IL PADRE NOSTRO SARÀ MODIFICATO E ZUCCHERATO. TROVATO UN FRAMMENTO DEL I° SECOLO D.C. CON LA NUOVA VERSIONE? PURTROPPO NO.

26 gennaio 2018 Pubblicato da --

 

Marco Tosatti

Spero che il frammento di Vangelo, scritto in aramaico, greco e latino, come la Stele di Rosetta, in base al quale la Conferenza Episcopale Italiana discuterà come cambiare la preghiera più importante del cristianesimo si rivelerà autentico. Datato intorno agli ultimi anni del primo secolo, e magari, in assenza di registratori tanto cari ai gesuiti, con una firma, o almeno le iniziali di Gesù, il Cristo. L’esistenza di questo frammento o frammenti non è ancora stata resa nota, ma DEVE esistere; se no con quale improntitudine si oserebbe manomettere un testo vecchio di duemila anni, sempre considerato autentico e pregato in quel modo da infinite generazioni di cristiani? L’ultima, debole speranza è che nell’assemblea dell’autunno in cui si deciderà questo cambiamento: da “non indurci in tentazione” a “non abbandonarci alla tentazione”, posto che nel segreto dell’urna come ben sappiamo Dio ti vede, ma Galantino no, e papa Bergoglio neppure, in una resipiscenza di fede e orgoglio il voto sia “no”. Ma ahimè, siamo consci di quanto questo flebile desiderio sia illusorio.

Qualche tempo fa parlavamo di questo problema con don Nicola Bux. Ecco quello che ci spiegava quell’uomo dotto e saggio: <Quanto alla traduzione della petizione “et ne nos inducas in temptationem”, ecco quanto scrive san Tommaso D’Aquino nel suo Commento al Padre nostro, dopo aver premesso che Dio ‘tenta’ l’uomo per saggiarne le virtù, e che essere indotti in tentazione vuol dire consentire ad essa: “in questa (domanda) Cristo ci insegna a chiedere di poterli evitare (i peccati), ossia di non essere indotti nella tentazione per la quale scivoliamo nel peccato, e ci fa dire: ‘Non ci indurre in tentazione’.”[…]. L’Aquinate poi, chiarito che la carne, il diavolo e il mondo tentano l’uomo al male, annota che la tentazione si vince con l’aiuto di Dio, in quale modo? “Cristo ci insegna a chiedere non di non essere tentati, ma di non essere indotti nella tentazione”[…].Infine, si chiede: “Ma forse Dio induce al male dal momento che ci fa dire: ‘non ci indurre in tentazione’? Rispondo che si dice che Dio induce al male nel senso che lo permette, in quanto, cioè, a causa dei suoi molti peccati precedenti, sottrae all’uomo la sua grazia, tolta la quale, egli scivola nel peccato. Per questo noi diciamo col salmista: ‘Non abbandonarmi quando declinano le mie forze'(Sal 71[70],9). E Dio sostiene l’uomo, perché non cada in tentazione, mediante il fervore della carità che, per quanto sia poca, è sufficiente a preservarci da qualsiasi peccato”>. Insomma, il “non indurci” era già problematico allora, ma non si pensava certo a manipolarlo inzuccherandolo, bensì forse a capirne un senso più profondo.

In quella stessa conversazione, don Nicola mi esortava a verificare alcuni dati (il che colpevolmente non ho fatto), che vi riferisco. E cioè se fosse vero che in Germania, contro la nuova traduzione, sostenuta dal Papa, avessero obiettato pure gli atei.; che i protestanti hanno già annunciato che non cambieranno nulla. Per non dire che, gli esegeti di ogni razza e colore, domandano se il Papa intenda cambiare anche l’originale greco del Nuovo Testamento (a cui corrisponde esattamente il testo latino).

Di recente i sacerdoti di Anonimi della Croce si sono occupati del problema. Citiamo un parte dell’articolo: <La parte a cui mi riferisco, tradotta e utilizzata per secoli, è proprio il versetto di Matteo 6,13a: “non ci indurre in tentazione”, che nella nuova versione è stato maldestramente tradotto con “non abbandonarci alla tentazione”. Naturalmente anche qui ha prevalso il “politicamente corretto”. Come può Dio “indurre” in tentazione? Allora cambiamo con una traduzione più morbida, più sdolcinata, più sentimentale. Cosa sbagliatissima. Ma su questo punto tornerò dopo. Prendiamo dunque il versetto in questione dal testo originale greco: “καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν”. La parola di interesse è “εἰσενέγκῃς” (eisenekes), che per secoli è stata tradotta con “indurre”, ed invece nella nuova traduzione vediamo “non abbandonarci” (come i cavoli a merenda). Il verbo greco “eisenekes” è l’aoristo infinito di “eispherein” composto dalla particella avverbiale eis (‘in, verso’, indicante cioè un movimento in una certa direzione) e da phérein (‘portare’) che significa esattamente ‘portar verso’, ‘portar dentro’. Per di più, è legato al sostantivo peirasmón (‘prova, tentazione’) mediante un nuovo eis, che non è se non il termine già visto, usato però qui come preposizione.

Tale preposizione regge naturalmente l’accusativo, caso di per sé caratterizzante il “complemento” di moto a luogo. Anzi, a differenza di quanto accade ad esempio in latino e in tedesco con la preposizione in, eis può reggere solo l’accusativo.

Come si vede, dunque, il costrutto greco presenta una chiara “ridondanza”, ossia sottolinea ripetutamente il movimento che alla tentazione conduce, per cui è evidentemente fuori luogo ogni traduzione – tipo “non abbandonarci nella tentazione” – che faccia invece pensare a un processo essenzialmente statico.

Il latino “inducere”, molto opportunamente usato da san Girolamo nella Vulgata (traduzione della Bibbia dall’ebraico e greco al latino fatta da Girolamo nel IV secolo), essendo composto da ‘in’ (‘dentro, verso’) e ‘ducere’ (‘condurre, portare’), corrisponde puntualmente al greco eisphérein; e naturalmente è seguito da un altro in (questa volta preposizione) e dall’accusativo temptationem, con strettissima analogia quindi rispetto al costrutto greco.

Quanto poi all’italiano indurre in, esso riproduce esattamente la costruzione del verbo latino da cui deriva e a cui equivale sotto il profilo semantico.

Dunque la traduzione più giusta, che rimane fedele al testo è quella che è sempre stata: “non ci indurre in tentazione”. Ogni altra traduzione è fuorviante, e oserei dire anche grottesca.

Come ho detto in precedenza, il rispetto per il Testo Sacro è fondamentale, e si dimostra nella fedeltà delle traduzioni con i testi originali. Ma la tendenza oggi è quella di far prevalere il “politicamente corretto”, la traduzione morbida, mielosa. Sradicando completamente il vero significato di ciò che la Parola ci vuole dire.

Infatti molti si sono chiesti: Come può Dio “indurre” in tentazione? Ci sono tantissimi passi biblici che dimostrano come Dio induce alla tentazione e alla prova. Non ci si può scandalizzare, pensando sempre che Dio abbia solo la “mielosa misericordia” (oggi molto di moda nella neochiesa), trascurando la Croce, la prova e la tentazione>.

Qui trovate il link alla lunga esposizione.


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86 commenti

  • giulia anna meloni ha detto:

    Il Padre Nostro spiegato da Gesù…”Ma voi, non corazzati di infelici dottrine e di ancora più infelici passioni, vogliate pregare così. Pregate con
    umiltà perché Dio impedisca le tentazioni. Oh! l’umiltà! Conoscersi per quello che si é! Senza avvilirsi, ma
    conoscersi. Dire: ‘Potrei cedere anche se non mi sembra poterlo fare, perché io sono un giudice imperfetto di
    me stesso. Perciò, Padre mio, dammi, possibilmente, libertà dalle tentazioni col tenermi tanto vicino a Te da

    non permettere al Maligno di nuocermi’. Perché, ricordatelo, non è Dio che tenta al Male, ma è il Male che
    tenta. Pregate il Padre perché sorregga la vostra debolezza al punto che essa non possa essere indotta in
    tentazione dal maligno”…
    http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03203.pdf

    Naturalmente tutti i teologi , biblisti e dottori della chiesa cavillosi hanno
    credibilità…Gesù Cristo,nostro Signore Redentore,DIO no…lui no.

  • Vittorio ha detto:

    Il divino Otelma ha piu’ competenze immanente che S.S. Francesco I 😊

    https://youtu.be/MebspguK8Hk

  • Bartimeo ha detto:

    Chi ha sobillato Adamo ed Eva nel paradiso terrestre? Il diavolo, il serpente. Ma chi ha messo nell’eden l’albero della conoscenza del bene e del male sollecitando a non mangiarne i frutti? A dopo la risposta.

    Qualcuno vestito di bianco, ci vuole far credere, che siccome su 100.000 chiese al mondo ne esiste una dove un ebreo si carica il corpo di Giuda per seppellirlo, lo interpreta invece come il buon pastore che lo salva. Ma il Vangelo dice altro, satana entró in Giuda, ma Gesù chiama il discepolo, il figlio della perdizione cioè lo riconosce pienamente responsabile delle sue azioni.

    L’espressione “non abbandonarci nella tentazione” indica un comportamento passivo di Dio che certo al nostro fianco combatte con noi, ma non puó impedire la tentazione ma non é vero perché Egli è l’Onnipotente e lo dimostra il fatto che impedisce al diavolo di tentarci al di sopra delle nostre forze, cosa che il maledetto farebbe ben volentieri.

    Ma allora perché Gesù ci insegna nel Padre Nostro: “e non ci indurre in tentazione”? La risposta la troviamo nel Getsemani dove Gesù dice al Padre: “allontana da me questo calice ma sia fatta la tua e non la mia volontà”. La seconda frase la troviamo già nella prima parte del Padre Nostro. “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Ma allora la richiesta nella preghiera diventa un esercizio retorico senza essere esauditi? No, Gesù ci insegna ad accettare la volontà del Padre ma questo non significa non poter chiedere a Dio di esentarci talvolta dalle tentazioni. Non è detto che sempre nella nostra vita dobbiamo essere tentati al 100% delle nostre capacità di sopportazione per cui chiediamo al Padre per noi e gli altri di essere esonerati da talune tentazioni.

    Anche perché pur con l’aiuto di Dio e pur non essendo tentati oltre le nostre forze, la vittoria non è garantita, altrimenti l’inferno sarebbe vuoto perché tutti hanno vinto le tentazioni.

    Satana per sua scelta è diventato pervertito e pervertitore diventando strumento di perdizione. Ma chi ci induce in tentazione? Se gli angeli tutti si fossero sottomessi a Dio, sicuri che saremmo ancora nell’eden con l’albero intonso?

    Ma, ma, ma chi ha messo allora l’albero nel giardino dell’eden? Dio. Perché? Perché Dio è Amore e vuole che lo seguiamo per amore. Ma per questo ci deve mettere alla prova affinché utilizziamo uno dei suoi doni piú belli: il libero arbitrio. Un Dio che non ci induce in tentazione é un Dio che non ci ama. E noi saremmo solo degli schiavi viziati.

    Però se a volte nella tua Onnipotenza o Dio non ci induci in tentazione, che poi arriva il demonio col suo sibilo infernale, ed evitiamo una battaglia che per nostra insipienza ci puó costare la gioia eterna, non ci offendiamo mica. E se cerchi un “responsabile”, questa preghiera ce l’ha insegnata Tuo Figlio che per rimediare al disastro dall’albero dell’eden, per la nostra salvezza, è morto sull’Albero della Croce.

  • Lo spettro di QC ha detto:

    @ Sua Beatitudine Abbè Tosatti

    Beatitudine, ho appena visitato il sito anonimi della croce di cui al Suo articolo. Oltre a non poter credere che due sacerdoti usino pubblicamente un turpiloquio del genere, mi chiedo se sia il caso di prendere lezioni di filologia greca da gente che scrive ”leGGittimi” (come maggio e cuggino) nel titolo e anche nel corpo dell’articolo sui vescovi cinesi.
    Suggerisco umilmente e strisciando nella mia inutilità, di essere un po’ più selettivo nelle fonti.
    Bacio la porpora e torno alla penitenza.

    • Vittorio ha detto:

      😂 il divino Tosatti da Genova. Concittadino del divino Otelma.

    • lo Spettro di Paolo ha detto:

      Caro collega se hai tempo e voglia ti consiglio di leggere anche post molto vecchi di anonimi della Croce. Oltre ad un sano divertimento scoprirai che questo “frate” si sia trasformato nel giro di un anno da “povero curato di campagna” alla Don Camillo a professore di teologia con laurea in greco e latino. In realtà da molti indizi sembra che sia un Fratello Lefebvriano della comunità di Albano Laziale.

    • Maria Cristina ha detto:

      E’ molto peggiore il tuo di turpiloquio caro Spettro: le melensaggini di bassa lega e le viscide formuletta tipo ” sua beatitudine” ” abbe’ Tosatti” ” bacio la pantofola” e che a me fanno venire in mente. Gollum , del Signore degli Anelli , al quale ti paragoni nello strisciare . Risparmiaci ti prego la tua solita squallida commedia , che non fa ridere, meglio una sana parolaccia di Fra’ Cristoforo che il tuo modo di parlare mellifluo e velenoso, che da’ veramente sui nervi.

    • Serena ha detto:

      Ma guarda un po’…. lo spettro di QC che a suo tempo una povera illetterata come la sottoscritta è riuscita a bacchettare su grammatica, sintassi e contenuti senza che il terribile signor Spettro sia riuscito a replicare in modo adeguato, ore si permette di giudicare la competenza dei redattori di Anonimi su un paio di refusi di battitura…

  • deutero.amedeo ha detto:

    Se mi e’ permesso, vorrei riprendere l’accenno fatto ieri ai due brani del Vangelo nei quali viene proposta la preghiera del Padre nostro.
    Gli scenari sono molto diversi : molto più solenne quello di Matteo (discorso della montagna) molto più intimo e familiare quello di Luca ( risposta alla richiesta di un discepolo : – Signore, insegnaci a pregare- ).
    Gesù però, rispondendo sapeva benissimo di parlare ad un popolo che aveva una grande tradizione di preghiera, sia individuale, sia cultuale, liturgica, collettiva . Basta pensare alla monumentale raccolta dei Salmi e alle numerose preghiere distribuite nei diversi libri dell’AT.
    Il Padre nostro, essendo tutto al plurale, ha più la forma della preghiera liturgica che quella della preghiera individuale. Il Padre nostro, quindi , nel suo significato primitivo, quando parla di tentazione fa riferimento principalmente alle due grandi tentazioni che hanno accompagnato la vita religiosa del più antico popolo di Dio, scatenando l’ira di Dio: l’idolatria ( il culto degli oggetti, come mezzo, per l’uomo, di impossessarsi dei poteri di Dio) e la conversione ad altre divinità ( quelle dei popoli vicini come : cananei, egizi, fenici ecc.) .
    Poiché l’AT presenta queste tentazioni anche come un mettere alla prova da parte di Dio la fedeltà del suo popolo, io suppongo, da parrocchiano ignorante, che a questo si sia riferito Gesù dicendo: – non ci indurre in tentazione- .

  • Francisca ha detto:

    http://www.aldomariavalli.it/2018/01/26/vecchia-formula/

    Non c’è bisogno di aggiungere altro

  • deutero.amedeo ha detto:

    A me pare che stiamo tornando ai tempi delle discussioni sul filioque e sul sesso degli angeli.
    Vorrei proprio sapere quante sono le persone che si sono dannate per aver detto, pregando :- non ci indurre in tentazione- invece di :- non abbandonarci alla tentazione-.
    A me certe dispute para-teologiche appaiono solo dei pretesti per sollevare inutili polveroni o, se preferite, tempeste in un bicchiere d’acqua e confondere le idee alla gente.

    • Lo spettro di QC ha detto:

      Nonno Amedeo….mi sorprende molto e mi delude che un acuto e sarcastico censore come te, equipari il filioque al sesso degli angeli ed a una questione para-teologica…. io ovviamente non la penso così!

    • terzoc ha detto:

      Se la “questione del filioque” le sembra poca cosa…

      • deutero.amedeo ha detto:

        Rispondo ad entrambi.
        Voi dimenticate che all’interno della Chiesa il clero e i pochi laici che masticano qualcosa di teologia sono una assoluta minoranza. E quella minoranza può discutere all’infinito tematiche magari anche importanti, ma che in sostanza sono di dettaglio. Il portare, come si fa oggi, a livello di grande pubblico certe questioni, ottiene l’effetto di banalizzare le cose mettendole in mano a persone che non ne capiscono niente, creare dubbi e problemi di fede a gente che altrimenti non ne avrebbe e, in definitiva, sollevando, come ho detto, polveroni inutili, anzi dannosi.

    • Paolo Giuseppe ha detto:

      @ deutero.amedeo.
      Lasciando perdere gli epiteti del goliardico spettro (Abbè, nonno Amedeo, sua beatitudine, ecc.), condivido la tua posizione.
      So benissimo che la questione del “filioque” è tra le cause principali dello scisma d’Oriente, ma è evidente che fu un pretesto perchè sfido qualsiasi persona con un minimo di intelletto a dimostrare che “abbiamo ragione noi” (oppure “loro”). Molti qui dimenticano che la SS. Trinità è il mistero più incomprensibile della nostra fede.
      Già facciamo fatica a penetrare nel mistero di Dio, figuriamoci se riusciamo a capire se lo Spirito procede solo dal Padre o anche dal Figlio.

      • Lo spettro di QC ha detto:

        In sostanza, carissimo PiGi, siccome non c’hai capito molto del filioque, meglio trattarlo da sesso degli angeli. Ottimo! Ottima anche la tua ultima frase! Davvero eloquente…

        • deutero.amedeo ha detto:

          Spettro, sei una persona forse colta e probabilmente intelligente. Non fingere, solo per il gusto di polemizzare, di credere che per il solo averli nominati uno dopo l’altro il nonno Amedeo equipari il filioque con il sesso degli angeli. Te l’ho già detto una volta e te lo ripeto: è un errore confondere la bonomia con la dabbenaggine.

        • deutero.amedeo ha detto:

          Ecco bravo! Spiegaci tu, in due parole, che cosa significa “Credo nello Spirito Santo” .
          NB: vietato fare copia-incolla dal CCC.

  • Adriana ha detto:

    A tutti gli Spiriti, le Anime, gli Spettri di questo Blog : leggete l’ultima indicazione di Aldo Maria Valli sul Padre nostro. In blog dd. 26/1/2018 .

  • Sulcitano ha detto:

    Questo Papa regnante, dopo l’esortazione sinodale Amoris Laetitia con la sua lunga scia di confusione, ora procede “avanti tutta” con i suoi epigoni della “teologia del carciofo”: mirando alla modifica del Pater Noster. Il prossimo bersaglio quale sarà? Si riuscirà a fermarli? Preghiamo.
    SIA LODATO GESÙ CRISTO!

    • Claudius ha detto:

      Il prossimo bersaglio sara’ l’Ave Maria. Perche’ “ave” fa troppo fascista, le associazioni antifasciste con la Boldrini e la Grande Italiana Emma Bonino in testa si sentono ferite tutte le volte che qualcuno prega con queste parole. E la miserikordia non tardera’ ad adeguarsi: molto meglio un “salve”, meglio ancora un piu’ colloquiale “ciao Maria”, il tutto ovviamente con tanta bonta’ e miserikordia.

  • Lucy ha detto:

    Non ricordo dove l’ho letto ma è il giudizio più chiaro su questa faccenda.
    “È chiaro che a Bergoglio e soci del Padre Nostro non interessa nulla ma i fini di questa decisione di cui nessuno sentiva il bisogno sono ben altri.Serve a ribadire cheTUTTO È IN DISCUSSIONE, niente può sfuggire alla mannaia devastatrice del nuovo corso “.

    • Paolo Giuseppe ha detto:

      @ Lucy
      Finalmente un po’ di luce e di buon senso.
      L’eventuale cambiamento in sè non cambia nulla, per quanto apprezzabili siano gli sforzi dei commenti che precedono e seguono.
      Come dice Lucy, la modifica costituirà l'”apripista” per cambiamenti ben più importanti e radicali. Allora sì che dovremo insorgere sul serio.

  • lizuz ha detto:

    Alcune realtà hanno già adottato questa nuova formula: “non abbandonarci alla tentazione”.
    Ascoltato proprio questi giorni anche su una nota radio cattolica.
    Al di là se ciò sia corretto, al di là che suona malissimo, c’è la pervicace volontà di cambiare, non tanto per rendere giustizia a qualcosa ma per affermare che “vecchio è brutto”.
    Per quel che mi riguarda continuerò a recitare la formula tradizionale sino alla fine dei miei giorni, sarà la mia piccola personale battaglia.

  • Lucy ha detto:

    Ma una cosa è la traduzione della Cei ampiamente ignorata nelle preghiere messa compresa , un’altra l’IMPOSIZIONE della nuova frase in tutti i testi catechismo compreso.È un gesto di una supponenza e arroganza infinite.”Chi sei tu per giudicare “sbagliata” la traduzione di san Girolamo?” Hanno sbagliato tutti per 2000 anni?Comunque non facciamoci illusioni la frase sarà modificata perchè il risultato è già scritto , deve andare in onda la sceneggiata della decisione ” colleggiale” ( ma perchè solo della CEI?) secondo il solito modo gesuitico già sperimentato ai due sinodi il cui risultato era già sctitto.

  • miserere mei ha detto:

    Da 17 secoli si dice quel che diciamo: va bene così.
    Chi siamo noi per giudicare generazioni di credenti?

    Il “non ci indurre IN tentazione”

    è oggettivamente una traduzione interpretabile, ma non esclude il significato corretto, che è quello spiegato tra gli altri da Benedetto XVI nel suo libro su Gesù già citato qui da altri.

    Invece:

    non farci cadere NELLA tentazione
    non farci entrare NELLA tentazione
    non abbandonarci ALLA tentazione
    fa che non ci (ad)entriamo NELLA tentazione

    sono tutte delle interpretazioni, di cui la terza è la più scorretta (verbo usato per tradurre inducas e preposizione) nonchè la più ambigua nel permanere della sua interpretazione.

    Il problema non è essere tentati, ma acconsentire al peccato: solo ricorrendo all’aiuto di Dio sappiamo resistere, viceversa cadremo.
    Dunque chiediamo di essere liberati dal Maligno tentatore, proprio perché confidiamo nell’aiuto del Padre al quale ci rivolgiamo.

  • Caro Direttore:
    Dio fa bene le cose, il problema è Satana i suoi demoni e gli esseri umani che cercano di dare classi a Dio di come deve fare le cose.
    Dio fa all’essere umano uomo e donna, e Satana cerca di trasformare di un brutto uomo una bella donna, in apparenza chiaro, è quello che si chiama la “ricreazione” dove il cattivo passa come un bene ed un diritto.
    Bisogna fidarsi di Dio ed in sua Madre, perché Dio si fidò in primo luogo di Lei e Lei si fidò in primo luogo di Lui: María è stata Scelta del Padre, Moglie dello Spirito Santo e Madre del Figlio: nessun essere umano puoi essere più!
    Vi consiglio la María Madre di Dio e Mamma nostra come sicuro di questa vita e della Vita: Dio fu il primo che si fidò di Lei, per qualcosa sarà.
    Saluti.

  • peter ha detto:

    Dal IV secolo ad oggi si è detto”non ci indurre in tentazione”. Oggi Bergoglio vuole chiarirci tutto, proprio lui che crea confusione!
    Questo è il primo passo; fra non molto si modificheranno le parole della Consacrazione!
    Personalmente, da domani, reciterò il “Pater noster”.
    Sia lodato Gesù Cristo.

  • giorgio rapanelli ha detto:

    Quando cambierà la forma (formula, chiave, password) dell’Eucaristia, che faremo? La recita del Pater Noster, o Padre Nostro, se cambia non accade nulla. Ma se cambia la forma, come avvisava San Pio V, della Celebrazione Eucaristica fatta da un sacerdote “iniziato”, allora l’effetto che la forma creava non avverrà più. L’effetto creato è la discesa del Cristo col suo Corpo e col suo Sangue sul Golgota dell’altare. Ho molte perplessità con la formula della Messa attuale. E’ stato spostato alla fine della forma della Consacrazione quel “Mistero della fede” che nella Consacrazione Tridentina è all’interno della forma del “calice del mio Sangue”. Ossia la formula è stata cambiata… Siamo sicuri che scende il Cristo? Non è l’intenzione del sacerdote che fa scendere il Cristo, ma la recitazione esatta della formula… Mi piacerebbe sapere dallo “Spettro di QC” cosa il sacerdote fa concretamente avvenire all’invocazione dello Spirito Santo per la Consacrazione e col relativo segno della Croce sul Pane e sul Vino…

  • Paolo O. ha detto:

    Aggiungo…
    Dopo l Agnello di Dio, sono 50 che ci fanno dire una frase sbagliata.

    “Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa ma dí soltanto…”

    Invece il messale base (latino) di Paolo VI, sempre novus ordo ha le stesse parole del vangelo, ovviamente:

    “Signore non sono degno che tu entri nella mia casa, ma dí…”

    Questo non lo aggiustiamo?

    • EquesFidus ha detto:

      Per dirla tutta, anche la traduzione dell’Agnus Dei stessa è sbagliata: “Agnus Dei, qui tollit peccata mundi” non vuol dire “Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo” bensì “Agnello di Dio, che ti fai carico dei peccati del mondo”. Queste modifiche artificiose (voglio dire, il latino non è chissà quale lingua arcana, si conosce da sempre e da sempre si sa cosa voglia dire, perlomeno in Occidente e soprattutto quello ecclesiastico, piuttosto semplice) in realtà tradiscono la volontà, da parte dei promulgatori del Novus Ordo, di modificare il senso stesso di intere parti della Messa. Per quanto mi riguarda, io ho tagliato la testa al toro frequentando, per quanto possibile, la Santa Messa tridentina: almeno, lì non ci sono traduzioni arbitrarie, e la forma della Messa è quella istituita da San Pio V e non una Messa letta tradotta (male, come si può vedere dal mio ed altri commenti) e “semplificata” (con in realtà pure la reintroduzione di cose che, a ragion veduta, era un bene fossero state abolite da tempo immemore, come la processione offertoriale dei fedeli e la preghiera dei fedeli).

    • Claudius ha detto:

      Un’altra (insieme al pro mutis diventato misteriosamente per tutti) innovazione del famigerato Concilio Economico, quello che ha aperto la porta a tutte le confusioni ed eresie. Certo questo stato di anarchia ereticale nella Chiesa non e’ cominciato con Bergoglio.

    • Vittorio ha detto:

      😂 il divino Tosatti da Genova. Concittadino del divino Otelma.

  • Paolo O. ha detto:

    Siccome leggo delle imprecisioni,
    spero sia utile e nella carità, riportare qui la chiusura del’esame di “non ci indurre in tentazione”, affrontata da Ratzinger, in Gesù di Nazareth (2007) pag. 195-196:

    Così possiamo ora interpretare la 6° domanda del Padre nostro già in maniera un pò più concreta. Con essa diciamo a Dio: “So che ho bisogno di prove affinchè la mia natura si purifichi. Se tu decidi di sottpormi a queste prove, se- come nel caso di Giobbe- dai un pò di mano libera al Maligno, allora pensa, per favore, alla misura limitata delle mie forze. Non credermi troppo capace. Non traccaire troppo ampi i confini entro i quali posso essere tentato e stammi vicino con la Tua mano protrettrice quando la prova diventa troppo dura per me”.

    [dopo aver citato alcuni santi che hanno subito dure prove]…
    Nella preghiera che esprimiamo con la sesta domanda del “Padre Nostro” deve così essere racchiusa, da un lato, la disponibilità a prendere su di noi il peso della prova commisurata alle nostre forze; dall’altro, appunt, la domanda che Dio non ci addossi più di quanto siamo in grado di sopportare; che non ci lasci cadere dalle sue mani. Pronunciamo questa richiesta nela fiduciosa certezza per la quale s.Paolo ci ha donato le parole: “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla (1Cor 10,13)”

  • Aurelio ha detto:

    La preghiera del Padre Nostro in italiano non può essere cambiata da papa Francesco, poiché è già stata cambiata dalla CEI nel 2008, con la pubblicazione di una traduzione aggiornata della Bibbia, nella quale si legge, nel capitolo 6 del vangelo di Matteo, al versetto 13: “e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”.
    Nel 2007, un anno prima della pubblicazione dell’edizione aggiornata della Bibbia, Benedetto XVI aveva espresso chiaramente questo stesso concetto nel suo libro Gesù di Nazareth. Tra le pagine 192 e 197 approfondisce la questione della richiesta Non indurci in tentazione. Quindi non solleviamo ad ogni costo polveroni contro questo papa.

    • Dorotea ha detto:

      Mi perdoni Aurelio….ma nel Gesù di Nazaret, Benedetto XVI NON PARLA MAI di cambiare la Preghiera del Pater Noster…. nel libro egli spiega le varie possibilità interpretative, perché il termine “indurre” poteva essere tradotto diversamente. Benedetto XVI analizza le varie possibilità, LE SPIEGA, ma alla fine ritorna alla forma scelta da san Girolamo.
      Non leggiamo soltanto, cerchiamo di capire ciò che si legge 😉
      Quando la CEI modificò il termine nella nuova traduzione della Bibbia, fu Benedetto XVI a dire “NO” che la traduzione entrasse nei Messali della Messa.

      • Claudius ha detto:

        Brava LDCaterina! Ottima risposta chiarificatrice contro i sofisti malinformati e in malafede che adesso ripetono il mantra del loro capobastone “eh ma tanto la traduzione era gia’ stata cambiata da Benedetto”. Il loro scopo e’ solo malinformare per creare ulteriore confusione. STENCH OF HELL.

    • Mary ha detto:

      Infatti è questo papa che cambia il testo, diversamente da quando scritto da Benedetto XVI nel suo Gesù di Nazaret.
      Questo polverone lo sta sollevando lui e non è il solo polverone….

    • Paolo O. ha detto:

      Ma tu hai letto bene le pagine che hai citato?
      Perchè Benedetto dice più o meno (parla molto di Giobbe infatti) le stesse cose citate da Tosatti, di don Nicola Bux.

      Posso capire che “non ci indurre” può non essere compreso bene, ma basta spiegarlo ai fedeli.
      “non ci abbandonare” è proprio errato.
      Al limite “non farci indugiare”

  • deutero.amedeo ha detto:

    Ogni professione che si rispetti ha una deontologia. Possibile che non esista una deontologia per il clero, e per quanti comandano nella Chiesa, che vieti loro di pasticciare sulla Parola di Dio a loro piacimento?
    Nell’articolo che stiamo discutendo si è posto in risalto soprattutto il problema filologico relativo al Padre nostro. Ma risolto quello, rimane tutta la problematica dell’esegesi e dell’ermeneutica dei due brani evangelici ( Matteo 6,7-15 e Luca 11,1-4) che per il popolo di Dio che prega e’ e rimane la più importante.

  • Piero Laporta ha detto:

    Io seguiterò a recitare il Padre Nostro come mi insegnò mia madre. Lo reciterò così, ad alta voce durante la Santa Messa; né vi sarà pena che possa comminare Bergoglio che possa distogliermi da tale proposito. Costui può quanto vuole, se Dio vuole e se lo induce in tentazione, qui in Terra, ma Lassù è tutt’altro.
    Non Praevalebunt.

  • nat ha detto:

    Aoristi, accusativi, preposizioni, costrutti … solo fredda esegesi da scrivania, come certa morale!
    Ciò che conta è la vita con tutte le sue sfumature, non il farisaico ricorso alla cultura accademica (tranne naturalmente quando servisse a introdurre novità tipo diaconato femminile, chè allora anche il ricorso ad essa diventa benedetto).

  • Michele B. ha detto:

    Apprezzo molto gli articoli che vengono pubblicati su questo blog e condivido quasi sempre le preoccupazioni per la deriva di un insegnamento sempre meno fedele alla parola di Cristo che parte della gerarchia della Chiesa sta cercando di diffondere.

    In questo caso però, avendo letto delle meditazioni a mio avviso convincenti di Benedetto XVI che suggerivano come traduzione corretta proprio quella qui criticata, non mi sento di dare un giudizio negativo e senza appello a questa ipotesi. A mio avviso bisogna stare attenti a non fare di tutta un’erba un fascio e di mantenere ben distinte le posizioni di critica alle vere e proprie eresie che sono emerse in questi anni di pontificato di Bergoglio da quelle di confronto e dialogo rispetto a opinioni che possiamo o meno condividere ma che meritano comunque rispetto.

  • gabriele ha detto:

    Lei scrive “gli esegeti di ogni razza e colore”: ahi ahi, non è politicamente corretto: non sa che la parola “razza” è stata recentemente abolita?

    • Dorotea ha detto:

      “avendo letto”…. mi perdoni Michele B. non è così semplice. Si deve distinguere Ratzinger il teologo da Benedetto XVI Papa.
      Detto in due parole: da Ratzinger, teologo (non è un esegeta) egli affrontò la questione della traduzione e fu tra i “possibilisti” della nuova traduzione nelle nuove traduzioni bibliche, ma MAI, MAI convinto a cambiare la Preghiera. Infatti quando nel 2008 si chiese di cambiare la frase nella nuova traduzione della Bibbia CEI, Benedetto XVI Papa IMPEDI’ che questa entrasse nei Messali della Messa, e della liturgia e per questo ha spinto che si dicesse il Canone in latino dalla Consacrazione al Pater Noster in latino….
      Ora mi chiedo e le chiedo: come si fa a mettere AI VOTI come MODIFICARE le parole dell’unica Preghiera che Cristo ci ha insegnato, quando l’abbiamo già da duemila anni e che non fu messa ai voti all’epoca, ma dove fu san Girolamo a darcene la frase più IDONEA traducendola in latino, lingua della Madre Chiesa?

      Come diceva il grande sant’Ambrogio….. dite al papa che noi la testa non l’abbiamo solo per portarci il cappello!!
      Ave Maria ^__^

  • lo Spettro di Paolo ha detto:

    Chiedo scusa ma, parlando tedesco, ho fatto un po’ di ricerche sui vari siti religiosi e confermo che sia la Conferenza Episcopale Tedesca che i Cristiani evangelici sono assolutamente contrari al cambiamento del Padre Nostro.
    Saluti!

  • Claudius ha detto:

    Bergoglio e’ un eretico, e queste manipolazioni artificiose sono tipiche fra gli eretici. Oramai direi che non ci sono piu’ dubbi. Cambiare il Padre Nostro e’ una cosa abominevole, e crea un precedente gravissimo, per cui l’interpretazione modaiola cede il posto alla traduzione fedele delle parole del Vangelo.

    Mi resta sempre il dubbio se a questo punto il tizio sia da considerare validamente papa. Ma qui lascio la parola a chi ne sa piu’ di me.

    • Lo spettro di QC ha detto:

      Claudius cerca di non esagerare. Io non sono d’accordo con la variazione ma si tratta solo di sostituire un termine, che nell’uso comune odierno è diventato fuorviante, con un’espressione che rende chiaro il significato del passaggio.
      Se questa per te è eresia, allora capisco x’ non fai altro che parlare di eretici. Però ti dò un consiglio: prima di occuparti di traduzioni, impara bene l’italiano!

      • Claudius ha detto:

        Tu non ti rendi conto della gravita’ della cosa perche’ nemmeno tu hai chiara la differenza fondamentale tra fatti e teorie.
        La cosa non mi sorprende perche’ in generale la maggioranza degli intellettuali e dottrinari che passano la loro vita sui libri non arrivano mai a distinguere in modo chiaro i due piani e molti anzi nemmeno si rendono conto dell’importanza della cosa. Ecco perche’ un sacco di gente, soprattutto tra gli intellettuali, non capisce la gravita’ di questa modifica al Padre Nostro. Non e’ tutta colpa loro – una volta chi andava a scuola imparava presto e bene la differenza tra fatti e teorie, ma purtroppo per loro oggi le scuole hanno altre priorita’.

        E infatti la serqua di argomenti capziosi con cui cercano di giustificare questo cambiamento (sempre gli stessi) non serve certamente per dimostrare che la nuova “traduzione” sia migliore di quella usuale, ma al limite serve solo a farsi un’idea dei processi mentali che governano questi tizi.

    • Nemo ha detto:

      Ci sono parrocchie nella diocesi in cui abito dove già da molto tempo si recita il Padre Nostro nella traduzione del 2008.
      Queste discussioni, forse, andavano fatte prima.

  • miserere mei ha detto:

    La tentazione non solo è “normale” e permessa da Dio, ma essa è necessaria a vagliarci. Gesù stesso l’ha affrontata e il vangelo ne offre più di una situazione, dagli esordi della vita pubblica al venerdì santo.

    La tentazione è l’esame di maturità di chi deve dimostrare di volere fare la volontà di Dio e non la propria.

    Detto questo il problema vero non è incontrare o affrontare la tentazione, ma il cadere dalla tentazione nel peccato.

    E’ questo “l’entrare nella tentazione” da evitare, il dialogare ingenuamente con il tentatore come accadde nel paradiso terrestre. Come evitarlo? Con l’aiuto di Dio: perciò Glielo chiediamo.

    Sfumatura interessante: dire a Dio di non lasciarci cadere o di non abbandonarci (nella tentazione) lascerebbe intendere che se non Glielo chiediamo Lui -di Suo- lo farebbe. Come un genitore che volentieri lasciasse il figliolo a trastullarsi con un veleno: tutto sommato se si facesse del male sarebbe colpa sua.

    Diverso è dire “fa che non cadiamo”, spostando la responsabilità dell’eventuale caduta sulla nostra volontà di assecondare la tentazione e chiamandoLo in nostro aiuto.

    Al di là dei tecnicismi delle traduzioni, è evidente che il senso della preghiera è il secondo: dunque il “non indurci in tentazione” non significa affatto che Dio ci porti dentro Lui stesso nella tentazione, non significa nemmeno “non farci entrare/cadere nella tentazione”, che sotto-sotto affermerebbe lo stesso concetto, ma significa piuttosto “fa che non entriamo/cadiamo nella tentazione”, dove nella tentazione non è un moto a luogo, ma una circostanza (l’essere nella tentazione) connaturata a questa vita e alla presenza del demonio come signore di questo mondo.

  • Esdra ha detto:

    Veramente la modifica dovrebbe esserci alla fine della preghiera perché in latino si dice libera nos a Malo, che vuol dire non il male ma Maligno.

    • Colaus de Arce (Francesco) ha detto:

      @ Esdra
      ” Veramente la modifica dovrebbe esserci alla fine della preghiera perché in latino si dice libera nos a Malo, che vuol dire non il male ma Maligno.”

      Giusto, ed è per questo motivo che mi metto al sicuro recitandolo solo in latino sia in chiesa che personalmente.

  • Maria Cristina ha detto:

    La nuova traduzione CEI e’ semplicemente un tradimento della fedelta’ al testo Ma siamo abituati ed assuefatti da anni a questo. Il ” pro multi show” e’ stato tradotto ” per tutti.
    Traduzione assolutamente erronea. Papa Benenedetto XVI ha tentato di farlo notare, completamente snobbato?
    Le traduzioni della CEI non sono fedeli al testo.
    Detto questo detto tutto. Chi puo’ fidarsi di tali traduzioni?

    • Maria Cristina ha detto:

      Volevo scrivere il ” pro multis” nella formula della Consacrazione ” sangue versato per voi e per molti” e’ stato tradotto ” per tutti” una traduzione assolutamente erronea che gia’ Benedetto XVI aveva denunciato.

      • Nemo ha detto:

        @ Maria Cristina

        Aggiungo che, in genere, tutte le proposizioni finali introdotte da ‘ut’, nella nuova traduzione sono diventate delle coordinate introdotte da ‘et’, modificando così l’essenza stessa della preghiera.
        Tutte le traduzioni dal latino sarebbero da rivedere. Da esperti intellettualmente onesti.

  • Isabella ha detto:

    Per chi pensa siano solo sottigliezze. E’ bastato aggiungere una sola parola, nella traduzione italiana, per – mi scuso per il termine un po’ troppo tecnico – sminchiare completamente il finale di un film bellissimo come “le vite degli altri”.
    Qui parliamo della preghiera fondante della nostra fede e, come per altre questioni, non riguarda soltanto noi, ma tutti quelli che verranno dopo di noi.

  • Caro Direttore:
    In Spagna si cambiò tempo fa certe parole; per esempio, “perdonaci i nostri debiti” si dice ora “perdonaci le nostre offese”, ed invece di “perdoniamo ai nostri debitori” si dice “perdoniamo a quelli che ci hanno offesi”, e credo che più cose.
    E dico che credo che più cose, perché l’ultima volta che pestai una chiesa fu agli inizi dei 80, per quello che non sono il più indicato per niente; ma come fui battezzato nella Chiesa cattolica dirò quello che debba dire fino al giorno in cui la Madre di Dio mi porti con Lei che spero e desidero al più presto possibile.
    E mi rallegra leggere queste discussioni delle traduzioni su quello che disse o non disse Dio e come bisogna tradurre ed aggiornarlo, perché Dio non è tanto importante per l’essere umano e sempre meno, fino a che arrivi il tempo in che Dio non sia né un ricordo, lo disse già Egli stesso: Luca 18: 8.
    Saluti.

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    …io comunque non capisco una cosa: come riesce Bergoglio, con tutti i temi ambientali e sindacali di cui si occupa, a star dietro anche a cose come questa?… Ha una capacità di lavoro spaventosa…

  • lo Spettro di Paolo ha detto:

    Gent. Abbė, care consorelle e cari confratelli se può interessare il verbo usato nella versione “germanofona” del Padre Nostro è “fuhre” ossia “condurre”. Quindi il versetto completo risulta “E non ci condurre alla tentazione”. A mio modesto ed inutile parere è, forse, la traduzione più “corretta”. Inoltre la preghiera termina sempre, sia per i cattolici che per i protestanti con “tuo è il regno. Tua la Potenza e la gloria nei secoli”. Confermo che in Germania il padre nostro rimarrà così com’è.
    Saluti teutonici.

  • anonimo ha detto:

    “Papa Francesco sta letteralmente adulterando il cattolicesimo, stravolgendo e falsificando la dottrina; tacendo una parte della verità, per indurci a credere qualcosa che non è esatto, che non è veritiero, sta agendo in maniera intellettualmente disonesta. Ci sta ingannando, ci vuole strumentalizzare: vuole portarci a credere una cosa diversa dal vero.
    Ecco perché la frase di papa Francesco, Dio non è cattolico, è assurda: ma certo che Dio è cattolico, invece (come osservava il filosofo Jean Guitton: Mi dispiace per gli altri, ma Dio è cattolico. Il cattolico crede questo, oppure non è cattolico). Dalle sue omelie di Santa Marta e dalle sue udienze generali, appare chiaramente la selezione intenzionale e del tutto arbitraria, del tutto illecita, del tutto fuorviante e tendenziosa, che egli fa della Sacra Scrittura.
    Ci limitiamo ad evidenziare il punto-chiave: la radicale “revisione” della teologia dei Novissimi, cioè delle verità ultime del cristianesimo: morte, giudizio, inferno e paradiso. Nell’udienza generale dell’11 ottobre 2017, in Piazza san Pietro, il papa ha detto che non bisogna temere il giudizio finale, perché, parole testuali, “ al termine della nostra storia c’è Gesù misericordioso, per cui tutto verrà salvato. Tutto” (con la parola “tutto” ripetuta due volte ed evidenziata in grassetto nel testo scritto, distribuito ai giornalisti).
    Il 23 agosto, sempre in una udienza generale, aveva descritto l’Aldilà come “una immensa tenda, dove Dio accoglierà tutti gli uomini per abitare definitivamente con loro”. Tutti gli uomini? E l’inferno, e il paradiso? Non ci sarà alcuna differenza fra il destino dei malvagi e quello dei buoni? Se il papa la pensa così, allora aveva ragione Eugenio Scalfari nel riferire che, dai colloqui avuti con lui, aveva tratto la conclusione che, per Bergoglio, inferno e paradiso non esistono, tanto meno il purgatorio, perché sono solo miti. Ma il papa si è guardato bene dal citare le parole di Gesù nella loro interezza (Ap. 21, 8): “Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli omicidi e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti “ (Matteo, 22, 13-14). Pochi gli eletti: chiaro, no?
    Gesù descrive il Giudizio come un vero giudizio, e l’inferno e il Paradiso, la beatitudine e la dannazione eterna, come delle verità reali, concrete, e non come dei simboli. La dannazione, in particolare, è il destino che attende i malvagi, e quindi non è vero che tutti gli uomini saranno accolti da Dio sotto la sua “tenda” per abitare in eterno con Lui. Come mai tutto il clero, i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, e anche i fedeli laici, hanno lasciato correre, mentre Bergoglio diceva quelle cose? Ce n’è abbastanza o no, per trarre la conclusione che il vangelo di papa Francesco non è il Vangelo di Gesù Cristo ?
    Dio è buono; dunque, l’inferno non esiste: è una invenzione dei preti: quelli brutti e cattivi, di prima del Concilio; non quelli buoni e bravi, di dopo il Concilio; non quelli di strada, che amano i poveri e i peccatori “in quanto peccatori”, quelli che non sono “rigidi”, ma sempre e solo misericordiosi.
    Bergoglio prende quel che gli serve, “lascia” quel che non gli va bene. E fa dire al suo fedelissimo, padre Sosa, che il diavolo non esiste: logico. Se non c’è l’inferno, che ci sta a fare il diavolo? Ma allora da dove viene il male? Mistero. Forse, a ben guardare, non c’è neppure il male. Logico anche questo, in fondo: visto che papa Francesco non parla mai del peccato, né della necessità del pentimento…

  • deutero.amedeo ha detto:

    E allora preghiamo Dio che non induca in tentazione questa gente che vuol far dipendere la Sacra Scrittura dalla teologia e non , come dovrebbe essere, la teologia dalla Sacra Scrittura.

  • Mazzarino ha detto:

    Direi che l’attuale thread dimostra e conferma quanto introdotto con il precedente. Occorre eliminare il latino (e il greco) per poter introdurre l’errore. Ovvero l’eresia. Per chi come me dice il Rosario quotidiano in latino non cambia nulla. Però ora il Si Si, No No mi costringe al No Messa Novus Ordo neppure Coram Deo. Ma credo però che, a questo punto ciò che resta del popolo cristiano non seguirà mai la la livorosa presunzione e l’ignoranza Bergogliana. Infatti, oltre ad aver smesso di recarsi a Roma ormai non ne sopporta più neppure la vista e lo fugge, cambiando canale col telecomando. Perfino chi ha puntato su di lui, i progressisti, lo danno per bolso e lo hanno scaricato. Comincio a provare umana pena per lui, una pena simile a quella per Gheddafi quando, dopo averlo odiato per tutta la vita, lo ho visto torturato ed ucciso da coloro che lo hanno comprato ed usato. La nuova Chiesa non crede a Giustizia per cui usa misericordia a capriccio. Invece Giustizia esiste eccome se esiste. Civitavecchia insegna: dall’ambiguità e dalla debolezza di Ratzinger il castigo di Bergoglio su Santa Romana Chiesa. Un male permesso per il bene di Santa Romana Chiesa. Ed occorre che resti ancora per un pò!

  • Veronica ha detto:

    Tutto corretto, però, sempre a onor di correttezza e verità storica, bisognerebbe aggiungere che questa modifica (nella liturgia) era già “nell’aria” almeno dal 2008 (quando – mutatis mutandis – venne fatta, pari pari, sul testo della Bibbia CEI, allora presieduta dal cardinale Bagnasco, con l’aiuto del segretario generale mons. Betori, sotto il regno di Benedetto XVI, sulla base di un lavoro di una commissione vecchia di anni, forse decenni). E, se non ricordo male, la modifica – allora – non scandalizzò nessuno…

  • ago86 ha detto:

    Peraltro lo stesso argomento usato contro “non ci indurre in tentazione” può essere usato contro “non ci abbandonare alla tentazione”. Come può infatti Dio, Buono per essenza, abbandonare qualcuno in mezzo alla tentazione?

    Insomma, l’unica cosa che ne esce è che con il clericalese e questi pseudoargomenti mielosi si può distruggere (aka “interpretare”) ogni cosa. E quindi non resta nulla di cristiano.

  • Alessandro2 ha detto:

    Prego e continuerò a pregare – e ad insegnare a farlo (ai figli) – con l'”indurre”. A quanto pare la furia devastatrice dei novatores non si è ancora placata. Quo usque tandem, Domine?

  • Aurelio ha detto:

    Perché non è più appropriato invece “non ci abbandonare alla tentazione”? Il demonio e la nostra concupiscenza ci inducono alla tentazione che Dio permette. Allora preghiamo che non ci abbandoni nel momento della prova e ci aiuti a vincerla. A me sembra molto giusto. Infine è meglio che i bambini imparino il Padre Nostro immaginandosi Dio che tende tranelli all’uomo o un Dio che assiste l’uomo aiutandolo a superare la tentazione? Il Vangelo non è solo per i sapientia per tutti e saper confidare nell’aiuto e nella misericordia di Dio è cosa buona. Questi censori sembrano i farisei (o il fratello del figliol prodigo) cui dava fastidio un Gesù che mostrava un Dio misericordioso. Solo loro (i puri) avevano diritto ad essere salvati.

    • Petrus ha detto:

      Il Signore non abbandona nessuno nell’ora della tentazione, per cui la nuova traduzione è semplicemente errata se non eretica. Anche quando Gesù gridò: “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato”, non è che fosse stato realmente abbandonato da Dio, ma perché come uomo si sentiva come se Dio lo avesse abbandonato a causa di tutto il male che aveva preso su di Se’. L’inferno è l’abbandono di Dio, Lui lì è assente perché rifiutato dai demoni e dai dannati. Se proprio vogliamo tradurla diversamente allora sarebbe “non permettere che cadiamo nell’ora della tentazione”. Ma anche qui ci si potrebbe chiedere che se Dio non permettesse il peccato limiterebbe la nostra libertà. Per cui lasciamo perdere…. la migliore traduzione è quella di sempre “non indurci in tentazione”. D’altronde i primi cristiani si sono posti il problema e forse anche nel collegio apostolico avranno chiesto spiegazioni allo stesso Gesù su quella frase. Se per tanti secoli è stato così vuol dire che lo è anche nella Tradizione della Chiesa.

    • Nemo ha detto:

      @ Aurelio

      Penso che non dovremmo mai dimenticare il fatto che Dio ci ha creati liberi. Liberi di accettarLo come nostro Creatore e Padre, ma liberi anche di rifiutarLo. Nella parabola del figliol prodigo, il padre accondiscende alle richieste del figlio e, pur desiderando e sperando con tutto se stesso che tornasse a casa, mai si è permesso di andare a cercarlo. Certo ‘scrutava l’orizzonte per vedere se tornava’, ma ha rispettato la sua libertà fino alla fine.
      C’è anche un episodio nel Vangelo che conferma questo. L’incontro con il giovane ricco che desiderava sapere che cosa doveva fare per giungere alla perfezione. Gesù gli rispose: va vende quae habes et da pauperibus. Ma il giovane, che era attaccato alla sua ricchezza, si allontanò senza dire nulla. Gesù, dice l’Evangelista, lo fissò con sguardo triste, ma non aggiunse una sola parola per convincerlo: semplicemente rispettò la volontà del giovane.
      C’è, temo, il pericolo che si insinui un po’ troppo la convinzione che tanto Dio è misericordioso. E, così ci dimentichiamo di fare la nostra parte, cioè di accettare anche noi la nostra kenosi, come ben dice S. Paolo. Alla Passione di Cristo, in sé stessa, non manca assolutamente nulla, ma l’Apostolo delle genti scrive (Col 1, 24) che ‘completa nella sua carne quello che manca ai patimenti di Cristo’. Grande mistero la libertà umana!

  • Adele ha detto:

    Certamente: come Dio permette il dolore perché attraverso il dolore avviene la purificazione del nostro spirito; così, allo stesso modo, Dio permette la tentazione, perchè, attraverso la prova, Dio, non solo saggia la fondatezza della nostra fede, ma anche, con la Sua Grazia, la fortifica e la corrobora fino al punto di essere poi in grado di sostenere la tentazione sucessiva.

  • Lucy ha detto:

    Una piccola precisazione fatta con affetto prima che venga notata da ” nemici “.Eisenekes non è infinito aoristo ma seconda persona del congiuntivo aoristo che preceduto da negazione traduce l’imperativo negativo.Detto questo concordo su tutto e circa l’interpretazione della frase per noi ha significato semplicementa ” non metterci alla prova ” come è stato fatto con Abramo , Giobbe e lo stesso Gesù.
    Oggi Signore stai mettendo alla prova la nostra fede con questo pontificato.Comunque il testo sarà modificato perchè serve come inizio ad altre più sostanziose modifiche delle Sacre Scritture .Per chi non l’avesse ancora capito la chiesa è sotto il ” tallone di ferro ” di Bergoglio e quello che ha deciso sarà fatto anche perchè le schede per la votazione avranno un chip identificativo.

  • Iginio ha detto:

    La nuova traduzione “Non abbandonarci alla tentazione” del versetto del Padre Nostro causa più problemi di quelli (presunti) che vorrebbe risolvere. Sembra infatti implicare che Dio, se lo vuole, possa abbandonare qualcuno in tentazione senza salvarlo. Una preghiera, infatti, non significa che Dio automaticamente farà quanto gli venga chiesto: è forse questo il punto che sfugge a chi vuole un’interpretazione a tutti i costi buonista del Vangelo.

  • yehohanan ha detto:

    ottimo articolo e ottimi argomenti!
    propongo, in aggiunta, l’ottimo articolo di padre Scalese, il quale si può riassumere con una domanda, a mio avviso chiave per capire il problema: il traduttore traduce o interpreta?

    La risposta è molto chiara: traduce, indipendentemente da cosa trova. Casomai l’interpretazione è da indicare con note, esattamente come spiega, ottimamente, padre Scalese

    http://querculanus.blogspot.it/2017/12/tradurre-o-interpretare.html

  • Andrea ha detto:

    padre nuestro,
    que estas en los cielos,
    santificado sea tu nombre,
    venga nosotros tu reino,
    hagase tu voluntad en la tierra como en el cielo,
    danos hoy nuestro pan de cada dia,
    perdona nuestras ofensas,
    como tambien nosotros perdonamos a los que nos
    ofenden,
    no nos dejes caer en la tentacion,
    y libranos del mal,
    amén

    Gli spagnoli pregano dicendo non lasciarci cadere nella tentazione
    ….
    e altre differenze come le offese piuttosto che debiti
    non mi pare che possiamo definirli eretici…

  • George P. ha detto:

    Sono d’accordo con quanto letto, ma vorrei aggiungere una osservazione. In italiano il verbo indurre è usato in modo metaforico: “indurre qualcuno a qualcosa” ha il significato di persuaderlo. Non si pensa al “condurre dentro” letterale. Dunque, premesso che non ho intenzione di modificare le parole con cui prego, se proprio volevano cambiare il testo si poteva utilizzare il verbo introdurre. Mi sembra che la frase “non ci introdurre in tentazione” mantenga inalterato il senso greco (e latino).

    • agosman ha detto:

      Il fatto è che questi sono ormai deliberatamente fuori controllo. Non c’è da cambiare niente perché il senso del “non indurci in tentazione” è sempre stato chiaro. Ricordo bene che a scuola, ai miei tempi (50 e passa anni fa) la domanda fu posta da un compagno di classe al professore di religione (che era un sacerdote) il quale rispose negli stessi termini di Mons. Bux riportati nell’articolo cioè secondo la tradizione (che è poi esattamente quello che riporta il catechismo della Chiesa Cattolica. Quindi non lo scopriamo oggi il senso del “non indurci in tentazione” perché è sempre stato chiaro. Il fatto è, a mio avviso, che Dio sta permettendo che la nostra Fede sia messa alla prova inducendoci alla tentazione di farci sedurre da un falso papa che sta costruendo una falsa chiesa, il quale dal soglio più alto dove lo hanno fatto sedere forze che nulla hanno a che vedere con la Santa Chiesa di Cristo, con una operazione apparentemente legittima, sta seducendo molti in buona fede o per convenienza San Paolo non poteva essere più chiaro.

    • Pier Luigi Tossani ha detto:

      …no, pietà!….