LA CONSEGNA DELLA CINTURA NERA DI KARATE AL PAPA. LE IMMAGINI DELL’INCONTRO.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ieri abbiamo dato l’annuncio del dono, da parte dell’Istituto Shotokan Italiana e della ASD Musokan di Lecce, di una cintura nera al Pontefice, a causa del suo interessamento per i problemi ambientali. Chi ha letto l’articolo di ieri, ha potuto capire la profondità della vicenda umana di due dei protagonisti dell’iniziativa, il M° Sergio Pinto e suo figlio Luca; e forse ha anche capito l’umana partecipazione che ha spinto Stilun Curiae a dare la notizia, e a raccontare la storia. Che oggi completiamo con una serie di fotografie. Il Papa ha chiesto a Sergio e Luca da dove venissero, ha accettato con molto piacere la richiesta di un abbraccio e si è scusato scherzando di non poter indossare la cintura. 


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

APPELLO DI UN LETTORE AI VESCOVI ITALIANI: CONTRO LA DERIVA ANTROPOLOGICA PARLINO CHIARAMENTE. CI HA SCRITTO GOTTI TEDESCHI.

Marco Tosatti

Un amico di Stilum Curiae che non conosciamo personalmente, ma di cui conosciamo un’opera molto interessante di devozione mariana, e che preferisce in questa occasione mantenere l’anonimato, ci ha inviato un contributo che pubblichiamo molto volentieri. In primo luogo perché ci sembra di una chiarezza cristallina, un aiuto prezioso verso la lucidità a ormai pochi giorni da un voto politico di grandissima importanza per le sorti umane e antropologiche del nostro Paese. Poi perché lo condividiamo in larghissima parte; semmai, saremmo ancora più severi dell’autore nei confronti di quello che riteniamo sia una pesante contiguità dei vertici della Conferenza Episcopale nei confronti di un partito e di un governo responsabili di leggi chiaramente contrarie a quello che la Chiesa insegna e – forse – crede. È un contributo lungo e documentato; ma vale la pena leggero con attenzione, e condividerlo e discuterlo. Buona lettura.

Nel frattempo abbiano ricevuto questo messaggio, che ci sembra interessante.

“Caro dottor Tosatti, ho letto l’appello che ha qui sotto pubblicato. Chi lo ha scritto,implicitamente ed esplicitamente, pone domande complesse. Per contribuire ad una risposta, soprattutto sul tema antropologico, sulla deriva  della Chiesa, sul che dovrebbe fare e con quale autorità, suggerisco di leggere un opera di grande valore, pubblicata recentemente dalla casa editrice di mons. Antonio Livi ( C.E.Leonardo da Vinci ) nell’ultimo  quaderno “Divinitas Verbi”. Titolo dell’opera è “Los fundamentos filosoficos de la teologia trascendental de Karl Rahner”, l’autore è un filosofo:  Jaime Mercant Simò. Se non si intende la Chiesa di Karl Rahner (cioè quella in corso), è impossibile rispondere  con precisione e concretezza alle domande  che il suo amico lettore pone nella lettera allegata. Ettore Gotti Tedeschi”.

 

Basta timidezza! Contro la deriva antropologica i vescovi parlino chiaramente

E’ necessario che i pastori tornino a segnalare i punti fermi, quei principi su cui non è possibile scendere a compromesso alcuno senza stravolgere la società perdendo di vista il bene comune e quello della persona.

Perché la Chiesa italiana ha smesso di parlare chiaro ai politici che si dicono cattolici e agli elettori. che si apprestano a votare? Oggi è più che mai necessario che la Chiesa italiana si pronunci chiaramente, se non vorrà rassegnarsi a raccogliere domani “i cocci” di una società che – in questi ultimi anni – ha visto la maggioranza al governo legiferare indisturbata contro la famiglia e la vita sposando una visione nichilista e relativista e accelerando in maniera spaventosa su quella che viene ben definita una “deriva antropologica”.

La questione non è di poco conto, come ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco:

La questione antropologica non è una fissazione o un passatempo accademico: chiama in causa il volto della famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, il bene dei figli che hanno diritto a un padre e una madre, la natura dell’amore e della libertà educativa, il valore della vita e della sessualità (A. Bagnasco, Cose che ricordo, San Paolo 2017, p. 37).

Il problema è che il Partito Democratico si presenta alle elezioni apparentemente indebolito nei sondaggi ma rafforzato nella sua ala più radicale (grazie agli alleati Grasso, Boldrini e Bonino) e pronto ad accelerare sui “temi sensibili” forte delle sue vittorie su divorzio, unioni civili e DAT. Il leader Renzi ha recentemente fatto appello ai cattolici rispolverando la retorica di candidato moderato “contro gli estremisti” per far colpo su quella parte dell’elettorato cattolico priva di consapevolezza sui temi sensibili di vita e famiglia.

E’ per questo che, in piena campagna elettorale, sarebbe bene lasciar da parte l’eccessiva prudenza dietro alla quale troppo spesso si nascondono posizioni equivoche e compromessi col male. Se la Chiesa ha ancora qualcosa da dire all’uomo sulla sua vita, la sua piena realizzazione e la sua felicità, è un dovere di carità affermare con coraggio la verità e non tirarsi fuori dalla discussione mentre i lupi divorano le pecore, mentre cioè, viene sovvertita l’antropologia cristiana alla luce del sole.

Come affermava mons. Bregantini nel 2016, (unico vescovo sceso in piazza in occasione del Family Day), molti vescovi non si espongono perché è «comodo non esporsi». Pare che col tempo i successori degli apostoli stiano subendo una metamorfosi mortifera che da sentinelle e profeti depositari del mandato di annunciare la verità agli uomini del proprio tempo li sta portando a diventare dei “nonni”, onesti, gentili, educati e aperti al dialogo.

Se infatti Renzi si dice “moderato” bisognerà constatare che i vescovi italiani lo sono ancora di più. Con la vittoria della coalizione democratica e un nuovo governo di sinistra i danni per la società italiana saranno irreparabili. Ma alla maggioranza dei vescovi non sembra destare particolare preoccupazione l’ipotesi che a guidare il paese sia una coalizione ancora più agguerrita di quella precedente. L’importante – così pare – è non alzare i toni del dibattito, non alzare muri.

A parlare di valori non-negoziabili all’interno della gerarchia italiana sono rimasti in pochi. Oltre a mons. Crepaldi (fin troppo discreto e lontano dai riflettori mediatici) e ai cardinali Ruini e Bagnasco (l’uno passato alla storia e l’altro non più al vertice della CEI) il resto dell’episcopato italiano sembra anestetizzato e incapace di offrire ai cattolici indicazioni precise (che esulino da generici appelli alla “moderazione” e al “buon senso”) per la costruzione di una società equa, giusta e attenta ai valori della vita e della famiglia. Eppure siamo in un momento cruciale per il paese. Un bivio dove gli italiani – e solo gli italiani – potranno decidere se continuare sulla via segnata dai governi scelti da Napoletano oppure voltare definitivamente pagina.

COSA LA CHIESA NON HA FATTO.

Se Renzi si assegna la medaglia di moderato lo fa forte del sostegno della gerarchia ecclesiastica italiana che in questi anni ha dimostrato la sua incapacità di opporsi alla deriva antropologica messa in atto dalla sinistra cercando compromessi e aggiustamenti piuttosto che denunciare fermamente la deriva. Più che un atteggiamento di prudenza, la posizione dei vescovi è quella del compromesso politico e (per alcuni prelati) di connivenza di intenti. Sappiamo che alcuni vescovi nutrono piena fiducia nei confronti di Renzi (primo tra tutti mons. Paglia di S. Egidio legato al segretario da sentimenti di amicizia) e che molti altri (come ad es. mons. Galantino e mons. Forte) si sono espressi a favore delle Unioni Civili per le persone omosessuali. I vescovi italiani non si sono pronunciati con fermezza mentre il governo legiferava sul simil-matrimonio omosessuale (legge Cirinnà) lasciando ai laici l’incombenza di alzare la voce per guadagnarsi l’etichetta di integralisti (intolleranti, farisei, costruttori di muri, ecc…).

Stessa cosa su altri temi sensibili come l’ingerenza dello stato nell’educazione dei figli (attraverso corsi impartiti da associazioni LGBT in obbedienza ai dettami dell’OMS), la decurtazione di fondi alle scuole paritarie (finanziaria 2018), il divorzio breve (legge dal 2015), la liberalizzazione della pillola dei “5 giorni dopo” (2015) e del “giorno dopo” (2016), la spinta verso l’utero in affitto e l’adozione a coppie omosessuali (che molti parlamentari avrebbero voluto legalizzare), la legalizzazione delle droghe “leggere” e la legge anti-omofobia (DDL Scalfarotto), queste ultime proposte felicemente respinte grazie anche alle forze di opposizione presenti in parlamento.

In tutti questi casi, nel breve spazio di dibattito lasciato aperto dal Governo (che ha posto fiducia su Unioni Civili e sbrigato la pratica sulle DAT senza un reale dibattito), la Chiesa italiana non ha fatto sentire la sua voce in maniera ferma ed autorevole limitandosi a qualche considerazione prudente, ad appelli al dialogo e all’invito ad abbassare i toni del dibattito. E’ anche per questo che oggi la chiesa italiana rappresenta una voce marginale e poco influente nel dibattito pubblico, utilizzata e strumentalizzata solo quando parla di temi cari alla cultura dominante come l’accoglienza dei migranti e il dialogo con l’islam.

COSA LA CHIESA ITALIANA HA FATTO

Ciò che la Chiesa ha fatto in questo periodo è stato concentrarsi sui temi sociali insistendo, ad esempio, sul lavoro, sull’inclusione, sul dialogo, sull’accoglienza agli immigrati e sull’attenzione nei confronti dei poveri. Una scelta che ha alimentato un’importante convergenza con le posizioni Partito Democratico, anche nello stile sobrio, nel linguaggio politicamente corretto e nelle frequente condanne dei “populismi” e di chi si appella alle “paure verso il diverso”. Così viene letta la svolta nella stampa italiana:

…Dopo quasi cinque anni l’episcopato italiano ha cambiato volto, nei vertici, nei molti vescovi-pastori nominati da Jorge Mario Bergoglio, e nelle tematiche. E una Chiesa più attenta alle questioni sociali, dall’immigrazione alla povertà, meno ossessionata (ma non dimentica) dalle questioni bioetiche, convinta di una salutare distanza dalle dinamiche parlamentari, rappresentata dal volto cordiale dell’arcivescovo di Perugia, si avvicina alle elezioni in modo ben diverso da cinque anni fa. (Today, 23/01/2018)

Ma anche nel 2013 la “strategia cattolica” fu fallimentare tanto che il giornalista cattolico Riccardo Cascioli commentava così:

E’ vero che nessun partito coinciderà totalmente con la Dottrina sociale della Chiesa, ma c’è una bella differenza tra chi permette che quei princìpi vengano difesi e chi li nega nel suo programma. Come è possibile, tanto per fare un esempio, conciliare quei criteri con un partito (Pd) che conta entro un anno di approvare una legge che equipari le unioni di fatto ai matrimoni? O con un movimento (5 stelle) che tra le prime cose da fare vorrebbe statalizzare tutte le scuole?

Da parte sua, il nuovo presidente della CEI, mons. Bassetti ha affermato che il compito della Chiesa è quello di «ricostruire, ricucire, pacificare l’Italia». Questa è l’obbiettivo che la Chiesa italiana si pone in questi tempi di confusione e smarrimento. Tirandosi, di fatto, fuori dal dibattito sui temi messi in ballo dalla politica ed elevandosi al ruolo di arbitro super partes in nome della imparzialità e della non-interferenza politica, la Chiesa lascia fare, restando a guardare e limitandosi ad esprimere la propria opinione (una delle tante) attraverso qualche comunicato senza più la volontà di incidere nel dibattito pubblico.

Oggi (che la difesa della vita viene considerata una battaglia “divisiva” da molti ecclesiastici) tra le cose che la Chiesa italiana ha fatto, è degno di rilievo il sostegno offerto al partito Radicale che continua a perseguire battaglie contrarie alla vita e alla famiglia. Il riconoscimento pubblico fatto da papa Francesco (pur sempre il Primate d’Italia) all’abortista Emma Bonino («Una delle grandi d’Italia») ha destato stupore e molte polemiche; in nome del dialogo alla Bonino sono stati concessi pulpiti delle Chiese per parlare ai cattolici destando sconcerto e malumore; infine l’elogio di Pannella fatto da mons. Paglia («lo Spirito di Marco Pannella ci guidi…») resta un monumento alla resa di alcuni vescovi allo spirito del mondo. [Tralasceremo – per motivi di spazio – il fatto che il suddetto monsignore è stato posto da papa Francesco a capo della Pontificia Accademia per la Vitae dell’Istituto Giovanni Paolo II].

COSA LA CHIESA POTREBBE (TORNARE A) FARE

Non staremo qui a dire cosa la Chiesa dovrebbe fare (in Italia siamo tutti allenatori ma – ultimamente – siamo anche tutti papi). Quello che potremmo suggerire – mossi solo da una sincera volontà di risvegliare le coscienze – è cosa si potrebbe tornare a fare.

Per il bene della società e dei suoi cittadini è necessario che i pastori tornino a segnalare i punti fermi, quei principi su cui non è possibile scendere a compromesso alcuno senza stravolgere la società perdendo di vista il bene comune e quello della persona. Non sarà certamente una posizione comoda e popolare per i vescovi, ma è quanto mai necessario che si denunci il male che i “cattolici” al governo stanno mettendo in atto, mostrando il limite che non è bene valicare se veramente si ha a cuore il bene della società e degli uomini. Ne va la dignità della persona, ma anche la tenuta democratica della società, come ha affermato A. Bagnasco:

Rischiamo che venga a mancare la forza valoriale della nostra tradizione, che è stata un argine all’imporsi di quell’individualismo che assolutizza il mercato, a scapito della dignità della persona, della solidarietà e della stessa democrazia. (A. Bagnasco, Cose che ricordo, San Paolo 2017, p. 45).

Per farsi un’idea basterebbe rileggersi il discorso rivolto da papa Benedetto XVI ai partecipanti del Convegno del Partito Popolare Europeo dodici anni fa, esattamente il 30 marzo del 2006 quando affermava che:

Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l’interesse principale dei suoi interventi nella vita pubblica si centra sulla protezione e sulla promozione della dignità della persona e per questo presta particolare attenzione ai principi che non sono negoziabili.

Benedetto XVI ricordava che se la Chiesa interviene nel dibattito pubblico ricordando i “principi” non negoziabili, non lo fa per una forma di intolleranza o interferenza in affari politici ma per cercare di «illuminare le coscienze, affinché le persone possano agire liberamente e con responsabilità, in base alle autentiche esigenze della giustizia, anche se questo può entrare in conflitto con situazioni di potere e di interesse personale». Negare o fraintendere questi principi significherebbe provocare «un’offesa alla verità della persona umana, una grave ferita provocata alla giustizia stessa».

SVEGLIARE LE COSCIENZE DEI CATTOLICI DI SINISTRA

I vescovi dovranno parlare chiaro, non solo ai politici di sinistra ma anche a quegli elettori cattolici che, pronti a sostenere la candidatura del governo uscente, non si curano dei principi non negoziabili considerandoli elementi di secondo piano, temi “divisivi” e oggetto di mera disquisizione teorica. Così la Comunità di San Egidio (di Riccardi e mons. Paglia) ma così anche Comunione e Liberazione che in nome di un non meglio specificato dialogo, ha disertato le piazze del Family Day additandole ingenerosamente come battaglie “divisive”. Così molti altri ambiti dell’associazionismo cattolico come gli Scout sempre più fluidificati e imbevuti di una mentalità laicista e – nel migliore dei casi – assistenzialista.

È per amore della verità e per amore dell’uomo e della donna dei quali sono chiamati ad essere pastori e maestri che i vescovi debbono chiamare le cose per nome ricordando che nascere è un diritto e uccidere nel grembo della madre un omicidio; che l’unica forma di famiglia è tra un uomo e una donna; che la teoria gender (con tutti i suoi corollari) è una grande menzogna e che propinarla ai bambini è un abuso e una violenza fisica e psicologica (oltre che un’indebita ingerenza nell’educazione dei figli; che l’omosessualità è un peccato grave e che le coppie omosessuali vivono in situazione moralmente disordinata; che ogni figlio ha diritto ad avere un papà e una mamma, che la separazione è un dramma da scongiurare (non una pratica da facilitare e snellire; che la denatalità una piaga preoccupante che minaccia il futuro del paese, che rinnegare le radici cristiane è un male per l’europa, che il cristianesimo non è una religione come e alla pari delle altre, che l’uomo non dispone della sua vita ne della sua morte. Se la Chiesa sarà capace di affermare con coraggio queste verità abbandonando il buonismo dialogante e il linguaggio politicamente e religiosamente corretto, a chi ancora troverà dei motivi per votare Bonino, Boldrini, Grasso, ma anche Renzi, Cirinnà, Fedeli e Del Rio, non resterà poi altro che fare i conti con la propria coscienza.

CON QUALE AUTORITA’?

In conclusione. Sembrerebbe che la “ritirata” della Chiesa dalla scena politica faccia trapelare un’ammissione di colpa: il sentirsi incapace di offrire alla società un insegnamento valido per tutti, al di fuori delle sacrestie. O forse il ritenersi priva della necessaria autorità per farlo. Resterebbe dunque da capire con quale autorità i vescovi possano e debbano offrire una parola al mondo, non come un precetto religioso da osservare per volere divino, ma come una verità sull’uomo valida per la costruzione di una nuova società improntata al bene comune. Se la chiesa ha l’autorità (e il dovere) per farlo è perché la verità che annuncia è ragionevole e comprensibile da tutti gli uomini “di buona volontà”. Se la Chiesa ha la pretesa di insegnare qualcosa a chi detiene il potere politico non è per pura presunzione ma per rispondere alla sua profonda vocazione, quella di annunciare agli uomini la verità, la verità su se stessi, sulla sessualità e sulla famiglia, mettendosi dalla parte dei più deboli, in difesa della vita contro una cultura di morte che pervade il pensiero della cultura dominante.

Ma com’è possibile che la fede abbia titolo per intervenire nel dibattito pubblico? Secondo il filosofo Stefano Fontana le ragioni dell’equivoco secondo cui la Chiesa può parlare soltanto nelle sacrestie e non si debba immischiare nei problemi sociali sono di natura filosofica. Esiste oggi in Occidente – afferma Fontana – una nuova forma di persecuzione dei cattolici, che consiste nel vietare loro la presenza della fede nello spazio pubblico. Se la fede è “irrazionale” non ha diritto di parola nella società. Ma se la fede è “razionale” (coerente con la ragione) la Chiesa ha il diritto, e il dovere di parlare in pubblico in forza di una ragione illuminata dalla fede e non di una fede irrazionale (così l’Islam e il Protestantesimo) rivelata direttamente da Dio a cui è richiesta la piena sottomissione della ragione.

Così difatti affermava Benedetto XVI parlando dei “principi non negoziabili”:

[…] Questi principi non sono verità di fede, anche se sono illuminati e confermati dalla fede; sono insiti nella natura umana, e pertanto sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nella loro promozione non è quindi di carattere professionale, ma si dirige a tutte le persone, indipendentemente dalla loro affiliazione religiosa. (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti del Convegno del Partito Popolare Europeo, 2006).

E’ per questo motivo che la Chiesa è chiamata a svolgere un ruolo profetico all’interno della società, a guardare lontano per denunciare tutto ciò che – ad uno sguardo miope – sembra dettato da esigenze del progresso ma che a lungo andare provocherà danni difficilmente riparabili nella società. Per questo la Chiesa deve alzare la voce, senza timidezza, senza complessi, certa che la sua parola è oggi – come in ogni epoca – necessaria per la piena realizzazione dell’uomo e per il bene della poleis in cui è chiamato a vivere.

Se il profeta è colui che disturba perché guarda un po’ più lontano dello stretto presente, è giusto che la voce della Chiesa continui a levarsi alta e chiara: più che arrenderci all’arroganza del pensiero unico, dobbiamo ricordare che lo Stato non è necessitato a impegnarsi con ogni desiderio individuale, ma soltanto con quelle realtà che hanno rilevanza per la vita del corpo sociale. (A. Bagnasco, Cose che ricordo, San Paolo 2017, p. 42).

 

CITAZIONI

  • «Il compito pastorale del Magistero è quindi ordinato a vigilare affinché il popolo di Dio rimanga nella verità che libera. Per compiere questo servizio, Cristo ha dotato i Pastori del carisma dell’infallibilità in materia di fede e di costumi». (Catechismo della Chiesa Cattolica n° 890)
  • «Se la Chiesa acquista sempre più chiara coscienza di sé, e se essa cerca di modellare se stessa secondo il tipo che Cristo le propone, avviene che la Chiesa si distingue profondamente dall’ambiente umano, in cui essa pur vive, o a cui essa si avvicina». (Paolo VI, Ecclesiam suam, 60)
  • «Per compiere la sua missione, essa dovrà anche continuamente prendere le distanze dal suo ambiente, dovrà, per così dire, essere distaccata dal mondo. […] Nello sviluppo storico della Chiesa si manifesta, però, anche una tendenza contraria: quella cioè di una Chiesa soddisfatta di se stessa, che si accomoda in questo mondo, è autosufficiente e si adatta ai criteri del mondo. Non di rado dà così all’organizzazione e all’istituzionalizzazione un’importanza maggiore che non alla sua chiamata all’essere aperta verso Dio e ad un aprire il mondo verso il prossimo». (Benedetto XVI, Viaggio Apostolico in Germania, 25/09/2011)
  • «Certamente, a livello sociale è più facile raccogliere consensi sul terreno della carità piuttosto che in quello assai più contrastato della bioetica e di certi principi dottrinali. In realtà, il punto germinale di entrambe le tensioni – carità e verità – è il medesimo e rivela la cifra inconfondibile di ogni esistenza umana». (A. Bagnasco, Cose che ricordo, San Paolo 2017, p. 45)

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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

CINTURA NERA DI KARATE PER IL PAPA. IL RICONOSCIMENTO DELL’ISTITUTO SHOTOKAN ITALIA SU INIZIATIVA DEL MUSOKAN LECCE.

Marco Tosatti

Domani mattina papa Francesco sarà insignito di un riconoscimento, e di un grado, certamente insoliti per un pontefice: riceverà una cintura nera di karate – corredata dal diploma – dalle mani di un maestro di quest’arte che viene da Lecce. E a nome di un’associazione – l’Istituto Shotokan Italia – che raccoglie migliaia di praticanti in tutto il Paese.

La consegna avverrà durante l’udienza generale nell’ambito della quale il gruppo ASD Musokan Karate Lecce sarà presente. Il gruppo del Musokan sarà composto da una rappresentanza di piccoli atleti che hanno vinto il KenshinBobo, campionato per bambini, accompagnati dai rispettivi genitori, dal direttivo della ASD e dal Presidente dell’Istituto Shotokan Italia, ente per la promozione del Karate tradizionale.

Tutti i piccoli atleti presenti, il direttivo dell’ASD con a capo il Presidente dott. Luca Pinto, il Direttore tecnico Maestro Sergio Pinto cintura nera 5° dan e il Presidente dell’I.S.I. Maestro Rino Campini, hanno ottenuto l’opportunità di effettuare il baciamano al Santo Padre. Il Maestro Campini nella solenne circostanza consegnerà la cintura nera ad honorem, il diploma con la motivazione e il gagliardetto della Federazione. La motivazione scelta per il conferimento del prestigioso grado è: “Per il Suo grande e instancabile impegno volto alla salvezza di tutto il creato e del pianeta. Cosi come indicato in uno dei principi del karate tradizionale: “Il karate è via per acquisire il rispetto universale”.

 

Ma dietro questo evento c’è una storia. E lasciamo che sia Sergio Pinto a raccontarla: “Mio figlio Luca ha oggi 29 anni. Sin dalla sua nascita egli si è rivelato di una serenità e di un amore incomparabili. In tutti i suoi 29 anni non l’ho mai visto adirarsi o inveire contro qualcuno; anzi era ed è sempre sorridente e tollerante con tutti, arrivando a comunicare il suo amore con un semplice sorriso o una stretta di mano, senza neppure parlare. A 18 anni Luca ha subito un terribile incidente stradale causato da un giovane poco più grande di lui che correndo sconsideratamente in tangenziale con l’auto messaggiava, ancor più sconsideratamente, con la fidanzata.

Lo ha travolto quasi uccidendolo, causandogli lesioni permanenti che lo obbligano ad una parziale invalidità. Questo terribile incidente la serenità e la forza con cui Luca ha affrontato i tre mesi di ospedale, i 14 successivi interventi chirurgici per tentare di ricostruire, anche se parzialmente, la sua pur ridotta normalità e i quasi 12 mesi di riabilitazione, hanno compiuto un miracolo trasformando suo padre, questo vecchio peccatore, in un fervido credente. Luca aveva compiuto un miracolo, inconsapevolmente; con un piccolo miracolo aveva trasmesso, estendendole al sottoscritto, le sue qualità senza che ci fosse alcun merito da parte mia. Dal quel momento ho compreso, stranamente e nella parte più profonda dell’animo, anche alcune cose che potrebbero apparire non attinenti e perfino effimere con tutto ciò e che appartengono alla pratica del karate. Ho avuto chiaro e ho perfettamente visto su di me la precarietà dell’esistenza e l’importanza dell’amore, della gioia e della allegria ma soprattutto l’importanza della fede nella esistenza umana. Ho sperimentato che diventare credenti si può e la mia fede da teorica è diventata reale. Ho finalmente avuto la consapevolezza, anche, che la vera strada della pratica del karate è la fede e la devozione e che amore gioia e allegria hanno lo stesso valore della fede del credente perché questa appartiene non alla pratica ma al genere umano in tutte le sue forme. Luca mi ha spinto a riprendere ad allenarmi nel karate perché dopo il suo incidente non trovavo più le motivazioni. Avevo perso la gioia, l’allegria e l’amore per quello che avevo praticato per decenni. Ho quindi ripreso gli allenamenti con una motivazione e intensità straordinari. Luca mi ha insegnato che nella vita non esistono brutte esperienze ma solo grandi opportunità e per comprenderlo bisogna praticare l’amore.

Grazie a questi insegnamenti in questi anni è montato il desiderio di incontrare colui che è l’incarnazione della misericordia e dell’amore che un essere umano può esprimere. Il Santo Padre Papa Francesco. Quando ha potuto farlo anche Luca ha ripreso ad allenarsi nella pratica del karate. Luca ha deciso di progettare e mettere in pratica il nostro sogno e quello della nostra famiglia di incontrare il Santo Padre. Ha anche suggerito di estendere, una volta avuto l’assenso delle autorità del Vaticano, anche agli associati del Musokan, dell’ISI e della FIKTA, la Federazione di karate tradizionale, questo fantastico e unico privilegio, perché le cose belle e importanti della vita, dice, vanno sempre condivise”.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

PEZZO GROSSO: IL PROBLEMA NUMERO UNO DELLE FINANZE VATICANE, IOR COMPRESO, SI CHIAMA PAPA BERGOGLIO.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, nei giorni scorsi su un sito para-vaticano è apparso un articolo in cui si raccontava di come il Pontefice regnante fosse impegnato nella ristrutturazione delle finanze vaticane e dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR) in particolare. Ora ci sembra di poter dire che dopo il coinvolgimento personale e diretto di papa Bergoglio prima in quel pasticciaccio brutto dell’Ordine di Malta, che, come sappiamo, profumava di soldi più che di santità, e la straordinaria richiesta alla Papal Foundation di 25 milioni di dollari per l’IDI, travolto da inchieste giudiziarie e tracolli finanziari, forse sarebbe più saggio anche per musici di corte non arpeggiare più di tanto su questi argomenti. E infatti Pezzo Grosso deve aver letto lo stesso articolo, e ci ha mandato una letterina al vetriolo. Eccola.

“Caro Tosatti, le faccio una confidenza. So perché le finanze vaticane non funzionano, e credo di aver capito quale è il vero problema, anzi credo di sapere anche come si chiama il problema: Bergoglio. Tenterò di spiegarlo in modo sintetico e semplice. Dimenticavo, chi mi ha aiutato a capire son state ben tre persone, tutte ex coinvolte direttamente nelle finanze vaticane e tutte e tre si son dichiarate pro-Bergoglio, non ostili a lui. Ma tutte e tre han dato una risposta più o meno uguale alla domanda mia conseguente: ma allora perché non risolve il problema facendo…? Risposte: perché non si applica per capire e analizzare il problema; lo ascolta, dà un ordine e se ne va….Poi se legge sui giornali gli inevitabili conseguenti fatti scandalistici, si arrabbia…ecc.

Ma vediamo perché il problema si chiama Bergoglio:

– Nelle carte che Benedetto diede a Papa Francesco ( al passaggio consegne ), c’erano indicazioni sui problemi delle istituzioni vaticane che operavano in area finanziaria. Le ha lette?

– Tolse al Segretario di Stato Parolin la delega sulle attività finanziarie, praticamente spaccando in due la segreteria di Stato, e nominò il card. Pell. Sant’uomo certamente, che però di finanza non aveva alcuna esperienza, e lo dimostrò ben presto.

– Nominò (e confermò) mons. Ricca quale Prelato dello Ior. Il Prelato dello Ior ha il compito di gestire, quale trait-d ‘union, le relazioni tra vertici dell’Istituto e la Commissione Cardinalizia di sorveglianza. (NON è un ruolo onorifico).

– Nominò personalmente alcune persone al vertice di Cosea (Chaouqui – Balda).

– Cambiò personalmente, e d’imperio, senza seguire nessuna procedura statutaria e senza avere informazioni necessarie su fatti e persone, il vertice dello Ior (nominando il DG Mammì e il Vice DG Mattietti).

– Non ascoltò il famoso capo del controllo Milone, il revisore dei conti, quando cercò di spiegargli cosa aveva compreso o scoperto (questo non mi è stato chiarito).

– Non ha mai voluto indagare, nonostante i suggerimenti ricevuti, sul ruolo svolto dall’Organo di Vigilanza (Aif) creato con la legge Antiriciclaggio nel 2010.

– Chiese personalmente ad un prestigioso ed esperto Consigliere Ior (Carlo Salvatori, ex Presidente Unicredito) di dimettersi perché “ostacolava” il lavoro della direzione facendo domande in Consiglio…

– Ha appena messo in condizione l’ex Ambasciatrice Usa presso la Santa Sede, Ann Glendon, di dimettersi quale Consigliere Ior (e non lo ha fatto per ragioni di salute…).

Quousque tandem abutere …patientia nostra?”.

Pezzo grosso.


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

UN ESPERTO USA DI CINA COMUNISTA SPIEGA PERCHÉ L’ACCORDO VOLUTO DALLA DIPLOMAZIA VATICANA SARÀ UN DISASTRO PER I CATTOLICI.

Marco Tosatti

Steven W. Mosher è uno studioso di scienze sociali americano, un attivista pro-life e uno scrittore. La sua specializzazione è la Cina, in particolare per gli aspetti collegati al controllo della crescita della popolazione e la demografia. È presidente del Population Research Institute, e si occupa di diritti umani in Cina. In precedenza è stato Direttore al Centro di Studi Asiatici del Claremont Institute, e membro della US Commission on Broadcasting in Cina.

Nei giorni scorsi ha pubblicato su OnePeterFive un articolo sulla diplomazia vaticana verso Pechino, e su quello che molti danno per un accordo imminente fra la Santa Sede e la Cina comunista, e che ha sollevato molte discussioni. Ve lo proponiamo, vista la particolare competenza dell’autore in materia.

Non molto dopo essere diventato cattolico, all’inizio degli anni ’90, ho viaggiato in Cina per imparare quale fosse la situazione dei miei correligionari sotto il comunismo. Erano divisi in due campi opposti, o così credevo all’epoca, alcuni appartenevano alla chiesa controllata dallo Stato, la cosiddetta Chiesa patriottica cinese, mentre altri appartenevano alla Chiesa cattolica in comunione con Roma.

In verità, non consideravo molto quelli che frequentavano le “chiese patriottiche”. Credevo che questi fossero cattolici con “c” minuscola, che erano scesi a compromessi con, o avevano proprio capitolato alle richieste del partito di tagliare i legami con la Chiesa universale e il suo capo, il vescovo di Roma.

La mia simpatia era riservata per i cattolici della Chiesa sotterranea. Questi erano vescovi, preti e laici che avevano rifiutato coraggiosamente le richieste del partito di rompere con Roma nel 1958. Invece, erano scesi nelle catacombe, rischiando arresti, prigione, tortura e talvolta persino la morte per restare fedeli. Guidati per decenni da vescovi coraggiosi ordinati segretamente dal papa, questi cattolici avevano sopportato decadi di persecuzioni restando leali alla sola vera fede.

In breve, credevo che i membri della Chiesa sotterranea fossero eroici, mentre quelli che riempivano i banchi della Chiesa patriottica fossero più o meno codardi. Poi andai a visitare il rappresentante non ufficiale del Vaticano in Cina, che chiameremo mons. Nonini.

Lo status del monsignore era, naturalmente, anomalo, vista la mancanza di relazioni diplomatiche fra il Vaticano e la Cina. Era accreditato alla Repubblica cinese di Taiwan e aveva il suo officio a Hong Kong, ancora governata dai britannici, ma quasi tuto il suo lavoro quotidiano era occuparsi della Chiesa in Cina.

Mons. Nonini era a stretto contatto con i vescovi sia della Chiesa sotterranea che di quella Patriottica, e aveva una storia sorprendente – e molto più incoraggiante – da raccontare sulle relazioni reciproche, e con Roma.

“Le divisioni profonde del passato sono in via di guarigione” mi disse. “Dopo la fine della Rivoluzione Culturale fu dichiarata un’amnistia generale, e i vescovi sotterranei e i preti che erano stati imprigionati per decadi per rifiuto della Chiesa patriottica furono liberati dalle prigioni e sono andati a evangelizzare in tutta la Cina”.

Per quanto riguardava la Chiesa patriottica, Nonini mi sorprese dichiarando che il cento per cento dei laici e quasi tutti i preti e i vescovi erano rimasti leali al Magistero. “Quasi tutti i vescovi ordinati illecitamente hanno chiesto al Santo Padre di essere riconosciuti come legittimi” mi disse. “E quasi tutti, dopo che abbiamo esaminato la loro figura e il comportamento, sono stati riconosciuti. Le uniche eccezioni sono i vescovi patriottici di Pechino, Shanghai e un paio di altre grosse città. Hanno fatto troppi compromessi”

Concluse dicendo: “La Chiesa è ora più unita di quanto lo sia mai stata dopo la Rivoluzione Comunista. Si ricostruiscono chiesa, e si riaprono seminari. Anche se può sembrare dall’esterno che ci siano ancora due Chiese in Cina, all’interno della Cina ce n’è una sola”.

Mi rallegrò moltissimo sapere che la Chiesa sotterranea era in grado in maniera crescente di uscire dalle catacombe, e in molte parti della Cina, di predicare il Vangelo apertamente e fare conversioni. Era ancora più sorprendente che la Chiesa patriottica, che aveva cominciato come un’organizzazione comunista pensate per cooptare e gradualmente estinguere il cattolicesimo in tutta la Cina, era stata trasformata dall’interno dai cattolici fedeli che si vedevano parte della Chiesa universale”.

L’unità ritrovata dei cattolici cinesi descritta da mons. Nonini non aveva niente a che vedere né con la pressione politica né con le aperture politiche verso Pechino dei diplomatici vaticani. Era sorta dal basso verso l’alto, non dall’alto verso il basso.

Non era una soluzione perfetta – restavano alcune ferite profonde di decadi di divisione fomentata dalla politica – ma era una che funzionava. Dopotutto, era stata costruita a livello di parrocchie e diocesi dai reali protagonisti – i cattolici cinesi – con il quieto incoraggiamento e appoggio dell’allora papa, Giovanni Paolo II.

Il Partito comunista ufficialmente ateo, e i suoi agenti, restavano una presenza incombente e ostile su entrambe le Chiese, ma per un tacito accordo era tenuto fuori dagli accordi locali che permettevano ai cattolici di entrambe di esistere e cooperare persino. I vescovi sotterranei, con il permesso del Vaticano, nominavano i loro successori. L’Associazione patriottica nominava i suoi vescovi, ma questi quasi sempre cercavano, e quasi sempre ottenevano, la consacrazione del papa.

Questa la più o meno felice situazione ottenuta dalla Chiesa cinese, che aveva a lungo sofferto, all’alba del XXI secolo.

Poi la Segreteria di Stato vaticana, che ha suoi rappresentanti praticamente in tutti i Paesi del mondo, decise di aprire discussioni formali con la Cina popolare. L’attuale cardinale Pietro Parolin, che era stato precedentemente impegnato nello stabilire relazioni diplomatiche con il Messico e con i negoziati con il Vietnam, fu incaricato dell’impresa. Stabilì contatti diretti con Pechino nel 2005 con l’obiettivo di firmare un accordo scritto con il regime ateo sull’ordinazione dei vescovi.

Questo fu un errore enorme da parecchi punti di vista.

Per prima cosa, attirò l’attenzione dello Stato-Partito cinese sulle attività della Chiesa cattolica in Cina. Mentre il Messico è stato prevalentemente cattolico per secoli, e il Vietnam ha una delle più ampie popolazioni cattoliche dell’Asia, i cattolici in Cina sono una piccola minoranza, sparpagliata in comunità in largo e in lungo in Cina. Come tali, potevano evangelizzare, costruire chiese e anche aprire seminari, attraendo nel frattempo una relativamente piccola attenzione ostile da parte del governo centrale. “Le montagne sono alte, l’imperatore è lontano”, dicono i cinesi.

Ma una volta che Pechino è entrata in negoziati formali con il Vaticano, comunque, lo Stato-partito ha cominciato a prestare molta più attenzione alle attività dei fedeli locali di questo “ostile potere straniero”. In altre parole, il semplice fatto dei negoziati ha disegnato un bersaglio sulla schiena dei cattolici cinesi. Lo “spazio” in cui operavano ha cominciato a restringersi sotto l’occhio attento della sorveglianza di Stato.

I diplomatici vaticano non sembrano aver compreso che stavano trattando con una dittatura di un partito unico che era di gran lunga più brutale e molto meno tollerante di ogni espressione religiosa del Messico degli anni ’90 o del Vietnam del 2000. Agli occhi del Partito Comunista Cinese, la fede in ogni religione trascendentale, specialmente in quelle con legami stranieri come il cattolicesimo, è sospetta, e persino un tradimento.

Il problema è ancora più profondo di questo. Come ho scritto in Bully of Asia, dal massacro di Tien An Men del 1989, il Partito Comunista cinese ha promosso una forma di narcisismo nazionale estremamente tossico. Al popolo cinese viene costantemente detto che loro, la loro cultura e il loro Paese sono per natura superiori a ogni altro popolo, cultura o Paese che sia mai esistito. Essere considerati fra i discendenti del dragone, insiste la propaganda di Partito, fa parte di uno dei più grandi fenomeni della storia umana. Significa essere parte del “Regno al Centro della Terra”, e meritarsi di dominare lee gente inferiore della periferia.

La religione di Stato della Cina, in altre parole, è la Cina in se stessa. “Socialismo con caratteristiche cinesi” è il suo catechismo, i membri del Partito sono i suoi preti, e il “leader centrale” Xi Jinping serve da Pontefice massimo. Tutta la Cina è il suo tempio, all’intrno dei cui sacri confini la gente è incoraggiata a venerare la sua propria grande collettiva – e il “leader centrale” Xi, naturalmente.

Ecco perché l’insistenza del card. Parolin verso i leader cinesi per dire che “la Chiesa in Cina non vuole rimpiazzare lo Stato” non riesce a ridurre i loro sospetti. Si basa su una distinzione occidentale Chiesa-Stato che semplicemente non esiste nella storia cinese e che il Partito Comunista cinese, in questo momento, fa del suo meglio per cancellare una volta di più.

Davvero, questa e altre malinformate dichiarazioni possono in realtà acuire i sospetti dei leader anziani della Cina, dal momento che credono, con l’antico stratega cinese Sun Tzu, che “ogni guerra è inganno”. Ma anche se accettano la pretesa del card. Parolin che in Cina (a differenza, mettiamo, della Polonia) la Chiesa non vuole rimpiazzare lo Stato, c’è sempre il problema che vuole rimpiazzare lo Stato come Chesa. In Cina, ricordiamo, lo Stato aspira a essere la Chiesa, e si aspetta che tutti i cinesi ne siano membri leali.

Ma forse il più grosso errore fatto dai diplomatici vaticani ne loro negoziati con la Cina è stato quello di insistere, secondo il costume dei circoli diplomatici occidentali, sulla necessità di un accordo scritto. Un accordo informale sarebbe stato molto più appropriato nel contesto culturale cinese.

Considerate la posizione di un funzionario comunista nell’Ufficio Affari religiosi che diciamo, ha qualche simpatia per la Chiesa cattolica. Un funzionario del genere potrebbe trovare possibile adattarsi a rispettare i termini di un accordo informale sulla creazione dei vescovi, anche se i termini di quell’accordo non fossero interamente graditi ai suoi superiori.

C’è un precedente per una situazione del genere. Ci fu, per un certo periodo, un accordo informale fra l’Ufficio Affari religiosi e il Vaticano, secondo cui il primo avrebbe nominato, e il secondo approvato, nuovi vescovi per la Chiesa patriottica.

Quell’accordo, non sorprendentemente, cessò di funzionare non molto dopo che i negoziati formali cominciarono nel 2005. Perché? Perché, specialmente, il Vaticano chiese di metterlo per iscritto. Come risultato di questo errore, almeno otto vescovi sono stati ordinati illegalmente dal Partito Comunista cinese da allora.

Non è difficile vedere perché chiedere a un funzionario comunista di stendere un accordo scritto formale metterebbe fine a ogni speranza di un reale compromesso. Qualche funzionario formulerebbe, e tanto meno chiederebbe ai suoi superiori di firmare, un accordo che dia al Vaticano – cioè una potenza straniera – un controllo reale sulla nomina dei vescovi cinesi in una Chiesa retta da cinesi? I leader del partito avrebbero un colpo apoplettico al mero suggerimento di violare in questo modo la sovranità della Cina. Un funzionario che suggerisse questo sarebbe, al minimo, rimosso.

Come se questi passi falsi non fossero abbastanza da parte dei diplomatici vaticani, la Cina, sotto la guida dittatoriale di Xi Jinping, sta diventando sempre più ostile alle fedi religiose e alla loro manifestazione. Nell’ultimo Congresso del Partito, a ottobre, Xi ha chiesto controlli più severi sulle attività religiose, insistendo sul fatto che il Partito deve “esercitare una leadership totale su tutte le aree di impegno in ogni parte del Paese”.

Come risultato, è stata emanata una nuova legislazione che proibisce le attività religiose non autorizzate. Secondo un prete della Chiesa sotterranea, le nuove regole dicono che “tutti i siti religiosi devono essere registrati, nessuna attività religosa può essere svolta al di fuori degli eventi registrati, il clero non registrato non può celebrare liturgie religiose, e che i minori e i membri del Partito non possono entrare in Chiesa…lo spazio vitale della Chiesa diventa sempre minore”.

Qualcuno in Vaticano ha letto queste nuove regole, che rendono chiaro che la Cina sta rapidamente tornando a uno stile maoista? A qualcuno è venuto in mente che questo può essere un momento particolarmente poco adatto a obbligare la Chiesa sotterranea a subire l’abbraccio forzato del Partito Comunista cinese?

A dispetto della crescente intransigenza di Pechino, il card. Parolin ha continuato a inseguire un accordo scritto. Il suo inopportuno desiderio ha reso chiaro a tutti, e anche alle sue controparti a Pechino, che acconsentirebbe praticamente a ogni richiesta. Non a caso, Pechino si è lanciata sulla giugulare: la completa estinzione della Chiesa sotterranea a cominciare dai suoi vescovi.

La Cina ha informato il Segretario di Stato vaticano che per raggiungere un accordo devono accader due cose.

Primo: il Santo Padre deve, senza eccezione, consacrare tutti i vescovi patriottici che per buone ragioni lui stesso e papa Benedetto avevano respinto prima.

Secondo, deve eliminare la Chiesa sotterranea a cominciare dai suoi vescovi. Gli anziani vescovi della Chiesa sotterranea devono essere mandati in pensione forzatamente e rimpiazzati con vescovi patriottici scelti da Pechino, mentre i vescovi sotterranei giovani devono essere assegnati a ruoli subordinati nella Chiesa patriottica.

Con la semplice promessa di un accordo futuro, il Vaticano si è inchinato a queste richieste. Questo è perché di recente abbiamo dovuto assistere allo spettacolo lancinante del vescovo sotterraneo Peter Zhuang di 88 anni forzato dagli emissari del cardinale Parolin a consegnare la sua diocesi di Shantou al vescovo patriottico scomunicato Huang Bingzhang. Sempre per questo un vescovo più giovane, Joseph Guo della provincia del Fujian è stato retrocesso ad assistente di un vescovo patriottico illegittimo.

Il processo continuerà ovviamente fino a che l’ultimo dei circa 30 vescovi sotterranei sarà stato messo da parte o a tacere, in un modo o nell’altro.

E’ stata la prospettiva di questa svendita della Chiesa sotterranea che ha fatto viaggiare a Roma il card. Joseph Zen, per supplicare in favore dei suoi correligionari il papa in persona. Sembra che il Papa abbia detto al cardinale Zen che “non vogliamo un altro Mindszenty”.

Ma questi negoziati, ostinatamente sbagliati, politicamente ingenui, hanno già creato, nel vescovo Zhuang, “un altro Mindszenty”. E ora abbiamo la prospettiva di decine di altri casi del genere in futuro.


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

ALFIE. SPERIAMO CHE IL VATICANO DICA FORTE E CHIARO: NON LO UCCIDETE. MA SE LO FATE, NON SIA IN MIO NOME.

Marco Tosatti

Il caso Alfie, e la strumentalizzazione da parte del giudice britannico del messaggio rivolto dal Pontefice nel novembre scorso alla Pontificia Accademia per la Vita per giustificare la soppressione del piccolo continuano a creare reazioni. Diversi blog, come “Oltre il giardino”   e il Blog di Costanza Miriano si battono per difendere il diritto dei genitori di continuare a sperare, e a cercare modi di salvare loro figlio contro la richiesta dell’ospedale inglese, approvata dal giudice, di sospendere gli aiuti alla vita. Scrive Costanza Miriano: “Alfie Evans è un bambino gravemente malato a cui 14 mesi fa avevano fatto una prognosi molto infausta: si pensava che sarebbe morto a breve, invece è ancora qui fra noi. Solo che, purtroppo per lui, è inglese, e l’ospedale di Liverpool ha deciso che la sua vita non è degna. I genitori si sono opposti, la cosa è finita davanti a un tribunale, fino all’Alta Corte di giustizia. E mentre Alfie continua a vivere nonostante le previsioni dei medici, il giudice ha ordinato che gli sia staccato il ventilatore. E la cosa intollerabile è che lo ha fatto citando a sostegno delle proprie tesi un passo della lettera di Papa Francesco a monsignor Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita”.

Mentre “Oltre il giardino” si esprime così: <Il giudice ha riconosciuto la fede cattolica dei genitori di Alfie, e a tal proposito ha detto che “è importante che queste credenze siano considerate nell’ampia gamma di fattori rilevanti” in relazione agli “interessi superiori” di Alfie. Per questo il giudice Hayden ha consentito che nella documentazione del procedimento fosse inserito anche il passo riportato dal sig. Mylonas (che rappresenta la posizione dell’ospedale) che fa riferimento alla lettera del Papa a mons. Paglia. Il giudice la riporta perché, a suo parere, “La posizione della Chiesa cattolica romana è talvolta rappresentata in modo imprecisa nei casi relativi a queste difficili questioni etiche”. Ed è a questo punto che il giudice riporta un lungo passaggio della lettera, del quale riporto la parte saliente ai nostri fini: “Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”>.

Per leggere entrambi gli interventi nella loro integralità rimandiamo ai link già citati.

Stilum Curiae, che si è occupato qualche giorno fa del caso di Alfie, simile ahimè ad altri (Charlie Gard, Isaiah) in cui qualcuno di esterno, ospedali o giudici, decidono se si vive o si muore, vuole rilanciare le ansietà e le preoccupazioni espresse da molti. E chiede però che dalla Santa Sede venga una parola per negare che una strumentalizzazione così smaccata delle parole del Pontefice venga fatta passare come buona, per avvalorare una decisione che non viene dalla famiglia dell’interessato. Sappiamo che in queste ore questa stessa richiesta viene avanzata, personalmente, con telefonate e e-mail, al Pontefice. Il gruppo Facebook “Pray4Alfie” ha voluto postare un appello al Pontefice affinché intervenga. Ecco il link:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1787672351537220&id=1785326571771798

Speriamo che il Vaticano dica, con chiarezza e ad alta voce: non uccidete Alfie, ma se lo fate, non sia in mio nome.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

 

 

PEZZO GROSSO HA LETTO “IL PAPA DITTATORE”. LA SUA OPINIONE È DIVERSA. LO RITIENE PIÙ CHE ALTRO UN PAPA SABOTATORE.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, vi ricordate Il Papa Dittatore, il libro scritto sotto pseudonimo da Marcantonio Colonna? Ne abbiamo parlato qualche tempo fa. L’ha letto anche Pezzo Grosso, che ne ha tratto impressioni e riflessioni interessanti. Eccole.

“Caro Tosatti, ho finalmente letto tutto il libro “Il Papa Dittatore” di Marcantonio Colonna. Non è stato facile capirlo; si direbbe scritto a più mani ed in alcune occasioni si riferisce a fonti non ben informate (basterebbe leggere nel cap. 2° il paragrafo “Un Papa abdica” o i riferimenti a Vatileaks, o ai casi Apsa e Ior, finanze vaticane, ecc.). Quello che è certo è che dalla lettura del libro non emerge la figura di un Papa dittatore, ma qualcosa di diverso, emerge la figura di uno “squilibrato” ( attenzione, ho detto che emerge dalla lettura del libro). Quella che viene definita “la Mafia di SanGallo” non voleva portare al soglio di Pietro un progressista che interrompesse il lavoro di restaurazione di Benedetto XVI, aveva scelto qualcosa di ben diverso, un qualcuno di cui (mi vien detto) diffidava persino il card. Martini, spiegando che se fosse stato nominato papa uno così i gesuiti sarebbero stati ancora una volta “soppressi per altri 200anni…”. Ecco perché un grande Cardinale, Principe della Chiesa, non ha mai perdonato (ancora oggi) Benedetto per aver rinunciato, spiegando che la rinuncia è un mezzo per raggiungere un fine, la nomina di un successore adeguato, che mai avrebbe potuto esser Scola. A Benedetto son sfuggiti di mano gli strumenti o proprio non li aveva più da tempo? Una figura, più che inadeguata, irrilevante, come quella descritta nel libro, non avrebbe mai potuto emergere se il fine della rinuncia di Benedetto fosse stato rafforzare il Pontificato. Ma quindi i veri responsabili son stati i cardinali che lo han votato in Conclave? Si direbbe proprio di si, magari anche, se si sta a quanto scrive il libro, ricevendo “istruzioni” alla quarta votazione? Perché tanto interesse alle riforme dichiarate ma non fatte? Il libro stesso lascia intendere che questo papa non è dove è per riformare e neppure per distruggere movimenti, ordini religiosi, per terrorizzare i conservatori, per dividere la chiesa o provocare scismi. Ciò sta avvenendo, certo, ma solo come conseguenza. Questo Pontefice sembrerebbe essere lì dove si trova soprattutto per umiliare e privare di credibilità l’autorità del Papa. Ecco, credo che su questo tema specifico andrebbe aperto un vero, grande dibattito”.

Pezzo Grosso


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IL BUS DELLA LIBERTÀ A TORINO, NONOSTANTE IL TENTATIVO (LEGALE?) DELL’ASSESSORE DI BLOCCARE L’EVENTO GIÀ APPROVATO.

Marco Tosatti

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato, che dimostra – dopo l’episodio di Reggio Calabria – quanto dia fastidio alla sinistra e al M5S, oltre che alla lobby LGBT, chi cerca di difendere il diritto dei bambini a non essere confusi,  e dei genitori a scegliere e praticare l’educazione voluta per i loro figli. 

Comunicato stampa

Si è svolta oggi la tappa del Bus della Libertà a Torino nonostante i tentativi di boicottaggio dell’Amministrazione Comunale.

“La disobbedienza civile è un dovere se è in pericolo il nostro diritto di opinione e quello di difendere i nostri figli.”

L’Assessore in quota Arcigay Marco Giusta aveva revocato a poche ore dalla manifestazione l’autorizzazione già concessa e pagata per l’occupazione del suolo pubblico.

Si è svolta come da programma la tappa di Torino del Bus della Libertà, impegnato in un tour nazionale a difesa delle libertà educativa e contro i programmi “gender” nelle scuole. Oggi alle 11 presso il Rondò Rivella c’era tanta gente ad aspettare il Bus, anche per ribadire il diritto di pensiero e di parola, che evidentemente non tutti riconoscono a chi si permette di contrastare i dogmi delle Lobby LGBT.

La tappa del Bus della Libertà si è svolta ugualmente in disobbedienza civile alla revoca liberticida imposta dall’Assessore in quota Arcigay Marco Giusta, che ieri, a poche ore dall’arrivo del tour, ha fatto giungere la revoca dell’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico, già concessa e regolarmente pagata dagli organizzatori. Un evidente tentativo di boicottaggio che non ha però ottenuto il risultato sperato.

“Assurde sono le motivazioni che avrebbero portato a tale revoca: si afferma che l’informazione inviata agli uffici comunali avrebbe mascherato lo scopo del Bus con la difesa del sano sviluppo psico-affettivo dei bambini, ma che, invece, la nostra manifestazione avrebbe contenuti fascisti, razzisti, omofobi, transfobici e sessisti – ha dichiarato Filippo Savarese, Direttore delle Campagne di CitizenGO Italia- Ma il Bus della Libertà ha esattamente lo scopo dichiarato: sensibilizzare i cittadini sui danni che l’ideologia Gender diffusa nelle scuole arreca alla sana crescita dei bambini, rivendicando il diritto dei genitori di educare liberamente i loro figli. “

Il tentativo di bloccare il Bus della Libertà ha suscitato molto clamore, e non solo a Torino, con numerosi comunicati di sostegno politico arrivati nelle ultime ore, tra cui quello del Senatore Lucio Malan di Forza Italia, di Augusta Montaruli di Fratelli d’Italia, del Vicesindaco leghista di Verona Lorenzo Fontana, che ha dato il benvenuto al Bus in vista della tappa nella città scaligera domenica 24 alle 10.30 in Piazza Bra.

I promotori hanno chiesto ai propri legali di verificare se la revoca della concessione già data e pagata sia legittima, data la totale assenza di tempo per ricorrere.

Prossima tappa ore 15:30 a Milano (Porta Venezia). Matteo Salvini ha annunciato il suo passaggio per salutare il Bus della Libertà e sostenere la campagna.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

IL PAPA VUOLE DAI RICCHI LAICI AMERICANI 25 MILIONI DI DOLLARI PER L’ISTITUTO DERMOPATICO DELL’IMMACOLATA. PROTESTE E DIMISSIONI.

Marco Tosatti

Lifesitenews ha ottenuto alcuni documenti di prima mano che mettono in luce quello che sembra essere un grosso problema di finanze vaticane, di trasparenza e il ruolo personale e diretto del papa nel chiedere un finanziamento di proporzioni straordinarie per l’IDI, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata coinvolto negli anni scorsi in uno scandalo finanziario di grandi proporzioni.

La storia, molto succintamente, è questa. Alla Papal Foundation, un’associazione americana nata nel 1990 per aiutare san Giovanni Paolo II nei suoi progetti assistenziali ed educativi, è giunta una richiesta di un finanziamento di 25 milioni di dollari da destinare all’IDI. Una richiesta che vale dieci volte quello che è un normale finanziamento di quelli erogati dalla Fondazione, che è formata da generosi cattolici statunitensi. La documentazione presentata per questa richiesta non era soddisfacente, secondo critici interni. Ma è passata egualmente grazie al voto dei cardinali (Wuerl, che ne é presidente e Dolan) e dei vescovi del Consiglio. Il presidente del comitato dei revisori si è dimesso di conseguenza.

Dal 1990 la Fondazione ha erogato oltre 111 milioni di dollari in progetti educativi e assistenziali in tutto il mondo. L’IDI, alla chiusura dell’inchiesta giudiziaria che ha portato nel 2015 a 144 capi di imputazione per 40 indagati. Il passivo fotografato all’epoca era di 850 milioni di euro, una cifra colossale, superiore al debito nazionale di almeno una ventina di Paesi.

La richiesta di 25 milioni di dollari ha provocato reazioni da parte dei membri laici della Fondazione. Ora, per diventare “Steward” della Papal Foundation una persona deve “impegnarsi a dare un milione di dollari nel corso di non più di dieci anni, con una donazione minima di 100mila dollari alla’anno”, scrive Lifesitenews. Si può arguire che i membri laici sono persone che sanno che cosa sia il mondo della finanze e degli affari. La maggioranza del Consiglio però è composta da vescovi e da ogni cardinale che vive negli USA.

La richiesta straordinaria ha provocato opposizione da parte degli “Steward” laici; ma a dicembre, nonostante questo, il Consiglio ha votato l’erogazione di otto milioni di dollari della Fondazione alla Santa Sede. Seguita da un’altra erogazione di cinque milioni di dollari.

Il 6 gennaio il laico che operava come presidente del Comitato dei Revisori della Fondazione ha rassegnato le sue dimissioni, allegando una relazione del Comitato stesso con gravi obiezioni all’operazione.

“Come capo del Comitato dei Revisori e come Trustee della Fondazione, ho trovato questa erogazione carente di base, difettosa per quanto riguarda la scrupolosità e contraria allo spirito della Fondazione” scrisse il laico nella sua lettera. “Invece di aiutare i poveri in un Paese del terzo Mondo, il Consiglio ha approvato un’erogazione enorme e senza precedenti a un ospedale che ha una storia di pessima gestione, accuse criminali e bancarotta. Se a noi fosse stata permessa una tale sconsideratezza nelle nostre carriere personali non saremmo mai stati in grado di soddisfare i requisiti necessari a essere ammessi alla Papal Foundation”.

La relazione dei revisori nota che la “erogazione iniziale di otto milioni di dollari è stata mandata senza una documentazione di appoggio”. Il Consiglio ha ricevuto un fascicolo di informazioni, ma “carente dei dettagli essenziali”.

“Non c’era un bilancio. Non c’era nessuna spiegazione chiara di come i 25 milioni di dollari sarebbero stati usati. Le richieste di erogazione normali sono molto specifiche sul come i soldi verranno usati. Nel fascicolo c’era una proiezione finanziaria di una pagina, che diceva: 2017, 1.6 milioni di Euro di profitti. 2018: 2.4 milioni di Euro di profitti. 2019: 4.4 milioni di euro di profitti”.

“Su questi dati il nostro Consiglio di Direzione ha votato l’erogazione a questo ospedale traballante di 25 milioni dei nostri dollari faticosamente guadagnati…Ho sottolineato che non c’è stata nessuna doverosa scrupolosità professionale, solo un sacco di chiacchiere. Se le cifre presentate erano accurate, questa impresa commerciale dovrebbe rivolgersi a una banca. Non hanno bisogno dei nostri soldi. Se le cifre non erano accurate, non si poteva prendere una decisione”.

Il 19 gennaio dopo numerose chiamate e messaggi mail dei membri laici che appoggiavano i revisori dei conti, la Fondazione ha mandato una lettera, chiarendo che la richiesta veniva direttamente dal Pontefice. Fra le altre cose, si scriveva: “Molti di noi credono che se fosse stato per noi, avremmo detto al santo padre che la Papal Foundation non era in grado di aiutare in questa operazione – ma non eravamo nella stanza con lui….Abbiamo lavorato in unione con il papa fin dall’inizio. Non approviamo ogni richiesta che fa, ma è il Papa, e lo ascoltiamo, e lo ascoltiamo attentamente”.

Secondo Lifesitenews, è questo il primo scandalo che tocca la Papal Foundation, che nei suoi trenta anni di vita, sotto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ha elargito donazioni per i poveri nei Paesi più poveri del mondo. Ha aiutato nella costruzione di chiese, monasteri e seminari nelle nazioni povere, ospizi per malati di AIDS, e per giovani con problemi fisici e mentali.

Qui di seguito trovate alcuni dei documenti che Lifesitenes ha ricevuto, e che mette a disposizione.

PRIMO DOCUMENTO

SECONDO DOCUMENTO

TERZO DOCUMENTO

Questo è il testo dell’articolo in spagnolo, da Gloria TV


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SONO I CRISTIANI I PIÙ PERSEGUITATI NEL MONDO. A ORIENTE E IN OCCIDENTE. STASERA IL COLOSSEO È ROSSO DEL LORO SANGUE.

Marco Tosatti

Oggi, questa sera, Il Colosseo si colora di rosso per ricordare il martirio dei cristiani nel mondo; non quello di secoli fa, ma quello di oggi. Come scriveva il Rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre, sintetizzato dal Servizio Informazione Religiosa:

La persecuzione de cristiani è più grave oggi che il qualsiasi altro periodo storico.

Non soltanto, infatti, i cristiani sono più perseguitati di qualsiasi altro gruppo religioso, ma un numero crescente di loro sta sperimentando le peggiori forme di persecuzione. Conseguenze dirette di questa grave condizione sono “l’esodo, la destabilizzazione e la perdita di speranza”.  In Siria i cristiani sono passati da 1,2 milioni a 500mila in cinque anni, nella sola città di Aleppo il numero è sceso di oltre il 75%, da 150mila a 35mila. In Iraq, si legge nel Rapporto, i cristiani lamentano una diminuzione da 275mila (metà 2015) a meno di 200mila di due anni dopo. “Non è da escludersi una possibile estinzione dei cristiani iracheni entro il 2020”

Se questa riduzione continuasse con lo stesso ritmo. Considerati nel loro insieme, i fatti accaduti in Siria e in Iraq mostrano come i cristiani locali siano stati vittime da parte dell’Isis di un genocidio, così come definito dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio adottata dalle Nazioni Unite. Lo stesso è accaduto in Nord Nigeria dove Boko Haram, affiliato allo Stato islamico ha messo in atto una campagna di violenze per assicurare che i fedeli non siano in grado di rimanere.

L’incapacità dei governi, denuncia il Rapporto, di intraprendere le azioni necessarie a fermare il genocidio e assicurarne i perpetratori alla giustizia – così come indicato dalla Convenzione sul genocidio – ha rappresentato un significativo passo indietro per i cristiani sofferenti.

 I risultati principali. Il Rapporto mostra che in Arabia Saudita “il Cristianesimo è illegale. Lo Stato sostiene di tollerare il culto privato dei non musulmani, ma le conversioni dall’Islam sono punite con la pena di morte”; in Cina“nuove norme hanno portato ad un maggior numero di chiese distrutte e croci rimosse. Le Chiese domestiche sono sotto crescente pressione affinché si conformino all’ideologia comunista o si sciolgano”; in Corea del Nord “i cristiani arrestati, considerati spie degli Usa, sono inviati automaticamente nei campi di internamento dove vengono uccisi o subiscono lavori forzati, torture, persecuzione, privazione di cibo, stupri, aborti forzati e violenze sessuali”; in Egitto “più di 100 cristiani sono morti in tre attentati a Tanta, Alessandria e Minya. Vi sono inoltre continui casi di copti uccisi da estremisti”; in Eritrea “misure ancor più repressive nei confronti dei cristiani, carcere per quanti si oppongono al crescente controllo governativo dei gruppi religiosi”; in India “drastico aumento degli attacchi anticristiani in seguito alle elezioni del marzo 2017. Nei primi mesi di quest’anno sono stati riportati 316 atti commessi ai danni dei cristiani”; in Iran “la Chiesa ha subito confische di terreni, rifiuti di visti e forme di sorveglianza e intimidazione”; in Iraq lo “Stato islamico ha cercato di eliminare il Cristianesimo nelle aree sotto il proprio controllo, facendo anche ricorso alla distruzione delle chiese e alle conversioni forzate”; in Nigeria“oltre all’azione di Boko Haram, un numero crescente di attacchi da parte dei pastori fulani ha devastato villaggi cristiani e ucciso molti fedeli. Rapporti della Chiesa locale indicano prove della complicità di governo locale ed esercito nella fornitura di armi e denaro agli estremisti”;

in Pakistan “la discriminazione ordinaria ai danni dei cristiani è in aumento, nelle scuole (i libri di testo incitano all’odio verso le minoranze), sul posto di lavoro (molti cristiani svolgono le mansioni più umili) e in ambito giudiziario”. In Siria “sono emersi racconti agghiaccianti di atrocità genocidarie commesse da Isis tra il 2015-2017. Un numero sproporzionato di fedeli ha lasciato il Paese, fino a metà della popolazione cristiana”. In Sudan“la persecuzione ai danni dei cristiani è aumentata, le leggi di pianificazione edilizia sono utilizzate come pretesto per distruggere le chiese e gli edifici di proprietà dei cristiani, nel tentativo di schiacciare il Cristianesimo” e, infine, in Turchia dove “tra gli edifici confiscati dallo Stato anche 50 proprietà della Chiesa siro-ortodossa. Presenti indicazioni di una continua intolleranza che si concretizza anche nell’islamizzazione di storici siti cristiani, come ad esempio l’Hagia Sophia”.

Aggiungiamo che mentre i mass media si occupano ampiamente dei morti del quartiere di Al Ghouta, in mano a terroristi islamici, fatti passare per “ribelli moderati” appoggiati dall’Occidente e da Israele, si dimentica di dire che da quel quartiere si bombardano quotidianamente i quartieri cristiani di Damasco, all’ora dell’uscita dalle scuole, per cercare di fare quante più vittime possibili fra genitori e bambini.

Per non tacere poi della persecuzione silenziosa e della discriminazione che in Occidente – e anche in Italia – basta vedere gli ostacoli frapposti al Bus della Libertà a Reggio Calabria e a Torino – in atto verso chi difende valori cristiani, o si batte contro l’ideologia Gender portata avanti dal governo e dal partito di governo, senza una risposta forte da parte della Chiesa italiana.

Vi invitiamo a vedere questo video preparato da ACS.


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