le tentazioni di S.Antonio”, per notare come gli incubi mentali abbiano poco a che fare con la sessualità piacevole che pare abbia occupato tutto l’areale delle possibili tentazioni o prove nella visione “volgare”. Perciò, ripeto : queste urgenze di modificare testi ,che non necessitano di modifica, mi paiono un’ulteriore cortina fumogena utile a nascondere i trucchi da prestigiatore di una Curia arrogante, presuntuosa ,ignorante e assai poco caritatevole.

  • Antonia ha detto:

    Molto attenta la riflessione del professore di latino e greco e direi anche condivisibile, però non a caso si è da sempre utilizzata l’espressione “non ci indurre in tentazione” così come viene dalla traduzione di San Girolamo. Una questione di certezze e di fedeltà agli insegnamenti ricevuti in casa e dai santi preti, per cui neanche ci sfiorava il pensiero di metterli in discussione. La nostra fede e tutto ciò che ad essa è collegato, comprese le preghiere, erano allora (e per me lo sono ancora) un qualcosa di sacro da conservare e custodire intatto e su cui non si deve discutere. Non si tratta qui di discettare intorno a pensieri filosofici sui quali dissentire o assentire, si tratta di una materia irriformabile, anche nelle formule e specialmente nella preghiera insegnata da Gesù Stesso, checché ne dicano i teologoni e chi si è prefisso di rovesciare tutto. Ma nessuno di questi la spunterà. La Madonna Santissima ergerà un baluardo inespugnabile.

  • Piero Laporta ha detto:

    Non sono un esperto di tali questioni. Non di meno continuerò a implorare con voce alta “non ci indurre in tentazione”, lo farò finché Bergoglio sarà lì: costui è dimostrazione che Nostro Signore talvolta, per i Suoi imperscrutabili disegni, ci induce in tentazione, eccome.

    • paolo ha detto:

      Non e’ stato Bergoglio a voler cambiare: la banalizzazione del linguaggio e’ iniziata prima in tutti i testi della Bibbia. Si puo’ soltanto addossargli la responsabilita’ di essersi fidato di traduttori che mirano a tradurre diversamente per raggiungere altri scopi. Altrimenti perche’ non hanno pensato di correggere nel credo “secondo le scritture” in “come era stato profetizzato nelle scritture”? Tutte questioni marginali e inutili: abbiamo avuto due millenni di santi proprio su queste traduzioni, adesso non ce ne saranni piu’

    • Anna ha detto:

      Quoto! ….e non posso fare a meno di pensare alla tremenda visione della beata Emmerich riguardante i due papi e le due chiese, di cui una “strana è stravagante”……., fortunatamente termina dicendo”ma Dio aveva altri progetti” !

    • chiara ha detto:

      Pure io la penso così. Ci mette alla prova per testare la nostra fede in Lui. Quando falliamo grandissimo è il nostro dolore di cristiani per non aver saputo resistere. E Lui vede il nostro pentimento. Siamo fallaci, imperfetti, effimeroi.
      Bergoglio invece è luterano, salvezza a prescindere.

      • Lo spettro di QC ha detto:

        Non credo, ha appena lanciato una campagna di preghiera + penitenza + digiuno. Si aggiorni, perché in questo periodo non è luterano.

  • Aurelio ha detto:

    Concordo con il professore che il problema non sta nel verbo μὴ εἰσενέγκης (ne inducas) ma nella traduzione di εἰς πειρασμόν (anziché con il termine “prova”) con il termine “tentazione” .
    È questo che, per l’uso attuale quasi esclusivamente “negativo”, confonde le idee e tradisce, di fatto, il latino “temptationem”, nonostante derivi da esso.
    Dio può mettere certamente alla prova i suoi fedeli, a dispetto di quanto creda oggi qualcuno.
    Domanda: pregare di non essere esposto alla prova, non è forse il senso anche della preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi: “Pater, si possibile est, transeat a me calix iste”?
    Con l’ovvia aggiunta “verumtamen non sicut ego volo sed sicut tu”.

  • Sulcitano ha detto:

    Le cronache sulle apparizioni di Maria Santissima ai veggenti di Fatima e Bernardette a Lourdes, ci raccontano della Santa Vergine che pregò il santo Rosario assieme ai veggenti. Come mai Maria Immacolata, non recitò e insegnò il Pater noster in forma corretta, invece dell’odierna tramandataci dalla Chiesa, su traduzione in latino di San Girolamo? Forse, la Luce dello Spirito Santo splende e illumina, donando maggiore sapienza sotto questo pontificato?
    ” Non ci indurre in tentazione” Signore.
    SIA LODATO GESÙ CRISTO!

    • giulia anna meloni ha detto:

      per Sulcitano ,
      sante parole,ognuno con le sue ragioni,una gara a chi può cavillare di più.
      Tutti più bravi della Vergine SS e di Nostro Signore Gesù,che dire…”Non ci indurre in tentazione,ma liberaci dal male”. Amen

  • Giorgio ha detto:

    Bellissime precisazioni fatte da uno che conosce le cose “antiche”, ma non ci si può illudere che l’attuale intellighenzia clericale non abbia al suo interno migliori interpreti, di quelli veramente alla moda, che non conoscono neppure il latino. Infatti quando incontrano una parola latina, ritenendosi “colti”, emancipati, la pronunciano all’inglese! Figurarsi poi se sono addentro nella conoscenza del Vangelo!
    Mi si dirà: che esagerato! Il futuro chiarirà tutto.

  • Adriana ha detto:

    Si, esatto finalmente, e … ci voleva tanto? Tutto questo fumo fatto passare per novità progressista deriva dalla damnatio memoriae del latino e del greco nonchè dalla damnatio della Divina Commedia che rappresenta un vero e proprio pilastro della Fede. I Buddisti asiatici pregano in sanscrito -che pure non è la loro lingua attuale- ma rimane lingua sacra . Che non rappresenta un incomprensibile Abracadabra ma , al contrario, uno strumento di elevazione mentale e spirituale . Grazie anche, ma non solo, a don Milani lo studio di queste lingue, giudicate “instrumentum regni” della borghesia capitalistica e sfruttatrice è stato marginalizzato e irriso in favore di un uso sempre più approssimativo e “periferico” del linguaggio. Il linguaggio però esprime la logica ,anche quella di Fede della comunità. La parcellizzazione linguistica non è adatta ai tempi ,al contrario, elimina il tempo dell'”ieri ” e del “domani” in favore dell'”attimo situazionista” dove tu puoi fare ciò che vuoi . Tanto , le conseguenze pratiche e spirituali sono affar tuo.

  • Lucy ha detto:

    Anche nel vocabolario di greco del Rocci il primo significato di “peirasmós ” è “prova “.Il significato dell’espressione è chiaro :” non metterci alla prova ” come è stato messo alla prova Abramo etc.Quindi se proprio si voleva modificare la frase bastava interpellare un prof., laico o religiosoche avrebbe dato il senso che il prof.Guida con la sua conoscenza del greco e dei testi propone .Una volta preso dalla volontà di modifica non aveva Bergoglio in vaticano un tale esperto a cui rivolgersi ?Domanda retorica , aveva già deciso la modifica in base alla sua ” ideologia”.Qualcosa si può fare : inviare questo esauriente testo del prof.Guida a ogni vescovo che dovrà in autunno votare la modifica, nella speranza che il “Soffio dello Spirito ” suggerisca la bocciatura dell’emendamento proposto e qualche vesvovo “coraggioso ” proponga ” non metterci alla prova “.Ma è una speranza vana , tutto è già stato deciso pervicacemente ; noi continueremo a recitare il Padre Nostro come da secoli si recita , resta la curiosità di vedere chi nel corso degli anni futuri lo reciterà con la nuova ” misericordiosa ” formula.

    • Luigi9 ha detto:

      E’ un dato di fatto, purtroppo, che nell’italiano corrente “non ci indurre in tentazione” abbia un significato preciso che poco o nessuno spazio lascia alle dotte spiegazioni, che rischiano addirittura di essere considerate alla stregua di difficili arrampicate su specchi insaponati da parte di un mainstream (dominante) ormai appiattito sul piu’ basso degli orizzonti umani.

      Come se ne esce? Ritornando semplicemente al latino. Lingua cristallizzata nel tempo, e al riparo dalle interpretazioni della schiera di ignoranti pro-domo-sua.

  • Luigi ha detto:

    Se ci si mette su una china filologica si dovranno affrontare diverse altre questioni a proposito del Padre Nostro: tanto per dire, anche la traduzione di “quotidiano” a proposito del pane è oggetto di altre possibili interpretazioni. Il risultato sarà che non avremo più una preghiera da recitare, ma un seminario di filologia greco-semitica in cui soppesare dotte tesi e ipotesi sottili. E questo è inevitabile quando una religione è in mano a persone che hanno un po’ di cultura (ogni tanto c’è da dubitare anche di questo) ma ben poca spiritualità. Come avevano risolto invece il problema persone che di spiritualità ne avevano molta? Così: il testo del Padre Nostro da utilizzarsi nella chiesa cattolica occidentale è quello della Vulgata di san Girolamo, che è un testo ispirato. Non lo traduciamo perché la traduzione non sarebbe ispirata, ma umana. Questa impostazione a un certo punto non è piaciuta più e così ci ritroviamo a pregare con un testo umano che può essere modificato a ogni stormir di foglia.

    • Claudius ha detto:

      Concordo completamente. Hai sintetizzato bene tutta la faccenda in un solo post. Solo una cosa: questo tipo di iniziative in genere sono il cavallo di battaglia di gente che non ha nessuna cultura, tipo le gerarchie attuali, che affondano nella crassa ignoranza e che non e’ quindi in grado di distinguere un’operazione che ha un reale valore culturale da un puro capriccio intellettualistico, come tutta questa faccenda della nuova traduzione del Pater e’.

  • flavio ha detto:

    concordo totalmente con Tommaso Guida. L’ho scritto anche a commento del precedente articolo, dove si riporta l’interpretazione di S. Tommaso d’Acquino (ma per qualche misteriosa ragione il mio commento non è comparso). Una tradizione filologicamente e teologicamente corretta potrebbe essere “non ci mettere alla prova”, che mi sembra più vicina al linguaggio corrente di quella proposta da Tommaso Guida: “non ci esporre alla prova”.
    Io immagino che ai tempi di S. Girolamo il significato di “inducas” e “tentationem” fosse sufficientemente chiaro ai contemporanei da non indurre in errore i cristiani. In italiano è stata adottata una traslitterazione, più che una tradizione, che nel naturale evolvere del senso delle parole ha portato ad un sostanziale tradimento del senso

  • Anonimo ha detto:

    Dottor Tosatti, tempo fa mi è capitato di leggere un articolo su un sito spagnolo, in cui il sacerdote che scriveva ripeteva la giaculatoria “liberarmi dai sacerdoti tradizionalisti”, ma lo diceva in senso del tutto inaspettato. Parlava di quelli che fanno gli ortodossi blindati di maniera e magari vestono pure le talari, per poi piegarsi al cambiamento che a loro aggrada.
    L’ articolo era veritiero: i più pericolosi sono i finti tradizionalisti.
    Allora va bene dire “Liberami dai sacerdoti tradizionalisti” a cui sta bene indossare una definizione vuota perché il cattolico è cattolico e basta, ma vende bene il prodotto personale. Così gli dice il “discernimento privato”. L’ impatto ecclesiale (detto foro esterno) non riguarda i sacri dottori del vecchio e del nuovo. Perché a questo passo del Vangelo si appigliano: prendono di qua e di là.
    Ma io oppongo loro il passo di Elia che tuona contro quelli che saltellano di qua e di là con Baal.
    Io sono figlio del Concilio e nato nel 1970. Non conosco come la chiesa fosse prima del Concilio. Ma questo non significa che il nuovo corso mi debba piacere per forza. Da che sono nato ho vissuto tre modi di celebrare la messa. Poi…farsi delle domande o fare dei confronti, non è da tradizionalisti o progressisti. È da persone normalmente razionali.
    È come quando alterano un carisma originale per adattarlo ai tempi che evolvono. Per questo, poi, gli istituti e gli ordini crollano nel tempo.
    Sono diventati adoratori del tempo anziché di Dio, che sapeva quel che donava attraverso i suoi santi e i suoi profeti.

  • vincenza ha detto:

    Erg. Tosatti,
    anche in una parrocchia di Roma ormai da diversi anni durante la Messa il parroco ha cambiato la formula del Padre Nostro. Essendoci la domenica dopo la celebrazione il catechismo per Comunione e Cresima, quella formula è quella che imparano i ragazzi, poiché la moltissimi bambini della catechesi purtroppo non conoscono le preghiere.

    • Diego ha detto:

      Più leggo di questi argomenti e più mi rendo conto che oramai siamo ignoranti come capre. C’hanno fatti diventare ignoranti distruggendo la scuola così da poterci abbindolare su tutto: politica, economia, e ora anche religione.
      Io sto cercando di imparare il Pater in aramaico e, nella versione in mio possesso, si dice proprio: “E non passare noi alla prova, ma liberaci dal Cattivo”.
      Sapete cosa c’è di eccezionale? Che sono sopravvissuto allo studio di poche righe in aramaico! Così come sopravvivo al latino (che non parlo abitualmente e di cui ho un retaggio da 2° media) che incontro nei messali e che mi sforzo di comprendere.
      Io vi assicuro che non ci si ammala a studiare, anche pochi minuti al giorno, al posto della pausa-caffè (soprattutto di venerdì).
      Però evita di prendersi mali ben peggiori che conducono ad una sulfurea eternità.